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Leaves are falling all around … (The autumn moon lights my way blues)

9 Nov

Mi accorgo del volgere della stagione partendo tutti i giorni più o meno alla stessa ora dall’ufficio e arrivando alla Domus Saurea sotto un cielo dalla gradazione sempre più buia. Entriamo nella fase più matura dell’autunno, entra in vigore l’ora solare, i pomeriggi si fanno brevi, i pensieri più malinconici. Sento cambiamenti arrivare, ne annuso gli spifferi, cerco di tranquillizzarmi osservando il cielo, passeggiando per la campagna, meditando tra me e me sul mistero buffo della vita. Le distrazioni come sempre mi sono di grande aiuto, i (pochi) concerti degli Equinox, le uscite con gli illuminati del blues, le canzoni che ancora scrivo, le partite dell’Inter, gli ellepì che ogni tanto metto sul piatto, le giravolte che fa la pollastrella che vive con me e le chiacchierate che faccio col gatto Palmiro. Insieme a tutto ciò anche le faccenduole del quotidiano della mia vita blues.

Film: IL CITTADINO ILLUSTRE (El Ciudadano Ilustre – ARG 2016) – TTT½

Sono alcuni anni che i film d’autore argentini mi prendono e mi portano via con una determinazione che mi sorprende, cerco di non perderne nemmeno uno di quelli presenti su on demand di Sky.

Questo film ha come protagonista Oscar Martìnez e parla di uno scrittore che vince il Nobel e, a dispetto dei mille impegni e di una certa idiosincrasia per quel genere di cose, accetta l’invito del suo paesino d’origine affinché si rechi sul posto a ritirare l’onorificenza di cittadino illustre.

Nel film si tratta della differenza culturale tra lo scrittore e la gente del suo paese, si dipinge la grottesca realtà in cui certe piccole comunità vivono; a volte gli accenti con cui lo si fa sembrano surreali ma non lo sono.

Al film manca un po’ di spettacolarità, tutto è piuttosto sciatto, asciutto, assolutamente razionale e legato alla misera realtà che ci arriva dal punto di vista scenografico. Immagino sia una scelta voluta, ponderata, ma in cuor mio avrei preferito una pennellata di “cinema”, qualche cromatismo poetico per la Argentina profonda.

Comunque sia, buon film. Visto su SKY.

Film: CHE DIO CI PERDONI (que dios nos perdone  – ES – 2016) – TTT½

Film spagnolo visto su SKY. Roberto Alamo e Antonio De La Torre sono i bravissimi protagonisti di questo thriller/poliziesco, film che a tratti potrà anche disturbare ma che usa crudezza e realismo in maniera perfetta. Altro film da vedere.

Un milione e mezzo di fedeli stanno attendendo la visita del Papa a Madrid, nel 2011. In una città sorvegliata diverse donne mature vengono brutalmente violentate e uccise. Due ispettori sono chiamati a risolvere il caso in silenzio.

TEN YEARS GONE

Il pezzo che sto studiando per piacere personale in questi giorni è Ten Years Gone dei LZ, brano di Physical Graffiti. Le parti relative a strofa e “ritornello” le avevo nelle mani già da alcuni decenni, ma non avevo mai approfondito a dovere il resto.

Chi mi conosce mi ha sentito dire più di una volta che TYG è probabilmente la mia canzone preferita in assoluto. I malinconici accordi arpeggiati iniziali (LA e FA7+ con baso in LA) rappresentano perfettamente il mio essere blues, quelli poi che fanno da ponte tra la strofa e il resto definiscono in maniera netta i contorni della mia animuccia, quei LA/MIb°/MI-/RE7+/DO7+/ aprono non solo le porte al refrain ma anche a suggestioni emotive profondissime.

Il giro del ritornello gioca su LA / LA9 / RE col LA al basso/ RE-con LA al basso/, un piacevole ostinato che inquadra il refrain in un disegno musicale efficace.

Gli accordi che fanno da base all’assolo poi sono di una bellezza disarmante,  RE7+, DO col SOL al basso, SOL e quel MI-9 mi fa venire i brividi ogni volta che lo suono. Il MI della sesta corda è abbassato a RE, così la profondità di certi passaggi acquista maggiore forza.

L’assolo è anch’esso una meraviglia e diventa uno dei momenti più memorabili della solista di Page registrati nei latter days dei Led Zeppelin. Credo che Page fino al 1971/73 concepisse l’assolo di chitarra in maniera molto decisa, molto maschia, mentre negli anni successivi spesso gli assoli diventarono meno urgenti e presero a dissorlversi dolcemente in una sorta di abbellimenti chitarristici. Non sempre certo, gli assoli di Achilles Last Stand, Tea For One, Fool In The Rain e I’m Gonna Crawl ad esempio sono assoli in senso stretto, ma è indubbio che dal 1974 in poi seppe cambiare approccio.

Il giro del ponte (su cui risplende il RE6/9 suonato pennando dal basso verso l’alto su una 12 corde) poi altro passaggio strumentale di accordi indimenticabili: LA7+ / RE7+/SOL 7+ (SOL)/ DO7+/.

A questa costruzione meravigliosa va aggiunto il cantato di Plant e il relativo testo, uno dei più riusciti del biondo di Birmingham. Le armonie di chitarra poi consegnano questo pezzo agli archivi dove vengono riposti i capolavori.

THE DEUCE – serie TV

Deuce è una nuova serie in programmazione su SKY la cui ambientazione è una delle mie preferite: New York inizio anni settanta (in questo caso il 1971). Ho visto solo la prime puntate ma mi son bastate per capire che questo sceneggiato TV fa proprio per me. La New York che immaginavo quando ascoltavo i bootleg dei LZ di quegli anni, o che vedevo scorrere sotto i miei occhi quando guardavo certi film dell’epoca. James Franco (il protagonista), la musica nera imputanita, le miserie e le avventure di un pezzo di umanità dissoluta, disperata, protagonista delle canzoni di Lou Reed. Da non perdere.

Cat tales: STRICHETTO

Pochi mesi fa in una casa vicino alla Domus Saurea qualcuno ha preso un paio di gattini per allietare la vita delle figlie piccole. Evidentemente non se ne cura più di tanto, perché col tempo i due micro felini hanno cercato rifugio da noi. Il maschio (che ho ribattezzato Rodolfo) tende a stare alla larga perché Palmiro non gli permette di avvicinarsi più di tanto, mentre la femmina (che ho chiamata Strichetto), impudente com’è, si è intrufolata nella nostra vita e non riusciamo più a staccarcene. Palmiro non è contento, all’inizio le soffiava contro, adesso in qualche modo la sopporta, ma non apprezza certo la sua presenza. Le altre tre nostre gatte (Raissa, Spaventina e Ragnatela) la tollerano appena, le mandano segnali precisi alzando le zampe in modo inequivocabile, Strichetto si ritrae, si acquatta, ma non arretra.

Una volta sgattaiolata in casa, capìto dove teniamo le ciotole di Palmiro, la lettiera e che siamo due animalisti, si è accasata.

Strichetto – foto TT

Fin dalla prima volta, una volta saziatasi, mi ha fatto gli occhi dolci e  si è venuta a rannicchiare sul divano insieme a me.

Strichetto – foto TT

Strichetto – foto TT

In verità abbiamo provato a rimetterla fuori, lo scompiglio di avere in casa una gattina un po’ isterica, iperattiva, alla quale all’inizio non è stato dato evidentemente sufficiente amore e non è stato insegnato nulla, non è il massimo, ma l’indomani mattina ce la ritrovavamo in garage a chiedere attenzione, cibo e coccole.

Strichetto in garage – foto TT

Strichetto in garage – foto TT

Chi non vive con animali in famiglia fatica a capire, chi non li ama di sicuro leggerà con sufficienza queste righe, ma chi si sforza di non avere una visione antropocentrica ed è un amante degli animali come noi, sa che è davvero impossibile lasciare una gattina che miagola fuori dalla porta d’ingresso.

Strichetto e Rodolfo fuori dalla porta – foto TT

Al di là di tutte le facili battute su chi pubblica foto di gattini su facebook (lo riconosco, faccenda piuttosto melensa), se non hai un cuore di pietra ti risulterà assai complicato resistere agli sguardi di un/a gattino/a di pochi mesi.

Così ecco che Strichetto non appena si accorge che siamo a casa o che apriamo la porta, scatta come un diavoletto della Tasmania, si lancia dalla cancellata di quella che dovrebbe essere casa sua, percorre la distanza che separano le due case con una foga mai vista, si lancia sulle scale ed entra alla Domus in derapata. Si tuffa poi sulla ciotola di cibo di Palmiro, ingurgita tutto in pochi minuti, si lecca i baffi e inizia la sua danza isterica fatta di fusa rumorose, non sapendo se giocare con le varie cordelle che teniamo a portata di gatto, se saltarci addosso per mostraci il suo affetto, o rotolarsi sui tappetini in uno stato stato di beatitudine frenetica.

Passato un po’ di tempo si calma, mi cerca e viene a sedersi accanto a me mentre suono la chitarra.

Strichetto e la musica – foto TT

Palmiro è geloso, non lo vuol dare a vedere così si rifugia nello studiolo, guarda fuori dalla finestra e sospira.

Palmir fa finta di niente – foto TT

Palmir fa finta di niente – foto TT

Strichetto dorme un poco, poi la porto fuori e la lascio davanti alla cancellata della casa dove dovrebbe vivere. Torno verso la Domus Saurea, non faccio in tempo a chiudere la porta che lei si è di nuovo intrufolata in casa. La cerco e non la trovo. E’ sera, cerco un documentario su Rai 5 o un film su Sky, ed eccola che sbuca da dietro la TV. La guardo e rido, come si fa a resisterle?

Strichetto e la TV – foto TT

Strichetto e la TV – foto TT

Le serate si fanno fresche, mi metto un panno addosso, lei scende dalla tele, mi sale sopra, cerca la posizione giusta, poi si allunga e si lascia cadere in un sonnellino ristoratore, mentre continua a fare fusa che hanno gli stessi decibel di una betoniera in funzione.

Strichetto riposa beata – foto TT

Palmiro si sente trascurato, così al mattino gli permetto di stare a letto con me, sfrego il muso contro il suo e  mentre mi preparo lo lascio nella sua postazione preferita (la mia).

Palmiro, bed company – foto TT

La domenica pomeriggio – se non ho impegni – me ne sto a casa, se riesco cerco di recuperare un po’ di sonno, inutile dire che Stricchetto si accoccola immediatamente su di me.

“It’s the fantastic drowse of the afternoon Sundays” Tim & Strichetto – foto TT

La Ragni è molto gelosa, fino a poco fa era lei la principessina, la gatta col pelo lungo, bella e smorfiosetta. Così la prendo accanto a me e le dico che le voglio ancora bene, che dobbiamo cercare di andare tutti d’accordo.

La Ragni – foto TT

Come cantava Roger Taylor, l’assopimento della domenica pomeriggio è fantastico,

anche Palmiro ci prova, ma la presenza di Strichetto (e di Rodolfo) lo annoia, si sdraia in cortile e con i suoi occhioni sembra chiedermi “ma è proprio necessario averli tra le zampe?”

Palmiro: Domus Saurea daze – foto TT

Anche la Ragni mi lancia occhiate che sono tutto dire…

Ragnatela (aka La Ragni) – foto TT

Strichetto non se ne preoccupa, se non le apriamo la porta si arrampica sulla zanzariera della cucina, vuole stare da noi, non c’è nulla da fare. Vorrei evitare di convivere con un altro gatto (per giunta non mio) ma quando mi guarda coi suoi occhietti desisto da ogni proposito e da ogni veto.

Strichetto mi ama – foto TT

Qualche sabato fa c’è stato il derby Inter-Milan. Mi son posizionato sul divano in preda ai soliti tremori pre partita, Palmiro sale sul divano e Maurito segna il primo goal. Dopo un po’ arriva la Ragni e Maurito segna il secondo, verso la fine Saura apre la porta, Strichetto si butta dentro, sale sul divano,  si accoccola su di me e Maurito segna il terzo goal (quello della vittoria). Ora, io non sono superstizioso ma…

Tribuna Arancio Domus Saurea durante il Derby. Tim, Strichetto, La Ragni, Palmir – foto TT

Che ne sarà della nostra storia con Strichetto? Non è nostra, ma vive con noi. Ha da sempre un po’ di tosse, occorrerebbe farla vedere al veterinario, tra un paio di mesi poi bisognerebbe farla sterilizzare, ma chi se ne occuperà?  Ci mancava solo un altro blues peloso nella mia vita.

50 anni dalla scomparsa di Che Guevara

9 ottobre 1967 – 9 ottobre 2017  – 50  anni dalla scomparsa di Che Guevara. Mi chiedo cosa direbbe fosse ancora vivo oggi (avrebbe 89 anni) della situazione attuale… Popoli occidentali (e non) prede di un neoliberismo sfrenato, movimenti neonazisti che alzano la testa e si fanno sempre più audaci, patetici satrapi nord coreani che spaventano e rovinano il mondo lanciando missili negli oceani, la più grande potenza mondiale democratica (?) in mano ad un presidente scellerato, razzista, guerrafondaio, senza sensibilità alcuna e common sense free, la Russia in mano ad un padre padrone altrettanto discutibile, guerre di religione, regioni che chiedono la secessione da stati di cui ancestralmente fanno parte da 500 anni, popolazioni in preda ad un individualismo sfrenato e isterico. Fatico a capacitarmene io che da ragazzino negli anni settanta semplicemente pensavo che la società del futuro sarebbe stata migliore, figuriamoci un gigante come lui che riuscì in una impresa titanica. Che direbbe poi nel vedere che l’embargo economico su Cuba è ancora attivo? 188 nazioni contrarie, 2 astenute e solo 2 a favore (Usa e Israele) eppure el bloque ancora tiene per il collo la nostra isoletta preferita. Chissà come sarebbero tristi i suoi occhi di vecchio Comandante, tristezza mitigata forse dalla consapevolezza che ancora tante persone mostrano amore , rispetto e devozione per la sua figura, al di là della retorica e delle bandiere. Che uomo che è stato il Comandante Guevara! A 50 anni dalla sua scomparsa, laggiù in Bolivia, ancora mi commuovo – e al contempo mi rafforzo – se penso a lui.

The Boys Are Back In Town: CDA degli illuminati Del Blues

Si riunisce il CDA degli Illuminati del Blues, il board (composto da Tirelli, Simoni, Gilioli, Piccagliani, Lisoni e Cappi) si tiene al Bistrot Premiere di Locus Nonantulae, non riesco a farne a meno, almeno una volta l’anno devo trovarmi con la blusaglia in quel angolino medioveale del paese dove io e Lord Simon siamo nati. Le luci gialle e calde dei lampioncini, la Torre dei Modenesi che si erge sopra di noi, gli antichi portici di via Maestra del Castello (oggi via Roma), quell’atmosfera un po’ spaurita che hanno i paesi della provincia i sabato sera … non riesco a resistere. Il Bistrot Premiere è un ristorantino davvero carino sito dove negli anni della mia infanzia c’era la salumeria/drogheria Marchesi, a volte accompagnavo mia madre la quale mi comprava sempre un po’ di confettini colorati, e io impazzivo dalla gioia. Sarà che, pur essendo ancora ivi residente, non abito più nel paesello natio da 9 anni, ma ho sempre nostalgia delle stradine del minuscolo centro storico, così costringo anche i miei amici a ciucciarsi un po’ di quelle vibrazioni.

Prenoto a nome Stefano Tirelli, yep that’s me baby, ma sul tavolo trovo il biglietto col mio soprannome, la mia misera fama mi precede.

Bistrot Premiere – Locus Nonantulae

Ordino un piatto di passatelli in brodo, una delle minestre che più amo, originaria del territorio che va da Pesaro all’Emilia, a seguire filetto alla brace. Lambrusco grasparossa, poi il dolce e un rum con schegge di cioccolato. Al Bistrot Premiere non si rimane mai delusi.

