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Marc Augé “Le tre parole che cambiarono il mondo” (2016 – Raffello Cortina Editore) – TTTTT

4 Apr

Novanta paginette, tempo di lettura un’oretta, 8 euro. Questo è un libro che dovrebbero leggere tutti, i lettori di questo blog in particolare. Per i senzadio come me significa passare un’oretta di divertente godimento intellettuale, per tutti gli altri potrebbe essere uno spunto di riflessione un po’ insolente ma certamente stimolante.

le-tre-parole-che-cambiarono-il-mondo-2480

http://www.raffaellocortina.it/scheda-libro/marc-auge/le-tre-parole-che-cambiarono-il-mondo-9788860308399-2480.html

Sinossi:

Il giorno di Pasqua del 2018, durante il tradizionale di‌scorso urbi et orbi, il papa, dopo un lungo silenzio, esclama a gran voce: “Dio non esiste!”. Tre parole che gettano nello sconcerto cristiani, ebrei, musulmani, agnostici, atei, e scatenano uno tsunami nel mondo intero. È l’inizio di una settimana folle, che incendierà il pianeta e farà piazza pulita di ogni sentimento religioso.
Ma che cosa ha spinto il sommo pontefice a un intervento così intempestivo?
In tempi di massacri nel nome della religione, questa favola contemporanea, visionaria e insolente, che tiene il lettore con il fiato sospeso, lascia trasparire gli accenti di una fede illuministica nella ragione: forse, senza la violenza che a volte il sentimento religioso comporta, la fratellanza tra gli esseri umani non sarebbe più un’utopia.

Marc Augé

Marc Augé, uno dei più importanti antropologi contemporanei, è stato presidente dell’École des Hautes Études en Sciences Sociales dal 1985 al 1995. Nelle nostre edizioni ha pubblicato, fra gli altri, Il tempo senza età (2014), Un etnologo al bistrot (2015), Le tre parole che cambiarono il mondo (2016), Momenti di felicità (2017), Chi è dunque l’altro? (2019) e Risuscitato! (2020).

Qiu Xiaolong”La ragazza che danzava per Mao” (Feltrinelli/Marsilio 2019) – TTT¾

27 Mar

Dopo i primi cinque thriller dedicati alle inchieste dell’Ispettore Capo Chen recensiti qui sul blog con molto entusiasmo, ecco arrivare la prima increspatura; intendiamoci è sempre un thriller di buon livello, ma solo verso la fine il romanzo decolla (sebbene la conclusione mi sembri forzata), buona parte del libro procede un poco lenta. Può darsi che sia solo una mia impressione e ad ogni modo non potevo non leggere anche questo sesto capitolo, ormai l’Ispettore Chen Cao è uno di noi, un po’ come Rocco Schiavone, benché i due personaggi abbiano atteggiamenti diversi. Thriller comunque da 7+.

Sinossi:

https://www.lafeltrinelli.it/libri/ragazza-che-danzava-mao-inchieste/9788829700493

La giovane Jiao, nipote di una delle favorite di Mao, si è trasferita in un lussuoso quartiere di Shanghai e conduce una vita dispendiosa, tra locali alla moda e feste danzanti nella casa di un certo signor Xie, dove gli invitati si scambiano nostalgici aneddoti sulle glorie pre-Rivoluzione, abbandonandosi al languore della musica anni Trenta. La sicurezza interna sospetta che sia in possesso di documenti in grado di danneggiare la reputazione del Grande Timoniere e il Partito. È un nuovo caso per l’ispettore capo Chen Cao, che in pochi giorni dovrà riuscire a infiltrarsi nella mondana cerchia di Jiao per scoprirne i segreti. E la sua indagine sarà anche un viaggio nella sfera privata dell’uomo che decise il destino di un popolo, in un passato che condiziona un presente in cui Chen non riesce a identificarsi del tutto, e in cui è ancora possibile morire all’ombra di Mao. 

QIU XIAOLONG sul blog:

https://timtirelli.com/2020/09/16/qiu-xiaolong-di-seta-e-di-sangue-feltrinelli-marsilio-2019-tttt%c2%bd/

https://timtirelli.com/2020/06/03/qiu-xiaolong-ratti-rossi-feltrinelli-marsilio-2019-tttt%c2%bd/

https://timtirelli.com/2020/02/09/qiu-xiaolong-quando-il-rosso-e-il-nero-feltrinelli-marsilio-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2019/04/08/qiu-xiaolong-visto-per-shanghai-feltrinelli-marsilio-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2018/11/06/qiu-xiaolong-la-misteriosa-morte-della-compagna-guan-feltrinelli-2018-tttt/

Antonio Manzini “Pulvis et umbra” (Sellerio 2017) – TTT½

14 Feb

Pag 106: “Doveva calmare tutte quelle vocine che le fischiavano nelle orecchie, che qualcuno chiamava coscienza, Caterina invece coercizione educativa. Sin dalle elementari, nella scuola delle suore. Buone quelle.”

