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Melancholia diei natalis solis invicti (Ebenezer blues)

20 Dic

Già, la malinconia del giorno del sole invitto, il solstizio d’inverno blues insomma; molte faccende si intrecciano, la fine dell’anno vecchio, l’inizio del nuovo che arriva col solstizio e con le giornate che si allungano, il rito vecchio di millenni che invita a scambiare regali con le persone care come buon auspicio per la nuova stagione; periodo fagocitato dalla cristianità e dalla coca cola e trasformato in un qualcosa di meno universale. Ma lo spirito del natale se non altro resiste in buone fette della popolazione, e pazienza se invece di festeggiare la “nascita” del “nuovo” sole invincibile i più festeggiano la nascita di un bambinello ebreo dalla pelle scura, data di nascita peraltro farlocca, sappiamo infatti che la data del 25 dicembre è una convenzione priva di qualunque attendibilità storica come riassumono in modo semplice

https://thevision.com/

“La data del 25 dicembre per il Natale cristiano, è una convenzione legata esclusivamente a un significato simbolico e non coincide con la vera data di nascita di Gesù. Secondo la dottrina cristiana egli rappresenta la “vera luce” del mondo, in contrapposizione alla precedente festività pagana della Natalis solis invicti che cadeva esattamente nello stesso giorno. Proprio in virtù della forte valenza simbolica legata anche alla prossimità del solstizio d’inverno, il 25 dicembre è stata scelta come data per festeggiare la nascita di diverse altre divinità, come Zarathustra, Buddha, Mithra (a cui era dedicato in età imperiale proprio la celebrazione del sol invictus) e Krishna. La vera data di nascita di Gesù non è quindi il 25 dicembre dell’anno zero. Per diversi studiosi è probabile che tale data sia da collocare tra il 7 e il 4 a.C.: nei Vangeli, infatti, non viene indicato un giorno preciso, e fino al Sesto secolo nessuno sapeva con esattezza quando Gesù fosse venuto al mondo. Solo in quegli anni il monaco cristiano scita Dionigi il Piccolo stabilì, in seguito un calcolo basato sul raffronto tra i testi sacri e i documenti storici di cui si disponeva all’epoca, che Gesù fosse nato 753 anni dopo la fondazione di Roma.”

e Marco Travaglio

 “Nei primi due secoli, in Oriente c’era chi celebrava il Natale il 20 maggio, chi il 20 aprile, chi il 17 novembre; e in Occidente chi il 28 marzo, chi il 25 dicembre. Nel IV secolo la Chiesa scelse la data attuale per cristianizzare una festa pagana dell’Impero romano: il Sol Invictus, in onore della dea Mitra vincitrice delle tenebre, coincidente con quello che si pensava essere il solstizio d’inverno (poi anticipato dagli scienziati al 21 dicembre). Ma in Oriente si optò per il 6 gennaio, in uno con l’Epifania. Del resto, se Gesù avesse voluto farci conoscere il giorno del suo compleanno, l’avremmo trovato nei vangeli. Che invece non fanno cenno alla sua data di nascita. Non solo al giorno, ma neppure all’anno. Tant’è che oggi, paradossalmente, gli storici lo collocano tra il 7 e il 4 avanti Cristo”.

Qui alla Domus Saurea festeggiamo dunque il sol invictus, tra pacchetti sotto l’albero e le lucine ad intermittenza della scenery vittoriana che modestamente allestisco in vece del presepe. Non può mancare poi  la visione del film di animazione del Canto Di Natale della Disney, un horror natalizio piuttosto spaventoso ma dal finale lieto. 

Ebenezer Scrooge

Dicembre mi ha portato una sorpresa quasi inaspettata, sembra proprio che con l’inizio dell’anno inizierò una nuova avventura e questo mi rende meno inquieto (seppur comunque frizzante). Per una volta tanto i pianeti sembrano essersi allineati. Essendo un uomo di blues che non dà mai nulla di scontato resto sul chi va là e dunque con i piedi ben piantati per terra, vedremo se davvero tutto prenderà forma. 

GREENWOOD, provincia di Reggio Emilia

D’accordo, sarà stato perché sono immerso nella lettura del libro Delta Blues di Ted Gioia, ma sognare che Greenwood sia una parte della fetta d’Emilia in cui vivo ha del patologico. Nel mio animo sono solito confondere ad occhi aperti la mia regione e il delta del Mississippi, ma farlo anche a occhi chiusi – durante il sonno –  significa aver innestato nel tessuto del mio DNA granelli di terra apparentemente aliena.

Greenwood in realtà è una cittadina sita nella parte est del Delta del Mississippi, e come sappiamo per Delta del Mississippi non si intente il delta vero e proprio del fiume, quello che sfocia in mare dalle parti di New Orléans (e vi prego di pronunciare Orléans alla francese), ma quel lembo di terra alluvionale a nord ovest dello stato del Mississippi che confina con Louisiana e l’Arkansas appunto; 300 km di lunghezza e 100 di larghezza in cui vi è rinchiusa la storia più emblematica del “sud degli Stati Uniti”, il substrato culturale, razziale ed economico del sentimento blues più profondo.

Ebbene nonostante tutto questo, il sogno era vivissimo, capitavo in una zona di campagna dell’Emilia dove il cartello stradale riportava la località Greenwood. Lo scenario era meraviglioso, campagne a perdita d’occhio con colori così vivaci che rapivano ogni sentimento dell’animo; poi nel sogno entravo in scena io, parcheggiavo la macchina in una carreggiata erbosa e mi mettevo a scattare foto a quei paesaggi di bellezza assoluta. Un groviglio amoroso, un umido, romantico e carnale rapporto, il Delta adagiato tra le cosce dell’Emilia. Una sensazione fantastica. Sono proprio un uomo di blues.

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HERE COMES THE FLOOD

Come nel novembre del 1966, l’anno della grande alluvione di Nonantola (mio paese natale), un paio di settimane fa l’argine del fiume Panaro ha ceduto e i territori a est di esso sono stati allagati, l’acqua è arrivata alle frazioni di Castelfranco Emilia e nella mia Nonantola. Il centro storico e buona parte della sezione est del paese si sono salvati grazie all’ “alta”, ovvero l’inizio di terreni leggermente più alti rispetto alla parte ovest del paese.

When The Levee Breaks – Fiume Panaro 6/12/2020

Pur essendo ancora un residente sono da anni domiciliato a Reggio Emilia, ma ho vissuto la cosa con pathos, trepidazione e disperazione. Amici e conoscenti continuavano a postare foto che mi spingevano nella tribolazione d’animo più assoluta nel pensarli alle prese con un tale disastro.

Nonantola Alluvionata – dicembre 2020

Nonantola alluvionata – dicembre 2020

Nonantola alluvionata – dicembre 2020

Nonantola alluvionata – dicembre 2020

Nonantola alluvionata – dicembre 2020

Nonantola alluvionata – dicembre 2020

Nonantola ha una buona amministrazione, i soccorsi subito presenti, un intreccio tra protezione civile, vigili del fuoco e volontariato che ha alleviato la grande paura, aiutato le famiglie a mettersi in salvo e quindi ad affrontare una situazione drammatica. Sono passato in paese dopo sei giorni, ho fatto un salto a casa di amici, la situazione faceva venire le lacrime agli occhi. Fuori dalle case e negli spiazzi dei quartieri montagne di mobili, elettrodomestici, pezzi di vita rovinati dall’acqua in attesa di essere prelevati e mandati al macero, in ogni casa porte e garage aperti con i residenti in stivali di gomma a cercare di vincere la battaglia col fango, automobili parcheggiate dappertutto, mezzi della protezione civile che andavano e venivano, squadre di volontari che aiutavano a ripulire, i bar che offrivano loro colazioni gratuite. Un’umanità ferita ma subito pronta a rimboccarsi le maniche, un senso di comunità encomiabile. Sono ripassato dopo altri quattro giorni per una secondo visita e la situazione era pressoché tornata alla normalità. Certo negli occhi della gente rimaneva la stanchezza e un residuo di angoscia e di disperazione, ma anche il luccichio dato dalla tempra di questa popolazione; nelle case, nei bar, nelle fabbriche, nelle edicole la riga che indicava il livello dell’acqua decora i muri, una sorta di medaglia per aver vinto anche questa battaglia, come se il covid e la relativa crisi economica e spirituale non fossero già abbastanza. 

In caso qualcuno volesse dare un piccolo contributo:

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E comunque, “viva l’Italia, l’Italia che resiste!”

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FILM

SOUND OF METALdi Darius Marder (Belgio Usa 2019) – TTT½

Un batterista di garage rock durissimo inizia ad avere gravi problemi d’udito. Film dall’architetture appena accennata, girato e scritto in maniera alternativa. Un viaggio nella solitudine di un giovane uomo.

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L’INCREDIBILE STORIA DE L’ISOLA DELLE ROSEdi Sydney Sibilia (Italia 2020) – TTTT

Un eccentrico e giovane ingegnere bolognese per sentirsi libero decide di costruire uno stato tutto suo. Storia vera che ha davvero dell’incredibile.

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UNCLE FRANKdi Alan Ball (USA 2020) – TTT½

Anni settanta, una giovane donna della Carolina del Sud grazie allo zio intellettuale si iscrive ad una università di New York. Insieme dovranno tornare a casa causa lutto in famiglia. Lo zio è omosessuale e la famiglia è assai conservatrice.

