Conversazione con GIANCARLO TROMBETTI – 2a parte

21 Mar

(seconda parte della chiacchierata/intervista con GCT)

1. Qual è la prima cosa a cui “guardi” quando senti un pezzo musicale?

Alla melodia, alla composizione, alla creatività, alla mancanza di riferimenti certi, al fascino dell’insieme. Non guardo quasi mai, in un primo momento, alla tecnica o alla parte più spettacolare e invadente. In un nuovo ascolto mi colpisce, in primo luogo, l’insieme. Mi gusto molto di più la forza della composizione piuttosto che l’impatto o tutta la panna montata…che è sempre troppa e che tende a nascondere, a mio parere, molte mancanze. Credo che ciò che manchi nel novanta per cento dei nuovi gruppi, sia l’arrangiamento e la forza compositiva. Non si compongono più melodie e arrangiamenti come accadeva una volta. Mancano le grandi canzoni dei grandi compositori e ci si concentra quasi essenzialmente sul muro di suono o sulla tecnica, che poi resta fine a se stessa. Alle nuove leve manca l’anima, a mio parere.

2. Cosa fai adesso? Hai qualche progetto per il futuro?

Da quando ho creduto fosse arrivato il momento di fare “il libero professionista”, tanto mi aveva stancato l’ultima esperienza dentro una tal azienda, mi sforzo di galleggiare tra una marea di presunti editori che hanno mille voglie, poche idee confuse ma  in compenso non una lira…per fa’ balla’ un cèo…come si dice in Toscana…quindi mi sono adattato, progressivamente, anche a lavorare su progetti non necessariamente musicali, anzi, che mi hanno fatto imparare un po’ di altro mondo che non avevo conosciuto. C’è stata una crisi del settore della musica e dell’intrattenimento spaventosa e le cui motivazioni avremo sicuramente il modo di analizzare con calma in altre chiacchierate, dato che sono molteplici e anche difficili da focalizzare; ma, superato il momento durissimo durato qualche anno in modo squassante ma che va avanti tutt’ora, non è poi impossibile trovare nuovi progetti : è semplicemente impossibile avere certezza di essere pagati! Pare che nessuno abbia più una lira e vieni pagato o, perlomeno, rispettato nella tua posizione solo se sei raccomandato, parente di un politico o direttamente da riferirsi a una struttura partitica. In tutti gli altri casi sopravvivi, tra mille richieste di pagamento di arretrati e di rimborsi spese che non arrivano mai…dico sempre che se solo potessi recuperare la metà dei crediti che ho lasciato in giro, potrei tranquillamente ritirarmi in campagna…  Al momento sto facendo una consulenza per una società di produzione milanese, sto cercando di portare avanti con due colleghi di anni un progetto musicale molto divertente, per me…ed avendo sentito il buon vecchio Piergiorgio Brunelli un po’ prima di Natale, stiamo, a pezzi e bocconi, vedendo se riuscissimo a trovare la congiunzione astrale per metter in piedi…una cosa molto carina per tanti…e che ti verrà raccontata in anteprima se mai vedrà un filo di luce in fondo al tunnel…

3. Alla nostra età si sconfina spesso nella nostalgia, quale è la cosa che ti manca di più?

Mi manca la libertà di pensiero dei vent’anni. A quell’età non senti il peso della vita, non vedi il grigio che ti circonda, immagini che nessuno morirà mai e che nulla potrà renderti meno forte. Hai davanti a te solo luminose speranze. Poi invecchi e capisci quanto sadico sia l’invecchiare e quanto pesi progressivamente la paura che hai… un po’ per tutto, non necessariamente per te. Aumenta il senso di protezione, la malinconia, pesano di più le cose che ti mancano rispetto a quelle che hai. Pensi alle occasioni perdute che resteranno tali e agli amici che non ci sono più. Vivi una sorta di perenne lotta interiore, dove il cuore è sempre giovane e spensierato, ma intorno i colori non sono più vivi come un tempo.  Vorresti avere con te alcuni amici e alcune persone importanti e questo non è sempre possibile. Forse la cosa che ti pesa, ogni giorno di più, è il senso che ti venga a mancare il tempo per fare tutto quello che vorresti poter fare…

4. Quando si tratta di concerti rock vissuti in prima persona, quali sono i ricordi a cui sei più legato?

Ah, beh…questa è facile…credo di aver visto tonnellate di spettacoli, forse molti di più di quanti avrebbero meritato la mia attenzione. Ho visto tanta fuffa e tanto talento. Tanti grandi spettacoli ben organizzati e tanta robaccia da campo nomadi. Ovvio che i primi concerti ti restino più impressi, non fosse altro per l’emozione che ti hanno lasciato e l’adrenalina che ancora ti scorre dentro quando ci ripensi…è molto facile dirti il mio primo concerto di Zappa, due ore e venti che credo di aver vissuto senza respirare, in totale apnea, e di cui ho un ricordo vivissimo, nitido. Poi le sbirciate dai vetri fumé del Piper di Viareggio, i primi anni settanta, dall’altra parte della strada dove vivono i miei, e le prove di Rory Gallagher, dei Tempest, Dei Van Der Graaf, dei Genesis, dei Patto…ed i concerti dei Pink Floyd: immensi, spettacolari, commoventi. E, ovviamente i Led Zeppelin, su qualunque altro gruppo rock. Poi direi i Grateful Dead, ore ed ore di musica senza confini e i due concerti degli Allman Brothers al Rainbow…dei grandi raduni ti direi Donington e Reading in Inghilterra e Sonoria, quello messo in piedi dal miglior organizzatore italiano, Claudio Trotta.

5. Con che impianto Trombetti ascolta musica? Puoi entrare nel dettaglio?

Ne ho posseduti diversi, nel corso dei miei perenni trasferimenti. Oggi ne ho due, uno a casa di mia mamma ed uno a casa mia. Ho un impianto Kenwood ed un Sony; le casse sono sempre AR. Le mie adorate JBL le ho lasciate a Roma, ma mi hanno promesso – sono lì da vent’anni – che torneranno dal papà presto…ascolto ancora cassette, ogni tanto…possiedo una collezione di migliaia di concerti che non ho mai trasferito su cd…ne ho 1200 solo di Zappa…mi sono adattato ai cd che non mi sono ancora andati giù e che apprezzo solo per la praticità (me li posso portare dietro anche in auto) e per il fatto che sono meno deteriorabili. Ma resto ancora affascinato dal vinile, quando prendo in mano un mio vecchio disco e mi leggo le note di copertina senza dover ricorrere a lenti d’ingrandimento, quando mi perdo nelle cover d’annata, mi pare di stare osservando un’opera d’arte. E probabilmente, spesso, è proprio così.