Pag 107: “Dio, patria e famiglia. Ridicolo come di tutti questi valori, nel cuore, Caterina non ne riconoscesse uno. Mamma è papà neanche a parlarne, Gesù la Madonna e Dio non ci credeva e dell’Italia erano più le volte che si vergognava che quelle di cui andava fiera.”

Altra indagine niente male per Rocco Schiavone, con un colpo di scena sul finale.. Forse però questo è il libro si Schiavone che mi ha colpito meno. Il livello comunque rimane notevole.

Sinossi

https://sellerio.it/it/catalogo/Pulvis-Et-Umbra/Manzini/10059

Aosta e Roma, doppia indagine per Rocco Schiavone nell’attesissimo nuovo romanzo. Un noir mozzafiato dal ritmo perfetto con un meccanismo dai mille ingranaggi che non perde mai un colpo.

Dice Antonio Manzini che i suoi romanzi li immagina, non semplicemente come una serie, ma come i «capitoli di un libro più grande» sul vicequestore Rocco Schiavone. Ad ogni episodio, mentre fruga tipicamente svogliato e vigile nel freddo di Aosta, il vicequestore con le sue Clarks entra anche in un pezzo ignoto del suo passato. Di modo che il caso criminale diventa un passaggio esistenziale. Un affondo psicologico dentro di sé avvolto in un’inchiesta di polizia.
In Pulvis et umbra due trame si svolgono in parallelo. Ad Aosta si trova il cadavere di una trans. A Roma, in un campo verso la Pontina, due cani pastore annusano il cadavere di un uomo che porta addosso un foglietto scritto. L’indagine sul primo omicidio si smarrisce urtando contro identità nascoste ed esistenze oscurate. Il secondo lascia un cadavere che puzza di storie passate e di vendette. In entrambi Schiavone è messo in mezzo con la sua persona. E proprio quando il fantasma della moglie Marina comincia a ritirarsi, mentre l’agente Caterina Rispoli rivela un passato che chiede tenerezza e un ragazzino solitario risveglia sentimenti paterni inusitati, quando quindi la ruvida scorza con cui si protegge è sfidata da un po’ di umanità intorno, le indagini lo sospingono a lottare contro le sue ombre. Tenta di afferrarle e gli sembra che si trasformino in polvere. La polvere che lascia ogni tradimento.

Rocco Schiavone sul blog:

https://timtirelli.com/2020/11/06/antonio-manzini-7-7-2007-sellerio-2016-ttttt/

https://timtirelli.com/2020/09/15/antonio-manzini-era-di-maggio-sellerio-2015/

https://timtirelli.com/2019/10/05/antonio-manzini-non-e-stagione-sellerio-2015-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2019/05/16/antonio-manzini-la-costola-di-adamo-sellerio-2014-2018/

https://timtirelli.com/2019/04/21/antonio-manzini-pista-nera-sellerio-2013-2018/

 

Ted Gioia “Delta Blues – The Life and Times of the Mississippi Masters Who Revolutionized American Music” (W. W. Norton & Company, 2009) – TTTTT+

17 Gen

Di questo libro – in inglese – ne parlò il nostro Bodhran già cinque anni fa (!!!)

https://timtirelli.com/2016/02/01/ted-gioia-delta-blues-the-life-and-times-of-the-mississippi-masters-who-revolutionized-american-music-w-w-norton-company-2009-di-bodhran/

ma devo tornare sull’argomento anch’ io avendolo terminato da poco ed essendo stato rapito completamente dalle sue pagine, a maggior ragione adesso che è stato pubblicato in italiano (dicembre 2020). La versione nella nostra lingua (con traduzione di Francesco Martinelli) è uscita mentre io stavo leggendo la versione inglese, dunque non ho avuto modo di affrontarla e quindi non so se sia stata tradotta in maniera consona, ma sospetto di sì, Martinelli è un grande (e ad ogni modo l’edizione italiana si presente molto bene: https://www.edt.it/libri/delta-blues).

Dicevo che devo accennarne anche io perché questo è uno dei libri sulla musica più importanti che abbia mai letto, Ted Gioia infatti esplora il Delta Blues in maniera impeccabile, cogliendone il respiro filosofico, etnico, spirituale, culturale, carnale.

Ed è tramite libri come questo che si può comprendere quanto il Delta Blues sia il concetto da cui è nata tutta la musica contemporanea profonda, non commerciale, espressione alta dell’animo umano. Sì perché pur arrivando ad essere messo su disco dopo il Big City Blues (il blues confezionato per le genti delle grandi città), il Delta Blues fu la prima forma di musica senza compromessi, senza concessioni patinate e fatto di melodie ruvide e spigolose, sviluppi armonici spartani che – almeno all’inizio – non rispettavano in pieno le metriche, le concezioni e le divisioni in battute occidentali, ma che contenevano ancora riflessi provenienti dall’Africa, terra dove la parola scritta ancora non esisteva e la storia e la cultura dei popoli veniva narrata oralmente, spesso tramite locali cantori. Ma mentre nel continente nero i cantori erano tenuti in massima considerazione e trattavano temi della comunità di cui facevano parte, i bluesman afroamericani erano visti come lazzaroni e demoni e i loro canti disperati si basavano sulla loro storia individuale, storia fatta di privazioni, di mancanza di affetto, di vite vissute al limite e on the road. Ed è questo che incantò i primi studiosi e scopritori bianchi di questo fenomeno, la purezza di canzoni senza filtri, l’importanza culturale di questo stile musicale plasmato in un contesto sociale particolare; da lì si sviluppò un interesse che attrasse le prime etichette discografiche disposte a pubblicare dischi di questi bluesmen.

