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MOTT THE HOOPLE “Mental Train-The Island Years (Limited Edt. Box 6 Cd – 2018 Universal Music)”

7 Lug

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Cofanetto uscito qualche mese fa tutto dedicato ai tre anni del gruppo passati con la Island records, trattasi dunque di dischi relativi al periodo pre Glam/Bowie. I Mott sono un gruppo cult, nessun musicista particolarmente dotato, ma una purezza d’intenti che ancora oggi incanta. L’intelligenza e l’acume di Ian Hunter e il songwriting efficace di Mick Ralphs, le due anime del gruppo destinate a dividersi nel 1973. Tutto questo in un bel box set dal prezzo accessibile, con tanto di poster e ricco booklet.

Sei i cd in esso contenuti, i primi quattro album da studio, un dischetto di rarità e un live. Niente male davvero.

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CD1 ~ Mott The Hoople (Originally released November 22 1969) – TTT½
‘You Really Got Me’
‘At the Crossroads’
‘Laugh At Me’
‘Backsliding Fearlessly’
‘Rock and Roll Queen’
‘Rabbit Foot and Toby Time’
‘Half Moon Bay’
‘Wrath and Wroll’
Bonus Tracks:
‘If Your Heart Lay with the Rebel (Would You Cheer the Underdog?)’ (Instrumental Take 2) Previously unreleased
‘Rock and Roll Queen’ (Single A side)
‘Road to Birmingham’ (Single B side)
‘Road to Birmingham’ (Guy Stevens Mix) Previously unreleased
‘You Really Got Me’ (Complete take) Previously unreleased
‘You Really Got Me’ (Vocal mix) Previously unreleased
‘Rock and Roll Queen’ (Guy Stevens Mono Mix) Previously unreleased
‘Rock and Roll Queen’ (Kitchen Sink Instrumental) Previously unreleased
‘Little Christine’ (2 Miles) Previously released on Two Miles From Heaven

  • Ian Hunter – lead vocals, piano, rhythm guitar
  • Mick Ralphs – lead guitar, backing and lead vocals
  • Verden Allen – organ, backing vocals
  • Pete “Overend” Watts – bass, backing vocals
  • Dale “Buffin” Griffin – drums, backing vocals
  • Guy Stevens – piano
  • Guy Stevens – producer
  • Andy Johns – engineer
  • M. C. Escher – front cover drawing

Prodotto da Guy Stevens, il primo album esce nel 1969 ed è un lavoro che incuriosisce. Candido e a tratti scolastico è tuttavia piuttosto a fuoco nel mostrare nei suoi tratti più primitivi il concetto di musica rock. You Really Got Me dei Kinks in versione strumentale apre il disco, linea melodica affidata alla solista di Mick Ralphs, arrangiamento schematico ma in qualche modo ipnotico.  Segue altra cover, trattasi di At The Crossroads di Doug Shalm cantautore texano che incrocia musica country, roots rock e tex-mex. La canzone è perfetta per lo stile di Ian Hunter. Laugh At Me di Sonny Bono è il terzo pezzo, iniziare un proprio disco con tre rifacimenti uno dietro l’altro significa forse non essere ancora del tutto convinti dei propri mezzi compositivi, benché sia Hunter (ormai trentenne) e Ralphs (venticinquenne) non fossero più di primissimo pelo. Backsliding Fearlessly (Hunter) mostra lo stile del cantante, sempre pericolosamente vicino a quello di Bob Dylan. Con Rock And Roll Queen (Ralphs) i Mott mostrano l’altro lato del loro sound iniziale, quello rollinstoniano guidato dalla chitarra di Mick Ralphs, che qui si cimenta nel primo assolo del disco. Rabbit Foot And Toby Time (Ralphs) è uno strumentale certamente bislacco e apparentemente inutile ma è al contempo anche denso di quella vibrazione istintuale da non sottovalutare. Half Moon Bay (Ralphs-Hunter) si sviluppa tra le cadenze dylaniane di Hunter e l’idea di ballata di Mick Ralphs. Don’t Let Me Down (1974) dei Bad Company potrebbe derivare da questa traccia.  Wrath and Wroll (Stevens) non è null’altro che un pezzetto tratto da improvvisazione in studio su giro di accordi. Guy Stevens è sempre stato un po’ pazzo, e con questo ultimo quadretto vuole far risaltare questa sua controllata follia.

Il materiale bonus inizia con If Your Heart Lay With the Rebel (Would You Cheer The Underdog? (Instrumental Take 2 – Previously unreleased) e prosegue con il single edit di Rock And Roll Queen (Single A side) e di Road To Birmingham (Hunter – Single A side) ennesimo omaggio di Ian a Bob Dylan, subito riproposta anche nel Guy Stevens Mix (Previously unreleased). Abbiamo quindi gli 11 minuti della versione strumentale completa di You Really Got Me (complete take – Previously unreleased) e di quella cantata (da Mick Ralphs – Previously unreleased). Di nuovo Rock and Roll Queen in doppia razione, Guy Stevens Mono Mix e Kitchen Sink Instrumental. Chiude Little Christine (Hunter) già apparsa sulla compilation del 1980 Two Miles From Heaven.

Album dunque interlocutorio ma senza dubbio vitale ed energico. Vendite non certo alte ma il disco fa comunque capolino nelle classifiche che contano: UK No. 66 / US No. 185. Copertina tutto sommato singolare.

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CD2 ~ Mad Shadows (Originally released September 1970) TTT½
‘Thunderbuck Ram’
‘No Wheels to Ride’
‘You Are One of Us’
‘Walking with a Mountain’
‘I Can Feel’
‘Threads of Iron’
‘When My Mind’s Gone’
Bonus Tracks
‘Thunderbuck Ram’ (BBC Session)
‘Thunderbuck Ram’ (Original Take with Organ) Previously unreleased on the Island compilation “Bumpers”
‘No Wheels to Ride’ (Demo) Previously unreleased
‘Moonbus (Baby’s Got a Down on Me)’ Previously unreleased
‘The Hunchback Fish’ (Vocal Rehearsal) Previously unreleased
‘You Are One of Us’ (Take 9) Previously unreleased
‘Going Home’ (2 Miles) Previously released on Two Miles From Heaven
‘Keep A-Knockin’ (Studio version) Previously unreleased

  • Ian Hunter – lead vocals (tracks 2-5, 7-9), co-lead vocals (6), piano, rhythm guitar
  • Mick Ralphs – lead guitar, backing vocals, lead vocals (track 1), co-lead vocals (6)
  • Verden Allen – organ, backing vocals
  • Pete “Overend” Watts – bass, backing vocals
  • Dale “Buffin” Griffin – drums, backing vocals
  • Guy Stevens – “psychic” piano, “spiritual” percussion
  • Guy Stevens – producer
  • Andy Johns – engineer
  • Ginny Smith, Peter Sanders – cover design
  • Gabi Naseman – front cover photography

A nemmeno un anno di distanza esce Mad Shadow, il secondo album che si apre con un piccolo classico di Mick Ralphs: Thunderbuck Ram, brano che alterna calmi momenti riflessivi ad hard rock per niente banale. Il pezzo è cantato da Ralphs stesso dato che Ian Hunter si sente inadeguato per i pezzi rock scritti dal chitarrista. No Wheels To Ride (Hunter) è uno di quei bei pezzi lenti di Ian Hunter. L’arrangiamento è piuttosto elementare (così come l’assolo di chitarra), ma il tutto comunque funziona. You Are One Of Us (Hunter) prosegue più o meno con la stessa costruzione, di nuovo esecuzione scolastica da parte del gruppo e arrangiamento assente. Guy Stevens non era quel tipo di produttore che poteva aiutare in quel campo. Con Walking With A Mountain (Hunter) si torna al rock and roll di marca rollingstoniano, a tal punto da citare il coro di Jumpin’ Jack Flash It’s A Gas. I Can Feel (Hunter) è il quarto pezzo di Ian Hunter di fila, di nuovo una delle sue ballate malinconiche cantata con la intonazione sempre al limite e mai precisa che però dà alla canzone quel senso di disperazione che tanto ci piace. Il cigolio del pedale della cassa aggiunge ulteriore blues.

Threads of Iron (Ralphs) è uno degli intriganti pezzi minori di Mick Ralphs, Pieno di spunti (tra cui lo stacco iniziale di Tabacco Road) magari mai risolti ma senza dubbio particolari. When My Mind’s Gone (Hunter) è condotta dal piano gospel di Hunter e arricchita dal bell’organo di Verden Allen. Il materiale bonus inizia con due varianti di Thunderbuck Ram e col demo di No Wheels To Ride. Moonbus (Baby’s Got a Down on Me) (Hunter) è un inedito senza troppo valore dove i MTH sembrano fare il verso ai Free. The Hunchback Fish (Hunter) sembra potenzialmente notevole, lo strascicato canto di Hunter, il suo piano e l’organo delizioso di Allen. Di nuovo il pedale della grancassa di Buffin che cigola, e le semplici linee di basso di Overend. Segue la take 9 di You Are One Of Us. Going Home (Hunter) è un rock and roll uscito a suo tempo sulla compilation della Island Records Two Miles From Heaven.  Keep A-Knockin’ è la cover fatta in studio del pezzo portentoso di Little Richard (quello da cui  John Bonham prese l’intro di Rock And Roll).

Disco quindi dall’aspetto provvisorio, l’anima dei Mott si percepisce ma il gruppo non è ancora sufficiente maturo. Giusto sottolineare il lavoro del batterista, in questo disco Buffin sembra davvero migliorato parecchio.

Vendite basse per Mad Shadow, solo due settimane passate nella Top 50 inglese. Copertina bruttissima.

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CD3 ~ Wildlife (Originally released March 1971) TTTTT
‘Whiskey Women’
‘Angel of Eighth Avenue’
‘Wrong Side of the River’
‘Waterlow’
‘Lay Down’
‘It Must Be Love’
‘The Original Mixed Up Kid’
‘Home Is Where I Want to Be’
‘Keep A-Knockin’ (Live)
Bonus Tracks:
‘Midnight Lady’ (Single A side)
‘The Debt’ (Single B side)
‘Downtown’ (Single A side)
‘Brain Haulage (Whiskey Woman)’
‘Growing Man Blues’ (Take 10)
‘Long Red’ (Demo)
‘The Ballad of Billy Joe’
‘Lay Down (Take 8)’

  • Ian Hunter – lead vocals (tracks 2, 4, 5, 7, 9), and backing vocals, rhythm guitar, piano
  • Mick Ralphs – lead guitar, lead vocals (tracks 1, 3, 6, 8), backing vocals
  • Verden Allen – organ, backing vocals
  • Pete “Overend” Watts – bass, backing vocals
  • Dale “Buffin” Griffin – drums, backing vocals

 

  • Jerry Hogan – steel guitar on “It Must Be Love” and “Original Mixed-Up Kid”
  • Jess Roden – background chorus on “Lay Down”
  • Stan Tippins – background chorus on “Lay Down”
  • Michael Gray – string arrangements and conductor on “Waterlow”
  • Jim Archer – violin on “Angel of Eighth Avenue”
  • Andy Johns, Brian Humphries, Phill Brown – engineers
  • Brian Cooke – photography

Per il terzo disco il gruppo chiude la porta a Guy Stevens, personaggio stravagante ma di certo non d’aiuto in contesto puramente musicale (eppure, nonostante questo, GS ha prodotto Free, MTH e Clash … incredibile); il risultato ne guadagna immediatamente. I Mott si autoproducono artisticamente il disco e il risultato è molto buono. E’ uno dei miei album preferiti del gruppo, forse perché può essere considerato il disco di Mick Ralphs. Whiskey Women (Ralphs) apre le danze in maniera inequivocabile, il gruppo appare sin da subito più determinato. Canta Ralphs stesso in maniera più che dignitosa. Suono da rock duro e deciso, testosterone e the call of the wild. Meglio di cosi! E’ una banda di ragazzotti assai più convinta dei propri mezzi.

Angel Of Eighth Avenue (Hunter) è una splendida e malinconica ballata ed è seguita da Wrong Side Of the River (Ralphs), altra pezzo riflessivo stavolta cantato da Mick e costruito su un bel gioco di chitarre acustiche. Waterlow (Hunter) è un altro brano assai riuscito speso tra archi, chitarra acustica, piano e la voce meditativa di Hunter. Niente male la cover di Lay Down (1970 – Melanie Safka). It Must Be Love (Ralphs) testimonia la sbandata del chitarrista per il country statunitense, motivetto gradevole. Original Mixed-Up Kid (Hunter) è trattata anch’essa con la steel guitar, ancora aria da commedia country western americana. Home Is Where I Want to Be (Ralphs) è meravigliosa e credo che i Black Crowes debbano qualcosa a questo pezzo e a queste atmosfere come d’altra parte lo stesse Ralphs deve qualcosa a Dear Prudence e Can’t Find My Way Home. Gli interventi dell’organo sono sublimi. Keep a Knockin’ (Penniman)  è il pezzo di Little Richards che il gruppo aveva registrato in studio nelle sedute di registrazione dell’album precedente. Qui è proposta in versione live alle Fairfield Halls di Croydon il 13 Settembre1970. Versione da strappamutande in puro stile Mott.

Il materiale bonus prevede Midnight Lady (Hunter – Ralphs) che a dispetto di quanto scritto sul booklet è una versione presa da demotape e The Debt (Hunter) lato b del singolo, entrambe discrete. Segue una gran bella cover del pezzo dei Crazy Horse Downtown (Young – Whitten), cantata da Mick Ralphs. Brain Haulage non è altro che Whiskey Woman, Growing Man Blues (Hunter) è il primo vero inedito, ed utilizza la classica forma dei pezzi rock and roll di Hunter. Long Red (Hunter) è il secondo inedito ed è un hard rock in versione demo, si prosegue con The Ballad of Billy Joe (Hunter) e si chiude con il terzo inedito ovvero la take 8 solo strumentale di Lay Down (1970 – Melanie Safka).

