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Dacci oggi il nostro impiccio quotidiano

15 Nov

Il termine “impiccio” l’ho mutuato da Polbi, lo uso sempre più spesso e ogni volta mi scappa quasi da ridere. Il nostro amico sarà anche uomo del sud incastonato tra Scilla e Cariddi che ha vissuto per parecchio tempo a Detroit, ma l’inconfondibile – e a mio sentire irresistibile – cadenza tipica dell’Agro Romano è una sua caratteristica, così come l’uso di parole tipiche di quella zona d’Italia. Mi confronto spesso con lui e rimango sempre affascinato dai concetti che esprime, ma il suo accento e i suoi modi di dire mi irretiscono allo stesso modo.

Il tema degli “impicci” lo affronto a ogni piè sospinto, sono anche arrivato ad elaborare la teoria secondo la quale l’essere umano volente o nolente deve affrontare una certa razione di impicci, razione decisa dalle imperscrutabili leggi che regolano l’Universo, e dunque occorre essere tutto sommato felici e riconoscenti quando gli impicci che capitano sono bagattelle risolvibili.

Chiaro che se la gestione razionale degli stessi è tutto sommato semplice, quella di pancia è un po’ più complicata e lastricata dalle madonne che solitamente si tirano.

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Un mercoledì di novembre qualunque, prima mattina. Alle ore 06,20 suona la sveglia della pollastrella. Poco male, Palmiro (la cotoletta di pelo) ci aveva già svegliato – come fa ogni mattina – in preda ai suoi soliti raptus sentimentali; usa quel suo muso umido a mo’ di ariete contro le nostre facce fino a che il portone delle nostre anime cede. Dalle mura del mio dormiveglia cerco di colpirlo con frecce e olio bollente, ma la pantera nera della Domus Saurea schiva il pericolo e continua l’attacco a testa bassa.

Sono pressoché sveglio ma posso prendermela comoda, manca ancora più di mezz’ora allo squillo ufficiale della mia sveglia, per questo me ne sto ancora un poco qui a pensare, a pensare come cantava il grande Ivan.

La pollastrella si prepara, fa uscire Il Diavoletto Nero della Tasmania di Borgo Massenzio, beve in fretta un succo di frutti rossi e corre al lavoro. Io mi polleggio nel letto, volto gallone (come diciamo qui in Emilia) e cerco di prepararmi spiritualmente per una altre giornata di ordinaria bluesaggine. L’Inter domenica ha perso in malo modo, il riscaldamento globale fa sì che questo novembre sembri un fine settembre, so ormai per certo che non uscirà mai la versione definita dell’album dal vivo The Song Remains The Same che vada a correggere le edizioni discutibili del 2007 e del 2018, la situazione politica/economica/culturale del paese (e del mondo) pare sia diretta verso l’abisso, ieri ho visto una donna sui 38/40 anni andare a fare la spesa con felpa sbrindellata, pantaloni della tuta dozzinali e ciabatte … avrei tutti i motivi per restare sotto le coperte se non che sento suonare alla porta.

Chi è che va a suonare il campanello di una abitazione di campagna alle 6,50 del mattino? Prendo la mazza da baseball e apro la porta … non vedo nessuno, penso ad uno scherzo, ma i sensi sono all’erta … poi, tra la foschia e le tenebre che ancora tengono per la gola il mattino, sento una voce: “Tyrrell, ti dispiacerebbe venire a darmi una mano che ho bucato una gomma?”.

La stretta stradina lunga e tortuosa in cui è situata la Domus Saurea sembra ormai la Parigi – Dakar. Sebbene sia stata rifatta non troppi anni fa, il continuo passaggio di trattori mostruosi e pesanti camion del latte ha accartocciato l’asfalto, occorrerebbe avere un carro armato per passare indenni su quella via. A qualche decina di metri dalla Domus vi è quello che chiamo il “crostone d’asfalto assassino”: se sei in macchina e non presti attenzione succede quello che è successo alla pollastrella (e al nostro vicino), se sei in moto e non te ne accorgi puoi mettere in preventivo un bagno fuori stagione nel fosso lì di fianco.

Mi metto la tuta e scendo. Capire come funzionano questi nuovi cric e come far scendere la ruota di scorta posta sotto alla macchina non è operazione immediata, ma ce la caviamo, poco più di un quarto d’ora e la pollastrella può ripartire. Torno in casa sudato e stanco. Mi faccio una doccia, poi vado a prendere Strichetto nel sottotetto. Sono due settimane che passa le notti rinchiusa per un problema ad una zampina posteriore: le si sono rotti i legamenti. Il veterinario ha detto che ricostruirli non è proprio una cosetta da nulla e anche metterle un chiodo tra tibia e perone forse non è consigliabile per una gattina così minuta. Dobbiamo attendere una ventina di giorni e vedere come va, la speranza è che si rimetta a posto da sola, ma io non sono fiducioso. Vado di sopra, apro la porta e la faccio uscire, controllo se è stata una notte tranquilla e mi accorgo che – come successo ieri notte – Strichetto ha vomitato. Mettersi a pulire il pavimento dopo che hai cambiato una gomma della macchina e prima di andare al lavoro non mi mette di buon umore, sapendo già che stasera dovrò riportare la gattina dal veterinario per i frequenti rigurgiti di questi ultimi giorni.

Stricchi scende in casa, mangia qualcosina e poi si arrotola sul morbido tappetino del bagno. La accarezzo e le do dei baci, voglio che senta una volta di più che le voglio bene e che mi prendo cura di lei.

Strichetto – Feelin’ Bad Blues – Nov 2018 foto TT

Ho ancora 5 minuti, mi preparo la colazione. Mi pregusto il “cappuccino” che sto per farmi con la macchina del caffè quando mi accorgo che la macchina ha di nuovo preso a perdere copiosamente acqua dopo che ho infilato la capsula e spinto il pulsante. Maledico chi dico io, rinuncio alla colazione e scendo in cerca di Palmiro

Per fortuna il mio amico peloso è in zona  si fa prendere comodamente. Dopo i tre impicci mattutini mettermi gli stivaloni di gomma e andarlo a cercare tra le vigne non mi avrebbe fatto piacere.

Palmiro – Domus Saurea, nov 2018 – foto TT

Palmiro – Domus Saurea, nov 2018 – foto TT

Mi calmo e mi dico che gli impicci come questi sono bazzecole. Accarezzo la Ragni che spigozza sotto un pino, do un’occhiata alle vigne…

Ragni’s early in the morning nap – Domus Saurea nov 2018 – foto TT

Vigne intorno alla Domus Saurea, Nov 2018 – foto TT

Salgo in macchina. Per mettere un altro carico sulla briscola degli impicci quotidiani, scelgo di ascoltarmi un oscuro album di Edgar Winter del 1994. Era un bel po’ che non lo tiravo fuori e mi metto a pensare che solo un uomo di blues come me può aver un album simile sulla chiavetta. I grandi artisti degli anni settanta negli anni novanta hanno tutti patito, Edgar in primis. Album messo in piedi con la batteria elettronica e con canzoni non indimenticabili. In pratica un demo tape.

Eppure mentre I’m Not A Kid Anymore gira nel mio car stereo mi commuovo; sarà che sono uno che nella nostalgia e nella malinconia ci sguazza, sarà che insieme al mio vecchio amico Tommy Togni alla fine degli anni ottanta scrivemmo un pezzo intitolato Non Sono Più Un Bambino, sarà che l’inizio assomiglia a Don’t Follow degli Alice In Chains (anch’esso uscito nel 1994 – in gennaio –  guarda un po’), sarà che il passare del tempo mi prende spesso alla gola ma il mio animo si apre a questo tipo di sentimento da strapazzo.

E allora avanti, tra stradine di campagna, via Emilia e stradoni, diretto a Stonecity per una nuova, entusiasmante, scintillante, magnifica giornata in ufficio.

Mensis October

29 Ott

E strano pensare che mentre per noi dell’emisfero boreale ottobre è sinonimo di autunno, in quello australe è legato alla primavera. Uno della Nuova Zelanda si sveglia al mattino, apre le finestre ed esclama “October at last, c’mon springtime!, “, contemporaneamente uno di Borgo Massenzio, Italia (esattamente agli antipodi) mentre si stropiccia gli occhi davanti alla finestra salmodia “Uh, siamo in ottobre, arriva l’avtunno (con la v, alla maniera dei contadini emiliani) … castagne, sughi d’uva, cappelletti in brodo … bentornato blues!”

Foglie rosse blues

Torna l’ossessione delle foglie rosse, delle viti che ingialliscano e che prendono i riflessi rossastri dei pomeriggi d’ottobre.  Dapprima mi fermo a contemplare il giovane tiglio della Domus Saurea preparasi per la stagione fredda, poi circumnavigo i poderi qui intorno e mi fermo, irretito, a contemplare la nuova colorazione delle vigne.

Tiglio – Domus Saurea ottobre 2018 – foto TT

Le mille sfumature cromatiche delle viti in questa stagione sono un balsamo per il mio animuccio sempre tormentato.

Foglie Rosse – Domus Saurea & Beyond – Ottobre 2018 – foto TT

Foglie Rosse – Domus Saurea & Beyond – Ottobre 2018 – foto TT

Anche i frassini e gli altri alberelli della Domus passano dal verde al giallo bruno e qui all’arancione emaciato.

Foglie Rosse – Domus Saurea & Beyond – Ottobre 2018 – foto TT

Foglie Rosse – Domus Saurea & Beyond – Ottobre 2018 – foto TT

Strichetto, la gattina isterica che vive con noi, s’intona bene con i colori dell’autunno ed è bello catturarla in uno dei suoi rari momenti di quiete.

Strichetto – Domus Saurea Ottobre 2018 – foto TT

Serie TV: “The Walking Dead” stagione 9

E’ iniziata la nuova stagione di The Walking Dead. I primi episodi mi sono piaciuti. Sembra ci sia un miglioramento rispetto alla stagione 8. Stiamo a vedere.

