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IL BLOG DEL GATTO PALMIRO: la chiamano Minnie, ma chissà quale era il suo nome

20 Ott

“Oggi sullo spazio che ogni tanto Tyrrell mi concede, lascio alla nuova arrivata raccontare la sua storia. Prima o poi ritornerò a scrivere qualcosa anche io, ma è che fuori si sta ancora bene e dal mattino alla sera sono in giro per le campagne intorno alla Domus Saurea a pattugliare i miei territori e alla sera, quando torno, sono cotto. Saluto felinamente gli umani che seguono il blog di Tyrrell e che di riflesso leggono delle mie peripezie. Miao miao dal vostro Palmiro”.

Palmiro, foto TT

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Io non so come sono arrivata da queste parti, non ricordo nulla della mia vite precedente e ogni tanto faccio congetture … mi è successo un incidente per cui ho ricevuto una botta in testa e mi si è mozzata la coda? Avevo il mio posto in una casa di altri umani e mi sono persa? Qualcuno che si voleva sbarazzare di me mi ha mollata alla guazza, come dicono da queste parti gli umani? Ero una semplice gattina randagia? Vallo a sapere; fatto sta che qualche settimana fa errando per le campagne, affamata, infreddolita e spaventata mi sono avvicinata ad una abitazione di umani e siccome sono molto agile, ho fatto un balzo e sono salita su una finestrella e mi sono trovata in un ambiente riparato, con acqua e una ciotola di crocchette, mi ci voleva. Mi sono sfamata, dissetata e riposata una notte intera ed ho iniziato a riprendere le forze. Il problema è che c’erano degli altri gatti in giro, quasi tutti si sono limitati a guardarmi storto e poco più, ho fatto loro capire che ero l’ultima arrivata e che avrei saputo stare al mio posto, ma un’altra gattina mi ha preso in antipatia e ogni volta che mi vedeva avrebbe voluto saltarmi al collo e sbranarmi, per fortuna non è mai riuscita a saltare sulla finestrella di cui sopra ed entrare nel mio rifugio, una di quelle costruzioni che gli umano chiamano garage.

L’altra preoccupazione era data dagli umani che abitavano nella costruzione più grande. Ogni tanto mi vedevano di sfuggita, io me ne scappavo via in un battibaleno, tenendo la pancia così bassa che in un primo momento il maschio umano non pensava nemmeno fossi un gatto. E’ andata avanti così per qualche giorno, ma poi pensando al fatto che se avevano altri gatti non dovevano essere umani malvagi e che mi lasciavano ogni mattina ed ogni sera ciotole piene di prelibatezze, ho iniziato a fidarmi. Ci sono voluti altri giorni prima che mi facessi toccare, ma avevo una gran voglia di un contatto fisico, così un bel giorno, un po’ titubante mi sono lasciata baciare dall’umano maschio, che gli altri gatti chiamano Tyrrell.

Nuovi arrivi alla Domus – foto TT

Minnie, nuovo arrivo alla Domus – foto TT

Minnie, nuovo arrivo alla Domus – foto TT

Minnie, nuovo arrivo alla Domus – foto TT

Alcuni umani potrebbero pensare che l’ho fatto per opportunismo, forse è così, sono una gatta dopotutto, ma noi felini siamo più affettuosi e pronti ad un forte legame con gli umani di quanto la gente possa pensare.  A dire la verità, ho poi saputo che Tyrrell ha pubblicato un annuncio su un social network (che come gatta fatico a comprendere cosa sia) in un gruppo creato da altri umani dedicato agli animali che si perdono qui nella zona in cui siamo, ma nessuno si è fatto avanti per reclamarmi. Ho poi capito che lo ha fatto a fin di bene, ma io qui mi trovo alla grande e adesso non vorrei davvero più andare via.

Tyrrell e la Saura hanno poi iniziato a portarmi nella loro cuccia, sì insomma, la loro casa e io ho imparato a riconoscere quella mura e ad abituarmi a vivere con loro. Dapprima ero un po’ titubante e confusa …

Minnie, nuovo arrivo alla Domus – foto TT

Minnie, nuovo arrivo alla Domus – foto TT

Tim & Minnie – autunno 2019 – foto TT

… ma ora sono felicissima, anche perché mi sono innamorata dei miei due nuovi umani e sto vivendo un sogno. Ho scoperto che le coccole, come le chiamano loro, mi sono indispensabili, ne vorrei sempre e mi rendo conto che forse esagero, perché quando sono in casa Tyrrell non riesce più a fare niente, gli sono sempre addosso. Salto sulla scrivania quando si mette davanti a quel coso, il computer, a scrivere e cerco ogni occasione per stargli in braccio.

Minnie – autunno 2019 – foto TT

Minnie – autunno 2019 – foto TT

Minnie – autunno 2019 – foto TT

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Insomma sono una gattina fortunata; gli altri gatti mi sopportano sempre più e Palmiro, che è il capo della colonia, proprio stamattina ha smesso di soffiarmi e mi ha leccato il muso. L’unico problema è la Stricchi, che nei miei confronti ha l’istinto del killer, Tyrrell si frappone tra noi quando mi attacca, ma è un bel problema questo, spero che prima o poi capisca che non le porto via nulla, che Tyrrell e la Pollastrella (come la chiama lui) vogliono bene anche a lei. Cerco di portare pazienza perché mi hanno riferito che ha avuto una infanzia molto difficile e che anche lei ha trovato riparo qui alla Domus Saurea tempo fa.

Ad ogni modo mi sto integrando alla grande e sto imparando la lingua degli umani, ma è Tyrrell che non capisce la nostra … a volte lo chiamo col suo vero nome, Stefano, e lui mi chiede cosa c’è, perché sente che è un miagolio diverso ma non capisce che lo sto chiamando in forma ufficiale, poi non distingue “Tim” da “Ciao”, però gli umani sono così, sono tutti concentrati su loro stessi, hanno una visione antropocentrica che temo porterà il pianeta su cui viviamo alla rovina, anche se devo dire che questo è un concetto che ho rubato a Tyrrell stesso e che quindi almeno lui ne è cosciente.

Gli voglio così bene che ho iniziato a guardare l’Inter insieme a lui. Se ho ben capito questi bipedi per distrarsi hanno creato dei piccoli gruppetti di umani che corrono dietro ad una palla, io non assimilo granché le dinamiche ma quando lui esulta lo faccio anche io, così poi mi dà un po’ di crocchette speciali. Sto anche capendo che esiste l’aria sonora, strani suoni di frequenze bislacche che gli umani creano per il loro divertimento. A Stefano, cioè a Tim, insomma a Tyrrell piace un gruppo di creatori di questi suoni organizzati che si chiamano Led Zeppelin e pian piano sto iniziando ad apprezzarli anche io, sono una gattina che può anche sembrare indifesa, ma stranamente mi piace quella che gli umani chiamano musica Rock.

Bene, per il momento è tutto. Ah, mi chiamano Minnie perché sono arrivata a cavallo della loro vacanza a Maiorca, ma dato che ero magrina e piccolina per il nome hanno virato su Minorca.

Va beh, vi lascio. Magari ci sentiamo prossimamente, W i gatti, W l’Inter, W i Led Zeppelin.