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Copertina di nuovo bruttina. Il disco non smuove le classifiche più di tanto, arrivando a toccare solo la posizione 44 della classifica inglese, nonostante questo trattasi di album assai riuscito.

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CD4 ~ Brain Capers (Originally released December 1971) TTT½
‘Death May Be Your Santa Claus’
‘Your Own Backyard’
‘Darkness, Darkness’
‘The Journey’
‘Sweet Angeline’
‘Second Love’
‘The Moon Upstairs’
‘The Wheel of the Quivering Meat Conception’
Bonus Tracks:
‘Mental Train (The Moon Upstairs)’
‘How Long? (Death May Your Santa Claus)’
‘Darkness, Darkness’
‘Your Own Backyard (Complete Take)’
‘Where Do You All Come From (Backing Track)’
‘One of the Boys (Take 2)’
‘Movin’ On (2 Miles)’
‘Black Scorpio (Mommas Little Jewel)’

  • Ian Hunter – guitar, keyboards, vocals
  • Mick Ralphs – lead guitar, vocals
  • Pete Watts – bass, vocals
  • Verden Allen – keyboards, vocals
  • Dale “Buffin” Griffin – drums, vocals
  • Jim Price – trumpet on “Second Love”
  • Guy Stevens – piano, producer
  • Andy Johns – engineer
  • Zal Schreiber – mastering
  • Richard Polak – photography

Per Brain Capers viene richiamato Guy Stevens. Si inizia con Death May Be Your Santa Claus (Hunter – Allen), il passaggio tra l’introduzione ritmica e l’hard rock and roll dello sviluppo del brano non è precisa e non sembra funzionare, Guy Stevens come produttore non valeva davvero granché. A volte mi chiedo se i MTH siano stati i precursori del punk. Siamo nel 1971 e per certi versi sembra di ascoltare i Sex Pistols. Your Own Backyard (Dion DiMucci – Tony Fasce) è la cover di un pezzo con cui Dion DiMucci (cantautore statunitense) ebbe un certo successo nel 1970. La versione dei Mott a me piace perché meno precisa e pulita dell’originale e dunque sincera e viva. Darkness, Darkness (Jesse Colin Young) è il rifacimento del famoso pezzo del 1969 degli Youngbloods, qui canta Mick Ralphs. Non un granché l’assolo di chitarra e qui, di nuovo, un produttore serie sarebbe dovuto intervenire. Non è possibile lasciar passare una cosa del genere quando si è già al quarto album. Non poteva mancare la tipica ballata di Ian: The Journey (Hunter). Altro assolo di chitarra che sembra provvisorio, con parecchi bending non certo intonati e addirittura qualche passaggio di batteria non riuscito. Ripeto,Stevens non avrebbe dovuto fare il produttore. Con Sweet Angeline (Hunter) la band inizia a ripetersi troppo, solito rock and roll scolastico guidato dal piano di Hunter, altra perfomance insicura. Nemmeno cambiando compositore i ragazzi sembrano uscire da un’ impasse che ormai sembra inesorabile,  Second Love (Allen) non è nulla di speciale e a poco servono i fiati … L’unico apporto compositivo del chitarrista è The Moon Upstairs (Hunter – Ralphs). L’introduzione è intrigante, un curioso giro hard rock prima di ricadere nello stantio hard rock and roll già sfruttato troppe volte. The Wheel of the Quivering Meat Conception  (Hunter – Stevens) non dovrebbe essere niente altro che un scampolo preso dal finale di The Journey. Altro episodio demenziale di Guy Stevens.

Materiale Bonus: outtake inedite di The Moon Upstairs (Hunter – Ralphs), How Long? (Death May Your Santa Claus) Hunter – Allen), Darkness, Darkness (Jesse Colin Young) e Your Own Backyard (Complete Take) (Dion DiMucci, Tony Fasce). Altro inedito è  Where Do You All Come From (Backing Track) (Hunter), nulla di più che un rock an roll convenzionale. One of the Boys (Take 2) (Hunter) dovrebbe essere un altro pezzo mai pubblicato prima. L’influenza dei Rolling Stones è fortissima. Il brano usa più volte l’introduzione che Mick Ralphs scrisse nel 1970 per Can’t Get Enough, brano che Hunter si rifiutò di cantare). Movin’ On (Ralphs)  è il pezzo che contribui a rendere il primo disco dei Bad Company un successone tre anni più tardi. Qui è cantato dall’autore e per un fan di Mick Ralphs come il sottoscritto è un momento speciale. Versione già pubblicata a suo tempo sulla raccolta della Island Records Two Miles From Heaven così come l’ultimo brano Black Scorpio (Mommas Little Jewel) (Hunter – Watts) che apparirà poi su All The Young Dudes. Questo è un gran momento, finalmente una canzone diversa, dura, originale, riuscita. Occorre aggiungere però che è una registrazione del gennaio 1972 ed è prodotta da Dale Griffin (ottimo lavoro Buffin!); è già un’altra band, con un sound più definito ed efficace, d’altronde il nuovo periodo porterà nuove vibrazioni, la collaborazione con Bowie e finalmente il successo con i due album All The Young Dudes (1972) e Mott (1973); nel 1973 Mick Ralphs lascerà il gruppo per formare i Bad Company insieme a Paul Rodgers, I MTH sopravviveranno sino al 1974 senza di lui, per poi perdersi in varie reincarnazioni senza troppo valore, ma questa è un’altra storia.

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L’album non entra in classifica, né in UK né in USA. Altra copertina anonima. Per essere un quarto album, è piuttosto misero.

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CD5 ~ The Ballads of Mott The Hoople – TTT½
‘Like a Rolling Stone (Fragment)’
‘No Wheels to Ride (1st House)’
‘Angel Of 8th Avenue (Tape 816)’
‘The Journey’
‘Blue Broken Tears (Tape 816)’
‘Black Hills (Full Ralph’s Version)’
‘Can You Sing the Song That I Sing (Full Take)’
‘Till I’m Gone (2 Miles)’
‘The Original Mixed Up Kid’ (BBC Session)
‘Ill Wind Blowing (2 Miles)’
‘I’m A River’ (Vocal Rehearsal)
‘Ride on The Sun (Sea Diver)’ (2 Miles)

Raccolta di outtake, pezzi live, BBC session e rarità. Le tracce 1/2/3/4/5/6/7/11 sono pubblicate qui per la prima volta, il resto proviene dalla raccolta Two Miles From Heaven.

I momenti migliori: Blue Broken Tears (Hunter), Black Hills (Ralphs), Till I’m Gone (Ralphs).

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CD6 ~ It’s Live And Live Only – TTT½

Fairfield Hall, Croydon, 13 September 1970

Rock and Roll Queen
Ohio
No Wheels to Ride / Hey Jude
Thunderbuck Ram
Keep A-Knockin’
You Really Got Me

Paris Theatre, London, BBC Radio One, In Concert, 30 December 1971

‘The Moon Upstairs’
‘Whiskey Women’
‘Your Own Backyard’
‘Darkness, Darkness 10’
‘The Journey’
‘Death May Be Your Santa Claus

Tutto già pubblicato, sebbene i pezzi di Croydon 1970 siano un nuovo mix del 2018. I brani registrati per la BBC sono già apparsi su Original Mixed-Up Kids

I Mott andavano visti dal vivo, per l’impatto emotivo, visivo, sonoro; riascoltati senza potere godere dell’esperienza del momento perdono qualcosina, non erano grandi musicisti, le pecche si colgono. Rimane la carica davvero micidiale, la convinzione e un sound proto-punk. Tuttavia rimane difficile credere a quello che si legge sul loro sito ufficiale e cioè che a Croydon nel 1970 surclassarono i Free (che erano l’ attrazione principale). Non scherziamo, i Free nel 1970 erano intoccabili, Kossoff era nel suo momento migliore, impossibile che sia accaduto. Credo che entrambe le band abbiano fatto una gran bella figura quella sera , ma i Free musicalmente restavano una spanna sopra, basta mettere a confronto le registrazioni.

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Cofanetto dunque consigliato come scritto all’inizio, sebbene ci sia un difetto fastidioso: i brani tratti dalla raccolta Two Miles From Heaven girano più lenti degli originali, in alcuni casi appena un po’, in altri sino ad un mezzo tono sotto. Qualcosa deve essere andato al momento della masterizzazione dal nastro di Two Miles From Heaven.

 

CINDERELLA “The Mercury Years” (2018 Mercury Records)

10 Giu

Me lo ricordo bene l’avvento dei Cinderella sul finire del 1986, il glam metal americano era al suo apice, i Motley Crüe l’anno prima con Theatre Of Pain erano diventati una delle prime attrazioni in campo rock, il momento era propizio per quel tipo di sound e di atteggiamento. Al primissimo ascolto mi chiesi che senso avesse scimmiottare gli AC/DC, ma una volta superato lo stato d’animo superficiale con cui mi accostai a loro, scoprii il gruppo che più avrei amato tra quelli usciti in America in quegli anni. Compresi che, pur non proponendo nulla di particolarmente originale, I Cinderella, anzi il loro deus ex machina Tom Keifer, incarnava il sunto di figure a me molto care, ovvero quelle di Steve Tyler e di Jimmy Page, e che i suoi gusti musicali si sovrapponevano quasi perfettamente ai miei. L’anno scorso la Mercury ha pubblicato un cofanetto contenente la discografia del gruppo, ne scrivo con ritardo lo so, ma credo sia comunque l’occasione giusta per riparlare di una band a cui abbiamo voluto bene.

The Mercury Years contiene i quattro album da studio e un disco live contenente l’EP di sei pezzi uscito in Giappone nel 1991 e altri otto pezzi dal vivo tratti dai lati B dei singoli pubblicati dai Cinderella.

Disc 1: Night Songs (1986) – TTTT

  1. Night Songs
  2. Shake Me
  3. Nobody’s Fool
  4. Nothin’ For Nothin’
  5. Once Around the Ride
  6. Hell, On Wheels
  7. Somebody Save Me
  8. In from The Outside
  9. Push, Push
  10. Back Home Again
  11. Nobody’s Fool – Single Edit
  12. Shake Me – Single B-Side
  13. Galaxy Blues – Single B-Side
  14. Night Songs – Single B-Side

Night Songs raggiunge la top 3 americana e arriva a vendere 3 milioni di copie, primo disco dunque di grande successo. Al di là del look estremamente glam con capelli cotonati e indumenti in voga a quel tempo, la copertina è piuttosto brutta, non è realizzata bene, è artefatta … capisco che per un primo album di un gruppo allora sconosciuto il budget previsto per la cover non doveva essere altissimo, ma ciò non toglie il fatto che si sarebbe potuto fare di meglio. Alla batteria c’è Jody Cortez, sebbene nella line up delle note di copertina appaia Fred Coury che si unì al gruppo una volta terminate le registrazioni del disco. Oltre a Keifer (chitarra voce) poi ci sono Jeff LaBar alla chitarra e Eric Brittingham al basso.

Vento, campane che risuonano, andamento greve … è così che inizia il disco. Sul momento le prime impressioni portano alla mente Brian Johnson, gli AC/DC, i Black Sabbath e When The Levee Breaks dei Led Zeppelin. Night Songs sembra ad ogni modo rifarsi principalmente a Round And Round degli Aerosmith, quando Keifer canta I need a shot of gasoline I’m hittin’ one sixteen I get so hot I see steam forget the day ‘cause we’re gonna scream pare davvero di sentire Steven Tyler. Night Songs è comunque un bel pezzo, pieno di influenze esterne ma riuscito. Il riff della chitarra solista rimanda a Jimmy Page. 

Shake Me fu il primo singolo ed è costruito su un modo di scrivere un giro di accordi tipico del periodo. Assolo di chitarra fine a se stesso, ma buon pezzo anche questo. Nobody’s Fool fu il secondo singolo, il primo di successo (arrivò a lambire la top 10). Come per Night Songs, tempo lento speso tra metallo e spunti riflessivi. Bello l’assolo di chitarra di Tom Keifer; uno dei pezzi di riferimento dell’intero album. Il video relativo fu girato seguendo il manierismo un po’ sessista dell’epoca.

Nothin’ For Nothin’ ha un discreto ponte, Once Around The Ride ricorda ancora gli Aerosmith (di Draw The Line), Hell On Wheels non lascia tracce particolari, se non la bella slide guitar di Keifer. Somebody Save Me fu il terzo singolo e gira intorno al cliché principe delle uso delle chitarre ritmiche di quegli anni. In quel contesto Somebody Save Me è senza dubbio un pezzo azzeccato. In From The Outside si inerpica su un groove dove blues, swing e funk cercano di fondersi. Godibilissimo l’assolo (che corre lungo i territori battuti da Joe Perry) e ancora niente male davvero la solista sulla coda finale. Push Push e Back Home Again sono due rockacci standard di quel tempo, vista la presenza di Keifer però si fanno ascoltare.

Quattro le bonus track prese dai singoli: un single edit e tre pezzi versioni live. Galaxy Blues è un bluesaccio buono giusto per improvvisarci sopra, per come la canta Tom sembra di ascoltare Reefer Head Woman degli Aerosmith. Troppo sopra le righe per poter goderne l’anima blues. Labar, Coury e Brittingham paiono fuori posto, il tutto risulta scollato, non è così che si suona il blues.

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Disc 2: Long Cold Winter (1987) – TTTTT

  1. Bad Seamstress Blues / Fallin’ Apart at The Seams
  2. Gypsy Road
  3. Don’t Know What You Got (Till It’s Gone)
  4. The Last Mile
  5. Second Wind
  6. Long Cold Winter
  7. If You Don’t Like It
  8. Coming Home
  9. Fire and Ice
  10. Take Me Back
  11. Don’t Know What You Got (Till It’s Gone) – Single Edit
  12. Coming Home – Single Edit

A mio parere è l’album più riuscito dei Cinder. Anch’esso venderà 3 milioni di copie nei soli Stati Uniti entrando nella Top Ten. L’album si sposta decisamente verso l’hard rock blues, gli accenti glam vengono accantonati, la produzione (Andy Johns, Keifer e Brittingham) risulta ottima, e diversi musicisti affiancano la band in studio (tra gli altri Cozy Powell e Dennis Carmassi alla batteria).