 

La vespa samurai

Leggo su Repubblica che per contrastare la cimice asiatica, quella che ha invaso le nostre campagne e le nostre città e di cui abbiamo parlato qui sul blog l’11 ottobre, si sta pensando d’importare la vespa samurai (Trissolcus japonicus). Capisco come la situazione cimici sia davvero preoccupante, ma temo future controindicazioni anche riguardo queste vespe straniere ed inoltre penso che … uhm … aspetta un attimo … siamo diventati un blog che si occupa di cimici e di vespe samurai? Mi sa che ormai siamo alla frutta.

La Repubblica del 20/10/2018

The keyboards mistress

La pollastrella riceve un email da un tastierista americano, uno che suona a sua volta in una tribute band dei Led Zeppelin, uno che ha visto su youtube alcuni video degli Equinox (il nostro gruppo, che lui chiama Eclipse), uno che è rimasto molto colpito dalle capacità di Saura e pertanto le chiede se gli può dare lezioni di tastiere via Skype.

“Hello Saura, my name is Tom, and I wanted to say how much I enjoyed watching your band’s Led Zeppelin videos. The Eclipse is a GREAT band!! J I am a keyboardist in a Led Zeppelin cover band myself, but nowhere as proficient as you!!I was wondering if you taught keyboards and would be interested at all in doing Skype keyboard lessons? I live in the US. Please let me know if this is something that would interest you. Thanks for taking the time to read this. Sincerely, Tom”

Visto che sono il manager di Saura rispondo io al vecchio Tom “Hey man, as long as you are willing to pay big money for the lessons it’s okay, otherwise you can go where they smell the melons”

Saura, the keyboards sorceress – photo Giovanni Sandri.

Palmiro d’ottobre

Per tutta estate Palmiro, la nostra panterina nera, ci ha con dolcezza evitato. Troppo il caldo per sopportare coccole, baci e per dormire insieme a noi. Molto meglio pavimenti e tavolini freschi. Con l’avvento di ottobre, sebbene la temperatura sia scesa di poco, ecco che torna ad essere il gatto affettuoso che conosciamo. Gode ancora del bel tempo, scorrazza  per i suoi territori godendosi la magnifica luce dei pomeriggi d’ottobre …

Palmiro – Domus Saurea ottobre 2018 – foto TT

Palmiro – Domus Saurea ottobre 2018 – foto TT

poi in casa mi viene a cercare mentre sono intento a suonare Going To California sulla chitarra.

Palmiro – Domus Saurea ottobre 2018 – foto TT

Mentre guardo un film arriva, si posiziona sul mio petto, mi pianta il muso sul mento e per l’ennesima volta mi fa capire quanto sentimento ci possa essere tra due mammiferi di specie diverse che vivono insieme.

Palmiro & Tim – Domus Saurea ottobre 2018 – foto TT

Ottobre è anche il mese in cui diventa più semplice farlo tornare a casa la sera. E’ uno spettacolo constatate che un gatto capisce e soprattutto accetta il tuo richiamo e lemme lemme si incammina verso di te. Provo per lui un affetto davvero speciale e sono tanto felice e grato all’universo per averci fatto incontrare. Palmir, you are my best friend.

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Per chi fosse interessato: L’arrivo di Palmiro sul blog – giugno 2012:

https://timtirelli.com/2012/06/28/il-gatto-palmiro/

 

Un sera in Bottega

La Bottega dei Briganti di Mont Cabbage (Montecavolo insomma) è uno dei miei locali della zona preferiti. Il feeling con Valerio, il proprietario, è ottimo e ogni tanto il mercoledì sera capitiamo là a cena in quanto serata dedicata ai concerti. Valerio propone una programmazione prettamente rock, ed è un sollievo constatarlo. Ci sono sempre meno locali locali che seguono questo spirito. Se da una parte è comprensibile che in posti dove si va per cenare i titolari prediligano situazioni acustiche, blues e dj set, dall’altra però non se ne più e dare spazio al vigore, alla vivacità e al colore rock serve anche per rimettere in moto una popolazione che sembra quantomeno assuefatta.

Stasera c’è una tribute band dei Clash che non posso dire mi abbia colpito positivamente, ma perlomeno per una sera lo spirito del Rock, torna a manifestarsi. Bottega rules.

Pollastrella e uomo di blues – Bottega Dei Briganti – Ottobre 2018 – autoscatto

Lo-Fi Rock And Roll Blues

Uno che ascolta John Miles e la Bad Company come me una volta ogni tanto ha bisogno di immergersi nel suono primordiale del rock and roll. Quale occasione migliore del tour europea degli Heart Throb Chassis? Anche perché così ho l’occasione di vedere uno degli amici a me più cari, il mitologico Paolo Barone (il nostro Polbi, insomma).

Sono ormai cinque anni che non ci vediamo sebbene sia un dato che pare incredibile; d’altra parte ci sentiamo spessissimo e non pare possibile sia passato tutto quel tempo.

Tim & Polbi – Fidenza Ottobre 2018 – Foto Saura T.

Abbiamo sempre un mare di cose da dirci: il Rock, come va il mondo, i Led Zeppelin. Una pizza, una birra …

Tim & Polbi – Fidenza Ottobre 2018 – Foto Saura T.

due passi per Fidenza…

Fidenza Ottobre 2018 – Foto TT

Siamo al Taun, locale specializzato in quel tipo di Rock. Soffitto basso, fauna tipica del genere, per un momento mi sembra di essere tornato al Punto Club di Vignola nel 1981, discoteca rock dove si passava dai Joy Division, al Clash, agli AC/DC senza troppi problemi. Giubbotti neri, borchie, qualche cresta punk alternati al vestiario alternativo di questi ultimi anni. Un tipo ha le braghe corte e i calzettoni lunghi. Sembra un nessi. Aprono il concerto i Thee Bomb’o’Nyrics. basso (Danelectro), chitarra, batteria e voce per un rock and roll essenziale e scolastico ma pieno di convinzione e di ritmi primitivi.

Verso mezzanotte ecco gli headliner, dal Michigan gli Heart Throb Chassis, il suono primigenio di Detroit. Due chitarre, una voce, una batteria usata in maniera non consona. Un ora di high voltage lo-fi rock and roll che mi rimette in sesto e sbroglia di orpelli a volte troppo mainstream del mio animo. Un salutare tuffo nel mondo della distorsione, della saturazione del segnale, di suoni e tuoni elettrici che arrivano dalle profondità della pancia dell’animo umano.

Il banchetto del merchandising è uno spettacolo: si vendono magliette (stupende), cd, vinili e musicassette del gruppo. Tshirt per la pollastrella, vinile per me. Ormai anche band del circuito underground  si mantengono (più o meno) col merchandising, il più delle volte – dal punto di vista del visual –  molto bello. Do infatti una occhiata al cartellone posto all’entrata del club, la maggior parte dei loghi e dell’artwork delle band di quel genere sono validissimi. Meglio di certe produzioni del mondo metal, classic rock e blues. Di questo bisogna dar loro atto.

E’ l’una e venticinque di notte quando abbraccio il mio amico e gli auguro un happy trail verso l’agro Romano. Bello averlo riabbracciato.

Heart Throb Chassis – photo TT

“ma poi non rompermi i coglioni per me c’è solo l’Inter” (prima e dopo il derby del 21/10/2018)

Cosa significhi l’Inter per me, non è semplice da spiegare. Inutile tentare di farlo capire a chi pensa al calcio come un sport per deficienti o a chi non ha passioni. L’Inter è un sentimento profondissimo, una vibrazione che scuote il mio corpo, un amore puro, gioioso, completo. Sofferenza ed estasi si fondono nell’esperienza cosmica definitiva.

Mi vesto di Inter, mi inebrio di Inter, vivo di Inter.

There’s always one thing on my mind – autoscatto

Compro su Amazon il file digital di C’E’ Solo L’Inter, l’inno che preferisco. Una sorta di gospel blues cantato da Graziano Romani (mio conterraneo ed amico) scritto insieme a Elio degli EELST. Lo ascolto quasi ogni giorno in macchina mentre torno dal lavoro, cantando insieme a Graziano e commuovendomi d’orgoglio al momento del ponte.

Il campionato 2018/19 inizia malissimo. Sono allo stadio con Mario, Francesco, Wilko e Giacono e l’Inter perde in casa del Sassuolo. Seguono un pareggio, una vittoria e un’altra sconfitta sino a quando la squadra mette il turbo. Arrivano cinque vittorie consecutive in campionato e due in Champions League.

Nella tribunetta arancio della Domus Saurea mi ritrovo con Mario a seguire il derby. Partita ogni volta delicatissima. Il Mìlan di oggi non mi fa una gran paura, credo che noi si sia più forti, ma il derby è il derby, non sai mai quello che potrà accadere.

Io e il mio pard nerazzurro siamo inquieti, affrontare i cugini ci rende così. La partita si dipana bene, l’Inter guida il gioco, padroneggia un football efficiente ed efficace, pare diventata una squadra di carattere, sicura dei propri mezzi e con le convinzioni giuste. Mettiamo in scena alcune azioni davvero magnifiche, ma non riusciamo a concludere. Arriviamo vicini al goal in più occasioni, un goal annullato dal Var, un palo, ma il risultato non cambia. Al novantesimo io e Mario siamo da un parte orgogliosi della bella partita giocata dalla squadra, dall’altra delusi per la mancata vittoria che avremmo meritato. 4 minuti di recupero. Ci versiamo un ultimo rum prima di salutarci, ci diciamo che è stata un’occasione persa quando al 92esimo, sulla fascia destra,  Vrsaljko passa tramite rasoterra la palla a Candreva, il quale la alza e in rovesciata la passa a Vecino. Il Mate è marcatissimo, pare la solita azione destinata a concludersi in un nulla di fatto, ma l’uruguagio dal nulla si inventa il cross perfetto. Maurito a centro area sembra prevedere la traiettoria del pallone, con una finta manda a ramengo il difensore del Mìlan, il portiere Donnarumma salta a vuoto e Maurito, il nostro magnifico Maurito, la insacca in rete.

