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Il mare a settembre (vecchie colonie abbandonate 2020 tour)

10 Set Il mare a settembre - foto TT

Il piano originale era: quest’anno a settembre torniamo alle Baleari, stavolta a Minorca; ma la situazione in generale ci ha poi resi molto più cauti, tanto da valutare l’opzione di restare alla Domus Saurea; ma poi ho pensato: Surra (Saura insomma) è da febbraio che lavora in smart working da casa, devo farle fare perlomeno qualche giorno lontano da qui. Ecco che allora si decide di tornare a Greendale (Valverde insomma), stessa spiaggia, stesso mare, stesso confortevole Hotel Apollo, un tre stelle superior in cui ci troviamo – ogni volta che ci torniamo – da Page (da dio, insomma).

Page (photo Frank Melfi)

Sistemare i gatti non è mai semplice, tre possono restare alla Domus accuditi da un nostro conoscente, ma tre (Palmiro, Raissa e Minnie) vanno portati a casa di una nostra amica a Nonatown. Il viaggio (40km) è sempre problematico, Raissa miagola tutto tempo e fa la pipì nella gabbietta, Minnie (prima volta che va in trasferta) ci mette il carico e fa l’en plein di bisognini, con tanto di fermate a bordo strada per pulire e dare aria alla Sigismonda (la blues mobile).

Partiamo lunedì 31 agosto, pioggia e brutto tempo, voglia di indossare felpe. Una volta arrivati a destinazione, ci sistemiamo in camera, andiamo a mangiare il pesce e facciamo un giro – coi giacchini antipioggia –  tra Valverde, Villa Marina e Cat At The Sea (Gatteo a Mare, insomma).  Come sempre lo sguardo cade sulle sfumature blues della vita e di ciò che ci circonda, l’unica vecchia colonia abbandonata di Villa Marina ancora rimasta,

Colonia a Villa Marina – foto TT

piccoli alimentari fuori dal tempo,

Alimentari fuori dal tempo a Gatteo A Mare – foto TT

la vecchia colonia in perenne via di ristrutturazione che fa tanto DDR,

Colonia a Villa Marina – foto TT

Colonia a Villa Marina – foto TT

l’unica libreria ancora aperta, i pini marittimi gonfi d’acqua e il mare che d’un tratto si fa stranamente calmo … stringo a me la pollastrella, meglio tenersi stretti, domani sarà già settembre

Il mare in un giorno di pioggia – 31-08-2020 – foto TT

Il nono mese ci porta un giorno pieno di vita e di colori, mare mosso, spiaggia ancora umida, aria frizzante …

Il mare a settembre - foto TT

Il mare a settembre – foto TT

sotto l’ombrellone la Gazza, La Repubblica (che avevo detto non avrei più letto da quando è finita in mano agli oligarchi piemontesi ma tant’è …), Il Vagabondo Delle Stelle di Jack London (Saura), il quinto capitolo delle inchieste dell’Ispettore Capo Chen di Qiu Xiaolong (per me) e una nuova edizione di Sandokan di Salgari preso in edicola.

letture sotto l’ombrellone – foto TT

Primo bagno, doccia, un po’ di sole e quindi sulla veranda del ristorantino del bagno Maeba per un pranzetto veloce. Ecco, quello è uno dei posti simbolo per me: la veranda del Bagno Maeba. Dopo un bel bagno, nell’ora in cui quasi tutti tornano in hotel noi rimaniamo in spiaggia a goderci quelle tre/quattro ore di pace quasi assoluta, di reminiscenze del mio passato vacanziero ai Lidi ferraresi, di meditazione blues.

Pranzando nei baretti sul mare – foto TT

La veranda del Bagno Maeba – Pranzando nei baretti sul mare – foto TT

Pranzando nei baretti sul mare – foto Saura T

Nei giorni a seguire il tempo si ristabilisce del tutto, il mare si calma,

Adriatic Sea View – settembre 2020 – foto TT

tempo per fare qualche passeggiata sulla riva del mare con la groupie (Surra dunque). Siamo tra i pochissimi umani ad indossare la mascherina malgrado le spiagge e i bagni siano ancora pressoché  pieni. Ci incamminiamo verso Cesenatico, frementi di arrivare in fretta in quel tratto di terra di nessuno che sta tra la frazione in cui siamo e il capoluogo del comune. L’Edificio incompiuto della scuola alberghiera ci riporta di nuovo alla golden age della DDR,

Edificio incompiuto della Scuola Alberghiera – settembre 2020

poco più in là la leggendaria Colonia Dell’Agip, edificio di cui abbiamo parlato più volte su questo blog. Ci fermiamo a rimirarla.

La colonia dell’Agip – settembre 2020 foto TT

La colonia dell’Agip – settembre 2020 foto TT

e scattiamo un selfie in fronte ad essa.

Rock girl and Blues man at the sea – sept 2020 – autoscatto

Puntuale serata a Tavullia a rendere omaggio a Valentino Rossi. In ginocchio davanti alla Yamaha con cui Vale vinse la sua prima gara con quel brand motociclistico al GP di Welkom in Sudafrica,

Saura a Tavullia – settembre 2020 – foto 2020

Pizza insieme ai nostri amici Wakemaniani di Pesaro, The Floro Bisello Perivale Experience, nel ristorante “da Rossi”.

Pizzeria Da Rossi – Tavullia settembre 2020

Tim – Pizzeria da Rossi – Tavullia settembre 2020

La vacanza insomma ricalca gli appuntamenti di ogni anno, quindi non poteva certo mancare il Vecchie Colonie Abbandonate Tour in quella terra dimentica da Page che sta – come detto – tra Greendale e Caesenatensis; ci soffermiamo dinnanzi a quelle che chiamiamo le colone del terrore. Sono edifici in completo abbandono, spettrali, eppure così affascinanti e così note per chi era bambino ai miei tempi nelle mia Emilia e nel Nord Italia.

Un po’ di storia di queste colonie (76 solo nel comune di Cesenatico) la riporto da https://romagna.info-alberghi.com/: 

La Riviera dei ricordi passa anche da qui, dalle Colonie abbandonate lungo le vie che affiancano le spiagge, a volte costruite sulle spiagge stesse della Romanga. Abbandonate adesso, ma un tempo vive di bagnanti, soprattutto bambini che in Riviera passavano le vacanze. Negli anni ’30 divennero un punto di riferimento d’innovazione architettonica e nel periodo fascista furono centro di attività fisica e rigore. E oggi? Che ne è rimasto oggi di tutta questa storia e tradizione?

C’era una volta la Colonia, verrebbe da dire guardando gli scheletri dei fasti d’un tempo. Bagni al mare, attività ricreative come i corsi di recitazione, di danza con feste anche serali… sono state le “vacanze tipo” di molti bambini italiani.

Il fenomeno delle Colonie marine si fa risalire al 1804. L’Ottocento è stato il secolo che le ha viste nascere, ma è in epoca fascista che queste strutture, oltre a diventare simboli dell’architettura avanguardista degli anni Trenta, vivono il loro momento di massima prosperità con il turismo di massa dedicato anche a bambini e ragazzi che venivano accolti da tutta Italia durante l’estate. In principio si veniva in Colonia per curare le malattie tubercolari, particolarmente diffuse in un’Italia dove i bambini non venivano adeguatamente alimentati, successivamente, con il Paese che cambia, le Colonie diventano sempre più grandi, assumendo le sembianze di quelle che conosciamo oggi. La vita di queste strutture rimane attiva fino agli anni ’70, da allora il loro declino inesorabile le ha portate all’attuale stato di totale abbandono nella maggior parte dei casi.

Le colonie della Riviera Romagnola rappresentano la pietra miliare dello sviluppo turistico delle località Romagnole, tanto che a loro si deve il ruolo di aver permesso la “scoperta del mare” a generazioni di italiani che fino ad allora avevano paura del mare. Lungo i 70 km della costa adriatica sono circa 246 le colonie, di cui almeno i 2/3 oggi sono edifici inutilizzati e abbandonati al degrado.Partendo da nord, le prime colonie che si incontrano sono la Varese e la Monopoli di Stato di Milano Marittima a Cervia, proseguendo verso sud, Cesenatico ne conserva 76, c’è poi Bellaria-Igea Marina,  vera e propria cittadella-colonia piena di ruderi sulla spiaggia, per poi arrivare a Rimini dove a Bellariva si trova le famose Colonia Murri e  Novarese.  A Riccione la colonia Reggiana risulta pericolante, mentre la più fortunata Dalmine è stata riconvertita in un hotel. Si arriva a Cattolica infine, dove l’Acquario Le Navi è ricavato da una delle tante ex colonie della Riviera.

Molte le proposte di recupero, quasi tutte abbandonate anch’esse come questi edifici che invece meriterebbero una rivalutazione ed un riutilizzo, studiando e ricomprendendone il ruolo di contatto con il mare in un tessuto urbano nuovo ma ormai già saturo di edifici e strutture ricettive.

Un’interessante inchiesta di Repubblica approfondisce la storia e il futuro di questi edifici che si possono vedere adagiati sul litorale sospesi in un tempo fermo in attesa di una nuova vita.”

 

e da La Repubblica: https://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2012/08/20/news/colonie_riviera_abbandonata_riqualifica-39747441/

Vecchie Colonie abbandonate tra Valverde e Cesenatico – settembre 2020 – foto TT

Percorriamo quel tratto con un misto di cautela e rispetto, persino l’illuminazione stradale sembra mancante; poco dopo la nuova caserma dei Carabinieri ci si immerge in uno scenario che ogni volta mi sembra improbabile: le vecchie colonie lugubri immerse nel silenzio, tre o quattro nuovissimi alberghi sul lato spiaggia, un paio di ristoranti, un bar e tanto silenzio. Restiamo sul marciapiede lato Colonie passeggiando sotto grandi alberi dipinti di un verde scurissimo e le rimiriamo una volta di più …

Vecchie Colonie abbandonate tra Valverde e Cesenatico – settembre 2020 – foto TT

Vecchie Colonie abbandonate tra Valverde e Cesenatico – settembre 2020 – foto TT

Dario Argento avrebbe potuto usare queste location per uno dei suoi film horror.

Vecchie Colonie abbandonate tra Valverde e Cesenatico – settembre 2020 – foto TT

Vecchie Colonie abbandonate tra Valverde e Cesenatico – settembre 2020 – foto TT

Vecchie Colonie abbandonate tra Valverde e Cesenatico – settembre 2020 – foto TT

Il punto di arrivo è ancora la Colonia dell’Agip by night. Solo l’ingresso è illuminato, il resto è avvolto nell’oscurità. Le geometrie tipiche dello stile legato al razionalismo di Le Corbusier, messe in scena dall’architetto bolognese Giuseppe Vaccaro nel 1937, danno un senso di contemporaneità obliqua, i pilotis, quegli esili colonnini, la cui funzione è quella di isolare la residenza dal terreno, sollevano la casa dal suolo, gli spazi vengono sottratti all’umidità del terreno e hanno luce ed aria, le finestre a nastro … un sapore al contempo moderno e retrospettivo.

La Colonia dell’Agip di Cesenatico di notte – settembre 2020 – foto TT

La Colonia dell’Agip di Cesenatico di notte – settembre 2020 – foto TT

La Colonia dell’Agip di Cesenatico di notte – settembre 2020 – foto TT

La Colonia dell’Agip di Cesenatico di notte – settembre 2020 – foto TT

La Colonia dell’Agip di Cesenatico di notte – settembre 2020 – foto TT

Ci fermiamo un momento sulla spiaggia avvolta dalle tenebre, Cesenatico appare lontana,

Cesenatico in lontananza di notte – settembre 2020 – foto TT

squarci di blu strappano la trapunta nera del cielo, meglio tornare in hotel.

