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LIBRI: Stephen Davis “Gold Dust Woman”- the biography of Stevie Nicks (2017 St. Martin’s press)- TTTT½

15 Giu

Parlo di questa biografia nel gruppo whatsapp dei miei confratelli (nome della chat: The Clarksdale Rebels) e uno dei probiviri mi scrive: “prima di tutto, ricordati che Stephen Davis è quello di Hammer of the Gods e gli piace il gossip spinto”.

Sarà anche così, ma Davis è uno dei pochi giornalisti musicali che seguo e leggo con attenzione, e infatti questa biografia mi è piaciuta molto come d’altra parte mi sono sempre piaciuti molto i Fleetwood Mac: quelli del periodo di Peter Green, quelli del periodo intermedio con Bob Welch e infine quelli degli anni del mega successo arrivato con l’inserimento di Lindsey Buckingham e Stevie Nicks.

Davis ovviamente parte dagli inizi, infanzia, adolescenza, il connubio sentimentale e musicale con Lindsey Buckingham, sino all’entrata – grazie al produttore Keith Olsen – nei Fleetwood Mac e di conseguenza nel mondo dorato del Rock.

Naturalmente anche la carriera solista di Stevie, iniziata nel 1981 con l’album di grande successo Bella Donna, è trattata con la dovuta attenzione.

Durante la lettura è interessante seguire i mutamenti del peso specifico della Nicks all’interno dei Fleetwood Mac, dapprima membro meno ascoltato del gruppo e in balia dei voleri di Buckingham quindi figura più importante e di maggior successo del gruppo.

Gli amori con Buckingham, Mick Fleetwood, Don Henley, Joe Walsh, i suoi vestiti svolazzanti e il suo ammiccare al ruolo di strega del Rock, il rapporto con gli stupefacenti e con la vita dissoluta da Rockstar. Colpisce l’irritabilità e le maniere rudi di Buckingham verso la Nicks, umiliazioni e vessazioni continue amplificate dai rapporti conflittuali tra tutti i membri del gruppo.

Nonostante questo va ricordato che nella seconda metà degli anni settanta Stevie è stata, insieme a Jimmy Page, la Rockstar più amata dagli Stati Uniti, una adorazione totale da parte dei fans, completamenti stregati dal personaggio che la Nicks si era costruita.

Nel libro ci sono parecchi riferimenti anche Led Zeppelin il che, dal nostro punto di vista, non guasta. La scrittura è fluida, la lettura scorre, il tutto è molto gradevole. Unico appunto, cosa che riporto spesso quando recensisco queste biografia, è la mancanza di riferimenti tecnici, una recensione accurata di un concerto per tour, un scaletta completa ogni tanto e cose di questo genere avrebbero aiutato a posizionare gli avvenimenti nella giusta prospettiva temporale. 

Gold Dust Woman rimane comunque una gran bella biografia.

Libro in inglese.

Antonio Manzini “Fate il vostro gioco” (Sellerio 2018) – TTTTT

21 Mag

 

Altro magistrale episodio della saga del viceispettore Rocco Schiavone, e ancora mi chiedo come faccia Manzini a mantenere un livello così alto. Che talento, ragazzi!

Pag 182: “Ci sono delle regole, imbecille, e te non le conosci, questo è chiaro. E adesso ti dico il decalogo Schiavone, apri bene le orecchi e metti a memoria. Non si ruba sul luogo di lavoro, non si ruba negli spogliatoi di una palestra, non si ruba ai ragazzini,, alle mamme, ai vecchi e si ruba ai ladri, ai corrotti, ai figli di puttana e ai mercenari. Non si ruba alle mignotte, si ruba ai papponi, non si rubano le pensioni, si svaligiano le banche, ammesso che hai i coglioni e sai fare un lavoro pulito. Non si ruba al tossico, si ruba al fornitore. Non si ruba il portafogli del cadavere, ma quello dell’omicida. E soprattutto quando si ruba, se si vuol rubare, non ci si fa beccare.”

Pag 250: “Non ci vuole niente a morire, lo sapeva, eppure, nonostante gli esseri umani vivano su un baratro ogni giorno della loro vita, fanno finta di niente.”

