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Led Zeppelin Performing At Bath Blues Festival 1970, 16mm footage

3 Ott

Per un fan in senso stretto dei Led Zeppelin le parole Bath Festival sono sempre state magiche, hanno sempre evocato gesta epiche visto che era risaputo nei circoli degli appassionati che l’esibizione dei LZ all’edizione del 1970 fu un qualcosa di sensazionale. In effetti fu proprio così, il loro concerto in quel festival fu uno spartiacque, da quel momento in poi anche in UK il gruppo diventò leggendario. Siamo nel giugno del 1970 e i LZ sono previsti come top act della seconda serata. L’anno prima avevano suonano allo stesso festival – ma in una location diversa, la Recreation Ground a Bath – per 12.000 persone, ma nel 1970 avrebbero suonato per più di 150.000 persone al Bath & West Showground, località Shepton Mallet, circa 20 km a sud della cittadina di Bath.

Bath on UK Map

Bath Blues Festival

Bath fu eretta dai Romani, approssimativamente nel 60 avanti cristo, il nome latino che le fu dato era Aquae Sulis, i nostri progenitori costruirono templi e terme visto le sorgenti di acqua calda presenti in quella zona, la valle del fiume Avon.

Aquae Sulis - Bath UK

Tornando a noi, dicevo che si è sempre teso a mitizzare quel concerto, per una volta però i fan erano nel giusto, la esibizione dei LZ del 28/06/1970 fu davvero speciale. All’epoca erano usciti solo i primi due album, il terzo sarebbe stato pubblicato da lì a 4 mesi ma tre dei pezzi che avrebbe contenuto erano già in scaletta.

Immigrant Song, Heartbreaker, Dazed and Confused, Bring It On Home, Since I’ve Been Loving You, Organ solo / Thank You, That’s Way (then titled: The Boy Next Door), What Is and What Should Never Be, Moby Dick, How Many More Times (medley incl. Down by the River, Long Distance Call, Honey Bee, Need Your Love Tonight, That’s Alright Mama), Whole Lotta Love, Communication Breakdown (incl. Tallahassee Women), Long Tall Sally ~ Say Mama ~ Johnny B. Goode ~ That’s Alright Mama.

Per molto tempo è circolata una registrazione amatoriale dalla qualità davvero pessima, ma circa 12 anni fa è apparso un notevole upgrade della stessa presa da un copia vicina al master (second generation tape). Il suono è ancora assai amatoriale, ma di sicuro è quantomeno ascoltabile (è l’audio usato per la sincronizzazione con gli spezzoni video postati qui sotto).

Led Zeppelin At Bath Blues Festival 1970

Led Zeppelin At Bath Blues Festival 1970

Bath Blues Festival d

Che negli ultimi giorni siano apparsi appunto su youtube degli spezzoni video di qualità praticamente eccezionale è – per i LZ fan – una cosa pazzesca. Si sapeva che gli promotori del festival avevano organizzato la videoripresa in bianco e nero dell’evento, ma da quel che si sa Peter Grant, il possente manager del gruppo, non  autorizzò la cosa, e a sua volta assunse una equipe per filmare i Led Zeppelin, e certamente quello che è apparso proviene da quelle riprese. Peccato che chi fu incaricato di tenere in mano la cinepresa non la usò certo in maniera professionale. Certo, si era nei primissimi anni della musica rock intesa come fenomeno di massa, ma maggiore professionalità sarebbe stata la benvenuta. Ad ogni modo sono minuti preziosissimi, con la band in quel meraviglioso mood potente e selvaggio, nessuno suonava Rock in quel modo in quel periodo, nessuno. I filmati apparsi sono senza audio, ma in quello relativo al gruppo onstage come detto, qualcuno ha sincronizzato il video con l’audio della registrazione bootleg.

Molto carini anche gli spezzoni back stage, Jimmy e Charlotte Martin sono davvero teneri …

Robert e John Bonham poi sono molto fighi, insieme a loro appaiono Maureen Plant, Peter Grant, Richard Cole e Mick Bonham, fratello di John.

Meglio specificare che il filmato a colori del concerto completo non esiste, da quel che ci si sa, solo mezz’ora al massimo di girato esiste, ma noi siamo già contenti così, perché anche questi pochi minuti sono una scoperta davvero incredibile, una testimonianza preziosa dei Led Zeppelin nelle vesti, per una volta indiscutibile, del martello degli dei. Best band ever!

Led Zeppelin At Bath Blues Festival 1970 c

Bath Blues Festival e

Led Zeppelin Bath Blues Festival 1970

Led Zeppelin At Bath Blues Festival 1970

Annie’s back in town (La prima volta: LED ZEPPELIN “The Song Remains The Same”…il film)

23 Giu

Nel 2013 qui sul blog pubblicai un articolo relativo alle sensazione ricevute da alcuni di noi (io, Pike, Polbi, Giancarlino Trombetti) la prima volta che vedemmo il film concerto The Song Remains The Same

https://timtirelli.com/2013/04/29/la-prima-volta-led-zeppelin-the-song-remains-the-same-il-film/

Tempo fa si aggirava qui sul blog una lettrice che si firmava Annie, che poi in qualche modo sparì. Ora Annie si è rifatta viva, mi scrive che “per una serie di vicissitudini molto blues della vita, non sono stata in grado di commentare ancora. Tuttavia, essendo un’appassionata di musica, ho sempre letto con piacere i nuovi articoli. Durante la prima ondata della pandemia riguardai per l’ennesima volta The Song Remains The Same, e mi venne in mente di scrivere un testo, di getto, in cui riversare le impressioni avute alla prima visione del film. Mesi dopo, scartabellando tra le pagine del blog, mi imbattei in un articolo in cui voi, uomini di blues, ricordavate la vostra “prima visione” del film. E così, dopo due anni, mi sono detta: “Perché non mandare il mio testo? ” E hai fatto bene cara Annie, anche perché come dici tu sarà bello leggere un opinione di una giovane donna nata alla fine degli anni novanta a proposito di un vecchio filmato musicale che ci ha cambiato la vita. E Annie …welcome back.

◊ ◊ ◊

“New York, goodnight!” Il semplice, spensierato saluto con cui Robert Plant chiude lo spettacolo è talmente incisivo da togliere il fiato. New York. Gli anni ’70. Una serie di concerti entrati nella storia del rock. Un’epoca scintillante e cupa al tempo stesso, effimera, eppure ancora presente. Il tempo sembra sospeso all’interno di una dimensione surreale. La telecamera segue i quattro musicisti mentre scendono dal palco e attraversano il backstage del Madison Square Garden, grigio e disadorno, con i pilastri di cemento e le fredde luci al neon — un contrasto con la meraviglia del concerto. Jimmy Page si passa una mano sulla fronte e sul petto, madido di sudore, esausto ma felice, le labbra increspate da un sorriso soddisfatto e a tratti incredulo. Robert Plant lo segue, con la camicia azzurro cielo e i lunghi capelli dorati a incorniciargli il volto, quasi fosse un eroe epico creato dalla fantasia di Tolkien. John Paul Jones e John Bonham procedono accanto a loro. Le limousines li attendono, pronte a immergersi nella notte newyorkese, accompagnate dalla versione di studio di “Stairway To Heaven”. Ed ecco di nuovo i quattro musicisti davanti al celebre Starship, con il vento tra i capelli, pronti a partire per una nuova città. Come marinai erranti di tempi lontani.

La fine di “The Song Remains the Same” mi colpì molto, fin dalla prima volta. Quattro giovani stelle in cima al mondo, sempre in viaggio da un luogo all’altro. Mi fece subito pensare a un’intervista che Jimmy Page fece nel 1976. Parlando dell’album “Presence”, disse: “It was recorded while the group was on the move, technological gypsies. No base, no home. All you could relate to was a new horizon and a suitcase.” Un nuovo orizzonte e una valigia. Ecco tutto. In fondo non erano altro che quattro ragazzi con una sfrenata passione per la musica. Musica e vita, intrecciate in maniera indissolubile. Per una ragazza come me, nata troppo tardi per vedere i Led Zeppelin suonare dal vivo, “The Song Remains the Same” è più di un semplice film concerto. È un dono straordinario. Non dimenticherò mai la prima volta che lo vidi. Era una fredda sera di dicembre ed ero seduta a gambe incrociate sul divano. Come per incanto, le scene di apertura e la pacata melodia acustica di “Bron-Yr-Aur” mi riportarono indietro nel tempo. E così pensai: È l’estate del 1973. Sei A New York. Sei al Madison Square Garden. Lo spettacolo sta per cominciare. E in un’istante mi ritrovo nell’arena, immersa nell’;atmosfera inebriante che precede il concerto. Mi sembra quasi di essere accanto agli amplificatori, giornalista e groupie devota al tempo
stesso. Riesco a sentire il pubblico delirante immerso buio, posso vedere i flash delle macchine fotografiche brillare come migliaia di lucciole. Improvvisamente la band esplode sul palco. Sono sufficienti poche battute e mi ritrovo stregata dalla bellezza della musica, conquistata dal seducente fascino della band. Loro sono lì, davanti a me. I miei Led Zeppelin, con gli abiti scintillanti e le luci soffuse a creare un’aura di magia. Jimmy Page, di una straordinaria bellezza preraffaellita, con il vestito di velluto nero cosparso di stelle e lustrini, la testa sensualmente inclinata all’indietro in completo abbandono. E il suono inarrivabile delle sue chitarre, così naturale, così perfettamente imperfetto. Robert Plant, con la camicia sbottonata, i jeans pericolosamente attillati e una voce unicamente duttile — a volte bassa, quasi un morbido sussurro, altre volte forte e aspra. John Paul Jones, con la sua iconica giacca in stile elisabettiano, avvolto da una luce fioca, suona ora le tastiere ora il basso, ma resta sempre inequivocabilmente riconoscibile. E John Bonham, con la fascia luccicante stretta attorno alla fronte, è capace di creare un ritmo potente e perfettamente amalgamato, un tappeto sonoro geniale e inconfondibile. La cascata di musica si snoda attraverso i riflessi di un mondo in cui le eteree atmosfere celtiche incontrano la visceralità del blues. Un flusso continuo di suoni e immagini: la poesia di “Stairway to Heaven” e di “The Rain Song”, il blues psichedelico di “Dazed and Confused”, la misteriosa, quasi inquietante “No Quarter”, il provocante medley di “Whole Lotta Love”…

Sembra quasi una lotta tra opposti. E forse, dopotutto, è proprio così. Light and shade, luce e ombra, diceva Page. Una dicotomia, la vera forza motrice della loro musica. “The Song Remains the Same” è un’esperienza travolgente, totalizzante. E mentre il concerto volge al termine, mi sento lentamente ritornare al tempo presente. I titoli di coda scorrono, e lo schermo diventa nero. The end.
Le immagini di quei momenti magici non svaniranno mai. Vivranno nella mia mente. Per sempre. La passione. Il talento. La leggenda. E la musica. Dopotutto, è semplicemente una questione di musica, non è vero? La musica non cambierà mai. The song remains the same.

[N.d.A. L’articolo a cui si fa riferimento è “Technological Gypsy” di John Ingham, tratto da “Sounds”, 13 marzo 1976]
© Annalisa Mucchi 2022

 

Bob Spitz “LED ZEPPELIN – THE BIOGRAPHY” (2021 – Penguin Press) – TTT

5 Mag

Di libri sui Led Zeppelin ormai non se ne può più, tuttavia quando escono grosse produzioni come questa io sono sempre sull’attenti, perché un certo budget significa avere la possibilità di intervistare direttamente personaggi che hanno fatto parte, anche solo marginalmente, della grande saga dei Led Zeppelin. Oltre a ciò libri come questo vengono affidati a giornalisti di nome, che spesso hanno alle loro spalle altre biografie di successo, gente che in qualche modo sa scrivere in maniera scorrevole e piacevole. Certo, sono libri per il grande pubblico, libri a cui quasi sempre manca l’aggancio tecnico e cronologico, libri pieni di imprecisioni, ma – per un fan dei Led Zeppelin come me – libri da leggere, perché comunque gettano nuova luce su episodi magari poco importanti per il pubblico generico, ma  essenziali per me. Ecco, sta qui il punto: non avendo più interesse per la storia del gruppo in sé, quello che mi interessa tremendamente è scoprire piccole nuove cose a proposito di episodi della saga ancora poco chiari o comunque trattati superficialmente in passato.

Come accennato poc’anzi mancano le pietre miliari di cui abbiamo parlato anche in altre occasioni, ovvero i punti cronologici di riferimento che guidino il cammino del lettore fan. Qui non c’è nessun riferimento approfondito a tour, scalette, strumentazione, etc etc, d’altra parte Spitz è uno che – intervistato da una radio statunitense a proposito di questo libro – non è riuscito a ricordare se nella discografia del gruppo venisse prima Houses Of The Holy (1973) o Physical Graffiti (1975). Quando un ascoltatore gli ha fatto presente la cosa la sua risposta è stata “fatti una vita“. L’atteggiamento è sbagliato, perché se da una parte la pignoleria di alcuni fan è inopportuna e alcuni errori in un libro sono fisiologici, l’accuratezza è comunque fondamentale – soprattutto su macrotemi.

Bob Sptitz "LED ZEPPELIN - THE BIOGRAPHY" (2021 - Penguin Press)

Bob Sptitz “LED ZEPPELIN – THE BIOGRAPHY” (2021 – Penguin Press)

Il libro contiene piccole nuove cose, e queste sono i momenti che mi hanno dato i brividi (ecco il perché di 4 T su 5), perché il resto è il resoconto di una storia che conosciamo già fin troppo bene; va aggiunto che anche questo libro descrive il mondo dei Led Zeppelin dal 1975 in poi alla stessa stregua degli ultimi tomi usciti sull’argomento e per quanto fossi già ben al corrente scontrarsi con la dura realtà non è entusiasmante. Page, Bonham, Cole e Grant negli ultimi 6 anni furono davvero fuori controllo …Grant diventò un pessimo manager, Bonham una persona insopportabile (ma, ahimè, lo era sempre stato) e Page (almeno dal vivo) l’ombra del magnifico chitarrista che era. L’inner circle del gruppo si trasformò in  un mondo a parte, alimentato da violenza, nefandezze e paranoia. La Swan Song una casa discografica inutile, ripiegata su stessa, senza nessuna guida, che rovinò la carriera agli artisti coinvolti (eccetto LZ e Bad Company), Detective e Maggie Bell in primis, e senza mai avere una direzione. Tutto era allo sbando, la terribile nomea del gruppo un dato di fatto, e il caos l’unico orizzonte possibile. Certo, c’era anche la musica, superba, cosmica, totalizzante, ma – spiace dirlo – gli uomini che la creavano erano tutt’altro che creature divine.

Come anticipato, diverse sono le piccole novità che questo libro porta alla luce:

_approfondimenti mai letti prima su Epson, il paese in cui Page visse dal 1952 in poi (pag 25) / la carriera solista di Page tra la fine degli anni 50 e l’inizio dei 60.

_le Art School inglesi, frequentate da chi non intendeva né andare all’università, né fare apprendistato per diventare operaio e il fatto che Jimmy non avesse nessuna particolare dote attitudinale per il disegno artistico.

