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Isabel Allende “Oltre l’inverno” (2017 – Feltrinelli)

11 Feb

Isabel Allende “Oltre l’inverno” (2017 – Feltrinelli) – TTTT

Ogni volta che mi accingo a scrivere due righe sul blog a proposito di un nuovo romanzo di Isabel Allen, mi torna in mente la frase che un mio caro amico mi disse una sera che mi sentì parlare con qualcun altro di questa grande scrittrice cilena: “ma non è roba per donne“?. Lo scrissi anche a proposito delle riflessioni relative a L’Amante Giapponese (vedi il link qui sotto); penso a quel mio (caro) amico e sono dispiaciuto per lui, perché privarsi della prosa magnifica della Allende è un vero peccato. Come sempre accade, arrivo in ritardo anche con questo romanzo, la pila sul comodino dei libri da leggere è sempre più alta, il tempo che dedico alla lettura ahimè evidentemente non è sufficiente per non restare troppo indietro con le ultime uscite, ma ad ogni modo ce l’ho fatta ed è stata un’altra lettura piena di godimento.

Già dall’inizio mi sono meravigliato di come a distanza di tanti anni, Isabel riesca a sorprendermi. La prosa a tratti mi ha irretito, ricca com’è di vocaboli, di metafore, di pulsioni e di passione. Il parallelo può sembrare azzardato, ma mi ha subito ricordato la prosa prorompente di Jack London, altro personaggio che su questo blog amiamo un bel po’.

La Allende è davvero uno dei nomi più significativi della letteratura in lingua spagnola.

Oltre l’Inverno è l’ennesimo capitolo riuscito della sua bibliografia. La storia è avvincente, i personaggi riusciti e le ambientazioni molto belle. Un uomo e due donne sono i protagonisti che emergono da una Brooklyn che va allo sprofondo in una tormenta di neve, districandosi tra i temi cari all’autrice: l’invincibilità dell’amore, la passione per la vita, l’eterna lotta contro l’ingiustizia e i soprusi. Sullo sfondo la dittatura cilena e il percorso di sofferenza che il centro e il sud america affrontano per arrivare a fondersi col nord america.

Il finale è forse un poco frettoloso, questo forse il mio unico appunto, ma per il resto questo nuovo romanzo è un’ennesima prova sontuosa di Isabel Allende. Che scrittrice magnifica!

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Isabel sul blog:

https://timtirelli.com/2017/07/19/isabel-allende-lamante-giapponese-2015-feltrinelli-p2016-audible-gmbh-ttttt/

https://timtirelli.com/2012/06/08/isabel-allende-il-quaderno-di-maya-feltrinelli-2011-tttt/

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https://www.lafeltrinelli.it/libri/isabel-allende/oltre-l-inverno/9788807032622

Descrizione

Lucía, cilena espatriata in Canada negli anni del brutale insediamento di Pinochet, ha una storia segnata da profonde cicatrici: la sparizione del fratello all’inizio del regime, un matrimonio fallito, una battaglia contro il cancro, ma ha anche una figlia indipendente e vitale e molta voglia di lasciarsi alle spalle l’inverno. E quando arriva a Brooklyn per un semestre come visiting professor si predispone con saggezza a godere della vita. Richard è un professore universitario spigoloso e appartato. Anche a lui la vita ha lasciato profonde ferite, inutilmente annegate nell’alcol e ora lenite solo dal ferreo autocontrollo con cui gestisce la sua solitudine; la morte di due figli e il suicidio della moglie l’hanno anestetizzato, ma la scossa che gli darà la fresca e spontanea vitalità di Lucía restituirà un senso alla sua esistenza. La giovanissima Evelyn è dovuta fuggire dal Guatemala dove era diventata l’obiettivo di pericolose gang criminali. Arrivata avventurosamente negli Stati Uniti, trova impiego presso una facoltosa famiglia dagli equilibri particolarmente violenti: un figlio disabile rifiutato dal padre, una madre vittima di abusi da parte del marito e alcolizzata, un padre coinvolto in loschi traffici. Un incidente d’auto e il ritrovamento di un cadavere nel bagagliaio della macchina che saranno costretti a far sparire uniranno i destini dei tre protagonisti per alcuni lunghi giorni in cui si scatena una memorabile tempesta di neve che li terrà sotto assedio.

