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Ozzy Osbourne – Diary of a Madman (40th Anniversary Expanded Edition) (1981/2021 Epic Records) – TTTT+

17 Nov

Ricordo che partii per il militare con due cassette: una C120 con TSRTS dei LZ e una C90 con Diary Of A Madman di Ozzy su un lato e Marauder dei Blackfoot sull’altro. Naturalmente TSRTS lo conoscevo già a memoria mentre gli altri due erano usciti da poco, entrambi mi aiutarono a passare quei primi tre mesi a Torino col risultato che ad essi ancora oggi guardo con affetto. Il nuovo corso di Ozzy, all’epoca appena partito, pareva davvero una bomba: i primi due album erano un successo (Blizzard Of Ozz e Diary Of A Madman finiranno per vendere in USA rispettivamente 5 e 3 milioni di copie), il nuovo chitarrista una promessa e Ozzy sembrava di nuovo in controllo. La Epic fa ora uscire una nuova versione digitale di DOAM e io ne approfitto per risentire l’album e capire se ha retto il passare del tempo.

Ozzy Osbourne - Diary of a Madman (40th Anniversary Expanded Edition) (1981/2021) WEB FLAC (tracks) - 383 Mb | MP3 CBR 320 kbps - 123 Mb | 00:53:24 Hard Rock, Heavy Metal | Label: Epic Records

Over the Mountain spara fuori suoni compressi e arrangiamenti sopra le righe, ma essendoci Ozzy il brano risulta credibile. Un Hard Rock metallico per quei tempi moderno. La chitarra di Randy Rhoads efficientissima.

Flying High Again continua su quel tenore, magari è più melodica ma è comunque durissima. Altro gran pezzo hard & heavy. Oggi il basso di Daisley e la batteria di Kerslake mi paiono meno efficaci.

La parte lenta di You Can’t Kill Rock and Roll continua a piacermi un sacco, proprio bella. Questo è forse il brano del disco che più mi piace.

Believer è un po’ Hendrix e un po’ Black Sabbath, riff e andamento dai riflessi infernali, alcune parti del brano si susseguono in maniera poco fluida, e anche l’assolo di Randy forse non è del solito livello. Little Dolls è durissima, mi piace il lavoro di Ozzy, alcune delle melodie che riesce a tirare fuori sono vincenti. Al minuto 2 c’è un intermezzo (leggermente beatlesiano) che rende il brano più interessante. Tonight è melodica, ma alla maniera di Ozzy, qui le tastiere di Johnny Cook si sentono, immancabile l’assolo sofferto. Bello il giro di basso e ottimo Randy Rhoads sul finale. Template per ballate di altre band negli anni a venire.

S.A.T.O è più prevedibile, sia nella scrittura che nell’arrangiamento. In certi tratti mi ricorda il Michael Schenker Group. Diary Of A Madman è articolata e suddivisa in varie parti, gran lavoro sia di Ozzy che di Rhoads. Bel modo di chiudere l’album. Tra l’altro era davvero una gran cosa quando i dischi avevano nove pezzi o giù di lì.

La versione 2021 contiene due bonus track live prese dal tour del disco precedente. Sembrano giusto un riempitivo.

Ozzy, Sarzo, Rhoads, Aldrige. Foto Ross Halfin

Album dunque di spessore per quanto riguarda il mondo hard & heavy, con voce e chitarra sensazionali. So che Daisley e Kerslake sono due grossi nomi nell’ambito del rock duro inglese (va beh, Daisley è Australiano ma tant’è) ma anche stavolta a me pare che la sezione ritmica abbia poco swing, ma magari è la produzione che non riesce a tirar fuori maggior scorrevolezza.

Ad ogni modo un gran disco, uno dei due di Ozzy che occorre avere.

Tracklist:
1. Over the Mountain (04:31)
2. Flying High Again (04:44)
3. You Can’t Kill Rock and Roll (06:59)
4. Believer (05:16)
5. Little Dolls (05:39)
6. Tonight (05:50)
7. S.A.T.O. (04:07)
8. Diary of a Madman (06:16)
9. Believer (Live from Blizzard Of Ozz Tour) (05:36)
10. Flying High Again (Live from Blizzard Of Ozz Tour) (04:23)

  • Ozzy Osbourne – lead & backing vocals, production
  • Randy Rhoads – guitars, production
  • Bob Daisley – bass (uncredited)[20]
  • Lee Kerslake – drums, percussion (uncredited)[20]
Additional Personnel
  • Don Airey – keyboards (credited on original release but does not appear)
  • Johnny Cook – keyboards (uncredited)
  • Louis Clark – string arrangements on “Diary of a Madman”
  • Rudy Sarzo – credited on original release but does not appear
  • Tommy Aldridge – credited on original release but does not appear
Production
  • Max Norman – producer, engineer[22]
  • George Marino – mastering

Rory Gallagher – Rory Gallagher (50th Anniversary Super Deluxe Edition) (1971/2021 Universal Music) – TTTT+

15 Nov

Occorre andarci piano con Rory, benché abbia avuto un discreto successo (ma praticamente solo in UK) può essere quasi considerato un artista culto, ha un seguito di appassionati davvero rimarchevole, non solo di chitarristi che vedono in lui un idolo, ma anche di donne – magari appassionate di musica – che riversano su di lui il riflesso dell’uomo ideale, artista, di bell’aspetto e con animo gentile e sensibile.

Ho avuto la fortuna di assistere al suo concerto di Pistoia nel luglio del 1984, mi spiace solo non fossi completamente concentrato, avevo appena visto una band raffazzonata di musicisti inglesi fare poco più di una jam session in onore di di Alexis Korner, il fatto è che tra quei nomi giganteggiava quello di Jimmy Page, dunque ero quantomeno distratto quando Rory salì sul palco ma sentirlo far fischiare i Marshall (come disse a proposito di quella sera il Dark Lord) fu un gran bel momento.

Dopo i primi anni con i Taste, Rory iniziò nel 1971 la carriera solista che lo portò a pubblicare 14 album, alcuni riusciti altri meno, spesi tra blues, (quasi hard) rock e musica più o meno tradizionale delle sue parti. Gallagher fu un chitarrista talentuoso e molto dotato, dal tocco davvero magico, gli unici punti grigi – a mio parere – furono il poco interesse nel cercare sentieri che non si infilassero nei campi del chitarrismo blues e un songwriting non sempre convincente.

La Universal pubblica ora l’edizione limitata del primo album (con un nuovo mix) di Rory in veste da solista in occasione del 50esimo anniversario dell’uscita.

Laundromat è un gran bel rock, viscerale, semplice ma non semplicistico; il nuovo mix sin da subito sembra dare maggior chiarezza. Versione live in studio. Che bello quando i dischi si registravano così.

Just The Smile è sempre stata una delle mie preferite, chitarra acustica, accordatura aperta, melodie nordiche. Pezzo incantevole.

I Fall Apart è un altro momento altissimo, l’alternarsi delle tonalità minore e maggiore, il cantato, l’assolo di chitarra, ah!

 

Wave Myself Goodbye è un blues acustico godibile, in cui si aggiunge il piano di Vincent Crane (Atonic Rooster), con Hands Up si ritorna a ritmi sostenuti, il pezzo si distingue – nella prima parte – per un curioso lavoro alla solista, in Sinner Boy il rock blues riprende il comando, c’è una bella slide guitar che corre tra un canale e l’altro in un gioco – tipico di quegli anni – di panning.

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E’ un piacere sentire la chitarra elettrica dipingere riflessi meditativi in For The Last Time, qui il mix sembra di nuovo dare più respiro alla musica. L’assolo di chitarra è intenso e lungo, uno dei segni distintivi di Gallagher. It’s You è una gradevole canzoncina ed è seguita da I’m Not Surprised, bel quadretto incorniciato da chitarra acustica e pianoforte.

Can’t Believe It’s True chiude l’album con uno di quegli andamenti alla Ten Years After o alla Doors, qui fa capolino anche il sax suonato dallo stesso Rory. Il lavoro alla chitarra solista è una meraviglia con sfumature che vanno al di là delle solite sonorità.

Il materiale bonus dei CD 2 e 3 è composto in massima parte da versioni alternative dei pezzi a parte un jam session e un paio di cover. Gypsy Woman di Muddy Waters è proposta in una gran versione, non mi convince il giro di di basso alla Fats Domino, ma l’approccio di Rory è uno spettacolo.

In It Takes Time di Otish Rush Rory cerca di riproporre in trio quello che la versione originale offriva con l’aiuto di piano e fiati. E’ di nuovo l’approccio di Rory a colpire, ha la stessa convinzione che aveva Johnny Winter, un altro dei miei chitarristi preferiti, quella cazzimma inimitabile che caratterizzava il loro rock blues scatenato.

Advisory Jam (dal nome dello studio di registrazione) è meno jam di quel che si pensi, un riff che ricorda gli Who suonato con grinta, certo, nulla di memorabile però nemmeno la solita jam blues.

