Archivio | Libri Fumetti Riviste RSS feed for this section

JOE PERRY “ROCKS – la mia vita dentro e fuori gli Aerosmith” (Tsunami Edizioni 2021) – TTT ¾

21 Ago

Edizione italiana della biografia di Joe Perry uscita in origine nel 2014.

Come scritto più volte qui sul blog, le autobiografie delle rockstar molto spesso sono fini a se stesse, scritte da persone che non hanno poca dimestichezza con la scrittura e che raramente vanno nel profondo. Questa di Joe però l’ho trovata intrigante e a fuoco, una lettura piacevole e per certi versi illuminante; certo, anche qui nessun dato tecnico, nessuna pietra miliare che possa accompagnarci con precisione nel percorso … niente scalette, niente date precise, etc etc ma se non altro Joe è molto sincero e inoltre ha una certa consapevolezza. Naturalmente questa è la sua versione dei fatti, ma se non altro per affinità tra chitarristi tendo a credere in quello che scrive e ad accettare il fatto che Steven Tyler (rockstar che ho amato tantissimo) sia stato un insopportabile son of a bitch dall’ego smisurato; d’altra parte fa parte della peggior razza di questa terra: i cantanti.

AEROSMITH-JOE-PERRY-LIBRO-TSUNAMI-576x828-1

Gli Aero mi sono arrivati nella seconda metà degli anni settanta, il primo loro lp che comprai fu il doppio dal vivo LIVE BOOTLEG (1978), ma furono GET YOUR WINGS (1974), TOYS IN THE ATTIC (1975) e (soprattutto) ROCKS (1976) ad irretirmi. Amai molto anche NIGHT IN THE RUTS (1979), ma in pratica fino a DONE WITH MIRRORS del 1985 i loro dischi fanno parte di me, della mia vita, del mio DNA. La fase blockbuster che ebbero dal 1987 in poi mi piacque ma i “miei” Aerosmith furono quelli in versione the bad boys from Boston. Mi appassionai anche al Joe Perry Project, i primi tre album mi parvero un manifesto in cui riconoscermi, sebbene musicalmente non brillarono completamente.

Joe parla di tutto in maniera schietta, droghe, eccessi, donne e dipinge il mondo del Rock senza tanti color pastello. Quando racconta degli inizi, sembra davvero uno di noi, i primi gruppi, la sua incontenibile passione per il Blues e il Rock, la sua ammirazione per i chitarristi a cui anche noi facciamo riferimento … tutto molto candido e sincero. Tra l’altro vi sono diversi accenni a Jimmy Page e ai Led Zeppelin, uno degli argomenti che più trattiamo su questo blog.

La traduzione di Mia Fabretti mi pare buona, scorrevole ed efficace benché certe frasi paiano tradotte senza la conoscenza necessaria del mondo del Rock, ma in un tomo di oltre 400 pagine il tutto mi pare fisiologico.

Il libro contiene due sezioni di foto a colori segno che la Tsunami Edizioni ha puntato con decisione su questa biografia.

Consigliata.

LIBRI: Isabel Allende “Violeta” (Feltrinelli 2022) – TTTT½

3 Ago

A proposito di questo libro ho sentito dire da qualcuno “sì, ma sono le sue solite storie” o qualcosa del genere … non sono le sue solite storie, ma semplicemente il suo stile, tutti i grandi hanno uno stile riconoscibile … se uscisse un nuovo disco dei Led Zeppelin e fosse pieno di quel rock corroborante, drammatcio, intenso, cosmico, cosa diremmo? Cosa ci aspetteremmo?

La realtà è che questo è uno dei grandi romanzi della Allende, la avvincente saga di una donna sudamericana e della sua famiglia, dipanata intorno alla sua lunghissima vita, spesa in un continente ricco di natura selvaggia, nonché ferito profondamente da dittature militari inumane.

9788807034800_0_424_0_75

Personalmente non mi stancherò mai di leggere queste storie, questi potenti affreschi cileni e sudamericani in genere, scritti con una prosa che trovo ogni volta vivida, potente, passionale. Per quanto mi riguarda, una meraviglia.

Isabel Allende

Descrizione

https://www.lafeltrinelli.it/violeta-libro-isabel-allende/e/9788807034800?queryId=683e16f531d309727ec668805e42ba9f

Raccontata attraverso gli occhi di una donna che vive un secolo di sconvolgimenti con passione, determinazione e senso dell’umorismo, Isabel Allende ci consegna ancora una volta una storia epica che esalta ed emoziona.

«Se non avessi dovuto migrare semplicemente non sarei scrittrice.» – Isabel Allende, intervista a LaStampa.it

«La penna di Isabel Allende è ricca, multiforme, sovraccarica di colore e dettagli: profondamente legata alla storia, nella quale cala la finzione dei suoi personaggi, “Violeta” è un romanzo appassionato, che guarda dritto al nostro oggi: siamo esseri imperfetti, inseparabili dal nostro mondo, non esistiamo senza il passato e i suoi insegnamenti, perché siamo fatti dei nostri sentieri e di tutti i nostri legami.» – Francesca Cingoli, ilLibraio.it

Violeta nasce in una notte tempestosa del 1920, prima femmina dopo cinque turbolenti maschi. Fin dal principio la sua vita è segnata da avvenimenti straordinari, con l’eco della Grande guerra ancora forte e il virus dell’influenza spagnola che sbarca sulle coste del Cile quasi nel momento esatto della sua nascita. Grazie alla previdenza del padre, la famiglia esce indenne da questa crisi solo per affrontarne un’altra quando la Grande depressione compromette l’elegante stile di vita urbano che Violeta aveva conosciuto fino ad allora. La sua famiglia perde tutto ed è costretta a ritirarsi in una regione remota del paese, selvaggia e bellissima. Lì la ragazza arriva alla maggiore età e conosce il suo primo pretendente… Violeta racconta in queste pagine la sua storia a Camilo in cui ricorda i devastanti tormenti amorosi, i tempi di povertà ma anche di ricchezza, i terribili lutti e le immense gioie. Sullo sfondo delle sue alterne fortune, un paese di cui solo col tempo Violeta impara a decifrare gli sconvolgimenti politici e sociali. Ed è anche grazie a questa consapevolezza che avviene la sua trasformazione con l’impegno nella lotta per i diritti delle donne. Una vita eccezionalmente ricca e lunga un secolo, che si apre e si chiude con una pandemia.

