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It is the springtime of my bluesing

8 Mar

Non piove da diverse settimane, la terra è arida, il MississipPo è in secca, non siamo ad agosto bensì ad inizio marzo … non mi abituerò mai a questi cambiamenti climatici. Primavera meteorologica iniziata dunque sotto il segno del blues, un blues asciutto e arido quando io preferisco quelli umidi, voluttuosi e pieni di fenomeni. Non mi resta che chiudermi nella mia cabin con i dischi di Muddy Waters e Robert Johnson e soffermarmi sulle solite sciocche considerazioni a proposito della mia vita.

Muddy Waters cabin – Clarksdale, Mississippi – photo Karl R. Josker 1995

STARE CON POLLASTRELLE DI UN CERTO TIPO

Sabato mattina ore 7, mi sveglio. Si sveglia anche lei; facciamo due chiacchiere mattutine sulle serie TV di Nordic Noir e poi ci alziamo. Prima di preparare la colazione metto sul piatto Long Cold Winter dei Cinderella, ho bisogno di iniziare il sabato con la carica giusta.

Vado in bagno, davanti allo specchio osservo la mia espressione blues mentre mi faccio la barba. Lo stereo irradia il ritornello di Gypsy Road e la pollastrella si fionda davanti alla porta del bagno, in mutandine e canottiera, cantando “My gypsy road can’t take me home, I drive all night just to see the light, My gypsy road can’t take me home, I keep on pushin’ cause it feels alright” suonando l’air guitar come fosse una Tommasina Keifer qualunque. Scuoto la testa, ma con che cavolo di donna mi son messo? Paura!

Poco dopo, sulla blues mobile, direzione Coop L’Ariosto di Regium Lepidi. La chiavetta manda Trampled Underfoot tratta dal concerto dei LZ al Richfield Coliseum di Cleveland, il 28 aprile 1977. Si tratta di una delle date migliori del 1977, e quella versione di TU è semplicemente magnifica. Il tempo leggermente più lento del solito, quel groove ostinato e sexy che solo Bonham e Jones sembrano saper esprimere. Tutto il gruppo gira a meraviglia e Bonham nella chiusura è semplicemente irrefrenabile. Lei ascolta con ammirazione tutto il pezzo sino alla fine.

Mi chiede poi di passare a No Quarter, sempre dallo stesso concerto; la assorbe tutta, ogni tanto se ne esce con un “John Paul Jones è un genio, senti come chiude la strofa qui”. 24 minuti di registrazione audience (quindi non certo un audio per mammolette), con tanto di lunghe divagazioni strumentali, tra cui il piano solo, Nut Rocker e l’improvvisazione blues.

Osservo questa ragazza, o meglio, questa donna adulta con cui vivo, illuminarsi di fronte ad una registrazione del genere. Di solito sono (magnifiche) ossessioni che gestisco da solo o in compagnia di qualche amico obnubilato come me dall’esoterismo musicale del gruppo che tanto amo, so che anche lei è innamorata dei LZ tuttavia mi ritrovo spesso a riflettere sulla cosa e finisco sempre per chiedermi, ma dove l’ho trovata? Da dove è saltata fuori? Paura (e 2)!

Qualche giorno dopo ricevo verso sera due suoi messaggi whatsapps …. sono due registrazioni audio prese dall’abitacolo della sua macchina, sta tornando a casa con The Wanton Song e The Rover dei LZ ad alto volume, nella registrazione urla “Physical Graffiti a manetta!”, con il termine manetta che con l’accento reggiano diventa – per me, modenese – comico.

Verso le 19 arrivo a casa, dal cortile capisco che sta suonando. Apro la porta, entro di soppiatto, e la vedo alle prese con il basso a tracolla, sta suonando The Wanton Song seguendo i LZ che fuoriescono dallo stereo.

E’ una musicista dotata, la sento mentre cerca di carpire dal pezzo tutti i figadini che John Paul Jones suona col basso …

La conosco ormai da molti anni, vivo con lei da un decennio ma come detto ancora mi soffermo a soppesare il tipo di donna con cui sto … motociclista/go-kartista, musicista, marangona* … e puntualmente mi chiedo “ma dovevo proprio mettermi con una amazzone?” Paura (e 3)!

Saura speed queen – foto TT

Saura musicista – foto TT

Saura marangona – foto TT

marangona* = (in reggiano) mastro d’ascia, carpentiere, falegname

SMALL TOWN BLUES

Domenica mattina a Nonatown, mio paese natale; ho un appuntamento con il fratello del commissario Montalbano. Ne approfitto per prendere un cappuccino in centro al Bar Pasticceria Malaguti del mio amico Stef e per fare una lunga camminata tra i posti della mia giovinezza. Circumnavigo uno dei quartieri in cui ho vissuto. Incontro Lino e Giordano, amici del tempo che fu. Finiamo per parlare di calcio. Uno è un gobbo, l’altro è un cuore nerazzurro come me. In quelle occasioni mi presento pressoché sempre nelle vesti dell’emiliano verace: schietto, con le madonne a far da intercalare, dialetto in libertà e temi che saltano con noncuranza tra calcio, fighe e politica. In quelle occasioni mi sorprendo sempre di me, sono davvero così o è una delle mie maschere?

Sandrone – maschera di Modena

Passo di fianco al Campo di Educazione Stradale, regalo di unamministrazione niente male, passo davanti all’abitazione in cui ho vissuto nella prima metà degli anni settanta, mi faccio prendere dai ricordi, mi par di rivedere il piccolo Tim (o meglio Tirellino come mi chiamavano le maestre), eccitato per la finale dei mondiali Olanda e Germania, allora Johan Cruijff era il mio mito, il Dark Lord doveva ancora arrivare.

Nonatown – Campo di educazione stradale – foto TT

Olanda 1974

Ritorno in me, mi dirigo verso il centro, mi metto in macchina in direzione Domus Saurea. Dallo stereo John Cougar Mellencamp.

Mentre riattraverso città e campagne e mi cullo nel languore del mezzogiorno domenicale emiliano, mi dico che sono proprio un uomo di provincia, un uomo nato in una piccola città …

Emilia crossing – foto TT

Il coguaro batte nel cuore della Sigismonda, sono i tre dischi di rock americano (inteso nel senso stretto, quello rootsy insomma) che più amo … American Fool, Uh Huh, Scarecrow.

Attraverso il confine delle due contee che mi hanno generato, guardo il cielo, seguo il sentiero del rock e insieme a Mellecamp canto uno dei suoi slogan che più mi piacciono …

Emilia crossing – foto TT

Forget all about that macho shit
And learn how to play guitar

SONGWRITING BLUES

Periodo molto prolifico questo. Mi metto sulla chitarra e quasi ogni volta esce un riff, una sequenza d’accordi, una frase, una canzone nuova. Quando passo questi periodi sento sempre un friccico ner core, una sorta di tremarella compositiva, una piccola vibrazione cosmica. Mi diverto parecchio a dare i working title alle mie nuove cose: uno è Ten Wings Gone perché dentro ci sento gli Wings e certe atmosfere di Ten Years Gone, un altro White Mass perché mi par di riscontrare echi dei Black Sabbath e un terzo Police On My Led. lo sviluppo musicale di quest’ultimo mi pare contenga tracce dei Police, appunto, e dei LZ. alla fin fine poi sono fantasie mie perché ormai credo che faccia tutto parte dello stile Tim Tirelli, come dice la pollastrella.

Peccato non poter sviluppare a dovere queste nuove piccole composizioni, finiranno come sempre nel cassetto, il solito drawer blues insomma.

SVEZIA

Periodo di Nordic Noir, periodo di dipendenza da serie TV. Ormai riesco a concepire solo la Scandinavia (Islanda inclusa), ed in particolare la Svezia. Anche i miei acquisti ne risentono.

Svezia blues – foto TT

SUL PIATTO DELLA DOMUS

Sempre più frequentemente al mattino, mentre mi preparo per andare al lavoro, invece di Circo Massimo su Radio Capital, metto sul piatto degli LP.

Black And Blue è uno dei miei dischi preferiti in assoluto …

Sul piatto della Domus – foto TT

Ogni tanto poi esco dal lavoro prima perché il momento è quello che è e, per rimettermi in carreggiata, una volta arrivato alla Domus, mi affido al Texas Tornado.

Sul piatto della Domus – foto TT

Physical Graffiti poi non mi delude mai, la side three è uno dei lati di LP più riusciti di sempre per me.

Sul piatto della Domus – foto TT

Le sere del fine settimana che non esco le passo ad ascoltare Stanley Turrentine. Questo LP me lo regalò mio zio Giàver negli anni settanta, da allora mi riempie l’animo ogni qualvolta sono in the mood per Jazz di questo tipo

Sul piatto della Domus – foto TT

35 anni fa comprai The Works dei Queen, anche dopo tutti questi lustri rimane  – considerati gli anni in cui uscì – un bel disco da ascoltare con piacere.

Sul piatto della Domus – foto TT

FOOTBALL

Di nuovo sospeso in una dimensione da football dove sconforto, speranza e sopportazione si mischiano grazie all’anima blues della mia squadra del cuore, mi rincuoro con la splendida qualificazione dell’Ajax al turno successivo di Champions League: battere il Real – a 4 al Bernabeu non è roba per tutti. Forza Aiace.

LUPO DI MARE IN CHIAVE DI BASSO

Nel sistemare i miei archivi ritrovo la trascrizione del giro di basso di A Salty Dog fatta da Saura 13 anni fa. All’epoca avevamo il pezzo in scaletta e io per quei cinque minuti dalla chitarra passavo al basso mentre Saura sedeva alle tastiere. Il problema è che io non leggo in chiave di basso, ne conosco il meccanismo ma non mi ci sono mai messo, già trovo impegnativa la chiave di violino quindi figuriamoci. Sorrido nel vedere che avevo scritto il nome delle note tradotte nella chiave di violino sotto al pentagramma e ancora una volta mi tolgo il cappello davanti alla capacità di Saura di trascrivere una melodia (per di più in chiave di basso) sullo spartito. La firma poi è la cosa che fa più ridere: “by Saura” … ah ah ah.

Trascrizioni di una bassista – foto TT

 

Trascrizioni di una bassista – foto TT

 

DOMUS blues

La Domus Saurea si sta risvegliando, la primavera bussa alle porte, entra dalle finestre, i gatti sono sempre più propensi a stare all’aria aperta, la stufa a pellet inizia a rallentare, la campagna sembra prepararsi alla stagione lussureggiante.

Palmiro, il mio amico peloso, si fa una sgambata di un paio d’ore di primo mattino, poi torna fuori per tutto il pomeriggio. Verso sera torna, si  allunga di fianco a me sul divano e non c’è serie TV Nordic Noir che possa distoglierlo dal meritato riposo.

Palmiro, l’amico peloso – foto di TT

Stricchi invece non cambia abitudini, di giorno non vuole uscire, lo fa solo di sera. Quando sono a casa mi cerca continuamente, mi segue ovunque, alla sua maniera un po’ isterica sente di dover starmi vicino. Non avesse avuto una infanzia così problematica, sarebbe una gattina adorabile, ma in fondo già lo è così e spero che col passare degli anni possa scordare gli atteggiamenti degli umani scriteriati che la avevano in precedenza.

Stricchi – foto TT

Le margherite ormai sono spuntate,

Daisies at the Domus – foto TT

sul ponte ci sono già i sacchi del giro verde con i primi stralci di orto e giardino

Sacchi del giro verde sul ponte della Domus – foto TT

I contadini stanno preparando la terra per la semina … ora manca solo la pioggia.