Il CD 4 riprende le sedute fatte per la BBC nel 1971, in massima parte sono relative ai brani contenuti nel primo album tranne It Takes Time, maschia e dritto al punto, e In Your Time, brano che apparirà nel secondo album Deuce (1971). Il sound è vivido e viscerale, il trio di Rory Gallagher in quegli anni era micidiale, sezione ritmica certo non incredibile ma concreta e diligente e trascinata da un chitarrista formidabile.

Per ritornare all’album, devo dire che inizio a sorprendermi dei nuovi missaggi, sono stato contro queste iniziative, quindi diffidente e adesso possibilista. La purezza del suono live di una chitarra, un basso e una batteria sembra ancora più intensa con questo nuovo mix. Se c’è un album da studio di Gallagher da avere è proprio questo, qualche lieve imprecisione nella voce e nella chitarra a volte la si percepisce ma è tutta umanità, tutta musica vera, fatta come andava fatta. Bel cofanetto dunque, buono per chi vuole avere una visione più completa del Rory di quel periodo.

Tracklist:
Disc 1 (47:46)
1. Laundromat (50th Anniversary Edition Mix) (04:39)
2. Just The Smile (50th Anniversary Edition Mix) (03:40)
3. I Fall Apart (50th Anniversary Edition Mix) (05:12)
4. Wave Myself Goodbye (50th Anniversary Edition Mix) (03:31)
5. Hands Up (50th Anniversary Edition Mix) (05:25)
6. Sinner Boy (50th Anniversary Edition Mix) (05:07)
7. For The Last Time (50th Anniversary Edition Mix) (06:38)
8. It’s You (50th Anniversary Edition Mix) (02:40)
9. I’m Not Surprised (50th Anniversary Edition Mix) (03:37)
10. Can’t Believe It’s True (50th Anniversary Edition Mix) (07:17)

Disc 2 (57:29)
1. Gypsy Woman (Tangerine Studio Session) (04:02)
2. It Takes Time (Tangerine Studio Session) (03:33)
3. I Fall Apart (Tangerine Studio Session) (04:44)
4. Wave Myself Goodbye (Tangerine Studio Session) (03:13)
5. At The Bottom (Alternate Take 1) (03:20)
6. At The Bottom (Alternate Take 2) (03:08)
7. At The Bottom (Alternate Take 3) (03:23)
8. At The Bottom (Alternate Take 4) (02:49)
9. Advision Jam (03:46)
10. Laundromat (Alternate Take 1) (03:34)
11. Just The Smile (Alternate Take 1) (03:29)
12. Just The Smile (Alternate Take 2) (03:41)
13. I Fall Apart (Alternate Take 1) (04:55)
14. Wave Myself Goodbye (Alternate Take 1) (05:07)
15. Wave Myself Goodbye (Alternate Take 2) (04:45)

Disc 3 (01:08:31)
1. Hands Up (Alternate Take 1) (04:08)
2. Hands Up (Alternate Take 2) (05:53)
3. Hands Up (Alternate Take 3) (04:32)
4. Hands Up (Alternate Take 4) (04:12)
5. Hands Up (Alternate Take 5) (01:38)
6. Hands Up (Alternate Take 6) (05:39)
7. Sinner Boy (Alternate Take 1) (05:08)
8. Sinner Boy (Alternate Take 2) (05:22)
9. Sinner Boy (Alternate Take 3) (05:22)
10. For The Last Time (Alternate Take 1) (05:04)
11. For The Last Time (Alternate Take 2) (02:13)
12. For The Last Time (Alternate Take 3) (05:15)
13. It’s You (Alternate Take 1) (01:40)
14. It’s You (Alternate Take 2) (02:40)
15. I’m Not Suprised (Alternate Take 1) (04:17)
16. I’m Not Suprised (Alternate Take 2) (03:46)
17. Can’t Believe It’s True (Alternate Take 1) (01:42)

Disc 4 (55:08)
1. For The Last Time (Live On BBC “Sounds Of The Seventies” / 1971*) (04:09)
2. Laundromat (Live On BBC “Sounds Of The Seventies” / 1971*) (03:38)
3. It Takes Time (Live On BBC “Sounds Of The Seventies” / 1971*) (04:22)
4. I Fall Apart (Live On BBC “Sounds Of The Seventies” / 1971*) (03:44)
5. Hands Up (Live On BBC “John Peel Sunday Concert” / 1971) (05:40)
6. For The Last Time (Live On BBC “John Peel Sunday Concert” / 1971) (06:21)
7. In Your Town (Live On BBC “John Peel Sunday Concert” / 1971) (09:21)
8. Just The Smile (Live On BBC “John Peel Sunday Concert” / 1971) (04:36)
9. Laundromat (Live On BBC “John Peel Sunday Concert” / 1971) (06:10)
10. It Takes Time (Live On BBC “John Peel Sunday Concert” / 1971) (07:07)

* Off air recording
  • DVD
    1. Interview
    2. Hands Up
    3. Wave Myself Goodbye
    4. It Takes Time
    5. Sinner Boy
    6. For the Last Time
    7. The Same Thing
    8. I Fall Apart
  • Rory Gallagher – vocals, guitars, alto saxophone, mandolin, harmonica
  • Gerry McAvoy – bass guitar, vocals
  • Wilgar Campbell – drums, percussion
  • Vincent Crane – piano on tracks 4 & 9

Technical

  • Eddy Offord – engineer

Formati:

4CD + 1 DVD Deluxe Set / Super Deluxe Digital

3LP

2CD

1LP Neon Orange (transparent) Vinyl – John Peel Sunday Concert 28/08/1971

Deluxe Digital HD / Deluxe Digital Standard

Mr. Big – Lean Into It (30th Anniversary Deluxe Edition) (1991/2021 Evolution Music) – TTT½

10 Nov

Nel bel mezzo del grunge arrivarono i Mr Big, gruppo che iniziai a seguire perché in formazione vi era Billy Sheehan, per quanto mi riguardava era certo stato il bassista della stratosferica (secondo i canoni di allora) band di David Lee Roth, ma ancor prima era entrato nella formazione live degli Ufo. In quei primi anni ottanta gli UFO erano una band molto importante per il sottoscritto e con l’avvento di Sheehan e di Neil Carter (autore, tastierista, polistrumentista) il biennio 1983/84 fu per me straordinario.

Aggiungiamo che il nome della band arrivava da una brano dei “miei” Free, che l’immagine sulla cover del secondo album poteva in qualche modo inserirsi nella scia di LZ I e che la loro musica – almeno secondo me – non era solamente quel glam metal di cui tutti parlavano. Il gruppo diventò molto popolare in Giappone (che ricordiamo era ed è il secondo/terzo mercato mondiale più importante, in termini di vendite) dove i primi sei album avrebbero raggiunto perlomeno lo status di disco d’oro (alcuni addirittura di platino).

Il secondo album, Lean Into It, fu un gran successo anche nel resto del mondo occidentale, in USA poi divenne disco di platino (un milione di dischi venduti). Sono passati trent’anni ed immancabile arriva la 30th anniversary deluxe edition, l’occasione insomma per parlarne qui sul blog.

Mr. Big - Lean Into It (30th Anniversary Deluxe Edition) (1991/2021)

Daddy, Brother, Lover, Little Boy (The Electric Drill Song) inizia a 100 all’ora all’insegna dell’hard and heavy dell’epoca, sembra infatti non discostarsi molto da quello che si sentiva in giro: sfrontatezza, approccio metal americano, assolo di chitarra ipertecnico, eppure il giovane Tim sentiva che c’era qualcosa di diverso, sarà stato il cantato di Eric Martin, con quella venatura soul blues.

Sarà che sono un led head, ma l’inizio di Alive and Kickin’ mi ricorda Dancing Days dei LZ (ricordiamo che Paul Gilbert più o meno 10 anni fa fece qualche concerto tributo ai LZ insieme a Mike Portnoy. Paul vestito alla Page versione Chicago 1977 e Portnoy con il dress code di Bonham nel tour 1975 … la tuta da Arancia Meccanica insomma). Green-Tinted Sixties Mind è il pezzo che mi piaceva di più, arioso, con belle aperture melodiche e un ottimo lavoro alla chitarra di Gilbert. Il video ricalcava un po’ di stereotipi dell’epoca: finto filmato amatoriale, background visivo anni novanta, loro sul palco con i capelli al vento, vestiti sgargianti, belle ragazze (e Sandra Bullock alla voce).

CDFF—Lucky This Time è più scontata, risente di influenze defleppardiane. Pezzo per ragazzotti americani. Voodoo Kiss inizia con un gran lavoro pesudo blues sull’acustica, poi si trasforma in uno di quei pezzi saltellanti alla DLR, vagamente funk. la scrittura comunque non è un granché. 

Nemmeno Never Say Never è particolarmente originale, il riff sembra provenire dagli Aerosmith degli anni ottanta. Just Take My Heart è il pezzo riflessivo con la chitarra elettrica pulita ed effettata, dopo l’intro diventa ballata tipica di quegli anni, col ritornellone cantato in coro. Testo banalissimo. Il lavoro di Sheehan e Gilbert in alcune parti però è bello. My Kinda Woman vive grazie a ritmiche che già a quei tempi erano consunte, A Little Too Loose si vende al blues, l’inizio funziona, lo sviluppo risulta meno particolare, ma almeno si cambia un po’ registro. Martin ha una bella voce e l’assolo di chitarra è molto buono. 