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CAPITAN KOBLIC – di Sebastián Borensztein (Argentina/Spagna 2016) – TTTTT

Argentina 1977, nel pieno della dittatura militare un capitano della marina decide di averne abbastanza dei metodi criminali del regime. Diserta e va a nascondersi in una piccolissimo e sperduto villaggio aiutato da un amico. Film che mi è piaciuto moltissimo, grazie anche al grande, grandissimo Ricardo Darìn.

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SUL PIATTO DELLA DOMUS

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OUTRO

E allora eccoci di nuovo qui, care donne e cari uomini di blues che anche quest’anno prendete posto intorno all’albero blu di questo blog miserello, in questa domenica di vigilia del solstizio d’inverno 2020 siete qui giunti attraversando i campi innevati del nostro animo, con la neve che attutisce i suoni della natura e lo scalpiccio dei passi procedendo come si cammina nei sogni, senza far rumore.

Tutti qui, uno di fianco all’altra, nei nostri maglioni natalizi, con le nostre sciarpe colorate, una tazza di caffè caldo tra le mani, qualche biscotto appena sfornato e un Southern Comfort e un rum Legendario già versati nei bicchieri. Tutti insieme per un brindisi che rinforzi i legami che in questi anni abbiamo intrecciato, un brindisi che renda più tiepide le solite domande su cui ci arrovelliamo da sempre:  da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?

Tanti auguri dunque blue boys e blue girls, che il sole invitto sia di nuovo il faro che ci guida attraverso i sentieri pieni di pietre che come al solito dovremo attraversare, che batta sul nostro viso, che le stelle riempiano i nostri sogni e che il padre dei quattro venti (il Dark Lord insomma) riempia le nostre vele.

Take good care of yourself baby and Rock on.

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The Dark Lord (The Firm 1985-03-10 Denver)

Vento freddo, vento del mattino …

2 Dic

Scavallo la fine di novembre e l’inizio di dicembre con l’allegra mestizia che mi contraddistingue in questo periodo. Più o meno confinato alla Domus Saurea visto che l’Emilia Romagna è Zona Arancione, contemplo il paesaggio in cui sono immerso.

Le prime mattine di gelo in cui si ripropone l’effetto tundra, 

Tundra mood alla Domus – foto TT

le giornate di nebbia così tipiche di queste terre e in generale l’arrivo della stagione fredda.

Foggy day alla Domus Saurea – foto TT

Palmiro ha iniziato a fare meno lo spanizzo (come diciamo in questa fetta d’Emilia), la sera rincasa per tempo e resta fuori a intervalli che difficilmente superano l’ora,

Palmiro – Domus Saurea Novembre 2020 – foto TT

il richiamo della foresta viene sostituito dal richiamo del termosifone.

Palmiro – Domus Saurea Novembre 2020 – foto TT

Non è il solo naturalmente, anche altre 4 delle nostre 5 gatte tendono a rifugiarsi in casa più spesso.

Nonostante il freddo, ogni giorno all’imbrunire, io e la Pollastrella ci concediamo una salutare camminata a passo sostenuto, più o meno quattro chilometri spesi perlopiù tra le vie basse che costeggiano le campagne.

Fossi – Borgo Massenzio novembre 2020 – foto Tim Tirelli

Ogni tanto, quando torniamo, la Domus Saurea sembra sfumare tra la nebbia, l’effetto è notevole, la vecchia Domus – casetta in realtà derelitta e molto blues – acquista quasi lo status del nome che le diedi tanti anni fa.

Misty night at Domus Saurea – foto TT

Causa rinnovo patente per una paio di sere mi ritrovo a passeggiare per il centro di Baniolus, un paese qui vicino, in una atmosfera a tratti irreale: le 18:30 di sera, nessuno in giro, il piccolo paese che scivola verso la bassa (e dunque a Nord, verso il Po) con le prime luminarie che rimando sfumature quasi spettrali, negozi vuoti, l’umanità colpita da un nemico invisibile, le certezze di ognuno che traballano.

Baniolus – nov 2020 foto TT

Mi trattengo un poco in quella bolla, mi par di galleggiare in un mondo sconosciuto, di trovare risposte a domande che non mi sono mai posto; ma poi rabbrividisco, rientro in macchina e mi riscaldo con la voce di Coverdale.

Baniolus – nov 2020 foto TT

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L’ultimo giorno di novembre sarebbe stato il 91esimo compleanno del vecchio Brian, lo penso e ancora dopo più di quattro anni mi commuovo. Stare al mondo senza genitori è dura, non importa l’età che si ha. Ma i venti del nord stanno soffiando, hanno messo neve per stanotte, e la cosa mi rende felice, si sa … sono un uomo di blues che ama da matti la neve e se davvero dovesse cadere forse riuscirò a trovare un po’ di pace.

Mattino, ore 7, mi sveglio, tiro su la tapparella e con un brivido scopro l’incanto che aspettavo, la neve è arrivata davvero così, complice anche la vittoria di ieri sera della mia squadra in Champions League, questa fredda mattina sarà mitigata dal tepore che ho nell’animo.

Neve alla Domus – 2 dicembre 2020 – foto TT

Neve alla Domus – 2 dicembre 2020 – foto TT

FRIENDS

Continuo a sorprendermi dell’affetto che mostrano nei miei confronti alcuni amici. L’altro giorno arriva il corriere e mi lascia un pacchetto che non aspettavo, è un “pensiero” (come lo chiama lui) di Amduscia: il bootleg Heavy Blues in Paris – concerto in qualità pre-fm dei LZ tenuto all’Olympia il 10 ottobre del 1969, in confezione fighissima con tanto di copertina stampata su carta soft-touch, una meraviglia. Risentirlo mi elettrizza.

Led Zeppelin Heavy Blues Paris 10 ottobre 1969 – foto TT

Led Zeppelin Heavy Blues Paris 10 ottobre 1969 – foto TT

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MESS OF BLUES

Ancora intrappolato in una situazione professionale spiacevole con la mente prigioniera di un blues molto profondo, cerco di non farmi sopraffare dalle preoccupazioni e di trovare la giusta via orientandomi con le stelle. Meno male che ci sono in cappelletti fatti in casa di Saura a darmi  requie.

I cappelletti di Saura – foto TT

I gotta get myself together
Before I lose my mind
I’m gonna catch the next train goin’
And leave my blues behind

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FASTIDI

Dietro ogni angolo si nasconde un fastidio che non potendolo risolvere personalmente cerco di evitare:

_TG2 blues: la speaker del TG2 che ostenta grossi crocifissi e che dunque si fa beffe del fatto che il servizio pubblico dovrebbe essere laico e imparziale mi fa davvero girare i cosiddetti. Quella sua espressione di sfida, quella sua sicumera insopportabile è un qualcosa che non si può guardare. Le rare volte che – per sbaglio -capito su quel canale spengo la TV è più forte di me. Il peggior telegiornale della peggiore rete pubblica nazionale in mano a personaggi del genere, ah! Anche qui in Italia avremmo dovuto avere la rivoluzione francese.

_Omissione dell’articolo determinativo blues: discuto di questa cosa con il responsabile di una pagina facebook che seguo visto che nei suoi scritti incappa in questa omissione. Lo so, sono un rompiscatole, ma è più forte di me.

Non ho mai sopportato chi scrive o dice “settimana prossima” invece di “la settimana prossima”; è una moda degli ultimi tempi che penso derivi dallo scimmiottamento dell’inglese, lingua barbara e gutturale che dovremmo combattere e non lasciare che inghiotta la nostra meravigliosa lingua romanza. Lo ripeto sempre, non sono un purista, le lingue si evolvono, ma qui si tratta perlomeno di bellezza fonetica, che va preservata ad ogni costo.

http://Omissione dell’articolo determinativo nella locuzione temporale settimana prossima/scorsa

_Covid: Questa maledetta pandemia prima o poi dovrà essere debellata, ma fino a che questo non accadrà non possiamo far altro che comportarci da cittadini responsabili, e invece no: una fetta della popolazione sembra proprio non digerire i comportamenti richiesti. Questa la dice lunga sul livello di evoluzione raggiunto. Rimango basito dalle continue lamentele di certi “fenomeni” (©Andrea Scanzi), dalle idiozie scritte o dette da certi giornalisti, leader politici e commentatori TV. Perdiamo centinaia di persone ogni giorno ma invece di stringerci a corte, di fare fronte comune, ci imbufaliamo se ci viene chiesto di rispettare logiche limitazioni. Come dice Silver, dobbiamo davvero andare “a farci dare dove si nasano i meloni”.

Le vignette di Silver

MARADONA

La scomparsa di Diego Maradona è stata trattata moltissimo in tutto il globo, non aggiungerò nulla sebbene da appassionato di calcio non possa fare altro che inchinarmi un’ultima volta. Oltre ad essere stato l’essere umano più dotato dal punto di vista calcistico, tra tutte le sue contraddizioni e sbandamenti, poi ho sempre ammirato la sua naturale propensione a stare dalla parte dei meno fortunati e la sua capacità di farsi amico a certi personaggi a me cari. 

Capisco che per chi non segue il calcio Diego possa essere riconosciuto solo per i suoi aspetti meno nobili, ma è bene non dimenticare una cosa fondamentale, come riportata da uno degli Illuminati del Blues, Sir Lyson, durante un mini video sinodo: “Maradona ha cambiato la vita alle persone”.

CLASSIFICHE

Rimiravo l’altro giorno la classifica del 24/11/1971 degli album più venduti in UK, e non ho potuto fare altro che sospirare.