Bad Seamstress Blues / Fallin’ Apart at The Seams apre il disco con convinzione; la prima parte richiama alla mente il Johnny Winter del primo album per la Columbia e di Nothing But The blues, sebbene il riff per la verità sappia di Jimmy Page (In My Time Of Dying). Chitarra dobro, armonica e slide. La seconda parte esplode in un hard rock blues trascinante. La slide elettrica è ancora suonata alla Joe Perry, il pezzo è magnifico, street rock bluesato ad alto potenziale. Alla batteria direi che ci sia Cozy Powell, certi suoi passaggi sono inconfondibili. Il pezzo ne guadagna un sacco. Gypsy Road è la risposta di Tom Keifer alla Country Road di John Denver. Brano perfetto (almeno per quegli anni). Bel riff, bell’assolo di chitarra, bello sviluppo. Don’t Know What You Got (Till It’s Gone) è il terzo gioiello dell’album. Fu il singolo più fortunato (arrivò al n.12 della classifica USA) e trasmesso spessissimo allora da MTV e da Videomusic in Italia. Canzone melodica e malinconica in bilico tra il mellifluo e il credibile. Gran assolo di Tom. Inizio d’album prorompente

Con The Last Mile tornano riflessi degli AC/DC ma lo sviluppo prende una strada tutta sua rendendo il brano godibile. Bello il basso di Brittingham. Second Wind parte alla stessa maniera degli Aerosmith di Jailbait. Difficile non citare i gruppi che vengono alla mente ascoltando i Cinder, capisco che possa sembrare pesante, ma le influenze di Keifer sono molto evidenti nei suoi pezzi; Long Cold Winter è un bel blues bianco in minore che non può che riportare alla mente i Led Zeppelin di SIBLY. Assolo espressivo, c’è tutto il Tom Keifer chitarrista dentro.

Con If You Don’t Like It si torna al rock duro prima di passare al rock elettroacustico di Coming Home, pezzo e video imprescindibili per quel periodo.

Fire and Ice e Take Me Back chiudono il disco senza troppi sussulti. Hard rock americano tipico di quegli anni.

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Disc 3: Heartbreak Station (1990) – TTT½

  1. The More Things Change
  2. Love’s Got Me Doin’ Time
  3. Shelter Me
  4. Heartbreak Station
  5. Sick for The Cure
  6. One for Rock and Roll
  7. Dead Man’s Road
  8. Make Your Own Way
  9. Electric Love
  10. Love Gone Bad
  11. Winds of Change
  12. Bonus Tracks:
  13. Shelter Me -Radio Edit
  14. Move Over – Greatest Hits
  15. War Stories – Greatest Hits

Sul finire del 1990  il gruppo pubblica Heartbreak Station, il terzo album. La posizione della classifica USA a cui arriva è la 19, le copie vendute si fermano al milione. I Cinder si spostano ulteriormente verso lo street rock o più semplicemente verso il rock classico (di tipo rollingstoniano). John Paul Jones scrive gli arrangiamenti per gli archi di Heartbreak Station e Winds Of Change. Primo e unico album dove Fred Coury suona stabilmente la batteria. Questo è l’album preferito di parecchi fan e in teoria dovrebbe essere tale anche per me, in pratica però è un album che mi deluse e che mi fece capire che la band non aveva più nulla di rilevante da dire. E’ il terzo album, i Cinderella avrebbe dovuto scrollarsi di dosso i riferimenti sempre troppo presenti nei primi due album, mettere in campo la maturità artistica e dunque tenere a bada le loro influenze; quello che accade però è l’esatto contrario, in troppi casi sembra che per costruire le canzoni si sia consciamente partiti da template già esistenti.

The More Things Change apre il disco. Belle slide guitar, bel brano di rock rollingstoniano; fu uno dei singoli, però non arrivò in classifica.

Con Love’s Got Me Doin’ Time si torna a cadere nei soliti cliché, il riferimento a Last Child degli Aerosmith (dall’album Rocks del 1986) è lampante. Shelter Me fu il singolo di punta, quello che entra nella top 40. Di nuovo sapori da chitarra slide (stavolta acustica), di nuovo strizzatina d’occhio al genere americana. Video in linea con i gusti americani dell’epoca, nulla da segnalare se non la presenza di Tom Keifer: magnetismo, fighinaggine, talento. Unica rock star in un gruppo di smandrappati (sebbene vada riconosciuta a Eric Brittingham, l’importanza nella costruzione dell’anima della band).

Heartbreak Station gioca sui sentimenti comuni agli uomini di blues come noi. Arpeggio di chitarra acustica, cuore spezzato, treno che si allontana, dissolvenze in bianco e nero. Bello il lavoro degli archi. Uscito come singolo, entra nella top 50 della classifica americana.

Sick For The Cure richiama Honky Tonk Women dei Rolling Stones, One For Rock And Roll fa il verso al classico country americano e a Bobby McGhee versione di Janis Joplin. Dead Man’s Road ha la classica introduzione western blues tipica dei gruppi hair metal di quegli anni, slide guitar e uno sviluppo a metà tra Bon Jovi e When The Levee Breaks dei Led Zeppelin. Make Your Own Way precipita nei territori degli AC/DC, Electric Love è imbarazzante… è Sweet Emotion degli Aerosmith mischiata a Rock Steady della Bad Company. Love Gone Bad è un pezzo rock che non offre spunti particolari, mentre Winds of Change è più riflessivo, chitarra acustica sostenuta dagli archi e qualche buon cambio d’accordi (non vorrei essere troppo pedante ma rilevo anche qui qualche relazione con Changes dei Black Sabbath e con le acustiche in accordatura aperta di Page di That’s The Way).

Tra le bonus track segnalo una buona versione di Move Over di Janis Joplin prodotta da Brice Fairbain, e War Stories scritta da Desmond Child e Tom Keifer.

◊ ◊ ◊

Disc 4: Still Climbing (1994) – TTT

  1. Bad Attitude Shuffle
  2. All Comes Down
  3. Talk Is Cheap
  4. Hard to Find the Words
  5. Blood from A Stone
  6. Still Climbing
  7. Freewheelin
  8. Through the Rain
  9. Easy Come Easy Go
  10. The Road’s Still Long
  11. Hot & Bothered

Il disco esce nel 1994 in piena fase grunge, pessimo momento dunque per album del genere. Entra nella Top 200 ma nulla di più. Quarto e ultimo disco da studio della band. Alla batteria siede Kenny Aronoff, Fred Coury suona solo in un pezzo.

Bad Attitude Shuffle sintonizza l’album sulle frequenze dell’hard rock blues tipico della band, ma in questo caso neutro e senza sfumature speciali. La produzione non sembra riuscitissima. Il riff d’apertura e l’intento di All Comes Down sembrano provenire da Permanent Vacation degli Aerosmith. Talk Is Cheap è un brano in bianco e nero, Hard to Find the Words non può che ricordare Free Bird dei Lynyrd Skynyrd e anche qui non ci si può che chiedere come sia possibile che un gruppo di successo, nel quarto album, continui a cadere in questi rimandi così manifesti. Succede anche riguardo gli accordi iniziali di Blood from A Stone … Fire And Waters dei Free. In Still Climbing c’è ancora la slide guitar protagonista, Freewheelin è un rock scatenato ai confini col metal, Through The Rain è la ballatona di rito, Easy Come Easy Go è un rock piuttosto standard. Gli accordi d’apertura di The Road’s Still Long provengono direttamente da Tom Petty mentre lo svolgimento del pezzo è nella norma (bella comunque la batteria di Aronoff). Chiude Hot & Bothered senza brivido alcuno.

◊ ◊ ◊

Disc 5: Live B-Sides – TTT

  1. Jumping Jack Flash – Single B-Side
  2. Nobody’s Fool – Single B-Side
  3. Push Push – Single B-Side
  4. Once Around the Ride – Single B-Side
  5. Somebody Save Me – Single B-Side
  6. In from The Outside – Single B-Side
  7. Rock Me Baby / Bring It on Home – Single B-Side
  8. Second Wind – Single B-Side
  9. The More Things Change – Jap live EP
  10. Somebody Save Me – Jap live EP
  11. Heartbreak Station – Jap live EP
  12. Don’t Know What You Got (Till It’s Gone) – Jap live EP
  13. Gypsy Road – Jap live EP
  14. Shake Me – Jap live EP

 

Le bonus track dal vivo sono prese dai lati B di alcuni singoli e dall’EP live pubblicato nel 1991 in Giappone. Jumpin’ Jack Flash vorrebbe replicare la stratosferica versione che ne fece Johnny Winter nel Live del 1971, ma l’assolo di Labar e la sezione ritmica non sono il massimo. Versione da centurioni. Nobody’s Fool, Push Push, Once Around The Ride, Somebody Save Me, In from The Outside, second Wind sono buone, non reggo molto la piattezza del batterista ma so di essere un rompiscatole. Il medley Rock Me Baby (versione Johnny Winter 1973) e Bring It On Home è poco gradevole. Capisco che Keifer sia un fan ma gli altri paiono avulsi dal contesto, Fred Coury poi è un batterista davvero modesto, senza swing né immaginazione.

Il mini live giapponese è più a fuoco ed è una buona rappresentazione di quello che i Cinderella erano dal vivo.

Cofanetto dunque appetibile: almeno due grandi album, un terzo degno di nota, buona confezione, discreto libretto interno e prezzo accessibile.

◊ ◊ ◊

Ton Keifer sul blog:

https://timtirelli.com/2015/10/21/tom-keifer-live-in-bologna-zona-roveri-17-oct-2015-tttt/

BOOTLEGS: The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany, December 3rd 1984

31 Mag

ITALIAN/ENGLISH

The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984 (upgrade 2016)

LABEL: no label

TYPE: audience

SOUND QUALITY:TTT½

PERFORMANCE: TTT½

ARTWORK: no artwork

PACKAGING: no packaging

BAND MOOD: TTTT

COLLECTION ZEP FAN: TTT

COLLECTION CASUAL FAN: T

Jimmy Page impiega più o meno 4 anni per riprendersi dal drammatico delirio dell’ultimo periodo dei Led Zeppelin. La morte di Bonham, il frantumarsi del suo progetto, l’uso feroce di sostanze chimiche pesanti, la mancanza di volontà riguardo l’essere di nuovo il magnifico musicista che era, il radicale cambiamento musicale che avviene tra i due decenni fan sì che i primi anni ottanta siano per lui un periodo di confusione. Una colonna sonora (per la verità ottima) nel 1982, la discutibile partecipazione all’ARMS tour a supporto della ricerca per la sclerosi multipla nel 1983, le sghembe apparizioni come ospite e un disco interlocutorio con Roy Harper. Page non troverà mai più la forza e la lucidità per modellare un proponimento concreto e duraturo ma all’epoca il progetto Firm sembrava l’inizio di una nuova era per il nostro. Il 16 luglio 1984 me ne stavo in piazza Duomo a Pistoia in attesa della sua apparizione per il tributo ad Alexis Korner. Ricordo chiaramente che già ero al corrente del suo sodalizio con Paul Rodgers. In quanto fan dei LZ, della Bad Co e dei Free, ne ero entusiasta. Si vociferava di Cozy Powell alla batteria, ma come sappiamo la sezione ritmica sarà poi formata da Tony Franklin (conosciuto grazie alle recenti collaborazioni con Roy Harper) e Chris Slade (figura nota tra le seconde linee del rock inglese e a quel tempo batterista piuttosto richiesto e in auge).

Sul finire del 1984 la band parte per un mini tour europeo, tour che anticipa l’uscita del primo album prevista per febbraio 1985 (disco che arriverà nella top 20 americana, diventando disco d’oro).

1984
11.29 Gota Lejon, Stockholm
11.30 Falkoner Theatre, Copenhagen
12.01 Olympen, Lund
12.03 Kongresshalle, Frankfurt
12.04 Pfalzbau, Ludwigshafen
12.05 Audiomax, Hamburg
12.07 Town Hall, Middlesborough
12.08 Hammersmith Odeon, London
12.09 Hammersmith Odeon, London

A quel tempo i bootleg sono persino stampati anche in Italia, poco dopo infatti riesco ad acquistare nel negozio di dischi da cui mi fornivo regolarmente (nel centralissimo Corso Canalchiaro angolo Piazza Grande di Mutina) il doppio Live in Frankfurt da fonte audience.

Black Cover – The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984 – photo TT

Black Cover – The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984 – photo TT

Dello stesso bootleg ne stampano anche una versione con la copertina rossa.

Red Cover – The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984

34 anni dopo mi decido a cercare un upgrade, cosa non certo impossibile nell’era digitale dove tanto è condiviso in rete. Sono al corrente che ne esiste già una versione uscita …

Versione precedente su cd

Versione precedente su cd

ma riesco a trovare una buona versione del 2016 e mi ci butto sopra.

A dir la verità, non è che il miglioramento sia poi così evidente rispetto al bootleg in vinile in mio possesso, ma la tecnologia di oggi non può che migliorare – in fatto di pulizia – vecchie registrazioni live prese dal pubblico, cosicché questo nuovo transfer risulta molto gradevole per un fan dei Firm quale sono.

Il concerto inizia con la classica introduzione usata dal gruppo in quel periodo, la maestosa Jupiter di Gustav Holst da i Pianeti (1914)

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Il riff di Closer (The Firm – first album – 1985) apre le danze, nonostante sia solo il quarto concerto il gruppo pare coeso e in palla. E’ il periodo in cui Page suona quasi esclusivamente la Telecaster con lo Stringbender, un Page in discreta forma, lontano certamente dallo zenit raggiunto con i LZ, ma – per un fan – tutto sommato niente male. Finito il pezzo il pubblico si di mostra molto caldo e lo sarà per tutto il concerto. Questo è curioso, sono anni in cui il classic rock degli anni settanta non è certo di modo, punk, new wave e in parte NWOBHM la fanno da padroni, il gruppo propone brani da un album non ancora pubblicato o dai recenti dischi solisti (non certo di successo) di Page e Rodgers e si rifiuta di giocare facile inserendo in scaletta qualche pezzo dei LZ o della Bad Co.

