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BOOTLEGS: Led Zeppelin, L.A. Forum March 25, 1975, Mike Millard Master Tapes via JEMS, Mastered By Dadgad Edition,The Lost and Found Mike the MICrophone Tapes Volume 125 – TTTTT-

13 Mag

Mike Millard Legacy intro 

Di Mike Millard su questo blog ne abbiamo parlato più volte, amante del rock proveniente dalla west coast americana, dal 1973 al 1992 registrò parecchi concerti tenutisi in quell’area. Lo fece con una strumentazione di qualità, per quei tempi davvero notevole, portandola all’interno delle arene in questione usando diversi stratagemmi (a volte anche fingendosi disabile e quindi su una sedia a rotelle). Le sue sono dunque registrazioni audience, cioè prese dal pubblico, ma di una qualità micidiale; non è un un caso che ancora oggi – tra il giro di appassionati – siano considerate tra i documenti migliori per quanto riguarda l’epoca d’oro della musica rock. Sì perché con le registrazione audience si ha l’idea esatta di cosa fosse andare ad un concerto rock, la performance dell’artista catturato nella sua essenza più pura: l’umore e le scosse emotive del pubblico, la musica messa su nastro senza artifici (e dunque senza le modifiche e i trucchetti presenti nei dischi dal vivo ufficiali), i commenti dei fans che a tratti finivano sul nastro. La fortuna ha voluto che i LZ fossero tra i suoi gruppi preferiti e, ad esempio, le sue registrazione di alcuni dei sei concerti tenuti nel 1977 a Los Angeles sono per tutti noi testimonianze preziosissime. Nel 1994 Millard decise di togliersi la vita, decisione che non ci permettiamo di giudicare e quindi tralasciamo di commentare gli abissi di dolore a cui deve essere andato incontro. Per moltissimo tempo le sue cassette rimasero archiviate nella sua stanza a casa di sua madre, le registrazioni che circolavano provenivano infatti da copie che lo stesso Millard aveva fatto per amici e altri collezionisti. Successe poi che sua madre finalmente affidò ad amici intimi di suo figlio le tante cassette (si parla di 280 concerti registrati) in modo che potessero essere trasferite e quindi salvate su DAT. Sotto all’articolo riporto (oltre al testo che accompagna la registrazione di cui tra poco parleremo) tutta la lunga storia in caso qualcuno fosse interessato. Per chiudere questo breve riassunto, quando si pensava che i master originali di Millard fossero andati persi, ecco che vengono ritrovati, rimasterizzati e messi gratuitamente in circolo da generosi collezionisti e amanti del rock come noi. E’ dunque doveroso mandare un pensiero a Mike Millard perché grazie ai suoi nastri il rock si mantiene vivo e noi possiamo ancora illuderci di vivere in prima persona i momenti più esaltanti della musica che amiamo.

Led Zeppelin, L.A. Forum March 25, 1975, Mike Millard Master Tapes via JEMS, Mastered By Dadgad Edition,The Lost and Found Mike the MICrophone Tapes Volume 125

Il tour americano del 1975 si sviluppa – da gennaio a marzo – in 35 date, le ultime tre (24-25-27 marzo) al Forum di Los Angeles, più precisamente a Inglewood, California. Sappiamo bene che – a parte qualche eccezione – dal vivo i Led Zeppelin dell’immaginario collettivo cessano d’esistere il 29 luglio 1973, dopo quella data, nei tour successivi Jimmy Page e Robert Plant non sono più gli stessi. Plant soprattutto nel tour del 1975, Page dal 1975 al 1980 (e oltre). Il nostro chitarrista preferito obnubilato dall’edonismo e dalle sostanze chimiche smette in pratica di applicarsi sulla chitarra come dovrebbe, i risultati sono assai meno brillanti che in passato e le esibizioni live del gruppo ne risentono. Ci sono momenti nei concerti dei tour dell’ultimo lustro comunque suggestivi, cerchiamo di capire se anche in questo sono presenti.

Aerial view of the Forum in the 1970s.

Aerial view of the Forum in the 1970s.

