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Ted Gioia “Delta Blues – The Life and Times of the Mississippi Masters Who Revolutionized American Music” (W. W. Norton & Company, 2009) – TTTTT+

17 Gen

Di questo libro – in inglese – ne parlò il nostro Bodhran già cinque anni fa (!!!)

https://timtirelli.com/2016/02/01/ted-gioia-delta-blues-the-life-and-times-of-the-mississippi-masters-who-revolutionized-american-music-w-w-norton-company-2009-di-bodhran/

ma devo tornare sull’argomento anch’ io avendolo terminato da poco ed essendo stato rapito completamente dalle sue pagine, a maggior ragione adesso che è stato pubblicato in italiano (dicembre 2020). La versione nella nostra lingua (con traduzione di Francesco Martinelli) è uscita mentre io stavo leggendo la versione inglese, dunque non ho avuto modo di affrontarla e quindi non so se sia stata tradotta in maniera consona, ma sospetto di sì, Martinelli è un grande (e ad ogni modo l’edizione italiana si presente molto bene: https://www.edt.it/libri/delta-blues).

Dicevo che devo accennarne anche io perché questo è uno dei libri sulla musica più importanti che abbia mai letto, Ted Gioia infatti esplora il Delta Blues in maniera impeccabile, cogliendone il respiro filosofico, etnico, spirituale, culturale, carnale.

Ed è tramite libri come questo che si può comprendere quanto il Delta Blues sia il concetto da cui è nata tutta la musica contemporanea profonda, non commerciale, espressione alta dell’animo umano. Sì perché pur arrivando ad essere messo su disco dopo il Big City Blues (il blues confezionato per le genti delle grandi città), il Delta Blues fu la prima forma di musica senza compromessi, senza concessioni patinate e fatto di melodie ruvide e spigolose, sviluppi armonici spartani che – almeno all’inizio – non rispettavano in pieno le metriche, le concezioni e le divisioni in battute occidentali, ma che contenevano ancora riflessi provenienti dall’Africa, terra dove la parola scritta ancora non esisteva e la storia e la cultura dei popoli veniva narrata oralmente, spesso tramite locali cantori. Ma mentre nel continente nero i cantori erano tenuti in massima considerazione e trattavano temi della comunità di cui facevano parte, i bluesman afroamericani erano visti come lazzaroni e demoni e i loro canti disperati si basavano sulla loro storia individuale, storia fatta di privazioni, di mancanza di affetto, di vite vissute al limite e on the road. Ed è questo che incantò i primi studiosi e scopritori bianchi di questo fenomeno, la purezza di canzoni senza filtri, l’importanza culturale di questo stile musicale plasmato in un contesto sociale particolare; da lì si sviluppò un interesse che attrasse le prime etichette discografiche disposte a pubblicare dischi di questi bluesmen.

Thomas Edison inventò il fonografo / grammofono sul finire del 1800 (la prima registrazione conosciuta è del 1888), nel primo novecento i dischi e l’apparecchio per riprodurli arrivarono anche nel Delta* del Mississippi e lo scopo dei musicisti blues divenne anche quello di registrare dischi. Benché i primi successi di “Blues” -come detto – facciano parte del Big City Blues, e dunque siano spesso suonati da orchestre o comunque da una band (alcuni esempi: MAMIE SMITH “ CRAZY BLUES” 1920, BESSIE SMITH “DOWNHEARTED BLUES” 1923 che vende 780.000 in sei mesi, e il famosissimo ST. LOUIS BLUES di W.C.HANDY pubblicato come spartito nel 1914,) tutti derivano dal Delta Blues.

W. C. HANDY (all’epoca famoso musicista dell’Alabama) infatti dichiarò che all’epoca in cui guidò un’orchestra di musicisti di colore a Clarksdale MS, intorno al 1903, una sera, nella stazione dei treni di Tutwiler, ascoltò per la prima volta il country blues da un bluesman sconosciuto (forse HENRY SLOAN o BEN MAREE, due figure che non ebbero la fortuna di lasciare tracce audio), ne rimase affascinato, ne contemplò il contenuto, chiamò quella musica “earth-born music” e con quella influenza scriverà MEMPHIS BLUES (1914) e ST. LOUIS BLUES (1914), brani che ebbero un tremendo successo all’epoca, trascinando il Big City Blues alla popolarità, musica diversa, più sofisticata, trendy e tutto sommato snob rispetto al blues tradizionale del Mississippi.

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E’ con l’arrivo nel 1926 di BLIND LEMON JEFFERSON (che comunque era del Texas) e della sua “BOOSTER BLUES” registrata a Chicago che il country blues esplode,

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grazie anche a tutta una serie di musicisti del Delta del Mississippi che iniziarono a vendere dischi ad una comunità che finalmente poteva riconoscersi in canzoni che parlavo dei guai, delle gioie, dei tormenti e delle follie dei sabato sera giù al Juke Joint appena fuori dalle piantagioni dove lavoravano, della loro vita da diseredati insomma.

