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BOOTLEG: Led Zeppelin, Manchester, Hard Rock, U.K. 08/12/1972

4 Feb

ITALIAN/ENGLISH

Led Zeppelin – 1972.12.08 – Hard Rock, Manchester, U.K. “One Step Up From Belle Vue” (EE remaster)

LABEL: no label

TYPE: audience

SOUND QUALITY: TTTT-

PERFORMANCE: TTTTT

ARTWORK: no artwork

PACKAGING: no packaging

BAND MOOD: TTTTT

COLLECTION ZEP FAN: TTTTT

COLLECTION CASUAL FAN: TTT

Capita a volte di riscoprire concerti dei Led Zeppelin (e relative registrazioni live) che avevi dimenticato o forse sottovalutato. E’ il caso di questo bel “bootleg” audience attinente al concerto che tennero i LZ a Manchester l’8/12/1972. Il tour del Regno Unito dell’inverno 1972-1973 arrivò dopo le date di ottobre spese tra Giappone e Svizzera (i due concerti di Montreux) e si protrasse dal 30 novembre 1972 al 30 gennaio 1973.

A Manchester fecero due concerti, il 7 e l’8 dicembre. Non si sa tanto dell’Hard Rock Concert Theatre, se non che fu aperto nel settembre del 1972 (serata d’apertura con David Bowie) e che restò in funzione tre anni durante i quali vide passare tra gli altri Free, Wings, Fleetwood Mac, Black Sabbath e Deep Purple. Delle due date dei LZ solo la testimonianza audio della seconda è arrivata sino a noi; la versione di cui parliamo è quella rimasterizzata a suo tempo da Eddie Edwards, noto fan inglese molto abile nel ripulire vecchie registrazioni live. Il titolo che diede Edwards al suo lavoro è One Step Up From Belle Vue riferendosi ad una plantation della serata, ma la stessa versione fu ristampata anche dalla etichetta specializzata in bootleg Sanctuary col titolo di Hard Rock!. Tale registrazione è facilmente reperibile tramite download gratuito nei soliti siti dove i fan si scambiano questo tipo di articoli.

Rock And Roll apre il concerto con la solita meravigliosa irruenza. Stiamo parlando degli anni migliori dei Led Zeppelin, dunque la performance di tutto il concerto è, come spesso accadde, superba. Durante il giro strumentale prima dell’assolo Jones tarda a passare dal LA al RE, ma si riprende subito. La chiusura di Bonham è rresistibile. Page parte quindi con l’introduzione di Over The Hills And Far Away (brano allora ancora inedito). Una volta entrata la band non si può non si notare l’attacco furibondo che Bonham mette in mostra nel suo drumming. Plant è un po’ misurato, tende a controllare la voce visto che nelle settimane e mesi precedenti ebbe le prime avvisaglie dei problemi di voce di cui soffrirà negli anni successivi. La sezione dedicata all’assolo è sublime: Bonham e Jones ben presenti con il loro magnifico groove hard rock funk e Page libero di esprimersi alla sua porca maniera.

RP: Thank you. Good evening. Uh, this is one that tells us, uh, this is one they call one step up from Belle Belle Vue. Which I think they might be right about. This is, uh, a song off the last album. That’s, uh, yeah, that’ll do.”

Ascoltare Black Dog in cuffia ti dà l’esatta (o quasi) percezione di cosa doveva essere vedere un concerto dei Led Zeppelin in quegli anni: potenza pura trattata con sopraffina eleganza e con una musicalità probabilmente senza pari in campo Rock. Il gruppo è sciolto, suona molto bene, è coeso, pieno di testosterone musicale e sospinto dalla energia cosmica, particolarità che mancarono – dal vivo –  dal 1975 in poi. Sarà che le orecchie si abituano in fretta alla qualità non certo perfetta dei bootleg di questo tipo, ma l’audio sembra davvero migliorare con Black Dog. Bonham è ancora una furia. Nessuno in campo Rock suonava come lui e come questo gruppo in quegli anni. Una meraviglia.

Il pubblico risponde alla grandissima. Il calore e l’affetto per quei quattro musicisti era davvero grande.

RP: “Thank you. Now what was that called? Huh. Now then. So this is a song without, hang on. Every time we come to Manchester, there’s a lot of people shouting out. But it’s not wise. Here’s, uh, here’s one about what happens on a sunny afternoon when you go for a walk in the park and sit, sit with the wrong people. It’s called ‘Misty Mountain Hop.'”

Jones si siede al piano e alla pedaliera basso per Misty Mountain Hop. Non mi piace ripetermi ma non posso fare altrimenti e sottolineare una volta di più il lavoro di John Bonham. Incredibile. Senti un concerto come questo e tutti gli altri batteristi rock ti sembrano lontani anni luce da lui. Cosa cavolo abbiamo perso quel 25 settembre 1980!

Segue Since I’ve Been Loving You che arriva dalla precedente grazie alla leggendaria scarica elettrica di Page. Il pubblico applaude sulle prime misure di questo fantasmagorico blues in minore, non può fare altrimenti incantato come’è da quella meravigliosa musicalità. Il cantato di Robert è pieno di passione, i suoi I’ve been the b-b-b-b-b-b-b-b-best of fools sono da brividi. Per il ritornello Jones passa dal piano all’organo. Il suono della chitarra di Page non è troppo distorto così tutto il calore dell’accoppiata Gibson Les Paul/Marshall risalta ottimamente.

RP: “This is, uh, we’d better call in a … completely musical part …. You’ll notice that, uh, a few, uh, of the heirarchy of the musical press managed to get to Newcastle last week. It’s the first English gig they’ve been to for about thiry-five years. And you should see how they’ve changed, man. Anyway, they, uh, they won’t tell us how much they like this. And we don’t know what to do about it. We want to drop it from the program. … come out in the summer, as you probably read. It could have been just right. But, we still. ‘Dancing Days.'”

Page abbassa il MI cantino a RE e il gruppo si lancia in Dancing Days (brano allora ancora inedito)Brano obliquo ma sempre interessante da sentire in versione live. Impressionante cogliere per l’ennesima volte come la sezione ritmica riempia bene lo spazio mentre Page suona le tante variazioni sulla chitarra.

RP: ” Sorry, we … happens. …. How many are there? Well thank you very much. …. I’ve heard managers are so tough but, uh. … the lights on? I remember, …. Tell me, now. In the meantime I’ll tell you about. You’re takin’ it a lot more seriously and I’m too silly. Here’s, uh, there’s a sign standing outside. Alright, steady. Steady. Steady. I suppose I could hold it. Huh, I was gonna tell you that, uh, I wish I could, man, I wish I could but, but that one was, you know you’ve got two, well one of mine dropped. I didn’t lick it. It became impossible to do things right now. Right, we’ll have to do without it. ….This is a song about a dog.”

Page imbraccia la chitarra acustica, parte col fingerpicking, il pubblico si lancia in un deciso battimani,  inizia così lo stomp di Bron-Yr-Aur Stomp.

RP: “It’s off, uh, the fourth album that’s coming out soon. And it’s called, uh. No, no, no, it wasn’t the fourth. And this is called ‘The Song Remains the Same.'” 

Il concerto prosegue con The Song Remains The Same e The Rain Song (brani allora ancora inediti), dove la qualità audio della registrazione sembra sfumare un poco. Verso la fine di Rain Song, Page sembra “girarsi” e non essere in piena sintonia col groove del gruppo.

RP: “John Paul Jones, mellotron. Thank you very much for that … in the quiet bit … And it really doesn’t matter. We’re gonna carry on with Billy … numbers all night. That would happen to be good. Actually, he’s writing an album with Eric Clapton …. Billy …. Here’s one that reminds me of Billy … ‘cuz it features John Paul Jones. John Paul Jones!”

Dazed and Confused dura più di 28 minuti e contiene accenni a There Was A Time di James Brown, Cowgirl In The Sand di Neil Young e a Walter’s Walk e The Crunge (quest’ultime allora entrambe inedite naturalmente). Di nuovo una grande prova di John Bonham, ma non è che il resto del gruppo sia da meno. E’ stupefacente sentirli improvvisare stacchi e variazioni ritmiche (dal minuto 5:50 in poi). Nella sezione strumentale dopo l’intermezzo dedicato all’archetto di violino, Page è così veloce e fluido che spaventa (è qui che inserisce il riff di Walter’s Walk; poco dopo Bonham parte col tempo di The Crunge). Nel finale ancora un Page velocissimo. Mamma mia! Subito dopo la chiusura il pubblico esplode.

RP: “Alright, if we can, uh, just stop them people chattering in the quiet bit. You were chattering somewhere in towards the sign of …. We’d like to do something that we’re, uh, like we do every night. I mean it. …, this is called ‘Stairway to Heaven.'”

L’introduzione di Stairway To Heaven appare un pelo insicura, sia da parte di Page che di Jones. Robert la canta con passione e con voce proprio bella. Belli i giochi di grancassa di Bonham intono al minuto 5:20.

RP: “Thank you, …. Hail stones and fucking ….This is, uh, this is something that, uh, when we’re not on stage we like to, to … around and play guitar, go to clubs and get very silly and, uh, this is a song that really typifies everything that we do during that hobby time.”

Whole Lotta Love si spinge oltre i 26 minuti e contiene tante citazioni.

Momenti più o meno completi per Sing A Simple Song (Sly & The Family Stone), Everybody Needs Somebody To Love (Solomon Burke), It’s Your Thing (The Isley Brothers … di solito veniva inserita in Communication Breakdown) e  Bottle It Up And Go (Tommy McClennan).

Solo oscuri accenni a Cumberland Gap (Lonnie Donegan), Ther’re Red Hot (Robert Johnson), Truckin’ Little Mama (Blind Boy Fuller).

Altri momenti più o meno completi per Boogie Chillum (John Lee Hooker), Boogie MamaSay Mama (Gene Vincent), Let’s Have a Party (Elvis Presley), I Can’t Quit You Baby (Otish Rush), The Shape I’m In.