Pag 289: “Rocco si chiedeva sempre perché la gente negli alberghi si comportasse come se fosse drogata di ecstasy nel mezzo di un rave party. Chi a casa sua butta i vestiti per terra o lascia il bagno un immondezzaio e gli asciugamani sparsi come se ci fosse stata un’evacuazione? E soprattutto a colazione mangia quanto un sommergibilista russo dopo sei mesi di profondità marine? Gli italiani soprattutto, che al massimo consumavano due biscotti ed un caffè, negli alberghi spazzolavano uova, prosciutto, fagioli, plumcake, formaggio e sei marmellatine con quattro pagnotte al sesamo.”

Fate il vostro gioco Manzini

Sinossi

https://www.lafeltrinelli.it/libri/fate-vostro-gioco/9788838938283

Non ci abbiamo capito niente, Deruta. Forza, al lavoro».
Due coltellate hanno spento la vita di Romano Favre, un pensionato del casinò di Saint-Vincent, dove lavorava da «ispettore di gioco». Il cadavere è stato ritrovato nella sua abitazione dai pochi vicini di casa dell’elegante palazzina, e serra in mano una fiche, però di un altro casinò. Rocco Schiavone capisce subito che si tratta «di un morto che parla» e cerca di decifrare il suo messaggio. Si inoltra nel mondo della ludopatia, interroga disperati strozzati dai debiti, affaristi e lucratori del vizio, amici e colleghi di quel vedovo mite e ordinato. Individua un traffico che potrebbe spiegare tutto; mentre l’ombra del sospetto sfiora la sua casa e i suoi affetti. Ed è ricostruendo con la sua professionalità la tecnica dell’omicidio, la scena del delitto, che alla fine può incastrare l’autore. Ma il morto è riuscito a farsi capire? Forse non basta scavare nel passato: «Favre ha perso la vita per un fatto che deve ancora accadere».
Il successo dei libri di Antonio Manzini deve probabilmente molto al loro andare oltre la semplice connessione narrativa tra una cosa (il delitto) un chi (il colpevole) e un perché (il movente). Con le inchieste del suo ruvido vicequestore, Manzini stringe il sentire del lettore a una vicenda umana complessa e completa. Così i suoi noir sono in senso pieno Romanzi, racconto delle peripezie di un personaggio che vale la pena di conoscere, sentieri esistenziali. Sono, messi uno dietro l’altro, la storia di una vita: Rocco Schiavone, un coriaceo malinconico che evolve e cambia nel tempo, mentre lavora, ricorda, prova pietà e rabbia, sistema conti privati e un paio di affari. Sicché, in Fate il vostro gioco, il vicequestore riconosce apertamente un semifallimento: ha smascherato il criminale ma troppe cose non tornano. Resta un buco nella sua consapevolezza che gli rimorde come una colpa, e deve colmarlo. Lo farà, si ripromette, la prossima volta e, per il lettore, nella prossima avventura.

 

Rocco Schiavone sul blog:

https://timtirelli.com/2021/02/14/antonio-manzini-pulvis-et-umbra-sellerio-2017-ttt%c2%bd/

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https://timtirelli.com/2019/04/21/antonio-manzini-pista-nera-sellerio-2013-2018/

 

DINO BUZZATI “Un Amore” (1965)(2016 Mondadori) – TTTT

27 Apr

Che Buzzati sia un gigante non lo scopriamo certo noi, ogni suo scritto che leggiamo ci colpisce, succede anche per questa sorta di romanzo erotico, questa discesa nell’animo di un uomo di una incerta età folgorato dall’amore per una giovanissima meretrice. 

dino buzzati un amore

SINOSSI:

Una Milano che è insieme ritratto della metropoli e simbolo della babele d’ogni tempo. Su questo sfondo si muove il protagonista di “Un amore”: un uomo inconsapevole di aver atteso troppo, che è rimasto nell’intimo un giovane e crede che il sentimento possa compiere miracoli. E così il professionista maturo si innamora perdutamente di una donna giovanissima, ma già carica della cinica spregiudicatezza e della stanchezza morale di un’epoca. Unico romanzo erotico di Buzzati, “Un amore” continua l’indagine nelle inquietudini dell’uomo contemporaneo descrivendo la parabola di un amore vero, di esemplare limpidezza, destinato a smarrirsi nella menzogna come in un labirinto.

