Martin Popoff “SAIL AWAY – Whitesnake’s fantastic voyage” (Soundchecks Books 2015) – TT½

17 Mar

Questo è praticamente un libro della serie IN THEIR OWN WORDS, basato com’è su interviste e dichiarazioni di ex membri (e discografici) del gruppo. In giro libri sugli WHITESNAKE quasi non ce ne sono, dunque alla fine si legge volentieri, ma non è una biografia, è una semplice raccolta di spezzoni di interviste (alcune vecchie più di dieci anni) e qualche riflessione dell’autore priva di valore.

Pochissime le chiacchierate recenti, solo quattro e avvenute nel 2014: NEIL MURRAY, BERNIE MARSDEN, JOHN KALODNER, ADRAIN VANDENBERG. Di nessun interesse quella fatta con quest’ultimo, divertenti e piene di aneddoti quelle degli altri tre. Tramite KALODNER si approfondisce il periodo d’oro (commercialmente parlando) della band di COVERDALE e le politiche del vender dischi in America negli anni ottanta. In parte son cose che si sapevano già, in parte no, ma il tutto è istruttivo se si è interessati all’argomento. Divertente anche vedere il profilo di JOHN SYKES messo a nudo (uno che a un certo punto era pronto a sostituire lo stesso COVERDALE), e leggere del periodo COVERDALE PAGE. MARSDEN e MURRAY se la giocano principalmente sui primi tempi, ricordando faccende di quando la band era squisitamente naif e, da un certo punto di vista, pura.

Come ha constatato il mio amico FIL, “è evidentemente un libro fatto in fretta e furia e su commissione di questa casa editrice inglese e con pochissimo budget e ricavato da vecchie interviste di Popoff fatte per altri dischi anni addietro. Per me il vero peccato sugli anni “metal” è l’inaccessibilità a/di John Sykes, inutile intervistare Appice per un libro sui Whitesnake (che c’entra???) mentre molto interessanti i contributi di Kalodner e Keith Olsen, vedi il fatto che molte parti di basso su 1987 specie Here I go again risuonate al synth bass da Bill Cuomo (e si SENTE di brutto, ascolta sotto) e niente Neil Murray! Oltre al fatto che molte chitarre sullo stessa canzone sonodi Dann Huff e non Sykes, inadatto a suoni commerciali…..Olsen rivela che il 90% delle chitarre di Sykes erano out of tune a causa di troppo harmonizer, insomma la preproduzione di Mike Stone un disastro….. Inoltre il fatto che finalmente Olsen riveli che Vandenberg non suona su “Slip…” in quanto ehm troppo scarso!”

Sì, l’apporto di KEITH OLSEN è gustoso e succoso e lascia intendere che “1987” non è affatto un disco di una band, ma un album costruito a tavolino intorno alla figura di una cantante carismatico

Ho amato molto gli WHITESNAKE 1978/1984 (un po’ meno quelli versione metal 1987/1989, per nulla quelli di questi ultimi anni), dunque leggere qualcosa sul gruppo è sempre un’emozione, ma mi aspettavo una biografia che seguisse una architettura precisa, uno straccio di costrutto, qualche dettaglio tecnico da fan e studioso della band, e magari qualche pensiero illuminato da parte dell’autore, e invece no, questo è una semplice accozzaglia di stralci di interviste. Ripeto: se sei un fan te le leggi volentieri, ma non è così che si scrivono i libri Rock, per dio.