Gli argomenti all’ordine del giorno: le prossime elezioni politiche, la legge elettorale, Jack London, la faccenda Weinstein/Asia Argento, il fascino di Berlino Est, la DDR, la Carmen di Bizet.

Parliamo naturalmente anche di Rock e durante le circumnavigazioni di certi pensieri, Picca arriva a dire: “il Rock è finito quando hanno inventato gli accordatori elettronici”. Io e Liso ci guardiamo e scoppiamo a ridere, sapendo perfettamente cosa intende il nostro amico. Ripenso a quando iniziai ad usarlo. Il primo lo comprai nel 1986, ricordo poi di averne visto usare uno dal vivo da Maurizio Solieri durante un concerto di Vasco Rossi nel 1983 al Picchio Rosso di Formigine. Oggi sembra impossibile pensare di farne senza.

Mentre discutiamo allegramente mi soffermo ad osservare i miei pards, siamo tutti pezzi (beh, pezzetti) di uomini eppure ci sembra di essere sempre gli inesperti ragazzi dei nostri vent’anni. Soppeso il 5 davanti alla nostra età e ricordo che quando una mia cugina, allora quarantenne, ebbe una liason con un cinquantenne, la cosa mi fece scalpore, ma come – mi chiesi – con un cinquantenne? Come ci siamo arrivati anche noi a quell’età nessuno lo capisce, eppure riverenti come sempre siam tutti qua, Tire, siamo noi, il poeta, l’assassino e sua santità, tutti fedeli amici miei …

Dopo il banchetto lasciamo il locale, ringraziamo i titolari, usciamo fare due passi e a parlare di quello che parlano gli uomini come noi. Fighe? Pallone? Politica? Dischi? Macché, crisi di panico, crisi d’ansia, le ombre tenebrose del futuro, valori del colesterolo.

The Boys Are Back In Town – Bistrot Premiere – Locus Nonantulae . L to R: Sir Lyson, Pike boy, Jaypee, Lord Simon, Steven Tyrrell, Riffy Betts. – Foto Valentina

Intoniamo così un ultimo blues e poi ognuno torna alla propria capanna.

Ol’ Man River, dat Ol’ Man River
He mus’ know sumpin’, but don’t say nuthin’
He jes’ keeps rollin’
He keeps on rollin’ along

THE WALKING DEAD – ottava stagione

Ho scritto qui sul blog che mai avrei pensato che una serie TV sugli zombi avesse attecchito sul mio animo, eppure sono diventato un grande amante di questa serie. E’ partita da poco la ottava stagione, i primi due episodi non mi sono apparsi granché, pieni di confusione e di qualche incertezza narrativa come sono. Vedremo come si svilupperà il resto.

FRIENDS WILL BE FRIENDS

Qualche giorno fa,  nella casella della posta elettronica una email da uno sconosciuto:

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Ciao Tim e perdona il disturbo…
 Ti seguo ormai da tanto tempo, prima sulle riviste di settore, ed ora sul tuo blog; adesso che anche io ho ceduto al fascino un po’ perverso di facebook, mi son detto che se proprio amici devo avere, meglio siano persone con cui avvero mi sento in sintonia, e questo è il motivo per cui ti scrivo.
Perchè sì, tu non lo sai, ma sei mio amico da un sacco di tempo: più o meno coetanei – e dio sa quanto dà da pensare questa nostra (in)certa età…-  interisti, stessa parte politica, e dai gusti musicali quasi sovrapponibili, magari un po’ più prog io e più blues tu…
E se Rick Wakeman è uno dei miei miti, Mike Ralphs non gli è da meno, oltretutto mio malgrado mi scopro anche tuo follower, nel senso che fino a poco tempo fa, ad esempio, Jack London era per me solo slitte, cani e grande nord e adesso invece …
Ma è soprattutto nelle tue riflessioni in cui trovo modo e motivo di fermarmi e ragionare, di sentire che molte delle domande che mi pongo, delle malinconie che vivo, delle passioni che coltivo, non sono in fondo merce così rara in un mondo e tra persone da cui talvolta è faticoso affrancarsi.
 Sì, credo che tutti noi abbiamo un lato più oscuro che per timori o pudori vari preferiamo tacere, parlarne invece aiuta ed è pure buon argomento di discussione, non c’è elemento nella vita che non meriti di essere rappresentato.
Leggendo di te, di tuo padre, delle difficoltà trovate e delle debolezze avute, mi sono trovato a rivivere i molti momenti passati con mia madre, le sensazioni provate, compresa quella triste e brutale consapevolezza che tutto stava per terminare.
Per quanto delicati, è stato liberatorio leggere di quegli argomenti, si può e si deve parlare di tutto, perchè in fondo su certe cose siamo molto più uguali di quanto pensiamo…
Due parole sulla musica: la prima consapevolezza di essere musicalmente “diverso” l’ho avuta alle medie, leggevo Ciao 2001 allora, e ricordo la notizia dello scioglimento dei Deep Purple.
Da lì in poi un exploit che è divenuto ragion di vita, dischi, riviste, concerti, ancora oggi se non mi dessi delle regole finirei con lo spendere lo stipendio in musica, brutta cosa le passioni, per quanto fondamentali, rimangono pur sempre la bright side di una erosiva malattia :-)
E di dischi a casa ne ho una montagna, Zep e Bad Company compresi, e su una cosa ti devo dare assolutamente ragione:  un’automobile senza lettore cd è davvero il segno del decadimento della razza umana.
E tu e Gianni Della Cioppa eravate e rimanete due delle mie letture preferite, per cui sì, sono contento di questa mia, e al prossimo concerto sarà un piacere offrire un calice a te e a Saura.
Ti ho visto a Piazzola al concerto di Nei Young, ma eri in compagnia e non mi sembrava il caso, adesso però, visto che da ogni cosa bisogna sempre saper tirar fuori il meglio, ne approfitto da par mio e ti chiederò quindi l’amicizia…
In bocca al lupo per tutto, provvedo subito a farmi sentire in fb e magari chissà, un giorno vengo pure a vederti live…
Ciao Stefano, un caro saluto che estendo a tutta la Domus Saurea, Palmiro compreso.
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Ecco, cosa dire? E’ bello sapere di avere amici così, gente che personalmente ancora non conosco ma che evidentemente avverte in maniera forte e decisa le affinità elettive e il senso di comunità sorto intorno a questo blog. E’ una soddisfazione sapere che i miei miseri scritti capitino sotto gli occhi e tra le pieghe dell’anima di gente così. Rob C, eye thank yew!

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Il derby: INTER – MILAN 3 a 2

L’inizio di stagione dell’Inter è a dir poco fenomenale. 11 partite, 29 punti, 9 vittorie e due pareggi. Nonostante ciò – pur essendo al secondo posto a due punti dal Napoli – siamo invischiati in una lotta dove 5 squadre 5 sono in pochissimi punti. Tutte le grandi – Milan a parte – stanno andando fortissimo. Campionato al momento davvero imprevedibile. Pur felice per il lavoro di Mister Spalletti, rimango guardingo, dentro di me faccio sogni selvaggi, ma tengo i piedi per terra, troppa sofferenza gli ultimi 7 anni e troppo in forma gli avversari con cui stiamo confrontandoci.

Se non altro mi godo i buono risultati degli scontri diretti, battuta la Roma all’Olimpico, usciti indenni dal San paolo contro un Napoli super e 3 a 2 nel derby contro il Milan (che fino all’ultimo se la è giocata). 3 goal di Maurito Icardi, l’ultimo al novantensimo. Gioia incontenbile, godimento massimo. Grazie ragazzi.

Inter – Milan 15/10/2017 – La Curva Nord – foto TT

Seguendo su facebook il cantastorie Matteo Pedrini, milanista tutto d’un pezzo, non posso non citare il suo commento messo sul social network in questione  a fine partita, io ho riso molto.

“Tanti nomi di divinità cattoliche seguiti da altrettanti nomi di animali da cortile. W il Milan. Lasciatemi solo.”

A pranzo con Doc

Doc vuole fare due chiacchiere, è un annetto che non ci vediamo, così decide che dobbiamo trovarci a pranzo in un giorno feriale. Il problema è che lui abita a Mediolanum e io qui sulle rive del Bondenus. Poco male, il mio amico è risoluto, si prende qualche ora, si butta sull’autostrada del sole e verso le 13 eccoci seduti ad un tavolo della clinica gastronomica di Herberia. Parliamo di faccende private e del Dark Lord, e mentre lo facciamo osservo questo mio amico in giacca e cravatta (Doc lavora in una avvocateria) e che si fa più di 300 km solo per potere offrirmi un pranzo. Che razza di amici che ho.

Clinica gastronomica Arnaldo – Herberia – foto TT

COOP TALES: il vecchio e la torta di crema pasticcera (Custard Pie Blues)

In questi ultimi tempi ogni sabato mattina andare alla Coop a fare la spesa per la settimana è un piacere. Certo, conta anche il fatto che amo fare le cose insieme alla pollastrella che vive con me, ma la Coop Ariosto di Regium Lepidi è stata da pochissimo ristrutturata e la nuova veste mi piace un sacco. Luminosa, spaziosa, armoniosa, potrei continuare con altri aggettivi a iosa, e percorrerla spingendo il carrello in queste settimane mi dà vibrazioni positive.

Coop Ariosto Regium Lepidi – foto TT

Anche i carrelli sono (finalmente) stati cambiati, ora abbiamo quelli rossi molto più funzionali (a Mutina, al Big Emily, sono anni che li hanno ma va beh).

I nuovi carrella della Coop di Regium Lepidi – foto TT

Attraverso i vari reparti, scelgo prodotti con cura e mentre lo faccio a tratti sono sopraffatto dai ricordi. Spesa alla Coop fatta con certe mie ex che non mi permettevano mai di scegliere i prodotti che volevo, e con certi amici. Rammento ad esempio che tra la fine degli anni ottanta e l’inizio degli anni novanta capitavo alla Coop con Tommy, il progetto che avevamo messo in piedi – la CATTIVA COMPAGNIA – era in pieno svolgimento, e tra un demo tape e l’altro, tra una canzone e l’altra, capitava di dover fare un po’ di spesa e allora non perdevamo occasione di osservare con attenzione giovani signore forse un po’ annoiate che mettevano in mostra le loro curve piegandosi nel cercar prodotti tra gli scaffali. Rido al pensiero di questi episodi della nostra giovinezza, e mi metto a canticchiare una delle canzoni che scrivemmo insieme.

Ritorno al presente mentre mi aggiro nei pressi del reparto gastronomia. In attesa di essere servito osservo un signore che sta cercando di comprare una torta nel banco panetteria; sembra abbia intorno agli ottanta anni, è solo e si vede benissimo che la decisione che deve prendere lo mette in difficoltà. Maschera tutto dietro un modo di fare vagamente scorbutico, parla con voce bassa e scura. Il commesso cerca di aiutarlo, le due torte su cui si è arenato sono completamente diverse, una tutta bianca e piena di panna, l’altra di cioccolato. Sembra infastidito da se stesso, non sa che torte pigliare, o meglio sembra preferire quella al cioccolato, ma valutati i prezzi sceglie la bianca, quella meno costosa. Avrebbe bisogno di una donna, in queste cose (e non solo ovviamente) di solito hanno una marcia in più, chissà se la sua l’ha persa, oppure se è putto (celibe insomma) o cosa. Mi chiedo per chi sia quella torta, per i suoi figli, per sua moglie, per suoi nipoti, per i suoi vicini, fatto sta che invece di 23 Euro sceglie di spenderne 15. Se ne va con un alone di rassegnazione, immagino stia pensando “tanto non piacerà a nessuno”.

Non mi piacere vedere vecchi soli, anche semplicemente alle prese con sciocchezze del genere. Per un attimo penso a lasciar uscire il supereroe Super Tim, quello di cui parlavamo nel post Autumnus” di qualche settimana fa, ma poi desisto, che avrebbe potuto fare? Il signore in questione magari avrebbe reagire in malo modo, che so “Tot ded chè, mo sa vot, s’pol savèr?” (Togliti di qui, ma cosa vuoi, si può sapere?). Ad ogni modo spero che la torta in questione non sia finita nella pattumiera.

Universale Economica Feltrinelli Classici Blues

Niente, non riesco a resistere, le nuovi edizioni di classici della letteratura della Feltrinelli mi fanno lo stesso effetto che anni fa mi facevano le deluxe edition dei cd rimastrerizzati. Cerco di resistere ma ogni volta che mi avvicino troppo ad una libreria ne compro un paio (visto anche i prezzi vantaggiosissimi.

Universale Economica Feltrinelli Classici: Robinson Crusoe e i Tre Moschettieri – Foto TT

Giradischi blues

E’ sempre più faticoso mettere su dei cd, oramai mi sento a mio agio solo se ascolto musica su vinile. Non è questione di qualità sonora – qui sul blog abbiamo scritto più volte che è indubbio che tra un cd e un lp presi dai master originali è il cd a vincere in prestazioni audio –  ma avere per le mani un LP, posarlo sul piatto, abbassare il braccio, prendersi venti minuti e assaporarsi in pace un’intera facciata, magari guardando i colori dell’autunno che come diamanti smeravigliano fuori dalla finestra e con due dita di Matusalem  invecchiato 15 anni in un bicchiere, beh è una sensazione bellissima.

Award-winning Marconi Bakery sul piatto – foto TT

The Tirelli Legacy fades away

Se ne va lo zio Mario. In 20 mesi 3 Tirelli della 4a generazione si sono diretti verso l’ignoto. Il vecchio Brian, suo fratello Tonino e ora anche Mario. Ora rimane solo una sorella di 86 anni. Ci siamo ritrovati a dire addio allo zio e un paio di miei cugini hanno fatto la stessa osservazione: “Ora Tim sei tu il più vecchio dei Tirelli”.  C’è ancora la zia certo, ma – seppur in forma – ogni tanto va in fuorigioco causa le nebbie date dall’età, così rifletto sulla cosa. Sono il più vecchio della 5° generazione, fui il primo ad arrivare tra i figli dei 5 fratelli Tirelli, è un dato di fatto, nessun dramma, però ci penso sopra, genitori e zii che se ne vanno e io e i miei cugini che ne prendiamo il posto. E’ il ciclo della vita, però sono sempre passaggi che ti turbano e che ti fanno capire una volta di più come il tempo scorra velocemente.

Ricordo con molto amore lo zio, ha sempre creduto in me, mi ha aiutato nel momento del bisogno ed è sempre stato paziente con suo fratello Brian. Una delle più grandi gioie della mia vita la devo a lui. Lido di Pomposa, inizio della seconda metà degli anni settanta, estate. Ero al mare, con noi anche gli zii. E’ una splendida mattina di fine agosto / inizio settembre, sono un ragazzino che sta per scoprire il rock e che è appassionato di fumetti. Spendo tutta la paghetta in “giornalini”, non posso permettermene uno “nuovo”uscito da poco più di un anno che però mi interessa moltissimo: Mr No. Entriamo in edicola, sono con Brian, e i suoi fratelli Renato e Mario. I grandi iniziano a chiacchierare con l’edicolante, io mi guardo in giro, in quegli anni le edicole sono un qualcosa di magico per me. Noto che hanno tutti i primi 15 arretrati di Mr No, li prendo in mano, li guardo con la stessa aria con cui qualche mese dopo guarderò gli ellepì di LZ, ELP, Johnny Winter e Free. Sono estasiato, Mario si avvicina “Che c’è Stefi?“”Niente zio, è che hanno tutti gli arretrati di questo fumetto che è da tanto che vorrei collezionare…sono bellissimi” . Lo zio avverte qualcosa nel mio sguardo e nel mio tono, così – mentre Brian è perso nei suoi discorsi con l’edicolante –  prende in mano i 15 numeri usciti sino ad allora, li compra e me li regala. Da quell’istante lo zio Mario, per me, un eroe.