Marc Augé “Le tre parole che cambiarono il mondo” (2016 – Raffello Cortina Editore) – TTTTT

4 Apr

Novanta paginette, tempo di lettura un’oretta, 8 euro. Questo è un libro che dovrebbero leggere tutti, i lettori di questo blog in particolare. Per i senzadio come me significa passare un’oretta di divertente godimento intellettuale, per tutti gli altri potrebbe essere uno spunto di riflessione un po’ insolente ma certamente stimolante.

le-tre-parole-che-cambiarono-il-mondo-2480

http://www.raffaellocortina.it/scheda-libro/marc-auge/le-tre-parole-che-cambiarono-il-mondo-9788860308399-2480.html

Sinossi:

Il giorno di Pasqua del 2018, durante il tradizionale di‌scorso urbi et orbi, il papa, dopo un lungo silenzio, esclama a gran voce: “Dio non esiste!”. Tre parole che gettano nello sconcerto cristiani, ebrei, musulmani, agnostici, atei, e scatenano uno tsunami nel mondo intero. È l’inizio di una settimana folle, che incendierà il pianeta e farà piazza pulita di ogni sentimento religioso.
Ma che cosa ha spinto il sommo pontefice a un intervento così intempestivo?
In tempi di massacri nel nome della religione, questa favola contemporanea, visionaria e insolente, che tiene il lettore con il fiato sospeso, lascia trasparire gli accenti di una fede illuministica nella ragione: forse, senza la violenza che a volte il sentimento religioso comporta, la fratellanza tra gli esseri umani non sarebbe più un’utopia.

Marc Augé

Marc Augé, uno dei più importanti antropologi contemporanei, è stato presidente dell’École des Hautes Études en Sciences Sociales dal 1985 al 1995. Nelle nostre edizioni ha pubblicato, fra gli altri, Il tempo senza età (2014), Un etnologo al bistrot (2015), Le tre parole che cambiarono il mondo (2016), Momenti di felicità (2017), Chi è dunque l’altro? (2019) e Risuscitato! (2020).

Qiu Xiaolong”La ragazza che danzava per Mao” (Feltrinelli/Marsilio 2019) – TTT¾

27 Mar

Dopo i primi cinque thriller dedicati alle inchieste dell’Ispettore Capo Chen recensiti qui sul blog con molto entusiasmo, ecco arrivare la prima increspatura; intendiamoci è sempre un thriller di buon livello, ma solo verso la fine il romanzo decolla (sebbene la conclusione mi sembri forzata), buona parte del libro procede un poco lenta. Può darsi che sia solo una mia impressione e ad ogni modo non potevo non leggere anche questo sesto capitolo, ormai l’Ispettore Chen Cao è uno di noi, un po’ come Rocco Schiavone, benché i due personaggi abbiano atteggiamenti diversi. Thriller comunque da 7+.

Sinossi:

https://www.lafeltrinelli.it/libri/ragazza-che-danzava-mao-inchieste/9788829700493

La giovane Jiao, nipote di una delle favorite di Mao, si è trasferita in un lussuoso quartiere di Shanghai e conduce una vita dispendiosa, tra locali alla moda e feste danzanti nella casa di un certo signor Xie, dove gli invitati si scambiano nostalgici aneddoti sulle glorie pre-Rivoluzione, abbandonandosi al languore della musica anni Trenta. La sicurezza interna sospetta che sia in possesso di documenti in grado di danneggiare la reputazione del Grande Timoniere e il Partito. È un nuovo caso per l’ispettore capo Chen Cao, che in pochi giorni dovrà riuscire a infiltrarsi nella mondana cerchia di Jiao per scoprirne i segreti. E la sua indagine sarà anche un viaggio nella sfera privata dell’uomo che decise il destino di un popolo, in un passato che condiziona un presente in cui Chen non riesce a identificarsi del tutto, e in cui è ancora possibile morire all’ombra di Mao. 

QIU XIAOLONG sul blog:

https://timtirelli.com/2020/09/16/qiu-xiaolong-di-seta-e-di-sangue-feltrinelli-marsilio-2019-tttt%c2%bd/

https://timtirelli.com/2020/06/03/qiu-xiaolong-ratti-rossi-feltrinelli-marsilio-2019-tttt%c2%bd/

https://timtirelli.com/2020/02/09/qiu-xiaolong-quando-il-rosso-e-il-nero-feltrinelli-marsilio-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2019/04/08/qiu-xiaolong-visto-per-shanghai-feltrinelli-marsilio-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2018/11/06/qiu-xiaolong-la-misteriosa-morte-della-compagna-guan-feltrinelli-2018-tttt/

Antonio Manzini “Pulvis et umbra” (Sellerio 2017) – TTT½

14 Feb

Pag 106: “Doveva calmare tutte quelle vocine che le fischiavano nelle orecchie, che qualcuno chiamava coscienza, Caterina invece coercizione educativa. Sin dalle elementari, nella scuola delle suore. Buone quelle.”

