Archivio | Tim’s blues RSS feed for this section

Thin man in the bathtub with the blues (malinconie meditabonde )

10 Mag

Parafrasando una frasetta presente sul terzo album di un gruppo a me molto caro, per i resoconti blues (musicali e non) presenti su questo blog devo dar credito alla piccola e derelitta casetta posta in riva al mondo, nel bel mezzo dell’Emilia, che chiamo Domus Saurea. E’ la casetta in cui vivo da 11 anni e benché nel mio cuore avrà sempre un posto speciale, è una casetta costruita – diversi decenni fa e con enormi sacrifici – in modo assai spartano, senza nessuna concessione alla comodità, tenendo presenti più le visioni proletarie di chi la fece edificare piuttosto che una qualsivoglia logica architettonica. Stanze piccole, spazi ristretti, minute piastrelle rettangolari dai colori improbabili e tutta una serie di caratteristiche dai tratti essenziali. E’ una casetta molto blues, forse è per questo che – per quanto mi piacerebbe avere le possibilità di renderla più user friendly – dopotutto mi ci trovo bene.

Quando poi gli spigoli della casetta in questione danno un po’ da fare ecco che – nel mio spirito – me la ridisegno e ridipingo secondo la mia visione delle cose. Prendiamo ad esempio ieri, a casa solo decido di farmi un bagno nella vasca e subito decompongo le asprezze del bagnetto della Domus e viro verso i sentieri che portano ai castelli che mi costruisco nella maruga. Il bagno si trasforma in una bathroom esoterica, grazie anche al Moët & Chandon che mi sono versato.

La realtà è diversa, nella vasca non c’è altri che un uomo magro con il blues, ma se noi esseri umani abbiamo sviluppato la capacità di vedere oltre e di inventarci – nei nostri pensieri – orizzonti alternativi ci sarà un perché.

Lascio così libero l’istinto e in men che non si dica mi riscopro meditabondo, assorto come sempre nei miei blues perenni.

La fine de La Repubblica

La Repubblica, quotidiano prestigioso e libero (checché ne dicano populisti e sovranisti) passa, insieme al gruppo Gedi, nelle mani di Elkann e Agnelli. Per quanto mi riguarda finisce l’epoca de La Repubblica. Cambiato immediatamente il direttore (Carlo Verdelli – scaricato con rudezza) con un moderato tendente a destra che snaturerà il cuore del giornale visto anche il tipo di editore (uno di quelli con atteggiamento molto “da padrone”). La Repubblica era da decenni il mio quotidiano di riferimento e lasciarlo mi costa tanto, ma non posso fare altrimenti. Oggi diventa uno dei troppi media in mano al gruppo Exor, gruppo che non voglio per nulla aiutare con i miei spiccioli. Abbandono anche l’Espresso, Huff Post e Radio Capital.

Nella vita tutto cambia, sono un uomo di una (in)certa età e lo so bene, ma è chiaro che un cambiamento del genere mi mette addosso una bella malinconia. Trovo riparo nel rafforzare il mio rapporto con Il Manifesto e nell’approcciarmi a Open (il quotidiano online di Mentana) e – udite udite – a Il Fatto Quotidiano. Sarà che ormai da tempo sono un seguace di Andrea Scanzi, ma lo trovo una delle poche pagine da leggere oggi in Italia. De Benedetti – arrabbiato con i suoi figli per la vendita appunto di La Repubblica agli Elkann – pensa di partire con una nuova avventura editoriale, un quotidiano che faccia concorrenza a la Repubblica e che si chiamerà Domani, quotidiano che – alla sua morte – passerà alla Fondazione omonima, al grido di “basta eredi!”. Partenza in autunno, su carta e sul web, vedremo un po’.

https://ilmanifesto.it/carlo-verdelli-minacciato-e-licenziato/?fbclid=IwAR0sNey44HD8QAc3h3VI3ZlbTiNa6JA2PLWYrCm8qbtE6l_yIlLk53uzvxM

Umberto Galimberti: adolescence blues

Rileggo una gran bella intervista a Galimberti che, con la sua consueta spumeggiante lucidità, analizza i tempi che stiamo vivendo con estrema accuratezza.

https://www.corriere.it/cronache/19_settembre_13/a-18-anni-via-casa-ci-vuoleun-servizio-civile-12-mesi-5e8e05f0-d65b-11e9-8d78-c16bbb32544a.shtml?refresh_ce&fbclid=IwAR1pvLhCyluGuH9gcMxKrRiR6USMYN652kXPX_rupKQy0X2DXyQ-qHZ5eLo

Future Blues

Il blues riguardo il futuro continua a tormentare. Già non bastava trovarsi all’improvviso uomini di una incerta età, già non era sufficiente essere stati costretti a cambiare lavoro ad una età veneranda, ecco che ci si mette anche il Covid19 a rendere il futuro economico nerissimo (per quasi) tutti. Il primo pensiero va alle vittime, e a chi ha perso genitori, congiunti, amici senza aver avuto nemmeno l’opportunità di star loro accanto sino alla fine e di salutarli prima dell’ultimo viaggio, è facile immaginare lo sgomento, ma è chiaro che non è possibile trascurare gli effetti che tutto questo avrà sull’economia. Certo, occorre cercare di evitare di deprimersi per faccende di cui non si ha il controllo, ma è chiaro che siamo e saremo tantissimi a fare le spese di questa pandemia.