La registrazione di Rock And Roll non è completa (manca la prima strofa) comunque già dai primi minuti si capisce che la serata è frizzante, il gruppo pare vivace. Robert ha qualche problema di voce (come d’altra parte in quasi tutto il tour) ma la sorpresa è Page, consistente e fluido. Sick Again è affrontata con grande sicurezza. Bonham è uno spettacolo.

RP: Good evening, The Forum. A very aptly titled building. That spotlight’s gonna catch us sooner or later. In the light. Everybody makes it thru. Look at that, see? That guy’s jerkin’ himself off up there. …, what? We, last night we had a really really good time. We had a great concert here. Ah, it was one of the finest that we’ve had in California, I think, for a long time. On our part, and also, um, on the part of the audience. So tonight we’d like to try and get it a little bit better. This is determined by us and you. Ooh, we intend, for those people who aren’t already aware, to take, to take you down a sort of, um, a road of Led Zeppelin music passing, passing all different areas and all different climates of, of feelings of the music that we’ve performed in six years, six and a half years. And we must start it like this, looking into the distance.

Over The Hills & Far Away è snocciolata senza intoppi; ottima prestazione, l’assolo di Page è davvero intenso.

RP: So you remember that one, yeah? Ah, shut up, sshh. I’ve got something to tell you. It can hardly be called news really, but, uh, it’s important to us because it marks, I think, uh, five, six, fourteen sides of plastic in six and a half years. At last we got Physical Graffiti in the shops. A great … cry, I can imagine, but, uh, we’re gonna do some of the tracks from it tonight and this is, um, this is the first one. It comes from, I suppose it’s roots, long before we ever heard it, it must have been used as, uh, an evening song after the chain gang had stopped for the day. It goes like this.

Dopo il precedente momento gioioso il gruppo propone la tenebrosa In My Time Of Dying. Page è in accordatura aperta di sol con lo slide nell’anulare della mano sinistra. Il gruppo è davvero in forma. La qualità audio è stupefacente, tenendo conto – come dico sempre – che stiamo parlando di una registrazione audience. Già di per sé la registrazione è stellare se ci si mette anche il nostro amico dadgad a masterizzare il tutto, i giochi sono fatti.

Led Zeppelin 1975-03-25 Forum Mastered FRONT

RP: I feel the, uh, the atmosphere is starting to create itself between you and us. We must try and get it a little bit warmer than it is though, you know? I wanna see you sweat as much as me. Total satisfaction, you know, you, it’s like, you can’t give a lady satisfaction and you can’t get satisfaction yourself without giving it to the lady first, yeah? So we’d like to think that it’s a male and female relationship where we should both sweat. You and us. Hey. Try and work that one out. Ah, to enable us to try and take you to the point of, of, um, satisfactory climax, thank you very much, madame. I’m on me way. I’m on me way. We’d like to do a thing that you might have heard before when we came here. I think we’ve been to California before. t’s called ‘The Song Remains the Same

The Song Remains The Same corre come un treno, Robert è quasi in controllo, Page è molto sciolto, anche sugli assoli sulla 12 corde.

 The Rain Song è magnifica, sporcata solo dal Mellotron sempre leggermente scordato e poco altro.

RP: Good evening. That, uh, was quite a simple, cut and dried, song of love. Ah, I don’t think that it could have been appropriate the day after it was written or the day before. It’s just that day was the day. Never again will it be like that until the next time. And as I only fall in love once a week, it’s pretty hard to keep writing. This is, uh, I’m sorry, I didn’t catch that. This is another track that features John Paul Jones on mellotron, a very, um, cheap form of orchestra, John Paul Jones. Ha ha ha. This is a song about the wasted wasted wasted lands, and it’s not the lobby of the Continental Hyatt House either. It’s ‘Kashmir

Al di là di piccole sbavature Kashmir è davvero bella..

Led Zeppelin 1975-03-25 Forum Mastered BACK

RP: Thank you very much. John Paul Jones, mellotron. Right, now we intend to, um, John moves across a keyboard or two, and takes to the piano and a piece which consists of a great deal of improvisation. It would be a good idea to have a brandy glass on top of the piano and pop a dollar in, you know? He’s so cheap, ha. Of course we’re crazy. This is a track called ‘No Quarter.’