UK chart 24 nov 1971

SUL PIATTO DELLA DOMUS

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Ivano Fossati le città di frontiera foto Tim T

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LA GRANDE BELLEZZA

Per sopravvivere meglio in questi tempi per niente facili, prima di dormire tratteggio delle Gibson Hummingbird nella mia maruga in modo che le ombre e i demoni abbandonino i miei pensieri e possa finalmente trovare lo spartito giusto per fare bei sogni. Che quelle forme sinuose, quei ricami deliziosi, quelle sonorità calde possano guidarmi attraverso le lande desolate del presente.

Gibson Hummingbird

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I lettori del blog attenti ai dettagli e gli ekranoplani di Roberto Bartini

16 Nov

Giacobazzi, attento lettore e colonna portante della piccola comunità nata intorno al blog, in un commento alla recensione del nuovo album degli AC/DC chiede:

“Che differenza c’è tra TTT¼ e TTT+?”

Evidentemente deve aver notato che nelle mie bislacche recensioni il voto che do a volte è un TTT+, altre un TTT¼.

Io sorrido compiaciuto, avere lettori così è una meraviglia. Ammetto di essermi chiesto se qualcuno si sarebbe posto il quesito, se qualcuno si fosse dimostrato vigile sui dettagli come di solito lo sono io. Per questo Jacob è entrato di diritto nella Hall Of Fame dei lettori del blog. E a proposito, non vi sono differenze, il voto – in entrambi i casi – è uguale a 6,25. Invito tutti a bere il Souther Comfort di oggi alla salute del nostro Jacob: for those about details, we salute you!

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Sulla versione online di La Repubblica del 14 novembre è’ apparso un bell’articolo su Roberto Bartini, italiano d’Istria dalla vita incredibilmente avventurosa e genio assoluto. Scienziato e ingegnere di livello altissimo, collaborò con l’Unione Sovietica alla realizzazioni di aeroplani sensazionali. Convinto comunista pagò con la Siberia la sua schiettezza, ma non arretrò di un millimetro dalle sue convinzioni politiche malgrado le grandi sofferenze inferte da un regime che non riusciva a gestire e sopportare le critiche.

Invito coloro potenzialmente interessati a questo tipo di storie di prendersi dieci minuti e approfondire la conoscenza di questa immenso personaggio del secolo scorso.

https://rep.repubblica.it/ws/detail/generale/2020/11/14/news/il_genio_dei_mostri_volanti-273859299/?ref=RHTP-BH-I274053163-P11-S2-T1

https://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_Oros_di_Bartini

ekranoplano di Bartini

il mostro del caspio

ekranoplano

Roberto Bartini da giovane

Avoir le blues en automne

15 Nov

Il blues di questo periodo svolazza intorno ai rimpianti: al mattino mi sveglio con l’impellente desiderio di scrivere, e naturalmente lo faccio, ma poi mi maledico per non aver cercato con maggiore determinazione una strada che mi permettesse di sopravvivere con l’unica cosa che mi viene naturale, l’unica dote attitudinale di cui può darsi io sia in possesso. Ho dedicato troppo tempo al rock, alla musica, senza ricavarne un bel nulla (e forse è giusto così), compromettendo il mio futuro professionale e quindi tutta la mia vita. Sono pensieri che inducono alla melancolia, financo ad una dolorabilità psichica o, per dirla alla Rocco Schiavone, “ad un gran rompimento di coglioni”. Cerco di non annoiare nessuno, ma qualcosa mi scappa con la pollastrella (che è talmente oberata da questi miei blues che prima o poi finirà col gettarmi fuori di casa), con Wlady ( amico musicista) e con Jaypee (figura insostituibile che mi fa da confidente ormai da 26 anni).

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La pelle del latte caldo che scende nella tazza malgrado il colino

3 Nov

Giornata inconcludente e svogliata, nonostante la tua autodisciplina – di solito ferrea – ti arrendi all’umore neutro, all’accidia, alla misantropia … già, quel sentimento di avversione nei confronti dei propri simili, per lo più provocato da incapacità di prender parte alla vita attiva e accompagnato da uno scontroso desiderio di solitudine.

Cerchi di trovare un passaggio trai i rovi che hanno invaso la tua mente, un modo per evitarli ma fallisci ad ogni tentativo.

La tua squadra del cuore  pareggia dopo una partita dominata dall’inizio alla fine così ti alzi dal divano che sei messo peggio di prima. Ti ci ributti e passi un’ ora a scorrere i film e le serie TV di Netflix, Prime Video e de Il Castamasso Della Cesira Channel senza trovare qualcosa che ti interessi davvero.

Scendi in cortile, ritorni in casa. Riscendi. Ti metti a far le scale più volte nella speranza che lo sforzo fisico dia un po’ di pace alle tue gambe in preda alla smania tipica di questi momenti. Strichetto, una delle gatte che vive con te, ti segue su e giù alcune volte poi – una volta capito che non hai intenzione di entrare in casa e che hai un comportamento strano – desiste e torna a seguire percorsi tutti suoi.

Rientra un vicino in moto e ti indispone. Rientrano le figlie di un altro vicino (abusivo) suonando il clacson per farsi aprire il cancello e la rottura di palle diventa massima. Passa uno dei trattori giganteschi del fattore che abita in zona e molli tutto.

In casa provi a leggere ma passi mezz’ora sulle stesse tre righe, vecchi rancori irrisolti tornano a galla, la mente e i suoi tarli non ti lasciano concentrare. Ogni sciocchezza viene amplificata all’infinito, il tuo animo parte per uno dei suoi blues cosmici.

Prendi in mano la chitarra ma ogni riff, ogni accordo, ogni costruzione musicale ti riesce male così decidi finalmente che non suonerai mai più.

Guardi lo scaffale dei cd e decidi di metterci mano; riposizioni intere sezioni spostando da un piano all’altro decine e decine di titoli. Ti accorgi che la nuova disposizione esteticamente non funziona e la riadatti alle rigide regole del bon ton esteriore che abitano il tuo cervello. Raggiungi un compromesso con te stesso ma per completare l’opera devi aggiustare l’allineamento delle custodie dei cd, tutto deve seguire una riga perfetta.

Ti metti a scrivere, l’unica faccenda umana che (forse) ti riesce, ma quello che esce dalla tua tastiera è una miscela di prosa gotica, tenebrosa e inutile.

La personalità che oggi ha preso possesso di te è quella di Ittod versione easiness & indolence. Sai che – fino a che non passerà – non avrai scampo.

Non sai cosa diavolo fare di te stesso, così entri nei panni di uno dei personaggi di Italo Svevo, uno dei mentori della tua giovinezza, e decidi di prepararti un caffellatte.

Il latte si scalda nel pentolino, prepari la tazza e il colino, odi la “pelle” che si forma sulla superfice calda del liquido bianco opaco prodotto per secrezione dalle ghiandole mammarie delle femmine dei mammiferi, in questo caso delle mucche. 

Una volta pronto il latte, inspiri e poni attenzione, sei un uomo e troppe volte hai rovesciato parte del latte fuori dalla tazza …

con cura quindi lo versi nella tazza tramite il colino certo che otterrai il risultato voluto, ma non è serata: non puoi fare a meno di notare la pelle del latte che misteriosamente galleggia nella tazza nonostante il colino. Niente da fare, è una domenica da buttare.

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ATTRAVERSARE LA CITTA’ DI NOTTE ASCOLTANDO JOE JACKSON

18 Ott

Un giovedì sera qualunque, sotto una pioggia insistente che cade da tutto il giorno arrivo a Mutina. Percorro un paio delle arterie più importanti della città e senza troppa fatica arrivo all’appuntamento stabilito. Soliti convenevoli, abbracci virtuali, cena, chiacchiere che vertono sul passato dei presenti. Verso mezzanotte la compagnia si scioglie, ognuno torna nella propria dimora.

In giro ormai non c’è più nessuno, la città respira calma tra la bruma lasciata dalla pioggia, i semafori come luci dei treni persi, quelli che ahimè non tornano più. Rollando sulla blues mobile mi allontano dal centro, sullo stereo il “Gold” di Joe Jackson.

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D’un tratto mi sento cosi grato al padre dei quattro venti di essere un amante di certa musica perché è con essa che vado avanti, che cerco di dare un senso al nonsenso della vita. Se non fossi così appassionato, se fossi uno di quelli che ascoltano solo le radio (ormai fagocitate da speaker sempre più insopportabili) o chiavette piene di insulsa musica commerciale non riuscirei a percepire l’immensità della notte, a seguire la stella polare che guida la barchetta su cui navigo in questo vasto oceano tenebroso, a sentire il battito del pianeta su cui vivo.

E invece è sufficiente Joe Jackson poco dopo mezzanotte a far sì che la blues mobile su cui sono segua diligentemente la Emily Road che mi riporta nella derelitta casetta in cui ho trovato riparo.

ATTRAVERSARE LA VIA EMILIA DI NOTTE ASCOLTANDO JOE JACKSON – ottobre 2020 – foto TT

La sua musica sembra fatta apposta per notti come questa …

ATTRAVERSARE LA CITTA’ DI NOTTE ASCOLTANDO JOE JACKSON – ottobre 2020 – foto TT

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Con la sua faccia da papero, quella sua voce in cui l’inglese d’Inghilterra scivola così bene, quella sua sensibilità che apre la sua musica a sfumature impreviste, quel modo di scrivere così originale. Il rock stimolato dal punk dei primi due album del 1979, quindi la new wave del terzo del 1980, lo swing jazz del quarto nel 1981 e il grande successo di Night And Day nel 1982.

Sono sempre stato un fan, e sono ancora fiero di esserlo.

Troppo semplice in nottate come queste appoggiarsi solo ai motivetti del 1981 e 1982, meno banale scegliere brani dai primi due anni, anch’essi adatti a momenti come questo seppure forse meno immediati e noti.