Tim & Minnie – autunno 2019 – foto TT

 

CALMA MANOLO, CALMA! (Islas Baleares Blues)

13 Ott

Quando cambi lavoro a ridosso dell’estate dai per scontato che per l’anno in questione salterai le vacanze, e quando poi ti comunicano a fine settembre che se vuoi puoi farti una settimanina rimani un po’ spiazzato. Avverti subito la pollastrella che, in due e due quattro, riesce ad organizzare in un quarto d’ora, durante la pausa pranzo, una vacanzina fuori dall’Italia. In men che non si dica infatti prenota aereo, parking e albergo per una località della Baleari, Magaluf, vicino a Palma di Maiorca. La prima cosa che ti viene in mente è che a Palma di Maiorca Brian, tuo padre, avrebbe voluto portarci tutta la famiglia, dunque la cosa ti fa piacere, ma è tutto così improvviso che non ti aspetti granché, non sai nemmeno che tempo farà a Maiorca tra fine settembre e inizio ottobre. Avendo prenotato all’ultimo ci si deve adattare: volo per Palma alle 6,25 da Orio al Serio (Bergamo), il che significa alzarsi alle 1,30 di un giovedì mattina. La sera prima c’è Inter- Lazio (vittoria dei ragazzi), non puoi perderla. A letto alle 23, ma alla mezza sei ancora sveglio, non riesci ad addormentarti. Chiudi gli occhi e suona la sveglia. Blues a balùs! Alle 2 in macchina, alle 4 al Ciao Parking di Orio Al Serio. In fila al check in a malapena ti reggi in piedi. Sali sull’aereo e crolli, senti appena il decollo, ti svegli durante l’atterraggio…

Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

L’aeroporto di Palma è assai organizzato, arriviamo al ritiro bagagli che le nostre valige sono già sul rullo. Usciamo fuori, fa caldo sebbene siano appena le 8,30. Cerchiamo l’autobus che porta a Magaluf. Chiediamo informazioni e quindi ci incamminiamo verso la pensilina preposta. Arriva l’autobus. Prima di aprire le porte l’autista controlla e pulisce i sedili. Scende, gli vado incontro e gli dico “Magaluf”, mi guarda e mi dice una cosa tipo “Calma, Manolo, calma”, intendendo che per prime vanno caricate le valige di chi scenderà per ultimo, poi per penultimo e così via. L’autista è una comica, canta e scherza… mi diverte molto il fatto che mi abbia chiamato Manolo, quello sarà il nome con cui mi presenterò a turisti del nord ed est europa che mi scambiano per un ispanico (“Please to meet you, my name is Manolo Ramon Guevara De La Serna”). In autobus rifletto su quello che devo aspettarmi da Magaluf, enclave britannica dove la movida si dice sia fuori controllo, zona franca per sesso, alcol e droghe.

Scendiamo alla fermata di Magaluf, per arrivare all’hotel dobbiamo scarpinare non poco. Poi colazione, sistemazione e subito in spiaggia. Con piacere noto che tra l’hotel e il mare non c’è nemmeno una strada, solo una promenade piena di ristorantini, e con altrettanto piacere vedo che ci sono molte spiagge libere e che gli spazi serviti sono gestiti dal comune, chi prima arriva sceglie il posto che preferisce, paga 13,5 euro al custode della spiaggia (che rilascia una ricevuta per due lettini e un ombrellone). Gli spazi tra gli ombrelloni sono larghi e il mare sembra un incanto. Ottima impressione.

Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

La prima sera esploriamo i dintorni, un paio di selfie da innamorati sulla spiaggia e quindi a letto.

Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

Fare colazione di prima mattina davanti ad un panorama come quello è rilassante, sento le tossine del blues lasciare il mio corpo.

Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

In spiaggia mi ritrovo meditabondo dinnanzi al riflesso argenteo del sole sull’acqua. Leggo, sonnecchio, ascolto la Mahavishnu Orchestra…

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Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

Arriva la sera in cui decidiamo di andare a Palma. 45 minuti di autobus durante i quali seguo sul cellulino l’andamento della partita dell’Inter con la Sampdoria scambiando messaggi con Mario, mio pard nerazzurro e amico di lunga data. Visita di rito davanti all’imponente cattedrale, passeggiata tra le stradine del centro storico, pizza sulla Rambla principale e quindi ritorno su un autobus snodato. L’autista è sgrauso, indisponente con i passeggeri rompicoglioni, spericolato durante tutto il tragitto e ossessionato dall’aria condizionata che tiene sui 20 gradi centigradi, quando fuori ce ne sono 28. Ci sembra di essere a Yakutsk in Siberia.

Palma de Mallorca – cattedrale Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

Palma de Mallorca – cattedrale Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

L’indomani, dopo un’altra splendida mattina in spiaggia e bagno in un’acqua cristallina, pranzetto su un ristorantino sulla spiaggia. L’Ibizza è una meraviglia, una casetta tra il verde di palme e pini marittimi a cinque metri dalla spiaggia. Per la prima volta in vita mia penso che – avendo le possibilità – mi piacerebbe trasferirmi in un posto e in una casetta così. Lasciare la mia Emilia mi costerebbe, certo, ma sono in fase acuta di innamoramento… Mallorca te amo.

Ibizza Restaurant- Magaluf -Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

Ibizza Restaurant- Magaluf -Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

Ibizza Restaurant- Magaluf -Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

Scopro una baracchina vicino al nostro hotel e alla nostra spiaggia che prepara cocktail a prezzi accessibili, dopo ogni pranzo mi concedo qualcosa, oggi è il turno di una Pina Colada che contribuisce a soffiare lontano i miei blues.

Pina Colada blows the blues away – Magaluf -Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

La sera ci concediamo giretti romantici nella vicina Palmanova o nei dintorni di Magaluf. Cerchiamo di evitare l’isolato della perdizione, come lo chiamiamo noi, pieno di locali lap dance, night club, pub. Non c’è tantissima gente, ma è chiaro che a luglio ed agosto Magaluf deve essere improponibile per chi non si vuole rovinare di alcol e di altre sostanze. I resoconti di giovani britannici che dalle stanze degli alberghi si lanciano nelle piscine (ogni tanto lasciandoci la pelle) sono parecchi, così come quelli di ragazze disinibite che per un giro di birre offrono fellatio a chiunque. Molti i pub dove trasmettono partite della Premier League o di rugby. Sembra di essere in Britannia e mi accorgo una volta di più che la lingua inglese sganciata dalla musica rock non è altro che una sequenza di suoni gutturali tutt’altro che piacevoli. Che differenza con il respiro melodico dell’italiano e dello spagnolo!

Magaluf – Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

Il Pub Mulligan’s è pieno di inglesi in chiara (in bibita insomma) che in coro si esibiscono al karaoke su una versione remix dance di Don’t Stop Believin’ dei Journey. Sembrano i nuovi barbari.

Magaluf – Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

Non ci sono solo inglesi, parecchi vengono dall’est, in molti sembrano russi, sono freddi come la Siberia, nessuna empatia e hanno facce da galera. Si è sempre detto che sono gli italiani a farsi riconoscere quando sono all’estero… non ne sono più tanto sicuro.

Ci spingiamo sino ai Magaluf City Limits, la pollastrella ha scoperto una pista da Go-Kart e non vuol perdere l’occasione di far vedere le sue doti di pilota agli stranieri. Purtroppo per lei (e fortuna per me) il kartodromo chiude alle 20, così la speed queen deve rinunciare a sfogare il suo istinto killer per la velocità.

Magaluf racetrack – Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

Mi guardo intorno e osservo i grandi alberghi delle vicinanze, alveari pieni di turisti…

Magaluf – Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

Nel tornare in hotel mi rendo conto che ho sempre i Led Zeppelin in testa…

Zeppelin on my mind – Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

Zeppelin on my mind – Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

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Altre stupende giornata passate in spiaggia, in acqua e in pace con me stesso. Mallorca stempera le mie paturnie, le vele bianche all’orizzonte sono un balsamo per il mio animo tormentato, così come un piatto di cozze, una Corona gelata e un ottimo mojito dopo pasto.

Magaluf – Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

Mojito always win over the blues – Magaluf – Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

Il cibo a Magaluf però non è un granché, i ristorantini propongono menù tutti uguali, dove la carne è un imperativo categorico. Non è sempre facile trovare un posto dove anche la pollastrella (vegetariana) possa pranzare dignitosamente e anche io che sono carnivoro (però attento all’etica alimentare) non amo questa cucina fatta di hamburger, hot dog, carne grigliata, pizze cotte col forno elettrico e non-specialità gastronomiche simili. Ovviamente anche l’alcol la fa da padrone. Ai tavoli vedo padre, madre e due figlie sui vent’anni (tutti sovrappeso) mangiare patate fritte, carne e  pasteggiare con cocktail alcolici.

Nel ristorantino Boatyard, gestito da inglesi, mentre mi bevo una Corona ghiacciata sul retro menù leggo che “se durante il weekend ordini e bevi 20 birre hai una maglietta in omaggio e se arrivi a 40 il tuo nome verrà inciso sul muro dei bevitori”, capisco che Magaluf sia un posto particolare, ma questi sono pazzi!

Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

Magaluf – Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

Faccio il parallelo con i gruppi inglesi in tour in America negli anni settanta, che quando si trovavano in California o in Texas nei giorni liberi oltrepassavano il confine con il Messico dove pensavano tutto fosse permesso (e puntualmente finivano in galera, come successo più volte a Mick Ralphs ad esempio).

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Ogni tanto la sera ci avventuriamo così sino ai limiti di Palmanova ed è così che troviamo un ristorante italiano dove finalmente possiamo cenare come si conviene.

Palmanova – Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

Palmanova – Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

C’è da dire che Mallorca sembra Reggaeton-free, niente musica latino americana commerciale, e questo è un gran sollievo. Certo, ogni tanto si sentono inezie musicali, ma è anche vero che dai locali arrivano anche Black Dog dei Led Zeppelin, Music di John Miles e (udite udite) Can’t You See della Marshall Tucker Band, mica male… colonna sonora ideale per le nostre passeggiate al chiaro di luna.

Moonlught In Magaluf- Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

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I sei giorni di mare terminano, martedì primo ottobre restiamo in spiaggia fino a tardi e salutiamo con un po’ di rammarico questa nostra love beach (ogni riferimento agli ELP è espressamente voluto) certi che prima o poi alle Baleari torneremo.

Magaluf – Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

Magaluf – Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

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Martedì 2 ottobre sveglia alle 5, alle 5,45 siamo sul taxi che ci porta all’aeroporto; mentre usciamo dal cortile dell’Hotel notiamo due inglesi rovinati dall’alcol: uno è sdraiato sul marciapiede in stato di incoscienza con una bottiglia di birra ancora in mano, l’altro barcolla vistosamente, ha un ghigno da beota dipinto sulla faccia, urla qualcosa all’autista del taxi, il quale gli mostra il dito medio. Ripeto, questi sono pazzi.

Colazione all’aeroporto, check in, imbarco.

Magaluf – Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

Dalla cresta bionda della pollastrella osservo l’aeromobile Ryan Air che ci riporterà a casa.

Magaluf – Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

Atterriamo a Bergamo, ripenso al maestro Beppe Riva.

Raccolta bagagli, breve tragitto al Ciao Parking, poi macchina, autostrada e di nuovo in Emilia.

A casa, si disfano le valige, ci si fa una doccia, si fanno lavatrici e si cerca di ritrovare un appiglio grazie ai dischi a noi cari. Domani si torna al lavoro, c’è un po’ di tristezza nel cuore, la vacanza è stata bellissima forse anche perché non credevo di poter fare ferie e non avevo grandi aspettative, ma Mallorca mi ha stregato. Domani si riparte col solito blues, ma non mi importa, sono stato a Palma di Maiorca, Brian sarebbe fiero di me.

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Quel sentimento da “Gonna take a freight train down at the station, Lord I don’t care where it goes…”

7 Set

Essere un uomo di blues significa anche dover gestire, a volte, quel sentimento da “gonna take a freight train down at the station, Lord I don’t care where it goes…”, ovvero quei momenti in cui mediti davvero se non valga la pena uscire dall’ingranaggio e andare a dissolverti in cometa. Nessuna sfumatura drammatica intendiamoci, solo una (in)naturale vibrazione interna che ti fa dire “ma che cavolo sto facendo? E’ questa la vita che avevo programmato? Non mi conviene trovarmi un posto in riva al mondo e vivere (più o meno) libero?”.

Mollare tutto, trovare un gatto, un cane o un altro mammifero che ti segua nell’avventura e per un briciolo della vita sentirsi (alert: allitterazione) vivo, vivido e voluttuoso nei confronti dell’esistenza, un po’ come Jack London ne Il Richiamo Della Foresta, Zanna Bianca e Martin Eden. Trovare una maniera per evitare di pensare a come arrivare a fine mese e se mai si arriverai alla pensione, per non trovarsi la domenica sera morso dal blues feroce del “domani dovrò tornare al lavoro”, inzuppato da una realtà che non riconosci più come tua.

Per essere come Jack London tuttavia “ci vuole tanto, troppo coraggio” così ti chiedi se davvero saresti capace di abbandonare le persone che ami (te stesso, la donna di cui sei innamorato, i famigliari, gli amici) e la terra da cui provieni, le Gibson Les Paul che ogni tanto accarezzi la sera, i dischi dei Led Zeppelin, la possibilità di vedere le partite dell’Inter su Sky, di fare acquisti sul sito dell’Adidas, di comprare i libri della Universale Economica Feltrinelli e tutte le altre insignificanti sciocchezzuole che caratterizzano la tua vita.

 

Già, difficile avere la bronza (come diceva Brian) per fare scelte del genere, sai già che probabilmente, come sempre, finirai ancora una volta per fare la fila per tre, risponder sempre di sì e comportarti da persona civile!

Non rimane, così, altro da fare che cullarsi sugli echi lontani di quel sentimento cantato da Toy Caldwell della Marshall Tucker Band e da Lowell George dei Little Feat, e sulle onde sonore di Can’t You See e Willin’ sognare di essere uno di quegli uomini lì, in attesa della ripresa del campionato quando per 90 minuti potrai dipingerti i pensieri unicamente nei colori della tua tribù e diluire i blues della vita.

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Gonna take a freight train
Down at the station, Lord I don’t care where it goes
Gonna climb a mountain he highest mountain
Jump off, nobody gonna know 

Can’t you see, whoa, can’t you see
What that woman, Lord, she been doin’ to me
Can’t you see, can’t you see
What that woman, she been doin’ to me

I’m gonna buy a ticket now, as far as I can
Ain’t a-never comin’ back
Ride me a southbound, all the way to Georgia now
Till the train it run out of track

Can’t you see, oh can’t you see
What that woman Lord, she been doin’ to me
Can’t you see, can’t you see
What that woman, she been doin’ to me oh Lord

 Can’t you see, oh can’t you see
What that woman Lord, she been doin’ to me
Can’t you see, Lord I can’t stand it, can’t you see
What that woman, she been doin’ to me

I’m gonna take a freight train, down at the station, Lord
ain’t never comin’ back
Ride me a southbound, all the way to Georgia now
Till the train it run out of track 

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I’ve been warped by the rain, driven by the snow
I’m drunk and dirty, don’t you know
And I’m still, willin’

And I was out on the road late at night
I seen my pretty Alice in every headlight
Alice, Dallas Alice

And I’ve been from Tucson to Tucumcari
Tehachapi to Tonapah
Driven every kind of rig that’s ever been made

Driven the back roads so I wouldn’t get weighed
And if you give me weed, whites, and wine
And you show me a sign
I’ll be willin’, to be movin’

Well I’ve been kicked by the wind, robbed by the sleet
Had my head stoved in, but I’m still on my feet
And I’m still, willin’

Smuggled some smokes and folks from Mexico
Baked by the sun every time I go to Mexico
And I’m still…

And I’ve been from Tucson to Tucumcari
Tehachapi to Tonapah
Driven every kind of rig that’s ever been made
Driven the back roads so I wouldn’t get weighed
And if you give me weed, whites, and wine
And you show me a sign
I’ll be willin’, to be movin’

 

E poi non rompermi i coglioni, per me c’è solo l’INTER (campionato 2019-20 blues)

24 Ago

Ci siamo, inizia un nuovo campionato. A dieci anni dal grande poema epico del Triplete, eccoci finalmente pronti ad affrontare con i giusti mezzi una stagione che dovrà essere diversa dalle ultime. A dire il vero ogni anno partiamo con le stesse pulsioni, speranze e spavalderie ma, ad essere sinceri con noi stessi, in passato c’era spesso quel retrogusto fatto di ma e di boh che tenevamo nascosto nel profondo.

Oggi invece c’è una sicurezza e una consapevolezza diversa, dopo un decennio di difficoltà, pazzie ed isterismi, siamo certi di essere finalmente di nuovo in sella ad un purosangue che non dovrà essere un destriero senza nome ma bensì averne uno tipo Fulmine, Saetta o Pegaso, e come il cavallo alato della mitologia greca, dopo aver aiutato Giove a trasportare le folgori sino all’Olimpo, dovrà poi trasformarsi in una nube di stelle scintillanti.