No Quarter si dipana avvolta nella consueta aurea misteriosa. L’assolo di Jones è articolato e ben si ascolta (benché nei primi minuti vi sia un fastidioso rumore di sottofondo dovuto al probabile malfunzionamento di qualche cavo). Segue l’interludio tra tastiere e batteria e quindi l’assolo di chitarra. Page si esprime bene, magari non sempre le varie frasi sono collegate a dovere, ma ciò che racconta con la solista è da ascoltare con attenzione. Ed è un sollievo sentire una data del 1975 in cui il Dark Lord è di nuovo sciolto e chitarristicamente all’altezza. Sulla coda del pezzo Page è il Page dell’immaginario collettivo.

RP: John Paul Jones, grand piano, John Paul Jones. Ah, this next piece should be dedicated to, uh, all the good ladies of America who’ve helped us get rid of the blues from time to time on the road. That boils down to about two. This is a thing, ah, if your starter won’t start and you’ve got low compression, and maybe your oil isn’t circulating good enough, maybe you’re just a little bit ‘Trampled Underfoot.’

Trampled Underfoot è coesa e sfrenata, l’assolo di Page è furioso e convincente, con molta probabilità il miglior assolo live di TU mai sentito. Gran versione.

RP: Thank you very much. Was that alright? It’s amazing the similarity between a motor car and a human body, isn’t it? Uh, are we still crazy, what a question to ask? That man in the second row asks, Are we still crazy? We ain’t crazy. It’s our road crew who are crazy. We’re all very astute businessmen. I was training to be a chartered accountant. Jimmy was gonna be a poet. Right now we bring you something, that should never be missed. The man who broke every window in ten, in room ten nineteen last night. The man who smashed wardrobes. The man who set fire to his own bed. The amazing man with only two cavities, Mr. Quaalude, John Bonham! ‘Moby Dick!’

La chitarra in Moby Dick non sembra accordatissima, o meglio non sembra esserlo la sesta corda abbasata a RE. Comunque Page è di nuovo tecnicamente all’altezza.

RP: Mr. Ultraviolence. The only man who can purr like a cat and roar like a bear in three minutes. Mr. John Bonham’s playing guitar, no? John Bonham! We’re a very happy little musical outfit. There’s Mr. Peter Grant, Panama Pete with the white hat, by the curtain there. Peter Grant! Here’s a song that, um, gosh I feel quaint. I just had a wonderful experience in the drum solo. Um, here’s a song that came to us about four hours after we got together. When we got through the how do you do’s and shaking hands, and, and what sort of music do ya dig, man, and what sign are you, baby, and as soon as we’d rolled our first joint, this was it.

Dazed & Confused nel tour del 1975 raggiunge vette di improvvisazione mai toccate, in certe serate il pezzo dura fino 40 minuti, e se il gruppo è in una forma decente l’espressività si fa cosmica. Qui al Forum stasera il gruppo non fa quasi rimpiangere la versione di se stesso del lustro precedente. Jimmy Page è un portento. Veloce, preciso, infervorato, spettacolare, il sommo Jimmy Page davanti al quale noi ci inginocchiamo, l’unico dio che riconosciamo. La band lo segue con caparbietà e sentimento. Anche Robert è ispirato, nonostante i problemi alla voce. Versione quasi superlativa.

RP: Jimmy Page, master guitarist! Here’s, uh, here’s a song that should be dedicated to, uh, the sweeter, more gentle moments in life, that can occasionally be experienced in this year of 1975. This is for you.

Stairway To Heaven è ispirata e in più sospinta dalla eccellente qualità audio. Molto buono l’assolo di chitarra …  uno si chiede come Page facesse ad avere ancora cose da dire dopo una Dazed And Confused come quella appena suonata.

RP: Ladies and gentlemen, you’ve been a most approving audience. We’ve had a good time. Thank you very much. Good night.