_il rapporto con Bert Berns (pagina 60)

_La richiesta fatta a Page di entrare negli Yardbirds già nel 1965 perché Clapton aveva stufato il loro manager (pag 73) / L’effettiva entrata di Page negli Yardbirds nel 1966 (pag 78) / I tempi difficili con Beck nel gruppo.

_approfondimenti sui manager degli Yardbirds: Simon Napier-Bell e Mickie Most / sui pezzi di Little Games degli Yardbirs  pag 99) / sul fatto che una volta sciolti gli Yardbirds Page ebbe i diritti solo per terminare il tour scandinavo di settembre 1968.

_Terry Reid e i relativi suggerimenti dati a Page (pag 109) / L’impossibilità di avere alla batteria B.J Wilson, Clem Cattini e Aynsley Dumbar (pag 114)

_nel 1968 Bonham ricevette offerte da i Move, Joe Cocker, Chris Farlowe oltre che naturalmente da Page e Plant.

_si legge che nel 1969 Peter Grant stanco delle follie di Bonham, pensò di sostituirlo con Carmine Appice, Aynsley Dumbar o Cozy Powell. (pag 241).

_il motivo del nomignolo Percy dato a Plant (pag 274)

_Durante il tour giapponese del 1971, Bonham defecò dentro alla valigia della ragazza nipponica di Page.

_Nuove piccole rivelazioni circa l’organizzazione delle riprese video per le ultime tre date del tour del 1973.

_Il furto dei 210.000 dollari presenti nella cassetta di sicurezza dell’Hotel Drake di New York avvenuto a fine luglio del 1973 documentato anche nel film TSRTS; pare sia stata una messa in scena per evitare di pagare le tasse su proventi in contanti (e quindi in nero) contenuti in quella cassetta.

_La rinegoziazione del contratto dei LZ e la relativa creazione della Swan Song Records.

_gli overdub di ottoni e strumenti a corda su Kashmir a cura di una orchestra pakistana residente a Londra.

_le proposte per il logo grafico della Swan Song (tra cui una macchina di Formula 1 con su la scritta Led Zeppelin)

_Roy Harper non finì nella scuderia della Swan Song perché Grant non riuscì a trovare un accordo amichevole col manager di Harper.

_I Queen che furono sul punto di avere Peter Grant come manager, ma la cosa saltò perché Peter voleva che anche loro incidessero per la Swan Song, mentre loro si rifiutarono di incidere per una etichetta così associata ad un altro gruppo.

_Alla Swan Song arrivò anche una cassetta con un demo tape degli Heart, Abe Hoch – colui che in quel momento era a capo della etichetta – fece di tutto per far approdare il gruppo nella sua scuderia, ma una volta saputo che Ann Wilson cantava come Robert, lo stesso Plant disse di non essere interessato e buttò la cassetta nel cestino.

_Hoch ebbe anche la opportunità di mettere sotto contratto i Dire Straits, ma pensò che la cassetta avuta avesse una qualità terribile e lasciò perdere.

(…pensate un po’: oltre ai LZ e Bad Company la Swan Song avrebbe potuto avere anche i Queen, gli Heart e i Dire Straits – senza contare gli Iron Maiden, di cui si parlò in un altro contesto.)

_Qualche delucidazione in più circa: la apparizione di Bonham al concerto dei Deep Purple  alla Radio City Hall di New York nel gennaio del 1976, la morte del giovane fotografo  Philip Churchill Hale e l’arresto e la detenzione di Cole a Roma nell’estate del 1980.

_Nuove delucidazione anche sulla preparazione del tour (mai avveratosi) del 1980 in America e la conseguente morte di Bonham.

Errori  

_a pagina 65 Spritz dice che Page e Jones nel 1965 erano entrambi 21enni.

_a pagina 168 dice che durante le prime date in America (1968/69) Page usava un muro di amplificatori Marshall. In realtà Page dal vivo iniziò ad usarli a fine 1970.

_a pag 188 scrive che in pratica Pat’s Delight deriva da Watch Your Step di Bobby Parker ma è un grossolano errore. Watch Your Step è stato il template per Moby Dick, non di Pat’s Delight.

_a  pag 252 si ripete l’errore riportato per decenni dove si diceva che a JPJ venne in mente il riff di Black Dog ascoltando l’album di Muddy Waters “Electric Mud”, quando già da tempo si è risaliti al fatto che fu il disco The Howlin’ Wolf Album del 1969 (in particolare la versione rifatta di Smokestack Lightning)

_a pag 348, parlando dei Bad Company primo gruppo ad essere messo sotto contratto con la Swan Song, Spitz scrive “Free’s former guitarist Paul Rodgers”.

_a pag 393 Spitz afferma che a fine 1974 durante le prove per il tour del 1975 tra le canzoni tolte dalla scaletta ci fu anche Dazed And Confused.

_a pag 542 l’autor scrive che nella seconda data di Knebworth la band suonò meglio rispetto alla prima (questa fa proprio ridere).

_a pag 559 Spitz scrive che John Bonham morì il 24 settembre 1980 quando sappiamo tutti che accadde il giorno dopo.

_a pag 568 scrive che i concerti inglesi dell’Arms si tennero nel 1982 (invece del 1983).

_come il nostro Luca Tod segnala nei commenti qui sotto, gli errori di datazione delle foto poi sono imperdonabili.

Concludendo, ricordo che la versione del libro di cui parlo è quella americana, dunque scritto in inglese e che secondo me è un libro che va comunque letto, nonostante la mancanza di accuratezza.

Al di là dei mille aspetti negativi raccontati nel libro (e avvenuti realmente) non possiamo affrancarci dalla musica Rock creata dai Led Zeppelin, uno dei picchi musicali più alti ma raggiunti su questo povero pianeta. 

Un giornalista a proposito del tour del 1973 scrisse: “I Led Zeppelin non tengono concerti, bensì mettono in scena trasformazioni musicali”. Ecco, appunto.

Ma come cazzo mai DARLENE non è finita su IN THROUGH THE OUT DOOR?

16 Feb

Sabato mattina, diretto alla Coop per la solita spesa settimanale. Sul sedile di fianco al mio la pollastrella contempla la campagna, la blues mobile avanza a velocità di crociera, la chiavetta – in modalità random – inonda l’abitacolo col Rock. Ad un certo punto arriva Darlene dei Led Zeppelin e la giornata svolta: il sole diventa più lucente, la campagna proletaria in cui viviamo si trasforma in un paesaggio bucolico del sud degli States e l’impeto vitale detona in tutta la sua potenza dentro di noi. Polly esclama “Va beh, non ce n’è più per nessuno!”. Da quella musicista talentuosa che è mima perfettamente il lavoro al piano di Jones, gli stacchi di batteria di Bonham, il riff e gli accordi di Page. Quando quest’ultimo poi inizia il primo assolo Polly si mette a lavorare di stringbender facendo le stesse faccette che immaginiamo avrà fatto fatto lo stesso Page al momento di quella registrazione. Poco prima Polly, presa dal sentimental blues, mi aveva stretto a sé e detto “per me ci sei solo tu, non mi interessa nessun altro“. Lusingato e colpito dalla cosa poco dopo vedo disintegrarsi il tutto, quando – sospinta dall’assolo del nostro chitarrista preferito – mi dice: “Ti devo confessare una cosa: io amo anche Jimmy Page“.

◊ ◊ ◊

“The first name Darlene is derived from the Old English darel-ene, meaning “little dear one”.

Nel maggio del 1978 – dopo nove mesi di silenzio dovuti ai fatti che sappiamo – i Led Zeppelin si ritrovano allo Clearwell Castle, Forest Of Dean, Gloucestershire, UK, per provare nuovo materiale.

Forest Of Dean, Gloucestershire, Clearwell Castle (Nick-Murray-Photography)

Nel novembre (e dicembre) dello stesso anno si trasferiscono per alcune settimane (dal lunedì al venerdì) ai Polar Studios di Stoccolma di proprietà degli ABBA. Gli studi, aperti il 18 maggio 1978, sono situati a piano terra di un grosso edificio degli anni trenta del secolo scorso chiamato Sportpalatset (palazzo dello sport), nello spazio che fino a poco prima era occupato da un cinema.

Sportpalatset, Stockholm – 2010

Polar Studios Stoccolma, maggio 1978

ABBA Museum

Il gruppo registra (almeno) 11 pezzi: In the Evening, South Bound Saurez, Fool In The Rain, Hot Dog, Caroulselambra, All My Love e I’m Gonna Crawl finiscono su In Through The Out Door che esce in agosto del 1979,

Ozone Baby, Darlene e Wearing And Tearing su Coda, album compilation di inediti che esce nel novembre del 1982 a due anni dallo scioglimento del gruppo.

led zeppelin Coda a

led zeppelin Coda c

led zeppelin Coda d

led zeppelin Coda inner

Dell’undicesimo brano sappiamo che esiste ma non cosa sia né quando (e se mai) verrà pubblicato.

Il gruppo valutò l’idea di fare uscire in occasione dei due concerti di Knebworth nell’estate del 1979 anche un EP contenente Wearing And Tearing e qualcos’altro, ma la cosa non si concretizzò. Nel 2006 uscì un singolo non ufficiale di Wearing And Tearing / Darlene, ma si trattò di una contraffazione.

Led Zeppelin Special limited Edition Wearing And Tearing-Darlene

Su questo blog abbiamo già trattato il tema per cui In Through The Out Door sarebbe stato un album diverso se al posto di South Bound Saurez e Hot Dog fossero stati pubblicate due delle outtake poi messe su Coda. Proviamo a pensare a Darlene al posto di SBS e Wearing And Tearing (o Ozone Baby) al posto di HD. L’album avrebbe certamente avuto uno spessore rock più significativo. Magari certe scelte furono fatte anche per questione di spazio relativo alle due facciate del disco, ad ogni modo per quanto possa essere sembrata divertente a Page e Plant, Hot Dog non è esattamente un brano da album dei LZ. Il gruppo raggiunge lo zenit quando affronta drammaticità, quando si lascia trasportare dall’intensità, quando cerca di raggiungere le profondità cosmiche, quando si getta(va) nella carnalità suonata a regola d’arte, raramente risulta credibile quando è alle prese con motivetti scanzonati.

Certo, Darlene è good time music, ma la carica e la caratura musicale ne fanno un brano potente, vibrante, di godimento assoluto. Altro che Hot Dog!

Immagino che Plant abbia in qualche modo posto il veto, la sua prova vocale non è impeccabile (ma lo stesso potremmo dire del piano di Jones e della chitarra di Page) e il testo praticamente non esiste, ma il risultato è comunque sensazionale, un boogie rock furibondo, letteralmente irresistibile, possente e leggero al tempo stesso.

La fascinazione del gruppo (o meglio di Page e Plant) per i Little Feat, per il blues nero proveniente dal Mississippi e per certi locali di New Orleans giocarono un ruolo fondamentale nella creazione delle nuove sfumature musicali degli ultimi anni del gruppo. La musica americana proveniente dal blues in In Through The Out Door prende il sopravvento – lo stesso accade coi Bad Company di Desolation Angels (1979) e Rough Diamonds (1982), alfieri anch’essi della Swan Song Records. La copertina come sappiamo è ispirata all’Old Absinthe House, celeberrimo bar di New Orleans (che tra l’altro ho avuto la fortuna di vedere).

Old Absinthe House

Old Absinthe House

Led Zeppelin In Through The Out Door

Alcuni brani delle session di cui stiamo parlando hanno colorazioni riconducibili a New Orleans, al bayou, a quei pianini dissoluti suonati nelle calde e umide notti vicino al fiume Mississippi, naturalmente con l’aggiunta del piombo zeppelin. Darlene è ovviamente una di queste.

Una breve apertura e poi irrompe subito il riff irresistibile di chitarra, seguito dagli interventi di Robert Plant. Un po’ di piombo zeppelin, sempre accompagnato dal piano di Jones, per gli accordi SI, SIb DO e si ricomincia da capo. La prima parte dell’assolo di Page sulla Telecaster con lo Stringbender è formidabile, molto, molto Jimmy Page. La chiusura pare insicura, ma siamo nel periodo in cui Jimmy – non più supportato da una volontà, e quindi da una tecnica, superba e maschia –  fatica a tenere il passo col Jimmy Page fissato nell’immaginario collettivo e si avvicina così pericolosamente e continuamente al precipizio.

Luis Rey, autore, fan e studioso dei LZ extraordinaire fa notare come il lavoro alla solista ricordi quello di una delle primi incisioni che il Dark Lord fece come session man, ovvero Somebody Told My Girl di Carter-Lewis & The Southerners:

L’assolo di piano è delizioso, ma anche per Jones la chiusura pare al limite e non proprio pulitissima. Al minuto 2:30 il pezzo corregge il ritmo, Bonham va sul ride e Page cambia metodo per accordi e riff; il piano di Jones è meno presente nel mix. Robert ha la voce è un po’ tirata, ma ha quell’approccio sporco e blues che risolve comunque tutto. Dopo 30 secondi il ritmo si aggiusta ulteriormente fino a diventare un rock and roll boogie woogie blues scatenato; il piano di Jones torna presente, gli stacchi di batteria tra una giro e l’altro sono un cazzo di meraviglia. Nei sessanta secondi finali il pezzo veleggia veloce accompagnato da un assolo di chitarra di chiusura. Curioso come il volume della solista sia decisamente più basso rispetto all’assolo presente nella prima parte del brano. Il ritmo è irresistibile, uno di quelli da strappa mutande, e gli Zeppelin ci ricordano ancora una volta che cazzo di rock and roll band fossero. Sia chiaro, a me piace molto anche South Bound Saurez e in fondo anche Hot Dog, ma con Darlene l’album In Through The Out Door sarebbe diventato – almeno per me, amante degli album obliqui – ancora più leggendario.

“Darlene”

Oh yeahDarlene
Ooh, Darlene
Ooh Darlene
Ooh, yeah

Darlene
Oh, oh Darlene
Oh, oh, oh Darlene
Ooh, come on baby give me, me some

When I see you at that dance
With your tight dress on
What you got it sure is fine
I want to get me some

Darlene
Ooh baby baby Darlene
Ooh, be my baby Darlene
Ooh, come on baby
Come on, come on, come on my babe

Darlene
Ooh, Darlene
Hey hey, Darlene
Oh oh, come back and be my sweet little girl

When I see you on the street
It makes my heart go flitter
I see you walking with all those guys
It makes me feel so sick

Now I don’t care what people say
And I don’t care what they do
Sweet child I gotta make you mine
You’re the only thing that I want: you, yeah

And baby baby, when you walk down the block
See the people walk by
Woo child, y’know you drive me wild!
I got to do it with you, come on try

Ooh baby, I got my car
I will take you where it’s fine
I am going to take you every place
Do you wanna boogie-woogie-woogie-woogie, that’s fine

I’m going to boogie, Darlene
I’m going to make you my girl
I’m going to boogie, Darlene
I’m going to send you in another world

Cause I love you, Darlene
And I love you, Yes I do
I’ve been saving all my money
I’ve been working all day long
I gotta give it all back to you

Oh but I love you, Darlene
Cause I love you, yes I do
I’ve been working, it’s true
I’ve been working all day long
I’ve been trying to get it home for you

And I love you, Darlene
Yes I love you, yes I do
I got a pink carnation and a pickup truck
Saving it all for you
Oh I love you

Go
Go, go, go, go, go

PS: Esiste un versione più lunga di Darlene contenuta nei bootleg dedicati alle session di fine 1978. Si tratta di una alternative half-mixed version, con un finale più lungo, con ulteriori interventi di Plant e di Page. Molti di quelli eseguiti da Plant non compaiono nella versione finale.


