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Doponatale blues (happy new year baby)

31 Dic

25 dicembre 2017 ore 20: sono alla Crocetta di Mutina, dove abita mia sorella. Torno verso la Domus Saurea. L’indolenza della fine del giorno di natale mi attanaglia, come ogni anno. Se dal 3 al 23 dicembre – pur avviluppato dalla malinconia (felice) del periodo – zampetto tra le lucette ad intermittenza con un certo vigore, dal primo pomeriggio del 25 perdo quasi completamente interesse per i saturnali e per l’inverno. Mi chiedo se i regali che ho ricevuto e che mi son fatto hanno riempito i vuoti esistenziali, se le good vibrations che ho provato nelle ultime tre settimane riusciranno a tenermi in piedi per i mesi a venire. Mi domando anche perché abbia fatto un regalo a chi recentemente mi ha piantato una coltellata nella schiena. Non so darmi una risposta precisa, probabilmente perché sono un sentimentale (o un coglione). Rimangono nei miei pensieri i fermoimmagine delle confezioni dei pacchetti che erano sotto l’albero, cartoni, carte colorate, fiocchi, nastri pronti per il macero. Noi qui al calduccio delle stufe a scartare regali e disperati a dormire su un cartone in qualche angolo buio sperando che qualcosa possa cambiare prima o poi nel loro futuro.

Tra tutta questa mestizia che mi irretisce i neuroni riesce a divincolarsi il messaggio di auguri che uno degli amici manda nella chat blues: “Ciao nase, auguri”. Rido quasi sino a pisciarmi addosso. Ricordo ai lettori né reggiani né modenesi ciò già riportato più volte sul blog:

“Nuffia” e “Nasa” sono due termini della lingua mutinense, quella della nostra città. Secondo il nuovo dizionario PICCAGLIANI, dicesi nuffia uomo con atteggiamenti e modi di fare femminili, che veste o sceglie oggetti (o bevande tanto per capirci) dal taglio non precisamente maschile, uomo insomma che ti fa chiedere “ci è o ci fa”? Citando il dizionario di cui sopra “a differenza della nasa che è omosessuale conclamato, la nuffia ha atteggiamento nuffiesco ma può anche non essere integralmente omosessuale. Molte nuffie hanno moglie e figli” .

Doponatale blues alla Domus Saurea – foto TT

COOP TALES

Alla Coop di Regium Lepidi, mentre sono intento a fare la spesa settimanale mi capita di osservare quasi per caso scenette e personaggi che spesso tentano di sconfinare nel surreale. Due giorni prima di natale vedo un un uomo di circa trent’anni, un giovane insomma, aggirarsi con fare obnubilato nel reparto ortofrutta con due festoni rossi in mano. A testa bassa si dirige poi alle casse. Venire alla Coop il 23 dicembre per due festoni rossi da albero di natale.

Coppia di ultrasessantenni al reparto gastronomia, un unico biglietto col numerino, lei davanti ad un banco lui ad un altro, confondono i commessi perché uno deve prendere una cosa da una parte e l’altra in un secondo bancone. Comprano due cose, cibo per il pranzo di natale. La signora chiede lumi circa il posizionamento delle carni “vanno tenute frigo o nel congelatore”. E’ il 23 dicembre, la coda davanti al banco è lunga e loro impegnano una delle commesse più del dovuto. La signora sembra che sia caduta sulla terra da poco e che non abbia idea di come preparare o conservare il cibo. Mi chiedo come sia possibile che una donna verso i settanta non abbia esperienza.

Giovane uomo spinge passeggino, ha la figlia piccola in braccio, segue moglie tra gli scaffali. Ha i pantaloni della tuta da ginnastica, scarpe da tennis, pettinatura da bravo ragazzo con riga da una parte e capelli (che sta perdendo vistosamente) cotonati. Non c’è un briciolo di amore nel suo sguardo, solo una indifferente rassegnazione che emana un cattivo odore. Diffido sempre di chi va a far la spesa con i bragoni della tuta.

Altra coppia ultrasessantenne con due carrelli mezzi vuoti che il 29 dicembre compra un alberello di natale. Pagano alle casse automatiche, ma qualcosa “suona”, la commessa deputata al controllo scruta i carrelli, fa domande, poi per non disfare le 4 borse li fa passare. Appena fuori lui dice a lei, in dialetto: “Fèrmet un atim, dio (segue nome di animale da allevamento di color rosa)” … fermati un attimo, dio etc etc. Buongiorno amore!

Ma poi, alla fin fine che ne so, magari le mie sono solo impressioni, come canta Vasco “ognuno in fondo perso per i fatti suoi”, però le storie di ordinaria infelicità mi colpiscono. Per fortuna che molto spesso quando sono alla Coop con la pollastrella io faccio il cretinetto tanto che le dico spesso che se qualcuno mi sente mentre cretineggio non può che fare a sua volta commenti del tipo “Eh mo’ veh, poveretta quella signora suo marito non deve essere “micca” del tutto normale”

THE BOYS ARE BACK IN TOWN

Più che il sinodo, la cena del solstizio d’inverno di quest’anno è la reunion della Cattiva Compagnia del tempo che fu. Gli intervenuti infatti sono il sottoscritto (guitar), John Paul Cappi (bass), Mixi (drums), Riff (road manager) e Pike che specialguestò nel nostro primo (e unico) album. A cena siamo in una trattoria a due chilometri da dove abitava mio nonno, nelle campagne di Bath intorno a Regium Lepidi. Questa trattoria decenni fa era anche una drogheria, venivo con mia nonna e mia madre a comprare coppe (di maiale) fatte in casa. Sono nel bel mezzo della Tirelli legacy, sarà anche per queste vibrazioni positive che la serata è magnifica, il mood (l’atmosfera, insomma) che c’è tra noi cinque è spettacolare, parliamo, ridiamo e blueseggiamo con gran vigore. La cameriera che ci serve al tavolo è una ragazza alta, sembra in gamba. Verso la fine della cena Riff, il solito guascone, le chiede se conosce i Led Zeppelin. Long Tall Sally ci guarda incuriosita e ci risponde: “Sì, che li conosco, sono quelli di Kashmir e di Whole Lotta Love”. In una frazione di secondo ci innamoriamo tutti di lei. Qui nel profondo sud della Valpadana, tra pioppi spogli, fossi gelati e lune di metallo ci sono fighe – non proprio rockettare –  che conoscono i LZ e che citano Kashmir come prima opzione. Emilia, amore mio, non smetti mai di stupirmi. Con i ragazzi poi ci scambiamo le strenne benaugurali, gli abbracci e i soliti auguri pomposi (che le stelle riempiano i vostri sogni, che il sole batta sul vostro viso, che il padre dei quattro venti gonfi le vostre vele). Mi sento fortunato ad avere amici del genere.

da sx a dx: Jaypee, Riff, Tim, Picca, Mixi. – foto Trattoria Toschi

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LA SLITTA CON LE STRENNE

Ripenso ai tanti regali che groupie, amici e sorelle mi hanno fatto. Rido di un libro arrivato dall’amico Jaypee “C’era una volta la DDR”. Ne parlo così spesso citandola ad esempio quale modello tout court di società del futuro che era inevitabile che qualche amico blues arrivasse a tanto, però… che sorpresa.

Regali alla Domus – foto TT

Essendo un metrosexual godo molto anche quando mi regalano abbigliamento intimo e non (di un certo tipo of course) o prodotti da nuffia, lo sapessero i miei amici mi ripudierebbero, ma il pensiero quest’anno va ai biglietti di una prossima partita dell’Inter a San Siro e agli ellepì che mi hanno e che mi sono regalato. Non sono mai stato un maniaco del vinile, ho smesso di comprarli nel 1988, da lì in poi solo cd, ma da quest’anno ho ricominciato ad acquistarli con continuità. Non è una questione di qualità audio,  lo abbiamo dibattuto sul blog parecchie volte. A fronte della medesima fonte (nastri master originali) e della stessa buona masterizzazione si sente meglio sul cd, niente storie, il suono che proviene dal giradischi è pieno di suggestioni che difficilmente hanno a che fare con la qualità audio, ma anche io adesso ascolto musica in casa quasi esclusivamente su LP,  è un fattore psicologico, è il conforto che l’ellepì riesce a trasmettere. Poi certo, oggi i vinili sono stampati meglio della media del periodo d’oro, il vinile utilizzato è migliore, le confezioni assemblate meglio, ma è la cura e l’autodisciplina che devi mettere in atto a rendere l’esperienza gratificante. Tu nel tuo studiolo, luci indirette, un goccetto di assenzio, il disco che gira, la sensazione tattile che provi nel tenere in mano la copertina e il ricordo del modo in cui ascoltavi musica di quando eri ragazzo.

Regali alla Domus – foto TT

Regali alla Domus – foto TT

Peccato scoprire che CARAVANSERAI, uno degli album patrimonio dell’umanità, sia fallato – vistosi segni sul vinile –  e ti tocchi rispedirlo indietro, ma che volete farci, un po’ di blues nella vita c’è sempre, forse è grazie a questo che quelle poche volte che tutto gira perfettamente il godimento è massimo.

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Assenzio blues alla Domus – foto TT

CAT TALES

I gatti se la sono spassata, palline catturate dall’albero di natale sparse per casa, rametti caduti a terra, festoni a sbrindelloni. Nonostante questo hanno ricevuto regali anche loro.

Regali alla Domus – foto TT

Palmiro sembra aver accettato Strichetto, la gattina di un vicino che si è accasata qui da noi. La tollera con la superiorità e la pazienza del gatto adulto che alza gli occhi al cielo davanti all’ennesima marachella della giovinetta iperattiva.

Palmir & Stricchi – foto TT

Abbiamo però dovuto fare un bagno alla Stricchi, ormai vive stabilmente con noi e non potevamo più rimandare. Essendo una gattina che ha passato i primi mesi in una famiglia che se ne sbatte dei gatti e a cui le figlie bambine ne facevano di ogni, non è una gattina gestibile facilmente. E’ molto dolce e a suo modo carina e piena di fiducia verso gli esseri umani, adesso poi sta imparando ad avere comportamenti meno isterici, ma farle il bagno è stata un’impresa. Ad un certo punto mi ha piantato i denti nella mano destra tra l’indice e il pollice con tutta la forza possibile, il sangue è uscito ininterrottamente per almeno 15 minuti, sa difendersi la piccola Stricchi. Dopo averla accuratamente asciugata con il phon si è messa a cuccia sullo sgabellino. Pulita, profumata, vaporosa, adesso è ancora più irresistibile di prima, una ciambellina di pelo che vaga per casa (e sì, naturalmente è così… an s’è mai vest Johnny Winter fer chi lavòr chè… non si è mai visto JW fare di quei lavori qui).

Stricchi – Domus Saurea- foto TT

Strichetto – una ciambella di pelo – foto TT

Per un momento alla Coop valuto se acquistare la copia gigante di Palmiro, un peluche di una pantera nera che costa 199 euro scontati a 159. Poi rinsavisco e mi dico che devo essere pazzo, va bene amare i gatti (e gli animali) ma…

Palmir puppet at the Coop – photo TT

Con l’inverno Palmir diventa più sentimentale ed ubbidiente, quando è in casa ci è spesso addosso, quando è fuori basta chiamarlo per farlo arrivare. E’ un gatto speciale e sono felice che faccia parte della famiglia.

BOOGIE MAMA

Di ritorno dalla coop, in macchina con la pollastrella, nella riproduzione random parte il medley di Whole Lotta Love da un bootleg dei LZ. Il riff di Page attecchisce nella maruga  (nella testa insomma) di Saura, non riesce a smettere di cantarla, arrivati alla Domus invece di scaricare le sporte con la spesa si mette a imitare Jimmy Poige, che donna ragazzi…

Boogie Mama al minuto 7:15

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FOOTBALL BLUES – Hoochie a San Siro

Fino a due settimane fa Inter capolista, poi la flessione natalizia, ahimè, classico trend nerazzurro… Perso in casa con l’Udinese dopo un primo tempo molto buono e perso col Sassuolo. Il 23 dicembre sono allo stadio Città del Tricolore con Mario e l’Inter gioca una gara indolente. Il fastidio è enorme. Il Sassuolo va i rete con facilità e noi non riusciamo a venirne a capo.

SASSUOLO – INTER – Stadio Città Del Tricolore 23-12-2017 – fotoTT

Maurito sbaglia anche un rigore, la scena va in onda proprio davanti al nostro settore…

Delusione cocente.

Il 27 dicembre derby per i quarti di Coppa Italia. Scontro tra due squadre disperate. Il Milan, che è messo peggio di noi, riesce a vincere e io cado preda di un blues feroce che mi spinge verso le tenebre.

Uno dei regali di Saura per il natale sono stati i biglietti per la partita Inter-Lazio di ieri. Quando ho aperto il pacchetto ho sentito tremori in tutto il corpo. L’Inter ha su di me un effetto totalizzante.

Biglietti Inter Lazio

Partiamo alle 14,20, lasciamo la Domus, attraversiamo i ponti di Calatrava ed entriamo in autostrada.

I ponti di Calatrava – foto Saura T.

I ponti di Calatrava – foto Saura T.

170 km dopo, verso le 16,10 siamo a San Siro.

San Siro 27-12-2017 Inter Lazio- foto TT

Un veloce saluto a Beppe Riva, un pensiero a Ferdi – amico e lettore di questo blog e membro del mio gruppo facebook su Facebook INTERISTA SOCIAL CLUB – che doveva essere con lui ed invece è a casa febbricitante e ci lasciamo ingoiare dalla pancia di San Siro. Entrare in quello che la classifica degli stadi del football vede come l’ottavo migliore al mondo (l’unico ad Italia ad essere nella top ten) è sempre una grossa emozione. Anche quest’anno tribunetta arancio, a due passi dal campo. 75 euro. Ne ho spesi di più per procurarmi il biglietto per Sassuolo-Inter per un posto più o meno simile (ma ben più lofi) in uno stadio di certo meno imponente.