Thomas Edison inventò il fonografo / grammofono sul finire del 1800 (la prima registrazione conosciuta è del 1888), nel primo novecento i dischi e l’apparecchio per riprodurli arrivarono anche nel Delta* del Mississippi e lo scopo dei musicisti blues divenne anche quello di registrare dischi. Benché i primi successi di “Blues” -come detto – facciano parte del Big City Blues, e dunque siano spesso suonati da orchestre o comunque da una band (alcuni esempi: MAMIE SMITH “ CRAZY BLUES” 1920, BESSIE SMITH “DOWNHEARTED BLUES” 1923 che vende 780.000 in sei mesi, e il famosissimo ST. LOUIS BLUES di W.C.HANDY pubblicato come spartito nel 1914,) tutti derivano dal Delta Blues.

W. C. HANDY (all’epoca famoso musicista dell’Alabama) infatti dichiarò che all’epoca in cui guidò un’orchestra di musicisti di colore a Clarksdale MS, intorno al 1903, una sera, nella stazione dei treni di Tutwiler, ascoltò per la prima volta il country blues da un bluesman sconosciuto (forse HENRY SLOAN o BEN MAREE, due figure che non ebbero la fortuna di lasciare tracce audio), ne rimase affascinato, ne contemplò il contenuto, chiamò quella musica “earth-born music” e con quella influenza scriverà MEMPHIS BLUES (1914) e ST. LOUIS BLUES (1914), brani che ebbero un tremendo successo all’epoca, trascinando il Big City Blues alla popolarità, musica diversa, più sofisticata, trendy e tutto sommato snob rispetto al blues tradizionale del Mississippi.

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E’ con l’arrivo nel 1926 di BLIND LEMON JEFFERSON (che comunque era del Texas) e della sua “BOOSTER BLUES” registrata a Chicago che il country blues esplode,

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grazie anche a tutta una serie di musicisti del Delta del Mississippi che iniziarono a vendere dischi ad una comunità che finalmente poteva riconoscersi in canzoni che parlavo dei guai, delle gioie, dei tormenti e delle follie dei sabato sera giù al Juke Joint appena fuori dalle piantagioni dove lavoravano, della loro vita da diseredati insomma.

Tra questi:

  • 1926 – FREDDIE SPRUELL “MUDDY WATERS BLUES” “ MILK COW BLUES”

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  • 1927 – WILLIAM HARRIS (aiutato da H.C. Speir) “I’M LEAVIN’ TOWN” “BULLFROG BLUES”

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  • 1927 – BLIND WILLIE JOHNSON “DARK WAS THE NIGHT” “JESUS MAKE UP MY DYING BED” “IT’S NOBODY FAULT BUT MINE” registrate il 3/12/1927

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  • 1928 – TOMMY JOHNSON “Cold Drink Of Water Blues” “Canned Heat Blues” (Memphis Sessions).

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  • 1929 – CHARLEY PATTON “PONY BLUES”

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  • 1930 – SON HOUSE “DRY SPELL BLUES”

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  • 1930 – MATTIE DELANEY (donna) “TALLAHATCHIE RIVER BLUES”

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  • 1931 – SKIP JAMES “DEVIL GOT MY WOMAN

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  • 1935 – BIG JOE WILLIAMS “BABY PLEASE DONT GO”

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  • 1937 – ROBERT JOHNSON “ME AND THE BLUES BLUES”

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E così via …

Ogni pagina del libro è una rivelazione. L’unico rimpianto è che Ted Gioia abbia scritto il paragrafo su Robert Johnson prima che il libro UP JUMPED THE DEVIL (https://timtirelli.com/2019/10/27/b-conforth-g-d-wardlow-up-jumped-the-devil-the-real-life-of-robert-johnson-omnibus-press-25019-ttttt/) fosse pubblicato e non abbia potuto così utilizzare le nuove informazioni storiche sulla vita di quello che è ancora oggi il bluesman più leggendario.

Ad ogni modo, come ci fece capire anche Bodhran cinque anni fa, questo libro è una meraviglia, per quanto ne so mai studio sul Delta Blues (dunque il vero blues) fu più completo di questo. Questo è un capolavoro che perlomeno i lettori di questo blog – e in generale gli appassionati di musica di spessore – dovrebbero leggere e possedere.

Long Live The (Delta) Blues!