BOOTLEGS: Led Zeppelin, Bloomington (MN) january 18th, 1975 – EVSD 2021 (soundboard) – TTT½

29 Mag

Dopo due warm up gigs in Europa, il tour nord americano del 1975 si apre a Bloomington, piccola città del nord degli Stati Uniti nello stato del Minnesota. Minneapolis è solo a 16 km e naturalmente i 15.000 posti del Metropolitan Center sono tutti esauriti.

Per anni di questo concerto non vi è stata traccia sonora poi, pochi mesi fa, la registrazione audience che fa capolino e oggi arriva addirittura anche il soundboard. Molti fan dei LZ non vedevano l’ora di poter ascoltare una registrazione (non ufficiale, ricordiamolo) di buona qualità relativa alle prime date del tour del 1975, un po’ per potersi gustare le rarissime versioni live di The Wanton Song e When The Leeve Breaks con alta qualità audio, un po’ per verificare le condizioni della voce di Plant e capire se i grossi problemi fossero davvero relativi all’influenza presa nelle date successive o cosa.

Ecco dunque che la Empress Valley Supreme Disc ci regala (si fa per dire, i cofanetti bootleg hanno prezzi stratosferici e trovarli è tutt’altro che semplice) il soundboard del primo concerto americano del tour.

“Ladies And gentleman, the American return of Led Zeppelin” dice al microfono il presentatore e poco dopo parte Rock And Roll. Il suono della chitarra lascia allibiti: non c’è praticamente distorsione, è vero che questo è il tour in cui Page sfoggia il suo suono più pulito di sempre, ma così è davvero inquietante. La voce di Robert Plant non sembra granché, è rauca, roca e in alcuni punti cede. Prende così corpo la teoria che sostiene che i grossi problemi siano dovuti alla operazione alle corde vocali del 1974. L’assolo di chitarra è suonato senza distorsore, l’effetto è comico. E’ vero che Page si è presentato negli USA con l’anulare della mano sinistra fuori uso, ma …

In Sick Again sembra andare meglio ma il primo assolo di chitarra non è all’altezza del nome Jimmy Page. In Over the Hills and Far Away la chitarra è scordata, così la parte iniziale non è godibile come dovrebbe essere. RP fatica con la voce. Il gruppo non suona davanti ad un pubblico dal luglio 1973, diciotto mesi di interruzione si sentono, il gruppo sembra essere poco rodato, i problemi alla mano sinistra di Page, alla voce di Plant e al consumo di certe sostanze poi amplificano le difficoltà.

In quelle condizioni ci vuole coraggio ad affrontare un pezzo come When the Levee Breaks, ma il gruppo ne ha sempre avuto, persino troppo. Per il fan che sono avere WTLB in qualità soundboard è una gran cosa, la versione tuttavia è slabbrata, il lavoro alla slide di Page è impreciso ma la improvvisazione finale – se vogliamo – ha un suo perché. La qualità audio sembra un poco sbilanciata verso frequenze alte.

Led Zeppelin, Bloomington (MN) january 18th, 1975 - EVSD 2021 (soundboard)

The Song Remains the Same fila via piuttosto bene, il gruppo sembra iniziare ad ingranare pur con le magagne tipiche della prima data di un tour. Nel registro basso di The Rain Song RP mostra di essere ancora un cantante molto espressivo e i LZ di essere – nonostante tutto – il più grande gruppo della storia del Rock (sì, perché poi se vi vanno ad ascoltare i bootleg soundboard degli altri gruppi non è che siano tutte rose e fiori).

Led Zeppelin - Metropolitan Sports Center, Bloomington, MN, 18 january 1975

Kashmir (anch’essa in accordatura aperta, come la precedente) procede liscia e apre la strada a The Wanton Song l’altro pezzo che noi amanti del gruppo avremmo sempre voluto sentire in buona qualità audio e lasciatemi dire che con questo pezzo tornano i LZ che conosciamo, se non altro nell’atteggiamento. Il gruppo sembra più caldo e dunque rockeggia bene, peccato che al momento in cui Page parte con l’assolo la registrazione si interrompa e riprenda con No Quarter, più a meno durante l’assolo di piano di John Paul Jones, brano questo che si sviluppa piuttosto bene.

Led Zeppelin, Bloomington (MN) january 18th, 1975

Led Zeppelin soundcheck – Metropolitan Sports Center, Bloomington, MN, 17 january 1975 – Photo Neil Preston

Anche Trampled Underfoot contribuisce a riportare il gruppo su buoni livelli, in Moby Dick Page cambia i break di chitarra, forse per il problema all’anulare.

In My Time of Dying è un altro brano in accordatura aperta e Page sembra a suo agio in questo contesto (solo in WTLB  – anch’essa in G open tuning – e sembrato in difficoltà). Durante la prima parte di Stairway To Heaven le tastiere di John Paul Jones non sono presenti e un fastidioso rumore di fondo, dovuto probabilmente a contatti vari, rovina un po’ la performance. Verso il minuto 3 il piano di Jones torna in vita. Malgrado qualche silenzio di troppo l’assolo di Page sembra sufficientemente vitale. Versione senza dubbio dignitosa, per il pubblico certamente superba vista la lunghissima ovazione.

“Questo è il primo concerto del tour, siete davvero buoni con noi, sappiamo di essere arrugginiti” dice Robert al pubblico adorante. 50 secondi del riff di Whole Lotta Love senza cantato servono da trampolino di lancio per Black Dog, ultimo pezzo della serata, suonato discretamente.

Metropolitan Sports Center, Bloomington, MN january 18 1975 b

Soundcheck – Metropolitan Sports Center, Bloomington, MN, 17 january 1975 – Photo Neil Preston

 
Bootleg dunque non certo memorabile (ma sappiamo che per quanto riguarda il tour nord americano del 1975 pochi lo sono, qualità audio a parte) ma di sicuro intrigante in quanto prima data e notevole per le versioni soundboard di The Wanton Song e When the Levee Breaks.
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LED ZEPPELIN
 
MET CENTER, BLOOMINGTON, MN, USA JANUARY 18th, 1975
 
JESUS, LIVE IN MINNEAPOLIS 1975, BOX SET EMPRESS VALLEY [EVSD-1280/1281]
 
EVSD-1280/1281 > WAV > FLAC
 
Soundboard recording:
 
CD 1:
01 Intro
02 Rock and Roll
03 Sick Again
04 Over the Hills and Far Away
05 When the Levee Breaks
06 The Song Remains the Same
07 The Rain Song
08 Kashmir
09 The Wanton Song
 
CD 2:
01 No Quarter
02 Trampled Underfoot
03 Moby Dick
04 In My Time of Dying
05 Stairway to Heaven
06 Whole Lotta Love
07 Black Dog
 
 
 
 
 
 
 

Le fredde e umide domeniche emiliane mitigate dall’imperituro fuoco sacro dei Led Zeppelin

11 Apr

Domenica fredda e umida qui in Emilia, una mia cara amica straniera, quando ancora non parlava bene l’italiano, avrebbe detto “c’è piove”. La primavera sembra imprigionata dagli strascichi invernali. Scendo a fare due passi, perso nei miei pensieri seguo impronte di giorni perduti. Potrei telefonare a qualche amico, ma la mia timidezza invincibile me lo impedisce. Sarebbe bello sognare insieme del prenderci una tazza di caffè, del fare due chiacchiere davanti ad essa in un posticino accogliente, magari al tepore di una cucina dove sul fornello borbotta un pentola e una grossa sveglia tiene pigramente il ritmo del tempo con i suoi tic toc; qualche biscotto caldo, succo d’arancia, marron glacé, un paio di diplomatiche la cui bagna intrisa di Rum ci solleticherebbe l’intelletto.

Chi potrebbe essere l’amico adatto? Ne ho diversi da scegliere nel pezzo d’Emilia in cui vivo, un altro vive in tre posti diversi, rispettivamente a 350, 1100 e 7100 chilometri da me, un paio lungo la dorsale appenninica che sorregge lo Stivale, altri a nord del MississiPo. In totale 12 amici, dopotutto niente male, non fosse altro per i potenti riferimenti simbolici di questo bel numero. Gli dèi principali del monte Olimpo sono Dodici (se diamo importanza alla mitologia greca), Dodici i cavalieri della tavola rotonda (se crediamo che Re Artù sia esistito), Dodici gli apostoli (se si crede alla favoletta di Giosuè, il figliastro del falegname Giuseppe), Dodici le categorie dell’intelletto secondo Kant, Dodici le stelle della bandiera Europea (uno dei pochi vessilli che non ci danno nausea), Dodici i mesi, Dodici i semitoni che formano un’ottava nel sistema musicale occidentale, Dodici gli anni d’età che servono per compiere i riti di iniziazione in molte culture, … un numero che qualcuno dice essere un modello cosmico di pienezza ed armonia. E poi sì, sono nato in dicembre, dodicesimo mese

Ma gli amici oggi sembrano irraggiungibili, così cammino sulla lunga stradina tortuosa da solo, come uno sciocco sotto la pioggia; passo davanti alle case dei vicini e ne rimiro i cortili lucidi di pioggia. Folate di vento mi spostano l’animo, tempo di tornare in casa.

C’è solo una cosa di fare in mattine come questa per tornare a respirare la vita, chiedere aiuto al Dark Lord e ai Led Zeppelin, infilarsi nella macchina del tempo con destinazione New York 1973, e guardarli mettere in scena la musica Rock migliore mai vista e sentita su questo pianeta. L’hard rock variopinto di The Song Remains The Same e la magniloquenza poetica di The Rain Song. Quale altro gruppo di hard rock avrebbe potuto proporre musica Rock di un tale ampio respiro?

Ringrazio il nulla cosmico onnipotente di avermi creato fan dei Led Zeppelin.

 

 
 
Jimmy Page - The Song Remains The Same Movie - New York 1973

Jimmy Page – The Song Remains The Same Movie – New York 1973

Robert Plant TSRTS Movie

Robert Plant – The Song Remains The Same Movie 

Virginia Parker - Led Zeppelin Movie

Virginia Parker – The Song Remains The Same Movie

Led Zeppelin Film The Song Remains The Same

Led Zeppelin movie The Song Remains The Same

 

BOOTLEGS: Led Zeppelin “The Awesome Foursome Live At The Forum” – LA Forum 24/03/1975 (EVSP 2020)

5 Gen

Le ultime tre date del tour del Nord America del 1975 dei LZ si svolgono al Forum di Los Angeles, uno dei posti più leggendari dove tenere un concerto Rock, capienza 20.000 spettatori circa. Malgrado nella seconda metà degli anni settanta dal vivo il gruppo non sia più lo spettacolare quartetto del periodo 1968/73, la fama e il successo toccano vertici assoluti. Il tour del 1975 arriva dopo un anno e mezzo di fermo, e inizia in maniera sfortunata come sappiamo: poco prima di partire per il nuovo continente Page si infortuna alla mano sinistra schiacciandosela nel porta di un vagone di un treno a Victoria Station a Londra e Robert Plant nel momento di affrontare le tre date al Chicago Stadium – ad inizio tour – si becca una influenza che lo lascerà in pratica senza voce per tutta la durata della tournèe. Anche Bonham non se la passa bene, ha dolori allo stomaco e diarrea, ma perlomeno le sue performance non ne risentono. Personalmente non credo sia stata una grande idea organizzare un tour del genere in pieno inverno (dal 18 gennaio al 27 marzo), col disco Physical Graffiti in uscita solo a fine febbraio.

L’etichetta giapponese specializzata in bootleg Empress Valley Super Discs aveva già pubblicato tempo fa una anticipazione soundboard del concerto in questione (gli otto pezzi di The Night Stalker), ma solo oggi decide finalmente di far uscire il concerto completo in questione da fonte soundboard, preso dal mixer insomma. Da ricordare che delle date di Los Angeles del 1975 esistono da sempre le ottime registrazioni audience (prese dal pubblico) dell’indimenticato Mike Millard, personaggio di cui abbiamo parlato spesso qui sul blog.

Il Forum di Los Angeles nel 1975

Due le edizioni, quella a tre cd chiamata The Awesome Foursome e quella a quattro cd chiamata Jesus che contiene un non meglio precisato missaggio alternativo di Candy Store Rock, il brano tratto dall’album Presence (1976).

Led Zeppelin March 24, 1975
The Forum Los Angeles, CA

Soundboard Recording
The Awesome Foursome ive At The Forum (EVSD)

101. Introduction
102. Rock And Roll
103. Sick Again
104. Over The Hills And Far Away
105. In My Time Of Dying
106. The Song Remains The Same
107. The Rain Song
108. Kashmir

201. No Quarter
202. Trampled Underfoot
203. Moby Dick

301. Dazed And Confused
302. Stairway To Heaven
303. Whole Lotta Love
304. Black Dog
305. Heartbreaker

I primi due colpi di cassa di Bonham prima dell’inizio lasciano intendere sin da subito che – almeno dal punto ritmico – la serata sarà incandescente. Rock And Roll – come in tutti i concerti del 1975 – vede Robert Plant soffrire, la voce a freddo è quella che è, anche l’assolo di Page è slabbrato ma la botta iniziale è comunque super. In Sick Again la voce di Robert sembra iniziare a scaldarsi. Timbro sofferto e sporco, rappresentazione del periodo decadente (appena iniziato) del gruppo. Il primo assolo di Jimmy Page è di nuovo incerto, il suono della chitarra è troppo pulito, non c’è sustain a dare corpo alle note. Alla ritmica però il Dark Lord è uno spettacolo, malgrado la chitarra fosse indossata bassissima! La qualità sonora di questo soundboard è davvero eccellente!

RP: Good evenin’. I said, good eeeeeeeevening! That’s a bit better. Well, it’s, uh, we’ve been in California a little while, but let me tell ya, it’s, this is the place. This is the one, yeah. Tonight we intend, uh, to have, these are the last three gigs on our American tour so we intend them to be somewhat of a very high point for us. Now, that can’t be really achieved, obviously we don’t achieve that without a little bit of vibe, which I can already feel. And a few smiles. We intend to take a musical cross-section of the work that we’ve got together over the last six and a half years. A little touch of this, a little taste of that, a little toot of this, a little blow of that. And, uh, I suppose if we’re to call it a journey we should start by looking ahead.

Purtroppo la chitarra in Over The Hills And Far Away è scordata e nei ricami iniziali è piuttosto evidente ma nello sviluppo rock del pezzo il tutto diventa più fruibile. La voce di RP si esprime ancora in modo vago. La sezione dedicata all’assolo di chitarra è sempre uno dei momenti più intensi con John Paul Jones e John Bonham a giocarsi incastri e figure funk mentre Page improvvisa da par suo.

RP: Thank you. A gram is a gram is a gram. Well since we saw you last, uh, there’ve been a few developments in the camp. And a few camps in the developments. Bonzo decided not to have the sex change after all and, um, and we got a new album out. Two very relevant points. Physical Graffiti finally made it to the shops. And we intend to play you some of the tracks from it tonight. This is the first one. It’s, uh, comes from way way way back, a long long time ago.