Tim & Saura – San Siro 27-12-2017 Inter Lazio- foto TT

Hoochie Coochie Man a San Siro – 27-12-2017 Inter Lazio- foto TT

Parte il gospel di C’E’ SOLO L’INTER, alla voce il nostro conterraneo Grazianone Romani, rimango incantato come sempre, vorrei cantare anche io ma mi commuovo ogni volta…

“C’è solo l‘Inter”

(S. Belisari – G. Romani – S. Belisari)
Edizioni Musicali: Hukapan Srl

E’ vero ci sono cose più importanti
Di calciatori e di cantanti
Ma dimmi cosa c’è di meglio
Di una continua sofferenza
Per arrivare alla vittoria
E poi non rompermi i coglioni
per me c’è solo l’Inter

A me che sono innamorato
Non venite a raccontare
Quel che l’Inter deve fare
Per noi niente è mai normale
Né sconfitta né vittoria
Che tanto è sempre la stessa storia
Un’ora e mezza senza fiato
Perché c’è solo l’Inter

C’è solo l’Inter per me
Solo l’Inter
c’è solo l’Inter per me

No, non puoi cambiare la bandiera
E la maglia nerazzurra
Dei campioni del passato
Che poi è la stessa
Di quelli del presente
Io da loro voglio orgoglio
Per la squadra di Milano
Perché c’è solo l’Inter

E mi torna ancora in mente l’Avvocato Prisco
Lui diceva che la serie A è nel nostro DNA
Io non rubo il campionato
Ed in serie B non son mai stato

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La partita non è spettacolare, uno 0 a 0 che a noi interisti non piace ma che almeno interrompe la serie recente di sconfitte; alla fin fine sono ugualmente contento, 8 ore passate on the road again, 3 delle quali in compagnia di altri 61800 nella culla dell’umanità calcistica. Per me, davvero, c’è solo l’Inter.

San Siro 27-12-2017 Inter Lazio- foto TT

FILM: LION – LA STRADA VERSO CASA (Lion, 2016 – Aus/Usa/UK) – TTT½

Film visto su Sky, perfetto per il periodo di fine anno. Tratto da una storia vera. Un bambino indiano si perde, non riesce a ritrovare la strada di casa, attraverso varie peripezie si ritrova a Calcutta, finisce in un orfanotrofio e viene adottato da una famiglia australiana. La prima parte girata in India è davvero meravigliosa e ti spinge a pensare agli 80.000 bambini che ogni anno in India si perdono e spariscono. La seconda parte è meno convincente, soprattutto quella che riguarda il viaggio a ritroso, forzature e semplificazioni eccessive, sembra quasi si voglia chiudere il film in fretta. Ad ogni modo buon film, da vedere.

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GIRADISCHI BLUES

Il doponatale di sviluppa tra piogge e giornate di sole. Col grigiore la colonna sonora si adegua…

The Man Machine sullo stereo della Domus Saurea – foto TT

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Classica alienazione sullo stereo della Domus Saurea – foto TT

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Arriva il sole, scruto la campagna dalla finestra dello studiolo…

View from Domus Saura’s studiolo in a december morning. – photo TT

… è tempo di rockeggiare come si deve e di scivolare in pace verso il nuovo anno…

Classic Company sullo stereo della Domus Saurea – foto TT

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Live At Leeds sullo stereo della Domus Saurea – foto TT

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Oggi è l’ultimo spicchio di tempo che intercorre tra due culminazioni consecutive del sole su di un determinato meridiano, l’ultimo di 365 che noi umani abbiamo racchiuso dentro il concetto di anno. La terra ha concluso un’altra orbita intorno al sole, domani sarà il 2018, sicuramente un anno con i suoi alti e bassi, come del resto tutti precedenti, ma vale la pena una volta di più affrontarlo tenendo alto il nostro sorriso. Allacciamoci le cinture e partiamo per l’ennesimo viaggio. Donne e uomini di blues che vi siete raccolti intorno a questo blog, giungano a voi i migliori auguri per un felice anno nuovo. Che il Dark Lord ci benedica tutti.

The Dark Lord NY July 1973

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Solstitium hibernum blues

21 Dic

Eccoci di nuovo qui alle prese col solstizio invernale, quel periodo dell’anno a cui questo blog è tanto legato. Oltre alle ragioni personali (lo sapete, sono nato il 21 dicembre), sento tutto il legame che il pianeta e la specie a cui appartengo hanno da alcuni millenni con questa fase. Già gli antichi romani avevano i saturnali, le feste che per qualche giorno precedevano e seguivano il giorno (attuale) del solstizio, feste in cui ci si scambiava oltre agli auguri anche le strenne, piccoli regali ben augurali in vista dell’arrivo del Sol Invictus, ovvero della nuova stagione dove le giornate tornano ad allungarsi.

Questo avveniva anche nel nord Europa con le festività dette Yule, sempre nel periodo precristiano. Il cristianesimo poi inglobò tutto, fece coincidere la data di nascita di un bambinello dalla pelle scura con le festività esistenti e raccontò in giro che era il figlio di un dio. Come diciamo tutti gli anni questo è anche il periodo dove le malinconie si fanno feroci, appena mitigate da un velo di gioia e candore. Già, nel nostro animo si insegue il mito della famiglia felice, della situazione ideale, tutte condizioni impossibili da realizzare appieno, oltre a ciò il fatto di essere a fine anno spinge a fare bilanci e a constatare una volta di più come il tempo passi veloce. Quest’anno ne parlano anche su un supplemento di Repubblica, e il titolo che hanno scelto (Christmas Blues) mi fa parecchio ridere.

http://d.repubblica.it/life/2017/12/07/news/come_affrontare_tristezza_durante_le_feste-3759973/?ref=RHPPBT-VP-I0-C4-P13-S1.4-T1

Anche Palmiro soffre un po’ del blues del 21 dicembre, dopo la sua sgambata pomeridiana si rifugia davanti alla stufa o sopra il frigo a stemperare i suoi blues felini…

Palmiro: december blues – foto TT

per fortuna io ho trovato una nuova droga che mi aiuta a passare indenne le tormente di blues che ogni tanto imperversano qui nella piana del Bondeno, le Golia Liqui Soft Fruit, delle gommose che mi fanno impazzire.

A new drug called “Golia Liqui Fruit Soft” foto TT

Come ogni hanno soppeso il cielo nella speranza di vedere arrivare la neve, ma anche stavolta sembra che a cavallo del solstizio non ne cadrà. Ne abbiamo avuto un preludio in novembre, per un paio d’ore ne ho goduto davvero…

November snow – Stonecity 13-11-2017 – Foto TT

e una brevissima spolverata qualche giorno fa, ma a parte qualche piccolo fiocchetto tondo sul pelo di Palmiro nulla da segnalare.

Palmir e i fiocchi di neve – foto TT

Certo è che correnti artiche arrivano sulla Valpadana e dunque anche la Domus Saurea si ritrova ogni mattina sotto zero, così anche quest’anno l’effetto tundra è garantito…

Dicembre 2017: tundra alla Domus Saurea – foto TT

Dicembre 2017: tundra alla Domus Saurea – foto TT

Dicembre 2017: tundra alla Domus Saurea – foto TT

Cerco di passare indenne e anzi di godermi questo periodo dell’anno (che in fondo è il mio preferito) blueseggiando alla mia maniera, comprando qualche strenna per gli umani che mi stanno intorno e anche per me stesso. Rido quando vedo sotto l’albero pacchetti con su scritto “da Tim per Tim”, naturalmente si tratta di vinili, cd, libri (Feltrinelli edition) e qualche fumetto. Nei momenti liberi Sky ha il suo spazio, qualche buon film, le partite del grande amore della mia vita (l’Inter insomma), le serie TV, i documentari. Ci sono  alcuni film e alcuni telefilm che ti risolvono le giornate.

Film: TRUMAN – UN VERO AMICO E’ PER SEMPRE (Truman. – Spagna, Argentina 2015) – TTTT

Ancora un film argentino che mi ha appassionato parecchio, visto su Sky. Due amici di Buenos Aires si ritrovano a Madrid, uno vive lì, è malato e con poco tempo da vivere, l’altro arriva dal Canada per rivederlo, entrambi cercano di vivere quei pochi giorno insieme senza affogare nel dolore e nella retorica dell’addio. Il regista Cesc Gay è molto bravo nell’evitare la trappola del pietismo, narra le ultime settimane di un uomo con molta franchezza, autenticità e onestà. Gli attori Ricardo Darìn e Javier Camara arrivano a regalarci una volta di più una prova straordinaria. Il film, oltre a essere divertente è naturalmente anche commovente, ma il sentimento è scevro dalla melassa. Bella colonna sonora. Da vedere.

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 Film: LETTERE DA UNO SCONOSCIUTO (Coming Home – Cina 2014) – TTT½

Un oppositore del sistema deve nascondersi, viene tradito dalla figlia – sostenitrice del governo – e quindi incarcerato. Molto anni dopo fa ritorno a casa, la moglie lo aspetta da sempre ma a causa di un trauma subito non lo riconosce, il marito dovrà trovare un modo per rapportarsi con lei. L’idea è davvero notevole, lo sviluppo del film forse un po’ meno, nel senso che è tutto molto pacato, lineare, senza sussulti particolari, ma al contempo la tensione creata da questo blues sentimentale (e politico) riesce a mantenere in piedi tutto il castello. A me è piaciuto e lo segnalo con piacere. Visto su Sky.

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Film: STAR WARS: GLI ULTIMI JEDI (The Last Jedi – Usa 2017) – TTTT

Sebbene il primo film della serie uscì nel bel mezzo della mia adolescenza, non sono un fan in senso stretto, un maniaco di Star Wars, questo sebbene i film di fantascienza siano tra i miei preferiti. Il tema musicale principale però fa parte del mio DNA, ogni volta che lo sento vengo catapultato nella seconda metà degli anni settanta, così come il lettering di Star Wars mi riporta anch’esso al tempo della mia spensierata prima giovinezza.

Il fatto è che da qualche anno sto con una pollastrella che è una fanatica di Guerre Stellari, quando esce un nuovo episodio lo va a vedere al cinema due o tre volte dietro fila, poi compra il bluray e quando Sky lo passa lo riguarda una, dieci, cento volte. E’ solita ogni tanto lasciarmi dei bigliettini del genere sul tavolo prima di uscire al mattino:

Saura’s note

E’ con lei che ho iniziato ad immergermi nel mondo di George Lucas, anche se pur con tutta la buona volontà non ho chiarissimi gli eventi, la cronologia, le sinergie della storia.

L’altra sera siamo andati a vedere l’episodio VIII nella sala più grande del multisala Emiro a Herberia. Proiezione delle 18,40, sala piena, circa 450 persone, però! Saura era andata anche il 13, giorno d’uscita del film, ma doveva “assolutamente” rivederlo per capire meglio. Ora, io di Star Wars so poco, non ho nemmeno colto tutti cambiamenti che dicono questo episodio porti con sé, la “rottamazione” in atto insomma, ma ho apprezzato il film. Sì, vedo che il legame col passato ormai è ridottissimo, ma da casual fan quale sono mi sta bene anche così. Come sempre mi accade gli aspetti più frivoli mi sono indifferenti, ma il maestoso respiro della fantascienza riesce ad irretirmi ogni volta. Quando sullo schermo sono apparsi i bombardieri dell’Alleanza ho avuto un sobbalzo, il villaggio dove Luke Skywalker si è ritirato è stupendo, gli scenari dello spazio profondo, l’ambientazione creata a Dubrovnik …tutto suggestivo, e il primo quarto d’ora mi ha tenuto incollato alla poltroncina in preda ad un tensione inaspettata. Quando poi sui titoli di coda è apparsa la scritta “In Loving Memory Of Our Princess” (Carry Fisher, la principessa Leila, morta lo scorso anno) mi sono pure commosso. Sta a vedere che adesso cado dentro al buraccione Star Wars…

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GOMORRA– serie TV (terza stagione)

La nuova stagione di Gomorra è uno spettacolo. Il momento magico di attori, autori, registri e produttori continua. La puntata n.3 (quello dove Ciro Di Marzio è in Bulgaria e in Albania) mi ha lasciato esterrefatto, uno dei migliori episodi di sempre nel campo delle serie TV. Sono felice che Gomorra sia una produzione italiana.

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ALEIDA

A Locus Nonantolae, il mio amato paesello natale, arriva per una veloce conferenza, allo spazio giovani,  Aleida Guevara. Io e Saura non potevamo proprio mancare. E’ un sabato pomeriggio, la sala è piena, tra gli organizzatori anche il mio amico Paolino Rizzo. Tra il pubblico anche LesiRob, amico e compagno dai tempi di Colombo (comunità web del tempo che fu) e Adelmo Cervi, figlio di uno dei sette fratelli.

Ha una traduttrice accanto , ma lo spagnolo, o meglio il cubano di Aleida non è difficile da capire. Dopo un avvio un po’ in sordina dove parla essenzialmente del padre, si scalda e si infervora parlando di giustizia sociale, la traduttrice tace, Aleida è un fiume in piena e noi non possiamo che applaudire il lignaggio morale di questa donna. Ogni volta che la guardo in faccia ho un tuffo al cuore, i lineamenti sono quelli a me tanto, tanto cari. Esperienza notevole.

Aleida Guevara – Nonantola 9 dicembre 2017 – foto TT

(in)CANTO DI NATALE

Avendo un carattere saturnino, essendo dunque portato alla malinconia e alla nostalgia, non posso che rendere omaggio ai saturnali. Nel TG Zero di Radio Capital sento che il giornalista Edoardo Buffoni (sodale del direttore Vittorio Zucconi) snobba queste cose spiegando che, essendo figlio di due sessantottini che ritenevano l’albero di natale un elemento borghese, non è stato educato nel festeggiare il natale in questa maniera. Una sera il mio amico del cuore nerazzurro, Mario, viene a vedere l’Inter. Mentre aspettiamo la pizza si ferma a rimirare il mio presepio laico. Nella sua filosofia spicciola da uomo dalla grande concretezza mi dice “Essendo cose che non servono a niente a me non verrebbe mai in mente di fare una cosa del genere, però ti faccio i complimenti”

Pur condividendo certe posizioni e non amando di certo l’aspetto melenso di decorazioni, atteggiamenti e musiche, sono indissolubilmente legato alle lucine ad intermittenza, una sineddoche personale che sta ad indicare tutto quanto è decorativamente legato al periodo. Saura si occupa dell’albero, io del presepe. Quest’anno ho optato per una rappresentazione dickensiana, d’altra parte sono ateo e non avrebbe senso riproporre il presepe più o meno tradizionale (seppur con la statuina di Jimmy Page al posto del bambinello e Fidel e il Che sulle montagne al posto dei pastori, come fatto in passato). Sono contento del risultato, ogni volta che lo rimiro sento le luci ad intermittenza anche nello stomaco.

