Conversazione con ROBERTO TORTI, maratoneta, giornalista e blogger extraordinaire

19 Nov

INTRO: Roberto Torti, maratoneta, giornalista, blogger extraordinaire, scrittore. Il 5 maggio 2002 assiste alla partita in cui l’Inter perde uno scudetto che aveva già in tasca, per reazione apre un blog chiamandolo col codice del posto in cui era seduto (“Settore 4c, fila 72, posto 35”), il blog in breve tempo diventa un luogo simbolo per l’Interismo di in certo tipo e raggiunge un successo enorme; tuttavia Roberto lo tiene nascosto alla famiglia e agli amici per cinque anni per poi rivelarsi grazie al libro con lo stesso titolo edito da Baldini Castoldi Dalai. Libro a cui ne seguiranno altri due. Con la solita gentilezza che lo contraddistingue Roberto, o meglio Sector, come lo chiamo io, ha accettato di buon grado di conversare con noi.

PS: il blog ha poi cambiato nome in  Settore 425fila3posto27, il posto che aveva Roberto nella finale di Madrid 2010 in cui l’Inter ha vinto la Champions’ League.

(Roberto Torti)

1.   IL 05 MAGGIO DEL 2002, stavo seguendo la partita che avrebbe assegnato lo scudetto alla TV, non c’era ancora Sky e mi toccava vedere Quelli Che Il Calcio. Al 90esimo, mi sono sdraiato sul divano, mi son coperto con un plaid e per un ora ho avuto le palpitazioni. Il giorno dopo però sono andato al lavoro in giacca e cravatta, la cravatta era quella dell’Inter…suscitando l’ammirazione del mio amico/collega (e ora socio) bianconero. Ne hai già parlato, ci hai fatto un blog, ma visto che eri all’Olimpico,  puoi confidarci il tuo moto dell’anima di quel preciso momento?

Incredulità. Nemmeno nel peggiore degli incubi avrei immaginato di assistere a uno spettacolo del genere. Eppure ero lì, mi succedeva tutto a pochi metri dal naso e non ci potevo fare niente. Quello che mi piace raccontare del 5 maggio è però anche l’altra faccia della medaglia. Per me, in fondo, è stato un giorno molto fortunato, visto che ha originato un’avventura bellissima che dura tuttora e mi ha aperto molte opportunità. E credo che questo mio particolare frangente personale possa essere un piccolo insegnamento di vita: come dire, anche dai momenti brutti si può ricavare qualcosa, e forse è vero che non si deve buttare via nulla. Neanche dal 5 maggio, guarda un po’.

2.   Che si vinca o che si perda, forza Inter e ….?

…e forza Inter. Il resto mi interessa poco, davvero.

3.   Un tuo pensiero su Alvaro Recoba.

Il più classico degli incompiuti. Grandissimo talento e zero affidabilità. Del resto sono quelli come lui che ti fanno andare allo stadio, mica i ragionieri o i manovali del pallone. Rimarrà nella storia dell’Inter per l’enorme apertura di credito (in tutti i sensi) che gli è stata concessa, per qualche gol fantastico e per le mille volte in cui gli è stato urlato di tutto. Ma forse l’attimo in cui in Inter-Samp del 2005, al duecentesimo minuto, alza la testa prima di tirare e mira l’angolino (gol del 3-2, 0-2  capovolto in 5 minuti) vale l’enorme – e quasi infruttoso – investimento. Almeno a livello emozionale.

4.   Ti capita mai di rivedere certi virtuosismi di Beccalossi?

Beccalossi è uno dei simboli di una delle Inter che ho amato di più, quella di Bersellini, quella dello scudo 1980, quella dei miei sedici anni. Era una squadra giovane, operaia, simpatica e molto lombarda. Non mi fraintendere, eh? Ma mentre oggi siamo internazionali all’ennesima potenza, all’epoca ci si poteva identificare con un sacco di gente nata e cresciuta nel raggio di qualche decina di chilometri da San Siro.

5.   Eto’o o Milito?

Due formidabili attaccanti, grandi professionisti. Ma per me il Milito del primo semestre 2010 è stato qualcosa di sublime. Ancor più di Ibra o di Ronaldo: ho riprovato gli stessi brividi che mi davano Boninsegna e Rummenigge.