Tra questi:

  • 1926 – FREDDIE SPRUELL “MUDDY WATERS BLUES” “ MILK COW BLUES”

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  • 1927 – WILLIAM HARRIS (aiutato da H.C. Speir) “I’M LEAVIN’ TOWN” “BULLFROG BLUES”

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  • 1927 – BLIND WILLIE JOHNSON “DARK WAS THE NIGHT” “JESUS MAKE UP MY DYING BED” “IT’S NOBODY FAULT BUT MINE” registrate il 3/12/1927

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  • 1928 – TOMMY JOHNSON “Cold Drink Of Water Blues” “Canned Heat Blues” (Memphis Sessions).

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  • 1929 – CHARLEY PATTON “PONY BLUES”

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  • 1930 – SON HOUSE “DRY SPELL BLUES”

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  • 1930 – MATTIE DELANEY (donna) “TALLAHATCHIE RIVER BLUES”

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  • 1931 – SKIP JAMES “DEVIL GOT MY WOMAN

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  • 1935 – BIG JOE WILLIAMS “BABY PLEASE DONT GO”

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  • 1937 – ROBERT JOHNSON “ME AND THE BLUES BLUES”

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E così via …

Ogni pagina del libro è una rivelazione. L’unico rimpianto è che Ted Gioia abbia scritto il paragrafo su Robert Johnson prima che il libro UP JUMPED THE DEVIL (https://timtirelli.com/2019/10/27/b-conforth-g-d-wardlow-up-jumped-the-devil-the-real-life-of-robert-johnson-omnibus-press-25019-ttttt/) fosse pubblicato e non abbia potuto così utilizzare le nuove informazioni storiche sulla vita di quello che è ancora oggi il bluesman più leggendario.

Ad ogni modo, come ci fece capire anche Bodhran cinque anni fa, questo libro è una meraviglia, per quanto ne so mai studio sul Delta Blues (dunque il vero blues) fu più completo di questo. Questo è un capolavoro che perlomeno i lettori di questo blog – e in generale gli appassionati di musica di spessore – dovrebbero leggere e possedere.

Long Live The (Delta) Blues!

(©2021 Tim Tirelli)

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* Come sappiamo per Delta del Mississippi non si intente il delta vero e proprio del fiume, quello che sfocia in mare dalle parti di New Orléans (e vi prego di pronunciare Orléans alla francese), ma quel lembo di terra alluvionale a nord ovest dello stato del Mississippi che confina con Louisiana e l’Arkansas appunto; 300 km di lunghezza e 100 di larghezza in cui vi è rinchiusa la storia più emblematica del “sud degli Stati Uniti”, il substrato culturale, razziale ed economico del sentimento blues più profondo.

Antonio Manzini “7-7-2007” (Sellerio 2016) – TTTTT+

6 Nov

Pag. 119:

“… il suo sogno era aprirsi un …”

Bar sulla spiaggia eccetera eccetera” lo interruppe Schiavone “il solito sogno dell’italiano frustrato da ‘sto paese. Poi vanno lì e si accorgono che il chiringuito va male, che il Costa Rica non è quel paradiso che pensavano, che non hanno più la sanità, che il mare ogni giorno è una rottura di coglioni, e che i culi delle ragazze sudamericane si allontanano insieme ai soldi dal portafogli. Tornano a 45 anni in Italia e finiscono i giorni mettendo su una ditta per svuotare le cantine” 

Pag. 192:

“Ora ti chiedo una cosa, Rocco: esiste la giustizia in natura?”

“No. la giustizia è cosa umana.”

“E sbaglia?”

“Come tutte le cose umane”

Come scrissi anche nell’articolo precedente relativo a Manzini, le indagini del vicequestore Rocco Schiavone sono piene di  fulminanti considerazioni, molto vicine al modo di vedere e sentire di Ittod, una delle personalità di questo blog. Questo 7-7-2007 è forse il noir di Manzini che più mi è piaciuto, presente e passato si intrecciano, una nuova indagine e ampi squarci del doloroso passato di Rocco Schiavone. Libro che tiene incollati ade esso sino a notte fonda.

Nota a margine: dal punto di vista musicale da questo noir si evince che al nostro vicequestore preferito l’heavy metal non piace (Judas Priest e Motorhead), che i Pink Floyd e Bowie sono tra i suoi preferiti e che non disdegna i Led Zeppelin.

