GRETA VAN FLEET “The Battle at Garden’s Gate” (Lava/Republic 2021) – TT½

7 Mag

Qui sul blog parliamo dei GVF dal 2017, quattro anni fa ci colpì l’aria sbarazzina con cui quattro monelli del Michigan portavano in giro il loro amore per i Led Zeppelin, ma già l’anno successivo iniziammo a ricrederci. Quest’anno mi sa che il giudizio continui a non essere proprio positivo. Non è per supponenza, invidia o chissà che, ma solo constatazioni circa lo stato della musica Rock al giorno d’oggi e la non riuscita maturazione del gruppo. Mi sono messo all’ascolto di questo album di buon voglia, ma al primo tentativo dopo quattro pezzi ho dovuto smettere. Volendo poi parlarne qui sul blog mi sono impegnato e ho finito per ascoltarlo tutto. Credo ci siano spunti carini, ma troppe volte i Led Zeppelin tornano prepotentemente a galla. Dopo due extended play e un album vero e proprio sarebbe stata l’ora di un disco da Greta Van Fleet, dove le naturali ispirazioni ed influenze (se non le capisco io!) fossero carburante per l’anima e non un foglio di carta carbone. Al momento i GVF non sembrano riuscire a replicare il percorso degli Heart, altro gruppo innamorato dei LZ, ma capace di tenere a bada le influenze o perlomeno di usarle non in maniera grossolane, per questo i GVF si avvicinano sempre più pericolosamente a Kingdome Come e Great White, gruppi oggi inascoltabili.

I GVF non riescono dove i led Zeppelin stessi hanno costruito il loro successo, magari riciclare idee e riff di altri ma riproporli con stile e marchio di fabbrica proprio.

Ultimo appunto prima di partire con qualche considerazione sui pezzi: la voce di Joshua Kiszka è diventata quasi insopportabile. A furia di rifarsi al primissimo Robert Plant è si è trasformato in una macchietta. Oggi è un cantante difficile da reggere.

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Parte Heat Above e ti dici, ma veh, in modo autoironico iniziano subito con una citazione (l’intro di Your Time Is Gonna Come) ma poi il pezzo funziona, organo, chitarra, acustica e un sviluppo niente male.

My Way, Soon è un rockettino che sa di già sentito ma che funziona. Assolo alla Joe Perry Aerosmith fine anni ottanta.

Broken Bells parte in maniera riflessiva, ci sono echi di Ship Of Fools di Robert Plant ma fai finta di niente, il pezzo ti fa ben sperare ma poi compare la parte finale di Stairway To Heaven ed inizi a scuotere la testa.

Built By Nations ha un riff alla LZ, un po’ Black Dog, un po’ Whole Lotta Love versione live, il resto non dice nulla.

Age Of Machine continua col songwriting basato su svolgimenti musicali articolati e ricami chitarristici di buon livello, ma anche qui Page è sempre presente: stavolta è il momento di Whisper A Prayer For The Dying dall’album Coverdale-Page.

Tears Of Rain ha una partenza un po’ alla Hotel California, il brano è rovinato dal cantato di Joshua Kiszka, sopra le righe e sempre al limite della propria estensione.

Arrivati a Stardust Chords l’album inizia a stancare. Light My Love non riesce a lenire il tedio, la voce continua ad essere un elemento di disturbo. Il giro di chitarra di Caravel è molto americano, lo spessore del brano non è granché.

The Barbarians continua sugli stessi sentieri, brano per niente memorabile e cantato ridondante. Trip the Light Fantastic non di discosta da quanto appena scritto. 

The Weight Of Dreams inizia con un arpeggio preso pari pari da Babe I’m Gonna Leave You e tu non sai più dove sbattere la testa, anche perché il resto della canzone non si differenzia di un millimetro dalle precedenti: stesso andamento, steso cantato, stessi arrangiamenti.

I GVF si sforzano di scrivere musica ricca, questo glielo si deve riconoscere, ma alla fin fine il progetto da un punto prettamente musicale non decolla, le tracce di valore sono poche e ancora sotto la pesante influenza dei Led Zeppelin. Arrangiamenti troppo simili, pezzi troppo lunghi, deriva verso il massimalismo … troppi orpelli negli arrangiamenti e nella scrittura dei pezzi, la ricchezza e l’eccesso vanno dosate con molta, moltissima cura.