COME COMINCIA
Sono venuta al mondo un venerdì di tempesta del 1920, l’anno del flagello. La sera della mia nascita era saltata la corrente, come spesso succedeva durante i temporali, ed erano state accese le candele e i lumi a petrolio, sempre a portata di mano per le situazioni di emergenza. María Gracia, mia madre, sentì le contrazioni, che ormai riconosceva facilmente dopo aver già partorito cinque figli e, rassegnata all’arrivo di un altro maschio, si abbandonò al dolore aiutata dalle due sorelle che, avendola assistita in quel frangente diverse volte, riuscivano a mantenersi lucide. Il medico di famiglia lavorava senza sosta da settimane in uno degli ospedali di campagna e sembrò loro un’esagerazione farlo chiamare per una cosa banale come un parto. Nelle occasioni precedenti avevano potuto far conto sull’ausilio di una levatrice, sempre la stessa, ma la donna era stata una delle prime vittime dell’influenza e non ne conoscevano un’altra.

◊ ◊ ◊

ISABEL ALLENDE SUL BLOG:

LIBRI: Isabel Allende “Lungo petalo di mare” (Feltrinelli 2019)

https://timtirelli.com/2019/02/11/isabel-allende-oltre-linverno-2017-feltrinelli/

https://timtirelli.com/2017/07/19/isabel-allende-lamante-giapponese-2015-feltrinelli-p2016-audible-gmbh-ttttt/

https://timtirelli.com/2012/06/08/isabel-allende-il-quaderno-di-maya-feltrinelli-2011-tttt/

Antonio Manzini “Le Ossa Parlano” (Sellerio 2022) – TTTT

21 Lug

Il nuovo capitolo di Rocco Schiavone è all’altezza degli altri, Manzini non smette di sorprendermi. Il canovaccio è lo stesso, lo stile non cambia, il genere poliziesco pure, magari si dà per scontato che la qualità rimanga alta ma per me è comunque stupefacente che Manzini rimanga ad un tale livello. Le T sono 4, ma solo perché non voglio sempre affibbiargliene 5.

Antonio Manzini Le Ossa Parlano (Sellerio 2022)

Un paio di note: a pagina 210 viene descritta una partita di calcio spagnolo alla TV. Vi è scritto che i calciatori erano più veloci di quelli italiani e che era raro vederli rotolare a terra mezz’ora solo per aver ricevuto una spallata. Boh, magari quella partita era davvero così, ma mi pare strano, il campionato spagnolo è – come il nostro – un campionato “latino” e dunque molti giocatori tendono ad essere melodrammatici (e a farsi costantemente il segno della croce). Non so, mi sarebbe sembrato meno fuori luogo se avesse parlato di un partita del campionato inglese.

pag 379: “Il vinile, amici. Il rumore della puntina che gratta, la polvere che frigge, mi riporta indietro a quando ci si riuniva in casa ad ascoltare tutto l’elleppì dalla prima all’ultima traccia e a commentare persino la copertina.”

“Era bello” fece Baldi ” non si conoscevano i visi dei musicisti, c’erano disegni e foto, tutto accennato, tutto evocato, lasciato alla fantasia. Quanto mi piaceva.” … Ecco, appunto.

 

Sinossi

https://www.lafeltrinelli.it/ossa-parlano-libro-antonio-manzini/e/9788838942990?queryId=6bc77aaef05329055d5886043deb1e81

Un medico in pensione scopre nel bosco delle ossa umane. È il cadavere di un bambino. Michela Gambino della scientifica di Aosta, nel privato tanto fantasiosamente paranoica da far sentire Rocco Schiavone spesso e volentieri in un reparto psichiatrico, ma straordinariamente competente, riesce a determinare i principali dettagli: circa dieci anni, morte per strangolamento, probabile violenza. L’esame dei reperti, un’indagine complessa e piena di ostacoli, permette infine di arrivare a un nome e a una data: Mirko, scomparso sei anni prima. La madre, una donna sola, non si era mai rassegnata. L’ultima volta era stato visto seduto su un muretto, vicino alla scuola dopo le lezioni, in attesa apparentemente di qualcuno. Un cold case per il vicequestore Schiavone, che lo prende non come la solita rottura di decimo livello, ma con dolente compassione, e con il disgusto di dover avere a che fare con i codici segreti di un mondo disumano. Un’indagine che lo costringe alla logica, a un procedere sistematico, a decifrare messaggi e indizi provenienti da ambienti sotterra-nei. E a collaborare strettamente con i colleghi e i sottoposti, dei quali conosce sempre più da vicino le vite private: gli amori spericolati di Antonio, il naufragio di Italo, le recenti sistemazioni senti-mentali di Casella e di Deruta, persino l’inattesa sensibilità di D’Intino, le fissazioni in fondo comiche dei due del laboratorio. Lo circondano gli echi del passato di cui il fantasma di Marina, la moglie uccisa, è il palpitante commento. Si accorge sempre più di essere inadeguato ad altri amori. È come se la solitudine stesse diventando l’esigente compagna di cui non si può fare a meno. Questa è l’indagine forse più crudele di Rocco Schiavone. La solitudine del bambino vittima è totale, perenne, metafisica, e aleggia sulle affaccendate vicende di tutti quanti i personaggi facendoli sentire del tutto futili a Rocco, confermandolo nel suo radicato pessimismo.



