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C. M. Kushins “Beast: John Bonham and the Rise of Led Zeppelin” (2021 Hachette Books) – BB – di Bodhran

8 Nov

Il nostro Bodhran ci parla della recente nuova biografia di John Bonham

La segnalazione di questo libro mi arriva da Tim qualche settimana fa. Forte di un paio di recensioni positive sulla rete mi carico l’ebook sul Kindle e metto lo metto al primo posto nel la lunga fila di letture programmate, l’idea di un libro dedicato a Bonham è allettante; in passato avevo letto quello scritto dal fratello Mick, ma a parte qualche aneddoto familiare non lo avevo trovato particolarmente interessante. Difficile anche scrivere su un musicista a distanza oramai di 40 anni dalla morte, dei LZ sappiamo quello che c’è da sapere, i dischi che ha registrato li abbiamo tutti, si può aggiungere qualcosa?

C. M. Kushins "Beast: John Bonham and the Rise of Led Zeppelin"

Il libro parte con la prefazione di Dave Grohl, segno buono si direbbe (piaccia o non piaccia Grohl è oramai l’attuale santone del rock, che si è anche dato – in buona fede o meno che sia – l’obiettivo di diffondere il verbo a quanta più gente possibile), se non altro, mi dico, se c’è una collaborazione di questo calibro sarà un lavoro ben scritto.

E invece, facciamola breve, la lettura è stata una perdita di tempo bella e buona.

Mi chiedo quale fosse il target a cui si è rivolto l’autore mentre lo scriveva, perché un libro su Bonham lo legge chi vuole saperne “di più”, e, si sa, chi è fan di un gruppo tende a leggere di tutto.

Quindi possibile che non ci sia stato qualcuno tra le tantissime persone ringraziate (un’elenco che nemmeno fosse un disco o il demotape di una band) che non si sia accorto delle infinite scopiazzature dai testi di Mick Bonham, Barney Hoskins e Stephen Davies – queste almeno quelle che mi sono saltate violentemente agli occhi – certo, questi autori sono nominati tra i ringraziamenti ma non sono espressamente citati nel testo. Perché un libro così dovrebbe avere l’onestà di mettere una nota alla fine di ogni paragrafo, paragrafi che dovrebbero essere stati virgolettati, perché spesso non c’è stato nemmeno lo sforzo di fare la parafrasi ai testi altrui.

E qui un breve inciso, in questo tempo di fake-news, post-verità, commenti buttati là senza pensarci troppo al grido di “è così perché lo dico io” possibile che anche in un campo tutto sommato innocuo come la musica si debbano saltare le regole minime di verifica dei fatti e rispetto del modo in cui si scrive un libro? Mi sono chiesto lì per lì se avessi per le mani un libro autoprodotto, ma non è così, c’è anche una casa editrice.

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Imprecisioni varie sparpagliate qua e là, un esempio su tutte scrivere che Jenning Farm Blues (Bron Yr Aur Stomp, per capirci) è stata registrata nelle sessions di LZ IV. Sono io troppo pignolo e brontolone oppure in un libro sui LZ scritto nel 2021 questa roba è intollerabile? Tra le varie cose una mi ha fatto sorgere un dubbio: viene detto che durante il primo tour (gennaio/febbraio ’69) i LZ avrebbero annullato 3 serate allo Scene Club di New York per consentire a Bonham di tornare qualche giorno a casa. Ora, considerato che il primo tour si narra sia andato in rosso, mi pare cosa molto improbabile. Se qualcuno da queste parti ne sa di più ben vengano aggiornamenti.