Getting ready for Christmas 

Ho deciso di non fare il presepe questo dicembre, ogni anno interrogo me stesso circa l’eventualità di farlo, combattuto tra il mio ateismo e il dolce ricordo dell’infanzia, così stavolta opto per mettere in scena un quadretto della Londra di metà ottocento in omaggio al Canto Di Natale di Dickens. Mi gioco 60/70 euro in un batter d’occhio per comprare qualche casetta e statuina che mi permetta di ricreare un angolo del natale che ho nel mio immaginario. Anche qui sono sull’abisso della contraddizione, non sono esattamente un amante della Britannia, ma in attesa di trovare i pezzi giusti che mi permettano di ricreare una scenetta dicembrina dell’Emilia di inizio/metà secolo scorso, per quest’anno va bene anche il mio omaggio  a Dickens. (Continua – prossimamente su questo blog).

Getting ready for a Dickens mock up – foto TT

Getting ready for a Dickens mock up – foto TT

The Lucia Ganassi Emilian Experience

Novembre, Saura compie gli anni. Càpito da Lucia il giorno precedente al pranzo che faremo tutti insieme per festeggiare la nostra Yamaha Girl. Vederla all’opera ai fornelli mi manda in estasi e mi commuove allo stesso tempo. Odori, vapori ed umori dell’Emilia profonda, quella che si sta stemperando nella foschia del tempo che passa, quella che temo perderemo quando la generazione della Lucia deciderà di ritirarsi. Il vassoio di cappelletti, il ragù sul fuoco, il coniglio, la carne e le verdure che bollono e che presto produrranno il brodo, il magnete con la foto di Berlinguer attaccato al frigorifero, il dialetto reggiano stretto con cui interagiamo, i vetri delle finestre appannate dalle particelle di vapore acqueo rilasciato da ciò che bolle in pentola. Non  amo i localismi e i campanilismi, mi sento figlio del mondo o se proprio vogliamo dell’Europa, ma non posso dimenticare che sono prima di tutto figlio dell’Emilia, di Reggio Emilia. Long Live The Little Caps (i cappelletti insomma).

Lucy’s ragù di verdure

Lucy’s coniglio – foto TT

Il bollito di Lucy – foto TT

La Premiata Cappelletteria Ganassi – foto TT

 

FADE

L’alberello giapponese della Domus Saurea mette in mostra le sue foglie rossastre, come ogni cambio di stagione mi prendo qualche momento per rimirarlo.

Autumn 2017 at Domus Saura – photo TT

Autumn 2017 at Domus Saura – photo TT

Respiro l’autunno, misuro l’anno che sta finendo, mi chiedo cosa ho combinato in questi ultimi 12 mesi, che cosa porterà il futuro che di nuovo trovo incerto e fosco. Ogni tanto il sabato mattina mi metto in macchina di buon ora, avendo come detto ancora la residenza a Locus Nonantulae talvolta ho impicci da sbrigare in quella parte d’Emilia, così percorro le tangenzialine campagnole che si infilano sotto la coperta dell’autunno, in fronte a me il sole nella sua versione sbiadita,

Driving on a saturday morning thru Regium Lepidi countryside – photo TT

dentro di me il Tim bluesy che tanto mi assilla. Non c’è che una cosa da fare: fermare la macchina, cambiarmi d’abito e dare la mia esistenza in mano a Ittod, uno dei tre me stesso, quello disinvolto, iconoclasta e ready to rock. E’ così che le polveri della malinconia vengono spazzate via, che il corso dei fiumi torna a raggiungere il mare e che l’hard rock torna prepotente a dar vigore al maestoso respiro dell’universo. Baby I’m a bad man, now, now. Oh yes, yes indeed, indeed I am.

Autumnus

5 Ott

Nel giro di un weekend si è passati da una estate rovente all’autunno, per mesi non una goccia (o quasi) di acqua e all’improvviso settimane di maltempo. Inizio di settembre dunque impegnativo dal punto di vista meteorologico, anche se ora – ad inizio ottobre – il tempo sembra si sia regolarizzato. Giorni velati, giorni assolati, vigne ormai prossime alla sbalorditiva colorazione autunnale, umore interno che vira al blu dipinto di blu(es).

Nei dintorni della Domus Saurea – photo TT

Per tenermi a galla leggo Jack London, il nuovo capitolo della saga di Eymerich, seguo con la passione di sempre le partite della mia squadra del cuore, ascolto i dischi giusti e mi gusto qualche bel film, il tutto blueseggiando come sempre a proposito delle piccole grandi cose della vita.

  ♦  ♦  ♦

Film: CAPITAN FANTASTIC – TTTTT

Film davvero incantevole. Una famiglia sceglie di vivere un’utopia, isolata tra i monti e boschi vive lontana da capitalismo, consumismo, religioni e tutte le aberrazioni della vita moderna. Viggo Mortensen è superbo, così come la regia. Colonna sonora meritevole. Film da vedere a tutti i costi. Visto su Sky.

Film: DUNKIRK – TTT½

Pellicola che racconta dell’evacuazione di alcune centinaia di migliaia di soldati inglesi bloccati dai tedeschi sulle spiagge francesi, a Dunkerque. Pochi dialoghi e tre punti di vista differenti che si intersecano: terra, mare, cielo. Molto realismo, il sibilo delle pallottole, gli Spitfire in picchiata, i bombardamenti, il nemico che non vi vede quasi mai, poca enfasi e riflettori sullo spavento e sulla paura umana di fronte alla guerra e alla morte. Visto al cinema un tardo pomeriggio festivo.

Film: LA FORESTA DEI SOGNI – TTTT

Interpreti di gran livello (Matthew McConaughey, Naomi Watts, Ken Watanabe), un luogo – la foresta Aokigahara alle pendici del Monte Fuji – pieno di suggestioni oniriche (e, volendo, ultraterrene) e il percorso di un uomo atto a trovare la fine o un nuovo inizio dopo un evento che piega in due la vita. Film profondo. Nota: nel film, en passant, si cita Stairway To Heaven. Visto su Sky.

NATIONAL AERONAUTICS and SPACE ADMINISTRATION

Venerdì sera, sono fuori a cena con Lollo Stevens e Mister P., località Herberia in una pizzeria niente male; mentre siamo in attesa che qualcuno ci consideri, parliamo delle nostre faccenduole. Finalmente si avvicina un cameriere. “Buonasera, siamo in tre ma non abbiamo prenotato, c’è posto?” gli chiedo, in risposta ricevo un “Ma certo ragazzi, un bel tavolo ve lo trovo di sicuro”; soddisfatto della cortesia, mi interrogo sulla pronuncia del cameriere, un ragazzone in carne e non più giovanissimo, simile a quella della moglie di Bob nella serie dei cartoni animati BOB’S BURGER. Il “certo” diventa un “ciuerto”. Il locale come dicevo è carino, l’atmosfera giusta, la compagnia ottima. Pur leggendo il menù, io e Lollo non riusciamo ad evitare l’argomento musica, mentre Mister P ci ascolta paziente. Per un attimo ritorniamo sull’impressione che ci ha fatto il cameriere. Siamo in libera uscita, siamo tra amici, possiamo essere schietti e usare, tra noi, termini che potrebbero sembrare, ad altri, pecorecci ed offensivi. “Ma il cameriere … non sembra anche a voi un po’ troppo enfatico? Che sia una nuffia?” chiedo ai ragazzi, “magari è una nasa” aggiunge Lollo. “Nuffia” e “Nasa” sono due termini della lingua mutinense, quella della nostra città. Secondo il nuovo dizionario PICCAGLIANI, dicesi nuffia uomo con atteggiamenti e modi di fare femminili, che veste o sceglie oggetti (o bevande tanto per capirci) dal taglio non precisamente maschile, uomo insomma che ti fa chiedere “ci è o ci fa”? Citando il dizionario di cui sopra “a differenza della nasa che è omosessuale conclamato, la nuffia ha atteggiamento nuffiesco ma può anche non essere integralmente omosessuale. Molte nuffie hanno moglie e figli” .

Intendiamoci, niente di disdicevole questo non è certo un blog omofobo, tutt’altro, solo che – come abbiamo scritto più volte – l’enfatizzazione di certi comportamenti (siano per sottolineare i propri orientamenti sessuali o un certo machismo ad esempio) ci dà noia.

“Allora ruagazzi, avete deciso? Cosa vi porto di buello?” ci chiede Isidoro.

“Ecco qui le vostre pizze ruagazzi. Per chi era la birrua ruossa?” declama sottolineando il tutto con atteggiamenti inequivocabili. Lollo fatica a trattenere la risata.

Io mi chiedo sempre cosa sia che fa scattare comportamenti simili, quegli accenti ridondanti che trasformano tristemente il personaggio in questione in macchietta. Immagino che in passato essere omosessuali sia stata molto dura e che oggi – al di là della feroce omofobia che circola ancora in tanti, troppi starti dell popolazione – ci si senta un più liberi nel rivendicare in maniera esplicita le proprie tendenze sessuali e che sia quasi una liberazione, però che ci volete fare, il troppo a mio parere stroppia.

“Era tutto buono? Gruadite qualcos’altro?” ci chiede Isi.

Mentre ci porta il resto … “ecco qui il caffè e due bei … suorbetti”.

Ci guardiamo imbarazzati. Consumiamo, paghiamo ed usciamo.

“Ciuao ruagazzi, spero di rivedervi pruesto!”

A parte che, volendo, parlando di prendersi delle confidenze, “ciao” lo vai a dire a tua sorella, una volta usciti il verdetto è unanime: nasa!

GROWING OLDER

In macchina in giro per lavoro tra Stonecity e Scandilius. Passo davanti alla scuola elementare di Saint Little Anthony, bambini e bambine con grembiuli neri e bianchi giocano sui prati del cortile durante la ricreazione, d’improvviso – come una lancia che mi trafigge il costato-  mi sale vivido il ricordo di me stesso sui prati della scuola elementare di Locus Nonantulae alcuni decenni fa. E’ da sempre uno dei ricordi più vividi che ho. E’ primavera, sono in prima elementare, ho sei anni e felice gioco sul prato della scuola. Lo ricordo come un momento di gioia assoluta, uno dei primi gradini verso la scoperta del mondo. Il sole, la primavera, la natura, gli altri bambini e le bambine che giocano poco lontano, una certa libertà di movimenti al sicuro del cortile recintato. Lo vedo il bambino biondo che ero con gli occhioni aperti e il sorriso sulle labbra. Scuoto la testa, come sia passato tutto questo tempo proprio non so.

Kids playing in the elementary school yard from car window (Saint Little Anthony – Emilia Romagna –  Italy) – photo TT

Ritorno in me, sulla tangenziale circumnavigo rotonde curate e di un certo design, mentre osservo che sul costone di cemento del sottopasso qualcuno ha disegnato qualche cazzetto, e un talebano reggiano afflitto da campanilismo ha scritto “Parma merda”.

Prima della pausa faccio un salto al Sigma dove incontro la madre di un mio amico, le chiedo come va e come sta il marito (di 83 anni)

Ma sa, stiamo da poveri vecchietti…” mi risponde. Le faccio forza, “ma signora siete in forma, siete insieme, state bene, su, dovete essere contenti.”

L’altro giorno mio marito mi ha chiesto ‘ma come abbiamo fatto a mettere su tutti questi anni?’ Cosa vuole che le dica, è che gli anni volano via così’ in fretta…”

“Guardi che è un pensiero che faccio anche io con i miei amici, a volte non ci capacitiamo di come il tempo proceda veloce e dell’età che abbiamo raggiunto.”

“Allora, se mi dice che anche lei che è giovane fa questi pensieri …”

Ritornando in ufficio rifletto su come deve sentirsi un essere umano quando scollina una certa fascia di età e si avvicina al precipizio. Speriamo di scoprirlo.

Mangio un’insalata, qualche porzione di frutta e mi accingo a fare una delle mie camminate di qualche km tra i parchi di Stonecity, in caso vediamo di arrivarci il più in forma possibile a quell’età.

CAROUSELAMBRA

In questi giorni sto studiando CAROULSELAMBRA dei Led Zeppelin, così, per piacere personale. Come a volte capita quando cerco di inoltrami nelle foreste incantate del chitarrismo di Jimmy Page, la mia considerazione per lui si alza di una ulteriore spanna. Seppure sia un pezzo in apparenza dominato dalle tastiere e sebbene Page nel 1978/79 non fosse più lo splendido chitarrista dell’immaginario collettivo, la ricchezza e il fascino del suo lavoro sulla chitarra mi stordisce. E’ forse l’episodio del gruppo più prossimo al concetto di progressive, oltre 10 minuti di galoppate elettriche ed elettroniche, di cambi di tonalità e caroselli musicali. Di cosa canti Plant non lo ho mai capito, ma il suo fraseggio e le sue melodie sono indiscutibilmente piene di fascino. La parte lenta poi è sublime. Quell’alternarsi tra l’accordo di LA e quel DO7+ (suonato in seconda posizione col il sol al basso) è semplicemente magnifico. Quando poi Page tra un cambio e l’altro vi pennella qualche scivolata di chitarra l’effetto e ancor più incisivo. Penso alla prima volta che l’ ascoltai, nell’agosto del 1979, subito pensai avesse un ritmo troppo disco, ora sorrido a quella ingenuità, ma erano anni un cui la disco-music era dappertutto e un rocker come me (per di più ancora inesperto) soffriva. E ora guardatemi qui, 38 anni dopo, completamente irretito da quel pezzo e dai Led Zeppelin. Lo so, spesso scrivo qui sul blog che non riesco più ad ascoltare il Rock, ma poi arrivano momenti come questo e capisco quanto questa musica attorcigliata al mio stesso DNA sia per me un qualcosa di cosmico, di inevitabile. D’altra parte come riporta il titolo di uno dei dischi del Joe Perry Project: once a rocker always a rocker.

NB: I LZ e la Warner hanno ormai fatto togliere da Youtube molte delle versioni originali dei loro brani. Per Caroulselambra sono riuscito a trovare solo questa versione col missaggio provvisorio, presa dalla recente deluxe edizion dell’album di riferimento (In Through The Out Door del 1979)

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L’ITALIANO

Segnalo che con LA REPUBBLICA  (e altri 15 quotidiani) ogni sabato (fino a  dicembre) esce L’ITALIANO, volumetti  sul “conoscere e usare una lingua formidabile” e sappiamo quanto bisogno ci sia di rispolverare l’uso corretto della nostra lingua.

L’Italiano – LA REPUBBLICA

UN SABATO ALLA COOP (old lady money blues)

Giovedì sera, scambio di battute con mia sorella su Whatsapp “Guarda, ho un sonno che non ti dico, non vedo l’ora che arrivi il fine settimana così sabato posso rimanere a letto”, le scrivo.

Sabato mattina, apro gli occhi, guardo la sveglia: ore 3,40. Mi alzo, do da mangiare a Palmiro, faccio uscire Raissa e torno a letto.  Cerco di riaddormentarmi, ma è tutto inutile, rimango tre ore e mezza a rimuginare sui miei blues. Alle 7,30 fresco come un carciofino bollito mi alzo e mi preparo per andare a fare la spesa alla Coop di Regium Lepidi. La pollastrella che vive con me ride “ma che ci fai tutto pronto? La Coop apre tra 40 minuti!”.

Son fatto così, tutto sommato mi piace svegliarmi e mettermi in “ovra”, come diciamo qui in Emilia, di buon ora. Colazione nel nostro baretto e poi via a seguire la morbida scia del carrello. La ristrutturazione dei locali della Coop è ormai alla fine, il risultato mi pare ottimo. Il finto legno chiaro del pavimento, i muri e il soffitto bianchi danno nuove suggestioni che apprezzo molto. La nuova disposizione degli scaffali e dei reparti poi mi mette di buon umore, qualche cambiamento anche nelle piccole quotidianità non può che far bene, allo spirito e al cervello.

La Coop di Regium Lepidi ristrutturata con pollastrella in primo piano – foto TT

Devo essere il solo a pensarla così, perché sento molti avventori chiedere informazioni e lamentarsi con gli addetti.

Nel reparto elettricità sento una signora parlare a voce altra tra sé e sé, è affranta dall’alto costo delle nuove lampadine a vite piccola.

” 5 euro e 99… ma come si fa?” esclama col suo accento del sud.

“Eh signora, le nuove tecnologie hanno a volte costi più alti”.