Con Road to Ruin torna il rock di maniera e si chiude col super singolo To Be With You, pezzettino acustico molto efficace. Sebbene l’affronti con troppa carica, Sandra Bullock, pardon …Eric Martin, la canta con quella sua voce calda e bluesata dunque vincente. L’assolino di Gilbert è proprio carino.

Stop Messing Around e Wild Wild Women sono i due inediti presentati per la prima volta in questa edizione, ma non sono nulla di speciale, così come il resto del materiale bonus. C’è una versione reggae di To Be With You, ma fa scappare da ridere.

Album dunque che risente del passare del tempo, oggi appare un po’ deboluccio, saper suonare non basta. Ai tempi andare sopra le righe era d’obbligo e per questo certi gruppi e certi album pagano pegno dopo tanti anni. Il fatto è che non ci sono sufficienti brani al di sopra della media, per carità tutto è suonato con capacità tecniche indubbie, ma il songwriting sarebbe dovuto essere al centro del progetto. Sebbene siano solo tre i brani convincenti do a quest’album un 7, sarà che in fondo ci sono affezionato e non sono del tutto lucido.

Lean Into It (2CD set)

    • CD 1
      1. Daddy, Brother, Lover, Little Boy (The Electric Drill Song)
      2. Alive and Kickin’
      3. Green-Tinted Sixties Mind
      4. CDFF-Lucky This Time
      5. Voodoo Kiss
      6. Never Say Never
      7. Just Take My Heart
      8. My Kinda Woman
      9. A Little Too Loose
      10. Road to Ruin
      11. To Be With You
    • CD 2
      1. Stop Messing Around*
      2. Wild Wild Women*
      3. Just Take My Heart (acoustic)
      4. Shadows
      5. Strike Like Lighting
      6. Love Makes Your Strong
      7. Alive and Kickin’ (early version)
      8. Green-Tinted Sixties Mind (early version)
      9. To Be With You (reggae version)
      10. Daddy, Brother, Lover, Little Boy (The Electric Drill Song) (minus guitar version)
      11. Green-Tinted Sixties Mind (minus guitar version)
      12. Love Makes You Strong (minus bass version)
      13. Daddy, Brother, Lover, Little Boy(The Electric Drill Song) (minus bass version)
      *previously unreleased

Mr. Big

  • Eric Martin – lead vocals, handclaps
  • Paul Gilbert – electric guitar, acoustic guitar, handclaps, backing vocals, electric drill
  • Billy Sheehan – bass, six-string bass on “Just Take My Heart”,[9] handclaps, backing vocals, electric drill
  • Pat Torpey – drums, percussion, handclaps, backing vocals

Production

  • Kevin Elson – producer, engineer, mixing,
  • Tom Size – mixing
  • Chris Kupper, David Lucke, Scott Ralston, Michael Semanick, Andy Udoff – assistant engineers[10]
  • Bob Ludwig – mastering at Masterdisk, New York
  • William Holmes – photography
  • Bob Defrin – art direction

Formats:

  • Hybrid SACD with stereo and 5.1 surround mix
  • 2CD deluxe on the Japanese MQA-CD format (playable on all CD players)
  • 7″ singles box set

Rolling Stones – Tattoo You (Super Deluxe Edition – 1981/2021 Universal) – TTTTT

6 Nov

Tattoo You è uno degli album che sento più miei, ero in piena giovinezza, qualcuno mi fece la cassetta e finii per ascoltarla  continuamente; i Rolling Stones mi erano naturalmente già arrivati, oltre alle canzoni che si sentivano per radio, gli album Love You Live (1977), Some Girls (1978) e Emotional Rescue (1980). Con Tattoo You il mio rapporto con loro si fece più intenso, nel 1981 durante il mio primo viaggio a Londra, comprai una biografia di Keith inglese, roba introvabile in Italia. Mi piaceva molto la suddivisone delle due facciate del disco, il lato A dedicato ai pezzi rock and roll, il lato B alle ballate. Col tempo si seppe poi che l’album si basava su brani incompleti lasciati a macerare dalle sedute di registrazioni degli anni precedenti: Tops e Waiting On A Friend del 1972 (Goat’s Head Soup), Slave e Worried About You 1975/76 (Black And Blue), Start Me Up e Black Limousine 1978 (Some Girls), No Use Crying, Heaven, Neighbours e Little T&A 1980 (Emotional Rescue), su Hang Fire avevano lavorato sia nel 1978 che nel 1980. E’ un album dunque atipico, messo insieme da Chris Kimsey, colui che di buona lena si mise a cercare tra i nastri passati  canzoni  tralasciate dagli album precedenti su cui poi aggiungere le melodie, i testi, i cantati definitivi di Jagger e altre sovraincisioni varie. I Rolling dovevano ripartire in tour e serviva un album da promuovere. La magia sta nel fatto che sembra un album omogeneo, scaturito da un periodo ben determinato, con una sua coerenza. Tattoo You fu un successo, primo negli USA (quattro milioni di copie vendute) e secondo in UK.

The Rolling Stones - Tattoo You (Super Deluxe) (2021)

Start Me Up all’epoca si sentiva dappertutto, come singolo arrivò al n.2 in USA e conquistò il disco d’oro sia un UK che in Italia. E’ basato su uno di quei riff di Keith Richards che sembrano gnocchi ma che invece si rivelano inspiegabilmente originali e irresistibili. Se poi aggiungiamo Mick Jagger il gioco è fatto.100% pure Rolling Stones. Il video fu incredibile, solo con i Rolling puoi far funzionare il visual della ripresa di un gruppo rock in una stanza che suona un pezzo in playback senza nessun altro stratagemma o effetto. Le facce si Charlie, Keith che fa Keith e Mick Jagger, da questo punto di vista numeri uno in assoluto.

Hang Fire è un altro bel rock tutto energia e Rollingstonaggine, ora che lo sappiamo si sente che Slave arriva dalle session di Black And Blue, ritmo quasi sincopato, andamento sensuale, le tastiere di Billy Preston, assolo di sax memorabile di Sonny Rollins e l’inarrivabile Mick Jagger. Non so ancora decidere se il nuovo remaster sia un passo avanti rispetto ai precedenti.

Little T&A è il pezzo cantato da Keith Richards, un rock dei suoi, alla scrittura (?) di Black Limousine partecipa anche Ron Wood, un bluesaccio diretto arricchito dall’armonica di Sugar Blues, armonicista americano scovato – si dice – da Jagger nelle strade di Parigi e quindi portato in studio per collaborazioni nel triennio 1978/1980 (tra le altre è sua la armonica in Miss You del 1978). Neighbours è un tempo veloce a tutto rock con un altro spettacolare assolo di sax di Sonny Rollins. Il lato ballads comincia con Worried About You altro brano che proviene dal periodo Black And Blue, la chitarra ritmica di Keith tesse una tela musicale efficace su cui interagisce la tastiera di Billy Preston. L’assolo di chitarra di Wayne Perkins è sublime. Jagger, inutile dirlo, è di nuovo in orbita. Qui il remaster mi pare funzioni benissimo.

Tops è un altro bel momento, il pianino di Nicky Hopkins, le chitarra di Keith, la solista di Mick Taylor (questa traccia è tratta dalle sessions di Goat’s Head Soup), il tempo tenuto da Bill e Charlie, Jagger. Heaven è più particolare, alle chitarre si dice ci siano Jagger e Wyman. In No Use In Crying le chitarre sono di Mick e Keith che ben si amalgamo col piano di Hopkins. Waiting On A Friend è una meraviglia resa speciale dal video girato davanti al palazzo New Yorkese ritratto sulla cover di Physical Graffiti dei Led Zeppelin. Un gran bella canzone, con Taylor alla chitarra e ancora il sax incredibile di Sonny Rollins. Jagger superlativo.

 

Le rarities del CD2 sono quanto di meglio un fan possa aspettarsi, otto inediti, tra cover e originali e un’ottima outtake di Start Me Up.

Living In The Heart Of Love è classic RS, lo stesso si potrebbe dire di Fiji Jim. Troubles A’ Comin‘ è un convincente rifacimento dell’omonimo pezzo del 1970 dei Chi-Lites, gruppo R&B/soul, l’andamento è simile a Tumblin’ Dice degli stessi Rolling.

Shame Shame Shame è uno shuffle di Jimmy Reed reso in maniera piuttosto canonica, Drift Away di Dobey Gray fu un gran successo nel 1973, qui i Rolling la ripropongono benino, il pezzo è molto bello e questo aiuta parecchio, a tratti sembra poco fluido ma rimane comunque godibile.

It’s A Lie è un buon tempo medio, Come To The Ball non lascia granché, Fast Talking Slow Walking è una di quelle ballate di cui ogni tanto parlo, semplici e ortodosse ma che mi smuovono sempre, io a Jagger in queste vesti non so resistere. Credo che l’ispirazione per Hard Woman (suo gran pezzo da solista del 1985) Mick l’ abbia presa da qui.

Start Me Up (Early Version) ammicca al reggae, un alternate version degna di questo nome.