Biografia

Isabel Allende
Isabel Allende è nata a Lima, in Perù, nel 1942, ma è vissuta in Cile fino al 1973 lavorando come giornalista. Dopo il golpe di Pinochet si è stabilita in Venezuela e, successivamente, negli Stati Uniti. Con il suo primo romanzo, La casa degli spiriti del 1982 (Feltrinelli, 1983), si è subito affermata come una delle voci più importanti della narrativa contemporanea in lingua spagnola. Con Feltrinelli ha pubblicato anche: D’amore e ombra (1985), Eva Luna (1988), Eva Luna racconta (1990), Il Piano infinito (1992), Paula (1995), Afrodita. Racconti, ricette e altri afrodisiaci (1998), La figlia della fortuna (1999), Ritratto in seppia (2001), La città delle Bestie (2002), Il mio paese inventato (2003), Il Regno del Drago d’oro (2003), La Foresta dei pigmei (2004), Zorro. L’inizio di una leggenda (2005), Inés dell’anima mia (2006), La somma dei giorni (2008), L’isola sotto il mare (2009), Il quaderno di Maya (2011), Le avventure di Aquila e Giaguaro (2012), Amore (2013), Il gioco di Ripper (2013), L’amante giapponese (2015), Oltre l’inverno (2017). Negli Audiolibri Emons Feltrinelli: La casa degli spiriti (letto da Valentina Carnelutti, 2012) e L’isola sotto il mare (letto da Valentina Carnelutti, 2010). Inoltre Feltrinelli ha pubblicato Per Paula. Lettere dal mondo (1997), che raccoglie le lettere ricevute da Isabel Allende dopo la pubblicazione di Paula, La vita secondo Isabel di Celia Correas Zapata (2001). Nel 2014 Obama l’ha premiata con la Medaglia presidenziale della libertà.

ROGER DALTREY “Thanks a Lot Mr Knibblewhite – My Story” ( Henry Holt publishers – 2018)

30 Gen

ROGER DALTREY “Thanks a Lot Mr Knibblewhite – My Story” ( Henry Holt publishers – 2018) – TTT½

(Edizione statunitense, testo in inglese, copertina rigida.)

Con l’aiuto di Matt Ruud, Roger Daltrey, cantante degli Who ha pubblicato lo scorso anno la sua biografia. Ne parliamo oggi dopo averla letta e soppesata.

In puro stile Who, Roger sembra assai sincero mentre racconta la sua storia, o meglio la propria versione della sua storia. Lo fa in un inglese scorrevole, semplice, quello che userebbero due amici al pub dietro un boccale di birra.

Non so se questo è lo stile che vorrei dalle mie rockstar preferite, ma Roger si vende per quello che è, dunque alla fine giustifico e apprezzo la sua prosa terra terra e la sua schiettezza. Il libro (nella versione in mio possesso) ha 260 pagine, dunque è una biografia breve e per niente dettagliata. La mancanza di particolarità tecniche è un denominatore comunque di tante autobiografie di musicisti, ma in questa tale mancanza è ancora più evidente.

Mi sembra chiaro che il tipo di approccio usato per questo libro sia adatto al pubblico meno esigente e preparato, una storia che può essere letta senza difficoltà anche da chi non fa del rock una ragione di vita. Magari è un parallelo po’ azzardato, Daltrey non ha l’appeal commerciale di Freddie Mercury, ma come operazione non siamo distanti dal film Bohemian Rhapsody, più che al pubblico del Rock sono entrambi destinati ad un pubblico più vasto e neutro.

Roger parla con franchezza, delle difficoltà incontrate ad uscire dal proletariato inglese, della follia nell’essere in tour con uno come Keith Moon e in generale con un gruppo rock negli anni settanta, dei problemi finanziari della band, del complicato prosieguo dopo la morte di Moon (e di Entwistle poi) e delle buone vibrazioni degli ultimissimi tour.

Oltre a questi altri argomenti delicati, l’abbondano di prima moglie e figlio, le scappatelle on the road, i figli avuti da rapporti più o meno occasionali, il sofferto cambio di management (da Kit lambert a Bill Curbishley), etc etc.

Il titolo del libro si riferisce al preside della Grammar School che Daltrey frequentò, il cuoi preside – Mr Knibblewhite – sentenziò che Roger non avrebbe combinato nulla nella vita.

Libro dunque facile e godibile, per tutti i palati.

Mark Blake “Bring It On Home – Peter Grant, Led Zeppelin and Beyond: The Story of Rock’s Greatest Manager” (2018 -Constable)

3 Gen

Marke Blake “Bring It On Home – Peter Grant, Led Zeppelin and Beyond: The Story of Rock’s Greatest Manager” (2018 -Constable) – TTTTT

Italian /English

Libro in inglese.

Questa è la seconda biografia di Peter Grant ed è senza dubbio più esaustiva della prima (The Man Who Led Zeppelin di Chris Welch uscita nel2001). Non che Chris Welch non avesse fatto un buon lavoro, ma Blake ha potuto contare su collaborazioni più incisive, in primis quello dei figli di Grant, Helen e Warren. Il loro contributo è importantissimo, per la prima volta sono infatti riportati fatti e opinioni di chi viveva Peter Grant nel quotidiano. Helen e Warren sono sinceri nei loro interventi nonostante certe faccende non fossero certo facili da affrontare, ci togliamo il cappello quindi davanti alla loro onestà. Oltre a loro hanno collaborato anche personaggi che lavoravano nella organizzazione di Peter Grant e anche questo è un fattore decisivo per al riuscita del libro e benché Page, Plant e Jones non abbiano partecipato alla cosa, il risultato è stupefacente. Blake deve aver fatto ricerche approfondite, la storia narrata scivola via benissimo, la sua prosa poi aiuta molto anche chi, come il sottoscritto, non è di madre lingua inglese; l’autore tra l’altro ha inoltre potuto utilizzare anche i contenuti dell’ultima intervista che Grant rilasciata prima di morire, intervista mai pubblicata prima d’ora.