Esprimere la gioia del momento è impossibile. San Siro (completamente sold out, quasi 79.000 spettatori) esplode, i sismografi vengono sollecitati, Milano trema, persino l’asse terreste subisce un leggero scarto. Sulla tribunetta della Domus Saurea è il delirio, uomini di una incerta età saltano sul divano, aprono la finestra e lanciano verso le profondità cosmiche il loro gaudio. Calici di Franciacorta tintinnano, la luna inizia a brillare più forte e le stelle tornano a riempire i loro sogni. Almeno per una sera possiamo dire di essere felici. Grazie Inter.

il gol di Maurito – Inter – Milan 21/10/2018

il gol di Maurito – Inter – Milan 21/10/2018

A me che sono innamorato

non venite a raccontare

quello che l’Inter deve fare

perché per noi niente è mai normale

nè sconfitta nè vittoria

che tanto è sempre la stessa storia

un’ora e mezza senza fiato

perché c’è solo l’Inter

C’è solo l’Inter, per me, solo l’Inter

C’è solo l’Inter, per me

 

GRETA VAN FLEET “Anthem of the Peaceful Army” (Republic Records – 2018)

22 Ott

Introduzione

Qui sul blog abbiamo iniziato a parlare dei GVF più di un anno fa. Ci piaceva il fatto che, pur facendo indubbiamente il verso al nostro gruppo preferito, la band sembrasse vera e animata dal giusto senso del rock; di solito non amiamo particolarmente chi scimmiotta i LZ, sia che si tratti di gruppi famosi che di semplici tribute band, chi diventa una macchietta, chi imita la gestualità e il modo di cantare di Plant trasformandosi il più delle volte in un comico e inguardabile clone. Apprezzammo dunque i due EP pubblicati ad inizio e a fine 2017 anche perché tenemmo conto della giovanissima età del membri del gruppo.

Lo scorso luglio poi uscì il nuovo singolo (“When the Curtain Falls“) e le nostre simpatie iniziarono a stemperarsi. I riferimenti ai Led Zeppelin erano ancora molto evidenti e la cosa spense un po’ il nostro interesse. Il gruppo era ancora molto giovane ma un anno e mezzo passato costantemente on the road aiuta a maturare in fretta, dunque ci si aspettava anche dal punto di vista del songwriting un passo in avanti. Scrivemmo due considerazioni personali su facebook e quindi decidemmo così di non interessarci più di tanto del gruppo. La cosa divenne però più ardua del previsto.

◊ ◊ ◊

Due sabati fa son li che scarico, dal camion del rivenditore, la prima parte di pellet per il nostro fabbisogno invernale. Il tipo inizia a parlare di rock. Io taccio, non ho voglia di infilarmi in discorsi superficiali circa la musica che preferisco, la pollastrella invece non perde l’occasione per tornare su uno dei suoi interessi principali. Faccio avanti indietro tra il cortile e il lato più oscuro del garage con dei sacchi da 15 kg sulle spalle mentre sento parlare di Deep Purple e di AC/DC e quindi dei Greta Van Fleet. Mi dico, ma guarda un po’ questi ragazzini, sono riusciti ad arrivare anche qui tra i sentieri dell’Emilia più profonda.

Mercoledì scorso vado alla Bottega dei Briganti a vedere una (discutibile) tribute band dei Clash. La Bottega è uno dei locali che di solito frequento. Ci ho suonato più volte col mio gruppo e con Valerio, il titolare, ho un ottimo rapporto. E’ sempre molto occupato, ma mentre ceniamo viene a fare due chiacchiere e, tra le altre cose ci dice: “voglio prendere i biglietti per andare a vedere i Greta Van Fleet a Milano”.

Sabato scorso. Torna il tipo a portarci la seconda parte del pellet. Il primo argomento è “possibile che i biglietti per il concerto dei Greta Van Fleet siano andati esauriti in due minuti”.

Va beh, mi prendo il nuovo album, appena uscito, lo metto sulla chiavetta e me lo ascolto una prima volta. Mi faccio un’idea, ma poi mi dico: “ne devo scrivere sul blog?“, ormai i GVF sono diventati un argomento che genera qualche tensione. Rifletto su quanto carissimi amici hanno scritto e mi hanno detto.

Amico P (musicista: cantante/chitarrista e genio a tutto tondo): “guarda, io li prendo per quello che sono senza farmi tanti problemi sul paragone con i LZ. Jacob Kiszka io lo vivo come chitarrista americano, più che come adepto di Page. Se proprio vogliamo magari mancano i due o tre pezzi di valore superiore”

Amico U (musicista: chitarrista): scrive un concetto che si può riassumere con queste parole: “ma come si fa a criticarli? Sono una delle vere poche nuove rock band venute fuori in questi ultimi tempi. Criticarli significa contribuire a far sparire il Rock”

Amico G (giornalista musicale):  “Lo so molti di voi contestano i GVF perchè “copiano”… Fatti vostri. Dico solo che facendo i saccenti e i criticoni con tutto, abbiamo fatto scomparire le chitarre e ci siamo meritati il trap/rap/rutt/scorregg che ci sta sovrastando. Poi voi fate come volete. “

Amico R (musicista/chitarrista): “Mi piacciono, gran chitarrista, li sto ascoltando compulsivamente da ieri. Datemi retta questi (a parte il batterista) hanno le palle quadre a 20 anni”

Amico B (giornalista musicale): “Ieri ascoltavo i GVF e mi domandavo come facessero a piacere a te che sei molto caustico nei confronti degli imitatori dei LZ. Io non riesco a  trovarci un tratto distintivo”.

Amico P (star della subacquea / scrittore e filoso alternativo di rock): “Bah…”

E ora cosa scrivo? Come li affronto? Mi atteggio a “saccente e criticone” come scrive il mio amico G o li vivo di pancia rallegrandomi delle loro influenze? Mi interrogo sullo stato del Rock (diciamo così, classico) che sembra non andare oltre ai riferimenti dei bei tempi andati o devo felicitarmi perché se non altro una nuova band Rock (voce, chitarra, basso e batteria) sta assurgendo agli onori delle cronache?

E se li critico, con che faccia tosta mi presento? Io che se vado a riascoltare i miei demo del passato non posso che trovare nelle mie canzoni richiami ai Led Zeppelin, io che suono in una tribute band (seppur obliqua) del gruppo di Page?

E poi, anche i LZ presero a man bassa dal blues per i primi due album… certo, mi si obietterà, loro però trasformarono il tutto in una proposta decisamente nuova contribuendo in maniera definitiva a scrivere la storia del Rock, mentre i GVF sembrano semplicemente riproporla; d’altra parte siamo nel 2018, gli alfabeti musicali sono consunti, il terreno del songwriting ormai non è più fertile, non ci si può più aspettare granché, a dispetto di chi pensa che il rock non morirà mai.

Medito un po’ sul da farsi, poi decido: I don’t give a damn! Scrivo in modo schietto e sincero senza curarmi di nulla, questo è un misero blog personale, mica la rivista Mojo. I miei amici mi perdoneranno, il dio del Rock anche, se non li difendo a spada tratta.

Greta Van Fleet “Anthem of the Peaceful Army” (2018 Republic) – TTT½

1. Age of Man – 2. The Cold Wind – 3. When The Curtain Falls – 4. Watching Over – 5. Lover Leaver (Taker Believer) – 6. You’re The One – 7.  The New Day – 8. Mountain of the Sun – 9. Brave New World -10. Anthem

  • Joshua Kiszka – vocals
  • Jacob Kiszka – guitar, backing vocals
  • Samuel Kiszka – bass guitar, keyboards, backing vocals
  • Daniel Wagner – drums, backing vocal

Age Of Man apre l’album in modo positivo. Il sound si arricchisce delle tastiere (suonate dal bassista … altra similarità). La voce di Joshua Kiszka è penetrante, e ancora non so decidere se mi piace o mi infastidisce un po’. Di certo il ragazzo è dotato. Magari esagera un po’ usandola spesso a tutta potenza, come d’altra parte nei primi due album era solito fare Plant. Il pezzo è valido, un buon tempo medio articolato e non privo di fascino. Vuoi vedere che hanno trovato una loro strada?

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The Cold Wind invece si inserisce sul già tracciato. Parte come un rockaccio alla Led Zeppelin (quelle cose un po’ alla Custard Pie) ma si distingue con un bello sviluppo subito dopo la strofa (sviluppo che si conclude citando un passaggio di Over The Hills And Far Away) e per un ponte strumentale potente e scatenato. Delizioso l’assolo di chitarra. Buona prova d’insieme, detto per inciso a me il batterista piace.

When The Curtain Falls è il singolo (o meglio il video dell’album) ed è uno dei momenti che meno apprezzo. Non è male ma è di nuovo un rock generico alla led Zeppelin. Il controcanto della chitarra nel ritornello non è niente altro che il lick che Jimmy Page ripete più volte in In The Evening. Personalmente trovo questo richiamo un po’ imbarazzante.

Watching Over inizia con un sapore anni sessanta poi tenta di darsi alla psichedelia prima di trasformarsi in un riff ostinato. L’effetto sitar della chitarra a me non piace, ma ci sarà chi lo apprezzerà. Anche in questo caso l’assolo termina in modo brusco. Al minuto 3:20 il cantante cita il Robert Plant di Four Sticks mentre al minuto 3:33 il chitarrista cita pari pari il Jimmy Page di No Quarter dal live The Song Remains The Same. (Mi riferisco a quella magnifica frase ripetuta più volte dal minuto 7:22 in poi del pezzo del 1973).