“Sì ma io come faccio con la pensione? Ero venuta a cercarle anche ieri, ma non credevo costassero così, non avevo abbastanza soldi, così sono tornata oggi'”. 

Entra allora in azione SuperTim, il supereroe locale che accorre in soccorso dei bisognosi.

“Mi faccia vedere la vecchia lampadina che ha in mano signora, adesso vediamo se riusciamo a trovarne una meno costosa”.

In meno di un minuto la faccenda si risolve, la signora si impossessa finalmente due lampadine dal costo di 1,99 euro l’una, e così finisce per spendere 3,98 euro invece di 11,98. Il sorriso che le spunta in viso è la miglior ricompensa per il supereroe che, nella sua tutina bianca ornata da ricami di papaveri e draghi, si eclissa tra gli scaffali.

CIRCO MASSIMO – Radio Capital:

Orfano di Lateral – la trasmissione di Luca Bottura – pensavo mi sarei allontanato da Radio Capital, e invece devo dire che il programma di informazione radiofonica di Massimo Giannini e Jean Paul Bellotto, che in qualche modo ne ha preso il posto, mi piace davvero tanto. Condotta molto bene da entrambi, Circo Massimo mi riempie le mattine dalle 7 alle 9, dapprima in casa e poi in macchina sulla via del lavoro. Interviste fatte come si conviene, pochi sconti agli intervistati ma educazione sempre sotto controllo, parola agli ascoltatori, a politici e personaggi pubblici e a luminari di tutti i campi. Bottura mi manca e mi mancherà (adesso è su Radio Deejay dalle 19 alle 20 tutti i giorni con TUTTORIAL), ma Giannini e Bellotto  mi appassionano molto.

Jean Paul Bellotto – Radio Capital

GANASSI – cappelletti makers since 1940.

L’arrivo dell’avtunno (con la v) lo intuisco anche dal momento in cui la Lucia decide di fare cappelletti (per i non emiliani: in parole povere i cappelletti sono i tortellini di Regium Lepidi); La Lucy (come la chiamo io) chiama a rapporto le figlie Patrizia e Saura per alcuni pomeriggi dedicati alla sublime arte. Vedere all’opera la Ganassi Legacy è uno spettacolo, un momento commovente… è il cuore dell’Emilia che palpita.

La Premiata Cappelletteria Ganassi – foto TT

La Premiata Cappelletteria Ganassi – foto TT

BACK TO MY YOUTH

Dal punto di vista musicale continuo a stare ripiegato su me stesso. Non riesco a trovare nulla di eccitante nei dischi nuovi che escono, siano essi di nomi nuovi (o presunti tali) o di vecchie glorie. Del nuovo disco postumo di GREG ALLMAN ascolto due pezzi, il tutto mi basta. Temo di avere qualcosa che non va, così mi confronto col mio pard, il Pike boy, il quale mi risponde così:

“Vecchio, è un disco telefonato, suoni anonimi, interpretazioni svogliate, arrangiamenti banalissimi, prevedibilità. Prodotto da Don Was che ormai, si è capito, è uno che produce col Bignami in mano. Impossibile affezionarsi ad un disco così. Vedi Paul Rodgers con le covers Soul. Dovremmo produrla noi quella gente lì. Altro che cazzi. Disco da 6. Odio i dischi da 6. Preferisco i dischi da 3 meno meno”.

Non aggiungo null’altro, Picca descrive tutto molto lucidamente. E c’è ancora chi dice che il Rock non è morto.

Così mi ributto sui dischi della mia giovinezza. Mi lascio risucchiare dalla musica italiana che mi si infilò nelle fibre da ragazzino, mi faccio scorpacciate di De Gregori, Bennato, Piero Marras (Fuoricampo, quello del 1978 e non quello rifatto qualche anno fa, rimane uno dei più bei dischi del cantautorame italico), persino il primo di Fabio Concato, già … quel primo 45 giri del 1977 con A Dean Martin e Festa Nera fu un singolo importante per me e il mio amico Biccio (Lord Simon insomma). Arrivo fino a Loredana Bertè, quella del periodo 1979/83, quella che irretiva gli imberbi ragazzini come me. Quando torno al Rock internazionale lo faccio con i Cheap Trick di All Shook Up, col Bruce Springsteen di Live In Tempe 1980 o mettendo sul piatto il Greatest Hits/Live degli Heart, quello del 1980.

TT Stereo Choice: HEART Greatest Hits / Live 1980

The DELLA CIOPPA connection.

Chissà cosa ne direbbe Gianni Della Cioppa del mio appoggiarmi sempre ai vecchi dischi, lui vive, lotta e combatte per l’esatto contrario. Invidio quella sua forza, quella sua voglia di crederci ancora, mentre io – vittima della fredda razionalità – mi rifugio unicamente nei castelli musicali che mi sono costruito nella fine degli anni settanta. Lo incontro per una paio di faccenduole, il rendez vous si tiene a metà strada: Mantua. Faccio un po’ i conti, sono 29 anni che ci conosciamo, da quando – sotto l’ala protettrice di Trombetti e Riva … o almeno fu così per me – iniziammo a scrivere per la rivista musicale Metal Shock nel 1988.

Prendiamo un aperitivo insieme e chiacchieriamo dei blues della vita; prima di salutarci chiede ad Elena di scattarci un foto. Per l’occasione vuole avere in mano il cd della Cattiva Compagnia, il mio gruppo. Gianni è uno di quelli che come autore ha sempre creduto in me. Che Page lo benedica.

GDC & Tim – tardo settembre 2017 – Foto Elena

PFM a MODENA – 29 settembre 2017 

Arriva la PFM a Mutina, serata organizzata dal comune. Vado con Lollo Stevens, il Pike Boy e Mr Daniel Lazy. Dapprima una pizza e una Brùton bianca alla Smorfia 2 e poi via in piazza a vedere che combinano Di Cioccio, Djivas e Lucio Violino Fabbri. Il colpo d’occhio è notevole, l’atmosfera giusta, le vibrazioni niente male. Piazza Roma da quando è stata finalmente ristrutturata e trasformata è diventata uno degli angoli più belli della città. Aiutati da 4 comprimari il gruppo mi è piaciuto più di quel che pensassi. Certo, il chitarrista fraseggia alla Joe Satriani, Mussida non si rimpiazza facilmente, i due tastieristi non sono esattamente Flavio Premoli, ma nell’insieme lo spettacolo convince. Non sono un fan del gigioneggiare che Di Cioccio sfoggia sul palco, ma la gente è coinvolta dunque tutto ok. I classici della PFM, tre pezzi dal live del 1979 registrato insieme a Fabrizio De André e una paio di versioni rock di pezzi di musica classica. Se ad esempio Guglielmo Tell di Rossini ha un senso, anche petrché è dagli anni settanta che la suonano, Romeo And Juliet di Prokofiev è roba da centurioni con arrangiamenti kitsch e sopra le righe. Ma è solo un momento, la PFM seppur orfana di 2/3 elementi fondanti funziona. Un plauso a Lucio Violino Fabbri che è bravissimo e suona le cose giusta nella maniera giusta, e a Patrick Djivas che nell’assolo di basso di Maestro Della Voce inserisce il riff di Luglio Agosto Settembre Nero degli Area, omaggio nell’omaggio a Stratos.

PFM a Modena 29-9-2017 – foto TT

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Settembre dunque è passato, ottobre mi si apre davanti con tutti i suoi colori suggestivi e potenti , l’inverno è lì dietro la siepe, lo sento arrivare e così, come Zanna Bianca, non posso che puntare il muso verso gli astri gelidi ai quali raccontare le mie pene, i miei blues insomma. Auuuuhh auuuuhh auuuuhh …

A Rainy Day At The Races (Misano Moto GP Circuit 10 sept 2017)

14 Set

Pochi giorni prima del gran premio di MOTO GP di MISANO la Yamaha girl mi telefona e mi fa “Tyrrell, La Simonetta vuole andare a Misano a vedere Valentino, devo andare con lei, vuole che venga anche tu”.  La Simonetta è quella sua amica che quando vede Valentino per TV spesso esclama: “Io lo amo!”, oppure quando si riferisce a lui lo chiama “il mio gattone“. E’ una cosa che mi diverte molto, tanto che accetto. Beh, in verità lo faccio per Saura (anche perché così mi serve come moneta di scambio: “allora tu vieni poi a san Siro con me a vedere l’Inter”).

I posti della Bruttapela, la tribuna dei tifosissimi di Vale, sono esauriti da mesi, rimane qualche biglietto della Tribuna Misanino a 190 euro cad. Benché la cifra spaventi, spingo Saura all’acquisto. So quanto significhi The Doctor per la mia speed queen, so quanta passione per il Tavullia golden boy scorre nelle sue vene, voglio che per un giorno sia felice.

I biglietti vengono dunque acquistati e l’eccitazione inizia a salire, ma il blues è sempre in agguato, così un paio di giorni più tardi Valentino, durante un allenamento, cade e si frattura tibia e perone con conseguente stop di alcune settimane. Oltre al dispiacere per l’ infortunio, quando apprendiamo della faccenda iniziano a volare “so quante” (come diciamo noi in Emilia) madonne.

La delusione è immensa, Vale può dire addio al mondiale e noi possiamo scordarci di vivere una domenica palpitante; 400 euro spesi malamente, dannazione, ma dato che siamo uomini e donne di un certo lignaggio morale e di una certa disciplina, domenica 10 settembre alle 5 ci alziamo al suono della sveglia: si parte in ogni modo. Con noi, sulla freccia gialla di Borgo Massenzio, anche Simonetta e Maurizio.

Piove che dio la manda, fa freddo Vale non correrà ma entriamo ugualmente in autostrada. Fino a Cesena e oltre la pioggia cade incessante, tanto che fatichiamo a sentire la musica che esce dallo stereo.

Sulla A14 – foto TT

Alle 8,45 usciamo a Cattolica, mancano 5 km al circuito. Pensavamo che senza Valentino e con questo tempo terribile ci sarebbe stata poca confusione e invece … due ore di orologio per percorrere quei pochi km. La Yamaha girl è su tutte le furie, si perde i warm up e l’inizio della moto 3. Già stanchi e un po’ scossi finalmente prendiamo possesso dei nostri posti in seconda fila. Inizia a piovere forte. Non sono un appassionato del livello di Saura e Simonetta, conosco solo qualche pilota della Moto 3 così seguo distrattamente.

Misano World Circuit MOTO GP 2017 – Foto TT

MOTO 1 – Misano World Circuit MOTO GP 2017 – Foto TT

Lo stesso dicasi per la Moto 2. Sono uno di quei tifosotti interessati solo alla Moto GP quando corre Valentino. Piove a dirotto, non so come i piloti riescano a  correre, ho due giubbotti anti pioggia, uno addosso e uno sulle gambe. Sotto uno di essi il tablet sintonizzato su SKY GO per INTER-SPAL. Immagino che i veri appassionati di moto che ho dietro di me pensino “che sfigato quello lì, ma che viene a fare, stia casa a vedere il calcio”. E invece no, sono qui per accompagnare la mia motorhead woman e per testare la mia autodisciplina, come ho detto, alzarsi alle 5, fare molti chilometri, pensare di passare una giornata intera sotto l’acqua per un gran premio dove non corre The Doctor non è una cosa da poco.

Un giovane uomo passa vicino alla nostra postazione, mi guarda, mi lancia un’espressione di gaudio, chiedo spiegazioni, indica lo stemma dell’Inter che ho sul petto ed esclama “Giubbino meraviglioso”. Gli mando un bacio con la mano, lui mi sorride virilmente, alza l’avambraccio, lo muove stringendo il pugno e mi saluta. La fratellanza nerazzurra mi rinfranca l’animo.

Misano World Circuit MOTO GP 2017 – Foto TT

MOTO 2 – Misano World Circuit MOTO GP 2017 – Foto TT

E’ una pioggia battente quella che scende, siamo tutti inzuppati. Incredulo osservo gente uscita in pantaloni corti e infradito come fosse un calda giornata di agosto. C’è un padre con un bambino di circa 10, entrambi in sandali pantaloncini corti e maglietta e un paio di ombrellini. Mi chiedo come si faccia ad essere così imprevidenti. Sono giorni che le previsioni mettono pioggia e freddo, come si fa a portare un bambino ad un gran premio in una giornata del genere senza una felpa o un giubbotto? Il bambino trema. Fosse per me togliere la patria potestà al padre.

Ho le cuffiette del tablet nelle orecchie e gli occhi puntati su SKY GO, l’INTER batte una SPAL davvero combattiva e coriacea. 3 vittorie su 3 partite. Siamo partiti bene quest’anno.

Sono le 14, inizia la MOTO GP,  la pioggia pian piano smette. Dopo 3 (3!) ore sotto l’acqua, finalmente possiamo rilassarci un po’. Nonostante i giubbotti ho la felpa, i jeans e le scarpe inzuppate. Penso al povero bambino a cui il caso ha assegnato un padre snaturato.

Do un’occhiata in giro, le tribune sono piene, la stragrande maggioranza veste un cappello, una maglietta, una felpa di VALENTINO ROSSI , il popolo giallo nonostante tutto è presente (alla faccia di chi dice che ai fan di Valentino le corse in sé non interessano). Tifosi arrivati dalla Bulgaria, dalla Finlandia, dalla Francia, dalla Svizzera, dall’Austria …quanto amore che smuove quest’uomo.

Oggi tifo per Crutchlow. Di solito gli inglesi non mi stanno simpatici ma il vecchio Cal mi piace, corre con la passione di un animale selvaggio. E’ uno che cade ma che si rialza e torna a correre a testa bassa. Impreco quando passano i due spagnoli che hanno fatto il biscotto nel 2015, Marquez e Lorenzo per quanto mi riguarda devono andare a cagare, ma la Moto GP rimane uno spettacolo anche per un non super appassionato come me.

MOTO GP – Misano World Circuit MOTO GP 2017 – Foto TT

MOTO GP – Misano World Circuit MOTO GP 2017 – Foto TT

Lorenzo dopo qualche giro in prima posizione cade (boato del pubblico), Petrucci in testa fino agli ultimi giri viene superato da Marquez che purtroppo vince il gran premio. Alla fine ce ne andiamo subito. Raggiungiamo il parcheggio poco dopo e arriviamo all’autostrada verso le 15:30. Alle 19 circa siamo ancora a Imola. Ci sono un sacco di rallentamenti. Siamo spossati. Decidiamo di uscire e cercare lo stradone che passa per Budrio, quindi San Giovanni In Persiceto, Nonantola, Modena e finalmente Regium Lepidi. Sono da poco passate le 20 quando approdiamo alla Domus Saura. Dagli appennini nubi nerissime si fondono con la notte buia. Siamo stanchi e bagnati eppur ci tocca andare a cercare Palmiro. Avevamo chiesto al nostro vicino di farlo uscire verso le 15, pensavamo di trovarlo intorno a casa, ma non è così. Torna a cadere la pioggia, io e Saura con le torce in mano tra le vigne a cercare il diavoletto nero della Tasmania. Lo cerchiamo in lungo e in largo, ma niente. Dopo circa mezz’ora sentiamo due gatti che si azzuffano, ora è tutto chiaro: Palmir sta dando la caccia ad un gatto forestiero. Il problema è che quando è preda del call of the wild, dell’heat of the moment, è inavvicinabile. Altri venti minuti sotto l’acqua a perlustrare la zona da cui sono partiti le grida feline. Niente. Abbattuti e rassegnati ce ne torniamo verso casa, per trovarlo vispo e ringalluzzito davanti alla porta di casa con quel sguardo da “beh, che aspettate? Sono qui da un po’!”.

Mettiamo i vestiti da lavare, ci facciamo una bella doccia calda, un piatto di tagliatelle in brodo, due chiacchiere e a letto. Spero che il demone delle notti senza sonno stanotte non si faccia vivo, dopotutto it’s been a hard day’s night, I should be sleeping like a log.

 

 

 

Era una notte buia e tempestosa … (quando mi son scoperto “influencer”).