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Electric Phase

La fase 2 mi fa paura, non ho una gran fiducia negli italiani; è chiaro che riaprire fabbriche, esercizi, musei e eventi è di vitale importanza, ma sapremo essere responsabili? Sapremo inoltre uscire dalla fase 1 indenni? Riusciremo a trovare forza e motivazioni per ributtarci negli ingranaggi del capitalismo?

c

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

I’Ve Been Nominated To Pick My 10 favourite Albums …

Su facebook anni fa scoppiò la moda di pubblicare le copertine dei 10 album preferiti di ognuno di noi, credo che al tempo fosse una cosa carina a cui tutti partecipammo, ma oggi è diventata una cosa insopportabile. Recentemente sono stato nominato più volte, ma mi sono rifiutato di aderire. Poi, un conto è pubblicare il visual dei 10 album e bona lè (come diciamo a Modena), ma c’è chi non si ferma a 10, e non riuscendo a distinguere quanta differenza faccia uno zero in più o in meno, si mette ad inquinare la propria bacheca, e quindi facebook, con centinaia di copertine di album, tra l’altro al 99% insignificanti. I peggiori credo siano i metallari, che sono quelli che più di tutti non riescono a capire la differenza tra capitoli importanti della la musica rock e capitoli importanti della propria vita. Ogni titolo è un capolavoro, ogni disco è fondamentale, la prosa che rigurgitano è fagocitata da iperbole. Non sono mica solo loro, intendiamoci, anche quelli legati al punk e alla new wave non scherzano. Se ne stessero sui loro blog a farsi le seghe (come faccio io) e a differenziare ogni brezza in una nuova corrente, invece che sfogare le loro manie di protagonismo sui social, perché anche lì un po’ di bon ton sarebbe necessario, almeno dopo averli frequentati e digeriti per tanti anni e capito come le cose dovrebbero andare e come ci si dovrebbe rapportare con queste piazze digitali.

Parlando di Zappa con Liso

Non potendo frequentare gli amici, rimango in contatto con loro tramite whatsapp, duo, messenger o email. Cerchiamo di evitare per quanto possibile l’argomento Covid19. Biccio mi scrive per dirmi che Willin’ dei LF è un pezzo “struggente e meraviglioso“, Pike mi informa – con l’ironia consueta che usiamo quando leggiamo di certe nuove uscite – che sta per essere pubblicata “una imperdibile antologia sestupla di Snowy White” (session man inglese che collaborò con qualche grosso nome), con Riff poi parlo di bootleg dei LZ, e con Liso parlo di Frank Zappa. Liso è uno che giunto a questi anni fatica più del dovuto a restare confinato dentro al recinto del Rock, tra i miei amici e quello che forse sperimenta di più. Saputo che mi stavo ascoltando Zappa In New York, mi scrive che sono giorni che non ascolta altro che Frank. Mi confessa che si è scaricato almeno 10 versioni di Black Napkins e che quando la sente “è sulla luna”. Entrambi conveniamo che Zappa non ha in dono il tocco e il senso fluente dei grandi chitarristi, ma quello che suona è spesso divino. Lui, la sua Gibson SG, quell’atteggiamento cazzuto e arguto e il computo totale del suo talento. Mica roba per mammolette.

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Addio a Florian Schneider e Little Richard

Negli ultimi giorni se ne sono andati due grandi della musica, Florian Schneider dei Kraftwerk e il Re del Rock And Roll Little Richard. Li ricordiamo con gratitudine.

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Sul Piatto della Domus

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Still Alive And Lowell

Nonostante cerchi distrarmi con altra musica, sono tuttora dentro la bolla Little Feat. Non passa giorno che non metta su un loro disco, un loro cd.

Ci sono cose così straordinarie che mi è difficile staccarmi da loro e da Lowell George in particolare. Quando parte Roll Um Easy ad esempio, come è possibile evitare di sentire il proprio animo versasi liquido dal balcone?

Il mio amico Athos mi scrive che “c’è quella frase degli angeli di Houston che mi ammazza tutte le volte”, Athos è un grande amante del genere (oltre che asso della chitarra slide) e degli Stati Uniti, io che invece ho rapporto conflittuale con gli States e forse sono un tipo più inquieto di lui mi perdo proprio dell’incipit …Whoa I am just a vagabond, a drifter on the run, the eloquent profanity, it rolls right off my tongue … sono solo un vagabondo, un naufrago in fuga, bestemmie eloquenti mi scivolano dalla lingua …

Il testo sgorga dall’america che mi affascina, quella poetica, innamorata e mascolinamente sensibile, ce ne sono poche di canzoni così belle e complete e sessualmente spiritose … suona quella concertina, sii tentatrice e piccola sono senza difese … cantando in armonia, all’unisono, dolce armonia, devo issare la bandiera e batterò il tuo tamburo …

Concertina

Roll Um Easy (Lowell George)

Whoa I am just a vagabond, a drifter on the run
the eloquent profanity, it rolls right off my tongue
And I have dined in palaces, drunk wine with kings and queens
But darlin’, oh darlin’, you’re the best thing I ever seen
 
Won’t you roll me easy, oh slow and easy
Take my independence, with no apprehension, no tension
You’re a walkin’, talkin’ paradise, sweet paradise
 
I’ve been across this country, from Denver to the ocean
And I never met girls that could sing so sweet like the angels that live in Houston
Singing roll me easy, so slow and easy
Play that concertina be a temptress
And baby I’m defenseless
 
Singing harmony, in unison, sweet harmony
Gotta hoist the flag and I’ll beat your drum

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Lowell

Searching for Juanita

e così, immerso in questo continuo fiume musicale dei Little Feat, mi metto alla ricerca della mia Juanita, chissà se esiste …

“I said Juanita, my sweet Jaunita, what are you up to?
My Juanita
I said Jaunita, my sweet taquita*, what are you up to?
My Juanita”

*Pussy in Spanish slang meaning “little taco”

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Fat Man In The Bathtub (Lowell George)

Spotcheck Billy got down on his hands and knees
He said “Hey momma, hey let me check your oil all right?”
She said “No, no honey, not tonight
Comeback Monday, comeback Tuesday, then I might.”
 
I said Juanita, my sweet Jaunita, what are you up to?
My Juanita
I said Jaunita, my sweet taquita, what are you up to?
My Juanita
 
Don’t want nobody who won’t dive for dimes
Don’t want no speedballs ‘cause I might die tryin
Throw me a line, throw me a line
‘Cause there’s a fat man in the bathtub with the blues
I hear you moan, I hear you moan, I hear you moan
 
Billy got so sad, dejected, put on his hat and start to run
Runnin’ down the street yellin’ at the top of his lungs
All I want in this life of mine is some good clean fun
All I want in this life and time is some hit and run
 
I said Juanita, my sweet Jaunita, what are you up to?
My Jaunita
I said Jaunita, my sweet taquito, what are you up to?
My Juanita
 
Put my money in your meter baby so it won’t run down
But you caught me in the squeeze play on the cheesy side of town
Throw me a dime, throw me a line
‘Cause there’s a fat man in the bathtub with the blues
I hear you moan, I hear you moan, I hear you moan

◊ ◊ ◊

Avvertenze: i termini inglesi usati vanno letti in senso ironico. Non siamo puristi, ma per questo blog l’italiano e le altre lingue romanze continuano ad essere le più belle del mondo. Grazie. Merci. Gracias. Obrigado. Mulțumesc.