(©2021 Tim Tirelli)

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* Come sappiamo per Delta del Mississippi non si intente il delta vero e proprio del fiume, quello che sfocia in mare dalle parti di New Orléans (e vi prego di pronunciare Orléans alla francese), ma quel lembo di terra alluvionale a nord ovest dello stato del Mississippi che confina con Louisiana e l’Arkansas appunto; 300 km di lunghezza e 100 di larghezza in cui vi è rinchiusa la storia più emblematica del “sud degli Stati Uniti”, il substrato culturale, razziale ed economico del sentimento blues più profondo.

Antonio Manzini “7-7-2007” (Sellerio 2016) – TTTTT+

6 Nov

Pag. 119:

“… il suo sogno era aprirsi un …”

Bar sulla spiaggia eccetera eccetera” lo interruppe Schiavone “il solito sogno dell’italiano frustrato da ‘sto paese. Poi vanno lì e si accorgono che il chiringuito va male, che il Costa Rica non è quel paradiso che pensavano, che non hanno più la sanità, che il mare ogni giorno è una rottura di coglioni, e che i culi delle ragazze sudamericane si allontanano insieme ai soldi dal portafogli. Tornano a 45 anni in Italia e finiscono i giorni mettendo su una ditta per svuotare le cantine” 

Pag. 192:

“Ora ti chiedo una cosa, Rocco: esiste la giustizia in natura?”

“No. la giustizia è cosa umana.”

“E sbaglia?”

“Come tutte le cose umane”

Come scrissi anche nell’articolo precedente relativo a Manzini, le indagini del vicequestore Rocco Schiavone sono piene di  fulminanti considerazioni, molto vicine al modo di vedere e sentire di Ittod, una delle personalità di questo blog. Questo 7-7-2007 è forse il noir di Manzini che più mi è piaciuto, presente e passato si intrecciano, una nuova indagine e ampi squarci del doloroso passato di Rocco Schiavone. Libro che tiene incollati ade esso sino a notte fonda.

Nota a margine: dal punto di vista musicale da questo noir si evince che al nostro vicequestore preferito l’heavy metal non piace (Judas Priest e Motorhead), che i Pink Floyd e Bowie sono tra i suoi preferiti e che non disdegna i Led Zeppelin.

Sinossi

https://sellerio.it/it/catalogo/7-7-2007/Manzini/8898

«Lo sai cosa lasciamo di noi? Una matassa ingarbugliata di capelli bianchi da spazzare via da un appartamento vuoto».
Rocco Schiavone è il solito scorbutico, maleducato, sgualcito sbirro che abbiamo conosciuto nei precedenti romanzi che raccontano le sue indagini. Ma in questo è anche, a modo suo, felice. E infatti qui siamo alcuni anni prima, quando la moglie Marina non è ancora diventata il fantasma del rimorso di Rocco: è viva, impegnata nel lavoro e con gli amici, e capace di coinvolgerlo in tutti gli aspetti dell’esistenza. Prima di cadere uccisa. E qui siamo quando tutto è cominciato.
Nel luglio del 2007 Roma è flagellata da acquazzoni tropicali e proprio nei giorni in cui Marina se ne è andata di casa perché ha scoperto i «conti sporchi» di Rocco, al vicequestore capita un caso di bravi ragazzi. Giovanni Ferri, figlio ventenne di un giornalista, ottimo studente di giurisprudenza, è trovato in una cava di marmo, pestato e poi accoltellato. Schiavone comincia a indagare nella vita ordinata e ordinaria dell’assassinato. Giorni dopo il corpo senza vita di un amico di Giovanni è scoperto, in una coincidenza raccapricciante, per strada. Matteo Livolsi, questo il suo nome, è stato finito anche lui in modo violento ma stavolta una strana circostanza consente di agganciarci una pista: non c’è sangue sul cadavere. Adesso, l’animale da fiuto che c’è dentro Rocco Schiavone può mettersi, con la spregiudicatezza e la sete di giustizia di sempre, sulle tracce «del figlio di puttana che ha accoltellato due ventenni alla base del cranio». Ma se fosse la storia di un balordo solitario, sarebbe troppo liscia. Rocco invece ha un appuntamento con il fato tragico, e non sa di averlo. E quell’appuntamento gli lascia in eredità un nemico appostato quasi dieci anni dopo, quando, finito il ricordo, si ritorna al presente e Rocco ha da chiudere definitivamente il caso.
Il ritmo dei noir di Antonio Manzini dà il senso di un meccanismo dai mille ingranaggi che non perde mai un colpo, che gira all’unisono col travaglio esistenziale di un personaggio che resta nella mente, mentre lo sguardo di chi lo muove si posa critico e triste sulla realtà sociale dei tempi che corrono.