Domus Saura and beyond – foto TT

Kisaragi blues

20 Feb

Kisaragi era il vecchio nome nipponico di febbraio che significava letteralmente “il mese del cambio delle vesti”; sarebbe un mese invernale ma il cambiamento climatico fa sì che perlomeno alcune delle settimane del mese siano di aspetto primaverile. Mese al contempo neutro e interlocutorio: il lento sciogliersi dell’inverno, folate di aria gelida o primavera in largo anticipo? Mentre cerco di adattarmi a queste ipotesi, rimango come sempre appeso alle mie riflessioni blu.

L’amore al tempo della musica rock

Contemplo un paio di vecchie classifiche, gennaio 1972 e 1974. Oltre ai soliti sospiri mi chiedo dove sia andata a finire la musica. E’ vero, tendiamo a ritenere oro tutto ciò che luccicava negli anni della nostra giovinezza, credo sia un sentimento molto umano e comprensibile, dipingere con colori più vividi di quelli che erano in realtà gli anni più felici e spensierati della nostra esistenza serve a rendere la nostra vita meno opaca di quella che forse fu (o è), un modo del nostro subconscio per non farci cadere in crisi esistenziali.

Detto questo però, pur sforzandomi di essere freddo, razionale e intellettualmente onesto, non posso che meravigliarmi ancora una volta della qualità della musica che andava in classifica in quei primi anni settanta. Album di certo impegnativi e difficili come ad esempio LZ IV, BSS degli ELP o Tales degli Yes arrivavano nelle primissime posizioni. Davvero impensabile oggi.

US album chart january 1972 – photo Dave Lewis

E’ vero che adesso ogni tipo di musica ha la propria nicchia e i proprio “follower”, ma si tratta appunto di nicchie. Album complessi, articolati, densi e pieni di musica avevano un enorme successo commerciale e il Rock era davvero un fenomeno sociale di grandissima portata. Sarà anche una banale conclusione di un uomo di una incerta età, ma come erano belli musicalmente quegli anni.

UK album chart january 1974 – photo Dave Lewis –

SERIE TV: True Detective – Stagione 3 –  TTTT 

HBO – USA 2019 . Bella la terza stagione di True Detective. Con la seconda avevo perso interesse, ma questa qui mi ha di nuovo appassionato.

TRAMA

TRUE DETECTIVE, LA SERIE TV 
Creata da Nic Pizzolatto nel 2014, per conto della statunitense HBO, ‘True Detective’ è una serie TV antologica: prevede cioè che ogni stagione racconti una storia nuova e autonoma, con attori differenti e ambientazioni diverse. 
Il filo conduttore è quello di essere un crime/drama incentrato su storie di detective della polizia: nella prima stagione siamo stati in Louisiana, insieme a Matthew McConaughey e Woody Harrelson, mentre nella seconda ci siamo spostati in California, dove abbiamo seguito le vicende interpretate da Colin Farrell e Rachel McAdams. 

TRUE DETECTIVE, STAGIONE 3 
La terza stagione si sposta nell’altopiano d’Ozark, negli Stati Uniti centrali, e ha per protagonisti Mahershala Ali (premiato con l’Oscar grazie a ‘Moonlight’) e Stephen Dorff (‘Blade’, ‘Somewhere’). 
La trama si dipana attraverso tre differenti periodi e ruota attorno al tentativo di due detective di fare luce sulla misteriosa scomparsa di due bambini: un caso davvero intricato e che metterà a dura prova i tutori dell’ordine. 

Flashes from the Archives of Oblivion:  Il Libro Del Jazz

Pomeriggio spompo di domenica, sistemo i libri musicali nella libreria Ikea che ho di fianco al divano. Me ne capita in mano uno che mi riporta indietro negli anni. Libro regalatomi da mia madre decenni fa per il mio compleanno. Lo apro: stampato da Garzanti nel settembre del 1979. Presumibilmente dunque mi arrivò nel solstizio d’inverno di quello stesso anno. Lo faccio vedere alla pollastrella: “Scomoda tua madre!”. Già, a lei piaceva il Jazz di Benny Goodman, di Glenn Miller e di Henghel Gualdi, aveva una passione per certo swing che mi passò senza alcuna fatica; con questo libro evidentemente cercava nuove chiavi con cui confrontarsi con quel giovane figlio cappellone che le era capitato e che da qualche anno non pensava che alla musica (Rock). Un paragrafo del libro parla anche di blues, di rock blues e di rock, citando grandi nomi e artisti più di nicchia. Lo sfoglio, me lo coccolo un po’, lo spolvero e lo ripongo nella libreria. Bei ricordi.

Prima di metterlo via mi accordo che al suo interno vi è infilato un vecchio adesivo. Sorrido della grafica e mi chiedo se andai o no a quella fiera. Erano gli anni in cui l’Hi-Fi era preso sul serio, avevo amici con impianti stereo per l’epoca incredibili. Gli equalizzatori, i subwoofer, i piatti, le puntine, gli ampli, le casse …  bei momenti.

Flashes from the Archives of Oblivion:  Il Libro “David Crockett in guerra contro i Creek”

Quella scalmanata della (gattina) Stricchi, durante una delle sue corse a tutta velocità per casa, urta contro la libreria. Un libro cade per terra. Lo raccolgo. E’ un vecchio titolo per ragazzi. Sfoglio le pagine dalla carta grezza, annuso l’odore della mia infanzia, cerco di ricordare qualcosa di quella storia;  mi accorgo che all’interno vi è un segnalibro che si prende tutta la mia attenzione …

Flashes from the Archives of Oblivion:  vecchio segnalibro Fila

… un moto di affetto e di chissacché mi pervade. Quando era un bambino questi erano i segnalibri. Ricordo di averne avuti molti altri. Un reperto importante per un uomo di blues come me, un oggetto che mi riporta a quel periodo in cui sono stato anche felice e in cui tutto mi sembrava andasse bene.

Uomo con fisarmonica

Mattino lavorativo. Devo fare qualche commissione in centro. L’ufficio dista da Stonecity downtown un chilometro circa, non spreco mai l’occasione per fare un po’ di moto. Il cielo è sereno, la mattina fredda; cammino spedito sul marciapiede zigzagando per evitare gli alti platani che costeggiano il viale. Mi fermo a prelevare contanti in un bancomat. Ci sono due donne col velo in testa alle prese con la macchinetta, impiegano un po’. Mi guardo intorno, un uomo presumibilmente di origine slava suona la fisarmonica nella speranza di raggranellare qualche spicciolo. La gente passa incurante. L’uomo allora timidamente si fa incontro ad una signora e con la mano chiede la carità; la signora tradisce una smorfia di fastidio e lo evita come si eviterebbe un lebbroso. Assisto rassegnato alla scena. L’uomo torna a suonare. Faccio il prelievo. Tolgo un euro dal portamonete e lo do all’uomo. Mi guarda con un sorriso triste “Grazie. Buona giornata capo.” Vorrei dirgli che non sono il suo capo, ma temo che forse troverebbe incomprensibile il mio inflessibile politicamente corretto. Gli do una pacca sulla spalla “Tieni duro. Arrivederci”. Mi pento di avergli dato del tu ma vado di fretta non ho tempo per spiegazioni in caso non avesse capito il lei.

Petrol Station Man

Un paio di settimane fa mi fermo a fare rifornimento nel distributore in cui sono solito andare. Daniel, il simpatico nigeriano che il titolare ha assunto, mi chiede se voglio la fattura elettronica (certo che la voglio Daniel, lo sai) e nel farlo mi dà del lei. Sebbene sia un po’ in ritardo non resisto e gli spiego che se io gli do del tu, non mi deve dare del lei, altrimenti anche io dovrò dargli del lei. L’italiano di Daniel non è niente male, ma è chiaro che concetti che esulino dalle banalità quotidiane siano un po’ ardui da afferrare. Daniel rimane interdetto. Pensa che il mio discorso verta sulla fattura elettronica e il pagamento con la carta di credito. “No, Daniel, quello che voglio dirti è che io e te siamo amici, e se lo siamo quando ci rivolgiamo l’uno all’altro ci diamo del tu, che è la forma che usano le persone che hanno confidenza. Il lei si dà quando le persone non si conoscono, quando si vuole usare rispetto o in situazioni formali. Se decidiamo di darci del lei a me va bene, ma avevamo detto che si saremmo dati del tu, quindi …”

Daniel appare ancora un po’ disorientato, ma si capisce che sta elaborando. Dopo poco arriva a capire e il sorriso che mi fa mi ripaga della fatica. Il titolare (bianco) ci guarda da lontano e arriva chiedendo spiegazioni in modo scherzoso ma con quei sottintesi che non tollero? “La fa arrabbiare? Combina sempre dei pasticci”. Daniel in realtà è sempre preciso, svelto e puntuale. In questi mesi l’ho visto stoico al lavoro sebbene avesse quasi una paralisi facciale dovuta al freddo e ustioni su una mano dovuta ad una fuoriuscita dalla pompa di GPL. “No guardi, tutt’altro, mi complimentavo con lui perché è sempre pronto, disponibile e gentile. Mi rifornisco da voi proprio perché c’è lui. “ gli faccio. Il titolare mastica amaro, ma io quel modo di scherzare non lo tollero e devo sempre puntualizzare da che parte sto se stimolato a farlo. Lo so, sono un bel rompiscatole.

I Giudizi Tranchant di Ittod Tirelli

Breve scambio su messenger tra me e Polbi. Il Michighan Boy mi chiede che ne penso di un pezzo dei Rossofuoco

Canticchiando i Riff di Tim Tirelli

Mercoledì mattina di febbraio. Mi alzo di buon ora; devo consegnare al poliambulatario di Stonecity campioni biologici per i soliti controlli annuali. La pollastrella ha la giornata di smart working, lavorerà da casa dunque. Mi sveglio per tempo, voglio comunque prepararle la colazione come faccio tutte le volte che lavora da casa. Patetico tentativo di (cercar di) ricambiare tutto quello che lei fa per me nel quotidiano. Thè, spremuta, fette biscottate. Sono più indaffarato del solito, devo correre per arrivare per tempo al poliambulatorio. Sono concentrato, lei dà da magiare ai gatti: per primo Palmiro, poi la Ragni, quindi i due che sono già davanti alla porta d’ingresso ovvero Artemio e Spaventina. A seguire libera le altre due che di notte chiudiamo nel sottotetto, Raissa e Strichetto. Io sono un po’ scontroso come tutte le mattine, lei (benché sotto sotto sia un po’ una tipa alla Saga Norèn) solare e ben disposta verso il nuovo giorno. Va avanti e indietro per il corridoio, la sento canticchiare, tendo l’orecchio … Ehi, ma quello è un mio riff. Non è che lei sia poi così interessata alle mie canzoni, non è una musicista da songwriting, quindi la sorpresa è tanta. Recentemente deve aver sentito il pezzo Avrò La Luna (del 1989 scritto insieme a Tommy Togni) mentre si passavano vecchi nastri live del gruppo in formato digitale. Glielo faccio notare. “Mi piace quel riff, ti rimane in testa e non va più via.”

Mi metto in macchina, attraverso la nebbia che avvolge le campagne, sono meno sconfortato del solito. A volte basta poco.