6. Un amante della musica della nostra generazione non può che essere affezionato al vinile, tu riesci a provare qualcosa di simile anche per i CD, magari quelli in deluxe edition?

Beh, diciamo che ho imparato a conviverci. Come ti ho appena detto non mi perdo neppure con le edizioni speciali che, oltretutto, sono costosissime. Li acquisto perché non potrei farne a meno, ma se solo potessi, lo farei. Intavoliamo una discussione sul passaggio dal vinile al cd e vedrai quanti cadaveri torneranno a galla…ti ricordi, ad esempio, del mini disc della Sony ? In ogni caso, per essere tranciante : no, l’affetto che provo coccolandomi un vinile gatefold non lo proverò mai per nessun pezzettino di plastica color alluminio…ti racconto un piccolo episodio : stavo parlando con Robert Plant, che tu dovresti conoscere, perché stavamo trattando i termini di alcune riprese; mi ero portato dietro un paio di copertine degli Zeppelin da fargli firmare. Un paio di amici mi avevano dato le loro copertine di cd da firmare. Quando gli passai il cartoncino di “Houses of the Holy”, lui prima di firmare si fermò un attimo a riflettere…così gli dissi che avrebbe potuto firmare ovunque, non avrebbe certo rovinato l’aspetto…e lui ci pensò un attimo, e sospirando mi disse : “Stavo pensando a quante session avevamo fatto per questa copertina, quante prove di colore, quanti scarti…ed adesso non è altro che un pezzettino di carta dentro un pezzettino di plastica!”…

7. Ti senti più vicino alla scuola inglese o a quella americana, parlando naturalmente di musica rock?

Equidistante. Riconosco i meriti di entrambe. Gli inglesi hanno preso bene gli stimoli degli americani, che sono stati quelli che hanno inventato il rock and roll, e gli americani hanno re-imparato la lezione facendola propria. Apprezzo entrambi. E do loro il medesimo peso.

8. Che rapporto hai con gli mp3, li usi senza troppi problemi o sei anche un cultore del lossless (file senza perdita di qualità)?

Me ne frego. Li uso per quel che sono : un modo come un altro di ascoltare musica su di un pc che non è certo un impianto stereofonico. Ogni tanto mi metto insieme un cd autoprodotto…che ascolto in auto, ma quando li sento distorcere abbasso e tiro due moccoli…robaccia per ragazzini che non hanno ancora capito la differenza tra un suono pulito ed una schifezza. Ma anche questo fa parte del Grande Discorso sul Declino della Musica…

9. Qual è lo strumento musicale che più ti affascina, e nel caso tu ne abbia uno, che marca e che modello?

Non ne possiedo. In verità sono una capra e esattamente come tutti i sedicenti esperti non capisco una mazza di quello di cui mi piace parlare. Ci sono consulenti matrimoniali scapoli; preti che spiegano come comportarsi in famiglia senza averne una; giornalisti sportivi che se fanno un piano di scale prendono un infarto…e musicali che non sanno leggere un pentagramma. Io appartengo a quest’ultima categoria. Sarei stato immensamente affascinato dalla chitarra ma nel momento della mia vita in cui le dita ancora si muovevano e esisteva la possibilità di eseguire un barrato senza spezzarsi l’indice, ero tutto preso dalla mia attività sportiva…

10. Se ti trovassi all’incrocio, una calda sera d’estate verso mezzanotte, lo faresti il patto? Cosa chiederesti in cambio della tua anima?

E’ una bella domanda…da laico dovrei accettare, tanto tutto finisce lì e avrei solo da guadagnarci. Ma nel momento in cui il diavoletto si presentasse vorrebbe dire che lui SAPREBBE che qualcosa da mettere in saccoccia ci sarebbe, quindi, come da buon sangue ligure, mi terrei la mia anima, cercando, casomai, di truffare offrendo altro in cambio…che so…la fede calcistica, piuttosto che accettare la prima tessera di partito della mia vita…e comunque cosa chiederei? Risponderti il denaro e la fama sarebbe troppo facile. Chiunque vuole morire ricchissimo e amato dal mondo. Guardandomi meglio intorno, forse volerei basso – o alto? – chiedendo la serenità.

11. Dai tuoi scritti su TRUEMETAL mi par di capire che tu riesca ad ascoltare il Southern Rock senza farti impressionare troppo dai sapori conservatori, sciovinisti e dai colori della bandiera confederata. Mi spieghi come fai?

Semplice : mi diverto come una iena. Non mi frega niente del messaggio, dato che tutto sommato vi è di ben peggio senza finire a Jacksonville…penso che tutto vada contestualizzato e decodificato. Il Southern è sopra ogni cosa rock con una bella percentuale di blues ed a me piacciono molto entrambi gli ingredienti. Inoltre ritengo, in buona fede, che la qualità delle melodie e degli arrangiamenti dei vari gruppi sia mediamente molto elevata. Penso che sia, sopra ogni cosa, musica nata per rallegrare, per vivere in quel contesto sociale. Non so se ti ricordi la famosa battuta che c’era in Blues Brothers, quando il gruppo va a suonare in quel bar per finanziarsi e finisce per suonare “Rawhide” con gli schiocchi di frusta…”Certo che suoniamo diversi generi di musica, qui! Suoniamo sia il Country che il Western !”…ecco, penso che la mentalità sia quella e l’accetto perché mi piace molto il suono che ne deriva. Genuino e sincero.

Uhm, questa tua riflessione forse da una risposta ai miei mille interrogativi. Ricevo un senso di pace da ciò che hai appena detto. La mia logica un po’ sovietica si scontra con la passione rock blues che mi brucia dentro. Cercherò di trarre insegnamento e soprattutto giovamento dalle tue parole e di godermi il southern rock più serenamente (certo che però i Lynyrd ci mettono del loro: come si fa a chiamare il loro ultimo – brutto –  album God and Guns?).