Il concerto di Wembley rispecchia la data tipica del lungo tour del 1981/82 con cui i RS imperversarono. Passare dalla limpidezza sonora dei brani da studio alla ruvidezza delle versioni dal vivo non è automatico, ma una volta trovata la quadra tutto torna e ritrovarsi ad un concerto dei Rolling è sempre una festa.

I cofanetti si fanno cosi: il disco originale, uno di inediti/outtakes (anche se in passato qualcosa fu pubblicato su bootleg), due contenenti un concerto preso dal relativo tour e magari il vinile. Che spettacolo.

◊ ◊ ◊

  • CD 1: Tattoo You 2021 remaster
    1. Start Me Up – Remastered 2021
    2. Hang Fire – Remastered 2021
    3. Slave – Remastered 2021
    4. Little T&A – Remastered 2021
    5. Black Limousine – Remastered 2021
    6. Neighbours – Remastered 2021
    7. Worried About You – Remastered 2021
    8. Tops – Remastered 2021
    9. Heaven – Remastered 2021
    10. No Use In Crying – Remastered 2021
    11. Waiting On A Friend – Remastered 2021
  • CD 2: Lost & Found – Rarities
    1. Living In The Heart Of Love
    2. Fiji Jim
    3. Troubles A’ Comin
    4. Shame Shame Shame
    5. Drift Away
    6. It’s A Lie
    7. Come To The Ball
    8. Fast Talking Slow Walking
    9. Start Me Up (Early Version)
  • CD 3: Still Life – Wembley Stadium 1982
    1. Under My Thumb
    2. When The Whip Comes Down
    3. Let’s Spend The Night Together
    4. Shattered
    5. Neighbours
    6. Black Limousine
    7. Just My Imagination (Running Away With Me)
    8. Twenty Flight Rock
    9. Going To A Go Go
    10. Chantilly Lace
    11. Let Me Go
    12. Time Is On My Side
    13. Beast Of Burden
    14. Let It Bleed
  • CD 4: CD 3: Still Life – Wembley Stadium 1982
    1. You Can’t Always Get What You Want
    2. Band Introductions
    3. Little T&A
    4. Tumbling Dice
    5. She’s So Cold
    6. Hang Fire
    7. Miss You
    8. Honky Tonk Women
    9. Brown Sugar
    10. Start Me Up
    11. Jumpin’ Jack Flash
    12. (I Can’t Get No) Satisfaction
  • Vinyl LP Picture Disc
    1. Start Me Up – Remastered 2021
    2. Hang Fire – Remastered 2021
    3. Slave – Remastered 2021
    4. Little T&A – Remastered 2021
    5. Black Limousine – Remastered 2021
    6. Neighbours – Remastered 2021
    7. Worried About You – Remastered 2021
    8. Tops – Remastered 2021
    9. Heaven – Remastered 2021
    10. No Use In Crying – Remastered 2021
    11. Waiting On A Friend – Remastered 2021

The Rolling Stones

  • Mick Jagger – lead vocals (all but 4), backing vocals (all but 5); electric guitar (9 & 10); percussion (track 9)
  • Keith Richards – electric guitar (all but 9), backing vocals (1–4, 6, 7 & 10); lead vocals and bass guitar (track 4)
  • Ronnie Wood – electric guitar (all but 3, 7–9 & 11), backing vocals (1, 2, 4, 6 & 10)
  • Bill Wyman – bass guitar (all but 4); guitars, synthesizer and percussion (track 9)
  • Charlie Watts – drums
  • Mick Taylor – electric guitar (8 & 11)

Additional personnel

  • Nicky Hopkins – piano (8, 10 & 11); organ (10)
  • Ian Stewart – piano (2 & 4–6)
  • Billy Preston – keyboards (3 & 7)
  • Wayne Perkins – electric lead guitar (7)
  • Ollie E. Brown – percussion (3 & 7)
  • Pete Townshend – backing vocals (3)
  • Sonny Rollins – saxophone (3, 6 & 11)
  • Jimmy Miller – percussion (8)
  • Michael Carabello – cowbell (1); conga (3); güiro, claves, cabasa and conga (11)
  • Chris Kimsey – electric piano (9)
  • Barry Sage – handclaps (1)
  • Sugar Blue – harmonica (5)

Technical

  • Chris Kimsey – associate producer, engineer
  • Barry Sage, Alex Vertikoff, Keith Harwood, Glyn Johns, Andy Johns, Dave Richards, Tapani Tapanainen, Sean Fullan, Brad Samuelsohn, Ron “Snake” Reynolds, Jon Smith, Reinhold Mack, Carlton Lee, Mikey Chung – uncredited engineers
  • Bob Clearmountain – mixing

Queste le varie versioni della nuova edizione:

TATTOO YOU – 4CD+VINYL PICTURE DISC SUPER DELUXE

TATTOO YOU – 5LP VINYL BOX SET

TATTOO YOU – 2CD DELUXE WITH 9 BONUS TRACKS

TATTOO YOU – 2LP DELUXE VINYL WITH 9 BONUS TRACKS

TATTOO YOU – SINGLE VINYL REMASTER

TATTOO YOU – SINGLE CD EDITION

 

Premiata Forneria Marconi – I Dreamed of Electric Sheep (2021 InsideOut Music) – TTT+

3 Nov

And then there were two … e rimasero in due, Franz Di Cioccio e Patrick Djivas, accompagnati già da un po’ da nuovi musicisti, che tra l’altro ho visto dal vivo di recente – negli anni pre covid – a Modena nella bella piazza Roma. Cosa mia aspetto da un disco del genere non so, la Premiata come sapete è una delle mie prog band preferite in assoluto ma, visto l’uomo che sono, dopo il 1981 (anno in cui la vidi dal vivo per la prima volta) smisi di seguirla, almeno per quanto riguarda i dischi da studio.

Premiata Forneria Marconi - I Dreamed of Electric Sheep (2021 InsideOut Music)

Ora eccoli di nuovi qui, Di Cioccio pare uno mai domo, se ci crede fa bene, con lui il fido Djivas. Copertina senza infamia senza lode.

Prendo in esame la versione italiana. Vediamo un po’.

Premiata Forneria Marconi - I Dreamed of Electric Sheep (2021)

Dal look della band (il noiosissimo nero comune ormai a tante, troppe band che girano intorno al mondo del nuovo progressive metal) sì può già intuire qualcosa e infatti Mondi Paralleli rispetta i (pre)giudizi. Aria da Dream Therater, i musicisti sanno suonare ma questa non sembra essere la PFM. Certo, lo so, un gruppo non può restare cristallizzato in un dato periodo, un gruppo deve crescere ed evolversi, ma non è il gruppo che mi appartiene. Tuttavia il cantato mi piace e anche lo sviluppo che lo accompagna.

Umani Alieni è guidata dal piano e il mood musicale a mio avviso migliora, brano raffinato con un cantato molto umano. Quello che non mi piace è la parte strumentale dal piglio prog metal che dopo un po’ viene a galla. In certe parti ricorda Parco Sempione di Elio E Le Storie Tese. Ombre Amiche è uno di quei brani sospesi alla Zucchero, arrangiamento rarefatto, la voce di Franz risulta più gradevole del previsto.

La Grande Corsa è un bel Rock moderno dal respiro melodico, inaspettato è piacevole. Ecco, gli interventi del doppio pedale di batteria mi annoiano, ma il pezzo funziona, ogni tanto un moog fa capolino. Pezzo curioso, un po’ Van Halen un po’ prog.

Premiata Forneria Marconi 2021- foto Orazio Truglio

AtmoSpace mi risulta meno appetibile, almeno all’inizio, ma poi con l’avvento del pianino e del moog tutto si fa più famigliare e più bello. Pecore Elettriche, basso un po’ funk, chitarra alla Steve Vai (con o senza wah wah), con Mr. Non Lo So la PFM saltella e fa la spiritosa, Il Respiro Del Tempo rimanda ancora a certe cose di Zucchero, Ian Anderson e Steve Hackett sono della partita ma sono apparizioni fugaci e leggere

Transumanza un minuto che funge da introduzione a Transumanza Jam, la batteria che conosciamo, il violino, il moog di Premoli, sapori antichi del bel tempo che fu.

L’album dunque mi piace più di quanto mi aspettassi, non amo molto certe derive prog metal (lo avrete capito) e le sfumature da rock moderno ma è una cosa mia, il resto mi pare ben più che dignitoso. Bravo Franz, bravo Patrick, bravo Lucio, bravi tutti.

