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Intervista con Susan Whitall, giornalista di CREEM extraordinaire – di Paolo Barone

15 Nov

Quando il nostro Michigan boy mi ha informato circa la possibilità di intervistare per il blog Susan Whitall – giornalista e scrittrice americana – mi sono sentito euforico, la rivista musicale CREEM è stata un punto fermo per la musica rock e per il sottoscritto. Per quelli della mia generazione il giornale in questione è stato un punto di riferimento. Difficilissimo trovarla in Italia, l’unica era farsela spedire da qualche conoscente, quei pochi numeri arrivati sulle mie sponde illuminarono per mesi la mia voglia rock. Sono sempre stato uno da CREEM, Rolling Stone pur essendo un alto snodo cruciale per lo sviluppo del rock, non mi ha mai appassionato appieno, e molte delle altre testate rock americane mi parevano dozzinali e superficiali … e se avevo questa sensazione in giovanissima età è segno che lo erano davvero. Il figura più conosciuta di CREEM era ed è Lester Bangs, preparatissimo giornalista musicale che ammiravo (e ammiro) molto pur avendo con lui un rapporto conflittuale. Spesso Polbi (Paolo Barone insomma) mi dice che a volte glielo ricordo, quando il fervore per il rock più essenziale mi assale la mia visione della musica rock si sovrappone a quella di Bangs secondo il mio amico. Sarà, fatto sta che è un grande onore per noi ospitare su questo blog miserello Susan Whitall.

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Birmingham e’ una zona dell’area metropolitana di Detroit a una ventina di minuti dal confine fra poveri e ricchi segnato da Eight Mile. Belle case, negozi sulla main street, ristoranti, banche e un teatro. Insomma il solito incubo del Midwest americano. Eppure e’ qui, fra tutta questa disarmante normalita’, che negli anni settanta ha abitato Creem, la piu’ leggendaria rivista di musica Rock di tutti i tempi. E in qualche modo le istituzioni locali si devono essere rese conto di aver avuto da quelle parti un qualcosa di veramente memorabile, tanto da aver deciso ultimamente di dedicargli un piccolo museo cittadino ricostruendo, con il contributo e le donazioni dei redattori, una parte degli uffici della rivista.  Niente di che logicamente, ma quando lo hanno inaugurato e’ stata l’occasione per riunire molti dei fotografi e giornalisti, fra cui Susan Whitall che fino a meta’ anni ottanta e’ stata una delle presenze piu’ importanti nella storia di Creem. Oggi oltre ad essere una giornalista molto affermata, e’ anche una scrittrice con diversi libri pubblicati e altri in cantiere.

Per chi legge di musica Creem e’ una leggenda al pari delle band di cui parlavano le sue pagine, e molti dei suoi redattori delle Rockstar. E’ quindi con una certa emozione che mi ritrovo in uno Starbucks di sabato mattina per una lunga chiacchierata con Susan Whitall…

Susan Whithall

Allora Susan, proviamo a partire dall’inizio, come sei arrivata a lavorare per Creem Magazine?

Ero appena tornata da un lungo soggiorno a Londra, e cercavo un lavoro. Non avevo trovato ancora nulla di stabile, e un giorno mentre in una libreria sfogliavo un numero di Creem, il proprietario mi avvicina e mi dice che quelli che fanno questa rivista sono un branco di stronzi, che gli devono dei soldi e che stanno proprio al piano di sopra dello stesso stabile! Non ero una grande appassionata di musica, anche se avevo visto i Beatles due volte, gli MC5 e altri. Ma Creem mi aveva veramente colpito…Decisi sul momento di andare direttamente a bussare alla porta e provare. Mi apri’ uno dei redattori, dentro c’era un casino indescrivibile, gli dissi che cercavo un lavoro, che sapevo scrivere a macchina e parlavo Francese…Bene! Mi disse, il tuo primo lavoro per ora lo hai trovato, traduci il prima possibile quest’articolo della rivista francese Rock & Pop e poi vediamo come te la cavi, sia a scrivere che a passare un po’di tempo con noi.

Creem settembre 1973

Come era una tipica giornata di lavoro a Creem in quel periodo?

Iniziava tardi! Il primo giorno ricordo che sono arrivata alle dieci pensando di essere un po’ in ritardo, ma l’unica persona li’ era la segretaria che non mi ha nemmeno fatto entrare! Qualche ora dopo e’ arrivato Lester Bangs che non avevo mai visto prima, si e’ incazzato con la poveretta che non mi aveva lasciato passare e tutto e’ cominciato.

Diciamo che una tipica giornata di lavoro a Creem iniziava verso l’una e andava avanti a tempo indeterminato. Io per prima cosa vedevo se avevamo ricevuto telefonate urgenti da qualche casa discografica, poi chiamavo chi scriveva i pezzi per sapere come andavano gli articoli. Dovevamo chiudere i numeri con un paio di mesi di anticipo, e ricordiamoci che tutto si faceva per telefono e posta. La rivista prendeva forma fisicamente, costruivamo il numero e lo si mandava in stampa. Una volta per un disguido postale abbiamo perso tutto, un mese di lavoro buttato, un incubo. Da quella volta in poi, uno di noi prendeva ogni mese l’aereo e lo portava personalmente in stampa in Canada!

Susan Whithall

In quanti eravate a lavorare per Creem?

Eravamo tanti. Almeno dodici persone fisse in redazione, più tutti i free lance e quelli che si aggiungevano per aiutare a chiudere il numero quando si avvicinava la data di consegna. Pensa che per tutti era un lavoro sufficiente a poterci vivere decentemente. Ci pagavamo la casa, le bollette e tutto con lo stipendio del giornale. Nella prima fase ero precaria e mi occupavo dell’inserto dedicato alla scena locale “Extra Creem” che usciva in Michigan, Ontario e Ohio. Poi grazie a un piano di sviluppo dello stato del Michigan venimmo assunti in molti, con un contributo statale del 50%. Tutto questo oggi sarebbe impensabile. Cosi come lo era a fine anni sessanta quando la redazione di Creem era composta da un gruppo variabile di appassionati che venivano pagati in dischi.

Lo staff di Creem nel 1975

Compri riviste di musica oggi?

A volte si, compro le riviste inglesi pur trovandole molto costose. Ma devo dire che sono sempre impegnata a scrivere, e le riviste musicali non sono le mie letture principali oggi.

C’e’ qualche band che ha un posto speciale nei tuoi ricordi?

E’ difficile dirlo, erano tante e con molti si sono creati dei rapporti di vera amicizia. Ma forse il legame piu’ forte in quegli anni lo avevamo sviluppato con i Led Zeppelin. Ricordo che una volta mi mandarono a Chicago per consegnare il premio di Creem “ Boy Howdy “ del referendum dei lettori, che loro avevano stravinto in ogni categoria. Il fotografo con me era Neil Preston, bravissimo e in ottimi rapporti con la band. Era il 1977 e loro erano in un grande albergo, assediato da centinaia di groupies. Io ero una ragazza come loro, non avevano la minima idea che fossi una redattrice di Creem, e quando entrammo nell’ascensore fui letteralmente presa a schiaffi da una pazza che voleva il mio posto ad ogni costo! Una follia! Una volta sopra trovammo Plant ad accoglierci, gentile e affascinante come sempre, disponibilissimo a farsi fotografare. Ma di Page nessuna traccia…Pensammo che era in camera chiuso nel suo mondo, sicuramente non disponibile per fare questa cazzata…C’era un giornalista di un altra rivista in lacrime davanti alla porta della sua stanza, doveva fare un intervista con loro in copertina e non c’era verso di parlare con Mr. Page. Oggi sappiamo che era all’apice della sua dipendenza da eroina, ma all’epoca non ne avevamo idea. Per farsi perdonare ci fece arrivare in redazione due intere file di biglietti per lo show al Silverdome di Pontiac. Erano talmente tanti biglietti che non sapevamo piu’ chi invitare, andammo con il furgone che si usava per le consegne, con noi venne pure Mitch Ryder e porto’ dei bottiglioni di vodka e succo di arancia, che non so come siamo arrivati tutti sani e salvi quella volta…

Creem aprile 1977

Chissà quanto avete festeggiato in quel periodo…

Andai al mio primo r’n’r’ party con Lester Bangs. Lo invitavano sempre tutti, anche quelli che lui distruggeva sulle pagine della rivista. I Faces avevano suonato alla Cobo Hall, e noi siamo entrati nel backstage…Ron Wood urla Leeesteeeerr!! Cazzo eravamo Creem Magazine! Dopo un po’ Ron ci dice di andare a una festa privata, e ci mette in macchina Bobby Womack che sa la strada. Arriviamo in una casa molto di classe e David Ruffin della Motown ci apre la porta…erano tutti vestiti benissimo, e noi eravamo tre rock and roll kids totalmente fuori luogo. Lester si mise subito a ballare in maniera a dir poco sconveniente con la padrona di casa, moglie di Ruffin… poi siamo finiti tutti a cantare, Ron alla chitarra e tutti noi a fare i cori. Tutto bene finche’ Bangs decide di cantare una sua canzone, ecco diciamo che le parole non erano appropriate proprio come le sue danze di inizio serata…molto gentilmente venimmo messi alla porta, e fini il mio primo rock an roll party da redattrice di Creem!

Cosa pensi che rendesse Creem diversa dalle altre riviste?

La nostra assoluta liberta’ e il fatto che gli altri si prendevano molto sul serio, mentre noi ci divertivamo da pazzi! Parlavamo e scrivevamo delle nostre cose, di libri, film, trasmissioni televisive, droghe, tutto, e ridevamo sempre, era un lavorare sempre gioioso, tutto il giorno andava avanti cosi.

Avevate un rapporto speciale con qualche band locale?

MC5! Lester era molto vicino a Rob Tyner che veniva spesso in redazione. Cosi’ come Mitch Ryder e gli altri membri degli MC5, che erano tutte persone molto interessanti con cui parlare di qualsiasi cosa. Ma non abbiamo mai avuto una particolare vocazione locale, ci siamo sempre rivolti a tutto quello che di interessante stava succedendo nella scena musicale internazionale.

Pensi che essere a Detroit abbia avuto un ruolo importante nella storia di Creem?

Senza alcun dubbio e per diverse ragioni. Intanto vivere qui e’ sempre stato abbastanza economico e quindi non eri sotto la pressione dei soldi. A fare il nostro lavoro a NYC o Los Angeles avevi sempre tutti sul collo, qui invece ci sentivamo protetti. Quando andavamo in quelle citta’ era un delirio: Concerti, open bar, labels, tutto 24 ore su 24, sette giorni alla settimana, non so come la gente potesse reggere! Da noi qui era l’opposto, la realta’ ti teneva con i piedi per terra. Guarda cosa e’ successo a Lester. A New York lo incoraggiavano ad andare piu’ fuori di testa possibile. Qui una volta un DJ della radio locale lo ha trovato su Woodward Avenue nella sua macchina rossa sportiva, con lo sportello aperto, la radio e il motore accesi e lui completamente privo di sensi. Tutto quello che ha fatto e’ stato portarlo a casa e aspettare che si riprendesse. Mentre poi a NYC lo avrebbero trattato come un pagliaccio da circo. Qui eravamo piu’ liberi e piu’ veri. Alle volte le case discografiche ci chiedevano la copertina del numero per una loro band. Noi non le abbiamo mai garantite a nessuno “ Possiamo scrivere un pezzo, proporlo in riunione di redazione, ma la decisone e’ nostra non vostra! Ma come…Rolling Stone lo fa, ci dicevano increduli…Ecco, noi siamo Creem, non Rolling Stone! “  La nostra integrità per noi era irrinunciabile.

 

Quante copie vendevate?

150.000 copie piu’ o meno. Eravamo secondi dopo Rolling Stone…solo che loro vendevano un milione di copie a botta! Il gap era enorme, ma eravamo secondi. Non ci posso pensare che con quei numeri promettessero copertine e altro alle case discografiche. Ricordo che i Journey compravano la quarta di copertina e noi distruggevamo i loro dischi! Ma essere su Creem era importante comunque e per fortuna il nostro editore, lo straordinario Berry Kramer, non ci faceva nessuna pressione. Soltanto una volta mi disse di andare assolutamente ad incontrare Barry Manilow, e devo ammettere che non morivo dalla voglia…Comunque, busso al camerino dicendo che sono di Creem Magazine, e quello salta fuori con la testa piena di bigodini, urlandomi contro che il mio era uno schifo di giornale, e che Lester Bangs aveva scritto che era un cazzone! Non potei fare altro che tagliare la corda, dicendogli che non potevo prendere sul serio gli insulti di un uomo con i bigodini…

Chi ti e’ piaciuto di piu’ intervistare in quel periodo?

Come gia’ ti dicevo, avevamo rapporti molto profondi con molti. Ma devo dire che avere a che fare con Rory Gallagher era una cosa a parte. Io e lui eravamo veramente molto vicini, sono stata in tour con lui in Europa e nella sua Irlanda, ho conosciuto la sua famiglia, gente meravigliosa. Condividevamo una grande passione per i film Noir. Magari eravamo in un ristorante a New York, e ci mettevamo a trovare somiglianze fra le cameriere e le attrici dei film anni ’40 di cui lui sapeva proprio tutto. Ho incontrato piu’ volte gli Stones lavorando a Creem, ma poi li ho potuti intervistare solo anni dopo. E’ un piacere parlare con loro, cosi come con Paul Mc Cartney. Una volta andammo a Toronto nel pieno dei casini di Keith. Loro suonavano a El Mocambo, ma era impossibile avvicinarsi per quanta gente c’era. Un po’ disperati decidiamo di lasciar perdere e andiamo in un caffe’ fuori dal caos. Appena entriamo vedo Mick e Charlie seduti a un tavolino! Mi presento e gli dico che sono la capo redattrice di Creem e vorremmo parlare con loro dopo il concerto. Mick mi guarda incredulo, e dice che deve verificare chi sono…quindi si alza e va al telefono a gettoni a chiamare qualcuno, all’epoca senza cellulari anche Mick Jagger doveva andare al telefono pubblico! Torna dopo poco e mi dice che sono una bugiarda, che per Creem Magazine c’e’ gia’ Linda Robinson. Certo, l’ho mandata io! Gli rispondo, e allora Mick sempre un po’ incredulo propone una mediazione: Potevamo andare direttamente nel backstage senza passare dal concerto, avrebbe dato disposizioni in questo senso. Ma al ritorno a El Mocambo la situazione era ancora piu’ fuori controllo, e di arrivare alla porta del backstage non se ne parlava, cosi tornammo a casa dovendoci accontantare del resoconto di Linda. Anni dopo lo incontro per intervistarlo, e giusto per rompere il ghiaccio gli dico, io e te ci siamo incontrati tanti anni fa in un caffe’ vicino a El Mocambo, ti ricordi? Lui alza le mani e mi dice, aspetta un attimo prima di andare avanti, questa storia ha un happy ending o finisce male?! Mi ha fatto morire dal ridere, una delle migliori frasi da Rockstar di sempre! Anche Keith e’ un piacere da intervistare, totalmente innamorato della musica di Detroit.

Oggi Creem e’ ancora molto famosa in tutto il mondo.

Senza dubbio una cosa bellissima che lo spirito di Creem abbia viaggiato cosi nello spazio e nel tempo. In questo senso anche internet e’ stato fondamentale, si possono trovare tutti i numeri di Creem dalla prima all’ultima pagina.

C’e’ un numero della rivista a cui sei piu’ affezionata?

Si, un numero a cui non riuscivamo a trovare una copertina. A quel punto per noi i Led Zeppelin erano una certezza, e cosi mi misi io a scrivere un pezzo lunghissimo e fuori di testa, Led Zeppelin: A Psycho History . La gente ancora mi chiede di quell’articolo!

Creem – Led Zeppelin A psycho Story – Febbraio 1979

Scrivevate a casa o in redazione?

In redazione. Lester Bangs ci si era praticamente trasferito! Lavoravamo tutti tantissimo, e avevamo delle macchine da scrivere fantastiche e velocissime, delle Selectors, le migliori del tempo. Nessuno di noi poteva avere una cosa del genere a casa. E poi era bello condividere lo spazio, c’era sempre qualche discussione in corso, uno scambio continuo. Se volevi un po’ di pace ti dovevi mettere le cuffie o stare oltre le normali ore di lavoro. La sera andavamo tutti insieme a cena da Pasquale, un ristorante bar italiano, poi qualcuno tornava in ufficio fino a tardi. Nei giorni prima della chiusura di un numero eravamo praticamente tutti in ufficio senza tregua, ci passavamo anche la notte.

Pasquale’s Restaurant – Detroit

Una bella mole di lavoro…

Si, e piu’ di tutti mi colpiva Lester. La gente pensa, voglio essere come Lester Bangs, mi  sballo di alcool e di droghe, sento la musica, vado ai concerti e scrivo tutta la notte! Tutte cazzate.  Per essere come lui dovresti essere una dinamo di scrittore, lavorare instancabilmente, essere brillante, competente ed estremamente accurato. Eravamo tutti estremamente concentrati. Lester a volte scriveva apposta una fesseria nel suo pezzo, per poi vedere se ce ne accorgevamo prima di andare in stampa…Un modo per essere sicuro che leggessimo tutto, parola per parola! Oggi per controllare qualcosa si guarda Wikipedia, noi facevamo una telefonata ai diretti interessati.