Le pagine dedicate agli anni formativi di Peter Grant sono in qualche modo toccanti: le difficoltà di essere un figlio illegittimo, la mancanza di denaro e di istruzione, le dure condizioni di vita di allora, al contempo però è illuminante capire come PG non si sia mai abbattuto ed abbia combattuto per arrivare dove è arrivato con una ostinazione e determinazione certamente fuori dal comune.

Blake non può fare a meno di raccontare per certi versi la storia dei Led Zeppelin, credo fosse inevitabile, ma lo fa senza mai perdere di vista il protagonista principale del libro. Certo, tra gli argomenti e i fatti raccontati molti sono quelli che già sapevamo e di cui abbiamo letto in innumerevoli libri sul gruppo che tanto amiamo, ma Blake riesce a mantenere la noia lontana e anzi arricchisce quasi sempre questi fatti con nuove piccole rivelazioni.

Questo libro sancisce una volta per tutta come i Led Zeppelin fossero il gruppo di Page e di Grant e di come si sia passati da un inizio fulminante e organizzatissimo ad un finale dove nessuno aveva più idea di cosa stesse accadendo. Il divorzio di Grant e l’uso massiccio di sostanze chimiche cambiarono quello che un tempo fu il miglior manager del mondo, rendendolo paranoico e fuori di testa. E’ doloroso leggere di queste cose e vedere come un uomo e adulto di riferimento per tutti perse completamente il controllo.

Ho letto con molto piacere le pagine dedicate alla Bad Company e ho compreso una volta di più che personaggio difficile fosse Paul Rodgers. Il libro comunque per quel che mi riguarda è avvincente dall’inizio alla fine nonostante, come ho già detto, tratti di argomenti e di vicende a me molto famigliari. Tante le sfumature nuove, ad esempio a proposito la follia del tour del 1977 e del funerale di Karac Plant (sulla mancata presenza di Grant, Page e Jones cui Blake fa nuove ipotesi plausibili), davvero inusuale poi leggere delle trame per sostituire Grant come manager dei Led Zeppelin a partire dal 1978. Importante anche il soffermarsi di Blake su figure ambigue come Steve Weiss e Herb Atkin, con conseguente comprensione di come certi meccanismi economici e di potere giravano allora. Curioso infine apprendere che il contratto per la registrazione della colonna sonora di Detah Wish II prevedeva una somma da dare al regista Michael Winner e non il contrario … pur di avere Jimmy Page di nuovo in pista si era disposti a tutto.

Gli ultimi anni degli anni settanta (e i primi degli ottanta) sono stati anni davvero difficili per Peter Grant ma è per certi versi commovente vedere come cercasse comunque di essere un padre protettivo e decente. Se ci sia riuscito o no non lo so, ma pur nella pazzia di quel periodo ha cercato di non perdere mai di vista Helen e Warren.

Mi sarebbe piaciuto leggere di più a proposito di Gloria, moglie di Peter e madre dei suoi figli. La sua figura è appena descritta e una volta avvenuta la separazione non se ne sa più niente. Un po’ poco per un personaggio centrale che Grant ha avuto al suo fianco per tre lustri.

Il libro ha 290 pagine, è ben confezionato, contiene alcune foto mai viste prima. In copertina uno scatto di Ross Halfin.

June 2018 – Mark Blake, Ross Halfin, Helen Grant, Warren Grant

Da grande fan dei Led Zeppelin quale sono ho trovato questo libro davvero impressionante, magari sono io che mi eccito troppo per le piccole nuove sfumature di una storia che già conosco molto bene, ma riuscire a leggere con avidità un nuovo libro che dopo tutto ha come soggetto principale i LZ significa che l’autore ha fatto un ottimo lavoro e che non si è limitato a raccontare e a rubare una storia rievocata già centinaia di volte. Bravo Mark Blake.

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(broken) English

This is the second biography of Peter Grant and is undoubtedly more exhaustive than the first (The Man Who Led Zeppelin by Chris Welch released in 2001). Not that Chris Welch had not done a good job, but Blake was able to count on more incisive collaborations, primarily that of the sons of Grant, Helen and Warren. Their contribution is very important, for the first time are in fact reported facts and opinions of those who lived with Peter Grant. Helen and Warren are sincere in their speeches although certain things were certainly not easy to deal with, hats off to their honesty. In addition to them also collaborated characters who worked in the organization of Peter Grant and this is also a decisive factor for the success of the book and although Page, Plant and Jones did not participate in the thing, the result is amazing. Blake must have done extensive research, the story told runs very well, his prose then also helps those who, like myself, is not native English; the author also has also been able to use the contents of the last interview that Grant released before his death, an interview never published before.

The pages dedicated to Peter Grant’s formative years are somewhat touching: the difficulties of being an illegitimate child, the lack of money and education, the harsh living conditions of the time, but at the same time it is enlightening to understand how PG never let himself down and fought to get where he arrived with a determination certainly out of the ordinary.