Rocco Schiavone sul blog:

https://timtirelli.com/2021/05/21/antonio-manzini-fate-il-vostro-gioco-sellerio-2018-ttttt/

https://timtirelli.com/2021/02/14/antonio-manzini-pulvis-et-umbra-sellerio-2017-ttt%c2%bd/

https://timtirelli.com/2020/11/06/antonio-manzini-7-7-2007-sellerio-2016-ttttt/

https://timtirelli.com/2020/09/15/antonio-manzini-era-di-maggio-sellerio-2015/

https://timtirelli.com/2019/10/05/antonio-manzini-non-e-stagione-sellerio-2015-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2019/05/16/antonio-manzini-la-costola-di-adamo-sellerio-2014-2018/

https://timtirelli.com/2019/04/21/antonio-manzini-pista-nera-sellerio-2013-2018/

https://timtirelli.com/2021/07/27/antonio-manzini-rien-ne-va-plus-sellerio-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2021/09/20/antonio-manzini-ah-lamore-lamore-sellerio-2020-tttt%c2%bd/

https://timtirelli.com/2021/09/21/antonio-manzini-vecchie-conoscenze-sellerio-2021-ttttt/

Philip Roth “Nemesi” (2010/2013 Einaudi Super ET) – TTTTT

29 Mag

Qualche settimana parlavo di letteratura con l’AD dell’azienda in cui lavoro. Salta fuori il nome di Philp Roth e gli dico che è uno dei miei autori preferiti benché non abbia tutta la sua opera omnia …come sono solito fare anche con i dischi, tendo a concentrarmi sulle produzioni fine anni sessanta e anni settanta. Lamento Di Portnoy, La Mia Vita Di Uomo, Il Professore Di Desiderio, L’Orgia di Praga in particolare sono opere basilari per la formazione dell’uomo di blues che sono. Concordiamo inoltre che della produzione più recente Pastorale America resta un caposaldo, a cui l’AD aggiunge anche Nemesi, romanzo che però io non ho. Qualche giorno dopo arriva in azienda un pacchetto per me contenente una copia di quel romanzo, l’AD ha pensato che non poteva mancare nella mia biblioteca.

978880621804GRA

Ho letto il libro e ora mi chiedo come abbia potuto scoprirlo solo ora. Il soggetto sarebbe forse più adatto ad un saggio, ad uno studio medico scientifico, e invece no Roth riesce a trasformarlo in un romanzo dalla bellezza commovente e deflagrante. Ecco, davanti a scrittori di questo calibro, a uomini come lui, io mi inginocchio.

Romanzo imperdibile.

https://www.einaudi.it/catalogo-libri/narrativa-straniera/narrativa-di-lingua-inglese/nemesi-philip-roth-9788806218041/

Estate 1944. Nel «caldo annichilente di una Newark equatoriale», il ventitreenne Bucky Cantor, un animatore di campo giochi che si dedica anima e corpo ai suoi ragazzi, è costretto a combattere la sua guerra privata contro una spaventosa epidemia di polio che colpisce e uccide i bambini. In una città sotto assedio, Philip Roth racconta con toccante poesia la lotta impari e senza tempo tra l’uomo e il suo destino.

Bob Spitz “LED ZEPPELIN – THE BIOGRAPHY” (2021 – Penguin Press) – TTT

5 Mag

Di libri sui Led Zeppelin ormai non se ne può più, tuttavia quando escono grosse produzioni come questa io sono sempre sull’attenti, perché un certo budget significa avere la possibilità di intervistare direttamente personaggi che hanno fatto parte, anche solo marginalmente, della grande saga dei Led Zeppelin. Oltre a ciò libri come questo vengono affidati a giornalisti di nome, che spesso hanno alle loro spalle altre biografie di successo, gente che in qualche modo sa scrivere in maniera scorrevole e piacevole. Certo, sono libri per il grande pubblico, libri a cui quasi sempre manca l’aggancio tecnico e cronologico, libri pieni di imprecisioni, ma – per un fan dei Led Zeppelin come me – libri da leggere, perché comunque gettano nuova luce su episodi magari poco importanti per il pubblico generico, ma  essenziali per me. Ecco, sta qui il punto: non avendo più interesse per la storia del gruppo in sé, quello che mi interessa tremendamente è scoprire piccole nuove cose a proposito di episodi della saga ancora poco chiari o comunque trattati superficialmente in passato.

Come accennato poc’anzi mancano le pietre miliari di cui abbiamo parlato anche in altre occasioni, ovvero i punti cronologici di riferimento che guidino il cammino del lettore fan. Qui non c’è nessun riferimento approfondito a tour, scalette, strumentazione, etc etc, d’altra parte Spitz è uno che – intervistato da una radio statunitense a proposito di questo libro – non è riuscito a ricordare se nella discografia del gruppo venisse prima Houses Of The Holy (1973) o Physical Graffiti (1975). Quando un ascoltatore gli ha fatto presente la cosa la sua risposta è stata “fatti una vita“. L’atteggiamento è sbagliato, perché se da una parte la pignoleria di alcuni fan è inopportuna e alcuni errori in un libro sono fisiologici, l’accuratezza è comunque fondamentale – soprattutto su macrotemi.