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La macchina si infila in una breve galleria, per un momento spero che non ne esca mai …

ATTRAVERSARE LA CITTA’ DI NOTTE ASCOLTANDO JOE JACKSON – ottobre 2020 – foto TT

ma poi riemergo, i neon delle insegne dei bar sono contrappunti sul pentagramma d’asfalto, i fanali delle poche automobili che incontro lasciano lunghe sbavature di colori che vanno a perdersi in tanti rivoli a ridosso dell’universo.

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Nella stazione di servizio in cui mi fermo a mettere un po’ di diesel in pancia alla blues mobile c’è un Tir parcheggiato ordinatamente, di sicuro l’autista si starà godendo il meritato riposo prima di riprendere il lungo viaggio. Un altro disperato come me è intento a fare benzina, si guarda intorno, di giorno è un distributore trafficatissimo, ma di notte dà l’idea di essere un posto non del tutto sicuro. Sembra comunque un’isola in mezzo al mare in cui attraccare al bisogno, un stazione dei tempi andati dove cambiare i cavalli.

ATTRAVERSARE LA CITTA’ DI NOTTE ASCOLTANDO JOE JACKSON – ottobre 2020 – foto TT

Lascio la Via Emilia, ora un breve tratto in tangenziale, è ormai l’una, tempo per lo swing …

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Giusto il tempo di terminare la canzone e mi ritrovo nelle strade basse che mi riportano alla Domus e mi sembra d’ essere già in un altro mondo. Mentre percorro l’ultimo centinaio di metri della stradina lunga e tortuosa scorgo la Ragni – una dei felini che vivono con me – in riva ad un fosso. So che riconoscerà la macchina e correrà ad aspettarmi davanti alla porta.

Prima di mettere la macchina in garage apro la portiera e, nella notte nera accenno ad un balletto solitario sul marciapiede bagnato …

I stepped into
I stepped into
Into another
Into another
I stepped into
I stepped into
Into another
Into another world

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La Ragni che mi aspetta sulla porta di casa – ottobre 2020 – foto TT

All’improvviso, un’ombra nella notte.

15 Ott

Un mercoledì sera qualunque di metà ottobre, a cena nella mia pizzeria preferita di Regium Lepidi con Miss Sughi D’Uva, mia cugina Carrie e suo marito. Carrie è l’unica tra tutti i miei cugini dalla parte di Mother Mary che frequento, un po’ perché abita in una frazione vicina a quella dove vivo io, un po’ per un evidente legame affettivo speciale.

Due pizze Regina alte e due medie bianche a nove luppoli per me e Mr Bell, due pizze Bufala, coca e acqua per le ragazze. Luci soffuse, atmosfera e compagnia piacevoli, la giovane cameriera che scherza con Miss Sughi D’Uva circa il dolce che sceglierà … siamo clienti abituali, ormai ci conoscono bene. Dopo la pizza ci trasferiamo alla Domus Saurea, tra una caffè e un rum Matusalem 15 anni parliamo di Fire Stick di Amazon, di Netflix, di Greg Iles e Rocco Schiavone, di Delitto E Castigo di Dostoevskij, del mio canale Youtube, della mia doppiomanico e altre canzoni d’amore assortite. Le ore volano, verso mezzanotte Carrie e Mr Bell se ne vanno.

Io e Miss Sughi D’uva ci prepariamo per la notte, prima di addormentarci cantiamo l’Hare-Hare, balliamo l’Hoochie-Koo, con le luci della città che brillano forte mentre noi le attraversiamo scivolando.

Poco dopo mi alzo, c’è qualcosa che non va. Esco dalla porta che dà sul terrazzino a cui è collegata la scala che porta in cortile

Stairway To The Stars- Domus Saurea – ottobre 2020 – photo TT

Do un’occhiata in giro, la notte è buia e fa spavento

Notte buia alla Domus – ottobre 2020 – foto TT

ad un tratto scorgo un’ombra, una figura umana che si nasconde tra l’orto e le tirelle dell’unica vite che abbiamo, sono quasi bloccato dal terrore, a fatica riesco a gridare “Ehi, chi è là?” e subito l’ombra esce correndo dall’orto, percorre un pezzo di cortile e si inabissa nella notte. Noto che porta stivali di gomma gialli. Mi vesto, corro in garage, calzo gli stivali di gomma anch’ io e vado a vedere che succede. Mi infilo nella notte correndo, compare anche un mio vicino, un breve cenno d’intesa, prendiamo due direzioni diverse. Veloce attraverso vigne e circumnavigo campi immersi nella notte, non sento la fatica; lontano dalla Domus, arrivo ad un vecchio casolare abbandonato, circospetto ne attraverso il portico pericolante, per terra vi sono mucchi di mattoni spezzati, calce e vecchie porte rotte. Poco più in là scopro bidoni abbandonati nella campagna incolta, qualche centinaio di metri a nord vedo un furgone con tre persone intente a scaricarne altri; d’improvviso fari irrompono nell’oscurità, sono macchine della polizia municipale, i tre si arrendono, alzo le braccia in segno di vittoria, mi pervade una gran gioia dovuta allo scampato pericolo, mi dico addirittura “ne parlerò sul blog e metterò un titolo tipo “all’improvviso, un’ombra nella notte”, ma abbasso quasi subito le braccia, qualcuno o qualcosa mi sta osservando.

Scappo, corro verso casa. Sento passi di uomini dietro di me, sono sicuro ci sia anche una cane, arrivo al casolare, riesco a districarmi tra i rovi e i muri di quelle che un tempo furono stanze che – mi accorgo all’istante – mi paiono famigliari, quegli spazi assomigliano incredibilmente alla vecchia casa di mio nonno; sono in affanno e in preda al terrore ma mi trovo ormai vicino al portico oltre il quale mi pare di scorgere gente, i miei vicini? Devo solo oltrepassarlo e poi sarò in salvo mi dico ma ho ancora i cani dell’inferno alle calcagna e sono quasi sopraffatto dal panico.

Nel momento esatto in cui salvezza e sconfitta paiono in perfetto equilibrio mi sveglio di botto, mi tiro su ancora impaurito e mi guardo intorno, il gatto Palmiro e Miss Sughi D’Uva dormono al mio fianco, Minnie mi osserva dal comò. Guardo la sveglia, sono le 4,56.

Dopo un sogno del genere inutile rimettersi a dormire. Mi alzo che ho ancora il corpo indolenzito dalla paura, nell’oscurità del corridoio osservo il portoncino blindato che da sull’esterno …

Corridoio – Interno notte – Domus Saura – Ottobre 2020 – foto TT

Dalla finestra del bagno do un’occhiata fuori, piove a dirotto

Dalla finestra del bagno: Era una notte buia e tempestosa – Domus Saurea

Mi metto nello studiolo, Minnie è irrequieta

Minnie sul castello dei gatti – Domus Saurea ottobre 2020 – foto TT
Minnie – Domus Saurea ottobre 2020 – foto TT

Alle 5,45 si alza anche Miss Sughi D’Uva, è subissata dal lavoro, accende il pc e inizia – suo malgrado; finirà stasera dopo le 20. Va avanti così da settimane, io maledico lo smart working e il capitalismo odierno. Mi preparo un thé caldo, qualche biscotto, rifletto sulle guerre psichiche che vanno in scena nei miei sogni, apro un a nuova pagina del blog e inizio …

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Melancholia Autumnalis

12 Ott Vigne nei dintorni della Domus Saurea – photo TT

Autunno, stagione ben presente su questo blog, quando i colori delle viti e delle foglie s’infiammano, quando la luce del sole arriva in quelle basse e cariche cromie che sembrano falsate dai filtri di certe applicazioni, quando lo stato d’animo inizia a predisporsi per la stagione fredda che verrà. Lo viviamo come il mese della melancolia a dispetto del nome, che infatti deriva dal latino autumnus (o anche auctumnus), ed è formato da auctus (participio di augere: ‘aumentare, arricchire’) e dalla desinenza mnos (dal greco μένος: desinenza propria dei participi medi e passivi), a significare la stagione ricca di frutta che segue l’estate e aumenta la ricchezza dei contadini, proprio come ci spiega il grande Stefano Massini:

https://video.repubblica.it/rubriche/parole-in-corso/stefano-massini-parole-in-corso-perche-autunno-e-la-stagione-piu-ricca/366004/3665

L’autunno alla Domus Saurea passa più o meno sempre uguale, con i gatti che si godono le ultime sgambate nelle belle giornate d’ottobre, le vigne che  succhiano gli ultimi raggi di sole prima del letargo invernale e gli uomini di blues che sospirano cercando di lenire la consapevolezza della casualità della vita.

Stricchetto (alias Stricchi / Streaky) la reginetta. Domus Saurea ottobre 2020 - foto TT

Stricchetto (alias Stricchi / Streaky) la reginetta. Domus Saurea ottobre 2020 – foto TT

Palmiro – Domus Saurea ottobre 2020 – foto TT

Minnie – Domus Saurea ottobre 2020 – foto TT

Già le viti, questo rapporto carnale che ho con esse, non le posseggo eppure avendole tutt’intorno le se sento mie, le circumnavigo, le tocco, ne osservo le tirelle (e anche qui, naturalmente, visto il mio cognome, qualche spiegazione ancestrale dovrà pur esserci esserci), le foglie rossastre e gialle …

Vigne dietro alla Domus Saurea – ottobre 2020 – foto TT

purtroppo ormai sono quasi tutte coltivate a favore delle macchine vendemmiatrici (che lasciano le piante sfinite, ferite, imbruttite), ma ancora qui intorno, lungo la stradina stretta e tortuosa, vi sono vigne tradizionali che resistono, vigne dalle grandi arcate, maestose e magnifiche, vigne che sanno d’Emilia, vigne simili a quelle che aveva mio nonno Ettore Tirelli.

