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Perchè Lester Bangs sbagliava riguardo i Led Zeppelin

8 Mag

La mia amica Zilly tramite messenger mi manda un link preso dalla rivista Rolling Stone. Trattasi della recensione che fece Lester Bangs nel 1970 di Led Zeppelin III.

https://www.rollingstone.it/musica/news-musica/lester-bangs-e-la-famosa-recensione-di-led-zeppelin-iii/2018-04-30/

Ci scambiamo un paio di brevi messaggi.

Tim: “Sì, è una recensione storica. Ho stima e simpatia per Lester Bangs, una mio carissimo amico dice che io sono come lui. Inutile dire che per quanto riguarda i LZ si sbagliava, ma la sua furia a tratti iconoclasta era salutare per il Rock.”

Zilly: “Appena l’ho letta ti ho pensato… Non dubitavo la conoscessi, mi piace la tua analisi obiettiva anche se non condividi come me i contenuti. “

Pensavo tutto finisse lì, invece la mia worried mind (la mia mente tormentata insomma) ha iniziato a macinare le solite inezie che mi appesantiscono la vita.

Ho un rapporto conflittuale con Bangs. Ho sempre preferito Creem a Rolling Stone, a tal punto che già a suo tempo cercavo di farmeli arrivare dagli Stati Uniti. Di Bangs (e di Creem) mi piaceva l’irriverenza verso i gruppi rock che franavano verso il romanticume da strapazzo, ma certo non potevo condividere in pieno il suo atteggiamento votato quasi esclusivamente all’incensare l’essenza del rock and roll primordiale. Lo capivo, ma c’era troppo di buono in certi gruppi per liquidarli così, e poi io la furia primordiale del rock and roll a differenza sua la sentivo (e la sento) anche in gruppi tipo gli Emerson Lake & Palmer (e i Led Zeppelin ovviamente).

Capivo insomma le basi del suo ragionamento, ma ne mettevo in discussione la semplice equazione filosofica. L’amico che dice spesso che sono come lui è il nostro Polbi (Paolo Barone insomma). Durante le nostre conversazioni telefoniche sulla linee Borgo Massenzio/Detroit, affrontiamo sempre temi musicali e quando mi lascio trasportare dal fervore finisco per – a detta di Polbi – esprimere giudizi lucidi e senza compromessi in puro stile Lester Bangs. La cosa è curiosa visto che tra noi due sarebbe Polbi quello più vicino al senso del rock di Lester Bangs, alla fine che ne può sapere di rock primordiale uno che come me ascolta Bad Company e John Miles? Il fatto è che come spesso mi capita nella vita, ho un approccio bipolare verso la musica, coesistono dentro di me anime diverse come ho già scritto più volte. Ascoltando delinquenti come Robert Johnson, Muddy Waters, Chuck Berry, i Clash e i Damned qualcosa di primordiale dovrò pur capirne qualcosa anche io, no?

Rileggendo la recensione in questione perciò mi viene da confutare il pensiero di Lester.

Lester Bangs & LZ 1970

Qui Bangs si sofferma ovviamente sul terzo album e di rimando ai due precedenti. Quello che i LZ pubblicarono da lì in poi sarebbe sufficiente per smontare le sue teorie, ma io sono convinto che anche nei primi tre album ci siano motivi per controbattere.

Se vogliamo, da un lato possiamo riconoscere l’aspetto sguaiato dei primi LZ, aspetto che ha portato Lester Bangs a scrivere queste cose, il mensile Rolling Stones a massacrare anche i primi due album e Jim Morrison a dichiarare che i LZ proprio non gli andavano giù. I LZ arrivano un anno e mezzo dopo la summer of love e anticipano il tenore degli anni settanta. L’esplosione sonora che portano nel rock spazza via le proposte audio dei loro predecessori (Cream, Iron Butterfly, Jeff Beck Group e persino la Jimi Hendrix Experience). Un suono come quello nella musica rock non si era mai sentito. Questo naturalmente è in netto contrasto con la psichedelia americana del 1967, le chitarre acustiche della west coast, i riflessi intellettuali della musica di San Francisco (musica tra l’altro amata molto da Page e Plant).

Robert Plant nei primi due dischi canta spingendo la sua estensione al massimo e lo fa rigurgitando spesso testi e concetti che in massima parte provengono dalla grande tradizione blues nera. Uniamo questo ad una sezione ritmica imponente e una chitarra che sembra principalmente ricamare riff di blues pesante e il gioco è fatto, almeno per chi si ferma alla superficie senza scendere nel dettaglio.

Sì perché tra tutta la grossolanità di modi di cui parla Bangs, c’è una eleganza che non capisco come sia potuta sfuggirgli.

Diamo per buono che il cantato sopra le righe di Plant, i testi e il riverbero metallico dei primi due album risultino un po’ rozzi e indigesti per i critici un po’ snob e intellettuali, ma come la mettiamo con le prove strumentali, il tocco, il senso e la delicatezza intrinseca a tutto quel fragore? Stessimo parlando di certe altre band dedite all’hard rock più o meno dello stesso periodo capirei, ma i LZ?

Ora, sicuro, io sono un fan del gruppo, magari filtro il giudizio in maniera edulcorata, ma mi sembra che ci sia parecchia sensibilità nella musica dei LZ. Certo, l’aspetto viscerale è forse preponderante in quei primi album ma ripeto, la finezza, la bellezza e il groove di certe parti musicali andava considerata con eguale importanza.

Citando anche solo l’arrangiamento di Bigly (Babe I’m Gonna leave You insomma) siamo già pronti a rigettare le tesi di Lester. Se lo si mette a confronto con le versioni  antecedenti di Ann Brendon o Joan Baez non si può che prendere atto che i LZ portarono il brano a livelli inimmaginabili. Sensibilità, sofferenza, dolcezza sono incapsulate nel cantato di Plant e nell’arpeggio di Page.

Il ricamo celtico di Black Mountain Side (alias Black Water Side) accompagnato dalle tabla non è sintomo di sensibilità diverse?

Certo, poi ci sono You Shook Me e Communication Breakdown, ma anche il ritmico procedere che sembra galleggiare di I Can’t Quit You Baby, l’andamento pulsante e dinamico di How Many More Times e l’organo di Your Time is Gonna Come. Aspetti che andavano colti per riuscire a produrre un giudizio completo.

Passiamo a Led Zeppelin II. In Whole Lotta Love Plant simula orgasmi e canta ti sto per dare ogni centimetro del mio amore”, crude metafore che se cantate da bluesman neri in un juke joint del Mississippi negli anni trenta o quaranta del secolo scorso hanno valenza positiva, ma se amplificate dallo stridore delle chitarre elettriche moderne assumono contorni grezzi. Però come si può non apprezzare la nuova dimensione sonora (siamo nel 1969), la sfrontatezza, la dinamica del riff, la prova del gruppo? Come si può passare sopra ad un assolo di chitarra diventato poi iconico? Non sono anche questi elementi per valutare un gruppo, per soppesarne pregi e difetti?

I sussurri di What Is And What Should Be dove li mettiamo? E il lavoro di basso di The Lemon Song? Capisco che quello che passa sia la struttura di Killing Floor e il testo di Travelling Riverside Blues di Robert Johnson (Plant ne canta la parte dove dice più o meno “spremi il mio limone fino a che il succo non mi scenda lungo la gamba“) ma il pezzo contiene la migliore performance di basso in contesto (hard) rock/blues di sempre. Quello che John Paul Jones suona è pieno di sensibilità, gusto, intelligenza artistica. Quello che fa nella parte meno intensa del brano è puro umanesimo bassistico.  Evidentemente è molto più semplice soffermarsi sulle forme più apparenti. Per me Bangs commette lo stesso “schifo” che imputa ai LZ, alla fine la sua è una recensione rozza, non scende nei dettagli, non valuta nel complesso e si ferma alla superficie.

Ancora, e Thank You? Il testo non sarà forse degno del miglior Dylan, ma quell’organo che avvolge tutto e le aperture melodiche, non sottintendono emotività diverse? Il lavoro di chitarra acustica e di basso in Ramble On, insieme al cantato, non è un quadretto suggestivo, particolare e ben scritto? Tralascio i brani più in “stile Zeppelin” proprio per far emergere che c’era parecchio altro oltre lo “stile Zeppelin” tanto bistrattato da LB.

E in senso generale, le doti tecniche dei quattro componenti del gruppo, la loro capacità di metterle a servizio dell’alchemia musicale non hanno valore?

Per Led Zeppelin III Bangs scrive del “totale anonimato della maggior parte dei pezzi”. Io fatico a comprendere, soprattutto se vado a vedere i pezzi dei gruppi che piacevano a lui. Ora, sappiamo che ad ognuno di noi piacciono cose che magari ad altri proprio non dicono niente, ma se si è un critico musicale di una certa rilevanza, occorre provare diverse prospettive, occorre cercare di analizzare tutti gli aspetti della musica di cui si sta per parlare.

Lo sferragliare di Immigrant Song potrà apparire sgradevole ai più, ma non è il pezzo perfetto per descrivere le incursioni vikinghe?

Di Friends scrive “ha una buona base acustica un po’ amara, ma ci rinuncia dando tutto ai respiri striduli e monotoni di Plant. Rob, ascolta Iggy e gli Stooges”. Rob ascolta Iggy e gli Stooges”? Per Bafometto, ma cosa c’entrano Iggy e gli Stooges? James Newell Osterberg Jr. era un cantante a cui RP avrebbe dovuto ispirarsi? Il crudo rock monodimensionale degli Stooges doveva essere una sorta di template per i LZ? Suvvia! Come tutti noi, Lester Bangs era reso cieco dai suoi gusti personali. La grandezza dei LZ sta anche nell’aver esplorato dimensioni diverse, magari con risultati alterni, ma la loro strada era fare musica ampia.

Secondo Bangs Since I’Ve Been Loving You “rappresenta invece la quota obbligatoria della lentissima e letalmente noiosa jam blues da sette minuti”, anche qui non si capisce di cosa scriva. Sibly è sì un blues lento e in minore, ma lo si può descrivere come la solita jam session blues? I tre accordi di base del blues I, IV, V (in questo caso Do-, Fa-, Sol-) sono arricchiti di parti aggiuntive e altri accordi particolari che risulta quasi comico leggere il commento di Bangs. Il gruppo la suona live in studio con Jones contemporaneamente all’organo e alla pedaliera basso, mettendo su nastro uno dei più bei blues bianchi mai scritti. Sarò anche un fan, ma se questa è la solita e noiosa jam session basata su un giro di blues, quelle dei Grateful Dead e degli Allman cosa sono? Intendiamoci, siamo d’accordo, il blues va interpretato a dovere, va sentito (to feel), se lo si scrive e lo si suona bisogna mettere in campo il fondo di malinconia ancestrale che l’essere umano si porta ndentro, sono il primo a non sopportare il blues vissuto come esercizietto per musicisti bianchi (e talvolta neri) che si appropriano solo della forma, ma mi pare chiarissimo che questo non sia proprio il caso dei Led Zeppelin.

Seguono poi 5 pezzi acustici. Gallows Pole, un traditional che risale al 1600, Tangerine (restyling di un agrodolce motivetto proveniente dagli Yardbirds), That’s The Way, Bron Yr Aur Stomp e Hats Off To Roy Harper. A parte l’ultima che è siparietto non esattamente riuscito riguardante il vecchio blues dei primi decenni del secolo passato, gli altri sono momenti di estrema gradevolezza. In primis, che un gruppo Hard Rock o Heavy Blues sterzi in maniera così decisa verso situazioni acustiche e differenti con risultati ragguardevoli non è cosa da tutti i giorni. E’ vero che per That’s The Way Bangs finalmente scrive:

” è la loro prima canzone ad avermi sinceramente commosso. Mi venisse un colpo, è stupenda. Sopra un semplice e comunissimo riff acustico, Plant descrive una toccante immagine di due ragazzini che non possono più giocare insieme. I parenti e i pari di uno di questi disapprovano l’altro per via dei suoi capelli lunghi e perché viene dalla parte oscura della città. Per una volta, la voce qui è controllata. Anzi, l’intonazione della voce di Plant è lamentosamente soave come nelle migliori ballad dei Rascals. E un drone modulato elettronicamente ronza cupo nel sottofondo come le chiatte malinconiche di un porto mentre le parole cadono soffici come neve: “And yesterday I saw you standing by the river / I read those tears that filled your eyes / And all the fish that lay in dirty water dying / Had they got you hypnotized?” Bello e strano abbastanza, cari Zeppelin. Come disse Chuck Berry eoni fa, “ti mostra ciò di cui non ti accorgi mai”.

però a me sembra riduttivo. Nel suo complesso LZ III è un album vario, coraggioso, suonato bene, ricco, coinvolgente, delicato e inteso allo tempo stesso. Uno degli album rock importanti, uno di quelli da avere, qualsiasi sia la tua predisposizione.

Fatico a capire inoltre come gli sia sfuggita la presenza di gente come John Bonham (il miglior batterista rock di sempre, ormai è cosa nota, ) e John Paul Jones, musicista/arrangiatore/polistrumentista di statura elevatissima.

I LZ non hanno certo bisogno di essere difesi, ma il rock – checché io ne dica – è ancora una faccenda maledettamente importante per me, impossibile rimanere impassibile (scusate il pasticcio, voluto) davanti a certe stupidaggini anche se scritte da uno come lui.

 

 

 

 

 

 

STAIRWAY TO HEAVEN soundboard Osaka 29/09/1971

31 Mar
First time Stairway To Heaven is released in real soundboard from legendary show in Osaka Festival Hall on 29 sept 1971.

LZ Osaka sept 1971

It’s just a teaser (not complete version with various edits) but it’s a gas anyway.
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Other recently released Osaka sept 1971 28&29 tracks:

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Riflessioni sulle possibili uscite in vista del 50° anniversario dei LED ZEPPELIN

25 Feb

Questa estate cadrà il 50esimo anniversario della formazione dei Led Zeppelin, uno dei pochi veri grandi gruppi rock, e ci si aspetta una serie di iniziative e di uscite. Jimmy Page e Robert Plant nelle loro recenti dichiarazioni hanno lasciato intendere che verranno pubblicate un po’ di cose. Vediamo con qualche azzardo di valutare alcune ipotesi.