 

La maglietta di Titti

3 Mag

Vivi con la pollastrella da 11 anni, la conosci da quasi 17, puoi dunque dire di sapere con chi hai a che fare, eppure ancora rimani colpito da certe sfumature della sua personalità. Tu, che sei tre uomini diversi come i lettori di questo blog sanno (Tim è il filtro tra il più riflessivo Stefano e l’impulsivo preda della furia iconoclasta Ittod), inizi a pensare che anche Polly sia tre donne diverse, sebbene i confini tra un paio di loro siano più sfumati, diciamo tra Saura e Ittodda (ma sì, chiamiamo quest’ultima così, visto anche che In Through The Out Door, l’album dei LZ, è forse l’album – insieme a Physical Graffiti –  che preferisce in assoluto).

Come sappiamo è una donna un po’ particolare: poche storie, pochi vezzi da femmina, poco spazio per il nonsense. Di primo impatto non ha atteggiamenti da femmina alfa, pare riservata, raramente sopra le righe, ponderata, ma la sua risolutezza, la sua concretezza emiliana e la sua determinazione mi fanno sospettare che sotto sotto sia una capobranco mica da ridere.

A volte non è semplice avere una compagna così, una che aveva – sino a non troppo tempo fa – un 250 Suzuki e una Yamaha 600 e che il sabato andava a correre in pista a Misano mentre la tua passione per le moto (da cross) si è fermata ai sedici anni sostituita da quella (totalizzante) per il Rock

Saura in pista a Misano 2

una che quando si organizzano le ferie occorre scegliere una località vicina ad un kartodromo in modo che possa sfogare il suo impulso (e talento) per la velocità e mentre lei corre in pista surclassando tutti i maschietti tu te ne stai sulle gradinate insieme alle fighe dei maschietti appena nominati cercando di non dar peso alla situazione.

Polly at Kartodromo Happy Valley – Romagna agosto 2018 – foto TT

Una che ha ereditato dal nonno Inigo una manualità speciale, essendo così in grado di far praticamente tutto: la marangona, la saldatrice, l’imbianchina, la trapanatrice, la carpentiera, etc etc, mentre tu annaspi –  filosofeggiando – nel chiederti il perché della vita cercando di mappare i sentieri delle profondità cosmiche …

Saura marangona – foto TT

Saura all’opera: modalità saldatrice- foto TT

una che ama i LZ alla follia e quando li ascolta mette a tutto volume Custard Pie, The Rover, Trampled Underfoot, Achilles Last Stand, Tea For One e Caroulselambra mica All My love, Thank You e The Rain Song. (Tra l’altro una che va matta per i pezzi più tenebrosi di Death Wish II, colonna sonora del filmetto omonimo composta dal Dark Lord)

Saura the hermit at the Coop – foto TT

Una che (ri)scopre gli Yes un po’ in ritardo e ne diventa fan accanita diventando in breve tempo uno dei punti di riferimento tra fan in Italia e nel mondo, riuscendo ad entrare più volte in contatto con la band stessa …

RW & Saura – Asti 8 july 2015 (Foto Tim T)

Saura e Jon Anderson – after show party – Hammersmith Odeon 19/3/2017 – Photo TT

Saura e Trevor – YES (ARW) Schio (VI) 19/07/2017 – foto TT

Una che individuata la moglie di un tuo amico come la compagna ideale per i viaggi, se ne parte almeno una volta l’anno per Londinium, una che quando siete in giro per il mondo si mette in modalità Lady Map (come la chiama il tuo amico Billy Fletcher) e ti guida attraverso che so, L’Avana, Palma di Maiorca, Glasgow e Londra (appunto) come farebbe un madre con un bimbo di 5 anni nel paesello in cui vive.

Subway stroll – Saura plays air guitar – Photo T

Una che – avendo anche un grande talento musicale – diventa il punto focale silenzioso dei tuoi gruppi pur suonando strumenti che raramente sono adatti alla leadership (basso, tastiere, mandolino), una che suonando in un tributo ai LZ pensa bene di fare come John Paul Jones e suonare contemporaneamente tastiere e pedaliera basso nei pezzi dove sono richiesti entrambi gli strumenti. Ci sono lettori che conoscono qualcun altro/a in Italia fare la stessa cosa? Una che ordina una piccola ghironda (l’hurdy gurdy insomma) da costruire, la mette insieme e impara a suonarla in un quarto d’ora …

CC Stones Cafè 17-01-2014 la reggiana dagli occhi di ghiaccio, the girl from Gavassae: SAURA TERENZIANI (foto di Simon Neganti)

Saura: keyboards and pedal bass – The Equinox – RE 10-3-2017

Una capace di tener testa – a volte superandoli –  all’anticlericalismo e all’estremismo politico di Ittod,  una che guarda la serie TV Vis A Vis e se ne esce con un “Zulema n.1 altroché quella figa di legno di Macarena” (e chi segue la serie in questione sa che razza di demonio sia Zulema), una che legge un’immensità di libri (compresi inaffrontabili saggi sulla questione mediorientale, sulla DDR, su Enrico VIII e su Maria Antonietta) rimanendo scevra da ogni riflesso intellettuale da radical chic, una la cui divisa ufficiale è costituita da felpa, jeans a campana e Adidas, una che non si trucca, che non sfoglia riviste di moda e che non guarda programmi da figa ...  a volte ti chiedi con che altra coppia potreste uscire, di cosa potrebbe parlare con la moglie di un tuo amico …

Insomma, per finirla, a volte vivere con lei è come farlo a fianco di una donna guerriera, una amazzone …

poi però ogni tanto tra Saura e Ittodda spunta Maria Saura e ogni volta è una sorpresa.