In My Time Of Dying è il secondo pezzo della scaletta dal nuovo album Physical Graffiti e non il primo come invece annunciava RP in quasi tutte le date. Sentita in cuffia a buon volume pur con qualche magagna da parte di RP e JPP rimane una prova solidissima. Anche in anni difficili come questo i LZ dal vivo sapevano spesso essere micidiali.

RP: (Devil or angel; you’re breaking my heart.) Right now. Um, over the period of time that we’ve had the pleasure of being able to come and play in most of your country that we felt like, we took the advantage to travel to spots and places in the globe and on the globe and on the face of the earth, that people don’t normally go to, right? Places where the red light still shines for two rupees. Places where there’s a magical feeling in the air. … a light Paul Rodgers his bedroom when he takes his shoes off. Hah, hah, it’s, uh. And we found that whatever happens, wherever we go we find people and we develop rapports with these people. And sooner or later, we have to boil it down to the fact that ‘The Song Remains the Same.’

The Song Remains The Same è velocissima, pure troppo, ma è un buona versione. In The Rain Song la qualità del suono è cristallina, in questo brano è facile intuire di nuovo come fosse complicato portare in tour un Mellotron, nessun sfasamento particolare nelle sonorità dello strumento ma la sensazione è quella di essere sempre prossimi al precipizio per quanto riguarda la gestione tecnica dello stesso.

RP: John Paul Jones played Mellotron . I’m still trying to find the bridge. So. When we found in our bicycle clip was caught in our sock, we immediately said about doing something about it. It was, is very much the reason why we intend to feature John Paul Jones again on the mellotron. A rather cheap, nasty improvised version of an orchestra. And unfortunately, we, we would have to know then if we can’t afford to take an orchestra with us anymore. This is a song from Physical Graffiti. Um, a song that I think is becoming, uh, maturing more and more as time goes on. It’s called ‘Kashmir.’

In Kashmir il Mellotron dà ancora l’impressione di essere sempre sul punto di collassare ma, a parte il finale con qualche nota “svizzera” come diciamo da questi parti, prova più che buona.

RP:  That seems to be stretching out a little bit more every night. This one is not quite so new, this next piece. We once again feature John Paul Jones, uh, keyboard man extraordinaire. John Paul Jones, keyboard man extraordinaire. John Paul Jones, keyboard man extraordinaire. This is a very serious song …. It reflects on some of the negative possibilities of, uh, the journey. Of the future, of tomorrow and it’s called ‘No Quarter.

No Quarter (include ARANJUEZ CONCERT di Joaquín Rodrigo)  è cantata da Robert piuttosto bene tenendo conto di tutti i suoi problemi; quando John Paul Jones passa al grand piano per l’assolo la copertura del Theremin non è esemplare. Il momento in cui Jones è da solo al piano a me piace sempre molto, intrecci in tonalità minore che nascono dalla bruma dell’animo. Il ritmo (sincopato) aumenta quando JPJ decide che è il momento di iniziare la sezione che porta all’assolo di chitarra; John Bonham fatica un po’ a trovare il ritmo adatto ma poi vi si insinua bene. L’assolo di Page non è ispiratissimo, verso la fine riesce a suonare qualcosa di efficace. Il lavoro di pedaliera basso di Jones sul finale di questa parte è sensazionale.

RP: John Paul Jones, grand piano. Behind us we see there’s only a little bit a basic carpentry get, being carried on. Tonight’s a crop circle is staged tonight. There’s a bit of carpentry here and nail being knocked into wood. What’s going on? Right. The carpentry lesson is now finished and no more banging on pieces of wood. Throughout time, the medium of blues music and the use of a car has been used to, uh, indicate the connection between the human body and the motions of the car, right? You know, the old blues singers used to talk about their ‘Terraplane Blues’ and something similiar to squeezing lemons and things like that. Which takes us back a bit. Still got the lemon, mind you. This is something alone those lines. It’s not squeezing the, a lemon so much as going down on gasoline and pistons and Trampled Underfoot.

Trampled Underfoot è affrontata con la solita verve. L’assolo di Page non dice granché, troppe e fuori luogo le scariche costruite intorno ai soliti fraseggi ripetuti più volte.

RP:  He’ll never let you down. Ladies and gentlemen, at the front of the stage right now, Elvis Presley’s right hand man, Billy Miller. You went down like a ton of bricks, Bill. …Teeat me like a fool … It is our great pleasure, you can sit down again if you like. Thank you very much. It is our great pleasure now to feature one of the finest percussionists in the band today. Probably the greatest drummer ever to sit on this rostrum with us tonight. The Mighty … from Kidderminster. John Henry Bonham! ‘Moby Dick!’

Moby Dick stavolta dura 20 minuti.

RP: ‘Moby Dick.’ John Bonham. One of the finest drummers, probably the finest drummer that we’ve ever had. John Henry Bonham. A childhood friend. What a wonderful drum solo and what a wonderful hand job in the dressing room. Too much. Thank you, Ahmet Ertegun. Hah ha ha. Well as you can tell we have thank you, Ahmet Ertegun. Hah ha ha. Well as you can tell we have, uh, we’re more than elated to be in California again. And that, I say from the bottom of my boots, really a circus. It’s been great being here although we haven’t really been outside the hotel rooms too much. But there’s plenty to do inside, as you can imagine. So let me tell you, we tried to say in the beginning that, uh, we wanted, what? Is that diarreah? What we tried to say in the beginning, that we intended to give you a cross-section of the, the music that we’ve got together. So we should take you right back to the first day that we got together in a little room. I can see you all there. In a tiny small room we got together and I think this is probably about the first thing that we had a go at. Apart from the secretary.

Dazed And Confused  (incl WOODSTOCK) 32 minuti di interconnessione con mondi musicali sconosciuti, di riflessi elettrici ed esoterici. Robert Plant se la cava discretamente per tutta la durata della suite; nella parte iniziale Page approfitta dei momenti di calma per cercare di accordare la chitarra. Nel lento e suggestivo intermezzo MI-/DO (che verrà poi usato per Achilles Last Stand primo brano dell’album Presence) RP canta il testo di Woodstock di Joni Mitchell. Versione niente male.

RP: Jimmy Page, guitar! Thank you very much. We really enjoyed that, ourselves, actually. We’d like to, uh, we are, in fact, it’s not a case of liking, we have determined to give you just one more very … , what we’ve been managing to get together. This is for all our English friends who arrived in, uh, at the Continental Riot House. This is for the foundations of the Continental Riot House. And this is for you good people here who’ve made this a good gig.

Anche Stairway To Heaven è discreta, l’assolo di Page – pur a tratti astratto – è degno di nota.

RP: Thank you very much. We’ve had a great time. See ya.

Whole Lotta Love / The Crunge / Black Dog. WLL è piuttosto fiacca, mentre The Crunge è in pratica la versione completa. E’ suonata con qualche incertezza nei cambi, ma come spesso capitava è improvvisata, non era un brano preparato per il tour. Segue sezione funk con e senza theremin. Black Dog è un mezzo disastro. Tra la fine del concerto e i bis nei camerini evidentemente succedeva qualcosa che vi lascio immaginare e che faceva rientrare il gruppo con molta meno lucidità.

(RP: Forum! Inglewood, LA, Hollywood, it’s too much. You’ve been fantastic. Fantastic. Good night.)

Heartbreaker è mediocre.

RP: Ladies and gentlemen, Children of the Sun. Good night.

Un bootleg apprezzabile dunque, qualità audio molto buona e performance più che sufficiente, niente di straordinario ma – vista la condizione del gruppo – tutto sommato accettabile.

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ROBERT PLANT “DIGGING DEEP: SUBTERRANEA” (Es Paranza / Warner 2020) – TTT

2 Nov

Nuova raccolta per il biondo di Birmingham, un doppio cd che contiene alcuni suoi “classici” pezzi del periodo migliore della sua carriera solista (1982 – 1993), brani del periodo successivo, e tre inediti. Copertina standard, nessuno sforzo creativo e realizzativo particolare.

Apre Rainbow, che fa parte dell’ultimo periodo del Golden God, il periodo che critici e molti fan apprezzano, il periodo che fa scrivere frasi già lette mille volte su come RP ricerchi strade nuove, su come non abbia dormito sugli allori, su come sia sempre riuscito sempre a rimettersi in gioco. Tutto vero, noi però non riusciamo ad esaltiamo troppo per gli ultimi album di Percy; certo non avremmo voluto vederlo – come ad esempio Gillan, Coverdale e parecchi altri – perpetuare il ruolo di cantante hard rock perché quando fisico e voce finiscono per tradirti ti mettono ovviamente in grande imbarazzo, ma non siamo nemmeno pronti a sostenere a cuore aperto quel miscuglio di americana-space-afro-rock alternativo.

Sono i pezzi dei primi lustri post Zeppelin a risplendere: Hurting Kind, buon brano rock tirato e scevro dai luoghi comuni del rock duro,

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e la delicata meraviglia di Ship of Fools ad esempio.

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Il mai pubblicato prima Nothing Takes the Place of You (Alan Robinson / Toussaint McCall) è in perfetta sintonia con le ultime voglie di Robert, traccia che proviene dalla colonna sonora del film del 2013 “Winter In The Blood

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Per Heaven Knows (comprensivo di un bell’assolo con lo stringbender di Jimmy Page) e In The Mood vale il discorso fatto in precedenza, due grandi brani del primo periodo da solista

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In Charlie Patton Highway (Turn It Up – Part 1) (Giovino/Miller/Robert Plant), secondo inedito, Plant torna alle radici del blues, lo fa in maniera meno scontata di tanta altra gente, ma secondo noi aggiunge poco.

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Altri classici del passato più remoto: Like I’ve Never Been Gone, splendida ballata del 1982 con Cozy Powell alla batteria e I Believe del 1993, commovente secondo omaggio a Karac, il figlio che perse nel 1977.

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Notevole anche la versione acustica di Great Spirit registrata nel 1993 insieme all’indimenticato Rainer Ptacek e alla sua chitarra National. Blues tenebroso e intenso.

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La solenne Anniversary (1990) ha ancora il suo perchè

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così come la frizzante Fat Lip del 1982

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e il gran singolo del 1993: 29 Palms

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Agli appassionati del genere americana piacerà l’inedito Too Much Alike (Feat. Patty Griffin).

Finale lasciato a due bei brani rock del 1993 venati di blues e di piombo Zeppelin e al contempo moderni come Memory Song (Hello Hello) e Promised Land, prima di essi però non poteva mancare probabilmente il singolo più riuscito di Robert Plant, l’evocativa Big Log: atmosfera superlativa, gran testo perfetto e videoclip d’accompagnamento pressoché perfetto.

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Una raccolta molto articolata (di diversi brani abbiamo scelto di non parlare), forse pure troppo, che spazia tra i bei classici e le ottime deep cut anni ottanta e novanta e le prove – a nostro giudizio non proprio indimenticabili – degli ultimi due decenni. Detto questo, riascoltare certi pezzi di Robert Plant è sempre un’emozione.

CD1

  1. Rainbow
  2. Hurting Kind
  3. Shine It All Around
  4. Ship of Fools
  5. Nothing Takes the Place of You *
  6. Darkness, Darkness
  7. Heaven Knows
  8. In the Mood
  9. Charlie Patton Highway (Turn It Up – Part 1) *
  10. New World
  11. Like I’ve Never Been Gone
  12. I Believe
  13. Dance with You Tonight
  14. Satan Your Kingdom Must Come Down
  15. Great Spirit (Acoustic) 

CD2

  1. Angel Dance
  2. Takamba
  3. Anniversary
  4. Wreckless Love
  5. White Clean & Neat
  6. Silver Rider
  7. Fat Lip
  8. 29 Palms
  9. Last Time I Saw Her
  10. Embrace Another Fall
  11. Too Much Alike (Feat. Patty Griffin) *
  12. Big Log
  13. Falling in Love Again
  14. Memory Song (Hello Hello)
  15. Promised Land

* Previously Unreleased

BOOTLEGS: Led Zeppelin Los Angeles Forum, June 21 1977 (Mike Millard Master Tapes via JEMS) – TTTTT

30 Ott

Mike Millard Legacy intro

Di Mike Millard su questo blog ne abbiamo parlato più volte, amante del rock proveniente dalla west coast americana, dal 1973 al 1992 registrò parecchi concerti tenutisi in quell’area. Lo fece con una strumentazione di qualità, per quei tempi davvero notevole, portandola all’interno delle arene in questione usando diversi stratagemmi (a volte anche fingendosi disabile e quindi su una sedia a rotelle). Le sue sono dunque registrazioni audience, cioè prese dal pubblico, ma di una qualità micidiale; non è un un caso che ancora oggi – tra il giro di appassionati – siano considerate tra i documenti migliori per quanto riguarda l’epoca d’oro della musica rock. Sì perché con le registrazione audience si ha l’idea esatta di cosa fosse andare ad un concerto rock, la performance dell’artista catturato nella sua essenza più pura: l’umore e le scosse emotive del pubblico, la musica messa su nastro senza artifici (e dunque senza le modifiche e i trucchetti presenti nei dischi dal vivo ufficiali), i commenti dei fans che a tratti finivano sul nastro. La fortuna ha voluto che i LZ fossero tra i suoi gruppi preferiti e, ad esempio, le sue registrazione di alcuni dei sei concerti tenuti nel 1977 a Los Angeles sono per tutti noi testimonianze preziosissime. Nel 1994 Millard decise di togliersi la vita, decisione che non ci permettiamo di giudicare e quindi tralasciamo di commentare gli abissi di dolore a cui deve essere andato incontro. Per moltissimo tempo le sue cassette rimasero archiviate nella sua stanza a casa di sua madre, le registrazioni che circolavano provenivano infatti da copie che lo stesso Millard aveva fatto per amici e altri collezionisti. Successe poi che sua madre finalmente affidò ad amici intimi di suo figlio le tante cassette (si parla di 280 concerti registrati) in modo che potessero essere trasferite e quindi salvate su DAT. Sotto all’articolo riporto (oltre al testo che accompagna la registrazione di RP di cui tra poco parleremo) tutta la lunga storia in caso qualcuno fosse interessato. Per chiudere questo breve riassunto, quando si pensava che i master originali di Millard fossero andati persi, ecco che vengono ritrovati, rimasterizzati e messi gratuitamente in circolo da generosi collezionisti e amanti del rock come noi. E’ dunque doveroso mandare un pensiero a Mike Millard perché grazie ai suoi nastri il rock si mantiene vivo e noi possiamo ancora illuderci di vivere in prima persona i momenti più esaltanti della musica che amiamo.

