Archivio | Tim’s blues RSS feed for this section

Walking blues

29 Mar

Sopravvivere, ecco cosa si cerca di fare di questi tempi, sopravvivere al futuro che appare più tenebroso che mai, con la salute che pare alla mercé – oltre che del proprio DNA – di questo nemico inavvertibile chiamato covid19, con la situazione lavorativa e quindi il futuro economico che sembra sotto la cappa di cieli cupi e neri come la pece.

photo Lanah Nel

Possono aiutare i due passi fatti lungo la stradina campagnola chiusa in cui si abita; non s’incontra nessuno se non qualche riccio che curioso annusa la primavera, qualche lepre che furtiva s’invola nelle vigne non appena ci si avvicina e il gattino nero che come ogni giorno – accoccolato sul pratino dinnanzi la casa di un vicino – osserva il suo piccolo mondo.

Possono aiutare vecchi cofanetti Chess di Muddy Waters, dove anche pezzi meno noti come Evans Shuffle riescono a dare quella carica necessaria per rimettersi in moto, d’altra parte lo diceva anche Johnny Cash … get rhythm when you got the blues.

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Non è consigliabile stare troppo attaccati alle TV generaliste … la Rai è inondata da programmi a carattere religioso, sembra più la tivù di stato del vaticano che quella di una Repubblica che dovrebbe essere laica e scevra da certi condizionamenti e superstizioni, e le altre tivù commerciali hanno già fatto sufficienti danni negli ultimi quarant’anni per regalargli altro tempo.

La protezione civile snocciola ogni giorno cifre inquietanti, il governo cerca di fare del suo meglio mentre le opposizioni si rivelano ancora un volta quello che sono. Il Presidente della Repubblica Mattarella, come spesso capita, sembra il più lucido, al contempo istituzionale ed empatico, luce guida di un paese in affanno ma che comunque prova a dare il meglio di sé in una situazione difficilissima. Non mancano le pecche tipiche di noi italiani, ma non si può non notare una maturità per certi versi inaspettata da parte di un grossa fetta della popolazione.

Sì perché non è poi che nelle altri parti d’Europa e del mondo stiano facendo granché meglio … basti pensare alle parole e ai comportamenti del premier inglese, del presidente americano, del presidente brasiliano e di altri leader sparsi qua e là. L’Europa poi è a un bivio, se il nord si intestardisce sulle algide ed egoistiche posizioni su cui si sta arroccando, sarà la fine di quel progetto (non del tutto riuscito) che faticosamente si è cercato di tenere in piedi dal 2002 (se non proprio dalla sua nascita, il 1957).

E’ bene provare ad essere cittadini coscienziosi, anche se a volte si ha l’impulso di ritirarsi e andare a dissolversi in una valle innevata e magari giocare a fare Jeremiah Johnson.

photo Albert Laurence

Ma poi si torna sulla terra, come si può pensare di tenere testa a Corvo Rosso con le proprie Adidas (o Puma), i propri fularini (foulard) e con l’abbonamento a Netflix di cui sembra non si riesca più fare a meno?

Così, non resta altro che bardarsi come meglio si può e uscire (per la prima volta in 20gg) a fare la spesa.

Tim pronto per la spesa – Marzo 2020 – foto Saura T.

Nessuna macchina in giro per le stradine di campagna, qualche veicolo per le strade della città, poca gente al centro commerciale. Il parcheggio al coperto poco illuminato, a parte il supermercato tutti gli altri negozi chiusi, gli avventori in fila distanziati un paio di metri gli uni dagli altri per entrare (5 alla volta). Atmosfera da The Walking Dead. E chi l’avrebbe detto che si sarebbe vissuto un periodo come questo?

Centro Commerciale Ariosto – Regium Lepidi – Marzo 2020 – foto TT

Come ogni donna e uomo di blues che si rispetti si cerca dunque di passare il tempo come meglio si può: facendo un poco di esercizio fisico, leggendo, ascoltando LP, mettendo le mani sul manico della Les Paul, guardando serie TV e scrivendo i nostri writes of springtime alla luce aranciata del pomeriggio.

La luce aranciata del pomeriggio – Domus Saurea marzo 2020 – foto TT

I woke up this morning, feeling round for my shoes
Know ‘bout ‘at I got these, old walking blues
Woke up this morning, feeling round for my shoes
But you know ‘bout ‘at I, got these old walking blues

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

SERIE TV: The Outsider (HBO 2020) / The English Game (Netflix 2020)

Quest’oggi ne segnaliamo un paio:

  • The Outsider è tratta da un libro di Stephen King, ed è una serie fatta bene. Mistero, horror e spavento.

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

  • The English Game pare un po’ retorica, ma parla degli inizi del Football – là in Britannia sul finire dell’epoca vittoriana – e dunque l’abbiamo guardata con piacere

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

In casa a guardar film e a cercare di lenire i blues

Sky, Netflix, Prime Video, Disney Plus (sì, la pollastrella ha voluto anche questo, per la bazza legata a Star Wars), Tim Vision, Raiplay … ce ne sono di posti dove stanare il film giusto, ma in quei giorni in cui tra le decine di film a disposizione non se ne riesce a trovare nemmeno uno che faccia al caso proprio (esattamente come quando si rimane imbambolati davanti alle centinaia di LP, CD o musicassette senza sapere che titolo scegliere) ecco che si rispolvera IL film, quello in cui i tre uomini diversi che siamo si fondono, si completano e si trasformano nell’uomo che vorremmo essere.

Guardare IL film – Domus Saurea marzo 2020 – foto TT

Jeremiah Johnson

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Perché Tony Banks ha quasi sempre evitato di suonare dal vivo l’introduzione di Firth Of Fifth

Gli uomini di blues ogni tanto si domandano perché Tony Banks, il fighetto da scuola privata Charterhouse School che voleva pezzi del suo gruppo in classifica, fosse così restio a suonare dal vivo l’introduzione di Firth Of Fifth, bellissimo pezzo contenuto nell’album dei Genesis Selling England By The Pound. Ad un certo punto – diciamo più o meno dal 1976 – le performance dal vivo del brano persero la famosa intro di piano e iniziarono di colpo col cantato di Collins (che fu di Gabriel). Il fatto è che Tony Banks, musicista che faceva parte di una delle 3/4 più grandi band di prog rock del mondo, dal punto di visto tecnico era un gradino (forse due o tre) sotto Keith Emerson o Rick Wakeman, i veri assi della tastiera. Pur suonando l’intro col clavinet e piano elettrico l’esecuzione non è mai stata cristallina, bensì un po’ scolastica e pasticciata e dunque meglio tagliarla e riproporla solamente nel mezzo del pezzo con l’aiuto del suono pompato delle tastiere.

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Niente di male, il Rock per fortuna non è una scienza esatta, Tony Banks e i Genesis (1970-1977) ci piacciono da morire, ma in questi giorni sospesi e passati a casa per noi uomini di blues diventa quasi naturale cercare il pelo nell’uovo. E poi, visto che non siamo teneri con il Dark Lord e con i LZ post 1973, giusto esserlo anche con gli altri musicisti/gruppi.

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Tiny Tim: born performer (as Jeff Wilson says)

Ritroviamo certe nostre foto che pubblichiamo su FB. Il nostro amico dell’Ohio Jeff Wilson le commenta con un “born performer” … e niente, ci ha fatto molto ridere.

Tim centurione romano – secondo da sinistra

When I was a cosmonaut – Blond Boy Tim, first row, third from right

Sul piatto della Domus

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

May the Dark Lord watch over you

L’emergenza continua, donne e uomini di blues che vi arenate ogni tanto su questo blog, continuate a prestare la massima attenzione. Tenente alta la guardia, non perdete il sorriso e la fiducia nel futuro. Ne usciremo. Sino ad allora restiamo concentrati. Che il Dark Lord ci protegga.