L’influenza dei Led Zeppelin risalta particolarmente nella prima parte del disco, come scritto all’inizio alla quarta prova discografica ci si aspettava maggiore originalità. Temo siano della stessa lega di Frank Marino e Robin Tower, musicisti incapaci di evolversi e togliersi dalla pesante ombra dei propri idoli musicali.

greta-van-fleet-

Nelle classifiche l’album è arrivato in alto: primo nella regione belga della Vallonia, terzo in Germania, sesto in Italia, ottavo nel Regno Unito, secondo in Scozia, undicesimo in Svezia. Da un parte è bello che un disco puramente (hard) rock torni in classifica, significa che ancora c’è un pubblico, e che non tutti si sono rassegnati ed assuefatti alla melma che c’è in giro oggi, ma mi chiedo se non sia l’ennesima conferma che il Rock è prigioniero di se stesso.

Per me il disco non raggiunge la sufficienza, ma se è questa la roba che piace, se è questo il futuro del rock, allora ce ne faremo una ragione. Solo un avvertenza: non venite a romperci le scatole se preferiamo continuare ad ascoltare gli originali.

I Greta Van Fleet sul blog:

https://timtirelli.com/2017/08/13/greta-van-fleet/

https://timtirelli.com/2018/10/22/greta-van-fleet-anthem-of-the-peaceful-army-republic-records-2018/

 

Australian Albums (ARIA)[28]42
Belgian Albums (Ultratop Flanders)[29]13
Belgian Albums (Ultratop Wallonia)[30]1
Dutch Albums (Album Top 100)[31]16
German Albums (Offizielle Top 100)[32]3
Irish Albums (IRMA)[33]62
Italian Albums (FIMI)[34]6
Japanese Albums (Oricon)[35]39
Norwegian Albums (VG-lista)[36]30
Scottish Albums (OCC)[37]2
Swedish Albums (Sverigetopplistan)[38]11
UK Albums (OCC)[39]8
UK Rock & Metal Albums (OCC)[40]

11 Risposte a “GRETA VAN FLEET “The Battle at Garden’s Gate” (Lava/Republic 2021) – TT½”

  1. baccio 07/05/2021 a 18:11 #

    Al maestro Beppe Riva invece il disco piace (vedi recensione sul suo blog Rock around the blog); personalmente sono d’accordo con Te Tim e poi quella vocetta da “hard rock all’asilo” nun se pò sentì!

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  2. bodhran 08/05/2021 a 09:28 #

    Concordo assolutamente.
    Che 4 ragazzi a cui piace il rock stiano in fissa totale con i LZ ci sta, che si scelga di sfruttare una certa somiglianza della voce del cantante con quella di Plant per farsi notare ad inizio carriera nel mercato musicale pure. Poi però basta. Mi pare non abbiano nulla da dire tranne scimmiottare continuamente un altro gruppo, quello che hanno da dire è poca roba. Nascere con un’estensione vocale discreta non è sufficiente per essere un bravo cantante; ascoltando i pezzi che hai postato sento uno stridore che, ad esempio, in molti non hanno mai perdonato a Geddy Lee: anche i Rush all’inizio venivano accusati di emulare i LZ, ma hanno trovato poi una loro identità. Boh, sarò troppo severo ma personalmente li trovo assolutamente inutili.

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  3. lucatod 08/05/2021 a 11:04 #

    Io li trovo veramente brutti. E il cantante insopportabile nel suo tentativo costante di emulare il giovane Plant che comunque era molto più misurato (e a mio parere dotato di maggiori sfumature) al confronto. Hanno ancora un seguito? Vendono? Se avessi 15 anni acquisterei il primo e il secondo dei LZ non questa roba. Unico pensiero favorevole è che attualmente sono uno dei pochi gruppi mainstream a dare risalto alla strumentazione con parti di chitarra che non stanno sullo sfondo.

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  4. mikebravo 10/05/2021 a 08:32 #

    Non ho ascoltato nulla se non un brano per radio dove annunciavano
    che i Greta diventavano originali non piu’ zep-dipendenti.
    I primi lavori li ho ascoltati e non mi dispiacevano anche se la vocina
    del cantante, nikka costa dell’hard rock, è fastidiosa.