6.   Sector, Dio esiste?

Non lo so, non me lo chiedo. Ho una visione molto laica della vita. Ma, estremismi a parte, ho  grande rispetto di chi ha più fede o semplicemente una visione meno superficiale della mia.

7.   Film: i tuoi 5 preferiti

“Pulp fiction” di Tarantino, un grandissimo colpo di genio. “Il divo” di Sorrentino, stupefacente che l’abbia fatto un italiano. “Gran Torino”, uno dei filmoni del vecchio Clint. Poi mettici uno a caso dei Cohen, vanno bene tutti, da Lebowski al Paese per vecchi. E anche uno di Kubrick: dovendo scegliere, facciamo “Full metal jacket”.

8.   I tuoi scrittori preferiti?

Se mi concedessero di saper scrivere come qualcuno, sceglierei Philip Roth o Martin Vazquez Montalban.

9.   Un libro che hai divorato?

Open, l’autobiografia di Andrè Agassi. E’ il libro più divertente che abbia mai letto. Scritto da dio grazie a J. R. Mohringer, un premio Pulitzer che non ha nemmeno voluto il nome in copertina.

10. Fumetti: i tuoi 5 preferiti

E’ un genere che non pratico più. Sono rimasto fermo a Topolino, che peraltro – non me ne vergogno – ho letto fino a 25 anni. Ho avuto una cotta adolescenziale per Alan Ford e sono stato fortunato a essere bambino e ragazzino ai tempi del Corriere dei Piccoli/Corriere dei Ragazzi e dei loro strepitosi albi. Molto Tex, molti Peanuts, zero supereroi. Oggi zero di tutto.

(Roberto Torti)

11. Musica: 5 artisti o gruppi che ti piacciono.

Partiamo dai Beatles: fossi stato loro contemporaneo, penso che sarei impazzito per loro. Ammiro Bruce Springsteen come personaggio e per l’energia che sprigiona. In Italia ho adorato il Pino Daniele degli anni Ottanta. Poi mi piacciono le magliette a righe di Pat Metheny e sapevo a memoria tutti i dischi di Stevie Wonder fino a “Hotter than july”.

12. Musica: 5 album senza i quali non potresti vivere?

“Songs in the key of life” di Stevie Wonder è il disco cui sono più affezionato, un doppio quasi triplo da cui oggi un qualsiasi cantante potrebbe trarre una trentina di singoli e vivere felice. Ho uno zoccolo duro di album, delle più varie estrazioni, che ascolto da anni e anni sempre con piacere, tipo “Nero a metà” di Pino Daniele, o “The nightfly” di Donald Fagen, o “We live here” di Pat Metheny,  o “Breakfast in America” dei Supertramp. E altri ancora. Hanno il potere di migliorarmi l’umore, che è il massimo che posso chiedere a un disco. E no, non sono un rockettaro…

13. Per Sector chi sono i Led Zeppelin?

Sono un pezzo di storia della musica, una musica che però – come ho appena confessato – non mi appartiene granchè. Dei Led Zeppellin non ho neanche un disco, ecco. Però Stairway to heaven è una meraviglia eterna.

14. Sector, qual è il senso della vita?

Esserci, combinare qualcosa, lasciare una traccia.

15. Quando tanti anni fa comprammo Juary, cosa pensasti?

Come per qualsiasi acquisto fatto dall’Inter, ho fantasticato alla grande. E’ una fase che dura qualche giorno, poi di solito subentra il rinsavimento. Anni più tardi non ti capaciti di come siano potute accadere certe cose. Comunque la verità è che Juary lo comprammo per scambiarlo con Schachner, affare che invece non si realizzò. Da noi fu una pena.  Anni dopo, con il Porto, Juary vinse una Coppa dei Campioni segnando il gol decisivo in finale. No, per dire.

16. Quando corri, di solito a cosa pensi?

A un sacco di cose. Di solito corro un’ora, un’ora e mezza. E quindi ho un discreto lasso di tempo per pianificare le cose da fare, da scrivere… Ma questo succede solo se corro a ritmo zen, in allenamento, da solo. Sennò, quando la corsa è un po’ più tirata o addirittura sono in gara, non ho altri pensieri che arrivare vivo alla fine.