Lover, Leaver (Taker, Believer) è il secondo singolo, un hard rock senza particolarità e che probabilmente risente della influenza di Whole Lotta Love. Il chitarrista cita di nuovo Jimmy Page al minuto 1:40 (assolo di Black Dog da studio e di Stairway To Heaven live 1973) e al minuto 1:45 (riff di Nobody’s Fault But Mine). Dal minuto 2:40 poi i GVF ripropongono il riff di chiusura di Out On The Tiles sempre dei LZ. Poi la gente si infastidisce se vengono accostati costantemente al gruppo del dirigibile.

Con You’re The One le cose non migliorano.  Il pezzo è molto simile a Your Time Is Gonna Come dei LZ. Andamento acustico su tempo medio con tanto di organo. Il ritornello mette in imbarazzo.

Con The New Day mi trovo in uno stato in cui li ascolto solo per scoprire che riferimento zeppeliniano metteranno in campo stavolta. Magari esagero, ma anche qui mi sembra di sentire i Led Zep elettro-acustici di Over The Hills And Far Away.

Mountain Of The Sun è costruito su un buon giro rock blues disegnato con la slide guitar. In un primo momento mi ci ritrovo bene, sento qualcosa di famigliare ma mi godo il bel rock del pezzo. Poi mi sovviene la amara verità: il pezzo discende dall’inedito di LZII La La. Lo riascolto per capire se sono io che mi sto facendo suggestionare o cosa, ma la influenza di quella oscura outtake dei Led Zeppelin mi pare evidente.

Brave New World è un tempo medio che viaggia su coordinate epiche velate da contrappunti pieni di mistero. Verso la fine c’è un intermezzo dipinto di blues.

Il disco è chiuso da Anthem, ballata acustica. L’uso della steel guitar anche qui è sospetto, ma mi impongo di non cercare più tracce di piombo e cerco di godermi questo ultimo bel quadretto

Nell’album è compresa anche la versione più lunga di Lover, Leaver (Taker, Believer).


La copertina non è male e la produzione è discreta.

Riassumendo, non riesco a giungere ad un conclusione precisa. Il mio giudizio rimane interlocutorio. Mi piace come suonano, come si pongono, la baldanza che hanno, mi piace la musica che fanno (seppur rimanga convinto che manchi qualche pezzo di livello superiore), ma mi chiedo se questo mi sia sufficiente. Temo sembrino dei giganti vista la pochezza musicale dei nostri tempi e perché siamo disperatamente alla ricerca di qualcosa che ci faccia credere che il Rock sia ancora vivo. Intendiamoci, è un bel sentire, ma le analogie con i Led Zeppelin sono troppe perché un super fan del gruppo di Page come me non le noti.

Si capisce comunque benissimo che sono un gruppo americano (io ci sento anche il sound degli Allman Brothers, benché il gruppo provenga dal Michigan) e questo è un aspetto da non sottovalutare. Suonano hard rock ma hanno sfumature amabili e non troppo aspre, sono piacevoli da ascoltare anche quando non si è dell’umore adatto per darsi al rock duro. Hanno anche un bel nome, poi sono in quattro … la formazione che prediligo, e adorano il mio gruppo preferito. Avrebbero tutto per essere amati dal sottoscritto. In attesa di vedere se le nebbie si diradano, continuo a tenerli d’occhio.

 

I GVF sul blog:

hthttps://timtirelli.com/2017/08/13/greta-van-fleet/

Gatti che ascoltano Santana

16 Ott

Domus Saurea, interno sera. La pollastrella è fuori. Sono nel solito mood contemplativo, schiacciato tra le mie anime esistenzialiste e razionaliste. Cerco di sbarazzarmi di me stesso, mi avvicino al mobile bar, mi verso due dita di rum Millonario invecchiato 10 anni, gentile omaggio del mio amico Riff.

Mi ritiro nello studiolo. Scelgo un long playing da ascoltare. Lo faccio di nascosto dal mio amico Liso, uno che quando mi vede tirar fuori uno dei miei “soliti” dischi fa una sorrisino che sta tra l’affetto e il compatimento. Lui ha amato e ama il rock, ma è uno che cerca di andare avanti, di non fermarsi ad ascoltare sempre gli abituali cento dischi della nostra gioventù. Io ci provo, ma poi mi ritrovo sempre a guardare attraverso lo specchietto retrovisore.

Mi cade l’animo sul primo di Santana. Carlos è stato il primo chitarrista che ho amato, e provo sempre qualcosa per lui. Oggi come oggi preferisco la sua fase Jazz Rock, quella che va all’incirca dal 1972 al 1974, ma stasera mi va di prendere sentieri più battuti.

Parto dal lato 2. Persuasion. Nella breve pausa tra il primo e il secondo brano sento Strichetto miagolare fuori dalla porta. Vuole entrare. Strichetto è la gattina che abbiamo adottato. Arrivata piccolissima più di un anno fa in Emilia, portata dalle Marche come gioco per le proprie bambine da una coppia che poi ha smesso di curarsene, coppia che ha finito per abitare nella casa dei nostri vicini; dopo un paio di mesi di stress “Stricchi” si è guardata intorno, si è accorta di noi, ci ha annusati, si è infilata in casa nostra e non è più uscita.

Come ho scritto più volte (ormai è una delle figure fisse cdi questo blog) è una gattina deliziosa, bella, smorfiosa, frenetica, isterica (essere usata come un giocattolo da due bimbe piccole senza che i genitori se ne preoccupino non è certo il massimo per una micina). Ama stare in casa durante il giorno e uscire di notte. Con nostra grande sorpresa abbiamo scoperto che è una femmina alfa. Per le altre nostre tre gatte, la vita è diventata più dura. Apro la porta e la faccio entrare. Fuori la campagna è illuminata da un filo di luna. Controllo che non ci siano ologrammi di chitarristi blues nati a Hazlehurst fermi ad un incrocio di vecchie carreggiate e richiudo la porta.

Stricchi, come succede ogni volta, si rotola sulla stuoia della cucina. Vuole che la accarezzi la pancia, vuole giocare con le mie dita morsicandole con dolcezza … il nostro piccolo rituale per rinnovare l’amore reciproco. Mi lancia quindi i suoi miagolii un po’ nevrotici per avere qualche crocchetta. Come ogni volta cedo.

Nel frattempo nello studio è iniziato il pezzo successivo: Treat. Stricchi drizza le orecchie e si precipita davanti al giradischi. Sembra ipnotizzata dal giro strumentale di Sol minore e Do settima. Rimango affascinato. Cosa potrà pensare un esserino come lei di questa aria sonora? Che dati e che sensazioni potrà elaborare il suo cervellino?

Strichetto listens to Santana – Photo TT

I gatti hanno un udito sensibilissimo, la loro capacità uditiva e di 4,5 volte superiore a quella dell’uomo. Per quanto concerne le basse frequenze il loro udito è simile al nostro, ma per le frequenze altre è tutta un’altra storia. Riescono a percepire gli ultrasuoni con estrema facilità, arrivano sino ai 100.000 hertz al secondo, contro i 20.000 dell’uomo.

Di solito non amano le case troppo rumorose e nemmeno la musica troppo alta, ma dopotutto credo che sia anche questione di abitudine. I miei gatti (e parlo anche del mio bellissimo gattone bianco di nome Fidel con cui ho vissuto nella mia vita precedente) non hanno mai avuto problemi. Fidel, appunto, rimaneva impassibile quando ascoltavo Whole Lotta Love a buon volume (mentre i gatti dei vicini non appena sentivano entrare il basso di Jones e quindi la batteria di Bonham scappavano a nascondersi), lo stesso fa Raissa (una delle nostre gatte) capace di dormire sul castello (il grande tiragraffi che abbiamo nello studiolo) al suono della Mahavishnu Orchestra.

Strichetto rimane in ascolto. Osserva il disco girare sul piatto. Che frequenze starà percependo?

Strichetto listens to Santana – Photo TT

Rimane in quella posizione circa un minuto, poi mi guarda, torna a posare lo sguardo sul giradischi e immagino finisca per dirsi che deve essere una di quelle diavoleria legate agli dei che camminano su due zampe (noi umani insomma), pensiero simile a quello che facevano Buck e Zanna Bianca secondo Jack London.

Strichetto infatti ritorna alla sua occupazione abituale: attaccare il ragno assassino (vecchio giocattolo di Palmiro che, ormai adulto, non ha più tempo per giocare con quei lavori lì da micetti).

Strichetto attacca il ragno assassino – foto TT

Strichetto attacca il ragno assassino – foto TT

Messo ko il ragno assassino anche stavolta, Stricchi è pronta per uscire di nuovo e passare la notte a caccia.

Stricchi – Domus Saurea ottobre 2018 – foto TT

L’indomani mattina scendo, tiro fuori la macchina dal garage e mi accingo a partire per il lavoro. Ancora in fustinella dalla sera prima, seleziono dal lettore il primo dei Santana. Scendo dalla blues mobile, lascio la portiera aperta e faccio per chiudere il portone del garage. Abito in campagna, posso permettermi da fare un po’ di cagnara anche la mattina. Mentre torno verso la macchina mi accorgo che è sopraggiunta la Stricchi ed è ferma di fianco alla macchina, in corrispondenza della portiera aperta. E’ un caso o il primo di Santana è un album che le piace proprio?

Stricchi nell’erba spagna mentre ascolta Santana – foto TT

Lavori* da metrosexual: matching colors blues

11 Ott

*L’accezione di “lavori” nel titolo è quella emiliana, traducibile dunque con “cose”. Noi qui nelle low lands della Valpadana usiamo espressioni come ” mo’ che lavoro!”, “è una lavoro da matti”, “basta far quei lavori lì”. Quando ci succede qualcosa di spiacevole usiamo “che brutto lavoro!”, insomma avete capito il senso.