Creem dicembre 1977

Avevate contatti con Rolling Stone?

Ufficiali no, personali logicamente si. Specialmente con Cameron Crowe, alle volte ci chiamava addirittura per sapere se avevamo bisogno di aiuto per chiudere il numero! Una persona sempre molto dolce con noi. Almost Famous non e’ stato accolto bene da alcuni ex Creem, ma io invece, forse anche perche’ all’epoca avevo la sua stessa eta’, credo sia un punto di vista molto valido nella sua innocenza. La sua visione di Lester Bangs puo’ essere stata riduttiva per qualcuno, ma il loro rapporto era veramente quello, Lester lo aiutava tantissimo per telefono. Quando uscì il film feci un intervista a Phillip Seymour Hoffman, e gli dissi che mi aveva colpito molto come aveva fatto a centrare la voce di Bangs. Mi disse che aveva studiato dei nastri di conversazioni di Crowe molto a fondo. Il film manca forse della descrizione del lato gioioso di Lester Bangs, ma e’ la visione di Cameron, quello era il suo mentore. Ed era un lato enorme della sua personalità.. Mi ha aiutato tantissimo, mi stimolava sempre a cogliere il punto in quello che stavo scrivendo. Il mio primo vero articolo fu su Peter Frampton, un artista che lui aveva stracciato. Eppure si mise per ore seduto con me ad aiutarmi a tirare fuori un pezzo nel modo più serio possibile. Insisto, vorrei tanto che questa sua grande professionalità venisse riconosciuta, almeno quanto il suo lato più folle. Aveva una grande disciplina.

Mi dicevi che stanno girando un documentario su Creem…

ìi, proprio in questi giorni. Molti di noi sono coinvolti attivamente, speriamo che venga fuori un buon lavoro. Ci sarebbe anche bisogno che qualcuno scrivesse un vero libro sulla storia di Creem, qualcosa che andasse nei dettagli di quegli anni e di quelle persone. Per me e’ stata un esperienza incredibilmente formativa, tutto il mio lavoro di giornalista e scrittrice venuto dopo ne ha beneficiato. Ricordo sempre i due grandi consigli che mi dava Lester: Se scrivi quando sei sballato o ubriaco, sul momento sembra un gran lavoro, ma il giorno dopo e’ quasi sempre spazzatura. E poi non esiste il blocco dello scrittore, muoviti e comincia a scrivere! Probabilmente tirerai fuori anche un mucchio di cazzate, ma poi con un po’ di lavoro quelle vanno via, e il buono resta. Continua a scrivere!

Che ne pensi dello scrivere di musica adesso?

Oggi quando scriviamo lo facciamo con e per internet, il che dovrebbe voler dire infinite possibilita’. Ma io la vedo diversamente. Io credo nei limiti, nelle scadenze, nei confini che ti aiutano ad essere a fuoco e tirare fuori l’essenziale. E poi credo che ci sia ancora spazio per qualcuno che voglia dare una bussola, un aiuto, per orientarsi in questo mare di musica che oggi e’ immediatamente disponibile.

Susan Whitehall at Creem office 1976-77 circa

Paolo Barone © 2017

 

 

Intervista a Giovanni Maggiore (Giuvazza), guitar player extraordinaire

1 Dic

Con Giovanni Maggiore, Giuvazza insomma, sono in contatto da bel po’. La nostra comune ammirazione per JIMMY PAGE ci fece incontrare molti anni fa. Facebook poi ha reso la conoscenza reciproca più profonda e completa. Giuv, come lo chiamo io, è ormai un chitarrista professionista molto, molto bravo. Io, a dir la verità, diffido sempre un po’ dei chitarristi molto, molto bravi perché spesso questo significa che sono tecnicamente preparati e portati per la chitarra ma che non vedono oltre il loro orizzonte. Mi annoiano a morte questi chitarristi, sia che facciano metal, country, prog o blues (ecco, quelli del blues poi non li sopporto proprio). Sì, perché per me un chitarrista bravo è quello che il talento naturale e la tecnica li mette al completo servizio della musica, del pezzo, dell’arrangiamento, della composizione, della armonia, del “senso”, del “groove”, del sentimento, dell’originalità. Da questo punto di vista Giuv non mi delude mai, certi suo arrangiamenti di certi pezzi di Finardi ad esempio sono davvero fenomenali. L’idea di fare una chiacchierata con lui mi è venuta in modo molto naturale. Giuv si è prestato con entusiasmo e con passione e questo, per me, è fondamentale perché questo non è un blog musicale nel senso stretto del termine, di fare interviste dove non si dice nulla a noi non interessa, quel che ci piace è guardare certe prospettive da un punto di vista obliquo. Così uomini e donne di blues, vi prego, date il benvenuto ad un grande chitarrista, da Torino, il grande Giuvazza.

Qualche cenno biografico:

Giovanni Maggiore, in arte Giuvazza, è un produttore e chitarrista italiano.

Dal 2011 collabora con Eugenio Finardi con cui realizza due album, “Sessanta” (2012, Cramps/Edel) e “Fibrillante” (2014, Universal). In quest’ultimo album partecipa come autore, arrangiatore e produttore (insieme a Max Casacci/Subsonica), oltre che come chitarrista.

Parallelamente all’attività discografica e concertistica, lavora come compositore per la pubblicità (Intesa San Paolo, Lancia, Fiat). Ha lavorato per la Rai come chitarrista nel programma Trebisonda su Rai3 (2010) ed in qualità di consulente musicale per il programma School Rocks su Rai2 (2012).

Nel 2015/2016 prende parte al tour “Abbi Cura di Te” della cantautrice Levante con la quale collabora attualmente.

È socio fondatore, insieme a Marco Martinetto, della Pomeranz Music Publisher, societa’ che si occupa di Edizioni Musicali.

Ha collaborato/collabora con vari artisti tra cui: Eugenio Finardi, Levante, Manuel Agnelli, Vittorio Cosma, Paola Turci, Alberto Bianco, Franca Masu, Niccoló Fabi, Max Gazzè, Patrizio Fariselli, Fabio Treves, JT Vannelli, Max Casacci, Lucio Fabbri, Lucio Bardi, Mark Harris, Walter Calloni, Faso, Morgan, Alberto Fortis e Perturbazione.

Dal 2010 è endorser ufficiale di Gibson Italia.

Giuvazza-foto-di-Luciano-Onza

Giuvazza-foto-di-Luciano-Onza

Giuvazza, ci racconteresti qualcosa su di te, sulle tue esperienze professionali (visto che sei un chitarrista professionista) e se vuoi come essere umano? 

La musica per me è stata ed ancora unicamente una passione. A sette anni mi regalarono una tastiera “Farfisa Bravo” (che, di recente, ho riesumato), mio padre ha sempre suonato la chitarra e quando iniziai le scuole medie mi avvicinai anch’io alle sei corde grazie anche all’incontro con il mio professore di musica, Enzo Iacolino. La passione si è trasformata in lavoro molti anni dopo, nel 2010. Dopo studi artistici e una breve, ma intensa, carriera da art director in pubblicità, mi è stata data l’occasione di lavorare per sei mesi in un programma televisivo su Rai Tre.

All’epoca  lavoravo in un agenzia pubblicitaria, ero stato assunto a tempo indeterminato da appena un mese e ricordo come fosse ieri il panico di trovarmi davanti ad una scelta epocale sul da farsi: “Certezza e stabilità” o “salto nel buio”? Scelsi la seconda e devo dire che fu la scelta giusta perché da quel momento il karma (o chi per lui) ha fatto si che la mia vita prendesse strade impensabili fino a pochi mesi prima.

Giuvazza, non è una domanda originale, ma come è lavorare per grossi nomi della musica? Da fuori noi immaginiamo chissà che, probabilmente non è tutto rose e fiori…

Gli artisti sono estremamente creativi, anche nell’umore! Quello che però forse a volte la gente non immagina è che dietro alla notorietà, c’è, quasi sempre, un grande lavoro. Molti degli artisti con cui ho avuto la fortuna di lavorare mi hanno insegnato la necessità di mettersi alla prova quotidianamente. Quando sei in pista, ad alto livello, da tanti anni è perché sei un grande professionista.

Anche tu come molti di noi sei un musicologo, ti piace la musica buona, hai buon gusto…è stato difficile fare della musica il tuo lavoro e vivere sulla tua pelle certe dinamiche che magari non sono il massimo per il fine supremo, l’arte musicale?

Ho una visione molto ampia del bello e molto drastica del brutto, quindi per me gli aspetti meno nobili, nella musica, esistono esattamente come in ogni altro lavoro. Il segreto sta nel ricordarsi cosa ci fa star bene: quando sei un tournée il vero lavoro consiste nei viaggi, nelle infinite ore d’attesa, nei mal di schiena da troppe ore in furgone. Quando invece sali sul palco tutto cambia, tutta quell’attesa sparisce e finalmente inizi a respirare.

Probabilmente è una domanda che ti avranno già fatto, ma tra tutti i musicisti con cui hai avuto a che fare ce ne è stato qualcuno che, guardandolo negli occhi, ti sei detto “qui dietro c’è una gran persona”? Hai qualche storiella gustosa che ti va di raccontare?

Sono stato fortunato perché in questi anni ho incontrato tante persone straordinarie. Tra queste non posso non mettere in pole position Eugenio Finardi che per me è un amico e un mentore. Con lui ho avuto la possibilità di vedere posti incredibili, imparando tanto su questo lavoro e su cosa voglia dire diventare adulto. Eugenio ha una sensibilità straordinaria che chiunque può percepire dalle sue canzoni ma ha anche la capacità di essere consigliere, insegnante e allievo, perché, nonostante i suoi 64 anni, ha ancora tanta voglia di imparare. Non conosco una persona più rock di lui.

Finardi & Giuvazza 2015

Finardi & Giuvazza 2015

Vista la tua esperienza, ci dai un commento sullo stato del Rock in Italia, e sulla musica in generale?

Credo francamente che parlare di Rock in Italia sia molto difficile. Personalmente, reputo molto più rock and roll un mandolino elettrico in un ampli o una zampogna con un pedale Whammy, piuttosto che un classico power trio in pelle nera, stracolma di cliché. Lo stesso discorso vale per il blues. In Italia abbiamo un nostro blues che è tutta la tradizione popolare italiana e, fortunatamente, negli ultimi anni ci sono stati artisti che hanno incominciato a valorizzarla nuovamente. Comunque per risponderti… faccio fatica a trovare un rock in Italia che non sia estremamente derivativo, scopiazzato o autoreferenziale.

Finardi & Giuvazza

Finardi & Giuvazza

 

DAZED AND CONFUSED jam session

Film: i tuoi 5 preferiti.

Scrooged (SOS FANTASMI, con Bill Murray)

FF SS, ovvero che mi hai portato a fare sopra posillipo se non mi vuoi più bene? Di R.Arbore.

Sono Pazzo Di Iris Blond

Lost In Translation

L’Albero Degli Zoccoli

Musica: 5 artisti o gruppi che ti piacciono da morire….

Air

St Vincent

Fleetwood MaC

The Beatles

The Who

Musica: 5 album senza i quali non potresti vivere?

Tusk , 1979 – Fleetwood Mac

Moon Safari,  1998 – Air

Quadrophenia, The Who

Forever Changes – Love

Led Zeppelin III

Per Giovanni Maggiore chi sono i Led Zeppelin?

Un alchimia selvaggia di talento, intelligenza e curiosità.

I tre album preferiti dei Led Zeppelin?

IV, Houses of the Holy, In through the out door

Le cinque canzoni preferite dei Led Zeppelin?

The rain song

Fool in the rain

Wearing and tearing

In the light

Bron-yr-aur stomp

I tre bootleg preferiti dei Led Zeppelin?

In passato ho divorato tanti bootlegs di cui però ho poi scordato i nomi. Però resto un grande fan della loro fase creativa: le session di Bron-yr-aur, quelle di Kashmir/swan song, ten years gone ecc ecc.

Giuvazza Teatro Del Verme - Finardi reunion nov 2016 Foto Raffaella Vismara.

Giuvazza Teatro Del Verme – Finardi reunion nov 2016 Foto Raffaella Vismara.

Come sanno tutti i fan un po’ illuminati, Jimmy Page è stato Jimmy Page fino al luglio del 1973. Dopo come musicista si è spento per colpa dell’edonismo e di alcune sostanze. Ascoltare certe registrazioni live bootleg ad esempio del 1977/79 o 1980, dove Page è solo un pallido ricordo di ciò che era, che effetto ti fa?

Mi fa molta tenerezza. Ascoltare certe cose di quei periodi ti fa capire come la fragilità umana possa impossessarsi di te e del tuo talento.

Quali sono i tre assoli di Page che preferisci?

Since I’ve been loving you

I’m gonna crawl

Good times bad times

Oltre a Page, ci citeresti altri quattro chitarristi a te cari?

Ali Farka Tourè

St. Vincent

Lindsey Buckingham

Pete Townshend

Un libro che hai divorato. 

Alta fedeltà di Nick Horby

Qualche pulsione per il calcio?

Mah, poca roba…Da sempre simpatizzante del Toro. L’unico anno che mi interessai di più al calcio, la squadra retrocesse!

Il tuo pezzo rock preferito?

Don’t stop believin dei Journey! Non è il miglior pezzo rock di sempre, ma è uno dei pochi che quando inizia mi fa sobbalzare!

Il tuo pezzo easy listening preferito (scusa ma non riesco a scrivere Pop, sono cresciuto musicalmente negli anni 70 e la musica Pop era altra cosa rispetto a ciò che si intende oggi). ..

Ce ne sono tantissimi, ma così a caldo ti direi “Walk a thin line” dei Fleetwood Mac.

Ci snoccioli qualche nome di artisti o gruppi italiani che ami particolarmente?

Amo molto Lucio Battisti, addentrarsi nei suoi album ti fa scoprire che, prima ancora che un cantante, era davvero uno straordinario musicista e produttore. Proprio ieri sera  ho “fatto suonare” nel giradischi Il nostro caro angelo, un album del 1973 dalla potenza e innovazione straordinaria. Non a caso il disco successivo fu Anima Latina, il suo primo tentativo di essere totalmente libero dagli schemi e dalle aspettative.

Qualche anno fa invece, in un periodo personale molto critico mi sono imbattuto nella musica di Umberto Tozzi: lui, insieme a Giancarlo Bigazzi, ha scritto alcune delle più efficaci parole riguardo ad argomenti quali amore, malinconia, uova e guerrieri di carta igienica.

Giuvazza - foto Raffaella Vismara

Giuvazza – foto Raffaella Vismara

Con mia grande sorpresa iniziale mi sono ritrovato ad essere un grande fan dei testi di Vasco Brondi (le luci della centrale elettrica) perché credo sia uno dei pochi che stia tentando di raccontare questi “anni zero” uscendo dal seminario del cantautorato classico. Infatti non è un bravo cantante, ma uno straordinario narratore di immagini quotidiane.

Sono anche un grande fan dell’epoca Cramps. Ascolto sempre con entusiasmo e curiosità i racconti e le testimonianze di chi ha vissuto da protagonista quella realtà. Gli AREA restano forse la più grande band italiana di sempre!

Che giornali musicali leggi?

Oramai pochi, un tempo compravo Tutto, Rumore, Blow up e ogni tanto Rolling Stone.

Che quotidiani leggi?

Repubblica, La Stampa e Il Fatto quotidiano.

Qual è la prima cosa a cui “guardi” quando senti un pezzo musicale?

La melodia e la voce. Sono sempre in cerca di qualcosa di semplice e originale. Resto spesso a bocca asciutta.

Giuvazza - foto Raffaella Vismara

Giuvazza – foto Raffaella Vismara

Cosa fai adesso? Hai qualche progetto per il futuro?

Sto ultimando il mio primo disco “solista”, sarà un disco di canzoni scritte e cantate da me e registrate insieme ai musicisti con cui collaboro da anni insieme a Finardi: Claudio Arfinengo, Marco Lamagna e Marco Martinetto. Ci saranno anche degli ospiti “illustri” ma per ora non aggiungo altro. Questo disco nasce dall’urgenza di riassumere tutte le esperienze che ho vissuto in questi ultimi anni, sia umanamente che professionalmente. Per me rappresenta un giro di boa necessario per confrontarmi con tutte le prossime avventure.

Parallelamente a questo continuo il mio lavoro di produttore artistico/arrangiatore e nei prossimi mesi usciranno diversi lavori che portano il mio contributo, tra questi posso citarti due giovani cantautrici, Chiara Raggi, Maria Devigili e due gruppi Lou Tapage e Mazaratee.

Inoltre, da qualche mese, sto lavorando alla scrittura del nuovo disco di una celebre cantante rock cinese che si chiama Lou qi.