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Segue City Sirens (Jimmy Page – Death Wish II soundtrack 1982). Slade  e Franklin formano una ottima seziona ritmica. Quest’ultimo suona un basso fretless, strumento molto in voga negli anni ottanta (e venuto alla ribalta nella seconda metà degli anni settanta grazie a Jaco Pastorius), apparentemente non adattissimo al rock di questo tipo, ma Tony riesce ad essere assolutamente convincente con esso, il lavoro che fa è entusiasmante. La carica del gruppo è contagiosa.

Subito dopo l’ incedere quadrato di Make Or Break (The Firm – first album – 1985) il pubblico inizia a gridare “Jimmy Jimmy” segno che, a dispetto del periodo, l’amore per lui e per i LZ in Germania è ancora forte. Morning After The Night Before (Paul Rodgers – Cut Loose – 1983 album) è un po’ caotica e fuori fuoco ed è seguita da Together (The Firm – first album – 1985). Questa la presenta Jimmy, quando si avvicina al microfono il pubblico si infiamma ancor di più. Con Together il gruppo torna compatto, è evidente che Page sia più a suo agio con i brani a lui direttamente collegati.

The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984

Cadillac (The Firm – Mean Business album – 1986) è una outtake del primo album che verrà pubblicata l’anno successivo sul secondo. Il pezzo ha un vago sapore new wave. Prelude (Jimmy Page – Death Wish II soundtrack 1982) è la controversa versione di Page del preludio in MI minore Op 28, n. 4 di Chopin, nemmeno due minuti di musica strumentale con la solista che esegue la melodia in un arrangiamento non certo indimenticabile. Classiche atmosfere Rodgersiane in LA minore per Money Can’t Buy (The Firm – first album – 1985), discreto assolo di Page con l’ausilio del wah wah. Radioactive (The Firm – first album – 1985) è il singolo tratto dall’album. Un tempo sostenuto guidato dall’acustica di Rodgers. Ennesimo sviluppo in minore. Il riff dissonante che rese famoso il pezzo in studio fu suonato da Rodgers (quando tutti per anni pensammo fosse Page) e in ambito live naturalmente da Jimmy Page. Live In Peace (Paul Rodgers – Cut Loose – 1983 album /The Firm – Mean Business album – 1986 ) è il quarto pezzo in minore consecutivo e mi chiedo a cosa pensassero Jimmy e Paul quando buttarono giù la scaletta. Sei giorni più tardi i Firm ne faranno una grande versione all’Hammersmith Odeon di Londra, versione poi pubblicata nel Maxi Single contenente il remix di Radioactive, con in evidenza uno dei più riusciti assoli di Page degli anni ottanta. Qui a Francoforte l’assolo non sembra essere della stessa qualità, ma rimane ad un livello certamente buono; il pubblico applaude convinto. Midnight Moonlight (The Firm – first album – 1985) proviene dalla prima metà degli anni settanta. Page infatti la registrò insieme a Bonham al tempo delle session di Physical Graffiti col titolo provvisorio di Swan Song. I LZ non ne fecero nulla e così Page usò la base per scrivere il pezzo insieme a Rodgers poco prima del tour americano dell’Arms  del dicembre 1983, a cui parteciparono entrambi. Brano molto bello, articolato, profondo e per certi versi epico. Rodgers qui a Francoforte la canta molto bene. Nella parte centrale dedicata alla chitarra, Page gioca con l’accordatura aperta, cita White Summer e Black Mountain Side. Quando rientra la band è facile intuire che i Firm avrebbero davvero potuto essere una grande band se solo Page fosse stato più concentrato e volenteroso. La versione live You’ve Lost That Lovin’ Feeling ((The Firm – first album – 1985) dei Righteous Brothers non ha mai convinto del tutto e quasi scompare dinnanzi a quel piccolo capolavoro che è la versione registrata in studio. Qui a Francoforte però l’intenzione è quella giusta e il pezzo fila.

Promo shot 1984 - The Firm

Promo shot 1984 – The Firm

La sezione dedicata agli assoli dei singoli musicisti è un po’ fine a se stessa, erano anni in cui certe cose andavano evitate. Inizia Tony Franklin; tre minuti e mezzo di assolo per poi unirsi al gruppo per lo strumentale The Chase (Jimmy Page – Death Wish II soundtrack 1982). Quattro minuti insieme per arrivare al momento in cui Page prende l’archetto di violino per un esoterico momento zeppeliniano. Il pubblico naturalmente apprezza molto. Nel finale Jimmy aggiunge anche la parte con l’effetto usata nel tour americano del 1977. Segue assolo di batteria. Full Circle ((The Firm – first album outtake) è un’altro inedito del primo album e che mai verrà pubblicato. Hard Rock grintoso seppur senza brividi particolari. Curiosità, sembra contenere, nella parte finale, il giro di accordi poi usato da Jimmy in Over Now dall’album Coverdale-Page del 1993.  Someone To Love (The Firm – first album – 1985) chiude il set con la sua consueta carica. Durante l’assolo di Page la chitarra smette di funzionare. Franklin, Slade e Rodgers continuano (con un grande lavoro di basso) sino a che la chitarra di Page torna in vita. Il pubblico risponde alla grande alla richiesta di feedback da parte di Rodgers.

I bis sono costituiti da Boogie Mama (Paul Rodgers – Cut Loose – 1983 album) e Everybody Needs Somebody To Love di Solomeon Burke in una versione molto simile a quella che erano soliti fare i LZ nella tournée europea del 1973. Boogie Mama è un bis niente male, un bluesaccio che si sviluppa in uno scatenato rock and roll. Rodgers, Franklin e Rodgers (voce/chitarra) in alcuni momenti sono incredibili, Page non è male. ENSTL invece non funziona, sarà forse perché non ho mai gradito quell’arrangiamento ma il pezzo non decolla. Dopo circa 5 minuti la band lascia il solo pubblico a cantare il ritornello e se ne va per un paio di minuti, poi ritorna e riprende il pezzo da dove lo aveva lasciato. 11 minuti non certo indimenticabili.

The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984

Concludendo, una registrazione audience buona per avere una testimonianza (insieme al soundboard di Londra 9 dicembre 1984) del primo mini tour dei Firm.

The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984

 

Artist: The Firm
Source: Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984
Time: Disc 1: 59:33
Disc 2: 57:11
Disc 1:
1. Intro (1:30)
2. Closer (4:09)
3. City Sirens (5:03)
4. Make Or Break (5:25)
5. Morning After The Night Before (4:55)
6. Together (4:21)
7. Cadillac (5:28)
8. Prelude (1:51)
9. Money Can’t Buy (4:20)
10. Radioactive (4:28)
11. Live In Peace (6:37)
12. Midnight Moonlight (11:27)
Disc 2:
1. You’ve Lost That Lovin’ Feelin’ (6:17)
2. Bass Solo (3:26)
3. The Chase (4:07)
4. Guitar Solo (6:48)
5. Drum Solo (5:28)
6. Full Circle (4:50)
7. Someone To Love (6:48)
8. Boogie Mama (8:07)
9. Everybody Needs Somebody To Love (11:21)

◊ ◊ ◊

(broken english)ENGLISH

The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984 (upgrade 2016)

LABEL: no label

TYPE: audience

SOUND QUALITY:TTT½

PERFORMANCE: TTT½

ARTWORK: no artwork

PACKAGING: no packaging

BAND MOOD: TTTT

COLLECTION ZEP FAN: TTT

COLLECTION CASUAL FAN: T

Jimmy Page takes more or less 4 years to recover from the dramatic delirium of the last Led Zeppelin period. The death of Bonham, the shattering of his project, the ferocious use of heavy chemical substances, the lack of will to be again the magnificent musician he was, the radical musical change that takes place between the two decades, make the early eighties a period of confusion for him. A soundtrack (excellent, after all) in 1982, the questionable participation at the ARMS tour in support of the research for multiple sclerosis in 1983, the crooked appearances as a guest and an interim record with Roy Harper. Page will never find the strength and lucidity to model a concrete and lasting purpose but at the time the Firm project seemed the beginning of a new era for our man. On July 16th 1984 I was in Piazza Duomo in Pistoia waiting for his appearance at the tribute to Alexis Korner. I clearly remember that I was already aware of his association with Paul Rodgers for his new adventure. As a fan of LZ, Bad Co and Free, I was thrilled. Cozy Powell was rumored to be on drums, but as we know the rhythm section will then be formed by Tony Franklin (known thanks to recent collaborations with Roy Harper) and Chris Slade (a well-known figure among the second lines of English rock and a drummer in vogue at that time).

At the end of 1984 the band left for a European mini tour, a tour that anticipated the release of the first album scheduled for February 1985 (a record that will arrive in the American top 20, becoming a gold record).

1984
11.29 Gota Lejon, Stockholm
11.30 Falkoner Theatre, Copenhagen
12.01 Olympen, Lund
12.03 Kongresshalle, Frankfurt
12.04 Pfalzbau, Ludwigshafen
12.05 Audiomax, Hamburg
12.07 Town Hall, Middlesborough
12.08 Hammersmith Odeon, London
12.09 Hammersmith Odeon, London

At that time the bootlegs were even printed in Italy, shortly afterwards in fact I manage to buy at my local record store (in the very central Corso Canalchiaro near Piazza Grande in Modena) the double lp live in Frankfurt from audience source.

Black Cover – The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984 – photo TT

Black Cover – The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984 – photo TT

They also print a red cover version of the same bootleg.

Red Cover – The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984

34 years later I decide to look for an upgrade, which is certainly not impossible in the digital age where so much is shared on the net. I am aware that another version already exists …

Versione precedente su cd

Versione precedente su cd

but I find a good version of 2016 and jump on it.

Actually, it’s not that the improvement is so obvious compared to the vinyl bootleg in my possession, but today’s technology can only improve – in terms of cleaning – old live audience recordings, so that this new transfer is very pleasant for a Firm fan as I am.

The concert begins with the classic introduction used by the group at that time: the majestic Jupiter by Gustav Holst ‘s Planets (1914)

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

The Closer riff (The Firm – first album – 1985) gets it on, although it is only the fourth concert the group seems cohesive and on the ball. It is the period in which Page plays almost exclusively the Telecaster with the Stringbender, Page is in discreet form, certainly far from the zenith reached with the LZ, but – for a fan – all in all not bad. Once the piece is ended, the audience appears very hot and it will be so for the whole concert. This is curious, these are years in which the classic rock of the seventies is certainly not trendy, punk, new wave and in part NWOBHM are the masters, the group offers songs from an album not yet published or from recent (and obscure) solo albums of Page and Rodgers and refuses to play easy by inserting a few pieces of LZ or Bad Co. into the setlist.

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

City Sirens (Jimmy Page – Death Wish II soundtrack 1982) is the second number. Slade and Franklin form an excellent rhythm section. The latter plays a fretless bass, a very popular instrument in the eighties (and came to the fore in the second half of the seventies thanks to Jaco Pastorius), apparently not very suitable for hard rock, but Tony manages to be absolutely convincing with it , the work he does is exciting. The drive of the group is contagious.

Immediately after the square run of Make Or Break (The Firm – first album – 1985) the audience began shouting “Jimmy Jimmy” a sign that, despite the period, the love for him and for the LZs in Germany is still strong . Morning After The Night Before (Paul Rodgers – Cut Loose – 1983 album) is a bit chaotic and out of focus and is followed by Together (The Firm – first album – 1985). This is introduced by Jimmy, when he gets closer to the microphone the audience gets even more crazy. With Together the group becomes solid again, it is clear that Page is more at ease with the songs directly connected to him.

The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984

Promo shot 1984 - The Firm

Promo shot 1984 – The Firm

Cadillac (The Firm – Mean Business album – 1986) is an outtake of the first album to be released the following year on the second album. The piece has a vague new wave flavor. Prelude (Jimmy Page – Death Wish II soundtrack 1982) is Page’s controversial version of the prelude in Minor MI Op 28, n. 4 by Chopin, not even two minutes of instrumental music with the lead guitar performing the melody in an arrangement that is certainly not unforgettable. Classic Rodgersian atmospheres in A minor for Money Can’t Buy (The Firm – first album – 1985), with a good enough solo by Page with the help of wah wah. Radioactive (The Firm – first album – 1985) is the single from the album. and its driven by Rodgers acoustic guitar. Yet another minor music development. The  famous dissonant riff in the studio was played by Rodgers (when for years we all thought it was Page) and in the live set is obviously played by Jimmy Page. Live In Peace (Paul Rodgers – Cut Loose – 1983 album / The Firm – Mean Business album – 1986) is the fourth minor piece in a row and I wonder what Jimmy and Paul thought when they scribbled down the setlist for the tour. Anyway six days later the Firm will make a great version of it at the Hammersmith Odeon in London, a version later published in the Maxi Single containing the Radioactive remix, highlighting one of the most successful solos of Page in the eighties. Here in Frankfurt the solo does not seem to be of the same quality, but it remains at a certainly good level; the audience applauds convinced.

Midnight Moonlight (The Firm – first album – 1985) comes from the first half of the seventies. Page in fact recorded it together with Bonham at the time of the sessions for Physical Graffiti with the working title of Swan Song. The LZs did nothing with it and so Page used that almost complete sketch to write the piece with Rodgers shortly before the Arms US tour in December 1983, in which both took part. Very beautiful piece, articulate, deep and in some ways epic. Rodgers sings it very well here in Frankfurt. In the central part dedicated to the guitar, Page jokes with the open tuning, he cites White Summer and Black Mountain Side. When the band rejoin in it is easy to see that the Firm could really have been a great band if only Page had been more concentrated and willing. The live version You’ve Lost That Lovin ‘Feeling ((The Firm – first album – 1985) by Righteous Brothers has never completely convinced me and almost disappears in front of that little masterpiece that is the studio recorded version. Here in Frankfurt though the intention is the right one and the song flows.