TDL live in USA 1977 b – photo Neil Preston

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Il blues al tempo del dispera

18 Mar

Bloccati in casa, i più fortunati in smart-working, con il Covid19 che aleggia sulle nostre città, campagne e anime. Situazione che sembra surreale ma che invece è quella con cui dobbiamo confrontarci ogni giorno. Le cifre delle persone positive, di quelle guarite e di quelle morte, gli americani che fanno la la fila davanti ai negozi di armi, un discreta fetta di italiani che se ne frega e cazzeggia per strade e metropolitane senza un motivo preciso, la grande preoccupazione della crisi economica che arriverà, il posto di lavoro a rischio, i campionati di calcio sospesi, gli Europei spostati di un anno, lo spread che s’impenna, le borse che vanno giù. Bergoglio che passeggia per le strade di Roma per andare a pregare davanti a un crocifisso “miracoloso”, l’ex vicepresidente del consiglio – quello che Andrea Scanzi definisce “il cazzaro verde”  – che fa una passeggiata con la sua fidanzata invece di stare a casa e attenersi alle regole, il modulo dell’autocertificazione che compiliamo quelle rare volte che dobbiamo uscire a fare la spesa o andare in farmacia. I capelli che crescono, la barba che non viene fatta, l’inquietudine che aumenta. Pur restando razionali, con i piedi per terra e sicuri che tutto questo prima o poi passerà, non ci resta altro da fare per il momento che suonare Autumn Lake nell’angolino preferito della Domus Saurea.

Autumn Lake at the Domus – foto Saura T.

Autum Lake al minuto 03:21

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

SERIE TV: I Delitti Del Valhalla

Un detective di Oslo con un passato doloroso torna in Islanda per aiutare una scrupolosa poliziotta a dare la caccia a un serial killer legato a una misteriosa foto.

Con:Nína Dögg Filippusdóttir,Björn Thors,Bergur Ebbi / Creato da:Thordur Palsson

Appassionato come sono di Nordic Noir non potevo perdermi questa nuova serie islandese, serie che consiglio caldamente.

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Doppiatori che non sanno niente di Rock e di Blues

Nel weekend mi sono riguardato il film Blues Brothers e ancora una volta non ho fatto che scuotere la testa quando il doppiatore fa dire a Elwood “E suonavi l’arpa in cantina”. Possibile che nessuno si fosse chiesto: ma un musicista blues suona l’arpa in cantina? Il fatto è che nel sud degli Stati Uniti la armonica veniva chiamata anche mouth harp, French harp o più semplicemente harp. Il primo nome dell’armonica fu Aeolina (termine che discende dal dio del vento Eolo), strumento poco più che rudimentale composto da qualche canna attaccata ad una placchetta su cui si poggiavano le labbra del suonatore. I suoni erano così dolci e celestiali che venne soprannominata l’Arpa di Eolo. Altro nomignolo che le fu dato è Mouth-harp, arpa a bocca. Da lì, a chiamarla semplicemente arpa il passo fu breve. E’ chiaro che se però in italiano la traduci semplicemente con arpa, la cosa si fa surreale.

Sempre nello stesso film trovo insopportabile – nel doppiaggio italiano – che Jake Joliet Blues (John Belushi insomma) venga chiamato Jack da tutti. Jack (pronuncia gec) è diminutivo di John, Jake (pronuncia geeic) è il diminutivo di Jacob. I dettagli sono importanti, per la miseria!

La giacca gialla dell’Adidas di Brian May nel film Bohemia Rhapsody

Mi sono riguardato anche Bohemian Rhapsody (per la terza volta) e mi sono soffermato sulla giacchetta gialla Adidas che fanno vestire a Brian May. Ne ho subito cercata una ma sul sito italiano di Adidas non è disponibile. Ne ho trovata una su un sito canadese, sono stato ad un passo dall’ordinarla, ma poi il buonsenso è prevalso: pur avendo vuoti esistenziali da riempire, il prossimo futuro sarà durissimo, non è tempo per darsi a spese del genere, maledizione.

Così, in mancanza d’altro sono andato in soffitta a dare un’occhiata alle mie scarpe a tre strisce.

Adidas ne abbiamo?
(Ripostiglio blues) – foto TT

Smart Working Blues

Si lavora giocoforza da casa. Sensazione strana. Metto comunque la sveglia, faccio solo una pausa di 10 minuti al mattino e al pomeriggio, cerco di essere ancora più ligio al dovere di quello che sono. Tra le cose positive il tempo risparmiato del viaggio casa-lavoro-casa (1,30 ore al giorno se va bene) e il fatto che se smetto di lavorare alle 17:30, alle 17:35 son già lì che metto un long playing sul piatto.

Tim – Smart Working blues – marzo 2020

Springtime of my blues

Primavera dunque anomala questa passata ai domiciliari. Per fortuna posso passeggiare per le stradine deserte che ci sono vicino alla Domus.

Osservo l’Uomo Morto (il profilo del Monte Cusna, seconda cima dell’Appennino settentrionale con i suoi 2.121 metri) …

L’uomo morto (Cusna) – View from the Domus – foto TT

Il Prunus cerasifera (il marusticano insomma) ormai in fiore …

Cagnetti (Marusticani) in fiore – Domus Saurea marzo 2020 – foto TT

la pollastrella che inizia a sistemare l’orto …

Saura inizia a sistemare l’orto: è primavera – foto TT

e la piccola Minnie in una delle sue rare uscite.

Minnie nell’orto – foto TT

Anche se i tempi sono difficili, è arrivata la primavera.

Tenere il blues a distanza

A furia di pubblicare foto di liquori c’è chi penserà che sono un alcolizzato; fortunatamente non lo sono, non bevo spesso, ma quando lo faccio mi piace farlo bene e con i miei nettari preferiti: bourbon di New Orleans e Rum. E così nei weekend un bicchierino dopo pranzo me lo sparo con piacere, a maggior ragione in queste settimane deprimenti.

Southern Confort alla Domus – Marzo 2020 – foto TT

Rum delle Canarie alla Domus – foto TT

Sul piatto della Domus

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Take care

Bene, siamo giunti alla fine di questo ennesimo post miserello, mi raccomando a voi donne e uomini di blues che leggete questo blog: cautela, mente fredda, razionalità e distanze di sicurezza. Ne usciremo, ma nel frattempo non facciamo cazzate. E come direbbe il piccolo Tim Cratchit in Canto di Natale di Dickens: “che il Dark Lord ci benedica tutti, ognuno di noi!”

 

 

Still alive and well (Absence blues)

7 Mar

In questi ultimi giorni mi sono arrivati messaggi di alcuni lettori del blog che si dicono preoccupati per il lungo silenzio, per l’inattività, per il blues dell’assenza. Ne riporto uno su tutti “Tutti i giorni apro il tuo blog, ma non scrivi più? Guarda che ti seguo sempre, dal 2011, sul blog, e poi il tuo diario … mi manca.”

Ringrazio tutti, di cuore. Il fatto è che il cambio di lavoro (dell’estate scorsa) ha modificato la mia vita, naturalmente non ho più la libertà che avevo un tempo e questo mi porta a dedicare meno tempo al blog, alla lettura, alla scrittura, alla chitarra, alla band. Di solito torno a casa tardi, una doccia, una piatto di pasta, un serie TV e poi a letto. Per un uomo di blues di una incerta età essere costretto a cambiar lavoro, per incompatibilità di visioni e vedute e in pratica ricominciare da zero in una unità produttiva di una grande azienda, è un passo non esattamente semplice da compiere. Ci si ritrova in un vortice mica da ridere che condiziona poi immancabilmente la vita privata. Intendiamoci, grato sono alla azienda che ha raccolto l’uomo di blues caduto nel mare che sono, dico solo che un cambiamento del genere genera forti scossoni. Detto questo, oggi (sabato) mi son svegliato alle 5 coi vostri messaggi in testa, così poco dopo mi son messo qui al computer per riprendere il discorso interrotto un mese fa. Già una assenza discretamente lunga, ma a tratti credo fisiologica per un blog in vita ormai da più di nove (nove!) anni. A proposito, non appena ho scritto assenza mi è subito tornato in mente un oscuro bootleg dei LED ZEPPELIN, bootleg che posseggo da quattro decenni la cui copertina ha (s)formato ciò che sono … e poi uno si chiede perché si diventa uomo di blues …

https://www.popsike.net/Led-Zeppelin-Absence-Toasted-2LP/261909111511.html

LZ bootleg Absence

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Quindi ancora grazie a tutti per il gentil pensiero, come vedete sono ancora vivo e vegeto, Still Alive And Well per citare il mio amato Johnny Winter e l’omonimo pezzo scritto da quel rinnegato di Rick Derringer e apparso sull’album omonimo del 1973 di quello che considero il trio Rock (guitar based) a me più caro: Johnny Winter chitarra e voce, Richard Hughes alla batteria, Randy Jo Hobbs al basso; qui dal vivo in studio:

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Netflix vuole fare la serie tv dell’Eternauta

Ragazze e ragazzi, che notizia. Uno dei fumetti che ho amato di più, laggiù negli anni settanta, pubblicato per la prima volta da Lanciostory. Una vera meraviglia. Speriamo davvero l’idea si concretizzi.