Pag 107: “Dio, patria e famiglia. Ridicolo come di tutti questi valori, nel cuore, Caterina non ne riconoscesse uno. Mamma è papà neanche a parlarne, Gesù la Madonna e Dio non ci credeva e dell’Italia erano più le volte che si vergognava che quelle di cui andava fiera.”

Altra indagine niente male per Rocco Schiavone, con un colpo di scena sul finale.. Forse però questo è il libro si Schiavone che mi ha colpito meno. Il livello comunque rimane notevole.

Sinossi

https://sellerio.it/it/catalogo/Pulvis-Et-Umbra/Manzini/10059

Aosta e Roma, doppia indagine per Rocco Schiavone nell’attesissimo nuovo romanzo. Un noir mozzafiato dal ritmo perfetto con un meccanismo dai mille ingranaggi che non perde mai un colpo.

Dice Antonio Manzini che i suoi romanzi li immagina, non semplicemente come una serie, ma come i «capitoli di un libro più grande» sul vicequestore Rocco Schiavone. Ad ogni episodio, mentre fruga tipicamente svogliato e vigile nel freddo di Aosta, il vicequestore con le sue Clarks entra anche in un pezzo ignoto del suo passato. Di modo che il caso criminale diventa un passaggio esistenziale. Un affondo psicologico dentro di sé avvolto in un’inchiesta di polizia.
In Pulvis et umbra due trame si svolgono in parallelo. Ad Aosta si trova il cadavere di una trans. A Roma, in un campo verso la Pontina, due cani pastore annusano il cadavere di un uomo che porta addosso un foglietto scritto. L’indagine sul primo omicidio si smarrisce urtando contro identità nascoste ed esistenze oscurate. Il secondo lascia un cadavere che puzza di storie passate e di vendette. In entrambi Schiavone è messo in mezzo con la sua persona. E proprio quando il fantasma della moglie Marina comincia a ritirarsi, mentre l’agente Caterina Rispoli rivela un passato che chiede tenerezza e un ragazzino solitario risveglia sentimenti paterni inusitati, quando quindi la ruvida scorza con cui si protegge è sfidata da un po’ di umanità intorno, le indagini lo sospingono a lottare contro le sue ombre. Tenta di afferrarle e gli sembra che si trasformino in polvere. La polvere che lascia ogni tradimento.

Rocco Schiavone sul blog:

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https://timtirelli.com/2020/09/15/antonio-manzini-era-di-maggio-sellerio-2015/

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https://timtirelli.com/2019/05/16/antonio-manzini-la-costola-di-adamo-sellerio-2014-2018/

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Ted Gioia “Delta Blues – The Life and Times of the Mississippi Masters Who Revolutionized American Music” (W. W. Norton & Company, 2009) – TTTTT+

17 Gen

Di questo libro – in inglese – ne parlò il nostro Bodhran già cinque anni fa (!!!)

https://timtirelli.com/2016/02/01/ted-gioia-delta-blues-the-life-and-times-of-the-mississippi-masters-who-revolutionized-american-music-w-w-norton-company-2009-di-bodhran/

ma devo tornare sull’argomento anch’ io avendolo terminato da poco ed essendo stato rapito completamente dalle sue pagine, a maggior ragione adesso che è stato pubblicato in italiano (dicembre 2020). La versione nella nostra lingua (con traduzione di Francesco Martinelli) è uscita mentre io stavo leggendo la versione inglese, dunque non ho avuto modo di affrontarla e quindi non so se sia stata tradotta in maniera consona, ma sospetto di sì, Martinelli è un grande (e ad ogni modo l’edizione italiana si presente molto bene: https://www.edt.it/libri/delta-blues).

Dicevo che devo accennarne anche io perché questo è uno dei libri sulla musica più importanti che abbia mai letto, Ted Gioia infatti esplora il Delta Blues in maniera impeccabile, cogliendone il respiro filosofico, etnico, spirituale, culturale, carnale.