Si sottolinea più volte il dispiacere di  Bonham nel ricevere poca attenzione da parte della stampa sul suo modo di suonare, e di concentrarsi di più sulle sue intemperanze e sul gossip (ma possiamo ben dire: vagli a dar torto!) e quindi il libro forse vorrebbe provare a far giustizia: sono riportati – quelli sì, virgolettati – brani di recensioni dell’epoca sulle esecuzioni di Moby Dick (e sulle reazioni estasiate del pubblico) e ci sono alcune descrizioni tecniche di alcuni brani, ma sono notazioni superficiali, semplicemente descrittive. In realtà, facendo ciò che pare voler criticare, non fa che sciorinare uno dopo l’altro fatti e misfatti compiuti negli alberghi, backstage e locali.

Ecco, forse l’unica cosa che mi ha colpito nel rileggere per l’ennesima volta la storia di quei 10 anni e poco più è vedere con tristezza la parabola zeppeliniana, di quanto il meritato successo abbia distrutto le personalità prima e la creatività poi, parabola ben riassunta da una frase di Danny Golberg a commento di una delle tante gratuite performance di /maleducazione/ arroganza/violenza di Bonham: “It was a particularly ugly example of the way some performers lost common civility when intoxicated with extended periods of adulation”.

John Bonham, Kezar Stadium San Francisco California. Foto by Neal Preston. 02 June 1973

John Bonham, Kezar Stadium San Francisco California. Foto by Neal Preston. 02 June 1973

In conclusione, un libro che, a modesto parere del sottoscritto, il fan dei LZ può tranquillamente evitare di acquistare, così come il semplice appassionato, che in libreria ha certamente di meglio a disposizione.

©Bodhran 2021

Valerio Massimo Manfredi “Antica Madre” (2019 Mondadori) – TTT

17 Ott

In passato lessi parecchie cose di Manfredi, appassionato come ero delle sue ricostruzioni romanzate di vicende storiche dei tempi antichi, dopo tanti anni però lo ritrovo – con questo Antica Madre – meno incisivo e profondo. La trama ha del potenziale (la spedizione realmente avvenuta di antichi romani alla ricerca della foce del Nilo) ma viene dipinta con colori pastello e rarefatti mentre credo sarebbe stato necessario usare colori vividi, alla Jack London ad esempio. Per quanto mi riguarda un libro sufficiente e poco più.

Valerio Massimo Manfredi "Antica Madre" (2019 Mondadori)

https://www.lafeltrinelli.it/antica-madre-libro-valerio-massimo-manfredi/e/9788804709664

Sinossi

Numidia, 62 d.C. Una carovana avanza nella steppa, scortata da un drappello di soldati agli ordini del centurione di prima linea Furio Voreno. Sui carri, leoni, ghepardi, scimmie appena catturati e destinati a battersi nelle venationes , i rischiosissimi giochi che precedevano i duelli fra gladiatori nelle arene della Roma imperiale. La preda più preziosa e temuta, però, viaggia sull’ultimo convoglio: è una giovane, splendida donna con la pelle color dell’ebano, fiera e selvatica come un leopardo… e altrettanto letale. Voreno ne rimane all’istante affascinato, ma non è il solo. Appena giunta nell’Urbe, le voci che presto si diffondono sulla sua incredibile forza e sulla sua belluina agilità accendono l’interesse e il desiderio dell’imperatore Nerone, uomo vizioso e corrotto al quale nulla può essere negato. Per sottrarla al suo destino di attrazione del popolo nei combattimenti contro le bestie feroci e toglierla dall’arena, dove prima o poi sarebbe andata incontro alla morte, Voreno ottiene il permesso di portarla con sé come guida nella memorabile impresa che è sul punto di intraprendere: una spedizione ben oltre i limiti del mondo conosciuto, alla ricerca delle sorgenti del Nilo che finora nessuno ha mai trovato. Spedizione voluta dallo stesso imperatore – su suggerimento del suo illustre consigliere, il filosofo Seneca – non solo perché spera di ricavarne grande e imperitura gloria, ma anche perché spera di allargare i confini delle terre conosciute ed estendere così i domini di Roma. E sarà proprio nel corso di questa incredibile avventura, fra monti e vulcani, piante lussureggianti e animali mai visti, che Varea – cioè “solitaria”, come rivela di chiamarsi la donna – svelerà il proprio insospettabile segreto.