Nei mesi scorsi ho anche preso parte alle registrazioni del nuovo album di Levante (con cui lavoro in tour dal 2015) che vedrà la luce nei prossimi mesi.

Quale è la cosa che ti manca di più dell’epopea classica della musica rock (seconda metà sessanta/seconda metà settanta)?

Certamente la libertà creativa, sia degli artisti che delle case discografiche.

Sebbene non abbia vissuto lo stato generale di quegli anni, credo che la necessità primaria di volersi esprimere artisticamente per sopravvivere ad una “working class” desolante, sia un po’ il vero sentimento scomparso che non trovo più. In Italia è difficile raccontare l’attualità e il disagio senza passare per demagogici o politicizzati. Temo saremo salvati dal rap che invece non si pone vincoli di forma.

Giuvazza Teatro Del Verme - Finardi reunion nov 2016 Foto Raffaella Vismara.

Giuvazza Teatro Del Verme – Finardi reunion nov 2016 Foto Raffaella Vismara.

Quando si tratta di concerti rock vissuti in prima persona, quali sono i ricordi a cui sei più legato?..

Ne ho diversi, nel 1998 vidi per la prima volta Page & Plant e passai tutta la settimana successiva senza un filo di voce.

Nel 2002 andai a Lucca per vedere David Bowie, lui iniziò il concerto piano/voce con Life on Mars. Piansi tantissimo.

Nel 2013 mi sono spinto fino a Zurigo per vedere il Fleetwood Mac: tre ore di concerto! Credo siano ancora una grandissima band live. Mick Fleetwood ha dietro di sè un altro batterista che doppia tutte le sue parti e Lindsey Buckingham è davvero un’artista dal talento inesauribile.

Sei affezionato al vinile? Riesci a sentire il fascino per i 33 giri? Riesci a provare qualcosa di simile anche per i CD, magari quelli in deluxe edition? 

Ho riscoperto da qualche anno il vinile, non solo come supporto audio ma anche come oggetto in sè. Amo aprire i cofanetti, respirarne l’odore e ammirare le grafiche grandi. In anni dove tutto deve essere piccolo e tascabile, amo le cose ingombranti!

Ti senti più vicino alla scuola inglese o a quella americana, parlando naturalmente di musica rock?

Inglese, senza ombra di dubbio!

Qual è lo strumento musicale – chitarra esclusa –  che più ti affascina, e nel caso tu ne abbia uno, che marca e che modello?

Studio da qualche anno il Theremin (Moog Etherwave) con scarsissimi risultati.

Amo il Fender Rhodes e ho un debole per i vecchi Eco a Nastro (roland space ecco, bison, maestro echoplex)

Quali sono le chitarre che preferisci?

Gibson Les Paul gold top 52 , io suono una reissue di quel modello e non mi stancherò mai di ringraziare Gibson italia per avermi donato questo strumento!

Sempre parlando di Gibson, di recente mi sono infatuato per una Les Paul LPM vintage sunburst 2015, chitarra recente ma estremamente affascinante, è stato amore a prima a vista!

Amo molto la Fender Telecaster, in studio è la mia chitarra preferita!

Da poco ho riscoperto la Eko 100, chitarra semiacustica italiana che suonava mio padre in gioventù e che posseggo ancora. Sto per customizzarla, vorrei portarla sul palco con me!

Giuvazza - teatro dal verme - Finardi reunion nov 2016- foto Raffaella Vismara

Giuvazza – teatro dal verme – Finardi reunion nov 2016- foto Raffaella Vismara

Se ti trovassi all’incrocio, una calda sera d’estate verso mezzanotte, lo faresti il patto? Cosa chiederesti in cambio della tua anima?

Probabilmente chiederei di rivedere una persona che mi ha lasciato troppo presto, mio fratello Andrea.

Ci sono giornalisti musicali italiani che ammiri e stimi?

Al volo ti direi Enzo Gentile e Cecilia Ermini.

Che canzone o che brano ascolta Giovanni Maggiore nelle sere un cui si ritrova solo in casa?

The Book of Love dei Magnetic Fields, nella versione di Peter Gabriel.

Quando guardi l’infinito, di solito a cosa pensi?  

Quest’estate ero di passaggio vicino a Tropea, alloggiavo in un bed & breakfast con una vista meravigliosa sul mare. Ero stato un’oretta in spiaggia e dopo aver risalito una stradina non particolarmente comoda, mi sono fermato insieme alla mia fidanzata ad ammirare il tramonto. Una vista straordinaria, fino a quando non mi sono accorto che avevo perso le chiavi della stanza in spiaggia, tra i mille granelli di sabbia. Per risponderti, direi che a volte davanti all’infinito dovrei pensare di più.

Giuvazza

Giuvazza

Giuv, Dio esiste?

Ci sto ragionando… ti farò sapere!

Qual è il senso della vita?

Per me è non accontentarsi mai, accettare le proprie paure e accoglierle. La felicità passa da lì.

Nel congedarci da te vorremmo un tuo pensiero o una citazione che ti sta a cuore.

Un mio insegnante di scultura al liceo diceva sempre:” Il lavoro funziona quando ti proietta su quello successivo”. Aveva ragione.

Grazie Tim!

Giuvazza

Giuvazza

 

Intervista a LUCIANO VITI, photographer extraordinaire

25 Feb

Entrai in contatto con Luciano quando iniziai a pubblicare OH JIMMY, la mia fanzine, più o meno 35 anni fa. Ricordo sempre con piacere la sua disponibilità e  la sua passione rock, sebbene già allora era convinto che il Rock fosse morto. Mi mandò alcune stampe di foto che scattò a PAGE durante la calata del Dark Lord al Pistoia Blues festival, nel 1984. Rimanemmo in contatto per un po’ poi ci perdemmo di vista. Ci siamo ritrovati recentemente ed è stato spontaneo fare il punto della situazione mediante questa intervista.

 

Miles Davis - photo Luciano Viti

Miles Davis – photo Luciano Viti

 

Luciano, ci racconteresti qualcosa su di te, sulle tue esperienze professionali e se vuoi come essere umano?

lv.   Ho 60 anni  da 45 seguo la musica rock come appassionato e da 40 come fotografo. ho avuto il  piacere e la fortuna di “lavorare” con centinaia  di artisti micidiali da miles davis a chet baker, da keith richards a jimmy page, da alberto sordi a vittorio gassman ,e cosi via. Ho realizzato più di 100 cover di cd, lp, tre libri, e varie campagne pubblicitarie ma forse vedendo il mio sito web si ha una panoramica migliore del mio lavoro www.lucianovitiphoto.com  .Sono una persona che non frequenta feste e mondanita’ varie. ho pochi amici e purtroppo i più  intimi sono gia’ morti. Sono piu bravo che famoso ahahah. Me ne sto molto per conto mio, ma quando fotografo sono come un puma all’attacco… nessun ostacolo mi ferma. Ho un archivio veramente micidiale.

Luciano Viti

Luciano Viti

Non è una domanda originale, ma come è stato fotografare i più grossi nomi del rock? da fuori noi immaginiamo chissà che, probabilmente non è tutto rose e fiori…

lv.  …emozionante… ma riesco a mantenere lucidità e concentrazione x portarli a fare lo “scatto” che ho in mente. tanta pazienza, essere sempre educati, molto professionali e poi  rimanere sempre se stessi. Lavorare, lavorare, lavorare, un po’ di talento e un po’ di fortuna sono basilari.

Anche tu come molti di noi sei un musicologo, ti piace la musica buona, hai buon gusto, …è stato difficile fare della musica il tuo lavoro e vivere sulla tua pelle certe dinamiche che magari non sono il massimo per il fine supremo, l’arte musicale?

l.v.bisogna incominciare molto giovani, fare gavetta, e piano piano entrare nei  circuiti giusti… mi scateno di più quando ho stima del soggetto che devo fotografare, pero’ non dimentico mai che e’ il mio lavoro, e sono molto professionale in qualsiasi situazione.

Carlos Santana - photo Luciano Viti

Carlos Santana – photo Luciano Viti

Lo so, è una domanda che ti avranno già fatto tante volte, ma tra tutte le rockstar con cui hai avuto a che fare ce ne è stata qualcuna che, guardandola negli occhi, ti sei detto “qui dietro c’è una gran persona”? hai qualche storiella gustosa che ti va di raccontare?

l.v. keith richards…le storie sono tante…ci vorrebbe piu tempo…

Keith Richards - photo Luciano Viti

Keith Richards – photo Luciano Viti

Come vedi oggi lo stato del rock in italia e non?

l.v. e’ tutto finito da un pezzo…e l’italia e’sempre stata ai confini del vero mondo rock. mi e’ piaciuto molto l album, “9” dei negrita.

Musica: 5 artisti o gruppi che ti piacciono da morire….

l.v. led zeppelin, beatles,ry cooder, hendrix, allman bros, stones, cream, vecchi bluesmen…

Musica: 5 album senza i quali non potresti vivere…

l.v. led zeppelin 3 , c.s.n., a.b.b. fillmore east (de luxe ed.), cream wheels of fire, beatles abbey road…ma posso vivere anche senza….ahahah

CSN - photo Luciano Viti

CSN – photo Luciano Viti

musica: i tuoi 5 chitarristi preferiti

.lv. j.page, e.c. con i cream, hendrix, d.allman, ry cooder, robert johnson, il primo bb. king, lightnin’hopkins, in italia r.ciotti

Per Luciano viti chi sono i led zeppelin?

l.v. tanti ricordi e tanti sogni di un ragazzino…

Jimmy Page Pistoia 1984 - photo Luciano Viti

Jimmy Page Pistoia 1984 – photo Luciano Viti

Cosa ricordi dei tuoi momenti con jimmy page a pistoia nel 1984?

l.v. il  sogno  che si concretizza… lui era molto alla mano…

Viti e Page - Pistoia luglio 1984 - photo Nik Diletti

Viti e Page – Pistoia luglio 1984 – photo Nik Diletti

Il tuo pezzo rock preferito?

l.v. statesboro blues da fillmore east a.b.b.

Il tuo pezzo easy listening preferito ?

l.v. white shade of pale.

Qualche nome di artisti o gruppi italiani che ami particolarmente?

l.v. facile…pino daniele, roberto ciotti, l.battisti.

Eric Clapton & Pino Daniele - photo Luiciano Viti

Che giornali musicali leggi?

l.v. nessuno

Che quotidiani leggi?

li intravedo… quando capita…

Film: i tuoi 5 preferiti.

l.v….  il terzo uomo,  la grande guerra, i compagni, 8 1/2, isoliti ignoti.

Fumetti: tuoi 5 preferiti.

l.v. una volta… ricordo ken parker , tex, la storia del west, la collana eroica…ma  sono passati tanti anni…

Un libro che hai divorato.

l.v…..g.von breuning beethoven nei miei ricordi giovanili.

Jimmy Page - Pistoia 1984 - photo Luciano Viti

Jimmy Page – Pistoia 1984 – photo Luciano Viti

Gli scrittori che segui con più passione

l.v.  cormac mccarthy,  m.rigoni stern….

Qualche pulsione per il calcio? quale è la tua squadra del cuore?

l.v.ono rimasto a …pele’.

Tu hai vissuto gli anni sessanta (anche se eri poco più di un bambino) e settanta, avresti mai pensato che la società sarebbe arrivata a questi bassi livelli?

lv. no.

Jimmy Page b - Pistoia 1984 - photo Luciano Viti

Jimmy Page b – Pistoia 1984 – photo Luciano Viti

Quale è la cosa che ti manca di più dell’’epopea classica della musica rock (seconda metà sessanta/prima metà settanta)?

l.v.ogni disco che usciva era stupendo, e veramente  c’era la possibilità di poter concretizzare i tuoi  desideri ….e avere 18anni!!!

Quando si tratta di concerti rock vissuti in prima persona, quali sono i ricordi a cui sei più legato?

l.v. tanti:led zeppelin  un paio di volte, ry cooder milano 1982, j. winter 1977 in u.s.a,  f.zappa roma 1974, willie de ville e joan armatrading, entrambi visti all’apice della loro breve carriera, james taylor a nashville 1982, pino daniele in alcune serate magiche, le prove di e.c. che si scatena in trenta minuti di blues stratosferici, e tanti tanti ricordi….

Led Zeppelin Zurigo 29-6-1980 -photo Luciano Viti

Led Zeppelin Zurigo 29-6-1980 -photo Luciano Viti

Un amante della musica della nostra generazione non può che essere affezionato al vinile, tu riesci ancora a sentire il fascino per i 33 giri? riesci a provare qualcosa di simile anche per i cd, magari quelli in deluxe edition?

l.v.non sono più un collezionista, mi sono tenuto libri, cd, lp autografati, e quelli a cui sono affezionato… in tutto non arrivo a mille… il resto ho venduto tutto.

Peter Gabriel - photo Luciano Viti

Peter Gabriel – photo Luciano Viti

Ti senti più vicino alla scuola inglese o a quella americana, parlando naturalmente di musica rock?

l.v. tutte e due fino agli anni 70. non mi interessa punk, grunge,etc …

Che rapporto hai con gli mp3, li usi senza troppi problemi o sei anche un cultore del lossless (file senza perdita di qualità)?l

l.v.al 90×100 ascolto cd lp

Luciano Viti

Luciano Viti

Qual è lo strumento musicale che più ti affascina, e nel caso tu ne abbia uno, che marca e che modello?

l.v.chitarra e pianoforte,  il violino solo nella musica classica. possiedo due chitarre (Martin D41 e Gibson SJ200) ma sono un dilettante.

Se ti trovassi all’incrocio, una calda sera d’estate verso mezzanotte, lo faresti il patto? cosa chiederesti in cambio della tua anima?

l.v.quante cose posso chiedere? ahahah ….di avere tanta salute, rimanere a trentanni, e suonare come ry cooder …. p.s. x le foto mi accontento del mio talento !!!

Johnny Winter Pistoia 1988 - photo Luciano Viti

Johnny Winter Pistoia 1988 – photo Luciano Viti

Ci sono giornalisti musicali italiani che ammiri e stimi?

l.v.carlo massarini , sergio mancinelli, sono amici, ma in radio e’pieno di bravi conduttori rock

Ci sono fotografi rock che ammiri?l

l.v..jim marshall, art kane, ed caraeff, david gahr, etc, perche’ hanno fotografato e documentato il rock nel suo massimo splendore.

Jimmy Page & Rory Gallagher Pistoia 1984 - photo Luciano Viti

Jimmy Page & Rory Gallagher Pistoia 1984 – photo Luciano Viti

Che canzone o che brano ascolta luciano viti nelle sere un cui si ritrova solo in casa?

l.v.non ascolto solo musica rock…anche un po’ di classica , un po’ di jazz,  tanto blues…e vedo molti film

Qual è il senso della vita?

l.v.vallo  a capire….

Carlos Santana - photo Luciano Viti

Carlos Santana – photo Luciano Viti

Quando guardi l’infinito, di solito a cosa pensi?

l.v.al tempo che  passa, alle persone che non ci sono più, agli affetti passati.  Un p’ di nostalgia…

Nel congedarci da te vorremmo un tuo pensiero o una citazione che ti sta a cuore.

l.v.non fare domani , quello che puoi fare oggi.

◊   ◊   ◊

LUCIANO VITI fine art prints:

Sul sito di Luciano è possibile acquistare stampe in tiratura limitata di artisti a noi cari. Per i riferimenti visual e prezzi vi rimando alle pagine del suo sito:

Thru the Luciano Viti web site you can buy fine art prins limited edition of some of the greatest artists here the link:

http://www.lucianovitiphoto.com/

http://www.lucianovitiphoto.com/fineartprints.html

http://www.lucianovitiphoto.com/pricelist.pdf

Luciano Viti frame

 

Intervista con ARIANNA ANTINORI, screamer extraordinaire

28 Ott

Eccoci dunque qui a fare quattro chiacchiere con Arianna dopo aver parlato del suo album. Chissà se la nostra Perla riuscirà a prendervi un pezzetto di cuore…

Arianna Antinori

Arianna Antinori – photo Cristina Arrigoni

 

Arianna, ci racconteresti qualcosa su di te, sulle tue esperienze professionali e, se vuoi, come essere umano? 

Sono una ragazza che ama la vita,  cerco di superare gli ostacoli mai di raggirarli e mi piace mettermi sempre alla prova. Mi sono diplomata come orefice nel 1998, ma poi ho fatto altri lavori diversi da quello per cui avevo studiato. La musica è sempre stata una grande compagna di giochi e da un po’ di anni è diventata il mio lavoro, cerco di migliorarmi sempre e se non ci riesco almeno ci provo, la vita è tutto uno scoprire e sono convinta che non si è mai arrivati, c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare e da scoprire sia dalle persone e dalle esperienze.

 Il tuo amore per JANIS JOPLIN traspare immediatamente, cosa c’era in lei che ti fa vibrare?