Ed è tramite libri come questo che si può comprendere quanto il Delta Blues sia il concetto da cui è nata tutta la musica contemporanea profonda, non commerciale, espressione alta dell’animo umano. Sì perché pur arrivando ad essere messo su disco dopo il Big City Blues (il blues confezionato per le genti delle grandi città), il Delta Blues fu la prima forma di musica senza compromessi, senza concessioni patinate e fatto di melodie ruvide e spigolose, sviluppi armonici spartani che – almeno all’inizio – non rispettavano in pieno le metriche, le concezioni e le divisioni in battute occidentali, ma che contenevano ancora riflessi provenienti dall’Africa, terra dove la parola scritta ancora non esisteva e la storia e la cultura dei popoli veniva narrata oralmente, spesso tramite locali cantori. Ma mentre nel continente nero i cantori erano tenuti in massima considerazione e trattavano temi della comunità di cui facevano parte, i bluesman afroamericani erano visti come lazzaroni e demoni e i loro canti disperati si basavano sulla loro storia individuale, storia fatta di privazioni, di mancanza di affetto, di vite vissute al limite e on the road. Ed è questo che incantò i primi studiosi e scopritori bianchi di questo fenomeno, la purezza di canzoni senza filtri, l’importanza culturale di questo stile musicale plasmato in un contesto sociale particolare; da lì si sviluppò un interesse che attrasse le prime etichette discografiche disposte a pubblicare dischi di questi bluesmen.

Thomas Edison inventò il fonografo / grammofono sul finire del 1800 (la prima registrazione conosciuta è del 1888), nel primo novecento i dischi e l’apparecchio per riprodurli arrivarono anche nel Delta* del Mississippi e lo scopo dei musicisti blues divenne anche quello di registrare dischi. Benché i primi successi di “Blues” -come detto – facciano parte del Big City Blues, e dunque siano spesso suonati da orchestre o comunque da una band (alcuni esempi: MAMIE SMITH “ CRAZY BLUES” 1920, BESSIE SMITH “DOWNHEARTED BLUES” 1923 che vende 780.000 in sei mesi, e il famosissimo ST. LOUIS BLUES di W.C.HANDY pubblicato come spartito nel 1914,) tutti derivano dal Delta Blues.

W. C. HANDY (all’epoca famoso musicista dell’Alabama) infatti dichiarò che all’epoca in cui guidò un’orchestra di musicisti di colore a Clarksdale MS, intorno al 1903, una sera, nella stazione dei treni di Tutwiler, ascoltò per la prima volta il country blues da un bluesman sconosciuto (forse HENRY SLOAN o BEN MAREE, due figure che non ebbero la fortuna di lasciare tracce audio), ne rimase affascinato, ne contemplò il contenuto, chiamò quella musica “earth-born music” e con quella influenza scriverà MEMPHIS BLUES (1914) e ST. LOUIS BLUES (1914), brani che ebbero un tremendo successo all’epoca, trascinando il Big City Blues alla popolarità, musica diversa, più sofisticata, trendy e tutto sommato snob rispetto al blues tradizionale del Mississippi.

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E’ con l’arrivo nel 1926 di BLIND LEMON JEFFERSON (che comunque era del Texas) e della sua “BOOSTER BLUES” registrata a Chicago che il country blues esplode,

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grazie anche a tutta una serie di musicisti del Delta del Mississippi che iniziarono a vendere dischi ad una comunità che finalmente poteva riconoscersi in canzoni che parlavo dei guai, delle gioie, dei tormenti e delle follie dei sabato sera giù al Juke Joint appena fuori dalle piantagioni dove lavoravano, della loro vita da diseredati insomma.

Tra questi:

  • 1926 – FREDDIE SPRUELL “MUDDY WATERS BLUES” “ MILK COW BLUES”

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  • 1927 – WILLIAM HARRIS (aiutato da H.C. Speir) “I’M LEAVIN’ TOWN” “BULLFROG BLUES”

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  • 1927 – BLIND WILLIE JOHNSON “DARK WAS THE NIGHT” “JESUS MAKE UP MY DYING BED” “IT’S NOBODY FAULT BUT MINE” registrate il 3/12/1927

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  • 1928 – TOMMY JOHNSON “Cold Drink Of Water Blues” “Canned Heat Blues” (Memphis Sessions).