Domus Saura: presepe laico Dickens style – foto TT

Domus Saura: – The Yule Tree – foto TT

Tra l’altro ammiro una volta di più la manualità di Saura, degna nipote di suo nonno Inigo (uno di quelli che sapevan fare tutto), che con il saldatore tenta di riparare il lampioncino…

Saura all’opera: modalità saldatrice- foto TT

MUSIC WAS MY FIRST LOVE

Oltre a qualche canto natalizio (ma solo ad alta qualità musicale tipo Etta James, Mahalia Jackson, Tony Bennett, Ray Charles, Brian Setzer Orchestra, Elvis, etc etc) la musica che mi accompagna in questo mese sarà anche sempre la solita ma mi fa sentire proprio bene…

Foxtrot sul piatto – foto TT

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I Blasters sul piatto – foto TT

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John Miles sul piatto – foto TT

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Un piatto di rock and roll – foto TT

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Sunny sunday alternate blues – foto TT

In macchina, come tutti i mesi di dicembre, non manca il Piano Concerto di Keith Emerson e i suoi virtuosismi rag time (Honk Tonk Train Blues, Maple Leaf Rag e Barrelhouse Shakedown) e il winter album che anche quest’anno ho assemblato…

Tim Tirelli The Winter Album

Su facebook trovo la classifica degli album più venduti  nel dicembre del 1976 negli Stati Uniti, sospiro leggendo i titoli in classifica … TSRTS, A New World Record, Dreamboat Annie, Year Of The Cat, Long May You Run, Agents Of Fortune.

USA Albums Chart december 1976.
(photo courtesy of Dave Lewis)

FRIENDS WILL BE FRIENDS

Altro appuntamento ormai fisso è la cena prenatalizia che organizzo col mio amico Joe, Lord Simon, Bessi…Biccio insomma. Pure stavolta ci troviamo sotto la torre dell’orologio del nostro paese natale sempre al Bistrot Premiere. Mentre lo aspetto faccio un giretto per via Maestra del Castello respirando dal passato ombre sfuggevoli di me stesso.

Nonantola by night in a cold december evening – photo TT

Nonantola by night in a cold december evening – photo TT

Passatelli in brodo di cappone per me, tortellini in brodo di cappone per lui, due bei filetti come secondo, patate, pera cotta al cioccolato e due caffè. Riannodiamo fili che non si sono spezzati mai, quasi 10 lustri di amicizia, ora che non ci sono più i miei genitori, i vecchi zii e il dottore che mi ha fatto nascere, a parte mia sorella è uno di quelli che mi conosce da più tempo e il Dark Lord solo sa quanto sia importante restare in contatto con le persone con cui sei cresciuto.

Un ultimo giro per le strade dal centro, c’è una nebbia gelata che ci accompagna, riviviamo per l’ennesima volta le suggestione che ci portiamo dentro, ridiamo e sospiriamo, siamo ancora i due sedicenni di allora.

Tim & Biccio –
bluesmen in Nonantola – photo TT

PIU’ TI AMO PIU’ VIVO

Mi preparo alla partita dell’Inter allo Stadio Tricolore di Reggio Emilia; la vendita biglietti nei centri autorizzati dal Sassuolo mi fa sempre incazzare. Quelle poche volte che vado a San Siro compro i biglietti direttamente sul sito dell’Inter, li stampo e ai cancelli mi presento con la carta di identità. Qui invece devo andare a comprarli, se costano 70 euro devo aggiungerne altri 7 per la prevendita, altri 3 non si sa perché e sborsare ulteriori 1,70 euro per pagamento bancomat. Non posso però saltare l’appuntamento, non posso perdermi i ragazzi che giocano a pochi km da casa, non posso lasciare quella splendida superfiga nerazzurra  (l’Inter insomma) da sola, ogni volta che penso a lei mi batte forte il cuore.

Biglietti Sassuolo Inter 2017

STRICHETTO STRIKES AGAIN

La gattina che si è accasata da noi (vedi post del 9 novembre) è ancora lì che scorrazza per la Domus Saurea. Dalla mia scrivania cattura pennarelli, stick di burro cacao, gomme da cancellare e se li porta in giro. Ormai dorme in casa e combina disastri di ogni tipo, ma come si fa a lasciarla fuori, a non prendersi cura di lei dato che chi la dovrebbe accudire – dei nostri vicini –  se ne infischia altamente? Inutile dire che dall’albero di natale ha già fatto cadere diverse palle, palle che poi rincorre, palleggiando con la stessa bravura di un Borja Valero o di un Antonio Candreva. Questo fino a che non interviene l’arbitro, io, che le mostra il cartellino rosso e la spedisce mesta mesta negli spogliatoi.

Strichetto’s den – photo TT

The GANASSI Legacy – cappelletti makers since 1940

30 uova di cappelletti, ecco quanto Lucia e le sue due figlie – Patrizia (The Peita) e Saura – fanno in un pomeriggio. Un tripudio di emilianità in vista delle feste. Se non è un canto di natale questo…

I cappelletti della Lucy – foto Saura T

HAVE YORSELF A LITTLE MERRY CHRISTMAS

E ora, donne e uomini di blues, permettetemi l’ennesimo momento sentimentale e augurarvi il meglio per la nuova stagione e ringraziarvi per essere – dopo tutti questi anni – ancora qui a formare questa piccola comunità di esseri umani che con malinconica allegria contempla le profondità del cosmo e della metafisica, i blues della vita insomma. Insieme a Palmiro e alla pollastrella auguro a tutti voi sogni pieni di stelle e vele piene di vento. Che il Dark Lord vegli su di noi. Happy holidays fellas.

Tim & Palmir best friends since 2012 – foto Pollastrella

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The Dark Lord (photo Carl Dunn)

 

 

Notti insonni sul divano

13 Dic

Sono un uomo di una (in)certa età e arrivato a questa quota annoto che essa porta con sé anche il sleepless nights blues. Il ritmo circadiano inizia a perdere qualche colpo, l’interruttore interno che regola la veglia e il sonno comincia a non funzionare più a dovere. Con nostalgia ripenso al passato quando il dormire sette/otto ore era la regola. I problemi iniziano quando davanti all’età compare il big five e quelli che sto affrontando in questi ultimi mesi sono diversi da quelli di cui ho già parlato qui sul blog, quando scrivevo del demone delle notti senza sonno lo facevo mentre affrontavo cambiamenti strutturali della mia vita, mentre ora la maledizione di dormire solo poche ore per notte è una costante che attraversa qualunque stato del mio animo, un valore fisso che non si cura della mia condizione altalenante, una grandezza adimensionale ormai insita in me.

E’ una faccenda abbastanza comune, nei sinodi che organizzo con gli amici si parla anche di questo, non sono il solo e anche una mia amica d’infanzia ora farmacista me lo conferma. Cerco di riaggiustare il ritmo con pastiglie di Circadin (un non-proprio farmaco a base di melatonina ordinatomi dal medico di base) o con quella sorta di integratori dal nome tipo “sonno relax” della Bio&Vegan (su suggerimento della pollastrella con cui vivo).

Svolgimento standard delle mie notti insonni sul divano:

stanco e con gli occhi che mi si chiudono verso le 22,30/23 mi infilo sotto le coperte. Qualche pagina di Robinson Crusoe (naturalmente nella nuova edizione della Universale Economica Feltrinelli) e poi cado in un sonno quasi mai sereno. Sogno Mick Ralphs (e non sto facendo del cinema, ahimè è tutto vero); il contesto non è chiaro, sono backstage, insieme a me c’è la mia groupie, siamo a metà via tra la Bad Company degli anni d’oro e e quella dell’ultimo periodo. Ralphs e Rodgers entrano ed escono da delle porte, noi siamo lì, a meno di un metro ma in un modo o nell’altro non riusciamo mai a parlare con loro. Ad un certo punto mi accorgo di avere le scarpe che sia Mick che Paul indossavano dal vivo con la Bad Company negli anni settanta.

Paul Rodgers & Mick Ralphs (Getty Images)

In preda alla solita ansia da sogno quando le mie avventure oniriche hanno a che fare con delle rockstar (con le quali in un modo o nell’altro non riesco mai ad entrare in contatto sebbene io sia lì con loro ) mi sveglio di colpo. Apro gli occhi nel buio, la stufa non è ancora partita, dunque non sono nemmeno le 6 del mattino, prego il Dark Lord che siano almeno le 5, cerco di riaddormentarmi, non riesco. Mi alzo, vado in cucina: sono le 2,40. E adesso? Dove cazzo vai alle 2,40 della notte? Mi metto la tuta, prendo la sveglia, gli occhiali, il cellulino, il libro che sto leggendo, l’ultimo numero di Linus e mi sposto in sala. Fa un freddo becco, la temperatura della stanza è di nemmeno 15 gradi (abitiamo in campagna, il gas di città qui non arriva, ci adattiamo con una stufa a pellet per non spendere tutte le nostre risorse in gpl), mi preparo una cuccia con tre panni, accendo la lucina e mi metto a leggere.

Passano pochi minuti e Palmiro arriva a sistemarsi sul mio petto. Fa la pastella, mette in moto le fusa, mi fissa.

“Sì, Palmir anche io ti voglio bene, grazie pandorino, ma non mi dispiacerebbe leggere un po’ “

Con una piccola pantera addosso non è semplice concentrarsi sulla lettura, così rinuncio e provo a riaddormentarmi.

Notti insonni sul divano – autoscatto TT

Passano venti minuti ma non c’è nulla da fare. Mi alzo, vado a prendere uno sciarpone in cui avvolgermi il collo. Torno sul divano, prendo in mano Linus, leggo un articolo, qualche striscia ed ecco che lo Stricchetto (l’altra gattina che ormai si è accasata da noi – vedi il paragrafo relativo nel post del 9 novembre: https://timtirelli.com/2017/11/09/leaves-are-falling-all-around-the-autumn-moon-lights-my-way-blues/) si sveglia e viene a gettarsi sulle mie gambe. Palmir dall’entrata osserva tutto, certo non deve fargli piacere che la gattina rompiscatole entrata improvvisamente nella sua vita s’impossessi del suo umano, così vince l’incazzatura e viene a reclamare il suo posto. Mi torna sul petto, fa di nuovo la pastella, le fusa ormai rischiano di svegliare Saura che dorme in camera e poi si accovaccia, muso contro muso. Come si fa a leggere Linus in quelle condizioni?

Notti insonni sul divano – autoscatto TT

Vi rinuncio anche perché Palmir è scivolato nel sentimental mood, ora mi abbraccia, infila il suo muso sotto al mio mento, vuole dimostrarmi tutto il suo affetto. E’ uno di quei momenti speciali in cui due mammiferi di specie diverse cercano,  l’uno nell’altro, riparo dalla metafisica.

Notti insonni sul divano – autoscatto TT

Ripongo Linus, cerco di riaddormentarmi, ho il corpo a zig zag, cerco lo spazio tra la Stricchi e Palmir. Il sonno però non arriva, non riesco  smettere di pensare, mi vengono in mente le cose più disparate:

ZAVORRA MENTALE 1:

Ripenso alla mia amica facebook Manu Iaquinta (con cui condivido tra l’altro l’amore per John  Miles) che mi chiese lumi circa un aggettivo da me usato in un commento ad un suo aggiornamento dove, con la mia solita sobria, formale eleganza emiliana le scrivevo “dio bo’ Manu se sei scomoda”. Scomodo è un aggettivo che ha un significato ben definito, qui da noi, nell’Emilia profonda, prende sfumature tutte sue.

Dal Nuovo Dizionario Piccagliani:

Scòmed : scomodo, ovvero performante, capace di grandi prestazioni, eminente, sublime, eccellente (…) Scomodo, quindi, non tanto in quanto aggettivo applicabile ad un divano o a un bidè, ma piuttosto un attributo di esaltazione di particolari qualità con le quali non è agevole, ovvero comodo, per nessuno venire a patti (…) dare dello ‘scòmed’ manifesta quindi un’ elargizione di ammirazione notevolissima, si rivela l’iper-complimento per chi nel proprio campo cammina almeno a due spanne da terra e mangia la minestra in testa agli altri.

ZAVORRA MENTALE 2:

Mi fluttua poi tra le onde cerebrali una spazzatura di pensiero di almeno 17 anni fa, quando ascoltai un conversazione tra due mie colleghe, dove una chiedeva all’altra:

“Allora, ho saputo che hai preso casa a Modena, in che zona ?”

“Centro storico”, rispondeva l’altra con insopportabile sicumera.

Io rimasi basito, visto che in realtà l’appartamento era almeno un chilometro fuori da porta Bologna, dunque ben distante dall‘heart of the city.

ZAVORRA MENTALE 3:

Cambio posizione, i due gatti scendono dal divano. Mi concentro sulla musica, spero che la mia musa preferita mi concili il sonno, non so perché ma mi viene in mente “New York Blues” degli Yardbirds”, con con le 5 note di chitarra prese in prestito da Page per l’intro di SIBLY:

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la speranza che la chitarra di Geoffrey Arnold  Beck mi accompagni lungo i sentieri del sonno è vana, un altro sacchetto d’immondizia di pensieri mi casca addosso…

mi salgono alla mente piccole figure di merda che feci in passato, atteggiamenti discutibili che tenni con amici e conoscenti, il blues di non essere riuscito l’anno scorso ad avvicinarmi al palco dove suonava la Bad Company a Glasgow e così a vedere Mick Ralphs più da vicino il tutto per colpa di una zelante stewart, gli istanti imbarazzanti prima di trovare il giusto timing per la foto di rito con Jon Anderson nel post gig party dell’Hammersmith Odeon lo scorso marzo, le poche righe per Jimmy Page che vergai sulla biografia italiana che scrissi su di lui e che Robert Plant si offrì di consegnare (esordii con un “Hey Jimbo…” … ma dio bonino si può arrivare a chiamare – per iscritto – Jimbo una rockstar “scomoda” come Jimmy Poige?).

E’ chiaro che sto impazzendo, così mi alzo, mangio uno dei miei gelatini all’amarena della Coop e mi ributto sotto lo strato di panni, sperando di riuscire finalmente a sbarazzarmi di me stesso.

Non riesco. Sono quasi le 6. Sfinito e sconfitto mi alzo, accendo la stufa e preparo la colazione per la pollastrella. Alle 6,20 suona la sveglia, lei si alza, si affaccia in cucina e si scioglie in un sorriso nel vedere thè, biscotti e spremuta pronti.

“Grazie Tyrrell, va tutto bene?”.

“Va tutto benissimo groupie, mi sono solo svegliato un po’ prima per prepararti la colazione”.