Good evening! Ah ha. I said good eveeeeening! (Everybody needs it so bad. Everybody needs it so bad.)
Whole Lotta Love è assai meno caotica del solito (sappiamo che i fine concerto del 1975 e 1977 furono quasi tutti slabbrati ), bello il giro d’accordi dopo Sex Machine e prima dell’ultima parte dedicata Theremin dove tra l’altro c’è un grande John Paul Jones.

Black Dog conferma quanto scritto finora e mi spinge a domandarmi se questo non sia davvero la migliore testimonianza del tour nordamericano del 1975. C’è un momento divertente: Robert dimentica le parole di una strofa, rimane quasi silente, il gruppo non ha riferimenti per riprendere il riff, Page improvvisa qualcosa in modo che tutti possano ritornare in careggiata. Guitar solo di carattere, sembra di ascoltare i LZ del 1973. Degno finale di un gran concerto.

RP: People of the Forum, thank you very much, ta. We’ve had a good time. It is the summer of all our smiles. Good night

In sostanza uno dei bootleg del 1975 da avere. Risentirlo (ri)masterizzato dal grande dadgad è stato un godimento.

◊ ◊ ◊

Led Zeppelin
The Forum
Inglewood, CA
March 25, 1975
Mike Millard Master Tapes via JEMS
Mastered By Dadgad Edition
The Lost and Found Mike the MICrophone Tapes Volume 125

Recording Gear: AKG 451E Microphones (CK-1 cardioid capsules) > Nakamichi 550 Cassette Recorder

Transfer: Mike Millard Master Cassette > Yamaha KX-W592 Cassette Deck > Sony R-500 DAT > Analog Master DAT Clone > Focusrite Scarlett 6i6 > Sound Forge Audio Studio 13.0 capture > Adobe Audition > Dadgad Mastering > Audacity > TLH > FLAC

01 Rock And Roll
02 Sick Again
03 Over The Hills & Far Away
04 In My Time Of Dying
05 The Song Remains The Same
06 The Rain Song
07 Kashmir
08 No Quarter
09 Trampled Underfoot
10 Moby Dick
11 Dazed & Confused
12 Stairway To Heaven
13 Whole Lotta Love
14 Black Dog

Known Faults: “Rock and Roll” joined in progress.

Introduction to the Lost and Found Mike the MICrophone Series

Welcome to JEMS’ Lost and Found Mike the MICrophone series presenting recordings made by legendary taper Mike Millard, AKA Mike The Mike, best known for his masters of Led Zeppelin done in and around Los Angeles circa 1975-77. For the complete details on how tapes in this series came to be lost and found again, as well as JEMS’ long history with Mike Millard, please refer to the notes in Vol. One: http://www.dimeadozen.org/torrents-details.php?id=500680.

Until 2020, the Lost and Found series presented fresh transfers of previously unavailable first-generation copies made by Mike himself for friends like Stan Gutoski of JEMS, Jim R, Bill C. and Barry G. These sources were upgrades to circulating copies and in most instances marked the only time verified first generation Millard sources had been directly digitized in the torrent era.

That all changed with the discovery of many of Mike Millard’s original master tapes.

Yes, you read that correctly, Mike Millard’s master cassettes, long rumored to be destroyed or lost, have been found. Not all of them but many, and with them a much more complete picture has emerged of what Millard recorded between his first show in late 1973 and his last in early 1993.

The reason the rediscovery of his master tapes is such a revelation is that we’ve been told for decades they were gone. Internet myths suggest Millard destroyed his master tapes before taking his own life, an imprudent detail likely concocted based on the assumption that because his master tapes never surfaced and Mike’s mental state was troubled he would do something rash WITH HIS LIFE’S WORK. There’s also a version of the story where Mike’s family dumps the tapes after he dies. Why would they do that?

The truth is Mike’s masters remained in his bedroom for many years after his death in 1994. We know at least a few of Millard’s friends and acquaintances contacted his mother Lia inquiring about the tapes at the time to no avail. But in the early 2000s, longtime Millard friend Rob S was the one she knew and trusted enough to preserve Mike’s work.