Blake can not help but tell in some ways the story of Led Zeppelin, I think it was inevitable, but he does it without ever losing sight of the main protagonist of the book. Of course, among the arguments and facts told many are those that we already knew and we read in countless books about the group we love so much, but Blake manages to keep the boredom far and indeed almost always enriches these facts with new small revelations.

This book once and for all establishes how the Led Zeppelin were the group of Page and Grant and how it moved from a fulminating and very organized start to an end where no one had any idea what was happening. Grant’s divorce and massive use of chemicals changed what was once the best manager in the world, making him paranoid and out of his mind. It is painful to read about these things and see how a man and adult of reference for everyone completely lost control.

I read the pages dedicated to the Bad Company with great pleasure and I realized once more what difficult character was Paul Rodgers. The book, however, is exciting from the beginning to the end despite, as I said, traits of topics and events very familiar to me. So many new nuances, for example about the madness of the tour of 1977 and the funeral of Karac Plant (Blake makes new plausible hypotheses about Grant, Page and jones absence), really unusual then read the plots to replace Grant as manager of Led Zeppelin from 1978. Also important was the focusing of Blake on ambiguous figures such as Steve Weiss and Herb Atkin, with a consequent understanding of how certain economic and power mechanisms were in those days. Curious then to learn that the contract for the recording of the soundtrack of Detah Wish II provided a sum to be given to director Michael Winner and not the other way … just to have Jimmy Page back on track they were willing to do anything.

The last part of the seventies (and early eighties) were really difficult years for Peter Grant, but it is in some ways moving to see how he still tried to be a protective and decent father. Whether he has succeeded or not I do not know, but despite the madness of that period he tried never to lose sight of Helen and Warren.

I would have liked to read more about Gloria, Peter’s wife and mother of his children. Her figure has just been sketched and once the divorce has taken place nothing more is known. Too little ‘for a central character that Grant had by his side for three lustrums.

The book has 290 pages, is well packaged and contains some photos never seen before. On the cover, a shot by Ross Halfin.

As a great fan of Led Zeppelin I found this book really impressive, maybe it’s me that excites me too much about the new nuances of a story that I already know very well, but to be able to read with voracious appetite a new book that after all has LZ as the main subject means that the author has done a great job and that he has not limited himself to telling and stealing a story already evoked hundreds of times. Bravo Mark Blake!

 

 

D.Lewis – M.Tremaglio “Evenings With Led Zeppelin – The Complete Concert Chronicle” (Omnibus Press 2018)

15 Dic

D.Lewis – M.Tremaglio “Evenings With Led Zeppelin – The Complete Concert Chronicle” (Omnibus Press 2018) – TTTTT

ITALIAN/ ENGLISH

Omnibus Press continua a pubblicare ottimi libri, lo fa sempre con professionalità e competenza, condizioni essenziali per centrare l’obbiettivo. Questo nuova uscita a nome Dave Lewis & Mike Tremaglio è curata da Chris Charlesworth e questo è un bene; Charlesworth con la sua esperienza e le sue capacità rende questo libro il meno ostico possibile e fa sì che il gran lavoro di Tremaglio e Lewis risplenda nella maniera più chiara.

Questo è un libro “tecnico”, gira infatti intorno alla lunga (?) lista dei concerti fatti dai Led Zeppelin. Detta così può sembrare una faccenda noiosa, ma il libro intrattiene più del previsto.

Naturalmente è un tomo per i fan dei Led Zeppelin in senso più o meno stretto, un libro a cui fare riferimento quando si sta ascoltando una registrazione dal vivo e si vuole approfondire, ma ripeto è più scorrevole del previsto. Per ogni concerto vengono proposte scaletta (quando possibile), note generali, note sul luogo del concerto, registrazioni live disponibili, recensioni dell’epoca apparse sulla stampa.

Queste ultime sono forse una delle cose più interessanti del libro, si passa dai leggendari resoconti dei primi anni (sebbene anche nel 1969 ci fosse chi proprio non sopportava – e non capiva – la proposta del gruppo) alle recensioni meno positive relative agli ultimi grandi tour, 1975 e 1977 in particolare. Pur essendo grandi fan del gruppo, Dave e Mike hanno lasciato per intero anche gli articoli più sprezzanti e denigratori nei confronti del gruppo, per questo plaudo alla loro onestà intellettuale. Dal punto di vista del fan quale sono, è molto chiarificatore leggere cosa scrivessero i giornalisti musicali a proposito dei grossi problemi alla voce di Plant nel tour del 1975 e della pessima forma “chimica” e chitarristica di Page ad esempio nel tour del 1977.

Nel libro però c’è anche altro, molto altro. Sfogliando le pagine una volta di più mentre scrivo queste righe mi saltano agli occhi alcune faccenduole che ho imparato dal libro e che vale la pensa sottolineare, tra cui, ad esempio:

  • Page chiese a Terry Reid di unirsi agli Yardbirds già nel marzo del 1968 (nei giorni che andarono dal 3 al 16)
  • Reid consigliò Plant a Page il 17/03/1968 dopo che Band Of Joy (con Robert alla voce) aprì un suo concerto.
  • la prima prova fatta dai Led Zeppelin nell’agosto del 1968 potrebbe non essere stata fatta in Gerrard Street a Londra, bensì a Lisle Street.