Bob Sptitz "LED ZEPPELIN - THE BIOGRAPHY" (2021 - Penguin Press)

Bob Sptitz “LED ZEPPELIN – THE BIOGRAPHY” (2021 – Penguin Press)

Il libro contiene piccole nuove cose, e queste sono i momenti che mi hanno dato i brividi (ecco il perché di 4 T su 5), perché il resto è il resoconto di una storia che conosciamo già fin troppo bene; va aggiunto che anche questo libro descrive il mondo dei Led Zeppelin dal 1975 in poi alla stessa stregua degli ultimi tomi usciti sull’argomento e per quanto fossi già ben al corrente scontrarsi con la dura realtà non è entusiasmante. Page, Bonham, Cole e Grant negli ultimi 6 anni furono davvero fuori controllo …Grant diventò un pessimo manager, Bonham una persona insopportabile (ma, ahimè, lo era sempre stato) e Page (almeno dal vivo) l’ombra del magnifico chitarrista che era. L’inner circle del gruppo si trasformò in  un mondo a parte, alimentato da violenza, nefandezze e paranoia. La Swan Song una casa discografica inutile, ripiegata su stessa, senza nessuna guida, che rovinò la carriera agli artisti coinvolti (eccetto LZ e Bad Company), Detective e Maggie Bell in primis, e senza mai avere una direzione. Tutto era allo sbando, la terribile nomea del gruppo un dato di fatto, e il caos l’unico orizzonte possibile. Certo, c’era anche la musica, superba, cosmica, totalizzante, ma – spiace dirlo – gli uomini che la creavano erano tutt’altro che creature divine.

Come anticipato, diverse sono le piccole novità che questo libro porta alla luce:

_approfondimenti mai letti prima su Epson, il paese in cui Page visse dal 1952 in poi (pag 25) / la carriera solista di Page tra la fine degli anni 50 e l’inizio dei 60.

_le Art School inglesi, frequentate da chi non intendeva né andare all’università, né fare apprendistato per diventare operaio e il fatto che Jimmy non avesse nessuna particolare dote attitudinale per il disegno artistico.

_il rapporto con Bert Berns (pagina 60)

_La richiesta fatta a Page di entrare negli Yardbirds già nel 1965 perché Clapton aveva stufato il loro manager (pag 73) / L’effettiva entrata di Page negli Yardbirds nel 1966 (pag 78) / I tempi difficili con Beck nel gruppo.

_approfondimenti sui manager degli Yardbirds: Simon Napier-Bell e Mickie Most / sui pezzi di Little Games degli Yardbirs  pag 99) / sul fatto che una volta sciolti gli Yardbirds Page ebbe i diritti solo per terminare il tour scandinavo di settembre 1968.

_Terry Reid e i relativi suggerimenti dati a Page (pag 109) / L’impossibilità di avere alla batteria B.J Wilson, Clem Cattini e Aynsley Dumbar (pag 114)

_nel 1968 Bonham ricevette offerte da i Move, Joe Cocker, Chris Farlowe oltre che naturalmente da Page e Plant.

_si legge che nel 1969 Peter Grant stanco delle follie di Bonham, pensò di sostituirlo con Carmine Appice, Aynsley Dumbar o Cozy Powell. (pag 241).

_il motivo del nomignolo Percy dato a Plant (pag 274)

_Durante il tour giapponese del 1971, Bonham defecò dentro alla valigia della ragazza nipponica di Page.

_Nuove piccole rivelazioni circa l’organizzazione delle riprese video per le ultime tre date del tour del 1973.

_Il furto dei 210.000 dollari presenti nella cassetta di sicurezza dell’Hotel Drake di New York avvenuto a fine luglio del 1973 documentato anche nel film TSRTS; pare sia stata una messa in scena per evitare di pagare le tasse su proventi in contanti (e quindi in nero) contenuti in quella cassetta.

_La rinegoziazione del contratto dei LZ e la relativa creazione della Swan Song Records.

_gli overdub di ottoni e strumenti a corda su Kashmir a cura di una orchestra pakistana residente a Londra.

_le proposte per il logo grafico della Swan Song (tra cui una macchina di Formula 1 con su la scritta Led Zeppelin)

_Roy Harper non finì nella scuderia della Swan Song perché Grant non riuscì a trovare un accordo amichevole col manager di Harper.

_I Queen che furono sul punto di avere Peter Grant come manager, ma la cosa saltò perché Peter voleva che anche loro incidessero per la Swan Song, mentre loro si rifiutarono di incidere per una etichetta così associata ad un altro gruppo.

_Alla Swan Song arrivò anche una cassetta con un demo tape degli Heart, Abe Hoch – colui che in quel momento era a capo della etichetta – fece di tutto per far approdare il gruppo nella sua scuderia, ma una volta saputo che Ann Wilson cantava come Robert, lo stesso Plant disse di non essere interessato e buttò la cassetta nel cestino.

_Hoch ebbe anche la opportunità di mettere sotto contratto i Dire Straits, ma pensò che la cassetta avuta avesse una qualità terribile e lasciò perdere.

(…pensate un po’: oltre ai LZ e Bad Company la Swan Song avrebbe potuto avere anche i Queen, gli Heart e i Dire Straits – senza contare gli Iron Maiden, di cui si parlò in un altro contesto.)

_Qualche delucidazione in più circa: la apparizione di Bonham al concerto dei Deep Purple  alla Radio City Hall di New York nel gennaio del 1976, la morte del giovane fotografo  Philip Churchill Hale e l’arresto e la detenzione di Cole a Roma nell’estate del 1980.