ETERNAUTA

https://www.fumettologica.it/2020/02/eternauta-netflix-serie-tv/?fbclid=IwAR2gVaMP4t-1S1bd_Cu0rHO5VBXwuj2pSHWW_rWklVysjvDs7zURzhN2igs

SERIE TV: Black Spot (Zone Blanche)

Serie franco-belga e davvero magnifica. Un poliziesco tra esoterismo e soprannaturalità trasmesso da Amazon TV/Netflix. Non è roba per mammolette, bensì peer uomini e donne di blues pronti a tutto. Da vedere assolutamente. Attori bravissimi, soggetto riuscitissimo, serie fighissima. Whole lotta hyperboles lo so, ma questa serie le merita tutte.

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Nella mitologia celtica, Cernunnos era lo spirito divinizzato degli animali maschi cornuti, specialmente dei cervi, un dio della fecondità, della virilità, della caccia, della guerra, dell’abbondanza, degli animali, della natura selvaggia e anche della morte e l’oltretomba

SERIE TV: River

Miniserie britannica trasmessa dalla BBC e qui in Italia da Netflix con protagonista il grande Stellan Skarsgård: nella parte appunto di John River, tenente pieno zeppo di blues. Anche questa la consiglio caldamente.

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

SCARLET PAGE PHOTOGRAPHY

Benché la nostra Scarlet (“nostra” in quanto figlia del Dark Lord) sia una brava fotografa musicale dal piglio moderno e attuale, a volte trae ispirazione dalla sua legacy personale… qui sotto una sua bella fotografia dei Black Velvets che fanno il verso ad un gruppo che qui amiamo moltissimo, il cui secondo album capeggia anche nel logo di questo blog disgraziato. Ad ogni modo, brava Scarlet, mi piace molto questo tocco moderno legato in qualche modo al passato stellare degli anni settanta.

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

bad-company-straight-shooter-8-ab

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Cat tales alla Domus

La vita coi gatti qui alla Domus Saurea continua in maniera più o meno idilliaca. Minnie si è ripresa perfettamente dall’operazione ed è tornata ad essere la solita gattina innamorata di me. Non appena entro in camera lei corre, salta sul letto, si sdraia e reclama la sua dose di coccole. Vuole sentirmi vicino  e che la rassicuri sul fatto che non la lascerò mai. La sera poi non vede l’ora che sia tempo di andare a letto, appena mi corico, mi salta sul petto, si sdraia su di me e sta lì a fissarmi, rendendomi difficoltosa le lettura dei libri. è una gattina straordinaria, piena di blues ma sempre pronta a dimostrami il suo affetto. Sono un umano fortunato e grato al dio del Blues che la ha (so)spinta ad approdare qui circa sei mesi fa.

Tim & Minnie in the night -autoscatto

Minnie – autunno 2019 – foto TT

Strichetto, Raissa, Ragni e Spavve stanno bene; come sempre Palmiro, il capo colonia, domina e controlla il territorio. Da un po’ gironzola qui intorno un altro gatto nero più grosso di lui, ma Palmir è impavido e lo scaccia regolarmente. Quando è in casa non perde occasione per infilarsi in ogni scatola vuota disponibile.


Insomma, la vita con sei gatti qui alla Domus Saurea continua.

KEN PARKER con La Repubblica – L’Espresso

Continuano le uscite della bella edizione a cura di La Repubblica – L’Espresso del fumetto Ken Parker, personaggio creato da Berardi e Milazzo negli anni settanta da sempre nel nostro cuore ed ispirato al Robert Redford del film Jeremiah Johnson. Spero che guardando queste belle copertine qualche lettore o lettrice -ancora ignaro/a di cosa si stia perdendo- sia attratto/a e decida di provare così ad acquistare questo caposaldo del fumetto d’autore italiano, magari per poi aggiungersi al piccolo esercito dei 25.000 kenparkeriani di ferro di cui mi vanto di far parte.

Ken Parker – edizione La Repubblica-L’Espresso 2020

Ken Parker – edizione La Repubblica-L’Espresso 2020

Ken Parker – edizione La Repubblica-L’Espresso 2020

Foto fighe dei Led Zeppelin: Copenhagen 1979

Scovo sul web alcune foto dei LZ che non avevo mai visto. Sono scatti offstage del luglio del 1979, la band si trovava a Copenhagen per un paio di show più o meno segreti vissuti come warm up ai due concerti di Knebworth del 4 e 11 agosto 1979. Trattasi tra l’altro – questi di Copenhagen – dei concerti migliori del gruppo nel periodo 1979/1980.

LZ Copenhagen july 1979

LZ Copenhagen july 1979

LZ Copenhagen july 1979

LZ Copenhagen july 1979

Led Zeppelin Copenhagen 24-7-1979

Led Zeppelin Copenhagen 24-7-1979

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Sul piatto della Domus

Warren Zevon

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

def leppard hysteria

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

aaron copland

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Il blues al tempo del virus

Sono settimane strane queste a causa del Covid19, come mi ha scritto il nostro Polbi in un messaggio “…speriamo bene. Sembra qualcosa a metà tra un fumetto di Dylan Dog e una commedia italiana un po’ surreale degli anni settanta”. Vi raccomando cautela, rispetto delle disposizioni sanitarie, razionalità e piedi per terra. Passerà anche questa ma temo serviranno ancora un paio di mesi prima di scorgere qualche segnale positivo. Nel frattempo speriamo che questo virus maledetto non faccia troppi danni, da tutti i punti di vista. Teniamoci a distanza ma stretti.

 

NB: i termini inglesi usati vanno letti in senso ironico. Non siamo puristi, ma per questo blog l’italiano e le altre lingue romanze continuano ad essere le più belle del mondo. Grazie. Merci. Gracias. Obrigado. Mulțumesc.

 

The hen blackbird days melancholy blues (Malinconia dei giorni della merla )

9 Feb

The days of the hen blackbird (i giorni della merla insomma) sono passati, secondo la credenza sarebbero i giorni più freddi dell’anno ma, non essendoci nessuna prova scientifica, il tipetto rompiscatole che sono se ne infischia; il fatto che conta è che siamo ormai in febbraio, uno dei mesi neutri che mi dispongono in un blue mood indefinito.

Antique illustration of Blackbird (Turdus merula)

Succede anche a Polbi, il nostro inviato giramondo che cerca di dipanare la sua vita tra Detroit, Roma (♥) e U Scigghiju. L’ho sentito l’altra sera e mi diceva che febbraio proprio non lo regge, che grazie a questo mese ha l’animo indolente; gli ho risposto che essendo al momento nel posto in cui era non poteva aspettarsi nulla di diverso: Scylla dopotutto è la cagna, il mostro misterioso responsabile delle tempeste che rendono difficilissima la vita dei naufraghi come noi. Già abbiamo i nostri blues feroci, se poi dobbiamo anche tener testa a – come scritto nell’Odissea –  una ninfa marina che per gelosia fu trasformata da Circe in un mostro mentre faceva il bagno in una caletta presso Zancle (l’odierna Messina) e che al posto delle gambe aveva sei teste di cane che latravano e lunghe code di serpente beh allora possiamo chiudere baracca e burattini e andarci a dissolvere in cometa. Per fortuna che esistono i Led Zeppelin e il Southern Comfort … metti su Physical Graffiti e ti versi due dite del nettare degli dei made in New Orleans e la prospettiva della vita cambia in maniera radicale.