12. Hai mai scorto nei personaggi che nel corso degli anni hai intervistato, una luce negli occhi che ti ha fatto dire: beh, grand’uomo (o gran donna)?

Sì, certo. Non è accaduto moltissime volte, devo essere onesto. Perché nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di persone dotate di – chi più, chi meno – talento ma che hanno ben poco da dare e da dire. Un po’ come accade con molti nostri calciatori : grandi sportivi, ma capre nella vita. Devo dire che il rispetto per il musicista mi è venuto sempre meno via, via che ho avuto a che fare con loro, che ho provato ad andare oltre l’ultimo disco e la tal canzone. Difatti odio profondamente le interviste in cui si tratta solo di musica e sempre solo con i medesimi concetti. E quando la delusione è stata forte, ho faticato a separare l’amore per il prodotto con la persona. A volte non ci sono riuscito e la sensazione di disagio ha avuto il sopravvento sull’affetto per la musica.  Devo dire che la frase di Zappa sul giornalismo musicale (gente che non sa scrivere che intervista persone che non sanno parlare per gente che non sa leggere), più che profetica sia un vero e proprio dogma. E tranne rare eccezioni, sia lo specchio della realtà. Quando trovavi un genio o era pieno di sé, o aveva solo un paio di neuroni attivi. Quando avevi soggezione di un tipo, dopo un po’ scoprivi che era un povero ignorante con due o tre concetti oltre i quali era impossibile discutere… Vado a memoria e d’istinto…ricordo un Rory Gallagher eccezionalmente disponibile e cortese, un vero gentleman. Ricordo che ebbi una profonda impressione da David Bowie, un lord, educatissimo e colto. Poi Bryan Ferry, un vero, grandissimo signore, di rara cortesia ed educazione. Poi Ray Davies, un uomo con cui parlare di musica era un piacere, aveva sempre un’opinione non banale su tutto. E poi Terry Bozzio, umile e simpatico…e Robert Plant, di cui ho sentito e letto molto e non sempre positivamente ma che con me fu un vero cortese, umilissimo e disponibile gentiluomo. Vorrei aggiungere anche Dweezil Zappa, un uomo che vive con un enorme peso sulle spalle e che è di una semplicità rara. Tra gli italiani, su tutti, Gaber : un vero mostro di intelligenza e cultura e signorilità e poi, per quella che è stata la mia esperienza, direi Dalla e Vecchioni, tra i grandi. Sulle donne non vorrei soffermarmi; direi che prevalentemente mi sono sempre apparse ben più tronfie dei maschietti.  Le più grandi delusioni? I metallari in genere, non faccio nomi per decenza, con Ozzy e Reed e una manciata di altri semi-dei del genere a spargere puzza senza senso…tipo David Coverdale o Gene Simmons…

13. Che canzone o che brano ascolta Giancarlo Trombetti nelle sere un cui si ritrova solo in casa?

Di solito alla sera mi distendo sul divano e dormo alla televisione. Tranne i rari casi in cui c’è un buon programma; e questo accade, appunto, di rado. Se sto lavorando al computer ascolto qualcosa che ho scaricato sull’hard disk, oppure mi diverto ad ascoltare quel che amici mettono come post su quella utile dannazione che è Facebook. Quando decido di ascoltare la musica che mi piace, mi assento e alzo il volume dell’impianto di camera, nel pomeriggio, o mi godo un po’ di cose che posso apprezzare solo io, nella solitudine delle trasferte, in auto…Cosa? Di tutto. Posso scegliere tra ventimila dischi e quasi altrettanti cd…sono anziano, ho avuto tempo di mettere da parte tante perle con calma…

14. Nel congedarci da te vorremmo un tuo pensiero o una citazione che ti sta a cuore.

C’è una frase che mi colpì molto quando, dopo aver sentito quella canzone milioni di volte, dovetti leggere una biografia per coglierne, finalmente il significato. A riprova che quando le cose ti stanno sotto il naso non sempre siamo in condizione di afferrarle…si tratta dell’ultima frase dell’ultima canzone dell’ultimo disco dei Beatles…”And, in the end, the love you take is equal to the love you make”. E credo che la vita sia davvero così.

Giancarlo, grazie per aver accettato questa chiacchierata, per aver avuto voglia, tempo e coraggio di raccontarti.

Posti in cui siamo già stati: Old Absinthe Bar, Bourbon Street, New Orleans

20 Mar

Jimmy Page dopo averlo visitato più volte, volle che per la cover dell’ultimo album dei Led Zeppelin, si ricostruisse in studio questo storico bar di New Orleans.

Anche in questo caso, ci siamo  stati davvero, io e Mixi giusto 10 anni fa, precisi precisi.

Il mio compagno di banco era…Jim Morrison

20 Mar

By Picca.

Posti in cui siamo già stati: 96 St. Mark’s Street, New York

20 Mar

Beh, qui Polbi c’è stato davvero, lo vedete nella foto davanti all’edificio vestito di nero, bello come il sole.

SALTA

19 Mar

CLASSIC ROCK, i VAN HALEN e PALERMO- MILAN

E’ stata un mattina impegnativa, come d’altronde quasi tutte le mattine dei miei sabati.

Ore 06,30 sveglia

Ore 06,45 doccia

Ore 07,00 colazione

Ore 07,15 in macchina (Greatest Hits n.1 dei Queen,…non faccio altro che ascoltarmi i Queen in questo periodo)

Ore 08,00 appuntamento a Modena con Julia per parlare di un certo progetto.

Ore 08,50 nell’edicola sotto la Ghirlandina: La Repubblica, l’Informazione con allegata La Stampa e il nuovo numero di CLASSIC ROCK MAGAZINE con Van Halen in Copertina. Guardo meglio la busta cartonata che contiene la rivista:è leggermente strappata nella pattella che la richiude. Che faccio, lo prendo o non lo prendo? Se lo prendo poi me ne pento, non mi toccherà mica poi comprarne un altro solo per quella sciocchezza? Allora? Penso e ripenso freneticamente nel mio cervellino…non ho tempo, oggi sono di corsa…non lo prendo, anzi sì lo prendo…troppo bello un numero di Classic Rock con i Van Halen.