Sinossi

https://sellerio.it/it/catalogo/7-7-2007/Manzini/8898

«Lo sai cosa lasciamo di noi? Una matassa ingarbugliata di capelli bianchi da spazzare via da un appartamento vuoto».
Rocco Schiavone è il solito scorbutico, maleducato, sgualcito sbirro che abbiamo conosciuto nei precedenti romanzi che raccontano le sue indagini. Ma in questo è anche, a modo suo, felice. E infatti qui siamo alcuni anni prima, quando la moglie Marina non è ancora diventata il fantasma del rimorso di Rocco: è viva, impegnata nel lavoro e con gli amici, e capace di coinvolgerlo in tutti gli aspetti dell’esistenza. Prima di cadere uccisa. E qui siamo quando tutto è cominciato.
Nel luglio del 2007 Roma è flagellata da acquazzoni tropicali e proprio nei giorni in cui Marina se ne è andata di casa perché ha scoperto i «conti sporchi» di Rocco, al vicequestore capita un caso di bravi ragazzi. Giovanni Ferri, figlio ventenne di un giornalista, ottimo studente di giurisprudenza, è trovato in una cava di marmo, pestato e poi accoltellato. Schiavone comincia a indagare nella vita ordinata e ordinaria dell’assassinato. Giorni dopo il corpo senza vita di un amico di Giovanni è scoperto, in una coincidenza raccapricciante, per strada. Matteo Livolsi, questo il suo nome, è stato finito anche lui in modo violento ma stavolta una strana circostanza consente di agganciarci una pista: non c’è sangue sul cadavere. Adesso, l’animale da fiuto che c’è dentro Rocco Schiavone può mettersi, con la spregiudicatezza e la sete di giustizia di sempre, sulle tracce «del figlio di puttana che ha accoltellato due ventenni alla base del cranio». Ma se fosse la storia di un balordo solitario, sarebbe troppo liscia. Rocco invece ha un appuntamento con il fato tragico, e non sa di averlo. E quell’appuntamento gli lascia in eredità un nemico appostato quasi dieci anni dopo, quando, finito il ricordo, si ritorna al presente e Rocco ha da chiudere definitivamente il caso.
Il ritmo dei noir di Antonio Manzini dà il senso di un meccanismo dai mille ingranaggi che non perde mai un colpo, che gira all’unisono col travaglio esistenziale di un personaggio che resta nella mente, mentre lo sguardo di chi lo muove si posa critico e triste sulla realtà sociale dei tempi che corrono.

Rocco Schiavone sul blog:

https://timtirelli.com/2020/09/15/antonio-manzini-era-di-maggio-sellerio-2015/

https://timtirelli.com/2019/10/05/antonio-manzini-non-e-stagione-sellerio-2015-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2019/05/16/antonio-manzini-la-costola-di-adamo-sellerio-2014-2018/

https://timtirelli.com/2019/04/21/antonio-manzini-pista-nera-sellerio-2013-2018/

Robert Louis Stevenson “L’Isola Del Tesoro” (Feltrinelli 2016) – TTTTT

22 Ott

Rileggere certi libri in età adulta molto spesso significa riscoprire in toto certi capisaldi della letteratura umana, capita anche con l’Isola Del Tesoro, una delle opere più note di Stevenson. L’etichetta “romanzo d’avventura” deve essere vissuta come medaglia al valore e non come frettolosa archiviazione sotto la voce “libro per ragazzi”.

Tra le righe del romanzo ci sono naturalmente molte sfumature intellettuali, tuttavia per un volta ci piace restare legati in senso stretto alla storia e alla “fotografia”: l’Inghilterra del 1700, un paesello con tanto di porto sul mare, bettole, pirati dai nomi tipo Long John Silver, viaggio in mare – su una nave dal nome evocativo (Hispaniola) – alla ricerca di un isola su cui è stato nascosto un tesoro. In questo periodo di coprifuoco, lockdown e cautela sociale potersi immergere in una avventura simile è una meraviglia.

Come sempre magnifica l’edizione della Universale Economica Feltrinelli, spartana eppure ricca di una bella grafica, di una prefazione di Domenico Scarpa, e di nota bibliografica e breve biografia dell’autore. Traduzione di Lilla Maione.

SINOSSI:

https://www.lafeltrinelli.it/libri/robert-louis-stevenson/l-isola-tesoro/9788807901393

Il romanzo è ambientato in un paesino sul mare, nell’Inghilterra del Settecento: il giovane Jim Hawikins e sua madre, proprietaria della locanda “Ammiraglio Benbow”, scoprono nel baule di un marinaio morto la mappa di un tesoro nascosto su un’isola. Si tratta del tesoro di un famoso pirata, il capitano Flint. Jim, il dottor Livesey e il nobile Trelawney organizzano una spedizione a bordo della “Hispaniola” e portano con sé come cuoco di bordo un uomo dalla gamba di legno, Long John Silver, e il suo pappagallo. Inizia una grande avventura che per Jim sarà anche l’iniziazione alla vita adulta e la scoperta della malvagità umana. Silver infatti si rivela il capo dei pirati superstiti di Flint …

GREG ILES “Cemetery Road” (2020 – HarperCollins) – TTTTT+

27 Set

Seguo Greg Iles dal 2014, finora ho “recensito” nove dei suoi romanzi qui sul blog, pensavo ormai di essere abituato al suo stile e alle sue storie, ma con questo nuovo romanzo (pubblicato in Italia in agosto 2020, circa un anno dopo l’uscita negli USA) è riuscito di nuovo ad impressionarmi. Intendiamoci, si tratta di un thriller, con tutti i condimenti tipici di Greg Iles, eppure l’ho trovato ineguagliabile e superlativo.