Promo shot 1984 - The Firm

Promo shot 1984 – The Firm

The section dedicated to the solo spots is a bit of an end in itself, they were years when certain things had to be avoided. Tony Franklin starts the thing; three and a half minutes of soloing and then he joins the group for The Chase (Jimmy Page – Death Wish II soundtrack 1982). Four minutes of intsrumental music together to arrive at the moment in which Page takes the violin bow for the esoteric zeppelinian moment. The audience naturally appreciates a lot. In the final section of his solo spot Jimmy also adds the part with the guitar effect used in the American tour of 1977. Then we have the drums solo. Full Circle ((The Firm – first album outtake) is another outtake of the first album and it will never be released. Gritty Hard Rock without any particular thrills. It seems to contain, in the final part, the chords section used by Jimmy in Over Now for the 1993 album Coverdale-Page. Someone To Love (The Firm – first album – 1985) closes the set with his usual charge. During the solo Page’s guitar stops working. Franklin, Slade and Rodgers coolly continue (there’s a great bass work at that point) until Page’s guitar comes back to life. After that Rodgers request some feedback from the fans, and the audience explodes.

The encores are Boogie Mama (Paul Rodgers – Cut Loose – 1983 album) and Everybody Needs Somebody To Love by Solomeon Burke in a version very similar to what LZs used to do on the 1973 European tour. Boogie Mama is an good encore, some badass blues that develops into a wild rock and roll. Rodgers, Franklin and Rodgers (vocals / guitar) are incredible at times, Page is again a bit out of focus. ENSTL on the other hand does not work, it may be because I have never liked that arrangement but the piece really does not take off. After about 5 minutes the band leaves the public alone to sing the chorus and leaves for a couple of minutes, then returns and picks up the piece from where it left it. 11 minutes certainly not unforgettable.

The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984

In conclusion, a good audience recording that serves for an account (along with the London 9 December 1984 soundboard) of the first Firm mini tour.

The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984

 

Artist: The Firm
Source: Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984
Time: Disc 1: 59:33
Disc 2: 57:11
Disc 1:
1. Intro (1:30)
2. Closer (4:09)
3. City Sirens (5:03)
4. Make Or Break (5:25)
5. Morning After The Night Before (4:55)
6. Together (4:21)
7. Cadillac (5:28)
8. Prelude (1:51)
9. Money Can’t Buy (4:20)
10. Radioactive (4:28)
11. Live In Peace (6:37)
12. Midnight Moonlight (11:27)
Disc 2:
1. You’ve Lost That Lovin’ Feelin’ (6:17)
2. Bass Solo (3:26)
3. The Chase (4:07)
4. Guitar Solo (6:48)
5. Drum Solo (5:28)
6. Full Circle (4:50)
7. Someone To Love (6:48)
8. Boogie Mama (8:07)
9. Everybody Needs Somebody To Love (11:21)

 

BOOTLEGS: Led Zeppelin, Fort Worth,19 May 1973 (dadgad remaster 2019)

13 Mag

ITALIAN/ENGLISH

Led Zeppelin, Fort Worth, Texas, USA Tarrant County Convention Center 19 May 1973 (dadgad remaster 2019)

LABEL: no label

TYPE: soundboard

SOUND QUALITY: TTTT

PERFORMANCE: TTTT

ARTWORK: no artwork

PACKAGING: no packaging

BAND MOOD: TTTT

COLLECTION ZEP FAN: TTTT

COLLECTION CASUAL FAN: TTT

Terzo remaster del 2019, terza ottima prova di dadgad. Non posso che ripetere quanto già scritto nei precedenti due recenti articoli: nuovo remaster sempre relativo alla prima parte del tour del nord America del 1973. Altro soundboard (una cassetta solitamente stereo registrata dal bancone del mixer) che dadgad riprende in mano e ripulisce con la sua consueta bravura. Due parole sulla prima parte del tour del 1973 le abbiamo scritte nella recensione del concerto di Mobile (pubblicato l’11 aprile), passiamo quindi direttamente al concerto.

13500 (forse 14000) spettatori per la data texana al Tarrant County Convention Center di Forth Worth, data che inizia come da copione con Rock And Roll, Celebration Day, Black Dog. La qualità audio è davvero ottima (ricordiamoci sempre che stiamo parlando di bootleg), gli strumenti sono ben bilanciati, seguire la performance è un piacere. Il gruppo sembra in forma. Il basso di Jones è ben presente e pompa con la consueta stupefacente eleganza. Nell’assolo finale di Celebration Day Page sperimenta nuove cose, è chiaro sin da subito che sarà una buona serata. Seguire in cuffia John Bonham i è entusiasmante, le finezze che mette in campo sono godibilissime. Tiene il tempo con la potenza che lo contraddistingue ma tra un giro è l’altro vi infila passaggini deliziosi.

RP: Thank you. Good evening. A little more rapport. What happened to you on that ah, ah? Where you went? You were jerkin’ off. What happened? That’s my game. This is a song from, uh, Houses of the Holy. It’s, uh, it’s about man.

Over The Hills And Far Away è un altro momento adatto per apprezzare la coppia Jones/Bonham; mentre Page è perso nelle sue improvvisazioni, la sezione ritmica regge il pezzo con impeto e passionale precisione.

RP: This is, uh, quite an occasion, he said to himself. This is a track from the fourth album. This is what happens when you go for a walk on a Sunday afternoon in the park, and things don’t go so well. In fact, you end up in the jail house. It’s called ‘Misty Mountain Hop.’

Led Zeppelin 1973-05-19 Fort Worth, Texas, USA

 Misty Mountain Hop e Since I’ve Been Loving You proseguono lungo il sentiero del concerto. In SIBLY il piano di Jones mi irretisce ogni volta. La versione del 1973 è davvero insuperabile: arrangiamento sublime, gruppo sempre pronto a prendersi rischi e azzardare figadini musicali, assolo di chitarra di espressività cosmica.

RP: This, uh. Mr. soundman. This is called ‘No Quarter.’

Led Zeppelin 1973-05-Texas, USA

 

Purtroppo durante No Quarter il suono della pedaliera basso su cui John Paul Jones agisce contemporaneamente alle tastiere non esce in modo chiaro, è infatti un indistinto tumbleweed di frequenze basse che rotola continuamente sotto i piedi del polistrumentista. Buono l’assolo di Page.

RP: That was a new one. This is another new one. It’s about, uh, actually, I’ve got a funny feeling in me pipe. I swear, ha ha. Um, it’s about traveling about in, in, uh, different countries and finding out that at the very end that basically eveybody is just the same. There’s a few crazy people but basically, anywhere, everybody is the same. And it’s called ‘The Song Remains the Same.’

Led Zeppelin 1973-05-19 Fort Worth, Texas, USA

In The Song Remains The Same, The Rain Song la definizione del basso di Jones sembra perdersi un po’. Bonham durante TSRTS è la solita furia, stasera sembra ossessionato dall’uso dei timpani (tipo di tamburi della batteria posizionati a terra, in questo caso a destra del batterista). Lo scrivo ogni volta, ma il lavoro di Page sulla dodici corde è uno dei momenti più alti del chitarrismo rock. Alla fine il pezzo va a dissolversi in The Rain Song; la delicata chitarra di Page e il canto celestiale di Robert Plant mi confermano – come se ce ne fosse bisogno – che i LZ sono stati davvero stati i numeri uno. Entra poi il mellotron di Jones e mi sciolgo per l’ennesima volta di fronte alla maestosa musicalità del gruppo.

RP: John Paul Jones played the orchestra. Let’s hear it for John Paul Jones, who played the orchestra! As you’re so responsive, I think you can give yourself a good round of applause. We’d like to, uh, in fact, it’s nothing to do with we, it’s something to do with me. I’d like to dedicate this next one to, uh, an old friend of mine, if she’s about anywhere, The Butterqueen. Ha, ha, ha. The Butterqueen, fantastic. Do you know what it’s like? Far out. [fade cut]Hah. She is too much, really. And so are we. And this is an old one. An oldie but goodie. The Butterqueen.

Led Zeppelin 1973-05-19 Fort Worth, Texas, USA

L’introduzione di Dazed And Confused si caratterizza per un uso masiccio dei timpani da parte di Bonham. Molto bene Plant e assai riuscita la sezione dell’archetto di violino, grande impatto sonoro e magnetismo interstellare, ma è tutto il pezzo ad essere magnifico. I musicisti si trovano e si rincorrono secondo uno schema universale mandato a memoria, un po’ come facevano, nello stesso anno, i giocatori dell’Ajax. Alla fine trenta secondi di ovazione dopo trenta minuti di purissima tempesta elettrica.

RP :Good evening.”

Led Zeppelin 1973-05-19 Fort Worth, Texas, USA

Stairway To Heaven è impeccabile. Niente di più, niente di meno. Uno spettacolo.

RP: Thank you. Thank you very much. I think after, after that I’ll, I will put the lemon tea away and stand on the beer again. Oh, dear. So it’s gettin’ a little more personalized now, right? I’m beginning to feel, feel the presence of fourteen thousand people. [cut]

Anche in questo caso il soundboard si conclude con STH, nastro dunque incompleto ma da avere (anche grazie al lavoro di dadgad), se ci si considera una testa di piombo.

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Artist: Led Zeppelin
Date: 1973-05-19
Location: Fort Worth, Texas, USA
Venue: Tarrant County Convention Center
Source: Soundboard
Lineage: Unverified Analogue low gen source>DAT>CDr>WAV>FLAC

Comment: 2019 Remaster, the difference from the old one is subtle but there is.

I received the raw transfer as 1st Gen>DAT>CDR along with the Mobile and Kezar SBDs back in the years.

Considering the saga that surrounds these SBD tapes I prefer to list this as unverified gen.

This and the Mobile one do not belong to the well known branch.

Setlist:
01. Rock And Roll
02. Celebration Day
03. Black Dog
04. Over The Hills And Far Away
05. Misty Mountain Hop
06. Since I’ve Been Loving You
07. No Quarter
08. The Song Remains The Same
09. The Rain Song
10. Dazed And Confused
11. Stairway To Heaven

Speed&Pitch corrected and Remastered

dadgad prog.

Altre produzioni di dadgad sul blog:

https://timtirelli.com/2019/04/24/bootleg-led-zeppelin-salt-lake-city-salt-palace-26-may-1973-dadgad-remaster-2019/

https://timtirelli.com/2019/04/11/bootlegs-led-zeppelin-mobile-municipal-auditorium-13-may-1973-dadgad-remaster-2019/

https://timtirelli.com/2014/08/15/led-zeppelin-san-francisco-kezar-stadium-2-june-1973-dadgad-edition-2010-ttttt/

https://timtirelli.com/2013/07/12/led-zeppelin-the-kings-of-the-stone-age-bootleg-2013-empress-valley-3-cd-doctored-by-dadgad-ttttt/

https://timtirelli.com/2017/02/02/led-zeppelin-must-have-bootlegs-going-to-california-berkeley-14091971/

◊ ◊ ◊

(broken) ENGLISH

Led Zeppelin, Fort Worth, Texas, USA Tarrant County Convention Center 19 May 1973 (dadgad remaster 2019)

LABEL: no label

TYPE: soundboard

SOUND QUALITY: TTTT

PERFORMANCE: TTTT

ARTWORK: no artwork

PACKAGING: no packaging

BAND MOOD: TTTT

COLLECTION ZEP FAN: TTTT

COLLECTION CASUAL FAN: TTT

Third 2019 remaster, third excellent work of dadgad. I can only repeat what I have already written in the previous two recent articles: its a new remaster always related to the first part of the North American tour of 1973. Another soundboard (usually  a stereo cassette recorded by the mixing desk) that dadgad cleans with his usual skills. I wrote few words on the first part of the 1973 tour in the review of the Mobile concert (published on April 11), so we go directly to the show.

13500 (maybe 14000) fas for the Texan date at the Tarrant County Convention Center in Forth Worth, a date that starts as expected with Rock And Roll, Celebration Day, Black Dog. The audio quality is really good (always remember that we’re talking about bootlegs), the instruments are well balanced, following the performance is a pleasure. The group seems to be in good shape. Jones’ bass is very present and pumps with the usual astonishing elegance. Page tries new things in the final solo of Celebration Day, it is clear right away that it will be a good evening. To follow John Bonham, with the headphones on, is exciting, the subtleties he puts into play are extremely enjoyable. He keeps his tempo with the power that sets him apart, but between one ride and another he puts on delicious passages.

RP: Thank you. Good evening. A little more rapport. What happened to you on that ah, ah? Where you went? You were jerkin’ off. What happened? That’s my game. This is a song from, uh, Houses of the Holy. It’s, uh, it’s about man.

In Over The Hills And Far Away we can enjoy again the Jones/Bonham rhythm section; while Page is lost in his improvisations, the two Johns holds the piece with impetus and passionate precision.

RP: This is, uh, quite an occasion, he said to himself. This is a track from the fourth album. This is what happens when you go for a walk on a Sunday afternoon in the park, and things don’t go so well. In fact, you end up in the jail house. It’s called ‘Misty Mountain Hop.’

Led Zeppelin 1973-05-19 Fort Worth, Texas, USA

Misty Mountain Hop and Since I’ve Been Loving You continue along the concert trail. In SIBLY, Jones’s piano charms me every time. The 1973 version is truly unsurpassed: a sublime arrangement, a group always ready to take risks and hazarding new musical figures, the cosmic expressiveness of the guitar solo.

RP: This, uh. Mr. soundman. This is called ‘No Quarter.’

Led Zeppelin 1973-05-Texas, USA

Unfortunately during No Quarter the sound of the bass pedal (on which John Paul Jones acts simultaneously while playing the keyboards) does not come out clearly, it is in fact an indistinct low-frequency tumbleweed that continuously rolls under the feet of the multi-instrumentalist. Good Page’s solo.