Prima però segnaliamo l’uscita del remaster di How TheWest Was Won, il live del giugno 1972 pubblicato nel 2003, nei negozi il prossimo mese. Mi chiedo a cosa serva fare una rimasterizzazione di un live pubblicato per la prima volta nel 2003, dunque già masterizzato a dovere. D’accordo che si sia voluto metter in circolazione anche il vinile, ma l’operazione mi sembra davvero inutile. Questa uscita va vissuta come il prosieguo della campagna di ristampe di questi ultimi 4 anni.

Sappiamo per certo che per la ricorrenza in questione uscirà un libro fotografico ufficiale. L’interesse da parte mia per questo genere di cose è quasi nullo, ma immagino ci siano collezionisti pronti ad acquistarne ogni edizione. Quello che mi interessa davvero sono registrazioni  – live e non – del gruppo negli anni 1968-1980.

Il problema è che per pubblicare un live album con una ottima qualità sonora servono nastri multitraccia, registrazioni effettuate appositamente con equipaggiamento professionale (con un 24 piste ad esempio), dove tutti gli strumenti sono messi su nastro su piste separate in modo da poterle mixare (miscelare e livellare insomma) a seconda del bisogno. Molta gente non si rende conto di questa cosa, tutti pensano che ci sia una infinità di date registrate, ma la realtà è che – negli anni settanta – era impegnativo e dispendioso organizzare registrazioni multitraccia, dunque i nastri disponibili per uscite di album live altamente professionali sono pochissimi. Oggi basta un computer collegato al mixer, ma allora servivano uno studio mobile e attrezzature varie.

Columbia Records Console in the 70’s

Rolling Stones Mobile Studio 1975

Registrazioni multitraccia esistenti del gruppo dovrebbero essere le seguenti: Royal Albert Hall 1970, BBC session 1969-1971, Giappone settembre 1971, Los Angeles e Long Beach 1972, Southampton gennaio 1973, New York 27-28-29 luglio 1973, Earl’s Court 23-24-25 maggio 1975, Knebworth 1979, probabilmente anche New York 12 febbraio 1975 e forse Perth 1972

Jimmy Page non vuole che eventuali nuovi dischi dal vivo siano – in termini di scaletta – simili a quelli già pubblicati ufficialmente, questo penalizza parecchio. Vediamo dunque un po’ di fare qualche riflessione anno per anno.

1968/69: a parte le BBC session e le apparizioni televisive non esiste altro di ufficiale La testimonianza bootleg con data più vecchia è quella di Spokane 30 dicembre 1968. Se il gruppo per qualche motivo avesse a disposizione registrazioni live del 1968 e 1969 e le pubblicasse sarebbe di certo una novità. Anche qui però occorre dire una cosa, soprattutto nei primi mesi il gruppo si cimentò in cover (molto interessanti), e non credo che Page – nel caso – vorrebbe pagare royalty ad autori esterni al gruppo (ricordo che il medley di Whole Lotta Love del concerto del 1971 pubblicato nelle BBC session fu tagliato proprio per questo motivo).

Led Zeppelin – First U.S. Tour – Thee Image – February 15, 1969

1970: Buona parte del concerto del 9/1/1970 alla Royal Albert Hall è stato già stato pubblicato sul DVD ufficiale uscito nel 2003. L’unica speranza è che esista una registrazione multitraccia di una delle date di fine tour (settembre).

1971: La Warner giapponese registrò le date (almeno 5) del tour nella terra del sol levante nel settembre 1971. Page ha in mano questi nastri ma sembra restio a volerli pubblicare, la qualità audio non sembra sia stellare e la scaletta tutto sommato è simile al concerto della BBC del 1971 e a How The West Was Won.

1972: How The West Was Won è costruito sulle due date fatte in California nel 1972. Magari in futuro potrebbe uscire un cofanetto con le due date complete (visto la grandezza delle performance) ma per ora il 1972 è coperto. Il mio amico Amduscia mi ricorda che si dice che potrebbe esistere anche il multitraccia di Perth.

1973: Southampton 1973 immagino non abbia grandi speranze di vedere la luce per vari motivi: il 1973 è già documentao da The Song Remains The Same, non è una data speciale in termini di prestazioni di Page and Plant, esiste già un bootleg di qualità audio eccellente (che potrebbe in realtà essere un rough mix pro). Le tre date di New York del 1973 sono state per anni la fonte dell’unico live dei LZ., Nel 2007 è uscito un remaster che ha scontentato praticamente tutti. Page potrebbe avere in mente di porvi rimedio pubblicando un box set con il meglio delle tre date in versoine expanded, per noi cresciuti con l’album dal vivo ufficiale (The Song Remnains The Same appunto) sarebbe un avvenimento.

1975: Delle cinque date di Earls Court del maggio 1975 ne furono registrate tre: 23, 24 e 25. Quella del 23 è inutilizzabile per il mancato funzionamento del microfono posizionato davanti alla grancassa della batteria, le altre due sono state in parte utilizzate per il DVD ma non credo che Plant accetterà di pubblicare altro materiale, il 1975 è il suo anno maledetto per quanto riguarda i problemi di voce, ne abbiamo parlato spesso qui sul blog. Lo stesso discorso vale per NY 1975 (sempre che esistano davvero i multitraccia) di cui comunque esiste un bootleg soundboard (alcuni parlano addirittura sia un rough mix professionale) di ottima qualità audio. Però è certo che il 1975 potrebbe essere uno degli anni che il gruppo vorrebbe vedere rappresentato.

1977: Stesso discorso per il 1977, la scaletta dei pezzi è molto varia, e sarebbe super avere una registrazione professionale, ma è davvero possibile che un concerto sia stato registrato professionalmente? E in caso, sarebbe davvero utilizzabile visti i problemi di Page? Si trattasse di una delle 6 date di Los Angeles di giugno sarebbe fantastico ma nel resto del tour Page – come sappiamo – non fu sempre all’altezza della sua fama.

1979: lo diciamo spesso su questo blog, Page fu quello dell’immaginario collettivo sino alle tre date finali del tour del 1973 (quelle di cui parliamo qui sopra), gli anni successivi lo hanno visto implodere come chitarrista. Sostanze chimiche pesanti, edonismo, accidia e mega successo planetario gli impedirono di essere l’incredibile, stratosferico, cosmico chitarrista dei primi cinque anni. I tour post 1973 sono spesso corrotti da sue prestazioni mediocri e discutibili, non è automatico dunque pensare di vedere pubblicati concerti tipo Knebworth. Sarebbe una ventata di freschezza vista la scaletta, ma non è che le due date siano granché. La prima non è malaccio ma la seconda è praticamente inutilizzabile viste le prove di Page. E’ stato comunque pubblicato qualcosa sul DVD del 2003, lavorando in studio, tagliando e cucendo potrebbe uscire qualcosa di passabile. Il mio desiderio sarebbe quello di vedere pubblicato un sunto delle due date di Copenhagen del luglio 1979 (le due date warm up in cui il gruppo suonò meglio delle due date di agosto di Knebworth) ma temo che pensare che siano state registrate professionalmente siano solo congetture fine a se stesse.

LZ 1979 photo session

1980: non credo che esistano registrazioni multitraccia del tour europeo, tour con cui si chiuse la avventura live dei LZ. E poi, anche se  esistessero, non sarebbero utilizzabili, Page era la pallidissima ombra del gran chitarrista che era.

Rimangono altre opzioni:

  • un live cronologico, vecchia idea di Page risalente alla fine degli anni settanta.  Prendendo pezzetti qui e là si potrebbe imbastire un live vario e interessante.
  • album di inediti. Il mio sogno! Alcuni pezzi lasciati fuori in origine dagli album pubblicati vennero inseriti in Physical Graffiti e in Coda, ma esistono altre tracce, altri pezzi inediti che il gruppo potrebbe accettare di pubblicare.

Vanno presi in considerazione infine un paio di ulteriori problemi:

  • il curatore sarà Jimmy Page e questo non è un bene. Come scriviamo sempre, questo tipo di pubblicazioni non andrebbero fatte gestire dagli artisti stessi, perché non hanno idea di cosa interessi davvero ai fan e di come svolgere il lavoro di archivio in modo appropriato. Detto questo, l’importante è che un po’ di materiale esca, e pazienza se gli edit di Page faranno innervosire.
  • Page, Plant e Jones non vanno d’accordo. Il loro rapporto è pessimo. Noi pensiamo che i membri dei gruppi siano tutti amici e vivano in armonia, ma non è così. Il rapporto è professionale e business oriented. Nient’altro. E non è Page ad essere il peggiore, Plant e Jones sono sullo stesso livello. Sono uno dei pochissimi gruppi a non avere bisogno di soldi (beh in realtà Jones qualche problema lo ha avuto), ma è indubbio che nuove entrate non facciano schifo a nessuno e con la casa discografica dietro che spinge qualcosa di sicuro vedremo.

Concerti dal vivo? Qualcuno crede ancora che Page tornerà a suonare la chitarra? Sono certo però che abbiano discusso anche la possibiltà di fare una data celebrativa, tipo quella alla O2 Arena di quasi undici fa, ma con i soliti no, sì, ma di Plant e l’incapacità di Page ad applicarsi sulla chitarra la vedo dura.

Vedremo un po’ come si svilupperà la faccenda, nel frattempo teniamo d’occhio anche le nuove uscite bootleg. La Empress Valley Supreme Disc ha appena pubblicato un nuovo teaser, ovvero la versione soundboard di Immigrant Song del concerto (quantomeno mitologico per il mondo dei fan dei LZ) del 29 settembre 1971. E’ la prima volta che si ha testimonianza soundboard (registrazione stereo presa direttamente dal mixer durante il concerto) del concerto in questione.

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Quasi due anni fa uscì il teaser di Black Dog dal concerto del giorno precedente. Se l’Empress Valley avrà davvero il fegato di far uscire queste registrazioni, il 2018 sarà un gran anno per i fan dei Led Zeppeli, comunque vada.

https://timtirelli.com/2016/07/23/news-led-zeppelin-osaka-2891971-for-the-first-time-in-full-soundboard/

Led Zeppelin 1979

Yardbirds “Yardbirds ’68” (2017 Jimmy Page.com) – TTTTT

10 Gen

ITALIAN / ENGLISH

Jimmy Page sta pubblicando attraverso il suo sito cosette davvero interessanti, niente di mainstream naturalmente, ma per chi segue il Dark Lord queste rarità e ristampe sono molto appetibili. L’ultimo arrivo è un doppio disco intitolato Yarbirds ’68, contenente un live album e alcune registrazioni in studio relativi agli ultimi mesi di vita della band.

Il concerto degli Yardbirds all’Anderson Theatre di NY del 30-3-1968 è una registrazione assai nota per chi segue i “Gallinacci” e i Led Zeppelin. Fu pubblicato per la prima volta dalla Epic nel 1971 (per godere del successo che stava ottenunto Page con i LZ) ma Page riuscì a bloccarne la distribuzione.

Fin da subito infatti gli Yardbirds non furono soddisfatti della qualità della registrazione, effettuata evidentemente con equipaggiamento e preparazione insufficienti. Quando la Epic lo pubblicò aggiunse degli applausi finti che resero il tutto più grottesco.

La registrazione fu comunque resa disponibile anche sul bootleg “Last Hurrah In the Big Apple”, titolo famigliare per molti fan.

Malgrado la qualità audio mediocre non fu difficile capire già allora che il Jimmy Page di quegli anni era davvero stupefacente e che gli Yardbirds in versione quartetto erano un gruppo tosto.

Già,la formazione 1967/68 con Jimmy Page alla chitarra fu davvero degna di nota e avrebbe potuto dire ancora parecchie cose interessanti se Dreja, McCarthy e Relf – disillusi e stanchi – avessero avuto la forza di continuare. La musica offerta dal gruppo in quel periodo fu una sorta di proto hard rock velato di psichedelia e sospinto da suggestioni beat e blues. Non bisogna essere ingenerosi e paragonare Dreja, McCarthy e Relf a Jones, Bonham e Plant, gli Yardbirds venivano da un era e da un mondo forse diversi ma avevano comunque un “senso” davvero niente male.

Si pensava che questi nastri fossero andati perduti e invece sono stati ritrovati e rimixati da Page e finalmente pubblicati ufficialmente. Insieme al concerto, anche le session fatte in uno studio di New York di quell’anno.

LIVE AT ANDERSON THEATER – NY 30/03/1968
Train Kept A Rollin’
Mr, You’re A Better Man Than I
Heart Full of Soul
Dazed And Confused
My Baby
Over Under Sideways Down
Drinking Muddy Water
Shapes of Things
White Summer
I’m A Man (contains Moanin’ And Sobbin’)

Il concerto si apre con Train Kept A-Rollin‘, cavallo di battaglia del gruppo sin dal 1965. Il pezzo fu scritto da Tiny Bradshaw e Lois Mann e registrato da Tiny Bradshawn insieme alla sua orchestra nel 1951. Nel 1956 Johnny Burnette And The Rock And Roll Trio ne fece una sua versione arrangiandolo per chitarra. Gli Yardbirds (con Jeff Beck) la ripresero e grazie a loro il brano divenne negli anni un classico della musica Rock. Train Kept A-Rollin fece parte anche del repertorio live dei Led Zeppelin (1968-1969 e 1980) e divenne inoltre uno dei marchi di fabbrica degli Aerosmith.

La versione degli Yardbirds con Page è ormai la definitiva. Il chitarrista trascina – con la sua Telecaster – il gruppo verso sentieri propri del rock e dell’hard rock. La qualità audio – rispetto alle edizioni disponibili fino ad ora – è un grande passo avanti, ed è davvero una gran cosa potersi finalmente gustare questa registrazione.

Gli interventi di chitarra di Mr. You’re A Better Man Than I sono già quelli che faranno parte dei primi LZ. Il sound della Telecaster di Page è portentoso. Relf, McCarthy e Dreja contribuiscono comunque a tradurre in musica il mood voluto.

Heart Full of Soul è uno dei pezzi storici degli Yardbirds e la versione ad una chitarra sola mi è sempre piaciuta molto.

Il gruppo sentì per la prima volta il riff di Dazed And Confused in America durante una esibizione di Jake Holmes. Page si appropriò del riff e intorno ad esso costruì una sinfonia elettrica che nel 1975 raggiunse i 40 minuti. Qui ci sono già tutti i LZ, la visione di Page era già chiarissima. Riff possente, archetto di violino e sfuriate sulla solista. Forse bisognerebbe iniziare a ridimensionare la storiella che vorrebbe i LZ plasmati ad immagine e somiglianza del Jeff Beck Group (il cui primo album lo ricordiamo uscì nell’agosto del 1968). E’ inoltre  sufficiente ascoltare questa Dazed And Confused per capire che siamo su livelli simili a quelli dei Cream e della Jimi Hendrix Experience, se non altro dal punto di vista chitarristico e di approccio.