Ore 09,15 da Brian. Aiuto l’ottantunenne a farsi la doccia e a vestirsi. Lo guardo controllare per la sedicesima volta se ha preso le chiavi, il cellulino e le giocatine da fare al superenalotto. Sbuffo, lo butto in ascensore. Come tutti i sabati, lo porto a Nonantola a fare colazione.

Ore 10,00 Entro al Minibar “Ciao Tirelli” mi fa Angelo il barista e mi allunga due cornetti alla crema mentre prepara due caffè. Una letta alla Gazza e intanto Brian parla fitto fitto con un suo amico di cui non ricorda più niente, nemmeno il nome. Mah.

Ore 10,30 Farmacia: cinque ricette. Brian mi aspetta in macchina.

Ore 10,45 Cup: prendo il numero 121, stanno servendo l’87. Guardo l’ora, alle 12,00 devo essere dal veterinario a Campogallo con Fidel. Rifiato un minuto, mi metto il numerino in tasca e corro a prendere Fidel.

Ore 11,00 a casa di Fidel. Brian mi aspetta in macchina leggendo il giornale davanti al cup, ed esce a fare due chiacchiere con Vasco (entrambi i giovanotti sono del ’29) davanti a casa Fidel.

Ore 11,17: di nuovo al Cup, stanno servendo il numero 112. Mi seggo nell’unico posto, molta gente è in piedi dietro ai seggiolini.

Ore 11,19 mi alzo per far sedere una signora un po’ in là con gli anni (“Mo che brev zuvnòtt”).

Ore 11,45 tocca a me, prenoto 7 (sette) esami per me e per Brian.

Ore 12,00 lascio il vecchio davanti a casa sua a Modena.

Ore 12,17 sono da veterinario. Iniezione a Fidel.

Ore 13,30 sono davanti ad un buon piatto di gnocchetti.

Passo il pomeriggio combinando poco. Apro il cartonato di CLASSIC ROCK, estraggo la rivista e NOOOOOO! E’ PIEGATA ANCHE LA COVER DEL GIORNALE. Mi stramaledico. Sapevo che non dovevo comprarlo.Tengo la rivista tra le mani con compassione e disperazione. Sfoglio il giornale e mi cade l’occhio sulla recensione dei due album dei RAINBOW appena usciti in Deluxe Edition che son già nel mio carrello Amazon…Peter Makowsky – mica uno scriba qualunque – non ne parla bene! Dai pur, cosa altro mi deve capitare?

La sera arriva e mi porta in regalo uno di quei blues feroci che ti prendono la gola. Arriva dall’ altra stanza un brusio lontano… sky col posticipo. Non mi interessa, mi metto in camera, una lampada accesa e mi leggo l’articolo su 1984 dei Van Halen.

Sono a metà quando mi viene in mente che ne scrissi la recensione 27 anni fa non appena il disco uscì su un giornaletto undergrourd chiamato FRED. Vado in soffitta, devo ancora sistemare molte delle mie cose ma riesco a recuperarne una copia, ecco cosa scrivevo nel febbraio del 1984:

“Il disco si avvale di una bellissima copertina e di una moderna grafica interna, ma cosa più importante è che EVH si cimenta con decisione alle tastiere, con risultati felicissimi. Okay, metto sul piatto il vinile e subito vengo rapito da una atmosfera tipo “1999 Fuga da New York” con la tittle track suonata con soli sintetizzatori. L’effetto è grande. Segue JUMP, che sarà l’hit single a 45 giri. La scelta è perfetta: su un ritmo massiccio e malizioso la chitarra si innesta sopra ad un tappeto di tastiere suonate magnificamente, messe insieme da un senso armonico stupendo. Molti sconfesseranno questo pezzo rifugiandosi dietro alla scusa del “troppo commerciale”, ma la verità è che si stratta di un pezzo della madonna. PANAMA invece è un rock metallico ad ampio respiro, sottolineato da un ritornello che ti entra in testa fin dal primo ascolto…..TOP JIMMY è un rock and roll vanhalenizzato a puntino…DROP DEAD LEGS  è un eccitante tempo medio costruito sulla base della sensualità che solo il rock espande così bene…si evolve in uno spregiudicato heavy metal dove David Lee Roth grida di essere “caldo per la maestra”. Gran pezzo questo HOT FOR THE TEACHER…”

Beata ingenuità.

Ma a proposito cosa sta facendo il Milan?

Controllo il cellulino

sms di Dennis: Tremo

Vado di là, sono gli ultimi minuti e il palermo vince 1 a 0.

Ostento distacco, ma sento che mi palpita forte il cuore. Soffro durante gli ultimi attacchi del Milan, maledico il Palermo che sbaglia il facile 2 a 0, mi tengo stretto, mi tengo calmo, ma quando l’arbitro finalmente fischia mi libro nell’aria con un gran salto…

I get up, and nothing gets me down.
You got it tough. i’ve seen the toughest around.
And i know, baby, just how you feel.
You’ve got to roll with the punches to get to what’s real
Oh can’t you see me standing here,
I’ve got my back against the record machine
I ain’t the worst that you’ve seen.
Oh can’t you see what i mean ?

Might as well jump. jump !
Might as well jump.
Go ahead, jump. jump !
Go ahead, jump.

Aaa-ohh hey you ! how said that ?
Baby how you been ?
You say you don’t know, you won’t know
Until we begin.
Well can’t you see me standing here,
I’ve got my back against the record machine
I ain’t the worst that you’ve seen.
Oh can’t you see what i mean ?

Might as well jump. jump !
Go ahead, jump.
Might as well jump. jump !
Go ahead, jump.
(guitar solo)
(keyboard solo)
Might as well jump. jump !