RP: That was a new one. This is another new one. It’s about, uh, actually, I’ve got a funny feeling in me pipe. I swear, ha ha. Um, it’s about traveling about in, in, uh, different countries and finding out that at the very end that basically eveybody is just the same. There’s a few crazy people but basically, anywhere, everybody is the same. And it’s called ‘The Song Remains the Same.’

Led Zeppelin 1973-05-19 Fort Worth, Texas, USA

In The Song Remains The Same e The Rain Song, Jones’ bass definition seems to get lost a little. Bonham during TSRTS is the usual fury, tonight he seems obsessed with the use of tympani (type of drums positioned on the ground, in this case to the right of our beloved drummer). I write it every time, but Page’s work on the twelve strings is one of the highest moments of rock guitar playing. Eventually the piece dissolves into The Rain Song; Page’s delicate guitar and Robert Plant’s celestial vocals confirm – as if it were needed – that the LZs were really the number ones. When Jonesy’s mellotron enters I melt for the umpteenth time in front of the majestic musicality of the group.

RP: John Paul Jones played the orchestra. Let’s hear it for John Paul Jones, who played the orchestra! As you’re so responsive, I think you can give yourself a good round of applause. We’d like to, uh, in fact, it’s nothing to do with we, it’s something to do with me. I’d like to dedicate this next one to, uh, an old friend of mine, if she’s about anywhere, The Butterqueen. Ha, ha, ha. The Butterqueen, fantastic. Do you know what it’s like? Far out. [fade cut]Hah. She is too much, really. And so are we. And this is an old one. An oldie but goodie. The Butterqueen.

Led Zeppelin 1973-05-19 Fort Worth, Texas, USA

The introduction of Dazed And Confused is characterized by a massive use of the tympani by Bonham. Plant is very good on this track and the section of the violin bow is a real gas, great sound impact and interstellar magnetism. In the end the whole piece is magnificent. The musicians find and chase each other according to a very natural (to them) universal scheme, a bit like the Amsterdamsche Football Club Ajax players did in the same years, in fact I have always thought Jimmy Page was the Joahn Cruijff of rock music. At the end we have thirty seconds ovation of the public, after thirty minutes of pure electrical storm.

RP :Good evening.”

Led Zeppelin 1973-05-19 Fort Worth, Texas, USA

Stairway To Heaven is impeccable. Nothing more, nothing less. A unique spectacle!

RP: Thank you. Thank you very much. I think after, after that I’ll, I will put the lemon tea away and stand on the beer again. Oh, dear. So it’s gettin’ a little more personalized now, right? I’m beginning to feel, feel the presence of fourteen thousand people. [cut]

Also in this case the soundboard ends with STH, so it is an incomplete tape, but it’s a recording I suggest to have in your LZ bootleg collection (also thanks to the work of dadgad), if you consider yourselfselves a led head.

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Artist: Led Zeppelin
Date: 1973-05-19
Location: Fort Worth, Texas, USA
Venue: Tarrant County Convention Center
Source: Soundboard
Lineage: Unverified Analogue low gen source>DAT>CDr>WAV>FLAC

Comment: 2019 Remaster, the difference from the old one is subtle but there is.

I received the raw transfer as 1st Gen>DAT>CDR along with the Mobile and Kezar SBDs back in the years.

Considering the saga that surrounds these SBD tapes I prefer to list this as unverified gen.

This and the Mobile one do not belong to the well known branch.

Setlist:
01. Rock And Roll
02. Celebration Day
03. Black Dog
04. Over The Hills And Far Away
05. Misty Mountain Hop
06. Since I’ve Been Loving You
07. No Quarter
08. The Song Remains The Same
09. The Rain Song
10. Dazed And Confused
11. Stairway To Heaven

Speed&Pitch corrected and Remastered

dadgad prog.

Other dadgad’s production on this blog:

https://timtirelli.com/2019/04/24/bootleg-led-zeppelin-salt-lake-city-salt-palace-26-may-1973-dadgad-remaster-2019/

https://timtirelli.com/2019/04/11/bootlegs-led-zeppelin-mobile-municipal-auditorium-13-may-1973-dadgad-remaster-2019/

https://timtirelli.com/2014/08/15/led-zeppelin-san-francisco-kezar-stadium-2-june-1973-dadgad-edition-2010-ttttt/

https://timtirelli.com/2013/07/12/led-zeppelin-the-kings-of-the-stone-age-bootleg-2013-empress-valley-3-cd-doctored-by-dadgad-ttttt/

https://timtirelli.com/2017/02/02/led-zeppelin-must-have-bootlegs-going-to-california-berkeley-14091971/

 

BOOTLEG: Led Zeppelin, Manchester, Hard Rock, U.K. 08/12/1972

4 Feb

ITALIAN/ENGLISH

Led Zeppelin – 1972.12.08 – Hard Rock, Manchester, U.K. “One Step Up From Belle Vue” (EE remaster)

LABEL: no label

TYPE: audience

SOUND QUALITY: TTTT-

PERFORMANCE: TTTTT

ARTWORK: no artwork

PACKAGING: no packaging

BAND MOOD: TTTTT

COLLECTION ZEP FAN: TTTTT

COLLECTION CASUAL FAN: TTT

Capita a volte di riscoprire concerti dei Led Zeppelin (e relative registrazioni live) che avevi dimenticato o forse sottovalutato. E’ il caso di questo bel “bootleg” audience attinente al concerto che tennero i LZ a Manchester l’8/12/1972. Il tour del Regno Unito dell’inverno 1972-1973 arrivò dopo le date di ottobre spese tra Giappone e Svizzera (i due concerti di Montreux) e si protrasse dal 30 novembre 1972 al 30 gennaio 1973.

A Manchester fecero due concerti, il 7 e l’8 dicembre. Non si sa tanto dell’Hard Rock Concert Theatre, se non che fu aperto nel settembre del 1972 (serata d’apertura con David Bowie) e che restò in funzione tre anni durante i quali vide passare tra gli altri Free, Wings, Fleetwood Mac, Black Sabbath e Deep Purple. Delle due date dei LZ solo la testimonianza audio della seconda è arrivata sino a noi; la versione di cui parliamo è quella rimasterizzata a suo tempo da Eddie Edwards, noto fan inglese molto abile nel ripulire vecchie registrazioni live. Il titolo che diede Edwards al suo lavoro è One Step Up From Belle Vue riferendosi ad una plantation della serata, ma la stessa versione fu ristampata anche dalla etichetta specializzata in bootleg Sanctuary col titolo di Hard Rock!. Tale registrazione è facilmente reperibile tramite download gratuito nei soliti siti dove i fan si scambiano questo tipo di articoli.

Rock And Roll apre il concerto con la solita meravigliosa irruenza. Stiamo parlando degli anni migliori dei Led Zeppelin, dunque la performance di tutto il concerto è, come spesso accadde, superba. Durante il giro strumentale prima dell’assolo Jones tarda a passare dal LA al RE, ma si riprende subito. La chiusura di Bonham è rresistibile. Page parte quindi con l’introduzione di Over The Hills And Far Away (brano allora ancora inedito). Una volta entrata la band non si può non si notare l’attacco furibondo che Bonham mette in mostra nel suo drumming. Plant è un po’ misurato, tende a controllare la voce visto che nelle settimane e mesi precedenti ebbe le prime avvisaglie dei problemi di voce di cui soffrirà negli anni successivi. La sezione dedicata all’assolo è sublime: Bonham e Jones ben presenti con il loro magnifico groove hard rock funk e Page libero di esprimersi alla sua porca maniera.

RP: Thank you. Good evening. Uh, this is one that tells us, uh, this is one they call one step up from Belle Belle Vue. Which I think they might be right about. This is, uh, a song off the last album. That’s, uh, yeah, that’ll do.”

Ascoltare Black Dog in cuffia ti dà l’esatta (o quasi) percezione di cosa doveva essere vedere un concerto dei Led Zeppelin in quegli anni: potenza pura trattata con sopraffina eleganza e con una musicalità probabilmente senza pari in campo Rock. Il gruppo è sciolto, suona molto bene, è coeso, pieno di testosterone musicale e sospinto dalla energia cosmica, particolarità che mancarono – dal vivo –  dal 1975 in poi. Sarà che le orecchie si abituano in fretta alla qualità non certo perfetta dei bootleg di questo tipo, ma l’audio sembra davvero migliorare con Black Dog. Bonham è ancora una furia. Nessuno in campo Rock suonava come lui e come questo gruppo in quegli anni. Una meraviglia.

Il pubblico risponde alla grandissima. Il calore e l’affetto per quei quattro musicisti era davvero grande.

RP: “Thank you. Now what was that called? Huh. Now then. So this is a song without, hang on. Every time we come to Manchester, there’s a lot of people shouting out. But it’s not wise. Here’s, uh, here’s one about what happens on a sunny afternoon when you go for a walk in the park and sit, sit with the wrong people. It’s called ‘Misty Mountain Hop.'”

Jones si siede al piano e alla pedaliera basso per Misty Mountain Hop. Non mi piace ripetermi ma non posso fare altrimenti e sottolineare una volta di più il lavoro di John Bonham. Incredibile. Senti un concerto come questo e tutti gli altri batteristi rock ti sembrano lontani anni luce da lui. Cosa cavolo abbiamo perso quel 25 settembre 1980!

Segue Since I’ve Been Loving You che arriva dalla precedente grazie alla leggendaria scarica elettrica di Page. Il pubblico applaude sulle prime misure di questo fantasmagorico blues in minore, non può fare altrimenti incantato come’è da quella meravigliosa musicalità. Il cantato di Robert è pieno di passione, i suoi I’ve been the b-b-b-b-b-b-b-b-best of fools sono da brividi. Per il ritornello Jones passa dal piano all’organo. Il suono della chitarra di Page non è troppo distorto così tutto il calore dell’accoppiata Gibson Les Paul/Marshall risalta ottimamente.

RP: “This is, uh, we’d better call in a … completely musical part …. You’ll notice that, uh, a few, uh, of the heirarchy of the musical press managed to get to Newcastle last week. It’s the first English gig they’ve been to for about thiry-five years. And you should see how they’ve changed, man. Anyway, they, uh, they won’t tell us how much they like this. And we don’t know what to do about it. We want to drop it from the program. … come out in the summer, as you probably read. It could have been just right. But, we still. ‘Dancing Days.'”

Page abbassa il MI cantino a RE e il gruppo si lancia in Dancing Days (brano allora ancora inedito)Brano obliquo ma sempre interessante da sentire in versione live. Impressionante cogliere per l’ennesima volte come la sezione ritmica riempia bene lo spazio mentre Page suona le tante variazioni sulla chitarra.

RP: ” Sorry, we … happens. …. How many are there? Well thank you very much. …. I’ve heard managers are so tough but, uh. … the lights on? I remember, …. Tell me, now. In the meantime I’ll tell you about. You’re takin’ it a lot more seriously and I’m too silly. Here’s, uh, there’s a sign standing outside. Alright, steady. Steady. Steady. I suppose I could hold it. Huh, I was gonna tell you that, uh, I wish I could, man, I wish I could but, but that one was, you know you’ve got two, well one of mine dropped. I didn’t lick it. It became impossible to do things right now. Right, we’ll have to do without it. ….This is a song about a dog.”

Page imbraccia la chitarra acustica, parte col fingerpicking, il pubblico si lancia in un deciso battimani,  inizia così lo stomp di Bron-Yr-Aur Stomp.

RP: “It’s off, uh, the fourth album that’s coming out soon. And it’s called, uh. No, no, no, it wasn’t the fourth. And this is called ‘The Song Remains the Same.'” 

Il concerto prosegue con The Song Remains The Same e The Rain Song (brani allora ancora inediti), dove la qualità audio della registrazione sembra sfumare un poco. Verso la fine di Rain Song, Page sembra “girarsi” e non essere in piena sintonia col groove del gruppo.

RP: “John Paul Jones, mellotron. Thank you very much for that … in the quiet bit … And it really doesn’t matter. We’re gonna carry on with Billy … numbers all night. That would happen to be good. Actually, he’s writing an album with Eric Clapton …. Billy …. Here’s one that reminds me of Billy … ‘cuz it features John Paul Jones. John Paul Jones!”

Dazed and Confused dura più di 28 minuti e contiene accenni a There Was A Time di James Brown, Cowgirl In The Sand di Neil Young e a Walter’s Walk e The Crunge (quest’ultime allora entrambe inedite naturalmente). Di nuovo una grande prova di John Bonham, ma non è che il resto del gruppo sia da meno. E’ stupefacente sentirli improvvisare stacchi e variazioni ritmiche (dal minuto 5:50 in poi). Nella sezione strumentale dopo l’intermezzo dedicato all’archetto di violino, Page è così veloce e fluido che spaventa (è qui che inserisce il riff di Walter’s Walk; poco dopo Bonham parte col tempo di The Crunge). Nel finale ancora un Page velocissimo. Mamma mia! Subito dopo la chiusura il pubblico esplode.

RP: “Alright, if we can, uh, just stop them people chattering in the quiet bit. You were chattering somewhere in towards the sign of …. We’d like to do something that we’re, uh, like we do every night. I mean it. …, this is called ‘Stairway to Heaven.'”

L’introduzione di Stairway To Heaven appare un pelo insicura, sia da parte di Page che di Jones. Robert la canta con passione e con voce proprio bella. Belli i giochi di grancassa di Bonham intono al minuto 5:20.

RP: “Thank you, …. Hail stones and fucking ….This is, uh, this is something that, uh, when we’re not on stage we like to, to … around and play guitar, go to clubs and get very silly and, uh, this is a song that really typifies everything that we do during that hobby time.”

Whole Lotta Love si spinge oltre i 26 minuti e contiene tante citazioni.

Momenti più o meno completi per Sing A Simple Song (Sly & The Family Stone), Everybody Needs Somebody To Love (Solomon Burke), It’s Your Thing (The Isley Brothers … di solito veniva inserita in Communication Breakdown) e  Bottle It Up And Go (Tommy McClennan).