Antonio Manzini “Vecchie conoscenze” (Sellerio 2021) – TTTTT

21 Set

Questo nuovo capitolo delle avventure del vicequestore Rocco Schiavone sembra quasi essere l’episodio ultimo, visto il finale a sorpresa e per certi versi definitivo. Quasi sicuramente Manzini continuerà la fortunata serie, ma l’impressione che ho avuto è quella. Ad ogni modo, altro magnifico romanzo.

antonio manzini vecchie conoscenze

PAG 24: “Lasciati alle spalle i vecchi, che conoscono tutto e non sanno un cazzo. Se sapessimo tutto, Gabrie’, non vivresti in questo letamaio. Spero di essere stato chiaro.”

PAG 119: “ … non si può avere il figlio che si sogna”

“Lo stesso potrebbe dire lui del padre” commentò Schiavone.

PAG 135: “Il pane di quassù non mi piace. Io sono cresciuto con quello di Altamura.”

Il panettiere sorrise. “A tutti piace quello che mangiamo nell’infanzia…”

PAG 142: Rocco la guardò. “Non sei più incazzata con me?”

“Ci si può arrabbiare con una faina che stacca la testa alle galline o con un cuculo che ruba i nidi agli altri uccelli? E’ natura”.

“E’ un bel modo di metterla”

PAG 230: Arrogante e educato, come solo un inglese sa essere. Se lo immaginava a bullizzare i suoi coetanei a Eaton o dove altro aveva studiato, con i pantaloni corti, la cravatta e il ciuffetto biondo a coprire la fronte. Figlio della società che conta, mai ingoiato un rospo o abbozzato a un’offesa.

Sinossi

https://sellerio.it/it/catalogo/Vecchie-Conoscenze/Manzini/13220

Schiavone non ci crede. Tutti gli elementi indicano un solo colpevole: movente, tempi, luogo, tracce materiali e informatiche, psicologia. Ma lui non ci crede a pelle. «L’archeologa, Sara, ha detto che nei miei occhi non vede niente. Di solito è la stessa impressione che ho quando guardo un omicida». E invece negli occhi del sospettato numero uno qualcosa ha visto: «Paura».
È morta nel suo appartamento Sofia Martinet, colpita alla testa con un oggetto pesante. Unici indizi una «J» ripetuta nella sua agenda, e una striscia pallida attorno a un dito, segno di un anello sempre portato e rimosso a freddo dal cadavere. Sui settant’anni, una casa piena di libri, di cui parecchi antichità di valore, un nome celebre a livello internazionale nel suo campo accademico, storica dell’arte specialista in Leonardo da Vinci. L’inchiesta portata avanti da Rocco Schiavone, con il suo stile inconfondibile di lavoro e di vita, ha due snodi. Il primo riguarda la condotta del figlio della vittima; il secondo è una scoperta che questa aveva fatto scavando nelle opere scientifiche del genio del Rinascimento. «Una svolta nel mondo degli studi leonardeschi».
Improvvisamente, una scossa tellurica complica anche emotivamente le giornate inquiete di Rocco: rispunta Sebastiano, l’amico di infanzia, e di imprese al limite della legalità, che era scomparso da un bel po’ di tempo, inabissato nella sua caccia segreta appresso al carnefice della giovane moglie. Vecchie conoscenze.
E non è l’unico, sconvolgente ritorno proveniente dal passato, per trasformare in spettri le vecchie care conoscenze.
Un Rocco Schiavone forse più solo, ma a momenti autocritico, che si sorprende quasi quasi a pentirsi della propria scorza di durezza: forse perché aleggia dappertutto un’invitante allusione alla forza emancipatrice dell’amore. Amore di qualunque tipo.