Vigne a Borgo Massenzio – ottobre 2020 – foto TT

Vigne nei dintorni della Domus Saurea – photo TT

Vigne nei dintorni della Domus Saurea – photo TT

E’ così che arriva una altro avtunno, con la v al posto della prima u, come si pronunciava qui in Emilia tra i contadini di una volta, come d’altra parte faceva anche il vecchio Brian.

E oggi è davvero autunno: vento, calo delle temperature, freddo, voglia di rimanere in casa a sorseggiare thè verde e guardare dalla finestra la melancolia autunnale che avvolge il mondo.

SUGHI D’UVA

Per diversi anni ho chiesto a Saura “Ma quando impari a fare i sughi d’uva? Sei una brava cuoca, sei figlia della Lucia, ti verrebbero buonissimi!”, oggi ha finalmente esaudito il mio desiderio. Per un uomo di blues legato al passato come sono, i sughi d’uva sono un’ode alla mia fanciullezza, dopo il periodo della vendemmia mia nonna li preparava e per me erano una leccornìa.

Nuntio vobis gaudium magnum quindi, la pollastrella si è decisa e ora mi prepara dei sughi d’va da leccarsi i baffi. Io vado alla cantina a comprare soquanti (dialettale per alcuni) litri di mosto di uva ancellotta, l’uva tipica di questi esatti territori

L’Ancellota è un vitigno che produce uva rossa, prevalentemente diffuso in Emilia-Romagna ma anche nel basso Trentino, in Val d’Adige, Toscana e nell’Oltrepò Pavese. La zona dove è maggiormente presente è sicuramente la provincia di Reggio-Emilia. Le uve prodotte dal vitigno Ancellotta sono utilizzate per miscelare diverse qualità vini regionali e anche alcuni vini in purezza. Il nome Ancellotta viene attribuito alla famiglia modenese dei Lancellotti infatti il vitigno è anche detto Lancellotta, o Ancellotta di Massenzatico originario della località di provenienza https://www.winepoint.it/blog/vitigno-ancellotta

e lei con buona lena e pazienza mi prepara uno dei miei cibi preferiti.

sughi d’uva

⌈L’autunno, un po’ in tutta Italia è la stagione – tra le altre bontà – del vino.
Una delle prelibatezze autunnali da assaggiare in quel dell’Emilia è sicuramente il sugo d’uva.
Si tratta di una specie di budino ottenuto dal mosto dell’uva appena pigiata.
Si prepara proprio in questi giorni, quando l’uva che darà vita al Lambrusco viene portata nelle cantine sociali.
C’è chi prepara i sughi anche con il mosto del vino bianco ma la bontà e la bellezza del colore di quello fatto con l’uva per il vino rosso è insuperabile. https://www.viedelgusto.it/ricetta-sugo-uva-emilia-romagna/

Saura prepara i sughi d’uva – ottobre 2020 – foto TT

Saura prepara i sughi d’uva – ottobre 2020 – foto TT

Saura prepara i sughi d’uva – ottobre 2020 – foto TT

Che donna, ragazzi, che donna.

FILM

Pinocchio (2019 I-F-GB) di Matteo Garrone  TTTTT

L’inizio è letteralmente un incanto, Benigni magnifico, come del resto tutti gli altri attori. Film splendido.

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Le Cose Che Verranno (L’avenir) (2016 F-D) di Mia Hansen-Løve – TTTT

Ho una passione per Isabelle Huppert così di solito non mi faccio scappare i film dove lei è protagonista. Storia di vita comune, delicata e onesta.

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La Grande Scommessa (The Big Short) (2015 USA) di Adam McKay – TTT½

Dal libro di Michael Lewis Il grande scoperto (The Big Short: Inside the Doomsday Machine) un film incentrato sulla grande crisi finanziaria del 2008, uno dei grandi crimini americani. Il finale usa When The Levee Breaks dei Led Zeppelin.

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Le Strade Del Male (The Devil All The Time) – (2020 USA) di Antonio Campos – TTTT

Pellicola tratta dal romanzo omonimo del 2011 di Donald Ray Pollock. Bel thriller psicologico che cavalca i temi del maligno, della religione e del potere che questi temi possono avere sulla mente umana, in questo caso nelle piccole cittadine rurali americane. Le sciocche superstizioni contenute nella bibbia generano i fanatismi descritti bene in questo film.

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Banat – Il viaggio (2015 Italia, Romania, Bulgaria, Macedonia) di Adriano Valerio  – TTTT

Trama apparentemente semplice, storia è obliqua, di quelle che piacciono a noi. Il film è denso di blues, in senso lato naturalmente.

⌈Ivo, agronomo di Brindisi e con nessuna opportunità lavorativa, accetta di trasferirsi nel Banat, regione della Romania, dove è stato appena assunto dagli agricoltori del luogo. Qui verrà raggiunto da Clara, restauratrice di barche, conosciuta appena prima di lasciare l’Italia. I due intraprenderanno un viaggio alla riscoperta di se stessi che li porterà a scoprire nuovi orizzonti.⌋

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Iris (2016 Francia) di Jalil Lespert – TTTT

Tratto dal thriller giapponese Chaos (2000 – Hideo Nakata)

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SERIE TV

Away (2020 USA-CND – Netflix) – TTT

Fantascienza, viaggi sulla Luna e quindi su Marte, tutto coincide con i miei gusti, eppure nulla più della sufficienza per quanto mi riguarda, serie troppo lenta che indugia su noiose beghe familiari dei protagonisti e piena di quella retorica americana che davvero non si riesce più a reggere. Vi risparmio il modo in cui sono tratteggiati gli astronauti cinesi, russi e inglesi che fanno parte della squadra comandata da Hilary Swank: Emma Green.

Nella colonna sonora: Elvis (Blue Xmas), Joni Mitchell (River), Grateful Dead (Ship Of Fools).

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Ratched (2020 USA – Netflix) – TTTT

Serie basata sul romanzo Qualcuno Volò Sul Nido Del Cuculo di Ken Kesey. Tra drama e horror.

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Oktoberfest – Birra e Sangue (2020 Germania – Netflix) – TTTTT

Nella parte introduttiva compare la dicitura “basata su fatti reali”, ma non è dato sapere se sia vero o no. Quel che si sa è che gli organizzatori dell’ Oktoberfest si sono molto infuriati per la rappresentazione data, dunque magari un po’ di verità sotto c’è. Ad ogni modo è una serie molto cruda che svela il cinismo e la violenza di personaggi disposti a tutti pur di controllare o raggiungere il potere all’interno di quel mondo. L’ambientazione è Monaco di Baviera inizi novecento. Una serie da maschi direi (la pollastrella ad esempio dopo poco ha smesso di seguirla, e sappiamo che la pollastrella con cui vivo non è esattamente una gnocca fritta, come siamo soliti dire qui a Regium Lepidi), io ho guardato i sei episodi con molto gusto.

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BACK TO MY ROOTS

Giovedì mattina d’ottobre, decido di fare un salto a Nonatown, il mio paesello natale. Ci dividono circa 45 minuti di macchina, non tantissimi ma nemmeno pochi, ma quando possibile li affronto sempre volentieri, un tuffo nella cittadina in cui sono nato e vissuto per 48 anni (e tra l’altro dove risulto  ancora residente) mi riempie sempre l’animo di gioia. In verità le mie radici sarebbero altrove, come scritto più volte tutta la mia stirpe (genitori compresi) viene dalla contea di Regium Lepidi, ma essendo appunto nato a Nonatown (nella vecchia stazione dei treni) sento con essa un legame speciale.

Colazione al bar Oste Della Malora e poi passeggiata in solitaria: la vecchia via del macello che in pratica lambisce i luoghi dove un tempo sorgevano le mura …

Nonatown – via del Macello – ottobre 2020 – foto TT

la Rocca (detta anche Torre dei Bolognesi), una delle due antiche torri del paese

Nonatown – La Rocca / Torre dei Bolognesi – ottobre 2020 foto TT

il centro …

Nonatown – ottobre 2020 foto TT

e l’immancabile abbazia, sui cui due leoni all’ingresso avrò giocato mille volte da bambino.

Nonatown – Abbazia – ottobre 2020 foto TT

Respiro l’aria frizzante di questa bella mattina d’ottobre, mi spingo fino al mercato che si tiene ogni giovedì, c’è molta gente ma tutti hanno la mascherina e cercano di non stare troppo vicini. The Emilian way!

Poi in giro sotto ai portici, mi fermo in un vecchio negozio di tessuti e affini, la proprietaria non mi vede da decenni.

Chiedo informazioni circa un plaid, la signora dandomi del lei mi serve con la risolutezza emiliana.

“Mi riconosce signora? Eravamo vicini di casa …” le chiedo abbassandomi la mascherina.

“No … ma, aspetta bene …” cerca di associare un nome a tratti somatici che devono apparirle in qualche modo famigliari

“Sono Stefano Tirelli, il figlio della Mara.”

Per qualche momento ancora resta incerta, deve collegare fatti e persone di moltissimo tempo addietro, e poi finalmente tutto le torna in mente.

“E mo veh, certo che ti riconosco. Che peccato è appena andata via mia figlia, le avrebbe fatto tanto piacere vederti …”

Ci aggiorniamo a proposito degli sviluppi delle nostre vite, pago il plaid acquistato e la saluto. Mentre esco le do un’ultima occhiata, a 85 anni è ancora lì che manda avanti il negozio. Che tempra!