Tra Cesenatico e Valverde by night – settembre 2020 – foto TT

L’indomani la giornata è splendida, il mare è una meraviglia, quello che frega la riviera Adriatica è la sabbia scura del fondale, vi fosse quella bianca l’effetto a volte sarebbe quello della Sardegna

Greendale sea – settembre 2020 – foto TT

io e la pollastrella ci concediamo un lungo bagno, il mare è tutto per noi, la pace interiore raggiunge il clou, sento le tossine delle stress lasciare il mio animo.

Greendale sea – settembre 2020 – foto TT

La sera la passiamo a Cesenatico, in quel luogo incantato che è il Porto Canale progettato da Leonardo Da Vinci

Porto Canale di Cesenatico – settembre 2020 – foto TT

Tra le vecchie abitazioni ormai ristrutturate che furono dei pescatori vi è ancora qualche angolo pieno di concretissimo blues,

Porto Canale di Cesenatico – settembre 2020 – foto TT

classico selfie sul ponte,

Moonlight in Cesenatico: Rock Girl & Blues Man – Porto Canale di Cesenatico – settembre 2020 – foto TT

Porto Canale di Cesenatico – settembre 2020 – foto TT

e davanti al mini traghetto che porta i turisti da una parte all’altra del canale (durata viaggio 30 secondi).

Moonlight in Cesenatico: Rock Girl & Blues Man – Porto Canale di Cesenatico – settembre 2020 – foto TT – settembre 2020 – foto TT

Non potevano mancare le puntate al Kartodromo Happy Valley di Cervia. Due serate, quattro gare, quattro vittorie di Saura. Dopo due anni che non correva in kart. Non finisce mai di sorprendermi. Stavolta non ci sono femmine in gara, solo maschi, e lei li batte tutti, sempre! Sono parecchi anni che veniamo da queste parti, l’ho portata all’Happy Valley spesso, quante gare avrà fatto qui, 20? 25? in due/tre occasioni è arrivata seconda, in tutte le altre prima.

Saura at the races – Kartodromo Happy Valley – Cervia settembre 2020 – foto TT

Saura at the races – Kart n.44 – Kartodromo Happy Valley – Cervia settembre 2020 – foto TT

La osservo quando mi sfreccia davanti, la sua postura dice tutto: talento, determinazione, follia. Una vera speed queen.

Saura at the races – Kartodromo Happy Valley – Cervia settembre 2020 – foto TT

L’ultimo giorno porta sempre un po’ di malinconia, l’ultimo sole, le ultime letture, l’ultimo pranzetto sulla spiaggia. La sera festeggiamo la riuscita della mini vacanza con i favolosi krapfen delle Tre Palme, una pasticceria che serve i bomboloni caldi più buoni che io abbia mai sentito dalle 21,30 in poi. Tutti gli anni, a qualunque ora della sera (sia che si arrivi alle 21,30 che alle 2 di notte), c’è la fila per entrare, e quando scrivo fila intendo fila. Minimo 20 minuti d’attesa, ma ne vale la pena.

Greendale – settembre 2020 – foto TT

La mattina del ritorno attraversiamo un pezzo di Romagna prima di prendere l’autostrada, i pini marittimi, i colori pigri dei paesini dell’entroterra … la mia regione non sarà forse la più bella ma ne sono molto innamorato. Uno stop a Nonatown per raccattare i gatti (Minnie rifà l’en plein durante il tragitto verso casa) ed eccoci arrivati. Dopo la prima sgambata nelle campagne Minnie torna in casa ancora un po’ frastornata dai cambiamenti dell’ultima settimana,

Minnie – Settembre 2020 – foto TT

mentre Palmiro polleggia davanti alla porta di casa.

Palmiro – settembre 2020 – foto TT

Io sono tranquillo, se non altro anche in questi tempi difficili e precari mi sono fatto qualche giorno di mare, così metto su qualcosa nello stereo e ritorno al solito tran tran blues, ovvero vivere nel mio mondo immaginario.

I won’t have to worry
Take me, take me
Promise not to wake me
‘Till it’s morning
It’s all been true

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L’estate un po’ sfatta di agosto inoltrato

26 Ago Modena Ovest Blues - foto TT

Passo l’estate così, dentro e fuori dal lavoro, circumnavigando i territori della mia Emilia. L’insoddisfazione di fondo cerca di tenermi inchiodato mentre il fuoco sacro del blues e del rock mi spronano a cercare un’alternativa. Pur avendo lo sguardo che mi scappa lontano oltre le colline, i miei occhi si riempiono dei colori e dei paesaggi proletari della campagna in cui sono immerso: l’erba arsa dal sole, le viti col loro carico d’uva ormai prossime alla vendemmia, i pomodori (o pomidoro) che brillano nel loro colore scarlatto.

La colonia felina della Domus Saurea acquisisce nuovi membri, oltre ai nostri sei gatti altri tre se ne aggiungono ogni giorno all’ora dei pasti, gatti sbandati, dimenticati qui da vicini che se ne sono andati, da storie che non riesco ad immaginare. Nero (da me ribattezzato Rodolfo, per tutti noi Roddy) arrivato tre anni fa con Strichetto (la nostra Stricchi insomma), portato in Emilia dalle Marche da una famiglia che ora appunto non abita più qui, non ebbe la prontezza di Stricchi di accasarsi qui alla Domus dopo aver fatto due più due e ora gatto randagio che vaga sconsolato per le campagne. Roddy ringhia in continuazione, tutti gli altri gatti (Palmiro in primis) gli danno addosso, ma sa che qui ha un porto sicuro, ci conosce, è guardingo ma si fa accarezzare. Ozzy, gatto nero smunto e dai tratti orientali, abiterebbe a poco più di cento metri da qui ma non è amato, sfamato e curato a sufficienza, per questo bazzica sempre qui intorno. Mesi fa girava con una zampina posteriore dolorante, provammo a prenderlo per portarlo dal veterinario ma essendo gatto poco avvezzo al contatto umano non si fece prendere. Oggi zoppica un po’, ma sta abbastanza bene, inizia a farsi accarezzare. Il Rossetto è un gatto bianco e rosso di cui non sappiamo nulla. Si presenta qui alla Domus con atteggiamento circospetto, non riesco nemmeno ad allungargli una ciotola di cibo, scappa appena mi avvicino, dieci metri sembrano essere la sua minima distanza di sicurezza, così deve accontentarsi degli avanzi che gli altri felini della Domus gli lasciano. E’ bello studiare le interazioni dei gatti, vedere che Palmiro, il Ras del quartiere, una volta capito che un nuovo gatto maschio si assoggetta alla suo status di maschio alfa, lo accetta nel gruppo. Maschio alfa … e chi lo avrebbe detto, una cotolettina di pelo arrivata alla Domus grazie ad una peripezia cosmica (qui la storia https://timtirelli.com/2012/06/28/il-gatto-palmiro/ ), predisposto alla musica AOR (ma traviato al blues nero del delta), di indole social democratica (lascia che mangino prima tutti i membri della sua colonia aspettando diligentemente il suo turno scrutando l’orizzonte), si è trasformato in un maestoso e per niente comodo felino tutto nero, killer al bisogno, tutore assoluto dell’ordine nei territori intorno alla Domus. Solo alla sera torna a volte ad essere quel gattone sentimentale a cui eravamo abituati, quando mi cerca e si stende su di me come a dire “Sono qui Tyrrell, non aver paura, ci penso io a proteggerti”.

Il Gatto Palmiro – Domus Saurea Estate 2020 – foto TT.

Il gatto Palmiro – agosto 2020

Così, oltre ai gatti, spendo la mia vita tra un salto a Nonatown, la mia amata hometown …

Tim estate 2020 – NNT

NNT Partecipanza Agraria – estate 2020 – foto TT

NNT Partecipanza Agraria – estate 2020 – foto TT

tra sobrie serate (con dress code ben definito) passate con gli amici …

Sobrie serate con gli amici – Tim col costumino del tour del 1977 – estate 2020 – foto Saura T.

e la spesa settimanale alla Coop.

Tim pronto per la spesa settimanale – estate 2020

In pausa pranzo, nonostante temperature esterne proibitive, misuro vecchi quartieri artigiani nel silenzio agostano alla ricerca del blues.

Mutina Ovest Blues - foto TT

Mutina Ovest Blues – foto TT

Mutina Ovest Blues – foto TT

Mutina Ovest Blues – foto TT

SURRA IS THE NAME.

La pollastrella lavora da casa in smart working ormai da mesi e mesi. Arriva un corriere a consegnare un pacco. Suona, legge sul pacco nome e indirizzo e chiede “Surra?“.

“Beh in realtà sarebbe Saura”

“Scusa?”

“Sì sì, sono Surra. Grazie”.

Fuori a cena con Surra – foto TT

FEBBRE KEITH RICHARDS

Sono tempi da accordatura aperta in SOL, sono tempi giusti per imparare a dovere i pezzi di Keith Richards. Brown Sugar, (la mia amata) Tumbling Dice, You Can’t Always Get What You Want … una meraviglia. Certo, col capotasto mobile l’intonazione della chitarra è sempre a rischio ma suonare quei pezzi come andrebbero suonati è uno spettacolo.

Danelectro e pedaliera – agosto 2020 foto TT

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L’UOMO CHE ANDAVA D’ACCORDO CON TUTTI TRANNE CHE CON SE STESSO

I tre uomini che sono (il politicamente corretto Stefano, il distruttore preda della furia iconoclasta Ittod e Tim, colui che media tra i due) faticano a elaborare l’idea che vuole che l’uomo che loro tre formano sia visto come un compagnone, un amicone, uno simpatico. La troika che ho dentro di me pensa io sia un cagacazzo piuttosto antipatico e tenebroso e per questo rimase sorpresa un paio di anni fa quando si sentii dire da Mr Pike: “No no, tu sei simpatico, eccome se lo sei!”.

Ne discutevo l’altra sera con Surra a cena. Le riportavo quello che un’amica e collega mi aveva detto la mattina “sei amico di tutti, che fortuna che hai” e divertito le raccontavo le sciocchezzuole che nascono tra me e il mio amico e collega d’ufficio Pavve.

Pavve è d’impostazione uno spiccio, non ha tempo e indole per il sentimentalismo, ma io cerco sempre di portarlo su quel versante e la cosa diverte entrambi.

Esempio di messaggio mattutino che ci scambiamo dai due poli opposti dell’ufficio:

Pavve “dove vai oggi a pranzo?”

Tim: “prima di tutto buongiorno Pavve! Com’è andato il weekend al lago? Oggi andrò a pranzo da Meg” (ristobar della zona).

Pavve: “Mi burisci subito!” (Mi riprendi subito di prima mattina)! Ok, vengo anche io da Meg, amico del cuore, mandami il menù.”

Amico del cuore … ah ah ah.

Sempre a Surra racconto che in pausa caffè a volte capita che ci si ritrovi in alcuni colleghi, tutti con la stessa fede calcistica e con la voglia di sottolinearlo.

Pavve: ”Oh, da quando è arrivato Tim qui in azienda ci sono solo interisti. Prima che arrivasse stavamo tutti “schissi” (termine emiliano che sta per “schiacciati“, inteso come “tutti a testa bassa”) adesso siamo dappertutto e ci facciamo notare”.

Le descrivo un’ultimo rilievo di Pavve “Quando Tim mercoledì se ne andrà la situazione qui sarà questa” (e mostra la foto di un paesaggio desertico, arido, deprivante)

Sperando di non annoiarla le parlo anche dell’ultimo pranzo con i colleghi, sempre da Meg. I titolari, una volta saputo che sarebbe stato il mio ultimo giorno, ci offrono una bottiglia di prosecco e una tazzina personalizzata per me. Una volta usciti, il capo mi prende da una parte e mi dice: “Sono basito dalla gentilezza di quelli di Meg, a te vogliono bene tutti e sei amico di tutti, ma come mai?”.