In Bottle It Up And Go (minuto 8:00) Page è ancora super veloce. Che meraviglia sentirlo suonare così. Questo è il Page dell’immaginario collettivo. Jimmy è scatenato anche in Boogie Mama. La qualità audio decade ulteriormente in I Can’t Quit You Baby, ma torna di buon livello per The Shape I’m In.

Manchester December 1972

RP: “Thank you very much. We’ve had a very silly time. Goodnight”

Heartbreaker avanza con la consueta decisione. Nell’assolo Page ripete una frase che diventa un riff fino a che Bonham e Jones non saltano su per un breve impetuoso intermezzo strumentale suonato insieme.

RP: “Thank you very much, Manchester! And farewell. A goodnight”

RP: “Good evening! It’s pretty cold up here. Here’s a song that’s, uh, played with all over the world, even to Bangkok. That’s it.”

Immigrant Song Communication Breakdown chiudono la scaletta con lo smodato hard rock di cui il gruppo è capace. Il pubblico se ne va felice e tramortito.

Gran concerto dunque e malgrado la qualità audio non sia proprio eccezionale questa è un bootleg da avere se ci si dichiara fan in senso stretto dei LZ. Che band, ragazzi, che band!

Avvertenze: da ascoltare in cuffia.

◊ ◊ ◊

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Led Zeppelin – 1972.12.08 – Hard Rock, Manchester, U.K.

Disc 1

01 Rock and Roll
02 Over the Hills and Far Away
03 Out on the Tiles / Black Dog
04 Misty Mountain Hop
05 Since I’ve Been Loving You
06 Dancing Days
07 Bron-Yr-Aur Stomp

Disc 2

01 The Song Remains the Same
02 The Rain Song
03 Dazed and Confused

Disc 3
01 Stairway to Heaven
02 Whole Lotta Love
03 Heartbreaker
04 Immigrant Song
05 Communication Breakdown

Lineage: CDRs > EAC (secure mode, offset corrected, test & copy) > WAV > FLACFrontend (tested & verified) > FLAC level 6

Mastered from 1st Gen + other sources, most complete version © Eddie Edwards

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(broken)ENGLISH

Led Zeppelin – 1972.12.08 – Hard Rock, Manchester, U.K. “One Step Up From Belle Vue” (EE remaster)

LABEL: no label

TYPE: audience

SOUND QUALITY: TTTT-

PERFORMANCE: TTTTT

ARTWORK: no artwork

PACKAGING: no packaging

BAND MOOD: TTTTT

COLLECTION ZEP FAN: TTTTT

COLLECTION CASUAL FAN: TTT

It sometimes happens to rediscover Led Zeppelin concerts (and related live recordings) that you had forgotten or perhaps underestimated. It’s the case of this beautiful “bootleg” audience of the concert that LZ held in Manchester on 8/12/1972. The UK tour of the winter of 1972-1973 arrived after the October dates spent between Japan and Switzerland (the two concerts of Montreux) and lasted from November 30, 1972 to January 30, 1973.

In Manchester they played two concerts: December 7th and 8th. Not much is known about the Hard Rock Concert Theater, except that it was opened in September 1972 (opening night with David Bowie) and that it remained in operation for three years during which it saw passing among others Free, Wings, Fleetwood Mac, Black Sabbath and Deep Purple. Of the two LZ dates only the audio evidence of the second has reached us; the version we are talking about is the one remastered years ago by Eddie Edwards, a well-known English fan who is very skilled at cleaning up old live recordings. The title that Edwards gave to his work is One Step Up From Belle Vue referring to a “plantation” of the evening,  the same version however was also released by Sanctuary, a label specialized in bootleg, with the title of Hard Rock !. This recording is easily available via free download on the regular sites where fans exchange this type of articles.

Rock And Roll opens the concert with the usual wonderful vehemence. We are talking about the best years of Led Zeppelin, so the performance of the whole concert is, as often happened, superb. During the instrumental bars before the solo, Jones is late going from A to D, but he immediately resumes. The ending of Bonham is irresistible. Page then starts the introduction of Over The Hills And Far Away (a song that back then was still unreleased). Once the band entered, one can not but notice the furious attack that Bonham shows off in his drumming. Plant is a bit ‘measured, he tends to control the voice as in the previous weeks and months he had the first signs of the voice problems that conditioned his vocals permormances in the following years. The section dedicated to the solo is sublime: Bonham and Jones are very present with their magnificent hard rock funk groove while Page is free to express himself in his fucking great way.

RP: Thank you. Good evening. Uh, this is one that tells us, uh, this is one they call one step up from Belle Belle Vue. Which I think they might be right about. This is, uh, a song off the last album. That’s, uh, yeah, that’ll do.”

Listening to Black Dog with the headphones gives you the (almost) exact perception of what was supposed to be at a Led Zeppelin concert in those years: pure power treated with superfine elegance and with a musicality probably unparalleled in Rock music. The group is loose, the playing is very good, it is cohesive, full of musical testosterone and driven by the cosmic energy, peculiarities that were missing – live – from 1975 onwards. The ears quickly get used to the audience type recording so the audio really seems to improve with Black Dog. Bonham is still a fury. Nobody in Rock music sounded like him and like this group in those years. Wonderful.

The public responds … the warmth and affection for those four musicians were really great.

RP: “Thank you. Now what was that called? Huh. Now then. So this is a song without, hang on. Every time we come to Manchester, there’s a lot of people shouting out. But it’s not wise. Here’s, uh, here’s one about what happens on a sunny afternoon when you go for a walk in the park and sit, sit with the wrong people. It’s called ‘Misty Mountain Hop.'”

Jones sits on the piano and on pedal bass for Misty Mountain Hop. I do not like repeating myself but I can not do otherwise and emphasize once more the work of John Bonham. Unbelievable. Listen to a concert like this and all the other rock drummers seem light years away from him. What a loss on that September 25, 1980!

Since I’ve Been Loving You follows. It arrives from the previous number thanks to the legendary salvo by Page. The audience applauds on the first measures of this phantasmagorical blues in C minor, it can not do otherwise enchanted as it is from that marvelous musicality. Robert’s singing is full of passion, his I’ve been the b-b-b-b-b-b-b-b-best-of-fools are super. For the refrain Jones passes from the piano to the organ. Page’s guitar sound is not too distorted so all the warmth of the Gibson Les Paul / Marshall pair stands out very well.

RP: “This is, uh, we’d better call in a … completely musical part …. You’ll notice that, uh, a few, uh, of the heirarchy of the musical press managed to get to Newcastle last week. It’s the first English gig they’ve been to for about thiry-five years. And you should see how they’ve changed, man. Anyway, they, uh, they won’t tell us how much they like this. And we don’t know what to do about it. We want to drop it from the program. … come out in the summer, as you probably read. It could have been just right. But, we still. ‘Dancing Days.'”

Page lowers the high E to D and the group launches itself into Dancing Days (a song that back then was still unreleased) an “oblique” song but always interesting to hear in a live context. It’s impressive to grasp for the umpteenth times how the rhythm section fills the spaces well while Page plays the many variations on the guitar

RP: ” Sorry, we … happens. …. How many are there? Well thank you very much. …. I’ve heard managers are so tough but, uh. … the lights on? I remember, …. Tell me, now. In the meantime I’ll tell you about. You’re takin’ it a lot more seriously and I’m too silly. Here’s, uh, there’s a sign standing outside. Alright, steady. Steady. Steady. I suppose I could hold it. Huh, I was gonna tell you that, uh, I wish I could, man, I wish I could but, but that one was, you know you’ve got two, well one of mine dropped. I didn’t lick it. It became impossible to do things right now. Right, we’ll have to do without it. ….This is a song about a dog.”

Page picks up the acoustic guitar, he starts the fingerpicking, the audience goes clapping, thus begins the stomp of Bron-Yr-Aur Stomp.

RP: “It’s off, uh, the fourth album that’s coming out soon. And it’s called, uh. No, no, no, it wasn’t the fourth. And this is called ‘The Song Remains the Same.'” 

The concert continues with The Song Remains The Same and The Rain Song (songs that back then were still unreleased)), where the sound quality of the recording seems to fade a bit. Towards the end of Rain Song, Page seems to be not in full harmony with the groove of the group.

RP: “John Paul Jones, mellotron. Thank you very much for that … in the quiet bit … And it really doesn’t matter. We’re gonna carry on with Billy … numbers all night. That would happen to be good. Actually, he’s writing an album with Eric Clapton …. Billy …. Here’s one that reminds me of Billy … ‘cuz it features John Paul Jones. John Paul Jones!”

Dazed and Confused lasts more than 28 minutes and contains references to James Brown‘s There Was A Time, Neil Young‘s Cowgirl In The Sand, and Walter’s Walk and The Crunge (the latter two then still unreleased of course). Again a great demonstration of John Bonham’s skills and attack, but in the end the whole group excels. It is amazing to hear them improvise breaks and rhythmic variations (from 5:50 onwards). In the instrumental section after the intermezzo dedicated to the violin bow, Page is so fast and fluid that he scares (it is here that he inserts the riff of Walter’s Walk, shortly after Bonham starts with the tempo of The Crunge). In the final section Page is stil super fast. Mamma Mia! Immediately after the end, the public explodes.

RP: “Alright, if we can, uh, just stop them people chattering in the quiet bit. You were chattering somewhere in towards the sign of …. We’d like to do something that we’re, uh, like we do every night. I mean it. …, this is called ‘Stairway to Heaven.'”

The introduction of Stairway To Heaven appears a a bit insecure. Robert sings the song with passion and with a beautiful voice. So good to listen to Bonham bass drum trick at 5:20.

RP: “Thank you, …. Hail stones and fucking ….This is, uh, this is something that, uh, when we’re not on stage we like to, to … around and play guitar, go to clubs and get very silly and, uh, this is a song that really typifies everything that we do during that hobby time.”

Whole Lotta Love goes over 26 minutes and contains many quotes.