A parte il fatto che la pollastrella – per mia grandissima fortuna – è anche una cuoca molto brava, nella migliore tradizione emiliana e degna figlia di sua madre Lucia (altre personaggio di questo blog), ci sono momenti – nelle pigre domeniche mattina – in cui si mette a fare un torta, e allora la vedo sotto una luce nuova, come quando la vedo a piangere quando guarda un film dai risvolti sentimentali, oppure quando la sorprendo rivedere per l’ennesima volta i film “Tutti Insieme Appassionatamente” o “Mary Poppins”, ma forse il punto in cui capisco che è Maria Saura quella che ho davanti è il momento in cui la vedo indossare la maglietta di Titti … lei, quella che di solito sfoggia magliette di Valentino Rossi, Led Zeppelin, Jimmy Page, Bad Company, Yes, Rick Wakeman e Bafometto, si mette la maglietta di Titti!

Come direbbe Ittod, “una figa, alla fin fine, rimane sempre una figa“.

 

La maglietta di Tittti della pollastrella – foto TT

 

Il mio nome è Lowell

26 Apr

Io ancora mi sorprendo dell’incantesimo che la musica, e la musica Rock in particolare, continua ad avere sulla mia vita, di come l’impeto del Rock pervada ogni fibra del mio essere. Ricordo benissimo quando, più o meno 10 anni fa, Julia mi diceva quanto fossi maturo e illuminato e come sapessi vedere le cose nella più ampia prospettiva, questo mi lusingava benché la vivessi senza particolari meriti bensì come la condizione standard della mia maruga, eppure oggi mi sento così immaturo quando constato il fatto che sono un’uomo di una (in)certa età che – come una adolescente – ancora cita i testi delle canzoni (Rock e Blues) e si immedesima nei suoi musicisti (chitarristi in particolar modo) preferiti e passa delle fasi di quasi autismo (chiedo scusa se qualcuno troverà inopportuno l’uso di questo termine) musicale. Adesso sono nel “buraccione” (come direbbe Riff) Little Feat.

Little Feat 1975

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

I Little Feat mi arrivarono nella seconda metà degli anni settanta, qualcuno mi aveva registrato su una cassetta (mi par di ricordare fosse una Basf verde C90 o C120) il live Waiting For Columbus; allora non ero in grado di percepire tutta la loro grandezza, le sfumature della loro musica, il blend del loro Rock, l’irresistibile raffinatezza ritmica … a quel tempo le mie band americane preferite erano Johnny Winter And, Aerosmith, Van Halen, Edgar Winter’s White Trash, Eagles e ancora Allman Brothers, Heart, Cheap Trick e tra i nomi della nuova ondata Ramones, Devo e Television. Con la maturità arrivarono i mezzi per assorbire musiche più articolate o più rarefatte ma pur sempre pulsanti e maledettamente eccitanti. E’ così che i Little Feat si insinuarono nel mio animo, quasi senza che me accorgessi presero possesso del mio DNA e malgrado continuassi ad essere percepito dagli altri come un Hard Rock boy e parlassi poco o nulla di quanto mi stesse capitando, diventai un fan (silenzioso, appunto) dei Little Feat. E anche vero che, a parte la musica e le sensazioni, c’era poco da parlare, nessuno dei miei amici di allora aveva dischi dei LF (tutti erano presi dal Rock Inglese e ancora mi chiedo chi è che mi passò quella benedetta cassetta) e in più il gruppo si sciolse nel 1979 e dopo poco Lowell George, cantante-chitarrista-compositore principale nonché leader, morì di una attacco di cuore causato dall’uso di cocaina in una stanza d’albergo a Arlington, Virginia. Era il 29 giugno 1979, Lowell aveva 34 anni. Il gruppo aveva avuto un discreto successo, ma di fatto rimase sempre una cult band, durissima trovare in Italia articoli su di loro. Ricordo quello relativo alla morte di Lowell (forse su Il Mucchio Selvaggio) e pochissimo altro. Ancora non conoscevo Pike (Stefano Piccagliani insomma), altro modenese innamorato del gruppo (e – by the way – dei LZ), che poi diventerà amico stretto, blues brother, special guest di questo blog e mille altre cose.

Ad ogni modo mi sorprende di essere ancora qui – dopo tutti questi anni – a scatenarmi al ritmo irresistibile di Dixie Chicken e Fat Man In A Bathtube

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

o a struggermi e piangere nel seguire il mirabile quadretto pieno di malinconica speranza di Willin’, manifesto di ogni uomo di blues che si rispetti.

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Facile comunque citare i tre pezzi simbolo dei Little Feat e di Lowell George, tre pezzi diventati esempi mirabolanti di musica americana, anzi tre pezzi che sono essi stessi la musica americana, ma quello che mi avvince a loro è rappresentato anche dai brani più obliqui, le back roads del loro repertorio tipo Lafayette Railroad o Day Or Night

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

ma è tutto il loro catalogo 1970-1979 a stregarmi, e in queste settimane non faccio altro che ascoltarlo. Il loro Blues, il loro country, il loro Rock, il loro New Orleans feel, persino il loro Jazz Rock (deriva che andava poco a genio a Lowell).

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Amo quasi tutti i membri della formazione più conosciuta: Bill Payne (piano), Sam Clayton (percussioni), Richie Hayward (batteria), Kenny Gradney (basso) ma ovviamente è Lowell George a catturare il mio cuore. Già il nome è molto blues, Lowell … deriva dal francese e sarebbe un diminutivo della parola Lupo. Lupetto dunque.

E’ uno dei miei songwriter preferiti, uno dei miei cantanti preferiti (sì, va bene, Robert Plant, Paul Rodgers, Jerry Lacroix etc etc …sarò anche suggestionato dall’infatuazione del momento, ma che voce che aveva Lupetto Giorgio!), uno dei miei chitarristi slide preferiti (sì, va bene, Duane Allman, Ry Cooder etc etc … ma anche qui che razza di asso di slide guitar che era Lowell!) e una delle mie rockstar preferite (sì, va bene, Jimmy Page, Keith Emerson, Keith Richards … ma quell’atteggiamento e quella faccia tra il malinconico, l’incazzato, il pensoso e il I don’t give a fuck è una qualcosa di speciale.

Ora, è facile per il tipo di uomo che sono o che sono stato immedesimarsi in chitarristi il cui fisico possa in qualche modo sovrapporsi al mio … Jimmy Page, Johnny Winter …

Jimmy Page 1977

Johnny Winter “Johnny Winter (Columbia) 1969

ma Lowell George, ragazzotto californiano bene in carne che ha flirtato spesso con la bulimia, ha una costituzione fisica molto diversa dalla mia …

Lowell George

Lowell George

eppure eccomi qui così perso under his spell che venerdì mattina appena entrato in ufficio ho detto ad un mio collega:

“Buongiorno Marco. Stamattina chiamami Lowell, ok?”