La capacità che ha Iles di tessere narrazioni articolate è enorme, talento puro che ci conduce attraverso una ragnatela di luoghi, relazioni, considerazioni umane davvero spettacolari. Dopo aver ambientato parecchi dei suoi libri a Natchez, MS, la sua città natale, stavolta Iles crea una cittadina e una comunità fictional, con personaggi tutti nuovi e non correlati a quelli a noi famigliari che avevano caratterizzato i suoi romanzi precedenti. Il risultato è un magnifico affresco, epico e duro, dipinto col fango del fiume Mississippi, con la musica blues sempre presente, dove il male e il bene insiti nell’animo umano sono tratteggiati con estrema cura.

Di thriller belli come questo ce ne sono pochi, giusto la trilogia Millenium del mai troppo compianto Stieg Larsson.

Libro da leggere!

Pag 91 “... spiegando come il fenomeno Trump avesse portato a galla la triste verità che le colpe per cui il Sud è sempre stato criticato -razzismo, l’identitarismo e la xenofobia – erano profondamente radicate nel corpo politico bianco statunitense.”

Pag 369 ” Ma la dura verità è questa figliolo. La corruzione fa parte del capitalismo. Un lubrificante necessario per far funzionare la macchina. data la natura umana, intendo. Perchè questa è la forza matrice del capitalismo: l’avidità. E’ il sistema più pragmatico che esista.”

Pag 375 “La mia filosofia è questa: il bene più grande per il numero più grande di persone. E’ il mio mantra. Ho esercitato la professione legale per sette annie posso dirti una cosa: la giustizia è rara ed effimere.”

Pag 469 “L’errore umano più grande è presumere di conoscere tutto di chi amiamo. Possiamo sicuramente sapere più di chiunque altro al mondo di una persona, ma anche se conosciamo il 99 per cento dei suoi pensieri e dlela sua storia, le incognite restanti potrebbero far crollare tutte le convinzioni che abbiamo sul suo conto.”

Pag 570/571: “Non c’è una conta universale del bene e del male, di quello che è giusto e di quello che è sbagliato. I cristiani con la loro idea del piano di Dio, gli indù con il loro equilibrio karmico … Sono tutte pie illusioni. Impulsi religiosi primitivi. La maledetta coperta di Linus … Non arriverai mai al cuore dell’equazione, il cervello umano non è all’altezza di farlo. La casualità ti farà impazzire.”

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Traduzione di Adria Tissoni

Sinossi

https://www.harpercollins.it/9788869055461/cemetery-road/

“Un romanzo ambizioso che è sia un’avvincente storia di crimini, sia un’indagine approfondita sul dolore, il tradimento e la corruzione. Iles scrive con passione, intensità e impegno assoluto.” — Washington Post “Eccezionale. Crime letterario al suo meglio, scorrevole, ingegnoso, ad alto tasso di tensione, e tuttavia dotato di un profondo intento morale… impossibile smettere di leggerlo.” — The Times “Iles ha creato un suo Mississippi, proprio come Connelly ha fatto con Los Angeles. Si parlerà di questo libro per molto tempo.” — Booklist A volte il prezzo della giustizia è l’anima di un uomo. Marshall McEwan ha lasciato la sua cittadina d’origine in Mississippi a diciotto anni e ha giurato a se stesso di non tornarci più. E così è diventato un importante giornalista di Washington. Ma quando scopre che il padre è malato terminale deve tornare a casa e affrontare il passato. Al suo arrivo si rende conto che Bienville è molto cambiata. Il quotidiano della sua famiglia sta fallendo, Jet Talal, il suo amore giovanile, è sposata con il rampollo di un ricco imprenditore. La città, in cui i corrotti e i potenti spadroneggiano sotto un sottilissimo velo di rispettabilità, è controllata dal Bienville Poker Club. Ma due morti sospette squassano le fragili fondamenta della comunità. Due morti legate ai loschi affari del Bienville Poker Club. Marshall non può fare altro che cercare la verità, anche se presto capisce che il suolo del Mississippi è un campo minato, dove segreti esplosivi possono distruggere le anime ancora più dell’ingiustizia. Greg Iles è uno dei maggiori scrittori statunitensi di oggi, capace di intrecciare trame avvincenti dal ritmo incalzante a drammi umani di grande intensità. “Cemetery Road” ha esordito subito in cima alla classifica del New York Times, rimanendo in testa per settimane. Una storia epica ed emozionante di amicizia, tradimento e segreti sconvolgenti sullo sfondo affascinante e oscuro del profondo Sud americano.