Rocco Schiavone sul blog:

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Antonio Manzini “Ah l’amore l’amore” (Sellerio 2020) – TTTT½

20 Set

Nuova puntata con elementi a sorpresa, altro noir di grande livello per Antonio Manzini.

Antonio ManziniPAG 13: Antonio Scipioni, in piedi davanti a lui ormai da cinque minuti, stava osservando il volto del Presidente della Repubblica incorniciato. Pensava a chissà quanti scatti c’erano voluti prima di trovare una fotografia che comunicasse serenità e pacatezza, in tempi in cui il paese tutto era fuorché pacato e sereno.

PAG 18: C’erano ancora gli addobbi natalizi in quei giorni incerti fra la ricorrenza della nascita di Gesù e il nuovo anno.

PAG 40: Il cervello si rilassò, i pensieri finirono in garage e percepì solo il freddo della sera e l’umidità della pioggia sul viso.

PAG 104: Non riconosceva nessuno di quei luoghi, non era passato di lì, una scritta a vernice rossa “W Inter”.

PAG 233: “Certo, e gli uomini uccidono per motivi stupidi e inutili. Siamo i traditori della natura, dottore, e prima o poi verremo cacciati a calci in culo. E non possiamo certo dire che non ce lo meritiamo.”

Sinossi

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Rocco Schiavone, vicequestore ad Aosta, è ricoverato in ospedale. Un proiettile lo ha colpito in un conflitto a fuoco, ha perso un rene ma non per questo è meno ansioso di muoversi, meno inquieto. Negli stessi giorni, durante un intervento chirurgico analogo a quello da lui subito, un altro paziente ha perso la vita: Roberto Sirchia, un ricco imprenditore che si è fatto da sé. Un errore imperdonabile, uno scandalo clamoroso. La vedova e il figlio di Sirchia, lei una scialba arricchita, lui, molto ambizioso, ma del tutto privo della energia del padre, puntano il dito contro la malasanità. Ma, una sacca da trasfusione con il gruppo sanguigno sbagliato, agli occhi di Rocco che si annoia e non può reprimere il suo istinto di sbirro, è una disattenzione troppo grossolana. Sente inoltre una profonda gratitudine verso chi sarebbe il responsabile numero uno dell’errore, cioè il primario dottor Negri; gli sembra una brava persona, un uomo malinconico e disincantato come lui. Nello stile brusco e dissacrante che è parte della sua identità, il vicequestore comincia a guidare l’indagine dai corridoi dell’ospedale che clandestinamente riempie di fumo di vario tipo.
Se si tratta di delitto, deve esserci un movente, e va ricercato fuori dall’ospedale, nelle pieghe della vita della vittima.
Dentro i riti ospedalieri, gli odori, il cibo immangiabile, i vicini molesti, Schiavone si sente come un leone in gabbia. Ma è un leone ferito: risulta faticoso raccogliere gli indizi, difficile dirigere a distanza i suoi uomini, non può che affidarsi all’intuito, alle impressioni sulle persone, ai dati sul funzionamento della macchina sanitaria. E l’autore concede molto spazio alla psicologia e alle atmosfere. Rocco Schiavone ha quasi cinquant’anni, certe durezze si attenuano, forse un amore si affaccia. Sullo sfondo prendono più rilievo le vicende private della squadra. E immancabilmente un’ombra, di quell’oscurità che mai lo lascia, osserva da un angolo della strada lì fuori.

Rocco Schiavone sul blog:

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Antonio Manzini “Rien Ne Va Plus” (Sellerio 2018) – TTTT

27 Lug

Questo episodio è in pratica il prosieguo di Fate Il Vostro Gioco del 2018, valida seconda parte di una storia costruita intorno la Casinò di Saint Vincent dunque. Schiavone sembra sempre più Schiavone, con l’avanzare dei romanzi e dell’età, al personaggio creato da Manzini sembra non importargliene più nulla, un uomo che cerca a fatica di restare a galla in un mondo in cui è costretto a dare ordine.