Io me la rido, ma schiavo dell’autoanalisi, la cosa mi fa pensare. Mi tornano in mente i miei cugini, quando ci troviamo insieme a cena e mi vedono entrare subito in empatica con i titolari dei locali, esclamano quasi all’unisono “Come lo zio Lino!” (Brian insomma).

Chiedo a Surra: “Sono davvero come mio padre? Mi pare così inverosimile. Eppure se mi guardo allo specchio vedo i suoi lineamenti, se la gente mi riporta questo rilievi un fondo di verità ci sarà, ma allora perché credo d’essere sempre preda degli sbalzi d’umore, sempre sul lato sbagliato della strada, sempre dalla parte meno comoda dell’umore?”

Surra mi guarda e dice “L’uomo che andava d’accordo con tutti tranne che con se stesso”! Ecco.

L’UOMO CHE ANDAVA D’ACCORDO CON TUTTI TRANNE CHE CON SE STESSO – TT agosto 2020 Domus Saurea – foto Saura T.

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BARCELLONA BAYERN 2 – 8

Vedere il Barcellona prendere otto goal dal Bayern Monaco durante le fasi finali della Champions League è stato impressionante. La grande era moderna del Barca credo sia davvero finita.

Barca – Bayern 2 – 8 – august 2020

JUST MY IMAGINATION (RUNNING AWAY WITH ME) – DDR Blues

Alla continua ricerca di un’alternativa al capitalismo spietato, rifletto sul passato e me lo dipingo con i colori che più mi fanno comodo. La DDR è sempre nei miei pensieri.

The Brühl Project, Leipzig, designed by architect Harry Müller, GDR, 1968

FILM

Balloon – Il Vento Della Libertà TTT½ a proposito della DDR ecco un buon film tratto da una storia vera, una famiglia con un solo desiderio, scappare all’Ovest. Il tenente colonnello che li insegue si lascia andare a qualche amara verità.

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1917 – TTTT½ film sulla prima guerra mondiale di produzione angloamericana. Spettacolare.

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Puzzle – TTTT versione americana del 2018 di un film argentino del 2010. “Mettere ordine al caos“. Bello.

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7500 – TTT½ produzione tedesca-austriaca-statunitense, anno 2019. Tentativo di dirottamento da parte di terroristi islamici.

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Equipaggio Zero / Troop Zero -TTTT½ produzione statunitense del 2019 – Georgia 1977 un gruppo di bambini outsiders alle prese con un sogno. La musica Rock è ben presente nel film. Molto bello.

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The Deep -TTTT – produzione norvegese-islandese del 2012. Tratto da una storia vera. “Una storia che apre una breccia sui limiti del corpo umano.” Paesaggi nordici, la vita in mare, il dramma. Ottimo film.

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SERIE TV:

Alias Grace / L’Altra Grace -TTT½ – miniserie canadese del 2017.

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Designed Survivor – TTTT – triller politico di produzione americana (2016-2019). Ho appena terminato i 21 episodi della prima stagione. Designed Survivor è imbevuto della retorica USA e dei buoni sentimenti che piacciono al pubblico patriottico a stelle e strisce, avrebbe tutto per non piacermi eppure mi tiene incatenato ad essa. L’avevo accantonata dopo il primo episodio, ma l’amico Jaypee mi ha detto di insistere e così eccomi qui prigioniero di Kiefer Sutherland

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Sul piatto della Domus

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Tim in Abbey Road – agosto 2020

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PERDERE LA FINALE DI EUROPA LEAGUE BLUES

Depresso, senza voglia di far nulla, l’accidia che spinge, è così che vivo questo post finale. Il mio amico Mario si diceva tranquillo, ma io non lo ero per niente, speranzoso sì, ma preoccupato. La vita è questa, raramente vinci, l’ho elaborato da tempo, eppure ogni sconfitta fa male. Conte ci ha portato a un passo dallo scudetto e dalla Europa League, niente male certo ma la stagione ci lascia l’amaro in bocca, specialmente dopo i malumori messi in piazza dall’allenatore a quanto parte ora accantonati. Tornando alla partita … il Siviglia non mi è piaciuto, perdere da una squadra così brucia parecchio e Banega mi è diventato molto antipatico. Gli spagnoli tirano a non far giocare l’avversario, si lamentano in continuazione, si buttano a terra … avranno anche vinto la coppa ma sono dei poveretti. Sono stati più freddi e cinici, ma il loro football è davvero misero. Noi non siamo stati gli stessi delle ultime settimane e abbiamo pagato l’inesperienza ma siamo stati anche sfortunati e poco precisi. Ad ogni modo la stagione è finita, tra un mese si riparte, con che giocatori, con che spirito si vedrà.

Siviglia Inter 21-8-2020

Sono comunque già passati alcuni giorni da questa maledetta finale ma ancora tribolo a ricollocarmi nel mondo. Vivo sul divano, fisso lo schermo spento della TV mentre Saura – preoccupata – mi prepara qualcosa da mangiare là in cucina.

Fissare la televisione spenta – foto TT

Mi butto sul letto in questi pomeriggi afosi e perdo ore a fissare i riflessi del sole che filtrano attraverso le tapparella della finestra.

Fissare i riflessi del sole che filtrano dalle tapparelle – foto TT

Verso sera scendo a scrutare la Borgo Massenzio skyline in cerca di risposte.

Fissare i tramonti estivi alla Domus – foto TT

poi sulla balconata osservo la pioggia di temporali estivi cadere pesante.

Minnie, in apprensione, mi viene vicino e medita sui blues che stanno scuotendo il suo umano di riferimento.

Minnie cerca di consolarmi – foto TT

Inter, io ti amo alla follia, però non farmi sempre soffrire.

OUTRO

Cerco così di distrarmi e dunque di sbarazzarmi di me stesso cercando bevande che mi facciano volare e di cui mi ha messo a conoscenza il mio amico Paolino P.:

LED ZEP Luglio 1973 – The Starship

LED ZEP Luglio 1973 – The Starship

LED ZEP Luglio 1973 – The Starship

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Il colletto alzato della polo blues

4 Lug Rene Quillivic - En pleine mer (On the Open Sea)

Sono alla Coop, è un sabato estivo qualunque e cerco di districarmi nel labirinto consumistico acquistando solo i prodotti che mi servono davvero. Non so perché ma oggi osservo più del dovuto e più del solito i commessi, molti hanno il colletto della polo d’ordinanza alzato. Mi fanno sempre pensare quelli che lo portano così. Sia chiaro, ognuno (purtroppo) è libero di sfoggiare i propri indumenti come vuole, ma il colletto alzato mi dà sempre l’idea di un tentativo di fighinaggine sfigata. C’è quello che si occupa delle acque minerali che ogni volta che lo vedo fischia e canta un motivetto sino a renderlo insopportabile, il macho col fisico scolpito in palestra e – almeno a prima vista – senza un briciolo di maruga, l’effeminato con l’aria un po’ supponente, la donna intorno ai quaranta che cerca di rendersi interessante. Nella mia povera testolina si accavallano poi le figure del tipo dell’officina della concessionaria dove ogni anno porto la Sigismonda a fare il tagliando e di una mia ex collega, entrambi talebani del colletto alzato della polo. La sensazione è che venga portato per darsi un tono, ma per il pover’uomo di blues che sono hanno la stessa valenza di jeans arrotolati per scoprire le (orrende) caviglie, dei pinocchietti un po’ sotto le ginocchia (che se sei un pescatore o un marinaio del 1700 o Tom Sawyer vanno anche bene ma al giorno d’oggi sono di un cattivo gusto inimmaginabile), dei jeans a cavallo basso (quelli che danno l’impressiono che ci si sia cagati addosso) e via dicendo.

Ripensando a Mr Colletto Alzato della concessionaria (dove stato stato ieri per revisione e tagliando) mi torna in mente un ometto che ho osservato mentre ero in fila in attesa. Era già il suo turno, entrava ed usciva dall’ufficio per una faccenda di chiavi, chilometraggio o chissà cosa. Era un poco sovra eccitato. Intorno ai settanta (ma potrebbe averne avuti anche di meno), calzava scarpe-pantofole blu, calzino corto color crema, pantaloncini corti e larghi blu modello lidi ferraresi anni sessanta, maglia a maniche corte per anziani di una colorazione indefinita che sta tra il bianco, il crema e il greige, e l’immancabile giubbetto da pescatore grigio. Mi chiedo sempre come si faccia ad andare in giro conciati in quella maniera.

Torno a pensare al colletto alzato della polo e i pensieri cadono su un tipo che ho visto di recente dal contadino dove vado a comprare i cocomeri nel periodo estivo. In fila nell’ampissimo cortile, attendo che il cliente entrato prima di me finisca ed esca. Arriva un macchina. Scende un uomo intorno ai quaranta, è alto e robusto, il fisico è sfatto, portamento non eretto, pancia da birra, non è un bel vedere, tuttavia mostra fiero la sua stazza; ha la braghetta corta e le infradito, trascina quest’ultime con enfasi fastidiosa, sembra voler rimarcare lo svacco mood di cui si sente orgogliosamente portatore. Indossa una polo verde che non poteva che portare col colletto alzato. Bighellona avanti e indietro, strascicando le infradito tra l’asfalto sbriciolato dal tempo e la ghiaia tipica dei poderi delle mie zone. Si assicura più volte che il colletto sia alzato. Per fortuna tocca a me, posso pensare ad altro; quattro chiacchiere in dialetto stretto con la Dafne, carico le cuche in macchina, lascio Lemizzone e torno verso Borgo Massenzio.

Gioco quindi con la mente e i suoi tarli in questa estate del 2020 che da quindici giorni si è fatta calda, passando così la settimana di ferie pranzando – quando la groupie non c’è – come fanno i veri uomini di blues …

I pranzi dell’uomo di blues – foto TT

e osservando il mondo dalla balconata della Domus Saurea.

View from Domus Saurea luglio 2020 – foto TT

TOM SAWYER BLUES

L’altro giorno entra in ufficio una mia giovane collega, indossa jeans bianchi sfrangiati poco sotto al ginocchio, d’istinto le dico “Ehi young lady, stamattina mi sembri Tom Sawyer”, sorride cortese e aggiunge “non so chi sia”.

Scatta immediatamente il blues generazionale, è vero che la differenza d’età tra me è lei è più o meno pari agli anni che aveva il Dark Lord all’epoca delle sessions fatte in Svezia per In Through The Out Door, ma la cosa mi sorprende ugualmente essendo il personaggio creato da Mark Twain, una figura simbolo della letteratura per ragazzi. Così non posso fare altre che dire a me stesso “Mo’ vacca, come cambiano i tempi”.

FILM

Settimana di ferie dunque, passata a guardare parecchi film d’autore. Su Netflix, nella sezione film, c’è il paragrafo Film Sobri, etichetta che mi ha incuriosito sin da subito e che poi ho inteso essere un’escamotage per descrivere film profondi, non mainstream, a tratti lenti e pesanti, ma di gran spessore. Ecco qualche titolo con un brevissimo e  superficiale commento:

  • PIETRO IL FORTUNATO – TTTTT  – un ingegnere potenziale genio rovinato dall’abbietta miopia religiosa del padre.

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  • SOTTO LA PELLE DEL LUPO – TTTTT – uomini che valutano la donna secondo dettami primitivi.

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  • SILENCE – TTTT – fanatismi religiosi (cristianesimo e buddismo) sul finire del 1600 in Giappone.

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  • SENZA LASCIARE TRACCIA – TTTTT – L’impossibilità di reinserirsi di un reduce della guerra.

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  • ETERNA DOMENICA – TTTTT – figlie abbandonate e poi in qualche modo ritrovate.

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  • LE NOSTRE ANIME DI NOTTE – TTTT – l’amore al tempo della vecchiaia.