Mattina, in ufficio. Davanti al dispositivo programmato per immagazzinare dati, elaborarli e trasmettere i risultati in forma opportuna (al computer insomma) con fertile e sollecita attività lavoro, fin quando non sento qualcosa muoversi all’interno dei pantaloni che indosso (qualcuno in un primo momento avrà forse pensato che si muovesse qualcosa d’altro altro, ma quello succede quando Maurito la mette in buca).

Nemmeno il tempo di elaborare il pensiero che mi sono già calato le braghe. Di fronte agli insetti divento pavido, millepiedi e cavallette mi gettano nella disperazione ma anche il resto degli artropodi mi mette a disagio. Spaventato ma in modalità razionale constato che trattasi di cimice. Vivo in campagna, ed è dal 2012 che la Halyomorpha halys ovvero la “cimice asiatica” o “cimice marmorata marrone” infesta le nostre terre. In autunno penetra in casa nonostante zanzariere e porte chiuse, si infila dappertutto e ogni sera ne catturiamo almeno una decina. E’ fisiologico dunque che possano infilarsi nei vestiti, ma nonostante la rassegnazione trovarsene una nei pantaloni non è per nulla piacevole.

Ho un ufficio tutto per me, posso dunque stare a cul busòn, come diciamo noi a da queste parti, il tempo necessario per togliere la cimice e assicurarmi che non ci siano animaletti d’altro genere nei miei jeans. Scampato il pericolo, faccio per ricompormi quando mi accorgo di un altro fatto angosciante: ho i boxer del colore sbagliato.

Sono uno di quei fighetti da brodo attentissimi al tono su tono. Anche quando sono in casa e mi accomodo in tute e felpe per godermi il comfort casalingo, tutto deve avere  rigore cromatico. Controllo i miei vestiti: camicia blu carta zucchero, gilet blu, jeans blu, maglietta blu, calze blue, foulard blu … che c’entrano dei boxer verdi?

Devo essermi sbagliato stamane mentre mi vestivo. Nel cassetto i boxer sono diligentemente divisi per tonalità: a sinistra quelli blu (il mio colore preferito), centro sinistra quelli grigi e neri, e tra centro destra e destra quelli verdi, quelli marroni e quelli di vari colori. Evidentemente un paio di boxer verdi deve essere finito tra quelli blu.

Mi dico che non è importante, che per un giorno che vuoi che sia, che non devo essere schiavo delle mie ossessioni. Mi rimetto a lavorare, ma poi mi torna in mentre Julia, personaggio di punta di questo blog nei suoi primi anni. Per lavoro e per diletto la incontravo anni fa quasi ogni settimana. Confrontarmi con lei era assai piacevole e il nostro rapporto mi ha arricchito non poco. Ricordo che un giorno mi disse: “sono ormai alcuni anni che ci vediamo con frequenza e mai una volta ti ho visto vestire con tonalità sbagliate”. La sua constatazione mi colpì, perché per me era (ed è) una faccenda di semplice buon gusto, di rispetto per sé stessi e per gli altri, una cosa ovvia da seguire, ma quel suo rilievo mi fece pensare che forse poteva anche essere vista da un punto di vista meno nobile. Che stesse valutando il confine tra stile (sempre che di stile si possa parlare) e piccole ossessioni? D’altra parte rammento che una mattina, mentre prendevamo un thé a casa sua, osservai i volumi di una enciclopedia posizionati in un mobile. Erano tutti rivestiti con la stessa carta tranne uno, avvolto in carta da giornale e le dissi “io non riuscirei a tenere un volume incartato in modo diverso dagli altri”. Mi guardò con uno sguardo interlocutorio, mentre i suoi lunghi capelli neri seguivano l’onda della sua curiosità, poi si sciolse in un sorriso riservato e dolce (e forse di compatimento).

Cerco di rimanere concentrato sul lavoro, ma il pensiero del boxer verde diventa un tarlo nel cervello. E se mi capita qualcosa? Se mi devono portare al pronto soccorso per un attacco di blues, cosa potrà dire la dottoressa che mi visita? “Poveretto, guarda come stan male quei boxer verdi su tutto quel blu!”

E se per caso succedesse che una bella ragazza rimanesse folgorata dal mio incedere blues e decidesse di lanciarsi in un ballo da strappamutande con me, una volta accortasi dell’inghippo, cosa esclamerebbe? “Mo’ cos’è quel lavoro qui? Hai dei boxer verdi su dei capi blu, lasciamo stare dai, mi è passata la garra charrua”.

Ed è così che decido di recarmi in un negozio di intimo, di comprare un completo in tonalità blu (ma ancora sigillato nel collophane), di tornare in ufficio, di chiudermi in bagno e correggere finalmente quella vergogna cromatica.

Torno al mio posto, inizio di nuovo a lavorare e fischietto una delle mie canzoni, quella intitolata “BLU”:

“La casa è blu, il giardino è blu, le rose che ti porto blu / Che cosa mai significa questa realtà cromatica

 Mi vesto in blu, io penso in blu, la musica che ascolto è blu / Che cosa mai significa questa realtà cromatica

Mi vedo blu, mi sento blu e a volte sono proprio giù / Ma già lo sai se stai con me l’inferno è preferibile”

 

Obbligare gli amici a comprare libri della Universale Economica Feltrinelli

22 Set

Chi segue questo blog miserello sa bene che ho una passione smisurata per i libri in edizione Universale Economica Feltrinelli. L’impulso principale mi viene dalla reazione chimica che ho con queste edizioni. Sono economiche, ben curate e dal design accattivante e sono arrivate a soppiantare i remaster di cd musicali che fino a non troppo tempo fa compravo incessantemente a seconda delle possibilità del momento. Naturalmente ci sono altri motivi oserei dire atavici: la Feltrinelli nacque dalla fine della Cooperativa Del Libro Popolare, la cui collana più autorevole era appunto la Universale Economica, inoltre a Modena, come sede, prese il posto de La Rinascita, libreria in pienissimo centro storico dove da giovinetto passai interi sabati pomeriggio. Affinità elettive, un certo modo di vivere le cose del nostro tempo e i ricordi fan dunque sì che senta questa casa editrice a me molto vicina; in questi giorni poi non posso che dispiacermi della scomparsa di Inge Schönthal Feltrinelli.

https://www.repubblica.it/robinson/2018/09/20/news/morta_inge_feltrinelli-206913418/?ref=search

Al di là di tutto però sono le edizioni in sé che mi attirano e che mi spingono a comportamenti vessatori nei confronti dei miei amici.

Sabato scorso ad esempio. Sinodo settembrino. Avremmo dovuto essere in otto, ma ci troviamo in cinque: uno deve assistere la sua groupie ferma a letto col mal di schiena, uno è bloccato a Bologna causa lavoro e uno risulta misteriosamente scomparso. Siamo in cinque, abbiamo voglia di stare insieme, la serata sarà magnifica. In questi sinodi cerchiamo sempre di restare legati alle nostre radici, di respirare il bel tempo che fu dell’Emilia, la nostra terra. Ritrovo dunque alla festa provinciale dell’Unità di Modena, entrata Freto, stradello Anesino. Oltre ai ristoranti gestiti da volontari, da alcuni anni ci sono (sfortunatamente) anche ristoranti “commerciali”, ovvero gestiti da privati, quasi tutti sudamericani e tutti a base di carne grigliata. Ora, non sono né vegetariano né vegano, ma questa ostentazione, questo invito all’abbuffata di carne mi infastidisce. Il pianeta, l’uomo, la natura, non sono esattamente in buone condizioni, ci sarebbe un bisogno disperato di diminuire il consumo di carne, e invece ecco che (quasi) tutti gli umani rimangono lì a fissare montagne di carne, senza farsi nessuna domanda. (Va beh, scusate il pippone).

Rimanendo fedeli all’Emilia dunque ci mettiamo in fila davanti al ristorante La Staggia, gestito dalla sezione di partito di San Prospero di Modena, cucina tipica, cibi con cui le nostre madri e le nostre nonne ci hanno tirato su. Un po’ di antipasto e poi mi getto, nonostante sia ancora estate, sulla polenta coi funghi. Si chiacchiera come non facevo da tempo, ci si confronta sui massimi sistemi, sulla musica, sui piccoli grandi impicci quotidiani. L’eloquio è libero, aiutato dalla confidenza che abbiamo gli uni con gli altri e dalle quattro bottiglie di lambrusco che secchiamo. Restiamo a tavola quasi due ore, a ridere, a rimanere stupiti da certe storielle e a stemperare i blues. Li guardo i miei amici e sorrido, c’è quello che sembra un po’ sgrauso ma che poi sotto sotto è sensibile, c’è il santone che sembra sempre sul punto di entrare in trance, c’è il Richard Cole dell’Emilia e poi ci siamo io e Liso.

Facciamo un giro per la festa, siamo lontano dai picchi degli anni settanta e ottanta, ma sembra che la bazza sia in ripresa. Ci fermiamo alla Capannina. Mr MC offre dei pasticcini, mentre Riff i superalcolici. Mi godo questa bella serata di tarda estate parlando con gli amici, guardando le stelle, sorseggiando vodka ghiacciata mentre le tossine evaporano. Bella sensazione. Siam lì che parliamo di libri verso cui Sir Lyson ha una fustinella pari alla mia quando mi viene un’idea “Oh, ragazzi” dico accentuando la mia cantilena modenese “adesso andiamo tutti in libreria e ognuno di voi compra un libro della Universale Economica Feltrinelli”. Qualcuno mastica amaro, altri rimangono spiazzati, eppure tutti mi seguono e tutti finiranno per comprare un libro (Riff addirittura 2).

Al mastro ferraio non posso che imporre uno dei grandissimi thriller degli ultimi lustri (Stieg Larsson), a Riff “Miami Blues” (a cui lui stesso aggiungerà “Cuore di tenebra”), a Mr Trascendence affibbio Montalbàn, a Sir Lyson Le Notti Bianche del vecchio Fëdor . A me stesso riservo Qiu Xialong, scrittore cinese, tanto per fare il paio con la nazionalità dei proprietari del mio grande amore (L’Inter insomma).