SALTA

Mi alzo, e niente mi butta già
Ce l’hai duro, ho visto il più duro della zona
E lo so, baby, come ti senti
devi lottare con I pugni per ottenere qualcosa di vero

Oh, non mi vedi in piedi qui davanti
Ho la schiena contro la macchina registratrice
Non sono il peggiore che hai visto
Oh, non vedi cosa voglio dire?


può anche saltare. Salta!
può anche saltare
Vai avanti, salta. Salta
Vai avanti, salta

AAA-ohh Ehi tu ! Chi ha detto questo?
Baby com’eri?
Hai detto non lo sai, non vuoi saperlo
finché non iniziamo

Bene non mi vedi in piedi qui
ho la schiena contro la macchina registratrice
Non sono Il peggiore che hai visto
Non capisci cosa voglio dire?


può anche saltare. Salta!
Vai avanti, salta
può anche saltare. Salta!
Vai avanti, salta

ASSOLO

può anche saltare. Salta!
Vai avanti, salta

può anche saltare. Salta!
Vai avanti, salta

(Nella Foto: il retro del cartonato di Classic Rock – evitiamo di mostrare lo strappo della pattella per non urtare la sensibilità dei lettori)

(Nella foto: la I di copertina con la piega… cazzo, lo so già… dovrò comprarne una altra copia…povero me.)

PS:

sms di Doc n.1: Serse Cosmi vicepresidente dell’Inter.

sms di Doc n.2: Akouah presidente del Ghana.

sms di Doc n.3: Miccoli uno di noi.

sms di Mario: Grazie Palermo.

sms di Picca: Siamo tutti palermitani.

(Palermo – Milan: un cannolo siciliano, mizzica… – Courtesy by Picca)

PLAYLIST MARZO

19 Mar

ALBUM

LYNYRD SKYNYRD – Authorized Bootleg Wnterland San Francisco 07/03/1976 – JJJ

GARY MOORE – We Want Moore (Live 1984) – JJ

LED ZEPPELIN – bootleg Fifth Element (Live  1969/1979 Audio tratto dal DVD ufficiale del 2003)  – JJJJJ

CINDERELLA – Authorized Bootleg Live Tokyo Dome Tokyo 21/12/1990 – JJJ

GRAND FUNK RAILROAD – Closer To Home(1970) – JJ

GRAND FUNK RAILROAD – On Time(1969) – JJ

SUPERTRAMP – Crisis? What Crisis?(1975) – JJJJ

GREGG ALLMAN – Laid Back (1973) – JJJJ

TRANSATLANTIC – Bridge Across Forever (2001) – JJJ½

SOCIAL DISTORTION – Hard Times And Nursery Rhymes (2011) – JJJ½

EAGLES – On The Border (1974) –  JJJJJ

BLACK SABBATH – Black Sabbath (1970 – Deluxe Edition 2009)  – JJJJ½

FUMETTI:

DYLAN DOG 294 – MARZO 2011

JULIA 150 –  MARZO 2011

LINUS –  FEBBRAIO 2011

CASSIDY 11 – MARZO 2011

Il Blog ha un mese

18 Mar

Oggi il blog compie un mese e devo dire che sono molto contento di come sta andando, oltre 2200 visite in 30 giorni per un blog come questo sono davvero un buon risultato.  53 articoli, parecchi commenti, e  feedback che ricevo da alcuni di voi in privato molto positivi. Sono fiero del fatto che Picca collabori stabilmente con noi e che, se va tutto bene, occasionalmente vedremo anche  le firme di Trombetti e Riva. Dalle statistiche del blog vedo che la stragrande maggioranza cerca il blog di proposito o se non altro cerca notizie sul sottoscritto. Ce n’è qualcuno che capita per caso cercando in google qualche altra cosa tipo pfm cook expanded, led zeppelin, robert plant da giovane, e, forse la più simpatica di tutte, fighe al piper.

Grazie a tutti quindi e grazie a Lorenz che, pur odiando il calcio, mi scrive che legge anche i post sull’Inter.

Stay tuned for more rock and roll.



Il mio compagno di banco era…Steven Tyler.

18 Mar

Altra rubrichetta del vostro Picca.

Sorteggi Champions League: Inter-Schalke

18 Mar

Picca mi manda questa foto e commenta: del maiale non si butta via niente.

CONVERSAZIONE CON GIANCARLO TROMBETTI – 1a parte

18 Mar

Giancarlo mi prende a male parole quando osanno il suo sapere, i suoi scritti, la sua importanza all’interno del giornalismo musicale italiano. Non capisce che sono sincero e lucido quando gi dico certe cose, io lo considero (insieme a Beppe Riva) uno dei miei due maestri in questo campo. Nella seconda metà degli anni ottanta iniziai a collaborare con METAL SHOCK e, magari inconsciamente, lui e Riva mi presero sotto la loro protezione e mi insegnarono un sacco di cose. Sentirmi incoraggiato da queste due firme del giornalismo rock italiano, firme che nel corso degli anni vedevo in calce agli articoli che divoravo, fu molto gratificante per il giovane Tim di allora. Giancarlo che mi commissiona un articolo su Yngwie J. Malmsteen, io lo scrivo , glielo invio, e lui che mi fa capire che sì, è scritto bene e pieno di giuste riflessione, ma che non è pubblicabile (troppo critico per lettori che amano l’heavy metal  in modo un po’ tout court) e mi insegna a come riscriverlo, dicendo più o meno le stesse cose ma in maniera più intelligente. Giancarlo che cerca di farmi incontrare Robert Plant dopo il concerto del Teatro Verdi a Firenze nel maggio 1990…insomma io a Giancarlo voglio bene (virilmente s’intende), è un gobbo di mer…ehm, meraviglioso lignaggio intellettuale. Quella che segue è una chiacchierata fra amici, come dice lui, ma per farlo incazzare concludo questa introduzione con “ecco quindi la intervista al rock journalist extraordinarie GIANCARLO TROMBETTI”.