Live Recording reflections: Led Zeppelin, The Forum, Los Angeles, CA, June 21, 1977

Tra tutti i concerti registrati dal grande Mike Millard, questo è di sicuro quello più famoso, la prima data dei sei concerti tenuti al Forum di L.A. dai LZ bel 1977. Di questo show sono stati stampati decine di bootleg e fatte innumerevoli versioni rimasterizzate, questa dovrebbe essere la migliore dal punto di vista qualitativo dato che proviene direttamente dal master di Millard. Nella piccola parte mancante di Ten Years Gone – dovuta al cambio cassetta al momento della registrazione – il team JEM ha usato parte della registrazioni fatta al tempo da un altro fan, un certo GaryB. Millard registrò quattro delle sei date dei LZ al Forum, questa – insieme a quella del 23 – cattura il gruppo nel momento migliore del tour del 1977, tour come sappiamo di enorme (!) successo ma corrotto dallo stato del chitarrista e del management, tutti sotto la forte influenza di sostanze chimiche. Anche Bonham lo era, ma le sue performance fortunatamente non ne risentirono, solo una volta suonò male, successe a San Diego, il 19 giugno 1977; il batterista ebbe problemi di stomaco dovuti ad una intossicazione alimentare che minò la sua esibizione ma una volta ristabilitosi decise di riprendersi la scena alla prima occasione, ovvero al concerto successivo che guarda caso è quello di cui parliamo oggi.

I concerti al Forum si sarebbero dovuti tenere in marzo (cinque le date previste in origine) ma, è cosa nota, poco prima di partire per il tour Robert Plant ebbe una forte tonsillite che costrinse lo spostamento di tutto il tour. Le date di Los Angeles furono spostate a giugno, ne fu aggiunta una vista le continue richieste di biglietti. Sei concerti di fila al Forum, e due settimane prima sei concerti di fila al Madison Square Garden … nel 1977 nessuno come i LZ!

Los Angeles, 1977 © David Swift

Qualche anno dopo uno del giro dei dischi pirata entrò in possesso di questa registrazione di Millard e ne fece un primo bootleg dal titolo “Listen To This Eddie” (ascolta questo Eddie). Si dice che il titolo fosse riferito a Eddie Van Halen e ad alcune sue affermazioni circa certe discutibili esibizioni live di Page. Io queste dichiarazioni di Van Halen non le ricordo, quel che so per certo è che Edward fu un po’ critico con Page e con i LZ subito dopo l’uscita di In Throught The Out Door, visto il massiccio uso di tastiere presenti nel album del 1979 (cosa oggi divertente visto che da lì a qualche anno anche il grandissimo Edward Van Halen si mise a fare un gran uso di tastiere nei dischi del suo gruppo). Recentemente è emersa anche la teoria secondo cui il titolo potrebbe essere diretto all’ingegnere del suono Eddie Kramer (colui che registrò le tre date al Madison Square Garden di New York nel luglio del 1973 da cui fu tratto il primo album dal vivo ufficiale del gruppo uscito nel 1976).

Per portare all’interno del Forum il suo equipaggiamento, Millard si finse invalido su sedia a rotelle facendosi accompagnare dal suo amico Jim R.

Aerial view of the Forum in the 1970s.

Come accennato John Bonham vuole rimediare alla sua performance sfasata di due giorni prima e quel che suona in The Song Remains The Same è semplicemente incredibile. Una carica così non la si era mai sentita, il richiamo della foresta versione rock. Mai sentito un batterista rock suonare in questo modo. La qualità audio è ovviamente audience, ma come quasi tutte le registrazioni di Millard è una meraviglia, la sensazione è quella di essere in seconda fila al Forum di Los Angeles ad ascoltare i LZ – decadenti ma sempre meravigliosi – del 1977. Qualche battuta di The Rover quindi inizia Sick Again – dove ad un certo punto la chitarra di Page viene scollegata. Il gruppo sembra fermarsi un attimo ma poi Page torna e il rock del gruppo torna a volare alto. Page pasticcia nel primo assolo, ma la versione del brano nel suo insieme è solida e convincente.

RP: Well good evening. I mean, good evening! Well we finally did it. Haven’t seen you since, uh, anybody here when we played with Bad Company? That was the first time that we ever managed to get back on stage again. So tonight, oh, sweet smell, tonight no beating around the bush. We’re just gonna play cause that’s what we’re here for.

L’inizio con la chitarra effettata di Nobody’s Fault But Mine non sempre convince del tutto dal vivo ma qui al Forum il suono è pieno, potente, cosmico. Robert canta benissimo e il gruppo rockeggia alla grande.

RP: Thank you very much, ta. It is indeed, uh, our great pleasure to be back in California, for many many reasons. Among those it’s very hard to see the sun in a place bigger than New York. This is a song about, um, well it’s not even worth telling you what it’s about, you know.

Over The Hills And Far Away fila via liscia, l’assolo di Page è da sottolineare: Jones e Bonham offrono una base ritmica corposa e dinamica mentre the master of the guitar è ispiratissimo.

RP: Well that was a song that, uh. That was a song that speaks for itself. This is a song that comes from what you might call the urban blues of the United Kingdom. It’s a song that you probably already know, but it’s a song that is very close to all of us in the band from time to time, and things like that.

La Since I’ve Been Loving You del 1977 mantiene la grande carica drammatica della (stellare) versione live del 1973 ma aggiunge l’alone di decadenza tipico di questo tour. Qui il gruppo è semplicemente magnifico immerso com’è in quel sentimento al contempo pesante e leggero da orizzonti perduti. Bonham semplicemente maestoso, Jones impeccabile, Robert Plant favoloso e Jimmy Page degno del suo nome. Sentirla in cuffia a buon volume cambia la vita. Dopo le parole di Robert a proposito di Jimmy il pubblico esplode in un boato.

RTP: ah it’s starting to cook. We’d like to welcome back to the world John Bonham who had a terrible, uh, fit of food poisoning. Welcome back, John Bonham. He ate far too many rhinestones. That, by the way, featured Jimmy Page on guitar. How ‘bout then? It’s really nice to be back in the sun. So, if all we gotta do to go down well is say Jimmy, Jimmy. Something a little harder then. We’re gonna feature a very, uh, very warm friend of ours who’s often playing with the band these days. John Paul Jones on keyboards. ‘No Quarter.’

Lo stesso boato si protrae una volta che JPJ inizia No Quarter, quanto amore incondizionato aveva Los Amgeles per i Led Zeppelin! La qualità audio è sensazionale (come sempre dico, va tenuto presente che trattasi di registrazione audience, ovvero presa dal pubblico), perfetta per perdersi tra le profondità di pezzi come questo. Il gruppo è molto coeso, Bonham è di nuovo uno spettacolo, un suono di batteria così in campo rock non lo si sarebbe mai più sentito. L’assolo di John Paul Jones è ricco di ricami sia cupi che sfavillanti, ricami che poi virano sul blues, per andare a formare quindi la solita bluesjam – a mio parere sempre un po’ fuori luogo in una brano come questo. Durante l’assolo di chitarra Page sembra ispirato a sufficienza, certo siamo distanti dall’eccellenza raggiunta nello stesso assolo del 1973; la stesura della sua improvvisazione non avviene infatti in maniera organica, sembra piuttosto un collage un po’ disgiunto di frasi alla Jimmy Page. Gli va comunque dato il merito di cercare sempre nuove soluzioni, di buttarsi a vita persa nell’intento di raggiungere l’estasi musicale. Durante questo assolo di chitarra John Bonham è irrefrenabile, io una cosa così in un contesto Rock non l’ho mai sentita. Ecco, se la versione di No Quarter del 1973 contenuta nell’album dal vivo The Song Remains The Same è di un perfezione assoluta, questa del 21 giugno 1977 va ascritta nell’albo dei capisaldi solenni dei LZ: dilatata, epica, sgranata, cosmica, mastodontica, Bonhamesca. 29 minuti di musica universale.

RP: John Paul Jones, grand piano. Oh boy, that certainly moved along a little bit. So, uh, we found ourselves in a, hang on a tic, we found ourselves in a position of, some-what, forced, uh, stalemate for about two years. A sort of physical stalemate which was not very, you know, it was a bit frustrating. So, when we started to rehearse with a view to travelling the world and seeing many hotels we thought, hah, we thought what we’d do is we’d look back through some of the old material and some of the material that we ha, hang on, hold it, wait a minute, I didn’t say Jimmy. Through some of the, uh, material that we, we’d had to ignore because of the, the fact that we’re a four piece band, and Jonesy most kindly went out and bought a three-necked instrument which has since then has often hurt his back in many a hotel. So with the aid of Jonesy’s three-necked instrument we’re gonna try a thing from Physical Graffiti called ‘Ten Years Gone.’

Ten Years Gone è probabilmente il mio pezzo preferito dei Led Zeppelin ed è sempre per me un’ emozione particolare riascoltarlo nella variante live, sebbene sia un brano complesso da riproporre davanti ad un pubblico con solo tre strumentisti. Le molte chitarre dell’originale sono impossibili da replicare dal vivo, il gruppo – noto per la sua temerarietà – ci prova ugualmente con Page che cerca di fare del suo meglio nell’arrangiare il tessuto chitarristico per una chitarra sola (la Fender Telecaster con lo Stringbender), aiutato da Jones che suona contemporaneamente la chitarra acustica 12 corde e la pedaliera basso. Il risultato è comunque sorprendente, se teniamo presente appunto le complessità che deve affrontare Page e lo stato in cui versava in quegli anni il nostri chitarrista preferito. Il Dark Lord infatti ogni tanto incespica durante gli assoli (soprattutto nelle frasette a bicordi) ma personalmente starei ore a sentirlo improvvisare così con l’uso particolare che fa dello stringbender. La sensibilità dei Led Zeppelin pur sostenuta da una ritmica sempre maschia era una cosa stupefacente. “I’m never gonna leave you, “I’m never gonna leave you, I’m never, I’m never, I’m never, I’m never ooh yeah” finale toccante.

RP: Well that’s, thank you very much, ta. As senility creeps in and we reach the age of twenty-five, we decided to do something that we haven’t done for years and years. You know what I mean, Bonzo? Way back in 1971, when we came to Los Angeles, we used to sit down and play some of the stuff that we, um, we found came around from our dealings in the Welsh mountains and the Scottish highlands, and it was called an acoustic set, and this brings a rather warm vibe, and it brings a man who had a very bad stomach complaint to the front of the stage, John Bonham, John Henry Bonham. Come on! The rhinestone cowgirl. I guess he’s, he’s the cowgirl in the sand.

Il set acustico del 1977 parte con The Battle Of Evermore, Page al mandolino, Jones alla chitarra e Bonham al tamburello. Mi sono sempre chiesto perché non fosse John Bonham a fare i coretti a Robert Plant, Jones infatti non brilla certo per doti vocali mentre il thunder boy di Redditch non era davvero niente male. Suggestiva la prova di Plant.

RP: Sorry, just discussing some arabic. Um, this next song, uh, I guess we should dedicate to a lot of good friends that we’ve met along the way. Some are going back to New York tomorrow. Dear Danny, we’ll miss you so much. You and your American Express card. Ha ha! Um, lots of good people that we’ve met, especially the people who made us write this song. Wow. …. Fortunately the guy who tunes Jimmy’s guitars comes from Scotland, and he always tends to tune them in Scottish, which is, uh, alright for some.

Robert inizia a cantare Going To California e il pubblico californiano – come sempre – esplode. Plant la canta molto bene, pur non essendo più il cantante memorabile del triennio 1970-71-72, rimane un vocalist formidabile. Qui Page suona la chitarra acustica mentre Jones è al mandolino. Finito il pezzo si sente un fan, evidentemente vicino a Mike Millard, urlare “Heartbreaker”. Che stonati che c’erano in giro…sei lì sprofondato in un bel momento delicato con il gruppo alle prese con strumenti acustici e tu gridi Heartbreaker. Mah.

RP: (Sometimes it’s terribly hard.) I wonder if she still lives there. (Hang man, hang man. Hold it a little while.) To be continued.

Black Country Woman è ridotta ad un paio di strofe, sufficienti comunque per godersi Bohnam e Jones (al contrabbasso). Bron-Y-Aur Stomp coinvolge il pubblico, il battimani generale trasforma tutto in una divertente festa campagnola. Il lavoro di Page sull’acustica è notevole, quello che fa con la mano destra è superlativo, pennate dinamiche che sanno di flamenco.

Di nuovo gente che grida “Heartbreaker” e “Rock And Roll”.

Gli intricati e lunghi arpeggi di White Summer(include Swan Song)/Black Mountain Side portano a Kashmir. Tutto molto bello.

RP: Uh, that was called ‘Kashmir.’ Ahh. Let me take you there. Trouble with the musical equipment up here. Right now, the man who fought, the man who fought against the elements. The man. The man who, who fought food poisoning. The man who drinks Heineken. The man who doesn’t get out of bed. The man who hasn’t got a cymbal. The man who’s having a chat with his man who knows the man who tunes Jimmy’s guitar who comes from Scotland, and doesn’t know the man they call Tim, but does know Audrey from Dallas. Thank you. Shh, hang on. The man who now learns how to construct his own drum kit. The man who’s not very professional. Shut up, wait a bit, shhh. The man who said he could go back to a building site anytime, and we all agreed. The man who’s holding up the show. The rhinestone cowgirl. Come on, Bonzo, get on with it. That’s what the quaalude stagger is. The man who played the Los Angeles Aztecs and beat them 10-1 by himself. The man who, one wonders, is he worth waiting for, and doesn’t really realize there’s a curfew here. A childhood friend. A man who many people once said, never heard of him, John Bonham. Over the Top!

Out On The Tiles intro > Moby Dick è lo spazio lasciato a John Henry Bonham e alla sua batteria. 15 minuti di spettacolari peripezie ritmiche.

RP: John Bonham! John Bonham!! John Henry Bonham. John Bonham! Come on!

Parte Heartbreaker e il pubblico diventa matto, al di là di tutto il piombo zeppelin è sempre parte fondamentale del successo del gruppo. La versione è buona, l’assolo senza accompagnamento parte in maniera incerta e prosegue più o meno con lo stesso astratto costrutto. Vi sono momenti riusciti e altri meno, lo stesso dicasi per il prolungamento dello stesso suonato insieme a Jones e Bonham, ma nel complesso Heartbreaker è ampiamente sopra la sufficienza.

Il Guitar Solo (include Star Spangled Banner e Dixie) del 1977, preludio a Achilles Last Stand, lascia come sempre qualche perplessità. Chi assistette al tour di solito lo ricorda come un momento riuscito, chi lo ha ascoltato solo dalle registrazione non può che chiedersi che senso avesse. Chitarra effettata come non mai, strani effetti sonori a cui si aggiunge l’uso del Theremin e dell’archetto di violino. Sì certo, Page che dialoga con le forze oscure dell’universo, ma a me la prima parte è sempre sembrata fine a se stessa. Una curiosità: intorno al minuto 8:00 Page usa effetto e fraseggi simili a quelli che avrebbe usato Edward Van Halen per la parte introduttiva a Dancing In The Street, la cover rifatta dai VH presente sull’album Diver Down del 1982.
Achilles Last Stand è uno di quei pezzi da suonare dal vivo solo se i musicisti sono in ottime condizioni (soprattutto il chitarrista visto il gran numero di chitarre presenti nella versione da studio) perché è un brano impegnativo, non è un caso che siano rare le versioni dal vivo davvero convincenti. Il Page annebbiato dalle sostanze chimiche non ha quasi mai reso giustizia alla magniloquenza del pezzo. Anche qui, in questa prima serata a Los Angeles, difetta di precisione. L’inizio dell’assolo è imbarazzante e il prosieguo non incanta di certo. E’ un peccato perché Bonham, Jones e Plant sono spettacolari. Mi si dirà che sono sempre troppo critico col Dark Lord, ma il fatto è che se ti chiami Jimmy Page devi essere all’altezza della tua fama.