Cattiva Compagnia “Avrò La Luna” (Tirelli-Togni 1989)

(Tommy Togni – Voce / Tim Tirelli – Chitarra / Luigi Mammi- Tastiere / Claudio Saguatti – Basso / Mixi Croci – Batteria)

(prodotto da Mel Previte – 1991)

 

Otto anni di blog

Il 18 febbraio di otto anni fa acquistai da wordpress il dominio e lo spazio su cui siete ora. Dopo aver sistemato le prime faccende e aver scelto il tema del layout grafico, comparve un primo post automatico, tipo “Welcome World” o qualcosa del genere, che eliminai. Nei giorni successivi iniziai a pubblicare i primi timidi e un po’ sciocchi articoli, dopo otto anni non è che sia cambiato granché, ma mi sorprende non poco essere ancora qui.

727.000 visite, follower da email e wordpress, 1780 articoli scritti. Si passa di 528 del 2011 ai 74 del 2018, ma è sempre così … nei primi anni si hanno tanti pensieri e articoli arretrati da mettere online.

In questo periodo si sono cementati rapporti con quella che chiamo la comunità del blog, uomini e donne di blues che si raccolgono intorno a riflessioni metafisiche mentre il rock batte nelle loro anime.

Tramite il blog ho conosciuto amici con affinità elettive, alcuni sono solo un nickname che appare puntualmente su queste pagine, altri sono figure in carne ed ossa. A questo proposito mi viene in mente Lollo Stevens. Sette/otto anni fa si imbatté su una paginetta di questo blog, ne capì il tenore e si appassionò. Abita in quella che era la mia città, e la sera in cui insieme a qualche altro amico andai al cinema a vedere Celebration Day dei LZ, si presentò di fianco a noi e disse: “Tu devi essere Tim Tirelli, la tua faccia blues ormai la riconosco“. Diventammo amici. Ci siamo visti anche domenica scorsa e tra i tanti discorsi fatti e argomenti trattati uno in particolare mi è rimasto in mente, quello dove candidamente mi diceva che “mi son trovato a leggere anche il tuo ultimo post su Icardi, e mi è pure piaciuto … a me che del calcio non me ne frega nulla.”. Così per farmi perdonare gli ho porto la doppiomanico, lui l’ha indossata, l’ha alzata replicando la mossa del nostro chitarrista preferito e per cinque secondi si è sentito un dio del rock. Ci vuol poco per farsi perdonare dagli amici quando hai una doubleneck.

Oltre a Lollo ringrazio ognuno di voi naturalmente: chi interagisce più frequentemente, chi ci segue nell’ombra, chi collabora o ha collaborato col blog, chi pur avendo visioni diverse ci legge, chi lo fa per trovare riparo dalla inquietante condizione dell’essere umano perduto su un pianeta minuscolo che volteggia nelle profondità siderali.

I love you all, my pretty boys and girls.

 

Driving home in a snowy night (glad to be a music lover)

31 Gen

Penultimo giorno di gennaio, interno ufficio, primo pomeriggio. La neve inizia a cadere su Stonecity, dapprima in modo incerto poi sempre più decisa. Nel tardo pomeriggio, le strade, le siepi e i tetti iniziano ad imbiancarsi. Poco dopo mi decido ad uscire dall’ufficio. Salgo in macchina, la neve ora scende che è una bellezza; Stonecity è già tutta bianca, nel buio della sera le colline a ridosso della cittadina paiono incombere in modo minaccioso sui poveri umani che vanno alla deriva circumnavigando rotonde, attraversando ponti e svincoli. Le fabbriche si preparano per la notte silente che le attende, la luce dei lampioni amplifica il soave sentimento che la neve infonde negli uomini di blues come me.

Uscito da Stonecity, mi immetto sullo stradone che porta a nord, poco prima di arrivare a Herberia svolto a destra, il mio solito percorso fatto di blue highway (di strade basse insomma) che mi permette di evitare il traffico delle arterie principali e di immergermi in un atmosfera da pastorale emiliana. Stradine strette, piccole frazioni, chiesette, vecchie case da contadini, stralci dell’Emilia di un tempo.

La sera sembra scendere lentamente, è come trovarsi sospesi in uno spazio temporale dove spazio e tempo sono sostituiti da anima e intelletto.  In quel momento il car stereo passa in modalità random alcuni brani che paiono la colonna sonora ideale per serate come questa.

Driving home in a snowy night – Foto TT

L’aria sonora invade l’abitacolo della Sigismonda, la blues mobile insomma. Mi sento vivo e molto fortunato di essere un amante della musica, un privilegiato nel poter immergermi tra le pieghe di brani musicali dal respiro universale. Avanzo nella notte cullato da Onward degli Yes, seguo l‘incessante carovana delle stelle filanti di neve che mi precedono scortato da Eternal Caravan of Reincarnation dei Santana, ambisco ad attraversare la notte buia e nevosa per arrivare ad un nuovo mattino al suono di Dawn della Mahavishnu Orchestra. Ringrazio il padre dei quattro venti che ha fatto di me un grandissimo appassionato della scienza e dell’arte della organizzazione dei suoni, senza questo sconfinato amore per questa musa definitiva, la mia vita sarebbe certamente meno vissuta.

Ianuarius blues

23 Gen

Gennaio lo si vive di solito come mese importante: è il primo dell’anno, ha 31 giorni, viene associato all’arrivo del “generale inverno” e così via. Questo del 2019 sembra tuttavia scivolare senza troppa sostanza. Ha fatto freddo un settimana, durante la quale la campagna emiliana si è di nuovo trasformata in tundra, ma poi si è stabilizzato. Giorni e giorni senza precipitazioni, siccità, cimici che ancora infestano le case qui in campagna. Tra oggi e il prossimo lunedì dovrebbe cadere un po’ di neve, ma la sensazione è che sembrano non esserci più i gennaio di una volta.

NEW YEAR DAY BLUES

Il 31 dicembre sarei dovuto andare a vedere la Premiata (la pieffeemme insomma) in concerto in piazza a Parma ma la pollastrella era influenzata e abbiamo così ripiegato su un veloce brindisi con i vicini. Abbiamo accolto dunque il nuovo anno in semplicità e con lo spirito allegro, d’altra parte il Franciacorta agevola le giuste vibrazioni.

Pollastrella – New Year blues – foto TT

Dopo qualche ora di sonno, pranzo da Lucia: cappelletti, coniglio, arrosto, lambrusco, zuppa inglese … insomma, lo strabiliante menù d’ordinanza dei giorni di festa qui in Emilia. La pollastrella è vegetariana e ha virato su altri cibi, io di solito cerco di essere contenuto e di non mangiare (troppa) carne, ma sono così emiliano che trattenermi per Natale, Santo Stefano e primo dell’anno fatico parecchio e inoltre, fino a che ne avrò la possibilità, vorrei godermi questi ritrovi culinari che riportano alla mia infanzia e alla mia giovinezza.

Mentre digerisco il pasto con l’aiuto di liquida liquirizia liquorosa (sciocca allitterazione, lo so), osservo la pollastrella e suo nipote Steve giocare a Rebellion, un gameplay di Star Wars. Sia Saura che Steve sono superfan di questa saga e credo occorra davvero esserlo per affrontare Rebellion, ovvero “un gioco di strategia tattica asimmetrico da 2 a 4 giocatori ambientato nell’universo della trilogia originale, che vede i Ribelli contro l’Impero.”.

Li osservo stupito mentre si preparano ad immergersi in Star Wars versione da tavolo. Ammiro la loro dedizione, il loro confrontarsi usando il lessico starwarsiano, la loro volontà di entrare tra le pieghe di un gioco senza dubbio impegnativo.

Steve – Rebellion : STAR WARS game play – foto TT

Li lascio alle loro fantasie stellari, torno alla Domus e mi godo un po’ di nuove edizioni in vinile. Ho sempre un brivido quando ho in mano il long playing di Works

Sul piatto della Domus Saurea: ELP – foto TT

…torno poi su una delle mie piccole ossessione ovvero Love Beach, album certamente assai superiore a quello che si è detto in giro negli ultimi quarant’anni anni.

Sul piatto della Domus Saurea: ELP – foto TT

Pesco poi Made In Europe, con la sua copertina che “fa tanto Ciao 2001″, come dice il mio amico Picca.

Sul piatto della Domus Saurea: DP – foto TTCome dice

BACK AT THE OFFICE BLUES

Dopo l’Epifania torno in ufficio. Come capita da un bel po’ di mesi a questa parte faccio buon viso a cattivo gioco. Cerco di “tenere alto il mio sorriso” come cantava Tommy Togni e di fronteggiare le paludi lavorative con discreta eleganza.

Tim: Office Blues – gennaio 2019 – autoscatto

CAR WASHING BLUES

In pausa pranzo vado a far lavare la Sigismonda.  Di solito lo faccio a Florianus, paese di 17.000 anime a un metro di distanza da Stonecity; mentre attendo che la blues mobile torni più o meno come nuova mi soffermo a contemplare gli uffici dell’ex stazione di servizio ora lavaggio auto. Questi locali lasciati a se stessi mi affascinano ogni volta. A Mess Of Blues, come cantava Elvis The Pelvis.

Stonecity car washing blues – foto TT

Stonecity car washing blues – foto TT

Stonecity car washing blues – foto TT

DOMUS FELIS

Sarà anche bello avere dei gatti intorno ma d’inverno capita a volte di averne in casa cinque (su sei). Persino il randagio Arturo viene a ripararsi volentieri, accoccolandosi nella sua scatola o appisolandosi sulla mia sedia. Questo significa pulire e disinfettare in continuazione e aprire e chiudere la porta d’ingresso ogni qualvolta vogliano uscire od entrare. Palmiro, che è il capobranco o meglio il capo colonia, controlla, tollera e mantiene l’ordine. Quando tutto è a posto, non disdegna le comodità della vita domestica, si intabarra sul divano e si gode the fantastic drowse of the afternoon Sundays

Palmiro – “Oggi fa friddo e nun voglio ascì”- foto TT

Anche Raissa, che è la più paziente , nonché matriarca della Domus, amica e collaboratrice di Palmir, non rinuncia mai a qualche momento di relax dinnanzi alla stufa quando la situazione lo consente.

Raissa – Domus Saurea –  Gennaio 2018 – foto TT

Strichetto, la gattina isterica di cui tanto parlo, alterna pisolini nella sua cesta a scorribande improvvise, la ritroviamo in ogni pertugio, in ogni anfratto. Chiede attenzione, di essere intrattenuta, e quando le ottiene si stufa e scappa via.

Strichetto e la TV – foto TT

La Ragni (da Ragnatela) sta sulle sue, principessa un po’ indolente con la paura di essere detronizzata da Strichetto. Spaventina come sempre resta fuori davanti alla porta.

La Ragni – Gennaio 2019 – foto TT

ADIDADS obsession

Intorno al 1974, poco più che bambino, giravo per Canalclear high street a Mutina, credo ci fosse con me mia madre ma non ne sono sicuro. Davanti ad una della tante vetrine di Mazzi, un grosso emporio con le insegne Pirelli, mi bloccai. Mazzi vendeva materie plastiche, arredo casa, abbigliamento sportivo, giocattoli e chissà che altro in un dei punti più noti del centro storico, letteralmente a due passi dal Duomo. Fui immediatamente rapito da una tuta marrone dell’Adidas. Ora, non è che il colore marrone sia esattamente il mio preferito, ma erano i primi anni settanta, le tute da ginnastica erano pressoché tutte felpacce blu, accompagnate poi dalle immancabili Superga blu e bianche (i modelli Allstar non erano ancora diventate di moda qui in Italia, soprattutto nel mondo del Rock), e vedere una tuta così bella, così particolare mi segnò per il resto della vita.