_Nuove delucidazione anche sulla preparazione del tour (mai avveratosi) del 1980 in America e la conseguente morte di Bonham.

Errori  

_a pagina 65 Spritz dice che Page e Jones nel 1965 erano entrambi 21enni.

_a pagina 168 dice che durante le prime date in America (1968/69) Page usava un muro di amplificatori Marshall. In realtà Page dal vivo iniziò ad usarli a fine 1970.

_a pag 188 scrive che in pratica Pat’s Delight deriva da Watch Your Step di Bobby Parker ma è un grossolano errore. Watch Your Step è stato il template per Moby Dick, non di Pat’s Delight.

_a  pag 252 si ripete l’errore riportato per decenni dove si diceva che a JPJ venne in mente il riff di Black Dog ascoltando l’album di Muddy Waters “Electric Mud”, quando già da tempo si è risaliti al fatto che fu il disco The Howlin’ Wolf Album del 1969 (in particolare la versione rifatta di Smokestack Lightning)

_a pag 348, parlando dei Bad Company primo gruppo ad essere messo sotto contratto con la Swan Song, Spitz scrive “Free’s former guitarist Paul Rodgers”.

_a pag 393 Spitz afferma che a fine 1974 durante le prove per il tour del 1975 tra le canzoni tolte dalla scaletta ci fu anche Dazed And Confused.

_a pag 542 l’autor scrive che nella seconda data di Knebworth la band suonò meglio rispetto alla prima (questa fa proprio ridere).

_a pag 559 Spitz scrive che John Bonham morì il 24 settembre 1980 quando sappiamo tutti che accadde il giorno dopo.

_a pag 568 scrive che i concerti inglesi dell’Arms si tennero nel 1982 (invece del 1983).

_come il nostro Luca Tod segnala nei commenti qui sotto, gli errori di datazione delle foto poi sono imperdonabili.

Concludendo, ricordo che la versione del libro di cui parlo è quella americana, dunque scritto in inglese e che secondo me è un libro che va comunque letto, nonostante la mancanza di accuratezza.

Al di là dei mille aspetti negativi raccontati nel libro (e avvenuti realmente) non possiamo affrancarci dalla musica Rock creata dai Led Zeppelin, uno dei picchi musicali più alti ma raggiunti su questo povero pianeta. 

Un giornalista a proposito del tour del 1973 scrisse: “I Led Zeppelin non tengono concerti, bensì mettono in scena trasformazioni musicali”. Ecco, appunto.

ALEXANDRE DUMAS “I Tre Moschettieri” (Universale Economica Feltrinelli – 2016) – TTTTT

15 Feb

Su questo blog la mia passione per le ristampe della Universale Economica Feltrinelli è nota, dunque non deve sorprendere il fatto che ogni tanto proponga queste veloci note a proposito di volumi di questa collana. Oggi è la volta de I Tre Moschettieri di Dumas; tutto è scritto benissimo nella descrizione qui sotto presa dal sito della Feltrinelli, non ci sarebbe nulla da aggiungere, se non appunto sottolineare che l’introduzione di Claude Schopp e la (magnifica) traduzione di Camilla Diez, rendono questa nuova edizione splendida. Una sorta di rimissaggio fatto con garbo, senno ed eleganza. In quanto al romanzo, beh, è un capolavoro, scritto a metà dell’ottocento da un Dumas ispiratissimo. Sì, è vero, in verità è la storia del quarto moschettiere, d’Artagnan, e di altri personaggi strepitosi tipo Milady, ma io sono come sempre rimasto colpito dalla figura di Aramis, per pure preferenze personali. Alla libreria Coop ho comprato questa edizione da più di 750 pagine per 9,35 euro. Dovreste farlo anche voi. Imperdibile.

9788807902376_0_424_0_75

Descrizione

https://www.lafeltrinelli.it/tre-moschettieri-libro-alexandre-dumas/e/9788807902376

Dove sta la magia? Nella forza del plot? Nella qualità possente dello scenario storico che è in grado di evocare? Nella suspense? Forse, più di tutto, nella gioia del raccontare. Questo capolavoro dell’intrigo cattura a ogni pagina il lettore, lo spiazza, lo depista, lo inganna e lo rende complice, per poi coinvolgerlo in uno strabiliante “effetto meraviglia”. A partire dal titolo: non solo I tre moschettieri sono quattro, ma – come ha osservato Umberto Eco il romanzo è palesemente “la storia del quarto”, di d’Artagnan, che è l’assoluto protagonista non solo di questo libro, ma degli altri due che seguiranno: Vent’anni dopo e Il visconte di Bragelonne. “Immaginatevi un Don Chisciotte a diciott’anni”: è questo il primo impatto del lettore con d’Artagnan, e attorno a questo virtuoso della spada, a questo campione di lealtà, di dedizione assoluta alla regina, si dipanerà la storia dei tre romanzi, la storia di una vita. L’altra figura decisiva, antagonistica, è Milady, quintessenza dell’inganno, maschera erotica della perfidia e del tradimento, di cui porta il segno indelebile inciso nelle carni. C’era bisogno di una nuova edizione dei Tre moschettieri per riportare il romanzo all’altezza della sua scrittura: attraverso una nuova traduzione che unisce rigore e respiro narrativo, un’Introduzione del più grande studioso vivente di Dumas e un dettagliatissimo Dizionario dei personaggi.