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

KEN PARKER BLUES

La Repubblica ha iniziato a ripubblicare Ken Parker, per chi scrive il fumetto dei fumetti, personaggio cardine per la vita spirituale di questo blog. Soliti remaster per spillare soldi ai 25.000 kenparkeriani italiani che dal 1977 vivono in sintonia con Lungo Fucile, o fisiologiche ristampe atte a mantenere viva la cultura, il bel disegno e l’arte dello scrivere? Io non ho dubbi. L’unico appunto che faccio a Repubblica è aver iniziato con uno speciale come Un Principe Per Norma, numero difficile e fuori dalla strada classica di Ken, numero che potrebbe spingere i meno coraggiosi a non continuare la raccolta. Ad ogni modo chi, tra le donne e gli uomini di blues, volesse provare lo Utah blues di cui ogni tanto parliamo su questo blog, quel Jeremiah Johnson feel a cui siamo tanto affezionati, può gettarsi a capofitto tra le pagine di questo fumetto straordinario, magari saltando il primo numero appunto.

Ken Parker fumetto

TT – Domus Saurea Feb 2020

4 ANNI SENZA BRIAN

Il 5 febbraio scorso non è stato un giorno semplice, benché fossero già passati quattro anni dal lungo viaggio intrapreso da Brian verso le profondità cosmiche, ho avuto momenti di commozione fortissima. Mi sono pure nascosto nel bagno dell’ufficio per celare gli occhi umidi che a stento trattenevano grosse e calde lacrime. Nell’occasione sono rispuntate due sue vecchie foto scattate presumibilmente tra la fine degli anni quaranta e l’inizio degli anni cinquanta, vederlo così giovane, carico e con quell’aria da badass – come direbbero gli americani – sorrido e mi chiedo se io abbia mai davvero capito e saputo chi cavolo era mia padre. Ad ogni modo, I miss you old man Brian.

Il giovane Brian – fine anni 40 / inizio anni 50

Il giovane Brian – fine anni 40 / inizio anni 50

I RAGAZZI DELLA VIA PO

Ormai sette mesi passati nel nuovo posto di lavoro. Continuo ad essere immerso in un vortice lavorativo che ha dell’incredibile. A pranzo di solito vado in mensa con altri quattro smandrappati, due li conoscevo già dai miei dieci anni precedenti passati nell’azienda in questione tra il 1989 e il 2000, e di due ho fatto la conoscenza nel luglio scorso. Uno tra l’altro lavora nello mio stesso ufficio. Il nostro è un rapporto maschio, ci sfottiamo a vicenda, non appena abbiamo un qualsivoglia atteggiamento delicato scatta il “sei una nuffia” alternato a “sei una nasa“, sciocchi atteggiamenti un po’ maschilisti che però non hanno nulla a che vedere con l’omofobia, giochiamo semplicemente a fare i vecchi emiliani di una volta (e a proposito: tempo mi hanno chiesto “Tim, tu ci vai a sciare” e io “An s’è mai vest Johnny Winter andèr a scièr” … non si è mai visto Johnny Winter andare a sciare… e adesso anche loro sanno chi è e nominano spesso il Texas Tornado).

Ad ogni modo non sono appassionati di musica come lo siamo noi frequentatori di questo blog, la musica non è certo il punto focale delle loro vite, dunque spesso parliamo di calcio, di fighe, di serie TV, di politica e di acquisti online di sportwear fatti per riempire vuoti esistenziali.

Qualche settimana fa – mentre attorno ad un tavolo stavamo degustando le prelibatezze della Mensa Rita della Polisportiva Corassori – chiedo ad ognuno di loro “Ma insomma, si può sapere quali sono i vostri film e i vostri artisti o gruppi preferiti? E non tirate fuori nomi e titoli da nuffie … “.

MrPappa sceglie Blade Runner e Lucio Dalla, Mr Pavlèn C’era Una Volta In America e i Pink Floyd, MrCasalgrandeUberAlles Pulp Fiction e gli U2 e infine MrMyBestFRiend sceglie Il Diritto di Contare e David Bowie. Quest’ultimo poi l’altro giorno a pranzo mi chiede se conosco i Primal Scream. Oh, e io che credevo di uscire con degli squinternati senza speranza!

 

PS: A loro volta mi chiedono le mie scelte e io naturalmente rispondo Jeremiah Johnson e Led Zeppelin. I Led Zeppelin anche anche ma l’impressione è che non sappiano proprio cosa sia il film Jeremiah Johnson … smandrappati, cazzo!

RIEMPIRE VUOTI ESISTENZIALI ACQUISTANDO SUI SITI DI ADIDAS, PUMA E DIADORA

Il blues degli acquisti online di indumenti e scarpe sportivi per il lifestyle quotidiano per cercare di riempire vuoti esistenziali è sempre ben presente qui alla Domus Saurea. Dopo aver visto Rocket Man, il film su Elton John, ho preso una sbandata per la Puma, rapporto però interrotto al secondo ordine quando il pacco a me indirizzato non è mai arrivato. Il corriere UPS – che sulla pagine della sede locale UPS ha recensioni terribili – dice che il pacco è stato consegnato a “Tirelli”, ma a me o ai mie vicini nessuno ha mai portato nulla. Ho scritto alla Puma, stanno investigando ma dopo 15 gg ancora non ho notizie benché io continui ad incalzarli. Non sono figlio di 100 euro ma è una cosa che mi fa incazzare, sto anche pensando di rivolgermi alla Federconsumatori o a un avvocato. Ho virato allora sulla Diadora, con risultati soddisfacenti. Mi sono imposto però di non fare nessun ordine in febbraio. Devo smetterla con questi atteggiamenti ossessivi-compulsivi per dio (per Page, insomma)!

RIVISTE D’AERONAUTICA

Ieri, sabato, diretto alla Coop per la spesa settimanale con la pollastrella, mi fermo in quella che sta diventando la mia edicola di riferimento di Regium Lepidi. Compriamo i soliti tre quattro etti di fumetti, un paio di quotidiani e facciamo due chiacchiere con l’edicolante circa i prodotti che ha in vendita e che sono prodotti dalla azienda per cui lavoro oggi. Usciamo, do un’occhiata alle vetrate dell’edicola e noto che sono piene di riviste che parlano di aeronautica. Ma c’è davvero un pubblico per quel tipo di riviste? Ci sono realmente appassionati che si interessano di quelle cose? Evidentemente sì, è solo che io sono così preso dai miei interessi che quelli degli altri mi sembrano alieni. Povero me.

EDICOLA -Regium Lepidid – foto TT

EDICOLA -Regium Lepidid – foto TT

LIBRI SUL COMODINO

Niente, ogni sera prima di andare a dormire do un’occhiata sulla pila di libri che ho sul comodino e mi addormento contento.

LIBRI DA LEGGERE – Domus Saurea feb 2020 – foto TT

CAT TALES AT THE DOMUS

Minnie è stata sterilizzata, era andata in calore ed era diventata ingestibile. Dopo due giorni di digiuno oggi ha iniziato a mangiare qualcosa e a bere, ma è ancora sofferente e mi guarda come se si sentisse tradita. Cerco di dirle che è un brutto mondo e che lo abbiamo fatto per il suo bene, ma non sembra convinta. Adesso è qui di fianco a me, mentre scrivo queste righe miserelle lei se ne sta accovacciata a stemperare chissà quali blues.

Minnie – febbraio 2012- foto TT

Stricchi la abbiamo data per un paio di settimane ad una amica, con Minnie in queste condizioni sarebbe stato troppo pericoloso averla qui visto che la Stricchi ha l’istinto del killer verso le altre gatte, soprattutto la MInnie appunto.