Antonio Manzini Rien Ne Va Plus (Sellerio 2018)

PAG 143: A Rocco non piacevano gli uomini in tuta. Andava bene per i carcerati e per chi lavora nello sport. Usato come abito di tutti i giorni gli dava il voltastomaco. Se alla tuta poi venivano abbinate le ciabatte di plastica von il fascione e il calzino bianco, l’orrore diventava insostenibile.

PAG:159: “Che Dio accoglie per rispondere a chi sa ascoltare”. Il patologo scosse la testa: “Mi dispiace, io sono un positivista razionale scientifico”.

Baldi si slacciò il giubbotto: “Allora secondo lei i fenomeni che lei studia, gli esseri viventi, la natura sulla quale concentra i suoi sforzi, chi li ha creati?” 

“Il caso. E’ stata una serie di coincidenze che ha portato la vita su questo pianeta. Vento solare ha bombardato meteoriti polverizzati sul pianeta dando vita alla formazione di centinaia di composti organici complessi … tutta roba alla base del DNA”.

 

Sinossi

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Scompare, letteralmente nel nulla, un furgone portavalori. Era carico di quasi tre milioni, le entrate del casinò di Saint-Vincent. Le dichiarazioni di una delle guardie, lasciata stordita sul terreno, mettono in moto delle indagini abbastanza rutinarie per rapina. Ma nell’intuizione del vicequestore Rocco Schiavone c’è qualcosa – lui la chiama «odore» – che non si incastra, qualcosa che a sorpresa collega tutto a un caso precedente che continua a rodergli dentro. «Doveva ricominciare daccapo, l’omicidio del ragioniere Favre aspettava ancora un mandante e forse c’era un dettaglio, un odore che non aveva percepito». Contro il parere dei capi della questura e della procura che vorrebbero libero il campo per un’inchiesta più altisonante, inizia così a macinare indizi verso una verità che come al solito nella sua esperienza pone interrogativi esistenziali pesanti. Il suo metodo è molto oltre l’ortodossia di un funzionario ben pettinato, e la sua vita è piena di complicazioni e contraddizioni. Forse per un represso desiderio di paternità, il rapporto con il giovane Gabriele, suo vicino di casa solitario, è sempre più vincolante. Lupa «la cucciolona» si è installata stabilmente nella sua giornata. Ma le ombre del passato si addensano sempre più minacciose: la morte del killer Baiocchi, assassino della moglie Marina, e il suo cadavere mai ritrovato; la precisa, verificata sensazione di essere sotto la lente dei servizi, per motivi ignoti.
Sembra che in questo romanzo molti nodi vengano al pettine, i segreti e i misteri; ed in effetti, intrecciate al filone principale, varie storie si svolgono. Così come si articolano le vicende personali (amori, vizi, sogni) che sfaccettano tutti gli sgarrupati collaboratori in questura di Rocco. Una complessità e una ricchezza che danno la prova che Antonio Manzini si proietta oltre il romanzo poliziesco, verso una più universale rappresentazione della vita sociale e soprattutto di quella psicologica e morale. Ed è così che il personaggio Rocco Schiavone, con il suo modo contorto di essere appassionato, con il suo modo di soffrire, di chiedere affetto, è destinato a restare impresso nella memoria dei suoi lettori.

Rocco Schiavone sul blog:

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LIBRI: Daniel Dyer “Jack London – vita, opere e avventura” (2013 Mattioli 1885) – TTT¾

25 Giu

Jack London è una luce guida di questo blog, la sua scrittura potente, ricca e vividissima, la sua vita avventurosa e i suoi ideali fanno parte del DNA spirituale di questo blog. Abbiamo già scritto di lui, nulla di particolare se non qualche riflessione a proposito dei suoi romanzi, e oggi dunque ritorniamo sull’argomento con queste due righe sulla biografia scritta da Daniel Drew.