LA TRILOGIA “NATCHEZ BURNING” SUL BLOG:

https://timtirelli.com/2018/02/12/greg-iles-mississippi-blood-2017-piemme-ttttt/

https://timtirelli.com/2017/06/19/greg-iles-lalbero-delle-ossa-piemme-2016-ttttt/

https://timtirelli.com/2015/08/24/greg-iles-laffare-cage-piemme-2015-ttttt/

GLI ALTRI ROMANZI SUL BLOG:

https://timtirelli.com/2016/05/16/__trashed/

https://timtirelli.com/2016/03/02/greg-iles-un-gioco-quieto-piemme-2004-ttttt/

https://timtirelli.com/2015/04/24/greg-iles-il-pianto-dellangelo-piemme-bestseller-2011-e1150-tttt%C2%BD-%E2%97%8A-la-memoria-del-fiume-piemme-bestseller-2012-e1150-ttttt/

https://timtirelli.com/2015/02/22/greg-iles-una-faccenda-privata-piemme-bestseller-2011-e1150-tttt/

https://timtirelli.com/2015/01/12/greg-iles-il-sorriso-dei-demoni-piemme-bestseller-2012-e12-tttt%C2%BD/

https://timtirelli.com/2014/09/29/greg-iles-la-notte-non-e-un-posto-sicuro-piemme-linea-rossa-2013-e1990-tttt%C2%BD/

QIU XIAOLONG “Di Seta E Di Sangue” (Feltrinelli/Marsilio 2019) – TTTT½

16 Set

Pag 11: “Chen si svegliò disorientato, come se ancora stesse dibattendosi in un mare di pensieri”.

Pag 205: “Questa sera ci sarà un ballo. Viene?” La voce di lei arrivò morbida come la luce del pomeriggio.

Pag 249: “Una donna proveniente da una famiglia come la sua doveva vivere con la coda tra le gambe, come si suol dire. Qualunque pettegolezzo, anche il più innocuo, sarebbe stato un disastro. Era l’epoca del puritanesimo comunista, lei forse è troppo giovane per capire. In tutto il paese non esisteva una sola canzone romantica.”

“Il presidente Mao voleva che il popolo si dedicasse alla rivoluzione. Non c’era spazio per l’amore romantico.”

Pag 282: “Mi chiami compagno Fan. E’ un modo di rivolgersi alle persone che non è più popolare, ma per me è un’abitudine. Mi ricorda gli anni della rivoluzione socialista, quando tutti erano uguali e lavoravano per ottenere il medesimo scopo.”

Ieri su questo blog ho fatto un’ardito parallelo tra il vice questore Rocco Schiavone e Ittod, una delle tre personalità di questo blog, oggi ci riprovo e metto in correlazione l’ispettore capo Chen con Stefano. Chen Cao – di cui siamo arrivati a parlare della sua quinta indagine – è infatti riflessivo, formale e soggetto alle rigide regole del bon ton cinese. Personaggio davvero esemplare e riuscitissimo, avvolto da profondi blues pastello.

Altro libro, a nostro parere, da leggere.

Sinossi:

http://www.marsilioeditori.it/libri/scheda-libro/2970051/di-seta-e-di-sangue

Una donna in qipao rosso. Qualcuno l’ha uccisa per poi vestirla con l’abito tradizionale, simbolo dell’eleganza borghese degli anni Trenta. Un abito che la Rivoluzione culturale aveva bandito e che nella Shanghai del Duemila è tornato di gran moda. Il suo corpo viene ritrovato in città alle prime luci dell’alba, ma è solo il primo di una serie. Le indagini di un crimine che affonda le sue radici nel recente passato, tragico e tumultuoso, dell’era post-Mao sono affidate all’ispettore capo Chen, l’unico in grado di tracciare il profilo psicologico di un serial killer che colpisce nelle strade di una Shanghai sempre più frenetica e moderna, ma dove le inchieste di polizia sono ancora nelle mani del Partito. 

QIU XIAOLONG sul blog:

https://timtirelli.com/2020/06/03/qiu-xiaolong-ratti-rossi-feltrinelli-marsilio-2019-tttt%c2%bd/

https://timtirelli.com/2020/02/09/qiu-xiaolong-quando-il-rosso-e-il-nero-feltrinelli-marsilio-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2019/04/08/qiu-xiaolong-visto-per-shanghai-feltrinelli-marsilio-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2018/11/06/qiu-xiaolong-la-misteriosa-morte-della-compagna-guan-feltrinelli-2018-tttt/

 

Antonio Manzini “Era Di Maggio” (Sellerio 2015)

15 Set

Pag. 48 “.. .fino a Monteverde mi piacerebbe stare in silenzio. Niente Roma, Lazio, politici ladri, la città non funziona, è colpa dei comunisti e altre cazzate così. Grazie!”

Pag. 95/96 “Le grandi rotture di coglioni … I bar senza i gelati Algida, Radio Maria, gli zero dell’Iban … assistere a uno spettacolo di danze folkloristiche.”

Pag. 212 “L’armadietto di Marini aveva il solito ignobile calendario con una zinnona seduta sulla moto, ma ormai quelle foto erano lì più per dovere che per reale desiderio.”


Le indagini del vice questore Rocco Schiavone sono piene di queste fulminanti considerazioni, molto vicine al modo di vedere e sentire di Ittod, una delle personalità di questo blog. Altro esemplare thriller poliziottesco di Manzini.

Sinossi

https://sellerio.it/it/catalogo/Era-Maggio/Manzini/8314

Era di maggio prende il via tre giorni dopo gli eventi che concludono il precedente romanzo, Non è stagione. Perché l’indagine che lì si era aperta non si è ancora conclusa. C’è poi il fatto più grave, l’assassinio di Adele, una cara amica del vicequestore, uccisa da un killer mentre dormiva nel letto di Rocco. Costretto a scavare nel proprio passato il vicequestore cercherà di chiudere il cerchio una volta per tutte.