Da allora i modelli vintage Adidas mi incantano sempre (tra l’altro condivido questa passione anche con il Vate di Setubal, Josè Morinho). Di questi tempi non è semplice continuare ad amare questo marchio, entri nei negozi odierni, vieni sopraffatto da rap e trap (per quanto mi riguarda quasi sempre musica-non-musica di pessimo gusto), vieni servito da personale gentile ma sbruffoncello (ragazzi che potrebbero quasi essere tuoi nipoti) mentre l’occhio ti cade sui modelli attuali adatti alle nuove generazioni venute su appunto a rap e a NBA. Con un po’ di pazienza qualcosa che mi piace riesco anche a scovarlo, ma non mi ci ritrovo in quei luoghi e dunque esco e me ne vo.

Così non mi rimane altro che sfogare la mia piccola e dolce ossessione per certe fogge retro’ sul sito dell’Adidas e sfogliare le pagine alla ricerca di qualcosa che si confaccia al mio gusto. Quando lo trovo, magari in saldo, mi sento meglio, proprio come quando ascolto un long playing degli anni settanta di uno dei miei gruppi preferiti. Nel giro di una settimana tre ordini, se non è shopping compulsivo questo … d’altra parte dovrò pur cercare di riempire i vuoti esistenziali in qualche modo, o no?

Acquisti Adidas – foto TT

FILM: Tre Manifesti A Ebbing Missouri – TTTTT

Regia: Martin McDonagh – Gran Bretagna, USA, 2017, 115′ – con Zeljko Ivanek, Woody Harrelson, Sam Rockwell, Peter Dinklage, Lucas Hedges, Kerry Condon, John Hawkes, Frances McDormand, Caleb Landry Jones, Amanda Warren, Abbie Cornish

Un film che scivola dentro quel genere americano che – da non esperto di cinema – fatico a descrivere … commedia-noir-piuttosto-spiritosa-legata-al drammatico-e-tragico. Film che mi è davvero piaciuto tantissimo.  Visto su Sky Premiere.

TRAMA: sono passati mesi e l’omicidio di sua figlia è rimasto irrisolto, così Mildred Hayes decide di smuovere le autorità, commissionando tre manifesti alle porte della sua città – ognuno dei quali grida un messaggio provocatorio e preciso – diretti a William Willoughby il venerato capo della polizia locale. Quando viene coinvolto anche il suo secondo ufficiale, Dixon, ragazzo immaturo e dal temperamento violento, la battaglia tra Mildred e le forze dell’ordine di Ebbing è dichiaratamente aperta.

FILM: La Forma Dell’Acqua – TTTTT

Regia di Guillermo Del Toro – USA, 2017 – con Sally Hawkins, Michael Shannon (II), Richard Jenkins, Doug Jones, Michael Stuhlbarg – Titolo originale: The Shape of Water. Genere Drammatico, Fantasy, Sentimentale – durata 119 minuti. Distribuito da 20th Century Fox.

Altro film grandioso, un mix tra drammatico, sentimentale e fantasy. Una sorta di La Bella e La Bestia versione gotica e dark. Visto su Sky Premiere. Da non perdere.

TRAMA: Elisa, giovane donna muta, lavora in un laboratorio scientifico di Baltimora dove gli americani combattono la guerra fredda. Impiegata come donna delle pulizie, Elisa è legata da profonda amicizia a Zelda, collega afroamericana che lotta per i suoi diritti dentro il matrimonio e la società, e Giles, vicino di casa omosessuale, discriminato sul lavoro. Diversi in un mondo di mostri dall’aspetto rassicurante, scoprono che in laboratorio (soprav)vive in cattività una creatura anfibia di grande intelligenza e sensibilità. A rivelarle è Elisa. Condannata al silenzio e alla solitudine, si innamora ricambiata di quel mistero capace di vivere tra acqua e aria.

SERIE TV: Das Boot – Stagione 1 –  TTTT 

Regia: Andreas Prochaska – Germania/Francia 2018 – Lingua Originale: tedesco/francese/inglese – Tratta dai romanzi Das Boot e Die Festung di Lothar-Günther Buchheim – Interpreti principali: Rick Okon: comandante Klaus Hoffmann / Vicky Krieps: Simone Strasser / Leonard Scheicher: Frank Strasser / Rainer Bock: comandante Gluck / August Wittgenstein: Karl Tennstedt / Franz Dinda: Robert Ehrenberg  / Stefan Konarske: Ulrich Wrangel / Pit Bukowski: Pips Lüders / Julius Feldmeier: Eugen Strelitz / Leonard Kunz: Gunther Maas Lizzy Caplan: Carla Monroe / Tom Wlaschiha: Hagen Forster / Fleur Geffrier: Margot Bostal / James D’Arcy: Jack Sinclair

Nuova serie di Sky, riuscita e avvincente.

TRAMA: è il 1942 e il nuovo sommergibile U-612, prodigio dell’ingegneria tedesca dell’epoca, è pronto a salpare dalle coste francesi occupate dai nazisti per una missione nell’Atlantico. A bordo 40 giovani uomini della Marina condividono una missione e gli angusti spazi del sottomarino.

Ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale, DAS BOOT, la nuova produzione originale Sky, descrive attraverso gli occhi dei soldati tedeschi il fanatismo cieco che spinge i giovani a una guerra senza senso, un tema ancora di grande attualità.

SERIE TV: Escape at Dannemora

Regia: Ben Stiller – USA 2018 – Tratta da una storia vera – Interpreti principali: Benicio del Toro: Richard Matt / Patricia Arquette: Tilly Mitchell / Paul Dano: David Sweat

La prima puntata parte con From The Beginning degli Emerson Lake & Palmer, e questo non può che predisporti bene. Negli episodi che seguono a sostegno delle narrazione visiva ci sono Whipping Post degli Allman Brothers, Do It Again degli Steely Dan, Take Me To The Pilot di Elton John e, udite udite, nel sesto episodio Bad Company della Bad Company.

Serie dunque da non perdere per noi uomini di blues anche perché c’è un Benicio del Toro in spledida forma, per non parlare della prova convincente di Paul Dano e della stratosferica Patricia Arquette. La regia di Ben Stiller mi sembra davvero niente male, cosa questa che mi sembrava impensabile eppure …

TRAMA: Due uomini sono stati incarcerati per omicidio. Richard Matt, colui che ha pensato alla fuga, un vero e proprio manipolatore che alterna la violenza all’arte dei suoi dipinti; insieme al suo compagno di blocco David Sweat, organizza un ambizioso piano di fuga. Ad aiutarli è Joyce “Tilly” Mitchell, madre e moglie annoiata che lavora nella sartoria della prigione.

BLOG PEOPLE:

Ogni tanto ricevo email inaspettate da lettori del blog. Nei giorni scorsi è stata la volta di Matteo e Raymond.

Matteo mi scrive: “Buonasera, un entusiasta lettore del suo blog ormai da diverso tempo e approfitto dell’occasione per ringraziarla del suo lavoro. Le scrivo per domandarle se potesse dirmi, qualora non fosse troppo disturbo, se ha avuto modo di ascoltare la riedizione di Outrider uscita in Giappone nel giugno 2016, che pare sia rimasterizzata. Pongo a lei questa domanda perché, vista la recensione di Coverdale/Page in cui cita l’edizione del 2011, so che può avere familiarità con questo genere di ristampe. Grazie in anticipo e cordiali saluti”

Con Matteo poi siamo passati al tu e approfondito la conoscenza, ma resta il fatto che avere lettori che si interrogano se la recente edizione giapponese di Outrider (album solista di Jimmy Page del 1988 mai uscito in una nuova ristampa qui in Europa e in Nord America) sia rimasterizzata come si dice, mi rende orgoglioso. Questo denota interesse all’approfondimento, al dettaglio alle sfumature. Che meraviglia avere gente così intorno.

Raymond mi scrive:  Hi Tim, Just thought i would drop you a few lines to say how much i enjoy your blog. I really enjoy what you put on your blog about music, i can’t believe your taste i love everything you talk about or give your opinion on. All the bands your love i love to … i saw Led Zeppelin five times Preston, twice at Earls Court and both Knebworths an amazing band. I just love that period in music i feel the best music came out between 66 to 77, so many great Artist/Bands. I also like you are an avid collector of live recordings/Bootlegs and have been for over forty years, in fact i’ve just ordered the Bad Company Boston 77 show after reading your view on it. I live in the UK Manchester to be precise and saw many many bands in the seventies at the Free Trade Hall, the Hardrock and the Appllo. i will sign off for now but keep it coming Tim like i said love your Blog. Regards,Ray

Beh, che ci sia un Raymond di Manchester che segue un blog dove di certo non tutti gli articoli hanno la traduzione in inglese, che ha visto i LZ dal vivo 5 volte e che si dice entusiasta degli articoli che pubblichiamo mi sembra davvero meraviglioso. Come mi sembra meravigliosa la comunità che ormai da otto (otto!) anni segue questo blog per l’uomo (e la donna) di blues. Grazie davvero, I love you all.

FRIENDS WILL BE FRIENDS: Riva e Trombetti omaggiano Tirelli

Ad inizio anno due monumenti del giornalismo musicale italiano (Beppe Riva e Giancarlo Trombetti) si ritrovano e decidono di omaggiare il sottoscritto posando per una foto con le due riviste top relative alla nostra musica con i copertina i giganti che una volta camminavano sulla terra. Faccio due conti, sono trent’anni o poco più che conosco i due in questione, trent’anni da quando mi presero sotto la loro protezione nel momento in cui iniziai la collaborazione con le riviste nazionali Metal Shock e Flash. Era il 1988, già, eppure siamo ancora qua che ci sentiamo, ci scriviamo, e ci scambiamo informazioni e sensazione su un mondo, il nostro, quello del Rock, che sta svanendo. A dir la verità con Riva scambio almeno settimanalmente anche riflessioni sulla nostra comune grande altra passione (l’Inter), con Trombetti fatico di più perché, pur essendo anch’egli un gran appassionato di football, ha colori che diciamo così, fanno a botte con quelli della mi squadra, nonostante questo voglio un gran bene ad entrambi ed è bello che dopo tre decenni siamo ancora qui a roccare e a rollare.

PS: Che i due non siano a capo di una delle due riviste che hanno in braccio mi sembra impossibile.

Beppe Riva & Giancarlo Trombetti – gennaio 2019

FRIENDS WILL BE FRIENDS ( Stefano & Carlo Alberto’s songwriting blues)

A proposito del tempo che passa e degli amici che ritornano. A inizio anno mi metto sulla chitarra e mi arriva d’improvviso un riff che capisco sin da subito essere niente male. Si basa su un paio di accordi uno dei quali lo rendo in una posizione inusuale che non so nemmeno se esista ma che mi piace parecchio; dopo poco aggiungo altri quattro accordi. Scrivere canzoni, me lo dico spesso, è la cosa che più mi piace fare al mondo. Capisco immediatamente però che il riff di cui sopra è diviso (per accenti e per tempo) in maniera non convenzionale, che lo sviluppo dell’ipotetico pezzo è troppo articolato per poterlo cantare e/o finire da solo. Ci penso qualche minuto e poi mando un whatsapp al mio songwriting pard di un tempo: Mr Charles Albert Thompson. Ci conosciamo dal 1981, nel periodo 1988/1993 ci eravamo messi a fare sul serio per quanto riguarda lo scrivere canzoni ma poi il progetto naufragò. Ci ritrovammo nel 1995 e scrivemmo altre cose a mio avviso molto carine. Tutto finì lì, ognuno prese altre strade, tuttavia, anche in questo caso, dopo il mio messaggio eccoci di nuovo qui, in una sera qualunque di gennaio a buttar giù qualcosa insieme.