11 Set

Proprio così, it was a dark and stormy night per dirla con le parole di Edward George Earle Bulwer-Lytton, quando una sabato sera d’ inizio settembre decido di uscire con gli amici. Una pausa dai sinodi che sono solito organizzare con i confratelli del blues, una seratina tra me e i miei due compari a cui si aggiungono ben presto altri due aficionados della banda Coleman-Younger, trasformando il tutto in un sinodo vero e proprio, è inutile non si scappa dal blues.

Dopo mesi di siccità, di sole e di alte temperature mai raggiunte prima, usciamo nell’unica notte in cui tuoni, lampi, vento e pioggia battente irrompono sulla Festa dell’Unità di Regium Lepidi.

Getty Images

La temperatura cala di 15 gradi, abbiamo giubbotti e foulard ma l’unica è trovare riparo al ristorante Ventasso e spararci polenta e cinghiale (sì, lo sappiamo, mangiare carne non è il massimo, cerchiamo di non abusarne, ma stasera facciamo uno strappo alla regola). Ordiniamo il lambrusco più costoso, crepi l’avarizia, alla fine le bottiglie saranno 4.

I commensali: Lord Simon, Sir Lison, Mister Riffy Betts, il sommo ponteficie del blues Johannes Paulus III e Monsieur Etienne Du Tirél.

Sir Lison ci informa che non riesce più ad ascoltare Rock, “Basta” mi dice tra una forchetta di polenta e l’altra” l’udito ha bisogno di evolversi, non posso ascoltare sempre gli stessi dischi”. Sir Lison è il più avanti di noi, ha oltrepassato lo steccato ed ora riesce ad gustarsi anche musica contemporanea (di valore).

Io lo capisco perfettamente, ma fatico ad immergermi in musica più attuale.

Il suo disagio è anche il mio. L’altro giorno ho provato a metter sullo stereo di casa uno dei concerti ufficiali del 1981 dei ROLLING STONES, dopo due pezzi ho dovuto toglierlo. Sono cresciuto con loro, Jagger e Richards fanno parte del mio DNA, ma non ce la faccio più. Tolgo il cd e desisto, non voglio far crollare il castello che mi sono costruito in testa, non voglio che la mia furia iconoclasta si abbatta su tutti quei gruppi e musicisti che ho amato, adorato e lodato.

Intendiamoci, qualche barlume di speranza c’è ancora visto che il lunedì del rientro dalle vacanze, dopo una giornata di lavoro, tornato a casa mi son chiuso nello studiolo, mi son sdraiato sul divanetto, ho chiuso gli occhi e ho fatto  partire DAZED AND CONFUSED dal nuovo bootlge DEUS EX MACHINA live a Seattle 21/3/75 dei LED ZEPPELIN, quaranta minuti di dolce naufragare nelle misteriose profondità cosmiche, resta il fatto però che la situazione rimane tragica, ho due chiavette da 64 GB piene di musica in macchina, ma non so mai cosa ascoltare.

A volte mi lambicco il cervello, mi dico che se la Terra fosse grande come Giove ad esempio (quindi circa 100 volte di più) la storia della popolazione mondiale sarebbe divers, la terra sarebbe gigantesca e dunque negli anni sessanta e settanta di gruppi rock ne sarebbero saltati fuori 100 volte tanto. Mi lascio trasportare dal delirio: 100 gruppi e artisti come i LED ZEPPELIN, BEATLES, ROLLING, ELP, ALLMAN, FREE, ELP, LITTLE FEAT, EDGAR WINTER’S WHITE TRASH, YES, BAD COMPANY, BOB DYLAN, JOHNNY WINTER AND, e via dicendo…a quest’ora di certo non mi sarei stufato di ascoltare tutti i dischi di quegli innumerevoli grandi nomi. Se sul pianeta Terra reale è nato un Jimmy Page, nel pianeta Terra grande come Giove ne sarebbero nati 100, 100 Paul McCartney invece di uno solo e così via. Invece dei 9 album dei LZ averne 900, avere 100 ABBEY ROAD, 100 STICKY FINGERS, 100 AT FILLMORE EAST, 100 NEWS OF THE WORLD etc etc.

Rientro in possesso delle mie facoltà mentali, torno sulla terra e mi sembra di soffocare: solo 9 album dei LZ, 3 di Hendrix, 6 della BAD CO, 7 dei FREE, una manciata dei BEATLES, e così via. Cosa ascolterò per il resto della mia vita? I dischi belli del Rock li ho già ascoltati tutti centinaia di volte.

Così, sempre più di frequente, mi butto sulla musica classica. Mi arrivano sferzate di “sgrisòri” (brividi di piacere) come diciamo noi qui in Emilia quando Rossini, Prokofiev e Rachmaninov passano le loro THE SONG REMAINS THE SAME, ACHILLES LES STAND e I’M GONNA CRAWL

Come Sir Lison pure io ormai mi sintonizzo solo su RAI RADIO 3, il resto delle radio ci paiono così mainstream (anche nel programmare musica rock) o poco professionali che fatichiamo a reggerle. Il mio amore per Radio Capital sta svanendo, anche perché senza più Luca Bottura e la sua LATERAL, il network perde parecchi punti.

Sir Lison dice che la musica classica e la letteretatura ci salveranno. A tal proposito mi dice una cosa che mi fa molto ridere:

“Dopo che hai pubblicato sul blog le tue riflessioni su MARTIN EDEN di Jack London, sono andato alla Feltrinelli a prenderne una copia, beh, era finito. Cioè, tu pubblichi la recensione alla nuova edizione sul tuo blog e dopo due giorni alla Feltrinelli di Modena le copie sono esaurite!”

Rido di gusto alla semplice equazione fatta da Sir Lison, il mio amico attribuisce troppa importanza a questo blog miserello; poi, non è che ci voglia granché, quante copie di MARTIN EDEN nella nuova ristampa della Universale Economica Feltrinelli avranno avuto in negozio, due? Tre? E’ sufficiente che un paio di  amici/lettori modenesi si siano fatti suggestionare dal mio articolo e siano andati a comprarne una copia. Però, tutto sommato, ripensandoci, sono un po’ sorpreso e lusingato, proprio ieri mi ha scritto un caro lettore di Verona dicendomi di aver appena acquistato VIVA IL LATINO di Nicola Gardini (recensito qui sopra il 15 agosto https://timtirelli.com/2017/08/15/nicola-gardini-viva-il-latino-storie-e-bellezza-di-una-lingua-inutile-garzanti-2016-tttt%C2%BD/ ) e appunto MARTIN EDEN di Jack London (https://timtirelli.com/2017/08/29/jack-london-martin-eden-1909-2016-universale-economica-feltrinelli-ttttt/).

Che stia diventando uno di quegli “influencer” di cui tanto si parla? Devo iniziare a fare il fighetto su Twitter? Devo rifarmi i biglietti da visita? Che so “Stephen Tyrrell, man of blues, blogger, influencer“? Devo farmi sentire alla Feltrinelli? “Oh raga, vi ho fatto vendere 4 copie in più di MARTIN EDEN e si sa che nel mercato odierno 4 copie in più o in meno spostano posizioni nella classifica dei più venduti, che vogliamo fare”?

Finita la cena cerco di portare gli amici alla libreria della Festa dell’Unità, ma purtroppo è già chiusa. Non sono nemmeno le 22 … d’altra parte è una notte da lupi, a parte noi, pochissimi gli avventori sui prati del Campo Volo.

Decidiamo di riparare alla Domus Saurea. Saura prepara per tutti una Moretta, quella bevanda a base di caffè, rum, brandy, anice e scorza di limone tipica di Fano e del Pesarese di cui parlo frequentemente qui sul blog. Infilo nel lettore il dvd di Johnny Winter In The 70s, a cui segue il dvd degli ELP From The Beginning.

Mentre scorrono le immagini del Texas Tornado e dei tre dell’apocalisse, torniamo a parlare di letteratura. Mostro ai ragazzi i volumi della Universale Economica Feltrinelli  (e non) acquistati come nei tempi andati avrei fatto con box set e deluxe edition di cd.

 

… la fregola per le deluxe edition di cd si è spostata sui libri ed in particolare sulle nuove ristampe della Universale Economica Feltrinelli appunto. Sono giorni in cui non vedo l’ora di andare a fare la spesa per poter fermarmi in libreria e cercare i classici ristampati dalla Feltrinelli. Immagino che presto inizierò a comprare ristampe di classici che possiedo e che ho letto in passato visto che le nuove traduzioni, le nuove biografie e le nuove considerazioni contenute nel volumetti iniziano a diventare irresistibili, li vivo come dei remaster a cui è difficile rinunciare. Avere per le mani oggetti di questo tipo mi rende migliore, il sentimento che provo mitiga i cupi pensieri che di solito arrovellano l’uomo di blues.

L’ora delle streghe è passata, accompagno i ragazzi alle macchine, piove e tira il vento … è stata una magnifica serata blues.

Mentre scivolo sotto le coperte pochi istanti prima di addormentarmi mi dico “sono un influencer, però!

 

 

 

Una giornata al mare …

7 Set

Settimana d’ordinanza in riviera. In agosto non possiamo allontanarci troppo dal campo base così per non rischiare andiamo sul sicuro, la Romagna. Una delle cose che mi colpisce maggiormente è l’acqua del mare, in certe mattine così cristallina da farmi strabuzzare gli occhi. D’altra parte sono mesi che non piove, il Po non porta su nulla e dunque l’Adriatico diventa un mare pulito.

Greendale 2017

Avesse la sabbia bianca anziché scura sembrerebbe di stare in posti con una nomea più altisonante. Controllo i dati di Goletta Verde del 2017 e rimango piacevolmente colpito, nonostante la forte industrializzazione la mia regione si difende bene.

Goletta Verde 2017

 

 

Malgrado il periodo (agosto), riesco a rilassarmi e ricavarmi spazi in cui mi ritrovo. Aiutano certo la groupie che il primo giorno mi dice “sono felice di essere qui con te” e mi dà un bacio e gli escamotage vari a cui facciamo riferimento, tipo scegliere l’albergo giusto (non sul lungomare – ma comunque a 50 metri dalla spiaggia –  e con personale squisito), scegliere un ombrellone in prima fila,  restare in spiaggia a pranzo e goderci le ore che vanno dalle 12 alle 16 in cui la spiaggia si svuota, immergermi nella lettura di capolavori tipo Martin Eden di Jack London (non prima di aver sfogliato la Gazza tutte le mattine per rimanere aggiornato sulle faccende dell’Inter) e andare a mangiare un krapfen a mezzanotte alle Tre Palme, che credo sia il posto in Italia dove li fanno più buoni. Quello di chiamarli krapfen è un vezzo, lo so, ma negli anni sessanta quando in vacanza ai Lidi Ferraresi accompagnavo mia madre a comprarli di prima mattina, sul cartello che stava dietro il vetro del bancone compariva il termine austriaco e da allora quella parola mi è rimasta, anche perché il nome in italiano proprio non mi piace.

Certo, non mancano anche gli aspetti meno piacevoli, ma quelli ahimé, fanno parte della vita di tutti i giorni. In primis la musica di melma che si sente in spiaggia al mattino e al pomeriggio quando gli animatori (che il diavolo se li porti) propongono il risveglio muscolare e l ‘aquagym. Tutta quella musica latino americana commerciale fa veramente andare di corpo (fa cagare insomma), poi la musica che alcuni hotel propongono come animazione dopo cena, baccano inenarrabile e ritmi insopportabili giusti per rimbecilliti che hanno rinunciato al bello.

Altro colpo al cuore è capire che la Libreria Bisacchi ha chiuso. Era l’ultima tappa del giretto serale che io e la groupie eravamo soliti fare. Un rituale a cui è difficile rinunciare. Era una libreria blues, gestita da una vecchia signora un po’ burbera, uno di quei posti dove potevi trovare classici di Maughan, Bran Stoker o Melville a 2 euro o poco meno. E’ lì tra l’altro che qualche anno fa scoprii Greg Iles, uno scrittore che adesso amo tanto.

Al posto della libreria, un kebab e un negozio di cianfrusaglieria gestita da un pakistano.

In spiaggia nelle ore di punta osservo l’umanità.  C’è il 50enne che osserva con preoccupazione la figlia che fa il bagno, mentre mesto ogni tanto vira lo sguardo verso l’infinito. Ha il pantalone corto invece del costume e la maglietta Honolulu 1962; c’è la donna sui 45 anni un po’ in carne, con uno scialle/pareo legato al bacino per non mostrare troppo le sue forme, che gioca a palla con marito e figlio. Sono in acqua e nonostante questo lei ostinatamente indossa le ciabatte con la zeppa molto alta, evidentemente è terrorizzata di non apparire sufficientemente slanciata anche dentro l’acqua; c’è la ragazzina bionda che si mette in riva al mare a telefonare, gesticola con le mani come se stesse decidendo il destino del mondo disegnando con i piedi ghirigori sulla spiaggia. Sa di essere carina e vuole mettersi in mostra.

Distolgo lo sguardo. La groupie è sul lettino che sta ascoltando QUADROPHENIA, tiene il tempo, è tutta un fremito. Per isolarmi mi metto in cuffia anche io, MAKING CONTACT degli UFO, album del 1983 ancora sottoposto agli influssi della NWOBHM eppur già contagiato da suggestioni AOR

Pranzo in spiaggia o sui ristorantini del lungomare e mi godo alcuni dei momenti più rilassanti della mia estate. Un bella birra fredda, una piadina oppure cozze e branzino. Le piccole cose della vita che ti risistemano l’animo.

Lunch on the beach – Greendale 2017- photo TT

Ci sono le solite madri che vivono la loro condizione in maniera enfatica. Una ha dato alla figlia il nome di Giulia Laura e non perde occasione per far sapere a tutti – chiamandola a voce alta – che ha una figlia col doppio nome. A me i nomi Giulia e Laura piacciono, ma l’ostentazione continua della suddetta madre mi rende quella combinazione antipatica. Al 17esimo “Giulia Laura ti ho detto di non fare così!” mi sgorga dalla bocca la versione montanara di una frase in dialetto reggiano che un amico della groupie ogni tanto si lascia scappare, e allora lascia che sia: “vatla a tor in tal chiul te e Giulia Laura”.

Sempre all’ora di pranzo osservo una coppia di vecchi sulla passerella della spiaggia. Mi sembra siano ottantenni, non sembrano in formissima, ma lui aiuta lei con una tenerezza che mi fa bene al cuore. Lui è ha un pantaloncino corto niente male,  camicia tra il violetto e l’azzurro e due scarpe da figo. Se mai ci arriverò a quell’età, spero di aver lo stesso rispetto per me stesso.

Old couple in greendale – photo TT

Mentre verso le 14 faccio un salto in hotel, vedo un pakistano (o almeno così a me sembra) che si riposa su di un cartone all’ombra di un pino marittimo in una piccola pineta. Mi chiedo che razza di vita faccia.

Naturalmente il vero scopo della vacanza è portare la groupie, o meglio la Yamaha girl, a correre al kartodromo. Qui in zona c’è quello outdoor più grande d’europa. Il primo assaggio è simile a quello che racconto tutti gli anni, io sulle tribune insieme alle fighe di quelli che corrono, lei in pista a dar la paga a tutti. Due gare, due volte prima. Un discreto e improvviso cambiamento di programma la seconda sera. La prima gara la vince la mia Yamaha girl, ma nella seconda deve lottare con due ossi duri. I concorrenti sono 28. Dalle tribune mi accorgo che non sono l’unico maschio. C’è un ragazzo sui 25/30 anni che filma un kart ogni volta che passa davanti a noi. Guardo meglio, chi corre è una ragazza, scatenata. Scatta immediatamente la competizione tra me e lui. Lui filma? Filmo anche io. Lui incita? Incito anche io. La sua ragazza è una che se la tira. La vedrò dopo la corsa, una giovane donna con i jeans stracciati in maniera esagerata all’altezza delle ginocchia, che caga a mala pena il suo ragazzo, figuriamoci gli altri. Si è preoccupata di lasciar uscire i lunghi capelli dal casco, così mentre corre l’effetto è garantito. Spinge sul gas, spintona chi non la lascia passare e fa gesti plateali a chi osa intralciare il passaggio della regina. Si vede che se la tira un casino perchè sa andare veloce sui kart. Intendiamoci, a volte anche Saura ha comportamenti simili, ma sono unicamente rivolti alla corsa, all’heat of the moment, e li mette in scena senza tirarsela. Finisce la gara. Il ragazzo va incontro alla sua amazzone, io alla mia.  Mi faccio consegnare da Saura il foglio riepilogativo della corsa. La mia Yamaha girl aveva il kart n.40, la figa reginetta il 45. Saura è arrivata seconda, ma comunque davanti a Miss Sonolamigliore. Con nonchalance commento a voce un po’ alta in modo che il ragazzo di kart 45 senta. “Brava Saura, ti ha battuta solo il ragazzo del n.44, sei sempre la migliore e non solo tra le donne”. La coppia se ne va, lei non considera per nulla il suo tipo, poveraccio, che vita d’inferno che deve patire. Lo compatisco, ma non troppo, anche io ho il mio bel da fare nel cercare di domare la mia speed queen.