More or less complete moments for Sing A Simple Song (Sly & The Family Stone), Everybody Needs Somebody To Love (Solomon Burke), It’s Your Thing (The Isley Brothers, this one  was usually inserted in Communication Breakdown) and Bottle It Up And Go (Tommy McClennan).

Only obscure references to Cumberland Gap (Lonnie Donegan), Ther’re Red Hot (Robert Johnson), Truckin ‘Little Mama (Blind Boy Fuller).

Other more or less complete moments for Boogie Chillum (John Lee Hooker), Boogie Mama, Say Mama (Gene Vincent), Let’s Have a Party (Elvis Presley), I Can not Quit You Baby (Otish Rush), The Shape I’m In.

In Bottle It Up and Go (8:00 minute) Page is still very fast. How wonderful is to hear him play like this. This is the Page of the collective imagination. Jimmy is also unleashed in Boogie Mama. The audio quality decays further in I Can not Quit You Baby, but returns to a good level for The Shape I’m In.

Manchester December 1972

RP: “Thank you very much. We’ve had a very silly time. Goodnight”

Heartbreaker advances with the usual decision. In the guitar solo Page repeats a plick some many times until it becomes a riff andBonham and Jones jump up for a brief impetuous instrumental interlude played together.

RP: “Thank you very much, Manchester! And farewell. A goodnight”

RP: “Good evening! It’s pretty cold up here. Here’s a song that’s, uh, played with all over the world, even to Bangkok. That’s it.”

Immigrant Song and Communication Breakdown close the concert with the immoderate hard rock that the group is capable of. The public is happy and stunned.

Great concert then and even if the audio quality is not exceptional, this is a bootleg to have if you are a LZ fan in the tight sense. What a band, guys, what a band!

Warning: to be listened to with headphones.

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Led Zeppelin – 1972.12.08 – Hard Rock, Manchester, U.K.

Disc 1

01 Rock and Roll
02 Over the Hills and Far Away
03 Out on the Tiles / Black Dog
04 Misty Mountain Hop
05 Since I’ve Been Loving You
06 Dancing Days
07 Bron-Yr-Aur Stomp

Disc 2

01 The Song Remains the Same
02 The Rain Song
03 Dazed and Confused

Disc 3
01 Stairway to Heaven
02 Whole Lotta Love
03 Heartbreaker
04 Immigrant Song
05 Communication Breakdown

Lineage: CDRs > EAC (secure mode, offset corrected, test & copy) > WAV > FLACFrontend (tested & verified) > FLAC level 6

Mastered from 1st Gen + other sources, most complete version © Eddie Edwards

ROGER DALTREY “Thanks a Lot Mr Knibblewhite – My Story” ( Henry Holt publishers – 2018)

30 Gen

ROGER DALTREY “Thanks a Lot Mr Knibblewhite – My Story” ( Henry Holt publishers – 2018) – TTT½

(Edizione statunitense, testo in inglese, copertina rigida.)

Con l’aiuto di Matt Ruud, Roger Daltrey, cantante degli Who ha pubblicato lo scorso anno la sua biografia. Ne parliamo oggi dopo averla letta e soppesata.

In puro stile Who, Roger sembra assai sincero mentre racconta la sua storia, o meglio la propria versione della sua storia. Lo fa in un inglese scorrevole, semplice, quello che userebbero due amici al pub dietro un boccale di birra.

Non so se questo è lo stile che vorrei dalle mie rockstar preferite, ma Roger si vende per quello che è, dunque alla fine giustifico e apprezzo la sua prosa terra terra e la sua schiettezza. Il libro (nella versione in mio possesso) ha 260 pagine, dunque è una biografia breve e per niente dettagliata. La mancanza di particolarità tecniche è un denominatore comunque di tante autobiografie di musicisti, ma in questa tale mancanza è ancora più evidente.

Mi sembra chiaro che il tipo di approccio usato per questo libro sia adatto al pubblico meno esigente e preparato, una storia che può essere letta senza difficoltà anche da chi non fa del rock una ragione di vita. Magari è un parallelo po’ azzardato, Daltrey non ha l’appeal commerciale di Freddie Mercury, ma come operazione non siamo distanti dal film Bohemian Rhapsody, più che al pubblico del Rock sono entrambi destinati ad un pubblico più vasto e neutro.

Roger parla con franchezza, delle difficoltà incontrate ad uscire dal proletariato inglese, della follia nell’essere in tour con uno come Keith Moon e in generale con un gruppo rock negli anni settanta, dei problemi finanziari della band, del complicato prosieguo dopo la morte di Moon (e di Entwistle poi) e delle buone vibrazioni degli ultimissimi tour.

Oltre a questi altri argomenti delicati, l’abbondano di prima moglie e figlio, le scappatelle on the road, i figli avuti da rapporti più o meno occasionali, il sofferto cambio di management (da Kit lambert a Bill Curbishley), etc etc.

Il titolo del libro si riferisce al preside della Grammar School che Daltrey frequentò, il cuoi preside – Mr Knibblewhite – sentenziò che Roger non avrebbe combinato nulla nella vita.

Libro dunque facile e godibile, per tutti i palati.

BOOTLEG: BAD COMPANY Boston Garden, Boston MA. August 6th 1977

16 Gen

ITALIANO / ENGLISH

BAD COMPANY – Boston Garden – Boston MA. – August 6th 1977 – TTTTT

Lo scorso dicembre è apparsa come dal nulla – dopo più di 40 anni – la registrazione audience di un concerto della Bad Company tenutosi nell’estate del 1977 a Boston. Un capace e volenteroso amante delle registrazioni dal vivo ne ha fatto il transfer sistemando velocità altre piccole imperfezioni, il risultato è una vera goduria per i fan della Bad Company originale; è un’ ottima registrazione audience (presa dal pubblico) avvenuta circa dalla dodicesima fila. E’ vero che per molti gli anni d’oro della Original Bad Company sono i primi tre (1974/1975/1976), ma per chi come me ama le fase oblique dei gruppi questa è una live recording magnifica. Nonostante nel 1977 il gruppo fosse entrato in una fase di stanca dopo una trafila album-tour-album-tour-album-tour e il management (Peter Grant insomma) fosse già nel suo periodo buio, il tour dell’album Burnin’ Sky si rivelò davvero meglio del previsto. La band è viva e pronta e questa registrazione dal vivo ne è una perfetta testimonianza: ascoltandola in cuffia non si può che apprezzare l’eccellente acustica che aveva il Boston Garden e il groove e l’amalgama di un gruppo forse troppo sottovalutato.

Burnin’ Sky apre il concerto con un ottimo impatto. I quattro sono in forma, lo si nota subito e i 15000 del Boston Garden non sono da meno, l’accoglienza è straordinaria, battimani, urla … in quegli anni la Bad Company in America era davvero un gruppo di grande, grande successo. Ottimo l’assolo di Ralphs, fluido e veloce. Fine del primo pezzo, trionfo!

Boston Garden

Too Bad segue con la consueta carica. Ralphs è sulla Stratocaster (il suono della chitarra mi pare inequivocabile), questo toglie un po’ di corpo al pezzo, ma il risultato è comunque ottimo. Iniziare un concerto con due pezzi di fila da quello che all’epoca era ultimo album (Burnin’ Sky 1977) è da intrepidi, ma l’entusiasmo del pubblico ripaga il coraggio. Ready For Love dal primo disco infiamma ulteriormente i fan presenti. La qualità audience è davvero superba, il suono è pieno e rotondo, Kirke e Burrell sono definiti e ben presenti. Efficace l’assolo di Mick e come sempre superbo Paul Rodgers. La coda finale è suggestiva, il pubblico apprezza moltissimo, degna conclusione di un piccolo gioiello musicale… I need your love, give me your love … canta Paul mentre il brano si chiude. Brividi. Dopo il classico dal primo album è tempo per altri tre (!) brani presi da Burnin’ Sky, quasi una sfida, una spacconeria. La versione da studio di Heartbeat mi è sempre piaciuta molto mentre la sua trasposizione in contesto live mi ha spesso lasciato perplesso, l’arrangiamento non sembra funzionare a dovere. Qui si aggiunge alla chitarra anche Paul Rodgers. Like Water proviene dai tempi dei Peace (parentesi tra il primo scioglimento e la conseguente reunion dei Free a cavallo del 1971). Tipico andamento del pezzo rodgersiano, qui reso perfettamente da una grande esecuzione, aiutata anche da un suono d’insieme spettacolare. A volte i bootleg audience sono davvero il massimo per capire cosa significava assistere ad un concerto di un gruppo rock negli anni settanta. La chitarra ritmica di Rodgers guida il pezzo mentre gli altri tre aggiungono colore, calore e garra. Canzone al contempo leggiadra e potente. Perfetta. Leaving You ha un tempo simile al precedente ma ha un andamento più ritmato. Rock duro di gran foggia.

Dopo cinque pezzi da Burnin’ Sky (e uno dal primo album) si passa ai classici. Deal With The Preacher è un hard rock vibrante, che definisce l’indole dura del gruppo. Ralphs continua ad usare la Fender Stratocaster ed è l’unico appunto che mi permetto, convinto come sono che nelle canzoni più decise il suono della Bad Company sia quello corposo e pieno della Gibson Les Paul. Nonostante i fan intorno a chi effettuò la registrazione continuino a richiedere Rock Steady, il gruppo si lancia a testa bassa verso In The Midnight Hour, cover del pezzo di Wilson Pickett e Steve Cropper. E’ la prima volta che questo pezzo appare in una registrazione (ufficiale e non) della Bad Company, rende quindi questa registrazione ancor più appassionante. Rodgers è sempre stato un fan della musica R&B e Soul. Versione rock che va dritto al punto. Paul canta alla sua porca maniera. La gente continua a chiedere Rock Steady, c’è addirittura che urla “All Right Now”, il classico dei Free. Segue Simple Man. Introduzione seducente, sviluppo su tempo medio, coda che riprende le coinvolgenti atmosfere iniziali. Con Shooting Star si entra nel campo del sing-along, a fine brano l’ovazione del pubblico. Rodgers si accomoda al piano per un paio di pezzi: la trascinante Run With The Pack con mistica coda finale e la classicissima Bad Company, una dichiarazione d’intenti dipanata tra il sorgere del sole e le foschie spirituali. Quando Paul inizia a cantare Company, always on the run Destiny is the rising sun Oh, I was born 6-gun in my hand Behind the gun I’ll make my final stand
That’s why they call me la gente sembra perdere il controllo. Manifesto condiviso anche di chi è costretto a vite meno eccitanti.