E lui “come?”

“Lowell. Te lo scrivo su un biglietto”

Verso metà mattina si rivolge a me “Senti Tim, che codice ha il magazzino di … ?”

“Marco, come devi chiamarmi oggi?”

“Uhm, devo chiamarti Lo … Lo … Lo … “ guarda il foglietto che gli ho lasciato sulla scrivania “Ah sì, Lowell.”

I miei colleghi hanno una bella pazienza.

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

(Just Like) Starting Over (Ricominciare blues)

18 Apr

Da lunedì tornerò a lavorare in azienda e mi chiedo se saprò riabituarmi alla cosa.

Dopo un mese e passa di telelavoro, vissuto in tuta (e scarpe) da ginnastica (Adidas ovviamente) nella pace della campagna, con il mondo costretto a fermare i suoi ritmi infernali, riuscirò a rientrare nel meccanismo?

Ci si lamentava tanto di essere confinati nel proprio domicilio, di non potere più avere la libertà di andare dove cavolo ci pareva, ma adesso che lo spirito si è abituato e modellato alla nuova condizione, chi è più idoneo a ributtarsi nella mischia? Certo, la “fase 2” non è ancora iniziata ma il confine sembra sempre più vicino.

Dopo un mese passato così, tra strade deserte, automobili sparite, attività industriali chiuse e la dissolvenza degli umani, i 40 metri sul livello del mare di Borgo Massenzio sembrano gli 8091 metri dell’Annapurna tanto l’aria è frizzante, lo skyline di questa campagna proletaria dove vivo mi appare ora simile a quella della Uinta National Forest dello Utah.

Uinta National Forest – UTAH

La fauna che mi par qui di vedere sembra composta da castori, aquile e orsi, i vicini prendono le sembianze di membri della tribù dei Crow,

Il capo dei Crow in Jeremiah Johnson 1972

la pollastrella ha ormai la fisionomia di Swan, la moglie nativa americana di Jeremiah Johnson

Delle Bolton as “Swan” – Jeremiah Johnson 1972 –

e quando mi guardo allo specchio più che l’uomo di blues miserello che sono vedo, appunto, Jeremiah Johnson.

Robert Redford in – Jeremiah Johnson – 1972

Come ci lascia andare alla suggestione eh? Basta un mese di stop alla vita modello capitalismo selvaggio e si ritorna alla natura, agli uccellini che cinguettano come non facevano da tempo all’interno delle città, all’erba che ricresce tra le fughe dei ciottoli delle piazze, ai lupi che si aggirano nei dintorni di piccole frazioni (a due passi due dalla Domus Saurea)

ai cervi che passeggiano indisturbati per comuni reggiani tipo Albinea.

E dopo tutto questo, rituffarsi nel vortice lavorativo e nel quotidiano logorio della vita moderna appare senza dubbio problematico; è come se Jeremiah Johnson dopo aver finalmente fatto pace con i Crow fosse dovuto tornare al trambusto (e siamo circa a meta del 1800!) della pianura e lasciare la sua indole da Mountain Man.

Gli uomini di blues tuttavia sanno sfidare le asprezze della vita e affronterò dunque anche questa, sempre che in questo fine settimana non mi venga voglia di riempire lo zaino con carne secca e borracce d’acqua, prendere con me il fucile e le trappole, caricare tutto sul mulo, salire a cavallo e andarmi a dissolvere in appennino.

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

 

Tagliando i cespuglietti d’erba ribelli (irrequietezza blues)

12 Apr

Mi sale l’irrequietezza, che a dire il vero è la condizione standard del mio essere (si sa, sono un uomo di blues) ma che di questi tempi, vissuti confinati in casa con ancora meno aspettative del solito riguardo il futuro, diventa quel velo di crepe nere da indossare di cui ogni tanto parlo. Ho più tempo per pensare, per coniugare in prima persona il verbo struggersi, per giocare insomma con la mente e i suoi tarli. La percezione del limite di cui parlavo al tempo in cui frequentavo Julia si fa più intensa, tutto diventa relativo, l’insoddisfazione per quello che ho combinato nella vita (cioè nulla) diventa sempre più ingombrante e ho la netta sensazione – per usare una frase che ho scritto ieri a qualcuno –  che la mia vita assomigli ad un continente sempre meno solido che va sgranarsi in piccole isole lacerate dal vento.

La pollastrella coglie al volo le mie paturnie e così, dall’unica uscita settimanale per la spesa, torna con un ovetto di pasqua che mi rinfranca (per un paio di minuto) lo spirito.

Inter egg – photo TT

Ma la pasqua è anche fonte di altra insofferenza, perché anche quest’anno ricevo parecchi messaggi d’auguri, a sfondo religioso o dalla grafica kitsch, e invece di essere grato alla gente che si prende la briga di farmi sapere che mi pensa mi chiedo se chi mi invia tali cose abbia la minima consapevolezza di chi io sia; già, perché il senzadio che sono tende ad innervosirsi quando l’aspetto religioso inonda il quotidiano. In questo periodo i tre uomini che sono (lo ricordo per i meno attenti: Stefano/Tim/Ittod) sono in perenne combutta, Tim riesce a stento a gestire il più riflessivo e formale Stefano e l’impulsivo preda della furia iconoclasta Ittod, ed è quest’ultimo che in queste ore tende a sopraffare gli altri due. E’ facile immaginare in che modo reagisca Ittod quando riceve le immagini di coniglietti, di ovetti colorati e del figlio di vostro signore che risorge … corre a sacramentare in aperta campagna per poi mettere su certi bootleg per tentare di contenere il furore trasgressivo.

Led Zeppelin Abscence – photo TT

 

Tim cerca così di tornare al comando, con l’aiuto di sua sorella che si limita a scrivergli “Buona festa Timone” e Ivan Graziani.