Abbiamo un paio di generali arrivati dagli eserciti nemici, ancora li guardiamo con sospetto, ma più il tempo passa e più ci sembrano integrati negli ideali e nei sentimenti del mondo nerazzurro, società tanto imperfetta da essere perfetta e che il grande timoniere Zhanhg Jindong saprà innovare e rendere impermeabile alle intemperie del tempo.

Sono arrivati (e stanno arrivando) nuovi protagonisti, che il padre dei quattro venti gonfi le loro vele, dovranno solcare mari, insieme ai loro compagni, evitando bonacce e governando la nave tra mari impetuosi, spiegando ed ammainando le vele con velocità, caparbietà e destrezza.

Basta favolette, capricci, dispetti, abbiamo ora bisogno di uomini che sentano il richiamo della foresta e che sappiano trasformare quell’istinto primordiale in una irresistibile voglia di vittoria, restando in equilibrio tra impulso e razionalità, tra passione e ragione, gli ossimori necessari per compiere imprese eroiche.

Cuori nerazzurri, uomini e donne di (black and) blues, amici, compagni, uniamoci nel sentimento fraterno che ci rende quel che siamo, nella dottrina che fa di noi indomiti esponenti dell’umanesimo, nel desiderio, nel sogno e nell’aspirazione di essere i migliori.

Stringiamo a corte, siam pronti alla morte, l’Inter chiamò!

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La Via Emilia ad agosto

18 Ago

Il cambio di lavoro mi ha allontanato da Stonecity, ora ogni giorno sono diretto a Mutina, la mia città di riferimento. Lavoro molto in questo periodo, è uno dei picchi di produzione dell’intera stagione, niente ferie naturalmente, niente ponte a ferragosto, mi fermo sino a tardi la sera, lavoro al sabato e così via. Situazione un po’ pesante certo, ma non posso che ringraziare TDL (The Dark Lord insomma) per aver fatto sì che una grossa e importante azienda abbia ripescato un uomo di blues di una incerta età caduto nel mare.

TDL- Wembley Empire Pool November 1971

In questi giorni agostani, con le città deserte e i ritmi lenti, vado al lavoro facendo la Via Emilia, percorro qualche km in meno di quando prendo le blue highway (le strade basse insomma) e mi godo l’arteria principale della mia terra nell’unico momento in cui diventa vivibile e percorribile. Riscopro vecchie case da contadini ormai abbandonate a se stesse, distributori di carburante che prendono i riflessi di quelli del midwest e del sud degli Stati Uniti, quelli ritratti all’interno della copertina di Desolation Angels dei Bad Company ad esempio …

Bad Co Desolation Angels 1979

… scorci di un’Emilia che sta scomparendo e che alterna campi di malghetti (di granturco) e vigne a fabbriche addormentate, ristoranti, case cantoniere e vecchie sezioni del PCI prede dell’edera e dell’erbacce. Con l’animo adombrato e al contempo sempre in fustinella grazie al blues, veleggio ogni giorno tra la Domus Saurea e l’azienda per cui lavoro, apprezzando quel po’ che può dare questo vicolo del pianeta in cui vivo, vicolo in cui sono nato, cresciuto e dove coltivo con amore tutti i miei blues. Thank You Emily Road.

la Via Emilia

SERIE TV

Continua il rapporto stretto con le serie TV di una certa rilevanza. Di seguito le due che mi hanno colpito maggiormente in questo ultimo periodo.

Homecoming TTTT

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Chernobyl TTTTT+

Serie stratosferica. Da guardare a tutti i costi.

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IL GIUSTIZIERE DEL TRAFFICO NEI SUPERMERCATI

Essendo il rompiscatole che sono (altri userebbero il termine cagacazzo), quando vado alla Coop spesso mi ergo a Giustiziere del traffico; sì perché tendo a non sopportare la gente che pensa di essere sola al supermercato, quella che si ferma a parlare con gente appena incontrata occupando tutta la corsia principale, quella che parcheggia il carrello alla dick of the dog e va a farsi i fatti suoi. Se, come spesso succede, è  ITTOD (una delle delle mie tre personalità) a prendere il sopravvento allora sono acid dicks for everybody. Ti metti a parlare con gli amici in mezzo alla corsia? Ittod ti si pianta di fronte col il carrello e, alla maniera di Sheldon Cooper, esclama “permesso, permesso, permesso!” fino a che i malcapitati, sorpresi, sono costretti a dargli strada e a farlo passare. Lasci il tuo carrello incustodito messo di traverso in una corsia? Arriva Ittod che, col suo, lo urta e te lo spinge at the god’s house (a casa di dio). Poi torno nei panni di Stefano (il politicaly correct old boy) o di Tim (un mix di entrambi) e torno a vivere e a lasciar vivere.  Ma con Ittod non si scherza, mai!

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“VORREI VEDERTI NELLA DDR CON LE ADIDAS”(Influencer blues)

Alla Coop; reparto biscotti; devo scegliere che tipo prendere. Mi innervosisco … troppa scelta, troppe marche, troppe tipologie …“maledizione, va là che nella DDR non avrei avuto questi problemi!”, esclamo esaltando un tipo di repubblica che ho idealizzato nella mia maruga e di cui sono un po’ ossessionato. La pollastrella alza gli occhi al cielo. Poco dopo nel reparto pasta, faccio lo stesso pensiero a voce alta e stavolta Mademoiselle Pompidou (la chiamo così perché la Francia è una delle sue fissazioni) mi risponde per le rime: “Sì, vorrei vederti nella DDR con le Adidas!”.

Fa riferimento al fatto che la mia ossessione per il marchio Adidas, e le conseguenti continue spese che faccio per placare questo mio impulso ossessivo compulsivo, mal si prende col rigore che era in vigore nella DDR. Sì, ha ragione, ma che ci posso fare, sono un uomo occidentale pieno di contraddizioni che vive idealizzando tipi di società alternative, take or leave it.

PS: ieri sera esco con il mio amico Sir Lyson. Al momento di salutarci noto che indossa un paio di Adidas nuove. “Ehi, vecchio “ gli faccio “anche tu Adidas, ma sei un grande!”. “Lo sai che ti seguo e che sei un influencer!”mi risponde. Lo abbraccio forte e vado a letto contento. Yuk!

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Troppi biscotti alla Coop -foto TT

BRIAN NEGLI ANNI CINQUANTA

Una mia cugina mi manda un foto di Brian che non avevo mai visto: è ripreso insieme a sua sorella Marta, presumibilmente negli anni cinquanta, nelle campagne intorno a Regium Lepidi dove la sua famiglia abitava allora, parecchio prima che lui si sposasse con mia madre. Lo osservo bene … con quell’aria da attore americano, quello sguardo sicuro di sé, quella cazzimma che non credo gli appartenesse. Ripenso alla sua vita, a come è andata, al fatto che deve essere venuto a patti anche lui con la realtà e col fatto di non essere altro un essere umano sperduto su un pianeta nel buco del culo dell’Universo, come dico sempre. Mentre scrivo, dalle casse del computer, Youtube messo in random passa The Long And Windind Road di Paul McCartney. Mi si inumidiscono gli occhi. Lo penso negli ultimi anni alle prese con i disturbi cognitivi senili, al fatto che diventò uno dei personaggi principali di questo blog … già le peripezie di Brian nella valle dell’alzheimer sono state forse uno dei momenti più alti di queste pagine miserelle, il seguire e l’accompagnare un vecchio verso il tramonto ha contribuito a rendere questo blog forse meno sciocco ed inutile. Ma mentre Macca termina di cantare il suo capolavoro voglio concentrami sul giovane Brian … un bel tipo che qualche anno più tardi avrebbe incontrato una bella tipetta di San Martin On The River e insieme avrebbero messo su famiglia e percorso insieme alcuni decenni. Riguardo la foto … eri proprio un vasco* Brian.