Tutto, è così vera, verace e passionale, è bella e solare, una grande! Sopratutto un orgoglio oggi giorno per noi donne che credono in loro stesse e non solo al loro aspetto fisico. Mi ha insegnato molto su me stessa, i suoi errori fatali mi hanno aiutato molto a non rifarli nella mia di vita, ascoltando le sue canzoni e ascoltando il suo modo di esprimere i sentimenti universali come l’amore o la disperazione mi ha insegnato a capire più me stessa e gli altri, il canto è uno strumento molto personale e particolare, esce quello che hai dentro ed è una delle migliori cure per qualsiasi male dell’anima.

 Ti dà fastidio a volte essere accostata inevitabilmente a lei?

Assolutamente no, per me è un immenso un onore ricordare con la mia voce Janis! Io amo Janis, ma Janis è Janis ed è imparagonabile.

 Un tuo commento sullo stato del Rock in Italia, e sulla musica in generale?

Lo stato del Rock in Italia è pessimo, se puntiamo l’occhio a cosa ci vogliono proporre le Major, ma se si va in giro per i locali o in festival spesso autogestiti nell’underground di tutta Italia, si trovano grandi band piene di voglia di fare e di comunicare, ma purtroppo fino a che la musica è dettata dai talent della tv e non solo, si andrà sempre peggio, quindi..uscite e andate a cercare nella vostra città locali che fanno musica e band che suonano e sudano veramente, vi arricchirete e suderete anche voi! A Voi giovani, lasciate stare le luci della ribalta dei Talent che durano il tempo di una lampadina, mettete su un band e andate ovunque a portate la vostra luce, suonate e fate sentire la vostra musica.

 Film: i tuoi 5 preferiti.

Fantasia; Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve; Il signore degli anelli; L’attimo fuggente; Janis: Little girl blue.

 Fumetti: i tuoi 5 preferiti

Asterix; Manara; Lupo Alberto;

  Musica: 5 artisti o gruppi che ti piacciono da morire

Big Brother and the Holding Company; Led Zeppelin; Pink Floyd; Beatles; Bob Marley

Arianna Antinori - photo Cristina Arrigoni

Arianna Antinori – photo Cristina Arrigoni

Musica: 5 album senza i quali non potresti vivere?

Janis Joplin in Concert; Jimi Hendrix Experience; Pink Floyd the Early single; White album ; Aqualung;

 Musica: 5 cantanti che preferisci

Janis Joplin; Wilson Pickett; Tom Waits; Mahalia Jackson; John Lennon.

 Per Arianna Antinori chi sono i Led Zeppelin?

Una band da paura, come non ne nasceranno più purtroppo, ed è stata una band dove ognuno dei componenti aveva un talento mostruoso, una band dove tutti hanno contribuito nel darsi totalmente alla “Signora Musica”, cercando di tirare fuori  sempre il meglio da se stessi, una grande band degna di stima, colonne della storia del Rock.

 C’è una casa discografica che porti particolarmente nel cuore?

Columbia Record

 Un libro che hai divorato?

Letteralmente divorato è stato Love, Janis scritto da Laura Joplin

I tuoi autori (di libri) preferiti?

Hermann Hesse; Bukowski; Kerouac.

Qualche simpatia calcistica?

—————

Tu hai cantato e canti gli anni sessanta e settanta, immagino tu conosca il periodo in questione piuttosto bene… la summer of love, la rivoluzione culturale, la certezza di un mondo migliore…avresti mai pensato che la società sarebbe arrivata a questi bassi livelli  e che l’Italia sarebbe precipitata in questa fogna dove etica, senso civico, fratellanza sono concetti ormai spariti? 

Fino a che la cultura e la società globale punta sull’elevazione del dio denaro, dove la bramosia del potere è avanti all’ideale di fratellanza, del rispetto e della giustizia, dove vince l’apparire e non più l’essere, è logico che la causa ed effetto sarà la perdita dei valori umani  tra i più dignitosi che fanno l’uomo. Mi piace pensare però a quanto di buono ha lasciato quel movimento e che magari siamo proprio noi quei “figli dei fiori”,i figli dei sessantottini cresciuti tra i valori e le speranze di un mondo migliore e contemporaneamente vivendo sulla nostra pelle i risultati di una di sbagliata gestione e del fallimento della società. Alcuni di loro, finti sbandieratori di pace e libertà, arrivati ai piani alti del potere non hanno voluto cogliere e aiutare questa grande occasione di cambiamento che stava vivendo il mondo a quell’epoca, hanno solo nutrito il loro egoismo e arrivismo diventando peggiori del sistema che stavano combattendo. Alcuni di loro, i portatori autentici di questo movimento sono morti, molti si sono “persi” altri a fatica hanno lottato e a fatica lottano ancora oggi, ma gli altri, quelli che davvero potevano fare, hanno fallito.  Ora, mentre scrivo queste parole risuona in me “Imagine” il capolavoro di John Lennon. La Summer of Love è stata una meteora piena d’amore che ha brillato e poi si è spenta. Le comete sono rare ma ci sono, prima o poi torna e non sarebbe bello farci trovare ancora impreparati.

 Arianna, qual è il senso della vita?

Questa domanda non mi è affatto estranea, è molto profonda, ma ha così tante sfumature da non permettermi di sviluppare una risposta in poche righe, ma cercherò di essere breve...non lo so!! Però sento che devo vivere a pieno e con sentimento il presente e lasciarmi emozionare dalla piccole cose e cercare sempre di non abituarmi alla routine della vita.

 Quando guardi l’infinito, di solito a cosa pensi?  

A tutto e a niente, mi perdo tra le stelle, un insieme di pensieri e di sensazioni passate e presenti e se si ha pazienza possono arrivano anche delle risposte.

Arianna, Dio esiste?

Chi sono io per dirlo! ma se esistesse credo che avrei delle logiche domande da porgli! Credo in tutto quello che genera amore, credo in tutti quelli che si battono per il prossimo e credo che dovremmo avere più rispetto per madre natura.

 Il tuo pezzo rock preferito?

Dipende, ne ho moltissimi nel cuore, ma cercando un artista più “attuale” almeno per i miei gusti musicali ti direi una “Do the evolution” dei Pearl Jam …è una bella bomba in faccia!

Arianna Antinori

Arianna Antinori – photo Cristina Arrigoni

Il tuo pezzo easy listening preferito (scusa ma non riesco a scrivere Pop, sono cresciuto musicalmente negli anni 70 e la musica Pop era altra cosa rispetto a ciò che si intende oggi). ..

Probabilmente ti direi Glory Box dei Portishead

Ci indichi qualche nome di artisti o gruppi italiani che ami particolarmente?

Mia Martini, Rino Gaetano, Lucio Dalla, Paolo Conte, Battisti.

 Che giornali musicali leggi?

dipende, mi piace il modo di scrivere del Buscadero, Rumore e Rockerilla.

 Che quotidiani leggi?

non leggo molto i quotidiani ma quando lo faccio di solito sono quelli locali.

Quale è la cosa che ti manca di più dell’epopea classica della musica rock (seconda metà sessanta/seconda metà settanta)?

L’importanza che si dava alla “band” era diversa e oggi sento che questo manca proprio nella musica attuale, la band era una famiglia fatta di singoli elementi dove tutti davano un contributo, si creava stando insieme giorno e notte e dove dai problemi nascevano splendide canzoni, dove i momenti vissuti insieme prendevano vita in una canzone e a volte rimanevano impressi per sempre nella cultura musicale, un esempio a caso può essere una  “Smoke on the waters”dei Deep Purple. A mio avviso le sei cose fondamentali che hanno caratterizzato quegli anni erano senza dubbio l’entusiasmo, l’ingenuità ma allo stesso tempo il coraggio,la creatività, la passione e, fondamentale, l’originalità. Al tempo non c’erano tanti registratori come adesso con cui potevi registrare una bella melodia che in quel momento ti era venuta in testa, era con la band che si dava vita all’ispirazione e via ad inciderla così da non dimenticarla, non lo so ma ho l’impressione che era più spontaneo e genuino il tutto e chissà quante canzoni non sono mai state registrate ed abbiamo perso, ma ora che ci penso ancor di più, triste è pensare a quanti registratori ci sono ora in confronto e quanta poca bella musica.

 Quando si tratta di concerti rock vissuti in prima persona, quali sono i ricordi a cui sei più legata?

Il primo concerto a cui ho assistito è stato assieme a mio padre che mi portò con lui  a vedere i Pink Floyd a Roma nel 1994,  avevo 13 anni e cosa posso dire, mi hanno flesciato, le luci e tutti quei suoni mi hanno aperto la mente, da li nulla è stato più lo stesso per me in ambito musicale. Sono tanti i bei ricordi legati ai concerti Rock, sia i miei  che quelli vissuti da spettatrice, il Live è emozione e condivisione. Li vivo sempre come fosse la prima volta, conservo nel cuore l’energia delle persone che cantano, ballano e si lasciano andare. I live che ho vissuto con i BBHC hanno una parte importante nel mio cuore, molti altri ricordi sono legati a tutte le date che ho fatto con la mia band nelle meravigliose città d’Italia che grazie alla musica ho potuto scoprire  e vivere.

Sei affezionata  al vinile? Riesci a sentire il fascino per i 33 giri? Riesci a provare qualcosa di simile anche per i CD, magari quelli in edizione speciale? 

Per me non esiste il paragone tra il Vinile e il Cd in merito al sound, è tutta un altra musica! Il vinile è vivo, respira e gratta! il cd è più pratico e con un sound pulito e più definito ma per me risulta più asettico. Da buona amante del vinile, infatti, tra breve uscirà un edizione limitata del il mio album “ariannAntinori” in versione Vinile che sarà disponibile su ordinazione tramite il mio sito internet.

Arianna Antinori

Ti senti più vicino alla scuola inglese o a quella americana, parlando naturalmente di musica Rock?

 Le adoro entrambi perchè tutte sono uniche e hanno fatto la storia della musica, quella inglese la trovo forse più ricercata e introspettiva di quella americana che invece trovo più cruda e forse più diretta, ma come ho detto non posso fare a meno dei Beatles, Rolling Stones,David Bowie o non amare i Lynyrd skynyrd, gli Allman brothers e molti, molti altri.

Che rapporto hai con gli mp3, li usi senza troppi problemi o sei una cultrice dell’hi-fi o del lossless (file senza perdita di qualità)? 

Sono un po’ nostalgica e di vecchio stile, ma non posso non ammettere la comodità dell’mp3, anche se la qualità non è affatto delle migliori ma lo trovo un modo comodo come primo ascolto di qualche brano ed è comodo per avere una grande quantità di album che altrimenti sarebbe difficile portarsi dietro.

 Se ti trovassi all’incrocio, una calda sera d’estate verso mezzanotte, lo faresti il patto? Cosa chiederesti in cambio della tua anima?

Mah…sinceramente me la terrei…sono io con i miei pregi e i miei difetti, non è bello essere cioè che non si è. Penso sia proprio quello il momento in cui si perde l’ anima.

Ci sono giornalisti musicali italiani che ammiri e stimi?

Ce ne sono tanti, ma stimo molto  Ernesto De Pascale, Ernesto Assante, Gino Castaldo, Mauro Zambellini e molti altri.

 Che canzone o che brano ascolta Arianna Antinori nelle sere un cui si ritrova solo in casa?

Dipende dal momento, amo tutta la musica, non mi piace programmare le cose, in casa mi piace ascoltare di tutto, passando dalla musica celtica medioevale, ai classici del jazz di Louis Armstrong, Billie Holiday, Sister Rosetta Tharpe, dal Blues di Howlin’ Wolf fino ai Nirvana.. dipende dalla giornata che ho passato!!

 Nel congedarci da te vorremmo un tuo pensiero o una citazione che ti sta a cuore.

Amare e Rispettare la musica che è l’unico vero linguaggio universale.

Grazie Tim è un piacere aver condiviso con te e con i tuoi lettori una parte di me.

 

 

Intervista con GIANNI DELLA CIOPPA, rock scriba supreme

17 Set

Gianni l’ho conosciuto sul finire degli anni ottanta, entrambi avevamo appena iniziato a collaborare con  METAL SHOCK, rivista che vantava nomi illustri (GIANCARLO TROMBETTI caporedattore e BEPPE RIVA collaboratore guest star). e quindi FLASH. Andammo ad un paio di riunioni di redazione, una della quali a casa di KLAUS BYRON in Toscana. Quel paio di viaggi li passammo a parlare naturalmente di musica e di vita; scoprii che avevamo affinità elettive importantissime (musica, appunto, visione delle cose, calcio). Cominciammo a tenerci in contatto costante. soprattutto telefonico, sebbene non abitando troppo distante avremmo potuto frequentarci maggiormente. Un volta venne a Ninetyland a trovarmi, una volta ci trovammo ad un concerto dei Y&T, e via dicendo.

Gianni è uno dei giornalisti musicali più prolifici che ci siano in Italia, è instancabile e inarrestabile … stimo molto questa sua assoluta vitalità. I nostri punti di vista sul Rock ogni tanto hanno seguito percorsi diversi, ancora oggi a volte ci battibecchiamo affettuosamente, ma fa parte del nostro essere e delle nostre palpitanti anime Rock.

Ho sempre seguito le sue cose, lui le mie. Ha sempre avuto, bontà sua, un posto nel suo cuore per le canzoni della CATTIVA COMPAGNIA, sin dall’inizio. Gli mandavo i nostri demotape e lui commentava (quasi sempre molto favorevolmente). Per un mezzo musicista e songwriter che non si è mai realizzato quale sono, queste sono cose che non si scordano. Ho cercato dunque di non scadere nel romanticume, nel caso lo avessi fatto I beg you pardon.

Per evitare di scordarmi capitoli importanti della sua lunga e ricca carriera, ho preso pari pari la descrizione dalla sua pagina facebook che trovate qui sotto. Uomini e donne di blues, please welcome, from Verona, Mr Gianni Della Cioppa:

Gianni della Cioppa e Glenn Hughes

Gianni della Cioppa e Glenn Hughes

Dopo una lunga esperienza come musicista (79-89), entro nel mondo del giornalismo musicale nel 1989, come collaboratore delle riviste Metal Shock, Flash e Tuttifrutti. Nel 1991 per la milanese Kaos Edizioni esce il mio primo libro “HARD ROCK/HEAVY METAL 133 TOP ALBUM”, favorevolmente accolto dalla critica e dai lettori, libro che in pochi mesi esaurisce la prima tiratura di 2500 copie. Sempre nel 1991, ho contribuito all’enciclopedia a fascicoli, destinata alle edicole, della De Agostini “IL GRANDE ROCK”. Nel 1994 presento e conduco, presso l’Accademia di Musica Moderna “IL ROCK È ARTE”, otto incontri attraverso i quali viene visitata la storia del rock, dagli albori del blues alle ultime tendenze. È un’idea innovativa che negli anni a venire, verrà copiata un po’ ovunque in Italia. Dal 1996 sono uno dei fondatori della rivista musicale Psycho!, con cui collaboro fino alla chiusura, con il n. 83 nell’aprile 2005.
Sempre nel 1996 fondo la rivista Andromeda che dirigo per dodici numeri, raccogliendo notevoli consensi per la lo spirito retrospettivo e critico che la anima. Dal 1998 collaboro con il prestigioso settimanale (da gennaio 2005 è un mensile) di musica, cinema e libri Il Mucchio Selvaggio. Dal 1999 dirigo l’etichetta discografica Andromeda Relix, il cui scopo è quello di ristampare dischi dimenticati e dare visibilità ai gruppi nuovi che mantengono intatto lo spirito tradizionale del rock. Nel 2000 contribuisco con numerose schede, al terzo volume dell’ “Enciclopedia della Musica Rock” della Giunti e nel 2002 al volume unico “LA STORIA DEL ROCK”, pubblicato dalla stessa casa editrice. Dal marzo 2003 sono uno dei redattori della rivista Classix!, un bimestrale di critica e storia del rock. Nello stesso anno collaboro con varie schede alla stesura del libro “100 DISCHI IDEALI HR E HM” della Editori Riuniti. Nel 2004 sono nello staff che ha scritto il volume di oltre 1300 pagine “24.000 DISCHI”, enciclopedia del Rock curata dalla Baldini & Castoldi, pubblicato alla fine dell’anno.
Nel 2005 per l’Andromeda Relix Edizioni, pubblico il libro “ITALIAN METAL LEGION” (la seconda edizione aggiornata e revisionata è uscita nel luglio 2009 per la QuiEdit). Nell’aprile 2005 parte il suo progetto “LA STORIA DEL ROCK”, quattro incontri, dove con l’aiuto di filmati, ascolti e testimonianze, racconto i momenti significativi di 50 anni di musica rock. I primi a recepire questa idea sono i responsabili della Biblioteca Comunale di San Martino Buon Albergo (VR) e l’Università Della Comunicazione di Brescia. Progetto poi esportato a Mantova, Modena e in varie città del nord Italia. Nel 2006 mi dedico anche all’aggiornamento dell’enciclopedia rock “24.000 DISCHI”. Nel 2010 aggiorna il volume “HM, I MODERNI” ed elabora il nuovo “HM- I CONTEMPORANEI”, entrambi in uscita per Giunti Editore. L’autunno 2011 mi vede protagonista di due importanti pubblicazioni, sempre per Giunti esce “HM – IL GRANDE LIBRO DELL’HEAVY METAL”, un volume che in 240 pagine racconta con schede, recensioni e discografie ed una ricca parte fotografica, la storia di questa musica. Per Crac Edizioni invece firma “STEVE SYLVESTER,
IL NEGROMANTE DEL ROCK”, la storia dei primi anni dei Death SS e del loro carismatico leader. Un’autentica discesa all’inferno. Nel dicembre del 2012 esce “VA PENSIERO, 30 ANNI DI ROCK E METAL IN ITALIANO”, con la prefazione di Omar Pedrini. Nel luglio del 2013 debutta, con l’adattamento di Giorgio Penazzi, Roberto Brangian e Roberto Alloro, lo spettacolo teatrale “Se avessi 1000 euro al mese”, liberamente tratto dal mio libro “Il Punto G.D.”.
Sono inoltre ospite e consulente per programmi radiofonici e televisivi in tutta Italia. Da alcuni anni porto avanti una serie di incontri, in scuole, università, circoli culturali e biblioteche, di tutto il Nord Italia, per informare e documentare i percorsi della storia del rock e del business musicale per trasmettere ai giovani e meno giovani, la mia esperienza quasi trentennale…
ALL FOR THE LOVE OF R’N’R!!