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Brevi momenti di rock anni settanta

3 Dic

Su questo blog di rock degli anni settanta si parla spesso, fa parte del nostro DNA, lo abbiamo nel sangue, nell’animo, nell’apparato vestibolare, nella maruga (nella testa insomma), nelle mani, nei piedi, per farla breve dappertutto. Arrivati ad un (in)certa età, capita a volte che di rock non se ne possa più, lo abbiamo scritto più volte, essendo una musica che ha quasi esaurito il suo corso, i grandi dischi e i grandi artisti rock sono sempre quelli. Ci sono giorni dunque che non si sa cosa ascoltare, sebbene si tenda a fare pulizia ad ogni cambio di luna e a sbarazzarsi della zavorra, si hanno centinaia di LP, migliaia di cd, decine di musicassette, chilogrammi di musica liquida (file flac sugli hard disk, gli odiosi mp3 nelle chiavette in macchina) e nonostante tutto non si sa dove andare a sbattere l’udito. Sono quei momenti in cui sembra di impazzire: si ha l’arte da cui si è ossessionati – quella creata in quel decennio stupefacente- a portata di orecchio e non si è più capaci di usufruirne. Si è convinti di non riuscire più a trovare pace, di naufragare nel disinteresse verso questo grande amore, quand’ecco che in successione arrivano quasi per caso momenti intensi di rock anni settanta fino al midollo.

Compagnia cantante

Un giovedì sera qualunque. La notte precedente l’ hai passata insonne, torni a casa dal lavoro, ti fai una doccia, ceni e ti butti sul divano. Cerchi di guardare la prima puntata di una serie TV che potrebbe interessarti ma dopo un quarto d’ora ti addormenti. Alle 22 ti svegli, sei rimbambito come un tocco (dal dialetto emiliano, Toc, tacchino), hai i calzettoni abbassati, i pantaloni della tuta tutti sbigolati, lo stesso sguardo espressivo di un branzino al forno, ma sai che se vai a letto non riuscirai a prendere sonno, non subito almeno, e allora cerchi qualcosa da fare. Vai nello studiolo, ti rendi conto che devi ancora sentire l’ultima versione bootleg che hai scaricato da dimeadozen di un concerto di uno dei tuoi gruppi super preferiti, un concerto registrato da un fan nel febbraio del 1976 a Goteborg e allora, visto che la pollastrella che vive con te è ancora sveglia ed è una appassionata di rock (quasi) come te, lo infili nel lettore e lo confronti con la vecchia versione in tuo possesso. Ascoltare un bootleg in qualità audience (diciamo 3/4 su 5) quando sei in quelle condizioni non è il massimo, senti l’inizio di un paio di pezzi e poi riponi i dischetti nelle loro custodie, ma intanto qualcosa è scattato dentro di te, una insospettata voglia rock inizia a farsi spazio tra i circa 100.000 miliardi di cellule che formano il tuo corpo. Dagli scaffali prendi il live ufficiale degli anni settanta del gruppo in questione, selezioni due pezzi lenti, che in apparenza possono anche sembrare simili, e ti ritrovi di colpo immerso in un godimento immenso.

In una manciata di minuti inaspettatamente riprendi a vibrare, ti sorprendi di quanto sia fantastico quello che stai ascoltando (anche se le versioni non sono impeccabili), di che rock imputanito esca dal tuo impianto e di come sia meraviglioso.

Bad Company live 1977 – The Summit Houston

Non c’è niente di più anni settanta di un gruppo di quattro ragazzotti inglesi tra i 27 e i 33 anni pieni di testosterone ripresi in un grande palasport del Texas, alle prese con pezzi lenti che parlano in modo semplice di amore, sesso, vita e del fatto di essere uomini semplici. Sono concetti espressi in maniera così lineare che paradossalmente si trasformano in poetica, magari tout court, ma comunque poetica. Il cantato passionale di chi trova pietre sul sentiero che sta percorrendo e brama il far l’amore per sottrarsi ai blues della vita, l’assolo ispirato e misurato in la minore, il bell’incedere di basso e batteria.

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Preludi chitarristici che formano malinconiche foschie musicali, il tema principale che verte sulle aspirazioni più essenziali dell’essere un uomo, comprensibili formule musicali che sotto la volta di un palasport texano e suonate davanti a 15000 persone diventano suggestioni che amplificano il valore stesso della canzone. Facile immaginare la scena, faretti colorati, vestiti da scena, luci e ombre che si rincorrono sopra le teste dei partecipanti e che fluttuano sul ritmo della musica.

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Ecco, vai a letto con una energia nuova, con un senso di beatitudine che riesce a spazzar via – almeno in parte – le fatiche psichiche e i blues della vita moderna. Dark Lord, thank you for the (Bad) Company.

(Il live della Bad Company sul blog: https://timtirelli.com/2016/05/11/bad-company-live-1977-1979-swan-song-rhino-2016-ttttt/)

Ali al vento

Pochi giorni dopo sei per strada per lavoro. Stonecity brulica di camion, di furgoncini, di suv. Ti fermi da un cliente, rientri in macchina e torni verso l’ufficio. Il lettore d’improvviso passa un altro momento anni settanta, anzi forse IL momento anni settanta:

Sitting In The Stand Of The Sports Arena
Waiting For The Show To Begin
Red Lights, Green Lights, Strawberry Wine,
A Good Friend Of Mine, Follows The Stars,
Venus And Mars
Are Alright Tonight.

Devi accostare, chiudi gli occhi e rivedi la scena: il ritorno in tour di un gigante del rock, il ghiaccio secco, i pianeti che si allineano in una delle più belle introduzioni di sempre, strumenti elettrici a due manici, il buio rischiarato dai faretti, bolle di sapone che riflettono le buone vibrazioni, il rock che canta se stesso, la meraviglia, l’enfasi, la decadenza e la ingenuità degli anni settanta assemblate in un unico contesto. Commosso, con le lacrime agli occhi ringrazi (e maledici) ancora una volta il Dark Lord che in qualche modo ti ha salvato (e rovinato) la vita (al tempo stesso).

The Lights Go Down – They’re Back In Town O.K.
Behind The Stacks You Glimpse An Axe
The Tension Mounts You Score An Ounce Ole!
Temperatures Rise As You See The White Of Their Eyes

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Sant’Anna

Venerdì, giorno di ferie. Hai qualche impiccio personale da sbrigare. Torni a casa, la pollastrella è ancora al lavoro. Avresti voglia di ascoltare qualcosa ma non ti va di certo di passare un’eternità davanti agli scaffali per decidere cosa mettere sul piatto. Lasci scivolare così nel lettore video dell’impianto TV un vecchio DVD che il tuo amico Paolino Lisoni ti aveva fatto tempo addietro. Non ti aspetti nulla, eppure non appena il primo chitarrista per cui perdesti la testa sale sul palco dell’Hammersmith Odeon inizi a sentirti vibrare. Il dolce vita bianco, il baffo prominente, la Yamaha scintillante, la camicia aperta di Tom Coster alle tastiere, l’esuberanza fisica del cantante Luther Rabb, le trame percussive che scatenano in te impulsi primordiali.

Basta un minuto di Carnaval per farti catturare totalmente. Sono gli ultimi giorni del 1976, L’album Festival è previsto in uscita con l’anno nuovo, il gruppo non ha più i membri leggendari del primo periodo (tipo Michael Shrieve ), ma la formazione è ugualmente straordinaria, la musica che il gruppo produce è di una bellezza e di una carica senza uguali. Ti senti quasi fortunato di non aver avuto l’occasione di assistere ad un concerto del genere allora, eri poco più di un imberbe ragazzino e l’esperienza ti avrebbe travolto. L’assolo di Dance Sister Dance che dal minuto 3:15 ti spinge verso pulsazioni universali, quel (jazz) rock in bilico tra nord e sud America ti riporta di botto tra le braccia di quella incredibile esperienza musicale che furono gli anni settanta.

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Revelations è uno dei tuoi pezzi preferiti, tocca le tue corde come poca altra aria sonora, lo stesso dicasi per Europa, uno dei gioielli e uno dei inni degli anni settanta qui forse nella sua versione definitiva.

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E allora così sia, giunti a questa età, con tutte le tribolazioni legate persino alla fruizione della stessa musica che ci ha creato, bastano questi brevi momenti per farci di nuovo andare tempo con il respiro universale. W il rock degli anni settanta, W quegli anni formidabili e irripetibili.

 

Leaves are falling all around … (The autumn moon lights my way blues)

9 Nov

Mi accorgo del volgere della stagione partendo tutti i giorni più o meno alla stessa ora dall’ufficio e arrivando alla Domus Saurea sotto un cielo dalla gradazione sempre più buia. Entriamo nella fase più matura dell’autunno, entra in vigore l’ora solare, i pomeriggi si fanno brevi, i pensieri più malinconici. Sento cambiamenti arrivare, ne annuso gli spifferi, cerco di tranquillizzarmi osservando il cielo, passeggiando per la campagna, meditando tra me e me sul mistero buffo della vita. Le distrazioni come sempre mi sono di grande aiuto, i (pochi) concerti degli Equinox, le uscite con gli illuminati del blues, le canzoni che ancora scrivo, le partite dell’Inter, gli ellepì che ogni tanto metto sul piatto, le giravolte che fa la pollastrella che vive con me e le chiacchierate che faccio col gatto Palmiro. Insieme a tutto ciò anche le faccenduole del quotidiano della mia vita blues.

Film: IL CITTADINO ILLUSTRE (El Ciudadano Ilustre – ARG 2016) – TTT½

Sono alcuni anni che i film d’autore argentini mi prendono e mi portano via con una determinazione che mi sorprende, cerco di non perderne nemmeno uno di quelli presenti su on demand di Sky.

Questo film ha come protagonista Oscar Martìnez e parla di uno scrittore che vince il Nobel e, a dispetto dei mille impegni e di una certa idiosincrasia per quel genere di cose, accetta l’invito del suo paesino d’origine affinché si rechi sul posto a ritirare l’onorificenza di cittadino illustre.

Nel film si tratta della differenza culturale tra lo scrittore e la gente del suo paese, si dipinge la grottesca realtà in cui certe piccole comunità vivono; a volte gli accenti con cui lo si fa sembrano surreali ma non lo sono.

Al film manca un po’ di spettacolarità, tutto è piuttosto sciatto, asciutto, assolutamente razionale e legato alla misera realtà che ci arriva dal punto di vista scenografico. Immagino sia una scelta voluta, ponderata, ma in cuor mio avrei preferito una pennellata di “cinema”, qualche cromatismo poetico per la Argentina profonda.

Comunque sia, buon film. Visto su SKY.

Film: CHE DIO CI PERDONI (que dios nos perdone  – ES – 2016) – TTT½

Film spagnolo visto su SKY. Roberto Alamo e Antonio De La Torre sono i bravissimi protagonisti di questo thriller/poliziesco, film che a tratti potrà anche disturbare ma che usa crudezza e realismo in maniera perfetta. Altro film da vedere.

Un milione e mezzo di fedeli stanno attendendo la visita del Papa a Madrid, nel 2011. In una città sorvegliata diverse donne mature vengono brutalmente violentate e uccise. Due ispettori sono chiamati a risolvere il caso in silenzio.

TEN YEARS GONE

Il pezzo che sto studiando per piacere personale in questi giorni è Ten Years Gone dei LZ, brano di Physical Graffiti. Le parti relative a strofa e “ritornello” le avevo nelle mani già da alcuni decenni, ma non avevo mai approfondito a dovere il resto.

Chi mi conosce mi ha sentito dire più di una volta che TYG è probabilmente la mia canzone preferita in assoluto. I malinconici accordi arpeggiati iniziali (LA e FA7+ con baso in LA) rappresentano perfettamente il mio essere blues, quelli poi che fanno da ponte tra la strofa e il resto definiscono in maniera netta i contorni della mia animuccia, quei LA/MIb°/MI-/RE7+/DO7+/ aprono non solo le porte al refrain ma anche a suggestioni emotive profondissime.

Il giro del ritornello gioca su LA / LA9 / RE col LA al basso/ RE-con LA al basso/, un piacevole ostinato che inquadra il refrain in un disegno musicale efficace.

Gli accordi che fanno da base all’assolo poi sono di una bellezza disarmante,  RE7+, DO col SOL al basso, SOL e quel MI-9 mi fa venire i brividi ogni volta che lo suono. Il MI della sesta corda è abbassato a RE, così la profondità di certi passaggi acquista maggiore forza.

L’assolo è anch’esso una meraviglia e diventa uno dei momenti più memorabili della solista di Page registrati nei latter days dei Led Zeppelin. Credo che Page fino al 1971/73 concepisse l’assolo di chitarra in maniera molto decisa, molto maschia, mentre negli anni successivi spesso gli assoli diventarono meno urgenti e presero a dissorlversi dolcemente in una sorta di abbellimenti chitarristici. Non sempre certo, gli assoli di Achilles Last Stand, Tea For One, Fool In The Rain e I’m Gonna Crawl ad esempio sono assoli in senso stretto, ma è indubbio che dal 1974 in poi seppe cambiare approccio.

Il giro del ponte (su cui risplende il RE6/9 suonato pennando dal basso verso l’alto su una 12 corde) poi altro passaggio strumentale di accordi indimenticabili: LA7+ / RE7+/SOL 7+ (SOL)/ DO7+/.

A questa costruzione meravigliosa va aggiunto il cantato di Plant e il relativo testo, uno dei più riusciti del biondo di Birmingham. Le armonie di chitarra poi consegnano questo pezzo agli archivi dove vengono riposti i capolavori.

THE DEUCE – serie TV

Deuce è una nuova serie in programmazione su SKY la cui ambientazione è una delle mie preferite: New York inizio anni settanta (in questo caso il 1971). Ho visto solo la prime puntate ma mi son bastate per capire che questo sceneggiato TV fa proprio per me. La New York che immaginavo quando ascoltavo i bootleg dei LZ di quegli anni, o che vedevo scorrere sotto i miei occhi quando guardavo certi film dell’epoca. James Franco (il protagonista), la musica nera imputanita, le miserie e le avventure di un pezzo di umanità dissoluta, disperata, protagonista delle canzoni di Lou Reed. Da non perdere.