Davvero buffo, sono trascorsi 24 anni dall’ultima canzone scritta eppure sembra che il tempo non sia passato, ci approcciamo alla cosa con la familiarità e le dinamiche di un tempo. Gli faccio sentire il riff e il giro alcune volte, lui guarda per aria, attende l’attimo propizio e si mette a canticchiare e a scribacchiare qualcosa. Alla fine della serata abbiamo due strofe pressoché complete. Nell’appuntamento successivo completiamo la canzone con ponte e ritornello. Niente di che naturalmente, l’ennesima canzone destinata a rimanere chiusa nel cassetto, però che bella sensazione.

Studiolo – Domus Saurea – Gennaio 2018 – foto TT

FRIENDS WILL BE FRIENDS (Stefano & Stefano’s football blues)

INTER – SASSUOLO un sabato su DAZN. Mi viene il blues. La squadra della città in cui lavoro ormai è la nostra bestia nera, in più guardarla sullo schermo del PC tramite DAZN mi dà l’orticaria: la connessione non è mai perfetta, i commenti sono spesso desolanti e finisco sempre per sentirmi a disagio. Mi salva un messaggio del Pike boy? “Cinegiappo?”, mi scrive, meno male … qualcuno che si fa vivo nel momento del bisogno.

Il ristorante cinegiappo dove siamo soliti andare, non troppo distante dalla Domus Saurea, è stato completamente rinnovato. Non è più a buffet ma alla carta. Niente male. Ci incontriamo alle 19,15, siamo entrambi puntualissimi per non perdere poi la partita. Antipasto ai frutti di mare, spaghetti di riso ai gamberetti alla piastra, anatra con ananas, birra cinese … solita ordinazione da uomo di blues. Anche in questo caso faccio due conti: conosco il Pike boy da quasi 38 anni, da quando le nostre relative band di allora suonarono al festival Modena Rock del 1981. Condivido con lui il nome proprio (sebbene i soprannomi abbiamo preso il sopravvento già dagli anni settanta) e l’amore e la visione del Rock. Oggi siamo due uomini di una incerta età che non smettono un secondo di parlare di long playing, del Dark Lord (James Patrick Page insomma), della musica intorno alla quale le nostre stesse esistenze girano intorno.

Bluesmen al CineGiappo – Gennaio 2019 – Foto Saura T

Tanti anni passati ma sembriamo ancora i due cinni (come si dive qui nella Mutina-Regium county) o pischelli (come direbbe Polbi) che si infiammavano per le copertine del doppio live The Song Remains The Same e del triplo Wings Over America, ah!

Stasera DAZN funziona più o meno bene. Lo schermo 27 pollici non è poi male, il divanetto da due soldi dello studiolo non è il massimo ma guardare una partita in compagnia di Pike è sempre bello e la serata passa liscia, non fosse per lo 0 a 0 con cui termina la partita. Rassegnati e amareggiati, affoghiamo la delusione nella Pelmosoda.

Tim & Pike: bocche cucite e facce lunghe dopo Inter – Sassuolo – Foto Saura T.

Evitiamo di stare a sentire il mister nel post partita e ci trasferiamo in sala a ritemprarci con video bootleg dei Led Zeppelin periodo 1972/1973.

Ci godiamo la “rumba” dei Led Zeppelin fino alla mezza. L’Inter è un fastidio ormai lontano, ci auguriamo la buonanotte con il sorriso: il Rock è una medicina potentissima.

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=TSm94npExzU

Mensis Decembris Blues

21 Dic

Et voilà, eccoci di nuovo qui col solito post a cavallo del solstizio d’inverno pieno dei soliti rigurgiti dicembrini velati di malinconia, dei medesimi bilanci di fine anno e degli stessi blues che da sempre ci contraddistinguono. Siamo sotto le feste, chi celebra l’avvento di Cristo (spesso contravvenendo a quanto Cristo stesso sembra predicasse) e chi come noi celebra il Sol Invictus, il proprio compleanno (siamo in tre qui sul blog ad essere nati nella giorno più particolare) e la propria condizione di uomo di blues capitato su un pianeta  perduto nella vastità dell’Universo.

Oltre a tutto questo, quest’anno festeggiamo anche Isacco Newton, nato il 25/12/1642, mente straordinaria e essere umano di estremo valore. Un brindisi a lui dunque, grazie Isy, senza di te non saremmo gli stessi.

Isacco Newton

Ho scritto più volte che il periodo che va dal 10 al 23 dicembre è il mio preferito; mi perdo nei ricordi della mia adolescenza e della mia infanzia, quando, come canta De Gregori ,“tutto mi sembrava andasse bene”, quando l’allegra famigliola di Brian tornava dalla messa di mezzanotte (fine sessanta / inizio settanta) circumnavigando gli accumuli di neve -ammassati dagli spazzaneve – che mi sembravano enormi. Io e mia sorella tenuti per mano da mamma e papà tra la notte nera, la neve e i regali che avremmo trovato ai piedi del letto l’indomani mattina. Circa tre settimane fa Mother Mary avrebbe compiuto novant’anni, su facebook, per ricordarla, ho scritto qualcosa tipo “mi piacerebbe dirti che sebbene io sia un uomo di una (in)certa età già da diversi anni, mi sembra sempre di essere il bambino che aveva bisogno di te”. Già, al di là del sentimentalismo da strapazzo (evidentemente necessario al sottoscritto per lenire certe paturnie), è proprio così; fino a dieci/quindici anni fa, pensavo che le persone di un certa età avesse una comprensione del mondo e della vita che io ancora non avevo raggiunto ma poi, parlandone con Julia, compresi che non era affatto così. Ognuno si arrangia come può, ognuno è in fondo perso per i fatti suoi, e rimane il bambino che teneva la mano a sua madre …. certo, l’età un minimo di esperienza di vita te la dà, ma alla fin fine ci si sente spesso soli alla mercé dell’Universo.

Meditabondo come sempre, dunque, affronto i viaggi dalla Domus Saurea a Stone City, dove lavoro, con la solita verve bluesy. Quest’anno la neve ha fatto la sua comparsa nel periodo dei saturnali, per il sottoscritto quindi è uno spettacolo attraversare le campagne imbiancate. La sera poi rincasando, seguo la pista delle lucine ad intermittenza, ci sono quelle sghembe e fatte senza un minimo di criterio e e quelle perfette fatte a regola d’arte, quelle sbiadite testimoni di un mondo che fu e quelle moderne sfavillanti e decise, quelle discrete ed eleganti e quelle strabordanti figlie di di un consumismo e di una ostentazione davvero fini a se stesse.
La musica che mi ascolto in questi viaggi e quella a me più famigliare e più adatta a farmi sentire a casa, non necessariamente la più dolce. Sì, naufrago volentieri tra le onde delle canzoni natalizie interpretate da Tony Bennett, Ray Charles o Mahalia Jackson, ma poi mi rifugio anche in quegli album che mi hanno creato e che all’apparenza hanno ben poco di natalizio (Johnny Winter anyone?).

Discendo poi lungo i sentieri dei miei blues cosmici e chiedo venia a chi deve sopportarne il relativo mood (Little Monkey can you hear me?) ma come si fa, in questo periodo, ad eludere un inizio del genere?
Have mercy baby
I’m descending again

Mi diverto a trovare sonorità chitarristiche comuni tra la Double Trouble (di Otish Rush) live di Eric Clpaton (da Just One Night del 1980) e Tea For One dei Led Zeppelin (da Presence del 1976)

La sera poi, ogni tanto, la passo insieme al Michingan Boy (Polbi). Lunghe telefonate tra Borgo Massenzio e Detroit dove ci confessiamo i nostri blues, rimettiamo a noi i nostri debiti e cerchiamo di sopravvivere a questa porca vita.
A breve vedrò i ragazzi per il solito sinodo invernale. A dispetto di qualche defezione, lo zoccolo duro tiene botta e sarà bello passare, sotto natale, una serata tra veri uomini di blues in una trattoria storica sperduta nel buco del culo dell’Emilia tra tortelloni e bottiglie di Lambrusco.
Ogni tanto nei miei viaggi fa capolino Beethoven: piano concerto n.5 in mi bemolle minore. Con questa aria sonora incantevole veleggio, all’apparenza, tranquillo verso le mie destinazioni.

I’m In Love With My Cat(s)

Con l’inverno il rapporto con i gatti della Domus Saurea si fa più stretto. I nostri felini vengono in casa a cercar riparo dalle rigide temperature della steppa emiliana e giocoforza ci si deve abituare a vivere tutti insieme.

Strichetto, la gattina scappata da vicini non certo amanti degli animali e accasatasi da noi, ormai interagisce in maniera speciale. E’ sempre isterica, da piccola ne ha subite davvero tante, ma è indubbio che vive la Domus Saurea come un rifugio più che sicuro e me e la pollastrella come umani su cui fare assoluto riferimento. Quando non sonnecchia o quando ha svolto i suoi compiti da gatta arrampicandosi sui pini o scorrazzando per la campagna, mi viene a trovare e mi chiede: “Tyrrell, e adesso cosa facciamo?”. La mia risposta è sempre quella: “Stricchi, ma cosa vuoi fare? Hai mangiato, hai dormito, hai fatto la cacca, sei stata fuori a fare la matta … sei una gatta, non sei un’umana, la tua vita è questa, cerca di elaborare la cosa.”

Strichetto – dicembre blues – foto TT

Lei insiste, salta sulla scrivania e non mi lascia finire di scrivere queste sciocchezze e allora mi arrendo …

Strichetto – dicembre blues – foto TT

gioco con lei, le faccio ascoltare la Mahavishnu Orchestra, le suono qualcosa, la porto di là a vedere vecchie partite dell’Inter sino a quando stanca o, annoiata, torna ad uscire o a farsi un pisolino sullo sgabello.

Strichetto – dicembre blues – foto TT

Anche Raissa, la più vecchia dei nostri felini, si gode il tepore della Domus.

Raissa – Dicembre Blues – Domus Saurea 2018 – foto TT

Persino Artemio, il gatto randagio che abbiamo intorno a casa ormai da anni, viene a farsi qualche oretta nell’entrata, non troppo distante dalla stufa.

Artemio – dicembre blues – Domus Saurea 2018 – foto Saura T.

La Ragni, che pur è una stronzetta (nel senso che devi sempre aspettarti una zampata), diventa più malleabile, appena sono sul divano mi viene addosso, anche quando sono intento a sistemare i libri trova un modo per accoccolarsi su di me.

La Ragni non mi molla un attimo – foto Saura T

Manca Spaventina, ma come rivela il nome, è la più riservata e la meno addomesticata. Riesco a prenderla in braccio e ad accarezzarla ogni tanto, ma è una gatta sempre sul chi va là. Non ama farsi fotografare.

E poi c’è lui, il mio migliore amico, il diavoletto nero della Tasmania, la pantera di Borgo Massenzio: Palmiro!