Possono sembrare quisquilie, ma se si è studiosi e appassionati del gruppo di Page, sono cosette assai succose.

Il libro poi offre, come ho anticipato, la storia dei locali che hanno ospitato i LZ, quella del Fillmore West ad esempio è molto gustosa.

A pag. 414 c’è la tabella riassuntiva relativa ai pezzi che sono finiti nell’album ufficiale The Song Remains The Same, con specificato all’interno della stessa traccia da che concerto/i  essa proviene (tabella improntata sul gran lavoro fatto da Eddie Edwards).

Sono poi presenti le date del tour estivo del 1975 annullato e i fatti relativi… questo e naturalmente molto altro. Mi tolgo il cappello davanti alla Omnibus press che ha avuto il coraggio di pubblicare un titolo così particolare e di averlo fatto in confezione davvero encomiabile: il tomo pesa più di 2 kg, è di grande formato, è cartonato e ha 576 pagine.

Prima di finire è bene precisare che sono amico di Dave Lewis (lo seguo dai primissimi anni ottanta, quando misi le mani su uno dei primi numeri della sua fanzine Tight But Loose, diventammo amici poco dopo quando iniziai la mia di fanzine) e anche con Tremaglio ho avuto qualche contatto nel corso degli anni, ma sapete che di solito sono schietto e sincero quindi scevro da qualsiasi carineria dovuta, posso tranquillamente concludere dicendo che – se ci si considera fan dei Led Zeppelin – questo è un libro da avere ad ogni costo. Dave e Mike hanno davvero fatto un lavoro straordinario.

 

(broken) ENGLISH

Omnibus Press continues to publish excellent books, it always does so with professionalism and competence, essential conditions to achieve the goal. This new release written by Dave Lewis & Mike Tremaglio is edited by Chris Charlesworth and that’s good; Charlesworth, with his experience and abilities, makes this book the least difficultas as possible so the great work of Tremaglio and Lewis may shine in the clearest possible way.

This is a “technical” book, it is centered around the long (?) list of concerts made by Led Zeppelin. This may seem a bit of a boring affair, but the book has more than expected.

Of course it is a tome for Led Zeppelin fans in a more or less strict sense, a book to refer to when you are listening to a live recording and you want to deepen it, but I repeat it is smoother than expected. For each concert it is offered the songlist (when possible), general notes, notes on the concert venue, live recordings available, reviews of the time that appeared in the press.

The latter are perhaps one of the most interesting things of the book, we pass from legendary reports of the early years (although even in 1969 there were those who just could not stand – and did not understand – the proposal of the group) to the less positive reviews of the last big tours , 1975 and 1977 in particular. Despite being big fans of the group, Dave and Mike have left in full even the most disdainful and disparaging articles against the group, so I applaud their intellectual honesty. From the fan’s point of view as it is, it is very clarifying to read what music journalists wrote about Plant’s big problems in the 1975 tour and Page’s bad shape for example on the 1977 tour.

But there is also something else in the book. Little things like these for example:

_Page asked Terry Reid to join the Yardbirds as early as March 1968 (in the days from 3 to 16)
_Reid suggested Plant to Page on 17/03/1968 after Band Of Joy (with Robert on vocals) opened one of his concerts.
_the first Led Zeppelin rehearsals in August 1968 might not have been on Gerrard Street in London, but on Lisle Street.

They may seem trifling things, but if you are scholars and enthusiasts of Page’s group, they are very juicy.

The book then offers, as I anticipated, the history of the venues that hosted  LZ, the Fillmore West’s one for example is very tasty.

On page 414 there is a summary table of the pieces that ended up in the official live album The Song Remains The Same, with song breakdown by concert (a table based on the great work done by Eddie Edwards on his web site The Garden Tapes ).

Then there are the dates of the 1975 summer tour canceled and the related facts … this and of course much more. Hats off to Omnibus press that had the courage to publish such a particular book and to have done it in a truly commendable package: the tome weighs more than 2 kg, is big sized, has hardcover and has 576 pages.

Before I end this review I must clarify that I am a friend of Dave Lewis (I have been following him since the early eighties, when I put my hands on one of the first numbers of his Tight But Loose fanzine, we became friends shortly after when I started my own fanzine Oh Jimmy) and also have had some contacts over the years with Tremaglio, but you know that usually I am a straight shooter so free from any cuteness due, I can safely conclude by saying that – if you consider yourself a Led Zeppelin fan – this is a book you must have. Dave and Mike really did an amazing job.

Lilli Gruber “Inganno” (2018 – Rizzoli)

22 Nov

Lilli Gruber “Inganno” (2018 – Rizzoli) – TTTTT

Questo è il terzo capitolo di quella che chiamo “la saga del Sudtirolo” di Lilli Gruber e per quanto mi riguarda è probabilmente il momento migliore (non che i precedenti due fossero deboli, tutt’altro, ma questo a mio avviso è mirabolante). Il libro è superbo, alterna fiction (legata a fatti realmente accaduti) e saggistica connesse da un approccio narrativo assai riuscito. La Gruber sa di cosa parla, proviene da quella terra, il Sudtirolo è la sua Heimat, ma riesce ugualmente ad affrontare il delicato argomento con imparzialità notevole, e questo le fa onore.