 

Gianni Della Cioppa

Gianni Della Cioppa

Gianni, veniamo subito al punto, in Italia si può vivere di Rock?

Può farcela qualche vecchio santone (musicista, produttore, giornalista), per i più giovani è impossibile. Puoi stare a galla per un certo periodo, poi dovrai sempre fare i conti con la vita. Magari qualche musicista si adatta con uno studio di registrazione o come turnista nel pop e dintorni, ma sono quasi sempre ingaggi a tempo. Temo che la musica rock in Italia sarà sempre una questione di passione e dopolavoro, o si “sfonda” all’estero come Lacuna Coil e Rhapsody, che comunque immagino che non si sono garantiti la pensione.

Come commenteresti dunque lo stato del Rock in Italia?

Credo che la qualità, indipendentemente dai gusti, non manchi. Poi come tutto, ci sono cose buone, originali, meno buone, fatte senza cuore e così via. Ma credo che principalmente manchi un pubblico curioso e quindi per risponderti il rock in Italia è messo molto male, perché quando manca il pubblico, manca la base. Lo si capisce ai concerti dove le facce sono sempre le stesse da venti anni, manca il ricambio generazionale. I più giovani seguono qualche nome nuovo per moda più che per reale passione.

Musica: 5 artisti o gruppi che ti piacciono da morire.

Led Zeppelin, King’s X, Journey,  i primi Iron Maiden e direi Yes. É una valutazione che tiene conto anche della continuità della carriera, quindi non parliamo di magnifici perdenti da uno o due dischi. Ma escludere Uriah Heep, Bad Company, Beatles e tanti altri è una follia.

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Musica: 5 album senza i quali non potresti vivere?

Guarda Tim, questo è un bel giochino, ma è fuori dalla mia visione. Lo sappiamo benissimo che alcuni artisti sono stati fondamentali nella crescita di tutti noi, ma è troppo semplicistico citare Led Zeppelin, Jimi Hendrix e Genesis (ma ci si dimentica sempre di Motorhead, The Clash, Ramones, Joy Division, gruppi epocali), io invece vorrei spendere due parole per chi è arrivato dopo il 1986, che per me è una sorta di confine tra ieri ed oggi, penso a Bathory, Queensryche, King’s X, The Gathering, Dream Theater, Living Colour, Jane’s Addiction,  Faith No More, Nirvana, Kyuss, Type O Negative, Devin Townsend, My Bloody Valentine, Radiohead, Muse, Neurosis, Sigur Ros, Mono, band che hanno veramente spostato il confine del rock più in avanti, offrendo nuovi punti di vista, nuove prospettive, che poi in molti hanno (ri)elaborato, dando vita a nuovi movimenti, energie fresche, che circolano ancora oggi. Ti sembrerà strano, ma esiste ancora un rock d’avanguardia, che io non posso dire di conoscere, ma c’è, solo che è confinato nell’underground dell’underground.

Film: i tuoi 5 preferiti

Premetto che risponderti è una follia, perché io amo quasi più il cinema della musica e mi faccio fregare anche da semplici commedie e pellicole super tecnologiche. Comunque direi quasi tutto di Alfred Hitchcock, Federico Fellini, David Cronenberg, Stanley Kubrick, David Lynch, “Profondo Rosso” ed altro di Dario Argento,  adoro Charlie Chaplin e il suo “Il monello” è qualcosa di inestimabile, “Incontri ravvicinati del terzo tipo” di Steven Spielberg mi ha cambiato la vita e direi che la trasposizione de “Il Signore degli anelli” di Peter Jackson, ha lasciato il segno. Mi piace il cinema di ogni genere, dall’horror alla commedia, ai fantasy, ma film come “Magnolia”, “Collateral”, “La leggenda del pianista sull’oceano”, “Amore Perros”, li apprezzo quasi di più, perché hanno sconvolto non il ragazzino ingenuo, ma l’adulto esperto e smaliziato. La serie TV “Lost”, vista con imperdonabile ritardo per una sorta di snobismo, mi ha regalato emozioni ad un passo dallo svenimento. Si decisamente amo più il cinema della musica.

Fumetti: i tuoi 5 preferiti

Ho amato alla follia Zagor, L’Uomo ragno, Dylan Dog, poi la storia breve Gilgamesh (qui siamo a livelli di letteratura alta), ma oggi come oggi direi solo Dago.

Gianni con Rudy Sarzo

Gianni con Rudy SarzoPer Gianni Della Cioppa chi sono i Led Zeppelin?

I più grandi in assoluto. La band perfetta, con un’alchimia irripetibile, grandi musicisti, ma che solo insieme hanno raggiunto la divinità. Hanno suonato tutto ciò che era stato detto e molto di ciò che sarebbe venuto dopo nel rock e non solo. Li ho difesi anche quando, negli anni ’80, erano considerati paccottiglia per nostalgici. E tu lo sai più di me direi.

Un libro che hai divorato.

Tanti, ma in particolare ricordo “It” di Stephen King, ed è un bel malloppo.

Gli scrittori che segui con più passione?

Charles Bukowsky, Stephen King, Nick Hornby, mentre di molti narratori classici, ho letto qualche capolavoro riconosciuto, ma quasi mai l’intera produzione.

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Conosco bene le tue pulsioni per il calcio, in questi tempi in cui l’ambiente calcio ci lascia spesso schifati, vorresti spendere una pensiero sulla bellezza, sulla leggiadria, sul senso di appartenenza che questo sport riesce a regalarci?

Voglio partire da una considerazione: io faccio il tifo, ma non il tifo contro, quindi ho una visione completamente avulsa dal concetto classico di tifoso. Io credo che il tifoso debba amare a prescindere, gioire e soffrire con i propri beniamini, identificarsi nella maglia e raramente in qualche calciatore, perché tanto quelli se ne andranno sempre, per noia o denaro. Ai calciatori chiedo solo l’impegno, la passione e l’amore per la maglia. Sembrano cose scontate, ma per gli atleti di oggi non è affatto così. Non mi interessa che domani sarai in un’altra squadra, mi interessa che finché sei con noi dai tutto e di più. Comunque il calcio è un argomento inavvicinabile in Italia, perché tira fuori il peggio delle persone, basta vedere i forum di alcune testate sportive o i commenti sui social network. Credo di essere uno dei pochi veri appassionati di calcio, capace di criticare anche la mia squadra e di avere una visione lucida e serena, ma mi trovo spesso da solo. Peccato perché il calcio è un gioco fantastico, sono spesso i tifosi a renderlo una merda.

La tua squadra preferita è anche la mia, il tuo giocatore preferito è anche il mio, mi descrivi le sensazioni che ti fanno palpitare il cuore quando vedi la tua squadra giocare? Le magie del nostro giocatore preferito per me valgono gli assoli migliori di Jimmy Page, è lo stesso anche per te (relativamente alle performance del tuo musicista preferito) o pensi che la musica sia sempre e comunque più in alto del calcio?

Come ti dicevo Tim, oggi sono un tifoso più distaccato, ciò non toglie che il cuore batte sempre quando la tua squadra entra in campo. Però sono realista e so che dopo stagioni di gloria, oggi dobbiamo accontentarci delle briciole. Questo mi toglie poesia, ma mi evita l’ulcera. Naturalmente  vincere un derby o battere la Juve è sempre una soddisfazione, ma per qualche anno temo che non possiamo ambire a traguardi importanti. Detto questo quando vedo un filmato di Recoba io mi emozione sempre, perché Il Chino è la poesia, siamo noi bambini che giochiamo dieci ore senza sosta, solo per il divertimento. Recoba è stato il più grande talento della storia dell’Inter, gli ho visto fare cose che altri mille giocatori non possono nemmeno immaginare, peccato che non gli interessava allenarsi. Ma forse è stato meglio, così è diventato poesia, altrimenti sarebbe stato semplicemente un campione.

Quando guardi l’infinito, di solito a cosa pensi?

Rispetto ad anni fa, mi fermo molto più spesso a riflettere, e non sempre lo specchio dei pensieri è tenero con me. Poi penso a mia figlia Irene, e mi dico che in fondo qualcosa di buono l’ho fatto anch’io. Se penso a lei, sento che posso morire felice.

Gianni con Ivano Fossati

Gianni con Ivano Fossati

Gianni, Dio esiste?

Vado a fasi alterne, adesso penso che qualcosa o qualcuno c’è.

Gianni, qual è il senso della vita?

Stare in pace con sè stessi, aver sconfitto i propri demoni, ed io non ci sono ancora riuscito.

Il tuo pezzo rock preferito?

Se mi dici rock, “Kashmir” dei Led Zeppelin, ha il riff più bello ed imitato della storia. Poi, anche se forse non è proprio rock, direi “Music” di John Miles, riesci a farmi piangere ogni volta che l’ascolto. Ha parole semplici, ma le sento molto vicine a me.

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Il tuo pezzo easy listening preferito (scusa ma non riesco a scrivere Pop, sono cresciuto musicalmente negli anni 70 e la musica Pop era altra cosa rispetto a ciò che si intende oggi).

“Easy” dei Commodores, “Just The Way You Are” di Billy Joel, “Under Pressure” dei Queen con Freddie Mercury, e tutto quello che vuoi di Stevie Wonder, ma come puoi immaginare la lista sarebbe molto più lunga.

Ci snoccioli qualche nome di artisti o gruppi italiani che ami particolarmente (anche al di fuori dall’ambito Prog/Hard’nHeavy)?

Death SS, Paul Chain, Vanadium, Strana Officina, Dark Quarterer, Timoria, Scisma, Deus Ex Machina e i mostri sacri del prog sono una spanna sopra tutti. In ambito pop rock e dintorni i soliti Eugenio Finardi, Edoardo Bennato, Rino Gaetano, Lucio Battisti, Mia Martini, Mina. Poi tanti nomi meno noti e dalla vita breve, che chi mi legge conosce benissimo. Da qualche anno noto un fiorire di ottima musica metal italiana, gruppi veramente notevoli, mi dispiace che il pubblico nostrano non se ne renda conto. Come sia restio a capire gli sforzi di etichette indipendenti, dico Black Widow che è tra le più vecchie, per citarle tutte, che lavorano per offrire opportunità a band fuori dagli schemi. Noi italiani siamo bravissimi a  farci male, a dare voce all’invidia di bassa lega. Io dico che senza queste realtà, avremmo perso tanta buona musica. Come ben sai anch’io ho una piccola etichetta, l’Andromeda Relix, condivisa con il fratello di rock Massimo Bettinazzi, ma posso giurarti che non abbiamo mai guadagnato un centesimo, anzi.

Che giornali musicali leggi?

Quelli italiani più o meno li leggo e sfoglio tutti, anche per vedere cosa succede e cosa fa la concorrenza. Ma direi più che giornali leggo libri, biografie, saggi.

Gianni con Donato Zoppo

Gianni con Donato Zoppo

Che quotidiani leggi?

Le pagine di cultura e spettacoli di molti, niente politica, niente economia, niente cronaca. Ammetto che mi sono arreso all’evidenza che non mi interessa niente. Sono deluso dalla politica, ma soprattutto dalle persone della politica.

Tu hai vissuto gli anni sessanta e settanta seppur da bambino e adolescente, avresti mai pensato che la società sarebbe arrivata a questi bassi livelli  e che l’Italia sarebbe precipitata in questa fogna dove etica, senso civico, fratellanza sono concetti ormai spariti? 

Assolutamente no. Posso solo dirti, per fare un esempio, che nemmeno nel peggior degli incubi avrei mai immaginato che merda come “Il grande fratello” e reality show simili potessero calamitare la gente davanti alla TV e diventare oggetto di interesse per milioni di persone. Comunque Tim il problema non è italiano, capisci che se siamo ancora qui ad uccidere per un dio, per una religione, per un fanatismo che si respira ovunque, è l’umanità che ha fallito. Ogni paese poi ha le sue dinamiche negative più o meno esasperate. Ma è il mondo che va allo sfascio, dominato da un rancore che va ben oltre le possibilità del singolo individuo di fare qualcosa di buono. C’è un degrado morale, culturale, emotivo che si respira nell’aria, lo vedi ovunque, per strada, sui social network, nelle scuole, nello sport, nel lavoro, nella politica, nell’economia, che è inarrestabile. Il futuro è adesso ed è la fine e noi non possiamo farci niente, perché chi ci guida parla di spread, di borsa e di pil. In tutto questo chi ride sono le corporation che ci stanno prosciugando ogni risorsa e la malavita piccola e grande, che si muove indisturbata.

Qual è la prima cosa a cui “guardi” quando senti un pezzo musicale?

Ho bisogno di provare l’emozione, il senso di appartenenza del musicista con quello che propone, altrimenti non sento il brivido, che può essere piccolissimo, ma deve esserci. Potenzialmente potrebbe piacermi tutta la musica, ma 2/3 della roba che è in circolazione la detesto perché capisco che è frutto di opportunismo, fatta in serie, finta, conseguenza di ricerche sulle frequenze del cervello, costruita per piacere, con studi scientifici imponenti, per fotterti il cervello. Io amo solo chi crede in quello che fa. Per farti un esempio Bruce Springsteen può non piacere (ed io non sono certo un suo fan), ma non potrai mai dire che ti sta mentendo quando canta una canzone.

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Vista la tua esperienza, ci dai un commento sullo stato del Rock nel mondo e sulla musica in generale?

Il rock sta vivendo la sua dorata pensione, con mostri sacri che giocano sul repertorio e giovani puledri che cercano qualche stagione se non di gloria, almeno di soddisfazione, sapendo che non potranno inventare nulla, ma almeno riusciranno a regalarci qualche bella canzone e qualche brivido. Questo non è un male, ne prendiamo atto e si vive tutti più felici. Quello che mi preoccupa di più è lo stato di salute della musica, abbandonata da tutti: musicisti, produttori, discografici e soprattutto dal pubblico. Infatti, vecchie glorie a parte, stanno a galla per brevi periodi prodotti effimeri costruiti a tavolino, artisti pupazzi che mostrano culi e tette e bicipiti, per poi essere sostituiti dopo pochi anni da altri fantocci e puttanelle. E questo degrado inizia già da bambini con programmi merdosi come “Ti canto una canzone”, presente in tutto il mondo, dove fottono il cervello ai bambini e poi agli adolescenti, costruendogli un percorso definito che rovinerà per sempre le loro vite di ascoltatori, ma anche di fruitori di cultura. Se pensi che il passo successivo è robaccia tipo “X Factor” o “The Voice”, dove si parla solo di interpretazione, ma mai di produzione, di arrangiamento, come se la musica fosse solo una bella voce,capisci che siamo alla fine della corsa. Sono programmi colmi di musica di consumo, senza cuore, che è sempre esistita, ma almeno una volta potevi scegliere da che parte stare perché le classifiche parlavano due lingue: musica vera e pattume costruito a tavolino, oggi la vetrina offre solo la merda. La vera musica, magari non innovativa, ma sincera, la trovi solo nell’underground, lontano dai riflettori, il posto dove mi sento a casa mia da anni.

Quale è la cosa che ti manca di più dell’epopea classica della musica rock (seconda metà sessanta/seconda metà settanta)?

Da tempo manca la voglia di stupirsi ascoltando musica, oggi la gente cerca musica per comodità, come sottofondo per le passeggiate, mentre guida, mentre gioca con lo smartphone, perché vuole solo certezze e questo accade anche nei giovani che dovrebbero essere i ribelli, gli innovatori. Tutti noi ci ricordiamo dei litigi con i nostri genitori, perché ci dicevano che ascoltavamo rumore. Oggi nonni, figlie e nipoti li trovi allo stesso concerto. Bello, ma anche triste a pensarci bene. Per quanto riguarda la curiosità, mi ricordo un episodio: ero un bambino e mio zio ascoltando il secondo album degli Area “Caution Radition Area”, disse “Bello, è completamente diverso dal primo”. Sono cose che ti aprono la mente se per te quello zio è un dio.