Giancarlo nasce in Liguria troppi anni fa. Dopo pochi minuti ne ha già le palle piene e si sposta in Toscana, a Viareggio, dove resterà parcheggiato fino a che non scoprirà che – a meno che non voglia fare il bagnino, lavoro eccellente e ben retribuito ma che non si può permettere – sarà costretto a trasferirsi altrove. Studia inutilmente Giurisprudenza e si trasferisce a Roma per lavorare dentro a una redazione dopo aver provato a campare per qualche anno da collaboratore…Inizia il suo triste peregrinare tra Roma, l’alta Toscana, Milano, Londra, Firenze, Roma, Milano..in una sequenza che lo porta a seminare decine di capi di vestiario e almeno tre impianti stereofonici in altrettante magioni. Adora la musica, specialmente quella che gli piace J e ancora oggi, dopo decenni, riesce a commuoversi e farsi venire la pelle d’oca ascoltando certe cose. Ha provato a lavorare seriamente per una decina di periodici in tempi diversi, scoprendo amaramente che la parola “seriamente” sta a questo mestiere come la definizione “per bene” a un qualsiasi politico italiano. Così, perduto gradualmente l’entusiasmo, ha modificato il suo modo di vedere l’ambiente dove vanta una manciata di amici tra i mille conosciuti, stimandone pochi e selezionati personaggi che non vi elencherà mai neppure sotto tortura o la promessa del regalo di un bootleg raro di Zappa perché, dice, “con molti di questi devo continuare ad avere a che fare ancora per un po’”. Si reputa, molto probabilmente a torto, autoironico e spiritoso, e sostiene di avere una visione sarcastica della vita e di quella che stenta – e questa è pura verità – a definire la sua professione e che, in pratica, è solo una passione un po’ più concreta delle altre. In realtà desidererebbe vincere una somma molto ma molto elevata al superenalotto che amerebbe distribuire tra amici e parenti tenendone una cospicua parte per se al solo scopo di vederli dire, alla sua morte…”ma come cazzo ha fatto a finire tutti quei soldi?”. Adora leggere, ascoltare rock and roll, lavorare all’aria aperta e provare a fare al meglio quel poco che ha imparato in oltre trent’anni di perdite di tempo ma, come lo si sente spesso ripetere, di persone oneste e serie se ne incontrano sempre meno in giro.

1. Togliamoci subito il dente: che si vinca o che si perda, forza Juve e ….?

Sei un provocatore…ma caschi male. Sono uno juventino tranquillo e distaccato che ha sempre avuto antipatia solo per i fiorentini (e solo perché ha rischiato la pelle nel corso di una tranquilla partita al Franchi, molti anni fa) fino a che “qualcuno” ha deciso che le chiacchiere da bar fossero pura realtà ed ha truffato, organizzando un giochino che, ne sono convinto, in qualche modo verrà a galla. Gli avvenimenti che il nostro campionato sta vivendo oggi ne sono prova…e se tu fossi un ladr…scusa, un interista distaccato, andresti ad ascoltarti qualcuna delle “intercettazioni scomparse” su www.ju29ro.it : ti divertiresti…e comunque una cosa : non litigherei mai seriamente con chicchessia per motivi di calcio, politica e religione. Dato che nessuno potrebbe dire, in buona fede, di essere in tutti e tre i casi, nel giusto….ora parliamo seriamente…

2. Giancarlo, Dio esiste?

Vorrei saperlo. Sono 55 anni che me lo domando e a volte credo di essere vicino a rendermene conto. Diciamo che egoisticamente vorrei tanto poter dire di sì, ma le volte che mi è capitato di osservare un cadavere da vicino (accadeva ai tempi dell’Università, esame di Medicina Legale) ne uscivo poco convinto. Mi sembrava che tutto, sul serio, finisse proprio lì. Poi, alcuni anni fa, è morto mio padre. Ed ho scoperto che il mio legame con lui era così forte da lasciarmi intravedere degli spicchi di luce, di speranza, nelle nebbie. A volte lo sento così vicino che non posso credere che tutto possa finire così stupidamente.

3. Film: i tuoi 3 preferiti

Sono un frequentatore di sale cinematografiche; credo che se molta gente fosse come me, il cinema non sarebbe in crisi. Il guaio è che sono pochi i film che davvero mi “restano addosso”…sì, ce n’è qualcuno che mi esalta, lì per lì, ma poi finisco pure per dimenticarmene il titolo, al punto che quando lo ripassano in tv non ricordo neppure d’averlo visto. Vado d’istinto e te ne cito i primi tre che mi vengono in mente in questo momento : “Non è un paese per vecchi” per la splendida figura dell’assassino psicopatico e per esser riusciti a tenere una tensione incredibile per due ore senza utilizzare una sola nota musicale. Poi “Il buono, il brutto e il cattivo” perché Leone era un genio e Morricone lo è ancora e certi montaggi che si possono vedere in quel film non li ho più trovati altrove…e “Blade runner” per certe frasi e per l’ambientazione…volevo dirti il Batman truculento con Heath Ledger ed un paio di altri…ma mi hai detto solo tre…

4.Fumetti: i tuoi 3 preferiti

Beh…i Simpsons su tutti! Per me sono l’opera più geniale mai creata dalla penna di un disegnatore. Ogni volta che li vedo resto estasiato dai dettagli e dai mille minuscoli indizi nascosti dentro le puntate. Matt Groening è un vero artista, sia dal punto di vista estetico che di stile. E’ riuscito a mettere d’accordo i bambini e i cinquantenni inserendo motivi di attrazione per entrambi senza che nessuna delle due fazioni si stufi di seguirli. E se non è geniale un’operazione del genere…da ragazzino leggevo molto Linus ed Eureka, ma tranne alcuni episodi devo dirti che sono cose che ho cancellato con il tempo. Più  recentemente – mi vien da ridere a dire recentemente parlando di quasi trent’anni fa ma non trovo avverbio più utile – ho apprezzato molto Il Male e Cannibale ed alcuni disegnatori che hanno creato uno stile personalissimo e spettacolare che non fatico a ricordare. Parlo di Pazienza, Liberatore, Scozzari…

5. Musica: 5 artisti o gruppi che ti piacciono.

Non ce la faccio. Troppo difficile condensare 42 anni persi a ascoltare musica riducendola a cinque nomi. Qualunque essi siano. Ricordo che il mio primo 33 giri me lo comprai a tredici anni e ricordo perfettamente i primissimi dischi che misi sul piatto in plastica di una radio, giradischi che aveva un braccetto che pesava non meno di un etto e mezzo… Non molto tempo fa, scrivendo una cosa, mi sono reso conto che stavo elencando, come tentativo di consiglio, nomi già più volte citati. Così scelsi di sottolineare che chissà perché, quando si devono fare dei nomi, si cade sempre sui classici, aggiungendo che è sempre più emozionante andare a vedere nascere un fiume alla sorgente e domandarsi “da dove cavolo viene fuori?”, piuttosto che vedere scorrere, maestoso, il fiume più a valle… che è sempre più banale.