Cat tales: STRICHETTO

Pochi mesi fa in una casa vicino alla Domus Saurea qualcuno ha preso un paio di gattini per allietare la vita delle figlie piccole. Evidentemente non se ne cura più di tanto, perché col tempo i due micro felini hanno cercato rifugio da noi. Il maschio (che ho ribattezzato Rodolfo) tende a stare alla larga perché Palmiro non gli permette di avvicinarsi più di tanto, mentre la femmina (che ho chiamata Strichetto), impudente com’è, si è intrufolata nella nostra vita e non riusciamo più a staccarcene. Palmiro non è contento, all’inizio le soffiava contro, adesso in qualche modo la sopporta, ma non apprezza certo la sua presenza. Le altre tre nostre gatte (Raissa, Spaventina e Ragnatela) la tollerano appena, le mandano segnali precisi alzando le zampe in modo inequivocabile, Strichetto si ritrae, si acquatta, ma non arretra.

Una volta sgattaiolata in casa, capìto dove teniamo le ciotole di Palmiro, la lettiera e che siamo due animalisti, si è accasata.

Strichetto – foto TT

Fin dalla prima volta, una volta saziatasi, mi ha fatto gli occhi dolci e  si è venuta a rannicchiare sul divano insieme a me.

Strichetto – foto TT

Strichetto – foto TT

In verità abbiamo provato a rimetterla fuori, lo scompiglio di avere in casa una gattina un po’ isterica, iperattiva, alla quale all’inizio non è stato dato evidentemente sufficiente amore e non è stato insegnato nulla, non è il massimo, ma l’indomani mattina ce la ritrovavamo in garage a chiedere attenzione, cibo e coccole.

Strichetto in garage – foto TT

Strichetto in garage – foto TT

Chi non vive con animali in famiglia fatica a capire, chi non li ama di sicuro leggerà con sufficienza queste righe, ma chi si sforza di non avere una visione antropocentrica ed è un amante degli animali come noi, sa che è davvero impossibile lasciare una gattina che miagola fuori dalla porta d’ingresso.

Strichetto e Rodolfo fuori dalla porta – foto TT

Al di là di tutte le facili battute su chi pubblica foto di gattini su facebook (lo riconosco, faccenda piuttosto melensa), se non hai un cuore di pietra ti risulterà assai complicato resistere agli sguardi di un/a gattino/a di pochi mesi.

Così ecco che Strichetto non appena si accorge che siamo a casa o che apriamo la porta, scatta come un diavoletto della Tasmania, si lancia dalla cancellata di quella che dovrebbe essere casa sua, percorre la distanza che separano le due case con una foga mai vista, si lancia sulle scale ed entra alla Domus in derapata. Si tuffa poi sulla ciotola di cibo di Palmiro, ingurgita tutto in pochi minuti, si lecca i baffi e inizia la sua danza isterica fatta di fusa rumorose, non sapendo se giocare con le varie cordelle che teniamo a portata di gatto, se saltarci addosso per mostraci il suo affetto, o rotolarsi sui tappetini in uno stato stato di beatitudine frenetica.

Passato un po’ di tempo si calma, mi cerca e viene a sedersi accanto a me mentre suono la chitarra.

Strichetto e la musica – foto TT

Palmiro è geloso, non lo vuol dare a vedere così si rifugia nello studiolo, guarda fuori dalla finestra e sospira.

Palmir fa finta di niente – foto TT

Palmir fa finta di niente – foto TT

Strichetto dorme un poco, poi la porto fuori e la lascio davanti alla cancellata della casa dove dovrebbe vivere. Torno verso la Domus Saurea, non faccio in tempo a chiudere la porta che lei si è di nuovo intrufolata in casa. La cerco e non la trovo. E’ sera, cerco un documentario su Rai 5 o un film su Sky, ed eccola che sbuca da dietro la TV. La guardo e rido, come si fa a resisterle?

Strichetto e la TV – foto TT

Strichetto e la TV – foto TT

Le serate si fanno fresche, mi metto un panno addosso, lei scende dalla tele, mi sale sopra, cerca la posizione giusta, poi si allunga e si lascia cadere in un sonnellino ristoratore, mentre continua a fare fusa che hanno gli stessi decibel di una betoniera in funzione.

Strichetto riposa beata – foto TT

Palmiro si sente trascurato, così al mattino gli permetto di stare a letto con me, sfrego il muso contro il suo e  mentre mi preparo lo lascio nella sua postazione preferita (la mia).

Palmiro, bed company – foto TT

La domenica pomeriggio – se non ho impegni – me ne sto a casa, se riesco cerco di recuperare un po’ di sonno, inutile dire che Stricchetto si accoccola immediatamente su di me.

“It’s the fantastic drowse of the afternoon Sundays” Tim & Strichetto – foto TT

La Ragni è molto gelosa, fino a poco fa era lei la principessina, la gatta col pelo lungo, bella e smorfiosetta. Così la prendo accanto a me e le dico che le voglio ancora bene, che dobbiamo cercare di andare tutti d’accordo.

La Ragni – foto TT

Come cantava Roger Taylor, l’assopimento della domenica pomeriggio è fantastico,

anche Palmiro ci prova, ma la presenza di Strichetto (e di Rodolfo) lo annoia, si sdraia in cortile e con i suoi occhioni sembra chiedermi “ma è proprio necessario averli tra le zampe?”

Palmiro: Domus Saurea daze – foto TT

Anche la Ragni mi lancia occhiate che sono tutto dire…

Ragnatela (aka La Ragni) – foto TT

Strichetto non se ne preoccupa, se non le apriamo la porta si arrampica sulla zanzariera della cucina, vuole stare da noi, non c’è nulla da fare. Vorrei evitare di convivere con un altro gatto (per giunta non mio) ma quando mi guarda coi suoi occhietti desisto da ogni proposito e da ogni veto.

Strichetto mi ama – foto TT

Qualche sabato fa c’è stato il derby Inter-Milan. Mi son posizionato sul divano in preda ai soliti tremori pre partita, Palmiro sale sul divano e Maurito segna il primo goal. Dopo un po’ arriva la Ragni e Maurito segna il secondo, verso la fine Saura apre la porta, Strichetto si butta dentro, sale sul divano,  si accoccola su di me e Maurito segna il terzo goal (quello della vittoria). Ora, io non sono superstizioso ma…

Tribuna Arancio Domus Saurea durante il Derby. Tim, Strichetto, La Ragni, Palmir – foto TT

Che ne sarà della nostra storia con Strichetto? Non è nostra, ma vive con noi. Ha da sempre un po’ di tosse, occorrerebbe farla vedere al veterinario, tra un paio di mesi poi bisognerebbe farla sterilizzare, ma chi se ne occuperà?  Ci mancava solo un altro blues peloso nella mia vita.

50 anni dalla scomparsa di Che Guevara

9 ottobre 1967 – 9 ottobre 2017  – 50  anni dalla scomparsa di Che Guevara. Mi chiedo cosa direbbe fosse ancora vivo oggi (avrebbe 89 anni) della situazione attuale… Popoli occidentali (e non) prede di un neoliberismo sfrenato, movimenti neonazisti che alzano la testa e si fanno sempre più audaci, patetici satrapi nord coreani che spaventano e rovinano il mondo lanciando missili negli oceani, la più grande potenza mondiale democratica (?) in mano ad un presidente scellerato, razzista, guerrafondaio, senza sensibilità alcuna e common sense free, la Russia in mano ad un padre padrone altrettanto discutibile, guerre di religione, regioni che chiedono la secessione da stati di cui ancestralmente fanno parte da 500 anni, popolazioni in preda ad un individualismo sfrenato e isterico. Fatico a capacitarmene io che da ragazzino negli anni settanta semplicemente pensavo che la società del futuro sarebbe stata migliore, figuriamoci un gigante come lui che riuscì in una impresa titanica. Che direbbe poi nel vedere che l’embargo economico su Cuba è ancora attivo? 188 nazioni contrarie, 2 astenute e solo 2 a favore (Usa e Israele) eppure el bloque ancora tiene per il collo la nostra isoletta preferita. Chissà come sarebbero tristi i suoi occhi di vecchio Comandante, tristezza mitigata forse dalla consapevolezza che ancora tante persone mostrano amore , rispetto e devozione per la sua figura, al di là della retorica e delle bandiere. Che uomo che è stato il Comandante Guevara! A 50 anni dalla sua scomparsa, laggiù in Bolivia, ancora mi commuovo – e al contempo mi rafforzo – se penso a lui.

The Boys Are Back In Town: CDA degli illuminati Del Blues

Si riunisce il CDA degli Illuminati del Blues, il board (composto da Tirelli, Simoni, Gilioli, Piccagliani, Lisoni e Cappi) si tiene al Bistrot Premiere di Locus Nonantulae, non riesco a farne a meno, almeno una volta l’anno devo trovarmi con la blusaglia in quel angolino medioveale del paese dove io e Lord Simon siamo nati. Le luci gialle e calde dei lampioncini, la Torre dei Modenesi che si erge sopra di noi, gli antichi portici di via Maestra del Castello (oggi via Roma), quell’atmosfera un po’ spaurita che hanno i paesi della provincia i sabato sera … non riesco a resistere. Il Bistrot Premiere è un ristorantino davvero carino sito dove negli anni della mia infanzia c’era la salumeria/drogheria Marchesi, a volte accompagnavo mia madre la quale mi comprava sempre un po’ di confettini colorati, e io impazzivo dalla gioia. Sarà che, pur essendo ancora ivi residente, non abito più nel paesello natio da 9 anni, ma ho sempre nostalgia delle stradine del minuscolo centro storico, così costringo anche i miei amici a ciucciarsi un po’ di quelle vibrazioni.

Prenoto a nome Stefano Tirelli, yep that’s me baby, ma sul tavolo trovo il biglietto col mio soprannome, la mia misera fama mi precede.

Bistrot Premiere – Locus Nonantulae

Ordino un piatto di passatelli in brodo, una delle minestre che più amo, originaria del territorio che va da Pesaro all’Emilia, a seguire filetto alla brace. Lambrusco grasparossa, poi il dolce e un rum con schegge di cioccolato. Al Bistrot Premiere non si rimane mai delusi.

Gli argomenti all’ordine del giorno: le prossime elezioni politiche, la legge elettorale, Jack London, la faccenda Weinstein/Asia Argento, il fascino di Berlino Est, la DDR, la Carmen di Bizet.

Parliamo naturalmente anche di Rock e durante le circumnavigazioni di certi pensieri, Picca arriva a dire: “il Rock è finito quando hanno inventato gli accordatori elettronici”. Io e Liso ci guardiamo e scoppiamo a ridere, sapendo perfettamente cosa intende il nostro amico. Ripenso a quando iniziai ad usarlo. Il primo lo comprai nel 1986, ricordo poi di averne visto usare uno dal vivo da Maurizio Solieri durante un concerto di Vasco Rossi nel 1983 al Picchio Rosso di Formigine. Oggi sembra impossibile pensare di farne senza.

Mentre discutiamo allegramente mi soffermo ad osservare i miei pards, siamo tutti pezzi (beh, pezzetti) di uomini eppure ci sembra di essere sempre gli inesperti ragazzi dei nostri vent’anni. Soppeso il 5 davanti alla nostra età e ricordo che quando una mia cugina, allora quarantenne, ebbe una liason con un cinquantenne, la cosa mi fece scalpore, ma come – mi chiesi – con un cinquantenne? Come ci siamo arrivati anche noi a quell’età nessuno lo capisce, eppure riverenti come sempre siam tutti qua, Tire, siamo noi, il poeta, l’assassino e sua santità, tutti fedeli amici miei …

Dopo il banchetto lasciamo il locale, ringraziamo i titolari, usciamo fare due passi e a parlare di quello che parlano gli uomini come noi. Fighe? Pallone? Politica? Dischi? Macché, crisi di panico, crisi d’ansia, le ombre tenebrose del futuro, valori del colesterolo.

The Boys Are Back In Town – Bistrot Premiere – Locus Nonantulae . L to R: Sir Lyson, Pike boy, Jaypee, Lord Simon, Steven Tyrrell, Riffy Betts. – Foto Valentina

Intoniamo così un ultimo blues e poi ognuno torna alla propria capanna.

Ol’ Man River, dat Ol’ Man River
He mus’ know sumpin’, but don’t say nuthin’
He jes’ keeps rollin’
He keeps on rollin’ along

THE WALKING DEAD – ottava stagione

Ho scritto qui sul blog che mai avrei pensato che una serie TV sugli zombi avesse attecchito sul mio animo, eppure sono diventato un grande amante di questa serie. E’ partita da poco la ottava stagione, i primi due episodi non mi sono apparsi granché, pieni di confusione e di qualche incertezza narrativa come sono. Vedremo come si svilupperà il resto.

FRIENDS WILL BE FRIENDS

Qualche giorno fa,  nella casella della posta elettronica una email da uno sconosciuto:

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Ciao Tim e perdona il disturbo…
 Ti seguo ormai da tanto tempo, prima sulle riviste di settore, ed ora sul tuo blog; adesso che anche io ho ceduto al fascino un po’ perverso di facebook, mi son detto che se proprio amici devo avere, meglio siano persone con cui avvero mi sento in sintonia, e questo è il motivo per cui ti scrivo.
Perchè sì, tu non lo sai, ma sei mio amico da un sacco di tempo: più o meno coetanei – e dio sa quanto dà da pensare questa nostra (in)certa età…-  interisti, stessa parte politica, e dai gusti musicali quasi sovrapponibili, magari un po’ più prog io e più blues tu…
E se Rick Wakeman è uno dei miei miti, Mike Ralphs non gli è da meno, oltretutto mio malgrado mi scopro anche tuo follower, nel senso che fino a poco tempo fa, ad esempio, Jack London era per me solo slitte, cani e grande nord e adesso invece …
Ma è soprattutto nelle tue riflessioni in cui trovo modo e motivo di fermarmi e ragionare, di sentire che molte delle domande che mi pongo, delle malinconie che vivo, delle passioni che coltivo, non sono in fondo merce così rara in un mondo e tra persone da cui talvolta è faticoso affrancarsi.
 Sì, credo che tutti noi abbiamo un lato più oscuro che per timori o pudori vari preferiamo tacere, parlarne invece aiuta ed è pure buon argomento di discussione, non c’è elemento nella vita che non meriti di essere rappresentato.
Leggendo di te, di tuo padre, delle difficoltà trovate e delle debolezze avute, mi sono trovato a rivivere i molti momenti passati con mia madre, le sensazioni provate, compresa quella triste e brutale consapevolezza che tutto stava per terminare.
Per quanto delicati, è stato liberatorio leggere di quegli argomenti, si può e si deve parlare di tutto, perchè in fondo su certe cose siamo molto più uguali di quanto pensiamo…
Due parole sulla musica: la prima consapevolezza di essere musicalmente “diverso” l’ho avuta alle medie, leggevo Ciao 2001 allora, e ricordo la notizia dello scioglimento dei Deep Purple.
Da lì in poi un exploit che è divenuto ragion di vita, dischi, riviste, concerti, ancora oggi se non mi dessi delle regole finirei con lo spendere lo stipendio in musica, brutta cosa le passioni, per quanto fondamentali, rimangono pur sempre la bright side di una erosiva malattia :-)
E di dischi a casa ne ho una montagna, Zep e Bad Company compresi, e su una cosa ti devo dare assolutamente ragione:  un’automobile senza lettore cd è davvero il segno del decadimento della razza umana.
E tu e Gianni Della Cioppa eravate e rimanete due delle mie letture preferite, per cui sì, sono contento di questa mia, e al prossimo concerto sarà un piacere offrire un calice a te e a Saura.
Ti ho visto a Piazzola al concerto di Nei Young, ma eri in compagnia e non mi sembrava il caso, adesso però, visto che da ogni cosa bisogna sempre saper tirar fuori il meglio, ne approfitto da par mio e ti chiederò quindi l’amicizia…
In bocca al lupo per tutto, provvedo subito a farmi sentire in fb e magari chissà, un giorno vengo pure a vederti live…
Ciao Stefano, un caro saluto che estendo a tutta la Domus Saurea, Palmiro compreso.
◊ ◊ ◊
Ecco, cosa dire? E’ bello sapere di avere amici così, gente che personalmente ancora non conosco ma che evidentemente avverte in maniera forte e decisa le affinità elettive e il senso di comunità sorto intorno a questo blog. E’ una soddisfazione sapere che i miei miseri scritti capitino sotto gli occhi e tra le pieghe dell’anima di gente così. Rob C, eye thank yew!