Rocco Schiavone sul blog:

https://timtirelli.com/2020/09/15/antonio-manzini-era-di-maggio-sellerio-2015/

https://timtirelli.com/2019/10/05/antonio-manzini-non-e-stagione-sellerio-2015-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2019/05/16/antonio-manzini-la-costola-di-adamo-sellerio-2014-2018/

https://timtirelli.com/2019/04/21/antonio-manzini-pista-nera-sellerio-2013-2018/

Robert Louis Stevenson “L’Isola Del Tesoro” (Feltrinelli 2016) – TTTTT

22 Ott

Rileggere certi libri in età adulta molto spesso significa riscoprire in toto certi capisaldi della letteratura umana, capita anche con l’Isola Del Tesoro, una delle opere più note di Stevenson. L’etichetta “romanzo d’avventura” deve essere vissuta come medaglia al valore e non come frettolosa archiviazione sotto la voce “libro per ragazzi”.

Tra le righe del romanzo ci sono naturalmente molte sfumature intellettuali, tuttavia per un volta ci piace restare legati in senso stretto alla storia e alla “fotografia”: l’Inghilterra del 1700, un paesello con tanto di porto sul mare, bettole, pirati dai nomi tipo Long John Silver, viaggio in mare – su una nave dal nome evocativo (Hispaniola) – alla ricerca di un isola su cui è stato nascosto un tesoro. In questo periodo di coprifuoco, lockdown e cautela sociale potersi immergere in una avventura simile è una meraviglia.

Come sempre magnifica l’edizione della Universale Economica Feltrinelli, spartana eppure ricca di una bella grafica, di una prefazione di Domenico Scarpa, e di nota bibliografica e breve biografia dell’autore. Traduzione di Lilla Maione.

SINOSSI:

https://www.lafeltrinelli.it/libri/robert-louis-stevenson/l-isola-tesoro/9788807901393

Il romanzo è ambientato in un paesino sul mare, nell’Inghilterra del Settecento: il giovane Jim Hawikins e sua madre, proprietaria della locanda “Ammiraglio Benbow”, scoprono nel baule di un marinaio morto la mappa di un tesoro nascosto su un’isola. Si tratta del tesoro di un famoso pirata, il capitano Flint. Jim, il dottor Livesey e il nobile Trelawney organizzano una spedizione a bordo della “Hispaniola” e portano con sé come cuoco di bordo un uomo dalla gamba di legno, Long John Silver, e il suo pappagallo. Inizia una grande avventura che per Jim sarà anche l’iniziazione alla vita adulta e la scoperta della malvagità umana. Silver infatti si rivela il capo dei pirati superstiti di Flint …

GREG ILES “Cemetery Road” (2020 – HarperCollins) – TTTTT+

27 Set

Seguo Greg Iles dal 2014, finora ho “recensito” nove dei suoi romanzi qui sul blog, pensavo ormai di essere abituato al suo stile e alle sue storie, ma con questo nuovo romanzo (pubblicato in Italia in agosto 2020, circa un anno dopo l’uscita negli USA) è riuscito di nuovo ad impressionarmi. Intendiamoci, si tratta di un thriller, con tutti i condimenti tipici di Greg Iles, eppure l’ho trovato ineguagliabile e superlativo.

La capacità che ha Iles di tessere narrazioni articolate è enorme, talento puro che ci conduce attraverso una ragnatela di luoghi, relazioni, considerazioni umane davvero spettacolari. Dopo aver ambientato parecchi dei suoi libri a Natchez, MS, la sua città natale, stavolta Iles crea una cittadina e una comunità fictional, con personaggi tutti nuovi e non correlati a quelli a noi famigliari che avevano caratterizzato i suoi romanzi precedenti. Il risultato è un magnifico affresco, epico e duro, dipinto col fango del fiume Mississippi, con la musica blues sempre presente, dove il male e il bene insiti nell’animo umano sono tratteggiati con estrema cura.

Di thriller belli come questo ce ne sono pochi, giusto la trilogia Millenium del mai troppo compianto Stieg Larsson.

Libro da leggere!

Pag 91 “... spiegando come il fenomeno Trump avesse portato a galla la triste verità che le colpe per cui il Sud è sempre stato criticato -razzismo, l’identitarismo e la xenofobia – erano profondamente radicate nel corpo politico bianco statunitense.”

Pag 369 ” Ma la dura verità è questa figliolo. La corruzione fa parte del capitalismo. Un lubrificante necessario per far funzionare la macchina. data la natura umana, intendo. Perchè questa è la forza matrice del capitalismo: l’avidità. E’ il sistema più pragmatico che esista.”

Pag 375 “La mia filosofia è questa: il bene più grande per il numero più grande di persone. E’ il mio mantra. Ho esercitato la professione legale per sette annie posso dirti una cosa: la giustizia è rara ed effimere.”

Pag 469 “L’errore umano più grande è presumere di conoscere tutto di chi amiamo. Possiamo sicuramente sapere più di chiunque altro al mondo di una persona, ma anche se conosciamo il 99 per cento dei suoi pensieri e dlela sua storia, le incognite restanti potrebbero far crollare tutte le convinzioni che abbiamo sul suo conto.”