6. Musica: 5 album senza i quali non potresti vivere?

Ci risiamo…non potrei abbandonare centinaia di miei piccoli pargoli tradendoli anche solo per cinque pezzi di storia. Ti racconterò un minuscolo segreto. Uno dei miei incubi ricorrenti è il dispiacere di non essere riuscito a tramandare nulla di me. Forse è una cosa che dipende dall’età che incalza, ma il fatto di non aver avuto figli, alla lunga, mi inizia a pesare. No, non credo che sarei stato un gran che come padre; sicuramente un gran rompicoglioni, possessivo e prepotente, ma credo che avrei cercato di passare il testimone di quelle che sono state le mie passioni a mio figlio. E non parlo esclusivamente delle passioni musicali. Mi sarebbe piaciuto condividere con lui quello che mio padre ha fatto – non so quanto consapevolmente – con me, facendomi appassionare a certe sue passioni. Non posso dire di non aver provato; ho provato con i miei nipoti e con le figlie della mia compagna, ma ho fallito miseramente. Non sono mai riuscito a stimolarne neppure la curiosità. A volte mi dico che non è colpa mia, che è colpa del buco generazionale e della immensa differenza tra le generazioni attuali ed il loro modo di fruire la musica e le fonti, ma la verità è che non sono riuscito a ottenere reazioni di sorta. Così mi domando spesso che fine faranno quelle cose meravigliose che sono nascoste dentro a migliaia di copertine o di pezzetti di plastica e ne soffro. Ne soffro sinceramente.

7. Per Giancarlo Trombetti chi sono i Led Zeppelin?

La mia adolescenza, le mie prime emozioni forti, la scoperta di un suono “nero” che non avevo ancora assaggiato. L’esplosione della chitarra e dell’urlo liberatorio. Sono cresciuto a Beatles e Stones, tra i miei dieci e 13,  14 anni. Sì, sono stato fortunato a vivere un’era in cui era possibile scegliere tra bello e brutto. Ed ho avuto chi, sicuramente senza volere, mi ha spinto verso il bello. Ma Gli Zeppelin i Tull, i Vanilla Fudge e i Sabbath, i Purple me li sono scoperti da solo, fin dai loro primi passi. Ricordo perfettamente quando acquistai il primo Led Zeppelin, affascinato da un singolo che avevo sentito in radio (!) e dalla copertina. E ricordo che quando uscì il secondo, dopo pochissimo, un amico mi chiamò in casa sua, dalla finestra, per farmi sentire il riff di “Whole Lotta Love”. Io, che non sapevo neppure che fosse uscito il disco, feci follie per recuperare le 2300 lire necessarie all’acquisto. Sono stati la colonna sonora di molta parte della mia vita. Per questo odio sentirli scopiazzare.

8. Giancarlo, qual è il senso della vita?

Credo che tutto stia nel riuscire a lasciare una traccia, positiva. Di farsi, in qualche modo amare per ciò che sei davvero e per ciò di buono sei riuscito a fare per qualcuno. Non credo nel mondo da salvare ad ogni costo, mi fa un po’ ridere pensare ad un pianeta intero quando hai persone vicino che hanno bisogno di te. E credo che se esista un Dio qualunque, sia più disponibile a giudicarti per come hai utilizzato il più grande dono che ci viene offerto, che è la vita. E credo che se un uomo non avrà mai il coraggio di dire la parola “scusa” non avrà mai capito a fondo l’essenza del rapporto umano.

9. Un libro che hai divorato.

Se mi avessi chiesto di dirti semplicemente i libri che mi sono piaciuti, stavolta qualcuno ne avrei potuto elencare, ma dato che mi chiedi un libro che ho divorato, quindi che ho letto con foga, ne ricordo due in particolare, l’opera omnia di Lovecraft, che adoro, e “The Tommyknockers” di Stephen King, altro mio pallino…tutti gli altri li ho semplicemente letti. Con calma.

10. Avresti mai pensato che politicamente l’Italia sarebbe arrivata a questo punto?

No. Non ho mai riconosciuto grande stile e onestà intellettuale ai nostri politici, qualunque fazione essi tenessero, ma lo sfascio cui assistiamo oggi era, o almeno speravo fosse, imprevedibile. Non esistono più ideologie di riferimento, non esiste più una parola data, non esiste più una logica che possa anche lontanamente far supporre che uno qualsiasi – uno qualsiasi – dei nostro rappresentanti, in realtà stia lì per rappresentarci, appunto.  Stanno dimostrando di  stare lì per se stessi, per i privilegi che si sono dati e che gli avremmo negato (anche con sonanti referendum disattesi!) ma che sono stati come acqua fresca, per loro. Del paese, a loro, non frega assolutamente nulla. Non mi sento più rappresentato e seguo la politica con un senso crescente di distacco e schifo e mi trovo, talvolta, a sperare in una rivoluzione in stile nord-africano. Mi vergogno di me stesso per averci creduto e mi vergogno per i miei simili, i comuni mortali, che non hanno ancora capito quanto costoro ci prendano per il culo. La mia impressione è che il massimo sforzo che il politico nostrale faccia oggi stia tutto nello sperare che nessuno abbia la memoria o la cura di ricordarsi cosa egli abbia sostenuto, a volte anche solo poco tempo prima. E’ la teorizzazione della fuga perenne da se stessi e dalla logica, dal pensiero e dal rispetto per quello che dovrebbe essere semplicemente un rappresentante. E che da sempre altro non è che un lavoro a tempo indeterminato, fin troppo ben retribuito.