Durante l’inverno diventa così sentimentale che è una esperienza davvero notevole interagire con lui. Al mattino la prima ad uscire è la pollastrella, la mia sveglia suona poco dopo, ma in quella mezz’ora in cui sono sotto al piumone a godermi il tepore prima del gelo mattutino sento la porta aprirsi, una pantera nera saltare sul letto e una cotoletta di pelo di sette chili e mezzo piantare con forza il suo muso sul mio con una caparbietà e forza da far girare la testa. Stiamo lì, abbracciati l’uno all’altro, a contemplare l’America, mammiferi di specie diverse che mostrano affetto reciproco, che sono felici di vivere insieme e che si consolano a vicenda. Come direbbe Guccini “nemmeno dentro il cesso possiedo un mio momento”, perchèPalmir arriva e mi fissa fino a che non gli apro la finestra in modo che possa saltare sul davanzale e dare un’occhiata ai suoi possedimenti.

Palmiro – Domus Saurea Dicembre 2018 – foto TT

Non resisto al suo sguardo, quei suoi meravigliasi occhioni gialli mi manovrano come fossi un automa così apro la finestra e fa niente se mentre mi faccio la barba mi si gelano anche gli zebedei.

Palmiro – Domus Saurea Dicembre 2018 – foto TT

La sera, a volte, mi aspetta sul letto, come a dirmi, Tyrrell, è tardi, dai che è ora di dormire..

Palmiro – Domus Saurea Dicembre 2018 – foto TT

Fa insomma parte della mia vita, della mia famiglia e, come Mother Mary, “quando sto passando tempi tribolati lui viene a me e mi sussurra fusa di saggezza.”

Palmiro – Domus Saurea Dicembre 2018 – foto TT

Luci Ad Intermittenza

Potevano mancare le luci da intermittenza alla Domus Saurea? E allora via lungo la scia delle scintille luminose tra la mia rappresentazione Dickensiana …

Winter Solstice Festivities Scenery 2018 – Domus Saurea – Photo TT

Winter Solstice Festivities Scenery 2018 – Domus Saurea – Photo TT

l’alberello indoor …

Winter Solstice Festivities Tree 2018 – Domus Saurea – Photo TT

quello outdoor …

L’alberello sul balcone – Domus Saurea 2018 – foto TT

e il wishing well.

Wishing Well – Domus Saurea 2018 – foto TT

Scendo per dare un’occhiata all’effetto e mi sorprendo nel constatare ancora una volta che la Domus Saurea sembra davvero una casetta in riva al mondo.

L’alberello sul balcone – Domus Saurea 2018 – foto TT

A light In the black – Domus Saurea 2018 – foto TT

Aleida

Arriva Aleida a Regium Lepidi. L’ avevamo già vista a Locus Nonantolae l’anno passato in un incontro più informale, quello di stasera è invece più ufficiale.

Aleida Guevara – Reggio Emilia 13/12/2018

La ballroom è gremita, incontriamo qualche amico, tra cui Paco Roberto. Fa piacere riconoscere facce amiche non rassegnate alla involuzione generale.

Aleida – nonostante debba ripetere gli stessi concetti ad ogni incontro – è piena di passione e di fervore rivoluzionario. Si parla di ingiustizie e di lotta e di difesa dei più deboli, argomenti che non vanno più di moda di questi tempi, ma che i presenti seguono con molta attenzione. Parecchi giovanissimi tra il pubblico, sorpresa piacevolissima. Nonostante ci sia chi traduce, il castigliano di Aleida è pressoché comprensibile ed è un enorme piacere stare ad ascoltarla.

Aleida Guevara – Reggio Emilia 13/12/2018

http://www.reggionline.com/la-figlia-guevara-racconta-le-nuove-sfide-cuba-video/?fbclid=IwAR3kT75avoLW-3hYdpB-r8q_zkk7CPYRcbVnkj9WyF8t7712SCuiz5sBYMI

Aleida Guevara – Reggio Emilia 13/12/2018

A fine conferenza in molti si avvicinano per stringerle la mano, farsi autografare libri, raccontarle le proprie impressioni. Accostiamo anche noi, ma la vediamo un po’ affaticata per quanto paziente e sul pezzo, così decidiamo di andarcene. Cosa avrei potuto dirle stringendole la mano? Non sai, Aleida, quanto tuo padre e Cuba significhino per me? Suvvia, sarebbe un gesto pretenzioso ed egocentrico. Anche inutile, perché sono certo che lei lo sa già.

Coop Tales

Spesa settimanale alla Coop. La solita colazione al solito bar, le solite amiche di una certa età che discutono in dialetto reggiamo strettissimo nel tavolo di fianco. Non riesco ad evitare di stare ad ascoltarle, il loro eloquio dialettale è sublime. Frasi, coniugazioni e costruzioni che quelli della mia generazione non sanno più fare e che piano piano scompariranno. Mi godo il momento e il suono purissimo della lingua che mi ha cresciuto. Vorrei alzarmi dal tavolo e baciarle tutte. Superfighe!.

Colazione alla Coop – old ladies talking blues – foto TT

Il centro commerciale è dedicato a Ludovico Ariosto, nato in questa città nel 1474, personalità di spicco degli uffici italiani nonché poeta e commediografo, autore dell’Orlando Furioso.

Penso a lui mentre entro, col carrello, alla Coop.

Ludovico Ariosto

Osservo la gente.

C’è una ragazza in coda davanti al reparto farmaci; collant di lana nere, ballerine, gonna corta, gambe non esattamente perfette, capelli sporchi. Si confronta col marito che la attende lì di fianco col carrello. Sguardi spauriti e rassegnati.

C’è un ragazzo che gira per gli scaffali con una bottiglia di thé e un sacchetto con dentro un paio di cianfrusaglie. Porta pantaloni baggy e  scarpe obsolete col tacco. Ha uno sguardo tra il tranquillo e il disperato.

Mi viene in mente che ieri, al Sigma di Stone City, un signore anziano davanti alla vetrina, sotto la neve, controllava le offerte reclamizzate sulle grandi vetrate per vedere se corrispondevano con i coupon che aveva in mano.

Gente che porta in giro panettoni e addobbi per l’albero, coppie che litigano dinnanzi al banco della gastrononia, bambini che fissano – un po’ annoiati – i giocattoli, genitori sotto stress che cercano di portare a casa anche queste festività, uomini di blues che cercano di sforzarsi di essere felici e di andare a braccetto con le proprie pollastrelle.

Coop blues – dicembre 2018 – foto TT

Nel parcheggio coperto, immancabile come l’F24 dell’anticipo Iva, c’è l’automobile parcheggiata alla cazzo. Complimenti furbetto, ti auguro che a natale, dovunque tu vada, non riesca a trovare parcheggio.

Parcheggiatori dsistratti – Coop Ariosto – foto TT

Miscellanea Blues

Certe notti sono così blues che per cena mi faccio un caffellatte, d’altra parte sono figlio di Mother Mary e de La Coscienza di Zeno.

caffellatte blues – foto TT

Ieri mi sono visto con l’amico Jaypee, una pizza veloce da Rock a Stone City. Sempre bello scambiarci i nostri blues. Non sarà presente al sinodo, ha un concerto proprio quella sera, maledetti Sticky Fingers Ltd che mi portate via il mio amico nel momento del bisogno. A proposito di Sticky Fingers, a volte mi chiedo che fine abbia fatto il Rick Derringer di Vignola, Lorenz insomma, mi ha abbandonato al mio destino, da quando ha comprato una Telecaster è cambiato e non considera più il suo Gibson brother. Meno male che Mr J ogni tanto mi manda whatsapp che mi risollevano la giornata (Vengo A Patti Col Demonio è un mio pezzo finito nel cd della Cattiva Compagnia, gruppo di cui – in quegli anni – io e Jaypee facevamo parte).

Whatsapp di Jaypee

Il Dark Lord ha spedito a Paul Stanley dei Kiss una copia del libro fotografico dei LZ con tanto di dedica. Jimbo, in caso tu ne abbia una copia in più, puoi spedirla a: Ittod Tirelli, Domus Saurea, Borgo Massenzio, Italy. Grazie vecchio mio.

Il Dark Lord regala libri ai suoi amichetti (nella foto Paul Stanley dei Kiss)

And since we’ve no place to go, let it snow, let it snow, let it snow …

Neve poco prima di natale, che meraviglia. Domenica scorsa, di notte, è iniziato a nevicare, non credevo ai miei occhi, finalmente la neve nella seconda metà di dicembre, finalmente un po’ di candore.

Non credo che Stricchi l’avesse mai vista, così abbiamo fatto un balletto sulla balconata della Domus.

In poco tempo un primo strato bianco si è posato facendomi felice.

Neve alla Domus Saurea, dicembre 2018 – foto TT

Neve alla Domus Saurea, dicembre 2018 – foto TT

Neve alla Domus Saurea, dicembre 2018 – foto TT

Neve alla Domus Saurea, dicembre 2018 – foto TT

La mattina trovare la campagna imbiancata mi ha sistemata l’animo. Dalla finestrella del sottotetto ho rimirato quel bianco candore con gioia.

Neve alla Domus Saurea, dicembre 2018 – foto TT

I dintorni della Domus diventano un quadretto niente male e io mi perdo a contemplare il paesaggio…

Neve alla Domus Saurea, dicembre 2018 – foto TT

Neve alla Domus Saurea, dicembre 2018 – foto TT

Neve alla Domus Saurea, dicembre 2018 – foto TT

Neve alla Domus Saurea, dicembre 2018 – foto TT

Neve alla Domus Saurea, dicembre 2018 – foto TT

Nel mio viaggio verso Stone City mi soffermo a rimirare le strade blu a me più care.

Driving work for Christmas – photo TT

Driving work for Christmas – photo TT

Un’altra spruzzatina è caduta l’altra sera, ad oggi i campi sono ancora bianchi e io mi avvicino al natale con l’animo più sollevato. Nei prossimi giorni cappelletti in brodo mi attendono dalla Lucia, dove la famiglia della pollastrella si riunisce, sarà ancora più bello gustarli con la neve che ancora resiste sulle terre emiliane.

Ego benedico vobis in nomine Emerson, Lake et Palmer

Con questa faccia un po’ così (che più la guardo e più mi ricorda quella del vecchio Brian)

Con quella faccia un po’ così … – TT autoscatto

non mi resta dunque che augurare a voi, donne e uomini di blues che formate la splendida comunità di questo blog, tutto il meglio per la nuova stagione e come cantava Greg che possiate avere il Natale che meritate. Che il Sol Invictus splenda sul vostro viso, che le stelle riempiano i vostri sogni, che il padre dei quattro venti riempia le vostre vele. Io vi benedico nel nome di Emerson, Lake e Palmer. La messa (nera) è finita, andate in pace.

… e che il Dark Lord vegli su di noi.

Il Dark Lord.

Stagiunàsa mèrsa

28 Nov

Weekend novembrini passati in casa; il tempo non invoglia ad uscire: cieli grigi, pioggia di piccola/media intensità più o meno costante, foglie impregnate d’acqua su strade e cortili, la campagna che sonnecchia indolente sotto un panno inzuppato d’autunno. Brian avrebbe guardato fuori dalla finestra, avrebbe contemplato la giornata di questa domenica di fine novembre e avrebbe esclamalato “stagiunàsa mèrsa” … stagionaccia marcia, tipica espressione emiliana di una generazione che fu.