Saura al circuito Happy Valley – foto TT

Kartodromo Happy Valley – foto TT

Dopo la corsa ritorniamo a Greendale. Come premio la porto a mangiare uno di quei krapfen di cui sopra. Arriviamo alle tre palme alle 24, fuori c’è l’immancabile fila. Questo tutti i giorni, da quando inizia la vendita dei krapfen caldi alle 21,30 fino alle ore piccole. Ogni anno mi sorprendo della cosa, nessun cartellone pubblicitario, solo il passa parola, tra l’altro la sede della pasticceria è sita in un angolo buio e fuori mano eppure…

Fila alle Tre palme – foto TT

Ogni volta che siamo da quest parti non può mancare il pellegrinaggio a Tavullia. Va bene il Rock, gi YES, gli WHO e i LED ZEPPELIN ma il primo amore della Yamaha Girl non si scorda mai. Abbiamo appuntamento con un altro fan di Wakeman, il vecchio Floro, che arriva con Francesca e Clelia. A Tavullia il giallo è sempre in fiore, e anche io mi sento preda della bramosia generale per The Doctor. Vale we love you.

The Land Of The Doctor –
Tavullia agosto 2017 – foto TT

The Land Of The Doctor –
Tavullia agosto 2017 – foto TT

The Land Of The Doctor –
Tavullia agosto 2017 – foto TT

The Land Of The Doctor –
Tavullia agosto 2017 – foto TT

The Land Of The Doctor –
Tavullia agosto 2017 – foto TT

The Land Of The Doctor –
Tavullia agosto 2017 – foto TT

The Yamaha girl & l’uomo di blues – Moonlight in
Tavullia – agosto 2017 – foto Floro B.

Naturalmente dopo aver cenato “da Rossi” io e Floro ci spariamo una Moretta fatta come si deve. E’ il momento dei saluti, si torna a Greendale.

Durante una passeggia a Fundus Catei, detto anche Castrum Chatei, o come lo chiamo io Cat-At-The-Sea, mi sorprendo nel vedere il manifesto del Dottor Fish dove in soldoni si dice che per 10 euro puoi immergere i piedi in una vasca piena di pesciolini che attaccano la pelle morta delle tue estremità. Sbircio nel locale e vedo gente con i piedi a mollo circondati da pesci. Trattengo il conato di vomito e torno in albergo.

Fish Therapy in Cat In The Sea – foto TT

Divento un habitué del Ciao Caffè di Cat-An-The Sea, mi sparo degli Spritz mentre chiacchiero amabilmente con amici della groupie anche loro in zona, il Fonta, la Sonia ed Alberto e altre compagnie.

In spiaggia, oltre ai classici che mi son portato e ai quotidiani e alla Gazza, mi sparo certi fumetti per ricercare l’ebrezza vissuta nella mia fanciullezza: Zagor, Mr No… compagni di mille avventure.

Cesenatico è sempre uno spettacolo. Di sera il porto canale, i ristorantini, le vecchie abitazioni si vestono di quella melanconica magia che da sempre mi porto nell’anima. Compriamo come ogni anno un paio di copri divano anti gatti nei mercatini, mangiamo un gelato e camminiamo romanticamente mano nella mano.

Porto Canale – Cesenatico – foto TT

Tornando, a piedi, verso Greendale, entriamo in quella twilight zone che sta tra Cesenenatico e alcune delle sue frazioni. Quel pezzo di litorale non ancora ingoiato dalla urbanizzazione, dove macchie di pinete e vecchie colonie dismesse da decenni danno al paesaggio un atmosfera color tenebra. Le vecchie colonie sono derelitte, con gli scuri chiusi che tendono a essere fuori asse, avvolte nel buio, l’aggettivo che viene alla mente è “spettrale”. Questo fino a che non si entra nello spazio del terrore vero e proprio: La Colonia dell’AGIP. Sul finire degli anni trenta il regime fascista decise di costruire la colonia per i figli dei dipendenti di quella che allora era una importantissima azienda italiana. Di stile razionalista, negli anni della guerra fu utilizzata da ospedale e da rifugio per le truppe in ritirata, mentre negli anni cinquanta ospitò gli alluvionati del Polesine. Oggi non ne comprendo la funzione, è tutto sotto il segno dell’anacronismo, e ogni anno che vi passo – in agosto – solo un appartamento è illuminato, rimandando ad  associazioni mentali lugubri e mefistofeliche. Questa grande costruzione, questo grande ingresso illuminato a cui fanno da contraltare interi piani bui… la sola lucetta che si vede rende il tutto ancor più spaventoso. Sarebbe un set ideale per un film di Dario Argento.

Chiedo a Saura: “Ma tu ci staresti qui in un appartamento con me mentre tutto il resto dell’edificio è vuoto?” in quel momento udiamo un fruscio, una civetta spicca il volo verso le nere tenebre, io e Saura ci guardiamo e senza parole ci incamminiamo a passo svelto verso la civiltà. Paura….

La Colonia dell’Agip – foto TT

La Colonia dell’Agip – foto TT

A Light In The Black – La Colonia dell’Agip – foto TT

La Colonia dell’Agip – foto TT

Otto giorni passano in fretta, rallentati solo dal mal di denti che mi ha tormentato per metà vacanza, ma mi spiace partire, lasciare questa questa dolce riviera conosciuta. L’indomani saluto questo mare proletario a me tanto caro, saluto la Romagna, saluto un’altra paginetta niente male della mia vita. Arrivederci Valverde.

Adriatic Sea in august – photo TT

 

Blues estivi

31 Lug

Estati bianche ormai si susseguono con placida puntualità. Siccità, caldo, i malghetti che crescono nei campi, gli impianti di irrigazione che spingono verso l’infinito i getti d’acqua, l’aria bollente che staziona a qualche decina di centimetri da terra e che su questa pianura dà l’effetto miraggio, il frinire costante delle cicale sugli alberi, i dischi di J.J. CALE che passano sul mio stereo … tutto questo fa da cornice ai miei blues estivi.

VECCHIE RAGAZZE ALLA COOP

Il sabato la spesa, e il giorno dopo in chiesa e sei un po’ nervoso ed un motivo ci sarà, beh in chiesa non vado ma l’appuntamento del sabato mattina alla Coop per la spesa settimanale è una consuetudine. Di solito mi fermo a fare colazione in un bar insieme alla Saurit. Due krapfen, due succhi di frutta alla pera fuori frigo, un decaffeinato macchiato (a volte corretto, quando sono più blues del solito). Do una occhiata alla Gazza per vedere se c’è qualche approfondimento sull’Inter quindi passo la rosea alla bionda motor-girl che ho di fianco affinché legga la pagina dedicata alla Moto GP e a VALENTINO ROSSI. Contemplo la gente che passa, scuoto la testa quando vedo uomini in ciabatte o in sandali, vestiti i maniera trasandata, con i pantaloni corti e con abbinamenti di colori che fanno rabbrividire, oppure donne che vanno vestite come Beyoncé senza averne né il fisico. Se si è alte 1 metro e 55 e si pesa più o meno 85 chili, perché scegliere un stile che penalizza senza alcuna pietà?

Beyoncé

Poso l’attenzione su di un gruppo di donne sedute nel tavolo vicino al nostro. Sono in quella fascia di età che va tra i 65 e i 75. Le sento parlare, non sono lì per fare la spesa, ma per incontrasi e bere un caffè insieme. Vista la vicinanza non posso fare a meno di ascoltare i loro discorsi: una che dice ad una altra che ha visto sua nuora e l’ha trovata in ottima forma, un’altra che commenta un fatto di cronaca riportato sulla Gazzetta di Regium Lepidi, la terza che cerca di organizzare una serata al cinema.

Old girls at Coop – photo TT

Mi chiedo se anche io mi troverò insieme ai miei amici a quell’età, se avremo ancora lo spirito di stare insieme, di trovarci per un caffè, di parlare dei nuovi acquisti dell’Inter del futuro, dei bootleg dei LED ZEPPELIN, della slide guitar di DUANE ALLMAN o LOWELL GEORGE o della FUGUE di Keith Emerson. Chissà, siamo la prima generazione che dovrà lavorare fino a quasi 70 anni, magari saremo così disperati e infelici che ci richiuderemo in noi stessi, malgrado ciò confido nel Dark Lord, vibrazioni metafisiche sonore come BRON-Y-AUR, IN THE LIGHT e TEN YEARS GONE sapranno tenerci uniti.

LA VERANDA DEL BLUES – the boys are back in Gavassa

Classico sinodo d’estate degli illuminati del blues, e di qualche richiedente asilo in seno alla congregazione, alla Festa dell’Unità di Gavassa. E’ il primo giorno della festa, ma stranamente non c’è tanta gente. L’età media è alta, di giovani nemmeno a parlarne, chiaro che ci si avvii verso il tramonto. Aggiungiamoci una di quelle finte orchestrine di liscio senza bassista ma con basista (nel senso di quello che gestisce le basi musicali) e il gioco è fatto.

Uno di noi arriva con braghe corte e sandali. Dapprima fingiamo di non conoscerlo, cerchiamo di mettere qualche metro tra noi e lui, ma poi l’affetto è troppo forte e, obtorto collo, lo riammettiamo nel sinodo (anche perché è uno dei massimi esponenti, quello con più presenze, insieme al sottoscritto). Chi mangia pesce, chi grigliate di carne, chi (la Saura) vegetarianeggia come può. Innaffiamo il tutto con qualche bottiglia di gustoso vinello bianco. Discutiamo su quale tipo di società sia possibile su un pianeta ormai allo stremo. In preda al mio solito mood blues over the top, nomino la DDR come fulgido esempio.

Se non altro come dice Pike, vista la serata un po’ muffa, stasera l’effetto DDR c’è tutto.

Effetto DDR – Festa Unità Gavassae – 24-6-2017 – photo Saura T

Ci manca solo che dopo qualche minuto aver scattato questa fotografia, venga rubato l’incasso alla cassa (in fondo alla destra del palco) e la depressione è perfetta. Qualcuno si è avvicina alla cassa in un momento di calma, allunga le mani, prende l’incasso e scappa a bordo di una macchina che lo sta aspettando lì a pochi metri. Ora, i tempi sono cambiati, è un brutto “mondo” (pronunciato alla reggiana, con la prima o aperta) ma un po’ più di attenzione sarebbe consigliabile. Non si possono tenere i due contenitori di contanti a portata di mano di chiunque, non si possono tenere tutti gli incassi della serata sul posto, ogni ora è meglio riporli in un posto sicuro, non si può nel 2017 essere senza il pos. Va bene la provincia, va bene il blues, ma dio bono…

Mentre beviamo il caffè abbraccio Biccio, quasi 10 lustri di amicizia. Che spettacolo.

Biccio & Tim – Festa Unità Gavassae – 24-6-2017 – photo Saura T

Ci trasferiamo quindi come di consueto alla Domus Saurea per l’inaugurazione ufficiale della veranda estiva. Già quest’anno io e Saura abbiamo deciso di prendere un bersò e un divanetto per goderci il fresco quando cadono le prime ombre della sera.

Veranda del Blues – Domus Saurea Summer 2017 – photo TT

I ragazzi apprezzano, così tra gelato, chinotto, ginger, cedrata, spuma (solo bibite blues nei sinodi), birre, southern comfort e rum iniziamo a parlare dei massimi sistemi.

Veranda del Blues by night – Domus Saurea Summer 2017 – photo TT

E’ una calda serata estiva, tra le fresche lenzuola delle tenebre non si sta niente male, indugiamo in quella situazione sino oltre le 2, il silenzio della campagna è delizioso, il buio è pesto, ci sembra d’essere nel buco del culo del mondo, lì tra l’Arkansas, la Louisiana e il Mississippi. Non ci sorprenderemmo nel veder sbucare dai malghetti (il frumentone insomma) Roberto Di Giovanni che canta “Le Malinconie Del Camminare Di Fianco Al Fiume”.

WATER MELON BLUES

Quest’anno l’orto della Saura è uno spettacolo. Zucchine, cetrioli, pomodori, fagiolini, meloni e, per la prima volta, la “cuca”, come la chiamava POP. Già, POP e LAURA, i miei amici assenti, quelli che ho perso a causa di un incidente in Scozia, una vacanza che avevo proposto io a cui poi all’ultimo non potei partecipare. Il 15 luglio fanno 30 anni esatti. Sono ancora qui con la pena nel cuore. Questa piccola cuca è uno degli stratagemmi con cui cerco di far sì che il loro ricordo sia tangibile. Mi domando che amicizia avremmo adesso, saremmo ancora così intimi come lo eravamo allora? Inutile lambiccarsi il cervello. Non ci sono più, la vita va inesorabilmente avanti, ma li ricordo sempre con tanto affetto.

Watermelon blues – Domus Saurea Summer 2017 – Photo TT

ENEMY (film) – TTTT

Nei pigri pomeriggi dei fine settimana, quando la calura è troppa per affrontare il mondo esterno, mi rintano nella sala della Domus Saurea. E’ la stanza che preferisco al mondo. Niente di speciale, ambiente non troppo grande, piccole mattonelle anni sessanta, spazi ristretti, ma il comodo divano arancione, l’ampia vetrata e l’impianto TV 5+1 di ottima qualità fa si che si avvicini quanto più possibile al nido di stelle di cui sono alla ricerca da sempre.

Il film ENEMY mi ha colpito parecchio. Un viaggio sorprendente tra ES, Io e Super Io. L’ultima scena è degna del miglior Kafka.

DEMOLITION – AMORE E VIVERE (film) – TTTT

Altro film “impegnato”, altro momento cinematografico di rilievo. Nella colonna sonora CRAZY ON YOU degli HEART e MR BIG dei FREE Live at Sunderland 1970.

MISSISSIPPI GRIND (film) – TTT½

Gioco d’azzardo, vite sul limite del precipizio, blues. Non è che il film sia poi chissà che, ma in un pigro pomeriggio festivo pre ferie si guarda volentieri, soprattutto se si è da sempre vittime della fascinazione per le blues-lands del sud degli States.

FARGO stagione 3 – TTTT

Stagione partita in sordina, quasi noiosetta all’inizio, ma rivelatesi avvincente nel finale.

HOMELAND stagione 6

Programmazione ancora in corso. Inizio piuttosto lofi, ma d’altra parte siamo al sesto anno, sarebbe da sciocchi pretendere il pathos delle prime stagioni. Ad ogni modo nelle ultime puntate la situazione è andata migliorando. Vedremo come sarà il finale.

THE AMERICANS stagione 5

Anche qui programmazione ancora in corso. Mi pare rimanga una serie TV sempre notevole.

