Blue Öyster Cult “The Symbol Remains” (Frontiers Records 2020) – TTT+

7 Nov

Da un decennio l’Italia è  diventata punto di riferimento per l’hard & heavy internazionale, la Frontiers Records di Napoli ha infatti sotto contratto decine e decine di artisti di nome, molti dei quali vecchie glorie vogliose di un ultimo guizzo da campioni. Uno dei recenti acquisti della scuderia di Serafino Perugino sono i nostri amati Blue Öyster Cult, uno dei gruppi americani di hard rock più eccentrici e interessanti di sempre.

Del nucleo storico solo Eric Bloom e Buck Darma sono rimasti, ma dopotutto cantante e chitarrista sono pur (quasi) sempre il fulcro di ogni band e dunque anche in questa formazione la band mantiene una continuità più che onorevole.

Affronto questo tipo di uscite sempre con trepidazione inquinata dalla paura, quella di dover assistere a prove imbarazzanti di vecchi leoni spelacchiati.

That Was Me irrompe con cattiveria, Eric Bloom alla voce. Metallo pesante versione moderna, assolo di chitarra di Ritchie Castellano. Il video relativo genera perplessità … capisco sia indispensabile girarne uno ma la produzione è quella che è, i mezzi pochi, le idee quasi nulle ed è triste vedere un gruppo di rango ripreso in un video più consono ad una band di seconda / terza fascia. I tempi sono quelli che sono, certo, ma già nessuno dei tre nuovi membri della band ha il physique du role, se poi aggiungiamo video del genere il risultato non può certo essere esaltante.

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Altro video per Box In My Head, cantata da Buck Darma. Il pezzo è brioso e gradevole e benché non vi siano assoli di chitarra i brevi interventi di Darma sono proprio azzeccati. Anche qui il problema è il video, dozzinale e con soluzioni grafiche così scadenti che mi chiedo se esista il quality control nello staff della produzione.

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Richie Castellano canta Tainted Blood, brano musicalmente piuttosto consunto, accompagnato da ennesimo video. Castellano con la voce se la cava ma ha un timbro e un’enfasi che non reggo.

Nightmare Epiphany (voce Darma) in certe armonie vocali ricorda Don’t Feel The Reaper, il lavoro delle chitarre in alcuni punti è originale sebbene un po’ bislacco.

Edge of the World (voce Bloom) è scritta dal solo Castellano e  non è male, tempo medio che funziona. The Machine ” (voce Castellano) –  altro pezzo del solo Castellano, è invece più scontata, solito hard rock melodico contemporaneo.

Train True (Lennie’s Song) (voce Darma) risolleva l’animo: ritmo alto, costruzione musicale semplice ma efficace, assolo (di Buck) degno di nota.

The Return of St. Cecilia (voce Castellano) è un brano di nuovo guidato da Richie Castellano, per quanto mi riguarda niente da segnalare. Non fosse inserita in un album dei BOC sarebbe musica che non ascolterei.

Stand and Fight (voce Bloom) opta per espedienti banali, heavy rock gloom and doom ordinario, nemmeno la voce di Bloom può far qualcosa a riguardo. Florida Man (voce Darma) è un buon pezzo, meno scontato di quanto possa sembrare, e contiene un assolo come di deve del nostro Buck. The Alchemist (voce Bloom) è scritta dal solo Castellano e per quanto questo musicista/autore a me non piaccia, devo dire che questo pezzo di heavy metal tenebroso alla Blue Öyster Cult fa la sua figura; sarà la voce di Bloom (qui più convinto che in altri momenti), sarà il duetto di chitarre un po’ pretenzioso ma efficacie, sarà che mi mancano i vecchi BOC ma il tutto funziona. Il video è pieno di effetti grafici da due soldi ma mi piace pensarlo momento di eccentrica ironia (e vedere Eric Bloom incappucciato nelle veste d’alchimista mi strappa un sorriso).