E’ già la mezza, ma nessuno ha voglia di rincasare. Torniamo a La Capannina, stavolta è l’ultima Rockstar (March insomma) ad offrirci qualche bibita (tra l’altro io opto per una acqua brillante, condannato ormai da un visione della vita costantemente rétro). Torno a soppesare i miei amici, li guardo intenti a rimirare i libri appena acquistati, nessuno mi ha ancora mandato a farmi dare dove si nasano i meloni, come diciamo noi qui a Modena, evidentemente mi vogliono bene.

La serata da calda si è trasformata in tiepida, la guazza è calata, mi infilo la felpa. Rido tra me e me guardando l’omino di LZ IV stampato su di essa, ci sarà qualcuno che non crede alla favoletta che vuole RP entrare in un negozietto e comprare il quadretto che poi finirà sulla copertina del IV album?

Sinodo di settembre: (da s a d) Riff, March, Tim, Mario, Liso

Ci sarà qualcuno che pensa che i riferimenti e i significati siano più arcaici? Tipo richiami al Ten Of Wands, il dieci di bastoni, una figura con un fascio di bastoni sulla schiena che si avvicina ad una città e che descriverebbe un uomo che ha combattuto contro le avversità della vita e che ormai ne è uscito? Una figura che ha lottato con energia e sudore e che ora può finalmente raccogliere i frutti del suo lavoro e raggiungere il successo per cui si è tanto battuto?

E’ con questo sorriso da saputello che saluto i miei amici e li ringrazio per la magnifica serata. Spero continueranno a voler uscire con me, nonostante tutte le mie stranezze. Stradello Anesino, goodnight.

PS: ho appena sentito Mr. J (quello che era a casa a badare alla sua groupie), gli ho raccontato di sabato scorso e dei libri che ho fatto comprare ai ragazzi e prima di salutarmi  mi ha detto “sto per entrare al Grandemilia, mi fiondo da Feltrinelli e rimedio subito comprando anche io qualche edizione della Universale Economica”. Mi manda anche la foto via whatsapp. Se non sono amici questi!

 

La UNIVERSALE ECONOMICA FELTRINELLI sul blog:

https://timtirelli.com/2018/08/07/anna-funder-cera-una-volta-la-ddr-2016-feltrinelli-tttt/

https://timtirelli.com/2018/05/11/victor-hugo-notre-dame-de-paris-2016-universale-economica-feltrinelli-ttttt/

https://timtirelli.com/2018/01/04/daniel-defoe-robinson-crusoe-1719-2017-feltrinelli-ttttt/

https://timtirelli.com/2017/09/28/jack-london-zanna-bianca-1906-2017-universale-economica-feltrinelli-ttttt/

https://timtirelli.com/2017/09/18/jack-london-il-richiamo-della-foresta-1903-2017-universale-economica-feltrinelli-ttttt/

https://timtirelli.com/2017/08/29/jack-london-martin-eden-1909-2016-universale-economica-feltrinelli-ttttt/

Hadriaticum blues

8 Set

Solito post post vacanze. Torno in Romagna anche quest’anno, anche se ogni tanto mi chiedo perché. Cerco risposte nell’ultimo libro di Vittorio Zucconi (presto ne parlerò qui sul blog), anche lui dice che si ritorna su queste amate sponde per ritrovare quel sapore di buono, quell’illusione di buono aggiungo io, che ci è necessaria per trovare riparo da tutti gli impicci fastidiosi della vita. Ritornare nel posto dove sei stato felice da bambino, con mamma e papà che si occupavano di tutto mentre tu non avevi altra incombenza se non quella di fare il bambino, e dunque divertirti un mondo. In realtà noi andavamo al Lido di Pomposa, qui a Greendale – a due passi da Cesenatico – veniva la pollastrella, ma in sostanza poco cambia, sebbene la Romagna sembri forse più morbida, la Riviera Adriatica emiliano romagnola la vivo come casa in tutta la sua lunghezza. Certo, come dico sempre, qui ci veniamo soprattutto perché a Doe (a Cervia insomma) c’è il kartodromo outdoor più grande d’Europa, so bene con che razza di speed queen / motorhead io stia, ma è innegabile che, al di là di tutto, vi sia una legame atavico che ci lega a queste spiagge.

Mi torna in mente il commento al post dello scorso anno che fece il Michigan Boy, Paolo Barone insomma.

POLBI 7/9/2017: Ho letto il tuo pezzo stamattina presto davanti allo Stretto di Messina. Parli di un Mare e di un mondo che non conosco ma che sei riuscito a rendere affascinante. Sei sempre più bravo, la parte dedicata alla colonia AGIP è da vero fuoriclasse, non è per niente facile riuscire a vedere e descrivere così certi luoghi e certe sensazioni. Che sia per la nostra comunità Rock, per le riflessioni musicali o per i tuoi racconti di vita vissuta, il Blog è una parte importante delle mie giornate.

Ecco, al di là degli immeritati complimenti che sempre mi fa il mio amico Polbi, alias the holy diver, a volte mi dico “beh, spero non mi chieda mai di portarlo sull’Adriatico!”. Sì perché, cosa gli fai vedere ad uno dei più grandi subacquei d’Italia? Uno che di solito si immerge negli abissi dello stretto di Messina, e con questo ho detto tutto. Non so nulla di subacquea, sebbene Paolo sia uno di quegli amici che sono carne della mia carne, ma se ho ben capito immergersi ad esempio nel Mar Rosso (un mare “facile” insomma) è come mettersi ad ascoltare gli Asia mentre farlo nelle profondità marine presenti tra Scilla e Cariddi è come affrontare la Mahavishnu Orchestra.

Già, che gli racconti a Barone di un mare in cui si tocca anche a 50m dalla riva? Un mare  profondo – a queste latitudini – al massimo 300 metri e stressato da una balneazione e urbanizzazione eccessiva, un mare dalla sabbia scura e con una nomea (ingiusta) pari a quella di uno stagno? Un mare che però appena vedi, il giorno in cui arrivi, ti si calma l’animo e in un secondo ti adatti al suo battito, al suo respiro; mare che ti avvolge, ti rallegra e ti immalinconisce, mare insomma che ti fa sentire vivo.

QUIET SEA

Già, mi basta vederlo l’Adriatico per sentirmi subito meglio. Respiro l’aria ricca di iodio come mi diceva di fare mia madre e lo guardo; non smetterei mai di farlo, questa lastra piatta di metallo blu mi infonde nel cuore solo vibrazioni positive.

Greendale Beach – Romagna agosto 2018 – foto TT

Passo interi minuti ad osservare vele bianche all’orizzonte, ed è così che – benché meditabondo – riesco a trovare un po’ di sollievo, a lenire i sempiterni blues che mi gironzolano intorno … maledetti diavoletti azzurri.

Vele Bianche – Greendale – Romagna agosto 2018 – foto TT

Anche la pollastrella (ribattezzata Polly qui in riviera) non è certo insensibile al fascino dell’Hadriaticum.

Polly – Greendale Beach – Romagna agosto 2018 – foto TT

Il primo bagno della stagione lo vivo ogni volta come una sorta di battesimo. La gente a mezzogiorno lascia la spiaggia, rendendola un paradiso (almeno sino alle 16). Il mare è tutto per noi, scivoliamo felici in quel liquido primordiale, ritrovando di nuovo il contatto con noi stessi.

Pranzare nei baretti sulla spiaggia poi accresce ancor di più l’affetto per questi luoghi.

Polly – Greendale Beach – Romagna agosto 2018 – foto TT

Quiete, cieli e mari blu, rapsodie romagnole accennate sulla tastiera della mia animuccia.

Greendale Beach – Romagna agosto 2018 – foto TT

In cuffia un best di Chris Rea, nulla di troppo impegnativo ma pur sempre bluesy e classy.

L’unica nota veramente negativa è la musica (?) di melma con cui ci affliggono gli animatori. Quei 5/6 pezzi di odiosa musica (?) commerciale sudamericana sparati a palla alle 5 del pomeriggio e in alcuni hotel dopo cena. Temo non sia un problema solo della riviera romagnola, certo è che in questi momenti anche queste terre e queste spiagge perdono il loro fascino. Il pezzo Amore E Capoeira di Takagi e Ketra feat. Giusy Ferreri è un tormento trasmesso almeno 7/8 volte al giorno. E tutti lì a seguire i passi dei ragazzi che si occupano della animazione, ragazzi non proprio talentuosi. Bambini, adolescenti e adulti affetti da disagio culturale che goffamente (e allegramente) cercano di seguire ritmi elettronici e sviluppi musicali di pessima fattura. Mi chiedo come saranno le prossime generazioni, come potranno essere loro a guidarci avendo un bagaglio musicale così lofi? Intendiamoci, anche quando eravamo piccoli noi c’era una buona fetta di popolazione che ascoltava inezie musicali, ma dall’altra parte c’era un 50% di popolazione che mandava Tarkus dei Emerson Lake And Palmer primo in classifica in Italia (!) e spediva LZ IV e Dark Side Of The Moon in cima alle classifiche universali. E’ con quel tipo di album che hai più possibilità di diventare un essere umano decente, non con Despacito e Amore E Capoeira. Poi certo, naturalmente è giusto che ci sia anche il momento dell’easy listening, purché non sia immondizia musicale.

In alcuni bagni anche il risveglio muscolare delle 10 del mattino viene fatto con quella porcheria elettronica sudamericana … invece di mettere non dico MozartRachmaninov ma almeno che so Sting, Pino Daniele, Nora Jones o al limite anche James Last, per consentire al corpo di risvegliarsi con la dovuta armonia, sparano a palla quegli insulsi motivetti. Destinati all’estinzione, non abbiamo scampo.