Quando si tratta di concerti rock vissuti in prima persona, quali sono i ricordi a cui sei più legato?

A 11 anni ho visto gli Area e non ho capito niente, ma è stata un’esperienza che mi ha cambiato la vita, ricordo che Demetrio Stratos mi sembrava un gigante su quel palco scassato di periferia. Poi la PFM e i New Trolls nel 1975, una cosa pazzesca, un’emozione che pensavo di farmi la pipì addosso. Poi gli Uriah Heep a Brescia, Kiss e Iron Maiden a Milano nel 1980, temevo di svenire. Tra i più emozionanti negli anni ’80, da ascoltatore abbastanza smaliziato direi Pink Floyd, Metallica, Queensryche, David Lee Roth e Bon Jovi e naturalmente Page/Plant a Milano. Guardando Living Colour, Faith No More e Nirvana ho capito che nel rock qualcosa stava cambiando. Recentemente mi ha emozionato Melissa Auf der Maur, ho veramente avuto la sensazione che stia facendo qualcosa di innovativo. Ma non è facile fare nomi, se pensi che ho visto circa 1500 concerti.

STEEL THUNDER nel 1981 (poi EXILE), Gianni (il cantante) è il primo a sinistra.

STEEL THUNDER nel 1981 (poi EXILE), Gianni (il cantante) è il primo a sinistra.

 Con che impianto GDC ascolta musica? Puoi entrare nel dettaglio?

Il lettore CD e le casse sono Bose, poi ho un piatto Technics LS.

Un amante della musica della nostra generazione non può che essere affezionato al vinile, riesci a provare qualcosa di simile anche per i CD?

Assolutamente no. Potrei dirti che è bello rigirare tra le mani qualche edizione deluxe con una bella confezione, ma non sarebbe la verità. Compro molto meno dischi rispetto ad una volta, ma quasi solo in vinile.

Tu e i tuoi seguaci, i dellacioppiani, avete una sorta di furia iconoclasta verso i box set e le deluxe edition (soprattutto di gruppi del passato) che da alcuni anni stanno riempiendo il mercato. Pur comprendendo il pensiero di base, non credi che forse non é colpa di queste edizioni se non si comprano i nuovi album che escono di questi tempi? Che sia l’offerta a non all’altezza?

Ah ah bella i “dellacioppiani”, questa l’hai inventata tu. Comunque io non ho niente contro queste mille versioni deluxe, semplicemente non voglio dedicare la mia vita solo a venti gruppi, quindi quando ho la discografia ufficiale e qualche chicca, mi piace dedicare tempo e denaro ad altri gruppi, per provare nuove emozioni. Credo che nella vita abbiamo già tante imposizioni (lavoro, amore, politica, tifo calcistico…), che almeno nella musica voglio essere libero di spaziare, questo accade anche nel cinema.

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Pensi che se gente come me non avesse comprato le recenti  superdeluxe edition dei primi tre dei Led Zeppelin, avrebbe speso quei 300 euro in album di nuovi gruppi?

A mio avviso il punto non è sapere se quei 300 euro sarebbero finiti nelle tasche di band nuove, quindi il problema non è determinare la qualità del rock attuale, per questo potremmo stare qui anni e non troveremmo una risposta, il punto è che c’è una parte di pubblico fermo ai suoi dieci gruppi preferiti ed invece anche solo relativamente all’epoca dei suoi idoli (anni ’60, ’70 e ’80), esistono tantissimi ottimi nomi di qualità, che ebbero meno fortuna per una o mille ragioni. Voglio dire se ti piace l’hard rock anni ’70 non puoi fermarti a Led Zeppelin, Deep Purple e poco altro. Nessuno discute che siano stati i migliori, ma nello stesso periodo sono usciti centinaia di dischi bellissimi, che però quasi tutti si ostinano a trascurare, in nome della difesa a prescindere dell’idolo di turno. Questa ostinazione mi spaventa. Anche perché questa gente spesso si traveste da critico e pensa di conoscere il rock solo perché possiede la discografia di venti band di successo. Le cose non stano così. Poi è evidente che ognuno è libero di fare come meglio crede, ma pretendo che se conosci venti gruppi devi parlare di quelli e non pontificare di band minori perché hai ascoltato qualche canzoncina su youtube. Che poi Tim non si tratta di conoscere dischi da mille copie, ma almeno band minori tuttavia fondamentali come  Quatermass, Dust, Warhorse, Budgie, Fuzzy Duck, quindi stiamo parlando comunque di pezzi di storia del rock, tanto per dire nomi degli anni ’70. Allo stesso tempi mi spaventa il fanatismo del collezionista di generi, che vuole tutto, ma proprio tutto, a prescindere dalla qualità di un genere. Io non ce la farei mai. Io, con i miei slanci e i miei limiti, amo la musica non il pezzo da collezione. Certo anch’io ho comprato dischi per completezza, per la copertina, perché ci suonava tizio ex dei Caio, ma senza esagerare. Comunque se io avessi 300 euro da spendere non li userei per un box, ma per 10/15 vinili di band che non conosco o che sto cercando.

Sempre per rimanere in tema, non pensi che tutto sommato la soluzione trovata dai Led Zeppelin sia accettabile? Intendo dire che sia le limited super deluxe edition (2 CD + gli LP relativi + grosso Booklet) che le deluxe edition (2 CD + piccolo booklet che ti porti a casa con 15 euro) contengono “musicalmente” le stesse identiche cose. Che poi i bonus  disc contengano fuffa è un altro discorso (assai triste).

Se ci pensi Tim i Led Zeppelin sono tra i pochi che hanno atteso decenni prima di ristampare i propri album con materiale bonus, quindi li stimo, in fondo rispetto ad altre band famose non hanno messo in giro, in dieci anni, venti versioni dello stesso disco. E le soluzioni che hai esposto sono per tutte le tasche, anche se come ben sai il vero collezionista si farà tentare da tutte o dalla più costosa.

Gianni, per anni si è dato contro alle case discografiche e ai direttori artistici, ma ora che non ci sono quasi più, non pensi che il loro “filtro” fosse essenziale? Che in qualche modo instradassero l’artista verso la giusta via, che aiutassero la gente a capire, a relazionarsi, ad interpretare la musica dei loro artisti? Cerca di capirmi, lo so benissimo (l’ho vissuto in prima persone quando col mio gruppo ho avuto a che fare con loro) che in alcuni, forse tanti, casi il lavoro svolto da quella gente era pessimo, ma parlo in generale…

Ti ringrazio di questa domanda, perché mi permette di sfatare il mito dei manager e produttori tiranni, si tratta invece, quasi sempre, di figure fondamentali per la crescita di una band. La penso esattamente come te. Quei personaggi erano forse loschi e lavoravano per il proprio tornaconto e quello della major di turno, ma di musica ne capivano molto e quindi hanno svolto un ruolo fondamentale per indirizzare il talento nelle direzione giusta. Inoltre in molte biografie, sono gli stessi musicisti che rivelano l’importanza dei manager, dei discografici, pur odiandoli perché gli hanno rubato denaro, ma non ne discutono la conoscenza artistica. Oggi a dirigere le case discografiche ci sono solo contabili che ieri dirigevano fabbriche di scarpe e domani saranno alla guida di un marchio automobilistico. Una tristezza unica. Situazione diversa per le piccole etichette, guidate sempre da appassionati ed esperti, che purtroppo hanno risorse economiche limitate.

Gianni Della Cioppa & Bud Ancillotti

Gianni Della Cioppa & Bud Ancillotti

 Ti senti più vicino alla scuola inglese o a quella americana, parlando naturalmente di musica rock?

Ti sembrerà strano, ma in generale propendo per quella americana, la trovo più melodica e quindi vicina a me. Anche se poi Beatles e Led Zeppelin, i miei gruppi preferiti, sono inglesi.

Che rapporto hai con gli mp3, li usi senza troppi problemi o sei anche un cultore del lossless (file senza perdita di qualità)?

Guarda sono costretto a sopportare gli mp3 solo per scrivere qualche recensione perché le case discografiche spediscono da anni solo questo formato. Ma poi li cancello e se il disco mi piace davvero, cerco di comprare il vinile, salvo nel post rock e dintorni dove preferisco il compact disc. Pensa che potrei accedere all’intero catalogo novità di molte case discografiche, ma di fatto scarico solo i titoli da recensire e qualche cosa che voglio capire se acquistare. Non mi interessa affatto riempirmi di musica che non potrò mai ascoltare. Credo di non essere nemmeno capace di scaricare musica da internet, ma semplicemente perché non mi interessa.

Qual è lo strumento musicale che più ti affascina, e nel caso tu ne abbia uno, che marca e che modello?

Da ragazzo ho usato una chitarra acustica Ibanez, poi l’ho venduta perché in mano mia era sprecata. Ho suonato un po’ il basso, e mi affascinava il Rickenbacker di Glenn Hughes, ma non l’ho mai usato.

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Se ti trovassi all’incrocio, una calda sera d’estate verso mezzanotte, lo faresti il patto? Cosa chiederesti in cambio della tua anima?

Il patto lo farei subito e gli chiederei di non farmi soffrire per morire, mi spaventa il dolore. Se proprio mi aspetta quello, in cambio gli chiederei la serenità per mia figlia.

Hai mai scorto nei personaggi che nel corso degli anni hai intervistato, una luce negli occhi che ti ha fatto dire: beh, grand’uomo (o gran donna)?

Guarda forse oggi è sovraesposto, ma nel 1994 quando l’ho incontrato, Glenn Hughes era un personaggio da ricostruire e nei suoi occhi, dopo anni di problemi di droga ed alcool, ho letto la voglia di ripartire per davvero, mi sono emozionato tanto quando mi ha abbracciato, perché la casa discografica gli aveva detto che io avevo scritto di lui anche negli anni che tutti l’avevano dimenticato. Un altro artista con la scintilla dell’umiltà è stato Doug Pinnick dei King’s X, uno che ha tantissimo da dire e dare, un autentico gigante del rock ed una grande persona. In Italia posso dire che ho trovato sempre persone per bene, rispettose ed entusiaste, sia nel metal che nel rock, anche tra i grandi tipo Eugenio Finardi, Alberto Fortis. Edoardo Bennato qualche anno ha rifiutato (almeno così mi aveva detto l’organizzatore del concerto), un’intervista all’ultimo momento, ma avrà avuto i suoi motivi. Mi dispiace per lui, avrebbe avuto un articolo da 10/12 pagine su Classix!, ci saranno altre occasioni.

Ci sono giornalisti musicali italiani che ammiri e stimi?

I nomi sono i soliti, Beppe Riva su tutti, altri non ne cito perché ne dimenticherei sicuramente qualcuno. Posso dirti che ammiro tutti quelli che da decenni portano avanti la passione senza sosta, a dispetto degli anni, la fatica, il lavoro, la famiglia, i soldi mai visti. Ecco questi sono quelli che stimo, ho visto decine di presunte prime firme sparire con i primi impegni della vita (lavoro, famiglia). Noi Tim siamo ancora qui, e qualcosa vorrà pur dire: la nostra è una missione. Dall’estero ti faccio solo tre nomi: il leggendario Lester Bangs, Alex Ross e Simon Reynolds, inarrivabili.

Gianni e lo staff di CLASSIX!

Gianni e lo staff di CLASSIX!

Cosa fai adesso? Hai qualche progetto per il futuro?

Ho due progetti che mi piacerebbe portare avanti, ma per ora preferisco non parlarne, perchè si tratta solo di idee. Dopo tre anni di produzione serrata, mi sono preso un periodo di riposo, sto leggendo, ascoltando musica e guardando film, solo per il gusto di farlo. E ti dico che è bellissimo!

Che canzone o che brano ascolta GDC nelle sere un cui si ritrova solo in casa?

“My Way” di Frank Sinatra, c’è tutta la bellezza e malinconia di uno che ha vissuto come credeva, ma che forse alla fine qualche rimpianto ce l’ha. Dovranno suonarla al mio funerale.

Nel congedarci da te vorremmo un tuo pensiero o una citazione che ti sta a cuore.

Uso qualche citazione in cui mi rispecchio, soprattutto la prima è davvero la mia vita, perché in fondo sento che avrei potuto fare di meglio e di più in tutto.

“Sento ancora la follia scorrermi dentro, ma ancora non ho scritto le parole che avrei voluto, la tigre mi è rimasta sulla schiena. Morirò con addosso quella figlia di puttana, ma almeno le ho dato battaglia” (Charles Bukowski)

“Possiamo fare solo piccole cose, ma con grande amore” (Madre Teresa di Calcutta)

“Ho conosciuto Steve Jobs, ha inventato l’IPad, ma quando tornava a casa, ascoltava solo vecchi dischi in vinile”. (Neil Young)

“Non hai bisogno di una chitarra per essere un eroe del Rock’n’Roll” (Lester Bangs)

Grazie Gianni.

Grazie a te Tim, averti come amico è un grande onore. Stay (black and) blue(s)!!

da sx a dx: Gianni della Cioppa, Beppe Riva, Stefano Ricetti - 2014

da sx a dx: Gianni della Cioppa, Beppe Riva, Stefano Ricetti – 2014

VICTOR PERAINO (Kingdome Come) INTERVIEW di Paolo Barone

1 Ago

Italian / English 

Detroit Michigan vuol dire ritmo, rumore e musica. E’ il suono delle catene di montaggio che da sempre sfornano le automobili, e’ la musica della Motown, il rock grezzo ad alta tensione degli MC5, il ruggito degli Stooges, la pulsazione della Techno.

Detroit e’ fatta di asfalto, miseria e canzoni. Detroit e’ la Rock City americana.

Girando nei suoi locali di notte, fra band punk rock e stelle underground abbiamo incontrato un personaggio particolare, che sembrava uscito da un racconto.

Ci siamo messi a parlare per caso e dopo un po’, incuriosito da questi Italiani in giro nella Motorcity,   si presenta: Sono Victor Peraino, tastierista dei Kingdom Come di Arthur Brown. Restiamo molto sorpresi da questo incontro apparentemente fuori contesto. Cosa ci fa a Detroit, in una serata come questa? Certo, conosciamo i suoi dischi, ma lo immaginavamo Inglese, europeo al cento per cento, invece e’ qui, in questa citta’ strana che e’ nato e cresciuto. La nostra reciproca curiosita’ aumenta dopo le prime battute, ci scambiamo i numeri di telefono e decidiamo di chiamarci nei prossimi giorni.

La sua chiamata arriva la settimana dopo, accompagnata da una grossa sorpresa. Arthur Brown e’ con lui, e stanno ultimando delle registrazioni per il prossimo disco in uscita per l’etichetta italiana Black Widow… Se vogliamo, possiamo raggiungerli in studio l’indomani verso ora di pranzo per una lunga chiacchierata…

Inutile dire che il giorno dopo arriviamo all’indirizzo dello studio puntuali, increduli e un po’ emozionati…

“ Il mio e’ un cognome italiano, Peraino, la mia famiglia viene dalla Sicilia e io pur essendo stato in Italia diverse volte, da quelle parti ancora non ci sono passato… Sono cresciuto qui a Detroit e ho iniziato a suonare molto presto, alla fine degli anni sessanta non ancora maggiorenne. In quel periodo le band suonavano in locali non troppo grandi, spesso ex sale da ballo o piccoli teatri, che venivano trasformati in club pazzeschi, posti dove tutto poteva succedere…A San Francisco e New York c’erano i famosissimi Fillmore, qui era la Grande Ballroom. Un mio amico era il “MC” di quel posto fantastico, quello che saliva sul palco con il microfono ad introdurre le band… Io avevo diciassette anni soltanto e lui mi chiese se volevo entrare in un gruppo che stava formando, avevano bisogno di un batterista. Senza pensarci troppo dissi di si, e tutto e’ iniziato cosi… Una band praticamente nata dentro la Grande Ballroom, con i fratelli Rasmussen alla chitarra e basso, ci chiamavamo Up, e suonavamo garage rock un po’ ingenuo ma pieno di energia. Aprivamo le serate supportando band famose, abbiamo suonato innumerevoli volte con gli MC5 e altrettante con gli Stooges, i Frost e tanti altri. Tanto per dirne una, abbiamo suonato anche con i Cream! Pensa che una volta Dennis Thompson, il batterista degli MC5, mi chiese di aiutarlo alle percussioni per un concerto speciale. Dovevano suonare insieme alla Jimi Hendrix Experience…E quella fu la prima volta che incontrai Jimi, facemmo subito amicizia nei camerini…”

La prima?! Perché lo hai incontrato ancora?