ANALFABETI FUNZIONALI

Condivisi questa preoccupante constatazione anche un anno fa. Fui criticato, mi si diceva che esistevano anche 50 anni fa. Ecco, appunto, 50 anni fa. Siamo nel 2017 e c’è ancora un sacco di gente – in Italia – non istruita a sufficienza per poter affrontare il mondo con mezzi adeguati.

http://espresso.repubblica.it/inchieste/2017/03/07/news/analfabeti-funzionali-il-dramma-italiano-chi-sono-e-perche-il-nostro-paese-e-tra-i-peggiori-1.296854?ref=fbpr

C’è gente che fatica a scrivere e ad esprimersi correttamente o perlomeno decentemente e a comprendere concetti tutt’altro che difficili. Non è che tutti debbano essere UMBERTO ECO, ma per la miseria nel 2017 i cittadini dovrebbero sapere interagire in un italiano dignitoso.

I commenti a post o ad articoli che leggo sui social o sui quotidiani online, fanno rabbrividire. Non solo dal punto di vista dei contenuti (razzismo, odio, volgarità, ignoranza, populisimo, demagogia) ma pure da quello di sintassi, ortografia, grammatica.

Qui sotto un commento preso dalla Gazzetta Dello Sport di luglio, non è certamente il peggiore, ma lascia intendere il livello. Certo, magari è uno straniero, ma…

RedBlack 18:00, 13 Luglio 2017
Allora i primi 5 squadre vogliono la Champions…Chi tra Juve Roma Napoli Milan e Inter sta fuori?
Io direi da Milanista che il Milan per non rischiare tutto (200M spese) arrivi quinto pero VINCI la Europa League..che entra direttamente senza preliminare alla Champions… Non credo che Atalanta Fiorentina e la Sampdoria interessa troppo la Champions ma la EL si.. Quindi il Milan potrebbe arrivare anche settima…tranquilla tranquilla e far riposare i titolare per la conquista della Europa League che comunque e una coppa che gli manca.. Cosi l’anno dopo si da una bella finitura con Top Players e avanti con Scudetto e Champions…
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VECCHI CHE FANNO LA SPESA

Pausa pranzo, sono in uno dei due Sigma di Stonecity che ho vicino all’ufficio. Davanti da me c’è un vecchio, al banco chiede con l’ addetta, che chiama per nome, un pezzo di pane morbido. Nel notare che questa sta posizionando nel banco alcuni pezzi di formaggio le chiede se anche quelli di una certa marca sono in offerta, ricevendo risposta negativa, risponde mestamente: “ Ah va bene. A me piace quello ma se non è in offerta… niente.”

Alla cassa. Il panino morbido, alcune prugne e 4 piccoli brick di vino San Crispino.

Non è che fosse mesto più del necessario, sembrava rassegnato con dignità alla propria situazione. Magari è solo avaro, ma che un vecchio rinunci a comprare uno spicchio di formaggio di un certo tipo solo perché non è in offerta, mi rende triste.

SLEEPY TIME TIME

Con l’avanzare dell’età devo registrare che il ritmo sonno-veglia non è che funzioni poi alla perfezione. Mi sveglio di notte verso le 2, se sono fortunato riesco a riaddormentarmi, ma alle 5 o alle 6 sono già sveglio. Domenica mattina, sono in piedi alle 5,30. Faccio colazione e poi mi trasferisco nella veranda delblues. Sdraiato sul divanetto lascio che il rising sun mi inondi. Nessuno in giro, il fresco dell’alba, il cellulino sulla modalità random, DOWN BY THE SEASIDE, SONG OF THE WIND, RAMBLING MAN, NO TIME TO LIVE versione del Texas tornado, … sono questi i momenti della vita che mi ritemprano. Contemplo la campagna proletaria in cui sono immerso da qualche anno, e ringrazio il nulla cosmico che ha fatto sì che approdassi – dopo il naufragio – sulle coste della Domus Saurea.

Sunday Morning At Domus Saurea – photo TT

Domus Saurea – Photo TT

APERINOZZE

Una coppia di amici si sposa. Il matrimonio si terrà sulle coste del sud Italia, così organizzano un veloce apericena in centro a Regium Lepidi per gli amici della loro città. C’è una tastiera e una chitarra, i nostri amici sono musicisti, di quelli che camminano all’ombra del jazz, è un po’ di intrattenimento musicale è d’obbligo.

Sono felice per loro, li abbraccio e bacio con affetto, poi mi seggo con Saura a bere un prosecchino niente male. Poco dopo iniziano ad arrivare i loro compari musicisti. Ora, so benissimo che l’essere informali tra i musicisti è un way of life, ma vedere arrivare ad una festicciola pre nozze gente vestita senza un minimo di rispetto per sé stessi e per gli altri, mi fa andare di traverso gli stuzzichini che sto mangiando. A rischio di apparire snob e ripetitivo guardo Saura e le dico “Ma è possibile!?“. Uno con una maglietta sudacenta (insomma non proprio lavata di fresco), pantaloni lunghi sformati stile zio Fedele che accudisce le galline in campagna, un’altro in maglietta bianca di cotone stropicciata, braghe corte blu modello Fantozzi e sandali modelli tognaro ai lidi ferraresi negli anni sessanta. Il top è rappresentato da un tizio che arriva con pantaloni corti sbrindellati ed espadrillas portate a mo’ di ciabatta e per di più sporche. Ullallà, che sciatteria!

Aperinozze – Downtowon Regium Lepidi – Luomo con le ciabatte sporche – foto TT

Aperinozze – Downtowon Regium Lepidi – Luomo con le ciabatte sporche – foto TT

Non per dare lezioni di stile, ci mancherebbe, ma  forse un minimo di amor proprio e decoro, non guasterebbe! Lo dico spesso, nelle scuole dovrebbero togliere le ore di religione e inserire ore di educazione civica e preparazione al buon gusto, al bon ton, allo stile, al design. Poi ci si lamenta se la gente bivacca davanti ai monumenti e fa il bagno nelle fontane.
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L’INTREPIDO PALMIR

A Palmiro ogni tanto prende la bizza di fiondarsi sul tetto del garage. Il problema poi è scendere. Questa è la seconda volta che capita. La prima ho rischiato l’osso del collo per tirarlo giù con una scala non sufficientemente alta, stavolta cerchiamo di raggiungerlo tramite il finestrino del piccolo fienile. Saura prova a prenderlo in tutti i modi ma non vi riesce.

Palmiro sul tetto – foto TT

Palmiro sul tetto – foto TT

Palmiro sul tetto – foto TT

Provo anche io, arrivo a toccarlo, ma Palmir non si smuove dal piccolo riparo che ha trovato. Torniamo in casa. Dopo un’oretta scendiamo a controllare se si è mosso. Con sorpresa mi accorgo che Artemio, il gatto forestiero che si è accasato da noi è andato in soccorso. Ritorno su. Passa mezz’ora e mi accingo a controllare di nuovo. Noto che Artemio tocca terra dall’albero i cui rami danno sul tetto, Palmir lo segue titubante, ma appena mi vede torna a nascondersi.

Artemio cerca di salvare Palmiro sul tetto – foto TT

Decidiamo di intervenire, sono alcune ore che il diavoletto nera della Tasmania è lì sopra, miagola, soffre il caldo, di sicuro ha una gran sete (Palmir è un gatto che beve tantissimo, cosa strana per un felino, anzi spesso è sinonimo di problemi ai reni e proprio per questo lo abbiamo fatto controllare a fondo, ma è solo una sua caratteristica).
Così Saura sale sul tetto, le passo la gabbietta, Palmir è impaurito ma vi entra e la situazione si risolve.

Palmiro sul tetto – foto TT

Una volta in casa la cotoletta di pelo nera si rifocilla, beve parecchie sorsate di acqua fresca e poi va a mettersi – sebbene ci sia un gran caldo – sulla sua copertina preferita. E’ spossato e ancora un po’ impaurito.

Blues del tetto – foto TT

Fa un pisolino di un paio d’ore, si sveglia, torna a bere e poi viene a cercarmi. Vuole che stiamo vicini vicini. Palmir ora ha bisogno di affetto e sicurezza, e il vecchio Tyrrell è lì per questo.

Blues del tetto – foto TT

ICE CREAM MAN

Inìgo, nonno di Saura, colui che costruì la casa in cui abitiamo, tutte le sere era solito, dopo cena, mangiarsi un cornetto Algida. Credo di essermi fatto suggestionare, perché in questi ultimi anni faccio lo stesso. Non un cornetto, ma un gelatino me lo sparo immancabilmente. Quando rimango senza divento nervoso e inizio ad urlare.

Ne ho trovato un tipo a marca Coop che mi fa impazzire. Tengo la ciliegia per ultima. Il godimento è massimo, ma poi mi chiedo, in dialetto, “si è mai visto Johnny Winter mangiare i gelatini della Coop?”

I scream for Ice cream – foto TT

Mi chiedo cosa sia questa mania. Un premio per aver resistito all’ennesima giornata di ordinaria bluesitudine? Una assuefazione allo zucchero e ai dolci o  semplicemente la voglia di calcare le orme di Inìgo?  Fosse quest’ultimo il motivo, spero allora di non farmi suggestionare ulteriormente e replicare l’altra sua abitudine, quella di bere un grappino dopo colazione!
PS: Inigo è vissuto – in perfetta forma – fino ai 97 anni.

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GOING BACK TO MY ROOTS

 Con Saura guardo le due stagioni della fine anni settanta di RADICI. Questo mi ha spinge a cercare le tracce dei miei bisnonni e trisnonni paterni. Un sabato mattina mi dirigo al ‘Misòun (Lemizzone di Correggio insomma). Mi nonno è nato lì, spero dunque di trovare le vecchie tombe dei miei avi. Il cimitero è piccolo, le controllo tutte una per una, ma non trovo nulla. Dovrò rivolgermi altrove. L’esperienza però è notevole, un vecchio e piccolo cimitero di campagna, un caldo sabato mattina d’estate, il sole del mezzogiorno a picco. Pace e luogo adatto per riflettere sugli aspetti metafisici della vita.

Cimitero di Lemizzone – foto TT

 Mi tornano alla mente poesie che parlano di cipressi, Carducci, Leopardi, Foscolo … e poi MERIGGIO D’ESTATE di UMBERTO SABA

Silenzio! Hanno chiuso le verdi 
persiane delle case. 
Non vogliono essere invase. 
Troppe le fiamme 
della tua gloria, o sole! 
Bisbigliano appena 
gli uccelli, poi tacciono, vinti 
dal sonno. Sembrano estinti 
gli uomini, tanto è ora pace 
e silenzio… Quand’ecco da tutti 
gli alberi un suono s’accorda, 
un sibilo lungo che assorda, 
che solo è così: le cicale.

 Ho un piacevole ossessione riguardo al titolo, ed ora che da alcuni anni ho ripreso a vivere in campagna, in luglio vivo spesso avvolto da questo mood. Mi sembra di ricordare le lunghe estati che vivevo da bambino, con i campi di grano che si estendevano e circondavano il paese, visual che credo mi derivi anche da immagini presenti su un libro di scuola. Immagini che cerco in internet e che non trovo, così mi accontento di qualcos’altro .

Non c’è niente da fare, sono proprio votato alla nostalgia.

LE GUERRE DI VANDEA

Fatico a non farmi travolgere dal pessimismo che mi prende alla gola quando osservo e leggo il mondo. Sembra che la democrazia stia attraversando uno dei suoi momenti più delicati. Interi strati della popolazione stanno perdendo il lume della ragione, l’oscurantismo è dietro l’angolo. Capisco che ognuno abbia le proprie idee, ma qui rischiamo di fare passi indietro giganteschi, di innescare ulteriori tensioni sopra a quelle che ci sono già.

Novax fuori da Montecitorio che in nome dell’anti-scienza aggrediscono tre parlamentari, un lettore della Gazzetta di Reggio che si dice contento della morte di un bambino di 12 anni, Alì, di origine pakistana, morto annegato in un canale.
L’estrema destra nazifascista che costringe il Sindaco di Milano a girare sotto scorta. C’è una ondata razzista, sovranista e oscurantista che spaventa. Capisco che la faccenda migranti sia una bel problema, ma stiamo davvero perdendo quel po’ di senso di comunità e fratellanza che forse avevamo. Parli con la gente e la scopri pronta ad azzannare il diverso, a ricacciarlo indietro, a fargli fare la fine che merita.
Mi torna alla mente la Vandea, quella di cui Victor Hugo scriveva in NOVANTATRE’. Un paragone forse un po’ ardito, ma l’impressione che ho è proprio quella.
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 SIMONETTA SAYS “io lo amo”

Meno male che ogni tanto mi vengono in mente anche siparietti divertenti. Uno è dato dalle avventurE della mia cartolaia preferita, La Giorgia, Jaded baby insomma. Su facebook condivide spesso aneddoti di lei alle prese con clienti e rappresentanti. Quello che racconta è davvero spassoso, sebbene a volta si rimanga allibiti (esempio: un cliente che arriva in negozio con un quadro formato 70×100 con tanto di cornice e chiede di fare una fotocopia). Ragazzi, la gente a volte è davvero strana.
Un altro siparietto che mi diverte assai è quello che ha come attrice protagonista Simonetta, un’amica di Saura, quando parla del suo motociclista preferito. Puoi aspettarti da un tipo di donna come Saura, che corre in minimoto e in go-kart e che ha per la velocità una fregola atavica, la sconfinata ammirazione per il Re di Tavullia, ma da Simonetta un po’ meno. Quest’ultima non ha infatti il look e l’atteggiamento di una motor-girl, così quando ci frequentiamo e parliamo di Valentino e lei se ne salta fuori con un “io lo amo”, rido come un matto. Ogni volta che penso alla cosa arriva il buon umore.
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INTER IN ASIA

La tournée asiatica precampionato dell’Inter è andata meglio del previsto. Battute LIONE, BAYERN MONACO e CHELSEA. Il calcio estivo conta poco, ma la differenza con il precampionato del 2016 è notevole. Vittorie, spirito di squadra, bel gioco. Resto con i piedi per terra, ma per ora sono molto contento di Mister Spalletti.
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SONGS FOR THE DRAWER

In queste ultime settimane ho scritto due nuove canzoni, FUTURO ROCOCO’ e ALISEI. Lo so, non interessa a nessuno, ma è sempre una gran soddisfazione quando ne metto insieme una, quando dal nulla musica e parole prendono corpo. Poi è la cosa che mi piace fare di più in assoluto. Le lascio asciugare qui sulla scrivania per un po’ e poi le riporrò nel cassetto, insieme a tutti gli altri sogni infranti. As usual.
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LIVE FOR THE MUSIC

 Ogni tanto ho bisogno di leggerezza, così in macchina mi ascolto discutibili compilation che però a volte fanno bene…  FREUR, CARS, BRIAN FERRY, PHD … ma poi  a seguire l’animo reclama cibi più prelibati, ed ecco che allora arrivano i LITTLE FEAT, quelli che attraversano i fiumi del jazz-rock

o i miei amati ELP.

ELP at Domus Saurea – photo TT

 

e la vita  di nuovo sgorga prepotente.

Agosto è alle porte, l’estate si fa matura matura, le vacanze sono dietro l’angolo. Dopo di esse chissà cosa porterà settembre, ma un passo alla volta, intanto restiamo concentrati sul presente e su quella manciata di giorni che dovrei passare al mare. E’ uscito anche il nuovo capitolo di EYMERICH, se poi dovesse aggiungersi in tempo utile anche il bootleg di SEATTLE 21/3/1975 in full soundboard dei LZ, ecco che l’estate si farebbe ancor più interessante.

Eymericj Risorge – photo TT

Run with the blues

2 Giu

Giugno, il mese dell’equinozio estivo. I campi di grano, le gialle spighe al vento, il cielo blu. Il mese del concerto rock che preferisco in assoluto (LZ LA Forum 3/6/73). L’ouverture all’estate, l’erba alta, i malghetti  (va beh, il granturco) che arrivano ormai al ginocchio, le feste dell’unità, le Peroni Nastro Azzurro ghiacciate bevute con gli amici mentre si contemplano le stelle, e il blues. Il blues al limone da tenere in freezer, quello all’amarena che ti gusti davanti a Sky, quello portatile, quello potabile, quello ad alta gradazione alcolica, quello artigianale che al naso si presenta fresco, agrumato e al contempo morbido con i toni caldi di Chicago a smussare la rusticità del Delta, che all’assaggio sorprende per la sua rotondità, quasi setosa, blues vellutato ben equilibrato da un amaro a cui viene affidato soltanto il compito di ripulire. Blues a balus insomma, anche a inizio estate.