L’unico brivido musicale lo provo una sera passeggiando per Cat At the Sea (Gatteo A Mare insomma), il paese a qualche centinaia di metri da Greendale; tenevo Polly sottobraccio mentre mi gustavo un cono limone e liquerizia (sì, lo so che l’italiano corretto vorrebbe le quattro i) quando d’un tratto sento aria sonora (musica insomma) arrivare da uno zainetto di un giovanetto a suo volta avvinghiato ad una ragazzina. D’acchito non riesco a decifrare di cosa si tratti, ma sento che è una vibrazione famigliare, il ragazzo mi passa accanto e finalmente riconosco quel meraviglioso ballo da strappa mutande che è Rock And Roll dei Led Zeppelin.

Io e Boogie Mama (a volte la chiamo anche così, visto che va pazza per il riff omonimo) iniziamo a rockeggiare e fare le mossette che faceva Jimmy “Poige” alle prese col brano in questione nel film TSRTS. Ma allora c’è ancora speranza … W i Led Zeppelin, W l’umanità, W il rock and roll.

WEIRD THINGS

Anche quest’anno si palesa la presenza di un gruppo di cui leggiamo ogni anno …rullo di tamburi, signore e signori, i Band. Come faccia un gruppo a chiamarsi I Band, solo il diavolo lo sa. Un conto è farlo in inglese, The Band, come il leggendario gruppo americano, un conto farlo in italiano sensato, La Banda, come il vecchio gruppo di Ligabue con alla chitarra il leggendario Mel Previte, un conto è chiamarsi I Band.

Greendale – Romagna agosto 2018 – foto TT

Greendale – Romagna agosto 2018 – foto TT

Un’altra cosa strana è la mia attrazione per “la Rosetta”, tipico negozio della riviera dove si vende un po’ di tutto: articoli da mare, giochi per i bambini, costumi, abbigliamento, pile, assorbenti intimi, tazze dell’Inter e così via. ROSETTA GRAN BAZAR CONFEZIONI sono le scritte che capeggiano sul locale. Ogni anno ci faccio un giro e snasuplo (ficco il naso in emiliano). Inconsciamente sono alla ricerca del battello rimorchiatore giocattolo che avevo da bambino.

Little Rose – Greendale – Romagna agosto 2018 – foto TT

Per un paio di giorni l’Adriatico ribolle. Le acque sono davvero troppo calde e il risultato è l’arrivo di alghe, che soffocano le rive, e di meduse. Per fortuna sono del tipo non urticante, ma fare il bagno con alcune decine di celenterati che ti volteggiano intorno non è piacevole. Fortunatamente una mareggiata sistemerà le cose.

Meduse – Greendale – Romagna agosto 2018 – foto TT

Solita tappa di qualche secondo davanti all’Hotel Riposo, un nome e un albergo fuori dal tempo.

Rest Hotel – Greendale – Romagna agosto 2018 – foto TT

Mentre vado a prendere il mitizzato krapfen caldo delle Tre Palme (pasticceria dove – dalle 21 alle 2 del mattino – vi è una continua processione di gente attratta dai bomboloni appena sfornati ed effettivamente buonissimi) incappo in una Trabant con tanto di adesivo della Repubblica Democratica Tedesca. Essendo affetto dalla Ostalgie, mi inginocchio, mi commuovo e sospiro pensando ai tempi grigi della DDR.

Greendale – Romagna agosto 2018 – foto TT

Greendale – Romagna agosto 2018 – foto TT

Sosto per qualche minuto davanti al Vista Mare Hotel, l’albergo di John Paul Jones. Un quattro stelle che mi affascina. Chissà se c’è l’ animazione, e chissà se invece di passare diarree musicali propongono altri motivetti allegri tipo No Quarter.

JPJ hotel Greendale – Romagna agosto 2018 – foto TT

JPJ hotel Greendale – Romagna agosto 2018 – foto TT

MOONLIGHT IN CESENATICO

Il Porto Canale di Cesenatico è assai caratteristico, vecchie case adagiate al porto progettato da Leonardo Da Vinci, atmosfere d’altri tempi e romantiche. Passeggiare tra quelle antiche mura e sponde è molto piacevole.

Cesenatic Ferry – Romagna agosto 2018 – foto TT

Cesenatico’s Canal Port – Romagna agosto 2018 – foto TT

Cenare in uno dei ristorantini tipici poi è quasi commovente; preparano dei fritti misti con frutta (melone e pesca) che ti riconciliano col mondo.

Cesenatico’s Canal Port – Romagna agosto 2018 – foto TT

Quando cala la sera e le luci si riflettono sulle acque chete del porto senti gli sgrisòri come diciamo noi in Emilia, brividi che si amplificano se dai un’occhiata alla volta celeste e ti accorgi che la luna e’ una palla ed il cielo e’ un biliardo, quante stelle nei flippers sono piu’ di un miliardo.

Cesenatico’s Canal Port – Romagna agosto 2018 – foto TT

Bello camminare al chiaro di luna, sembra quasi di essere in Samosa, e invece siamo qui, a Cesenatico, cittadina che non ci delude mai.

Tyrrell & Polly – Cesenatico’s Canal Port – Romagna agosto 2018 – foto TT

… e la luna in silenzio ora si avvicina con un mucchio di stelle cade per strada luna che cammina luna di città poi passa un cane che sente qualcosa li guarda abbaia e se ne va.

Cesenatic hound on my trail – Romagna agosto 2018 – foto TT

I’M IN LOVE WITH MY KART (she said)

Ennesima prova sontuosa, come direbbero certi telecronisti che si occupano di sport, della speed queen. Tre puntate al kartodromo, sei gare, quattro primi posti e due secondi posti.

La prima sera impiega 58 secondi al giro, la seconda 57,5, la terza 56,8. Per una che corre una (massimo due) volte l’anno è un risultato straordinario. La vedo sfrecciare anche quest’anno con una convinzione senza pari, tutti gli altri partecipanti devono farla passare, quasi nessuno riesce a stare al suo passo. Che talento.

Alla fine di una gara, le si avvicina uno che ha appena gareggiato con lei e le dice “Alla fine ti ho aspettato, altrimenti con nessun altro davanti mi sembrava di correre da solo”. Saura ammicca ed evita polemiche. Guardo il tipo, è in compagnia della moglie, è un uomo più della stessa età della Speed Queen, pantaloni corti, scarpe alla moda, polo col colletto tirato su, aquila stilizzata tatuata sull’avambraccio destro, simbologia che personalmente detesto. Dopo un po’ saluta e se ne va. Saura mi sussurra col suo inconfondibile accento e slang reggiano: “Sè, mi ha aspettato, ma se gli davo tre secondi al giro … mo vat a fèr bendìr”  … vatti  a far benedire . A cosa sono costretti certi uomini per non ammettere che hanno preso la paga da una donna. Che spasso.

Polly at Kartodromo Happy Valley – Romagna agosto 2018 – foto TT

Polly at Kartodromo Happy Valley – Romagna agosto 2018 – foto TT

Polly at Kartodromo Happy Valley – Romagna agosto 2018 – foto TT

TAVULLIA STATE OF MIND

Poteva mancare la cena “Da Rossi” a Tavullia? Certo che no! Appuntamento ormai fisso e occasione per rivedere i nostri amici pesaresi Floro, Clelia e Francesca, fan di Rick Wakeman e Johnny Winter

Tavullia – agosto 2018 – foto TT

A Tavullia Valentino è (giustamente) ovunque.

Saura e Tim – Tavullia agosto 2018 – foto di Floro Bisello.

Scrivo anche io qualcosa sugli striscioni posti all’entrata del vecchio borgo. Ricordo che a Vale un tempo piacevano i Led Zeppelin e non dimentico certo che è un cuore nerazzurro e dunque …

Tavullia – agosto 2018 – foto TT

Tavullia – agosto 2018 – foto TT

LA COLONIA DEL TERRORE

E arriva il momento del terrore, della paura, del raccapriccio: visita alla Colonia dell’Agip e alle altre colonie dismesse, edifici abbandonati che nelle tenebre di fine agosto paiono set di film dell’orrore.

Ne parlo ogni anno, lo so, ma è impossibile per me evitare gli angoli spaventosi di queste case. Il clou è sempre la colonia dell’Agip, di cui l’anno scorso parlai in questi toni:

DAL POST DEL 7/9/2017 DEL BLOG: “Tornando, a piedi, verso Greendale, entriamo in quella twilight zone che sta tra Cesenenatico e alcune delle sue frazioni. Quel pezzo di litorale non ancora ingoiato dalla urbanizzazione, dove macchie di pinete e vecchie colonie dismesse da decenni danno al paesaggio un atmosfera color tenebra. Le vecchie colonie sono derelitte, con gli scuri chiusi che tendono a essere fuori asse, avvolte nel buio, l’aggettivo che viene alla mente è “spettrale”. Questo fino a che non si entra nello spazio del terrore vero e proprio: La Colonia dell’AGIP. Sul finire degli anni trenta il regime fascista decise di costruire la colonia per i figli dei dipendenti di quella che allora era una importantissima azienda italiana. Di stile razionalista, negli anni della guerra fu utilizzata da ospedale e da rifugio per le truppe in ritirata, mentre negli anni cinquanta ospitò gli alluvionati del Polesine. Oggi non ne comprendo la funzione, è tutto sotto il segno dell’anacronismo, e ogni anno che vi passo – in agosto – solo un appartamento è illuminato, rimandando ad  associazioni mentali lugubri e mefistofeliche. Questa grande costruzione, questo grande ingresso illuminato a cui fanno da contraltare interi piani bui… la sola lucetta che si vede rende il tutto ancor più spaventoso. Sarebbe un set ideale per un film di Dario Argento. Chiedo a Saura: “Ma tu ci staresti qui in un appartamento con me mentre tutto il resto dell’edificio è vuoto?” in quel momento udiamo un fruscio, una civetta spicca il volo verso le nere tenebre, io e Saura ci guardiamo e senza parole ci incamminiamo a passo svelto verso la civiltà. Paura….”