Pag 570/571: “Non c’è una conta universale del bene e del male, di quello che è giusto e di quello che è sbagliato. I cristiani con la loro idea del piano di Dio, gli indù con il loro equilibrio karmico … Sono tutte pie illusioni. Impulsi religiosi primitivi. La maledetta coperta di Linus … Non arriverai mai al cuore dell’equazione, il cervello umano non è all’altezza di farlo. La casualità ti farà impazzire.”

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Traduzione di Adria Tissoni

Sinossi

https://www.harpercollins.it/9788869055461/cemetery-road/

“Un romanzo ambizioso che è sia un’avvincente storia di crimini, sia un’indagine approfondita sul dolore, il tradimento e la corruzione. Iles scrive con passione, intensità e impegno assoluto.” — Washington Post “Eccezionale. Crime letterario al suo meglio, scorrevole, ingegnoso, ad alto tasso di tensione, e tuttavia dotato di un profondo intento morale… impossibile smettere di leggerlo.” — The Times “Iles ha creato un suo Mississippi, proprio come Connelly ha fatto con Los Angeles. Si parlerà di questo libro per molto tempo.” — Booklist A volte il prezzo della giustizia è l’anima di un uomo. Marshall McEwan ha lasciato la sua cittadina d’origine in Mississippi a diciotto anni e ha giurato a se stesso di non tornarci più. E così è diventato un importante giornalista di Washington. Ma quando scopre che il padre è malato terminale deve tornare a casa e affrontare il passato. Al suo arrivo si rende conto che Bienville è molto cambiata. Il quotidiano della sua famiglia sta fallendo, Jet Talal, il suo amore giovanile, è sposata con il rampollo di un ricco imprenditore. La città, in cui i corrotti e i potenti spadroneggiano sotto un sottilissimo velo di rispettabilità, è controllata dal Bienville Poker Club. Ma due morti sospette squassano le fragili fondamenta della comunità. Due morti legate ai loschi affari del Bienville Poker Club. Marshall non può fare altro che cercare la verità, anche se presto capisce che il suolo del Mississippi è un campo minato, dove segreti esplosivi possono distruggere le anime ancora più dell’ingiustizia. Greg Iles è uno dei maggiori scrittori statunitensi di oggi, capace di intrecciare trame avvincenti dal ritmo incalzante a drammi umani di grande intensità. “Cemetery Road” ha esordito subito in cima alla classifica del New York Times, rimanendo in testa per settimane. Una storia epica ed emozionante di amicizia, tradimento e segreti sconvolgenti sullo sfondo affascinante e oscuro del profondo Sud americano.

LA TRILOGIA “NATCHEZ BURNING” SUL BLOG:

https://timtirelli.com/2018/02/12/greg-iles-mississippi-blood-2017-piemme-ttttt/

https://timtirelli.com/2017/06/19/greg-iles-lalbero-delle-ossa-piemme-2016-ttttt/

https://timtirelli.com/2015/08/24/greg-iles-laffare-cage-piemme-2015-ttttt/

GLI ALTRI ROMANZI SUL BLOG:

https://timtirelli.com/2016/05/16/__trashed/

https://timtirelli.com/2016/03/02/greg-iles-un-gioco-quieto-piemme-2004-ttttt/

https://timtirelli.com/2015/04/24/greg-iles-il-pianto-dellangelo-piemme-bestseller-2011-e1150-tttt%C2%BD-%E2%97%8A-la-memoria-del-fiume-piemme-bestseller-2012-e1150-ttttt/

https://timtirelli.com/2015/02/22/greg-iles-una-faccenda-privata-piemme-bestseller-2011-e1150-tttt/

https://timtirelli.com/2015/01/12/greg-iles-il-sorriso-dei-demoni-piemme-bestseller-2012-e12-tttt%C2%BD/

https://timtirelli.com/2014/09/29/greg-iles-la-notte-non-e-un-posto-sicuro-piemme-linea-rossa-2013-e1990-tttt%C2%BD/

QIU XIAOLONG “Di Seta E Di Sangue” (Feltrinelli/Marsilio 2019) – TTTT½

16 Set

Pag 11: “Chen si svegliò disorientato, come se ancora stesse dibattendosi in un mare di pensieri”.

Pag 205: “Questa sera ci sarà un ballo. Viene?” La voce di lei arrivò morbida come la luce del pomeriggio.

Pag 249: “Una donna proveniente da una famiglia come la sua doveva vivere con la coda tra le gambe, come si suol dire. Qualunque pettegolezzo, anche il più innocuo, sarebbe stato un disastro. Era l’epoca del puritanesimo comunista, lei forse è troppo giovane per capire. In tutto il paese non esisteva una sola canzone romantica.”

“Il presidente Mao voleva che il popolo si dedicasse alla rivoluzione. Non c’era spazio per l’amore romantico.”

Pag 282: “Mi chiami compagno Fan. E’ un modo di rivolgersi alle persone che non è più popolare, ma per me è un’abitudine. Mi ricorda gli anni della rivoluzione socialista, quando tutti erano uguali e lavoravano per ottenere il medesimo scopo.”