Daniel Dyer Jack London biografia

Già nelle nuove edizioni dei romanzi che abbiamo trattato vi sono diverse paginette dedicate alla vita di London, ma era un po’ che sentivo il richiamo dell’approfondimento, e dunque mi sono deciso ad acquistare questo libretto (170 pagine).
La scrittura di Dyer è scorrevole e lineare e queste sono certamente caratteristiche positive, però, leggendo, mi son chiesto se, trattando di un tipetto come Jack London, anche una biografia non dovesse essere un po’ in linea con la personalità del soggetto in questione e magari avere anch’essa – in questo caso – un approccio un po’ avventuroso. Dyer infatti risulta un pelo asciutto e avere l’intenzione del cronista che riporta i semplici fatti. Magari è giusto così, ma per il lettore che sono sento che avrei preferito un po’ di passione in più.

Jack London su questo blog:

JACK LONDON “Martin Eden (1909)” (2016 Universale Economica Feltrinelli ) – TTTTT+

JACK LONDON “Il Richiamo Della Foresta (1903)” (2017 Universale Economica Feltrinelli ) – TTTTT+

JACK LONDON “Zanna Bianca (1906)” (2017 Universale Economica Feltrinelli ) – TTTTT+

JACK LONDON “Il Vagabondo Delle Stelle” (1915 – 2015 Universale Economica Feltrinelli) – TTTT+

LIBRI: Stephen Davis “Gold Dust Woman”- the biography of Stevie Nicks (2017 St. Martin’s press)- TTTT½

15 Giu

Parlo di questa biografia nel gruppo whatsapp dei miei confratelli (nome della chat: The Clarksdale Rebels) e uno dei probiviri mi scrive: “prima di tutto, ricordati che Stephen Davis è quello di Hammer of the Gods e gli piace il gossip spinto”.

Sarà anche così, ma Davis è uno dei pochi giornalisti musicali che seguo e leggo con attenzione, e infatti questa biografia mi è piaciuta molto come d’altra parte mi sono sempre piaciuti molto i Fleetwood Mac: quelli del periodo di Peter Green, quelli del periodo intermedio con Bob Welch e infine quelli degli anni del mega successo arrivato con l’inserimento di Lindsey Buckingham e Stevie Nicks.

Davis ovviamente parte dagli inizi, infanzia, adolescenza, il connubio sentimentale e musicale con Lindsey Buckingham, sino all’entrata – grazie al produttore Keith Olsen – nei Fleetwood Mac e di conseguenza nel mondo dorato del Rock.

Naturalmente anche la carriera solista di Stevie, iniziata nel 1981 con l’album di grande successo Bella Donna, è trattata con la dovuta attenzione.

Durante la lettura è interessante seguire i mutamenti del peso specifico della Nicks all’interno dei Fleetwood Mac, dapprima membro meno ascoltato del gruppo e in balia dei voleri di Buckingham quindi figura più importante e di maggior successo del gruppo.

Gli amori con Buckingham, Mick Fleetwood, Don Henley, Joe Walsh, i suoi vestiti svolazzanti e il suo ammiccare al ruolo di strega del Rock, il rapporto con gli stupefacenti e con la vita dissoluta da Rockstar. Colpisce l’irritabilità e le maniere rudi di Buckingham verso la Nicks, umiliazioni e vessazioni continue amplificate dai rapporti conflittuali tra tutti i membri del gruppo.

Nonostante questo va ricordato che nella seconda metà degli anni settanta Stevie è stata, insieme a Jimmy Page, la Rockstar più amata dagli Stati Uniti, una adorazione totale da parte dei fans, completamenti stregati dal personaggio che la Nicks si era costruita.