Segue una discreta versione di My Baby. Il lavoro al wah wah mi ricorda i ricami chitarristici della futura Down By The Seaside dei LZ (da Physical Graffiti). Over Under Sidewas Down è sempre stato uno dei pezzi più eccitanti della band. Page padroneggia il riff con gran personalità. Ottima prova del gruppo. Drinking Muddy Water vede Page alla slide guitar e il gruppo alle prese con la propria anima blues. La armonica di Keith Relf risplende una volta di più in questo pezzo. La magnifica Shapes Of Things racchiude in due minuti e mezzo tutto il profilo degli Yardbirds. White Summer è il momento dedicato alla chitarra. Contenuto in Little Games del 1967, il brano si basa sulla melodia della ballata irlandese tradizionale She Moved Through The Fair (registrata nel 1963 da Davy Graham). Il lavoro di Page è assai bello, un intreccio di scale indiane e arabe assemblate alla sua maniera, qui accompagnato da Jim McCarthy.

Il concerto si chiude con i 10 minuti di I’m A Man, cover di un brano di Bo Diddley (brano che si rifaceva – come succedeva spessissimo all’epoca – ad uno o più canzoni blues precedenti). La sezione dedicata all’assolo di Page è notevole. Come riuscisse a tirare fuori quel sound da una Telecaster ad inizio 1968 è un mistero. Di nuovo l’archetto di violino, qui usato in maniera particolare, che stende la base per il cantato di Relf. Momenti potentemente suggestivi.

Ottimo documento dunque degli Yardbirds di quegli anni, il loro vero e proprio canto del cigno.

STUDIO SKETCHES
Avron Knows
Spanish Blood
Knowing That I’m Losing You (Tangerine)
Taking A Hold On Me
Drinking Muddy Water (Version Two)
My Baby
Avron’s Eyes
Spanish Blood (Instr.)

In quel periodo gli Yardbirds si ritrovarono anche in studio a New York e quello che combinarono è riproposto nel secondo cd di questo album. Avron Knows (TTTT) si apre con un gran riff che mi sarebbe piaciuto vedere sviluppato meglio con i LZ. E’ musica rock eccitante, gli Yardbirds avrebbero davvero potuto dire la loro anche negli anni successivi. Rock originale e fresco. Ottima prova di Jim McCarthy. Il sound di Page ti fa di nuovo brillare gli occhi.

Spanish Blood (TTTTT) è scritta da Page e McCarthy ed è uno strumentale (su cui si incastona un parlato suggestivo) che inizia con atmosfere spagnoleggianti e che poi prosegue con disegni compositivi che trovo eccelsi. L’impressione che gli Yadbirds con Page e con finalmente un manager come si deve (Peter Grant) sarebbero stati un magnifico gruppo è fortissima.

Knowing That I’m Losing You (TTTT) è la versione strumentale di quello che nel 1970 sarebbe diventata Tangerine dei LZ. Il quadretto che tanto amiamo nella sua prima versione. Taking A Hold On Me (TTTT) è un bel ritmo sostenuto con la melodia che segue il riff di chitarra. Circa a metà un’apertura psichedelica di buon effetto.

Drinking Muddy Water (Version Two) (TTT) nuovo approccio al pezzo apparso l’anno precedente sull’album Little Games.  Seguono My Baby(TTT) , Avron’s Eyes (TTT) alternate take di Avron Knows e Spanish Blood (Instr.) (TTT) in versione completamente strumentale.

Questo materiale da studio (soprattutto i primi 4 pezzi) è una versa sorpresa, se il gruppo fosse rimasto insieme sono sicuro che avrebbe pubblicato nel 1968 un gran album. Il materiale qui proposto è  alla pari ad esempio con quello contenuto nella parte in studio di Wheels Of Fire (1968) dei Cream.

Certo, non si fossero sciolti, non avremmo avuto i LZ, dunque meglio che sia andata come è andata, ma è giusto togliersi il cappello davanti agli Yardbirds.

Ottima la confezione, un mini cofanetto di due cd a cui è allegato un gran bel libretto.

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(broken) ENGLISH

Jimmy Page is publishing really interesting things through its website, nothing mainstream of course, but for those who follow the Dark Lord these rarities and reprints are very attractive. The last arrival is a double album entitled Yarbirds ’68, containing a live recording and some studio session related to the last months of the band’s life.

The Yardbirds concert at the Anderson Theater in NY on 30-3-1968 is a well known recording for those following the Yardbirds and Led Zeppelin. It was published for the first time by Epic in 1971 (to profit the success that Page was enjoying with LZ) but Page succeeded in blocking its distribution.

In fact the Yardbirds were not satisfied with the quality of the recording, evidently carried out with insufficient equipment and preparation. When Epic published it added fake applause that made it all the more grotesque.

The recording was also made available via the bootleg “Last Hurray In the Big Apple”, a familiar title for many fans.

In spite of the poor sound quality it was not difficult to understand even then that Jimmy Page in those years was really amazing and that the Yardbirds as a quartet were a tough group.

Yeah, the 1967/68 line up with Jimmy Page on guitar was really noteworthy and they had still a lot of interesting things to say if Dreja, McCarthy and Relf – disillusioned and tired – had the strength to go on. The music offered by the group at that time was a sort of proto hard rock veiled of psychedelia and driven by beat and blues suggestions. You do not have to be ungenerous and compare Dreja, McCarthy and Relf to Jones, Bonham and Plant, the Yardbirds came from an age and a different world but still had a “sense”not bad at all.

It was thought that these tapes had been lost and instead were found and remixed by Page and finally published officially. Along with the concert, also the sessions made in a New York studio that year.

LIVE AT ANDERSON THEATER – NY 30/03/1968
Train Kept A Rollin’
Mr, You’re A Better Man Than I
Heart Full of Soul
Dazed And Confused
My Baby
Over Under Sideways Down
Drinking Muddy Water
Shapes of Things
White Summer
I’m A Man (contains Moanin’ And Sobbin’)

The concert opens with Train Kept A-Rollin ‘, the group’s battlehorse since 1965. The piece was written by Tiny Bradshaw and Lois Mann and recorded by Tiny Bradshawn together with his orchestra in 1951. In 1956 Johnny Burnette And The Rock And Roll Trio made a version of it by arranging it for guitar. The Yardbirds (with Jeff Beck) picked it up and thanks to them the song became a classic of Rock music over the years. Train Kept A-Rollin was also part of the live repertoire of Led Zeppelin (1968-1969 and 1980) and became one of Aerosmith’s trademarks as well.

The version of the Yardbirds with Page is almost the definitive. The guitarist pushes- with his Telecaster – the group towards the paths typical of rock and hard rock. The audio quality – compared to the editions available until now – is a big step forward, and it’s really a great thing to finally be able to enjoy this recording.

The guitar passages of Mr. You’re A Better Man Than I are already those that will be part of the first LZ era. Page’s Telecaster sound is portentous. Relf, ​​McCarthy and Dreja, however, contribute to translate the desired mood into music.

Heart Full of Soul is one of the historical pieces of the Yardbirds and I have always liked very much the version with just one guitar.

The group heard for the first time the Dazed And Confused riff in America during a performance by Jake Holmes. Page appropriated the riff and built an electric symphony around it which in 1975 reached a 40 minutes lenght. Here the spirit of LZ is present and vivid, the vision of Page was already very clear. Mighty riff, violin bow and outbursts on lead guitar. Maybe we should start to downsize the story that would like the LZ shaped in the image and likeness of the Jeff Beck Group (whose first album came out in August 1968). You have just to listen to this Dazed And Confused to understand that we are on levels similar to those of Cream and Jimi Hendrix Experience, if only from the point of view of the guitar and the approach.

A good version of My Baby follows. The wah wah work reminds me of the guitar embroidery of what in the future will become Down By The Seaside by LZ (from Physical Graffiti). Over Under Sidewas Down has always been one of the most exciting pieces of the band. Page masters the riff with great personality. Excellent performance of the group. Drinking Muddy Water sees Page at the slide guitar and the group dealing with its own blues soul. Keith Relf’s harmonica shines once more in this piece. The magnificent Shapes of Things contains the whole profile of the Yardbirds in two and a half minutes. White Summer is the moment dedicated to the guitar. It was included on the album Little Games (1967); the piece is based on the melody of the traditional Irish ballad She Moved Through The Fair (recorded in 1963 by Davy Graham). Page’s work is very beautiful, an interweaving of Indian and Arabian scales assembled in his own way; here Page is accompanied by Jim McCarthy’s drums. Great version.

The concert ends with the 10 minutes of I’m A Man, a cover of a song by Bo Diddley (a song that referred – as happened very often at the time – to one or more previous blues tunes). The section dedicated to guitar solo is noteworthy. How Page managed to get that sound out of a Telecaster at the beginning of 1968 is a mystery. There is again the violin bow, used here in a special way, which lays the basis for the singing of Relf. Powerfully suggestive moments.

Excellent document then of the Yardbirds of those years, their real swan song.

STUDIO SKETCHES
Avron Knows
Spanish Blood
Knowing That I’m Losing You (Tangerine)
Taking A Hold On Me
Drinking Muddy Water (Version Two)
My Baby
Avron’s Eyes
Spanish Blood (Instr.)

At that time the Yardbirds also found themselves in the studio in New York and what they did is included in the second cd of this album. Avron Knows (TTTT) opens with a great riff that I would have liked to see developed better with LZ. It’s exciting rock music, the Yardbirds could actually have said so much in the following years. Original and fresh rock. Good work of Jim McCarthy on the drums. Page’s sound makes you eyes shine again.

Spanish Blood (TTTTT) is written by Page and McCarthy and is an instrumental (on which is embedded an evocative speech) that begins on Spanish atmospheres and then continues with compositional drawings that I find excelling. The impression that the Yadbirds with Page and finally a proper manager (Peter Grant) would have been a great group is very strong.

Knowing That I’m Losing You (TTTT) is the instrumental version of what was to become Tangerine by LZ in 1970. The lovely moment we like so much in its first version. Taking A Hold On Me (TTTT) is a nice fast track with a melody that follows the guitar riff. About halfway there is a good psychedelic break.

Drinking Muddy Water (Version Two) (TTT§): new approach to the piece appeared the previous year on the Little Games album. This is followed by My Baby (TTT), Avron’s Eyes (TTT), an alternate take of Avron Knows and Spanish Blood (Instr.) (TTT) in a fully instrumental version.

This studio material (especially the first 4 pieces) is a real surprise, I can’t help repeating myself: if the group had stayed together I’m sure it would have published a great album in 1968. The material proposed here is on a par with that contained for example on the studio part of Cream’s Wheels Of Fire Cream.

Of course, had they not split, we would not have had LZ, so better that it went as it went, but hats off to the Yardbirds.

The packaging is excellent, a mini box set of two cds with a great booklet.

 

 

 

JIMMY PAGE “Sound Tracks” (JP records 2015) – TTTTT

17 Ott

ITALIAN / ENGLISH

Più volte mi sono chiesto perché sul blog non avessi ancora parlato del cofanetto Sound Tracks di Jimmy Page uscito nel 2015 (e venduto direttamente dal sito ufficiale del nostro chitarrista preferito) e ad oggi non sono arrivato ad avere una risposta. E’ molto strano, reputo il cofanetto in questione un articolo fondamentale per i fan del Dark Lord, penso inoltre che sia stato assemblato in modo superlativo, eppure io, Tim Tirelli, veneratore del chitarrista in questione, mi accosto con le mie riflessioni ad esso con più di 2 anni ritardo. Misteri della psiche umana.

Sound Tracks raccoglie le due colonne sonore composte da Jimmy Page nel 1973 e nel 1981. La prima, Lucifer Rising, sarebbe dovuta essere il commento sonoro  all’omonimo film del regista Kenneth Anger, come Page studioso di Aleister Crowley. Per una serie di ragioni e incomprensioni la cosa non andò mai in porto ed è questa la prima volta che questa colonna sonora viene pubblicata ufficialmente. In passato fu tuttavia pubblicata semilegalmente da piccole etichette discografiche indipendenti e comparve anche in versione bootleg.

La seconda invece uscì per l’etichetta Swan Song nel 1982 e in America raggiunse la 50esima posizione in classifica, risultato non indifferente per una colonna sonora di un film non certo indimenticabile.

Il cofanetto in questione, uscito dunque nel marzo del 2015, è assai ben fatto, di piccole dimensioni, messo insieme con cura e con un gran bel libretto interno.

Jimmy Page Sound Tracks

 

Jimmy Page Sound Tracks

LUCIFER RISING (1973) – TTTT

Lucifer Rising è un lavoro sperimentale, un tentativo di sondare le sfumature del misticismo, una raccolta di mantra musicali che incorniciano gli spettri di certe espressioni umane, espressioni che dipingono di volta in volta pensieri sacri e pensieri profani. Il Main Title è l’opera originaria registrata al Plumpton Home Studio nel ’73. Venti minuti di vertigini sonore, di formule musicali magiche, mistiche, demoniache. Ghironde, sintetizzatori, percussioni, (a tratti) chitarre acustiche, il tutto suonato da Jimmy Page, qui nelle vesti magnifiche di Dark Lord. Incubus e le altre quattro tracce appartengono invece a registrazioni effettuate allo Sol Studio anni più tardi. Incubus è un breve giochetto inquietante creato probabilmente con l’aiuto dell’archetto di violino. Damask porta ai sensi il profumo d’oriente, anche qui tutto si gioca sull’archetto di violino, a tratti pare di ascoltare spezzoni presi dal violin bow solo di Dazed And Confused nelle sue mille versioni live. Parte di Unharmonics fu usata per la colonna sonora del 1982; inquietudini sonore e armonici fungono da sostegno a bizzarri fraseggi chitarristici. Damask Ambient si basa ancora sull’uso dell’archetto e sì ha qualche accento ambient. LR Percussive Return vede percussioni innestate su una sezione del Main Title.
Jimmy Page Sound Tracks

Il materiale bonus è composto dal mix iniziale del Main Title e da trame sonore che prendono forma grazie all’impiego inusuale del Theremin

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Non è ovviamente materiale facile, occorre immergersi in questa tenebrosa liquidità sonora e lasciarsi naufragare nei grandi oceani neri creati dalla mente per carpirne significati e suggestioni, ma al di là della venerazione o meno che si può avere nei confronti di Page, rimane materiale singolare e intrigante.