Ieri su questo blog ho fatto un’ardito parallelo tra il vice questore Rocco Schiavone e Ittod, una delle tre personalità di questo blog, oggi ci riprovo e metto in correlazione l’ispettore capo Chen con Stefano. Chen Cao – di cui siamo arrivati a parlare della sua quinta indagine – è infatti riflessivo, formale e soggetto alle rigide regole del bon ton cinese. Personaggio davvero esemplare e riuscitissimo, avvolto da profondi blues pastello.

Altro libro, a nostro parere, da leggere.

Sinossi:

http://www.marsilioeditori.it/libri/scheda-libro/2970051/di-seta-e-di-sangue

Una donna in qipao rosso. Qualcuno l’ha uccisa per poi vestirla con l’abito tradizionale, simbolo dell’eleganza borghese degli anni Trenta. Un abito che la Rivoluzione culturale aveva bandito e che nella Shanghai del Duemila è tornato di gran moda. Il suo corpo viene ritrovato in città alle prime luci dell’alba, ma è solo il primo di una serie. Le indagini di un crimine che affonda le sue radici nel recente passato, tragico e tumultuoso, dell’era post-Mao sono affidate all’ispettore capo Chen, l’unico in grado di tracciare il profilo psicologico di un serial killer che colpisce nelle strade di una Shanghai sempre più frenetica e moderna, ma dove le inchieste di polizia sono ancora nelle mani del Partito. 

QIU XIAOLONG sul blog:

https://timtirelli.com/2020/06/03/qiu-xiaolong-ratti-rossi-feltrinelli-marsilio-2019-tttt%c2%bd/

https://timtirelli.com/2020/02/09/qiu-xiaolong-quando-il-rosso-e-il-nero-feltrinelli-marsilio-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2019/04/08/qiu-xiaolong-visto-per-shanghai-feltrinelli-marsilio-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2018/11/06/qiu-xiaolong-la-misteriosa-morte-della-compagna-guan-feltrinelli-2018-tttt/

 

Antonio Manzini “Era Di Maggio” (Sellerio 2015)

15 Set

Pag. 48 “.. .fino a Monteverde mi piacerebbe stare in silenzio. Niente Roma, Lazio, politici ladri, la città non funziona, è colpa dei comunisti e altre cazzate così. Grazie!”

Pag. 95/96 “Le grandi rotture di coglioni … I bar senza i gelati Algida, Radio Maria, gli zero dell’Iban … assistere a uno spettacolo di danze folkloristiche.”

Pag. 212 “L’armadietto di Marini aveva il solito ignobile calendario con una zinnona seduta sulla moto, ma ormai quelle foto erano lì più per dovere che per reale desiderio.”


Le indagini del vice questore Rocco Schiavone sono piene di queste fulminanti considerazioni, molto vicine al modo di vedere e sentire di Ittod, una delle personalità di questo blog. Altro esemplare thriller poliziottesco di Manzini.

Sinossi

https://sellerio.it/it/catalogo/Era-Maggio/Manzini/8314

Era di maggio prende il via tre giorni dopo gli eventi che concludono il precedente romanzo, Non è stagione. Perché l’indagine che lì si era aperta non si è ancora conclusa. C’è poi il fatto più grave, l’assassinio di Adele, una cara amica del vicequestore, uccisa da un killer mentre dormiva nel letto di Rocco. Costretto a scavare nel proprio passato il vicequestore cercherà di chiudere il cerchio una volta per tutte.

«Mettilo agli atti, Italo. In una notte di maggio, alle ore una e dieci, al vicequestore Rocco Schiavone piomba addosso una rottura di decimo grado!». Gli agenti del commissariato di Aosta, che stanno imparando a convivere con la scorza spinosa che ricopre il suo cuore ferito, scherzano con la classifica delle rotture del loro capo, in cima alla quale c’è sempre il caso su cui sta indagando. Ma Rocco è prostrato per davvero. Una donna è morta al posto suo, la fidanzata di un amico di Roma, «seccata» da qualcuno che voleva colpire lui. E quando esce dalla depressione si butta sulle tracce di quell’assassino tra Roma ed Aosta, scavando dolorosamente nel proprio passato, alla ricerca del motivo della vendetta, un viaggio nel tempo che è come una ferita che si apre su una piaga che non ha ancora smesso di sanguinare. Però le rotture sono solo cominciate: un altro cadavere archiviato all’inizio come infarto. Un altro viaggio che si inoltra stavolta nel presente dorato della città degli insospettabili.
In questo quarto romanzo, prosegue la serie dei polizieschi scabri, realistici e immersi nell’amara ironia di Rocco Schiavone.
Ma in realtà, attraverso le diverse avventure di un poliziotto politicamente scorretto, si svolge un unico racconto. Il racconto della vita di un uomo che si scontra con la impunita e pervasiva corruzione del privilegio sociale, nel disincanto assoluto dell’Italia d’oggi. Un personaggio brutale perché la tenerezza che lo anima sarebbe debolezza, incapace d’amare perché pieno di un amore totale per chi adesso è solo un fantasma, cinico perché la disonestà sembra aver vinto. Un personaggio di una verità e una profondità tali da sembrare che viva di vita propria.