The full back story on how Mike’s master tapes were saved can be found in the notes for Vol. 18 Pink Floyd, which was the first release in our series transferred from Millard’s original master tapes:

http://www.dimeadozen.org/torrents-details.php?id=667745&hit=1
http://www.dimeadozen.org/torrents-details.php?id=667750&hit=1

Led Zeppelin, The Forum, Inglewood, CA, March 25, 1975

As we’ve written in recent weeks, Mike Millard loved the Stones, Yes, all things Genesis, Linda Ronstadt, The Who and many other artists. But one band was inarguably at the top of the list and that was Led Zeppelin.

Vol. 125 in the Lost and Found series drops us into the second show of Led Zeppelin’s three-night stand at the Forum in March 1975. As Jim notes below, it was Led Zeppelin’s return to Southern California for the first time since 1973 that prompted Mike to upgrade his equipment to the now legendary Nakamichi 550 and AKG 451e rig.

Two weeks prior, Millard recorded both shows at the Long Beach Arena. Ultimately he did all five So Cal dates, including the night before this one on March 24 and two nights later on March 27 at the Fabulous Forum.

There is so much to like about the 1975 tour. Compared to the inconsistency that followed in 1977, 1975 had more good nights than off nights. Fortunately, no matter what the tour, Zep always brought their A-game to Southern California.

It’s hard to quibble with the core 1975 setlist, especially the first seven songs, which for me showcase everything I love about Led Zeppelin’s musicianship and potency. Their performances this night are uniformly excellent. While I am less drawn to some of more ponderous numbers that follow, there’s no getting around these are fine version of “No Quarter” and “Dazed & Confused” in terms of their improvisations and explorations. “Moby Dick” you either love or skip past.

Beyond the music, the band is in fine spirits and Robert Plant in particular makes sure the SoCal audience knows how much they love playing for them.

We’re fortunate that Millard’s recordings of his favorite band also happen to be some of the very best captures of his illustrious career. March 25, 1975 is no exception, with outstanding up-close sound and full fidelity. The quality of John Bonham’s playing on this tape is especially striking, bass drum to toms to snare to cymbals. The way in which John Paul Jones’ bass comes through in a track like “The Song Remains The Same” is also a sonic marvel, a credit both to the volume and mix from the PA and Mike’s uncanny ability to pull it down to tape. Jimmy Page’s guitar is the blade that slices, crunches and trudges through it all.

As is the case with all of Mike’s Led Zeppelin recordings, our source transfer was made by Rob S in the early 2000s from Mike’s cassette masters to DAT. The DAT was then ripped to a .flac file. That .flac was provided to esteemed LZ mastering engineer dadgad to again assist on this release. He prepared both a flat transfer edition (fixing only levels, pitch and phase issues, with no EQ or other mastering applied) and a second, “respectfully mastered” edition as he puts it, that fine tunes the sound for what we feel is optimum listening pleasure. Samples provided.

Here’s what Jim R recalled about Led Zeppelin’s second show at the Forum in 1975:

I went with Mike Millard to the Led Zeppelin concert on March 25, 1975. It was the middle date of a three-night stand at The Forum. A show that’s a little overlooked, you know? It’s not opening night or closing night. A case of middle-child syndrome?

Keep in mind, this was still only the fifth show of the Nakamichi 550 + AKG 451e era and only the 15th show Millard had ever taped. At this time, his recordings were only known to a handful of friends in the LA area.

We got our equipment into the building using Mike’s dad’s wheelchair, the classic method. We were escorted by security down to floor level in the service elevator–full VIP treatment. Little did they know what was inside Mike’s seat cushion. LOL.

Mike and I sat in Section A, Row 3, Seats 3-4. Seat 1 is on the inside aisle, closest to the center. Our seats put us a little closer to PA, maybe 15 feet away, so you might hear a bit of buzzing due to our proximity and the volume.

March 25 was an excellent show. All four members were in top shape. Great jamming in “No Quarter” and “Dazed & Confused.” After the concert, we continued our new tradition of drinking beers in the parking lot listening to the recording on headphones. Those walking by Mike’s car would get a listen.