C. M. Kushins “Beast: John Bonham and the Rise of Led Zeppelin” (2021 Hachette Books) – BB – di Bodhran

8 Nov

Il nostro Bodhran ci parla della recente nuova biografia di John Bonham

La segnalazione di questo libro mi arriva da Tim qualche settimana fa. Forte di un paio di recensioni positive sulla rete mi carico l’ebook sul Kindle e metto lo metto al primo posto nel la lunga fila di letture programmate, l’idea di un libro dedicato a Bonham è allettante; in passato avevo letto quello scritto dal fratello Mick, ma a parte qualche aneddoto familiare non lo avevo trovato particolarmente interessante. Difficile anche scrivere su un musicista a distanza oramai di 40 anni dalla morte, dei LZ sappiamo quello che c’è da sapere, i dischi che ha registrato li abbiamo tutti, si può aggiungere qualcosa?

C. M. Kushins "Beast: John Bonham and the Rise of Led Zeppelin"

Il libro parte con la prefazione di Dave Grohl, segno buono si direbbe (piaccia o non piaccia Grohl è oramai l’attuale santone del rock, che si è anche dato – in buona fede o meno che sia – l’obiettivo di diffondere il verbo a quanta più gente possibile), se non altro, mi dico, se c’è una collaborazione di questo calibro sarà un lavoro ben scritto.

E invece, facciamola breve, la lettura è stata una perdita di tempo bella e buona.

Mi chiedo quale fosse il target a cui si è rivolto l’autore mentre lo scriveva, perché un libro su Bonham lo legge chi vuole saperne “di più”, e, si sa, chi è fan di un gruppo tende a leggere di tutto.

Quindi possibile che non ci sia stato qualcuno tra le tantissime persone ringraziate (un’elenco che nemmeno fosse un disco o il demotape di una band) che non si sia accorto delle infinite scopiazzature dai testi di Mick Bonham, Barney Hoskins e Stephen Davies – queste almeno quelle che mi sono saltate violentemente agli occhi – certo, questi autori sono nominati tra i ringraziamenti ma non sono espressamente citati nel testo. Perché un libro così dovrebbe avere l’onestà di mettere una nota alla fine di ogni paragrafo, paragrafi che dovrebbero essere stati virgolettati, perché spesso non c’è stato nemmeno lo sforzo di fare la parafrasi ai testi altrui.

E qui un breve inciso, in questo tempo di fake-news, post-verità, commenti buttati là senza pensarci troppo al grido di “è così perché lo dico io” possibile che anche in un campo tutto sommato innocuo come la musica si debbano saltare le regole minime di verifica dei fatti e rispetto del modo in cui si scrive un libro? Mi sono chiesto lì per lì se avessi per le mani un libro autoprodotto, ma non è così, c’è anche una casa editrice.

Bonzo_foodn_zps70ddbcf7

Imprecisioni varie sparpagliate qua e là, un esempio su tutte scrivere che Jenning Farm Blues (Bron Yr Aur Stomp, per capirci) è stata registrata nelle sessions di LZ IV. Sono io troppo pignolo e brontolone oppure in un libro sui LZ scritto nel 2021 questa roba è intollerabile? Tra le varie cose una mi ha fatto sorgere un dubbio: viene detto che durante il primo tour (gennaio/febbraio ’69) i LZ avrebbero annullato 3 serate allo Scene Club di New York per consentire a Bonham di tornare qualche giorno a casa. Ora, considerato che il primo tour si narra sia andato in rosso, mi pare cosa molto improbabile. Se qualcuno da queste parti ne sa di più ben vengano aggiornamenti.

Si sottolinea più volte il dispiacere di  Bonham nel ricevere poca attenzione da parte della stampa sul suo modo di suonare, e di concentrarsi di più sulle sue intemperanze e sul gossip (ma possiamo ben dire: vagli a dar torto!) e quindi il libro forse vorrebbe provare a far giustizia: sono riportati – quelli sì, virgolettati – brani di recensioni dell’epoca sulle esecuzioni di Moby Dick (e sulle reazioni estasiate del pubblico) e ci sono alcune descrizioni tecniche di alcuni brani, ma sono notazioni superficiali, semplicemente descrittive. In realtà, facendo ciò che pare voler criticare, non fa che sciorinare uno dopo l’altro fatti e misfatti compiuti negli alberghi, backstage e locali.

Ecco, forse l’unica cosa che mi ha colpito nel rileggere per l’ennesima volta la storia di quei 10 anni e poco più è vedere con tristezza la parabola zeppeliniana, di quanto il meritato successo abbia distrutto le personalità prima e la creatività poi, parabola ben riassunta da una frase di Danny Golberg a commento di una delle tante gratuite performance di /maleducazione/ arroganza/violenza di Bonham: “It was a particularly ugly example of the way some performers lost common civility when intoxicated with extended periods of adulation”.

John Bonham, Kezar Stadium San Francisco California. Foto by Neal Preston. 02 June 1973

John Bonham, Kezar Stadium San Francisco California. Foto by Neal Preston. 02 June 1973

In conclusione, un libro che, a modesto parere del sottoscritto, il fan dei LZ può tranquillamente evitare di acquistare, così come il semplice appassionato, che in libreria ha certamente di meglio a disposizione.

©Bodhran 2021

Valerio Massimo Manfredi “Antica Madre” (2019 Mondadori) – TTT

17 Ott

In passato lessi parecchie cose di Manfredi, appassionato come ero delle sue ricostruzioni romanzate di vicende storiche dei tempi antichi, dopo tanti anni però lo ritrovo – con questo Antica Madre – meno incisivo e profondo. La trama ha del potenziale (la spedizione realmente avvenuta di antichi romani alla ricerca della foce del Nilo) ma viene dipinta con colori pastello e rarefatti mentre credo sarebbe stato necessario usare colori vividi, alla Jack London ad esempio. Per quanto mi riguarda un libro sufficiente e poco più.