Stricchi vs il ragno assassino – foto TT

Palmir invece è il solito gatto sentimentale. Durante tutto il giorno pattuglia i suoi territori rincorrendo e scacciando gli altri gatti maschi che ci sono nei dintorni, ma alla sera appena mi vede sul divano viene a sdraiarsi sul mio petto in cerca di risposte che io non so dargli: chi siamo, dove andiamo, che cazzo ci facciamo su questo pianeta nel buco del culo dell’universo. Palmir è un vero gatto blues.

Tim e Palmiro – Domus Saurea feb 2020 – autoscatto

Sitting and Thinking – Palmiro – Domus Aurea feb 2020 – foto TT

MEADOW’S LITTLE CHURCH

Mattina di gennaio, sulla Sigismonda percorro le blue highway (le strade basse insomma) diretto al lavoro. C’è foschia, freddo e una trapunta di nubi che copre il cielo. Sullo sfondo osservo la chiesetta di Prato, piccola frazione di Corrigium. Mi fermo a fotografarla. Trattando un po’ questo scatto con filtri particolari potrebbe diventare la copertina di un disco dei Black Sabbath, secondo me.

La chiesa di Prato (Regium Lepidi) – Gennaio 2020 – foto Tim Tirelli

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

JOHN PAUL JONES’ Becvar 8 string bass

Del basso Alembic (in realtà un Becvar) abbiamo già parlato in passato (vedi link qui sotto) ma il suo fascino continua a colpirmi molto, soprattutto se scopro una nuova foto mai vista prima d’ora. Che meraviglia di basso.

JOHN PAUL JONES’ Becvar 8 string bass – LZ Rotterdam giugno 1980

https://timtirelli.com/2016/09/10/john-paul-jones-becvar-8-string-bass/

SUL PIATTO DELLA DOMUS

Sullo stereo della Domus – Jeremiah Johnson Soundtrack

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Sul piatto della Domus – foto TT

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Sul piatto della Domus – foto TT

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Sul piatto della Domus – foto TT

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Sul piatto della Domus – foto TT

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Sul piatto della Domus – foto TT

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

SOLE ROSSO ALLA DOMUS

Febbraio però può anche essere suggestivo, ci sono certe albe rosse qui alla Domus mica da ridere, albe che riportano alla mente i Bad Company The sky is burnin’, I believe my soul’s on fire.

SOLE ROSSO ALLA DOMUS – FEBBRAIO 2020 – foto TT

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

THE DERBY IS COMING

Stasera ci sarà il derby di Milano, gara sempre particolare per un cuore nerazzurro come il titolare di questo blog. Lo vedrò sulla tribunetta arancio della Domus Saurea con Mario, insieme pregheremo dunque il Dark Lord che faccia vincere il migliore (cioè l’Inter).

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Attraversiamo dunque febbraio sperando che il guado non sia troppo profondo, poi confidiamo che la pioggerellina di marzo lavi via tutti i nostri peccati.

Una domenica alla Fiera del Disco di Modena blues

12 Gen

I quattro dell’apocalisse si presentano puntuali al punto di ritrovo, due vengono da Regium Lepidi (Elton Tim Puma Tirelli e Riff Cole Gilioli) e due da Mutina (Dr Jeckill Mr Pike e Sir Lyson). Già, siamo più forti della drowse domenicale, per gente come noi tira più un long playing che un carro di buoi, parafrasando un detto vernacolare delle lowlands emiliane.

La fiera del Disco di Modena è inglobata dentro a quella dell’Elettronica e come recita il flyer pubblicitario “la manifestazione fa leva sulle passioni e, accanto all’elettronica, presenta altre sezioni tematiche: Mo-Del modellismo statico e dinamico; mostra del disco usato e da collezione; Mo.Ma una panoramica sul mondo dei makers con una delle tappe delle Olimpiadi Robotiche e CosmoComix la fiera dei fumetti, giochi e multimedia. News 2020: Games Village e-sports event, tutto da scoprire! Un’area di oltre 1000 metri quadrati interamente dedicata al gaming con spettacolo, ospiti e tanto intrattenimento!

Ogni anno gli stand e lo spazio dedicato ai dischi sembrano diminuire, l’interesse verso la musica rock o altro che sia in formato LP o CD sembra scemare costantemente, malgrado si dica il contrario circa le vendite di long playing.

Riff è dentro al tunnel dei 45 giri italiani dei Beatles e passa il tempo vagliando, scegliendo, acquistando quei piccoli reperti dei “favolosi Beatles”, come recitano le copertine. Io drago gli stand che si occupano di nuove edizioni in vinile. Gli stand che fanno per me perciò sono pressoché due, non mi aspetto grandi cose ma inaspettatamente riesco a trovare la limited edition del primo 33 giri di John Miles, gaudium magnum! Questa versione mi circola nei pensieri da quando la mia amica Manuela Iaquinta – anche lei grande fan del golden boy della contea di Durham – pubblicò su facebook un paio di anni fa la foto del suo prezioso acquisto. Finalmente potrò dormire sonni un po’ più tranquilli.

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Finisco poi per acquistare anche una bella edizione della colonna sonora de LA CHIESA di Dario Argento, creata in parte da Keith Emerson, una delle mie luci guida.

In coda al bar, insieme ai miei tre pard, commentiamo il fatto che negli stand di dischi la percentuale del gentil sesso è pari allo 0%, nello spazio dedicato all’elettronica al 2% e in quello dedicato a fumetti o cosmo comix o come diavolo si chiamano, sia almeno del 50%.

Analizziamo poi la nostra condizione: quattro uomini di una incerta età alla ricerca di sensazioni passate, di quella scintilla che da giovani scoccava ad ogni acquisto di LP. Siamo pressoché certi che ci vede debba pensare “mo guarda quei quattro vecchi sfigati che comprano quei quadrati di cartone con dentro chissà che cosa!”.

Sinceramente però non sappiamo chi stia peggio, noi che compriamo gli stessi dischi di 45 anni fa o quelli che nel padiglione dell’Elettronica sono intorno al banchetto del tipo che vende vecchi manuali Windows, Dos e simili. Inoltre ci sembra che la faccenda Cosplay sia sfuggita di mano. Finché sono i giovanissimi anche anche (magari anche io a 13 anni avrei voluto vestirmi da Sandokan o da Jack London) ma qui ci sono anche uomini e donne ben oltre i 30 e i 40 versione cosplay. Mi prometto di non fare foto (tutti vogliono essere fotografati) ma poi ne scatto due cercando di non farmi vedere da nessuno. Gente vestita da Predator, da Rocky Balboa, da La Casa De Papel, da Sherlok Holmes, addirittura uno da Transformer (almeno credo) accompagnato da moglie e figlia.

Fiera di Modena 11/1/2020 – foto TT

Fiera di Modena 11/1/2020 – foto TT

C’è una stanza dedicata a combattimenti con le spade laser di Star Wars. Non più giovanissimi che si sfidano in jeans e maglietta. Molte le alunne di Hogwarts, le osservo con attenzione per vedere se tra di esse si cela anche la pollastrella, nota seguace di Harry Potter. Con Pike filosofeggiamo sulla realtà alternativa che ognuno di noi si crea, noi lo facciamo con Mick Ralphs, Richard Cole, Paul McCartney e Bob Dylan, questa gente qui con personaggi di manga, di serie tv e del cinema fantasy. Chissà, il poveretto vestito da Predator domani al lavoro sarà vessato dal suo capo ma potrà rifarsi pensando “che mi frega, tanto sono Predator! ” Tra l’altro ogni tanto questi costumi da cosplay sono anche utili: il culo della Wonder Woman che ci passa davanti un paio di volte non è davvero niente male.

Mentre usciamo Pike lancia l’idea “il prossimo anno ci vestiamo anche noi, da Led Zeppelin! Io faccio il John Paul Jones con la parrucca e la giacca con le cipolle, tu Elton Tim Puma fai Jimmy Poige … tanto il costumino ce l’hai (intende il vestito del tour del 1977 ndt) Liso fa Robert Plant perché è il più alto e Riff fa Richard Cole”. Che ridere, sarebbe un successone.