“ Sì. Avevo deciso di chiudere la mia esperienza con gli Up, e muovermi in una differente direzione artistica, non piu’ necessariamente legata a quel tipo di suoni. Nel frattempo ero a New York con amici e amiche, erano i giorni del festival di Woodstock e avevamo pensato all’ultimo momento di andarci. Arrivati in zona ci rendiamo conto che le strade erano tutte bloccate, tranne una stradina sterrata, probabilmente usata dai trattori. Mi metto a guidare molto lentamente su questo sentiero, e dopo un po’ vediamo come in un miraggio apparire le luci del palco…Continuiamo increduli, fino a ritrovarci nell’area backstage, dove finiva questa sterrata. Avevamo veramente un look da rockstar e la security all’epoca non era certo come oggi, ci siamo quindi messi a girare nell’area artisti senza problemi, quando vedo Hendrix andare verso un camper. Gli vado incontro, gli ricordo del concerto insieme a Detroit, e lui si ferma a fumare e parlare con noi per un po’. Poi mi dice di seguirlo che di li a poco avrebbe dovuto suonare, e cosi mi sono goduto a pochi metri da lui la sua storica esibizione a Woodstock!”

Ora si unisce a noi anche Arthur Brown, in perfetta forma e con gli occhi luminosi di entusiasmo. E’ una leggenda vivente, ha attraversato da protagonista tutta la storia del rock, e ce lo ritroviamo davanti, felice di questa inaspettata opportunita’ di condividere con noi e Victor alcuni ricordi dei loro momenti insieme.

A questo punto mi viene spontanea la domanda: Ma tu ragazzo di Detroit, come ci sei finito nella band di Arthur Brown?! Come vi siete incontrati!?

“ E’ stato tutto un concatenarsi di piccoli eventi, che passo dopo passo ci hanno portato ad incontrarci…Uno di quei percorsi strani, un po’ magici, che la vita alle volte ti presenta e tu lo segui cosi, un po’ per istinto, senza sapere bene perche’. Io avevo chiuso con la batteria e con un certo tipo di rock. Band come Moody Blues, King Crimson e Genesis mi avevano spinto verso una ricerca sonora piu’ complessa, volevo suonare le tastiere ed elaborare un esperienza diversa. Per farlo avevo bisogno di un Mellotron, ma qui negli States all’epoca era molto costoso. Mi resi conto che era piu’ conveniente andare in Inghilterra alla fabbrica, farmene fare uno, passare qualche settimana in Europa e riportarlo indietro, piuttosto che comprarlo qui in Michigan…Il mio manager mi diede un paio di contatti a Londra di persone da cui poter stare e cosi sono partito. Tutto ando’ benissimo, e mentre aspettavo che mi facessero il mio Mellotron, presi un furgone Volkswagen e me ne andai in giro per l’Europa. Dopo aver attraversato la Germania e buona parte dell’Italia arrivai a Roma. Qui incontrai una ragazza bellissima e passammo insieme diversi giorni. Il posto all’epoca in cui si radunavano tutti gli hippies di passaggio nella capitale era la scalinata di Piazza di Spagna …

Piazza di Spagna anni sessanta di Victor Peraino

Piazza di Spagna anni sessanta di Victor Peraino

… un pomeriggio mentre ero li che suonavo il flauto incontrai per puro caso alcuni dei tipi che mi avevano ospitato a Londra. Ricordo che una di loro era la fidanzata di Mike Oldfield, e che avevano intenzione di tornare in Inghilterra il giorno dopo. Dovevo andare anche io, quindi offrii un passaggio volentieri. Durante il viaggio mi dissero che una volta a Londra sarebbero andati al festival di Reading con Arthur Brown, e che se la cosa mi interessava mi sarei potuto unire a loro…E cosi, come per incanto, dopo un paio di giorni mi ritrovo nei camerini del festival a parlare con Arthur di musica e sintetizzatori, come fossimo vecchi amici. Arriva il momento del concerto e il loro tastierista non si presenta…all’ultimo minuto Arthur si volta e mi dice di salire sul palco con loro e tirare fuori qualche suono dal loro synth VCS3…”

Arthur & Victor VCS3

Arthur & Victor VCS3

Ma come, senza averti mai visto prima, senza prove, senza sapere i loro pezzi, cosi al volo?! A questo punto interviene Arthur con una risata esplosiva “ Ahahah!! Si, e’ andata proprio cosi, vista la situazione ho pensato meglio provare con lui che senza tastiere, e infatti se l’e’ cavata alla grande, e’ stato un concerto bellissimo e l’inizio di una lunga amicizia umana e artistica!” E’ molto bello vederli insieme oggi, a ricordare questi momenti e raccontarceli a noi.

“ Prima di salire sul palco, non avendo idea che questa cosa sarebbe successa, mi ero fumato una canna enorme, e provate a pensare come mi sentivo pochi minuti dopo, improvvisamente sul palco del festival di Reading, decine di migliaia di persone e io davanti a un VCS3 che non avevo mai visto in vita mia, a connettere cavi e sperimentare suoni con una band che non avevo mai sentito prima! Follia pura…Ma mi trovai molto bene in quella follia, cosi che entrai nella band seduta stante, e caricato a bordo il Mellotron andammo in tour e poi in studio. Era la realizzazione del mio sogno artistico, non avrei potuto sperare di essere in nessun altro gruppo che L’Arthur Brown Kingdom Come di quel periodo.”

Insieme registrarono un disco incredibile, capolavoro di psichedelia, progressive e space rock: Journey. Probabilmente il primo album ad essere interamente sostenuto dai ritmi della drum machine, e’ un susseguirsi di brani molto itensi. la voce di Brown e la chitarra di Andy Derby viaggiano nelle pulsazioni elettroniche e nelle tastiere visionarie di Victor Peraino, un disco che ancora oggi non ha perso un grammo della sua spiazzante originalita’.

Victor Peraino

Victor Peraino

Continuano insieme Arthur e Victor sull’onda dei ricordi…

“ Il tour di Journey fu un esperienza fortissima. Abbiamo suonato in tanti posti e in situazioni diversissime. Pensa che per un po’ abbiamo avuto come support i Queen! Non li conosceva ancora nessuno e il loro manager non riusciva a trovare una label interessata alla loro proprosta…E poi trovavamo sempre situazioni, persone strane, inusuali. Ricordo una volta che al concerto si presento’ un tipo con una quantita’ infinita di LSD gratuita per tutti. Band, pubblico, personale del locale, eravamo tutti totalmente in acido nello stesso momento! A fine show arriva da noi una tipa del tutto stravolta e ci dice Ragazzi! Mentre suonavate ho visto Dio!! E noi, esausti e alterati a nostra volta, le diciamo si, si certo, ok…Ma lei va verso un lavandino, infila la testa sotto l’acqua e poi torna di corsa da noi con i capelli tutti bagnati e gocciolanti, ci si piazza davanti e dice Ci credete adesso!?!? Si, certo, ci crediamo, come no, stai tranquilla…Ma si vede che non avevamo la faccia abbastanza convinta, non sembravamo abbastanza credenti, e lei di punto in bianco si toglie di dosso tutti i vestiti, e si mette a uralre Ho visto Dio! Ora vi scopo a tutti quanti siete e vediamo se finalmente mi credete!!! Ahahah! Erano giorni strani quelli del tour di Journey…”

Adesso e’ Arthur Brown a parlare. “ Avremmo potuto andare avanti, era veramente un piacere suonare con quella formazione. Ma io ero in un periodo di crisi personale, avevo bisogno di ritirarmi per un po’ dalle scene, e seguire un mio percorso spirituale. Eravamo sul Lago di Ginevra e presi la decisione che una volta finiti i concerti ancora da fare, avrei di fatto sciolto la band.”

Kingdom Come Full band L.A

Kingdom Come Full band L.A

Erano finiti i giorni dell’ Arthur Brown Kingdom Come, una delle esperienze piu’ interessanti della scena prog underground inglese. Ma non era certo finita per Victor, il quale prese tastiere e bagagli torno’ nella sua Detroit. Aveva scoperto tante cose in quel periodo…” Mi piaceva tantissimo stare sul palco e creare una certa teatralita’, uno spettacolo che fosse anche visivo, con costumi trucchi e tutto il resto…Mi piacevano i suoni del prog europeo, mi piaceva la ricerca, la sperimentazione, l’apertura mentale che avevo trovato da quelle parti…Decisi allora di portare qui in America alcuni dei musicisti Inglesi che avevo incontrato, e registrare un disco con il mio nome. Ma per problemi di visto di ingresso dei musicisti la cosa stava per sfumare…Poi pero’ decidemmo di tentare il passaggio di confine dal Canada, in modo da aggirare i controlli alla frontiera! La cosa riusci, e registrammo No Man’s Land, a nome del Victor Peraino’s Kingdom Come. In quel disco, ristampato poi dalla Italiana Black Widow, oltre a suonare tutte le tastiere cantavo anche, cosa che ho continuato a fare da allora in poi.”

E’ un disco particolare No man’s Land, con al suo interno diversi gioielli nascosti del progressive anni settanta. Dominano le tastiere, ma in un modo diverso dal solito, meno legate ai virtuosismi classicheggianti dei contemporanei, volte piu’ a creare un suono di atmosfera, un ambientazione per ogni brano, con la voce di Peraino che arriva perfetta in questo contesto. Un disco molto interessante con una copertina bellissima, di quelle che non si dimenticano e che ti fanno viaggiare con la fantasia.

Sono passati molti anni da allora, e sia Victor che Arthur Brown hanno attraversato differenti momenti nelle loro carriere e nei loro percorsi esistenziali ed artistici.

Ma il destino li ha portati ancora ad unire le rispettive sensibilita’, inaspettatamente, come sempre capita nelle cose piu’ belle, quelle che accadono senza forzature, senza essere costruite a tavolino da nessuno.

“ Ci siamo ritrovati dopo tanto, tantissimo tempo, e come se fosse la cosa piu naturale del mondo abbiamo iniziato a comporre, a suonare insieme in studio e live. Io sono andato in Inghilterra e mi sono unito ai concerti di Arthur, lui e’ venuto a Detroit e abbiamo registrato diverso materiale…Abbiamo ricominciato a sperimentare, a provare suoni strani, vecchi synth, computer, esoterismi e antichi rituali spazio temporali, e ora…Stiamo continuando a farlo divertendoci da matti!”

Li lasciamo alle loro cose, hanno altro materiale da registrare, alcuni dei pezzi andranno nel nuovo album, il titolo e’ “Journey in Time”. Esattamente quello che hanno fatto insieme a noi Victor Peraino e Arthur Brown.

Victor Peraino Preforming Los Angeles

Victor Peraino Preforming Los Angeles

 

 ENGLISH:

Detroit Michigan means rythm, noise and music. It’s the sound of the working class at the assembly lines that every day create new automobiles, it’s Motown music, it’s raw high energy rock and roll of MC5 and The Stooges, it’ the endeless pulse of Techno.

Detroit is made of asphalt, poverty and songs. Detroit is the Rock City.

Wandering around in clubs, with punk rock bands and underground stars, we met a very special guy, somebody that seems as if he is coming out of a novel.

We start talking, and after a while he introduces himself: I am Victor Peraino, keyboard player of Kingdom Come and the legendary Arthur Brown. We are so surprised.. What is he doing in Detroit on a night like this? Sure, we know his records, and we tought he was british, one hundred percent european, but no, he is a Detroiter born and raised in the Motor city. Our curiosity grows while we talk to each other, and so we decide to exchange our phone numbers and keep in touch.

His call arrives in the next week, with a big surprise. Arthur Brown is with him, they are working on some recordings for a new album, coming out on the Italian label Black Widow…If we want we can meet each other at the studio the next day.

So, here we are, in time, excited and a little bit nervous…

“ Mine is an Italian name, Peraino, my family is from Sicily and i have been in Italy more than once…I grew up in Detroit and started playing music immediately, at the end of the sixties when I was a teen ager. At that time bands used to play in clubs not too big, often old dancing ballrooms or theaters, transformed into amazing venues where everything and anything could happen all the time. In San Francisco and New York there was the famous Fillmore, here in Detroit there  was the Grande Ballroom. A friend of mine was the “MC” in that crazy place…I was only seventeen and he asked me if i wanted to join a band that he was putting togheter because they needed a drummer. I said yes without hesitation, and everything started…a band born in the Grande Ballroom, with the Rasmussen brothers on guitar and bass, we were called UP. We played our version of garage rock. We were often opening for very big names, many times sharing the bill with Stooges and MC5, Frost and many others. We even opened for Cream one night! Then one day Dennis Thompson,the drummer of the MC5, asked me if i wanted to play percussion on stage with him at a very special show at the Masonic Temple with Jimi Hendrix Experience. That was the first time i met Jimi, and we became friends in the dressing room.”

First time? Did you met him again?

“ Yes. I ended my experience with UP, and i felt the desire to move in a different direction, no longer connected with that kind of sound. In the meantime i was in New York with some friends, the Woodstock festival was happening at that time and we all decided to go at the very last minute. Once we arrived there we figured out that all roads were packed with endless lines of cars. So we found a little dirt road, maybe used by farmers with their tractors. I started driving along this tiny road very slowly, and after a while the lights of the stage appeared in front of us like in a dream. I kept going and we all ended up in the backstage area. Security was nothing like it is today, and we looked like a band, so nobody bothered us and we wandered in the artist’s area when, all of a sudden, i saw Hendrix…i went to him and he remeber very well our meeting in Detroit, so we were  togheter backstage smoking and talking, when he realized it’s time to go on stage. So i was right there, on the side of the stage during his legendary show in Woodstock.”

Now Arthur Brown joins our conversation, in perfect shape with a sparkle of enthusiasm in his eyes. He is a living legend, a major figure all through the history of rock music, happy to share with us and Victor memories of their time togheter.

 I can’t help  to ask : How you, a Detroit kid, ended up in Arthur Brown’s band?!

“ it’s been a chain of events, that step by step brought us togheter…One of the strange and magical paths that life sometimes gives to you…and all you can do is follow, trusting your inuition without really knowing why…

Victor & Gtr L.A. 1984

Victor & Gtr L.A. 1984

I was tired of playing drums. I was inspired by new bands like Moody Blues, King Crimson, Genesis, wishing to go in a different direction. I wanted to play keyboards and start a new musical experience. To do that, i really needed to buy a Mellotron.  I found out it was more expensive to import one in the States than going to England myself, and having one made for me over there. My manager gave me some contacts with the right people and off i went. Everything turned out great, and while i was waiting to have my Mellotron made, i rented a Volkswagen van and drove through Germany, and all the way to Rome Italy.  I met a beautiful girl there, and we had a great time in the city. At the time the place where all Hippies, musicians and strange people from all over the world were meeting each other was Piazza di Spagna. One day, while i was there playing flute sitting on the steps of the big ancient stairs, i saw some of the people that let me stay in their place in London. One of them was Mike Oldfield’s girlfriend and they were getting ready to go back to England. So i offered them a ride, and on the way home they asked me if i wanted to join them in the next days, going to the Reading festival with Arthur Brown’s Kingdom Come band. And so, like in a dream, i found myself backstage at the Reading festival talking with Arthur about music and syntesizers like old friends! When the time came to go on stage, their keyboard players didn’t show up! At the very last moment Arthur came to me and asked me to join the band, “just go on stage and make some noise with our brand new synth VCS3!”…Without even knowing their songs or any chance to practice what so ever! “

Now  Arthur is talking with a big laughter…“ Ahahaha!! Yeah, this is exactly how happened! I thought, better to try with this guy than no keybords…And that was a great choice…a great show and the beginning of a very long personal and artistic realtionship!”

It’ beautiful to see them togheter today, sharing their memories with us.

“ Right before going on stage, not knowing what was happening, i smoked a big fat joint made of hashish mixed with weed…Try to imagine how i felt, on stage with all the lights , and this VCS3 that i not only saw or played before, connecting cables and moving a kind of joystick to create strange loud sounds, with a band i never met before! That was pure craziness…But in some way i felt very good in that craziness and i joined the band on the spot. I had my brand new Mellotron, went on the bus and on tour with them. That was a dream for me, i couldn’t hope to be in a better band than Kingdon Come at that time: Theatrical, experimental, melodic and powerful all at the same time. Just perfect.

Arthur & Victior in London 2012

Arthur & Victior in London 2012

They recorded an amazing album, a strange mix of psychedelia, progressive and space rock: “ Journey “. One of the first, if not the first, rock album based on the beat of a drum machine, a collection of very intense tracks. Brown’s voice and the magic guitar of Andy Dalby traveled through the electronic beats and the visionary keyboards of Victor Peraino, a record still very strong and unique today, after all these years.