Jimmy Page Sound Tracks

 

Jimmy Page Sound Tracks

DEATH WISH II (1992) – TTTTT

Non so quanto DEATH WISH II (colonna sonora dell’omonimo film che in Italia fu intitolato Il Giustiziere delle Notte 2) possa essere importante per la storia del rock, immagino non lo sia per nulla, ma per Planet Zeptune (come lo chiama il mio amico Billy McCue) credo sia un album basilare, probabilmente il migliore di tutta la discografia post 1980 dei membri dei LZ. Certo, i fan di Robert Plant non saranno d’accordo, ma lo spessore dell’album è davvero notevole ed è l’unico che possa lasciar intravedere come sarebbe potuto essere il successore di IN THROUGH THE OUT DOOR. Il film non è granché, incentrato come è su sentimenti di pancia che piacciono tanto a un certo pubblico: la figlia di un architetto viene rapita e violentata da alcuni balordi, finisce per morire e il padre, Charles Bronson, inizia farsi giustizia da solo.

Il fatto è che il regista, Michael Winner, abitava di fianco a Page, e che quest’ultimo nel primo dopo Zeppelin stava passando un periodo di inattività, fu dunque non difficile organizzare una collaborazione e trovare così un modo per riportare in attività il chitarrista dei Led Zeppelin.

Michale Winner: “I’d lived next door to Jimmy for many years. It was a very bad time for him – the drummer had died, and he was in a very inactive period. Peter Grant and I made arrangements for Jimmy to do the Death Wish II score, for which he wasn’t actually paid, because Grant wanted to restore Jimmy back to creativity. Jimmy rang the doorbell, and I thought if the wind blew he’d fall over. He saw the film, we spotted where the music was to go, and then he said to me “I’m going to my studio. I don’t want you anywhere near me, I’m going to do it all on my own.” My editing staff said this is bloody dangerous! Anyway, we gave him the film, we gave him the timings, and he did it all on his own. Everything hit the button totally! I’ve never seen a more professional score in my life.”

Michael Winner & Jimmy Page 1981

Rammento ancora con molta gioia quel periodo del 1982, quando finalmente i due membri principali dei LZ tornarono alla vita con i loro primi album, PICTURES AT ELEVEN e DEATH WISH II appunto. Si intuì subito che Plant sarebbe stato il più convinto, che il suo progetto aveva fondamenta robuste e che avrebbe ripreso a suonare dal vivo con una vera band, per Page le sensazione furono diverse ma fu ugualmente bello vederlo rimettersi in pista.

Jimmy Page Sound Tracks

Who’s To Blame è un gran pezzo che sarebbe stato perfetto per i LZ. Andamento rock e riff dissonanti sempre sul limite del tempo si amalgamo con i colori del mistero. Il cantato di Chris Farlowe è particolare, molti non ne sopportano l’enfasi né il cantarsi addosso, pur non potendomi dire fan io ne apprezzo certi aspetti. L’uso della chitarra sintetizzatore è vincente, gli interventi alla solista sono incisivi, Page non era certo ai massimi livelli dal punto di vista della tecnica e della mano, ma gli assoli sono di una ricchezza emotiva notevole. Alla batteria buon lavoro di Dave Mattacks (Fairport Convention), al basso Dave Paton (Alan Parsons Project, Kate Bush e mille altri).

The Chase è costruita su un riff ipnotico, dapprima con tempo moderato poi trasformato in tempo più ritmato. Ancora molto buono il lavoro di Mattacks e Paton alla batteria e al basso. Ancora presente la chitarra sintetizzatore. Nella parte funk il lavoro della chitarra (la Telecster con lo stringbender) è inusuale e carico di belle sonorità. Quando ritorna il riff principale la chitarra ricerca sempre strade alternative, spesso con risultati più che buoni, seppur non nelle migliori condizioni Page all’epoca aveva ancora parecchie cose da dire. La parte centrale è molto colonna sonora, scritta e suonata per la parte del film a cui deve fare da sottofondo, con effetti alla Page e lavoro d’archi molto efficace. Si aggiunge al piano Dave Lawson, che Page conobbe durante il breve esperimento XYZ, gruppo ipotizzato insieme a Chris Squire e Alan White (e allo stesso Lawson alle tastiere).

Con City Sirens si ritorna al rock, altro riffone alla Jimmy Page tutto giocato su stacchi e controtempi. Due minuti di buon rock cantato da Gordon Edwards (qui anche alle tastiere) del gruppo The Pretty Things, legati alla Swan Song negli anni settanta.

Jam Sandwich proviene da It’s Your Thing degli Isley Brothers. I LZ erano soliti inserirne il riff (da loro riarrangiato) nella sezione funk della versione live di Communication Breakdown. Qui Page indurisce il riff e lo arricchisce con altro riff discendente sovrainciso. Assolo di nuovo suonato con lo stringbender. Il pezzo è tutto strumentale. I soliti Mattocks e Paton formano la sezione ritmica.

Carole’s Theme è di una bellezza definita e pura. Momento intimo e dolce con l’intro di piano di Dave Lawson che va a sfociare nel preludio orchestrale della GLC Philarmonic, tutto sembra perfetto. L’arrivo della chitarra acustica sancisce l’inizio vero e proprio del brano, uno strumentale toccante e ben scritto. La parte della chitarra viene doppiata dal piano di David Sinclair Whittaker, la GLC Philarmonic sul fondo dipinge un quadretto delizioso; i ghiribizzi finali di Page sulla acustica sono riuscitissimi. Questo è uno dei miei momenti preferiti di Page in assoluto. Chissà cosa sarebbe potuta diventare questa idea musicale in mano ai Led Zeppelin.

The Release inizia con la GLC Philarmonic intenta a creare un sottofondo di tensione nello stile classico delle colonne sonore di quel tipo in quegli anni. Entrano poi in scena Page, Mattocks e Paton per un altro strumentale niente male. Sempre avvincente il lavoro delle varie chitarre sovraincise.

copertina interna del long playing originale del 1982

Hotel Rats And Photostats è divisa in due parti, nella prima (Hotel Rats) la chitarra sintetizzatore di Page e la GLC Philarmonic tessono oscure trame che con l’arrivo del solito trio chitarra, basso e batteria diventano ancor più fosche.

A Shadow In the City parte con lo stesso tenore, poi l’archetto di violino diventa protagonista, l’effetto è garantito. E’ qui che A Shadow In The City si fonde con Unharmonics (vedi paragrafo di Licifer Rising). Mattocks e Paton aggiungono pathos con spettrali pennellate ritmiche. C’è tutto il Jimmy Page versione Dark Lord qui dentro, chitarra elettrica suonata con l’archetto di violino, chitarra sintetizzatore, theremin. Un trionfo della essenza misteriosa e siderale di Page.

Jill’s Theme è un lavoro orchestrale, quello che ci si aspetta da certe colonne sonore.

Prelude non è null’altro che la rivisitazione del Preludio in Mi minore di Chopin. Malgrado si faccia ascoltare, lo trovo inutile e ridondante. Rifare con un gruppo rock un pezzo di musica classica è sempre pericolosissimo, si precipita sempre nel abisso del kitsch, nel immondezzaio musicale abitato dai centurioni del rock, pochissime sono le eccezioni, pochissimi i talenti che sono riusciti nell’ardua impresa. Qui la chitarra solista suona la melodia e il risultato non è certo entusiasmante, il pezzo si trascina, fatica ad uscire. Forse sono così freddo a riguardo a causa delle ridicole e catastrofiche versioni dal vivo che ne fece Jimmy nel tour dell’Arms (1983).

Hypnotizing Ways (Oh Mamma) è un bel rock, cantato ancora da Chris Farlowe. Dave Mattocks alla batteria, Gordon Edwards al piano elettrico e Page alla chitarra e al basso. Almeno tre le chitarre che tirano il pezzo e due gli assoli.

Main Title è Who’s To Blame in versione strumentale con la chitarra solista che sostituisce la voce. Nell’album che uscì nel 1982 questa traccia non c’era, al suo posto (prima di Hypnotizing Ways) c’era Big Band, Sax And Violence che in questa nuova edizione stranamente manca.

Il materiale bonus è una sorpresa, pieno com’è di inediti e versioni alternative. Si dice che non sia stato Page a seguire questa riedizione, io tendo a dar peso a questa ipotesi, perché immagino che in caso contrario non avremmo goduto di materiale bonus così interessante (e a proposito, è così che i bonus disc delle deluxe edition dei LZ andavano assemblati).

Jill’s Orchestral Theme comincia col bel piano di David Whittaker che interpreta l’idea che Page aveva scritto per la chitarra, continua poi con tutto il tema orchestrale.

Alternate Jill’s Theme vede al piano Dave Lawson alle prese con una melodia alternativa che Jimmy aveva scritto alla chitarra. 90 secondi di soavi ricami pianistici.

9M1 , come spiega Page nelle note del libretto interno, è un intermezzo che incorpora elementi di The Chase arricchiti dalle percussioni di Dave Mattacks.

City Sirens è una outtake del brano omonimo.

Baby I Miss You So è un inedito e si può intuire perché Jimmy lo abbia tenuto fuori dalla versione ufficiale del disco, essendo infatti un brano leggero e pop sarebbe stato fuori fuori posto in un album dal mood ben definito. Alla voce Gordon Edwards, alla batteria Simon Kirke della Bad Company. Il lavoro di Page alla chitarra è comunque degno di nota.

Hey Mama / Swinging Sax si sviluppa in due parti, la prima è la versione strumentale di Hypnotizing Ways la seconda è in pratica Sax And Violence di cui ho parlato sopra, il pezzo (o almeno parte di esso) che appariva nella prima edizione della colonna sonora.

Carole’s Theme – strings versione di un minuto suonata interamente dagli archi. Suggestiva.

Prelude in versione leggermente diversa dall’originale.

Country Sandwich è un inedito, trattasi di un classico pezzo country, buono più che altro per saggiare il chitarrismo di Page alle prese col genere in questione.

A Minor Sketch è un idea registrata da Jimmy Page al Plumptum Home Studio nei primi anni settanta. La qualità è quella di una registrazione casalinga fatta per fissare su nastro alcune idee. Ci sono ricami, fraseggie  arpeggi che si rincorrono, chitarre sovraincise … è un momento sublime sebbene si senta che è tutto appena abbozzato. L’unico nesso con le registrazioni del 1981 è che alcune idee di questo lavoro provvisorio furono usate per Death Wish II. Bizzarro ma, per un fan di Page, davvero significativo

Questo cofanetto fa dunque la sua figura: le due colonne sonore registrate da Page in versione rimasterizzata, materiale bonus rilevante, libretto interno eccellente e confezione elegante ed in perfetto stile Dark Lord. Intendiamoci, è roba essenzialmente per fan, e forse nemmeno per quelli, è materia infatti per chi è interessato a scrutare negli abissi musicali empirici e nelle profondità sonore di Jimmy Page, il miglior chitarrista rock della storia umana.JP sound tracks booklet 021

(broken) ENGLISH

Several times I wondered why I had not talked about Jimmy Page’s Sound Tracks (the box set released in 2015) yet (and sold directly from the official website of our favorite guitarist) on the blog and I have not come to an answer yet. It is very strange, I think the box in question is a fundamental article for The Dark Lord fans, I also think it has been assembled in a superlative manner, yet I, Tim Tirelli, worshiper of the rock guitarist in question, I join with my reflections to it with more than 2 years delay. Mysteries of the human psyche.

Sound Tracks collects two soundtracks composed by Jimmy Page in 1973 and 1981. The first, Lucifer Rising, was supposed to be the sound commentary on the film directed by director Kenneth Anger, like Page an Aleister Crowley studant. For a series of reasons and misunderstandings, the thing never succeeded and this is the first time this soundtrack is officially released. In the past, however, it was published semi-legally by small independent record labels and appeared also as a bootleg as well.

The second came out for the Swan Song label in 1982 and in America reached the 50th position in the Top200 chart, a not bad result for a soundtrack of a forgettable movie.

The box in question, which was released in March 2015, is very well done, small in size, put together with care and with a great inner booklet.

Jimmy Page Sound Tracks

 

Jimmy Page Sound Tracks

LUCIFER RISING (1973) – TTTT

Lucifer Rising is an experimental work, an attempt to probe the nuances of mysticism, a collection of music mantras that frame the spectra of certain human expressions, expressions that paint the profane and the sacred. The Main Title is the original work recorded at Plumpton Home Studio in ’73. Twenty minutes of sonorous dizziness and magical, mystical and demonic musical formulas. Hurdy gurdy, synthesizers, percussion, (at times) acoustic guitars, all played by Jimmy Page, here in the magnificent robes of The Dark Lord. Incubus and the other four tracks belong instead to recordings made at Sol Studio years later. Incubus is a short disturbing game created with the help of the violin bow. Damask brings in the fragrance of the east, even here everything is played on the violin bow, at times it seems to hear parts taken from the violin bow sections of Dazed And Confused in its many live versions. Part of Unharmonics was used for the 1982 soundtrack; even here, sonic restlessness and harmonics that serve as a backdrop to bizarre guitar licks. Damask Ambient is still based on the use of the bow and has some ambient accent. LR Percussive Return sees percussion engraved on a section of the Main Title.
Jimmy Page Sound Tracks

The bonus material is made up of the initial mix of the Main Title and sonorous plots that take shape thanks to the unusual use of Theremin.

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It is obviously no easy material, you have to dive into this dark liquidity and let yourself drift into the great black oceans created by the mind to snatch meanings and suggestions, but beyond the veneration or not that one can have towards Page, it remains singular and intriguing material.

Jimmy Page Sound Tracks

 

Jimmy Page Sound Tracks

DEATH WISH II (1992) – TTTTT

I do not know how much DEATH WISH II, soundtrack of the same movie that in Italy was named The Night Avenger (Executioner) 2, may be important to Rock history, I guess it is not at all, but for Planet Zeptune (as my friend Billy McCue calls the LZ world) I believe it is a basic album, probably the best of all the post-1980 discography by LZ members. Of course, Robert Plant’s fans will not agree, but the album’s thickness is really remarkable and it is the only one that let you imagine how the successor to IN THROUGH THE OUT DOOR could have been. The film is not a great deal, as it is focused on the “belly feelings” (as we say in Italy… “the gut instincrs” in other words) that appeal to a certain audience: the daughter of an architect is raped by some villains,  she ends up dying and his father, Charles Bronson, begins to make justice by himself.