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Ma la primavera del mio scontento, tanto per citare John Steinbeck, continua, ci si mette anche la pizza (ordinata alla nostra pizzeria locale preferita) che arriva fredda e sottosopra. E’ vero, io e la pollastrella viviamo nel posto in riva al mondo, in una stradina stretta stretta con la numerazione sballata (prima della Domus Sarua col numero civico 1 ci sono due case, costruite in un secondo momento, che hanno la numerazione 1/1 e 1/3) però se nella ordinazione scrivo indicazioni molto dettagliate, non puoi impiegare un quarto d’ora per fare 900 metri con Stefano al telefono che ti segue metro per metro. Capisco che consegnare pizze a domicilio sia una cosa nuova per una pizzeria di livello come la vostra, però … così finisco per mangiare una Regina alta – che di solito è uno spettacolo – che sembra una pasta tiramolla che solo la Weiss media (tiepida) riesce a fare scivolare lungo l’esofago.

Cerco riparo nell’ultimo numero di Ken Parker nella versione riproposta da La Repubblica-L’Espresso 2020 …

Ken Parker – edizione La Repubblica-L’Espresso 2020

e provo a distrarmi concentrandomi su una foto dei LZ a Preston il 30 gennaio 1973. Chissà cosa avrei provato io avessi avuto la possibilità di essere lì. Già dal 1970 il gruppo in America era abituato a riempire arene indoor da 20.000 posti come il Madison Square Garden (addirittura due volte lo stesso giorno come accade quel settembre) e il Los Angeles Forum, eppure in Europa nel 1973 ancora saliva su palchi più adatti ai gruppi di Tim Tirelli che a loro.

Led Zeppelin – Preston, UK, 30/01/1973

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Il turbamento persiste, salgo in soffitta, tiro fuori dalla custodia la mia Les Paul numero 1, rispolvero un vecchio amplificatore a malapena funzionante, attacco il distorsore e mi lancio nelle mie fantasie, accennando riff del Dark Lord, di Johnny Winter e di Mick Ralphs.

TT’s number 1 Les Paul – foto TT

Nel tardo pomeriggio decido di fare due passi nelle campagne desolate dietro alla Domus. Come sempre sono ossessionato dalla mia visione blues dei paesaggi, delle costruzioni e manufatti umani. Vecchie pompe in disuso, steccati di eternit usurato, chiuse arrugginite incastonate su fossi mentre il sole filtra tra vecchi pioppi e splende nella pigra ora del meriggio sulla stradina che riporta alla Domus.

Borgo Massenzio desolate waste – photo TT

Borgo Massenzio desolate waste – photo TT

Borgo Massenzio desolate waste – photo TT

Borgo Massenzio desolate waste – photo TT

Borgo Massenzio desolate waste – photo TT

Deciso a stancarmi il più possibile nell’intento di sbarazzarmi di me stesso, inizio anche a tagliare i cespuglietti d’erba ribelli che il trattorino non riesce a radere. Smetto poco dopo, non si è mai visto Johnny Winter far quei lavori qui!

tagliando i cespuglietti d’erba ribelli – Domus Saurea aprile 2020 – foto Saura T

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Rientro in casa, una doccia e un Southern Comfort spero mi diano un po’ di pace.

blowin’ the blues away – photo TT

Guardo fuori dalla finestra la luce aranciata del pomeriggio e so che a questo punto solo una cosa può sistemarmi l’animo … già, solo con il lato 3 di Physical Graffiti a manetta lo spirito inizia ad essere meno tenebroso. Sono solo in casa, apro le finestre, l’aria prende a circolare tra le stanze, la brezza tiepida della primavera pomeridiana profuma di vita, alzo il volume e lascio che la musica inondi il mio animo e le campagne circostanti.

Domus Saurea open windows – foto TT

Domus Saurea open windows – foto TT

E poi uno si chiede, ma come mai sei così fissato con i Led Zeppelin? Non è una fissazione, è semplicemente l’ancora che mi tiene al riparo nella baia quando il mare è in tempesta, è il fuoco che mi scalda quando arriva l’inverno glaciale sull’anima, è l’acqua che spegne la mia autocombustione naturale, è la torcia che mi guida tra le tenebre sino a casa , è la vita che pulsa nel petto, è la bussola che evita il vagabondare senza meta tra i sentieri dove gli altri non vanno, e la risposta ai quesiti ancestrali, è la forza che fa andare avanti quando raggiungi l’età della paura, è la neve che attutisce il frastuono, è la potente onda oceanica che trasporta in altre dimensioni, è il mio modo di pregare, ovvero quietarmi e confidare nel mistero dell’esistenza, è infine la consapevolezza che, malgrado a volte il loro corso  possa cambiare, i fiumi sempre raggiungono il mare

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

 

 

 

Walking blues

29 Mar

Sopravvivere, ecco cosa si cerca di fare di questi tempi, sopravvivere al futuro che appare più tenebroso che mai, con la salute che pare alla mercé – oltre che del proprio DNA – di questo nemico inavvertibile chiamato covid19, con la situazione lavorativa e quindi il futuro economico che sembra sotto la cappa di cieli cupi e neri come la pece.

photo Lanah Nel

Possono aiutare i due passi fatti lungo la stradina campagnola chiusa in cui si abita; non s’incontra nessuno se non qualche riccio che curioso annusa la primavera, qualche lepre che furtiva s’invola nelle vigne non appena ci si avvicina e il gattino nero che come ogni giorno – accoccolato sul pratino dinnanzi la casa di un vicino – osserva il suo piccolo mondo.

Possono aiutare vecchi cofanetti Chess di Muddy Waters, dove anche pezzi meno noti come Evans Shuffle riescono a dare quella carica necessaria per rimettersi in moto, d’altra parte lo diceva anche Johnny Cash … get rhythm when you got the blues.

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Non è consigliabile stare troppo attaccati alle TV generaliste … la Rai è inondata da programmi a carattere religioso, sembra più la tivù di stato del vaticano che quella di una Repubblica che dovrebbe essere laica e scevra da certi condizionamenti e superstizioni, e le altre tivù commerciali hanno già fatto sufficienti danni negli ultimi quarant’anni per regalargli altro tempo.

La protezione civile snocciola ogni giorno cifre inquietanti, il governo cerca di fare del suo meglio mentre le opposizioni si rivelano ancora un volta quello che sono. Il Presidente della Repubblica Mattarella, come spesso capita, sembra il più lucido, al contempo istituzionale ed empatico, luce guida di un paese in affanno ma che comunque prova a dare il meglio di sé in una situazione difficilissima. Non mancano le pecche tipiche di noi italiani, ma non si può non notare una maturità per certi versi inaspettata da parte di un grossa fetta della popolazione.