Salgo in macchina e torno verso il posto in cui vivo.

Squilla il cellulino, il vivavoce della blues mobile rimanda la voce di mia zia, è un po’ che non ci sentiamo e vuole sentire se va tutto bene. La zia ha solo 11 anni più di me, la vidi la prima volta che avevo 9/10 anni e lei 20 o poco più, ma a 9 anni una di 20 ti sempre appartenere al mondo degli adulti e quindi, benché quasi coetanei, lei è la adulta e io il cinno (il bambino, il ragazzino).

Infatti  termina la telefonata con “Va bene, allora ci vediamo presto, ciao nānō!

Quel nānō! mi fa sorridere, qui da noi è usato come vezzeggiativo per i più piccoli, intesi come bimbetti, giovinetti, per i figli e via dicendo. Viene anche usato nell’emiliano colloquiale tra amici (in modo scherzoso) o tra sconosciuti in frasi di rimprovero (a uno che ti urta mentre cammini, puoi dire – se sei girato male – “Veh nànō, sta piò atènti” (Ehi ciccio, stai più attento).

La parola deriva dal latino nanus, che a sua volta proviene dal greco νάνος, col significato di “piccolo nel suo genere” e dunque può avere un significato diverso da quello standard che ha oggi.

Si differenzia infatti dal termine nano dagli accenti e dalla lunghezza delle vocali. La a è infatti più corta e la sulla o vi è un accenno di accento che comunque accento non è. Non sapendo come scriverlo ho aggiunto un macron; mi perdonino eventuali lettori che siano eminenze dell’Accademia Della Crusca.

La zia dunque mi chiama così anche se sono ormai un uomo di una (in)certa età e se poco prima che mi chiamasse stessi ascoltando Fair Warning dei Van Halen e Right Off di Miles Davis con John McLaughlin, roba da cuori forti, mica mammolette.

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Riattraverso la mia fetta d’Emilia nel pigro sole d’ottobre, le fabbriche lasciano il posto alle campagne, le tangenziali alle stradine basse, Mclaughlin incornicia il tutto con la sua versione di Goodbye Porky Hat

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Due giorni dopo, sabato mattina, mi reco a Mutina per un matinèe con i ragazzi. Appuntamento in Piazza Matteotti (sì, i posti in cui ci ritroviamo hanno spesso chiari significati) con il Pike Boy, Liso e Lollo. Parcheggio al Parco Novi Sad (6 euro per 3 ore), arrivo al posto convenuto, Liso è al telefono, mentre aspetto gli altri due osservo la Ghirlandina che si erge tra gli antichi palazzi del centro.

Modena ottobre 2020 – foto TT

In piazza XX settembre vado sempre volentieri, essendo quello che sono, festeggio quella data sempre con gioia.

“Intorno alle 9 del mattino del 20 settembre 1870 l’artiglieria dell’esercito italiano guidata dal generale Raffaele Cadorna aprì una breccia larga trenta metri nelle mura di Roma a pochi passi da Porta Pia, dopo un cannoneggiamento di quattro ore. Un battaglione di fanteria e uno di bersaglieri entrarono nella città. Alle 10:35  lo Stato Pontificio dichiarò la propria resa e sventolò bandiere bianche dalla cupola di San Pietro e dalle mura di Castel Sant’Angelo. La data della presa di Roma, uno degli ultimi capitoli del Risorgimento, venne celebrata rinominando in molte città italiane una via centrale in via XX settembre; fu anche proclamata festa nazionale, prima di essere abolita nel 1929 dai Patti Lateranensi stipulati tra l’Italia fascista e la Santa Sede”. (https://www.ilpost.it/2018/09/20/20-settembre-xx-settembre-1870/

Fare colazione con gli amici intorno ad un tavolino nel bel mezzo della piazza, col sole tiepido che riscalda il cuore, è sempre bello. Croissant e cappuccino, le infinite discussioni sulla musica Rock, sul “chi siamo, da dove veniamo, dove stiamo andando”. Sosta obbligatoria da Dischinpiazza, due chiacchiere con Robby il titolare, Lollo acquista l’ultimo album dei Blue Öyster Cult. Ci spostiamo poi da Feltrinelli dove Liso mi fa notare che fino a qualche giorno fa di copie dell’ultimo romanzo del grande Greg Iles (https://timtirelli.com/2020/09/27/greg-iles-cemetery-road-2020-harpercollins-ttttt/ ) di cui abbiamo parlato poco fa sul blog, il negozio ne aveva parecchie. Fa piacere notare che non sono l’unico a seguire e comprare un autore che tanto amo. Lollo e Liso, condizionati dalle mie lodi sperticate, finiscono per prenderne una copia ciascuno. Il mio status di influencer si eleva di un’altra spanna.

Greg Iles alla Libreria Feltrinelli Modena – ottobre 2020 – foto TT

Saliamo al piano superiore, dove il reparto musica (audio e libri) è in via di ristrutturazione. Quattro chiacchiere con l’addetto, a cui facciamo notare che la musichetta (!) jazz in sottofondo è di una noia mortale. Per quanto ami Feltrinelli, è dura constatare che i luoghi comuni sono duri a morire, che quella musichetta è roba da supermarket e non da negozio che si suppone specializzato e che strizza l’occhio ai radical chic. Se proprio volete andare di Jazz mettete Charles Mingus, i Return To Forever o Ron Carter per dio, non ‘sta brodaglia insipida e senza corpo.

E’ ormai la mezza, saluto Liso e Lollo, Pike mi accompagna fino alla macchina. Bello tornare in quella che considero la mia città, Mutina in certi tiepidi sabati mattina d’ottobre è proprio una meraviglia.

Finire sul libro ufficiale dei Bad Company

Mi arriva la copia del libro sui (Free e) Bad Company, operazione sponsorizzata dal gruppo basata sui ricordi di musicisti, addetti discografici, fan. Hanno incluso anche qualcosa di mio, tratto da ciò che scrissi qui sul blog 4 anni fa https://timtirelli.com/2016/11/07/the-glasgow-affair-bad-company-live-at-the-hydro-25-oct-2016/

Ovviamente è stato modificato (i rilievi meno positivi sono stati tagliati), e nella nuova versione mi pare sia diventata una cosetta un poco misera, ma va bene ugualmente, dopotutto sono finito sul libro dei Bad Company.

Timie’s crying

Non ho ancora elaborato la scomparsa di Edward Van Halen, l’ho sempre in mente, lo ascolto di continuo e mi manca davvero tanto. Abbiamo perso un musicista straordinario e un chitarrista sublime, e io ho perduto una figura con cui sono letteralmente cresciuto, cosa questa che mi rende l’umore crepuscolare. Che peccato, che perdita, che senso di vuoto.

Edward Van Halen

Edward Van Halen

Edward Van Halen

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Outro

Secondo il calendario rivoluzionario francese (1792) i mois d’automne (mesi d’autunno) erano Vendemmiaio,  Brumaio (da bruma) e Frimaio (da freddo, a volte asciutto, a volte umido, che si fa sentire da novembre a dicembre), definizioni che mi piacciono un sacco e che mi paiono davvero poetiche (Ah, le lingue romanze che meraviglia). Definizioni che dipingono perfettamente il periodo e i colori dell’animo dell’uomo di blues durante questa stagione. Accendiamo quindi le stufe, arrostiamo le castagne, bolliamo le patate dolci, prepariamo i sughi d’uva, mettiamo una coperta in più sul letto, ascoltiamo (buona) musica (magari con due dita di Southern Comfort in un bicchiere) e prepariamoci ai venti del nord. Come avrebbe detto il vecchio Brian: mille uomini!

Notti senza sonno

4 Ott

Fai uno dei sogni tipici delle ultime settimane: frastagliato, confuso, bizzarro e vagamente allucinante, poi all’improvviso ti svegli, qualche secondo per capire dove sei, ti guardi intorno, tutto tace. Speri tanto di essere in prossimità dell’alba. Cercando di non destare Minnie, la gattina che ti dorme addosso tutte le notti, dai un’occhiata alla sveglia: sono le 3,30. Disastro. E adesso che farai? Provi a riprendere sonno, ma sai già che non vi riuscirai. Ti alzi, indossi un paio di felpe della tua squadra del cuore, ti infili i pantaloni della tuta, bevi un bicchiere d’acqua e butti giù 2mg di melatonina sperando che prima o poi l’effetto placebo agisca sulla tua psiche.

Davanti al computer cerchi gli ultimi aggiornamenti delle pagine online dei tuoi quotidiani di riferimento, provi a riprendere in mano il racconto che stai scrivendo ma hai l’animo in riserva, o forse è troppo ricco di pulsazioni per districarti tra loro e mettere su foglio i tuoi writes of autumn, purtroppo non sei Jack London. Allora scendi e ti addentri nella campagna nera; tutto tace, nemmeno l’autostrada e la ferrovia, là, lontano oltre le campagne, rimandano echi sonori della vita moderna, solo il vento soffia, impetuoso, non curante, pieno di superbia. La prima cosa che ti sovviene è un vecchio blues cantato da McKinley Morganfield …

Blow wind blow win blow my baby back to me…

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passi poi ai ricordi di bambino, quando eri un lupetto e andavi in campeggio con la parrocchia lassù in montagna, alle Piane di Mocogno, e cantavi – sulla melodia presente in Hunting Song dei Pentagle – insieme agli altri vento freddo, vento del mattino, vento che soffi in cima al grande pino …

dal minuto 5:30 al 6:30

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La notte è nera, la luna splende tra nubi minacciose che sembrano schiacciarti verso terra.