“ The tour of Journey was such a strong experience for all of us. We played in many places and in very different situations. For a while our opening band was Queen! Nobody knew them at the time, and their manger was ready to drop them, because there weren’t any label interested in their music…Every night was a different and strange situation. We did one gig and this guy came with a lot of free LSD for everybody in the place. Band, crowd, people working at the venue, everybody was tripping at the same time! As soon as the show ended, this girl came in the dressing room and shouted “ Guys! While you were playing i saw god!! “ We were exausted and still tripping out of our mind, so we told her, yeah, sure, ok…And then she ran to the sink, put her head under the water and then ran back to us, with her hair dripping wet yelled “ I saw god,do you belive me now!?! “ Yeah, we belive you, take it easy, it’s ok…Maybe our faces were not enough like belivers, and so all of a sudden, she took all her clothes off, jumped on a chair and screamed on top of her lungs “ I am going to fuck each and everyone of you!!! I saw god, do you belive me now?!?!? “ That tour was a crazy time man! “

Now is Arthur speaking. “ We could go on, it was really a pleasure to play with the Journey line up. But i was going through a time of personal changes, i needed to go on my own spiritual path for a while. We were near the Ginevra Lake when i decided that i want to brake up the band.”

The days of Arthur Brown Kingdom Come were over, and so was one of the most exciting band of the british progressive underground scene.

Of course it was not over for Victor. He packed the keyboards and  his dreams and came back to Detroit. By then he understood a few important things. “ I love to be on stage and put togheter a show not only about music, but also something to be seen, to be experienced with all your senses, with make up, coustumes, lights and more. I love the european progressive sound, the feeling of exploring different musical landscapes, i love the open mind attitude that i found over there in europe. So i decided to bring  to Detroit some of the musicians i met in England, and make a record in my name. We had a very hard time bringing them across the border because of some visa issues. But i didn’t give up, and we managed to bring them across the border through Canada.  In some way…Everything went fine, and we recorded “ No Man’s Land “ by Victor Peraino’s Kingdom Come. In that record, now avalabile on Black Widow, other than just play keyboards, i started singing.”

It’s a very special album No Man’s Land, with many golden nuggets of seventies prog rock. A very keyboards driven work, with a special feeling, different from one track to the next, with the beautiful voice of Peraino, perfect in this place.

A very interesting record with a wonderful cover, the kind that you can’t forget and makes you travel with your fantasy.

It’s been a long time, and both Victor and Arthur Brown had been going through different stages of their musical careers and personal lives. But somehow, someway, life crossed their paths again, in a very natural and easy way, like it was meant to be. That’s the way magic is.

“ We met each other again after a very long time, and like it was the most natural thing to do, we started playing and writing music togheter again.  I went in England a couple of times and joined Arthur during some special shows, he came back to Detroit and we recorded some new stuff… And here we are, experimenting again, discovering new sounds, computers, esoteric things,ancient rituals of space and time…and we are having a great time! “

It’s time for us to go. they are working with Skid Marx on some new songs, the new album is out and it’s called “ Journey in Time “ . Like the one we took, with Victor Peraino and Arthur Brown.

Journey in Time is out now on Black Widow Records. Victor Peraino’s Kingdom Come will play live at the Token Lounge, Westland MI Saturday 8/9-

Intervista con RUDY ROTTA, blues guitarist & recensione di “Beatles Vs Rolling Stones” suo ultimo album

21 Lug

Rudy Rotta è uno degli artisti blues italiani più famosi, all’estero soprattutto, basta dare un’occhiata al video qui sotto per farsi un’idea…

 

… questo blog tuttavia non dà troppa importanza alle collaborazioni di artisti italiani con nomi illustri del blues rock internazionale, non snoccioleremo quindi la lunga lista di stelle della musica che amiamo con cui Rudy ha avuto a che fare, però non siamo insensibili… e i soli nomi di GREG ALLMAN e  ETTA JAMES ci fanno giurare la testa. Per uno di quei segni blues che ci piacciono tanto, uno del suo entourage è inciampato nel nostro blog e da lì è nata questa intervista con recensione allegata. Spero sia di vostro gradimento. Ah, prima che mi dimentichi: Frank Lavorino… thank you!

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INTERVISTA A RUDY ROTTA –  Luglio 2014

Rudy, sei piemontese, svizzero d’adozione, ma quando a 18anni hai iniziato a suonare per davvero lo hai fatto partendo dal Veneto, ma che cosa ha quella regione che la tiene così legata al blues?

Sono nato in Piemonte, ho trascorso alcuni anni della mia infanzia in Romagna poi a 12 anni sono andato in Svizzera, dove i miei genitori erano emigrati, e ci sono rimasto fino a 18 anni. Lì ho incominciato a suonare verso i 13 anni, ovviamente tutto ad orecchio senza maestri o lezioni di musica, semplicemente consumando i dischi…… Sono arrivato a Verona a 18 anni e quasi subito sono entrato a fare parte dei Condors,  un gruppo locale che aveva già raggiunto degli obiettivi prestigiosi. Effettivamente nel Veneto c’è stato un movimento importante legato al blues,  il perché non lo so, probabilmente perché chi ha iniziato a divulgare questa musica ha trovato subito un notevole  seguito.

A 40anni hai lasciato la tua professione per dedicarti unicamente alla musica, scelta difficilissima da fare qui in Italia. E’ stata fattibile grazie a quella che io chiamo “l’incoscienza dei 40anni”, o è stato un processo lento e doloroso?

È stata esattamente l’incoscienza dei 40 anni! Nessun processo lento né doloroso, semplicemente la naturale conseguenza del desiderio di fare ciò che avrei voluto fare a 20 anni.

Lo so, è una domanda che ti avranno già fatto in tanti, ma tra tutte le star del blues con cui hai avuto a che fare ce ne è stata qualcuna che, guardandola negli occhi, ti sei detto “qui dietro c’è una gran persona”? Hai qualche storiella gustosa che ti va di raccontare?

Ogni persona con la quale ho collaborato mi ha lasciato un ricordo indelebile,  sia dal punto di vista musicale che da quello umano. Ricordo l’incontro con Gregg Allman alla House of Blues di New Orleans in occasione del tour per il suo 50esimo compleanno. Dopo essere stato suo ospite sul palco mi disse che voleva venire a suonare con me in Italia, che non voleva soldi ma semplicemente una Ferrari da guidare, cibo e vino…… Oppure con B.B. King al festival di Montreux: mi trovavo nella sala VIP con B.B. e il direttore artistico a sorseggiare dello champagne e mi accorsi che Van Morrison, che doveva aprire il concerto di B.B., mi guardava con aria sospetta cercando di capire chi potessi essere. Dopo la mia performance con B.B., tornando verso il backstage, me lo trovai di fronte e con aria scherzosa gli dissi: “Now you know who i am…….” Grande risata!

Dal punto di vista della esperienza,  ci dai un commento sullo stato del blues in Italia, e sulla musica in generale?

Il blues in Italia è cresciuto molto in questi ultimi 20 anni. Ci sono numerosi musicisti preparati, forse mancano dei progetti musicali originali di un certo spessore. Ritengo la musica molto più importante della bravura  e della tecnica dei musicisti. Per quanto riguarda invece la situazione della musica in generale direi molto male, molto business, molta musica falsa e tante, troppe tribute bands.

Sei un chitarrista da FENDER STRATOCASTER, giusto? Mai usato una Les Paul? Che altre chitarre ti attirano?Che corde e che amplificatore usi? 

Non solo Strato. Uso anche Telecaster, Gibson 345, Les Paul Junior, SG e raramente anche un Les Paul ma è troppo pesante….. Sono endorser della Ernie Ball, uso le 010 mentre per la chitarra slide 011. Sul palco porto sempre dei vecchi Fender Super Reverb abbinati a Vibrolux, Deluxe, Blues Junior che ricevetti dalla Fender Europe inglese in occasione del mio primo tour in Inghilterra.

RUDY ROTTA (foto di Chicca Coltri)

RUDY ROTTA (foto di Chicca Coltri)

Del tuo nuovo disco ne parlerò io dopo l’intervista, ma mi dici gli episodi che ti sono più cari, o quelli che ritieni più riusciti?

Sinceramente,  credo di aver fatto un lavoro molto equilibrato e non saprei scegliere un brano piuttosto che un altro. Ci sono fondamentalmente 3 diverse sonorità all’interno del CD: quella elettrica, quella acustica e i 4 brani con Quintorigo e Gnu Quartet; una particolarità di questo CD è che tutte le parti vocali che ho registrato hanno varie sovraincisioni.

John Mayall’s bluesbreaker: con Clapton, con Peter Green o con Mick Taylor?

Senz’altro Peter Green, anche se devo dire che in quel periodo pure Mr. Clapton andava alla grande.

Dio esiste?

Spero …

Film: i tuoi preferiti.  Un Uomo Da Marciapiede, Goldfinger, Il Colore Viola, tutti i film di Fellini e le pellicole con Sordi in generale.

Musica: 5 album senza i quali non potresti vivere.

White Album, Revolver, Sgt. Peppers, Abbey Road, Rubber Soul.

Per Rudy Rotta chi sono i Led Zeppelin?

La migliore rock band di tutti i tempi.

Blues del Delta e blues di Chicago: immagino che come noi anche tu ti sentirai figlio di ROBERT JOHNSON e MUDDY WATERS; quali altri nomi di blues nero ti hanno segnato l’anima?

Ce ne sono molti..Su tutti direi sicuramente Freddy King,  Albert Collins,  B.B. King,  Albert King,  O.W. Wright, J.L. Hooker…

Nel nome del blues escono album che secondo me di blues hanno ben poco, se non la forma; il blues per avere un senso e per non annoiare a morte deve farti sentire in pericolo oppure deve farti toccare con mano l’abisso su cui si affaccia la malinconia, sei d’accordo?

Troppo spesso si usa il nome blues o bluesman a sproposito. Sono d’accordo con la tua visione però c’è anche il rovescio della medaglia, ossia la gioia  che ti porta a comporre in modo diverso dunque non necessariamente malinconia o pericolo. Un esempio? I Just Wanna Make Love To You (Muddy Waters) oppure Boom Boom (J.L. Hooker).

Un libro che hai divorato?

Germanie” di E. Biagi

Qualche pulsione per il calcio?

Amo il calcio ma quello di una volta, quello dei Riva, dei Mazzola, dei Rivera, dei Baggio, dei Pelè, e dei Maradona senza andare troppo indietro;  il calcio fatto da uomini veri che non fingevano cadute o quant’altro. II tatticismo eccessivo portato dagli olandesi ha purtroppo cambiato tutto, così come Borg nel tennis. Io sono per il talento vero.

Tu hai vissuto gli anni sessanta e settanta, avresti mai pensato che la società sarebbe arrivata a questi bassi livelli  e che sarebbe precipitata in questa fogna dove etica, senso civico, fratellanza sono concetti ormai spariti?

No, non lo avrei mai immaginato anche se con il passare del tempo mi sono sempre accorto che stavamo andando nella direzione sbagliata; credo che ormai sia troppo tardi ma, come si suol dire, la speranza è sempre l’ultima a morire,  quindi speriamo…..

Conoscevi per caso ADRIANO VETTORE, altro grande chitarrista blues italiano? Un ricordo legato a lui?

Molto bene anche se negli ultimi anni non abbiamo avuto occasione di vederci.  L’ho chiamato più di una volta durante il periodo della sua malattia,  brutta storia. Mi diceva che lo avevano lasciato da solo. Uno dei primi ad iniziare con il blues in Italia, una persona di grande umanità e dignità.

Rudy Rotta band

Cosa fai adesso? Hai qualche progetto per il futuro?

Sì, prima di fine anno uscirà “Volo Sul Mondo”,  un progetto legato alla solitudine ed ai disagi dei bambini. Il brano “Volo Sul Mondo” l’ho dedicato ai miei nipotini in primis, ma ovviamente va a tutti i bambini del mondo.  Che possano ritrovare spensieratezza, gioia, voglia di giocare nel cortile o anche in strada e non davanti ad un computer ad un cellulare oppure ai videogiochi.

Hai girato parecchio, c’è un posto oltre l’Italia o la Svizzera che potresti chiamare casa? Un posto che ti ha fatto sentire vibrazioni particolari?

Mi sono sempre trovato bene ovunque io sia stato, chiaro che il Nord Europa mi ha regalato grandi emozioni durante i miei concerti o tour, devo però dirti che con il mio paese ho un rapporto di amore-odio. Adoro l’Italia e tanto mi piacciono gli italiani veri e semplici, odio invece tutte quelle persone che si atteggiano a voler essere ciò che non sono, quelli che per i propri comodi non esitano a distruggere le vite altrui, la politica insegna……

Hai fatto un disco dedicato a BEATLES e ROLLING STONES, immagino che oltre al blues  ti piaccia anche il Rock, quale è dunque la cosa che ti manca di più dell’epopea classica della musica rock (seconda metà sessanta/seconda metà settanta)?

Seconda metà anni 60 prima metà anni 70.

Quando si tratta di concerti rock o  blues vissuti in prima persona, quali sono i ricordi a cui sei più legato?

Tanti, veramente tanti. Stevie Wonder, Paul McCartney, SRV, Allman Brothers, Brian Setzer, Al Green, Taj Mahal, B.B. King, Steve Winwood, solo per citarne alcuni…

Un amante della musica della nostra generazione non può che essere affezionato al vinile, tu riesci ancora a sentire il fascino per i 33 giri? Riesci a provare qualcosa di simile anche per i CD, magari quelli in deluxe edition?

No, in sincerità preferisco decisamente il vinile.

Ti senti più vicino alla scuola inglese o a quella americana, parlando naturalmente di musica blues / rock?

Quella americana anche se quella inglese mi ha introdotto a quella americana; non sono un grande amante del blues inglese nonostante,  ripeto, mi abbia fatto da tramite per giungere poi al grande blues americano.

Ci sono giornalisti musicali italiani che ammiri e stimi?

Beh, sì tanti anche se per una volta non vorrei fare dei nomi per non far torto ad altri. Proprio in questi giorni di interviste noto la grande preparazione e il grande amore di molti giornalisti che mi fanno delle domande molto intelligenti che sto apprezzando moltissimo.

Nel congedarci da te vorremmo un tuo pensiero o una citazione che ti sta a cuore.

LA VITA E’ BLUES, IL BLUES E’ VITA questo è un mio pensiero con il quale spesso firmavo o firmo Cd, manifesti ecc……

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RECENSIONE:  RUDY ROTTA “Beatles Vs Rolling Stones” (Slang Records 2014) – TTTT

L’intervista è stata fatta soprattutto perché il disco mi piace, molto. Rudy ha preso alcune canzoni dei ROLLING e dei BEATLES e le ha accoppiate, facendo sciogliere le une nelle altre, in un gioco melodico e ritmico riuscito. Quello poi che trovo convincente è la grinta di Rudy e della band, l’atteggiamento con cui vengono affrontate, senza tralasciare poi l’originalità dell’approccio all’arrangiamento. SYMPATHY/COME TOGETHER e GET OFF OF MY CLOUD/TICKET TO RIGH sono efficaci e fin da subito ti fan capire di che pasta sia fatto il disco.

Rudy Rotta Beatles Vs Rolling Stones fronte

RUBY TUESDAY/STRAWBERRY FIELDS FOREVER è fatta con l’aiuto del GNU QUARTET è coglie bene lo spirito del modello d’epoca. UNDER MY TUMB/THINGS WE SAID TODAY ci riporta sui binari più consoni del Rock …

FILE AUDIO: UNDER MY THUB / THINGS WE SAID TODAY

… bella poi la scelta di TELL ME. Buono il lavoro sull’acustica per AS TEARS GONE BY arricchito dal violino di LAURA MASOTTO, il tutto va a confluire in HERE, THERE AND EVERYWHERE che Rudy canta in modo ispirato, mi sono venuti i brividi…

FILE AUDIO: AS TEARS GONE BY/HERE, THERE AND EVERYWHERE

MISS YOU non è troppo distante dall’originale, mentre SATISFACTION e OB-LA-DI OB-LA-DA diventano due bluesacci divertenti (e la Sweet Home di Obladì diventa naturalmente quella di Chicago); chitarra acustica per YOU CANT GET e LET IT BE, approccio funk per DAY TRIPPER. LADY JANE e JULIA sono suonate insieme ai QUINTORIGO, il risultato è quello che ti aspetti forse ma sarà anche per la bellezza dei due pezzi che te le ascolti commosso fino alla fine. Molto carina la bonus track che incornicia la fine del disco. Di nuovo eccellente il lavoro sull’acustica.

Per chi come me fatica molto a trovare dischi decenti di recente pubblicazione, questo album di Rudy Rotta è un sollievo. Certo, sono cover, ma il concept è allettante e il risultato è senza alcun dubbio positivo.

 

Rudy Rotta Beatles versus Rolling Stones retro

CREDITS:

Rudy Rotta vocals & guitars
Pippo Guarnera keyboards
Enrico Cecconi drums
Renato Marciano bass
Special Guests:
Gnu Quartet on Ruby Tuesday & Strawberry Fields Forever
Quintorigo on Lady Jane & Julia
Ernesttico percussions
Laura Masotto violine on As Tears Go By & Rocky Raccoon
Nicola Cipriani Lead guitar on As Tears Go By & Here, There And Everywhere
Luca Degani accordeon on Here, There And Everywhere
Produced by: Rudy Rotta
Recorded and mixed at: Sotto Il Mare recording studio by Luca Tacconi