Solo oscuri accenni a Cumberland Gap (Lonnie Donegan), Ther’re Red Hot (Robert Johnson), Truckin’ Little Mama (Blind Boy Fuller).

Altri momenti più o meno completi per Boogie Chillum (John Lee Hooker), Boogie MamaSay Mama (Gene Vincent), Let’s Have a Party (Elvis Presley), I Can’t Quit You Baby (Otish Rush), The Shape I’m In.

In Bottle It Up And Go (minuto 8:00) Page è ancora super veloce. Che meraviglia sentirlo suonare così. Questo è il Page dell’immaginario collettivo. Jimmy è scatenato anche in Boogie Mama. La qualità audio decade ulteriormente in I Can’t Quit You Baby, ma torna di buon livello per The Shape I’m In.

Manchester December 1972

RP: “Thank you very much. We’ve had a very silly time. Goodnight”

Heartbreaker avanza con la consueta decisione. Nell’assolo Page ripete una frase che diventa un riff fino a che Bonham e Jones non saltano su per un breve impetuoso intermezzo strumentale suonato insieme.

RP: “Thank you very much, Manchester! And farewell. A goodnight”

RP: “Good evening! It’s pretty cold up here. Here’s a song that’s, uh, played with all over the world, even to Bangkok. That’s it.”

Immigrant Song Communication Breakdown chiudono la scaletta con lo smodato hard rock di cui il gruppo è capace. Il pubblico se ne va felice e tramortito.

Gran concerto dunque e malgrado la qualità audio non sia proprio eccezionale questa è un bootleg da avere se ci si dichiara fan in senso stretto dei LZ. Che band, ragazzi, che band!

Avvertenze: da ascoltare in cuffia.

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Led Zeppelin – 1972.12.08 – Hard Rock, Manchester, U.K.

Disc 1

01 Rock and Roll
02 Over the Hills and Far Away
03 Out on the Tiles / Black Dog
04 Misty Mountain Hop
05 Since I’ve Been Loving You
06 Dancing Days
07 Bron-Yr-Aur Stomp

Disc 2

01 The Song Remains the Same
02 The Rain Song
03 Dazed and Confused

Disc 3
01 Stairway to Heaven
02 Whole Lotta Love
03 Heartbreaker
04 Immigrant Song
05 Communication Breakdown

Lineage: CDRs > EAC (secure mode, offset corrected, test & copy) > WAV > FLACFrontend (tested & verified) > FLAC level 6

Mastered from 1st Gen + other sources, most complete version © Eddie Edwards

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(broken)ENGLISH

Led Zeppelin – 1972.12.08 – Hard Rock, Manchester, U.K. “One Step Up From Belle Vue” (EE remaster)

LABEL: no label

TYPE: audience

SOUND QUALITY: TTTT-

PERFORMANCE: TTTTT

ARTWORK: no artwork

PACKAGING: no packaging

BAND MOOD: TTTTT

COLLECTION ZEP FAN: TTTTT

COLLECTION CASUAL FAN: TTT

It sometimes happens to rediscover Led Zeppelin concerts (and related live recordings) that you had forgotten or perhaps underestimated. It’s the case of this beautiful “bootleg” audience of the concert that LZ held in Manchester on 8/12/1972. The UK tour of the winter of 1972-1973 arrived after the October dates spent between Japan and Switzerland (the two concerts of Montreux) and lasted from November 30, 1972 to January 30, 1973.

In Manchester they played two concerts: December 7th and 8th. Not much is known about the Hard Rock Concert Theater, except that it was opened in September 1972 (opening night with David Bowie) and that it remained in operation for three years during which it saw passing among others Free, Wings, Fleetwood Mac, Black Sabbath and Deep Purple. Of the two LZ dates only the audio evidence of the second has reached us; the version we are talking about is the one remastered years ago by Eddie Edwards, a well-known English fan who is very skilled at cleaning up old live recordings. The title that Edwards gave to his work is One Step Up From Belle Vue referring to a “plantation” of the evening,  the same version however was also released by Sanctuary, a label specialized in bootleg, with the title of Hard Rock !. This recording is easily available via free download on the regular sites where fans exchange this type of articles.

Rock And Roll opens the concert with the usual wonderful vehemence. We are talking about the best years of Led Zeppelin, so the performance of the whole concert is, as often happened, superb. During the instrumental bars before the solo, Jones is late going from A to D, but he immediately resumes. The ending of Bonham is irresistible. Page then starts the introduction of Over The Hills And Far Away (a song that back then was still unreleased). Once the band entered, one can not but notice the furious attack that Bonham shows off in his drumming. Plant is a bit ‘measured, he tends to control the voice as in the previous weeks and months he had the first signs of the voice problems that conditioned his vocals permormances in the following years. The section dedicated to the solo is sublime: Bonham and Jones are very present with their magnificent hard rock funk groove while Page is free to express himself in his fucking great way.

RP: Thank you. Good evening. Uh, this is one that tells us, uh, this is one they call one step up from Belle Belle Vue. Which I think they might be right about. This is, uh, a song off the last album. That’s, uh, yeah, that’ll do.”

Listening to Black Dog with the headphones gives you the (almost) exact perception of what was supposed to be at a Led Zeppelin concert in those years: pure power treated with superfine elegance and with a musicality probably unparalleled in Rock music. The group is loose, the playing is very good, it is cohesive, full of musical testosterone and driven by the cosmic energy, peculiarities that were missing – live – from 1975 onwards. The ears quickly get used to the audience type recording so the audio really seems to improve with Black Dog. Bonham is still a fury. Nobody in Rock music sounded like him and like this group in those years. Wonderful.

The public responds … the warmth and affection for those four musicians were really great.

RP: “Thank you. Now what was that called? Huh. Now then. So this is a song without, hang on. Every time we come to Manchester, there’s a lot of people shouting out. But it’s not wise. Here’s, uh, here’s one about what happens on a sunny afternoon when you go for a walk in the park and sit, sit with the wrong people. It’s called ‘Misty Mountain Hop.'”

Jones sits on the piano and on pedal bass for Misty Mountain Hop. I do not like repeating myself but I can not do otherwise and emphasize once more the work of John Bonham. Unbelievable. Listen to a concert like this and all the other rock drummers seem light years away from him. What a loss on that September 25, 1980!

Since I’ve Been Loving You follows. It arrives from the previous number thanks to the legendary salvo by Page. The audience applauds on the first measures of this phantasmagorical blues in C minor, it can not do otherwise enchanted as it is from that marvelous musicality. Robert’s singing is full of passion, his I’ve been the b-b-b-b-b-b-b-b-best-of-fools are super. For the refrain Jones passes from the piano to the organ. Page’s guitar sound is not too distorted so all the warmth of the Gibson Les Paul / Marshall pair stands out very well.

RP: “This is, uh, we’d better call in a … completely musical part …. You’ll notice that, uh, a few, uh, of the heirarchy of the musical press managed to get to Newcastle last week. It’s the first English gig they’ve been to for about thiry-five years. And you should see how they’ve changed, man. Anyway, they, uh, they won’t tell us how much they like this. And we don’t know what to do about it. We want to drop it from the program. … come out in the summer, as you probably read. It could have been just right. But, we still. ‘Dancing Days.'”

Page lowers the high E to D and the group launches itself into Dancing Days (a song that back then was still unreleased) an “oblique” song but always interesting to hear in a live context. It’s impressive to grasp for the umpteenth times how the rhythm section fills the spaces well while Page plays the many variations on the guitar

RP: ” Sorry, we … happens. …. How many are there? Well thank you very much. …. I’ve heard managers are so tough but, uh. … the lights on? I remember, …. Tell me, now. In the meantime I’ll tell you about. You’re takin’ it a lot more seriously and I’m too silly. Here’s, uh, there’s a sign standing outside. Alright, steady. Steady. Steady. I suppose I could hold it. Huh, I was gonna tell you that, uh, I wish I could, man, I wish I could but, but that one was, you know you’ve got two, well one of mine dropped. I didn’t lick it. It became impossible to do things right now. Right, we’ll have to do without it. ….This is a song about a dog.”

Page picks up the acoustic guitar, he starts the fingerpicking, the audience goes clapping, thus begins the stomp of Bron-Yr-Aur Stomp.

RP: “It’s off, uh, the fourth album that’s coming out soon. And it’s called, uh. No, no, no, it wasn’t the fourth. And this is called ‘The Song Remains the Same.'” 

The concert continues with The Song Remains The Same and The Rain Song (songs that back then were still unreleased)), where the sound quality of the recording seems to fade a bit. Towards the end of Rain Song, Page seems to be not in full harmony with the groove of the group.

RP: “John Paul Jones, mellotron. Thank you very much for that … in the quiet bit … And it really doesn’t matter. We’re gonna carry on with Billy … numbers all night. That would happen to be good. Actually, he’s writing an album with Eric Clapton …. Billy …. Here’s one that reminds me of Billy … ‘cuz it features John Paul Jones. John Paul Jones!”

Dazed and Confused lasts more than 28 minutes and contains references to James Brown‘s There Was A Time, Neil Young‘s Cowgirl In The Sand, and Walter’s Walk and The Crunge (the latter two then still unreleased of course). Again a great demonstration of John Bonham’s skills and attack, but in the end the whole group excels. It is amazing to hear them improvise breaks and rhythmic variations (from 5:50 onwards). In the instrumental section after the intermezzo dedicated to the violin bow, Page is so fast and fluid that he scares (it is here that he inserts the riff of Walter’s Walk, shortly after Bonham starts with the tempo of The Crunge). In the final section Page is stil super fast. Mamma Mia! Immediately after the end, the public explodes.

RP: “Alright, if we can, uh, just stop them people chattering in the quiet bit. You were chattering somewhere in towards the sign of …. We’d like to do something that we’re, uh, like we do every night. I mean it. …, this is called ‘Stairway to Heaven.'”

The introduction of Stairway To Heaven appears a a bit insecure. Robert sings the song with passion and with a beautiful voice. So good to listen to Bonham bass drum trick at 5:20.

RP: “Thank you, …. Hail stones and fucking ….This is, uh, this is something that, uh, when we’re not on stage we like to, to … around and play guitar, go to clubs and get very silly and, uh, this is a song that really typifies everything that we do during that hobby time.”

Whole Lotta Love goes over 26 minutes and contains many quotes.

More or less complete moments for Sing A Simple Song (Sly & The Family Stone), Everybody Needs Somebody To Love (Solomon Burke), It’s Your Thing (The Isley Brothers, this one  was usually inserted in Communication Breakdown) and Bottle It Up And Go (Tommy McClennan).

Only obscure references to Cumberland Gap (Lonnie Donegan), Ther’re Red Hot (Robert Johnson), Truckin ‘Little Mama (Blind Boy Fuller).

Other more or less complete moments for Boogie Chillum (John Lee Hooker), Boogie Mama, Say Mama (Gene Vincent), Let’s Have a Party (Elvis Presley), I Can not Quit You Baby (Otish Rush), The Shape I’m In.

In Bottle It Up and Go (8:00 minute) Page is still very fast. How wonderful is to hear him play like this. This is the Page of the collective imagination. Jimmy is also unleashed in Boogie Mama. The audio quality decays further in I Can not Quit You Baby, but returns to a good level for The Shape I’m In.

Manchester December 1972

RP: “Thank you very much. We’ve had a very silly time. Goodnight”

Heartbreaker advances with the usual decision. In the guitar solo Page repeats a plick some many times until it becomes a riff andBonham and Jones jump up for a brief impetuous instrumental interlude played together.

RP: “Thank you very much, Manchester! And farewell. A goodnight”

RP: “Good evening! It’s pretty cold up here. Here’s a song that’s, uh, played with all over the world, even to Bangkok. That’s it.”

Immigrant Song and Communication Breakdown close the concert with the immoderate hard rock that the group is capable of. The public is happy and stunned.

Great concert then and even if the audio quality is not exceptional, this is a bootleg to have if you are a LZ fan in the tight sense. What a band, guys, what a band!

Warning: to be listened to with headphones.

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Led Zeppelin – 1972.12.08 – Hard Rock, Manchester, U.K.

Disc 1

01 Rock and Roll
02 Over the Hills and Far Away
03 Out on the Tiles / Black Dog
04 Misty Mountain Hop
05 Since I’ve Been Loving You
06 Dancing Days
07 Bron-Yr-Aur Stomp

Disc 2

01 The Song Remains the Same
02 The Rain Song
03 Dazed and Confused

Disc 3
01 Stairway to Heaven
02 Whole Lotta Love
03 Heartbreaker
04 Immigrant Song
05 Communication Breakdown

Lineage: CDRs > EAC (secure mode, offset corrected, test & copy) > WAV > FLACFrontend (tested & verified) > FLAC level 6

Mastered from 1st Gen + other sources, most complete version © Eddie Edwards

ROGER DALTREY “Thanks a Lot Mr Knibblewhite – My Story” ( Henry Holt publishers – 2018)

30 Gen

ROGER DALTREY “Thanks a Lot Mr Knibblewhite – My Story” ( Henry Holt publishers – 2018) – TTT½

(Edizione statunitense, testo in inglese, copertina rigida.)

Con l’aiuto di Matt Ruud, Roger Daltrey, cantante degli Who ha pubblicato lo scorso anno la sua biografia. Ne parliamo oggi dopo averla letta e soppesata.

In puro stile Who, Roger sembra assai sincero mentre racconta la sua storia, o meglio la propria versione della sua storia. Lo fa in un inglese scorrevole, semplice, quello che userebbero due amici al pub dietro un boccale di birra.

Non so se questo è lo stile che vorrei dalle mie rockstar preferite, ma Roger si vende per quello che è, dunque alla fine giustifico e apprezzo la sua prosa terra terra e la sua schiettezza. Il libro (nella versione in mio possesso) ha 260 pagine, dunque è una biografia breve e per niente dettagliata. La mancanza di particolarità tecniche è un denominatore comunque di tante autobiografie di musicisti, ma in questa tale mancanza è ancora più evidente.