Sì perché non è poi che nelle altri parti d’Europa e del mondo stiano facendo granché meglio … basti pensare alle parole e ai comportamenti del premier inglese, del presidente americano, del presidente brasiliano e di altri leader sparsi qua e là. L’Europa poi è a un bivio, se il nord si intestardisce sulle algide ed egoistiche posizioni su cui si sta arroccando, sarà la fine di quel progetto (non del tutto riuscito) che faticosamente si è cercato di tenere in piedi dal 2002 (se non proprio dalla sua nascita, il 1957).

E’ bene provare ad essere cittadini coscienziosi, anche se a volte si ha l’impulso di ritirarsi e andare a dissolversi in una valle innevata e magari giocare a fare Jeremiah Johnson.

photo Albert Laurence

Ma poi si torna sulla terra, come si può pensare di tenere testa a Corvo Rosso con le proprie Adidas (o Puma), i propri fularini (foulard) e con l’abbonamento a Netflix di cui sembra non si riesca più fare a meno?

Così, non resta altro che bardarsi come meglio si può e uscire (per la prima volta in 20gg) a fare la spesa.

Tim pronto per la spesa – Marzo 2020 – foto Saura T.

Nessuna macchina in giro per le stradine di campagna, qualche veicolo per le strade della città, poca gente al centro commerciale. Il parcheggio al coperto poco illuminato, a parte il supermercato tutti gli altri negozi chiusi, gli avventori in fila distanziati un paio di metri gli uni dagli altri per entrare (5 alla volta). Atmosfera da The Walking Dead. E chi l’avrebbe detto che si sarebbe vissuto un periodo come questo?

Centro Commerciale Ariosto – Regium Lepidi – Marzo 2020 – foto TT

Come ogni donna e uomo di blues che si rispetti si cerca dunque di passare il tempo come meglio si può: facendo un poco di esercizio fisico, leggendo, ascoltando LP, mettendo le mani sul manico della Les Paul, guardando serie TV e scrivendo i nostri writes of springtime alla luce aranciata del pomeriggio.

La luce aranciata del pomeriggio – Domus Saurea marzo 2020 – foto TT

I woke up this morning, feeling round for my shoes
Know ‘bout ‘at I got these, old walking blues
Woke up this morning, feeling round for my shoes
But you know ‘bout ‘at I, got these old walking blues

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

SERIE TV: The Outsider (HBO 2020) / The English Game (Netflix 2020)

Quest’oggi ne segnaliamo un paio:

  • The Outsider è tratta da un libro di Stephen King, ed è una serie fatta bene. Mistero, horror e spavento.

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

  • The English Game pare un po’ retorica, ma parla degli inizi del Football – là in Britannia sul finire dell’epoca vittoriana – e dunque l’abbiamo guardata con piacere

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

In casa a guardar film e a cercare di lenire i blues

Sky, Netflix, Prime Video, Disney Plus (sì, la pollastrella ha voluto anche questo, per la bazza legata a Star Wars), Tim Vision, Raiplay … ce ne sono di posti dove stanare il film giusto, ma in quei giorni in cui tra le decine di film a disposizione non se ne riesce a trovare nemmeno uno che faccia al caso proprio (esattamente come quando si rimane imbambolati davanti alle centinaia di LP, CD o musicassette senza sapere che titolo scegliere) ecco che si rispolvera IL film, quello in cui i tre uomini diversi che siamo si fondono, si completano e si trasformano nell’uomo che vorremmo essere.

Guardare IL film – Domus Saurea marzo 2020 – foto TT

Jeremiah Johnson

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Perché Tony Banks ha quasi sempre evitato di suonare dal vivo l’introduzione di Firth Of Fifth

Gli uomini di blues ogni tanto si domandano perché Tony Banks, il fighetto da scuola privata Charterhouse School che voleva pezzi del suo gruppo in classifica, fosse così restio a suonare dal vivo l’introduzione di Firth Of Fifth, bellissimo pezzo contenuto nell’album dei Genesis Selling England By The Pound. Ad un certo punto – diciamo più o meno dal 1976 – le performance dal vivo del brano persero la famosa intro di piano e iniziarono di colpo col cantato di Collins (che fu di Gabriel). Il fatto è che Tony Banks, musicista che faceva parte di una delle 3/4 più grandi band di prog rock del mondo, dal punto di visto tecnico era un gradino (forse due o tre) sotto Keith Emerson o Rick Wakeman, i veri assi della tastiera. Pur suonando l’intro col clavinet e piano elettrico l’esecuzione non è mai stata cristallina, bensì un po’ scolastica e pasticciata e dunque meglio tagliarla e riproporla solamente nel mezzo del pezzo con l’aiuto del suono pompato delle tastiere.

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Niente di male, il Rock per fortuna non è una scienza esatta, Tony Banks e i Genesis (1970-1977) ci piacciono da morire, ma in questi giorni sospesi e passati a casa per noi uomini di blues diventa quasi naturale cercare il pelo nell’uovo. E poi, visto che non siamo teneri con il Dark Lord e con i LZ post 1973, giusto esserlo anche con gli altri musicisti/gruppi.

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Tiny Tim: born performer (as Jeff Wilson says)

Ritroviamo certe nostre foto che pubblichiamo su FB. Il nostro amico dell’Ohio Jeff Wilson le commenta con un “born performer” … e niente, ci ha fatto molto ridere.

Tim centurione romano – secondo da sinistra

When I was a cosmonaut – Blond Boy Tim, first row, third from right

Sul piatto della Domus

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

May the Dark Lord watch over you

L’emergenza continua, donne e uomini di blues che vi arenate ogni tanto su questo blog, continuate a prestare la massima attenzione. Tenente alta la guardia, non perdete il sorriso e la fiducia nel futuro. Ne usciremo. Sino ad allora restiamo concentrati. Che il Dark Lord ci protegga.