«Mettilo agli atti, Italo. In una notte di maggio, alle ore una e dieci, al vicequestore Rocco Schiavone piomba addosso una rottura di decimo grado!». Gli agenti del commissariato di Aosta, che stanno imparando a convivere con la scorza spinosa che ricopre il suo cuore ferito, scherzano con la classifica delle rotture del loro capo, in cima alla quale c’è sempre il caso su cui sta indagando. Ma Rocco è prostrato per davvero. Una donna è morta al posto suo, la fidanzata di un amico di Roma, «seccata» da qualcuno che voleva colpire lui. E quando esce dalla depressione si butta sulle tracce di quell’assassino tra Roma ed Aosta, scavando dolorosamente nel proprio passato, alla ricerca del motivo della vendetta, un viaggio nel tempo che è come una ferita che si apre su una piaga che non ha ancora smesso di sanguinare. Però le rotture sono solo cominciate: un altro cadavere archiviato all’inizio come infarto. Un altro viaggio che si inoltra stavolta nel presente dorato della città degli insospettabili.
In questo quarto romanzo, prosegue la serie dei polizieschi scabri, realistici e immersi nell’amara ironia di Rocco Schiavone.
Ma in realtà, attraverso le diverse avventure di un poliziotto politicamente scorretto, si svolge un unico racconto. Il racconto della vita di un uomo che si scontra con la impunita e pervasiva corruzione del privilegio sociale, nel disincanto assoluto dell’Italia d’oggi. Un personaggio brutale perché la tenerezza che lo anima sarebbe debolezza, incapace d’amare perché pieno di un amore totale per chi adesso è solo un fantasma, cinico perché la disonestà sembra aver vinto. Un personaggio di una verità e una profondità tali da sembrare che viva di vita propria.

Rocco Schiavone sul blog:

https://timtirelli.com/2019/10/05/antonio-manzini-non-e-stagione-sellerio-2015-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2019/05/16/antonio-manzini-la-costola-di-adamo-sellerio-2014-2018/

https://timtirelli.com/2019/04/21/antonio-manzini-pista-nera-sellerio-2013-2018/

TOM DOYLE “CAPTAIN FANTASTIC – ELTON JOHN’S STELLAR TRIP THROUGH THE ’70S” (Poligon Books 2017) – T

11 Lug

Ho acquistato questo libro spronato dal bel film biografico “Rocket Man”. Volevo un libro scritto da qualcuno di valore che raccontasse il viaggio di Elton durante gli anni settanta (1970-76 in particolare).

Captan Fantastic non mi ha deluso, anzi! Tom Doyle prende in esame il periodo fine anni sessanta/inizio anni ottanta, e lo fa con le sue consuete capacità, parlando con onestà  e senza mai scendere nella morbosità anche dei momenti meno limpidi della carriera di Elton. La madre e John Reid (il manager) ne escono in maniera meno negativa rispetto al film e anche la figura dello stesso Elton ne guadagna grazie alla articolata descrizione della sua vita artistica (e non) raccontata nelle 280 pagine del libro.

Il suo fertile rapporto musicale con Bernie Taupin, la storia di affari e di sesso col suo manager, l’incredibile pressione a cui fu sottoposto (12 album da studio – compresa una colonna sonora- tra il giugno del 1969 e l’ottobre del 1976 e relativi tour), l’impressionante successo.

La enorme passione per i dischi (che studiava e catalogava minuziosamente) e la devozione verso i musicisti che più amava han fatto che la mia stima nei suoi confronti aumentasse di una spanna.

Un bel libro quindi, l’unico appunto che mi sento di fare è la mancanza di qualche dettaglio tecnico (date precise, scalette di tour, recensioni di concerti simbolo e via dicendo), credo che avrebbero arricchito la storia e magari aiutato ad entrare ancor di più nel magico mondo di Elton durante quegli anni.

Lingua: inglese.

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ABOUT THE AUTHOR

Tom Doyle is an acclaimed music journalist, author, and long-standing contributor to Mojo and Q. His work has also appeared in Billboard, The Guardian, The Times, and Sound on Sound. Over the years, he has been responsible for key magazine profiles of Paul McCartney, Elton John, Yoko Ono, Keith Richards, U2, Madonna, Kate Bush, and R.E.M., among many other artists. He is the author of The Glamour Chase: The Maverick Life of Billy MacKenzie, which has attained the status of a classic rock biography since its original publication, and Man on the Run: Paul McCartney in the 1970s, which has been optioned by StudioCanal for a feature film. He lives in London, England.
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ABOUT CAPTAIN FANTASTIC

The true story of Elton John’s meteoric rise from obscurity to worldwide celebrity in the weird, wild 1970s, based on rare one-on-one interviews with the Rocket Man himself—now the subject of a major motion picture.