La band esce dal palco e poco dopo ritorna per due superclassici. La gente lancia grida isteriche quando riconosce Feel Like Makin’ Love. Versione bollente. Can’t Get Enough spazza via ogni resistenza, tutti al galoppo nella stessa direzione, verso l’essenza del rock, verso quei momenti che rendono bella la vita. Come on, come on, come on and do it Come on and-uh do what you do I can’t get enough of your love I can’t get enough of your love I can’t get enough of your love. Essendo la chitarra di Mick Ralphs accordata aperta di Do, dopo l’intermezzo solista a due chitarrè, è Rodgers che improvvisa sul finale. Nella scatenata chiusura viene citata anche Satisfaction dei Rolling Stones.

Concerto dunque memorabile e live recording da avere a qualsiasi costo se si vuol capire che cosa sia la musica rock, quella magari senza troppe pretese ma vera e palpitante.

 

BAD COMPANY – Boston Garden – Boston MA. – August 6th 1977

Hezekiahx2 Analog Master to 1st Gen Reel to Reel at 7.5 ips
Transferred and Presented By Krw_co

LINEAGE HEZEKIAHX2 MASTER CASSETTE TO REEL TO REEL 1ST GENERATION AT 7.5 IPS >
TEAC A-7300 REEL TO REEL>CREATIVE SOUNDBLASTER X-FI HD MODEL #SB1240 WAV (24/96KHZ)>
MAGIX AUDIO CLEANING LAB FOR KRW TRACK MARKS VOLUME ADJUSTMENT AND EDITS>WAV16/44.1>TLH FLAC 8

Gear: Sony TC-153 w/ ECM-99 1 point Stereo Mic w/ cane
Location: Approx 12th row

THE BAND
Mick Ralphs guitars backing vocals
Simon Kirke drums backing vocals
Paul Rodgers lead vocals guitar keyboards harmonica
Boz Burrell bass backing vocals

SET LIST
1 Burnin’ Sky
2 Too Bad
3 Ready for Love
4 Heartbeat
5 Like Water
6 Leaving You
7 Deal With The Preacher
8 The Midnight Hour
9 Simple Man
(reel flip edit at 00:45:26:20)
10 Shooting Star
11 Running With The Pack
12 Bad Company
13 Feel Like Makin’ Love
14 Can’t Get Enough

(broken) ENGLISH

Last December a new tape appeared as if out of nowhere after more than 40 years: the audience recording of a Bad Company concert held in the summer of 1977 in Boston. A capable and willing lover of live recordings has made the transfer setting speed and other small imperfections, the result is a real pleasure for fans of the original Bad Company; it is an excellent audience recording (taken from the crowd) approx from the12th row. It is true that for many the golden years of the original Bad Company are the first three (1974/1975/1976), but for people like me who love the oblique phases of a groups this is a magnificent live recording. Although in 1977 the group had entered a vacuum period after an album-tour-album-tour-album-tour routine and the management (Peter Grant in short) was already in its dark phase, the Burnin ‘Sky tour was better than expected. The band is alive and ready and this live recording is a perfect testimony: listening to it on headphones you can not but appreciate the excellent acoustics that the Boston Garden had and the groove and the amalgam of a group perhaps too underrated.

Burnin ‘Sky opens the concert with a great impact. The four are in good shape, you notice it immediately and the 15000 of the Boston Garden are not far behind, the reception is extraordinary, clapping, screaming … in those years the Bad Company in America was really a group of great success. Ralphs’ guitar solo is good, fluid and fast. End of the first piece: a triumph! 

Too Bad follows with his usual heavy riff. Ralphs is on the Stratocaster (the sound of the guitar seems to me unequivocal), this steals something from the “body” of the track, but the result is still excellent. Starting a concert with two pieces in a row from what was at the time the last album (Burnin ‘Sky 1977) is an intrepid move, but the enthusiasm of the public repays the courage. Ready For Love from the first album further inflames the fans present. The audience quality is really superb, the sound is full and round, Kirke and Burrell are defined and well present. Effective is the Mick’s solo and as always superb is Paul Rodgers. The final coda is suggestive, the public appreciates it a lot, worthy conclusion of a little musical jewel … I need your love, give me your love … sings Paul while the song closes. Thrills. After the classic from the first album it is time for another three (!) songs off the Burnin’ Sky album, almost a challenge, a bravado. I’ve always liked very much the studio version of Heartbeat while its transposition in the live context has often left me perplexed, the arrangement does not seem to work properly. Like Water comes from the times of the Peace (bracket between the first dissolution and the consequent reunion of  Free in1971). Typical tempo of the Rodgersian piece, here perfectly rendered by a great  performance also aided by the spectacular overall sound. Sometimes the audience bootleg recordings are really the best to understand what it meant to attend a concert by a rock band in the seventies. Rodgers’ rhythm guitar drives the piece while the other three add color, warmth and garra (grit). A song at the same time graceful and powerful. Perfect. Leaving You has a similar tempo to the previous one but has more rhythmic touch. Hard rock of great shape.

After five pieces from Burnin ‘Sky (and one from the first album) we move on to the classics. Deal With The Preacher is a vibrant hard rock, which defines the hard rock side of the group. Ralphs continues to use the Fender Stratocaster and is the only thing that I allow myself to criticize given that I am sure that the Gibson Les Paul guitar has the perfect sound for  Bad Company’s harder numebr. Despite the fans continue to request Rock Steady, the group heads headlong towards In The Midnight Hour, a cover of the Wilson Pickett Steve Cropper song. It is the first time that this piece appears in a recording (official or otherwise) of Bad Company, thus making this recording even more exciting. Rodgers has always been a fan of R & B and Soul music. It’s a rock version that goes straight to the point. Paul singsin his fucking great way. People keep asking Rock Steady, there’s even someone shouting “All Right Now”, the Free classic. Instead Simple Man follows: Sseductive introduction, development on a moderate rock tempo, coda that incorporates the enthralling initial atmospheres. With Shooting Star we enter the sing-along moment, at the end of the piece the ovation of the audience is a tributes ato the group. Rodgers sits at the keyboards for a couple of tracks: the ecaptivating Run With The Pack with the mystical final coda and the classic Bad Company, a declaration of intent unraveled between the sunrise and the spiritual mists. When Paul starts to sing,Company, always on the run Destiny is the rising sun Oh, I was born 6-gun in my hand Behind the gun I’ll make my final stand That’s why they call me people seem to lose control. A shared manifesto also of those who are forced to less exciting lives.

The band leaves the stage and shortly after returns for two superclassics. People goes hysterical when they recognize Feel Like Makin ‘Love. Hot version. Can not Get Enough sweeps away any resistance, all galloping in the same direction, towards the essence of rock, towards those moments that make life beautiful. Come on, come on, come on Do not get enough of your love I can not get enough of your love. Being the guitar of Mick Ralphs in C open tuning, after the solo interlude with two guitarists, it is Rodgers who improvises on the  coda. The “Rolling Stones” Satisfaction is also mentioned in the unleashed ending.

So, a memorable concert and a live recording to have at any cost if you want to understand what is (was) rock music, rock music perhaps without too many claims but true and throbbing.

D.Lewis – M.Tremaglio “Evenings With Led Zeppelin – The Complete Concert Chronicle” (Omnibus Press 2018)

15 Dic

D.Lewis – M.Tremaglio “Evenings With Led Zeppelin – The Complete Concert Chronicle” (Omnibus Press 2018) – TTTTT

ITALIAN/ ENGLISH

Omnibus Press continua a pubblicare ottimi libri, lo fa sempre con professionalità e competenza, condizioni essenziali per centrare l’obbiettivo. Questo nuova uscita a nome Dave Lewis & Mike Tremaglio è curata da Chris Charlesworth e questo è un bene; Charlesworth con la sua esperienza e le sue capacità rende questo libro il meno ostico possibile e fa sì che il gran lavoro di Tremaglio e Lewis risplenda nella maniera più chiara.

Questo è un libro “tecnico”, gira infatti intorno alla lunga (?) lista dei concerti fatti dai Led Zeppelin. Detta così può sembrare una faccenda noiosa, ma il libro intrattiene più del previsto.

Naturalmente è un tomo per i fan dei Led Zeppelin in senso più o meno stretto, un libro a cui fare riferimento quando si sta ascoltando una registrazione dal vivo e si vuole approfondire, ma ripeto è più scorrevole del previsto. Per ogni concerto vengono proposte scaletta (quando possibile), note generali, note sul luogo del concerto, registrazioni live disponibili, recensioni dell’epoca apparse sulla stampa.

Queste ultime sono forse una delle cose più interessanti del libro, si passa dai leggendari resoconti dei primi anni (sebbene anche nel 1969 ci fosse chi proprio non sopportava – e non capiva – la proposta del gruppo) alle recensioni meno positive relative agli ultimi grandi tour, 1975 e 1977 in particolare. Pur essendo grandi fan del gruppo, Dave e Mike hanno lasciato per intero anche gli articoli più sprezzanti e denigratori nei confronti del gruppo, per questo plaudo alla loro onestà intellettuale. Dal punto di vista del fan quale sono, è molto chiarificatore leggere cosa scrivessero i giornalisti musicali a proposito dei grossi problemi alla voce di Plant nel tour del 1975 e della pessima forma “chimica” e chitarristica di Page ad esempio nel tour del 1977.