11. Quando guardi l’infinito, di solito a cosa pensi?

Al fatto che sperare di essere gli unici stronzi a guidare un’auto o suonare una chitarra nell’universo sia un po’ troppo presuntuoso. Secondo me siamo davvero una caccola sperduta nel bel mezzo di trilioni di stelle e ci siamo fatti raccontare di essere sul serio “unici”. La mia casa sta in campagna, dove non c’è inquinamento luminoso e spesso mi trovo, nel silenzio, a osservare quelle migliaia di stelle sapendo perfettamente che anche esse apprestano solo la famosa punta del famoso iceberg. E’ in quei momenti che è più facile porsi delle domande cui non avrai mai una risposta logica… Ecco, su questo punto, la Chiesa avrebbe dovuto mostrare un po’ più di buon senso. In fondo, anche dal loro punto di vista, un alieno potrebbe far parte del disegno divino, senza sconvolgerlo, no? …tu pensa che, quando sono al mare, infinito, per me, è anche guardare l’orizzonte…

12. Il tuo pezzo rock preferito?

Non credo di averne uno in particolare. La bellezza di essere stato così fortunato da innamorarmi di una fascia molto ampia di musica rock che spazia dal jazz rock inglese al progressivo, dall’hard alla west coast, dal blues nero all’heavy passando per il country, il southern, l’orchestrale e la musica di Zappa, che insieme a Davis e Coltrane, ritengo generi a se stanti, in particolare il primo, mi favorisce nel far combaciare gli umori e le situazioni con le scelte musicali. In questo momento, ad esempio, ascolto moltissimo Colosseum, Nucleus, Soft Machine, Tempest…tra un po’ mi butterò sul country, dato che ho letto una serie di articoli su Johnny Cash che mi hanno stimolato e vorrei andare a riascoltare per rivederne l’opinione…ma, al solito, se dovessi dare un riff su tutti – impossibile per un appassionato con la casa invasa da dischi! – ricorrerei alla gioventù e ti direi…”Whole Lotta Love”, “Paranoid”, “Smoke on the Water”…

13. Il tuo pezzo easy listening preferito (scusa ma non riesco a scrivere Pop, sono cresciuto musicalmente negli anni 70 e la musica Pop era altra cosa rispetto a ciò che si intende oggi).

Sinceramente spero di aver capito le tue intenzioni…nel senso che per me easy listening è quella cacchina che scivola via lasciando una traccia lieve tra le chiappe che una buona sciacquata cancella in un attimo…il pop è, come penso intenda tu, il primo parto di quella nuova musica che nacque all’inizio dei sessanta con i Beatles. A me, onestamente, piacerebbe chiamare Pop tutta la nostra musica, senza andarsi a impelagare in decine di definizioni che rappresentano cassettini sempre più piccoli e con sempre meno spazio. Se quindi intendi “quel” genere di cacchina….boh…non saprei…ci sono momenti in cui fischietto una cosina ascoltata per caso ma che mi dimentico in un nanosecondo…quindi sai che faccio? Preferisco indicarti un pezzo italiano dato che ho una buona stima, in certi casi ben selezionati, di alcuni italiani, ma non sono mai riuscito a considerarli “autori” di musica pop/rock per loro principale colpa, avendo scelto di vivere troppo all’ombra degli anglosassoni e di non aver mai saputo inventare una via italiana alla musica contemporanea, chiamiamola così. Quindi, prima di infilarci nel dedalo senza fine dei miei giudizi sui gruppi italiani, ti sparo “Caruso” di Dalla – che ha fatto eccellenti cose, molto personali, tanti anni fa – anche perché era una canzone molto amata da mio papà.

14. Che giornali musicali leggi?

Oddio…diciamo che se voglio leggere qualcosa di sensato mi compro quei costosi periodici inglesi per vecchietti come me. Raramente il Rolling Stone americano. Mai quelli italiani che sono pensati male, scritti peggio, impaginati con mezza lira e pubblicati da editori disgraziati. Posso salvare solo alcune rare cose frutto del lavoro dei più vecchi frequentatori (mi riesce difficile chiamarli giornalisti e magari, un giorno, ne parleremo a lungo di questa mia visione dell’ambiente) della carta stampata, ma sono episodi davvero rari.

15. Che quotidiani leggi?

Ne leggo almeno due o tre…sì, sono dipendente da informazione e non ancora disintossicato…ovviamente ne scelgo tra opinioni diverse per farmene una personale anche se non riesco mai del tutto ad immedesimarmi nelle varie fazioni. Probabilmente è per colpa delle mie vicissitudini tra editori (così loro desiderano essere chiamati) tutti fortemente politicizzati e di cui ho vissuto sulla mia pelle le vicende politiche e professionali che hanno finito – e non vedo come non avrebbero potuto farlo – per condizionare il mio giudizio su di loro. Ho lavorato per Marcucci, Cecchi Gori, De Benedetti, Colaninno, poco per Tronchetti Provera, con strutture più o meno referenti a un partito e con un’altra manciata di personaggi che mi hanno…come si dice in questi casi…aperto gli occhi su ciò che il comune lettore prende per oro colato.

16. Come sai proveremo a fare una intervista anche al tuo collega Beppe Riva, hai un messaggio per lui?

…Che sono felicissimo che l’Inter abbia passato il turno ieri sera con il Bayern. Perché l’Inter dovrà perdere la finale al 94’ con un autogoal di Eto’ di mano…scherzo…Beppe è un amico, un compagno di alcune avventure e cui sono legato da affetto e da un rapporto che va oltre quello “professionale”. Credo che in due – se ben selezionate le poche parti utili da entrambi – avremmo potuto fare un buon giornalista…e invece dato che non ci hanno mai vivisezionato, siamo rimasti molto simili, con amori musicali quasi paralleli e con un approccio solo un po’ diverso al metodo ma che, credo, abbia finito l’uno con il compensare il lavoro dell’altro. Ecco perché credo che, tutto sommato, quel poco che abbiamo fatto sia stato divertente per noi e utile per qualcuno. E io non dispero, sinceramente, di riuscire ancora, un giorno, presto o tardi, di riunire una manciata di amici intorno a un tavolino per dar vita a un qualcosa di nuovo…a te, Tim, piacerebbe far parte della brigata di nostalgici?

E’ inutile che tu mi faccia di queste domande Giancarlo, lo sai, per queste cose io seguirei te e Beppe all’inferno (dopotutto, come diceva qualcuno, hell ain’t a bad place to be).

(Continua)