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Il derby: INTER – MILAN 3 a 2

L’inizio di stagione dell’Inter è a dir poco fenomenale. 11 partite, 29 punti, 9 vittorie e due pareggi. Nonostante ciò – pur essendo al secondo posto a due punti dal Napoli – siamo invischiati in una lotta dove 5 squadre 5 sono in pochissimi punti. Tutte le grandi – Milan a parte – stanno andando fortissimo. Campionato al momento davvero imprevedibile. Pur felice per il lavoro di Mister Spalletti, rimango guardingo, dentro di me faccio sogni selvaggi, ma tengo i piedi per terra, troppa sofferenza gli ultimi 7 anni e troppo in forma gli avversari con cui stiamo confrontandoci.

Se non altro mi godo i buono risultati degli scontri diretti, battuta la Roma all’Olimpico, usciti indenni dal San paolo contro un Napoli super e 3 a 2 nel derby contro il Milan (che fino all’ultimo se la è giocata). 3 goal di Maurito Icardi, l’ultimo al novantensimo. Gioia incontenbile, godimento massimo. Grazie ragazzi.

Inter – Milan 15/10/2017 – La Curva Nord – foto TT

Seguendo su facebook il cantastorie Matteo Pedrini, milanista tutto d’un pezzo, non posso non citare il suo commento messo sul social network in questione  a fine partita, io ho riso molto.

“Tanti nomi di divinità cattoliche seguiti da altrettanti nomi di animali da cortile. W il Milan. Lasciatemi solo.”

A pranzo con Doc

Doc vuole fare due chiacchiere, è un annetto che non ci vediamo, così decide che dobbiamo trovarci a pranzo in un giorno feriale. Il problema è che lui abita a Mediolanum e io qui sulle rive del Bondenus. Poco male, il mio amico è risoluto, si prende qualche ora, si butta sull’autostrada del sole e verso le 13 eccoci seduti ad un tavolo della clinica gastronomica di Herberia. Parliamo di faccende private e del Dark Lord, e mentre lo facciamo osservo questo mio amico in giacca e cravatta (Doc lavora in una avvocateria) e che si fa più di 300 km solo per potere offrirmi un pranzo. Che razza di amici che ho.

Clinica gastronomica Arnaldo – Herberia – foto TT

COOP TALES: il vecchio e la torta di crema pasticcera (Custard Pie Blues)

In questi ultimi tempi ogni sabato mattina andare alla Coop a fare la spesa per la settimana è un piacere. Certo, conta anche il fatto che amo fare le cose insieme alla pollastrella che vive con me, ma la Coop Ariosto di Regium Lepidi è stata da pochissimo ristrutturata e la nuova veste mi piace un sacco. Luminosa, spaziosa, armoniosa, potrei continuare con altri aggettivi a iosa, e percorrerla spingendo il carrello in queste settimane mi dà vibrazioni positive.

Coop Ariosto Regium Lepidi – foto TT

Anche i carrelli sono (finalmente) stati cambiati, ora abbiamo quelli rossi molto più funzionali (a Mutina, al Big Emily, sono anni che li hanno ma va beh).

I nuovi carrella della Coop di Regium Lepidi – foto TT

Attraverso i vari reparti, scelgo prodotti con cura e mentre lo faccio a tratti sono sopraffatto dai ricordi. Spesa alla Coop fatta con certe mie ex che non mi permettevano mai di scegliere i prodotti che volevo, e con certi amici. Rammento ad esempio che tra la fine degli anni ottanta e l’inizio degli anni novanta capitavo alla Coop con Tommy, il progetto che avevamo messo in piedi – la CATTIVA COMPAGNIA – era in pieno svolgimento, e tra un demo tape e l’altro, tra una canzone e l’altra, capitava di dover fare un po’ di spesa e allora non perdevamo occasione di osservare con attenzione giovani signore forse un po’ annoiate che mettevano in mostra le loro curve piegandosi nel cercar prodotti tra gli scaffali. Rido al pensiero di questi episodi della nostra giovinezza, e mi metto a canticchiare una delle canzoni che scrivemmo insieme.

Ritorno al presente mentre mi aggiro nei pressi del reparto gastronomia. In attesa di essere servito osservo un signore che sta cercando di comprare una torta nel banco panetteria; sembra abbia intorno agli ottanta anni, è solo e si vede benissimo che la decisione che deve prendere lo mette in difficoltà. Maschera tutto dietro un modo di fare vagamente scorbutico, parla con voce bassa e scura. Il commesso cerca di aiutarlo, le due torte su cui si è arenato sono completamente diverse, una tutta bianca e piena di panna, l’altra di cioccolato. Sembra infastidito da se stesso, non sa che torte pigliare, o meglio sembra preferire quella al cioccolato, ma valutati i prezzi sceglie la bianca, quella meno costosa. Avrebbe bisogno di una donna, in queste cose (e non solo ovviamente) di solito hanno una marcia in più, chissà se la sua l’ha persa, oppure se è putto (celibe insomma) o cosa. Mi chiedo per chi sia quella torta, per i suoi figli, per sua moglie, per suoi nipoti, per i suoi vicini, fatto sta che invece di 23 Euro sceglie di spenderne 15. Se ne va con un alone di rassegnazione, immagino stia pensando “tanto non piacerà a nessuno”.

Non mi piacere vedere vecchi soli, anche semplicemente alle prese con sciocchezze del genere. Per un attimo penso a lasciar uscire il supereroe Super Tim, quello di cui parlavamo nel post Autumnus” di qualche settimana fa, ma poi desisto, che avrebbe potuto fare? Il signore in questione magari avrebbe reagire in malo modo, che so “Tot ded chè, mo sa vot, s’pol savèr?” (Togliti di qui, ma cosa vuoi, si può sapere?). Ad ogni modo spero che la torta in questione non sia finita nella pattumiera.

Universale Economica Feltrinelli Classici Blues

Niente, non riesco a resistere, le nuovi edizioni di classici della letteratura della Feltrinelli mi fanno lo stesso effetto che anni fa mi facevano le deluxe edition dei cd rimastrerizzati. Cerco di resistere ma ogni volta che mi avvicino troppo ad una libreria ne compro un paio (visto anche i prezzi vantaggiosissimi.

Universale Economica Feltrinelli Classici: Robinson Crusoe e i Tre Moschettieri – Foto TT

Giradischi blues

E’ sempre più faticoso mettere su dei cd, oramai mi sento a mio agio solo se ascolto musica su vinile. Non è questione di qualità sonora – qui sul blog abbiamo scritto più volte che è indubbio che tra un cd e un lp presi dai master originali è il cd a vincere in prestazioni audio –  ma avere per le mani un LP, posarlo sul piatto, abbassare il braccio, prendersi venti minuti e assaporarsi in pace un’intera facciata, magari guardando i colori dell’autunno che come diamanti smeravigliano fuori dalla finestra e con due dita di Matusalem  invecchiato 15 anni in un bicchiere, beh è una sensazione bellissima.

Award-winning Marconi Bakery sul piatto – foto TT

The Tirelli Legacy fades away

Se ne va lo zio Mario. In 20 mesi 3 Tirelli della 4a generazione si sono diretti verso l’ignoto. Il vecchio Brian, suo fratello Tonino e ora anche Mario. Ora rimane solo una sorella di 86 anni. Ci siamo ritrovati a dire addio allo zio e un paio di miei cugini hanno fatto la stessa osservazione: “Ora Tim sei tu il più vecchio dei Tirelli”.  C’è ancora la zia certo, ma – seppur in forma – ogni tanto va in fuorigioco causa le nebbie date dall’età, così rifletto sulla cosa. Sono il più vecchio della 5° generazione, fui il primo ad arrivare tra i figli dei 5 fratelli Tirelli, è un dato di fatto, nessun dramma, però ci penso sopra, genitori e zii che se ne vanno e io e i miei cugini che ne prendiamo il posto. E’ il ciclo della vita, però sono sempre passaggi che ti turbano e che ti fanno capire una volta di più come il tempo scorra velocemente.

Ricordo con molto amore lo zio, ha sempre creduto in me, mi ha aiutato nel momento del bisogno ed è sempre stato paziente con suo fratello Brian. Una delle più grandi gioie della mia vita la devo a lui. Lido di Pomposa, inizio della seconda metà degli anni settanta, estate. Ero al mare, con noi anche gli zii. E’ una splendida mattina di fine agosto / inizio settembre, sono un ragazzino che sta per scoprire il rock e che è appassionato di fumetti. Spendo tutta la paghetta in “giornalini”, non posso permettermene uno “nuovo”uscito da poco più di un anno che però mi interessa moltissimo: Mr No. Entriamo in edicola, sono con Brian, e i suoi fratelli Renato e Mario. I grandi iniziano a chiacchierare con l’edicolante, io mi guardo in giro, in quegli anni le edicole sono un qualcosa di magico per me. Noto che hanno tutti i primi 15 arretrati di Mr No, li prendo in mano, li guardo con la stessa aria con cui qualche mese dopo guarderò gli ellepì di LZ, ELP, Johnny Winter e Free. Sono estasiato, Mario si avvicina “Che c’è Stefi?“”Niente zio, è che hanno tutti gli arretrati di questo fumetto che è da tanto che vorrei collezionare…sono bellissimi” . Lo zio avverte qualcosa nel mio sguardo e nel mio tono, così – mentre Brian è perso nei suoi discorsi con l’edicolante –  prende in mano i 15 numeri usciti sino ad allora, li compra e me li regala. Da quell’istante lo zio Mario, per me, un eroe.

Getting ready for Christmas 

Ho deciso di non fare il presepe questo dicembre, ogni anno interrogo me stesso circa l’eventualità di farlo, combattuto tra il mio ateismo e il dolce ricordo dell’infanzia, così stavolta opto per mettere in scena un quadretto della Londra di metà ottocento in omaggio al Canto Di Natale di Dickens. Mi gioco 60/70 euro in un batter d’occhio per comprare qualche casetta e statuina che mi permetta di ricreare un angolo del natale che ho nel mio immaginario. Anche qui sono sull’abisso della contraddizione, non sono esattamente un amante della Britannia, ma in attesa di trovare i pezzi giusti che mi permettano di ricreare una scenetta dicembrina dell’Emilia di inizio/metà secolo scorso, per quest’anno va bene anche il mio omaggio  a Dickens. (Continua – prossimamente su questo blog).

Getting ready for a Dickens mock up – foto TT

Getting ready for a Dickens mock up – foto TT

The Lucia Ganassi Emilian Experience

Novembre, Saura compie gli anni. Càpito da Lucia il giorno precedente al pranzo che faremo tutti insieme per festeggiare la nostra Yamaha Girl. Vederla all’opera ai fornelli mi manda in estasi e mi commuove allo stesso tempo. Odori, vapori ed umori dell’Emilia profonda, quella che si sta stemperando nella foschia del tempo che passa, quella che temo perderemo quando la generazione della Lucia deciderà di ritirarsi. Il vassoio di cappelletti, il ragù sul fuoco, il coniglio, la carne e le verdure che bollono e che presto produrranno il brodo, il magnete con la foto di Berlinguer attaccato al frigorifero, il dialetto reggiano stretto con cui interagiamo, i vetri delle finestre appannate dalle particelle di vapore acqueo rilasciato da ciò che bolle in pentola. Non  amo i localismi e i campanilismi, mi sento figlio del mondo o se proprio vogliamo dell’Europa, ma non posso dimenticare che sono prima di tutto figlio dell’Emilia, di Reggio Emilia. Long Live The Little Caps (i cappelletti insomma).

Lucy’s ragù di verdure

Lucy’s coniglio – foto TT

Il bollito di Lucy – foto TT

La Premiata Cappelletteria Ganassi – foto TT

 

FADE

L’alberello giapponese della Domus Saurea mette in mostra le sue foglie rossastre, come ogni cambio di stagione mi prendo qualche momento per rimirarlo.

Autumn 2017 at Domus Saura – photo TT

Autumn 2017 at Domus Saura – photo TT

Respiro l’autunno, misuro l’anno che sta finendo, mi chiedo cosa ho combinato in questi ultimi 12 mesi, che cosa porterà il futuro che di nuovo trovo incerto e fosco. Ogni tanto il sabato mattina mi metto in macchina di buon ora, avendo come detto ancora la residenza a Locus Nonantulae talvolta ho impicci da sbrigare in quella parte d’Emilia, così percorro le tangenzialine campagnole che si infilano sotto la coperta dell’autunno, in fronte a me il sole nella sua versione sbiadita,

Driving on a saturday morning thru Regium Lepidi countryside – photo TT

dentro di me il Tim bluesy che tanto mi assilla. Non c’è che una cosa da fare: fermare la macchina, cambiarmi d’abito e dare la mia esistenza in mano a Ittod, uno dei tre me stesso, quello disinvolto, iconoclasta e ready to rock. E’ così che le polveri della malinconia vengono spazzate via, che il corso dei fiumi torna a raggiungere il mare e che l’hard rock torna prepotente a dar vigore al maestoso respiro dell’universo. Baby I’m a bad man, now, now. Oh yes, yes indeed, indeed I am.