Questo è un libro importante per comprendere meglio pezzetti della storia d’Italia, per cercare di capire il complesso e spinoso problema del Sudtirolo e per chiarirsi le idee circa la guerra fredda tra USA e URSS. Quei territori e il passo del Brennero furono davvero il confine tra il mondo occidentale e quello del socialismo sovietico. Tra la fine degli anni cinquanta e la fine degli anni sessanta tra quelle valli successe di tutto.

Il libro rivela cose a me sconosciute o poco note. La Gruber ha fatto ricerche approfondite e definitive, da cui si ricava ad esempio in maniera netta che depositi di armi nucleari americani erano segretamente (e in accordo col governo Italiano, in quegli anni lo zerbino degli USA) presenti su territorio italiano e proprio per questo come scrive la Gruber “... per proteggerli, serviva un esercito che facesse capo a un governo amico di Washington. Dato quel presupposto, era impossibile che il Sudtirolo si sganciasse mai dal controllo di Roma...” … questa è una conclusione illuminante.

Non rivelo altro, la sinossi qui sotto è di certo più utile di quel che potrei aggiungere per far capire meglio il tenore della storia che si racconta.

Segnalo solo le interviste e gli incontri fatti dalla Gruber con i sopravvissuti (o i loro eredi) di quella stagione, compresa quella al filosofo Cacciari – all’epoca dei fatti studente universitario molto impegnato politicamente – da cui si evince come fosse difficile allora rapportarsi con la storia di quella terra e capirla. Cacciari arriva a conclusioni degne di una grande mente.

Libro dunque esplicativo, ben fatto e ben scritto. Lilli colpisce ancora, complimenti!

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Lilli Gruber sul blog:

https://timtirelli.com/2018/09/14/lilli-gruber-tempesta-2014-rizzoli/

https://timtirelli.com/2013/04/03/lilli-gruber-eredita-rizzoli-2012-tttt/

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Descrizione – http://www.rizzolilibri.it/libri/inganno/

Tre ragazzi, il Sudtirolo in fiamme, i segreti della Guerra fredda

Prima saltano in aria i monumenti. Poi i tralicci. Poi le caserme. È il crescendo di violenza che dalla fine degli anni Cinquanta investe il Sudtirolo, dove i “combattenti per la libertà” vogliono la riannessione all’Austria. Lo Stato italiano si trova per la prima volta di fronte al terrorismo. Nella piccola provincia sulle Alpi affluiscono migliaia di soldati e forze dell’ordine: ma la militarizzazione è davvero la risposta all’emergenza creata dagli attentati? Oppure obbedisce a una logica di “strategia della tensione”? La storia degli anni delle bombe sudtirolesi racconta lo scontro tra le superpotenze USA e URSS; il gioco pericoloso di gruppi neonazisti e neofascisti; le spregiudicate interferenze dei servizi segreti di diversi Paesi; una minaccia nucleare sempre più vicina e una guerra senza quartiere contro il comunismo destinata a sfuggire di mano. Inganno è un’opera intensa e corale, che tra realtà e finzione illumina trame, tragedie e mortali illusioni di una frontiera cruciale della Guerra fredda. Lilli Gruber torna a esplorare il passato della sua terra con due potenti strumenti narrativi: le voci dei testimoni con la ricostruzione dei grandi scenari, e in parallelo un’appassionante fiction. I protagonisti sono quattro antieroi moderni: Max e Peter, due ragazzi sudtirolesi tentati dalla radicalizzazione, Klara, una giovane austriaca innamorata del potere, e Umberto, un agente italiano incaricato di evitare un’escalation incontrollabile. Quattro anime perdute che con la loro parabola di passione e disinganno mettono in scena le colpe dei padri, le debolezze dei figli, le ambiguità della Storia.

Lilli Gruber, giornalista e scrittrice, prima donna a presentare un telegiornale in prima serata, dal 1988 ha seguito come inviata per la Rai tutti i principali avvenimenti internazionali. Dal 2004 al 2008 è stata parlamentare europea. Dal settembre 2008 conduce la trasmissione di approfondimento Otto e mezzo su La7. Gli ultimi bestseller pubblicati con Rizzoli sono Chador (2005), America anno zero (2006), Figlie dell’Islam (2007), Streghe (2008), tutti disponibili anche in Bur, Ritorno a Berlino (2009) e Eredità (2012).

QIU XIAOLONG “La Misteriosa Morte Della Compagna Guan” (Feltrinelli 2018) – TTTT

6 Nov

Settembre scorso, ero fuori con i ragazzi e con la mia proverbiale ossessione obbligai gli amici a comprare un titolo della Universale Economica Feltrinelli.