Per curiosità do un’occhiata a cosa scrissi in un novembre passato per capire se tendo a ripetere me stesso; è così, non c’è dubbio, ma in fondo chi non lo fa?

https://timtirelli.com/2013/11/15/la-pioggerellina-autunnale-i-tergicristalli-che-lasciano-il-rigo-sul-parabrezza-e-il-pensare-ai-mott-the-hoople/

Con questo tempo anche Palmiro tende a preferire il tepore della casa. Va fuori, fa un giro intorno alla casa e, una volta capito che è uno di quei giorni in cui ci bagna il pelo, torna davanti alla porta d’ingresso sino a che non lo facciamo rientrare. Si scalda qualche minuto davanti alla stufa e poi viene a riposare su di me, che sono lì che mi guardo un film.

Palmiro – Domus Saurea Nov 2018 – foto TT

Palmiro – Domus Saurea Nov 2018 – foto TT

Dopo poco lo vedo agitarsi nel sonno, sta senza dubbio sognando le giornate di sole e la caccia alla talpa nei prati di erba spagna che tanto gli piace …

Palmiro – Domus Saurea Nov 2018 – foto TT

Serie TV: “Glacé” (Francia 2017 –  Netflix 2018) – TTTT

Attratto dalle scenografie dove c’è ghiaccio e neve, mi guardo uno sceneggiato TV francese in sei puntate tratto dal romanzo omonimo del 2011 di Bernard Minier. Thriller ambientato sui Pirenei francesi innevati. Lo consiglio.

 

 

Film: “Downsizing” (Usa – 2017 – 20th Century Fox) – TTTT

Dragando le offerte di Sky scovo un film che non ha ricevuto critiche entusiastiche ma che a me è piaciuto davvero un sacco. In un periodo come questo penso sia una pellicola che andrebbe vista. La colonna sonora gioca su un grappolo di note tratte senza dubbio da quella di Prometheus (il prequel di Alien). Ne suggerisco la visione.

Regia di Alexander Payne. Un film con Matt DamonChristoph WaltzChau HongJason SudeikisKristen WiigNeil Patrick HarrisCast completoTitolo originale: Downsizing. Genere CommediaDrammatico – USA2017durata 140 minuti. Uscita cinema giovedì 25 gennaio 2018 distribuito da 20th Century Fox.

The Champions …

Qualche sera fa torno a casa con l’umore sghembo, è un po’ che per motivi professionali tendo al buio pesto. Prima di mettermi a tavola sento la pollastrella che mi chiede: “Tyrrell, abbiamo impegni l’11 dicembre? Spero di no…”. 

“Non ci sarà mica di nuovo Rick Wakeman in Italia eh?” le faccio, poi mi accorgo che sotto il piatto c’è una busta. La apro è vi trovo due biglietti per la partita di Champions League, Inter – PSV Eindhoven.

Biglietti per Inter – PSV – foto TT

“E’ che stai passando un periodo un po’ complicato così ho pensato di farti un regalo”.

Io e lei a San Siro in un martedì sera di dicembre. Per me non c’è nulla di più romantico.

All Along The Savignano Tower – Fulvio Feliciano al Bar Perla Verde (Jimi Hendrix Night)

Il Bar Perla Verde di Savignano Sul Panaro è uno dei miei localini preferiti: musica che mi si confà, atmosfera giusta, bel feeling con Alda, la titolare. Dista dalla Domus Saurea 50/60 km, e a volte il venerdì sera per trovare la spinta di spingersi a ridosso delle campagne bolognesi ci vuole tanto, troppo coraggio. Stavolta comunque sia ci mettiamo in moto. Feliciano è un nome noto, basta cercare in rete per capire che il ragazzo ne vive di avventure musicali.

Fulvio Feliciano Experience - Bar Perla Verde novembre 2018 - foto TT

Fulvio Feliciano Experience – Bar Perla Verde novembre 2018 – foto TT

Il set è tirato seppur morbido nell’approccio. Il brani di Hendrix si susseguono, chiudo gli occhi e mi chiedo cosa deve essere stato vedere Jimi dal vivo negli anni che vanno dal 1966 al 1970. Sorseggio la mia birra artigianale, penso al rock, ai musicisti che suonano magari senza troppe gratificazioni, a chi – come me – scrive canzoni e le deve lasciare dentro ai cassetti. Prima di immalinconirmi mi alzo in piedi, lo show è ormai alla fine. Abbraccio Alda, Simone Galassi (altro guitar hero hendrixiano/gallagheriano della zona) e mi infilo nella blues mobile. Lascio guidare la pollastrella. Poco dopo essere entrati nella Regium Lepidi county la vedo stanca. La faccio accostare, meglio che guidi io sino a casa. Scendo dalla macchina in uno di quei luoghi sospesi nel tempo fatti di costruzioni ormai obsolete che oggi hanno un che di pauroso, tipo le vecchie colonie dismesse sulla riviera adriatica, quelle di cui ogni estate compaiono qui sul blog.

Prato (frazione di Corrigium – foto TT

Percorro gli ultimi chilometri della black country reggiana e quindi arrivo nelle terre elettriche della pollastrella. Un’altra serata spesa a rincorrere i vecchi fantasmi del rock.

Pussycat

Continua la fase d’amore con Strichetto, la gattina che si è accasata da noi diversi mesi fa. Pur essendo una micetta per certi versi problematica (aver passato i primi mesi in balìa di figlie piccole senza controllo di nostri vicini -un po’ particolari- la hanno resa isterica), non ci ha messo tanto ad eleggere la Domus Saurea porto sicuro e a scegliere me e la pollastrella come umani di riferimento.

E’ indubbio che mi vede come un umano che le vuole bene, mi segue, fissa attentamente le cose che faccio, mi cerca, mi chiama, ma è ancora riluttante ad essere presa in braccio troppo spesso, sebbene ogni tanto si appisoli su di me…

Tyrrell & Stricchi – Domus Saurea nov 2018 – foto Saura T.

E’ davvero curioso sorprenderla ad osservarmi mentre, che so, piego un maglione, metto sul piatto un LP, suono la chitarra. Sembra proprio che giunga alle stesse conclusioni di Buck e Zanna Bianca: questi umani riescono a piegare gli oggetti al loro volere, devono essere dei. L’altra mattina stavo facendo colazione e lei se ne stava lì immobile a guardarmi. Le chiedevo cosa stava pensando, ma lei continuava a tenere lo sguardo fisso su di me. Il suo cervellino sembrava lavorare alacremente per cercare di elaborare la propria condizione di felino e il proprio rapporto con un essere umano. Si fa delle domande mica da ridere la mia gattina.

Sono ancora in pensiero per la zampina posteriore dolorante. Sono ormai 20 giorni che si è fatta male, ma ancora zoppica.

Cerco di tenerla in casa il più possibile (soprattutto la notte), ma ogni tanto una sgambata gliela lascio fare.

So che ormai parlo troppo di lei qui sul blog, che Palmiro è un po’ geloso, ma sono innamorato, uso le palabras de amor quando mi confronto con lei: “unico amore della mia vita … nocciolina … stricchi … pipi… sgabagigia …” arrivo ad usare sillabe messe insieme a casaccio mentre la bacio su quella testolina vuota … a volte Saura mi sorprende, le scappa da ridere e se ne va scuotendo la testa. An s’è mai vest Johnny Winter d’vintèr maat per ‘na gatèina. … non si è mai visto Johnny Winter diventare matto per una gattina.

Stricchi – Domus saurea nov 2018 – foto TT

Stricchi – Domus saurea nov 2018 – foto TT

Standing at the crossroads

In pausa pranzo ogni tanto faccio qualche camminata; arrivo sino al Parco Ducale di Stonecity. Ogni volta che giungo davanti all’incrocio dei sentierini mi inginocchio ad aspettare Baron Samedi; visto che non arriva mai dopo un po’ mi rimetto in moto e torno verso l’ufficio canticchiando un vecchio blues di Roberto di Giovanni.

… Asked the Dark Lord above «Have mercy, now save poor Tim, if you please».

Stonecity – Parco Ducale – Nov 2018 – Foto TT

Baron Samedi

Hometown blues

Almeno una volta al mese, il sabato mattina, faccio un salto nel mio paesello natio. Colazione al Bar Pasticceria Malaguti del mio amico Stefano e poi passeggiata per il centro storico. Mi soffermo davanti alla sala civica Eliseo Zoboli, ne leggo la targa e una volta di più mi sento orgoglioso della tradizione democratica e progressista del mio paese e contento di vedere che, nonostante il declino intellettuale e l’imbarbarimento della nazione, ci siano ancora alcune isole dove l’umanesimo, il sapere e la solidarietà sono valori aggreganti e fondanti.

Nonantola – Nov 2018 – foto TT

Nonantola – Nov 2018 – foto TT

Rivolgo lo sguardo alla Torre dell’Orologio (alias Torre dei Modenesi) …

Nonantola – Nov 2018 – foto TT

poi qualche passo più avanti, da via Maestra del Castello, osservo l’Abbazia, finalmente di nuovo accessibile dopo i lungi lavori dovuti ai danni del terremoto.

Nonantola – Nov 2018 – foto TT

In Piazza Caduti Partigiani le do un ultimo sguardo, benché sia ateo e anticlericale, l’Abbazia mi infonde nel cuore sempre un sentimento tenero, riflessi della mia infanzia che mi tengono legato a questo piccolo borgo.

Nonantola – Nov 2018 – foto TT

Prima di tornare nel posto in cui vivo ora, costeggio il giardino comunale Perla Verde (già Giardino Salimbeni). Dietro le foglie ingiallite si erge la Rocca (alias Torre dei Bolognesi). Un ultimo riflessione sul mio carattere saturnino, sulla malinconia e nostalgia che da sempre mi accompagnano e salgo in macchina.

Nonantola – Nov 2018 – foto TT

Prima di lasciare il paese mi fermo all’edicola del mio amico Robby. Mi compro le ristampe della De Agostini di un disco del Queen e di Pino Daniele. Tutta roba che ho già sia in vinile che in cd, ma capisco che sono contentini per l’animo un po’ perso di un vecchio amante e sostenitore della musica rock che si sente spaesato nel panorama musicale odierno.

Queen e Pino Daniele – De Agostini – foto TT

Guardo ancora una volta la vecchia Stazione dei Treni sul cui viale l’edicola è posizionata, è lì che sono nato il solstizio d’inverno di tanti anni fa, poi prima di affogare nel passato accendo la macchina e parto.

Stazione dei Treni di Nonantola – photo courtesy of Alberto Quaglieri/Nonantola Nei Ricordi

Gnocchetti alla Domus

Mentre cerco di guardarmi l’anticipo delle 12:30 su DAZN maledicendo lo streaming ballerino che mi costringe a dividermi tra schermo del PC e il tablet …

DAZN blues – Domus Saurea nov 2018 – foto TT

penso alla pollastrella di là in cucina che fa i gnocchetti. Motociclista, bassista, tastierista, mandolinista, donna al passo coi tempi e al contempo capace di tenere in vita tradizioni emiliane patrimonio dell’umanità. Scomoda la Saura.

La Saura fa i gnocchetti – Domus Saurea nov 2018 – foto TT

La Saura fa i gnocchetti – Domus Saurea nov 2018 – foto TT

Alla Fiera del Disco di saliceta San Giuliano con Sir Lyson.

Un sabato pomeriggio passato col mio amico Liso alla Fiera del Disco di Mutina. Un primo giro per rendersi conto dei banchetti interessanti e poi via agli acquisti. Mi interrogo sul fatto che ormai mi attraggono unicamente le nuove ristampe di vinili.