Ti infili tra le vigne ancora un po’ seguendo le carreggiate tra le viti, ogni tanto percepisci un fruscio fulmineo e subito dopo una creatura che fugge lontano da te, una lepre, una volpe, una donnola, chissà, poi tra gli alberi lassù una civetta urla ed io ancora non ho iniziato il mio lavoro … meglio tornare i casa.

Infreddolito ti infili nel letto, sono ormai le cinque, Minnie viene ad accoccolarsi nell’incavo che sta tra il tuo braccio e il tuo torace.

Minnie nel letto di fianco a TT

Una volta spenta la luce, ti infili sotto le coperte e lei si sistema di fianco a te, col muso appiccicato al tuo collo. Inizia a fare le fusa, le sue vibrazioni sono una specie di tingle non troppo distante da quelli ASMR. Al calduccio nel tuo letto, con Minnie che funge da boule d’acqua calda, preghi il Dark Lord che il sonno ti rapisca presto.

The Dark Lord – Possibly Pittsburg luglio 1973

Nel momento in cui ti pare di scivolare verso l’abisso arriva Palmiro, la piccola pantera nera che vive con te, salta sul letto, lancia i suoi miagolii verso la luna, inizia a vibrare di fusa, cerchi di accarezzarlo, di calmarlo in modo che si rimetta a dormire, ma non sembra averne voglia, si lancia sotto al letto e inizia a trascinarsi aggrappato al fondo del materasso. Alle cinque del mattino questo ha lo stesso effetto di un carro armato intento a fare manovre nel cortile di casa. Il diavoletto nero della Tasmania capisce che non intendi alzarti, così stizzito se ne va in attesa che giunga il giorno. Intanto ti sei ridestato e rimani a galleggiare insieme ai tuoi pensieri: che ne sarà di te? Che senso ha la vita? Che farà l’Inter nella partita di oggi pomeriggio? Esiste un album migliore di Physical Graffiti?

Minnie resiste al tuo fianco, ti guarda, ti lancia uno dei suoi mek e si rimette a dormiti addosso. Questo ti concilia il riposo e finalmente ti infili nel tunnel del sonno profondo.

Ti risvegli verso le 10, Minnie è ancora appiccicata a te, la sua devozione ti commuove ogni volta; il sole filtra dalla finestra, il vento soffia ancora.

Palmiro è rientrato, dopo le prime ore di pattugliamento tra la fredda erba imbevuta di rugiada si gode il meritato riposo.

Palmiro – Domus Saurea 2020 foto TT

Scendi nella mattina frizzante di inizio ottobre, Minnie si fa un bagno di sole

Minnie nel sole – foto TT
Minnie nel sole – foto TT

poi ti segue mentre ritorni alla vita immergendoti nei colori della Domus Saurea …

Minnie – Domus Saurea ottobre 2020 – foto TT
Minnie – Domus Saurea ottobre 2020 – foto TT
Domus Saurea ottobre 2020 – foto TT

Compare anche la Stricchi, una dei sei felini che compongono il gruppo di mammiferi di cui fai parte.

Stricchi – Domus Saurea ottobre 2020 – foto TT

Ritorni in bolla, ora hai necessità di essere trasportato dal maestrale, rientri, ti metti comodo sul divanetto dinnanzi all’impianto stereo, due dita di Southern Comfort (e al diavolo il fatto che è ancora mattina) e lasci partire la tua musica. E di nuovo il cuore batte forte nel tuo petto …

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Il mare a settembre (vecchie colonie abbandonate 2020 tour)

10 Set Il mare a settembre - foto TT

Il piano originale era: quest’anno a settembre torniamo alle Baleari, stavolta a Minorca; ma la situazione in generale ci ha poi resi molto più cauti, tanto da valutare l’opzione di restare alla Domus Saurea; ma poi ho pensato: Surra (Saura insomma) è da febbraio che lavora in smart working da casa, devo farle fare perlomeno qualche giorno lontano da qui. Ecco che allora si decide di tornare a Greendale (Valverde insomma), stessa spiaggia, stesso mare, stesso confortevole Hotel Apollo, un tre stelle superior in cui ci troviamo – ogni volta che ci torniamo – da Page (da dio, insomma).

Page (photo Frank Melfi)

Sistemare i gatti non è mai semplice, tre possono restare alla Domus accuditi da un nostro conoscente, ma tre (Palmiro, Raissa e Minnie) vanno portati a casa di una nostra amica a Nonatown. Il viaggio (40km) è sempre problematico, Raissa miagola tutto tempo e fa la pipì nella gabbietta, Minnie (prima volta che va in trasferta) ci mette il carico e fa l’en plein di bisognini, con tanto di fermate a bordo strada per pulire e dare aria alla Sigismonda (la blues mobile).

Partiamo lunedì 31 agosto, pioggia e brutto tempo, voglia di indossare felpe. Una volta arrivati a destinazione, ci sistemiamo in camera, andiamo a mangiare il pesce e facciamo un giro – coi giacchini antipioggia –  tra Valverde, Villa Marina e Cat At The Sea (Gatteo a Mare, insomma).  Come sempre lo sguardo cade sulle sfumature blues della vita e di ciò che ci circonda, l’unica vecchia colonia abbandonata di Villa Marina ancora rimasta,

Colonia a Villa Marina – foto TT

piccoli alimentari fuori dal tempo,

Alimentari fuori dal tempo a Gatteo A Mare – foto TT

la vecchia colonia in perenne via di ristrutturazione che fa tanto DDR,

Colonia a Villa Marina – foto TT

Colonia a Villa Marina – foto TT

l’unica libreria ancora aperta, i pini marittimi gonfi d’acqua e il mare che d’un tratto si fa stranamente calmo … stringo a me la pollastrella, meglio tenersi stretti, domani sarà già settembre

Il mare in un giorno di pioggia – 31-08-2020 – foto TT

Il nono mese ci porta un giorno pieno di vita e di colori, mare mosso, spiaggia ancora umida, aria frizzante …

Il mare a settembre - foto TT

Il mare a settembre – foto TT

sotto l’ombrellone la Gazza, La Repubblica (che avevo detto non avrei più letto da quando è finita in mano agli oligarchi piemontesi ma tant’è …), Il Vagabondo Delle Stelle di Jack London (Saura), il quinto capitolo delle inchieste dell’Ispettore Capo Chen di Qiu Xiaolong (per me) e una nuova edizione di Sandokan di Salgari preso in edicola.

letture sotto l’ombrellone – foto TT

Primo bagno, doccia, un po’ di sole e quindi sulla veranda del ristorantino del bagno Maeba per un pranzetto veloce. Ecco, quello è uno dei posti simbolo per me: la veranda del Bagno Maeba. Dopo un bel bagno, nell’ora in cui quasi tutti tornano in hotel noi rimaniamo in spiaggia a goderci quelle tre/quattro ore di pace quasi assoluta, di reminiscenze del mio passato vacanziero ai Lidi ferraresi, di meditazione blues.

Pranzando nei baretti sul mare – foto TT

La veranda del Bagno Maeba – Pranzando nei baretti sul mare – foto TT

Pranzando nei baretti sul mare – foto Saura T

Nei giorni a seguire il tempo si ristabilisce del tutto, il mare si calma,

Adriatic Sea View – settembre 2020 – foto TT

tempo per fare qualche passeggiata sulla riva del mare con la groupie (Surra dunque). Siamo tra i pochissimi umani ad indossare la mascherina malgrado le spiagge e i bagni siano ancora pressoché  pieni. Ci incamminiamo verso Cesenatico, frementi di arrivare in fretta in quel tratto di terra di nessuno che sta tra la frazione in cui siamo e il capoluogo del comune. L’Edificio incompiuto della scuola alberghiera ci riporta di nuovo alla golden age della DDR,

Edificio incompiuto della Scuola Alberghiera – settembre 2020

poco più in là la leggendaria Colonia Dell’Agip, edificio di cui abbiamo parlato più volte su questo blog. Ci fermiamo a rimirarla.

La colonia dell’Agip – settembre 2020 foto TT

La colonia dell’Agip – settembre 2020 foto TT

e scattiamo un selfie in fronte ad essa.

Rock girl and Blues man at the sea – sept 2020 – autoscatto

Puntuale serata a Tavullia a rendere omaggio a Valentino Rossi. In ginocchio davanti alla Yamaha con cui Vale vinse la sua prima gara con quel brand motociclistico al GP di Welkom in Sudafrica,

Saura a Tavullia – settembre 2020 – foto 2020

Pizza insieme ai nostri amici Wakemaniani di Pesaro, The Floro Bisello Perivale Experience, nel ristorante “da Rossi”.

Pizzeria Da Rossi – Tavullia settembre 2020

Tim – Pizzeria da Rossi – Tavullia settembre 2020

La vacanza insomma ricalca gli appuntamenti di ogni anno, quindi non poteva certo mancare il Vecchie Colonie Abbandonate Tour in quella terra dimentica da Page che sta – come detto – tra Greendale e Caesenatensis; ci soffermiamo dinnanzi a quelle che chiamiamo le colone del terrore. Sono edifici in completo abbandono, spettrali, eppure così affascinanti e così note per chi era bambino ai miei tempi nelle mia Emilia e nel Nord Italia.

Un po’ di storia di queste colonie (76 solo nel comune di Cesenatico) la riporto da https://romagna.info-alberghi.com/: 

La Riviera dei ricordi passa anche da qui, dalle Colonie abbandonate lungo le vie che affiancano le spiagge, a volte costruite sulle spiagge stesse della Romanga. Abbandonate adesso, ma un tempo vive di bagnanti, soprattutto bambini che in Riviera passavano le vacanze. Negli anni ’30 divennero un punto di riferimento d’innovazione architettonica e nel periodo fascista furono centro di attività fisica e rigore. E oggi? Che ne è rimasto oggi di tutta questa storia e tradizione?