Per chi fosse interessato qui il link alle riflessioni sulla serata: https://timtirelli.com/2018/09/22/obbligare-gli-amici-a-comprare-libri-della-universale-economica-feltrinelli/

Per me scelsi un libro di Qiu Xiaolong, scrittore nato a Shangai di cui non sapevo praticamente nulla. Ora che ho letto “La Misteriosa Morte della Compagna Guan” (uscito in origine nel 2000 e ristampato nella edizione in questione lo scorso aprile) devo dire che ho avuto un colpo di fortuna nel scegliere questo titolo, perché è un thriller poliziesco che mi è piaciuto moltissimo. A parte che è il primo episodio de “Le Inchieste Dell’Ispettore Chen” e dunque potrò approfondire rispettando l’ordine cronologico, con questo libro ho imparato parecchio sulla Cina, un Repubblica popolare a cui ora guardo con idee più chiare. La storia è avvincente e ben scritta, per quanto mi riguarda altrettanto importante e riuscita è l’ambientazione, una vera novità per il sottoscritto.

Qiu Xiaolong, scrittore e poeta cinese, in lingua inglese, dal 1989 è costretto a vivere negli USA (dove all’epoca si trovava per raccogliere materiale e ispirazione per un libro su TS Eliot). Si disse fosse coinvolto con le rivolte studentesche di quegli anni così diventò in pratica un esiliato. Il suo è uno sguardo tutto sommato critico, porta infatti a galla le incoerenze e le difficoltà della Cina moderna senza troppi patemi

Con l’avvento della dinastia Zhang alla guida della mia squadra del cuore, da qualche anno guardo alla Cina con interesse, cercando di andare oltre i soliti luoghi comuni; questo autore e questo libro contribuiscono dunque alla scoperta di questo grande gigante rosso che piano piano sta catturando il mio interesse.


 

https://www.lafeltrinelli.it/libri/xiaolong-qiu/misteriosa-morte-compagna-guan-inchieste/9788831739146

Descrizione

Shanghai, 1990. Il corpo senza vita di una giovane donna viene trovato in un canale fuori città. La vittima, Guan Hongying, è una famosa Lavoratrice Modello della Nazione, figura esemplare della propaganda di Partito. Le indagini vengono affidate all’ispettore capo Chen Cao, poeta, traduttore, curioso gourmet, capo della squadra casi speciali del Dipartimento di polizia di Shanghai. Ben presto emergono forti implicazioni politiche, ma nonostante il Partito faccia pesanti pressioni perché il caso venga insabbiato, Chen continua a indagare, cercando giustizia a tutti i costi e mettendo così a repentaglio la sua brillante carriera.

La UNIVERSALE ECONOMICA FELTRINELLI sul blog:

https://timtirelli.com/2018/09/22/obbligare-gli-amici-a-comprare-libri-della-universale-economica-feltrinelli/

https://timtirelli.com/2018/08/07/anna-funder-cera-una-volta-la-ddr-2016-feltrinelli-tttt/

https://timtirelli.com/2018/05/11/victor-hugo-notre-dame-de-paris-2016-universale-economica-feltrinelli-ttttt/

https://timtirelli.com/2018/01/04/daniel-defoe-robinson-crusoe-1719-2017-feltrinelli-ttttt/

https://timtirelli.com/2017/09/28/jack-london-zanna-bianca-1906-2017-universale-economica-feltrinelli-ttttt/

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Obbligare gli amici a comprare libri della Universale Economica Feltrinelli

22 Set

Chi segue questo blog miserello sa bene che ho una passione smisurata per i libri in edizione Universale Economica Feltrinelli. L’impulso principale mi viene dalla reazione chimica che ho con queste edizioni. Sono economiche, ben curate e dal design accattivante e sono arrivate a soppiantare i remaster di cd musicali che fino a non troppo tempo fa compravo incessantemente a seconda delle possibilità del momento. Naturalmente ci sono altri motivi oserei dire atavici: la Feltrinelli nacque dalla fine della Cooperativa Del Libro Popolare, la cui collana più autorevole era appunto la Universale Economica, inoltre a Modena, come sede, prese il posto de La Rinascita, libreria in pienissimo centro storico dove da giovinetto passai interi sabati pomeriggio. Affinità elettive, un certo modo di vivere le cose del nostro tempo e i ricordi fan dunque sì che senta questa casa editrice a me molto vicina; in questi giorni poi non posso che dispiacermi della scomparsa di Inge Schönthal Feltrinelli.

https://www.repubblica.it/robinson/2018/09/20/news/morta_inge_feltrinelli-206913418/?ref=search

Al di là di tutto però sono le edizioni in sé che mi attirano e che mi spingono a comportamenti vessatori nei confronti dei miei amici.

Sabato scorso ad esempio. Sinodo settembrino. Avremmo dovuto essere in otto, ma ci troviamo in cinque: uno deve assistere la sua groupie ferma a letto col mal di schiena, uno è bloccato a Bologna causa lavoro e uno risulta misteriosamente scomparso. Siamo in cinque, abbiamo voglia di stare insieme, la serata sarà magnifica. In questi sinodi cerchiamo sempre di restare legati alle nostre radici, di respirare il bel tempo che fu dell’Emilia, la nostra terra. Ritrovo dunque alla festa provinciale dell’Unità di Modena, entrata Freto, stradello Anesino. Oltre ai ristoranti gestiti da volontari, da alcuni anni ci sono (sfortunatamente) anche ristoranti “commerciali”, ovvero gestiti da privati, quasi tutti sudamericani e tutti a base di carne grigliata. Ora, non sono né vegetariano né vegano, ma questa ostentazione, questo invito all’abbuffata di carne mi infastidisce. Il pianeta, l’uomo, la natura, non sono esattamente in buone condizioni, ci sarebbe un bisogno disperato di diminuire il consumo di carne, e invece ecco che (quasi) tutti gli umani rimangono lì a fissare montagne di carne, senza farsi nessuna domanda. (Va beh, scusate il pippone).