Fiera del Disco di Mutina – Sullo sfondo, intento a cercare LP, Sir Lyson – Nov 2018 – foto TT

Argomento già affrontato sul blog, con tanto di critiche ricevute, ma non riesco a fare altrimenti. Non troppo tempo fa ho acquistato in internet due LP usati di Jerry Lacroix, cantante  musicista degli Edgar Winter’s White Trash che adoro; oggi mi sono pentito dell’acquisto. Julia – come ripeto di frequente – diceva che sono sempre alla ricerca del bello, evidentemente anche nella musica è così. Una ossessione per gli oggetti nella loro forma ideale, verginale. Per fortuna che Liso la pensa come me così non mi sento un alieno tra tanti appassionati di vecchi vinili pieni di storia e di storie. Discorrendo con lui vedo che ci accomuna anche il fastidio del nome DeAgostini ad esempio che compare nel retrocopertina degli LP presi in edicola. Possibile che per gente come noi sia sempre così complicato godersi certi oggetti?

Fiera del Disco di Mutina – Nov 2018 – foto TT

Prima di andare ci fermiamo a bere qualcosa nel bar della polisportiva. Quattro chiacchiere tra amici in un ambiente che ci riporta indietro nel tempo, poco distante tavolini di vecchi uomini intenti a giocare a carte.

Polisportiva Saliceta San Giuliano, Mutina – Old men playing cards – photo TT

Un abbraccio, un saluto e ognuno torna ai suoi impicci prefestivi.

Polisportiva Saliceta San Giuliano, Mutina – photo TT

Tornato a casa do alla pollastrella il vinile che ho comprato per lei e rimiro i miei. Mi chiedo solo che senso abbia ripubblicare un vinile uscito a suo tempo singolo in edizione a 2 LP (mi riferisco al 3° di Peter Gabriel). Capisco che con meno canzoni ci sono su di un lato più la qualità ne guadagna, ma girare lato ogni due pezzi è una tale scocciatura che mi pare una follia questa nuova moda.

Acquisti alla Fiera del Disco di Mutina – Nov 2018 – foto TT

Venerdì nero.

Per un momento mi lascio prendere dalla fustinella del black friday. Mi arrivano parecchie email che lo pubblicizzano … vado sul sito della Feltrinelli e guardo lo sconto sui vinili, vado su Amazon e valuto le offerte, vado sul sito di Mediaworl e penso a cambiare cellulino, vado sul sito dell’Adidas (ho una mezza fissazione per questo marchio, quasi unicamente per gli articoli di foggia vintage), scovo delle scarpe invernali che mi piacciono, le metto nel carrello, lo sconto è del 30%, mica male mi dico, ma prima di cliccare su “procedi all’acquisto”, tentenno, rifletto, desisto.

Black Friday blues

Pur ribadendo la mia condizione di uomo che vive nel mondo occidentale, a volte evito di farmi prendere da questa frenesia consumistica, da questo tourbillon di stampo principalmente americano. Quando ci riesco sono contento.

I pranzi da Lucia

La madre della pollastrella ogni tanto ci invita a pranzo e ogni volta mi sembra di entrare nel cuore stesso dell’Emilia, questa terra che mi ha generato e a cui sono tanto legato (seppur il mio essere sia fieramente scevro da qualsivoglia campanilismo).

Cappelletti in brodo, arrosto di vitello, coniglio, salsa fatta in casa, lambrusco, zuppa inglese. Nel mio piccolo cerco di essere eticamente corretto nel consumo di cibo, il pianeta non potrà sopportare a lungo la sconsiderata abbuffata di carne a cui la maggior parte degli umani anela (per tacere dei diritti degli animali e della salute stessa degli uomini), ma questi pranzi tradizionali a casa della Lucy mi rimettono in pace con il mondo. I love you Emily.

Lucia’s cappelletti – Emilian food at its best – Nov 2018 – foto TT

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Lucia’s zuppa inglese – Emilian food at its best – Nov 2018 – foto TT

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Dacci oggi il nostro impiccio quotidiano

15 Nov

Il termine “impiccio” l’ho mutuato da Polbi, lo uso sempre più spesso e ogni volta mi scappa quasi da ridere. Il nostro amico sarà anche uomo del sud incastonato tra Scilla e Cariddi che ha vissuto per parecchio tempo a Detroit, ma l’inconfondibile – e a mio sentire irresistibile – cadenza tipica dell’Agro Romano è una sua caratteristica, così come l’uso di parole tipiche di quella zona d’Italia. Mi confronto spesso con lui e rimango sempre affascinato dai concetti che esprime, ma il suo accento e i suoi modi di dire mi irretiscono allo stesso modo.

Il tema degli “impicci” lo affronto a ogni piè sospinto, sono anche arrivato ad elaborare la teoria secondo la quale l’essere umano volente o nolente deve affrontare una certa razione di impicci, razione decisa dalle imperscrutabili leggi che regolano l’Universo, e dunque occorre essere tutto sommato felici e riconoscenti quando gli impicci che capitano sono bagattelle risolvibili.

Chiaro che se la gestione razionale degli stessi è tutto sommato semplice, quella di pancia è un po’ più complicata e lastricata dalle madonne che solitamente si tirano.

◊◊◊

Un mercoledì di novembre qualunque, prima mattina. Alle ore 06,20 suona la sveglia della pollastrella. Poco male, Palmiro (la cotoletta di pelo) ci aveva già svegliato – come fa ogni mattina – in preda ai suoi soliti raptus sentimentali; usa quel suo muso umido a mo’ di ariete contro le nostre facce fino a che il portone delle nostre anime cede. Dalle mura del mio dormiveglia cerco di colpirlo con frecce e olio bollente, ma la pantera nera della Domus Saurea schiva il pericolo e continua l’attacco a testa bassa.

Sono pressoché sveglio ma posso prendermela comoda, manca ancora più di mezz’ora allo squillo ufficiale della mia sveglia, per questo me ne sto ancora un poco qui a pensare, a pensare come cantava il grande Ivan.

La pollastrella si prepara, fa uscire Il Diavoletto Nero della Tasmania di Borgo Massenzio, beve in fretta un succo di frutti rossi e corre al lavoro. Io mi polleggio nel letto, volto gallone (come diciamo qui in Emilia) e cerco di prepararmi spiritualmente per una altre giornata di ordinaria bluesaggine. L’Inter domenica ha perso in malo modo, il riscaldamento globale fa sì che questo novembre sembri un fine settembre, so ormai per certo che non uscirà mai la versione definita dell’album dal vivo The Song Remains The Same che vada a correggere le edizioni discutibili del 2007 e del 2018, la situazione politica/economica/culturale del paese (e del mondo) pare sia diretta verso l’abisso, ieri ho visto una donna sui 38/40 anni andare a fare la spesa con felpa sbrindellata, pantaloni della tuta dozzinali e ciabatte … avrei tutti i motivi per restare sotto le coperte se non che sento suonare alla porta.

Chi è che va a suonare il campanello di una abitazione di campagna alle 6,50 del mattino? Prendo la mazza da baseball e apro la porta … non vedo nessuno, penso ad uno scherzo, ma i sensi sono all’erta … poi, tra la foschia e le tenebre che ancora tengono per la gola il mattino, sento una voce: “Tyrrell, ti dispiacerebbe venire a darmi una mano che ho bucato una gomma?”.

La stretta stradina lunga e tortuosa in cui è situata la Domus Saurea sembra ormai la Parigi – Dakar. Sebbene sia stata rifatta non troppi anni fa, il continuo passaggio di trattori mostruosi e pesanti camion del latte ha accartocciato l’asfalto, occorrerebbe avere un carro armato per passare indenni su quella via. A qualche decina di metri dalla Domus vi è quello che chiamo il “crostone d’asfalto assassino”: se sei in macchina e non presti attenzione succede quello che è successo alla pollastrella (e al nostro vicino), se sei in moto e non te ne accorgi puoi mettere in preventivo un bagno fuori stagione nel fosso lì di fianco.

Mi metto la tuta e scendo. Capire come funzionano questi nuovi cric e come far scendere la ruota di scorta posta sotto alla macchina non è operazione immediata, ma ce la caviamo, poco più di un quarto d’ora e la pollastrella può ripartire. Torno in casa sudato e stanco. Mi faccio una doccia, poi vado a prendere Strichetto nel sottotetto. Sono due settimane che passa le notti rinchiusa per un problema ad una zampina posteriore: le si sono rotti i legamenti. Il veterinario ha detto che ricostruirli non è proprio una cosetta da nulla e anche metterle un chiodo tra tibia e femore forse non è consigliabile per una gattina così minuta. Dobbiamo attendere una ventina di giorni e vedere come va, la speranza è che si rimetta a posto da sola, ma io non sono fiducioso. Vado di sopra, apro la porta e la faccio uscire, controllo se è stata una notte tranquilla e mi accorgo che – come successo ieri notte – Strichetto ha vomitato. Mettersi a pulire il pavimento dopo che hai cambiato una gomma della macchina e prima di andare al lavoro non mi mette di buon umore, sapendo già che stasera dovrò riportare la gattina dal veterinario per i frequenti rigurgiti di questi ultimi giorni.

Stricchi scende in casa, mangia qualcosina e poi si arrotola sul morbido tappetino del bagno. La accarezzo e le do dei baci, voglio che senta una volta di più che le voglio bene e che mi prendo cura di lei.

Strichetto – Feelin’ Bad Blues – Nov 2018 foto TT

Ho ancora 5 minuti, mi preparo la colazione. Mi pregusto il “cappuccino” che sto per farmi con la macchina del caffè quando mi accorgo che la macchina ha di nuovo preso a perdere copiosamente acqua dopo che ho infilato la capsula e spinto il pulsante. Maledico chi dico io, rinuncio alla colazione e scendo in cerca di Palmiro

Per fortuna il mio amico peloso è in zona  si fa prendere comodamente. Dopo i tre impicci mattutini mettermi gli stivaloni di gomma e andarlo a cercare tra le vigne non mi avrebbe fatto piacere.

Palmiro – Domus Saurea, nov 2018 – foto TT

Palmiro – Domus Saurea, nov 2018 – foto TT

Mi calmo e mi dico che gli impicci come questi sono bazzecole. Accarezzo la Ragni che spigozza sotto un pino, do un’occhiata alle vigne…

Ragni’s early in the morning nap – Domus Saurea nov 2018 – foto TT

Vigne intorno alla Domus Saurea, Nov 2018 – foto TT

Salgo in macchina. Per mettere un altro carico sulla briscola degli impicci quotidiani, scelgo di ascoltarmi un oscuro album di Edgar Winter del 1994. Era un bel po’ che non lo tiravo fuori e mi metto a pensare che solo un uomo di blues come me può aver un album simile sulla chiavetta. I grandi artisti degli anni settanta negli anni novanta hanno tutti patito, Edgar in primis. Album messo in piedi con la batteria elettronica e con canzoni non indimenticabili. In pratica un demo tape.

Eppure mentre I’m Not A Kid Anymore gira nel mio car stereo mi commuovo; sarà che sono uno che nella nostalgia e nella malinconia ci sguazza, sarà che insieme al mio vecchio amico Tommy Togni alla fine degli anni ottanta scrivemmo un pezzo intitolato Non Sono Più Un Bambino, sarà che l’inizio assomiglia a Don’t Follow degli Alice In Chains (anch’esso uscito nel 1994 – in gennaio –  guarda un po’), sarà che il passare del tempo mi prende spesso alla gola ma il mio animo si apre a questo tipo di sentimento da strapazzo.

E allora avanti, tra stradine di campagna, via Emilia e stradoni, diretto a Stonecity per una nuova, entusiasmante, scintillante, magnifica giornata in ufficio.