Nel libro però c’è anche altro, molto altro. Sfogliando le pagine una volta di più mentre scrivo queste righe mi saltano agli occhi alcune faccenduole che ho imparato dal libro e che vale la pensa sottolineare, tra cui, ad esempio:

  • Page chiese a Terry Reid di unirsi agli Yardbirds già nel marzo del 1968 (nei giorni che andarono dal 3 al 16)
  • Reid consigliò Plant a Page il 17/03/1968 dopo che Band Of Joy (con Robert alla voce) aprì un suo concerto.
  • la prima prova fatta dai Led Zeppelin nell’agosto del 1968 potrebbe non essere stata fatta in Gerrard Street a Londra, bensì a Lisle Street.

Possono sembrare quisquilie, ma se si è studiosi e appassionati del gruppo di Page, sono cosette assai succose.

Il libro poi offre, come ho anticipato, la storia dei locali che hanno ospitato i LZ, quella del Fillmore West ad esempio è molto gustosa.

A pag. 414 c’è la tabella riassuntiva relativa ai pezzi che sono finiti nell’album ufficiale The Song Remains The Same, con specificato all’interno della stessa traccia da che concerto/i  essa proviene (tabella improntata sul gran lavoro fatto da Eddie Edwards).

Sono poi presenti le date del tour estivo del 1975 annullato e i fatti relativi… questo e naturalmente molto altro. Mi tolgo il cappello davanti alla Omnibus press che ha avuto il coraggio di pubblicare un titolo così particolare e di averlo fatto in confezione davvero encomiabile: il tomo pesa più di 2 kg, è di grande formato, è cartonato e ha 576 pagine.

Prima di finire è bene precisare che sono amico di Dave Lewis (lo seguo dai primissimi anni ottanta, quando misi le mani su uno dei primi numeri della sua fanzine Tight But Loose, diventammo amici poco dopo quando iniziai la mia di fanzine) e anche con Tremaglio ho avuto qualche contatto nel corso degli anni, ma sapete che di solito sono schietto e sincero quindi scevro da qualsiasi carineria dovuta, posso tranquillamente concludere dicendo che – se ci si considera fan dei Led Zeppelin – questo è un libro da avere ad ogni costo. Dave e Mike hanno davvero fatto un lavoro straordinario.

 

(broken) ENGLISH

Omnibus Press continues to publish excellent books, it always does so with professionalism and competence, essential conditions to achieve the goal. This new release written by Dave Lewis & Mike Tremaglio is edited by Chris Charlesworth and that’s good; Charlesworth, with his experience and abilities, makes this book the least difficultas as possible so the great work of Tremaglio and Lewis may shine in the clearest possible way.

This is a “technical” book, it is centered around the long (?) list of concerts made by Led Zeppelin. This may seem a bit of a boring affair, but the book has more than expected.

Of course it is a tome for Led Zeppelin fans in a more or less strict sense, a book to refer to when you are listening to a live recording and you want to deepen it, but I repeat it is smoother than expected. For each concert it is offered the songlist (when possible), general notes, notes on the concert venue, live recordings available, reviews of the time that appeared in the press.

The latter are perhaps one of the most interesting things of the book, we pass from legendary reports of the early years (although even in 1969 there were those who just could not stand – and did not understand – the proposal of the group) to the less positive reviews of the last big tours , 1975 and 1977 in particular. Despite being big fans of the group, Dave and Mike have left in full even the most disdainful and disparaging articles against the group, so I applaud their intellectual honesty. From the fan’s point of view as it is, it is very clarifying to read what music journalists wrote about Plant’s big problems in the 1975 tour and Page’s bad shape for example on the 1977 tour.

But there is also something else in the book. Little things like these for example:

_Page asked Terry Reid to join the Yardbirds as early as March 1968 (in the days from 3 to 16)
_Reid suggested Plant to Page on 17/03/1968 after Band Of Joy (with Robert on vocals) opened one of his concerts.
_the first Led Zeppelin rehearsals in August 1968 might not have been on Gerrard Street in London, but on Lisle Street.

They may seem trifling things, but if you are scholars and enthusiasts of Page’s group, they are very juicy.

The book then offers, as I anticipated, the history of the venues that hosted  LZ, the Fillmore West’s one for example is very tasty.

On page 414 there is a summary table of the pieces that ended up in the official live album The Song Remains The Same, with song breakdown by concert (a table based on the great work done by Eddie Edwards on his web site The Garden Tapes ).

Then there are the dates of the 1975 summer tour canceled and the related facts … this and of course much more. Hats off to Omnibus press that had the courage to publish such a particular book and to have done it in a truly commendable package: the tome weighs more than 2 kg, is big sized, has hardcover and has 576 pages.

Before I end this review I must clarify that I am a friend of Dave Lewis (I have been following him since the early eighties, when I put my hands on one of the first numbers of his Tight But Loose fanzine, we became friends shortly after when I started my own fanzine Oh Jimmy) and also have had some contacts over the years with Tremaglio, but you know that usually I am a straight shooter so free from any cuteness due, I can safely conclude by saying that – if you consider yourself a Led Zeppelin fan – this is a book you must have. Dave and Mike really did an amazing job.

FILM: “BOHEMIAN RHAPSODY” di Bryan Singer (Gran Bretagna, USA, 2018 – 20th Century Fox)

6 Dic

“BOHEMIAN RHAPSODY” di Bryan Singer (Gran Bretagna, USA, 2018 – 20th Century Fox) – TTTT

Un film su Freddie Mercury è un evento che non potevo lasciarmi sfuggire. Ho amato molto i Queen, soprattutto quelli dal 1975 al 1980, fanno parte di me ed è stato un vero piacere recarmi al cinema per affrontare questa pellicola. Scrivo affrontare perché, pur cercando di non documentarmi troppo a proposito, mi sono comunque saltate agli occhi le stroncature di certi fan e di conoscitori del rock un po’ snob oltre alle titubanze spirituali di fan ben predisposti ma in difficoltà con quelli che chiamo “paradossi temporali” contenuti all’interno del film.

Certo, anche io sono uno studioso/amante del rock un po’ snob, ma per fortuna sono riuscito a godermi il tutto senza troppi problemi. Una volta che si è venuti a patti con il fatto che Bohemian Rhapsody non è un docu-film di 10 ore sulla carriera musicale di Freddie e dei Queen (che solo un pubblico ristretto avrebbe guardato), le inesattezze si fanno più sfumate e si gode di questo spettacolo incentrato su 15 anni della carriera di FM e dei suoi colleghi. E’ un film che racconta una storia, una storia vista con gli occhi del regista, il quale si prende più di una libertà per mettere in scena la sua visione, ma che riesce a farsi seguire anche dal pubblico più generico, che ricordiamo è il pubblico dei Queen e che forse non noterà nemmeno le incongruenze di cui stiamo parlando.

Qualche anno fa su questo blog ci siamo interrogati proprio su questo:

https://timtirelli.com/2012/01/06/ma-i-queen-sono-un-gruppo-rock/

Mi reco al multisala Emiro di Herberia insieme ad altri due fan: la pollastrella e Mr Tomay, the midnight rambler.

Tre ottimi posti in zona centrale in alto, ottima compagnia, il film dei Queen (si, insomma, di FM) … bel modo di passare la domenica pomeriggio.

Il film è fatto molto bene, mi ha tenuto incollato alla poltroncina per 134 minuti, a volte mi ha fatto sobbalzare, a volte emozionare e commuovere, ed è finito troppo in fretta (giusto dopo il Live Aid) … mi sarei sparato almeno un’altra mezz’ora.

Rami Malek interpreta Freddie Mercury in maniera sensazionale, ne coglie l’enfasi creativa un po’ sopra le righe e un po’ candida in maniera esemplare. Spettacolare Gwilym Lee, a tratti sembra proprio di vedere Brian May. Non è immediato identificare Roger Taylor e John Deacon in Ben Hardy e Joseph Mazzello ma una volta che ci si è acclimatati poi non è difficile sovrapporre le immagini dei due musicisti a quelle dei due attori.

Emozionante vedere nei primi fotogrammi riprodotti gli Smile (il gruppo di May e Taylor da cui nacquero i Queen) con Tim Staffel al basso, figura che mi è sempre stata cara, non fosse altro per Doin’ Alright canzone che amo moltissimo.

Sicuro, certi paradossi ci hanno un po’ scombussolato … gli Smile (che sono un trio) sono ripresi dal vivo e mentre May suona l’assolo si sente la chitarra ritmica sotto … i Queen sono alle prese col primo album da cui viene fatta sentire la versione cantata di Seven Seas Of Rhye, ma tale versione apparve solo su Quen II (su Queen I era uno strumentale) …  i Queen sono ripresi nel loro primo tour in Usa (del 1974) mentre suonano Fat Bottom Girl (pezzo del 1978) … FM viene proposto con capelli corti e baffi già nel 1976/77 (succederà ad inizio anni ottanta) … i Queen sono ripresi sul palco del MSG di NY alla fine degli anni settanta quando il visual è chiaramente quello di Montreal 1981 … nel film siamo ancora nella seconda metà degli anni settanta quando FM fa vedere il filmato di Love Of My Life live a Rock in Rio (del 1985) a Mary Austin … la discussione se darsi o meno alla disco music avvenne per l’album Hot Space (1982) e non per The Game (1980) etc etc… ogni tanto scambiavo occhiate con Tomay e Saura, deglutivamo, scuotevamo la testa come a far passare quelle inesattezze dai pensieri e tornavamo a goderci il film.

Qualcuno si chiederà come mai Brian May e Roger Taylor (ben coinvolti nel progetto) abbiano dato il loro assenso a certe incoerenze, io credo che quando si tratta di produzioni del genere, occorra essere disposti ad arrivare a compromessi perché poi quello che conta è il risultato finale (e commerciale), che secondo me è ottimo. Un buon mix tra rock, frivolezze, la vita dissoluta di Freddie (poco più che accennata) e le personalità della band e di chi ad essa girava intorno.

E’ un po’ come andare a vedere film (e serie tv) tratti da libri che si sono letti, tutto viene condensato in sole due ore e a volte avvenimenti e personaggi sono spostati su prospettive diverse, difficilmente si resta pienamente soddisfatti dal un punto di vista del rigore, ma se – come in questo caso – il flusso della storia e della sceneggiatura funziona, ci si può passar sopra.