In August 1970, Elton John achieved overnight fame with a rousing performance at the Troubadour in Los Angeles. Over the next five years, the artist formerly known as Reginald Dwight went from unheard of to unstoppable, scoring seven consecutive #1 albums and sixteen Top Ten singles in America. By the middle of the decade, he was solely responsible for 2 percent of global record sales. One in fifty albums sold in the world bore his name. Elton John’s live shows became raucous theatrical extravaganzas, attended by all the glitterati of the era.

But beneath the spangled bodysuits and oversized eyeglasses, Elton was a desperately shy man, conflicted about his success, his sexuality, and his narcotic indulgences. In 1975, at the height of his fame, he attempted suicide. After coming out as bisexual in a controversial Rolling Stone interview that nearly wrecked his career, and announcing his retirement from live performance in 1977 at the age of thirty, he gradually found his way back to the thing he cared about most: the music.

Captain Fantastic gives readers a behind-the-scenes look at the rise, fall, and return to glory of one of the world’s most mercurial performers. Rock journalist Tom Doyle’s insider account of the Rocket Man’s turbulent ascent is based on a series of one-on-one interviews in which Elton laid bare many previously unrevealed details of his early career. Here is an intimate exploration of Elton’s working relationship with songwriting partner Bernie Taupin, whose lyrics often chronicled the ups and downs of their life together in the spotlight. Through these pages pass a parade of legends whose paths crossed with Elton’s during the decade—including John Lennon, Bob Dylan, Groucho Marx, Katharine Hepburn, Princess Margaret, Elvis Presley, and an acid-damaged Brian Wilson.

A fascinating portrait of the artist at the apex of his celebrity, Captain Fantastic takes us on a rollicking fame-and-drug-fueled ride aboard Elton John’s rocket ship to superstardom.

https://www.penguinrandomhouse.com/books/534797/captain-fantastic-by-tom-doyle/

QIU XIAOLONG “Ratti rossi” (Feltrinelli/Marsilio 2019) – TTTT½

3 Giu

Ormai le brevi note che inserisco a corredo di queste segnalazioni librarie si ripetono ogni volta, è così anche per questo quarto capitolo de Le Inchieste dell’ispettore capo Chen, quarto romanzo riuscitissimo di Qiu Xiaolong. Continua il mio approfondimento circa la conoscenza della Cina, della sua sua storia, dei suoi usi e costumi grazie a questi ottimi thriller. In questo episodio l’ispettore capo Chen se ne va negli USA, dividendosi tra le funzioni di capo di rappresentanza della delegazione cinesi degli scrittori e di ispettore capo alle prese con un grande giro di corruzione. Finale assai meno scontato del previsto, l’epilogo infatti è impregnato di blues fino al midollo, non in senso stretto naturalmente ma è inequivocabile il fatto che L’ispettore capo Chen Cao sia un uomo di blues come lo siamo noi e che la vita lo sospinge verso il destino blu che caratterizza ognuno di noi.

Sinossi:

In un centro karaoke del Fujian, nota copertura di una casa di vizio e piacere, viene ritrovato il corpo senza vita di un poliziotto: stava indagando sui traffici di Xing Xing, magnate degli affari a capo di un gigantesco impero di contrabbando che coinvolge illustri personaggi a tutti i livelli governativi. Nella lunga catena dalle numerose maglie rimane impigliato anche l’ispettore Chen, incaricato di fare luce su un delicato caso di corruzione.

QIU XIAOLONG sul blog

https://timtirelli.com/2020/02/09/qiu-xiaolong-quando-il-rosso-e-il-nero-feltrinelli-marsilio-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2019/04/08/qiu-xiaolong-visto-per-shanghai-feltrinelli-marsilio-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2018/11/06/qiu-xiaolong-la-misteriosa-morte-della-compagna-guan-feltrinelli-2018-tttt/

Robert Gordon “Can’t Be Satisfied: The Life and Times of Muddy Waters “(Little, Brown And Company 2002) – TTTTT

27 Apr

Questa è una di quelle biografie fatte benissimo, come solo certi americani sanno fare. Gordon è uno che sa quel che scrive e lo fa bene, con giudizio e maestria. Il libro naturalmente è in inglese, ma chi mastica questa lingua e il blues non avrà grossi problemi a tradurre per il suo animo la vita e i tempi di McKinley Morganfield (Muddy Waters insomma). Il piccolo Morganfield chiamato da sua nonna Muddy in modo da esorcizzare l’influsso del fiume Mississippi (la parola Waters verrà poi aggiunta un volta che Muddy arrivò a Chicago), il giovane McKinley che si fa un nome come cantante e chitarrista nei dintorni della piantagione in cui lavora tanto da attivare l’attenzione di Alan Lomax e arrivare alla sua prima registrazione per la Library Of Congress statunitense. La titubanza nello spostarsi a Chicago, il grande salto e finalmente il successo con la Aristocrat/Chess Records.

 

Muddy Waters 1942

I suoi vari matrimoni, l’interminabile fila di amanti, la frenesia sessuale vissuta come una sorta di liberazione e rivincita dalla sua condizione di lavoratore nero nelle piantagioni del Mississippi, gli innumerevoli figli, l’analfabetismo, la vita spericolata da blues star e soprattutto il suo blues, unico per atteggiamento e spavalderia, che lo porterà a diventare – almeno per chi scrive – uno dei due nomi principali (l’altro è ovviamente Robert Leroy Johnson) della musica in questione.