Nel libro ci sono parecchi riferimenti anche Led Zeppelin il che, dal nostro punto di vista, non guasta. La scrittura è fluida, la lettura scorre, il tutto è molto gradevole. Unico appunto, cosa che riporto spesso quando recensisco queste biografia, è la mancanza di riferimenti tecnici, una recensione accurata di un concerto per tour, un scaletta completa ogni tanto e cose di questo genere avrebbero aiutato a posizionare gli avvenimenti nella giusta prospettiva temporale. 

Gold Dust Woman rimane comunque una gran bella biografia.

Libro in inglese.

Antonio Manzini “Fate il vostro gioco” (Sellerio 2018) – TTTTT

21 Mag

 

Altro magistrale episodio della saga del viceispettore Rocco Schiavone, e ancora mi chiedo come faccia Manzini a mantenere un livello così alto. Che talento, ragazzi!

Pag 182: “Ci sono delle regole, imbecille, e te non le conosci, questo è chiaro. E adesso ti dico il decalogo Schiavone, apri bene le orecchi e metti a memoria. Non si ruba sul luogo di lavoro, non si ruba negli spogliatoi di una palestra, non si ruba ai ragazzini,, alle mamme, ai vecchi e si ruba ai ladri, ai corrotti, ai figli di puttana e ai mercenari. Non si ruba alle mignotte, si ruba ai papponi, non si rubano le pensioni, si svaligiano le banche, ammesso che hai i coglioni e sai fare un lavoro pulito. Non si ruba al tossico, si ruba al fornitore. Non si ruba il portafogli del cadavere, ma quello dell’omicida. E soprattutto quando si ruba, se si vuol rubare, non ci si fa beccare.”

Pag 250: “Non ci vuole niente a morire, lo sapeva, eppure, nonostante gli esseri umani vivano su un baratro ogni giorno della loro vita, fanno finta di niente.”

Pag 289: “Rocco si chiedeva sempre perché la gente negli alberghi si comportasse come se fosse drogata di ecstasy nel mezzo di un rave party. Chi a casa sua butta i vestiti per terra o lascia il bagno un immondezzaio e gli asciugamani sparsi come se ci fosse stata un’evacuazione? E soprattutto a colazione mangia quanto un sommergibilista russo dopo sei mesi di profondità marine? Gli italiani soprattutto, che al massimo consumavano due biscotti ed un caffè, negli alberghi spazzolavano uova, prosciutto, fagioli, plumcake, formaggio e sei marmellatine con quattro pagnotte al sesamo.”

Fate il vostro gioco Manzini

Sinossi

https://www.lafeltrinelli.it/libri/fate-vostro-gioco/9788838938283

Non ci abbiamo capito niente, Deruta. Forza, al lavoro».
Due coltellate hanno spento la vita di Romano Favre, un pensionato del casinò di Saint-Vincent, dove lavorava da «ispettore di gioco». Il cadavere è stato ritrovato nella sua abitazione dai pochi vicini di casa dell’elegante palazzina, e serra in mano una fiche, però di un altro casinò. Rocco Schiavone capisce subito che si tratta «di un morto che parla» e cerca di decifrare il suo messaggio. Si inoltra nel mondo della ludopatia, interroga disperati strozzati dai debiti, affaristi e lucratori del vizio, amici e colleghi di quel vedovo mite e ordinato. Individua un traffico che potrebbe spiegare tutto; mentre l’ombra del sospetto sfiora la sua casa e i suoi affetti. Ed è ricostruendo con la sua professionalità la tecnica dell’omicidio, la scena del delitto, che alla fine può incastrare l’autore. Ma il morto è riuscito a farsi capire? Forse non basta scavare nel passato: «Favre ha perso la vita per un fatto che deve ancora accadere».
Il successo dei libri di Antonio Manzini deve probabilmente molto al loro andare oltre la semplice connessione narrativa tra una cosa (il delitto) un chi (il colpevole) e un perché (il movente). Con le inchieste del suo ruvido vicequestore, Manzini stringe il sentire del lettore a una vicenda umana complessa e completa. Così i suoi noir sono in senso pieno Romanzi, racconto delle peripezie di un personaggio che vale la pena di conoscere, sentieri esistenziali. Sono, messi uno dietro l’altro, la storia di una vita: Rocco Schiavone, un coriaceo malinconico che evolve e cambia nel tempo, mentre lavora, ricorda, prova pietà e rabbia, sistema conti privati e un paio di affari. Sicché, in Fate il vostro gioco, il vicequestore riconosce apertamente un semifallimento: ha smascherato il criminale ma troppe cose non tornano. Resta un buco nella sua consapevolezza che gli rimorde come una colpa, e deve colmarlo. Lo farà, si ripromette, la prossima volta e, per il lettore, nella prossima avventura.