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SERIE TV:

  • QUEEN OF THE SOUTH – TTTTT

La devo smettere di affrontare le serie TV con preconcetti. Anni fa mi dissi:

_“ma che m’importa di storie di veterani di guerra fatti prigionieri che poi tornano in patria” (e HOMELAND diventò una delle serie più amate)

_“ma cosa me ne frega a me di sciocchi fantasy con draghi e robe simili” (e IL TRONO DI SPADE me lo guardai tutto con passione)

_“figurati se mi interessano stupide storie di zombi ah ah ah” (e THE WALKING DEAD me lo rividi tre volte)

ecco, l’ultima è stata QUEEN OF THE SOUTH con la grandissima Alice Braga … “Narcotraffico? Non non fa per me”, ed ecco che invece mi faccio prendere come un sedicenne degli anni settanta che suona la chitarra e che va a vedere il film The Song Remains The Same.

BANDIRE LE BANDIERE

Stiamo diventando malauguratamente come gli Stati Uniti, la bandiera italiana sventola sempre più spesso fuori dalle case, e il concetto di italianità è sempre più presente in ogni aspetto del quotidiano. A me le parole tipo Patria piacciono solo in bocca al Presidente Mattarella, e divento insofferente quando l’enfasi soffoca il senso della ragione e del buon gusto. Partiti che rubano il nome all’inno italiano, all’incitamento classico per la nazionale di calcio, partiti che fino all’altro ieri si pulivano il culo con la bandiera italiana e pensavano dal Po in giù fosse tutta una merda e che ora marciano compatti al grido di “prima gli italiani“, politici e fette della popolazione che odiano le altre nazioni perché poco inclini a fidarsi l’Italia e delle sue allegre (dolce eufemismo) gestioni economiche e finanziarie, il rigurgito patriottico di politici nostalgici del ventennio che pensano che le Marche siano una regione del sud e che spingono per una autarchia folle e che non vogliono vedere la realtà, quella che dice che siamo il popolo meno istruito e colto del mondo occidentale (e non solo) ormai votato allo svacco e sempre più diffidente e distante dal concetto di cultura. Noi, che siamo stati una delle culle dell’umanità, che siamo il paese con le maggiori bellezze architettoniche ed artistiche del mondo, che abbiamo portato la parola scritta nei paesi del nord (Britannia in primis) ci stiamo spogliando dei valori universali insiti nel nostro DNA. Schiacciati da una classe politica inadeguata, parte della quale assolutamente inqualificabile, condannati a subire l’influenza e l’ingerenza della Chiesa che uno stato laico e repubblicano dovrebbe contrastare con forza, stiamo regredendo a livelli che non credevo immaginabili. Certo, l’enorme successo che stanno avendo le dirette social, i libri e gli articoli di gente come Andrea Scanzi lascia ancora spazio alla speranza, ma è indubbio che la situazione sia comunque gravissima (basti pensare che il partito che dovrebbe rappresentare la maggior fetta dell’elettorato di sinistra ha votato insieme al partito del “cazzaro verde” -©Andrea Scanzi- il finanziamento alle scuole paritarie (private quindi); a parte che in una società giusta ed equa attenta alle pari opportunità dovrebbe esistere una solo scuola, quella pubblica, questi finanziamenti tolgono soldi alla già disastrata scuola pubblica).

Adesso ci si mettono anche le case produttrici di alimenti (e non solo naturalmente) a premere sulla nozione del verde-bianco-rosso e trovo la cosa assai disdicevole. E’ chiaro che se si fa leva sulla qualità, sul design, sulla bontà dei prodotti alimentari niente da dire … noi italiani sappiamo da generazioni come si fanno il vino, i formaggi, la pasta, l’aceto, etc etc, ma che certe case produttrici giochino sui sentimenti del nazionalismo lo trovo disdicevole. Nel mio piccolo evito di comprare queste derrate, questa merce, queste marche.

 

GATTI ALLA DOMUS

Dei sei gatti che abbiamo, sono due quelli con cui interagisco maggiormente, i due che la notte dormono in casa. Minnie mi vive come l’umano di riferimento, si butta di frequente a terra affinché la accarezzi, dorme al mio fianco, mi chiama quando non sa cosa fare in cerca di risposte che non posso darle: “Minnie, sei una gatta, non sei un’umana, capisco che tu abbia del tempo libero visto che sei accudita come si deve, ma oltre che giocare un po’ con te, darti mille baci, farti vedere le partite dell’Inter, farti ascoltare l’ASMR e i bootleg dei Little Feat non posso fare più tanto! Sei una gattina, fai la brava, fai un pisolino o vai fuori a pattugliare i territori insieme al tuo amico Palmiro.”

Minnie – Domus Saurea luglio 2020 – foto TT

Palmiro ha compiuto 8 anni, numero che per un gatto corrisponde più o meno alla attuale mia età di umano. E’ cambiato, è decisamente più adulto e meno incline alle affettuose stupidaggini a cui noi umani vorremmo sottoporlo. Di solito esce alle 6 di mattino e rincasa verso sera. A dire il vero nei caldi giorni estivi ogni tanto lo si vede sonnecchiare nell’orto sotto le piante dei pomodori o gustarsi il meritato riposo sotto un frassino, ma spesso sparisce per più di 12 ore seguendo i sentieri cosmici che l’istinto gli suggerisce. Noi ci preoccupiamo e la sera siamo costretti ad andarlo a cercare nelle vigne più lontane, è da un po’ che in queste zone viene avvistato un lupo (sebbene noi si abiti nel cuore della pianura emiliana).

Palmiro – Domus Saurea luglio 2020 – foto TT

Palmiro – Domus Saurea estate 2020 – foto TT

La vita con i nostri felini è piena, a volte ci svegliano alle 3 di notte e ogni mattina alle 6 siamo già in piedi causa loro, ma l’interazione tra mammiferi di specie diverse che vivono insieme – come scrivo spesso – è impagabile.

Friends: Minnie e Palmiro – Domus Saurea luglio 2020 – foto TT

L’INTERESSO PERSO VERSO GLI ARTICOLI CHE PARLANO DI ROCK

E’ un trend che noto da anni, ormai non sono minimamente interessato a riviste e articoli che parlano di musica rock. Lustri fa avrei fatto qualsiasi cosa per procurarmi i nuovi numeri delle riviste inglesi Classic Rock e Mojo, decenni fa compravo quasi ogni pubblicazione a carattere musicale stampata in Italia e quando mi arrivavano dagli Stati Uniti – in abbonamento – Guitar World, Guitar For The Parctising Musician e Guitar Player e (spedite da certe amiche) Creem, Rolling Stone e Musician rimanevo in estasi per giorni.

Ora, a parte biografie in inglese scritte da giornalisti di spessore, non riesco più a leggere nulla che riguardi il Rock. Trovo tutto privo di senso e di una noia mortale. Ragazzi, come si cambia.

FADE OUT

Non mi resta quindi che “soppesare un altro giorno estivo, guardarlo eclissarsi nel grigio” e cercare di andare avanti nonostante le pesanti catene del blues mi tengano prigioniero nella stiva, mentre la nave su cui sono sembra in balia delle onde della vita. Meno male che tramite i miei long playing, i miei libri, le partite dell’Inter, i gatti e la groupie ogni tanto sembra che il sole batta ancora sul mio viso.


Rene Quillivic - En pleine mer (On the Open Sea)

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Blues around the blog

13 Giu

Lunedì ore 17:30: sono a Nonatown, in attesa di entrare dal medico per il solito controllo annuale. È un pomeriggio di giugno, in cielo sole e nuvole si alternano dando al pezzetto del borgo storico in cui sono (un anfratto di piazza Gramsci) un aspetto pittoresco. Squilla il telefono, è il nostro Mike Bravo, colonna di questo blog; parliamo di dischi, di Mutina, di Nonatown e degli articoli del blog. Gli dico che ormai scrivo di musica solo all’interno di quel tipo di pezzi personali che pubblico sempre più spesso e lui “sei un sociologo… sono gli articoli più belli, e poi fanno bene a chi scrive, sono una sorta di terapia, tutti i più grandi scrittori hanno iniziato così”. Ringrazio Mike per le belle parole e per l’affetto che mi dimostra da decenni ormai, da quando –  negli anni ottanta – scoprì la mia fanzine, il mio libro e il fatto che abitiamo nello stesso pezzo d’Emilia.

Poi mi chiedo: “sono un sociologo, uno che studia le dinamiche dei comportamenti umani e dei fenomeni sociali?”, per fortuna non faccio in tempo a darmi una risposta, Mary Lou – l’assistente del mio medico – mi chiama:“Stefano, tocca a te.” 

Nell’ambulatorio porgo al mio medico i referti degli esami del sangue e urine fatti di recente. Mentre li analizza lo guardo, è un amico di vecchissima data, siamo della stessa classe, abbiamo fatto elementari e medie insieme, gli voglio bene. Mi fa sdraiare sul lettino, mi ausculta il cuore, mi controlla polmoni e addome.

“Oh Tim, va tutto molto bene, hai degli esami perfetti, mai visto una della nostra età con quei valori, sei in splendida forma …”

Ah sì, e allora com’è che mi sembra sempre di camminare sull’orlo del precipizio?

Ah beh, quello sono i Led Zeppelin e il blues ” e inizia a ridere.

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Venerdì, ore 13,45, esco dal ristobar vicino al posto in cui lavoro, mi perdo sul balconcino a contemplare il parcheggio lì davanti, c’è un uomo che sembra intento ad aspettare i colleghi. A distanza di sicurezza mi chiede:

“Stefano?”

“Sì“, gli rispondo;

“Sei Tim Tirelli vero?”

“Sì, sono io … tu sei …?”

“No, non ci conosciamo, sono uno che ogni tanto legge il tuo blog. Non sono un tipo da social, ma sul blog mi ci fermo. Devo dirti che preferisco i Free ai Bad Company. Ah, mi piace anche Ken Parker. Come mi chiamo? Stefano.

Lo inquadro meglio, ha l’ineluttabile e noncurante eleganza dell’uomo di blues, sembra davvero uno di noi. Lo ringrazio e lo saluto e torno verso l’ufficio. Sebbene sia uno sconosciuto sento già instaurarsi un senso di fratellanza.

Ah, il potere del blues.

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Iunius blues

7 Giu

Sento che mi sto trasformando ma non so ancora in cosa; in uno scarafaggio, in un uomo nuovo, in una versione aggiornata dell’uomo di blues italicus? In attesa di scoprirlo medito sulle tre alternative che mi sorgono nella maruga: versarmi liquido dal balcone, andare a dissolvermi in cometa o fare due passi sino ai campi di grano ormai dorati? Scelgo la terza opzione. Sono le 7 di domenica mattina, mi infilo gli stivali di gomma nera Dunlop e mentre lo faccio mi torna in mente il Dark Lord a Chicago nell’aprile del 1977 in divisa da Sturmtruppen.

Led Zep Chicago april 1977

Stivali do gomma alla Domus – autoscatto

Respiro l’aria fresca del mattino emiliano che aleggia su questa campagna proletaria, su questi antichissimi appezzamenti di terra, su questa contea che diede i natali a tutti i miei antenati e ripenso alle parole della donna con cui vivo …  giocavo a fare l’uomo di blues on the run con il bisogno apparentemente impellente di andarsene quando lei se ne usciva con un “ma dove vuoi andare, tu hai bisogno di radici forti senza le quali saresti perduto, vaghi sempre avanti e indietro nel tempo, in verità più indietro che avanti …”. Ha ragione, ma chi credo di essere? Non sono Robert Leroy Johnson, non sono nemmeno il Mick Ralphs di Movin’ On,

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dunque non mi resta altro che allontanarmi un poco senza mai perdere di vista la Domus Saurea, l’isola a cui approdai 11 anni fa.