RP: Achillies Last Stand’, at least we thought. We seem to be going through mic stands at an amazing rate. Showco’s, uh, Plastic Mic Stands Incorporated. It’s very nice to see some friends just arrive from England, Mr Phil Carson. A man who’s played bass in Japan with Dusty Springfield a long time ago. You see, we know all the oldies. All the push, …, ha ha! Well there’s no doubt you picked up by the atmosphere at least on stage tonight, it’s, it’s like sort of the highpoint of the whole tour to be back here. And that’s, maybe after six nights it will not be so easy to say that, but at the moment, we’d like to, uh, uh, we give you this song.

La versione di Stairway To Heaven invece è di buon livello anche da parte di Page, certo vi è il tocco della decadenza che contraddistingue gli ultimi anni dei Led Zeppelin, ma sono dettagli. Jones e Bonham durante l’assolo di Page si danno al reggae, Bonham in particolare in alcuni punti fa di tutto per distruggere il tempo e ricostruirlo seguendo un istinto tutto suo.

RP: LA! Thank you very much. You’ve been extremely nice. Good night.

Quello che succedeva nei camerini durante le lunghe pause dove solo un membro del gruppo restava sul palco a suonare e nei momento tra la fine del concerto è i bis e facile intuirlo. Il gruppo – Page in primis – tornava on stage in condizioni spesso assai discutibili. Whole Lotta Love >Rock And Roll stavolta non sono male e chiudono bene questo gran concerto.

RP: Oh? Just like a good woman. Good night.

Registrazione e remaster dunque da avere assolutamente. Il solo modo per capire cosa è stato essere a Los Angele nel 1977 a vedere i Led Zeppelin è avere questa live recording e ascoltarla in cuffia.

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Led Zeppelin
The Forum
Los Angeles, CA
June 21, 1977
Mike Millard Master Tapes via JEMS
Mastered Edition
The Lost and Found Mike the MICrophone Tapes Volume 50

Recording Gear: AKG 451E Microphones (CK-1 cardioid capsules) > Nakamichi 550 Cassette Recorder

Transfer: Mike Millard Master Cassettes > Yamaha KX-W592 Cassette Deck > Sony R-500 DAT > Analog Master DAT Clone > Focusrite Scarlett 6i6 > Sound Forge Audio Studio 13.0 capture > Adobe Audition > iZotope RX8 > iZotope Ozone 8 > Audacity > TLH > FLAC

01 The Song Remains The Same (omitted as it is officially released on the LZ DVD)
02 Rover intro > Sick Again
03 Nobody’s Fault But Mine
04 Over The Hills And Far Away
05 Since I’ve Been Loving You
06 No Quarter
07 Ten Years Gone
08 The Battle Of Evermore
09 Going To California
10 Black Country Woman
11 Bron-Y-AUr Stomp
12 White Summer/Black Mountain Side >
13 Kashmir
14 Out On The Tiles intro > Moby Dick
15 Heartbreaker
16 Guitar Solo
17 Achilles Last Stand
18 Stairway To Heaven
19 Whole Lotta Love >
20 Rock And Roll

Known Faults:
-Tape flip in “Ten Years Gone” patched with GaryB master tape second source

Introduction to the Lost and Found Mike the MICrophone Series

Welcome to JEMS’ Lost and Found Mike the MICrophone series presenting recordings made by legendary taper Mike Millard, AKA Mike the MICrophone, best known for his masters of Led Zeppelin done in and around Los Angeles circa 1975-77. For the complete details on how tapes in this series came to be lost and found again, as well as JEMS’ long history with Mike Millard, please refer to the notes in Vol. One: http://www.dimeadozen.org/torrents-details.php?id=500680.

Until 2020, the Lost and Found series presented fresh transfers of previously unavailable first-generation copies made by Mike himself for friends like Stan Gutoski of JEMS, Jim R, Bill C. and Barry G. These sources were upgrades to circulating copies and in most instances marked the only time verified first generation Millard sources had been directly digitized in the torrent era.

That all changed with the discovery of many of Mike Millard’s original master tapes.

Yes, you read that correctly, Mike Millard’s master cassettes, long rumored to be destroyed or lost, have been found. Not all of them but many, and with them a much more complete picture has emerged of what Millard recorded between his first show in late 1973 and his last in early 1992.

The reason the rediscovery of his master tapes is such a revelation is that we’ve been told for decades they were gone. Internet myths suggest Millard destroyed his master tapes before taking his own life, an imprudent detail likely concocted based on the assumption that because his master tapes never surfaced and Mike’s mental state was troubled he would do something rash WITH HIS LIFE’S WORK. There’s also a version of the story where Mike’s family dumps the tapes after he dies. Why would they do that?

The truth is Mike’s masters remained in his bedroom for many years after his death in 1994. We know at least a few of Millard’s friends and acquaintances contacted his mother Lia inquiring about the tapes at the time to no avail. But in the early 2000s, longtime Millard friend Rob S was the one she knew and trusted enough to preserve Mike’s work.

Led Zeppelin, The Forum, Los Angeles, CA, June 21, 1977

As we approached the Vol. 50 milestone in our Millard recording series, it seemed appropriate to reach for something truly special to mark the occasion. But what show should it be?

There is little debate as to Mike the Mike’s most famous recordings, but choosing which one to celebrate for the big 5-0 proved vexing. Then came a great idea: Release the 50th show Mike recorded. We started to count from show No. 1 (The Who, November 23, 1973) and low and behold, show No. 50 just so happened be what is undoubtedly Mike’s most famous recording of all: Led Zeppelin at the Forum, June 21, 1977. You may have first met it under its all-time great bootleg title, Listen To This Eddie.

Fate, ladies and gentleman.

So here it is, Mike’s best known recording, transferred by Rob S from the original master cassettes to DAT in the early 2000s. This show has been bootlegged dozens of times and there are many remasters in the world, notably the work of our ally Winston Remasters.

The underlying transfers used for the best circulating copies most likely come from two primary sources: first generation cassettes (including JEMS’ Dolby-decode transfer of unmarked tapes made by Millard himself) and a first-gen copy Millard made from his master tapes to VHS HiFi, which at the time was an inexpensive, high-resolution alternative to digital formats like DAT. The VHS HiFi first gen was then converted to DAT and spawned a lot of the versions before the JEMS “Dolby On” series appeared.

This release has a verified lineage of master cassettes to DAT and we believe it represents the highest quality transfer of Mike’s master recording available. We are presenting the recording in two versions: one a flat transfer, the second lightly mastered by JEMS to move the sound image a little closer and lift Jimmy and Robert up slightly in the mix. Our Mastered Edition also uses the second recording of the show by GaryB (which JEMS released a few years ago) to patch the missing piece of Ten Years Gone when Mike flipped his tape. The choice is yours.

The show itself was the opener of the band’s six-night stand at the Fabulous Forum, what most fans consider to be the high-water mark on the 1977 tour. Mike recorded four of the six shows, and if you’re wondering why he didn’t do the other two, money and ticket availability were practical considerations for Millard at the time. As Jim explains in his notes, the scalping around these shows reached unprecedented levels and Millard’s salary as a furniture truck driver (he wouldn’t become an AV clerk a the college until late 1979) meant he couldn’t afford the seats he wanted for every show.

The Forum stand was originally scheduled for five shows in March (opening night was meant to be March 9) and went on sale January 31. Robert Plant’s tonsillitis forced rescheduling, the announcement for which included the addition of a sixth and final show on June 27.

Any Led Zeppelin collector would do themselves a favor by obtaining a copy of Dave Lewis and Mike Tremaglio’s authoritative book Evenings With Led Zeppelin: The Complete Concert Chronicle. It is an encyclopedia of Zeppelin’s touring history, packed with details, reviews, contemporary newspaper clippings, photos, ticket stubs, known recordings and so much more. If JEMS had a book club, this would be one of our first selections.

The tome includes a fantastic section on the ’77 Forum run, calling the concerts “among the most highly acclaimed performances of Led Zeppelin’s career. Thankfully, taper Mike Millard captured four of the Forum shows in exceptional quality audience recordings on his Nakamichi cassette deck. Bootleggers got ahold of Millard’s opening night tape and pressed it on one of the most popular Zeppelin bootlegs ever- Listen To This Eddie.”

The legend surrounding the bootleg title is that it was in response to negative feedback about Page’s playing attributed to Eddie Van Halen, though the book offers a second theory that the title was aimed at Eddie Kramer, calling out his engineering and production on The Song Remains The Same soundtrack.

One of Millard’s friends recently told us that he showed him the Eddie bootleg CD when it was released in 1990 and Mike blew a gasket. He was frustrated by vinyl bootlegs before, but the CD release of 6/21/77 heightened his anger about bootleggers profiting from his work.

Lewis and Tremaglio go on to say Mike’s recording of 6/21/77, “is still held in high esteem and is perched atop the list of many Zeppelin fans’ all-time favorite bootlegs.”

With good reason. The recording is a marvel of clarity, proximity and power. There’s an on-going debate about the overall appeal of soundboard recordings vs. audience tapes, nowhere more so than in the Zeppelin fan community. There’s no denying the sharpness of a great soundboard, but they can also sound a little clinical and usually have little to no audience atmosphere.

It can be especially disorienting when a soundboard emerges of a show we have all heard in excellent quality via an audience tape for years. Being so familiar with the sound of a specific audience recording, at times it can feel like the soundboard source lost something vs. gained something.

To me, Millard’s 1977 recordings are THE sound of Led Zeppelin in this era, period. Even if a complete board tape were to emerge of an LA ’77 show, it could never supplant the musical memory of Mike’s recording that is now so deeply engrained in our synapses. History is written and Mike’s incredible master tapes are essential, primary documents of the Led Zeppelin live experience.

The only rain on the Vol. 50 parade is that we’ve had to omit the opening song of the night, “The Song Remains The Same,” because Mike’s own recording of the song was officially released on the Led Zeppelin DVD, buried in a submenu.

While JEMS rarely if ever posTs shows thaT require us to cut officially released songs, given the wiDe availability of this recording already and the historic value of the show, we’ve elected to post sans “TSRTS.” Checking your local listings for other theaters where it might be playing.

In another bit of kismet, this release comes one day after the 40th anniversary of John Bonham’s death and the end of Led Zeppelin as we knew them. He was only 32 when he died.

Here’s what Jim R recalled about the momentous opening night of Led Zeppelin at the Forum 1977:

I attended the June 21, 1977 Led Zeppelin concert at The Forum, the first of six nights. I pushed Mike in the wheelchair.

Getting tickets for this set of shows was an ordeal. To be one of the first in line required a marathon Box Office camp out that began eight days before tickets went on sale. In January, even LA was chilly enough to warrant down jackets at night. By the time the box office opened there were thousands in line. Several local ticket brokers had crews of kids queuing on their behalf to maximize ticket acquisition. Demand was HUGE and resulted in the first $100 scalper price for a rock concert in LA.

The box office limit was a strict six tickets. Some people were already talking in line about pocketing hundreds of dollars after selling their tickets, but Mike and I being fans were focused on the best seats for the most nights. I scored six front row center tickets. Mike scored 18 tickets by going to a box office window two extra times. We called this technique “bouncing,” as in bouncing from ticket window to ticket window. Bouncing was dangerous as getting caught resulted in security confiscating all of your tickets.

Opening night we sat second row on the floor, a third of the way over from center. After getting to our seats, the wheelchair was tucked away next to the stage, ironically near Peter Grant standing on the side. Taping from the second row is perilous, being so close to security and to Peter Grant and his brutal reputation for “handling” tapers. Stage lights would spill onto our location and light us up. Not Good. But we got away with it four times without incident, though not without a lot of frayed nerves.

Two days before, we attended the San Diego show where Bonham had food poisoning. This affected his playing and likely results in one of the worst shows on the tour. But this night they more than make up for it. June 21st is considered by many to be one the best Led Zeppelin shows ever.

Included are a handful of pictures I took sitting next to Mike in the 2nd row.

#

JEMS is proud to partner with Rob, Jim R, Barry G and others to release Millard’s historic recordings and to help set the record straight about the man himself.

We can’t thank Rob enough for reconnecting with Jim and putting his trust in our Millard reissue campaign. He kept Mike’s precious tapes under wraps for two decades, but once Rob learned of our methods and stewardship, he agreed to contribute the Millard DATs and cassettes to the program. Our releases would not be nearly as compelling without Jim’s memories, photos and other background contributions. As many of you have noted, the stories offer an entertaining complement to Mike’s incredible audio documents.

On the thank you list again is Goody, for his pitch stamp of approval. And last but never least, mjk5510 for his post-production work that polishes key JEMS releases week in and week out.

Finally, cheers to the late, great Mike the MICrophone. His work never ceases to impress. May he rest in peace.

BK for JEMS

BOOTLEGS: Jimmy Page, L.A. Forum, CA – October 7, 1988 (Mike Millard Master Tapes via JEMS ) TTTT

24 Set

ITALIAN / ENGLISH

Mike Millard Legacy intro

Di Mike Millard su questo blog ne abbiamo parlato più volte, amante del rock proveniente dalla west coast americana, dal 1973 al 1992 registrò parecchi concerti tenutisi in quell’area. Lo fece con una strumentazione di qualità, per quei tempi davvero notevole, portandola all’interno delle arene in questione usando diversi stratagemmi (a volte anche fingendosi disabile e quindi su una sedia a rotelle). Le sue sono dunque registrazioni audience, cioè prese dal pubblico, ma di una qualità micidiale; non è un un caso che ancora oggi – tra il giro di appassionati – siano considerate tra i documenti migliori per quanto riguarda l’epoca d’oro della musica rock. Sì perché con le registrazione audience si ha l’idea esatta di cosa fosse andare ad un concerto rock, la performance dell’artista catturato nella sua essenza più pura: l’umore e le scosse emotive del pubblico, la musica messa su nastro senza artifici (e dunque senza le modifiche e i trucchetti presenti nei dischi dal vivo ufficiali), i commenti dei fans che a tratti finivano sul nastro. La fortuna ha voluto che i LZ fossero tra i suoi gruppi preferiti e, ad esempio, le sue registrazione di alcuni dei sei concerti tenuti nel 1977 a Los Angeles sono per tutti noi testimonianze preziosissime. Nel 1994 Millard decise di togliersi la vita, decisione che non ci permettiamo di giudicare e quindi tralasciamo di commentare gli abissi di dolore a cui deve essere andato incontro. Per moltissimo tempo le sue cassette rimasero archiviate nella sua stanza a casa di sua madre, le registrazioni che circolavano provenivano infatti da copie che lo stesso Millard aveva fatto per amici e altri collezionisti. Successe poi che sua madre finalmente affidò ad amici intimi di suo figlio le tante cassette (si parla di 280 concerti registrati) in modo che potessero essere trasferite e quindi salvate su DAT. Sotto all’articolo riporto (oltre al testo che accompagna la registrazione di JP di cui tra poco parleremo) tutta la lunga storia in caso qualcuno fosse interessato. Per chiudere questo breve riassunto, quando si pensava che i master originali di Millard fossero andati persi, ecco che vengono ritrovati, rimasterizzati e messi gratuitamente in circolo da generosi collezionisti e amanti del rock come noi. E’ dunque doveroso mandare un pensiero a Mike Millard perché grazie ai suoi nastri il rock si mantiene vivo e noi possiamo ancora illuderci di vivere in prima persona i momenti più esaltanti della musica che amiamo.