The fact is that the director, Michael Winner, lived next to Page, and that the latter in the first post Zeppelin years was going through a period of inactivity, it was therefore not difficult to organize a collaboration and thus find a way to bring back the guitarist of the Led Zeppelin.

Michale Winner: “I’d lived next door to Jimmy for many years. It was a very bad time for him – the drummer had died, and he was in a very inactive period. Peter Grant and I made arrangements for Jimmy to do the Death Wish II score, for which he wasn’t actually paid, because Grant wanted to restore Jimmy back to creativity. Jimmy rang the doorbell, and I thought if the wind blew he’d fall over. He saw the film, we spotted where the music was to go, and then he said to me “I’m going to my studio. I don’t want you anywhere near me, I’m going to do it all on my own.” My editing staff said this is bloody dangerous! Anyway, we gave him the film, we gave him the timings, and he did it all on his own. Everything hit the button totally! I’ve never seen a more professional score in my life.”

Michael Winner & Jimmy Page 1981

I still remember with great joy that period in 1982, when the two main LZ members finally came back to life with their first albums, PICTURES AT ELEVEN and DEATH WISH II. It was easy to immediately realize that Plant’s project would be the most convinced, that his project had a real foundation and that he would resume playing live with a real band, for Page the feelings were different but it was nice anyway to see him back on the saddle.

Jimmy Page Sound Tracks

Who’s To Blame is a great piece that would have been perfect for LZ. Rock vibes, dissonant riffs always on the limit of tempo blended with the colors of the mystery. Chris Farlowe’s singing is particular, many do not endure the emphasis of his singing, even though I can not say I am a fan I fancy some aspects. The use of the synthesizer guitar is winning, the guitar solo work is incisive, Page was by no means at the highest level from the point of view of technique and hand, but solos are of considerable emotional richness. Good work by Dave Mattacks (Fairport Convention) on drums and Dave Paton (Alan Parsons Project, Kate Bush and a thousand others) on bass.

The Chase is built on a hypnotic riff, first with moderate tempo and then with a faster pace. Mattacks and Paton’s work on drums and bass is good. There is still the synthesizer guitar. In the funk part the guitar work (the Telecaster with the stringbender) is unusual and loaded with beautiful sonority. When the main riff returns, the guitar is always looking for alternative ways, often with more than good results, though Page was not in the best conditions at the time he still had several things to say. The central part is “very soundtrack” but it has the Jimmy Page touch anyway,  the strings work is very effective. In the piece we can hear Dave Lawson who Page met during the brief XYZ experiment, a group hypothesized along with Chris Squire and Alan White (and Lawson himself at keyboards).

Rock returns with City Sirens, another Jimmy Page big riff played on syncopation on the edge of tempo. Two minutes of good rock sung by Gordon Edwards (here also at the keyboards) of The Pretty Things group, in the 70s associated with Swan Song.

Jam Sandwich comes from Isley Brothers’ It’s Your Thing. LZ used to insert the riff (rearranged) into the funk section of the live version of Communication Breakdown. Here Page hardens the riff and enriches it with another overdubbed descending riff. The guitar solo is played again with the stringbender. The piece is all instrumental. The usual Mattocks and Paton form the rhythm section.

Carole’s Theme is a tune of a definite and pure beauty. An intimate and sweet moment with Dave Lawson’s piano intro that flows into the orchestral prelude of the GLC Philarmonic, everything sounds perfect. The arrival of the acoustic guitar marks the real beginning of the song, a touching and well-written instrumental. The part of the guitar is dubbed by David Sinclair Whittaker’s piano, the GLC Philarmonic in the background painta a delightful picture; the  acoustic guitars whims are well-done. This is one of my favorite JP moments. Who knows what this musical idea might have become in the hands of Led Zeppelin.

The Release begins with the GLC Philarmonic creating a background of tension in the classical style of the soundtracks of that kind in those years. Then Page, Mattocks and Paton enter the scene for another not bad at all instrumental piece. The work of the various overdubbed guitars is exciting.

copertina interna del long playing originale del 1982

Hotel Rats And Photostats is divided into two parts, in the first (Hotel Rats) the synthesizer guitar of Page and the GLC Philarmonic weave obscure plots that with the arrival of the usual guitar trio, bass and battery become even darker.

Shadow In the City starts with the same tenor, then the violin bow becomes the protagonist and the effect is guaranteed. It’s here that Shadow In The City blends with Unharmonics (see Licifer Rising paragraph). Mattocks and Paton add pathos with spectral rhythmic brushstrokes. Here Jimmy Page step into The Dark Lord shoes, electric guitar played with the violin bow, synthesizer guitar, theremin. A triumph of mysterious and sidereal essence of James Patrick Page.

Jill’s Theme is an orchestral work, what you expect from certain soundtracks.

Prelude is nothing but the revision of Chopin’s Prelude in E minor. Despite it’s easy to listen to, I find it unnecessary and redundant. Reverting with a rock band a piece of classical music is always very dangerous, very often the falling into the abyss of kitsch is just around the bend, in that musical obscurity inhabited by rock centurions (tout court and kitsch rock musicians, in other words), there are very few exceptions, very few talents that have succeeded in the harsh enterprise. Here the guitar plays the melody and the result is not quite exciting, the piece drags, struggling to get out. Maybe I’m so cold about it because of the ridiculous and catastrophic live versions that Jimmy made on the US ARMS tour (1983).

Hypnotizing Ways (Oh Mamma) is a beautiful rock song, still sung by Chris Farlowe. Dave Mattocks on drums, Gordon Edwards on electric piano and Page on guitar and bass. There are at least three guitars and two solos.

Main Title is  the instrumental version of Who’s To Blame  with the guitar solo replacing the voice. On the album that came out in 1982 this track was omitted, in its place (before Hypnotizing Ways) there was Big Band, Sax And Violence, which is not included in this new edition.

The bonus material is a surprise, given that it has unpublished tracks and alternative versions. There’s a rumor out there about the fact that it was not Page who assembled this releaase, I tend to give this weight to the hypothesis, because I guess otherwise we would not enjoy such interesting bonus material.

Jill’s Orchestral Theme begins with David Whittaker’s piano, which interprets the idea that Page had written for the guitar, then it segues with all the orchestral theme.

Alternate Jill’s Theme sees Dave Lawson’s piano with an alternative melody that Jimmy had written on the guitar. 90 seconds of soothing piano embroidery.

9M1, like the inner booklet esplains, is an interlude that incorporates elements of The Chase enriched by percussion of Dave Mattacks.

City Sirens is an outtake song of the same song.

Baby I Miss You So is unusual and you can guess why Jimmy kept him out of the official version of the record, being a light piece it would have been out of place in an album with a well-defined mood. Gordon Edwards on vocals, Simon Kirke of Bad Company on drums. The work of Page on the guitar is still worthy of note.

Hey Mama / Swinging Sax develops itself in two parts, the first is the instrumental version of Hypnotizing Ways, the second is Sax And Violence, the piece that appeared in the first issue of the soundtrack I mentioned before.

Carole’s Theme – String version: a minute played entirely by the strings. Suggestive.

Prelude is pretty close to the original.

Country Sandwich is a never heard before track, a classic country piece, good enough to test Pag’s guitar playing with the genre in question.

Minor Sketch is an idea recorded by Jimmy Page at Plumptum Home Studio in the early seventies. The quality is that of a house recording made to fix some ideas on tape. There are embroidery, arpeggios, licks, overdubbed parts that run after each other … It’s a sublime moment though you feel it’s all just sketched. The only connection with the 1981 recordings is that some ideas of this provisional work were used for Death Wish 2. Odd but, for Jimmy Page fan, really significant.


This box set is therefore a valuable item : the two remastered soundtracks recorded by Page, relevant bonus material, excellent interior booklet and elegant packaging  in perfect Dark Lord style. I mean, it’s essentially stuff just for fans, and maybe not even for those, it’s a thing for those who are interested in scrutinizing the empirical music abysses and sound depths of Jimmy Page, in our opinion the best rock guitarist in human history.
JP sound tracks booklet 021

 

LED ZEPPELIN “Deus Ex Machina” – Seattle, Center Coliseum 21 march 1975 – (EVSD 2017 – BOOTLEG)

10 Ago

ITALIAN / ENGLISH

La premessa ad un nuovo bootleg del 1975 dei LZ è sempre quella, ovvero che bisogna tener conto delle condizioni con cui il gruppo affrontò il tour americano del 1975. Page poco prima di partire si fa male all’anulare della mano sinistra, Plant arrivato a Chicago si prende una bronchite che lo costringerà a cantare – da gennaio  a marzo – nonostante grossi problemi alla voce, e se a tutto questo aggiungiamo poi l’entrata in scena di certe sostanze, gli squilibri dati dall’enorme successo e l’edonismo sfrenato di cui inizia ad essere vittima il chitarrista, il gioco è fatto.

Pur con questi problemi, quelli del 1975 rimangono ugualmente i Led Zeppelin, musica cosmica in perfetto equilibrio tra pancia e mente, un look da vere rockstar e un aurea leggendaria, e pazienza se le performance dei duei membri più in vista del gruppo non sono sempre perfette.

Esce dunque per la prima volta la registrazione soundboard (ovvero presa dal mixer) del secondo concerto a Seattle del tour. Fino ad oggi era disponibile nel giro dei fan e degli amanti delle registrazioni dal vivo una registrazione audience (presa dal pubblico) piuttosto buona, e proprio grazie a questa il concerto in questione ha da sempre una nomea particolare, per molti infatti resta il miglior show del 1975 in terra d’America. Io all’epoca comprai i due bootleg relativa, 4 lp che presentavano lo show in maniera incompleta e senza rispettare l’ordine della scaletta. 45.000 lire l’uno. Altri tempi.

Led Zeppelin “214” Seattle 21/3/78 LP – foto TT

Led Zeppelin “214” Seattle 21/3/78 LP – foto TT

Led Zeppelin “207.19” Seattle 21/3/78 LP – foto TT

Led Zeppelin “207.19” Seattle 21/3/78 LP – foto TT

Dal punto di vista del visual il tour del 1975 è più cupo del precedente. Se si guardano le foto del 1973 si nota sempre una luce positiva, i palchi erano colorati, gli impianti luci brillanti, e il mood del gruppo solare, rispecchiando un po’ l’atmosfera gioiosa dell’albm Houses Of The Holy.

LZ San Antonio 22 may 1973 – photo Carl Dunn

Nel 1975 tutto si fa più tenebroso. Il look di Page e Plant è vincente ma il resto è al limite del pauroso, del misterioso, dal sound che il gruppo ha fino alle vibrazioni che sembrano circondare l’entourage Zeppelin. Come accennato sostanze chimiche pesanti entrano in scena, tutto diventa più sfuocato e a tratti senza controllo. Il suono della batteria è profondo, cupo (pur rimanendo un suono vivo), mentre quello della chitarra di Page è stranamente più pulito. Il sound complessivo è ottimo, o perlomeno a me piace molto. I soundboard del 1975 sono in media fantastici per quanto riguarda la qualità audio, tra le registrazioni dei questo tipo sono i migliori di sempre. La Empress Valley Supreme Discs ne ha fatti uscire parecchi in questi anni, si dice che nelle sue mani ne abbia ancora un bel po’. Certo, i fan dei LZ preferirebbero soundboard del 1971 o di altre date magiche del gruppo, ma visto che non si può scegliere credo che si debba essere sempre felici quando un soundboard mai pubblicato precedentemente fa capolino. Non capisco come uno si possa dire fan in senso stretto dei Led Zeppelin e poi snobbare uscite del genere solo perché Plant ha problemi di voce e Page pesca spesso nel torbido. Se sei un vero fan, ogni nuovo soundboard lo devi avere, anche perché in quasi tutti i concerti del gruppo ci sono momenti di eccellenza o perlomeno interessanti.

Led Zeppelin Deus ex Machina Seattle 21-3-75 (EVSD 2017)

TITLE: Led Zeppelin ““Deus Ex Machina″

LABEL: Empress Valley Supreme Discs

TYPE: Soundboard (previously unreleased)

SOUND QUALITY: TTTTT

PERFORMANCE: TTTT

ARTWORK: TTTT

BAND MOOD: TTTT½

COLLECTION ZEP FAN: TTTTT

Tempo fa uscì il teaser di HEARTBREAKER, versione piuttosto sloppy che contribuì ad abbassare le mie aspettative. Oggi che ho per le mani la registrazione completa constato che, dopo una prima reazione del tipo “I’m not impressed”, il concerto sta crescendo molto dentro di me e gradualmente sta raggiungendo la cima della classifica relativa ai miei preferiti del 1975 ovvero NY MSG 12 febbraio 1975 e Los Angeles Forum 24-25-27 marzo 1975 ( ma di questi ultimi tre esiste solo la registrazione audience, dunque mi riservo di rivalutarli una volta che usciranno – speriamo –  i soundboard).

Prima di iniziare a parlare del concerto vale la pena ricordare che è facile oggi analizzare nel profondo ogni minimo particolare ed essere un po’ critici, non va scordato infatti che stiamo parlando di giovani uomini ripresi on the road negli anni settanta, giovani uomini alle prese con tutto quello che l’America poteva offrire all’epoca, giovani uomini sballottati  di qua e di là, tanto per dire: il 17 marzo a Seattle, il 19 e il 20 a Vancouver, il 21 di nuovo a Seattle… magari in un contesto del genere è facile perdere l’orientamento e avere una sorta di di jet lag dei sensi.

La scaletta del 1975 non mi ha mai fatto impazzire, SICK AGAIN ad esempio per me è un pezzo dei LZ assolutamente rimpiazzabile. Da PHYSICAL GRAFFITI furono scelti solo pezzi tetri e/o epici. SICK AGAIN appunto, IN MY TIME OF DYING, TRAMPLED UNDERFOOT e KASHMIR. Mi chiedo come fecero a lasciar fuori CUSTARD PIE, TEN YEARS GONE e IN THE LIGHT. Certo, di solito una band propone i pezzi che vengono bene in situazione live, ma d’altra parte TEN YEARS GONE fu proposta dal vivo nel 1977 e 1979 e CUSTARD PIE nel periodo PAGE & PLANT, Avrebbero di sicuro reso il mood più colorato e vario.