Valerio Massimo Manfredi "Antica Madre" (2019 Mondadori)

https://www.lafeltrinelli.it/antica-madre-libro-valerio-massimo-manfredi/e/9788804709664

Sinossi

Numidia, 62 d.C. Una carovana avanza nella steppa, scortata da un drappello di soldati agli ordini del centurione di prima linea Furio Voreno. Sui carri, leoni, ghepardi, scimmie appena catturati e destinati a battersi nelle venationes , i rischiosissimi giochi che precedevano i duelli fra gladiatori nelle arene della Roma imperiale. La preda più preziosa e temuta, però, viaggia sull’ultimo convoglio: è una giovane, splendida donna con la pelle color dell’ebano, fiera e selvatica come un leopardo… e altrettanto letale. Voreno ne rimane all’istante affascinato, ma non è il solo. Appena giunta nell’Urbe, le voci che presto si diffondono sulla sua incredibile forza e sulla sua belluina agilità accendono l’interesse e il desiderio dell’imperatore Nerone, uomo vizioso e corrotto al quale nulla può essere negato. Per sottrarla al suo destino di attrazione del popolo nei combattimenti contro le bestie feroci e toglierla dall’arena, dove prima o poi sarebbe andata incontro alla morte, Voreno ottiene il permesso di portarla con sé come guida nella memorabile impresa che è sul punto di intraprendere: una spedizione ben oltre i limiti del mondo conosciuto, alla ricerca delle sorgenti del Nilo che finora nessuno ha mai trovato. Spedizione voluta dallo stesso imperatore – su suggerimento del suo illustre consigliere, il filosofo Seneca – non solo perché spera di ricavarne grande e imperitura gloria, ma anche perché spera di allargare i confini delle terre conosciute ed estendere così i domini di Roma. E sarà proprio nel corso di questa incredibile avventura, fra monti e vulcani, piante lussureggianti e animali mai visti, che Varea – cioè “solitaria”, come rivela di chiamarsi la donna – svelerà il proprio insospettabile segreto.

Antonio Manzini “Vecchie conoscenze” (Sellerio 2021) – TTTTT

21 Set

Questo nuovo capitolo delle avventure del vicequestore Rocco Schiavone sembra quasi essere l’episodio ultimo, visto il finale a sorpresa e per certi versi definitivo. Quasi sicuramente Manzini continuerà la fortunata serie, ma l’impressione che ho avuto è quella. Ad ogni modo, altro magnifico romanzo.

antonio manzini vecchie conoscenze

PAG 24: “Lasciati alle spalle i vecchi, che conoscono tutto e non sanno un cazzo. Se sapessimo tutto, Gabrie’, non vivresti in questo letamaio. Spero di essere stato chiaro.”

PAG 119: “ … non si può avere il figlio che si sogna”

“Lo stesso potrebbe dire lui del padre” commentò Schiavone.

PAG 135: “Il pane di quassù non mi piace. Io sono cresciuto con quello di Altamura.”

Il panettiere sorrise. “A tutti piace quello che mangiamo nell’infanzia…”

PAG 142: Rocco la guardò. “Non sei più incazzata con me?”

“Ci si può arrabbiare con una faina che stacca la testa alle galline o con un cuculo che ruba i nidi agli altri uccelli? E’ natura”.

“E’ un bel modo di metterla”

PAG 230: Arrogante e educato, come solo un inglese sa essere. Se lo immaginava a bullizzare i suoi coetanei a Eaton o dove altro aveva studiato, con i pantaloni corti, la cravatta e il ciuffetto biondo a coprire la fronte. Figlio della società che conta, mai ingoiato un rospo o abbozzato a un’offesa.

Sinossi

https://sellerio.it/it/catalogo/Vecchie-Conoscenze/Manzini/13220

Schiavone non ci crede. Tutti gli elementi indicano un solo colpevole: movente, tempi, luogo, tracce materiali e informatiche, psicologia. Ma lui non ci crede a pelle. «L’archeologa, Sara, ha detto che nei miei occhi non vede niente. Di solito è la stessa impressione che ho quando guardo un omicida». E invece negli occhi del sospettato numero uno qualcosa ha visto: «Paura».
È morta nel suo appartamento Sofia Martinet, colpita alla testa con un oggetto pesante. Unici indizi una «J» ripetuta nella sua agenda, e una striscia pallida attorno a un dito, segno di un anello sempre portato e rimosso a freddo dal cadavere. Sui settant’anni, una casa piena di libri, di cui parecchi antichità di valore, un nome celebre a livello internazionale nel suo campo accademico, storica dell’arte specialista in Leonardo da Vinci. L’inchiesta portata avanti da Rocco Schiavone, con il suo stile inconfondibile di lavoro e di vita, ha due snodi. Il primo riguarda la condotta del figlio della vittima; il secondo è una scoperta che questa aveva fatto scavando nelle opere scientifiche del genio del Rinascimento. «Una svolta nel mondo degli studi leonardeschi».
Improvvisamente, una scossa tellurica complica anche emotivamente le giornate inquiete di Rocco: rispunta Sebastiano, l’amico di infanzia, e di imprese al limite della legalità, che era scomparso da un bel po’ di tempo, inabissato nella sua caccia segreta appresso al carnefice della giovane moglie. Vecchie conoscenze.
E non è l’unico, sconvolgente ritorno proveniente dal passato, per trasformare in spettri le vecchie care conoscenze.
Un Rocco Schiavone forse più solo, ma a momenti autocritico, che si sorprende quasi quasi a pentirsi della propria scorza di durezza: forse perché aleggia dappertutto un’invitante allusione alla forza emancipatrice dell’amore. Amore di qualunque tipo.

