JOHN MAYALL “So Many Roads – An Anthology 1964-1974” ( Universal, UMC 2010) – TTTT

4 Gen

Cofanetto vecchio di 10 anni ma di cui vale la pena spendere due parole perché è ben assemblato, contiene infatti pezzi da gli album registrati negli anni più importanti per Mayall e rarità pubblicate a suo tempo su singoli e antologie varie.

John Mayall mi arrivò tramite l’album Crusade (1967), quello che reputo il miglior capitolo del British Blues revival anni sessanta, con un Mick Taylor da sogno, da allora mi porto dentro diversi  suoi dischi. Nel 1981 ebbi la sfortuna di vederlo in concerto alla Festa dell’Unità della Gorganza (Località vicino a Cavriago – Reggio Emilia), in quegli anni i grandi nomi del blues e del rock erano quasi tutti “fritti” (come direbbe il nostro amico Riff) e io non ero sufficientemente scafato per reggere certi concerti così la delusione fu massima: formazione lofi e concerto da dimenticare. La colpa probabilmente fu mia, mi aspettavo il Mayall di Crusade quando non era proprio il caso di avere tali aspettative.

Nonostante questo continuai a seguirlo, troppo rilevante la palestra di Mayall per tutti i grandi musicisti inglesi di quel periodo legati al blues. Questo box è davvero una ghiotta occasione per farsi un’antologia dei momenti più significativi senza svilire l’operazione e farla diventare una mera collezione da best of.

 

CD1

Contiene i primi singoli del 1964 e 65 e qualche brano dal primo album John Mayall Plays John Mayall con Roger Dean alla chitarra; quindi i tre pezzi prodotti da Jimmy Page nell’ottobre e dicembre 1965 con Clapton alla chitarra finiti su un singolo e sulla compilation Blues Anytime vol.2,

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un paio di brani live registrati al Flamingo Club di Londra nel novembre del 1965 comparsi a suo tempo su un paio di compilation, sei tracce dal famoso album John Mayall’s Bluesbreaker with Eric Clapton del 1965

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e un brano dall’album Raw Blues di John Mayall and Steve Anglo con Steve Winwood all’organo. L’era Peter Green si apre con due pezzi dall’album A Hard Road del 1967 sul CD1

CD2

e altri tre sul CD2.

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Si continua con Peter Green con quattro brani tratti da singoli e dall’EP uscito sempre nel 1967 a nome John Mayall’s Bluesbreakers with Paul Butterfield e quindi si entra nel periodo Mick Taylor con canzoni tratte da singoli e dagli album Crusade del 1967

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Bare Wires e Blues From Laurel Canyon del 1968 

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Sul CD2 vi sono anche un paio di brani presi da The Blues Alone del 1967, album “solista” di Mayall, ovvero senza i Bluesbreakers.

CD3

Tre tracce registrate dal vivo al Fillmore East nel luglio del 1969 aprono il CD3 con John  Mark alla chitarra acustica finger-style contenute a suo tempo nell’album The Turning Point uscito nel novembre del 1969, quattro provenienti da Jonh Mayall – Empty Rooms dell’aprile 1970 tra cui la deliziosa Waiting for the right time

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altre tre da Usa Union (novembre 1970) con Harvey Mandel alla chitarra e ulteriori tre da Back To The Roots (giugno 1971) con Clapton, Mandel e Taylor.

CD4

L’ultimo dischetto è dedicato ad album meno noti usciti tra il 1971 e il 1974 ma comunque sempre assai gradevoli benché meno a fuoco degli album degli anni sessanta.

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Cofanetto dunque di spessore, adatto sia agli aficionados che ai casual fan.

4 Risposte a “JOHN MAYALL “So Many Roads – An Anthology 1964-1974” ( Universal, UMC 2010) – TTTT”

  1. Giacobazzi 05/01/2021 a 08:37 #

    Apprezzabile più come bandleader e “agitatore culturale” che come autore e interprete, al netto di alcune produzioni effettivamente interessanti.
    Nei suoi album ha ospitato spesso grandi musicisti (Sugarcane Harris, perfino James Booker)
    Quelle chitarre strane se le costruiva o modificava da sé?

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  2. mikebravo 06/01/2021 a 20:08 #

    L’altra sera parlavo con un mio amico fanatico di blues e gli ho espresso la
    difficolta’ che ho ad ascoltare gli originali del blues nero.
    Da ragazzo mi cimentavo, ora no.
    John Mayall l’ho visto nel 1982 a Bologna quando aveva ricostituito i Bluesbreakers.
    Quella sera compiva 49 anni e lo accompagnava MICK TAYLOR tra gli altri.
    Pochissimi anni dopo l’ho visto all’aperto ai Giardini Del Baraccano a Bologna.
    Eravamo 4 gatti ad assistere al concerto gratuito.
    Non sono riuscito a risalire alla data su internet……
    Il disco con Peter Green é il mio disco preferito.
    Quello con Eric Clapton mi piace meno.
    Di Alexis Korner conosco il doppio album BOOTLEG HIM ! che chiaramente
    comprai per la presenza di un Robert Plant pre-zeppelin.
    Tornando a john Mayall é stupefacente che un Jimmy Page ventenne l’abbia
    prodotto in alcuni brani con Eric Clapton lead guitar.

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    • Giacobazzi 07/01/2021 a 07:26 #

      Alexis Korner di Mayall fu un po’ il prototipo, e gli era di molto superiore come interprete.

      Resto comunque sempre dell’idea che “bluesman bianco” sia una contraddizione in termini; un bianco al massimo può suonare il blues, condizione necessaria ma non sufficiente per essere un bluesman.

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