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Live Recording reflections

NB: in realtà questa nuova remasterizzazione è fatta non dal master originale (è andato perso?) ma da una copia 1 generation.

1988, a due anni dall’ultima attività con i Firm (disco e tour) JPP torna con “Outrider” (apripista / battistrada) l’unico album solista (se escludiamo l’eccellente colonna sonora del 1982 DEATH WISH II, un disco che su questo blog amiamo moltissimo), disco oggi interlocutorio, non troppo a fuoco, prodotto e arrangiato in maniera non troppo convincente, ma all’epoca mi sembrava il gran ritorno del dio della chitarra che tutti conosciamo.  L’album arrivò alla posizione 27 della classifica USA conquistando il disco d’oro.

Sette anni fa scrissi su questo blog una recensione di una data del tour relativo (NY 12 novembre 1988), iniziai quel mio write of winter così:

“Ah, l’Outrider tour, l’ultima volta in cui Page è stato Page; pur non essendo stato un avvenimento memorabile nella storia della musica Rock, per i LZ fan rimane un caposaldo nella storia di Jimmy Page chitarrista Rock. La band non era un granché: Jason Bonham alla batteria (all’epoca ancora immaturo e sopra le righe) e un oscuro session man di Capo Verde al basso (tal Durban Laverde) non permisero a Page di raggiungere gli spazi siderali, i viaggi cosmici a cui aveva abituato con i LZ; persino il grandissimo JOHN MILES era stato istruito ad essere una copia di Plant e scrivere cose trite e ritrite per compiacere MTV … tuttavia con un Page finalmente in ottima forma, i mesi di ottobre e novembre di quel OUTRIDER tour del 1988 furono entusiasmanti… un musicista finalmente di nuovo col completo controllo del suo strumento … “

Le prime date del tour (come spesso capitava con Page) non sono un granché, dal punto di vista chitarristico, Page sembra ancora indietro nella preparazione, ma poi le cose cambiano (soprattutto da ottobre inoltrato) e nel resto della tournée si avrà il Page migliore dal 1973, un Page che nemmeno i tour del 1993 con Coverdale&Page e del 1995/98 con Page&Plant rivedranno più.

Nella (ottima) registrazione (del grande Mike Millard) i primi momenti di Who’s To Blame (da Death Wish II – 1982) contengono tagli e distorsioni (dovuti al mettere in funzione l’equipaggiamento) ed è un peccato perché Who’s To Blame a mio avviso è uno dei grandi pezzi di Page, un brano che sarebbe diventato di riferimento se la storia avesse seguito un percorso diverso e fosse finito sull’ipotetico successore di In Through The Out Door. Come sempre capita con le registrazione del mai dimenticato Mike Millard, la qualità audio è ottima (parlando di fonte audience). John Miles alle tastiere e alla voce fa il suo porco lavoro, mentre Page si fa avanti a colpi di hard rock esoterico. Il Forum di Los Angeles esplode quando Jimmy parte col suo primo assolo (sulla Les Paul dotata di Stringbender), ma si sa, Los Angeles era la seconda patria del dirigibile di piombo. Il Prelude (da Death Wish II – 1982) di Chopin non mi ha mai convinto troppo, quell’effetto alla Santo & Johnny suonato con la mano pesante mi è sempre sembrato un po’ imbarazzante, benché Jimmy lo infarcisca con svisate tutte sue.

Col primo pezzo dei Led Zeppelin il Forum deflagra: Over The Hills And Far Away (da Houses Of The Holy 1973 – Led Zeppelin). John Miles canta come Robert Plant fece sul disco, è davvero incredibile; negli Stati Uniti il biondo cantante della Contea di Durham non è conosciuto né apprezzato a dovere, ma qui in Europa – in primo luogo qui alla Domus Saurea – John Errington in arte Miles è un dio. L’assolo di Page (sempre con lo Stringbender) nell’intermezzo in FA#- è oggetto di venerazione da parte del pubblico. Durban Laverde al basso fa il compitino, mentre Jason Bonham enfatizza il lavoro ritmico.

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Page introduce dapprima lo scopo del concerto e quindi il nuovo brano che è Wanna Make Love (da Outrider) introdotto dal riff di Liquid Mercury (da Outrider). Il brano in realtà non è granché, il testo men che meno, bisognava compiacere come scritto MTV e il pubblico medio americano imbambolato in quegli anni da parecchio hair metal di qualità scadente. Miles è comunque bravissimo e Page si diverte con la leva del vibrato. Jimmy introduce la band e dunque parte con Writes Of Winter (da Outrider), strumentale degno di nota ma che soffre quel tempo di batteria che andava di moda negli anni ottanta, roba da Micheal Schenker Group, non da James Patrick Page. L’effetto Rockpalast (come lo chiamiamo io e il grande Stefanino Piccagliani) rovina infatti un po’ tutte le belle cose che Page fa alla chitarra. Jason qui sembra più legnoso del solito. Laverde neutrale some sempre … va mo là che certa gente ne ha avuto di fortuna in campo musicale. Il brano è collegato – in maniera poco fluida –  al successivo tramite la sezione aggiuntiva di Whole Lotta Love versione 1979, ma il gruppo è costretto ad interrompersi perché Page rompe una corda. Tear Down The Walls (da Mean Business 1986 – The Firm) comunque inizia poco dopo. Mi è sempre piaciuta, niente di trascendentale, un buon pezzo rock solare comunque arricchito da contrappunti musicali in puro stile Page. Di nuovo giù il cappello per John Miles che dopo aver affrontato vittoriosamente lo stile del Robert Plant dell’immaginario collettivo, convince anche nel raffronto con lo stile del grande Paul Rodgers. L’assolo di chitarra sullo Stringbender è sporcato da un uso non corretto del delay.

Emerald Eyes (da Outrider) è uno strumentale assai carino (dedicato presumibilmente agli occhi di Patricia Ecker, all’epoca moglie del Dark Lord) qui suonato con convinzione da Page aiutato strumentalmente anche da John Miles. Nella registrazione si sente un fan parlare del pezzo dei Firm che sta per essere presentato: Midnight Moonlight (dal primo album dei Firm 1985) w/Black Mountain Side (da LZ I – 1969). MM come sappiamo deriva dal brano strumentale Swan Song composto da Page nel 1973 e mai portato avanti in modo definitivo dai LZ. Page lo riprese in mano nel 1983 e insieme a Paul Rodgers lo trasformò nella bellissima Midnight Moonligh (Lady), lo presentò dal vivo nel tour americano del 1983 del progetto benefico ARMS e lo incluse nel primo album dei Firm nel 1985. Qui lo presenta John Miles che lo canta tra l’altro in maniera divina. Nella parte centrale dedicata ai ricami chitarristici di Page (il brano è in accordatura aperta) Jimmy accenna anche a Black Mountain Side (e a Kashmir) con gran godimento del pubblico. In My Time Of Dying (da Physical Graffiti 1975 – Led Zeppelin) risveglia tutti dall’incanto appena terminato e trascina il Forum verso i sentieri del blues pesante a base di chitarra slide.

LA Forum

Il bel riff di City Sirens (da Death Wish II – 1982) funge da intro all’assolo di batteria di Jason Bonham, assolo che nel tour di cui stiamo parlando non è mai stato memorabile; molto anni 80, sopra le righe e rigido. Gli accenni a Moby Dick e a Rock And Roll sono gratuiti.  Someone To Love (dal primo album dei Firm 1985) è un discreto brano di hard rock suonato e cantato qui con convinzione mentre Prison Blues (da Outrider) è un bluesaccio mediocre con un testo imbarazzante (per le sciocche metafore sessuali), non fosse per Page alla chitarra (sempre disposto a rischiare e a dare nuovi colori) sarebbe un pezzo senza nessuna importanza. Su disco Chris Farlowe si cantò addosso, qui John Miles per certi versi cerca di essere meno ridondante.

Laverde-Bonham-Page-Miles 1988

The Chase (da Death Wish II – 1982) è uno strumentale che in questa occasione serve per dar spazio a Page alla sua solista (sempre con lo stringbender) e ai suoi esperimenti sonori che comprendono la sezione archetto di violino, il bizzarro guitar solo versione tour 1977 e la parte finale di Dazed And Confused (dal primo album dei LZ – 1969) a cui manca però lo swing di Jones e John Bonham.

Wasting My Time (da Outrider) fu il primo singolo dell’album, qui è suonata in modo confuso, qualcosa non funziona nella chitarra di Page, (che alla fine accennerà al fatto di aver rotto una corda).

Blues Anthem (da Outrider) mi è sempre piaciuta parecchio, come scrivo spesso è un quadretto blues color pastello in cui mi riconosco molto. Jimmy con la chitarra acustica insieme a John Miles: un paio di strofe, un ritornello, altre due strofe, uno sconclusionato passaggio strumentale a mo’ di assolo, il ritornello e il finale. Ma poi entra la band, e Page alla solista ci regala l’ennesimo assolo con lo Stringbender, poi ancora il ritornello e la chiusura.

Il finale non poteva che essere dedicato (più o meno) ai Led Zeppelin).

In Custard Pie (da Physical Graffiti 1975 – Led Zeppelin) John Miles è di nuovo bravissimo. La sezione ritmica si rivela ancora una volta non all’altezza di Jimmy Page, manca dinamica, swing e magia. Il riff di Custard Pie è arricchito con passaggi tratti da The Ocean e sul finale da Black Dog (con Miles all’armonica).

Il gruppo esce e quindi torna onstage.

Train Kept-a Rollin’ (di Tiny Bradshaw, Howard Kay e Lois Mann – vecchio cavallo di battaglia degli Yardbirds ripreso dal vivo nel 1968/69 e 1980 dai LZ) è un pezzo che mi entusiasma, sia nella versione di Tiny Bradshaw del 1951, che in quella degli Yardbirds con Jeff Beck e pure in quella degli Aerosmith. Il rifacimento dei LZ non mi è mai parso particolarmente efficace, mentre la versione di Page pare scorra meglio (pur essendo assai simile a quella dei LZ).

Alla vista della doppio manico il pubblico si scalda … il primo arpeggio, le tastiere (suonate da Miles) e il pubblico che canta, questa è la Stairway To Heaven (da IV 1971 – Led Zeppelin) post LZ. La versione non è granché, poco precisa, poco sciolta, nervosa, ma l’emozione è nemica in questi casi. Nell’assolo Page si accartoccia un po’ su se stesso. Inascoltabile il doppio pedale di Jason durante la sezione a bicordi di Page (vedi tour 1975/1977), il figlio del grande John Henry rimarrà sempre un centurione, come diciamo qui dalle mie parti.

Outrider Tour dates

Per i concerti migliori del tour occorrerà aspettare ancora qualche data ma è indubbio che la registrazione di Mike Millard di un concerto del 1988 di Page occorre averla. Concerto comunque godibile, grazie alla versatilità di Miles e alla presenza del Signore Oscuro che tanto amiamo, sì perché un Page con parecchie sbavature ma comunque degno del suo nome è un bel sentire. Page non è un artista solista, al microfono non ci sa granché fare (cosa comunque comune a parecchi chitarristi, in primis Jeff Beck), ma in quegli anni averlo ritrovato dopo il buio del primo post LZ sembrava una gran cosa.

01 Who’s To Blame
02 Prelude
03 Over The Hills And Far Away
04 Liquid Mercury
05 Wanna Make Love
06 Writes Of Winter
07 Tear Down The Walls
08 Emerald Eyes
09 Midnight Moonlight w/Black Mountain Side
10 In My Time Of Dying
11 City Sirens
12 Drum Solo
13 Someone To Love
14 Prison Blues
15 The Chase
16 Bow Solo > Dazed And Confused
17 Wasting My Time
18 Blues Anthem
19 Custard Pie
20 Train Kept A-Rollin’
21 Stairway To Heaven

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Outrider Tour Sul Blog:

https://timtirelli.com/2013/12/27/jimmy-page-new-york-the-ritz-12-november-1988-bootleg-no-label-bootradr-2012-upload-ttttt/

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(spaghetti)ENGLISH

Mike Millard Legacy intro

We have talked about Mike Millard on this blog few times, he was a rock music lover from the US west coast and from 1973 to 1992 he recorded several concerts held in that area. He did it with quality equipment, for those times truly remarkable, bringing it inside the arenas in question using different stratagems (sometimes even pretending to be disabled and therefore in a wheelchair). His are therefore audience recordings, that is, taken by the public, but of a deadly quality; it is no coincidence that even today – among the circle of fans – they are considered among the best documents regarding the golden age of rock music. Yes, because with audience recording you have the exact idea of ​​what it was like to go to a rock concert, the artist’s performance captured in its purest essence: the mood and emotional shocks of the audience, the music put on tape without artifice (and therefore without the edits and the tricks present in the official live records), the comments of the fans who sometimes ended up on the tape. Luckily LZ were among his favorite bands and, for example, his recordings of some of the six concerts held in 1977 in Los Angeles are precious testimonies for all of us. In 1994 Millard decided to take his own life, a decision that we do not allow ourselves to judge and therefore we neglect to comment on the abysses of pain that he must have gone through. For a very long time his cassettes remained archived in his room at his mother’s house, the records circulating in fact came from copies that Millard himself had made for friends and other collectors. Then it happened that his mother finally entrusted the many tapes (we are talking about 280 recorded concerts) to close friends of his son so that they could be transferred and then saved on DAT. Under the article I carry over (in addition to the text that accompanies the registration of JPP which we will shortly talk about) the whole long story in case anyone is interested. To close this short summary, when it was thought that the original Millard masters had been lost, here they are found, remastered and put into free circulation by generous collectors and rock lovers like us. It is therefore a duty to send a thought to Mike Millard because thanks to his tapes rock remains alive and we can still delude ourselves to experience firsthand the most exciting moments of the music we love.

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Live Recording reflections

NB: in reality this new remaster is made not from the original master (has it been lost?) but from a 1 generation copy.

1988, two years after the last activity with the Firm (disc and tour) JPP returns with “Outrider” the only solo album (if we exclude the excellent soundtrack of 1982 DEATH WISH II, a record that we love very much on this blog), an interlocutory record today, not too focused, produced and arranged in a not too convincing way, but at the time it seemed to me the great return of the guitar god we all knew. The album reached position 27 on the US chart, earning a gold record.

Seven years ago I wrote on this blog a review of a relative tour date (NY 12 November 1988), I started my write of winter like this:

Ah, the Outrider tour, the last time Page was Page; while not a memorable event in the history of Rock music, for LZ fans it remains a staple in the history of Jimmy Page rock guitarist. The band was not that great: Jason Bonham on drums (at the time still immature and over the top) and an obscure session man from Cape Verde on bass (a certain Durban Laverde) did not allow Page to reach the sidereal spaces, the cosmic journeys he had accustomed with LZ; even the great John Miles had been instructed to be a copy of Plant and write standard stuff to please MTV … yet with a Page finally in great shape, the October and November months of that 1988 OUTRIDER tour they were thrilling … a musician finally back in full control of his instrument … “

The first dates of the tour (as often happened with Page) are not very good from the guitar point of view, Page still seems to be behind in the preparation, but then things change (especially from late October) and in the rest of the tour you will have the best Page since 1973, a Page that not even the 1993 tours with Coverdale & Page and the 1995/98 tours with Page & Plant will see again.