Tim – primi anni duemila- Corallo, Scandiano (RE) – foto Palmieri.

Ci diciamo che c’è comunque di peggio, invece di infervorarci ancora con i dischi avremmo potuto finire per darci alla pesca e andare al sabato mattina alle 6 a pescare carpe sul Mincio,

Paesaggio sul fiume MIncio – foto Internet

oppure darci alla fotografia, girare per le città con macchine fotografiche con obiettivi lunghi mezzo metro a fotografare cardini di portoni, viali alberati, scorci con comignoli, riflessi di luce e poi – incalza Pike – “pubblicare le foto su facebook con quei titoli tipo attimi, sensazioni, alberi.” Rido a crepapelle, tant’è che andando a casa scatto delle foto a caso e nella mia maruga le ribattezzo seguendo le battute di Pike.

Attimi – foto Elton Tirelli

Lampioni – foto Elton Tirelli

Campagne – foto Reginaldo Tirelli

Massì, chi se ne frega, il Rock è la mia vita … let it be me! Chi se ne importa se ancora vado in combustione e mi esalto come un ragazzino, se mi è sufficiente guardare il bel film autobiografico su Reginald Kenneth Dwight, risentire i suoi grandi vecchi album e fare le mossette al ritmo del suo rock e passare alla Puma dopo anni di ossessione Adidas solo per aver visto la magnifica tuta indossata dall’attore che lo impersona.

Puma Jacket worn by Taron Egerton as Elton John in Brightburn.

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Torno a casa che sono carico come uno schioppo e mi aspetto di trovare la pollastrella ad attendermi trepidante

Pollastrella – Avatar Gif by TT

e invece vedo che si è appisolata sul divano sotto la solita pila di libri.

Non mi resta che chiudermi nello studiolo e ballare insieme alla Stricchi al ritmo di Desolation Angels dei Bad Company.

Tim, la Stricchi e Desolatiuon Angels dei Bad Company- autoscatto 11/01/2020

◊ ◊ ◊

Rock fever, roll easy, let me save my soul

Rock fever, roll easy, let the good times roll.

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

The Dark Lord … non c’entra un cazzo con questo articolo ma mi piace chiudere in bellezza.

Vigilia in Emilia

24 Dic

Di nuovo alle prese con i bilanci di fine anno, con le speranze per la nuova stagione e dunque con i dolci blues di questi giorni. Non mi sottraggo nemmeno quest’anno alle lucine ad intermittenza, al malinconico tepore di quel sentimento di fratellanza, di ricordi del passato e di tortelli dolci con la marmellata fatti da mia madre.

Girovago per il centro di Regium Lepidi con la pollastrella, osservo una coppia di vecchi tenersi per mano mentre attraversano le insidie del tempo e quindi mi perdo a contemplate l’albero di Yule preparato dal Comune.

Yule Tree – Piazza Camillo Prampolini – Regium Lepidi – foto TT

Faccio pure un salto a Borgo Massenzio a dare un’occhiata all’albero fatto con le bottiglie di plastica …

Yule Tree – Borgo Massenzio – dicembre 2019 – foto TT

Negli appuntamenti settimanali alla Coop sorrido nel notare che negli scaffali del reparto libreria qualcuno a messo il libro di Vespa sul Fascismo in Italia a testa in giù.

Spiritosi alla Coop – Foto TT

Un nuovo collega – mentre io sono in riunione con un fornitore – prima di andare via mi lascia un biglietto: lo spirito blues del natale attecchisce anche in ufficio.

La mattina del Solstizio d’Inverno (sabato) lo passo a Nonatown, il mio paesello natio. E’ il giorno in cui sono nato e l’uomo di blues che sono mi spinge a cercare tra quelle vie, in quell’antico centro, riflessi del passato.

79441778_2887826047935770_5042853610564616192_o

Nonatown – foto Alberto Setti

Vedo Brian, Mother Mary, io e mia sorella ritornare dalla messa di mezzanotte tra cumuli di neve, così persino il senza dio che sono diventato mi porta a fare un salto in chiesa, l’antica Abbazia mi accoglie ancora in tutto il suo spartano splendore..

Abbazia di Nonatown – dicembre 2019 – foto TT

Prima di scendere nella cripta osservo una ragazza o meglio una donna, tra i 40 e 50 anni, infilare monete affinché 4 candele si accendano … le tocca tutte, recita qualcosa, dà un’occhiata al grosso crocifisso appeso lì sopra e se ne va.

La Cripta – Abbazia di Nonatownn – dicembre 2019 – foto TT

Prima di uscire scruto la fonte battesimale dove il giorno di Santo Stefano di tanti anni fa sono stato battezzato.

Battistero – Abbazia di Nonatownn – dicembre 2019 – foto TT

Mi fermo a far colazione al Bar Pasticceria Malaguti, esercizio che dopo 59 anni – il 31/12/2019 – sarà costretto a chiudere. Mi avvolge la tristezza mentre parlo con la titolare, mia amica d’infanzia che si commuove al pensiero. La pasticceria dove, dopo la messa, andavo con mia madre a comprare le paste della domenica mi mancherà e mancherà al paese, la Nonantolanità perde un altro tassello, ma si sa tutto cambia a questo mondo, tutto e a noi che soffriamo maledettamente di nostalgia non resta che sospirare e andare oltre. Non poteva mancare la sosta davanti alla vecchia stazione dei Treni dove nacqui, in quelle finestrelle al primo piano sulla destra, riscaldato da una stufetta  parigina, devo aver lanciato il mio primo strillo blues al mondo.

Vecchia Stazione dei Treni di Nonatown – foto TT

Nell’edicola di Viale Stazione faccio due chiacchiere con Roberto, il titolare. Ci ragguagliamo circa le novità che ci riguardano, compro – come sempre sotto le feste – l’ultimo numero di Lupo Alberto a cui aggiungo lo speciale Tex Willer e il Maxi Nathan Never…quando in questo periodo quando vedo copertine di fumetti con la neve non resisto.  Noto anche che la Sergio Bonelli Editore ha ripreso a pubblicare nuove avventure del mio amato Mr No, ma pensa un po’. Mi chiedo se per un uomo della mia incerta età abbia senso rincorrere la propria fanciullezza e adolescenza. Mah. Prima di andare saluto il mio amico edicolante e gli dico“Robby, stasera mi raccomando eh”, intendendo che la nostra squadre del cuore non deve far scherzi nell’ultima gara prima della sosta. Un signora sui settantacinque anni arrivata a prendere il giornale mi chiede con fare risoluto “Per l’Inter?”. Sorpreso le rispondo “Certo signora, certo”, e lei “a vrev anc veder!” (Vorrei anche vedere!). I cuori nerazzurri non smettono mai di meravigliarmi. (L’Inter mi regalerà un felice compleanno vincendo 4 a 0 contro il Genoa e tornando in testa alla classifica. Good vibrations.)

La sera si tiene il sinodo del Solstizio d’Inverno in una osteria di Gavassae. Siamo in nove, la tavolata è dinamica e viva, parliamo come sempre di musica Rock e dei mille rivoli che i fiumi delle nostre vite creano prima di gettarsi nel mare. Verso fine serata – quando ci scambiamo i regali – mi chiedo a voce alta che cavolo di cosa ho messo in piedi, il tavolo è pieno di pacchetti, mostly cd e long playing … rido forte, se non altro grazie a noi i negozi di dischi aumentano vendite e introiti.

Alla Domus i giorni trascorrono lieti. I gatti stanno bene, Raissa e Spaventina girovagano meno e hanno messo su peso.

Patuzzino, il gatto di un nostro vicino che vorrebbe trasferirsi in pianta stabile da noi staziona spesso davanti alla porta e non perde occasione per entrare. Nei giorni di pioggia non abbiamo cuore di lasciarlo fuori, così lo prendiamo in casa, lo sfamiamo, lo laviamo con la schiuma di shampoo agli oli essenziali e lo teniamo sul divano con noi. Lui ci guarda tra il meravigliato e riconoscente, è un gatto blues dalla vita mezza randagia e con pochi affetti e non deve sembrargli vero di avere due umani su cui contare.