C’era una volta la Colonia, verrebbe da dire guardando gli scheletri dei fasti d’un tempo. Bagni al mare, attività ricreative come i corsi di recitazione, di danza con feste anche serali… sono state le “vacanze tipo” di molti bambini italiani.

Il fenomeno delle Colonie marine si fa risalire al 1804. L’Ottocento è stato il secolo che le ha viste nascere, ma è in epoca fascista che queste strutture, oltre a diventare simboli dell’architettura avanguardista degli anni Trenta, vivono il loro momento di massima prosperità con il turismo di massa dedicato anche a bambini e ragazzi che venivano accolti da tutta Italia durante l’estate. In principio si veniva in Colonia per curare le malattie tubercolari, particolarmente diffuse in un’Italia dove i bambini non venivano adeguatamente alimentati, successivamente, con il Paese che cambia, le Colonie diventano sempre più grandi, assumendo le sembianze di quelle che conosciamo oggi. La vita di queste strutture rimane attiva fino agli anni ’70, da allora il loro declino inesorabile le ha portate all’attuale stato di totale abbandono nella maggior parte dei casi.

Le colonie della Riviera Romagnola rappresentano la pietra miliare dello sviluppo turistico delle località Romagnole, tanto che a loro si deve il ruolo di aver permesso la “scoperta del mare” a generazioni di italiani che fino ad allora avevano paura del mare. Lungo i 70 km della costa adriatica sono circa 246 le colonie, di cui almeno i 2/3 oggi sono edifici inutilizzati e abbandonati al degrado.Partendo da nord, le prime colonie che si incontrano sono la Varese e la Monopoli di Stato di Milano Marittima a Cervia, proseguendo verso sud, Cesenatico ne conserva 76, c’è poi Bellaria-Igea Marina,  vera e propria cittadella-colonia piena di ruderi sulla spiaggia, per poi arrivare a Rimini dove a Bellariva si trova le famose Colonia Murri e  Novarese.  A Riccione la colonia Reggiana risulta pericolante, mentre la più fortunata Dalmine è stata riconvertita in un hotel. Si arriva a Cattolica infine, dove l’Acquario Le Navi è ricavato da una delle tante ex colonie della Riviera.

Molte le proposte di recupero, quasi tutte abbandonate anch’esse come questi edifici che invece meriterebbero una rivalutazione ed un riutilizzo, studiando e ricomprendendone il ruolo di contatto con il mare in un tessuto urbano nuovo ma ormai già saturo di edifici e strutture ricettive.

Un’interessante inchiesta di Repubblica approfondisce la storia e il futuro di questi edifici che si possono vedere adagiati sul litorale sospesi in un tempo fermo in attesa di una nuova vita.”

 

e da La Repubblica: https://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2012/08/20/news/colonie_riviera_abbandonata_riqualifica-39747441/

Vecchie Colonie abbandonate tra Valverde e Cesenatico – settembre 2020 – foto TT

Percorriamo quel tratto con un misto di cautela e rispetto, persino l’illuminazione stradale sembra mancante; poco dopo la nuova caserma dei Carabinieri ci si immerge in uno scenario che ogni volta mi sembra improbabile: le vecchie colonie lugubri immerse nel silenzio, tre o quattro nuovissimi alberghi sul lato spiaggia, un paio di ristoranti, un bar e tanto silenzio. Restiamo sul marciapiede lato Colonie passeggiando sotto grandi alberi dipinti di un verde scurissimo e le rimiriamo una volta di più …

Vecchie Colonie abbandonate tra Valverde e Cesenatico – settembre 2020 – foto TT

Vecchie Colonie abbandonate tra Valverde e Cesenatico – settembre 2020 – foto TT

Dario Argento avrebbe potuto usare queste location per uno dei suoi film horror.

Vecchie Colonie abbandonate tra Valverde e Cesenatico – settembre 2020 – foto TT

Vecchie Colonie abbandonate tra Valverde e Cesenatico – settembre 2020 – foto TT

Vecchie Colonie abbandonate tra Valverde e Cesenatico – settembre 2020 – foto TT

Il punto di arrivo è ancora la Colonia dell’Agip by night. Solo l’ingresso è illuminato, il resto è avvolto nell’oscurità. Le geometrie tipiche dello stile legato al razionalismo di Le Corbusier, messe in scena dall’architetto bolognese Giuseppe Vaccaro nel 1937, danno un senso di contemporaneità obliqua, i pilotis, quegli esili colonnini, la cui funzione è quella di isolare la residenza dal terreno, sollevano la casa dal suolo, gli spazi vengono sottratti all’umidità del terreno e hanno luce ed aria, le finestre a nastro … un sapore al contempo moderno e retrospettivo.

La Colonia dell’Agip di Cesenatico di notte – settembre 2020 – foto TT

La Colonia dell’Agip di Cesenatico di notte – settembre 2020 – foto TT

La Colonia dell’Agip di Cesenatico di notte – settembre 2020 – foto TT

La Colonia dell’Agip di Cesenatico di notte – settembre 2020 – foto TT

La Colonia dell’Agip di Cesenatico di notte – settembre 2020 – foto TT

Ci fermiamo un momento sulla spiaggia avvolta dalle tenebre, Cesenatico appare lontana,

Cesenatico in lontananza di notte – settembre 2020 – foto TT

squarci di blu strappano la trapunta nera del cielo, meglio tornare in hotel.

Tra Cesenatico e Valverde by night – settembre 2020 – foto TT

L’indomani la giornata è splendida, il mare è una meraviglia, quello che frega la riviera Adriatica è la sabbia scura del fondale, vi fosse quella bianca l’effetto a volte sarebbe quello della Sardegna

Greendale sea – settembre 2020 – foto TT

io e la pollastrella ci concediamo un lungo bagno, il mare è tutto per noi, la pace interiore raggiunge il clou, sento le tossine delle stress lasciare il mio animo.

Greendale sea – settembre 2020 – foto TT

La sera la passiamo a Cesenatico, in quel luogo incantato che è il Porto Canale progettato da Leonardo Da Vinci

Porto Canale di Cesenatico – settembre 2020 – foto TT

Tra le vecchie abitazioni ormai ristrutturate che furono dei pescatori vi è ancora qualche angolo pieno di concretissimo blues,

Porto Canale di Cesenatico – settembre 2020 – foto TT

classico selfie sul ponte,

Moonlight in Cesenatico: Rock Girl & Blues Man – Porto Canale di Cesenatico – settembre 2020 – foto TT

Porto Canale di Cesenatico – settembre 2020 – foto TT

e davanti al mini traghetto che porta i turisti da una parte all’altra del canale (durata viaggio 30 secondi).

Moonlight in Cesenatico: Rock Girl & Blues Man – Porto Canale di Cesenatico – settembre 2020 – foto TT – settembre 2020 – foto TT

Non potevano mancare le puntate al Kartodromo Happy Valley di Cervia. Due serate, quattro gare, quattro vittorie di Saura. Dopo due anni che non correva in kart. Non finisce mai di sorprendermi. Stavolta non ci sono femmine in gara, solo maschi, e lei li batte tutti, sempre! Sono parecchi anni che veniamo da queste parti, l’ho portata all’Happy Valley spesso, quante gare avrà fatto qui, 20? 25? in due/tre occasioni è arrivata seconda, in tutte le altre prima.

Saura at the races – Kartodromo Happy Valley – Cervia settembre 2020 – foto TT

Saura at the races – Kart n.44 – Kartodromo Happy Valley – Cervia settembre 2020 – foto TT

La osservo quando mi sfreccia davanti, la sua postura dice tutto: talento, determinazione, follia. Una vera speed queen.

Saura at the races – Kartodromo Happy Valley – Cervia settembre 2020 – foto TT

L’ultimo giorno porta sempre un po’ di malinconia, l’ultimo sole, le ultime letture, l’ultimo pranzetto sulla spiaggia. La sera festeggiamo la riuscita della mini vacanza con i favolosi krapfen delle Tre Palme, una pasticceria che serve i bomboloni caldi più buoni che io abbia mai sentito dalle 21,30 in poi. Tutti gli anni, a qualunque ora della sera (sia che si arrivi alle 21,30 che alle 2 di notte), c’è la fila per entrare, e quando scrivo fila intendo fila. Minimo 20 minuti d’attesa, ma ne vale la pena.

Greendale – settembre 2020 – foto TT

La mattina del ritorno attraversiamo un pezzo di Romagna prima di prendere l’autostrada, i pini marittimi, i colori pigri dei paesini dell’entroterra … la mia regione non sarà forse la più bella ma ne sono molto innamorato. Uno stop a Nonatown per raccattare i gatti (Minnie rifà l’en plein durante il tragitto verso casa) ed eccoci arrivati. Dopo la prima sgambata nelle campagne Minnie torna in casa ancora un po’ frastornata dai cambiamenti dell’ultima settimana,

Minnie – Settembre 2020 – foto TT

mentre Palmiro polleggia davanti alla porta di casa.

Palmiro – settembre 2020 – foto TT

Io sono tranquillo, se non altro anche in questi tempi difficili e precari mi sono fatto qualche giorno di mare, così metto su qualcosa nello stereo e ritorno al solito tran tran blues, ovvero vivere nel mio mondo immaginario.

I won’t have to worry
Take me, take me
Promise not to wake me
‘Till it’s morning
It’s all been true

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