Autumnus

5 Ott

Nel giro di un weekend si è passati da una estate rovente all’autunno, per mesi non una goccia (o quasi) di acqua e all’improvviso settimane di maltempo. Inizio di settembre dunque impegnativo dal punto di vista meteorologico, anche se ora – ad inizio ottobre – il tempo sembra si sia regolarizzato. Giorni velati, giorni assolati, vigne ormai prossime alla sbalorditiva colorazione autunnale, umore interno che vira al blu dipinto di blu(es).

Nei dintorni della Domus Saurea – photo TT

Per tenermi a galla leggo Jack London, il nuovo capitolo della saga di Eymerich, seguo con la passione di sempre le partite della mia squadra del cuore, ascolto i dischi giusti e mi gusto qualche bel film, il tutto blueseggiando come sempre a proposito delle piccole grandi cose della vita.

  ♦  ♦  ♦

Film: CAPITAN FANTASTIC – TTTTT

Film davvero incantevole. Una famiglia sceglie di vivere un’utopia, isolata tra i monti e boschi vive lontana da capitalismo, consumismo, religioni e tutte le aberrazioni della vita moderna. Viggo Mortensen è superbo, così come la regia. Colonna sonora meritevole. Film da vedere a tutti i costi. Visto su Sky.

Film: DUNKIRK – TTT½

Pellicola che racconta dell’evacuazione di alcune centinaia di migliaia di soldati inglesi bloccati dai tedeschi sulle spiagge francesi, a Dunkerque. Pochi dialoghi e tre punti di vista differenti che si intersecano: terra, mare, cielo. Molto realismo, il sibilo delle pallottole, gli Spitfire in picchiata, i bombardamenti, il nemico che non vi vede quasi mai, poca enfasi e riflettori sullo spavento e sulla paura umana di fronte alla guerra e alla morte. Visto al cinema un tardo pomeriggio festivo.

Film: LA FORESTA DEI SOGNI – TTTT

Interpreti di gran livello (Matthew McConaughey, Naomi Watts, Ken Watanabe), un luogo – la foresta Aokigahara alle pendici del Monte Fuji – pieno di suggestioni oniriche (e, volendo, ultraterrene) e il percorso di un uomo atto a trovare la fine o un nuovo inizio dopo un evento che piega in due la vita. Film profondo. Nota: nel film, en passant, si cita Stairway To Heaven. Visto su Sky.

NATIONAL AERONAUTICS and SPACE ADMINISTRATION

Venerdì sera, sono fuori a cena con Lollo Stevens e Mister P., località Herberia in una pizzeria niente male; mentre siamo in attesa che qualcuno ci consideri, parliamo delle nostre faccenduole. Finalmente si avvicina un cameriere. “Buonasera, siamo in tre ma non abbiamo prenotato, c’è posto?” gli chiedo, in risposta ricevo un “Ma certo ragazzi, un bel tavolo ve lo trovo di sicuro”; soddisfatto della cortesia, mi interrogo sulla pronuncia del cameriere, un ragazzone in carne e non più giovanissimo, simile a quella della moglie di Bob nella serie dei cartoni animati BOB’S BURGER. Il “certo” diventa un “ciuerto”. Il locale come dicevo è carino, l’atmosfera giusta, la compagnia ottima. Pur leggendo il menù, io e Lollo non riusciamo ad evitare l’argomento musica, mentre Mister P ci ascolta paziente. Per un attimo ritorniamo sull’impressione che ci ha fatto il cameriere. Siamo in libera uscita, siamo tra amici, possiamo essere schietti e usare, tra noi, termini che potrebbero sembrare, ad altri, pecorecci ed offensivi. “Ma il cameriere … non sembra anche a voi un po’ troppo enfatico? Che sia una nuffia?” chiedo ai ragazzi, “magari è una nasa” aggiunge Lollo. “Nuffia” e “Nasa” sono due termini della lingua mutinense, quella della nostra città. Secondo il nuovo dizionario PICCAGLIANI, dicesi nuffia uomo con atteggiamenti e modi di fare femminili, che veste o sceglie oggetti (o bevande tanto per capirci) dal taglio non precisamente maschile, uomo insomma che ti fa chiedere “ci è o ci fa”? Citando il dizionario di cui sopra “a differenza della nasa che è omosessuale conclamato, la nuffia ha atteggiamento nuffiesco ma può anche non essere integralmente omosessuale. Molte nuffie hanno moglie e figli” .

Intendiamoci, niente di disdicevole questo non è certo un blog omofobo, tutt’altro, solo che – come abbiamo scritto più volte – l’enfatizzazione di certi comportamenti (siano per sottolineare i propri orientamenti sessuali o un certo machismo ad esempio) ci dà noia.

“Allora ruagazzi, avete deciso? Cosa vi porto di buello?” ci chiede Isidoro.

“Ecco qui le vostre pizze ruagazzi. Per chi era la birrua ruossa?” declama sottolineando il tutto con atteggiamenti inequivocabili. Lollo fatica a trattenere la risata.

Io mi chiedo sempre cosa sia che fa scattare comportamenti simili, quegli accenti ridondanti che trasformano tristemente il personaggio in questione in macchietta. Immagino che in passato essere omosessuali sia stata molto dura e che oggi – al di là della feroce omofobia che circola ancora in tanti, troppi starti dell popolazione – ci si senta un più liberi nel rivendicare in maniera esplicita le proprie tendenze sessuali e che sia quasi una liberazione, però che ci volete fare, il troppo a mio parere stroppia.

“Era tutto buono? Gruadite qualcos’altro?” ci chiede Isi.

Mentre ci porta il resto … “ecco qui il caffè e due bei … suorbetti”.

Ci guardiamo imbarazzati. Consumiamo, paghiamo ed usciamo.

“Ciuao ruagazzi, spero di rivedervi pruesto!”

A parte che, volendo, parlando di prendersi delle confidenze, “ciao” lo vai a dire a tua sorella, una volta usciti il verdetto è unanime: nasa!

GROWING OLDER

In macchina in giro per lavoro tra Stonecity e Scandilius. Passo davanti alla scuola elementare di Saint Little Anthony, bambini e bambine con grembiuli neri e bianchi giocano sui prati del cortile durante la ricreazione, d’improvviso – come una lancia che mi trafigge il costato-  mi sale vivido il ricordo di me stesso sui prati della scuola elementare di Locus Nonantulae alcuni decenni fa. E’ da sempre uno dei ricordi più vividi che ho. E’ primavera, sono in prima elementare, ho sei anni e felice gioco sul prato della scuola. Lo ricordo come un momento di gioia assoluta, uno dei primi gradini verso la scoperta del mondo. Il sole, la primavera, la natura, gli altri bambini e le bambine che giocano poco lontano, una certa libertà di movimenti al sicuro del cortile recintato. Lo vedo il bambino biondo che ero con gli occhioni aperti e il sorriso sulle labbra. Scuoto la testa, come sia passato tutto questo tempo proprio non so.

Kids playing in the elementary school yard from car window (Saint Little Anthony – Emilia Romagna –  Italy) – photo TT

Ritorno in me, sulla tangenziale circumnavigo rotonde curate e di un certo design, mentre osservo che sul costone di cemento del sottopasso qualcuno ha disegnato qualche cazzetto, e un talebano reggiano afflitto da campanilismo ha scritto “Parma merda”.

Prima della pausa faccio un salto al Sigma dove incontro la madre di un mio amico, le chiedo come va e come sta il marito (di 83 anni)

Ma sa, stiamo da poveri vecchietti…” mi risponde. Le faccio forza, “ma signora siete in forma, siete insieme, state bene, su, dovete essere contenti.”

L’altro giorno mio marito mi ha chiesto ‘ma come abbiamo fatto a mettere su tutti questi anni?’ Cosa vuole che le dica, è che gli anni volano via così’ in fretta…”

“Guardi che è un pensiero che faccio anche io con i miei amici, a volte non ci capacitiamo di come il tempo proceda veloce e dell’età che abbiamo raggiunto.”

“Allora, se mi dice che anche lei che è giovane fa questi pensieri …”

Ritornando in ufficio rifletto su come deve sentirsi un essere umano quando scollina una certa fascia di età e si avvicina al precipizio. Speriamo di scoprirlo.

Mangio un’insalata, qualche porzione di frutta e mi accingo a fare una delle mie camminate di qualche km tra i parchi di Stonecity, in caso vediamo di arrivarci il più in forma possibile a quell’età.

CAROUSELAMBRA

In questi giorni sto studiando CAROULSELAMBRA dei Led Zeppelin, così, per piacere personale. Come a volte capita quando cerco di inoltrami nelle foreste incantate del chitarrismo di Jimmy Page, la mia considerazione per lui si alza di una ulteriore spanna. Seppure sia un pezzo in apparenza dominato dalle tastiere e sebbene Page nel 1978/79 non fosse più lo splendido chitarrista dell’immaginario collettivo, la ricchezza e il fascino del suo lavoro sulla chitarra mi stordisce. E’ forse l’episodio del gruppo più prossimo al concetto di progressive, oltre 10 minuti di galoppate elettriche ed elettroniche, di cambi di tonalità e caroselli musicali. Di cosa canti Plant non lo ho mai capito, ma il suo fraseggio e le sue melodie sono indiscutibilmente piene di fascino. La parte lenta poi è sublime. Quell’alternarsi tra l’accordo di LA e quel DO7+ (suonato in seconda posizione col il sol al basso) è semplicemente magnifico. Quando poi Page tra un cambio e l’altro vi pennella qualche scivolata di chitarra l’effetto e ancor più incisivo. Penso alla prima volta che l’ ascoltai, nell’agosto del 1979, subito pensai avesse un ritmo troppo disco, ora sorrido a quella ingenuità, ma erano anni un cui la disco-music era dappertutto e un rocker come me (per di più ancora inesperto) soffriva. E ora guardatemi qui, 38 anni dopo, completamente irretito da quel pezzo e dai Led Zeppelin. Lo so, spesso scrivo qui sul blog che non riesco più ad ascoltare il Rock, ma poi arrivano momenti come questo e capisco quanto questa musica attorcigliata al mio stesso DNA sia per me un qualcosa di cosmico, di inevitabile. D’altra parte come riporta il titolo di uno dei dischi del Joe Perry Project: once a rocker always a rocker.

NB: I LZ e la Warner hanno ormai fatto togliere da Youtube molte delle versioni originali dei loro brani. Per Caroulselambra sono riuscito a trovare solo questa versione col missaggio provvisorio, presa dalla recente deluxe edizion dell’album di riferimento (In Through The Out Door del 1979)

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L’ITALIANO

Segnalo che con LA REPUBBLICA  (e altri 15 quotidiani) ogni sabato (fino a  dicembre) esce L’ITALIANO, volumetti  sul “conoscere e usare una lingua formidabile” e sappiamo quanto bisogno ci sia di rispolverare l’uso corretto della nostra lingua.

L’Italiano – LA REPUBBLICA

UN SABATO ALLA COOP (old lady money blues)

Giovedì sera, scambio di battute con mia sorella su Whatsapp “Guarda, ho un sonno che non ti dico, non vedo l’ora che arrivi il fine settimana così sabato posso rimanere a letto”, le scrivo.

Sabato mattina, apro gli occhi, guardo la sveglia: ore 3,40. Mi alzo, do da mangiare a Palmiro, faccio uscire Raissa e torno a letto.  Cerco di riaddormentarmi, ma è tutto inutile, rimango tre ore e mezza a rimuginare sui miei blues. Alle 7,30 fresco come un carciofino bollito mi alzo e mi preparo per andare a fare la spesa alla Coop di Regium Lepidi. La pollastrella che vive con me ride “ma che ci fai tutto pronto? La Coop apre tra 40 minuti!”.

Son fatto così, tutto sommato mi piace svegliarmi e mettermi in “ovra”, come diciamo qui in Emilia, di buon ora. Colazione nel nostro baretto e poi via a seguire la morbida scia del carrello. La ristrutturazione dei locali della Coop è ormai alla fine, il risultato mi pare ottimo. Il finto legno chiaro del pavimento, i muri e il soffitto bianchi danno nuove suggestioni che apprezzo molto. La nuova disposizione degli scaffali e dei reparti poi mi mette di buon umore, qualche cambiamento anche nelle piccole quotidianità non può che far bene, allo spirito e al cervello.

La Coop di Regium Lepidi ristrutturata con pollastrella in primo piano – foto TT

Devo essere il solo a pensarla così, perché sento molti avventori chiedere informazioni e lamentarsi con gli addetti.

Nel reparto elettricità sento una signora parlare a voce altra tra sé e sé, è affranta dall’alto costo delle nuove lampadine a vite piccola.

” 5 euro e 99… ma come si fa?” esclama col suo accento del sud.

“Eh signora, le nuove tecnologie hanno a volte costi più alti”.

“Sì ma io come faccio con la pensione? Ero venuta a cercarle anche ieri, ma non credevo costassero così, non avevo abbastanza soldi, così sono tornata oggi'”. 

Entra allora in azione SuperTim, il supereroe locale che accorre in soccorso dei bisognosi.

“Mi faccia vedere la vecchia lampadina che ha in mano signora, adesso vediamo se riusciamo a trovarne una meno costosa”.

In meno di un minuto la faccenda si risolve, la signora si impossessa finalmente due lampadine dal costo di 1,99 euro l’una, e così finisce per spendere 3,98 euro invece di 11,98. Il sorriso che le spunta in viso è la miglior ricompensa per il supereroe che, nella sua tutina bianca ornata da ricami di papaveri e draghi, si eclissa tra gli scaffali.

CIRCO MASSIMO – Radio Capital:

Orfano di Lateral – la trasmissione di Luca Bottura – pensavo mi sarei allontanato da Radio Capital, e invece devo dire che il programma di informazione radiofonica di Massimo Giannini e Jean Paul Bellotto, che in qualche modo ne ha preso il posto, mi piace davvero tanto. Condotta molto bene da entrambi, Circo Massimo mi riempie le mattine dalle 7 alle 9, dapprima in casa e poi in macchina sulla via del lavoro. Interviste fatte come si conviene, pochi sconti agli intervistati ma educazione sempre sotto controllo, parola agli ascoltatori, a politici e personaggi pubblici e a luminari di tutti i campi. Bottura mi manca e mi mancherà (adesso è su Radio Deejay dalle 19 alle 20 tutti i giorni con TUTTORIAL), ma Giannini e Bellotto  mi appassionano molto.

