Prodotto da T.Bone Burnett, di cui non sono fan, questo nuovo disco del grande Gregg Allman si colloca per certi versi sugli stessi binari di RAISING SAND e BAND OF JOY di Robert Plant, civettando come fa con il genere che gli inglesi chiamano “americana”. Gregg se non altro rimane più ancorato alla parte nera e dunque blues.
La produzione e le performance dei vari musicisti sono avvolte in quel velo tipico delle produzioni di Burnette, una specie di fanghiglia sonora dove niente risalta particolarmente. Io non amo questo tipo di produzioni, ma adesso vanno di moda, specialmente tra i vecchi leoni.
Gregg rilegge Sleepy John Estes in FLOATING BRIDGE e Skip James in DEVIL GOT MY WOMAN, io in quest’ultima ci sento tanto di quel ROBERT JOHNSON che mi pare di vederlo apparire.
Godibile e bella rilettura di I CAN’T BE SATISFIED di Muddy Waters, pezzo che riesce sempre a scaldare il cuore.
In JUST ANOTHER RIDER Gregg rifà un po’ il verso a stesso, se non altro nel titolo, ma il pezzo è coinvolgente, ben delineato dai fiati e dove la voce di Gregg ritorna prepotentemente quella dei tempi d’oro degli Allman Brothers. E’ tutto il disco comunque a convincere pur non contenendo nessun acuto creativo particolare, un bell’insieme di blues e passione, e per blues intendo quello vero, quello che sa mettere paura, quello che pur non potendo rispondere alle domande ancestrali dell’uomo, riesce comunque a trasmettere un senso alla vita.
Gregg Allman, che uomo.




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