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  • 1929 – CHARLEY PATTON “PONY BLUES”

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  • 1930 – SON HOUSE “DRY SPELL BLUES”

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  • 1930 – MATTIE DELANEY (donna) “TALLAHATCHIE RIVER BLUES”

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  • 1931 – SKIP JAMES “DEVIL GOT MY WOMAN

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  • 1935 – BIG JOE WILLIAMS “BABY PLEASE DONT GO”

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  • 1937 – ROBERT JOHNSON “ME AND THE BLUES BLUES”

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E così via …

Ogni pagina del libro è una rivelazione. L’unico rimpianto è che Ted Gioia abbia scritto il paragrafo su Robert Johnson prima che il libro UP JUMPED THE DEVIL (https://timtirelli.com/2019/10/27/b-conforth-g-d-wardlow-up-jumped-the-devil-the-real-life-of-robert-johnson-omnibus-press-25019-ttttt/) fosse pubblicato e non abbia potuto così utilizzare le nuove informazioni storiche sulla vita di quello che è ancora oggi il bluesman più leggendario.

Ad ogni modo, come ci fece capire anche Bodhran cinque anni fa, questo libro è una meraviglia, per quanto ne so mai studio sul Delta Blues (dunque il vero blues) fu più completo di questo. Questo è un capolavoro che perlomeno i lettori di questo blog – e in generale gli appassionati di musica di spessore – dovrebbero leggere e possedere.

Long Live The (Delta) Blues!

(©2021 Tim Tirelli)

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* Come sappiamo per Delta del Mississippi non si intente il delta vero e proprio del fiume, quello che sfocia in mare dalle parti di New Orléans (e vi prego di pronunciare Orléans alla francese), ma quel lembo di terra alluvionale a nord ovest dello stato del Mississippi che confina con Louisiana e l’Arkansas appunto; 300 km di lunghezza e 100 di larghezza in cui vi è rinchiusa la storia più emblematica del “sud degli Stati Uniti”, il substrato culturale, razziale ed economico del sentimento blues più profondo.

Antonio Manzini “7-7-2007” (Sellerio 2016) – TTTTT+

6 Nov

Pag. 119:

“… il suo sogno era aprirsi un …”

Bar sulla spiaggia eccetera eccetera” lo interruppe Schiavone “il solito sogno dell’italiano frustrato da ‘sto paese. Poi vanno lì e si accorgono che il chiringuito va male, che il Costa Rica non è quel paradiso che pensavano, che non hanno più la sanità, che il mare ogni giorno è una rottura di coglioni, e che i culi delle ragazze sudamericane si allontanano insieme ai soldi dal portafogli. Tornano a 45 anni in Italia e finiscono i giorni mettendo su una ditta per svuotare le cantine” 

Pag. 192:

“Ora ti chiedo una cosa, Rocco: esiste la giustizia in natura?”

“No. la giustizia è cosa umana.”

“E sbaglia?”

“Come tutte le cose umane”

Come scrissi anche nell’articolo precedente relativo a Manzini, le indagini del vicequestore Rocco Schiavone sono piene di  fulminanti considerazioni, molto vicine al modo di vedere e sentire di Ittod, una delle personalità di questo blog. Questo 7-7-2007 è forse il noir di Manzini che più mi è piaciuto, presente e passato si intrecciano, una nuova indagine e ampi squarci del doloroso passato di Rocco Schiavone. Libro che tiene incollati ade esso sino a notte fonda.

Nota a margine: dal punto di vista musicale da questo noir si evince che al nostro vicequestore preferito l’heavy metal non piace (Judas Priest e Motorhead), che i Pink Floyd e Bowie sono tra i suoi preferiti e che non disdegna i Led Zeppelin.