Rimanendo fedeli all’Emilia dunque ci mettiamo in fila davanti al ristorante La Staggia, gestito dalla sezione di partito di San Prospero di Modena, cucina tipica, cibi con cui le nostre madri e le nostre nonne ci hanno tirato su. Un po’ di antipasto e poi mi getto, nonostante sia ancora estate, sulla polenta coi funghi. Si chiacchiera come non facevo da tempo, ci si confronta sui massimi sistemi, sulla musica, sui piccoli grandi impicci quotidiani. L’eloquio è libero, aiutato dalla confidenza che abbiamo gli uni con gli altri e dalle quattro bottiglie di lambrusco che secchiamo. Restiamo a tavola quasi due ore, a ridere, a rimanere stupiti da certe storielle e a stemperare i blues. Li guardo i miei amici e sorrido, c’è quello che sembra un po’ sgrauso ma che poi sotto sotto è sensibile, c’è il santone che sembra sempre sul punto di entrare in trance, c’è il Richard Cole dell’Emilia e poi ci siamo io e Liso.

Facciamo un giro per la festa, siamo lontano dai picchi degli anni settanta e ottanta, ma sembra che la bazza sia in ripresa. Ci fermiamo alla Capannina. Mr MC offre dei pasticcini, mentre Riff i superalcolici. Mi godo questa bella serata di tarda estate parlando con gli amici, guardando le stelle, sorseggiando vodka ghiacciata mentre le tossine evaporano. Bella sensazione. Siam lì che parliamo di libri verso cui Sir Lyson ha una fustinella pari alla mia quando mi viene un’idea “Oh, ragazzi” dico accentuando la mia cantilena modenese “adesso andiamo tutti in libreria e ognuno di voi compra un libro della Universale Economica Feltrinelli”. Qualcuno mastica amaro, altri rimangono spiazzati, eppure tutti mi seguono e tutti finiranno per comprare un libro (Riff addirittura 2).

Al mastro ferraio non posso che imporre uno dei grandissimi thriller degli ultimi lustri (Stieg Larsson), a Riff “Miami Blues” (a cui lui stesso aggiungerà “Cuore di tenebra”), a Mr Trascendence affibbio Montalbàn, a Sir Lyson Le Notti Bianche del vecchio Fëdor . A me stesso riservo Qiu Xialong, scrittore cinese, tanto per fare il paio con la nazionalità dei proprietari del mio grande amore (L’Inter insomma).

E’ già la mezza, ma nessuno ha voglia di rincasare. Torniamo a La Capannina, stavolta è l’ultima Rockstar (March insomma) ad offrirci qualche bibita (tra l’altro io opto per una acqua brillante, condannato ormai da un visione della vita costantemente rétro). Torno a soppesare i miei amici, li guardo intenti a rimirare i libri appena acquistati, nessuno mi ha ancora mandato a farmi dare dove si nasano i meloni, come diciamo noi qui a Modena, evidentemente mi vogliono bene.

La serata da calda si è trasformata in tiepida, la guazza è calata, mi infilo la felpa. Rido tra me e me guardando l’omino di LZ IV stampato su di essa, ci sarà qualcuno che non crede alla favoletta che vuole RP entrare in un negozietto e comprare il quadretto che poi finirà sulla copertina del IV album?

Sinodo di settembre: (da s a d) Riff, March, Tim, Mario, Liso

Ci sarà qualcuno che pensa che i riferimenti e i significati siano più arcaici? Tipo richiami al Ten Of Wands, il dieci di bastoni, una figura con un fascio di bastoni sulla schiena che si avvicina ad una città e che descriverebbe un uomo che ha combattuto contro le avversità della vita e che ormai ne è uscito? Una figura che ha lottato con energia e sudore e che ora può finalmente raccogliere i frutti del suo lavoro e raggiungere il successo per cui si è tanto battuto?

E’ con questo sorriso da saputello che saluto i miei amici e li ringrazio per la magnifica serata. Spero continueranno a voler uscire con me, nonostante tutte le mie stranezze. Stradello Anesino, goodnight.

PS: ho appena sentito Mr. J (quello che era a casa a badare alla sua groupie), gli ho raccontato di sabato scorso e dei libri che ho fatto comprare ai ragazzi e prima di salutarmi  mi ha detto “sto per entrare al Grandemilia, mi fiondo da Feltrinelli e rimedio subito comprando anche io qualche edizione della Universale Economica”. Mi manda anche la foto via whatsapp. Se non sono amici questi!

 

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