Patuzzino – Domus Saurea dicembre 2019 – foto TT

Ragnatela sonnecchia sul divano …

La Ragni – Domus Saurea dicembre 2019 – foto TT

Palmiro scruta il territorio e poi si gode la placida atmosfera di questi giorni …

Palmiro – Domus Saurea dicembre 2019 – foto TT

Palmiro – Domus Saurea dicembre 2019 – foto TT

Stricchi vorrebbe regalarsi a noi

Stricchi – Domus Saurea dicembre 2019 – foto TT

e la Minnie come sempre mi cerca. Passa tutta la notte sul letto al mio fianco, è l’ultima arrivata e ancora cerca continuamente un contatto, vuole essere sicura che da qui non sarà costretta ad andarsene.

Minnie – Domus Saurea dicembre 2019 – foto TT

Ieri sera, rincasando dal lavoro, troviamo davanti alla porta un pacchetto che inaspettatamente ci ha portato Pol, il cantante degli Equinox. A volte i cantanti – categoria di cui spesso non ho una gran opinione – diventano i numeri 1.

I regali di Pol

Ora è il tardo pomeriggio della vigilia, prima delle cene e dei pranzi di stasera, di natale e di Santo Stefano mi godo queste ore illuminate dalle luci indirette della Domus e di quelle ad intermittenza …

Yule Tree at The Domus Saurea – photo TT

Yule Tree at The Domus Saurea – photo TT

Yule Tree at The Domus Saurea – photo TT

La colonna sonora della vigilia è a base di Emerson Lake & Palmer, CSN&Y, Peter Gabriel e ovviamente i miei adorati LZ.

Colonna Sonora del 24 dicembre 2019 alla Domus Saurea – foto TT

Donne e uomini di blues che tenacemente e pazientemente ancora seguite questo blog miserello a voi giunga il mio augurio più profondo, che la nuova stagione sia propizia e felice anche se poi – lo sappiamo – ci adatteremo a ciò che verrà. Cercate di passare giorni lieti, in compagnia o da soli non importa, ma con la giusta vibrazione nell’animo … un buon libro, un buon disco, un buon film possono lenire l’inquietudine che ci deriva dalle domande che continuiamo a farci senza che mai si ottenga uno straccio di risposta. Vi abbraccio tutti amici miei, che il Dark Lord ci protegga. Non mollate!

The Dark Lord

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

 

E visto che hai da fare un bel po’, let it snow, let it snow, let it snow! (Santa Lucia Blues)

15 Dic

I giorni che vanno dal 10 al 23 dicembre sono i miei preferiti dell’anno, mi piace l’atmosfera, la possibilità di nevicate, le lucine ad intermittenza. Non c’entra nulla la faccenda del natale, l’ateo che sono diventato trova buffo che i cristiani venerino la nascita (avvenuta verso marzo) del figlio di un falegname, ebreo e di pelle scura e lo raffigurino con lunghi capelli biondi e con la carnagione chiara (talvolta con gli occhi azzurri), c’entrano piuttosto i ricordi d’infanzia che rendono questo periodo speciale; l’amore per la neve, per gli addobbi e per quel valore universale di fratellanza che mi passò mia madre è ancora uno dei sentimenti più forti che mi porto dentro. Festeggio dunque il vecchio rito che gli umani da più di 5000 anni mettono in scena a cavallo del solstizio d’inverno, la fine dell’anno e l’inizio della nuova stagione data dalle giornate che tornano ad allungarsi visto che il sole nel solstizio tocca il punto più basso dell’orizzonte rispetto alla linea del parallelo locale, per poi iniziare a risalire.

Si possono chiamare queste festività come si vuole …Yule, Jul, Sol Invictus, Saturnali, persino Natale, ma rispettare la tradizione degli umani, al di là dell’aspetto puramente consumistico, mi pare cosa buona e giusta e magari anche fare l’albero, perché l’albero di Yule è diventato il nostro albero di Natale, l’albero sempreverde, che mantiene le sue foglie tutto l’anno, è un simbolo della persistenza della vita anche attraverso il freddo e l’oscurità dell’inverno. L’albero di Yule rappresentava la fortuna per una famiglia così come un simbolo della fertilità dell’anno che sarebbe arrivato. I festeggiamenti di Yule permangono nel neopaganesimo della Wicca con la commemorazione della morte dello Holly King (“Re Agrifoglio”) che simboleggia l’anno vecchio ed il sole al declino, per mano del suo successore, Oak King (“Re Quercia”), che simboleggia l’anno nuovo ed il sole che inizia la sua ascesa. In altre tradizioni si celebra la nascita del nuovo dio Sole bambino, (vedi anche l’antica festività Romana del Sol Invictus).

Yule

Poi certo, per questo amore che mi porto dentro conterà anche il fatto che nel solstizio d’inverno ci sono nato, che nella notte più lunga dell’anno mi sono affacciato al mondo per la prima volta, là, in una stanza della vecchia stazione dei treni di Nonatown … se non è un segno del blues questo!

Tuttavia anche per un amante della neve come me a volte l’adempimento degli impicci quotidiani diventa problematico durante certe condizioni atmosferiche.

Prendiamo ad esempio venerdì scorso. Ore 04,30, mi sveglio. Gli uomini di una incerta età faticano a dormire più di 5/6 ore dietro fila, cerco di riaddormentarmi ma so che non riuscirò, penso al lavoro, siamo nel periodo forse di maggior picco e la preoccupazione di non riuscire a far tutto riaffiora più volte durante il giorno. Alle 5,30 sono ancora lì che cogito, Palmiro inizia a fare il matto ai piedi del letto, Minnie si lancia dal comò direttamente sul letto, è ora di alzarsi e dar loro da mangiare. Torno a poltrire un po’ ma ormai la sveglia si avvicina, meglio alzarsi. Doccia, mi vesto e faccio colazione. Decido per una mise adatta al tempo atmosferico, ieri è nevicato per un paio d’ore e anche oggi potrebbe cadere qualche fiocco: maglioncino, felpa, pantaloni a mo’ di mimetica e anfibi. Lascio andare fuori i gatti, tra cui la Ragni, la prendo sottobraccio e la metto fuori dalla porta; metto la tazza della colazione nel lavello e mi accordo che ho felpa e braghe sporche di caffè schiumoso. Mi maledico, possibile che riesca sempre a sporcarmi? Sono proprio un uomo. Ma come accidenti ho fatto, mi chiedo, poi vedo macchie marroni lungo il corridoio e capisco: la Ragni è costipata da qualche giorno e mentre la mettevo fuori le è scappata una mitragliata di diarrea. Mi tolgo i vestiti, li pulisco alla bene meglio, li metto da lavare, pulisco per terra e mi rifaccio una doccia. Sono le 7,55, so che arriverò tardi al lavoro, proprio oggi che tra l’altro dovrò assentarmi per accompagnare mia sorella ad una visita di controllo all’ospedale, due settimane fa è caduta e si è infortunata ad entrambe le caviglie.

Non so come mai ma in preda alla foga del far tutto in fretta opto per una mise meno sportiva, comprensiva di stivaletti Paciotti (ma si è mai visto Johnny Winter con degli stivaletti di Paciotti?) e cappottino. Me ne pentirò.