Osservo i campi di grano dunque, con in lontananza l’acquedotto e il campanile di Borgo Massenzio

Sunday morning stroll thru’ the countryside – campi di grano – photo TT

e quindi me ne torno alla Domus Saurea, questa piccola e derelitta casetta che, almeno per me, conserva sempre un delizioso spirito blues che, a fine giornata, con la luce aranciata del tardo pomeriggio, a volte riesce a lenire le paturnie che mi consumano l’animo.

Giugno alla Domus Saurea – foto TT

Giugno alla Domus Saurea – foto TT

Giugno alla Domus Saurea – foto TT

America is burning

La solita gratuita violenza dei poliziotti americani ha scatenato un’ondata di proteste e di marce a favore della popolazione nera, da sempre vessata in quelle terre (se non solo, purtroppo). Pare che la misura sia colma, chissà magari è la volta buona, un cambiamento radicale sarebbe davvero necessario. Certo che fino a che sul ponte di comando siede un personaggio improponibile come l’attuale presidente I see it grey, la vedo grigia.

Serie TV

Segnalo alcune serie TV che ritengo valga la pena guardare:

THE FRANKENSTEIN CHRONICLES Season1

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GODLESS

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VIS A VIS – Locked Up

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INTO THE NIGHT

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Film alla TV

Riguardare certi film è un lenitivo per l’inquietudine che spesso mi assale, se poi Minnie viene a mostrarmi il suo affetto le cose migliorano istantaneamente.

Tim & Minnie 2020 – Foto Saura T.

Tim & Minnie 2020 – Foto Saura T.

Parto con Crossroads (Mississippi Adventure) di Gualtiero Collina (Walter Hill insomma), filmetto anni ottanta che avrebbe potuto essere stratosferico per gli uomini di blues come noi fosse stato concepito senza la patina stucchevole e la superficialità del decennio in cui fu prodotto. Resta tuttavia un film basilare per la comunità di questo blog. Robert Johnson, Willie Brown, Ry Cooder, Steve Vai …

Guardando “Crossroads – Mississippi Adveture” – foto TT

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Rivedere Ombre Rosse di John Ford mi fa tornare in mente le sere d’estate dei fine anni sessanta/inizio anni settanta passati con mia madre a vedere vecchi film di cui lei era una grande appassionata.

Guardando vecchi film western alla TV – Domus saurea 2020 – foto TT

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Apocalypse Now (redux) di Francis Ford Coppola è uno di quei lungometraggi che mi appartengono e che rivedo sempre con tutta la passione che posso. Nella parte finale riscopro un particolare che avevo dimenticato: di effetti sonori creati con un una chitarra elettrica suonata con l’archetto di violino.

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Paris, Texas di Wim Wenders, con la slide di Ry Cooder che ti pianta la corona di spine sulla’animo, è una esperienza sempre totalizzante. Quando lo vidi da ragazzo, nel 1984, non ebbi modo di coglierne tutte le sfumature e gli aspetti sebbene mi rimase attaccato alla pelle, solo nelle visioni successive riuscii a cogliere la drammatica forza amorosa in esso contenuto. E poi quegli scenari, quelle terre desolate, quegli orizzonti e quei colori che ritrovo in album a me carissimi quali Desolation Angels e Rough Diamonds dei Bad Company e nella discografia anni settanta dei Little Feat. Un film talmente denso che ogni volta che mi ci metto rischio la pelle.

Bad Company Desolation Angels

Bad Company Desolation Angels

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The Dirt è il biopic dei Motley Crue, non lo avevo ancora visto, devo dire che mi ha divertito parecchio.

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Freestate di Gary Ross è tratto da una storia vera ed è una gran bel film.

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The Vast Of The Night / L’Immensità Della Notte di Andrew Patterson è un film del 2019 ambientato in New Mexico negli anni ’50, ed è meraviglioso.

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Torna Mr No

In Italia il mondo dei fumetti cambiò nel 1975 quando apparirono Mr No di Guido Nolitta (Segio Bonelli) e Lo Sconosciuto di Magnus; fino ad allora i protagonisti degli albi – se escludiamo quelli del filone nero – erano eroi senza macchia e senza paura che lottavano per le giuste cause e con profili psicologici lineari, ma con l’avvento di questi due titoli – a cui si aggiunse Ken Parker nel 1977 – i personaggi iniziarono a vestire i panni del cosiddetto antieroe, a mostrare anche i lati più oscuri dell’essere umano, a mostrare un indole diversa, quella che porta ad andare controcorrente e dunque a scartare di lato, lasciare i sentieri del pensiero mainstream e avventurarsi nelle piste poco battute.

Ho vissuto l’avvento di Mr No in diretta; da sempre appassionato di fumetti, non persi l’occasione di seguire questo nuovo eroe anticonformista che presto divenne – insieme a Ken Parker – il mio fumetto preferito. La serie finì nel 2006 ma, con mia grande sorpresa è ripresa nel luglio del 2019. Dopo quasi un anno posso dire che il ritorno di Jerry Drake, Mr No appunto, è uno di quelli da non perdere. La storia che si sviluppa attraverso questa prima dozzina di album regge benissimo e, sebbene contenga gli ingredienti classici del fumetto in questione con in sottofondo l’eterna città di Manaus, in questi nuovi episodi vi è rinchiusa una freschezza davvero sorprendente. Ben tornato Mr No, amico mio.

Mr No new collection – photo TT

Guardarsi allo specchio al tempo del Covid

Guardarsi allo specchio al tempo del Covid19 non è salutare, rischi di incontrare uomini di una incerta età a te sconosciuti, uomini che portano sul viso i segni del tempo e che nascondono blues feroci sotto i capelli cresciuti troppo nei mesi di clausura forzata. Paura, raccapriccio, terrore …

Long haired Tim – autoscatto

Regium Lepidi’s Socialism reflections

In quest’era in cui le sicurezze sembrano non esister più, in cui una buona parte della popolazione sembra non avere i mezzi per restare lontana dai peggiori sentimenti della pancia alimentati da certi sgherri (di ambo i sessi) che professano malsane pulsazioni politiche in TV e nelle piazze, è piacevole trovare qui, nella Regium Lepidi county, riflessi di un passato su cui splendeva il Sol dell’Avvenire.

Gatti blues alla Domus

La vita con i gatti della Domus continua, così come continua la scoperta delle varie sfaccettature delle interazioni tra gatti e umani. Minnie, la gattina che si è accasata qualche mese fa qui da noi, ormai una delle figure di rilievo della famiglia. Credo sia innamorata di me, non mi molla un attimo, appena mi vede si sdraia per terra per reclamare la sua razione oraria di carezze, oppure mi offre il muso affinché possa strusciarlo contro il mio. Ormai facciamo tutto insieme, ascoltiamo dischi, guardiamo video delle ASMR artist a noi preferite, vagabondiamo per le campagne. La sera, quando mi metto a letto, mi salta sul petto, se ne sta un po’ lì a fare le fusa e poi si sdraia sulle ginocchia per permettermi di leggere. Quando spengo la luce lei capisce che è ora di dormire, viene verso di me, si sdraia su un fianco e zampa nella mano, muso contro muso ci addormentiamo felici. Mo che gatta che mi è capitata!

Minnie 2020 – foto TT

Palmiro invece si è fatto più indipendente. E’ vero, la sera sul divano ritorna il gattone sentimentale di un tempo, ma ora che è un gatto molto adulto, reclama la sua autonomia, non ha più tempo e voglia di stare a pitugnare con i suoi umani, dalle 6 del mattino alle 20 di sera deve star fuori a pattugliare i suoi territori, controllare i confini e far fuori quante più talpe possibili.

Palmiro – Giugno alla Domus Saurea – foto TT

She drives me crazy / La donna che faceva i puzzle in soffitta

Quella con cui vivo ama molto i Led Zeppelin. Lo so, ma a volte ancora mi sorprendo.

In tempo di Corovanirus poi, nei tre mesi in cui eravamo bloccati in casa, una lei doveva trovare qualcosa da fare con le mani e con l’intelletto, quindi ecco arrivare il buraccione puzzle. La sera, dopo cena, per lunghe ore si rintanava in soffitta a unire i suoi puzzle. Dapprima quelli da tremila pezzi, poi quelli da 4000 e infine quelli da seimila. Il tavolo non è abbastanza grande? Nema problema: ecco che la marangona che è in lei le fa aggiungere due listelli di legno in modo che il tavolo possa contenere i seimila (seimila, per dio!) pezzetti da assemblare. Una volta fatti i puzzle vengono smontati e riposti nelle scatole. Meno male, quel che resta dell’uomo dal bon ton stilistico che è in me non avrebbe retto nel vedere appesi alle pareti quelle immagini kitsch.

Queen of puzzles – Domus Saurea 2020 – foto TT

Queen of puzzles – Domus Saurea 2020 – foto TT

Queen of puzzles – Domus Saurea 2020 – foto TT

Queen of puzzles – Domus Saurea 2020 – foto TT

Queen of puzzles – Domus Saurea 2020 – foto TT

Queen of puzzles – Domus Saurea 2020 – foto TT

LED ZEPPELIN 2007

Ho guardato lo streaming su youtube di qualche sera fa della reunion del 2007 e, con mia grande sorpresa, devo dire che mi è piaciuto parecchio. Nell’ottobre del 2012, quando andai a vedere la premiere al cinema insieme agli Illuminati del Blues, la delusione fu parecchia, qui le mie impressioni di allora ..

https://timtirelli.com/2012/10/19/led-zeppelin-celebration-day-il-film-ttt/

ma rivederlo dopo quasi otto anni devo dire che mi ha fatto bene. Oh, contino a pensare che Page si sarebbe dovuto presentare più pronto, più tecnicamente all’altezza e più fluido, ma tutto sommato oggi riesco a guardarlo senza soffrire troppo. Gli altri tre mi sono sembrati bravissimi, in special modo John Paul Jones.

L’aspetto divertente è stato guardarlo insieme ai ragazzi, ognuno da casa propria ma in contatto tramite whatsapp, ci è bastato poco per prendere fuoco e volare – come spesso facciamo – sopra le righe. Che ridere ragazzi:

Pike: “mi tengono in vita due cose: i Led Zeppelin e il 20 giugno” (data del prossimo sinodo ndtim)

Tim: “lo sto guardando sullo schermo della tele con l’impianto 5+1 … meglio davvero di quanto ricordassi”

Pike: “Va visto 8.000 volte come TSRTS”

Tim: “E alla fine è meglio di TRSTS!”

Pike: “Io sono in solaio con due casse”

Tim:“miglior film di tutti i tempi”

Pike: “Jimmy è chiaramente quello che si è divertito di più”

Tim: “Jones è bravissimo”

Biccio: “Confermo”

Picca: “Ci mette molto di suo, il che è coraggioso”

Tim: “il 20 giugno lo riguardiamo tutto”

Pike: “In piedi”

Tim: “miglior versione di Kashmir mai fatta dai LZ  e non sto scherzando”

Lollo: “per me insieme a In My Time Of Dying e For Your Life miglior pezzo della serata”.

Biccio: “Jones fenomenale”

Tim: “Ho i brividi, la pedaliera di Jones è sublime.”

Pike : “Jason si merita un symbol tutto suo”

Liso: “Jason n.1”

Pike (il giorno dopo): “sto guardando la conferenza stampa di Celebration day, che blues, … miglior conferenza stampa di tutti i tempi”.

Mi sa che tra non molto me lo riguarderò.

TDL Londra O2 arena dicembre 2007

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Sul piatto della Domus

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LZ NY 11/06/1977

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Giugno è dunque di nuovo arrivato, le pesche si fanno mature e voluttuose e il solstizio d’estate è alle porte; malgrado il tempo ancora incerto presto il grano verrà raccolto e allora ci inerpicheremo verso una nuova estate bianca. Speriamo di godercela e che il Dark Lord continui a proteggerci.