Per me, questo è un film che va visto.

 

Wizard Bloody Wizard (Electric Wizard Roma 16/11/2018) di Paolo Barone

1 Dic

Il nostro Polbi ci manda due riflessioni sul concerto di un paio di settimane fa degli Electric Wizard a Roma. Nel farlo elabora e cerca di esorcizzare il blues dei concerti che si è perso e a cui non è andato per motivi che ancora non sa spiegarsi. Se la prende con se stesso e chiede conforto a questo blog miserello. Tra un po’ metteremo in piedi un articolo-discussione sui patemi che ci portiamo dentro per i concerti che ci siamo incredibilmente persi, mi pare un escamotage niente male per cercare di lenire certi dolori. Nel frattempo godiamoci la sempre deliziosa prosa di Mr Barone.

◊ ◊ ◊

Caro Tim, sono finalmente andato a vedere gli Electric Wizard l’altra sera a Roma.

Sono una band che fa pochi concerti, e questo tour italiano e’ stato un ulteriore conferma in questo senso con solo due serate. Mi dicono che loro sarebbero venuti in aereo, volando fra Roma e Milano, lasciando a un paio di persone l’onere di portare le cose fra le due date. Essenzialmente otto Marshall d’ordinanza e un Ampeg. Sono diventati una band non piu’ soltanto del circuito underground in senso stretto, ma anche ormai di riconoscimento e spessore piu’ ampio. Basti pensare che sono stati headliner dell’ultima edizione del festival Reverberation, senza dubbio il piu’ importante festival di psichedelia al mondo, che si tiene ogni anno in Texas. D’altronde sono in giro da ormai vent’anni, e hanno riscritto il canone Sabbathiano creando non solo un suono, ma un estetica, un espressione artistica definitivamente originali.

I biglietti costavano 25 euro o poco piu’ e hanno suonato all’Orion Club subito fuori il Raccordo Anulare nella zona di Ciampino. Non e’ un posto enorme e anche se molto pieno non era sold out, il che mi ha un po’ sorpreso. Credo la data al nord Italia sia andata ancora meglio, considerando anche che in quel caso condividevano il palco con i nostri Ufomammut, che gia’ di loro hanno un buon seguito.

Mi dannavo l’anima di averli persi una sera di qualche anno fa che suonavano a Roma all’Init, il mio club preferito della capitale, ormai chiuso. Non ero andato essenzialmente perche’ sono un coglione. Avevo degli amici che erano passati a salutarmi, ho tentennato fino alle dieci e mezza e poi ha vinto la pigrizia. Quante cazzo di volte mi e’ successo di perdere concerti anche irripetibili per questioni da niente…No guarda, per me questo e’ proprio un cruccio ricorrente, un mantra negativo che mi gira sempre in testa…ma come cazzo ho fatto?!? Ma che madonna avevo da fare che, per dirne una delle piu’ clamorose, una sera a Detroit non sono andato a vedre gli Stooges con i fratelli Asheton, e nemmeno i Blue Cheer che suonavano la stessa sera a un ora di distanza?!! Che cazzo mai potevo avere in testa io quella sera?!? O tutte le volte che ho detto, va be’ va, vado la prossima volta….Motorhead, Nirvana, Velevet Underground, Gregg Allman… e chi piu’ ne ha piu’ ne metta…Voglio dire, io non ho mai visto Lemmy. Uno che e’ praticamente morto sul palco, che e’ venuto in Italia centomila volte, sono riuscito a perdermelo. E i Velevet Underground?!!? Si va bene, ho visto Lou in un concerto memorabile al Circo Massimo nel 1983 con sfondamento delle recinsioni a piu’ di due ore dal concerto, lacrimogeni e Robert Quine alla chitarra, ma i VU diosanto! Ma come cazzo ho fatto a non prendere una merda di treno per Milano (che a Napoli dove aprivano per gli U2 non era pensabile) e vedere una delle band piu’ importanti di tutta la storia del Rock?!? E i Ramones? Per dire…Ho visto due volte, dico due volte, i New Trolls e non ho mai visto i Ramones…L’elenco del Blues del Concerto Perduto potrebbe essere infinito, e nulla potra’ mai lenirlo che purtroppo certe cose se ne vanno per sempre caro mio. Band intere se ne sono andate, penso ai gia’ citati Motorhead & Ramones, e altre sono ormai impossibili da riformare. E’ per questo che nonostante abbia avuto modo di vedere tantissimi concerti anche di artisti ormai scomparsi, mi rode il culo per tutto quello che ho perso. E’ un mondo che svanisce, come e’ anche normale che sia, e quel che resta diventa sempre piu’ prezioso.

Mi sto sul cazzo da solo quando entro in modalita’ pianto nostalgico, e penso a Lemmy che a volte gli dicevano che il Rock era moribondo e lui si metteva a ridere e gli sbatteva in faccia i numeri di qualche mega festival a cui era appena stato. Ma io non sono certo lui, anzi forse mi piace cosi tanto quell’uomo proprio perche’ e’ un contrario di me che vorrei essere. Pur sapendo che esiste ancora tantissima passione in giro per questa nostra forma d’arte, qualcosa di storto e’ successo e non ne vedo una facile via di uscita. I locali in grado di ospitare concerti da qualche centinaio di persone chiudono uno dopo l’altro (perlomeno a Roma), quelli da qualche migliaio o non ci sono mai stati o non aprono quasi mai, mentre resistono i piccoli posti da trenta cinquanta anime massimo, e imperano i mega eventi che non hanno piu’ nulla a che fare con questa storia, con veramente pochissime eccezioni in merito.

Qualcuno da qualche parte ha deciso che doveva cambiare tutto. Milioni spesi per supporti tecnologici, e tutto sentito a cazzo di cane ma gratis in streaming. E se suoni musica rock originale non devi piu’ essere pagato o quasi. Ricordo benissimo tour dei primi anni duemila con serate in cui le band prendevano fra i mille e i duemila euro. Ora negli stessi locali, con lo stesso pubblico, fai fatica a prendere quattrocento euro. Va bo’, basta dai che queste riflessioni lasciano un po’ il tempo che trovano, e le cose prenderanno una loro strada, magari come il Jazz che cazzo ne so io…

Devo pero’ dire che in questi ultimi dodici mesi sono stato a tre concerti strepitosi delle ultime tre band in attivita’ che avrei veramente voluto vedere. King Crimson, Sleep e Electric Wizard. E ora…? Ho esaudito tutti i miei sogni Live, restando soltanto con ricordi esaltanti e rimpianti per quello che ho perso? Possibile mai? Si, si, certo, ci sono ancora molti che andrei a vedere di corsa e piu’ ancora a rivedere, ma quella sensazione di quando vuoi beccare una band dal vivo e per anni ci giri intorno e poi finalmente hai i biglietti in mano…ecco, quella sensazione che noi possiamo capire e condividere credo che forse per me sia finita…Guarda caso sulle note di Funeralopolis, ultimo brano del concerto dei Wizard…

Ok, basta, basta davvero adesso che mi viene da fare le corna, toccarmi le palle e ridere di me stesso e di tutto sto Doom & Gloom da due soldi che mi sta uscendo in queste righe, Ian Curtis in una giornata storta mi fa una sega!

Basta, parliamo del concerto che e’ stato grandioso cazzo…E in fin dei conti so benissimo che tanti altri ce ne saranno.

Siamo arrivati trafelati dopo un odissea di treno Intercity Reggio Calabria – Roma, e ho serenamente saltato la opening band.

L’Orion pur essendo un club discutibile con un atmosfera fredda da discoteca tardo anni ottanta, anche se non sold out era bello pieno.

Al solito barbe di ordinanza stoner, pubblico trentenne con qualche picco sui sessanta portato con classe, bella folla al bar esterno dove si poteva fumare.

Gli Electric Wizard erano dati sul palco per le 22.15 e con una precisione maniacale o forse casuale, hanno aperto il loro fiume di watt alle dieci e diciassette. E per un ora e venti o poco piu’, il mondo si e’ fermato fra le Gibson SG di Elizabeth Buckingham e Jos Oburne. Una potenza incredibile, un vortice ipnotico oscuro, un sabba elettrico.

EW a Roma 16/11/2018 – Foto SALVATORE MARANDO/METALITALIA.COM

Lo so, ho usato dei cliche’, ma io non lo so descrivere diversamente questo concerto. Come da tradizione, dietro il palco scorrevano filmati di vecchie pellicole sexyhorror, e altre elaborazioni video credo curate personalmente da loro, una cosa di grande effetto, anche se un po’ sminuita da uno schermo a led troppo freddo.

Certo, ormai a forza di youtube non ci sorprendiamo piu’ nei live, sappiamo sempre cosa ci verra’ proposto.

Ma l’impatto di volume e presenza degli Electric Wizard e’ stato veramente unico, da provare sulla propria pelle e sprofondarci fisicamente.

Le zampate di Oburne sul Wha Wha e i bassi ipnotici della sezione ritmica hanno mantenuto un vento psichedelico densissimo, riuscendo a creare un suono opprimente e liberatorio al tempo stesso. Non e’ da tutti una cosa del genere. Dopethrone e Witchcult Today sono i capolavori da cui arrivano la maggior parte dei pezzi, ma anche qualcosa dagli ultimi tre. A proposito, il nuovo Wizard Bloody Wizard che ha ricevuto diverse recensioni negative a me sembra un gran disco, e se gia’ avete i due colossi che ho menzionato vi consiglio proprio di prenderlo… Funeralopolis chiude le danze macabre e zero bis. Lentamente, con le orecchie che ronzano un sorriso ebete stampato in faccia e la maglietta Legalize Drugs and Murder sotto braccio, torniamo alla realta’….