Rocco Schiavone sul blog:

https://timtirelli.com/2021/05/21/antonio-manzini-fate-il-vostro-gioco-sellerio-2018-ttttt/

https://timtirelli.com/2021/02/14/antonio-manzini-pulvis-et-umbra-sellerio-2017-ttt%c2%bd/

https://timtirelli.com/2020/11/06/antonio-manzini-7-7-2007-sellerio-2016-ttttt/

https://timtirelli.com/2020/09/15/antonio-manzini-era-di-maggio-sellerio-2015/

https://timtirelli.com/2019/10/05/antonio-manzini-non-e-stagione-sellerio-2015-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2019/05/16/antonio-manzini-la-costola-di-adamo-sellerio-2014-2018/

https://timtirelli.com/2019/04/21/antonio-manzini-pista-nera-sellerio-2013-2018/

https://timtirelli.com/2021/07/27/antonio-manzini-rien-ne-va-plus-sellerio-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2021/09/20/antonio-manzini-ah-lamore-lamore-sellerio-2020-tttt%c2%bd/

Antonio Manzini “Ah l’amore l’amore” (Sellerio 2020) – TTTT½

20 Set

Nuova puntata con elementi a sorpresa, altro noir di grande livello per Antonio Manzini.

Antonio ManziniPAG 13: Antonio Scipioni, in piedi davanti a lui ormai da cinque minuti, stava osservando il volto del Presidente della Repubblica incorniciato. Pensava a chissà quanti scatti c’erano voluti prima di trovare una fotografia che comunicasse serenità e pacatezza, in tempi in cui il paese tutto era fuorché pacato e sereno.

PAG 18: C’erano ancora gli addobbi natalizi in quei giorni incerti fra la ricorrenza della nascita di Gesù e il nuovo anno.

PAG 40: Il cervello si rilassò, i pensieri finirono in garage e percepì solo il freddo della sera e l’umidità della pioggia sul viso.

PAG 104: Non riconosceva nessuno di quei luoghi, non era passato di lì, una scritta a vernice rossa “W Inter”.

PAG 233: “Certo, e gli uomini uccidono per motivi stupidi e inutili. Siamo i traditori della natura, dottore, e prima o poi verremo cacciati a calci in culo. E non possiamo certo dire che non ce lo meritiamo.”

Sinossi

https://sellerio.it/it/catalogo/Ah-Amore/Manzini/12195

Rocco Schiavone, vicequestore ad Aosta, è ricoverato in ospedale. Un proiettile lo ha colpito in un conflitto a fuoco, ha perso un rene ma non per questo è meno ansioso di muoversi, meno inquieto. Negli stessi giorni, durante un intervento chirurgico analogo a quello da lui subito, un altro paziente ha perso la vita: Roberto Sirchia, un ricco imprenditore che si è fatto da sé. Un errore imperdonabile, uno scandalo clamoroso. La vedova e il figlio di Sirchia, lei una scialba arricchita, lui, molto ambizioso, ma del tutto privo della energia del padre, puntano il dito contro la malasanità. Ma, una sacca da trasfusione con il gruppo sanguigno sbagliato, agli occhi di Rocco che si annoia e non può reprimere il suo istinto di sbirro, è una disattenzione troppo grossolana. Sente inoltre una profonda gratitudine verso chi sarebbe il responsabile numero uno dell’errore, cioè il primario dottor Negri; gli sembra una brava persona, un uomo malinconico e disincantato come lui. Nello stile brusco e dissacrante che è parte della sua identità, il vicequestore comincia a guidare l’indagine dai corridoi dell’ospedale che clandestinamente riempie di fumo di vario tipo.
Se si tratta di delitto, deve esserci un movente, e va ricercato fuori dall’ospedale, nelle pieghe della vita della vittima.
Dentro i riti ospedalieri, gli odori, il cibo immangiabile, i vicini molesti, Schiavone si sente come un leone in gabbia. Ma è un leone ferito: risulta faticoso raccogliere gli indizi, difficile dirigere a distanza i suoi uomini, non può che affidarsi all’intuito, alle impressioni sulle persone, ai dati sul funzionamento della macchina sanitaria. E l’autore concede molto spazio alla psicologia e alle atmosfere. Rocco Schiavone ha quasi cinquant’anni, certe durezze si attenuano, forse un amore si affaccia. Sullo sfondo prendono più rilievo le vicende private della squadra. E immancabilmente un’ombra, di quell’oscurità che mai lo lascia, osserva da un angolo della strada lì fuori.

Rocco Schiavone sul blog:

https://timtirelli.com/2021/05/21/antonio-manzini-fate-il-vostro-gioco-sellerio-2018-ttttt/

https://timtirelli.com/2021/02/14/antonio-manzini-pulvis-et-umbra-sellerio-2017-ttt%c2%bd/

https://timtirelli.com/2020/11/06/antonio-manzini-7-7-2007-sellerio-2016-ttttt/

https://timtirelli.com/2020/09/15/antonio-manzini-era-di-maggio-sellerio-2015/

https://timtirelli.com/2019/10/05/antonio-manzini-non-e-stagione-sellerio-2015-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2019/05/16/antonio-manzini-la-costola-di-adamo-sellerio-2014-2018/

https://timtirelli.com/2019/04/21/antonio-manzini-pista-nera-sellerio-2013-2018/

https://timtirelli.com/2021/07/27/antonio-manzini-rien-ne-va-plus-sellerio-2018-tttt/