CD 1 Tracklist (English version):
01. Worlds Beyond
02. Adrenaline Oasis
03. Let Go
04. City Life
05. If I Had Wings
06. Electric Sheep
07. Daily Heroes
08. Kindred Souls
09. Transhumance
10. Transhumance Jam

Total time: 40:48

CD 2 Tracklist (Italian version):
01. Mondi paralleli
02. Umani alieni
03. Ombre amiche
04. La grande corsa
05. AtmoSpace
06. Pecore elettriche
07. Mr. Non Lo So
08. Il respiro del tempo
09. Transumanza
10. Transumanza Jam

  • Franz Di Cioccio – voce principale, batteria, arrangiamento
  • Patrick Djivas – basso, tastiera, arrangiamento
  • Marco Sfogli – chitarra elettrica ed acustica, arrangiamento (tracce 1-4), coro (traccia 8)
  • Lucio Fabbri – violino, viola, coro (traccia 8)
  • Alessandro Scaglione – tastiera, pianoforte, coro (traccia 8)
  • Alberto Bravin – tastiera, chitarra acustica, cori, coro (traccia 8)

Altri musicisti

  • Simone Bertolotti – programmazione
  • Luca Zabbini – arrangiamento (tracce 1, 3, 5 e 8), organo Hammond, pianoforte e minimoog (tracce 1, 3, 5, 8 e 10)
  • Ian Anderson – flauto (traccia 8)
  • Steve Hackett – chitarra elettrica (traccia 8)
  • Flavio Premoli – minimoog (traccia 10)

Produzione

  • Iaia De Capitani – produzione
  • Franz Di Cioccio – produzione artistica ed esecutiva
  • Patrick Djivas – produzione artistica ed esecutiva, missaggio
  • Simone Bertolotti – produzione aggiuntiva, registrazione, missaggio
  • Andrea “Bernie” De Bernardi – mastering

The Beatles – Let It Be (2CD Deluxe Edition) (1970/2021 Capitol) – TTTTT

1 Nov

Nuovo stereo mix di Giles Martin e dell’ingegnere del suono Sam Okell che riprendono come riferimento la versione originale di Phil Spetcor usando naturalmente i master 8 piste. Questa versione include anche un cd dedicato al meglio delle outtake. Occasione per parlare un po’ di Beatles qui sul blog.

In breve: i 4 di Liverpool nel gennaio del 1969 si ritrovano ai Twickenham Film Studios per girare una sorta di documentario con l’idea di ritornare a essere un gruppo che suona dal vivo, le cose tra i quattro non funzionano più a dovere da un po’, Harrison ad un certo punto se ne va, il gruppo si ricompatta in aprile agli studi della Apple, esce il singolo Get Back, Glyn Johns prepara un missaggio dell’album – a quel punto chiamato come il singolo – ma il tutto viene bloccato e il progetto abbandonato. Il gruppo si mette di nuovo all’opera ma su di un progetto diverso – Abbey Road – che viene pubblicato nel settembre del 1969, Lennon se ne va e i tre membri rimanenti da gennaio ad aprile 1970 si ritrovano per completare il vecchio progetto ora rinominato Let It Be, album che esce in maggio di quell’anno dopo che il produttore Phil Spector rivede alcune canzoni  aggiungendo le sue tipiche orchestrazioni (McCartney ne sa sarà disgustato).

The Beatles - Let It Be (Special Edition) (2021 Capitol)

Pur tribolato rimane un disco dei Beatles, dunque (quasi tutto) magnifico. Two Of Us di Macca è un gioiellino acustico, il nuovo mix mi pare renda tutto più chiaro.

Dig A Pony di Lennon è un gran bel momento, lento ma dall’andamento Rock … mi imbarazza un po’ mettere i link di Youtube, sono brani così noti, ma poi penso che magari qualche giovane lettore non ha tutta questa confidenza con i Fab Four.

The Beatles - Let It Be (Special Edition) (2021 Capitol)

Di nuovo Lennon per la meravigliosa Across The Universe … uhm, sono di nuovo colto dai dubbi,  difficile recensire oggi un disco dei Beatles, che cosa si può aggiungere? Si finirebbe per usare tanti aggettivi ed iperbole, ma va beh, ormai mi ci sono messo…

I Me Mine è di Harrison, canzone dolce che sa trasformarsi in un rockaccio senza sembrare ridicola, altro pezzo rilevante.

Dig It è invece una di quelle sciocchezzuole dei Beatles che non mi hanno mai preso.

Let It Be di Macca è un patrimonio dell’umanità, la semplicità da “ballata” in DO non deve trarre in inganno, il brano è profondo, completo, riuscito. Sarà che sono sensibile al tema toccato e dunque all’ispirazione che ebbe McCartney ma per me rimane un capolavoro. Magari dico un’eresia ma il nuovo mix sembra migliorarla …

Maggie Mae, 40 secondi di un vecchio traditional che parla di una prostituta che derubò un marinaio, momento inutile.

I Got A Feeling è il bel rock che conosciamo

The Beatles - Let It Be (Special Edition) (2021 Capitol)

One After 909 ci riporta ai vecchi Beatles, con The Long And Winding Road non ci resta che piangere, Macca at his best, cosa si può scrivere di una canzone dalla purezza compositiva definitiva? Macca is god!

For You Blue è una canzoncina di Harrison sull’acustica, mentre Get Back di MacCartney è il classico che tutti amiamo e che sembra beneficiare del nuovo mix.

Il materiale bonus consiste in massima parte di registrazioni alternative dei vari pezzi, segnalo Don’t Let Me Down (First Rooftop Performance), The Long And Winding Road (Take 19) e Across The Universe (Unreleased Glyn Johns 1970 Mix)

The Beatles - Let It Be (Special Edition) (2021 Capitol)

In caso qualcuno non abbia questo (ultimo) album da studio dei Beatles questa uscita potrebbe essere un bel pretesto per rimediare, sempre che non siate dei puristi e vogliate i mix originali degli album (io lo sono stato ma ora sono più morbido a riguardo, sarà l’età). Di solito riguardo i grandi album dei Beatles sono altri titoli ad essere citati, ma Let It Be rimane un grandissimo disco.

Tracklist
CD 1 Let It Be

01. Two Of Us (3:36)
02. Dig A Pony (3:55)
03. Across The Universe (3:48)
04. I Me Mine (2:25)
05. Dig It (0:51)
06. Let It Be (4:03)
07. Maggie Mae (0:40)
08. I’ve Got A Feeling (3:38)
09. One After 909 (2:54)
10. The Long And Winding Road (3:38)
11. For You Blue (2:33)
12. Get Back (3:08)

CD 2 Outtake Highlights

01. Morning Camera (Speech – Mono) – Two Of Us (Take 4) (3:42)
02. Maggie Mae – Fancy My Chances With You (Mono) (0:58)
03. For You Blue (Take 4) (2:53)
04. Let It Be – Please Please Me – Let It Be (Take 10) (4:33)
05. The Walk (Jam) (0:56)
06. I’ve Got A Feeling (Take 10) (3:38)
07. Dig A Pony (Take 14) (4:01)
08. Get Back (Take 8) (3:53)
09. Like Making An Album (Speech) (0:43)
10. One After 909 (Take 3) (3:27)
11. Don’t Let Me Down (First Rooftop Performance) (3:29)
12. The Long And Winding Road (Take 19) (3:47)
13. Wake Up Little Suzie – I Me Mine (Take 11) (2:16)
14. Across The Universe (Unreleased Glyn Johns 1970 Mix) (3:31)

Queste le varie versioni della nuova edizione:

The Beatles

LET IT BE – 5CD+BLU-RAY SUPER DELUXE WITH BOOK
LET IT BE – 5LP VINYL BOX WITH BOOK
THE BEATLES GET BACK – BOOK
LET IT BE – 2CD DELUXE EDITION
LET IT BE – SINGLE LP
LET IT BE – SINGLE CD

Eric Clapton – “Eric Clapton” (Anniversary Deluxe Edition) (1970/2021 Polydor)

31 Ott

Dunque vediamo un po’ cosa success, grosso modo, e a Clapton dal 1963 al 1969: due/tre anni con gli Yardbirds, uno con John Mayall & The Bluesbreakers, tre con i Cream e uno con i Blind Faith, senza contare le collaborazione con John Lennon & The Plastic Ono Band (1969) e Delaney & Bonnie & Friends (1969/1970). Sette anni circa spesi ad una velocità folle quando il fenomeno della musica Rock era in divenire e lui dunque era uno degli apripista principali. Chiaro che poi può succedere di avere qualche mancamento, di interrogarti sullo status di dio della chitarra che il pubblico ti ha appiccicato, di essere un po’ in confusione (dopo questo album partì l’avventura Derek & The Dominos a cui seguirono un paio d’anni di black out dovuti anche al uso di droghe pesanti).

Primo album solista dunque ma schiacciato fra un travolgente passato e l’imminente disco e tour con i Dominos. Album dunque interlocutorio, in cui Clapton elaborava i primi tentativi di capire chi fosse realmente. L’album arrivò al n. 13 della Top 200 americana, ma non fu un tondo successo. La copertina originale dell’album era questa:

immagine non usata per l’artwork di questo cofanetto a 4 CD mentre regolarmente appare nella nuova edizione in vinile (1 solo LP). Il box set include il mix ufficiale fatto da Tom Dowd (UK version), quello di Delaney Bramlett (già apparso nella edizione del 2006) e infine quello di Eric Clapton proposito nella sua completezza qui per la prima volta. Il materiale bonus era già apparso nella edizione precedente con la sola eccezione di un mix alternativo di Comin’ Home. Il mix usato per il vinile dovrebbe essere quello classico di Tom Dowd (non ne sono certo, però, non avendo l’LP).