    Del resto un cantante come robert plant agli esordi è stato criticato.
    Leggevo ieri in montagna sul libro di davis /tremaglio la recensione di
    un concerto americano degli zep nel 1970 dove il giornalista esaltava
    3 membri del gruppo stroncando il modo di cantare di plant.
    Lo stesso keith richards ha piu’ volte dichiarato di non sopportare
    i led zeppelin soprattutto per la voce di plant.

    Resta il fatto che i vari zep-clones, kingdom come i migliori, non hanno
    saputo evolversi in altre direzioni.
    Cosi’ i greta van fleet continueranno ad essere un satellite del
    pianeta zeppelin da cui sono attratti e da cui traggono luce.

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    • baccio 10/05/2021 a 18:05 #

      “Nikka Costa dell’Hard Rock” è una definizione perfetta del cantante!

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      • bodhran 12/05/2021 a 15:09 #

        definizione strepitosa, per quanto tempo fa mi sono imbattuto in questo brano cantato anche da Nikka Costa, e devo dire non mi dispiace affatto

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  5. Tom 10/05/2021 a 09:49 #

    Già si era discusso per gente migliore come Guns&Roses e Black Crowes, questi poi a volte sono irritanti…..meglio i due sopra ed il mio pallino Gary Clark Jr.

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  6. mikebravo 11/05/2021 a 15:16 #

    Un gruppo che potesse emulare le imprese e la musica dei led zeppelin
    sono 40 anni che l’aspettiamo.
    Ma ad essere sinceri, dopo lo scioglimento, gli stessi componenti originali
    hanno tentato a piu’ riprese di reincarnare lo zeppelin.
    Plant da solo nel 1990, Page e Coverdale nel 1993 e Page e Plant ( 94-98 ),
    ma anche loro non ci sono riusciti.
    E’ sempre mancato qualcosa e anche di piu’.

    A riempire il vuoto lasciato ci hanno provato in tanti.
    I Bonham di Jason Bonham, i Kingdom Come, i Great White, i Whitesnake
    e per rimanere nel bianco, anche i White di Michael White.
    Qualcuno ha resuscitato i Led Zeppelin per un brano o poco piu’,
    I Living Colour e i Jane’s Addiction.
    I Cult e i Mission.
    I Dread Zeppelin sono stati i piu’ divertenti di sicuro.
    Billy Squier piu’ che i led zeppelin ha replicato Robert Plant.

    E per concludere, si è mai visto un grande gruppo del passato,
    un gruppo per cui nel primo 1969 i Led Zeppelin aprirono i
    concerti, fare quasi 40 anni dopo un album di canzoni
    di un loro gruppo spalla……..incredibile……..

    I Vanilla Fudge con OUT THROUGH THE IN DOOR
    l’hanno fatto nel 2007 !!!!!!!!!!!!!!!

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  7. mikebravo 22/05/2021 a 15:58 #

    Nati sotto il segno dei led zeppelin, da
    questo album i greta van fleet vogliono
    smarcarsi aprendo nuovi orizzonti.
    Intanto sentirsi chiedere in tante interviste
    se il vocalist si ispira a geddy lee piu’
    che a plant, puo’ avere orientato la svolta.
    Un riascolto degli albums dei rush puo’
    risultare utile ad un gruppo che fatica
    persino a rivivere la musica degli zeppelin.
    Mancanza di grinta e di cattiveria per un
    gruppo il cui cantante talvolta gorgheggia
    come una voce bianca e infastidisce non
    poco chi ha speso 19 euro e 90 centesimi
    per un album che segna gia’ la fine dell’inizio.
    E vada per la voce di geddy/nikka/robert che
    imperversa, ma cio’ che manca e mi e’
    mancato nell’ascolto e’ un cazzo di riff di
    chitarra elettrica che possa definirsi tale.
    Peccato che questi 4 giovani sembrino
    piu’ che a una svolta, ad un’uscita di strada.

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  8. Tiziano il V° cavaliere dell'Apocalisse 27/05/2021 a 12:23 #

    …devo dire che li ho ascoltati sempre distrattamente. Sull’ultimo Classix il loro ultimo disco viene definito, nella ,”meraviglioso. Mah, mi attizzano di più i Maneskin ( il chitarrista per me è bravo) e la loro bassista: il Danelectro le sembra cucito addosso…

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