* per i non emiliani, dal dizionario Il Nuovo Piccagliani:

http://www.vivomodena.it/rubriche/ciacarare-modenese-vasco-o-per-essere-piu-precisi-fare-i-vasco/

Brian e sua sorella Marta – anni cinquanta

DARK LORD PLEASE DON’T LET ME BE MISUNDERSTOOD

In questo periodo ho a che fare con parecchia gente nuova o con gente che non vedevo da vent’anni. Mi capita di cogliere, occasionalmente di nascosto o anche mentre si parla insieme, rilievi sulla mia figura che sul momento mi pare non mi descrivano correttamente, siano esse osservazioni positive o negative. Possibile che si sia tanto concentrati su noi stessi che non ci si accorga che la coscienza che abbiamo di noi non corrisponde esattamente a quella che decriptano gli altri?

Al di là del tenore di quegli appunti, siano essi lodi o critiche, il problema è che non mi riconosco in quei quadretti, proprio io che penso di essere consapevole dei miei pregi e dei miei difetti, proprio io che sono il principe dell’autoanalisi e dell’autointrospezióne mi trovo a sentirmi un forestiero nei panni di me stesso. “Sono davvero così?” mi chiedo. Rimango sospeso, mi soppeso, e cerco di modificare gli aspetti meno nobili di quelle note, certo come sono che devono contenere un minimo di verità. Ogni tanto la sera però prego il Dark Lord affinché il mio essere non venga mal interpretato, ma è una preghiera che non so se avrà qualche effetto, perché temo che sia io a mal interpretare me stesso.

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Tuttavia, oltre alle note sul mio essere che – come ho detto – potrebbero essere intese come rilevamenti non esattamente positivi, voglio citarne una dai contorni morbidi. Rivedo dopo quasi vent’anni un collega della mia età. Mi fermo davanti a lui mentre è intento a risolvere un problema lavorativo. Si accorge che qualcuno lo sta fissando, si volta e rimane abbagliato dalla mia presenza. Ha lo sguardo tra lo sbalordito e il meravigliato e mi guarda come un fervente credente accoglierebbe l’avvento del suo dio. Non è che fossimo esattamente amici, giusto colleghi di lavoro nel decennio degli anni novanta, eppure mi accoglie con una enfasi – seppur controllata  – che mi colpisce. Ci prendiamo cinque minuti, mi chiede come mai sono ricapitato lì, gli spiego in due parole la genesi che mi ha spinto all’abbandono della mia aziendina e di come mi abbiano riaccolto nella sua, nostra, grande azienda. Al che con un candore che mi intenerisce, mi dice “Beh, è naturale, sei sempre stato molto bravo!“. Ora, se fossi una persona normale me ne sarei andato compiaciuto e sicuro di me stesso, ma dato che sono un uomo di blues, è da quel giorno che mi chiedo “Ma davvero sono uno molto bravo?”. Non è una domanda retorica atta a stimolare altri commento positivi, ma un sincero quesito che pongo a me stesso. Ma davvero uno che nella sua maruga vive in un mondo fatto di Led Zeppelin, FC Inter, DDR, Jack London, Robert Johnson (e Adidas) e che sembra non importargli altro è uno “molto bravo”?

Mentre scrivo questo, Youtube -sempre in random – manda All Right Now. Segnale blues non indifferente. Meglio smettere di pensare, prendiamo quello che abbiamo e prepariamoci ad uscire con la pollastrella. (L’uso della prima persona plurale non è casuale, siamo in tre, Stefano, Tim e Ittod  a doverci preparare… ).

Oh yeah baby, it’s All Right Now”).

 

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Iulius modus: domani è un altro blues e si vedrà.

27 Lug

Luglio; estate piena, rotonda, calda e bianca.  E’ sabato sera, sono fuori a cena. Il luogo è quel complesso dei ruderi di una bella villa cinquecentesca (bombardata pesantemente nel corso della seconda guerra mondiale) di proprietà dei marchesi Albergati, sita all’estremità orientale del territorio comunale di Castelfranco Emilia, in località Cavazzona. Pochi km a nord della Via Emilia, pochi km a ovest della bella Bulåggna (Bononia insomma). La serata è calda, una leggera brezza rende il tutto piacevole compresa la festa popolare in cui sono immerso. Alberi, campagna a perdita d’occhio e quel sentimento Emiliano che tanto decanto. Mi gusto cozze alla marinara e un filetto di branzino, mi verso un prosecco freddo che va giù che è un piacere.  La pollastrella mi vede ed esclama “E vai col prosecco Tyrrell, è tutto bello adesso?”. Scherziamo spesso, quando bevo qualcosa di alcolico, sul fatto che i (leggeri) fumi dell’alcol a volte riesco a rendermi sfumati i contorni più taglienti della vita.

Un commensale sente la battuta ed interviene “ma i problemi sono problemi proprio perché vanno risolti, c’è una soluzione a tutto”. Rispondo con un sorriso di circostanza, non sono nell’umore giusto per intavolare una discussione filosofica. Che avrei dovuto rispondere, che della vita ho una visione diversa? Che soluzione ci sarebbe all’essere consapevole di essere un essere vivente, appartenente ad una delle specie dette di mammiferi, che vive su un pianeta sperduto nel buco del culo dell’Universo sul quale per puro caso è nata la vita (sempre che quello che stiamo vivendo sia vero), dopo che circa 14 miliardi di anni fa ci fu il grande scoppio (il big bang insomma)? Per un uomo come me questo è sufficiente per avere un atteggiamento blues alla vita. In parecchi tendono a non capire e ad accettare questa mia bluesy condition. Ma per la madonna, sono nato blues, che colpa ne ho se vivo e analizzo tutto col mio carattere saturnino, col velo di crepe nere che mi avvolge? Questo non vuol mica dire essere depresso, perdente o withoutcunt (sfigato insomma), tutt’altro, nel nostro piccolo crediamo di avere, grazie a questo stato d’animo, la capacità di guardare il mondo nella prospettiva più ampia e con molta (forse troppa) sensibilità.

I was born blue, holy shit, let me be me…

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PHOTO OF GHOST

Il mio amico Mark Cooper (Marco Bottazzi, insomma, il Ry Cooder di Modena Est) pubblica su facebook un trafiletto tratto da un quotidiano locale a proposito della festa delle musica di Nonantola 2019 dove compare una mia foto, tratta dalla partecipazione degli Equinox alla stessa festa tre anni orsono. Bottazzi aggiunge, “Ma il nome di Tim Tirelli potevate metterlo eh?!”.

E niente, mi ha fatto molto ridere.

Gazzetta di Modena – Giugno 2019 – Festa Della Musica di Nonantola

IL BLOG DEL GATTO PALMIRO: Darkat at his scampish best (Stormbringer coming my way blues)

Qualche settimana fa qui alla Domus Saurea c’è stato un gran temporale, vento fortissimo, pioggia, tuoni e saette. Io ero fuori e Tyrrell e la Terry, preoccupati, mi hanno cercato nelle campagne per più di un ora sotto la pioggia battente nel buio della notte. Tyrrell nel saltare un fosso è anche caduto e si è rotto una costola … ecco perché ho accettato la sua ramanzina senza controbattere. D’altra parte, sono un gatto anzi sono Darkat il supereroe felino, sono votato all’avventura, che ci posso fare … Got to keep running Stormbringer coming

COOP TALES:

Fuck The System

Rituale del sabato mattina: colazione e spesa alla Coop di Regium Lepidi. Al Café Des Antilles (gestito da cinesi ed italiani) ormai ci conoscono, battono lo scontrino da 5,80 euro e preparano paste e bevande di default. Mordo il krapfen, bevo il cappuccino e chiacchiero con la pollastrella mentre osservo la gente. Un ragazzo legge la Rosea, una coppia anziana fa colazione insieme, le quattro vecchie amiche di cui abbiamo accennato più volte qui sul blog, si scambiano opinioni in dialetto stretto. Io e Polly notiamo un tipo grande e grosso con maglietta nera con su scritto in nero FUCK THE SYSTEM.