Eric Clapton - Eric Clapton (Anniversary Deluxe Edition) (2021) EAC Rip | FLAC (tracks, cue, log, scans) - 1.1 GB | MP3 CBR 320 kbps - 536 MB 2:35:16 | Rock, Blues Rock, Classic Rock | Label: Polydor

Slunky (Bramlett – Clapton) è lo strumentale che apre l’album e che rappresenta bene lo spirito che aleggiava ai tempi: fiati che spingono, buon groove, qualche ottimo intervento con la Stratocaster. Bad Boy (Bramlett – Clapton) è un blues infettato di funk, il sapore e quello americano visto il produttore, i musicisti e il nuovo corso di Eric, blues semplice ed efficace. La voce di Clapton non è ancora al livello di ciò che sarà dal 1974 in poi.

Il tema di Lonesome And A Long Way From Home (Bramlett · Leon Russell) è esattamente quello di Bad Boy ma il brano è più ritmato, la firma di Leon Russell si sente, momento gradevole di nuovo spinto da un bel lavoro di fiati. After Midnight del grandissimo J.J. Cale aggiunge substrato alla caratura dell’album, la versione di Clapton è riuscita, velocità diversa dall’originale e confezione più ricca. Assolo d’obbligo col tipico suono della Fender Stratocaster.

Easy Now (Clapton) gioca con l’acustica, pezzo che ricorda un po’ lo stile del suo grande amico George Harrison. Blues Power (Clapton – Russell) è uno dei grandi pezzi di questo album malgrado all’epoca – mi par di ricordare, criticarono l’aspetto, diciamo così, solare del pezzo (probabilmente da lui volevano sentire solo blues che avessero a che fare con tematiche e suoni più profondi e cupi).

Il ritmo frizzantino continua con Bottle Of Red Wine (Clapton) canzonetta senza troppe velleità, un po’ come Lovin’ You Lovin’ Me (Bramlett · Clapton), gradevoli certo, ma leggerine. I’ve Told You For The Last Time (Bramlett – Steve Cropper) non di discosta troppo da queste ultime, I Don’t Know Why (Bramlett – Clapton) è un pelo più riflessiva e prepara il campo per il brano finale, la bella Let It Rain (Bramlett – Clapton) con quell’andamento molto americano (nell’accezione positiva), Jim Gordon e Carl Radle alla sezione ritmica fanno un ottimo lavoro.

Chi vuole  sbizzarrirsi nel cercare le di differenze dei due mix alternativi può naturalmente farlo, ma son cose secondo me riservate ai fan in senso strettissimo.

Materiale bonus piacevole, Teasin’ (Performed by King Curtis with Delaney Bramlett, Eric Clapton & Friends) è uno strumentale molto accattivante,

Comin’ Home (Alternate Mix) (Performed by Delaney & Bonnie & Friends featuring Eric Clapton  – unreleased mix) è altrettanto amabile. Quando parte un blues il mio animo entra sempre in mobilità allerta sebbene io sia molto esigente a riguardo e dunque alla fin fine tenda a disdegnare buona parte dei blues canonici che sento. Questo Blues In “A” (Session Outtake) è uno di quelli, ma è suonato da musicisti che lo hanno nel sangue e dunque anche un esercizietto come questo mi risulta carino. Belle chitarre, bello l’organo di Bobby Whitlock, bel bluesetto insomma, il tocco di Eric era davvero speciale. She Rides (Let It Rain alternate version), I’ve Told You For The Last Time (Olympic Studios version), I Don’t Know Why (Olympic Studios version) seguono e si chiude con Comin’ Home (single a-side) (Performed by Delaney & Bonnie & Friends featuring Eric Clapton), e Groupie (Superstar) (single b-side) (Performed by Delaney & Bonnie & Friends featuring Eric Clapton), quest’ultima è giusto una b side di un 45 giri, niente male però, uno di quei brani alla Cry Me A River che ascolto sempre con piacere.

Sarà che ho una predilezione per gli album obliqui e non del tutto definiti ma il primo di Clapton a me piace parecchio, questa edizione in pratica aggiunge pochissimo a quanto già pubblicato in passato  (purtroppo ormai siamo abituati a queste speculazioni) tuttavia per chi non avesse l’album o possedesse solo una vecchia musicassetta beh, potrebbe essere l’occasione giusta per portarsi a casa un buon disco incastonato in un bel box set.

  • CD 1: The Tom Dowd Mix – The UK Version
    1. Slunky 3.40
    2. Bad Boy 3.59
    3. Lonesome And A Long Way From Home 3.50
    4. After Midnight 3.14
    5. Easy Now 3.03
    6. Blues Power 3.15
    7. Bottle Of Red Wine 3.12
    8. Lovin’ You Lovin’ Me 3.39
    9. I’ve Told You For The Last Time 2.36
    10. I Don’t Know Why 3.23
    11. Let It Rain 5.06
  • CD 2: The Eric Clapton Mix
    1. Slunky 3.34 unreleased mix
    2. Bad Boy 4.20 unreleased mix
    3. Lonesome And A Long Way From Home 3.58 unreleased mix
    4. After Midnight 3.19 released on Life in 12 Bars Soundtrack
    5. Easy Now 2.57 released – this was the only EC mix inserted into the original 1970 Tom Dowd mix LP
    6. Blues Power 3.53 unreleased mix
    7. Bottle Of Red Wine 2.58 unreleased mix
    8. Lovin’ You Lovin’ Me 3.44 unreleased mix
    9. I’ve Told You For The Last Time 2.32 unreleased mix
    10. I Don’t Know Why 3.35 unreleased mix
    11. Let It Rain 5.18 released on Life in 12 Bars Soundtrack
  • CD 3: The Delaney Bramlett Mix ) all mixes released on 2005 Deluxe Edition CD
    1. Slunky 3.35
    2. Bad Boy 3.44
    3. Easy Now 3.00
    4. After Midnight 3.19
    5. Blues Power 3.20
    6. Bottle Of Red Wine 3.09
    7. Lovin’ You Lovin’ Me 4.07
    8. Lonesome And A Long Way From Home 3.52
    9. I Don’t Know Why 3.45
    10. Let It Rain 5.02
  • CD 4: Singles, Alternate Versions & Session Outtakes
    1. Teasin’ 2.17 Performed by King Curtis with Delaney Bramlett, Eric Clapton & Friends
    2. Comin’ Home (Alternate Mix) 3.44 Performed by Delaney & Bonnie & Friends featuring Eric Clapton  – unreleased mix
    3. Blues In “A” (Session Outtake) 28
    4. She Rides (Let It Rain alternate version) 5.08
    5. I’ve Told You For The Last Time (Olympic Studios version) 6.49
    6. I Don’t Know Why (Olympic Studios version) 5.14
    7. Comin’ Home (single a-side) 3.15 Performed by Delaney & Bonnie & Friends featuring Eric Clapton
    8. Groupie (Superstar) (single b-side) 2.50 Performed by Delaney & Bonnie & Friends featuring Eric Clapton

Credits:

  • Eric Clapton – lead guitar, lead vocals
  • Delaney Bramlett – rhythm guitars, backing vocals
  • Stephen Stills – guitars, bass (“Let It Rain”), backing vocals
  • Leon Russell – pianos
  • John Simon – pianos
  • Bobby Whitlock – organ, backing vocals
  • Carl Radle – bass
  • Jim Gordon – drums
  • Tex Johnson – percussion
  • Bobby Keys – saxophones
  • Jim Price – trumpet
  • Jerry Allison – backing vocals
  • Bonnie Bramlett – backing vocals
  • Rita Coolidge – backing vocals
  • Sonny Curtis – backing vocals
  • Producer and arranged by Delaney Bramlett
  • Engineer – Bill Halverson
  • Recorded at The Village Recorder (Los Angeles, California)
  • Photography and album design – Barry Feinstein
  • Equipment – Bill Reed, Clark

UFO “Force It” (Deluxe Edition) (2021 Chrysalis Records) – TTTTT

28 Ott

Seconda metà anni settanta, provincia modenese, sono già l’appassionato di musica Rock che vive in funzione di essa. Il sabato pomeriggio andare al Peecker Sound di Formigine (di fianco alla storica discoteca Picchio Rosso), il più grande negozio di dischi della provincia, è il clou dell’intera settimana: qualche ora passata ad aggirarsi tra i tanti scaffali e ad immergersi in quel mondo da sogno fatto di centinaia, migliaia, di LP. Sono in compagnia di Biccio, il mio amico fraterno nonché tastierista della band di cui faccio parte (la Sallow Band, ora tramutatasi in The Strangers) e di suo fratello più piccolo, Màrcel, batterista del gruppo. Biccio compra Trilogy degli ELP, Marcel News Of The World dei Queen e io Force It degli Ufo. Su Ciao 2001, la rivista più in voga tra noi appassionati, un recente articolo parlava di questo gruppo inglese dedito all’Hard Rock di stampo Zeppelin (ma il riferimento al dirigibile di piombo era presente in ogni articolo e in ogni recensione che avessero a che fare con l’Hard Rock). Nel tardo pomeriggio, a casa di Biccio, iniziammo ad ascoltare, quei tre dischi sarebbero diventati album che avremmo amato molto, a me in particolare avrebbero fatto parte delle fondamenta su cui costruire il mio essere.