EW a Roma 16/11/2018 – Foto SALVATORE MARANDO/METALITALIA.COM

A conferma del fatto che i nostri si stanno muovendo ormai sempre piu’ vicini a una vera popolarita’ rock, fuori dal locale ci sono ben due banchetti di merchandising non ufficiale e personalmente non me lo aspettavo. Così come lo scoprire che una cassetta audio di un loro concerto negli States, venduta sul sito ufficiale della band, abbia esaurito la seconda tiratura di 500 copie in pochi giorni.

Forse andarli a rivedere sara’ il mio prossimo sogno live, oppure mi mettero’ a fare una Fanzine di Elizabeth Buckingham in fotocopie e spedita solo per posta…

Paolo Barone©2018

 

Led Zeppelin “How The East Was Won” Osaka (JAPAN), Festival Hall 29 sept 1971 (EVSD 1056/1057 + 2 promo singles) ◊ soundboard master ◊

5 Ott

ITALIANO

Led Zeppelin – 1971.09.29, Osaka, Festival Hall “How The East Was Won” (EVSD 1056/1057 + 2 promo singles) – soundboard master

Eccolo qui il soundboard di Osaka 929 (come gli appassionato chiamano confidenzialmente questo concerto leggendario), una data che tutti hanno sempre considerato speciale e  la cui live recording disponibile sino ad ora era un’ audience (ovvero “presa” dal pubblico). Per anni, lustri, decenni si è fantasticato di poter sentire questo gran concerto in versione soundboard, ed ora finalmente eccolo qui; dopo un paio di “teaser”(Stairway e Friends) pubblicati come singoli nei mesi scorsi, ecco che la Empress Valley Supreme Disc (celeberrima etichetta bootleg) mette sul mercato non ufficiale la seconda data del 1971 di Osaka. Visti i tempi in cui nel giro di pochi minuti tutto è subito disponibile gratuitamente in rete, lo fa in modo discutibile, vediamo perché:

  • il concerto non è completo (11 pezzi su 19)
  • alcuni pezzi sono tagliati, ad esempio Dazed And Confused (al minuto 27,40 ha un taglio di circa 3 minuti) e Moby Dick (i cui tagli sono piuttosto grossolani)
  • mancano le “plantations” (le parole di Plant tra un brano e l’altro)
  • il concerto è mono

Da un certo punto di vista si può in qualche modo cercare di capire il comportamento della Empress Valley, che ricordiamo è una etichetta che produce solo bootleg, ovvero cd di materiale non ufficiale (in massima parte concerti dal vivo dalla varia qualità audio). Una volta spedite le prime copie (la stampa è sempre di pochissime centinaia di esemplari venduti a prezzi esorbitanti) in brevissimo tempo il concerto in questione viene caricato sui siti specializzati in registrazioni dal vivo per la felicità degli appassionati come noi, e non solo i file vengono scaricati dai fan ma anche da altre case discografiche minori che si occupano di bootleg che a loro volta stamperanno copie economiche del concerto in questione. Chiaro che la Empress Valley cerca così di guadagnare più che può spezzettando la registrazione in questione: dapprima un singolo su cd (un solo pezzo, STH), poi un secondo singolo (Friends), ora questo doppio cd contenente la metà del concerto… probabilmente nel prossimo futuro farà uscire la seconda parte, poi lo show completo, quindi (in caso la abbiano) la versione stereo e così via.

Per noi fan è frustrante, ma non dobbiamo perdere di vista il godimento che anche una uscita incompleta come questa riesce a darci. E che razza godimento!

La registrazione di cui parliamo come detto è stata arricchita – rispetto al doppio cd uscito qualche giorno fa – dei due singoli pubblicati precedentemente.

 

Questa la scaletta del concerto. In neretto i pezzi disponibili della fonte soundboard.

01 Introduction
02 Immigrant Song
03 Heartbreaker
04 Since Ive Been Loving You
05 Black Dog (not released)
06 Dazed and Confused
07 Stairway to Heaven (from the cd single)
08 Celebration Day (not released)
09 That’s the Way (not released)
10 Going to California (not released)
11 Tangerine (not released)
12 Friends (from the cd single)
13 Smoke Gets in Your Eyes
14 What Is and What Should Never Be
15 Moby Dick (cut)
16 Whole Lotta Love (not released)
17 Communication Breakdown
18 Organ Solo (not released)
19 Thank You (not released)
20 Rock and Roll

Questi i pezzi contenuti nei due cd:

Disc 1:
01 Introduction
02 Immigrant Song
03 Heartbreaker
04 Since Ive Been Loving You
06 Dazed and Confused

Disc 2:
07 Stairway to Heaven
12 Friends
13 Smoke Gets in Your Eyes
14 What Is and What Should Never Be
15 Moby Dick (cut)
17 Communication Breakdown
20 Rock and Roll

Mi sono messo ad ascoltare questo concerto un prima volta senza troppa convinzione. Ero di cattivo umore e poco concentrato. La prima impressione non è stata granché, forse le aspettative di questi ultimi decenni hanno giocato un brutto scherzo o forse ero davvero io a non essere nel mood giusto per affrontare questo bootleg. Sì, sentivo che la qualità era ottima, che i LZ del 1971 erano grandi (ma questo lo sapevo già), ma il tutto mi sembrava un po’ freddo, forse perché in una registrazione soundboard il pubblico è in secondo piano a maggior ragione con i giapponesi di solito sempre rispettosi e riservati; ma poi l’ho ripreso in mano una seconda volta, mi sono versato due dita di southern comfort, mi sono messo nella mia comfort zone, ho posizionate la manopola del volume sul settaggio “play it loud”, ho pigiato il tasto play e poco dopo ho esclamato (come avrebbe fatto il mio amico Picca) “senti mo’ che rumba!”

Nell’introduzione di sente Bonham urlare “louder!” più volte, chiede (anzi, ordina) che la batteria si senta di più in spia, poi dà il quattro e si parte. Immigrant Song è potente. Robert è leggermente titubante nel lanciarsi nell’urlo iniziale, ma come diciamo ogni volta iniziare a freddo (Robert evitava ogni sorta di riscaldamento vocale) con un pezzo del genere è da incoscienti. La qualità del suono è ottima, ben bilanciata. Il sound della chitarra è distorto ma pulito, sembra un ossimoro ma è così ed è bellissimo ascoltare il suono puro dell’amplificatore e della Gibson Les Paul senza effetti di sorta. Heartbreaker è ottima. La sezione dedicata all’assolo di chitarra accompagnato (prima della ultima strofa) è come spesso accade, impetuoso. Page che scioglie le briglie, Bonham e Jones scatenati. Ah!

Senza le chiacchiere di Plant tra un brano e l’altro l’atmosfera sembra quantomeno strana, ma lo spirito del rock che pervade le performance di ogni singolo pezzo compensa il tutto. Since I’ve Been Loving You è magnifica. La mia versione preferita è quella ancor più drammatica del 1973, ma anche questa del 1971 è superba. Jones è al piano durante la prima strofa ma poi passa all’organo, l’effetto è curioso. Bonham si trattiene a fatica, è irruente ed è bellissimo seguirlo nelle sue figure ritmiche, ma è tutto il gruppo ad essere ispirato, eccitato e di buon umore.

Introduzione più lunga del solito (passano più di due minuti prima che entri Plant) per Dazed And Confused, pezzo che è ancora in evoluzione (il giro di accordi al minuto 5 dopo le due strofe iniziali ad esempio non sopravviverà negli anni a seguire). Il pubblico sembra ipnotizzato durante la sezione dell’archetto di violino. Tutti ascoltano in religioso silenzio, l’atmosfera ha del soprannaturale, questo momento sembra trascendere l’ordine naturale per sconfinare nel divino, in breve: Jimmy Page nei panni del Dark Lord. Al momento della entrata del gruppo Page indugia sul wah wah, per poi iniziare le sue usuali scorrerie sul riff ostinato e veloce tenuto da Jones e Bonham. La qualità audio è ottima, la chitarra, come detto, non troppo distorta, seguire l’impeto della solista è facile e in alcuni momenti ci si sente sotto ipnosi. Una sensazione bellissima.  Dopo il minuto 20:00 il gruppo segue Page in una improvvisazione superlativa dove si passa dall’hard rock funk a Pennies From Heaven, motivo popolare americano cantato da Plant su un giro di accordi melodico creato da Page. La capacità e la voglia dei LZ di improvvisare era davvero una meraviglia. Il mayhem metallico della sezione successiva riporta tutto nei canoni della tempesta elettrica zeppeliniana. Come accennato qui sopra, subito dopo l’ultima strofa è presente un taglio che speriamo verrà ricucito nelle prossime edizioni. Non so se ci sarà qualcuno di voi che si prenderà mezz’ora per ascoltare questo pezzo in cuffia a buon volume, così fosse non potrà fare altro che rimanere sbalordito e innamorarsi una volta di più di un gruppo rock fenomenale.

Benché Stairway To Heaven facesse parte della scaletta dei LZ già da marzo 1971, è bene ricordare che il IV album non sarebbe uscito che in novembre 1971 e che dunque il pezzo in questione fosse una assoluta novità per il pubblico. Stairway dunque non ha i riflessi magici tipici degli anni successivi, ma viene presentata in una versione quasi impeccabile e vicina a quella da studio (assolo a parte).

I Led Zeppelin erano così pazzi da aggiungere al volo alla scaletta pezzi come Friends, (quasi certamente) mai suonata dal vivo primo di allora e registrata in studio un anno prima. La versione data è improvvisata, con Jones al basso (invece che alle tastiere), ma è al contempo vibrante e convincente. Segue qualche secondo dedicato a Plant che accenna a Smoke Gets In Your Eyes e si passa a What Is And What Should Never Be, trasposizione efficace e sentita con un Bonham e un Plant fenomenali.