The Dark Lord

Thin man in the bathtub with the blues (malinconie meditabonde )

10 Mag

Parafrasando una frasetta presente sul terzo album di un gruppo a me molto caro, per i resoconti blues (musicali e non) presenti su questo blog devo dar credito alla piccola e derelitta casetta posta in riva al mondo, nel bel mezzo dell’Emilia, che chiamo Domus Saurea. E’ la casetta in cui vivo da 11 anni e benché nel mio cuore avrà sempre un posto speciale, è una casetta costruita – diversi decenni fa e con enormi sacrifici – in modo assai spartano, senza nessuna concessione alla comodità, tenendo presenti più le visioni proletarie di chi la fece edificare piuttosto che una qualsivoglia logica architettonica. Stanze piccole, spazi ristretti, minute piastrelle rettangolari dai colori improbabili e tutta una serie di caratteristiche dai tratti essenziali. E’ una casetta molto blues, forse è per questo che – per quanto mi piacerebbe avere le possibilità di renderla più user friendly – dopotutto mi ci trovo bene.

Quando poi gli spigoli della casetta in questione danno un po’ da fare ecco che – nel mio spirito – me la ridisegno e ridipingo secondo la mia visione delle cose. Prendiamo ad esempio ieri, a casa solo decido di farmi un bagno nella vasca e subito decompongo le asprezze del bagnetto della Domus e viro verso i sentieri che portano ai castelli che mi costruisco nella maruga. Il bagno si trasforma in una bathroom esoterica, grazie anche al Moët & Chandon che mi sono versato.

La realtà è diversa, nella vasca non c’è altri che un uomo magro con il blues, ma se noi esseri umani abbiamo sviluppato la capacità di vedere oltre e di inventarci – nei nostri pensieri – orizzonti alternativi ci sarà un perché.

Lascio così libero l’istinto e in men che non si dica mi riscopro meditabondo, assorto come sempre nei miei blues perenni.

La fine de La Repubblica

La Repubblica, quotidiano prestigioso e libero (checché ne dicano populisti e sovranisti) passa, insieme al gruppo Gedi, nelle mani di Elkann e Agnelli. Per quanto mi riguarda finisce l’epoca de La Repubblica. Cambiato immediatamente il direttore (Carlo Verdelli – scaricato con rudezza) con un moderato tendente a destra che snaturerà il cuore del giornale visto anche il tipo di editore (uno di quelli con atteggiamento molto “da padrone”). La Repubblica era da decenni il mio quotidiano di riferimento e lasciarlo mi costa tanto, ma non posso fare altrimenti. Oggi diventa uno dei troppi media in mano al gruppo Exor, gruppo che non voglio per nulla aiutare con i miei spiccioli. Abbandono anche l’Espresso, Huff Post e Radio Capital.

Nella vita tutto cambia, sono un uomo di una (in)certa età e lo so bene, ma è chiaro che un cambiamento del genere mi mette addosso una bella malinconia. Trovo riparo nel rafforzare il mio rapporto con Il Manifesto e nell’approcciarmi a Open (il quotidiano online di Mentana) e – udite udite – a Il Fatto Quotidiano. Sarà che ormai da tempo sono un seguace di Andrea Scanzi, ma lo trovo una delle poche pagine da leggere oggi in Italia. De Benedetti – arrabbiato con i suoi figli per la vendita appunto di La Repubblica agli Elkann – pensa di partire con una nuova avventura editoriale, un quotidiano che faccia concorrenza a la Repubblica e che si chiamerà Domani, quotidiano che – alla sua morte – passerà alla Fondazione omonima, al grido di “basta eredi!”. Partenza in autunno, su carta e sul web, vedremo un po’.

https://ilmanifesto.it/carlo-verdelli-minacciato-e-licenziato/?fbclid=IwAR0sNey44HD8QAc3h3VI3ZlbTiNa6JA2PLWYrCm8qbtE6l_yIlLk53uzvxM

Umberto Galimberti: adolescence blues

Rileggo una gran bella intervista a Galimberti che, con la sua consueta spumeggiante lucidità, analizza i tempi che stiamo vivendo con estrema accuratezza.

https://www.corriere.it/cronache/19_settembre_13/a-18-anni-via-casa-ci-vuoleun-servizio-civile-12-mesi-5e8e05f0-d65b-11e9-8d78-c16bbb32544a.shtml?refresh_ce&fbclid=IwAR1pvLhCyluGuH9gcMxKrRiR6USMYN652kXPX_rupKQy0X2DXyQ-qHZ5eLo

Future Blues

Il blues riguardo il futuro continua a tormentare. Già non bastava trovarsi all’improvviso uomini di una incerta età, già non era sufficiente essere stati costretti a cambiare lavoro ad una età veneranda, ecco che ci si mette anche il Covid19 a rendere il futuro economico nerissimo (per quasi) tutti. Il primo pensiero va alle vittime, e a chi ha perso genitori, congiunti, amici senza aver avuto nemmeno l’opportunità di star loro accanto sino alla fine e di salutarli prima dell’ultimo viaggio, è facile immaginare lo sgomento, ma è chiaro che non è possibile trascurare gli effetti che tutto questo avrà sull’economia. Certo, occorre cercare di evitare di deprimersi per faccende di cui non si ha il controllo, ma è chiaro che siamo e saremo tantissimi a fare le spese di questa pandemia.

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Electric Phase

La fase 2 mi fa paura, non ho una gran fiducia negli italiani; è chiaro che riaprire fabbriche, esercizi, musei e eventi è di vitale importanza, ma sapremo essere responsabili? Sapremo inoltre uscire dalla fase 1 indenni? Riusciremo a trovare forza e motivazioni per ributtarci negli ingranaggi del capitalismo?

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I’Ve Been Nominated To Pick My 10 favourite Albums …

Su facebook anni fa scoppiò la moda di pubblicare le copertine dei 10 album preferiti di ognuno di noi, credo che al tempo fosse una cosa carina a cui tutti partecipammo, ma oggi è diventata una cosa insopportabile. Recentemente sono stato nominato più volte, ma mi sono rifiutato di aderire. Poi, un conto è pubblicare il visual dei 10 album e bona lè (come diciamo a Modena), ma c’è chi non si ferma a 10, e non riuscendo a distinguere quanta differenza faccia uno zero in più o in meno, si mette ad inquinare la propria bacheca, e quindi facebook, con centinaia di copertine di album, tra l’altro al 99% insignificanti. I peggiori credo siano i metallari, che sono quelli che più di tutti non riescono a capire la differenza tra capitoli importanti della la musica rock e capitoli importanti della propria vita. Ogni titolo è un capolavoro, ogni disco è fondamentale, la prosa che rigurgitano è fagocitata da iperbole. Non sono mica solo loro, intendiamoci, anche quelli legati al punk e alla new wave non scherzano. Se ne stessero sui loro blog a farsi le seghe (come faccio io) e a differenziare ogni brezza in una nuova corrente, invece che sfogare le loro manie di protagonismo sui social, perché anche lì un po’ di bon ton sarebbe necessario, almeno dopo averli frequentati e digeriti per tanti anni e capito come le cose dovrebbero andare e come ci si dovrebbe rapportare con queste piazze digitali.

Parlando di Zappa con Liso

Non potendo frequentare gli amici, rimango in contatto con loro tramite whatsapp, duo, messenger o email. Cerchiamo di evitare per quanto possibile l’argomento Covid19. Biccio mi scrive per dirmi che Willin’ dei LF è un pezzo “struggente e meraviglioso“, Pike mi informa – con l’ironia consueta che usiamo quando leggiamo di certe nuove uscite – che sta per essere pubblicata “una imperdibile antologia sestupla di Snowy White” (session man inglese che collaborò con qualche grosso nome), con Riff poi parlo di bootleg dei LZ, e con Liso parlo di Frank Zappa. Liso è uno che giunto a questi anni fatica più del dovuto a restare confinato dentro al recinto del Rock, tra i miei amici e quello che forse sperimenta di più. Saputo che mi stavo ascoltando Zappa In New York, mi scrive che sono giorni che non ascolta altro che Frank. Mi confessa che si è scaricato almeno 10 versioni di Black Napkins e che quando la sente “è sulla luna”. Entrambi conveniamo che Zappa non ha in dono il tocco e il senso fluente dei grandi chitarristi, ma quello che suona è spesso divino. Lui, la sua Gibson SG, quell’atteggiamento cazzuto e arguto e il computo totale del suo talento. Mica roba per mammolette.

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Addio a Florian Schneider e Little Richard

Negli ultimi giorni se ne sono andati due grandi della musica, Florian Schneider dei Kraftwerk e il Re del Rock And Roll Little Richard. Li ricordiamo con gratitudine.

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Sul Piatto della Domus

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Still Alive And Lowell

Nonostante cerchi distrarmi con altra musica, sono tuttora dentro la bolla Little Feat. Non passa giorno che non metta su un loro disco, un loro cd.

Ci sono cose così straordinarie che mi è difficile staccarmi da loro e da Lowell George in particolare. Quando parte Roll Um Easy ad esempio, come è possibile evitare di sentire il proprio animo versasi liquido dal balcone?

Il mio amico Athos mi scrive che “c’è quella frase degli angeli di Houston che mi ammazza tutte le volte”, Athos è un grande amante del genere (oltre che asso della chitarra slide) e degli Stati Uniti, io che invece ho rapporto conflittuale con gli States e forse sono un tipo più inquieto di lui mi perdo proprio dell’incipit …Whoa I am just a vagabond, a drifter on the run, the eloquent profanity, it rolls right off my tongue … sono solo un vagabondo, un naufrago in fuga, bestemmie eloquenti mi scivolano dalla lingua …

Il testo sgorga dall’america che mi affascina, quella poetica, innamorata e mascolinamente sensibile, ce ne sono poche di canzoni così belle e complete e sessualmente spiritose … suona quella concertina, sii tentatrice e piccola sono senza difese … cantando in armonia, all’unisono, dolce armonia, devo issare la bandiera e batterò il tuo tamburo …

Concertina

Roll Um Easy (Lowell George)

Whoa I am just a vagabond, a drifter on the run
the eloquent profanity, it rolls right off my tongue
And I have dined in palaces, drunk wine with kings and queens
But darlin’, oh darlin’, you’re the best thing I ever seen
 
Won’t you roll me easy, oh slow and easy
Take my independence, with no apprehension, no tension
You’re a walkin’, talkin’ paradise, sweet paradise
 
I’ve been across this country, from Denver to the ocean
And I never met girls that could sing so sweet like the angels that live in Houston
Singing roll me easy, so slow and easy
Play that concertina be a temptress
And baby I’m defenseless
 
Singing harmony, in unison, sweet harmony
Gotta hoist the flag and I’ll beat your drum

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Lowell

Searching for Juanita

e così, immerso in questo continuo fiume musicale dei Little Feat, mi metto alla ricerca della mia Juanita, chissà se esiste …

“I said Juanita, my sweet Jaunita, what are you up to?
My Juanita
I said Jaunita, my sweet taquita*, what are you up to?
My Juanita”

*Pussy in Spanish slang meaning “little taco”

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Fat Man In The Bathtub (Lowell George)

Spotcheck Billy got down on his hands and knees
He said “Hey momma, hey let me check your oil all right?”
She said “No, no honey, not tonight
Comeback Monday, comeback Tuesday, then I might.”
 