Ufo - Force It (Remastered Deluxe Edition) (2021) Chrysalis Records

Force It fu il primo album degli UFO ad entrare nella TOP200 americana, la classifica ufficiale più importante al mondo, arrivando sino al 71esimo posto. E’ il secondo album con Schenker alla chitarra e il primo vero album davvero corposo del gruppo. La copertina della copia che acquistai (printed in USA) aveva le due figure nel bagno sfumate (la censura statunitense è sempre stata ridicola) così da ragazzino in balia delle prime vere pulsioni date dal testosterone, immaginavo che nella vasca fossero raffigurate due donne. L’artwork è della famosa Hipgnosis, io ci ho sempre visto un po’ di Magritte, ad ogni quella prospettiva volutamente sghemba la ho sempre apprezzata.

UFO 1975 (L to R) Andy Parker- Pete Way - Phil Mogg - Michael Schenker

UFO 1975 (L to R) Andy Parker- Pete Way – Phil Mogg – Michael Schenker

Let It Roll è un po’ centurionica nell’andamento, ma è trascinante e le chitarre soliste di Schenker sono uno spettacolo. Costruzione elementare, sezione ritmica giusto sufficiente ma la voce di Mogg e i fraseggi di Schenker sono stupefacenti. Ricordo il Tim adolescente rapito dalla sezione lenta dove i ricami chitarristici si fanno magnifici. Pezzo che è un classico della band ancora in scaletta.

Shoot Shoot è un Hard Rock And Roll di gran livello pur nella sua semplicità, di nuovo gli interventi della solista di MS sono fenomenali. Anche Shoot Shoot a tutt’oggi è considerato un classico del gruppo.

High Flyer mi irretì completamente, quadretto acustico delizioso, belle melodie, chitarra acustica gentile e assolo ispirato. Le tastiere (di Chuck Churchill dei Ten Years After) sono invece lofi, quei tappeti che riempiranno anche ma che sono noiosi e dozzinali.

Love Lost Love è di nuovo hard rock con un respiro melodico apprezzabile. La ritmica teutonica e quadrata della chitarra di Schenker è scalfita meravigliosamente dall’ennesimo bell’assolo del biondo di Sarstedt. La sequenza di bei pezzi continua con Out In The Street, un grazioso pianino su cui emerge la bella voce di Phil Mogg e la chitarra geometrica di Schenker. L’alternarsi tra momenti dolci e ruvidi, l’inizio incntevole dell’assolo di Schenker, la genuinità del gruppo.

Mother Mary parte decisa, Hard Rock europeo cazzuto trascinato da un gran cantante e da un giovane asso della chitarra. Quello che fa vincere questo gruppo è l’aspetto melodico (ma mai mieloso), anche nei brani più duri c’è sempre un momento di dolcezza che poi dà ancora più corpo agli sviluppi chitarristici sempre riusciti. Dopo sei grandi pezzi ci sta che arrivino un paio di brani meno incisivi come Too Much of Nothing e Dance Your Life Away che comunque contengono momenti validi al loro interno. La sezione ritmica sembra qui meno efficace. This Kid’s / Between the Walls è una sorta di pezzo diviso in tre parti: dapprima il capitolo hard rock, poi quello blues (un po’ troppo quadrato e pesante) e infine la chiusura psichedelica che in qualche modo riporta ai primi due album del gruppo. Niente male. Degna outro di un gran disco.

L’outtake A Million Miles inizia come una ballata, magari non proprio originalissima, ma una di quelle in cui mi ci riconosco sempre …

Seems I lost my direction
Was it all just in a word?
Thought I found that something’s real
Now I’m lost, don’t know where to go

poi si fa hard rock prima di ritornare al mood iniziale. Giusto che al tempo non sia finita sull’album, roba per fan come me.

Il secondo CD/LP contiene il concerto del 23 settembre 1975 allo studio Record Plant di Sausalito (California) davanti ad un ristretto numero di fan. In formazione era arrivato da poco d Danny Peyroneli alle tastiere, che col suo stile percussivo cercava di dare un colore in più alla musica degli UFO. In scaletta soprattutto brani presi dai primi due album con Schenker (dunque Phenomen del 1974 e appunto Force It) e un paio di cosette dal primo periodo. La qualità della registrazione non è il top, in più all’inizio Schenker a tratti sembra un po’ fuori fuoco (le prime fasi di Doctor Doctor traballano), ma poi la band prende confidenza e porta a casa un buon risultato.

LP vinyl  •  2CD set • Remastered audiUFOLa deluxe edition dunque non è male, anche se non contiene nulla di nuovo (se non il remaster), visto che la outtake e il concerto furono già pubblicati in edizioni passate. Detto ciò va ribadito che Force It è stato, è, e rimarrà sempre uno dei più fulgidi esempi di hard rock britannico degli anni settanta. Probabilmente il culmine dell’era Schenker è Lights Out del 1977, ma Force It vi è subito dietro. Per chi segue questo blog, album da avere.

◊ ◊ ◊

2LP vinyl  •  2CD set • Remastered audio

Tracklist

(nella versione 2 LP, la outtake non è presente / il concerto di LA 1975 esce per la prima volta su LP con questa edizione)
CD1
1. Let It Roll (2021 Remaster) (3:55)
2. Shoot Shoot (2021 Remaster) (3:36)
3. High Flyer (2021 Remaster) (4:04)
4. Love Lost Love (2021 Remaster) (3:20)
5. Out in the Street (2021 Remaster) (5:13)
6. Mother Mary (2021 Remaster) (3:48)
7. Too Much of Nothing (2021 Remaster) (3:58)
8. Dance Your Life Away (2021 Remaster) (3:32)
9. This Kid’s / Between the Walls (2021 Remaster) (6:14)
10. A Million Miles (2021 Remaster) (4:46) BONUS TRACK

CD2

1. Intro (Live at Record Plant, NYC, 1975 / 2021 Remaster) (1:12)
2. Let It Roll (Live at Record Plant, NYC, 1975 / 2021 Remaster) (5:01)
3. Doctor Doctor (Live at Record Plant, NYC, 1975 / 2021 Remaster) (5:15)
4. Oh My (Live at Record Plant, NYC, 1975 / 2021 Remaster) (4:17)
5. Built For Comfort (Live at Record Plant, NYC, 1975 / 2021 Remaster) (4:42)
6. Out In The Street (Live at Record Plant, NYC, 1975 / 2021 Remaster) (5:29)
7. Space Child (Live at Record Plant, NYC, 1975 / 2021 Remaster) (4:43)
8. Mother Mary (Live at Record Plant, NYC, 1975 / 2021 Remaster) (4:43)
9. All Or Nothing (Live at Record Plant, NYC, 1975 / 2021 Remaster) (4:39)
10. This Kid’s (Live at Record Plant, NYC, 1975 / 2021 Remaster) (4:39)
11. Shoot Shoot (Live at Record Plant, NYC, 1975 / 2021 Remaster) (3:51)
12. Rock Bottom (Live at Record Plant, NYC, 1975 / 2021 Remaster) (9:07)

UFO
  • Phil Mogg – vocals
  • Michael Schenker – guitar
  • Pete Way – bass
  • Andy Parker – drums
Additional musicians
  • Chick Churchill – keyboards (studio album)
  • David Peyroneli – Keyboards (live set)
Production
  • Leo Lyons – producer
  • Mike Bobak, Mike Thompson – engineers
  • Hipgnosis – cover art

Gli UFO sul Blog:

https://timtirelli.com/2015/11/04/ufo-milano-legend-club-1-nov-2015-tttt/

https://timtirelli.com/2013/06/05/ufo-at-the-bbc-1974-1985-2013-chrysalis-tttt%c2%bd/

https://timtirelli.com/2012/04/24/ufo-the-chrisalys-years-1980-86-chrisalys-emi-2012-box-set-ttttt/

https://timtirelli.com/2012/03/25/ufo-seven-deadly-spvsteamhammer-2012-ttt/

https://timtirelli.com/2012/02/10/ufo-the-chrysalis-years-1973-1979-chrysalis-emi-2011-ttttt/

Santana – Blessings And Miracles (2021 BMG ) – TT¾

27 Ott

Quello che un tempo lontano fu il mio chitarrista preferito (fino a che non arrivò il Dark Lord) pubblica, con l’omonima band, il 26esimo album da studio. Per un come me, che ha smesso di seguirlo davvero nel 1978, non aspettarsi granché è d’obbligo, la svolta commerciale del 1999 (con Supernatural, 15 milioni di copie vendute negli USA) non mi ha mai preso e gli album seguenti  non sono mai stati all’altezza del bel tempo che fu, il che è ovvio, la vena creativa dura al massimo 10 anni e oggi siamo già a 40 anni oltre il limite. Tuttavia con l’avanzare dell’età si diventa più sentimentali, e così l’amore per il chitarrista col dolcevita bianco  e con la splendida Yamaha al collo del 1976 , tanto per dire, si fa di nuovo sentire.

il chitarrista col dolcevita bianco e con la splendida Yamaha al collo del 1976

Santana - Blessings And Miracles (2021)

Ghost of Future Pull/New Light funge da intro, misticanza e trascendenza mentre Santana Celebration è uno strumentale che ci trascina nel mondo dei Santana più classici. Rumbalero senza scadere troppo si rifà alle cose degli ultimi decenni. 