Ci guardiamo, scuotiamo la testa e pensiamo a voce altra e in dialetto “sè, fac ze sistem e poi vai in un centro commerciale … mo fat der indu is nèsen i mlon (ma fatti dare dove si nasano i meloni).

Scared Woman

Entriamo nel supermercato. Come ogni sabato ci accoglie la signora in là con gli anni e con lo sguardo sperduto ed impaurito mentre cerca di venderti contratti Coop per energia e telefonia mobile. Ogni volta le dico la stessa cosa, che abitiamo in campagna e che non abbiamo gli attacchi per l’uso del gas metano per il riscaldamento … magari è bravissima nel suo lavoro, ma a me sembra inadeguata e fuori posto. Chissà, forse è stata messa lì durate una delle solite riorganizzazioni del personale tanto di moda in quest’era da capitalismo fuori controllo.  Mi fa tenerezza, a volte avrei l’impulso di accettare una delle sue proposte, ma poi penso che ho già abbastanza blues di mio e che non posso farmi carico anche di quelli degli sconosciuti.

Presumptuousness Girl

Tra gli scaffali, davanti al reparto thé e infusi cerco confezioni di tisane fredde. Pur sapendo che non si è mai visto Johnny Winter farsi delle tisane di qualsiasi genere, continuo nella ricerca data la mia assuefazione estiva alla fresca tisana serale. Essendo un uomo, non riesco mai a trovare niente, faccio per desistere quando arriva in aiuto la mia groupie. Mentre insieme cerchiamo le scatoline giuste tra mille altre, siamo continuamente infastiditi da una responsabile Illy al telefono evidentemente col suo capo, al quale deve riportare dati sulle confezioni del caffè in questione sugli scaffali. Lo fa in maniera insopportabile, è una di quelle a cui piace far vedere che sta lavorando. Vestita col tipico completo maschile sotto di cui svetta una camicetta bianca, cammina a fatica su scarpe coi tacchi, parla a voce alta e vuol far sapere a tutti che si sta occupando di una faccenda di massima importanza per la sopravvivenza del pianeta. Per fortuna la donna che ho al mio fianco, che veste jeans, scarpe adidas e maglietta dei Led Zeppelin, trova le tisanine a freddo in un battibaleno e posso lasciare la donna in carriera alla sua odiosa sicumera.

Prodotti in offerta blues

Il cambio di lavoro mi ha portato ad interfacciarmi per motivi professionali con un mio caro amico, uno dei blues brothers con cui condivido sinodi e amore per la musica. Entro nel suo ufficio semplicemente magnifico, a due passi dal centro storico, in palazzo signorile … alti soffitti, arredamento di design, vibrazioni da alto livello professionale. Finita la pratica che mi ha condotto lì, discutiamo delle nostre cose. Tocchiamo vari argomenti, tra cui anche quello della spesa settimanale e del costo della vita. Sorprendentemente mi dice “Vecchio, io quando vado a fare la spesa compro solo prodotti in offerta! Certo, non è sempre così, ma la stragrande maggioranza delle volte applico quel sistema”.

Ero già arrivato ad una conclusione simile, il confronto col mio amico mi ha semplicemente dato il La. Dentifrici da 4,70 euro? Ma sè, dentifricio Coop 0,88 euro. Tisane Arbe da 3,85? Mo’ gnanc! Tisana soiamé da 1,70, e così via. Naturalmente ci sono eccezioni, ma anche comprando gel doccia non commerciali ad esempio, scelgo quelli in offerta e a meno di 5 euro. Faccio di necessità virtù insomma, e mi sento un po’ più furbino.

PS: ho applicato lo stesso metodo anache con la Super Deluxe Edition di The Song Remains The Same, ho atteso la svendita di Amazon, dai 260 euro iniziali l’ho portato via a 87. Edizione di cui non avevo certo bisogno, ma si sa è un di quegli oggetti con cui t’illudi di riempire i tuoi vuoti esistenziali e di rivivere la fustinella* che avevi da ragazzo quando ti apprestavi ad ascoltare il nuovo LP appena acquistato con discreti sacrifici.

_* Per i non Emiliani: dal Nuovo Dizionario Piccagliani ecco una arguta, nonchè irresistibile, definizione di fustinella

http://www.vivomodena.it/rubriche/ciacarare-modenese-la-terribile-fustinella/

UOMINI IN SANDALI E CIABATTE

Torna come ogni estate, la rubrica “Uomini In Sandali e Ciabatte”.

Non dovrei più sorprendermene, ma sono sempre preda dell’imperativo estetico, non che occorra essere dei dandy, ma un minimo di bon ton, di amore per se stessi, di rispetto per gli altri dovrebbe essere un imperativo.

Son lì che sto andando con la pollastrella a cena fuori, e nel parcheggio vicino arriva un BMW. Esce tamarro sui 30 anni, con figa appresso, in canotta, braga corta e infradito che trascina come fosse zoppo in entrambi i piedi. Con aria da “non me ne frega una cazzo di niente” e con superbia si dirige verso il Lidl … il Lidl per la miseria! Ah, ha naturalmente parcheggiato la macchina esattamente sulla riga di mezzo che delimita due parcheggi.

Son lì che mi sto mangiando una Bella Napoli e chiacchierando amabilmente di Yes e Led Zep con Polly che arriva una famigliola di elegantoni: marito in braga corta-polo di 19 anni fa tutta slanata-ciabatte marroni da uomo tipo colonia estiva Agip anni settanta. Moglie in pantacollant sformati scuri -ciabatte rosse in vernice da cappuccetto rotto – tallone screpolato da bye bye libido – canottiera coi brillantini sbrindellata. Figlio adolescente-faccia e fisico da giandone-maglietta nera tutta storta-braghetta corta bianca sporca-infradito gialle portate come si porterebbero due ciabatte di pietra.

“Cameriere, si sbrighi con la millefoglie per la signorina e la tavolozza estiva per me, poi ci porti il conto. ” “Qualcosa non va signore?”Tra moglie e marito troppe infradito!”

PULIVAPOR BLUES

Sabato pomeriggio. Dopo la spesa, tradizionale riposino ristoratore. Crollo sul letto. Mi sveglio dopo un po’. Lady Wakeman non è di fianco a me. Mi alzo, sento un sibilo provenire dal cortile: è la pollastrella che zoseggia in libertà con la pulivapor. I’ve got a Black Magic Woman!

Pulivapur blues – Domus Saurea luglio 2019 – foto TT

Pulivapur blues – Domus Saurealuglio 2019 – foto TT

Pulivapur blues – Domus Saurealuglio 2019 – foto TT

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REGIUM LEPIDI: festum unitas blues

Niente festa dell’Unità per Regium Lepidi quest’anno. I lunghi lavori per la nuova arena spettacoli del Campo Volo si protraggono anche per questa estate, e il partito reggiano che organizza la festa non vuole andarci a rimettere come fece l’anno scorso affittando per due /tre settimane lo spazio fiere. Credo sia la prima volta che succeda. Per un reggiano (seppur nato nel modenese) come me la cosa sembra inconcepibile. Ma sì sa, purtroppo tutto cambia e visto l’aria che si respira non dovrebbe sorprende che – come nel libro La Storia Infinita di Michaele Ende – il nulla sta divorando Fantàsia. I tempi stanno cambiando …

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THE SONG REMAINS THE SAME – super deluxe edition: commenti tratti da Amazon Italia

A circa un anno di distanza, come accennato qui sopra, mi decido a comprare la super deluxe edition di The Song Remains The Same, superlativo disco live dei Led Zeppelin del 1976 relativo a performance del 1973.

TT & TSRTS super deluxe edition. – foto Saura T.

Il prezzo è in caduta libera (oggi è arrivato a 82 euro, dai 260 iniziali, io effettuo l’ordine quando la quotazion eè di 87,40.). Nel farlo, mi diverto a rileggere le recensioni. Trovo spassosa quella di quel vero uomo che senza paura si firma “xxxxxxxx” e che pensa che TSRTS rappresenti i Led Zeppelin scialbi e sbiaditi. Ah ah ah, che ridere ragazzi! Poi nelle risposte aggiuntive sul sito di Amazon, cita quelli del 1975 come esempio …il signore ha le idee un po’ confuse, e si dichiara“Fan incallito dei LZ”  … che spasso. (Nota di Ittod: se siete utenti Amazon, dategli addosso, per dio, che il fellone sia rimesso al pubblico ludibrio).