I said Juanita, my sweet Jaunita, what are you up to?
My Juanita
I said Jaunita, my sweet taquita, what are you up to?
My Juanita
 
Don’t want nobody who won’t dive for dimes
Don’t want no speedballs ‘cause I might die tryin
Throw me a line, throw me a line
‘Cause there’s a fat man in the bathtub with the blues
I hear you moan, I hear you moan, I hear you moan
 
Billy got so sad, dejected, put on his hat and start to run
Runnin’ down the street yellin’ at the top of his lungs
All I want in this life of mine is some good clean fun
All I want in this life and time is some hit and run
 
I said Juanita, my sweet Jaunita, what are you up to?
My Jaunita
I said Jaunita, my sweet taquito, what are you up to?
My Juanita
 
Put my money in your meter baby so it won’t run down
But you caught me in the squeeze play on the cheesy side of town
Throw me a dime, throw me a line
‘Cause there’s a fat man in the bathtub with the blues
I hear you moan, I hear you moan, I hear you moan

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Avvertenze: i termini inglesi usati vanno letti in senso ironico. Non siamo puristi, ma per questo blog l’italiano e le altre lingue romanze continuano ad essere le più belle del mondo. Grazie. Merci. Gracias. Obrigado. Mulțumesc.

 

La maglietta di Titti

3 Mag

Vivi con la pollastrella da 11 anni, la conosci da quasi 17, puoi dunque dire di sapere con chi hai a che fare, eppure ancora rimani colpito da certe sfumature della sua personalità. Tu, che sei tre uomini diversi come i lettori di questo blog sanno (Tim è il filtro tra il più riflessivo Stefano e l’impulsivo preda della furia iconoclasta Ittod), inizi a pensare che anche Polly sia tre donne diverse, sebbene i confini tra un paio di loro siano più sfumati, diciamo tra Saura e Ittodda (ma sì, chiamiamo quest’ultima così, visto anche che In Through The Out Door, l’album dei LZ, è forse l’album – insieme a Physical Graffiti –  che preferisce in assoluto).

Come sappiamo è una donna un po’ particolare: poche storie, pochi vezzi da femmina, poco spazio per il nonsense. Di primo impatto non ha atteggiamenti da femmina alfa, pare riservata, raramente sopra le righe, ponderata, ma la sua risolutezza, la sua concretezza emiliana e la sua determinazione mi fanno sospettare che sotto sotto sia una capobranco mica da ridere.

A volte non è semplice avere una compagna così, una che aveva – sino a non troppo tempo fa – un 250 Suzuki e una Yamaha 600 e che il sabato andava a correre in pista a Misano mentre la tua passione per le moto (da cross) si è fermata ai sedici anni sostituita da quella (totalizzante) per il Rock

Saura in pista a Misano 2

una che quando si organizzano le ferie occorre scegliere una località vicina ad un kartodromo in modo che possa sfogare il suo impulso (e talento) per la velocità e mentre lei corre in pista surclassando tutti i maschietti tu te ne stai sulle gradinate insieme alle fighe dei maschietti appena nominati cercando di non dar peso alla situazione.

Polly at Kartodromo Happy Valley – Romagna agosto 2018 – foto TT

Una che ha ereditato dal nonno Inigo una manualità speciale, essendo così in grado di far praticamente tutto: la marangona, la saldatrice, l’imbianchina, la trapanatrice, la carpentiera, etc etc, mentre tu annaspi –  filosofeggiando – nel chiederti il perché della vita cercando di mappare i sentieri delle profondità cosmiche …

Saura marangona – foto TT

Saura all’opera: modalità saldatrice- foto TT

una che ama i LZ alla follia e quando li ascolta mette a tutto volume Custard Pie, The Rover, Trampled Underfoot, Achilles Last Stand, Tea For One e Caroulselambra mica All My love, Thank You e The Rain Song. (Tra l’altro una che va matta per i pezzi più tenebrosi di Death Wish II, colonna sonora del filmetto omonimo composta dal Dark Lord)

Saura the hermit at the Coop – foto TT

Una che (ri)scopre gli Yes un po’ in ritardo e ne diventa fan accanita diventando in breve tempo uno dei punti di riferimento tra fan in Italia e nel mondo, riuscendo ad entrare più volte in contatto con la band stessa …

RW & Saura – Asti 8 july 2015 (Foto Tim T)

Saura e Jon Anderson – after show party – Hammersmith Odeon 19/3/2017 – Photo TT

Saura e Trevor – YES (ARW) Schio (VI) 19/07/2017 – foto TT

Una che individuata la moglie di un tuo amico come la compagna ideale per i viaggi, se ne parte almeno una volta l’anno per Londinium, una che quando siete in giro per il mondo si mette in modalità Lady Map (come la chiama il tuo amico Billy Fletcher) e ti guida attraverso che so, L’Avana, Palma di Maiorca, Glasgow e Londra (appunto) come farebbe un madre con un bimbo di 5 anni nel paesello in cui vive.

Subway stroll – Saura plays air guitar – Photo T

Una che – avendo anche un grande talento musicale – diventa il punto focale silenzioso dei tuoi gruppi pur suonando strumenti che raramente sono adatti alla leadership (basso, tastiere, mandolino), una che suonando in un tributo ai LZ pensa bene di fare come John Paul Jones e suonare contemporaneamente tastiere e pedaliera basso nei pezzi dove sono richiesti entrambi gli strumenti. Ci sono lettori che conoscono qualcun altro/a in Italia fare la stessa cosa? Una che ordina una piccola ghironda (l’hurdy gurdy insomma) da costruire, la mette insieme e impara a suonarla in un quarto d’ora …

CC Stones Cafè 17-01-2014 la reggiana dagli occhi di ghiaccio, the girl from Gavassae: SAURA TERENZIANI (foto di Simon Neganti)

Saura: keyboards and pedal bass – The Equinox – RE 10-3-2017

Una capace di tener testa – a volte superandoli –  all’anticlericalismo e all’estremismo politico di Ittod,  una che guarda la serie TV Vis A Vis e se ne esce con un “Zulema n.1 altroché quella figa di legno di Macarena” (e chi segue la serie in questione sa che razza di demonio sia Zulema), una che legge un’immensità di libri (compresi inaffrontabili saggi sulla questione mediorientale, sulla DDR, su Enrico VIII e su Maria Antonietta) rimanendo scevra da ogni riflesso intellettuale da radical chic, una la cui divisa ufficiale è costituita da felpa, jeans a campana e Adidas, una che non si trucca, che non sfoglia riviste di moda e che non guarda programmi da figa ...  a volte ti chiedi con che altra coppia potreste uscire, di cosa potrebbe parlare con la moglie di un tuo amico …

Insomma, per finirla, a volte vivere con lei è come farlo a fianco di una donna guerriera, una amazzone …

poi però ogni tanto tra Saura e Ittodda spunta Maria Saura e ogni volta è una sorpresa.

A parte il fatto che la pollastrella – per mia grandissima fortuna – è anche una cuoca molto brava, nella migliore tradizione emiliana e degna figlia di sua madre Lucia (altre personaggio di questo blog), ci sono momenti – nelle pigre domeniche mattina – in cui si mette a fare un torta, e allora la vedo sotto una luce nuova, come quando la vedo a piangere quando guarda un film dai risvolti sentimentali, oppure quando la sorprendo rivedere per l’ennesima volta i film “Tutti Insieme Appassionatamente” o “Mary Poppins”, ma forse il punto in cui capisco che è Maria Saura quella che ho davanti è il momento in cui la vedo indossare la maglietta di Titti … lei, quella che di solito sfoggia magliette di Valentino Rossi, Led Zeppelin, Jimmy Page, Bad Company, Yes, Rick Wakeman e Bafometto, si mette la maglietta di Titti!

Come direbbe Ittod, “una figa, alla fin fine, rimane sempre una figa“.

 

La maglietta di Tittti della pollastrella – foto TT

 

Il mio nome è Lowell

26 Apr

Io ancora mi sorprendo dell’incantesimo che la musica, e la musica Rock in particolare, continua ad avere sulla mia vita, di come l’impeto del Rock pervada ogni fibra del mio essere. Ricordo benissimo quando, più o meno 10 anni fa, Julia mi diceva quanto fossi maturo e illuminato e come sapessi vedere le cose nella più ampia prospettiva, questo mi lusingava benché la vivessi senza particolari meriti bensì come la condizione standard della mia maruga, eppure oggi mi sento così immaturo quando constato il fatto che sono un’uomo di una (in)certa età che – come una adolescente – ancora cita i testi delle canzoni (Rock e Blues) e si immedesima nei suoi musicisti (chitarristi in particolar modo) preferiti e passa delle fasi di quasi autismo (chiedo scusa se qualcuno troverà inopportuno l’uso di questo termine) musicale. Adesso sono nel “buraccione” (come direbbe Riff) Little Feat.

Little Feat 1975

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I Little Feat mi arrivarono nella seconda metà degli anni settanta, qualcuno mi aveva registrato su una cassetta (mi par di ricordare fosse una Basf verde C90 o C120) il live Waiting For Columbus; allora non ero in grado di percepire tutta la loro grandezza, le sfumature della loro musica, il blend del loro Rock, l’irresistibile raffinatezza ritmica … a quel tempo le mie band americane preferite erano Johnny Winter And, Aerosmith, Van Halen, Edgar Winter’s White Trash, Eagles e ancora Allman Brothers, Heart, Cheap Trick e tra i nomi della nuova ondata Ramones, Devo e Television. Con la maturità arrivarono i mezzi per assorbire musiche più articolate o più rarefatte ma pur sempre pulsanti e maledettamente eccitanti. E’ così che i Little Feat si insinuarono nel mio animo, quasi senza che me accorgessi presero possesso del mio DNA e malgrado continuassi ad essere percepito dagli altri come un Hard Rock boy e parlassi poco o nulla di quanto mi stesse capitando, diventai un fan (silenzioso, appunto) dei Little Feat. E anche vero che, a parte la musica e le sensazioni, c’era poco da parlare, nessuno dei miei amici di allora aveva dischi dei LF (tutti erano presi dal Rock Inglese e ancora mi chiedo chi è che mi passò quella benedetta cassetta) e in più il gruppo si sciolse nel 1979 e dopo poco Lowell George, cantante-chitarrista-compositore principale nonché leader, morì di una attacco di cuore causato dall’uso di cocaina in una stanza d’albergo a Arlington, Virginia. Era il 29 giugno 1979, Lowell aveva 34 anni. Il gruppo aveva avuto un discreto successo, ma di fatto rimase sempre una cult band, durissima trovare in Italia articoli su di loro. Ricordo quello relativo alla morte di Lowell (forse su Il Mucchio Selvaggio) e pochissimo altro. Ancora non conoscevo Pike (Stefano Piccagliani insomma), altro modenese innamorato del gruppo (e – by the way – dei LZ), che poi diventerà amico stretto, blues brother, special guest di questo blog e mille altre cose.

Ad ogni modo mi sorprende di essere ancora qui – dopo tutti questi anni – a scatenarmi al ritmo irresistibile di Dixie Chicken e Fat Man In A Bathtube

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o a struggermi e piangere nel seguire il mirabile quadretto pieno di malinconica speranza di Willin’, manifesto di ogni uomo di blues che si rispetti.

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Facile comunque citare i tre pezzi simbolo dei Little Feat e di Lowell George, tre pezzi diventati esempi mirabolanti di musica americana, anzi tre pezzi che sono essi stessi la musica americana, ma quello che mi avvince a loro è rappresentato anche dai brani più obliqui, le back roads del loro repertorio tipo Lafayette Railroad o Day Or Night

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ma è tutto il loro catalogo 1970-1979 a stregarmi, e in queste settimane non faccio altro che ascoltarlo. Il loro Blues, il loro country, il loro Rock, il loro New Orleans feel, persino il loro Jazz Rock (deriva che andava poco a genio a Lowell).

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Amo quasi tutti i membri della formazione più conosciuta: Bill Payne (piano), Sam Clayton (percussioni), Richie Hayward (batteria), Kenny Gradney (basso) ma ovviamente è Lowell George a catturare il mio cuore. Già il nome è molto blues, Lowell … deriva dal francese e sarebbe un diminutivo della parola Lupo. Lupetto dunque.