Jean Paul Bellotto – Radio Capital

GANASSI – cappelletti makers since 1940.

L’arrivo dell’avtunno (con la v) lo intuisco anche dal momento in cui la Lucia decide di fare cappelletti (per i non emiliani: in parole povere i cappelletti sono i tortellini di Regium Lepidi); La Lucy (come la chiamo io) chiama a rapporto le figlie Patrizia e Saura per alcuni pomeriggi dedicati alla sublime arte. Vedere all’opera la Ganassi Legacy è uno spettacolo, un momento commovente… è il cuore dell’Emilia che palpita.

La Premiata Cappelletteria Ganassi – foto TT

La Premiata Cappelletteria Ganassi – foto TT

BACK TO MY YOUTH

Dal punto di vista musicale continuo a stare ripiegato su me stesso. Non riesco a trovare nulla di eccitante nei dischi nuovi che escono, siano essi di nomi nuovi (o presunti tali) o di vecchie glorie. Del nuovo disco postumo di GREG ALLMAN ascolto due pezzi, il tutto mi basta. Temo di avere qualcosa che non va, così mi confronto col mio pard, il Pike boy, il quale mi risponde così:

“Vecchio, è un disco telefonato, suoni anonimi, interpretazioni svogliate, arrangiamenti banalissimi, prevedibilità. Prodotto da Don Was che ormai, si è capito, è uno che produce col Bignami in mano. Impossibile affezionarsi ad un disco così. Vedi Paul Rodgers con le covers Soul. Dovremmo produrla noi quella gente lì. Altro che cazzi. Disco da 6. Odio i dischi da 6. Preferisco i dischi da 3 meno meno”.

Non aggiungo null’altro, Picca descrive tutto molto lucidamente. E c’è ancora chi dice che il Rock non è morto.

Così mi ributto sui dischi della mia giovinezza. Mi lascio risucchiare dalla musica italiana che mi si infilò nelle fibre da ragazzino, mi faccio scorpacciate di De Gregori, Bennato, Piero Marras (Fuoricampo, quello del 1978 e non quello rifatto qualche anno fa, rimane uno dei più bei dischi del cantautorame italico), persino il primo di Fabio Concato, già … quel primo 45 giri del 1977 con A Dean Martin e Festa Nera fu un singolo importante per me e il mio amico Biccio (Lord Simon insomma). Arrivo fino a Loredana Bertè, quella del periodo 1979/83, quella che irretiva gli imberbi ragazzini come me. Quando torno al Rock internazionale lo faccio con i Cheap Trick di All Shook Up, col Bruce Springsteen di Live In Tempe 1980 o mettendo sul piatto il Greatest Hits/Live degli Heart, quello del 1980.

TT Stereo Choice: HEART Greatest Hits / Live 1980

The DELLA CIOPPA connection.

Chissà cosa ne direbbe Gianni Della Cioppa del mio appoggiarmi sempre ai vecchi dischi, lui vive, lotta e combatte per l’esatto contrario. Invidio quella sua forza, quella sua voglia di crederci ancora, mentre io – vittima della fredda razionalità – mi rifugio unicamente nei castelli musicali che mi sono costruito nella fine degli anni settanta. Lo incontro per una paio di faccenduole, il rendez vous si tiene a metà strada: Mantua. Faccio un po’ i conti, sono 29 anni che ci conosciamo, da quando – sotto l’ala protettrice di Trombetti e Riva … o almeno fu così per me – iniziammo a scrivere per la rivista musicale Metal Shock nel 1988.

Prendiamo un aperitivo insieme e chiacchieriamo dei blues della vita; prima di salutarci chiede ad Elena di scattarci un foto. Per l’occasione vuole avere in mano il cd della Cattiva Compagnia, il mio gruppo. Gianni è uno di quelli che come autore ha sempre creduto in me. Che Page lo benedica.

GDC & Tim – tardo settembre 2017 – Foto Elena

PFM a MODENA – 29 settembre 2017 

Arriva la PFM a Mutina, serata organizzata dal comune. Vado con Lollo Stevens, il Pike Boy e Mr Daniel Lazy. Dapprima una pizza e una Brùton bianca alla Smorfia 2 e poi via in piazza a vedere che combinano Di Cioccio, Djivas e Lucio Violino Fabbri. Il colpo d’occhio è notevole, l’atmosfera giusta, le vibrazioni niente male. Piazza Roma da quando è stata finalmente ristrutturata e trasformata è diventata uno degli angoli più belli della città. Aiutati da 4 comprimari il gruppo mi è piaciuto più di quel che pensassi. Certo, il chitarrista fraseggia alla Joe Satriani, Mussida non si rimpiazza facilmente, i due tastieristi non sono esattamente Flavio Premoli, ma nell’insieme lo spettacolo convince. Non sono un fan del gigioneggiare che Di Cioccio sfoggia sul palco, ma la gente è coinvolta dunque tutto ok. I classici della PFM, tre pezzi dal live del 1979 registrato insieme a Fabrizio De André e una paio di versioni rock di pezzi di musica classica. Se ad esempio Guglielmo Tell di Rossini ha un senso, anche petrché è dagli anni settanta che la suonano, Romeo And Juliet di Prokofiev è roba da centurioni con arrangiamenti kitsch e sopra le righe. Ma è solo un momento, la PFM seppur orfana di 2/3 elementi fondanti funziona. Un plauso a Lucio Violino Fabbri che è bravissimo e suona le cose giusta nella maniera giusta, e a Patrick Djivas che nell’assolo di basso di Maestro Della Voce inserisce il riff di Luglio Agosto Settembre Nero degli Area, omaggio nell’omaggio a Stratos.

PFM a Modena 29-9-2017 – foto TT

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Settembre dunque è passato, ottobre mi si apre davanti con tutti i suoi colori suggestivi e potenti , l’inverno è lì dietro la siepe, lo sento arrivare e così, come Zanna Bianca, non posso che puntare il muso verso gli astri gelidi ai quali raccontare le mie pene, i miei blues insomma. Auuuuhh auuuuhh auuuuhh …

A Rainy Day At The Races (Misano Moto GP Circuit 10 sept 2017)

14 Set

Pochi giorni prima del gran premio di MOTO GP di MISANO la Yamaha girl mi telefona e mi fa “Tyrrell, La Simonetta vuole andare a Misano a vedere Valentino, devo andare con lei, vuole che venga anche tu”.  La Simonetta è quella sua amica che quando vede Valentino per TV spesso esclama: “Io lo amo!”, oppure quando si riferisce a lui lo chiama “il mio gattone“. E’ una cosa che mi diverte molto, tanto che accetto. Beh, in verità lo faccio per Saura (anche perché così mi serve come moneta di scambio: “allora tu vieni poi a san Siro con me a vedere l’Inter”).

I posti della Bruttapela, la tribuna dei tifosissimi di Vale, sono esauriti da mesi, rimane qualche biglietto della Tribuna Misanino a 190 euro cad. Benché la cifra spaventi, spingo Saura all’acquisto. So quanto significhi The Doctor per la mia speed queen, so quanta passione per il Tavullia golden boy scorre nelle sue vene, voglio che per un giorno sia felice.

I biglietti vengono dunque acquistati e l’eccitazione inizia a salire, ma il blues è sempre in agguato, così un paio di giorni più tardi Valentino, durante un allenamento, cade e si frattura tibia e perone con conseguente stop di alcune settimane. Oltre al dispiacere per l’ infortunio, quando apprendiamo della faccenda iniziano a volare “so quante” (come diciamo noi in Emilia) madonne.

La delusione è immensa, Vale può dire addio al mondiale e noi possiamo scordarci di vivere una domenica palpitante; 400 euro spesi malamente, dannazione, ma dato che siamo uomini e donne di un certo lignaggio morale e di una certa disciplina, domenica 10 settembre alle 5 ci alziamo al suono della sveglia: si parte in ogni modo. Con noi, sulla freccia gialla di Borgo Massenzio, anche Simonetta e Maurizio.

Piove che dio la manda, fa freddo Vale non correrà ma entriamo ugualmente in autostrada. Fino a Cesena e oltre la pioggia cade incessante, tanto che fatichiamo a sentire la musica che esce dallo stereo.

Sulla A14 – foto TT

Alle 8,45 usciamo a Cattolica, mancano 5 km al circuito. Pensavamo che senza Valentino e con questo tempo terribile ci sarebbe stata poca confusione e invece … due ore di orologio per percorrere quei pochi km. La Yamaha girl è su tutte le furie, si perde i warm up e l’inizio della moto 3. Già stanchi e un po’ scossi finalmente prendiamo possesso dei nostri posti in seconda fila. Inizia a piovere forte. Non sono un appassionato del livello di Saura e Simonetta, conosco solo qualche pilota della Moto 3 così seguo distrattamente.

Misano World Circuit MOTO GP 2017 – Foto TT

MOTO 1 – Misano World Circuit MOTO GP 2017 – Foto TT

Lo stesso dicasi per la Moto 2. Sono uno di quei tifosotti interessati solo alla Moto GP quando corre Valentino. Piove a dirotto, non so come i piloti riescano a  correre, ho due giubbotti anti pioggia, uno addosso e uno sulle gambe. Sotto uno di essi il tablet sintonizzato su SKY GO per INTER-SPAL. Immagino che i veri appassionati di moto che ho dietro di me pensino “che sfigato quello lì, ma che viene a fare, stia casa a vedere il calcio”. E invece no, sono qui per accompagnare la mia motorhead woman e per testare la mia autodisciplina, come ho detto, alzarsi alle 5, fare molti chilometri, pensare di passare una giornata intera sotto l’acqua per un gran premio dove non corre The Doctor non è una cosa da poco.

Un giovane uomo passa vicino alla nostra postazione, mi guarda, mi lancia un’espressione di gaudio, chiedo spiegazioni, indica lo stemma dell’Inter che ho sul petto ed esclama “Giubbino meraviglioso”. Gli mando un bacio con la mano, lui mi sorride virilmente, alza l’avambraccio, lo muove stringendo il pugno e mi saluta. La fratellanza nerazzurra mi rinfranca l’animo.

Misano World Circuit MOTO GP 2017 – Foto TT

MOTO 2 – Misano World Circuit MOTO GP 2017 – Foto TT

E’ una pioggia battente quella che scende, siamo tutti inzuppati. Incredulo osservo gente uscita in pantaloni corti e infradito come fosse un calda giornata di agosto. C’è un padre con un bambino di circa 10, entrambi in sandali pantaloncini corti e maglietta e un paio di ombrellini. Mi chiedo come si faccia ad essere così imprevidenti. Sono giorni che le previsioni mettono pioggia e freddo, come si fa a portare un bambino ad un gran premio in una giornata del genere senza una felpa o un giubbotto? Il bambino trema. Fosse per me togliere la patria potestà al padre.

Ho le cuffiette del tablet nelle orecchie e gli occhi puntati su SKY GO, l’INTER batte una SPAL davvero combattiva e coriacea. 3 vittorie su 3 partite. Siamo partiti bene quest’anno.

Sono le 14, inizia la MOTO GP,  la pioggia pian piano smette. Dopo 3 (3!) ore sotto l’acqua, finalmente possiamo rilassarci un po’. Nonostante i giubbotti ho la felpa, i jeans e le scarpe inzuppate. Penso al povero bambino a cui il caso ha assegnato un padre snaturato.

Do un’occhiata in giro, le tribune sono piene, la stragrande maggioranza veste un cappello, una maglietta, una felpa di VALENTINO ROSSI , il popolo giallo nonostante tutto è presente (alla faccia di chi dice che ai fan di Valentino le corse in sé non interessano). Tifosi arrivati dalla Bulgaria, dalla Finlandia, dalla Francia, dalla Svizzera, dall’Austria …quanto amore che smuove quest’uomo.

Oggi tifo per Crutchlow. Di solito gli inglesi non mi stanno simpatici ma il vecchio Cal mi piace, corre con la passione di un animale selvaggio. E’ uno che cade ma che si rialza e torna a correre a testa bassa. Impreco quando passano i due spagnoli che hanno fatto il biscotto nel 2015, Marquez e Lorenzo per quanto mi riguarda devono andare a cagare, ma la Moto GP rimane uno spettacolo anche per un non super appassionato come me.

MOTO GP – Misano World Circuit MOTO GP 2017 – Foto TT

MOTO GP – Misano World Circuit MOTO GP 2017 – Foto TT

Lorenzo dopo qualche giro in prima posizione cade (boato del pubblico), Petrucci in testa fino agli ultimi giri viene superato da Marquez che purtroppo vince il gran premio. Alla fine ce ne andiamo subito. Raggiungiamo il parcheggio poco dopo e arriviamo all’autostrada verso le 15:30. Alle 19 circa siamo ancora a Imola. Ci sono un sacco di rallentamenti. Siamo spossati. Decidiamo di uscire e cercare lo stradone che passa per Budrio, quindi San Giovanni In Persiceto, Nonantola, Modena e finalmente Regium Lepidi. Sono da poco passate le 20 quando approdiamo alla Domus Saura. Dagli appennini nubi nerissime si fondono con la notte buia. Siamo stanchi e bagnati eppur ci tocca andare a cercare Palmiro. Avevamo chiesto al nostro vicino di farlo uscire verso le 15, pensavamo di trovarlo intorno a casa, ma non è così. Torna a cadere la pioggia, io e Saura con le torce in mano tra le vigne a cercare il diavoletto nero della Tasmania. Lo cerchiamo in lungo e in largo, ma niente. Dopo circa mezz’ora sentiamo due gatti che si azzuffano, ora è tutto chiaro: Palmir sta dando la caccia ad un gatto forestiero. Il problema è che quando è preda del call of the wild, dell’heat of the moment, è inavvicinabile. Altri venti minuti sotto l’acqua a perlustrare la zona da cui sono partiti le grida feline. Niente. Abbattuti e rassegnati ce ne torniamo verso casa, per trovarlo vispo e ringalluzzito davanti alla porta di casa con quel sguardo da “beh, che aspettate? Sono qui da un po’!”.

Mettiamo i vestiti da lavare, ci facciamo una bella doccia calda, un piatto di tagliatelle in brodo, due chiacchiere e a letto. Spero che il demone delle notti senza sonno stanotte non si faccia vivo, dopotutto it’s been a hard day’s night, I should be sleeping like a log.