Niente male sentirsi chiamare Signor Tirelli da un terzo recensore che la vede come il sottoscritto, cioè nell’unico modo in cui un fan con un minimo di buon senso e capacità critica deve valutare l’edizione in questione e quindi il disco dal vivo in sé.

LZ TSRTS Super Deluxe Edition

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xxxxxxxx
1,0 su 5 stellesemplice speculazione commerciale ( no, capolavoro!!)

10 settembre 2018 / Formato: VinileAcquisto verificato

“Buongiorno a chiunque legga queste quattro righe.
Il sottoscritto, anni 60 da poco compiuti, è un fan incallito e sfegatato dei Led Zeppelin ovviamente fin dai primi anni settanta.
E allora Vi chiederete perche’ una sola stella? Perche’ forse, a mio modesto avviso, è arrivato il momento che i “veri” fan di un qualsiasi gruppo rock storico smettano di essere presi per i fondelli da queste “mega ristampe ri- masterizzate” peraltro molto (in certi casi “troppo” – leggasi box dei Pink Floyd!) costose e con all’interno specchietti per le allodole sottoforma di gadget, manifesti, dvd e bluray 5.1, 6.1,7.1…..10.000.1 e via discorrendo!
Venendo al box specifico, ricordo a chi magari non lo sa, che gia’ l’originale colonna sonora del film rock piu’ disastroso e disastrato della storia all’epoca della sua uscita in doppio vinile aveva suscitato non poche perplessita’ per i vari rimaneggiamenti ed editaggi effettuati in studio, oltre che per la mancanza colpevole di alcuni pezzi presenti invece nel film. A peggiorare la situazione è intervenuto mr.J.Page nel 2007, che nel tentativo di rendere esaustiva la suddetta colonna sonora, ha pensato bene di mettere in un box quadruplo in vinile o doppio cd i pezzi mancanti eseguiti nelle tre “stanche” serate del luglio 1973 a New York (meno…..uno!!) editando nuovamente alcuni pezzi (a mio avviso, è clamoroso e scandaloso il taglio di circa due minuti su “No Quarter”) con il risultato di peggiorare ancora la situazione!
E oggi? Ecco che siamo arrivati all’apotosi definitiva anche in versione DVD audio e Bluray audio!!!
Evviva, continuiamo a spendere per un prodotto che fara’ conoscere ed amare questi Led Zeppelin “scarichi” alle nuove generazioni e allo stesso tempo fara’ rimpiangere i soldi spesi ai fan della prima ora come il sottoscritto! “

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Stefano Tirelli
4,0 su 5 stelleEdizione inutile, ma gran disco dal vivo.

14 settembre 2018 / Formato: Vinile

“Anche io sono un fan in senso strettissimo dei LZ, e anche io li seguo dagli anni settanta. E’ vero che questa edizione è inutile in quanto è pressoché identica a quella del 2007, edizione già di per sé criticabile per i tagli di cui il signore qui sopra parla. Jimmy Page avrebbe dovuto rimboccarsi le maniche e far finalmente uscire la versione definitiva di questo album dal vivo (uscito nel 1976e relativo alle tre date di New York del 27-28-29 Luglio 1973) magari con un bonus disc con versioni alternative di qualche pezzo. Su questo siamo pienamente d’accordo. Ciò che ritengo assolutamente fuorviante è la critica ai LZ del periodo. Nel 1973 i LZ non erano per niente scarichi e le performance contenute in questo disco sono strabilianti. Le versioni di STAIRWAY TO HEAVEN e NO QUARTER sono tra le più belle mai suonate dal gruppo, SINCE I’VE BEEN LOVING YOU è stratosferica, DAZED AND CONFUSED, CELEBRATION DAY, THE SONG REMAINS THE SAME e THE RAIN SONG sono superbe. A livello di espressività il 1973 fu l’anno migliore dei LZ. I gusti sono gusti ed ognuno ha la propria opinione, ma un minimo di oggettività sarebbe sempre consigliata. Concludendo, chi possiede già la versione rimasterizzata del 2007 non deve acquistare questa nuova edizione, ma chi si avvicina solo ora al pianeta Zeppelin non deve lasciarsi scappare questa magnifica registrazione live (in attesa di vedere pubblicata in futuro l’edizione definitiva, appunto).”
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Pino
4,0 su 5 stelle Giuseppe

21 settembre 2018 / Acquisto verificato

TACCHINI SELVAGGI live in Nonantola luglio 2019

Con gli Equinox avremmo dovuto suonare alla Pizza In Festa di Nonantola, ma visto il recente cambio di lavoro ho ritenuto inopportuno chiedere mezza giornata di ferie dopo poche settimane dall’ assunzione. Ho così fatto in modo che fosse l’altro gruppo di Saura a sostituirci. Venerdì 19 luglio, uscito dal lavoro, mi sono diretta nella mia home town dove, insieme ad amici ho cenato e poi mi sono gustato – nel verde del Parco Della Pace – i Tacchini Selvaggi in versione live. Non sono un gran amante del country e del southern rock ma quando suonano certi brani di Neil Young non posso che ascoltare con attenzione, soprattutto quando ne dedicano una alla pollastrella e la costringono a cantare.

Tacchini Selvaggi – Nonantola 19/7/2019 – foto TT

Tacchini Selvaggi – Nonantola 19/7/2019 – foto TT

Tacchini Selvaggi – Nonantola 19/7/2019 – foto TT

LA DONNA CHE SI ARRAMPICAVA SUGLI SCAFFALI DELLE LIBRERIE

Esco dal Coop, mi squilla il cellulino, rispondo. Dopo trenta secondi riaggancio, mi guardo intorno e non trovo Polly. Mi affaccio davanti alla libreria (esterna) della Coop e la vedo arrampicata sugli scaffali a cercare chissà quale edizione di chissà quale titolo. Riesco a fotografarla solo quando è ormai scesa. Ora, sono molto felice che la mia pollastrella sia una accanita lettrice, ma come ho già scritto sul suo comodino, in camera da letto, c’è già una pila di libri alta come la torre Eiffel, non vorrei che una bella notte crollasse e bye bye uomo di di blues…

Saura in libreria – luglio 2019 – foto TT

CAT TALES ALLA DOMUS

La pollastrella è a Londra con una nostra amica per vedere l’ennesimo concerto di Rick Wakeman (e ti pareva), io sono a casa solo con i gatti. Palmir e ancor più affettuoso del solito, sente la mancanza della sua umana e si appoggia a me. Nonostante il caldo, all’ora di andare a dormire, mi si sdraia di fianco e per tutta la notte non perde il contatto col suo umano di riserva.

Gatti alla Domus Saurea – luglio 2019 – foto TT

Gatti alla Domus Saurea – luglio 2019 – foto TT

Quando non ci sono, e lui vuole stare in casa, sonnecchia sui miei vestiti.

Gatti alla Domus Saurea – luglio 2019 – foto TT

Quando scrivo per il blog viene a chiedere la sua dose di attenzioni…

Gatti alla Domus Saurea – luglio 2019 – foto TT

e quando vede che non lo considero, si sdraia lì di fianco rassegnato.

Gatti alla Domus Saurea – luglio 2019 – foto TT

Strichetto, la mia bella pussycat, lo copia, sale sulla finestra vicino alla scrivania e mi contempla.

Gatti alla Domus Saurea – luglio 2019 – foto TT

In alternativa va ad intanarsi in posti angusti per poi comparire all’improvviso e miagolare il suo “cucù”.