ROCK AND ROLL e SICK AGAIN sono buone, qualche lieve sbandata ma tutto ok. “And it’s been a long time Seattle” dice Plant prima dell’assolo di Page in ROCK AND ROLL; per gli standard del 1975 RP è in formissima.

RP: Seattle, good evenin’! Good evening. Well, we went across the border. It was alright but it’s much better back here. And that’s, and that’s no lie. That’s the truth. What we intend, what we intend to do tonight is to, uh, to relieve our physical, uh, pent-up-ness on stage, and then to relieve it later on after the gig elsewhere. Now the thing is, what we intend to do is to try and give you a cross section of, of what we’ve been trying to produce and write over the last six and a half years. As you know, as you notice, uh, the material varies greatly, and so you will appreciate that we take it from one extreme to the other. And what better way to start than to gaze out under the horizon and see what tomorrow may bring.

L’umore di Plant è ottimo, sente che la voce è meno soggetta ai problemi che lo assillano da gennaio e dopo tutto sa che Seattle è una delle città dei Led Zeppelin, non è Los Angeles, ma l’isterismo del pubblico (vedi la registrazione audience) è assolutamente percepibile. All’inizio di OVER THE HILLS Page pasticcia un po’e sbaglia l’accordo di DO, roba da principianti, l’accordatura inoltre non sembra perfetta, ma il resto prosegue bene. L’assolo è ispirato, il Dark Lord cerca con successo soluzioni nuove, il gioco sui bicordi è delizioso. La chitarra è leggermente in secondo piano, questo vale per tutto il concerto, basso, tastiere e pedaliera basso sono invece ben presenti (e questo è sempre una gran cosa in generale, odio le registrazioni dove il basso e le tastiere si sentono poco). La risposta del pubblico è fortissima.

Led Zeppelin Deus ex Machina Seattle 21-3-75 (EVSD 2017)

RP: Thank you very much, well. You’ve probably heard that one before, yeah? There’s one demand that I’d like to make, apart from that you enjoy what we’re doing, and that is that you don’t sway around too much in the front because somebody might get hurt, okay? I’ve seen it happen and it’s very gory. In England we have soccer matches where the same sort of thing happens. Only the soccer is terrific. Right, now, it came to pass that, that I, hah. It came to pass that after eighteen months of just sittin’ down on our backsides, forming Swan Song Records and, and messin’ around, generally, we finally managed to put a record into the shops, Physical Graffiti, …. Once again, a lot of variations in musically, intend to give you, ahh. We intend to give you some of that tonight. If we got any left.

IN MY TIME OF DYING fila via liscia, nel break dove Plant rimane da solo lo si sente “chiamare” l’entrata di Jimmy che però o è distratto o semplicemente decide di entrare due giri dopo.

RP: Thank you very much. That was taken from, uh, that was, uh, we were inspired, should we say, from something that came from an old work song, a long long time ago before they started putting music down on pieces of paper. In the South of the North American states. Uh, this song has a different story altogether, this next one. It relates to our travels and our voyages and, um, experiences. Uh, with all kinds of people in all kinds of situations, we always find that we end up having a very nice time. After, after the initial confrontation, whatever language, whatever creed, whatever guitar, whatever road manager. Did I tell you about Raymond? Poor Raymond’s working with us with a broken leg. Raymond Thomas, from Scotland, with a broken leg! A broken leg! Poor Raymond. Anyways, so was I was saying, ‘The Song Remains the Same.’

Anche TSRST è buona. Qualche sbavatura di Page nella prima parte lenta ma niente di che. In alcuni momenti sembra di ascoltare il Plant che tutti conosciamo e immaginiamo. JPJ cerca strade alternative ed è molto eccitante ascoltare quello che fa. Ormai leggendaria tra i fan la frase “Seattle won’t you listen now” che il biondo di Birmingham inserisce nel testo.

In THE RAIN SONG la chitarra di Page non sembra accordata perfettamente e anche il mellotron sembra sempre al limite. E’ bene rammentare che il mellotron era la tastiera che in quegli anni simulava una orchestra di archi. Ad ogni tasto era collegato un nastro pre-registrato che a sua volta quando selezionato si appoggiava ad una testina che riproduceva il suono, una volta che il tasto smetteva di essere premuto, il nastro veniva riavvolto all’inizio. Facile intuire quanto fosse problematico portare in tour uno strumento del genere. L’umidità e altre variabili rendevano la tenuta dell’accordatura difficile. In THE RAIN SONG si può capire quanto fosse complicata la gestione. Ad ogni modo, buona versione.

Led Zeppelin Deus ex Machina Seattle 21-3-75 (EVSD 2017)

RP: It is the summer of my smiles. It should be the summer of everybody’s smiles, right? Even our friend, …, who plays the mellotron, John Paul Jones on mellotron. John Paul Jones. Mellotron is, uh, a very easy way of carrying around a thirty-six piece orchestra, uh, with the aid of tapes and, good evening. John Paul Jones is a very easy way of being an orchestra. And to prove this he’s gonna play in the, uh, standard, um, middle-asian-eastern style of, uh, violin playing on this next piece. We’d like to dedicate this to, uh, everybody who we’ve met in Seattle. This time we’ve been a groove and a gas. And we didn’t really meet and we didn’t really meet enough people either. At least of the right gender. This is called ‘Kashmir.’

Di nuovo il mellotron per KASHMIR; Page con la Danelectro accordata in dadgad. Nella sezione All I see turns to brown As the sun burns the ground And my eyes fill with sand As I scan this wasted land qualcosa sembra non funzionare tra gli arrangiamenti della chitarra e quelli delle tastiere, la stessa cosa accade nel finale.

RP: Is this an Elvis Presley show or what? Hi, everybody. That last song holds great significance for us, really, because Kashmir is a place we haven’t been yet. Hah. So if we can write a song about it before we get there, what happens when we get there?  A song now with, another journey. A journey with, uh, more somber intonations, I think. This features, once again, the nimble fingers of John Paul Jones. This is a song about a journey where there can be ‘No Quarter.’

NO QUARTER è uno dei momenti che aspetto con più trepidazione, la parte strumentale di improvvisazione è spesso magnifica e ci apre le porte a passaggi verso le profondità cosmiche. Plant può permettersi di spingere come faceva in passato, ed è un sollievo sentirlo più o meno libero di cantare seguendo l’istinto. L’assolo di piano è appassionante, Jones è ispirato e voglioso di sperimentare. Al minuto 5:36 cita IN A PERSIAN MARKET del grande Ketèlbey, poi si infila nei soliti passaggi pieni di blues misterioso fino ad arrivare a GEORGIA ON MY MIND. Il tempo scelto per la parte in cui entra Bonham è più sostenuto del solito. Starei ad ascoltare ore il groove creato dalla coppia Jones/Bonham. Vista la velocità della sezione ritmica Page fatica un po’ a trovare i giusti innesti chitarristici. L’assolo non è ispiratissimo, Page sembra rifarsi ai soliti cliché . Intendiamoci, ci sta, perché non credo sia facile mantenere in continuazione e ad alti livelli alti la concentrazione e la vena compositiva. Page è uno dei più grandi improvvisatori che la musica rock abbia mai avuto (per quanto riguarda la chitarra per me sicuramente è il numero 1), ma credo sia comprensibile che alla fine di un tour fatto di concerti di 3 e passa ore dove lo spazio per l’improvvisazione è tanto ci siano momenti in cui l’estro sia un po’ in riserva. Se pensiamo che nel tour del 1975 NO QUARTER durava circa mezz’ora e DAZED AND CONFUSED 40 minuti (come in questo caso) è facile capire come il chitarrismo di Page abbia cercato ad espandersi come fa l’universo, serate o fasi sotto tono sono quindi da mettere in preventivo (per la cronaca, non dimentichiamoci di altri 30 minuti per MOBY DICK).

Al minuto 18,40 Jones inizia la sperimentazione selvaggia, quella parte dove contorni armonici e strutture vanno in frantumi e si entra nel cosmo più profondo, Page è abbandonato a se stesso senza più riferimenti mentre Jones salta da una galassia musicale all’altra. Momenti forse eccentrici ma a mio modo di vedere vitali. Mai sentita un’ altra band dedita all’hard rock fare cose del genere. A Page torna l’ispirazione al minuto 23. Altri 90 secondi di ricerca chitarristica. Alla fine il pubblico capisce la grandezza della musica appena ascoltata e va in visibilio.

Led Zeppelin Deus ex Machina Seattle 21-3-75 (EVSD 2017)

A questo punto la band è pronta per TRAMPLED UNDEFOOT, Jones è al clavinet, prova il suono, quando Plant decide di riportare tutti indietro con il blues del terzo album, pezzo proposto solo un paio di volte durante il tour.

RP: John Paul Jones, grand piano. A … another Englishman in New York …, um, who’s various members of the rock and roll, uh, heirarchy, have decided to call the Incredible Shrinking Man. Uh, Mr David Bowie, wherever you are, I’ve got your hat. Now as I said to you before, um, we didn’t, we didn’t do any gigs for eighteen months. We all sat at home and ate chocolates and watched the TV. And tried to see what it was like to be straight. Didn’t work. And since then we’ve, uh, we’ve embarked on this tour of the United States, ahh, which’s been fantastic, really good. We found out that, uh, we found out that everything we thought we could do with, everything we thought we could do before we could do better now, you see? Well, unfortunately, unfortunately, music-wise, if we were to try and prove that every night we should be on the doctors orders constantly, we would have no time for anything else but music and you must have other interests when you’re on the road, right? You understand that? Anyways, there’s one song that we’ve done twice in, in, I suppose, since we got ripped off for all that bread in New York, ages ago. Um, because we really dig playing here, for no other reason, we’re gonna do it again now. It’s, uh, yeah. I don’t think anybody else in the band knows about it yet. Just a little bit of change in, uh. Sorry about that, John. And this, you see? Right on this spot. It could be ‘Louie Louie’, but instead it’s, it’s a thing from the third album that, um. ‘Since I’ve Been Loving You.’

Sebbene SIBLY sia un brano non esattamente previsto all’interno della scaletta del 1975, la trasposizione resa dalla band è di tutto rispetto. Grande JPJ alla pedaliera basso che, lo ricordo, suona mentre è alle tastiere. L’arrangiamento non si discosta troppo da quello del tour del 1973.

RP Well nobody expected that, least of all, us. That’s what it’s all about. (I got a … that’s made for a necktie.) A lot of distinguished people in the wings tonight. A Mr Peter Grant, known as Panama Pete to the Seattle police, Panama Pete. Peter Grant! Sorry, Petey, you didn’t go down too well. Ha ha ha. We got a friend called Lou, who’s birthday it is today. Lou, happy birthday, Lou. Got a guy who plays the drums and kicks the shit out of everybody in his drum, John Bonham. Here goes a song from Physical Graffiti, to, uh, to make your toes curl up. It’s a song, uh, related to the motions of a motorcar, which really, is all about ladies like you, my dear. It’s called ‘Trampled Underfoot.’ And long may we trample.

TRAMPLED UNDERFOOT è affrontata con la solita ferocia ma il risultato è un po’ confuso intorno al minuto 2:00 dove il gruppo si perde un po’. L’assolo di Jones non è tra i più riusciti. Quello di Page è simile ad una corsa di cavalli selvaggi, qualcuno scarta all’improvviso e cade ma il resto continua a correre in modo gagliardo con le criniere al vento. Alcune frasi di chitarra producono l’effetto voluto.

RP: With just a little bit of ‘Gallows Pole’ thrown in. I think this concert has the right vibes for a good time, yeah? No pretense. Everything is just straight on the level. It’s really nice, really feels good. uh, our wishes and, um, heartfelt sorrow go out to Benji LeFevebre, who’s suffering from a social disease, at the moment. Poor Benji. Don’t forget to pop into the clinic in California. Panama Pete’s still in the wings and we’re still here. Ladies and gentlemen, I bring you, John Bonham! ‘Moby Dick!’

Quasi trenta minuti di assolo di batteria. Mi chiedo cosa pensassero gli spettatori. D’accordo, si trattava di John Bonham, ma … ad ogni modo alla fine del pezzo c’è un’ovazione. Plant chiede se tutti si stanno divertendo, domanda retorica, la risposta è il delirio assoluto. Seattle e i Led Zeppelin sono connessi, non vi è dubbio.

RP: John Bonham! John Bonham! John Bonham! ‘Moby Dick!’ ‘Moby Dick!’ Tonight, on the Johnny Carson show. Well that was too much. Is everybody, uh, enjoying themselves? Mr Page is havin’ a fit. There’s a little bit of a discrepancy about a guitar and a man who is being held by the police and all sorts of things. Quite a, quite a story going on behind the scenes. I think we’ll dedicate this to the innocent party, whoever or wherever he may be in this giant intrude that goes on. As we try and maintain law and order in society, without, not us, but everybody, ya know, so, it’s a communal effort. This is, uh, something that we should dedicate to the difference and the balances between law and order and where they start crossing each other’s lives. 

DAZED AND CONFUSED stasera è tra le più leggendarie. 40 minuti di esoterismo musicale, di sperimentazioni, di indagini nel subconscio. Al di là di qualche imperfezione di Plant e Page, l’esposizione del pezzo in questa serata va oltre il mito. Le improvvisazioni di Page tra lo spagnoleggiante e l’indecifrabile prima del lento arpeggio (minuto 7:00) ci portano in mondi sconosciuti. Il chitarrista cerca passaggi nello spazio tempo e lo fa col suo grande intuito. Rientra poi la band sull’arpeggio MI- DO, Plant stasera ci canta sopra FOR WHAT IT’S WORTH dei Buffalo Springfield. Magnifico Jones al basso. Plant continua con WOODSTOCK di Joni Mitchell. L’atmosfera creata è meravigliosa. Ad un certo momento Page si dà al reggae e Robert accenna a I SHOT THE SHERIFF di Marley. L’archetto entra in scena circa al minuto 14:00. 420 secondi di mistica allo stato puro a cui seguono 13 minuti di accelerazioni chitarristiche e di stacchi strumentali e vocali di un’altra dimensione. Dopo l’ultima strofa ci sono ulteriori 5 minuti di improvvisazioni chitarristiche. Come Page facesse a mantenere un livello di espressività così alto è un mistero.