I am pretty sure the pictures included in the artwork are from this March 25 show, but don’t hold me to it. Keep in mind, this was almost 47 years ago. Man, I’m getting old!

As usual, I hope you enjoy the sights and sounds of this great show. Cheers to my buddy Mike. RIP.

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JEMS is proud to partner with Rob, Jim R, Ed F, Barry G and many others to release Millard’s historic recordings and to help set the record straight about the man himself.

We can’t thank Rob enough for reconnecting with Jim and putting his trust in our Millard reissue campaign. He kept Mike’s precious tapes under wraps for two decades, but once Rob learned of our methods and stewardship, he agreed to contribute the Millard DATs and cassettes to the program. Our releases would not be nearly as compelling without Jim’s memories, photos and other background contributions. As many of you have noted, the stories offer an entertaining complement to Mike’s incredible audio documents.

This week’s honor roll is topped by Dadgad who handled both the flat and mastered versions. We’re pleased to continue our partnership with him on Mike’s Led Zeppelin releases. Extra shoutouts to Rob S for his original transfer, Jim R for providing his great notes, photos and ticket stub, and to mjk5510 for final post production support and artwork.

Finally, here’s to the late, great Mike the MICrophone. His work never ceases to impress. May he rest in peace.

BK for JEMS

Nonfiction blues

27 Feb

Sabato mattina, giornata fredda, cielo terso. Al Café Des Antilles Franca mi prepara il solito, cappuccio e krapfen.

Café Des Antilles a Reggio Emilia

Il bel blu del cielo che filtra dal tetto trasparente del centro commerciale fa a botte con l’illuminazione elettrica che avvolge il bar. La crema del krapfen che  scende lungo la gola e il cappuccino aiutano il mio equilibrio sul mondo. La gente passa, stamane non la osservo, sono assorto nei miei pensieri.

Entro alla Coop. Ci sono due addette accanto ad una specie di urna e cartelloni elettorali, i soci coop sono chiamati a scegliere il nuovo Consiglio di Zona. Mi avvicino. “Buongiorno signore vuole votare?” mi chiede la addetta che ho già visto mille volte all’interno del supermercato. “Sì, ma non conosco nessuno dei nomi e delle faccine del manifesto elettorale, quindi le chiedo una cosa in modo schietto: mi indicherebbe tre nominativi di sinistra? Un uomo e due donne se possibile. Mi fido di lei.” La addetta coglie al volo la richiesta e mi indica – spiegandomi per sommi capi chi sono le persone in questione – i nomi. La ringrazio molto e lei aggiunge “Guardi, un tempo ero di sinistra anche io, lo sono ancora, sebbene oggi non si capisca più tanto dove trovarla la sinistra o cosa significhi essere di sinistra”. “E’ vero” le dico “ma dobbiamo pur continuare a cercare di fare qualcosa e a credere in certe valori, no? E voi che siete donne cercate di prendere in mano questo mondo, non vedete cosa ne stiamo facendo noi uomini? 2022 ed ecco un’altra guerra…” L’ addetta mi guarda, siamo più o meno della stessa generazione, nel suo sguardo vedo il carattere dell’Emilia dell’immaginario collettivo, la osservo aggiustarsi la felpa rossa della Coop che indossa, un cenno d’intesa, un mezzo sorriso ed entrambi torniamo alle nostre faccende, sotto ai pallidi raggi del Sol dell’Avvenire.

In farmacia devo acquistare qualcosa contro il mal di blues:

Buongiorno vorrei una confezione di … Nurofen?

Non lo so, me lo dica lei, vuole il Nurofen?” mi dice la farmacista.

“Ha ragione, non avrei dovuto usare il tono da punto interrogativo, ma è che in passato spesso non riuscivo a ricordare esattamente il nome del farmaco …”

La farmacista sorride, si avvicina allo scaffale e me ne consegna una confezione. Mentre pago le dico: “Scusi ancora per il punto interrogativo, ha ragione, chissà quante stranezze da parte dei clienti deve sopportare ogni giorno…”

“Si figuri, anzi, mi ha fatto sorridere. Buona giornata.” Fossi un cantante ne avrei approfittato per attaccare bottone.