Sinossi

https://sellerio.it/it/catalogo/7-7-2007/Manzini/8898

«Lo sai cosa lasciamo di noi? Una matassa ingarbugliata di capelli bianchi da spazzare via da un appartamento vuoto».
Rocco Schiavone è il solito scorbutico, maleducato, sgualcito sbirro che abbiamo conosciuto nei precedenti romanzi che raccontano le sue indagini. Ma in questo è anche, a modo suo, felice. E infatti qui siamo alcuni anni prima, quando la moglie Marina non è ancora diventata il fantasma del rimorso di Rocco: è viva, impegnata nel lavoro e con gli amici, e capace di coinvolgerlo in tutti gli aspetti dell’esistenza. Prima di cadere uccisa. E qui siamo quando tutto è cominciato.
Nel luglio del 2007 Roma è flagellata da acquazzoni tropicali e proprio nei giorni in cui Marina se ne è andata di casa perché ha scoperto i «conti sporchi» di Rocco, al vicequestore capita un caso di bravi ragazzi. Giovanni Ferri, figlio ventenne di un giornalista, ottimo studente di giurisprudenza, è trovato in una cava di marmo, pestato e poi accoltellato. Schiavone comincia a indagare nella vita ordinata e ordinaria dell’assassinato. Giorni dopo il corpo senza vita di un amico di Giovanni è scoperto, in una coincidenza raccapricciante, per strada. Matteo Livolsi, questo il suo nome, è stato finito anche lui in modo violento ma stavolta una strana circostanza consente di agganciarci una pista: non c’è sangue sul cadavere. Adesso, l’animale da fiuto che c’è dentro Rocco Schiavone può mettersi, con la spregiudicatezza e la sete di giustizia di sempre, sulle tracce «del figlio di puttana che ha accoltellato due ventenni alla base del cranio». Ma se fosse la storia di un balordo solitario, sarebbe troppo liscia. Rocco invece ha un appuntamento con il fato tragico, e non sa di averlo. E quell’appuntamento gli lascia in eredità un nemico appostato quasi dieci anni dopo, quando, finito il ricordo, si ritorna al presente e Rocco ha da chiudere definitivamente il caso.
Il ritmo dei noir di Antonio Manzini dà il senso di un meccanismo dai mille ingranaggi che non perde mai un colpo, che gira all’unisono col travaglio esistenziale di un personaggio che resta nella mente, mentre lo sguardo di chi lo muove si posa critico e triste sulla realtà sociale dei tempi che corrono.

Rocco Schiavone sul blog:

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Robert Louis Stevenson “L’Isola Del Tesoro” (Feltrinelli 2016) – TTTTT

22 Ott

Rileggere certi libri in età adulta molto spesso significa riscoprire in toto certi capisaldi della letteratura umana, capita anche con l’Isola Del Tesoro, una delle opere più note di Stevenson. L’etichetta “romanzo d’avventura” deve essere vissuta come medaglia al valore e non come frettolosa archiviazione sotto la voce “libro per ragazzi”.

Tra le righe del romanzo ci sono naturalmente molte sfumature intellettuali, tuttavia per un volta ci piace restare legati in senso stretto alla storia e alla “fotografia”: l’Inghilterra del 1700, un paesello con tanto di porto sul mare, bettole, pirati dai nomi tipo Long John Silver, viaggio in mare – su una nave dal nome evocativo (Hispaniola) – alla ricerca di un isola su cui è stato nascosto un tesoro. In questo periodo di coprifuoco, lockdown e cautela sociale potersi immergere in una avventura simile è una meraviglia.

Come sempre magnifica l’edizione della Universale Economica Feltrinelli, spartana eppure ricca di una bella grafica, di una prefazione di Domenico Scarpa, e di nota bibliografica e breve biografia dell’autore. Traduzione di Lilla Maione.

SINOSSI:

https://www.lafeltrinelli.it/libri/robert-louis-stevenson/l-isola-tesoro/9788807901393

Il romanzo è ambientato in un paesino sul mare, nell’Inghilterra del Settecento: il giovane Jim Hawikins e sua madre, proprietaria della locanda “Ammiraglio Benbow”, scoprono nel baule di un marinaio morto la mappa di un tesoro nascosto su un’isola. Si tratta del tesoro di un famoso pirata, il capitano Flint. Jim, il dottor Livesey e il nobile Trelawney organizzano una spedizione a bordo della “Hispaniola” e portano con sé come cuoco di bordo un uomo dalla gamba di legno, Long John Silver, e il suo pappagallo. Inizia una grande avventura che per Jim sarà anche l’iniziazione alla vita adulta e la scoperta della malvagità umana. Silver infatti si rivela il capo dei pirati superstiti di Flint …

GREG ILES “Cemetery Road” (2020 – HarperCollins) – TTTTT+

27 Set

Seguo Greg Iles dal 2014, finora ho “recensito” nove dei suoi romanzi qui sul blog, pensavo ormai di essere abituato al suo stile e alle sue storie, ma con questo nuovo romanzo (pubblicato in Italia in agosto 2020, circa un anno dopo l’uscita negli USA) è riuscito di nuovo ad impressionarmi. Intendiamoci, si tratta di un thriller, con tutti i condimenti tipici di Greg Iles, eppure l’ho trovato ineguagliabile e superlativo.