Sebbene (come ripetutopiù volte) Page e Plant non fossero al top della forma, questa rimane una delle DAZED AND CONFUSED più leggendarie mai suonate dai Led Zeppelin. Come loro nessuno mai!

 

RP: Master guitarist, Jimmy Page! We shall keep you less than a moment. Well, uh, a couple of years ago when we were here, we, uh, remember Kingsmen? That’s the trouble with you. You American people, you have all this great, musical heritage.
Well that was the Kingsmen, right? And they came from Seattle. I want you to try and remember that. When we go to New Orleans nobody’s heard of … or Aaron Neville or Betty … and all these people came from New Orleans so you really must brush up on. This one character that you know came from Seattle who, I didn’t really know that well, but we’d like to dedicate this piece of music to the, the amount of work that Jimi Hendrix gave. And the amount, the amount of inspiration that he gave everybody in the business. Everybody in the whole rock and roll world.

Led Zeppelin Deus ex Machina Seattle 21-3-75 (EVSD 2017)

“Mastro chitarrista Jimmy Page” esclama Plant alla fine di e il pubblico risponde nell’unica maniera possibile, è un trionfo. Plant poi parla della eredità musicale di SEATTLE, cita i Kingsmen e Page accenna a Louie Louie, poi il biondo di Birmingham omaggia Jimi Hendrix, dedicando alla sua memoria il pezzo che segue.

Dal 1975 in poi STAIRWAY TO HEAVEN è l’ultimo pezzo in scaletta prima dei bis. Malgrado nell’assolo Page tenda ad appoggiarsi ai cliché, riesce comunque a tirare fuori fraseggi convincenti.

RP: Seattle, you’ve been great. Thank you very much. We ‘ve really enjoyed ourselves. Thanks a lot. Goodnight.

Il gruppo esce di scena.

RP: (Ha ha ha ha ha. Led Zep, the Hammer of the Gods. Good evenin’! We’d like to thank you for having us. The fishing wasn’t as good) as usual, but, uh, there’s something to be said here.

Cosa succedesse nei camerini non è dato sapere (ma facile da immaginare), fatto sta che quando ritorna la band è spesso più confusa e Page fatica a suonare persinoil riff di WHOLE LOTTA LOVE (questo vale anche per il 1977). Il pezzo che meglio simboleggia il piombo Zeppelin è arricchito da una versione cantata di THE GRUNGE. Il tutto è un po’ improvvisato, li senti che sono un po’ rigidi nel momento del cambio accordi, ma è tutto divertente. Page divaga sul giro funk fino a che non va a buttarsi sul Theremin. Jones parte per viaggi tutti suoi ed è uno spettacolo starlo a sentire. Sezione funk-theremin spaventosa (nella accezione positiva del termine). Page poi insiste ancora con la chitarra funk, i ragazzi si stanno divertendo e si sente. Rullata di Bonham e ponte che porta a BLACK DOG.

RP: Seattle! Thank you very much, indeed. Thanks!

Il gruppo ritorna per una accoppiata di pezzi non proprio scontata per il tour del 1975: COMMUNICATION BREAKDOWN/HEARTBREAKER.  La prima è molto buona la seconda più sfilacciata (persino Jones si perde un po’). In HB poco prima dell’assolo Plant canta “Squeeze my lemon baby“. Jimmy pasticcia nella parte in cui solleva la chitarra con le due mani e cerca di suonare la scalata di hammer-on solo con la mano sinistra. Il resto dell’assolo non è affatto male.

Nella registrazione soundboard non c’è il commento finale di Plant (presente invece in quella audience) (RP: Whoa. Thank you very much. We’ve had a great time. Thank you. You’ve been fantastic. Seattle, goodnight! For …. One of the, one of the most timid men in show business leaving the stage now. John Paul Jones! Jimmy Page. And a red rose. )

Si chiude così uno dei migliori concerti del tour americano del 1975. Oltre 3 ore e mezza di rock elettrico, dilatato, potente, irresistibile.

Questo è un bootleg, dunque una registrazione da ascoltare con applicazione, con una sorta di meditazione necessaria per andare oltre le sbavature e le incongruenze e calarsi così nell’attimo stesso del concerto, per poter ghermire l’essenza del concetto di musica rock live (qui rappresentata in senso stretto e al contempo in senso lato) degli anni settanta di uno dei pochi veri grandi gruppi rock della storia. Ascoltare a pezzi e bocconi concerti del genere (non solo dei LZ) significa archiviare superficialmente momenti storici, senza arrivare ad appropriarsi del respiro universale. Prendetevi almeno un’oretta tutta per voi, chiudetevi nello studiolo o mettetevi in cuffia, versatevi due dita del vostro liquore preferite e abbandonatevi alla metafisica.

Questo il link a youtube relativo al nuovo soundboard:

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Questo il link a youtube relativo a quel po’ di video amatoriale disponibile (sincronizzato sulla registrazione audience):

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(broken) ENGLISH

The premise of a new LZ 1975 bootleg is always the same, that is to say, one has to take into account the conditions under which the group faced the US tour of 1975. Just before leaving, Page hurt his left hand and Plant caught a flu or bronchitis that forced him to sing – from January to March – despite major problems in his voice, and if we add to this the entry into the scene of certain substances, the imbalances given by huge success and unbridled hedonism of which the guitar player begins to be the victim, les jeux sont faits.

Even with these problems, those in 1975 are equally Led Zeppelin, cosmic music in perfect balance between belly and mind, a real rockstar look and a legendary aura, and never mind if the performance of the two most exposed members of the group are not always perfect.

So for the first time here it comes the soundboard recording (that is, recorded by the mixer) of the second concert in Seattle of the tour. Up until now, a record audience (recorded by the public) was available to fans and live recordings lovers alike, and thanks to this the concert has always been a particular one, for many in fact it remains the best 1975 show in America. Many years ago I bought the two bootlegs, 4 lp, which presented the show incompletely and without respecting the order of the selist. 45,000 italian lire each. Another age.

Led Zeppelin “214” Seattle 21/3/78 LP – foto TT

Led Zeppelin “214” Seattle 21/3/78 LP – foto TT

Led Zeppelin “207.19” Seattle 21/3/78 LP – foto TT

Led Zeppelin “207.19” Seattle 21/3/78 LP – foto TT

From the visual point of view, the 1975 tour was darker than the previous one. If you look at the photos of 1973, you always notice a positive light, the stages are colorful, the lights bright, and the mood is solar, reflecting the joyful vibe of the album Houses Of The Holy.

LZ San Antonio 22 may 1973 – photo Carl Dunn

In 1975 everything becomes darker. The look of Page and Plant is great, but the rest is at the edge of the scary and the the mysterious, from the sound of the group to the vibrations that seem to surround the LZ world. As mentioned heavy chemicals enter the scene, everything becomes more blurred and sometimes unmanageable. The sound of the drums is deep and dark (but remaining lively), while the guitar’s one is strangely cleaner. Overall the sound is great, or at least I like it very much. Audio quality wise the 1975 soundboards are fantastic, they are among the very best recordings of this kind. Empress Valley Supreme Discs has released several one in the last years, it is said they have had quite a few in its hands. Of course LZ fans would prefer 1971 soundboards for example, but since one can not choose I think we should always be happy when a previously unreleassed soundboard is peeping. I do not understand how one can consider himself  a fan in the strict sense and then snore such bootlegs just because Plant has problems of voice and Page is often peeling into the turbid. If you are a true fan, you have to have every new soundboard because in almost every LZ concert there are moments of excellence.

Led Zeppelin Deus ex Machina Seattle 21-3-75 (EVSD 2017)

TITLE: Led Zeppelin ““Deus Ex Machina″

LABEL: Empress Valley Supreme Discs

TYPE: Soundboard (previously unreleased)

SOUND QUALITY: TTTT

PERFORMANCE: TTTT

ARTWORK: TTTT

BAND MOOD: TTTT½

COLLECTION (ZEP FAN): TTTTT

Time ago the HEARTBREAKER teaser came out, a rather sloppy version that contributed to lowering my expectations. Now that I have the full recording on my hands, I realize that after a first reaction of “I’m not impressed”, the concert is growing a lot on me and is gradually reaching the top of my 1975 fave gigs charts, (other titles in the first positions:  NY MSG February 12, 1975 and Los Angeles Forum March 24-25-27, 1975 (but the last three have only audience recordings, so I reserve to re-evaluate them once the soundboard come out).

Before starting to talk about the concert, it is worth remembering that it is easy now to analyze every detail and to be a bit critical. It is not to be forgotten that we are talking about young men on the road in the 1970s, young men in touch with all that America could offer at that time, young men throbbed here and there, just saying: March 17 in Seattle, 19 and 20 in Vancouver, 21 in Seattle again … maybe in such a context it is easy to lose orientation and have some kind of  jet lag of the senses.

The 1975 setlist never made me crazy, SICK AGAIN, for example, for me is a piece that can be completely replaced. From PHYSICAL GRAFFITI only gloomy or epic pieces were chosen: SICK AGAIN, IN MY TIME OF DYING, TRAMPLED UNDERFOOT and KASHMIR. I wonder how they let CUSTARD PIE, TEN YEARS GONE and IN THE LIGHT OUT out of the suitable numbers to play. Sure, usually a band proposes songs that come out nice in a live situation but on the other hand TEN YEARS GONE was played live in 1977 and 1979 and CUSTARD PIE in the PAGE & PLANT period, They would certainly make the mood more colorful and varied.

ROCK AND ROLL and SICK AGAIN are good, some muddy moments but everything else seems ok. “And it’s been a long time in Seattle,” Plant says before the Page’s solo in ROCK AND ROLL; for the 1975 standards RP is in top form..

RP: Seattle, good evenin ‘! Good evening. Well, we went across the border. It was alright but it’s much better back here. And that’s, and that’s no lie. That’s the truth. What we intend, what we intend to do tonight is to, uh, to relieve our physical, uh, pent-up-ness on stage, and then relieve it later on after the gig altogether. Now the thing is, what we are going to do is to try and give you a cross section of what we’ve been trying to produce and write over the last six and a half years. As you know, as you notice, uh, the material varies greatly, and so you will appreciate that we take it from one extreme to the other. And what better way to start than to look out under the horizon and see what tomorrow may bring.

Plant’s mood is great, he feels that his voice is less subject to the problems that hurt him since January and after all he knows that Seattle is one of the Led Zeppelin cities, maybe not like Los Angeles, but the audience’s hysteria (see the audience recording) is absolutely perceptible. At the beginning of  OVER THE HILLS Page does a mistakes when hitting the DO (well, C) chord, he sounds like a beginner, the tuning also does not seem perfect, but the rest goes well. The solo is inspired, the Dark Lord seeks new solutions with great success. The guitar is slightly in the background, this is true for the whole concert, bass, keyboards and pedal bass are well present (and this is always a big deal in general, I hate the recordings where the bass and keyboards are low in the mix). The audience response is very strong.

Led Zeppelin Deus ex Machina Seattle 21-3-75 (EVSD 2017)

RP: Thank you very much, well. You’ve probably heard that one before, yeah? There’s one demand that I’d like to make, apart from that you enjoy what we’re doing, and that is that you don’t sway around too much in the front because somebody might get hurt, okay? I’ve seen it happen and it’s very gory. In England we have soccer matches where the same sort of thing happens. Only the soccer is terrific. Right, now, it came to pass that, that I, hah. It came to pass that after eighteen months of just sittin’ down on our backsides, forming Swan Song Records and, and messin’ around, generally, we finally managed to put a record into the shops, Physical Graffiti, …. Once again, a lot of variations in musically, intend to give you, ahh. We intend to give you some of that tonight. If we got any left.

IN MY TIME OF DYING bowls along smoothly, in the break where Plant remains alone, he “calls” for Jimmy’s entry but Pagey either is distracted or simply decides to enter a bit later.

RP: Thank you very much. That was taken from, uh, that was, uh, we were inspired, should we say, from something that came from an old work song, a long long time ago before they started putting music down on pieces of paper. In the South of the North American states. Uh, this song has a different story altogether, this next one. It relates to our travels and our voyages and, um, experiences. Uh, with all kinds of people in all kinds of situations, we always find that we end up having a very nice time. After, after the initial confrontation, whatever language, whatever creed, whatever guitar, whatever road manager. Did I tell you about Raymond? Poor Raymond’s working with us with a broken leg. Raymond Thomas, from Scotland, with a broken leg! A broken leg! Poor Raymond. Anyways, so was I was saying, ‘The Song Remains the Same.’

TSRST is good. Some smears from Page in the first slow part but nothing too bad. At some moments it seems to hear Plant we all know and imagine. JPJ searches for alternative routes and it is very exciting to hear what he is doing. Now legendary among fans the phrase “Seattle will not listen to you now” that the blond from Birmingham puts in the lyrics.

In THE RAIN SONG the guitar does not seem to be perfectly tuned, and even the mellotron always seems to the limit. It’s good to remember that the mellotron was the keyboard that in those years simulated a string orchestra.When a key is pressed, a tape connected to it is pushed against a playback head, like a tape recorder. While the key remains depressed, the tape is drawn over the head, and a sound is played. When the key is released, a spring pulls the tape back to its original position. It’s easy to guess how problematic it was to bring such an instrument on tour. Humidity and other variables made the tuning difficult to handle. In THE RAIN SONG you can understand how complicated it was. Anyway, good version of the song.

RP: It is the summer of my smiles. It should be the summer of everybody’s smiles, right? Even our friend, …, who plays the mellotron, John Paul Jones on mellotron. John Paul Jones. Mellotron is, uh, a very easy way of carrying around a thirty-six piece orchestra, uh, with the aid of tapes and, good evening. John Paul Jones is a very easy way of being an orchestra. And to prove this he’s gonna play in the, uh, standard, um, middle-asian-eastern style of, uh, violin playing on this next piece. We’d like to dedicate this to, uh, everybody who we’ve met in Seattle. This time we’ve been a groove and a gas. And we didn’t really meet and we didn’t really meet enough people either. At least of the right gender. This is called ‘Kashmir.’

Again the mellotron for KASHMIR; Page with the Danelectro guitar tuned in DADGAD. In the section All I see turns to brown, as the sun burns the ground And my eyes fill with sand, as I scan this wasted land Trying to find, trying to find where I’ve been something seems to work not properly between guitar and keyboard arrangements, the same thing happens in the  last part of the song.