Così eccoci di nuovo qui a goderci le prospettive più inquietanti di questo edificio.

Colonia Agip – Greendale – Romagna agosto 2018 – foto TT

Colonia Agip – Greendale – Romagna agosto 2018 – foto TT

Colonia Agip – Greendale – Romagna agosto 2018 – foto TT

E’ davvero difficile pensare di passare notti in quegli appartamenti. Quest’anno notiamo con grande sorpresa che nell’estremo lato sinistro c’è una festa, festa in linea col mood della colonia: setto otto partecipanti alle prese col karaoke con risultati raccapriccianti: latrati umani che fanno paura almeno quanta ne fa l’edificio. Ad un certo punto una ragazza si allontana e torna al suo appartamento, nell’estremo lato destro. La osserviamo attraversare l’immenso cortile ed eclissarsi dietro ad una porta. Donna coraggiosa.

Colonia Agip – Greendale – Romagna agosto 2018 – foto TT

Mentre gironzoliamo lì intorno Saura fa partire l’audio di A Shadow In The City del Dark Lord, colonna sonora perfetta.

Un paio di mattine dopo torniamo sul luogo del relitto, chissà che col sole non regali vibrazioni positive …macché, anche alla luce del giorno l’effetto è più o meno quello…

Colonia Agip – Greendale – Romagna agosto 2018 – foto TT

Però la costruzione mi affascina, come ho già scritto soffro di Ostalgie e quel tipo di edificio fa tanto DDR…

Colonia Agip – Greendale – Romagna agosto 2018 – foto TT

Il tour tra ville e colonie del terrore continua. Siamo a ridosso della mezzanotte, poca gente in giro, civette e gufi volteggiano tra le nere frasche, il mare a qualche decina di metri rimanda echi sinistri benché il susseguirsi delle onde in qualche modo calmi l’animo.

Haunted Villa in Cesenatico – photo TT

Colonie del terrore in Greendale – august 2018 – photo TT

Colonie del terrore in Greendale – august 2018 – photo TT

Colonie del terrore in Greendale – august 2018 – photo TT

Colonie del terrore in Greendale – august 2018 – photo TT

Trovo rifugio per una cioccolata calda all’Inter Bar poco distante, quei colori sono un balsamo per il mio spirito.

Inter Bar in Greendale – august 2018 – photo TT

Rientrando cerchiamo di distrarci mappando il cielo con la app Sky Map,

And stars to fill my dreams – Greensdale august 2018 – photo TT

And stars to fill my dreams – Greensdale august 2018 – photo TT

ma una volta che a Saura si è acceso il chip dell’occultismo poi è difficile spegnerlo, ed così che tornati in albergo prima di entrare in camera si esibisce nella posa di Bafometto.

Polly In a Baphomet state of Mind – Photo TT

Già, Bafometto, l’idolo pagano venerato finanche dai cavalieri templari. Sono uomo di scienza (nel senso che è l’unica cosa che venero), ma sono anche un adepto del Dark Lord, James Patrick Page insomma, e non posso sottrarmi allo studio e alla fascinazione di quest figure nate dagli abissi delle menti umane. Sono varie le ipotesi dell’origine del nome Bafometto, e mi piacciono tutte: “padre dell’ignoto”, “battesimo di saggezza”, “saggezza” (dalla parola greca sophia), le iniziali “Tem. ohp. ab” lette al contrario , che prendono origine dal latino Templi omnium hominum pacis abhas “padre della pace universale tra gli uomini”. Padre della pace universale tra gli uomini … che bello, viva Bafometto.

Tornato in camera, seleziono dal mio lettore hifi portatile il file flac di Stairway To Heaven e cerco uno stratagemma per ascoltarlo al contrario, non riesco, dovrò aspettare di tornare alla Domus Saurea e di farlo col vinile sul piatto…

MAREGGIATA

La mareggiata dell’ultima settimana di agosto è provvidenziale, il mare si rimescola, si rinfresca, si pulisce. Amo passeggiare sulla spiaggia col mare mosso e i nuvoloni in cielo,

Greendale – Romagna agosto 2018 – foto TT

Greendale – Romagna agosto 2018 – foto TT

Anche Polly diventa meditabonda …

Polly in Greendale – Romagna agosto 2018 – foto TT

… il giorno seguente di buon mattino siamo di nuovo in spiaggia a camminare, l’acqua ora è pulita, il mare è rimesso a nuovo, le nuvole piano piano lasciano il posto al sole, la bassa marea crea quelle ondine di sabbia che tanto piacciono alla pollastrella. Mi perdo nei ricordi, io e Mother Mary fine sessanta inizio settanta a goderci l’oro in bocca del mattino, madre e figlio in sintonia con la natura, il mare che arretra, isole di sabbia su cui passeggiare … giorni felici di bambino.

Greendale – Romagna agosto 2018 – foto TT

Greendale – Romagna agosto 2018 – foto TT

Greendale – Romagna agosto 2018 – foto TT

Spunta il sole, qualche artista si mette all’opera sulla abbia ancora un po’ umida,

Greendale – Romagna agosto 2018 – foto TT

io vesto i colori della mia fede e benché la partenza della nuova stagione sia stata titubante, non vedo l’ora di guardarmi sul tablet la partita dell’Inter. On the pitch, one the beach, one faith, one love.

The colors of the faith – Greendale Beach – Romagna agosto 2018 – foto TT

La pollastrella si legge il libro sulla DDR  recensito qui sul blog recentemente,

Ostalgie – Polly on Greendale Beach – Romagna agosto 2018 – foto TT

il sole ritorna, il mare è pulito, ci sono ancora alcuni giorni da godere, per festeggiare il buon umore mi immergo nella musica. Prima però accade una stranezza: d’improvviso sento il suono famigliare di Autumn Lake, ovvero i sibili esoterici che Il Dark Lord fa uscire dalla ghironda mentre è seduto sulle rive dello stagno dove scivolano con eleganza due cigni neri australiani che abitavano le acque della sua casa di Plumpton Place. Torno in me e capisco che è solo il cigolio del moscone che il bagnino sta spingendo in acqua. Riporto la mia impressione a Saura e le chiedo “Sono pazzo?”. E lei, “sì!

(Autumn Lake al minuto 3:20)

Quest’anno mi son portato un nuovo lettore musicale, l’Hifi Walker, un lettore Hifi capace di leggere molti formati, compresi naturalmente anche quelli lossless. Hanno un bel da dire certi miei amati e stimati amici, ma la differenza con gli odiosi mp3 di sente, eccome.

I file flac pompano negli ottimi auricolari inclusi nel gighinoed è bellissimo perdersi in quest’incantesimo, cioè essere in spiaggia a osservare il mare con in cuffia un album dal vivo che mi irretisce e mi spinge là ai confini delle galassie: Between Nothingness & Eternity di quel patrimonio dell’umanità che è stata la Mahavishnu Orchestra.

I giorni rimasti passano in fretta, festeggiamo l’ultimo andando a mangiare nel nostro ristorantino, Sapore di Mare. Fritto misto, cozze alla marinara, una Weiss ghiacciata … la vita potrebbe andare peggio.

E’ ora di tornare, è ormai settembre, carico le valige sulla blues mobile, un ultima occhiata al mare, un sospiro e via. Grazie Adriatico, grazie Cesenatico, torno a Massenzatico.

ANIMALS

Durante il ritorno ci fermiamo a prendere Strichetto e Palmiro che una cara amica ha ospitato amorevolmente durante la nostra assenza. Una volta arrivati a casa la Stricchi si è ambientata subito, mentre Palmir ci ha fatto pagare la lunga assenza tenendoci il muso per qualche ora, ma poi si è sciolto ed è tornato a cercare il contatto con i suoi umani.

Strichetto – Domus Saura settembre 2018 – foto TT

Palmiro – Domus Saura settembre 2018 – foto TT

Palmiro – Domus Saura settembre 2018 – foto TT

Palmiro – Domus Saura settembre 2018 – foto TT

Abbiamo anche salvato due riccetti che erano caduti – dalla loro tana – in un fossettino. Piangevano in modo disperato, non abbiamo potuto rimetterli al loro posto perché la tana era proprio sulla riva del fosso, sarebbero ricaduti.. Nostro malgrado (sappiamo che è sempre controproducente interagire con un animale che ha i piccoli con sé), abbiamo cercato di ricreare una nuova tana poco lontano alla famigliola. Il giorno dopo però la mamma e tre piccoli erano scomparsi, così non abbiamo potuto far altro che cercare di salvare il piccolo rimasto, che poi abbiamo saputo essere femmina.

Ricci – Domus Saura settembre 2018 – foto TT

Riccetto – Domus Saura settembre 2018 – foto TT

Abbiamo telefonato al Rifugio Matildico Centro Recupero Fauna Selvaggia, abbiamo preso informazioni, abbiamo comprato latte in polvere adatto e per un giorno abbiamo tenuto Gigetta in casa con noi, dentro ad una scatola con una bottiglietta d’acqua calda in modo che sentisse un tepore simile a quello che le avrebbe garantito sua  madre. L’abbiamo allattata, le abbiamo accarezzato la pancia affinché digerisse e infine la abbiamo adottata consegnandola al rifugio di cui sopra facendo una donazione. L’hanno trovata in buone condizioni e ben nutrita. Quando la libereranno ci chiameranno. Siamo entrambi felici di questo lieto fine, sebbene sia stato un po’ difficile staccarci da quella patatina a cui iniziavamo ad affezionarci, ma poi, una volta rientrati a casa,  per l’ennesima volta mi son detto che an s’è mai vest Johnny Winter fer chi lavòr chénon si è mai visto Johnny Winter fare quei lavori qua … accarezzare la pancina di una riccetta!

Gigetta – Domus Saura settembre 2018 – foto TT