Corro al lavoro. Sono in ufficio alle 9, salto la riunione del mattino, alle 10 corro da mia sorella, salgo al settimo piano, la metto sulla carrozzina e partiamo per l’ospedale. La porto fin davanti all’ingresso, ma poi per trovare un parcheggio devo uscire dall’area ospedaliera. Torno da lei correndo, la spingo zigzagando tra i lunghi corridoi del policlinico, paghiamo il ticket, poi di nuovo corridoi, ascensori, raggi x, di nuovo ascensori, corridoi e visita. Alle 12 siamo in fila alla farmacia del Policlinico per prendere i farmaci che le hanno prescritto, abbiamo 45 persone davanti e dobbiamo anche andare in una Sanitaria a prendere un tutore. Decido che in farmacia passerò domattina prima di andare al lavoro, adesso è meglio correre in Sanitaria prima che chiuda. Usciamo dall’ospedale, il tempo è mutato, una pioggia gelata cade sulle povere anime degli uomini di blues. Con i miei stivaletti e il mio cappottino la maledico, imbacucco mia sorella e via, ci gettiamo a testa bassa nella tormenta. Pago il parcheggio, carico sorella e carrozzina e mi butto nel traffico del mezzogiorno. Per fare due km impieghiamo circa mezz’ora, nel frattempo la tempesta continua, cade adesso una neve gelida e dura. Riaccompagno mia sorella a casa, mi assicuro che stia bene e scappo al lavoro. Ore 13,30 parcheggio, esco dalla Blues Mobile, i venti di Thor soffiano freddi, c’è una bella sibiola, come avrebbe detto mia madre, constato ancora una volta come gli stivaletti e il cappottino siano proprio perfetti per giocare a fare Jack London e affrontare la nevicata che adesso si fa imponente. Entro in ufficio leggermente stravolto, scendo a comprare nelle macchinette un panino col salame piccante, una pizzetta fredda e una coca. Inizio a lavorare. Rialzo la testa ogni tanto solo per controllare la neve che scende sempre più copiosa. Alle 16 smette, ma il cielo si fa sereno, in 5 minuti tutto gela, arrivano notizie circa il traffico paralizzato intorno alla città. Torno sulle mie cose. Alle 20 esco dall’ufficio, me andrei volentieri a casa, ma stasera ho la cena di classe delle superiori, ci siamo diplomati più di sette lustri fa, non posso e non voglio mancare.

Il traffico è sparito, le strade sono lastre di ghiaccio, procedo ai 30 all’ora. Parcheggio e mi avvio verso l’Inn Of The Well, l’Osteria Del Pozzo insomma. Il gelicidio si è palesato ancora, sui miei stivaletti pattino che è una meraviglia. Sono il primo della mia combriccola ad arrivare, noto che ci sono almeno altre cinque tavolate, siamo tutti stretti, sarà una serata difficile per quanto concerne lo spazio. Le altre tavolate sono già piene, si festeggiano compleanni, si fanno cene aziendali, l’età media mi sembra sia tra i quaranta e gli ultra cinquanta. Fighe tiratissime che cercano di mascherare i segni dell’età mostrandosi civettuole se non addirittura libertine, maghi sempre pronti alla battuta allusiva (talkin’ about sex innuendo of course) tutti vestiti in quel finto casual elegante un po’ stucchevole. Mi sento così diverso da loro, eppure eccomi lì vestito alla stessa maniera e con il capo chino sul cellulare. Dove caspita è finito il Tim Tirelli che ero? Mi sento sfinito, la giornata è stata dura, gli ultimi cinque mesi sono stati duri, cambiare lavoro alla mia età è uno sport estremo, passare dall’essere titolare a dipendente non è cosa facile (soprattutto se la scelta è stata per certi versi obbligata). Arrivano i miei compagni e le mie compagne.

Ci abbracciamo con affetto e con semplicità, sono diversi anni che non ci vediamo, eppure tutto ricomincia da dove era finito più di sette lustri fa. Siamo cristallizzati ai nostri diciannove anni. Chiamo con l’affettuoso nomignolo che le avevo affibbiato allora una mia compagna di classe che ora è una dirigente di banca, mi pongo verso gli altri alla stessa maniera, non è cambiato nulla, siamo solo diversi nell’aspetto esteriore. Tutti mi fanno i complimenti per come io mi mantenga giovane (a detta loro), Rose Of The Dawn mi sussurra all’orecchio “tutti invecchiano tranne te”, per un secondo mi ringalluzzisco, immagino di essere il Dorian Gray di Nonatown, ma poi mi guardo nel cellulare e torno sulla terra, non riconosco l’uomo che vedo riflesso nello schermo.

Una delle compagne che ho davanti, Juanita, che ora vive in Valsugana, mi dice che ogni sera alle 23 mi legge o su facebook o sul blog e che le fa tanto bene ritrovare quel cordone ombelicale con la sua terra, un’altra – grande amanti dei gatti – mi abbraccia e mi dice che segue il blog con molto interesse e che ha scoperto la mia vena letteraria solo in questi ultimi anni, non aveva idea che avessi questa passione per lo scrivere (già, cosa caspita ci facevo in un Istituto Tecnico Commerciale, in una fabbrica di Ragionieri insomma?). Con un’altra ci scambiamo un forte abbraccio denso della passione politica che ci accomuna, ormai siamo rimasti in pochi e dobbiamo farci forza a vicenda. Un bis di primi poi gnocco e tigelle e salumi. Si scherza, si ricordano i soliti vecchi aneddoti e la gioventù che ormai non c’è più. Qualche sedia più in là sento due compagne dirsi “ma guarda come è diverso Tim, ormai è una persona seria” … le capisco, sono vestito come uno dei tanti fighetti da brodo (come diciamo noi qui in Emilia) presenti in sala e sono meno impetuoso del solito, la stanchezza mi avvolge. Verso le 23 una band composta da bassista-cantante/tastierista/chitarrista e percussionista inizia a sciorinare vecchi successi dei Santana, di Pino Daniele, di Stevie Wonder. Non sono affatto male, ma tra le varie tavolate e loro il casino è notevole. Dopo mezzanotte chiedo il conto, domattina – sabato – dovrò alzarmi alle 7, mi aspetta la farmacia del Policlinico e una mattinata al lavoro.

Bacio una ad una le mie compagne, tocco le palle di tutti i miei compagni e pattinando sul ghiaccio raggiungo la Sigismonda. Fa un freddo becco, come direbbe il mio amico Danilo, tutto è gelato, e devo aspettare un quarto d’ora prima di partire affinché riesca a vedere qualcosa dai vetri della macchina.

Da Mutina a Regium Lepidi c’è un discreto pezzetto di strada che percorro ai trenta allora. Diverse le macchine finite nei fossi, vorrei evitare di fare lo stesso. La città e le campagne dormono stordite dalla morsa del gelo, it’s been a hard day’s night and I’ve been working like a dog, sono stanco ma vigile e mi godo il momento, la notte nera piena di stelle, il velo di neve che ricopre il mondo, la selezione di canzoni adatte al periodo, la Sigismonda che mi guida attraverso le campagne che mi hanno generato, magic moment …

Infilo il muso della Siggy in garage che sono quasi le due. Tutto tace, le lucine ad intermittenza dei nostri alberelli accolgono il mio ritorno…

Yule trees at Domus Saurea – december 2019- photo TT

Yule trees at Domus Saurea – december 2019- photo TT

La pollastrella è ancora sveglia “Ciao Tyrrell, tutto bene?”, tutto bene dolcezza, tutto bene. Ci scambiamo i regalini che ogni anno ci facciamo per Santa Lucia (antica tradizione reggiana).

Mi faccio una doccia e mi scaldo il cuore davanti al presepe dickensiano che come ogni anno appronto. Avrei bisogno di un Southern Comfort, è stata una lunga giornata, ma domattina devo essere in forma, meglio evitare. Mi infilo nel letto, leggo qualche pagina dell’ultimo libro di Isabel Allende poi spengo l’abat jour e mi verso liquido sotto il piumone. Palmiro viene ad sdraiarsi in mezzo al letto e Minnie come sempre si accomoda alla mia sinistra, è il momento giusto per lasciarsi andare al sonno ristoratore, ma sento che manca qualcosa, ho i nervi ancora inquieti. Mi alzo, vado in sala, apro lo sportello, mi verso due dita di Southern Confort, lo bevo alla mia salute, chiedo al Dark Lord – che da qualche giorno domina la nostra living room – di vegliare su di noi e mi rimetto a letto. Ora sì che sono a posto. Goodnight baby!.

The Dark Lord at Domus Saurea – december 2019 – photo TT.

Southern Comfort for Xmas