Joy ci dà di reggae e sembra di sentire Amy Winehouse, Move torna a battere le strade dell’easy listening odierno, con quei cantati insopportabili e quella aria da commedia latinoamericana da due soldi. 

La versione di Whiter Shade Of Pale (Feat. Steve Winwood) dei Procol Harum poteva tranquillamente essere evitata, pur cercando un arrangiamento contemporaneo, non decolla, nemmeno con Winwood. Break (Feat. Ally Brooke) vuole riportare il gruppo al centro della musica popolare moderna, ma quel che riesce a fare è allontanare i vecchi fan come me. Simile a certe noiose ballate pop velate di jazz di Sting.

She’s Fire è inascoltabile, i Santana che cercano di fare il verso alla musica di melma di questi anni non si possono sentire. Peace Power (Feat. Corey Glover) porta un venticello Rock che ritempra, America For Sale (Feat. Kirk Hammett & Marc Osegueda) cerca di fare lo stesso, ma questo alternarsi di generi confonde. Ci sono dei gran chitarroni ma sembrano fini a se stessi.

Breathing Underwater ricaccia il Rock all’angolo e la musichetta pop un po’ astratta torna alla ribalta. E via di nuovo sull’ottovolante con Mother Yes, tentativo di tornare agli origini.

Song For Cindy è piacevole, uno strumentale dove la chitarra di Carlos ci rimanda in posti famigliari, in Angel Choir/All Together (Feat. Chick Corea & Gayle Moran Corea) viene scomodato addirittura Chick Corea, e meno male, il livello della musica migliora notevolmente. Ghost Of Future Pull II è un brano breve ma degno dei Santana, nulla di che, nemmeno un paio di minuti a mo’ di outro, ma con un sapore musicale buono. 

I primi e gli ultimi tre brani salvano il disco, il resto è superfluo e inutile.

Carlos alla chitarra è sempre un portento, alla sua età sono pochi che ancora suonano così, il materiale però è troppo debole, non essendoci un minimo di continuità e coerenza poi l’ascoltatore non può che rimanere con un bel po’ di punti interrogativi in mano.

Tracklist:
01. Ghost of Future Pull/New Light
02. Santana Celebration
03. Rumbalero
04. Joy
05. Move
06. Whiter Shade Of Pale (Feat. Steve Winwood)
07. Break (Feat. Ally Brooke)
08. She’s Fire
09. Peace Power (Feat. Corey Glover)
10. America For Sale (Feat. Kirk Hammett & Marc Osegueda)
11. Breathing Underwater
12. Mother Yes
13. Song For Cindy
14. Angel Choir/All Together (Feat. Chick Corea & Gayle Moran Corea)
15. Ghost Of Future Pull II

Total time: 56:51

Lou Reed – Live At Alice Tully Hall (January 27, 1973 – 2nd Show) (Remastered) (2021RCA Records) -TT½

26 Ott

Quando si tratta di ascoltare Lou Reed dal vivo nel 1973 (e 1974) sono sempre pronto, gli album Rock And Roll Animal (1974) e Live (1975) tratti dallo stesso concerto del 21 dicembre 1973 a NYC, sono indimenticabili, il primo soprattutto è uno dei migliori album dal vivo di tutti i tempi. Quella band era spettacolare, se penso ai due giganti della chitarra, Dick Wagner e Steve Hunter, mi vengono i brividi.  In occasione dello Record Store Day del 2020 la RCA ha fatto uscire questo live relativo al secondo show tenuto al Lincoln Center di Manhattan del 27 gennaio 1973. La band che accompagnava Lou nei mesi successivi all’uscita di Transformer (1972) era quella dei Tots, un insieme di ragazzi piuttosto inesperti che Lou licenziò ad inizio maggio del 1973. Tuttavia per me è impossibile tralasciare una registrazione del genere, visto che considero quel paio danni che vanno dal 1972 al 1974 il momento di maggior scintillio per quanto riguarda le esibizioni dal vivo di Lou Reed. Certo, le performance di questa band lasciano a desiderare, ma tant’è …

Cover

White Light/White Heat mette subito in evidenza la caratura dei Tots: livello mediocre, nessun arrangiamento, chitarre non  distorte e basiche, bassista e batterista impalpabili. Perché Lou scelse questo gruppo per portare dal vivo un disco potente come Transformer é un mistero. Anche in Wagon Wheel le cose non cambiano, è tutto ridotto all’osso, sembra esserci poco o niente di artistico, al di là delle grandi canzoni di Lou. Per alcuni magari l’aspetto scarno della cosa potrà anche avere un senso ma in una prospettiva più ampia non si può non notare la pochezza della proposta strumentale. Risentire però pezzi come I’m Waiting for the Man è sempre toccante, malgrado l’accompagnamento non all’altezza (sul finale sono tutti imbarazzanti … livello da gruppo parrocchiale). Walk and Talk It mette in scena un pelo di brio in più ma Sweet Jane riporta tutti alla realtà, che nullità di band! Le cose sembrano andare meglio in New Age, l’andamento lento e strascicato sembra nascondere le magagne. Con Vicious si torna alla sofferenza, in I Can’t Stand It il batterista è chiaramente inadeguato. Satellite of Love è quel tipo di pezzo dove persino un gruppetto come questo può portare a casa senza tragedie. Senti Heroin, ti viene alla mente la versione su Rock And Roll Animal e fatichi ad ascoltarla. Arrivato a I’m So Free pensi a quello che scrisse Paul Nelson di Rolling Stone, presente sia ai concerti del Lincoln Center che a quelli dell’Academy:

“As it happens, I had seen Reed and a mediocre pickup band at Lincoln Center some months earlier in his first New York non-Velvets appearance and he was tragic in every sense of the word. So, at the Academy, I didn’t expect much and when his new band came out and began to play spectacular, even majestic, rock & roll, management’s strategy for the evening became clear: Elevate the erratic and unstable punkiness of the centerpiece into punchy, swaggering grandeur by using the best arrangements, sound and musicians that money could buy; the trimmings, particularly guitarists Dick Wagner and Steve Hunter, were awesome enough so that if Reed were merely competent, the concert would be a success. And it was, as one can judge from the resultant albums. The band does not emulate the violent, hypnotic, dope-trance staccato power and subway lyricism of the Velvet Underground, but rather opts for a hard, clean, clear, near-royal Mott the Hoople/Eric Clapton (Layla) opulence and Reed sings out most of the songs in his effective street-talk style. Animal, coming first, naturally contains the best performances (“Intro/Sweet Jane,” “White Light/White Heat,” the first half of “Rock ‘n’ Roll”).

Anche all’epoca il concerto di cui stiamo scrivendo apparve tragico.

Walk On The Wild Side non fa troppi danni, Rock And Roll non funziona e Sister Ray finalmente chiude il concerto.

Mi chiedo come mai esistano registrazioni multitraccia di questo concerto, evidentemente qualcuno ai piani alti decise valesse la pena registrare la band per un possibile album dal vivo (e allora questo comportava un dispendio di mezzi tecnici notevole e quindi un budget rilevante). Un bel coraggio, un bello spreco di risorse.

Album dunque insufficiente, i pezzi di Lou e dei Velvet sono meravigliosi ma confezionati in maniera sciatta.

Tracklist:
1. White Light/White Heat (Live at Alice Tully Hall January 27, 1973 – 2nd Show) (03:53)
2. Wagon Wheel (Live at Alice Tully Hall January 27, 1973 – 2nd Show) (04:22)
3. I’m Waiting for the Man (Live at Alice Tully Hall January 27, 1973 – 2nd Show) (08:09)
4. Walk and Talk It (Live at Alice Tully Hall January 27, 1973 – 2nd Show) (04:01)
5. Sweet Jane (Live at Alice Tully Hall January 27, 1973 – 2nd Show) (05:25)
6. New Age (Live at Alice Tully Hall January 27, 1973 – 2nd Show) (05:30)
7. Vicious (Live at Alice Tully Hall January 27, 1973 – 2nd Show) (03:33)
8. I Can’t Stand It (Live at Alice Tully Hall January 27, 1973 – 2nd Show) (04:01)
9. Satellite of Love (Live at Alice Tully Hall January 27, 1973 – 2nd Show) (03:46)
10. Heroin (Live at Alice Tully Hall January 27, 1973 – 2nd Show) (09:20)
11. I’m So Free (Live at Alice Tully Hall January 27, 1973 – 2nd Show) (03:53)
12. Walk On the Wild Side (Live at Alice Tully Hall January 27, 1973 – 2nd Show) (06:51)
13. Rock and Roll (Live at Alice Tully Hall January 27, 1973 – 2nd Show) (07:28)
14. Sister Ray (Live at Alice Tully Hall January 27, 1973 – 2nd Show) (10:58)

Backing Band – The Tots 

  • Bass – Bobby Resigno
  • Drums – Scottie Clark
  • Guitar – Eddie ReynoldsVinnie Laporta
  • Vocals, Guitar – Lou Reed