RP: Is this an Elvis Presley show or what? Hi, everybody. That last song holds great significance for us, really, because Kashmir is a place we haven’t been yet. Hah. So if we can write a song about it before we get there, what happens when we get there?  A song now with, another journey. A journey with, uh, more somber intonations, I think. This features, once again, the nimble fingers of John Paul Jones. This is a song about a journey where there can be ‘No Quarter.’

NO QUARTER is one of the moments I look forward to with more trepidation, the instrumental part of improvisation is often magnificent and opens the door to passagse to the cosmic depths. Plant can push as he did in the past, and it is a relief to hear he is more or less free to sing following instinct. The piano solo is exciting, Jones is inspired and willing to experiment. At 5:36 pm he quotes IN A PERSIAN MARKET by the great Ketèlbey, then slides into the usual passages filled with mysterious blues until he reaches for GEORGIA ON MY MIND. The tempo chosen for the part where Bonham joins in is more fast than usual. I would listen to hours the groove created by Jones & Bonham. Given the speed of the rhythm section Page struggles a little to find the right guitar engagements. The solo is not very inspired, Page seems to use the usual clichés.  It is comprehensible, I do not think it’s easy to keep concentration and inspiration at high levels all the time. Page is one of the biggest improvisers that rock music has ever had (guitar wise for me certainly he is the number one), but I think it’s understandable that at the end of a tour of 3 and half hours concerts where space for improvisation is huge there are times when the estro uses up all the reserves. If we think that in the 1975 tour NO QUARTER was about half an hour and DAZED AND CONFUSED 40 minutes (as in this case) it’s easy to understand how Page’s guitar has tried to expand like the universe does, so some  mediocre evenings or phases are forgiven (for the record, let’s not forget another 30 minutes for MOBY DICK).

At 18.40 Jones begins wild experimentation, that part where harmonic contours and structures break into pieces and everything penetrate into the deepest cosmos, Page is abandoned to himself with no more references as Jones jumps from one musical galaxy to another. They are maybe eccentric moments but I find them vital. Never heard another band devoted to hard rock making things like that. Page is inspired again at 23:00 minute. Another 90 seconds of guitar research. In the end, the audioence understands the greatness of the music just listened and goes wild.

 

Led Zeppelin Deus ex Machina Seattle 21-3-75 (EVSD 2017)

At this point the band is ready for TRAMPLED UNDEFOOT, Jones is at the clavinet, he checks the sound when Plant decides to bring everyone back with the minor blues from the third album, a piece offered only a couple of times during the tour.

RP: John Paul Jones, grand piano. A … another Englishman in New York …, um, who’s various members of the rock and roll, uh, heirarchy, have decided to call the Incredible Shrinking Man. Uh, Mr David Bowie, wherever you are, I’ve got your hat. Now as I said to you before, um, we didn’t, we didn’t do any gigs for eighteen months. We all sat at home and ate chocolates and watched the TV. And tried to see what it was like to be straight. Didn’t work. And since then we’ve, uh, we’ve embarked on this tour of the United States, ahh, which’s been fantastic, really good. We found out that, uh, we found out that everything we thought we could do with, everything we thought we could do before we could do better now, you see? Well, unfortunately, unfortunately, music-wise, if we were to try and prove that every night we should be on the doctors orders constantly, we would have no time for anything else but music and you must have other interests when you’re on the road, right? You understand that? Anyways, there’s one song that we’ve done twice in, in, I suppose, since we got ripped off for all that bread in New York, ages ago. Um, because we really dig playing here, for no other reason, we’re gonna do it again now. It’s, uh, yeah. I don’t think anybody else in the band knows about it yet. Just a little bit of change in, uh. Sorry about that, John. And this, you see? Right on this spot. It could be ‘Louie Louie’, but instead it’s, it’s a thing from the third album that, um. ‘Since I’ve Been Loving You.’

Although SIBLY is a song not exactly planned for the 1975 concerts, the transposition made by the band is great. JPJ on the pedal bass is very good, as we know he plays it at the same time when he is on keyboards. The arrangement does not deviate too much from that of the 1973 tour.

RP Well nobody expected that, least of all, us. That’s what it’s all about. (I got a … that’s made for a necktie.) A lot of distinguished people in the wings tonight. A Mr Peter Grant, known as Panama Pete to the Seattle police, Panama Pete. Peter Grant! Sorry, Petey, you didn’t go down too well. Ha ha ha. We got a friend called Lou, who’s birthday it is today. Lou, happy birthday, Lou. Got a guy who plays the drums and kicks the shit out of everybody in his drum, John Bonham. Here goes a song from Physical Graffiti, to, uh, to make your toes curl up. It’s a song, uh, related to the motions of a motorcar, which really, is all about ladies like you, my dear. It’s called ‘Trampled Underfoot.’ And long may we trample.

TRAMPLED UNDERFOOT is tackled with the usual ferocity but the result is somewhat confused around the minute 2:00 where the group goes lost. Jones’s solo is not one of the most successful. Page’s one is similar to a wild horse race, some horses suddenly discards and falls but the rest continues to run roughly with the manes in the wind. Some guitar phrases produce the desired effect.

RP: With just a little bit of ‘Gallows Pole’ thrown in. I think this concert has the right vibes for a good time, yeah? No pretense. Everything is just straight on the level. It’s really nice, really feels good. uh, our wishes and, um, heartfelt sorrow go out to Benji LeFevebre, who’s suffering from a social disease, at the moment. Poor Benji. Don’t forget to pop into the clinic in California. Panama Pete’s still in the wings and we’re still here. Ladies and gentlemen, I bring you, John Bonham! ‘Moby Dick!’

Almost thirty minutes of drums solo. I wonder what the audience thought. Okay, that was John Bonham, but … anyway at the end of the piece there’s an ovation. Plant asks if everyone is having fun, rhetorical question, the answer is absolute delirium. Seattle and Led Zeppelin are connected, there is no doubt.

RP: John Bonham! John Bonham! John Bonham! ‘Moby Dick!’ ‘Moby Dick!’ Tonight, on the Johnny Carson show. Well that was too much. Is everybody, uh, enjoying themselves? Mr Page is havin’ a fit. There’s a little bit of a discrepancy about a guitar and a man who is being held by the police and all sorts of things. Quite a, quite a story going on behind the scenes. I think we’ll dedicate this to the innocent party, whoever or wherever he may be in this giant intrude that goes on. As we try and maintain law and order in society, without, not us, but everybody, ya know, so, it’s a communal effort. This is, uh, something that we should dedicate to the difference and the balances between law and order and where they start crossing each other’s lives. 

DAZED AND CONFUSED tonight is among the most legendary. 40 minutes of musical esotericism, experimentation, investigation into the subconscious. Though few imperfections of Plant and Page, the version of this evening goes beyond myth. The improvisations of Page between the spanish mood and the indecipherable, before the slow arpeggio (minute 7:00), lead us to strange worlds. The guitarist searches for passages in time space and does so with his great intuition. Then comes the band for the the MI- DO (E- C) section, where Plant tonight sings FOR WHAT IT’S WORTH. Jones’ bass work is magnificent.. Plant continues with WOODSTOCK by Joni Mitchell. The atmosphere created is wonderful. At a certain moment Page goes reggae and Robert sings Marley’s SHOT THE SHERIFF. The violin bow comes in at about 14:00. 420 seconds of pure mysticism followed by 13 minutes of guitar accelerations and instrumental and vocal passages of another dimension. After the last verse there are a further 5 minutes of guitar improvisations. How Page would maintain a level of expressiveness so high is a mystery.

Though (as repeatedly) Page and Plant were not at the top of form, this remains one of the most legendary DAZED AND CONFUSED ever played by Led Zeppelin. No one like them!

RP: Master guitarist, Jimmy Page! We shall keep you less than a moment. Well, uh, a couple of years ago when we were here, we, uh, remember Kingsmen? That’s the trouble with you. You American people, you have all this great, musical heritage.
Well that was the Kingsmen, right? And they came from Seattle. I want you to try and remember that. When we go to New Orleans nobody’s heard of … or Aaron Neville or Betty … and all these people came from New Orleans so you really must brush up on. This one character that you know came from Seattle who, I didn’t really know that well, but we’d like to dedicate this piece of music to the, the amount of work that Jimi Hendrix gave. And the amount, the amount of inspiration that he gave everybody in the business. Everybody in the whole rock and roll world.

Led Zeppelin Deus ex Machina Seattle 21-3-75 (EVSD 2017)

“Master guitarist Jimmy Page”Plant exclaims at the end of DAC and the audience responds in the only possible way, it’s a triumph. Plant then talks about the musical heritage of SEATTLE, he quotes the Kingsmen and Page plays the Louie Louie riff, then the  blond from Birmingham pays tribute to Jimi Hendrix, dedicating to his memory the piece that follows.

From 1975 onwards STAIRWAY TO HEAVEN is the last song in the setlist before the encore. Despite the fact that Page tends to lean on clichés, he still succeeds in pulling out convincing licks.

RP: Seattle, you’ve been great. Thank you very much. We ‘ve really enjoyed ourselves. Thanks a lot. Goodnight.

The group then head for the backstage.

RP: (Ha ha ha ha ha. Led Zep, the Hammer of the Gods. Good evenin’! We’d like to thank you for having us. The fishing wasn’t as good) as usual, but, uh, there’s something to be said here.

What happened in the dressing rooms is not known (but easy to imagine), the fact is that when the band returns, it is often more confused and for Page is hard to play even the WHOLE LOTTA LOVE’s riff (this is also true for  the 1977 tour). The track that best symbolizes the “Zeppelin lead” is enriched by a version with vocals of THE GRUNGE. The whole thing is a bit improvised, you feel they are a bit rigid at the time of the chords change, but it’s all fun. Page disgresses on the funk ride until he goes to the theremin. Jones takes off for his own bass improvisation and it is a gas to hear him play that way. The funk-theremin section is scary (in the positive sense of the term). Page then insists again with the funk guitar, the guys are having fun and you feel it. Bonham finally plays a roll that bring to the bridge that leads to BLACK DOG.

RP: Seattle! Thank you very much, indeed. Thanks!

The band returns for a couple of not common tracks for the 1975 tour: COMMUNICATION BREAKDOWN / HEARTBREAKER. The first is very good the former a bit disjointed (even Jones loses the grip). In HB just before  the guitar solo Plant sings “Squeeze my lemon baby”. Jimmy messes up  the part where he raises the guitar with both hands and tries to play the hammer-on section only with his left hand. The rest of the solo is not bad at all.

In the soundboard recording there is not the final comment of Plant (present in the audience one) (RP: Whoa. Thank you very much. We’ve had a great time. Thank you. You’ve been fantastic. Seattle, goodnight! For …. One of the, one of the most timid men in show business leaving the stage now. John Paul Jones! Jimmy Page. And a red rose. )

So one of the best concert of the American tour of 1975 ends. Over 3 and half hour of electric, dilated, powerful, irresistible rock music.

This is a bootleg, so it’s recording to be listened to with application, with a sort of meditation needed to go beyond the blunders and the inconsistencies and so to become acclimatised in the very essence of the concert, to be able to grab the concept of live rock music (here represented in the narrow sense and at the same time in the broad sense) of the seventies of one of the few real big rock groups in history. Listening to bits and pieces of such concerts means storing historical moments superficially, without being able to get the universal breathing. Take at least one hour for you, close yourself in your music room,  pour a droplet of your favorite liquor and abandon yourself to metaphysics.

This is the youtube link to the new soundboard:

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This is the youtub link to that little amateur video available (synced to the audience recording):

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Martin Power “No Quarter: The Three Lives Of Jimmy Page” (Omnibus Press 2016) – TTTT½

21 Apr

Sono anni ormai che snobbo le nuove biografie sui Led Zeppelin e relativi, oramai mi annoiano molto, difficile che ci sia qualcosa di nuovo, fosse anche un analisi dell’autore magari da un punto di vista un po’ obliquo. A volte non riesco ad evitare di comprarle però, le ultime che ho preso non mi hanno scaldato per nulla. Una era davvero infima (Magus Musician Man di George Case), le altre – scritte da gente come si deve – non mi hanno entusiasmato.

Un po’ a sorpresa dunque devo costatare come questa biografia di Page scritta da Martin Power mi abbia appassionato un bel po’. Credo fosse dai tempi di Hammer Of Gods di Stephen Davis (1985) che non provavo nulla del genere nel leggere un tomo sui LZ e su JP in particolare.

Power ha fatto una ricerca meticolosa, il periodo del Jimmy Page adolescente/session man/pre Zep è trattato in maniera stupefacente. C’è qualche errore, ma il lavoro svolto è davvero notevole. Ora ad esempio sappiamo qualcosa in più riguardo la famiglia di Page, sappiamo qualcosa in più del padre, sappiamo chi era il nonno e anche il bisnonno, lo stesso dicasi per il ramo materno. Magari sono dati che interessano solo me – nel mio piccolo non mi reputo solo un fan, ma anche uno studioso – ma aggiungono qualcosa di nuovo alla saga dei LZ. Interessante notare come da giovane aspirante musicista e quindi session man Jimmy fosse sempre ligio al dovere, come fosse sempre  puntuale, pronto, attento, sveglio.

Power ha intervistato parecchia gente che ha avuto a che fare con Page, in particolare musicisti, alcuni dei quali  hanno svelato particolari intriganti. Il periodo post Zep è altrettanto ricco di novità, un po’ di freschezza finalmente. Anche qui qualche errorino, ma credo sia fisiologico.

I 12 anni dei Led Zeppelin sono interessanti ma trattati con minor efficacia. Un’analisi più approfondita di tour, scalette, performance sarebbe stata senza dubbio benvenuta. Power poi affronta con la massima cautela il deteriorarsi della qualità delle esibizioni e del chitarrismo di Page in particolare. Lo sfiora appena, non è schietto e sincero come lo siamo noi qui sul blog, ma capisco che quando si tratta di un prodotto del genere, un libro vero e proprio, di 700 pagine, edito dalla Omnibus Press, incentrato su una della massime rock star del pianeta, si tenda ad andare cauti su certi argomenti.

Il libro è in inglese naturalmente, e in caso di acquisto consiglio la versione con il Page attuale in copertina, quella che trovate qui sopra, mi è stato riferito infatti che le altre edizioni con in copertina il Jimmy Page con la doppiomanico o con la Les Paul sono stampate su carta di poco pregio.

Vi sono tre sezioni di foto, l’edizione (hardcover) è curata e la foto di copertina trovo sia perfetta. Per me questa è una biografia davvero ben fatta. Giù il cappello per Martin Power.