TDL live in USA 1977 b – photo Neil Preston

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Il blues al tempo del dispera

18 Mar

Bloccati in casa, i più fortunati in smart-working, con il Covid19 che aleggia sulle nostre città, campagne e anime. Situazione che sembra surreale ma che invece è quella con cui dobbiamo confrontarci ogni giorno. Le cifre delle persone positive, di quelle guarite e di quelle morte, gli americani che fanno la la fila davanti ai negozi di armi, un discreta fetta di italiani che se ne frega e cazzeggia per strade e metropolitane senza un motivo preciso, la grande preoccupazione della crisi economica che arriverà, il posto di lavoro a rischio, i campionati di calcio sospesi, gli Europei spostati di un anno, lo spread che s’impenna, le borse che vanno giù. Bergoglio che passeggia per le strade di Roma per andare a pregare davanti a un crocifisso “miracoloso”, l’ex vicepresidente del consiglio – quello che Andrea Scanzi definisce “il cazzaro verde”  – che fa una passeggiata con la sua fidanzata invece di stare a casa e attenersi alle regole, il modulo dell’autocertificazione che compiliamo quelle rare volte che dobbiamo uscire a fare la spesa o andare in farmacia. I capelli che crescono, la barba che non viene fatta, l’inquietudine che aumenta. Pur restando razionali, con i piedi per terra e sicuri che tutto questo prima o poi passerà, non ci resta altro da fare per il momento che suonare Autumn Lake nell’angolino preferito della Domus Saurea.

Autumn Lake at the Domus – foto Saura T.

Autum Lake al minuto 03:21

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

SERIE TV: I Delitti Del Valhalla

Un detective di Oslo con un passato doloroso torna in Islanda per aiutare una scrupolosa poliziotta a dare la caccia a un serial killer legato a una misteriosa foto.

Con:Nína Dögg Filippusdóttir,Björn Thors,Bergur Ebbi / Creato da:Thordur Palsson

Appassionato come sono di Nordic Noir non potevo perdermi questa nuova serie islandese, serie che consiglio caldamente.

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Doppiatori che non sanno niente di Rock e di Blues

Nel weekend mi sono riguardato il film Blues Brothers e ancora una volta non ho fatto che scuotere la testa quando il doppiatore fa dire a Elwood “E suonavi l’arpa in cantina”. Possibile che nessuno si fosse chiesto: ma un musicista blues suona l’arpa in cantina? Il fatto è che nel sud degli Stati Uniti la armonica veniva chiamata anche mouth harp, French harp o più semplicemente harp. Il primo nome dell’armonica fu Aeolina (termine che discende dal dio del vento Eolo), strumento poco più che rudimentale composto da qualche canna attaccata ad una placchetta su cui si poggiavano le labbra del suonatore. I suoni erano così dolci e celestiali che venne soprannominata l’Arpa di Eolo. Altro nomignolo che le fu dato è Mouth-harp, arpa a bocca. Da lì, a chiamarla semplicemente arpa il passo fu breve. E’ chiaro che se però in italiano la traduci semplicemente con arpa, la cosa si fa surreale.

Sempre nello stesso film trovo insopportabile – nel doppiaggio italiano – che Jake Joliet Blues (John Belushi insomma) venga chiamato Jack da tutti. Jack (pronuncia gec) è diminutivo di John, Jake (pronuncia geeic) è il diminutivo di Jacob. I dettagli sono importanti, per la miseria!

La giacca gialla dell’Adidas di Brian May nel film Bohemia Rhapsody

Mi sono riguardato anche Bohemian Rhapsody (per la terza volta) e mi sono soffermato sulla giacchetta gialla Adidas che fanno vestire a Brian May. Ne ho subito cercata una ma sul sito italiano di Adidas non è disponibile. Ne ho trovata una su un sito canadese, sono stato ad un passo dall’ordinarla, ma poi il buonsenso è prevalso: pur avendo vuoti esistenziali da riempire, il prossimo futuro sarà durissimo, non è tempo per darsi a spese del genere, maledizione.

Così, in mancanza d’altro sono andato in soffitta a dare un’occhiata alle mie scarpe a tre strisce.

Adidas ne abbiamo?
(Ripostiglio blues) – foto TT

Smart Working Blues

Si lavora giocoforza da casa. Sensazione strana. Metto comunque la sveglia, faccio solo una pausa di 10 minuti al mattino e al pomeriggio, cerco di essere ancora più ligio al dovere di quello che sono. Tra le cose positive il tempo risparmiato del viaggio casa-lavoro-casa (1,30 ore al giorno se va bene) e il fatto che se smetto di lavorare alle 17:30, alle 17:35 son già lì che metto un long playing sul piatto.

Tim – Smart Working blues – marzo 2020

Springtime of my blues

Primavera dunque anomala questa passata ai domiciliari. Per fortuna posso passeggiare per le stradine deserte che ci sono vicino alla Domus.

Osservo l’Uomo Morto (il profilo del Monte Cusna, seconda cima dell’Appennino settentrionale con i suoi 2.121 metri) …

L’uomo morto (Cusna) – View from the Domus – foto TT

Il Prunus cerasifera (il marusticano insomma) ormai in fiore …

Cagnetti (Marusticani) in fiore – Domus Saurea marzo 2020 – foto TT

la pollastrella che inizia a sistemare l’orto …

Saura inizia a sistemare l’orto: è primavera – foto TT

e la piccola Minnie in una delle sue rare uscite.

Minnie nell’orto – foto TT

Anche se i tempi sono difficili, è arrivata la primavera.

Tenere il blues a distanza

A furia di pubblicare foto di liquori c’è chi penserà che sono un alcolizzato; fortunatamente non lo sono, non bevo spesso, ma quando lo faccio mi piace farlo bene e con i miei nettari preferiti: bourbon di New Orleans e Rum. E così nei weekend un bicchierino dopo pranzo me lo sparo con piacere, a maggior ragione in queste settimane deprimenti.

Southern Confort alla Domus – Marzo 2020 – foto TT

Rum delle Canarie alla Domus – foto TT

Sul piatto della Domus

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Take care

Bene, siamo giunti alla fine di questo ennesimo post miserello, mi raccomando a voi donne e uomini di blues che leggete questo blog: cautela, mente fredda, razionalità e distanze di sicurezza. Ne usciremo, ma nel frattempo non facciamo cazzate. E come direbbe il piccolo Tim Cratchit in Canto di Natale di Dickens: “che il Dark Lord ci benedica tutti, ognuno di noi!”