Mi sembra chiaro che il tipo di approccio usato per questo libro sia adatto al pubblico meno esigente e preparato, una storia che può essere letta senza difficoltà anche da chi non fa del rock una ragione di vita. Magari è un parallelo po’ azzardato, Daltrey non ha l’appeal commerciale di Freddie Mercury, ma come operazione non siamo distanti dal film Bohemian Rhapsody, più che al pubblico del Rock sono entrambi destinati ad un pubblico più vasto e neutro.

Roger parla con franchezza, delle difficoltà incontrate ad uscire dal proletariato inglese, della follia nell’essere in tour con uno come Keith Moon e in generale con un gruppo rock negli anni settanta, dei problemi finanziari della band, del complicato prosieguo dopo la morte di Moon (e di Entwistle poi) e delle buone vibrazioni degli ultimissimi tour.

Oltre a questi altri argomenti delicati, l’abbondano di prima moglie e figlio, le scappatelle on the road, i figli avuti da rapporti più o meno occasionali, il sofferto cambio di management (da Kit lambert a Bill Curbishley), etc etc.

Il titolo del libro si riferisce al preside della Grammar School che Daltrey frequentò, il cuoi preside – Mr Knibblewhite – sentenziò che Roger non avrebbe combinato nulla nella vita.

Libro dunque facile e godibile, per tutti i palati.

BOOTLEG: BAD COMPANY Boston Garden, Boston MA. August 6th 1977

16 Gen

ITALIANO / ENGLISH

BAD COMPANY – Boston Garden – Boston MA. – August 6th 1977 – TTTTT

Lo scorso dicembre è apparsa come dal nulla – dopo più di 40 anni – la registrazione audience di un concerto della Bad Company tenutosi nell’estate del 1977 a Boston. Un capace e volenteroso amante delle registrazioni dal vivo ne ha fatto il transfer sistemando velocità altre piccole imperfezioni, il risultato è una vera goduria per i fan della Bad Company originale; è un’ ottima registrazione audience (presa dal pubblico) avvenuta circa dalla dodicesima fila. E’ vero che per molti gli anni d’oro della Original Bad Company sono i primi tre (1974/1975/1976), ma per chi come me ama le fase oblique dei gruppi questa è una live recording magnifica. Nonostante nel 1977 il gruppo fosse entrato in una fase di stanca dopo una trafila album-tour-album-tour-album-tour e il management (Peter Grant insomma) fosse già nel suo periodo buio, il tour dell’album Burnin’ Sky si rivelò davvero meglio del previsto. La band è viva e pronta e questa registrazione dal vivo ne è una perfetta testimonianza: ascoltandola in cuffia non si può che apprezzare l’eccellente acustica che aveva il Boston Garden e il groove e l’amalgama di un gruppo forse troppo sottovalutato.

Burnin’ Sky apre il concerto con un ottimo impatto. I quattro sono in forma, lo si nota subito e i 15000 del Boston Garden non sono da meno, l’accoglienza è straordinaria, battimani, urla … in quegli anni la Bad Company in America era davvero un gruppo di grande, grande successo. Ottimo l’assolo di Ralphs, fluido e veloce. Fine del primo pezzo, trionfo!

Boston Garden

Too Bad segue con la consueta carica. Ralphs è sulla Stratocaster (il suono della chitarra mi pare inequivocabile), questo toglie un po’ di corpo al pezzo, ma il risultato è comunque ottimo. Iniziare un concerto con due pezzi di fila da quello che all’epoca era ultimo album (Burnin’ Sky 1977) è da intrepidi, ma l’entusiasmo del pubblico ripaga il coraggio. Ready For Love dal primo disco infiamma ulteriormente i fan presenti. La qualità audience è davvero superba, il suono è pieno e rotondo, Kirke e Burrell sono definiti e ben presenti. Efficace l’assolo di Mick e come sempre superbo Paul Rodgers. La coda finale è suggestiva, il pubblico apprezza moltissimo, degna conclusione di un piccolo gioiello musicale… I need your love, give me your love … canta Paul mentre il brano si chiude. Brividi. Dopo il classico dal primo album è tempo per altri tre (!) brani presi da Burnin’ Sky, quasi una sfida, una spacconeria. La versione da studio di Heartbeat mi è sempre piaciuta molto mentre la sua trasposizione in contesto live mi ha spesso lasciato perplesso, l’arrangiamento non sembra funzionare a dovere. Qui si aggiunge alla chitarra anche Paul Rodgers. Like Water proviene dai tempi dei Peace (parentesi tra il primo scioglimento e la conseguente reunion dei Free a cavallo del 1971). Tipico andamento del pezzo rodgersiano, qui reso perfettamente da una grande esecuzione, aiutata anche da un suono d’insieme spettacolare. A volte i bootleg audience sono davvero il massimo per capire cosa significava assistere ad un concerto di un gruppo rock negli anni settanta. La chitarra ritmica di Rodgers guida il pezzo mentre gli altri tre aggiungono colore, calore e garra. Canzone al contempo leggiadra e potente. Perfetta. Leaving You ha un tempo simile al precedente ma ha un andamento più ritmato. Rock duro di gran foggia.

Dopo cinque pezzi da Burnin’ Sky (e uno dal primo album) si passa ai classici. Deal With The Preacher è un hard rock vibrante, che definisce l’indole dura del gruppo. Ralphs continua ad usare la Fender Stratocaster ed è l’unico appunto che mi permetto, convinto come sono che nelle canzoni più decise il suono della Bad Company sia quello corposo e pieno della Gibson Les Paul. Nonostante i fan intorno a chi effettuò la registrazione continuino a richiedere Rock Steady, il gruppo si lancia a testa bassa verso In The Midnight Hour, cover del pezzo di Wilson Pickett e Steve Cropper. E’ la prima volta che questo pezzo appare in una registrazione (ufficiale e non) della Bad Company, rende quindi questa registrazione ancor più appassionante. Rodgers è sempre stato un fan della musica R&B e Soul. Versione rock che va dritto al punto. Paul canta alla sua porca maniera. La gente continua a chiedere Rock Steady, c’è addirittura che urla “All Right Now”, il classico dei Free. Segue Simple Man. Introduzione seducente, sviluppo su tempo medio, coda che riprende le coinvolgenti atmosfere iniziali. Con Shooting Star si entra nel campo del sing-along, a fine brano l’ovazione del pubblico. Rodgers si accomoda al piano per un paio di pezzi: la trascinante Run With The Pack con mistica coda finale e la classicissima Bad Company, una dichiarazione d’intenti dipanata tra il sorgere del sole e le foschie spirituali. Quando Paul inizia a cantare Company, always on the run Destiny is the rising sun Oh, I was born 6-gun in my hand Behind the gun I’ll make my final stand
That’s why they call me la gente sembra perdere il controllo. Manifesto condiviso anche di chi è costretto a vite meno eccitanti.

La band esce dal palco e poco dopo ritorna per due superclassici. La gente lancia grida isteriche quando riconosce Feel Like Makin’ Love. Versione bollente. Can’t Get Enough spazza via ogni resistenza, tutti al galoppo nella stessa direzione, verso l’essenza del rock, verso quei momenti che rendono bella la vita. Come on, come on, come on and do it Come on and-uh do what you do I can’t get enough of your love I can’t get enough of your love I can’t get enough of your love. Essendo la chitarra di Mick Ralphs accordata aperta di Do, dopo l’intermezzo solista a due chitarrè, è Rodgers che improvvisa sul finale. Nella scatenata chiusura viene citata anche Satisfaction dei Rolling Stones.

Concerto dunque memorabile e live recording da avere a qualsiasi costo se si vuol capire che cosa sia la musica rock, quella magari senza troppe pretese ma vera e palpitante.

 

BAD COMPANY – Boston Garden – Boston MA. – August 6th 1977

Hezekiahx2 Analog Master to 1st Gen Reel to Reel at 7.5 ips
Transferred and Presented By Krw_co

LINEAGE HEZEKIAHX2 MASTER CASSETTE TO REEL TO REEL 1ST GENERATION AT 7.5 IPS >
TEAC A-7300 REEL TO REEL>CREATIVE SOUNDBLASTER X-FI HD MODEL #SB1240 WAV (24/96KHZ)>
MAGIX AUDIO CLEANING LAB FOR KRW TRACK MARKS VOLUME ADJUSTMENT AND EDITS>WAV16/44.1>TLH FLAC 8

Gear: Sony TC-153 w/ ECM-99 1 point Stereo Mic w/ cane
Location: Approx 12th row

THE BAND
Mick Ralphs guitars backing vocals
Simon Kirke drums backing vocals
Paul Rodgers lead vocals guitar keyboards harmonica
Boz Burrell bass backing vocals

SET LIST
1 Burnin’ Sky
2 Too Bad
3 Ready for Love
4 Heartbeat
5 Like Water
6 Leaving You
7 Deal With The Preacher
8 The Midnight Hour
9 Simple Man
(reel flip edit at 00:45:26:20)
10 Shooting Star
11 Running With The Pack
12 Bad Company
13 Feel Like Makin’ Love
14 Can’t Get Enough

(broken) ENGLISH

Last December a new tape appeared as if out of nowhere after more than 40 years: the audience recording of a Bad Company concert held in the summer of 1977 in Boston. A capable and willing lover of live recordings has made the transfer setting speed and other small imperfections, the result is a real pleasure for fans of the original Bad Company; it is an excellent audience recording (taken from the crowd) approx from the12th row. It is true that for many the golden years of the original Bad Company are the first three (1974/1975/1976), but for people like me who love the oblique phases of a groups this is a magnificent live recording. Although in 1977 the group had entered a vacuum period after an album-tour-album-tour-album-tour routine and the management (Peter Grant in short) was already in its dark phase, the Burnin ‘Sky tour was better than expected. The band is alive and ready and this live recording is a perfect testimony: listening to it on headphones you can not but appreciate the excellent acoustics that the Boston Garden had and the groove and the amalgam of a group perhaps too underrated.

Burnin ‘Sky opens the concert with a great impact. The four are in good shape, you notice it immediately and the 15000 of the Boston Garden are not far behind, the reception is extraordinary, clapping, screaming … in those years the Bad Company in America was really a group of great success. Ralphs’ guitar solo is good, fluid and fast. End of the first piece: a triumph! 

Too Bad follows with his usual heavy riff. Ralphs is on the Stratocaster (the sound of the guitar seems to me unequivocal), this steals something from the “body” of the track, but the result is still excellent. Starting a concert with two pieces in a row from what was at the time the last album (Burnin ‘Sky 1977) is an intrepid move, but the enthusiasm of the public repays the courage. Ready For Love from the first album further inflames the fans present. The audience quality is really superb, the sound is full and round, Kirke and Burrell are defined and well present. Effective is the Mick’s solo and as always superb is Paul Rodgers. The final coda is suggestive, the public appreciates it a lot, worthy conclusion of a little musical jewel … I need your love, give me your love … sings Paul while the song closes. Thrills. After the classic from the first album it is time for another three (!) songs off the Burnin’ Sky album, almost a challenge, a bravado. I’ve always liked very much the studio version of Heartbeat while its transposition in the live context has often left me perplexed, the arrangement does not seem to work properly. Like Water comes from the times of the Peace (bracket between the first dissolution and the consequent reunion of  Free in1971). Typical tempo of the Rodgersian piece, here perfectly rendered by a great  performance also aided by the spectacular overall sound. Sometimes the audience bootleg recordings are really the best to understand what it meant to attend a concert by a rock band in the seventies. Rodgers’ rhythm guitar drives the piece while the other three add color, warmth and garra (grit). A song at the same time graceful and powerful. Perfect. Leaving You has a similar tempo to the previous one but has more rhythmic touch. Hard rock of great shape.

After five pieces from Burnin ‘Sky (and one from the first album) we move on to the classics. Deal With The Preacher is a vibrant hard rock, which defines the hard rock side of the group. Ralphs continues to use the Fender Stratocaster and is the only thing that I allow myself to criticize given that I am sure that the Gibson Les Paul guitar has the perfect sound for  Bad Company’s harder numebr. Despite the fans continue to request Rock Steady, the group heads headlong towards In The Midnight Hour, a cover of the Wilson Pickett Steve Cropper song. It is the first time that this piece appears in a recording (official or otherwise) of Bad Company, thus making this recording even more exciting. Rodgers has always been a fan of R & B and Soul music. It’s a rock version that goes straight to the point. Paul singsin his fucking great way. People keep asking Rock Steady, there’s even someone shouting “All Right Now”, the Free classic. Instead Simple Man follows: Sseductive introduction, development on a moderate rock tempo, coda that incorporates the enthralling initial atmospheres. With Shooting Star we enter the sing-along moment, at the end of the piece the ovation of the audience is a tributes ato the group. Rodgers sits at the keyboards for a couple of tracks: the ecaptivating Run With The Pack with the mystical final coda and the classic Bad Company, a declaration of intent unraveled between the sunrise and the spiritual mists. When Paul starts to sing,Company, always on the run Destiny is the rising sun Oh, I was born 6-gun in my hand Behind the gun I’ll make my final stand That’s why they call me people seem to lose control. A shared manifesto also of those who are forced to less exciting lives.

The band leaves the stage and shortly after returns for two superclassics. People goes hysterical when they recognize Feel Like Makin ‘Love. Hot version. Can not Get Enough sweeps away any resistance, all galloping in the same direction, towards the essence of rock, towards those moments that make life beautiful. Come on, come on, come on Do not get enough of your love I can not get enough of your love. Being the guitar of Mick Ralphs in C open tuning, after the solo interlude with two guitarists, it is Rodgers who improvises on the  coda. The “Rolling Stones” Satisfaction is also mentioned in the unleashed ending.

So, a memorable concert and a live recording to have at any cost if you want to understand what is (was) rock music, rock music perhaps without too many claims but true and throbbing.