Da lontano la pollastrella guarda la scena, la raggiungo. “Niente, non c’è niente da fare, cadono sempre tutte ai tuoi piedi!” “Cadono ai miei piedi? Mo’ magari, ma non è così, non sono mica Jimmy Page!

Farmacista

Jimmy Page

Al banco della gastronomia, in fila in attesa del mio turno. La giovane nuova commessa, di cui ho parlato nel post del 30 gennaio scorso, mentre chiama il numero da servire incrocia il mio sguardo, mi riconosce e con la solita cortese enfasi mi saluta sottolineando il lei. Nel frattempo un coppia di persone avanti negli anni è intenta a chiedere un pollo arrosto all’addetta della gastronomia. Sono vestiti nello stile sportivo-elegante-neutro da gente della terza età con la pilla (con possibilità economiche insomma). Trattano la commessa con un tono che non mi piace nemmeno un po’, è chiaro che si sentono di un’altra casta, le danno del tu ed aggiungono alla cosa una malcelata forma di disprezzo, la trattano come una serva. Li osservo ancora un po’, continuano con il loro fare annoiato e altezzoso. Impiegano interi minuti a scegliere il pollo. Mi passano vicino, si accorgono che li sto osservando, ho l’impulso di dir loro “Che ci fate qui? Andate all’Esselunga borghesi di melma”, ma faccio rientrare Ittod nei ranghi e mi sforzo di rientrare in modalità Stefano.

Io e la pollastrella siamo in reparti dell’ipermercato diversi, essendo un uomo sono un po’ inetto nel trovare gli articoli segnati sulla lista della spesa, dunque il mio compito è essenzialmente spingere il carrello (e al limite scegliere birre, lambrusco e frutta). Una giovane donna seguita da un figlio è vestita di tutto punto, un completo bianco un po’ retrò, un basco in testa, un viso da bambolina annoiata. Porta tacchi altissimi contro i quali sbatte il carrellino della spesa che trascina.

Ritorno a casa e ricevo una telefonata inaspettata, a quanto pare in giro c’è ancora qualcuno che mi corteggia, professionalmente parlando. Mi dirigo poi a Corrigium ad acquistare sacchi di pellet; ormai costano come l’oro, ma chi vive in campagna e non ha l’allacciamento al gas di città (il metano insomma) fare un pieno di GPL nel bombolone dietro casa al giorno d’oggi significa chiedere un mutuo ad una banca o vendere le proprie Gibson Les Paul

Mentre torno mi fermo al cimitero di Saint Martin On The River, porto i fiori a Brian e a Mother Mary, un momento di raccoglimento in cui puntualmente mi commuovo, quindi risalgo in macchina. Rifaccio per partire ma non riesco. C’è una forza magnetica che mi tiene incollato, una vibrazione atavica, un sentimento che mi scoppia nel cuore, che inonda l’anima, deborda, travolge il mio essere e come un fiume dirompente si dirige over the hills and far away … verso le colline che vedo a sud insomma. Mi chiedo ancora come sia possibile che un uomo di una (in)certa età quale sono sia ancora così incapace di governare i sentimenti e i blues, e continui a perdersi nelle profondità cosmiche dalle quali poi è difficile fare ritorno sani di mente.

Eppure sono razionale, so perfettamente che il nido di stelle non esiste, ma allora perché spendere così tante energie in una attività tanto futile? Venerdì ho partecipato ad un corso nella azienda in cui lavoro …diversity management, intelligenza emozionale, empatia … un corso diretto da due docenti di altissimo livello e in cui occorre interagire molto con se stessi e con gli altri. In uno dei vari momenti ci è stato chiesto di scrivere su cinque post it, da apporre sopra ad una nostra foto da bambini, cinque cose che ci descrivono. Oltre a scrivere che sono nato in una stazione dei treni il giorno del solstizio d’inverno (un classico per TT) e sciocchezzuole simili, in uno ho semplicemente vergato “sono irrequieto”. Ecco, appunto irrequieto, e quindi, come cantava McKinley Morganfield, Can’t Be Satisfied.