COSA ASCOLTARE IN MACCHINA: THIS IS MY RADIO, MY RADIO STAR BLUES

Le radio ormai sono insopportabili. Quello locali sono spesso troppo provinciali, i network troppo pseudo-professionali, di frequente trasmettono musica scadente e usano quei jingle insopportabili con quell’inglese-americano intollerabile. Gli speaker sono speaker, sanno poco di musica,  e intrattengono i radioascoltatori raccattando le solite notiziole da internet. Noia mortale. Da qualche giorno ho virato decisamente su RAI 3, programmi di musica classica oppure basati su conversazioni con autori, studiosi etc etc e così trovo un po’ di pace lontano dalle immondizie musicali che ci propinano le altre. RADIO CAPITAL è stata per anni la mia preferita, BOTTURA, ZUCCONI, MIXO, MARY & ANDREA, però il nostro rapporto è un po’ in crisi. In alternativa, ISORADIO 103,3. Ritorno con la mente al 1986, quando giravo parecchio per lavoro. Se ero in zona ascoltavo MONDORADIO ROCK STATION, storica radio rock locale che aveva il pregio di essere sincera e vera, oppure radio RAI con quei meravigliosi sceneggiati radio (il mio preferito era quello su ALFRED NOBEL). Anche qui mi ricolgo al passato. Ah.

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COSA ASCOLTARE IN MACCHINA: CHIAVETTA BLUES

Il sintonizzarmi sulle radio capita perché ormai non so più cosa ascoltare in macchina. La Sigismonda non ha il lettore cd (dio d’un dio! come direbbe il mio amico Faust!) così le tre chiavette da 64GB che avevo riempite ormai sono insostenibili. Scrivo avevo perché dopo averci messo dentro di tutto, ora ho iniziato a potare. Discografie complete di gruppi di cui a malapena ascolterei un greatest hits, dischi lofi di artisti che amo ma che non ha senso tenere in macchina, manie del momento che ascolto per due giorni e che poi ignoro per interi lustri. A volte vorrei estirpare il lettore e buttarlo dal finestrino. Non fosse per il navigatore e il bluetooth l’avrei già fatto. Ma cosa abbiamo fatto di sbagliato noi amanti esasperati della musica Rock per ridurci così?

Intendiamoci, questo capita anche a casa. Argomento già affrontato qui sul blog: ricordate le peripezie di Polbi tra gli scaffali? Migliaia di titoli senza sapere quale scegliere per poi naufragare esausto su PHYSICAL GRAFFITI. Un po’ quello che ha scritto il Pike boy su FB qualche giorno fa: “Da quasi 40 anni sempre le stesse droghe” con pubblicazione di foto di cofanetti di alcuni dei suoi artisti preferiti, anche qui migliaia di titoli per poi capitolare sempre sugli gli stessi artisti da 4 decenni.

Non sapere più cosa ascoltare è un bel problema e hanno un bel da dire gli entusiastici, quelli che “ma basta ascoltare sempre le solite cose! Ci sono decine di nuove uscite valide”, io ci provo, vado su youtube, cerco questi nuovi fenomeni, a volte azzardo l’acquisto ma il più delle volte poi mi incazzo. E’ come andare a vedere l’Inter odierna dopo aver vissuto la tripletta fatta con Mou al comando. Quando voglio ascoltare del bel Rock, voglio ascoltare del bel Rock, poche storie.

Così mi ricompro uno dei “miei” dischi in vinile illudendomi di riuscire ad eseguire il reset e di provare le sensazioni che provai allora nel togliere il vinile dalla copertina, appoggiarlo sul piatto, far scendere la puntina e farlo partire. A volte – complice anche un generoso bicchiere di Southern Comfort – questo succede.

BLACK CAT MOAN BLUES

Ci sono giorni in cui Palmiro, il gatto nero che vive con me, è noioso, hai in suoi blues insomma; anche dopo aver scorrazzato per la campagna, aver mangiato i suoi bocconcini preferiti, aver capitolato di fronte ad un abbiocco serale ristoratore, lo vedo vagare per casa senza pace, una cotoletta di pelo alla ricerca di quel che non sa nemmeno lei. Tenta un approccio con i suoi umani preferiti ma poi cambia repentinamente idea, si sdraia per terra ma poi si rialza, mi fissa ma poi distoglie lo sguardo … credo siano quei momenti in cui si rende conto di essere un gatto ma vorrebbe essere (suo malgrado) un umano, ed essere intrattenuto che so da un disco, da un film, da una partita della squadra del cuore (l’Inter of course), insomma da uno di quegli stratagemmi inventati dagli umani per sfuggire dall’angoscia data dall’inspiegabile mistero della vita. Non essendo possibile (o meglio non ritenendo io possibile la cosa, magari lui è più avanti di me) lo osservo mentre va a sfogarsi come può: facendo cadere i miei cd dagli scaffali, facendo cadere i libri posti sui comodini in camera da letto o stracciando ogni borsina di carta che trova in giro. Palmir the Destroyer.

The Destroyer – Palmiro maggio 2017 – foto Tyrrell

YOU NEVER SAW JOHNNY WINTER GARDENING BLUES

Ogni sera quando torno a caso dal lavoro controllo e curo i fiori della Domus Saurea. Li dacquo (li annaffio insomma), tolgo le foglie secche e i fiori appassiti, e mi assicuro che siano in salute.

Petunie – Domus Saurea – photo TT

Da ragazzino aiutavo mia madre a farlo, piantare gerani, tulipani e petunie in giardino era un rito che si compiva ad ogni primavera, non mi sorprendo dunque, eppure ogni volta mi dico:

Petunie – Domus Saurea – photo TT

Malva (Marrow) – Domus Saurea – photo TT

An s’è mai vèst Johnny Winter fer chi lavòr chè…non si è mai visto Johnny Winter fare questi lavori qui.

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DISCO ESTERNO BLUES

Il disco esterno collegato al mio computer a casa lo tenevo come disco secondario per gli archivi di foto e di mie registrazioni musicali. Ogni tanto facevo un back up su DVD ma non regolarmente. È così che quando l’altro giorno il disco ha smesso di funzionare mi è arrivato il blues dei tempi digitali. Nemmeno tecnici specializzati sono riusciti ad accedere, quindi dovrò fare a meno di quei file che non sono contenuti nei dvd di back up.

Non stiamo parlando di chissà che, non c’erano foto di me e di JIMMY PAGE mentre facciamo colazione da Phillies a Kensington, nemmeno file musicali del sottoscritto e di PAUL RODGERS intenti a scrivere il nuovo hit single della BAD COMPANY, però perdere tracce digitali della propria vita turba. Niente, tutto qui, just another blues.

CELLULINO ROTTO BLUES

Poco fa è uscito il nuovo modello del cellulare della mia marca preferita, ho colto così l’occasione per prendere la versione più alta del modello precedente, un oggetto a mio modo di vedere molto bello. Sono un vogliosino, come diceva qualcuno, mi piacciono le cose tecnologiche all’avanguardia, ma non volendo spendere le cifre folli per l’ultimo modello ecco che prendere il modello più figo precedente è stato un buon compromesso (anche se è costato in ogni modo diverse centinaia di euro). Di colore azzurro (che ben si accosta con il nero dello schermo), ogni volta che lo tenevo in mano avevo un brivido. Forma sinuosa, moderna, sottile … per me semplicemente bellissimo. A chi mi consigliava una custodia rispondevo sempre “Non sono il tipo da custodia, non so mica un “berto”, e poi mi piace toccarlo, se mi cade vorrà dire che ne compro un altro”.

Che sciocco sono stato. Qualche giorno fa ero sul dondolo in giardino che mi rilassavo insieme a Palmir, quando sento qualcosa cadere per terra.

Con Palmir sul Dondolo – Cellulino Blues – photo Saura T.

A tentoni cerco di riprendere il cellulare pregando Succubus che non avesse subito danni. Sé, at salòt Mingòn, Sì, ti saluto Mingone, cadere sul cemento non può che significare una cosa: vetro crepato… sentimento di blues apocalittico. Il lunedì telefono al centro assistenza di Mutina. Prezzo improponibile. Ne chiamo altri due, stessa cifra. Contatto due realtà che installano anche pezzi non originali: il ricambio in versione non originale non esiste visto il modello di fascia alta e ancora troppo recente. Tutti e cinque mi hanno chiesto la stessa cifra: 300 euro. Naturalmente desisto, fino a che terrà botta bene, poi chiederò un mutuo alla banca per prendere il modello nuovo …  stavolta mi sa che starò lì col culo, dovrò dotarmi di una custodia come si deve.

 

LACK WATER SIDE

La mancanza di precipitazioni continua a preoccuparmi. Da ottobre ad aprile abbiamo avuto solo 4 o 5 eventi piovosi (e niente neve), e mentre la gente ignara del pericolo è contenta io registro segnali per niente positivi. La settimana scorsa Michele Serra ha scritto qualcosa a riguardo su cui vale la pena riflettere.

ALONE AT HOME BLUES 

Certo che noi uomini di blues quando la sera siamo a casa da soli il blues ce lo andiamo a cercare. Invece di prepararci un bel piatto di pasta, ci rivoltiamo nell’accidia e con fare slanato buttiamo nel piatto un ovetto sodo, due rapanelli dell’orto e due formaggini. Sorseggiamo una Peroni mentre guardiamo in lontananza oltre le colline e sospiriamo, che fessi che siamo.

Alone at home dinner – photo TT

 

Per fortuna un buon disco e la vicinanza di un gatto ci rimettono in bolla.

DG1978 on the turntable – photo TT

Palmiro listening DG1978 – photo TT

 

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Groupie torna presto, non posso vivere senza di te.

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IL PISCIO DEL LISCIO BLUES

Domenica sera, rimango a casa a guardare l’ultima partita dell’INTER di questa misera stagione. Saura coglie l’occasione per andare a cena alla festa dell’Unità di Meadow (Prato di Correggio, insomma) insieme ai suoi genitori. Mi gusto i 5 goal della mia squadra, il canto del cigno di una formazione bislacca che speriamo mai più ripeta certe prestazioni, mentre mi arrivano messaggi whatsapp di Saura relativi al gruppo di Liscio che allieta la calda serata reggiana. Io e lei ormai siamo attentissimi alla deriva ignobile dei gruppi musicali (di Liscio in primis), ovvero l’uso sfrontato e smodato di basi. Ormai nessuno suona più, è un playback continuo e costante. Questo non è tipico solo del Liscio, anche famosissime popstar delle nostre parti vanno in scena facendo finta di suonare la chitarra mentre sotto passa la base, ma nel liscio ormai è norma imperante. Trascrivo i messaggi di Saura:

“Nel panorama dei gruppi che fanno liscio al peggio non c’è mai fine, stasera ne ho avuta la conferma grazie alla SILVANO E MAURO BAND.
ovvero:
1 cantante;
1 tastierista;
1 fisarmonicista;
1 polistrumentista.
Batteria, basso e chitarra? Se ne fa a meno…
il fisarmonicista muove la mano destra sulla tastiera ma la sinistra è immobile, eppure la fisarmonica suona lo stesso… evidentemente dev’essere un tipo moderno di strumento, che emette il suono anche senza azionare il mantice… a metà pezzo mette giù la fisa e prende in mano il borderò Siae per compilarlo diligentemente, e questo succede quasi in ogni pezzo… forse in giro c’è l’agente Siae; il polistrumentista suona la tastiera poi a metà pezzo la pianta lì, scende dal palco e si mette a girare in mezzo alla pista, e la tastiera continua a suonare;  risale poi sul palco e si infila una fisarmonica, ma anche la sua mano sinistra rimane ferma… stesso tipo di fisa dell’altro, suona senza bisogno di azionare il mantice, strabiliante.
Il tastierista chiacchiera con il primo fisarmonicista mentre lui compila il borderò quando non si guarda attorno annoiato, mentre le note escono diligentemente anche quando le sue mani sono ferme, una tastiera che suona da solo in fondo è il sogno di ogni tastierista, no? Imbraccia quindi pure lui una fisarmonica che suona virtuosamente, sempre con la sola mano destra, però, quella sinistra rimane immobile… si vede che in quel negozio lì c’era il 3×1,  la cantante canta attorniata dal coro di altre tre voci che escono miracolosamente dall’impianto… una cosa che neanche a Lourdes…e nonostante tutto questo, la “musica” va avanti.”
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 Saura ha ragione, gruppi come questo dovrebbero vergognarsi, lo stesso dicasi per chi li chiama a suonare. Certo, così il gruppo costa meno, ma allora tanto vale mettere uno che mette su i cd. La grande tradizione del Liscio, la musica popolare degli ultimi decenni della nostra regione, va a ramengo, nessuno sembra farci caso, un’altro sintomo del decadimento dell’umanità.
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BAD COMPANY BLUES

Ormai è una tradizione trovarsi ogni anno in centro a Mutina in occasione dell’uscita di nuove deluxe editions o album dal vivo della mia amata Bad Company. Sono con Jaypee, Pike e Lollo. Siamo così blues che non andiamo più nei baretti di second’ordine a fare colazione, bensì in quelli per fighetti che a questo punto – essendo noi ormai oltre – è una cosa molto blues da fare. Un caffè, una pasta e poi da Dischinpiazza.  Robby mi dice che gli sono arrivate 4 copie, 2 per titolo e che le ha vendute tutte. Io prendo le mie, Lollo compra quella rimasta di BURNIN’ SKY e un’altro tipo quella di RUN WITH THE PACK. Il fatto di sapere che a Mutina c’è uno che non fa parte del mio giro che ha comprato la deluxe edition di RUN WITH THE PACK mi rende euforico. Mettiamo una media di 4 copie per capoluogo di provincia, 4 x 111 fa 444 copie. Mettiamoci le vendite di Amazon.it, qualche altra copia in più, quanto sarà il giro di copie vendute in Italia di queste ristampe del più grande gruppo Rock di tutti i tempi? 1000 copie?

Jaypee/Tim/Picca – Mutina, Piazza Grande may 2017 – photo Lollo Stevens

Dopo aver salutato i ragazzi mi rimetto in macchina verso Regium Lepidi. E’ l’ultimo sabato di maggio, fa caldo. Sul lettore ho i CSN ma sono preda di un attacco di centurionite, seleziono i primi due di DAVID LEE ROTH, ricordando l’entusiasmo che si era creato attorno ad essi a metà anni ottanta. Dopo un po’ però devo selezionare un altra cartella, fatico sempre più a venire a patti con l’approccio metal, cosi metto gli EAGLES di ON THE BORDER.

Sulla West Emily Road, tra LITTLE MADONNA (quartiere Madonnina insomma) e THE BURNT (frazione La Bruciata) c’è un bel pezzo di strada costeggiato da imprese, fabbricati, centri commerciali. Alcuni sono chiusi ed hanno in bell’evidenza grossi cartelli di affittasi o vendesi, mi riportano alla mente quelli di STONECITY, venti chilometri più a sud. Faccio spesso il paragone con quello che mi racconta Polbi di Detroit. Certo, qui la situazione è diversa, quando la Motor City smise si essere tale il cambiamento fu epocale, da quasi due milioni di anime si passò alle circa seicentomila attuali, la popolazione calò del 60%, roba impensabile qui, però vedere questi stabilimenti chiusi, che mentre in vanno rovina impregnano le città di atmosfere spettrali, fa pensare. Qui, nel cuore dell’Emilia, territorio da questo punto di vista dinamico, trainante, vivo, adeguarsi all’andazzo di questi ultimi lunghi 8/9 anni di crisi non è facile. Cerco di scacciare i pensieri e di risintonizzarmi sulla bella mattina passata in centro con gli amici.

Modena – photo TT

Basta blues per oggi, tra poco potrò gustarmi il  materiale bonus di due album della BAD COMPANY, questo mi basta per farmi sentire felice (almeno per un paio d’ore).

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