E’ uno dei miei songwriter preferiti, uno dei miei cantanti preferiti (sì, va bene, Robert Plant, Paul Rodgers, Jerry Lacroix etc etc …sarò anche suggestionato dall’infatuazione del momento, ma che voce che aveva Lupetto Giorgio!), uno dei miei chitarristi slide preferiti (sì, va bene, Duane Allman, Ry Cooder etc etc … ma anche qui che razza di asso di slide guitar che era Lowell!) e una delle mie rockstar preferite (sì, va bene, Jimmy Page, Keith Emerson, Keith Richards … ma quell’atteggiamento e quella faccia tra il malinconico, l’incazzato, il pensoso e il I don’t give a fuck è una qualcosa di speciale.

Ora, è facile per il tipo di uomo che sono o che sono stato immedesimarsi in chitarristi il cui fisico possa in qualche modo sovrapporsi al mio … Jimmy Page, Johnny Winter …

Jimmy Page 1977

Johnny Winter “Johnny Winter (Columbia) 1969

ma Lowell George, ragazzotto californiano bene in carne che ha flirtato spesso con la bulimia, ha una costituzione fisica molto diversa dalla mia …

Lowell George

Lowell George

eppure eccomi qui così perso under his spell che venerdì mattina appena entrato in ufficio ho detto ad un mio collega:

“Buongiorno Marco. Stamattina chiamami Lowell, ok?”

E lui “come?”

“Lowell. Te lo scrivo su un biglietto”

Verso metà mattina si rivolge a me “Senti Tim, che codice ha il magazzino di … ?”

“Marco, come devi chiamarmi oggi?”

“Uhm, devo chiamarti Lo … Lo … Lo … “ guarda il foglietto che gli ho lasciato sulla scrivania “Ah sì, Lowell.”

I miei colleghi hanno una bella pazienza.

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(Just Like) Starting Over (Ricominciare blues)

18 Apr

Da lunedì tornerò a lavorare in azienda e mi chiedo se saprò riabituarmi alla cosa.

Dopo un mese e passa di telelavoro, vissuto in tuta (e scarpe) da ginnastica (Adidas ovviamente) nella pace della campagna, con il mondo costretto a fermare i suoi ritmi infernali, riuscirò a rientrare nel meccanismo?

Ci si lamentava tanto di essere confinati nel proprio domicilio, di non potere più avere la libertà di andare dove cavolo ci pareva, ma adesso che lo spirito si è abituato e modellato alla nuova condizione, chi è più idoneo a ributtarsi nella mischia? Certo, la “fase 2” non è ancora iniziata ma il confine sembra sempre più vicino.

Dopo un mese passato così, tra strade deserte, automobili sparite, attività industriali chiuse e la dissolvenza degli umani, i 40 metri sul livello del mare di Borgo Massenzio sembrano gli 8091 metri dell’Annapurna tanto l’aria è frizzante, lo skyline di questa campagna proletaria dove vivo mi appare ora simile a quella della Uinta National Forest dello Utah.

Uinta National Forest – UTAH

La fauna che mi par qui di vedere sembra composta da castori, aquile e orsi, i vicini prendono le sembianze di membri della tribù dei Crow,

Il capo dei Crow in Jeremiah Johnson 1972

la pollastrella ha ormai la fisionomia di Swan, la moglie nativa americana di Jeremiah Johnson

Delle Bolton as “Swan” – Jeremiah Johnson 1972 –

e quando mi guardo allo specchio più che l’uomo di blues miserello che sono vedo, appunto, Jeremiah Johnson.

Robert Redford in – Jeremiah Johnson – 1972

Come ci lascia andare alla suggestione eh? Basta un mese di stop alla vita modello capitalismo selvaggio e si ritorna alla natura, agli uccellini che cinguettano come non facevano da tempo all’interno delle città, all’erba che ricresce tra le fughe dei ciottoli delle piazze, ai lupi che si aggirano nei dintorni di piccole frazioni (a due passi due dalla Domus Saurea)

ai cervi che passeggiano indisturbati per comuni reggiani tipo Albinea.

E dopo tutto questo, rituffarsi nel vortice lavorativo e nel quotidiano logorio della vita moderna appare senza dubbio problematico; è come se Jeremiah Johnson dopo aver finalmente fatto pace con i Crow fosse dovuto tornare al trambusto (e siamo circa a meta del 1800!) della pianura e lasciare la sua indole da Mountain Man.

Gli uomini di blues tuttavia sanno sfidare le asprezze della vita e affronterò dunque anche questa, sempre che in questo fine settimana non mi venga voglia di riempire lo zaino con carne secca e borracce d’acqua, prendere con me il fucile e le trappole, caricare tutto sul mulo, salire a cavallo e andarmi a dissolvere in appennino.

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Tagliando i cespuglietti d’erba ribelli (irrequietezza blues)

12 Apr

Mi sale l’irrequietezza, che a dire il vero è la condizione standard del mio essere (si sa, sono un uomo di blues) ma che di questi tempi, vissuti confinati in casa con ancora meno aspettative del solito riguardo il futuro, diventa quel velo di crepe nere da indossare di cui ogni tanto parlo. Ho più tempo per pensare, per coniugare in prima persona il verbo struggersi, per giocare insomma con la mente e i suoi tarli. La percezione del limite di cui parlavo al tempo in cui frequentavo Julia si fa più intensa, tutto diventa relativo, l’insoddisfazione per quello che ho combinato nella vita (cioè nulla) diventa sempre più ingombrante e ho la netta sensazione – per usare una frase che ho scritto ieri a qualcuno –  che la mia vita assomigli ad un continente sempre meno solido che va sgranarsi in piccole isole lacerate dal vento.

La pollastrella coglie al volo le mie paturnie e così, dall’unica uscita settimanale per la spesa, torna con un ovetto di pasqua che mi rinfranca (per un paio di minuto) lo spirito.

Inter egg – photo TT

Ma la pasqua è anche fonte di altra insofferenza, perché anche quest’anno ricevo parecchi messaggi d’auguri, a sfondo religioso o dalla grafica kitsch, e invece di essere grato alla gente che si prende la briga di farmi sapere che mi pensa mi chiedo se chi mi invia tali cose abbia la minima consapevolezza di chi io sia; già, perché il senzadio che sono tende ad innervosirsi quando l’aspetto religioso inonda il quotidiano. In questo periodo i tre uomini che sono (lo ricordo per i meno attenti: Stefano/Tim/Ittod) sono in perenne combutta, Tim riesce a stento a gestire il più riflessivo e formale Stefano e l’impulsivo preda della furia iconoclasta Ittod, ed è quest’ultimo che in queste ore tende a sopraffare gli altri due. E’ facile immaginare in che modo reagisca Ittod quando riceve le immagini di coniglietti, di ovetti colorati e del figlio di vostro signore che risorge … corre a sacramentare in aperta campagna per poi mettere su certi bootleg per tentare di contenere il furore trasgressivo.

Led Zeppelin Abscence – photo TT

 

Tim cerca così di tornare al comando, con l’aiuto di sua sorella che si limita a scrivergli “Buona festa Timone” e Ivan Graziani.

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Ma la primavera del mio scontento, tanto per citare John Steinbeck, continua, ci si mette anche la pizza (ordinata alla nostra pizzeria locale preferita) che arriva fredda e sottosopra. E’ vero, io e la pollastrella viviamo nel posto in riva al mondo, in una stradina stretta stretta con la numerazione sballata (prima della Domus Sarua col numero civico 1 ci sono due case, costruite in un secondo momento, che hanno la numerazione 1/1 e 1/3) però se nella ordinazione scrivo indicazioni molto dettagliate, non puoi impiegare un quarto d’ora per fare 900 metri con Stefano al telefono che ti segue metro per metro. Capisco che consegnare pizze a domicilio sia una cosa nuova per una pizzeria di livello come la vostra, però … così finisco per mangiare una Regina alta – che di solito è uno spettacolo – che sembra una pasta tiramolla che solo la Weiss media (tiepida) riesce a fare scivolare lungo l’esofago.

Cerco riparo nell’ultimo numero di Ken Parker nella versione riproposta da La Repubblica-L’Espresso 2020 …

Ken Parker – edizione La Repubblica-L’Espresso 2020

e provo a distrarmi concentrandomi su una foto dei LZ a Preston il 30 gennaio 1973. Chissà cosa avrei provato io avessi avuto la possibilità di essere lì. Già dal 1970 il gruppo in America era abituato a riempire arene indoor da 20.000 posti come il Madison Square Garden (addirittura due volte lo stesso giorno come accade quel settembre) e il Los Angeles Forum, eppure in Europa nel 1973 ancora saliva su palchi più adatti ai gruppi di Tim Tirelli che a loro.

Led Zeppelin – Preston, UK, 30/01/1973

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Il turbamento persiste, salgo in soffitta, tiro fuori dalla custodia la mia Les Paul numero 1, rispolvero un vecchio amplificatore a malapena funzionante, attacco il distorsore e mi lancio nelle mie fantasie, accennando riff del Dark Lord, di Johnny Winter e di Mick Ralphs.

TT’s number 1 Les Paul – foto TT

Nel tardo pomeriggio decido di fare due passi nelle campagne desolate dietro alla Domus. Come sempre sono ossessionato dalla mia visione blues dei paesaggi, delle costruzioni e manufatti umani. Vecchie pompe in disuso, steccati di eternit usurato, chiuse arrugginite incastonate su fossi mentre il sole filtra tra vecchi pioppi e splende nella pigra ora del meriggio sulla stradina che riporta alla Domus.

Borgo Massenzio desolate waste – photo TT

Borgo Massenzio desolate waste – photo TT

Borgo Massenzio desolate waste – photo TT

Borgo Massenzio desolate waste – photo TT

Borgo Massenzio desolate waste – photo TT

Deciso a stancarmi il più possibile nell’intento di sbarazzarmi di me stesso, inizio anche a tagliare i cespuglietti d’erba ribelli che il trattorino non riesce a radere. Smetto poco dopo, non si è mai visto Johnny Winter far quei lavori qui!

tagliando i cespuglietti d’erba ribelli – Domus Saurea aprile 2020 – foto Saura T

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Rientro in casa, una doccia e un Southern Comfort spero mi diano un po’ di pace.

blowin’ the blues away – photo TT

Guardo fuori dalla finestra la luce aranciata del pomeriggio e so che a questo punto solo una cosa può sistemarmi l’animo … già, solo con il lato 3 di Physical Graffiti a manetta lo spirito inizia ad essere meno tenebroso. Sono solo in casa, apro le finestre, l’aria prende a circolare tra le stanze, la brezza tiepida della primavera pomeridiana profuma di vita, alzo il volume e lascio che la musica inondi il mio animo e le campagne circostanti.

Domus Saurea open windows – foto TT

Domus Saurea open windows – foto TT

E poi uno si chiede, ma come mai sei così fissato con i Led Zeppelin? Non è una fissazione, è semplicemente l’ancora che mi tiene al riparo nella baia quando il mare è in tempesta, è il fuoco che mi scalda quando arriva l’inverno glaciale sull’anima, è l’acqua che spegne la mia autocombustione naturale, è la torcia che mi guida tra le tenebre sino a casa , è la vita che pulsa nel petto, è la bussola che evita il vagabondare senza meta tra i sentieri dove gli altri non vanno, e la risposta ai quesiti ancestrali, è la forza che fa andare avanti quando raggiungi l’età della paura, è la neve che attutisce il frastuono, è la potente onda oceanica che trasporta in altre dimensioni, è il mio modo di pregare, ovvero quietarmi e confidare nel mistero dell’esistenza, è infine la consapevolezza che, malgrado a volte il loro corso  possa cambiare, i fiumi sempre raggiungono il mare

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