Oggi, 27 luglio, verso le 13 si preannunciava un temporale. Un forte vento tirava a lucido la campagna, con Palmiro già in casa, scendo a cercarla. “Stricchiii, Stricchiii, Stricchiii …” urlo ai quattro venti, la vedo sbucare da un prato di erba spagna, col lungo pelo pettinato tutto da una parte dal vento, e zompare velocissima evitando ostacoli e quindi avanzando a zig zag. Un diavoletto della Tasmania che mi corre incontro con una foga ed un amore mai visti. Avrei voluto avere il cellulino a portata di mano per filmarla. Credo che mi sia davvero riconoscente di averla accolta qui alla Domus, nel momento in cui decise di lasciare per sempre la casa di inquilini di nostri vicini in cui veniva trattata senza alcun riguardo. Ora è qui che dorme su una sedia dietro di me … e sì, sono pazzo di lei.

TT & Stricchi – autoscatto

SUL PIATTO DELLA DOMUS

Non appena ho un momento e sono a casa, metto su della musica, queste la playlist delle ultime settimane …

BJ è da sempre uno dei nomi a me cari, l’inizio di Street Life Serenader doveva essere piaciuto anche a Fabio Premoli quando scrisse Suonare Suonare della PFM

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Ovviamente i LZ hanno spesso la priorità… parto col bootleg del 14/2/1975 al Nassau Coliseum …

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continuo con la registrazione audience del Madison Square Garden del 14/06/1977 …

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e proseguo col tecno blues del Golden God.

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Mi sparo poi Loredana Bertè, personaggio che mi è sempre piaciuto un sacco …

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Durante il recente Sinodo estivo con i ragazzi, il Pike Boy mi porta in dono Gumbo di Dr John, perfetta colonna sonora per calde e umide serate estive.

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Un salto a Los Angeles nel 1975 insieme ai Rolling lo faccio sempre volentieri quando mi vengono quei momenti in cui vorrei essere Keith Richards …

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Qualche scappatella con l’AOR me la concedo, soprattutto se ci sono di mezzo i Queen e Jason Bonham …

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Tina in coppia con John Miles poi è d’obbligo ogni tanto …

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così come Slowand insieme a Duane …

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Rocks degli Aerosmith è uno di quegli album che mi hanno formato …

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La Premiata dei giorni migliori è sempre uno spettacolo …

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… ma poi finisco come sempre per tornare al blues …

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 DOMUS SAUREA BEACH

Niente ferie quest’anno, cerco di godere quindi –  per quanto possibile –  del verde e delle beach facilites della Domus Saurea.

Domus Saurea estate 2019 – foto TT

Domus Saurea estate 2019 – foto TT

Domus Saurea estate 2019 – foto TT

Domus Saurea estate 2019 – foto TT

Domus Saurea estate 2019 – foto TT

Nella speranza che voi, amici, lettori e semplici curiosi che sovente inciampate su questo blog, possiate godere di meritate vacanze, vi auguro il meglio per questa calda estate 2019. Che il Dark Lord ci benedica tutti e vegli su di noi.

Uomo di Blues alla Domus – autoscatto

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Addio al gatto Artemio

23 Lug

Il gatto Artemio si presentò alla Domus Saurea diversi anni fa; dapprima fu attratto dalle femmine che, essendo sterilizzate, non lo degnavano di uno sguardo. Cercava di importunarle, le incantonava sul terrazzo, le obbligava a saltare sulla ringhiera fino a che non uscivo dalla porta io, anche in piena notte, a fare un po’ di chiasso per smarrirlo (come diciamo in questa fetta d’Emilia), per farlo fuggire insomma. L’altro suo problema erano i due maschi, Palmiro e Patuzzo, che non lo facevano avvicinare. Di nascosto però Saura gli portava da mangiare, e questo lo teneva a portata di zampa. All’epoca era un gatto magro, arruffato e probabilmente randagio.

Una brutta mattina il gatto Patuzzo fece un incontro che gli fu fatale ( qui la triste storia https://timtirelli.com/2016/01/12/il-gatto-e-la-volpe-storia-di-vita-e-di-morte/ )  e fu così che il gatto Artemio iniziò a stazionare stabilmente, la notte, nei dintorni della Domus. Dapprima Palmiro non lo vedeva di buon occhio, ma quando Artemio si sottomise a lui, Palmiro ebbe il buon cuore di accoglierlo nella colonia.

Palmiro & Artemio – gennaio 2017 – foto TT

Da un mucchietto d’ossa pieno di zecche e altri parassiti, Arte si trasformò in un bel gattone, ben nutrito e in salute. Lo chiamai Artemio, di getto, con la stessa naturalezza con cui Brian appioppava nomi simili alle bestioline che vivevano con noi tanti tanti anni fa.

Artemio, novembre 2017 – Foto TT

Ogni tanto Artemio tornava a casa pieno di botte, con ferite profonde o con una zampa ciondolante. Le visite dal veterinario si intensificarono, le cure anche, e ogni volta si riprendeva alla grande. Era un gatto sessualmente attivo, le zuffe con altri felini più o meno selvatici nella campagne erano all’ordine della notte. Portarlo dal veterinario non era un problema, aveva capito che di noi due si poteva fidare, e che dopo le iniezioni di antibiotici e antinfiammatori stava molto meglio.

Ci fu un periodo in cui sparì per alcuni mesi, temevamo avesse fatto una brutta fine, ma poi ricomparve e lo riaccogliemmo con gioia. Diventò un nostro gatto vero e proprio un giorno in cui soffriva tremendamente, aveva una parte del muso molto gonfia, Saura scese in cortile, lui le si avvicinò e si buttò per terra su un lato, come a dire “Terry (i gatti della Domus Saurea ci chiamano per cognome, troncando parte dello stesso e inglesizzandolo), sto male, aiutami tu“. Osservai questa scena dalla finestra e fu un momento struggente.

Artemio guarì e iniziò a sentirsi uno di casa. Scacciava i gatti forestieri che si avvicinavano alla Domus, non voleva perdere il privilegio che aveva ottenuto, il rango a cui era arrivato. In autunno e in inverno amava venire in casa, si acciambellava nella sua cesta e sonnecchiava contento. Lo prendevo in braccio, lo accarezzavo, non faceva le fusa (abitudine a lui sconosciuta evidentemente) ma il modo in cui si accoccolava su di me e in cui mi guardava non lasciavano dubbi: sapeva di essere amato e riconoscente ricambiava.

Artemio, dicembre 2018 – foto Saura T.

Ci guardavamo a lungo negli occhi e nel suo sguardo scorgevo il lampo del felino fiero e selvatico e al contempo la rassegnazione di chi sapeva di non essere un maschio alfa e di aver bisogno di una comunità in cui vivere. Lo trovavamo infatti sempre sull’uscio di casa ad aspettarci, dimostrando una fedeltà alla Domus Saurea commovente.

Artemio era un gatto anziano e aveva tutte le cicatrici di una vita non semplice addosso. Era facile attaccarlo, ultimamente aveva ripreso a tornare a casa malmesso, si rifugiava spesso in garage sotto al tavolo da lavoro e usciva di rado. Non potevamo più tenerlo in casa perché spesso faceva i suoi bisogni dove capitava e non solo sul terreno e nelle lettiere. Tre settimane fa lo trovammo così malconcio che Saura corse subito con lui dal veterinario, l’esame del sangue rivelò che era sieropositivo.

In questi ultimi giorni abbiamo cercato di farlo mangiare e bere in ciotole apposite, per evitare problemi agli altri nostri 5 gatti, e di tenerlo un po’ lontano dalla vita felina della Domus, spero ci abbia perdonato.

Artemio se ne è andato ieri, il suo corpo è crollato improvvisamente, lo ha trovato Saura in uno stato di semi incoscienza, portato d’urgenza dal veterinario l’ecografia ha rivelato una grossa massa tumorale e reni ormai andati. Non c’era altra soluzione che metterlo a dormire per sempre.

Niente di nuovo, niente di straordinario, è la vita che fa il suo corso, ma per la famiglia di mammiferi di specie diverse che vive sotto il tetto della Domus Saurea è una perdita profonda.

Addio Arte, eri un gatto molto dolce e decisamente blues … è stato bello aver fatto un pezzo di strada insieme, ci piace pensare tu abbia ricevuto in questi ultimi anni quello che andavi cercando: un rifugio sicuro, due umani decenti e tanto affetto. Ci mancherai molto. Ti ricorderemo. Ciao patatino.

Artemio in the house – foto TT