Whitesnake sail away book

4 Risposte to “Martin Popoff “SAIL AWAY – Whitesnake’s fantastic voyage” (Soundchecks Books 2015) – TT½”

  1. GIOVANNI LORIA 17/03/2015 a 13:16 #

    concordo con il tuo pensiero, è un libro molto deludente.
    di aneddoti curiosi e interessanti ce ne sono davvero pochi, e purtroppo la recente ‘pace’ tra Bernie Marsden e David Coverdale ha eliminato ogni speranza che il primo potesse tirar fuori qualche scheletro dall’armadio del secondo.
    fra l’altro Popoff è disonesto nel definirlo ‘la prima biografia sui Whitesnake’, perchè esiste già quella di Simon Robinson, oltre a un libricino uscito intorno al 1982 di tale Tom Hibbert, e non escludo che ce ne siano altri.
    francamente poi l’idea di dedicare circa metà delle pagine a due soli album (1987 ed il successivo), limitando al minimo il periodo precedente mi ha infastidito… non ne faccio una questione di preferenze musicali, perchè amo tutto quanto hanno prodotto i Whitesnake fino al 1989, ma è evidente che il periodo ‘platinato’ sia stato molto più trattato del precedente già in altri ambiti.
    ad esempio il nebuloso 1982 (con Saints & Sinners già pronto ma ancora inedito, ed il serpente che mutava pelle) resta ugualmente nebuloso dopo questo libro, storielle come quella di Coverdale invitato da Cozy ad entrare nel MSG sono praticamente rimaste escluse, o come il suo provino del 1976 per entrare negli Uriah Heep post-Byron.

    i giudizi di Popoff sono piuttosto ridicoli (paragoni continui con gruppi tipo Twisted Sister o Quiet Riot, ma scherziamo?), come la scelta di escludere dalla trattazione ‘Restless Heart’, o di inserire nella discografia le versioni americane di Slide It In (uscita un anno più tardi) e di 1987 a discapito di quelle originali inglesi.

    a parziale giustificazione c’è il fatto (e questo credo che accomuni tutti noi maniaci) che quando un lettore conosce molto bene la storia di una band resta quasi sempre deluso da una nuova pubblicazione, che sia un libro o un articolo su una rivista… è un po’ come ostinarsi a comprare i pacchetti di figurine in edicola quando ce ne mancano solo due o tre per finire l’album.

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  2. timtirelli 17/03/2015 a 13:32 #

    Grazie del commento Giovanni, molto incisivo. La tua frase di chiusura rende onore alla tua onestà intellettuale, credo tuttavia che quando si parla di un gruppo di cui si è stampato poco in termini di libri (due/tre titoli o poco più), anche il fan più navigato non vede l’ora di poter acquistare qualcosa di nuovo.
    La delusione credo che stia nella pochezza della proposta (come hai sottolineato anche tu).
    Il tutto è tirato via, soprattutto i primi anni, hai ragione. L’esclusione di RESTLESS HEART è un mistero. Anche per me SLIDE IT IN è quello della versione inglese (che delusione quando ho comprato la versione digipack del 25esimo anniversario).

    Dovresti scriverlo tu un libro sugli Whitesnake.

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  3. alexdoc 18/03/2015 a 00:03 #

    Vanderberg sarà pure stato “troppo scarso” in studio, ma dal vivo il sound di Sykes lo rendeva molto più fedelmente lui del superiore tecnicamente Steve Vai, che stravolgeva tutti gli assoli delle versioni originali in qualcosa di irriconoscibile (in quello di “Is this love” era imperdonabile, dopo 25 anni ricordo ancora la tremenda delusione che provai in quel momento).

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  4. Francesco Boccia 18/03/2015 a 10:57 #

    Ho letto pochi mesi fa il libro di Popoff sugli Scorpions della Tsunami. E’ costruito con la stessa architettura (molti spezzoni di interviste e pochi commenti personali dell’autore) ma almeno copre in maniera omogenea tutta la storia del gruppo. Naturalmente essendo il primo libro che ho trovato sul gruppo tedesco, che amo molto, l’ho comunque letto velocemente e con piacere, imparando tante cose che non conoscevo.

    Da quanto scrivete penso che Popoff produca libri in serie utilizzando lo stesso metodo che prevede raccolte di interviste e poco altro. infatti, la sua biografia parla di oltre 40 libri in ambito musicale e mi sembra difficile che qualcuno possa conoscere così a fondo la biografia di tanti gruppi al punto di poter scrivere libri con dettagli non facili da reperire ad anni di distanza, come la sequenza delle canzoni nei vari tours e le chitarre utilizzate dal vivo (insomma, quelle cose a cui Tim ci ha abituato fin dagli anni 80 con gli Zeppelin).

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