La capacità che ha Iles di tessere narrazioni articolate è enorme, talento puro che ci conduce attraverso una ragnatela di luoghi, relazioni, considerazioni umane davvero spettacolari. Dopo aver ambientato parecchi dei suoi libri a Natchez, MS, la sua città natale, stavolta Iles crea una cittadina e una comunità fictional, con personaggi tutti nuovi e non correlati a quelli a noi famigliari che avevano caratterizzato i suoi romanzi precedenti. Il risultato è un magnifico affresco, epico e duro, dipinto col fango del fiume Mississippi, con la musica blues sempre presente, dove il male e il bene insiti nell’animo umano sono tratteggiati con estrema cura.

Di thriller belli come questo ce ne sono pochi, giusto la trilogia Millenium del mai troppo compianto Stieg Larsson.

Libro da leggere!

Pag 91 “... spiegando come il fenomeno Trump avesse portato a galla la triste verità che le colpe per cui il Sud è sempre stato criticato -razzismo, l’identitarismo e la xenofobia – erano profondamente radicate nel corpo politico bianco statunitense.”

Pag 369 ” Ma la dura verità è questa figliolo. La corruzione fa parte del capitalismo. Un lubrificante necessario per far funzionare la macchina. data la natura umana, intendo. Perchè questa è la forza matrice del capitalismo: l’avidità. E’ il sistema più pragmatico che esista.”

Pag 375 “La mia filosofia è questa: il bene più grande per il numero più grande di persone. E’ il mio mantra. Ho esercitato la professione legale per sette annie posso dirti una cosa: la giustizia è rara ed effimere.”

Pag 469 “L’errore umano più grande è presumere di conoscere tutto di chi amiamo. Possiamo sicuramente sapere più di chiunque altro al mondo di una persona, ma anche se conosciamo il 99 per cento dei suoi pensieri e dlela sua storia, le incognite restanti potrebbero far crollare tutte le convinzioni che abbiamo sul suo conto.”

Pag 570/571: “Non c’è una conta universale del bene e del male, di quello che è giusto e di quello che è sbagliato. I cristiani con la loro idea del piano di Dio, gli indù con il loro equilibrio karmico … Sono tutte pie illusioni. Impulsi religiosi primitivi. La maledetta coperta di Linus … Non arriverai mai al cuore dell’equazione, il cervello umano non è all’altezza di farlo. La casualità ti farà impazzire.”

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Traduzione di Adria Tissoni

Sinossi

https://www.harpercollins.it/9788869055461/cemetery-road/

“Un romanzo ambizioso che è sia un’avvincente storia di crimini, sia un’indagine approfondita sul dolore, il tradimento e la corruzione. Iles scrive con passione, intensità e impegno assoluto.” — Washington Post “Eccezionale. Crime letterario al suo meglio, scorrevole, ingegnoso, ad alto tasso di tensione, e tuttavia dotato di un profondo intento morale… impossibile smettere di leggerlo.” — The Times “Iles ha creato un suo Mississippi, proprio come Connelly ha fatto con Los Angeles. Si parlerà di questo libro per molto tempo.” — Booklist A volte il prezzo della giustizia è l’anima di un uomo. Marshall McEwan ha lasciato la sua cittadina d’origine in Mississippi a diciotto anni e ha giurato a se stesso di non tornarci più. E così è diventato un importante giornalista di Washington. Ma quando scopre che il padre è malato terminale deve tornare a casa e affrontare il passato. Al suo arrivo si rende conto che Bienville è molto cambiata. Il quotidiano della sua famiglia sta fallendo, Jet Talal, il suo amore giovanile, è sposata con il rampollo di un ricco imprenditore. La città, in cui i corrotti e i potenti spadroneggiano sotto un sottilissimo velo di rispettabilità, è controllata dal Bienville Poker Club. Ma due morti sospette squassano le fragili fondamenta della comunità. Due morti legate ai loschi affari del Bienville Poker Club. Marshall non può fare altro che cercare la verità, anche se presto capisce che il suolo del Mississippi è un campo minato, dove segreti esplosivi possono distruggere le anime ancora più dell’ingiustizia. Greg Iles è uno dei maggiori scrittori statunitensi di oggi, capace di intrecciare trame avvincenti dal ritmo incalzante a drammi umani di grande intensità. “Cemetery Road” ha esordito subito in cima alla classifica del New York Times, rimanendo in testa per settimane. Una storia epica ed emozionante di amicizia, tradimento e segreti sconvolgenti sullo sfondo affascinante e oscuro del profondo Sud americano.

LA TRILOGIA “NATCHEZ BURNING” SUL BLOG:

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GLI ALTRI ROMANZI SUL BLOG:

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