 

Rocco Schiavone sul blog:

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DINO BUZZATI “Un Amore” (1965)(2016 Mondadori) – TTTT

27 Apr

Che Buzzati sia un gigante non lo scopriamo certo noi, ogni suo scritto che leggiamo ci colpisce, succede anche per questa sorta di romanzo erotico, questa discesa nell’animo di un uomo di una incerta età folgorato dall’amore per una giovanissima meretrice. 

dino buzzati un amore

SINOSSI:

Una Milano che è insieme ritratto della metropoli e simbolo della babele d’ogni tempo. Su questo sfondo si muove il protagonista di “Un amore”: un uomo inconsapevole di aver atteso troppo, che è rimasto nell’intimo un giovane e crede che il sentimento possa compiere miracoli. E così il professionista maturo si innamora perdutamente di una donna giovanissima, ma già carica della cinica spregiudicatezza e della stanchezza morale di un’epoca. Unico romanzo erotico di Buzzati, “Un amore” continua l’indagine nelle inquietudini dell’uomo contemporaneo descrivendo la parabola di un amore vero, di esemplare limpidezza, destinato a smarrirsi nella menzogna come in un labirinto.

Marc Augé “Le tre parole che cambiarono il mondo” (2016 – Raffello Cortina Editore) – TTTTT

4 Apr

Novanta paginette, tempo di lettura un’oretta, 8 euro. Questo è un libro che dovrebbero leggere tutti, i lettori di questo blog in particolare. Per i senzadio come me significa passare un’oretta di divertente godimento intellettuale, per tutti gli altri potrebbe essere uno spunto di riflessione un po’ insolente ma certamente stimolante.

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http://www.raffaellocortina.it/scheda-libro/marc-auge/le-tre-parole-che-cambiarono-il-mondo-9788860308399-2480.html

Sinossi:

Il giorno di Pasqua del 2018, durante il tradizionale di‌scorso urbi et orbi, il papa, dopo un lungo silenzio, esclama a gran voce: “Dio non esiste!”. Tre parole che gettano nello sconcerto cristiani, ebrei, musulmani, agnostici, atei, e scatenano uno tsunami nel mondo intero. È l’inizio di una settimana folle, che incendierà il pianeta e farà piazza pulita di ogni sentimento religioso.
Ma che cosa ha spinto il sommo pontefice a un intervento così intempestivo?
In tempi di massacri nel nome della religione, questa favola contemporanea, visionaria e insolente, che tiene il lettore con il fiato sospeso, lascia trasparire gli accenti di una fede illuministica nella ragione: forse, senza la violenza che a volte il sentimento religioso comporta, la fratellanza tra gli esseri umani non sarebbe più un’utopia.

Marc Augé

Marc Augé, uno dei più importanti antropologi contemporanei, è stato presidente dell’École des Hautes Études en Sciences Sociales dal 1985 al 1995. Nelle nostre edizioni ha pubblicato, fra gli altri, Il tempo senza età (2014), Un etnologo al bistrot (2015), Le tre parole che cambiarono il mondo (2016), Momenti di felicità (2017), Chi è dunque l’altro? (2019) e Risuscitato! (2020).