Biografia dunque basilare per l’importanza del soggetto e della musica di cui si scrive.

Son Sims & Muddy Waters primi anni quaranta

NB: consiglio di non perdere quello che succede dal minuto 17:00 video in poi nel video di Newport 1960 qui sotto.

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Fabiano Massimi “L’Angelo Di Monaco” (Loganesi 2019) – TTTTT

21 Mar

Una cara amica mi regala il libro di un suo conoscente, romanzo d’esordio di un autore modenese. Lo metto in cima alla pila dei libri da leggere … strano, di solito infilo verso la metà i libri che compro e che mi arrivano per poi scegliere quello giusto secondo l’ispirazione del momento … eppure, appena finito “Quando il rosso è il nero” di Qiu Xialong prendo in mano di getto l’Angelo Di Monaco. Provo molto affetto per la mia amica, forse è questa la ragione, fatto sta che mi butto – per il tempo che ho a disposizione da dedicare alla lettura – sulla prima opera di Massimi. Per le prime venti o trenta pagine fatico, trovo il tutto forse un tantino lezioso, ma probabilmente sono solo i miei preconcetti perché poi all’improvviso il libro parte e non si ferma più. La storia si fa avvincente, i personaggi sono delineati con intelligenza e talento, Monaco è descritta con maestria, le pagine scorrono veloci fino a che il finale non si rivela scoppiettante e pieno di colpi di scena. Mamma mia che bel romanzo, che ingegno spettacolare che ha Fabiano Massimi.

La cosa curiosa è che – come spiegato dallo stesso Massimi nella appendice finale – la storia e i personaggi sono veri, tutto combacia con quanto realmente accaduto, per quanto incredibile possa sembrare. Potremmo azzardare che si tratta di un saggio di storia trattato come un romanzo, ma ci sentiremmo in debito con l’autore, perché il lavoro svolto, la bella scrittura, il dono di saper raccontare una storia e di arricchirla con le meraviglie della letteratura fa di Fabiano Massimi un campione della scrittura. Se questo libro è stato l’esordio italiano più venduto alla Fiera di Londra del 2019 e se la traduzione in 10 paesi era ancora in corso prima della pubblicazione ci sarà un perché! Su questo blog miserello le 5 T su 5 se le merita tutte. Da non perdere.

Sinossi:

Monaco, settembre 1931. Il commissario Sigfried Sauer è chiamato con urgenza in un appartamento signorile di Prinzregentenplatz, dove la ventiduenne Angela Raubal, detta Geli, è stata ritrovata senza vita nella sua stanza chiusa a chiave. Accanto al suo corpo esanime c’è una rivoltella: tutto fa pensare che si tratti di un suicidio.
Geli, però, non è una ragazza qualunque, e l’appartamento in cui viveva ed è morta, così come la rivoltella che ha sparato il colpo fatale, non appartengono a un uomo qualunque: il suo tutore legale è «zio Alf», noto al resto della Germania come Adolf Hitler, il politico più chiacchierato del momento, in parte anche proprio per quello strano rapporto con la nipote, fonte di indignazione e scandalo sia tra le fila dei suoi nemici, sia tra i collaboratori più stretti. Sempre insieme, sempre beati e sorridenti in un’intimità a tratti adolescenziale, le dicerie sul loro conto erano persino aumentate dopo che la bella nipote si era trasferita nell’appartamento del tutore.
Sauer si trova da subito a indagare, stretto tra chi gli ordina di chiudere l’istruttoria entro poche ore e chi invece gli intima di andare a fondo del caso e scoprire la verità, qualsiasi essa sia. Hitler, accorso da Norimberga appena saputa la notizia, conferma di avere un alibi inattaccabile. Anche le deposizioni dei membri della servitù sono tutte perfettamente concordi. Eppure è proprio questa apparente incontrovertibilità dei fatti a far dubitare Sauer, il quale decide di approfondire. Le verità che scoprirà, così oscure da far vacillare ogni sua certezza professionale e personale, lo spingeranno a decisioni dal cui esito potrebbe dipendere il futuro stesso della democrazia in Germania…
Sullo sfondo di una Repubblica di Weimar moribonda, in cui si avvertono tutti i presagi della tragedia nazista, L’angelo di Monaco è un thriller in miracoloso equilibrio tra inoppugnabile realtà storica e avvincente finzione, un viaggio all’inseguimento di uno scampolo di verità in grado, forse, di restituire dignità alla prima, vera vittima della propaganda nazista: la giovane e innocente Geli Raubal.

L’autore:

Fabiano Massimi è nato a Modena nel 1977. Laureato in Filosofia tra Bologna e Manchester, bibliotecario alla Biblioteca Delfini di Modena, da anni lavora come consulente per alcune tra le maggiori case editrici italiane. L’angelo di Monaco è stato l’esordio italiano più venduto alla Fiera di Londra 2019.