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Secret Road (voce Darma) è scritto da Buck Darma, non sarà un capolavoro ma contiene espedienti compositivi quantomeno interessanti, la classe c’è e si sente. Bravo Buck. There’s a Crime (voce Bloom) è veloce e convinta; non sono sicuro che Fight (voce Darma) sia un brano con cui chiudere un disco, ma ad ogni modo è un altro di quei bei momenti alla Buck Darma, alla Blue Öyster Cult: interventi di chitarra intelligenti, scrittura riuscita, estro in full flight.

14 brani sono troppi, vista anche la qualità non esaltante di alcuni di essi, ma capisco che a 19 anni dall’ultimo album da studio il gruppo avesse voglia di inserire quanta più ultima produzione possibile.

Sbirciando nei social mi sono imbattuto su riflessioni di alcuni giornalisti musicali a proposito di The Symbol Remains. Un paio di loro (amici personali ed entrambi estimatori dei vecchi BOC) hanno giudizi sostanzialmente simili ai miei (anche se a pensarci bene sono forse meno teneri col gruppo) altri invece usano iperbole a mio avviso fuori luogo.

I gusti sono gusti, certo, ma soprattutto se si è giornalisti musicali occorre mettere tutto nella giusta prospettiva e non venire risucchiati dalla tendenza degli ultimi lustri dove il senso critico è andato a farsi benedire. In troppi sembrano assuefatti a formule trite e ritrite, a generi ingabbiati in un proposte sempre uguali, incapaci ormai di distinguere musica di livello e non. Mi soffermo spesso su questo punto, lo so, ma continuo ad essere basito, in senso più ampio poi quasi nessuno riesce più a distinguere tra capitoli importanti della propria vita (ad esempio, per me, i Bad Company) e capitoli importanti della musica (ad esempio Beatles, Mahavishnu Orchestra, Rachmaninov eccetera eccetera).

Ad ogni modo, disco più che sufficiente, alcune tracce davvero carine altre da dimenticare. I tre nuovi musicisti non dicono granché, sanno suonare, ma lo fanno in maniera neutra, e non è questo quello di cui avrebbero bisogno vecchie glorie come i Blue Öyster Cult. Detto questo, Eric e Buck nel cuore.

5 Risposte a “Blue Öyster Cult “The Symbol Remains” (Frontiers Records 2020) – TTT+”

  1. Giacobazzi 07/11/2020 a 12:54 #

    Giudizio in linea con quello di J.C. Trumpets vedo.
    Da un parte mi verrebbe da ascoltarlo, dall’altra preferisco evitarmi una delusione… io capisco che lo fanno di lavoro, e anche loro devono vivere, pero’…

    (mettiamo il correttore in OFF, che poi ci cambia Don’t Fear the Reaper in Don’t Feel)

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  2. Lorenzo Stefani 07/11/2020 a 20:23 #

    Una delle tue migliori recensioni, Tim; realistica e giustamente distaccata pur se la passione – come è giusto che sia – trapela in modo controllato. Avendo preso il cd appena uscito ed avendolo ascoltato due-tre volte, condivido la tua opinione (date alcune anticipazioni nei giorni scorsi, mi aspettavo una stroncatura). Probabilmente se non avessero fatto i video sarebbe stato meglio, dai BÖC ci si aspetta un po’ più di mistero. Un buon disco, per il momento le mie preferite sono “That was me”, “Box in my head”, “Florida man” e “Secret Road”, ma lo devo ascoltare meglio.

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  3. bodhran 07/11/2020 a 20:47 #

    volevo ringraziare per questa perla nella recensione: “quasi nessuno riesce più a distinguere tra capitoli importanti della propria vita e capitoli importanti della musica”. Concordo in pieno

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  4. bodhran 08/11/2020 a 18:27 #

    La recensione contiene un perla: “quasi nessuno riesce più a distinguere tra capitoli importanti della propria vita e capitoli importanti della musica”.

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  5. mikebravo 12/11/2020 a 11:15 #

    Tempo fa stavo in un negozio di dischi di Scandiano e mi stupivo dell’assortimento
    di CD di metal e hard col titolare.
    Lui mi ha risposto che gli amanti del genere sono i piu’ fedeli ed assidui.
    In effetti credo sia proprio cosi’.

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