A Moby Dick (cut) sono dedicati solo 10 minuti a causa dei tagli fatti dalla Empress Valley. Communication Breakdown invece dura quasi 8 minuti e, se mi si consente un po’ di iper aggettivazione, direi che sia una versione da strappamutande, torrenziale e selvaggia. I primi 20 secondi sono dedicati ad una introduzione ritmica improvvisata, si passa quindi all’hard rock dissoluto e totalizzante dei LZ. Il rientro tra il primo ritornello e la seconda strofa (minuto 0:58) è una meraviglia, questi intermezzi di hard rock funk tipici di Page (e che Bonham e Jones interpretano così bene) sono dei piccoli momenti di grandezza assoluta.  L’assolo di chitarra è lungo, assolo che va poi a sciogliersi in un altro intermezzo funk. Plant duetta col pubblico mentre i tre musicisti interagiscono su trame ritmiche seducenti. Poi di nuovo Page in assolo su stacchi ritmici inventati al momento. Ragazzi che spettacolo!

Rock and Roll chiude il cd. Interpretazione ancora work in progress (come detto il IV album non era ancora uscito) ma molto aggressiva e compatta. La convinzione con cui Bonham picchia sul piatto nell’ultimissimo colpo di batteria la dice lunga sul testosterone in circolo in quei giorni.

Non appena il resto della registrazione soundboard del concerto verrà pubblicato, questo diventerà uno dei grandissimi album dal vivo NON UFFICIALI da avere. Sia chiaro, ci sono sbavature e imperfezioni, ma il bello del rock è questo, quando il “trasporto” prende il sopravvento e si raggiungono vette così alte, tutto il resto non conta.

Jimmy Page possiede i multitraccia di 4 delle 5 date giapponesi del 1971, non capisco cosa aspetti a fare uscire la sua versione di “Alla Conquista Dell’Est” (How The East Was Won insomma”). Se questo soundboard mono “suona” così bene, immaginiamoci cosa potrebbe essere la versione stereo con missaggio professionale.

Quando i Led Zeppelin erano i Led Zeppelin!

 

(broken) ENGLISH

Led Zeppelin – 1971.09.29, Osaka, Festival Hall “How The East Was Won” (EVSD 1056/1057 + 2 promo singles) – soundboard master

Here it is the soundboard of Osaka 929 (as the enthusiast confidentially call this legendary concert), a date that everyone has always considered special whose live recording available until now was an audience (taken from the public). For years, lustrums, decades we have fantasized of being able to hear this great concert in soundboard quality, and now finally here it is; after a couple of “teasers” (Stairway and Friends) published as singles in the last few months, now Empress Valley Supreme Disc (the famous bootleg label)  releases Osaka’s second date in 1971 on the unofficial market. Given the times in which within a few minutes everything is immediately available for free on the internet, it does so in a debatable way, let’s see why:

  • the concert is not complete (11 pieces out of 19)
  • some pieces are cut, for example Dazed And Confused (at minute 27.40 has a cut of about 3 minutes) and Moby Dick (whose cuts are rather coarse)
  • “plantations” are missing (Plant’s words between songs)
  • the concert is mono

From a certain point of view we can somehow try to understand the behavior of the Empress Valley, which we remember is a label that produces only bootlegs, cds of unofficial material (mostly live concerts of various audio quality). Once the first copies have been sent (the print run is always a few hundred copies sold at exorbitant prices) in a very short time the concert in question is uploaded on specialized sites in live recordings for the happiness of fans like us, but the files are downloaded not only by fans but also by other minor record companies that deal with bootlegs that in turn will print economic copies of the show. Given that, Empress Valley tries to earn the maximun by releasing a not complete recording of the show in question: first a single cd (one song, STH), then a second single (Friends), now this double Cd containing half of the concert … probably in the near future it will release the second part, then the complete show, then (if they have it) the stereo version and so on.

For us fans it is frustrating, but we must not lose sight of the enjoyment that even an incomplete output like this can give us. And what a pleasure it is!

The recording of which we speak today has been enriched – compared to the double cd released a few days ago – of the two singles published previously.

This is the set list of the concert. Available tracks of the soundboard source in black.

01 Introduction
02 Immigrant Song
03 Heartbreaker
04 Since Ive Been Loving You
05 Black Dog (not released)
06 Dazed and Confused
07 Stairway to Heaven (from the cd single)
08 Celebration Day (not released)
09 That’s the Way (not released)
10 Going to California (not released)
11 Tangerine (not released)
12 Friends (from the cd single)
13 Smoke Gets in Your Eyes
14 What Is and What Should Never Be
15 Moby Dick (cut)
16 Whole Lotta Love (not released)
17 Communication Breakdown
18 Organ Solo (not released)
19 Thank You (not released)
20 Rock and Roll

These are the songs contained on the two CDs:

Disc 1:
01 Introduction
02 Immigrant Song
03 Heartbreaker
04 Since Ive Been Loving You
06 Dazed and Confused

Disc 2:
07 Stairway to Heaven
12 Friends
13 Smoke Gets in Your Eyes
14 What Is and What Should Never Be
15 Moby Dick (cut)
17 Communication Breakdown
20 Rock and Roll

I started listening to this concert for the first time without much conviction. I was in a bad mood and not very concentrated. The first impression was not much, perhaps the expectations of these last few decades have played a bad joke or maybe I really was not in the right mood to tackle this bootleg. Yes, I felt that the quality was excellent, that the LZ of 1971 were great (but I already knew this), but it all seemed a bit cold, perhaps because in a soundboard recording the audience is in the background plus we know that the japanese audience is usually more respectful and discreet than others; but then I picked it up a second time, I poured two fingers of Southern Comfort in a glass, I put myself in my comfort zone, I placed the volume knob on the “play it loud” setting, I pressed the play button and little after I exclaimed (as my friend Picca would have done) “now, feel that rumba!”

In the introduction we hear Bonham screaming “louder!” several times, he asks (or rather, he orders) for more drums on the monitors, then he counts four and the show begins. Immigrant Song is powerful. Robert is slightly hesitant in throwing himself into the initial scream, but as we say every time starting (Robert was famous for avoiding any sort of vocal warmup) with a piece like that it’s folly. The sound quality is excellent, well balanced. The sound of the guitar is distorted but clean, it sounds like an oxymoron, but that’s how it is and it’s great to listen to the pure sound of the guitar amplifier and the Gibson Les Paul with no effect whatsoever. Heartbreaker is excellent. The section dedicated to the accompanied guitar solo (before the last verse) is as often happens, impetuous. Page runs rampant, Bonham and Jones unbridled. Ah!

Without Plant’s talk between the songs, the atmosphere seems at least strange, but the spirit of rock that pervades the performance of each piece compensates for everything. Since I’ve Been Loving You is magnificent. My favorite version is the 1973 more dramatic one, but even this one of 1971 is superb. Jones is on the piano during the first verse but then he shifts to the organ, the effect is curious. Bonham never holds back, he is fierce and it is wonderful to follow him in his rhythmic figures, but in the end it is the whole group that is inspired, excited and in a good mood.

There is a introduction longer than usual (more than two minutes before Plant starts to sing) for Dazed And Confused, a piece that is still evolving (the chords at minute 05:00 after the two initial verses, for example, did not survive in the following years) . The audience seems hypnotized during the violin bow section. Everyone listens in religious silence, the atmosphere has some supernatura feel, this moment seems to transcend the natural order to encroach on the divine, in short: Jimmy Page in the role of the Dark Lord. When the group enters again Page lingers on the wah wah and then he starts his usual raids on the stubborn and fast riff held by Jones and Bonham. The sound quality is again excellent, the guitar as said is not too distorted, to follow the impetus of the solo is easy and in some moments you feel under hypnosis. A beautiful feeling. After the minute 20:00 the group follows Page into a superlative improvisation where they go from the hard rock funk to Pennies From Heaven, a popular American motif sung by Plant on a tune of melodic chords created by Page. The ability and the desire of the LZ to improvise was absolutely a marvel. The metallic mayhem of the next section bring back everything in the canons of the Zeppelinian electric storm. As mentioned above immediately after the last verse there is a cut that we hope will be sewn up in the next editions. I do not know if there will be any of you who will take half an hour to listen to this piece with headphones at good volume, in that case you’ll notice you can’t help falling in love once more with this phenomenal rock band.

Although Stairway To Heaven was part of the set list as early as March 1971, it is good to remember that the IV album would not have come out until November 1971 and that the piece in question was therefore an absolute novelty for the public. Stairway does not have the magical reflections typical of the following years rendition, but is presented in an almost impeccable and close to the studio version (except for the solo).

Led Zeppelin were so crazy to add tunes like Friends to the setlist on the spot, they possibly never played it live before. The given version is improvised, with Jones on bass (instead of keyboards), but at the same time it is vibrant and convincing. Then we have few seconds dedicated to Plant, he sings the very first words of Smoke Gets In Your Eyes and after that What Is And What Should Never Be follows; it’s an effective and heartfelt transposition with Bonham and Plant being just phenomenal.

Moby Dick is only 10 minutes due to the cut. Communication Breakdown instead lasts almost 8 minutes and, if you allow me a bit ‘hyper-adjectival, I would say it is a “strappamutande” (tear off my panties)”, torrential and wild version. The first 20 seconds are dedicated to an improvised rhythmic introduction, then we move on to the dissolute and all-encompassing hard rock of  LZ. The interlude between the first refrain and the second verse (minute 0:58) is a marvel, these hard rock funk link typical of Page (and that Bonham and Jones interpret so well) are little moments of absolute magnitude. The guitar solo is a long one, a solo that then goes on to melt into another funk intermezzo. Plant duets with the audience while the three musicians interact on seductive rhythmic plots. Then Page play a solo again on improvised rhythmic chops .Oh boy, what a show!

Rock and Roll closes the cd.  The rendition is still a work in progress (as mentioned the IV album was not out yet at the time) but it is very aggressive and compact. The confidence with which Bonham hits the cymbal and the drums in the very last stroke tells us about the testosterone in circulation in those days.

As soon as the rest of the concert’s soundboard recording is released, it will become one of the biggest non-official live albums ever. I make it clear, there are smudges and imperfections, but the beauty of rock is this, when the “transport” takes over and you reach such high peaks, everything else does not count.

Jimmy Page should release  his version of “How The East Was Won “… If this mono soundboard sounds like this well, let’s imagine what could be the stereo version with a professional mix.

When Led Zeppelin were Led Zeppelin!