17. E quando guardi l’infinito, di solito, a cosa pensi?

Faccio un sospiro.

18. Il tuo pezzo rock preferito?

Che domandone. Probabilmente non è affatto rock, ma dovessi salvare un pezzo dalla fine del mondo sceglierei Hey Jude.

19. Il tuo pezzo easy listening preferito (scusa ma non riesco a scrivere pop, sono cresciuto musicalmente negli anni 70 e la musica Pop era altra cosa rispetto a ciò che si intende oggi).

E degli anni  ’80 cosa dici? No, perchè mi è venuto in mente in automatico “West End girl” dei Pet Shop Boys. O l’assolo di chitarra di “Con il nastro rosa” di Lucio Battisti.

20. Con che cosa ascolti musica? Hai un impianto hi-fi?

L’impianto hi-fi giace ormai quasi inutilizzato. Ho sempre meno tempo per la musica e sempre meno tempo in assoluto. La gran parte delle volte ascolto musica dal pc. Trovo divertente scorrazzare su YouTube: d’accordo, la qualità è quella che è, ma ho scoperto molte cose che non conoscevo e il gioco dei link a volte è irresistibile.

21. Che giornali e riviste leggi?

Leggo due o tre quotidiani al giorno (uno dei tre è necessariamente Corriere o Repubblica) e molte cose on line. La Gazzetta dello Sport me la tengo quando proprio mi voglio rilassare. Non compro riviste se non molto di rado. E il più delle volte riguardano la corsa.

(Sector col Mister Andrea Stramaccioni)

22. Quando si tratta di concerti musicali vissuti in prima persona, quali sono i ricordi a cui sei più legato?

Amo lo spettacolo dal vivo, mi dà bellissime emozioni. E quindi potrei citarti una gran parte dei concerti cui ho assistito, da Bruce Springsteen a Stevie Wonder, dagli Steely Dan a Pat Metheny fino al Pino Daniele dei tempi belli,  visto più volte tra gli anni Ottanta e Novanta. In uno degli ultimi – Ryuichi Sakamoto con Jacques Morelenbaum a Milano, lo scorso novembre – ho appreso dall’artista, in una pausa tra un brano e l’altro, che Berlusconi si era dimesso. Nell’ultimo anno ho visto due volte il tour “L’ora” di Jovanotti che ho trovato uno spettacolo molto bello. Il più strano a Barcellona, a luglio: c’erano ancora due biglietti per il concerto di Hugh Laurie, il dottor House, con il suo gruppo blues e li ho presi.

23. Che canzone o che brano ascolta Roberto Torti nelle sere in cui si ritrova solo in casa?

Come ti dicevo prima, se proprio voglio trattarmi bene prendo un cd del mio “zoccolo duro” e lascio fare a lui.

24. Nel congedarci da te vorremmo un tuo pensiero o una citazione che ti sta a cuore.

“L’Inter è un sentimento”. Lo ha detto una volta Moratti, ed è vero.

(Sector col principe Milito)

Il blog di Settore lo trovate qui:

http://settore.myblog.it/

3 Risposte to “Conversazione con ROBERTO TORTI, maratoneta, giornalista e blogger extraordinaire”

  1. Beppe R 20/11/2012 a 19:14 #

    I miei complimenti a Torti e piena condivisione per il suggello finale “L’Inter è un sentimento”! Continuerà ad esserlo per sempre, anche se dopo i vergognosi fatti di Catania si era capito che piega aveva preso il campionato, e non si può sempre vincere contro avversari espliciti e reconditi. Purtroppo i “padroni del vapore” sono tornati, con la loro arroganza e insuperabile antipatia, e con le loro facce di bronzo (diciamo così…). Moratti piange? Come non capirlo, con i soldi che ci ha sempre messo di tasca propria.

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  2. Danilo63 20/11/2012 a 19:59 #

    Complimenti ed un saluto a Roberto e al suo sito che ho conosciuto tramite Timoteo.

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  3. Danilo63 20/11/2012 a 20:03 #

    Chiedo scusa mi è “partito” il commento, volevo solo aggiungere che sono tifoso del parma e ci accomuna lo stesso sentimento nei confronti dei gobbi…

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