In the (excellent) recording (by the great Mike Millard) the first moments of Who’s To Blame (from Death Wish II – 1982) contain cuts and distortions (due to putting the equipment into operation) and it is a shame because Who’s To Blame to my notice is one of Page’s great pieces, a track that would have become a reference if the story had followed a different path and ended up on the hypothetical successor of In Through The Out Door. As always happens with the recordings of the never forgotten Mike Millard, the audio quality is excellent (speaking of source audience). John Miles on keyboards and vocals does his dirty job, while Page steps forward with esoteric hard rock. The Los Angeles Forum explodes when Jimmy plays his first solo (on the Les Paul equipped with the Stringbender), but you know, Los Angeles was the second home of the lead blimp. Chopin’s Prelude (from Death Wish II – 1982) has never convinced me too much, that Santo & Johnny effect played with a heavy hand has always seemed a bit embarrassing to me, although Jimmy stuffs it with his own twist.

With the first Led Zeppelin song the Forum explodes: Over The Hills And Far Away (from Houses Of The Holy 1973 – Led Zeppelin). John Miles sings it like Robert Plant did on the record, it’s really amazing; in the United States, the blond singer from County Durham is not well known or appreciated, but here in Europe – primarily here at the Domus Saurea – John Errington aka Miles is a god. Page’s solo (again with the Stringbender) in the interlude in F # – is an object of public veneration. Durban Laverde does his homework on bass, while Jason Bonham emphasizes the rhythmic work.

Page first introduces the purpose of the concert and then the new song which is Wanna Make Love (from Outrider) introduced by Liquid Mercury‘s riff (from Outrider). The song is not really that great, the lyrics least of all, they had to please MTV as written and the average American public in those years stunned by a lot of poor quality hair metal. Miles is still very good and Page has fun with the vibrato bar. Jimmy introduces the band and therefore plays Writes Of Winter (from Outrider), a noteworthy instrumental that suffers from that drum tempo that was fashionable in the eighties, stuff for the Micheal Schenker Group, not James Patrick Page. The Rockpalast effect (as the great Stefanino Piccagliani and I call it) ruins all the good things that Page does on the guitar. Jason here looks more woody than usual. Laverde sounds neutral as always … it goes there that some people have had luck in the music field. The song is connected – in a not very fluid way – to the next one through the additional section of Whole Lotta Love 1979 version, but the group is forced to stop because Page breaks a string. Tear Down The Walls (from Mean Business 1986 – The Firm) however begins shortly after. I have always liked it, nothing transcendental, a good sunny rock piece however enriched by musical counterpoints in pure Page style. Once again hats off to John Miles who, after having successfully faced the style of the Robert Plant, also convinces in the comparison with the style of the great Paul Rodgers. The guitar solo on the Stringbender is soiled by an incorrect use of the delay.

Emerald Eyes (from Outrider) is a very nice instrumental (presumably dedicated to the eyes of Patricia Ecker, wife of the Dark Lord at the time) played here with conviction by Page, also instrumentally helped by John Miles. In the recording we hear a fan talking about the Firm track that is about to be presented: Midnight Moonlight (from Firm’s first album 1985) w / Black Mountain Side (from LZ I – 1969). MM as we know comes from the instrumental piece Swan Song composed by Page in 1973 and never brought forward definitively by LZ. Page picked it up in 1983 and together with Paul Rodgers transformed it into the beautiful Midnight Moonligh (Lady), presented it live on the 1983 American tour of the ARMS charity project and included it in the Firm’s first album in 1985. John introduces it here. Miles sings it in a divine way. In the central part dedicated to Page’s guitar embroideries (the piece is in open tuning) Jimmy also mentions Black Mountain Side (and Kashmir) to the great enjoyment of the public. In My Time Of Dying (from Physical Graffiti 1975 – Led Zeppelin) awakens everyone from the enchantment that has just ended and drags the Forum towards the paths of heavy blues based on slide guitar.

The beautiful riff of City Sirens (from Death Wish II – 1982) serves as an intro to Jason Bonham’s drum solo, a solo that in the tour we are talking about has never been memorable; very 80’s, over the top and stiff. The hints to Moby Dick and Rock And Roll are gratuitous. Someone To Love (from Firm’s first album 1985) is a decent hard rock track played and sung here with conviction while Prison Blues (from Outrider) is a mediocre blues track with embarrassing lyrics (for the silly sexual metaphors), without Page on guitar (given that he is always willing to take risks and give new colors) it would be a piece without any importance. On record Chris Farlowe sung it with much emphasis, here John Miles in some ways tries to be less redundant.
The Chase (from Death Wish II – 1982) is an instrumental that on this occasion serves to give space to Page’s lead guitar (always with the Stringbender) and to his sound experiments which include the violin bow section, the bizarre guitar solo version  1977 tour and the final part of Dazed And Confused (from the first album of LZ – 1969) which however lacks the swing of Jones and John Bonham.

Wasting My Time (from Outrider) was the first single of the album, here it is played confusingly, something is wrong with Page’s guitar, (who will eventually hint that he broke a string).

I have always liked Blues Anthem (from Outrider) a lot, as I often write it is a pastel-colored blues picture in which I recognize myself a lot. Jimmy with the acoustic guitar together with John Miles: a couple of verses, a chorus, two more verses, a rambling instrumental passage as a solo, the chorus and the ending. But then the band enters, and Page plays another solo with the Stringbender, then again the chorus and the ending

In Custard Pie (from Physical Graffiti 1975 – Led Zeppelin) John Miles is again good. The rhythm section proves once again to be not at Jimmy Page level, it lacks dynamics, swing and magic. Custard Pie’s riff is enriched with passages from The Ocean and at the end from Black Dog (with Miles on harmonica).

The group exits and then returns onstage.

Train Kept-a Rollin ‘(by Tiny Bradshaw, Howard Kay and Lois Mann – old Yardbirds workhorse shot live in 1968/69 and 1980 by LZ) is a piece that excites me, both in the 1951 version of Tiny Bradshaw , in the one of the Yardbirds with Jeff Beck and also in that of Aerosmith. The one of LZ has never seemed particularly effective, while the version of Page seems to flow better (although very similar to that of the LZ).

At the sight of the double neck the audience warms up … the first arpeggio, the keyboards (played by Miles) and the singing audience, this is the Stairway To Heaven (from IV 1971 – Led Zeppelin) post LZ. The version is not great, not very precise, not very loose, nervous, but the emotion is the enemy in these cases. In the solo, Page curls up a bit on himself. Jason’s double pedal use during the bichord section of Page’ solo (see tour 1975/1977) is a shame, the son of the great John Henry will always remain a centurion, as we say here in my part of the world.

For the best concerts of the tour it will be necessary to wait a few more dates but there is no doubt that Mike Millard’s recording of a 1988 concert by Page is essential. Still enjoyable concert, thanks to the versatility of Miles and the presence of the Dark Lord we love so much, yes because a Page with many smudges but still worthy of his name is a damn good vibe. In my opinion Page is not a solo artist, he doesn’t know much how to deal with the microphone (something common to many guitarists, first of all Jeff Beck) and seems uncertain without a rock-steady project behind him, but in those years having found him after the darkness of the first post LZ seemed a great thing.

 

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Other Outrider Tour review:

https://timtirelli.com/2013/12/27/jimmy-page-new-york-the-ritz-12-november-1988-bootleg-no-label-bootradr-2012-upload-ttttt/

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Note che accompagnano la registrazione / Notes accompanying the recording:

Jimmy Page
The Forum
Inglewood, CA
October 7, 1988
Mike Millard First Generation Tapes via JEMS
The Lost and Found Mike the MICrophone Tapes Volume 47

Recording Gear: AKG 451E Microphones (CK-1 cardioid capsules) > Nakamichi 550 Cassette Recorder

Transfer: Mike Millard First Generation Cassettes > Nakamichi RX-505 (azimuth adjustment; Dolby On) > Sound Devices USBPre 2 > Audacity 2.0 capture > iZotope RX7 > iZotope Ozone 8 > Audacity > Peak Pro 6 > xACT 2.39 > FLAC

01 Who’s To Blame
02 Prelude
03 Over The Hills And Far Away
04 Liquid Mercury
05 Wanna Make Love
06 Writes Of Winter
07 Tear Down The Walls
08 Emerald Eyes
09 Midnight Moonlight w/Black Mountain Side
10 In My Time Of Dying
11 City Sirens
12 Drum Solo
13 Someone To Love
14 Prison Blues
15 The Chase
16 Bow Solo > Dazed And Confused
17 Wasting My Time
18 Blues Anthem
19 Custard Pie
20 Train Kept A-Rollin’
21 Stairway To Heaven

Known Faults:
-Distortion and cuts in the first two minutes as Mike gets set up.

Introduction to the Lost and Found Mike the MICrophone Series

Welcome to JEMS’ Lost and Found Mike the MICrophone series presenting recordings made by legendary taper Mike Millard, AKA Mike the MICrophone, best known for his masters of Led Zeppelin done in and around Los Angeles circa 1975-77. For the complete details on how tapes in this series came to be lost and found again, as well as JEMS’ long history with Mike Millard, please refer to the notes in Vol. One: http://www.dimeadozen.org/torrents-details.php?id=500680.

Until 2020, the Lost and Found series presented fresh transfers of previously unavailable first-generation copies made by Mike himself for friends like Stan Gutoski of JEMS, Jim R, Bill C. and Barry G. These sources were upgrades to circulating copies and in most instances marked the only time verified first generation Millard sources had been directly digitized in the torrent era.

That all changed with the discovery of many of Mike Millard’s original master tapes.

Yes, you read that correctly, Mike Millard’s master cassettes, long rumored to be destroyed or lost, have been found. Not all of them but many, and with them a much more complete picture has emerged of what Millard recorded between his first show in late 1973 and his last in early 1992.

The reason the rediscovery of his master tapes is such a revelation is that we’ve been told for decades they were gone. Internet myths suggest Millard destroyed his master tapes before taking his own life, an imprudent detail likely concocted based on the assumption that because his master tapes never surfaced and Mike’s mental state was troubled he would do something rash WITH HIS LIFE’S WORK. There’s also a version of the story where Mike’s family dumps the tapes after he dies. Why would they do that?

The truth is Mike’s masters remained in his bedroom for many years after his death in 1994. We know at least a few of Millard’s friends and acquaintances contacted his mother Lia inquiring about the tapes at the time to no avail. But in the early 2000s, longtime Millard friend Rob S was the one she knew and trusted enough to preserve Mike’s work.

The full back story on how Mike’s master tapes were saved can be found in the notes for Vol. 18 Pink Floyd, which was the first release in our series transferred from Millard’s original master tapes:

http://www.dimeadozen.org/torrents-details.php?id=667745&hit=1
http://www.dimeadozen.org/torrents-details.php?id=667750&hit=1

Jimmy Page, The Forum, Inglewood, CA, October 7, 1988

The hero comes home.

This week’s jewel from the Millard mine captures the return of Jimmy Page to what one might call his home court in America, the Fabulous Forum, for the one LA show on what remains to date Page’s only proper solo tour. In fact, outside of his performances with Robert as Page/Plant, since the end of Led Zeppelin in 1980 Jimmy has only performed 60-70 proper concerts depending on one’s definition, 37 on this 1988 trek.

Jimmy Page back at the Forum for a single show on his one and only solo tour was indeed a momentous occasion for fans and the man himself. “I’m really looking forward to playing tonight, Jimmy says earnestly at the top of the show. “Every time I’ve been here before it’s been fantastic.” You know he meant every word.

For Millard, the excitement had to be nearly as high. While he had recorded Page at the ARMS Concert in the same venue in 1983, this was the first full concert appearance by Page in Los Angeles since Led Zeppelin wrapped its six-night Forum ’77 stand on June 27.

Millard of course was hardly alone in terms of anticipation, and the crowd is fully engaged in the show, though in true Mike the Mike fashion, he manages to avoid detrimental audience noise on his recording for the most part. But he did have some recording challenges.

As noted above, Mike took a couple of minutes to get his levels right and mics set up, the result of which is a bit of distortion at the start of the show and a few longish dropouts which we have mitigated to the best of our abilities. Also, somewhere in the microphone to tape deck cable chain, which includes a stop at the microphone power packs, something wasn’t plugged in correctly which caused his recording to go out of phase for most of the show. It flips back and forth on part one and stays steadily out of phase for the remainder of the set.

Happily, phase issues are easily corrected by inverting one channel, which only takes a few clicks of the mouse to do seamlessly on a modern digital audio work station. The result after those fixes are applied is a much narrower, nearly mono recording compared to Mike’s typical stereo spread. While pure speculation on my part, the Nakamichi 550 has three microphone inputs, not the usual two: Left, Right and Blend. I have a hunch Mike may have plugged into the blend input which would explain the narrow sound field.

Technical difficulties aside, this is an excellent recording and likely one of the best captures of the Outrider tour, which saw Page joined by Jason Bonham on drums (fresh off the Atlantic Records 40th Anniversary Zep reunion), singer John Miles and bassist Durban Laverde. Mike sounds like he is near his sweet spot and the capture is clear and powerful. Samples provided.

The tour setlist is an interesting blend of songs from Outrider, other Page solo work, a few Firm tracks, plus songs from the Led Zeppelin oeuvre: “Over The Hills and Far Away,” “In My Time of Dying,” “Dazed and Confused,” “Custard Pie,” “Train Kept A-Rolln’” and of course “Stairway to Heaven.”

All of the Zep-related songs are played with purpose and having not really heard much from this tour before, I was impressed with Jimmy’s playing. For me, “Over The Hills” stands out with some cool extra riffs in the arrangement. “Custard Pie” is interesting as it was never performed live by Led Zeppelin. Finally, Page made a great decision to perform “Stairway” as an instrumental, letting the song’s magical arrangement and musicality carry the day, while also saving Miles from having to attempt to sing it.

As noted above, Page knew his return to the Forum was special and while the setlist is the standard one for the tour, I’m sure this is one of the best performances he gave in 1988.

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JEMS is proud to partner with Rob, Jim R, Barry G and many others to release Millard’s historic recordings and to help set the record straight about the man himself.

We can’t thank Rob enough for reconnecting with Jim and putting his trust in our Millard reissue campaign. He kept Mike’s precious tapes under wraps for two decades, but once Rob learned of our methods and stewardship, he agreed to contribute the Millard DATs and cassettes to the program. Our releases would not be nearly as compelling without Jim’s memories, photos and other background contributions. As many of you have noted, the stories offer an entertaining complement to Mike’s incredible audio documents.

Big ups to Goody for pitch checking as well as helping address some of the phase and other issues on the recording.

As always, we tip our hat to mjk5510 for his on-going support on JEMS work and beyond. We have friends and we have allies: mjk5510 is both.

Finally, cheers to the late, great Mike the MICrophone. His work never ceases to impress. May he rest in peace.

BK for JEMS