Rocco Schiavone sul blog:

https://timtirelli.com/2019/10/05/antonio-manzini-non-e-stagione-sellerio-2015-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2019/05/16/antonio-manzini-la-costola-di-adamo-sellerio-2014-2018/

https://timtirelli.com/2019/04/21/antonio-manzini-pista-nera-sellerio-2013-2018/

TOM DOYLE “CAPTAIN FANTASTIC – ELTON JOHN’S STELLAR TRIP THROUGH THE ’70S” (Poligon Books 2017) – T

11 Lug

Ho acquistato questo libro spronato dal bel film biografico “Rocket Man”. Volevo un libro scritto da qualcuno di valore che raccontasse il viaggio di Elton durante gli anni settanta (1970-76 in particolare).

Captan Fantastic non mi ha deluso, anzi! Tom Doyle prende in esame il periodo fine anni sessanta/inizio anni ottanta, e lo fa con le sue consuete capacità, parlando con onestà  e senza mai scendere nella morbosità anche dei momenti meno limpidi della carriera di Elton. La madre e John Reid (il manager) ne escono in maniera meno negativa rispetto al film e anche la figura dello stesso Elton ne guadagna grazie alla articolata descrizione della sua vita artistica (e non) raccontata nelle 280 pagine del libro.

Il suo fertile rapporto musicale con Bernie Taupin, la storia di affari e di sesso col suo manager, l’incredibile pressione a cui fu sottoposto (12 album da studio – compresa una colonna sonora- tra il giugno del 1969 e l’ottobre del 1976 e relativi tour), l’impressionante successo.

La enorme passione per i dischi (che studiava e catalogava minuziosamente) e la devozione verso i musicisti che più amava han fatto che la mia stima nei suoi confronti aumentasse di una spanna.

Un bel libro quindi, l’unico appunto che mi sento di fare è la mancanza di qualche dettaglio tecnico (date precise, scalette di tour, recensioni di concerti simbolo e via dicendo), credo che avrebbero arricchito la storia e magari aiutato ad entrare ancor di più nel magico mondo di Elton durante quegli anni.

Lingua: inglese.

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ABOUT THE AUTHOR

Tom Doyle is an acclaimed music journalist, author, and long-standing contributor to Mojo and Q. His work has also appeared in Billboard, The Guardian, The Times, and Sound on Sound. Over the years, he has been responsible for key magazine profiles of Paul McCartney, Elton John, Yoko Ono, Keith Richards, U2, Madonna, Kate Bush, and R.E.M., among many other artists. He is the author of The Glamour Chase: The Maverick Life of Billy MacKenzie, which has attained the status of a classic rock biography since its original publication, and Man on the Run: Paul McCartney in the 1970s, which has been optioned by StudioCanal for a feature film. He lives in London, England.
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ABOUT CAPTAIN FANTASTIC

The true story of Elton John’s meteoric rise from obscurity to worldwide celebrity in the weird, wild 1970s, based on rare one-on-one interviews with the Rocket Man himself—now the subject of a major motion picture.

In August 1970, Elton John achieved overnight fame with a rousing performance at the Troubadour in Los Angeles. Over the next five years, the artist formerly known as Reginald Dwight went from unheard of to unstoppable, scoring seven consecutive #1 albums and sixteen Top Ten singles in America. By the middle of the decade, he was solely responsible for 2 percent of global record sales. One in fifty albums sold in the world bore his name. Elton John’s live shows became raucous theatrical extravaganzas, attended by all the glitterati of the era.

But beneath the spangled bodysuits and oversized eyeglasses, Elton was a desperately shy man, conflicted about his success, his sexuality, and his narcotic indulgences. In 1975, at the height of his fame, he attempted suicide. After coming out as bisexual in a controversial Rolling Stone interview that nearly wrecked his career, and announcing his retirement from live performance in 1977 at the age of thirty, he gradually found his way back to the thing he cared about most: the music.

Captain Fantastic gives readers a behind-the-scenes look at the rise, fall, and return to glory of one of the world’s most mercurial performers. Rock journalist Tom Doyle’s insider account of the Rocket Man’s turbulent ascent is based on a series of one-on-one interviews in which Elton laid bare many previously unrevealed details of his early career. Here is an intimate exploration of Elton’s working relationship with songwriting partner Bernie Taupin, whose lyrics often chronicled the ups and downs of their life together in the spotlight. Through these pages pass a parade of legends whose paths crossed with Elton’s during the decade—including John Lennon, Bob Dylan, Groucho Marx, Katharine Hepburn, Princess Margaret, Elvis Presley, and an acid-damaged Brian Wilson.

A fascinating portrait of the artist at the apex of his celebrity, Captain Fantastic takes us on a rollicking fame-and-drug-fueled ride aboard Elton John’s rocket ship to superstardom.

https://www.penguinrandomhouse.com/books/534797/captain-fantastic-by-tom-doyle/