Lo si vedeva già da quando ero piccolo che ero irrequieto, ero già un ometto di blues

Little Tim (in te sixties)

Eppure pur sentendomi sperduto, qui nel buco del culo del mondo, al contempo mi sento vivo, col cuore che batte forte. Sono ormai 40 minuti che sono qui fermo nel parcheggio del cimitero di Saint Martin … dietro di me un piccolo parco, poco più distante il campo da calcio e poi tanta campagna, la campagna brulla di febbraio pronta ad esplodere al primo fiotto di vita, un po’ come succede a me, e su in alto il cielo blu dell’Emilia.

Il cielo sopra Tim Tirelli – 27/02/2022 Emilia Romagna, Regium County – foto TT

Torno in me, accendo la Sigismonda, la blues mobile insomma, e faccio ritorno a Borgo Massenzio. Attraverso il paese che era di mia madre, rivedo i posti in cui sono stato da piccolo con lei, poi viro verso sud. Campagna aperta a vista d’occhio e il car stereo che passa Nonfiction dei Black Crowes; me lo suggeriscono anche loro, devo lasciare le mie fantasie e tornare alla realtà, ma il cuore continua battere forte …

I’m no builder, I’m no gardener
I sing some songs ….
Some like their water shallow
And I like mine deep …

Avrei bisogno di parlare col mio amico di Roma, lui saprebbe cosa dirmi, ma c’è una guerra in atto, tutte queste paturnie individuali mi mettono in imbarazzo, non voglio che pensi che sono ripiegato su me stesso, anche se è il mio amico voglio che mi veda con gli occhi di sempre.

Ma intanto i Corvi Neri continuano a circumnavigare la mia anima…

 
 

UFO “Force It” (Deluxe Edition) (2021 Chrysalis Records) – TTTTT

28 Ott

Seconda metà anni settanta, provincia modenese, sono già l’appassionato di musica Rock che vive in funzione di essa. Il sabato pomeriggio andare al Peecker Sound di Formigine (di fianco alla storica discoteca Picchio Rosso), il più grande negozio di dischi della provincia, è il clou dell’intera settimana: qualche ora passata ad aggirarsi tra i tanti scaffali e ad immergersi in quel mondo da sogno fatto di centinaia, migliaia, di LP. Sono in compagnia di Biccio, il mio amico fraterno nonché tastierista della band di cui faccio parte (la Sallow Band, ora tramutatasi in The Strangers) e di suo fratello più piccolo, Màrcel, batterista del gruppo. Biccio compra Trilogy degli ELP, Marcel News Of The World dei Queen e io Force It degli Ufo. Su Ciao 2001, la rivista più in voga tra noi appassionati, un recente articolo parlava di questo gruppo inglese dedito all’Hard Rock di stampo Zeppelin (ma il riferimento al dirigibile di piombo era presente in ogni articolo e in ogni recensione che avessero a che fare con l’Hard Rock). Nel tardo pomeriggio, a casa di Biccio, iniziammo ad ascoltare, quei tre dischi sarebbero diventati album che avremmo amato molto, a me in particolare avrebbero fatto parte delle fondamenta su cui costruire il mio essere.

Ufo - Force It (Remastered Deluxe Edition) (2021) Chrysalis Records

Force It fu il primo album degli UFO ad entrare nella TOP200 americana, la classifica ufficiale più importante al mondo, arrivando sino al 71esimo posto. E’ il secondo album con Schenker alla chitarra e il primo vero album davvero corposo del gruppo. La copertina della copia che acquistai (printed in USA) aveva le due figure nel bagno sfumate (la censura statunitense è sempre stata ridicola) così da ragazzino in balia delle prime vere pulsioni date dal testosterone, immaginavo che nella vasca fossero raffigurate due donne. L’artwork è della famosa Hipgnosis, io ci ho sempre visto un po’ di Magritte, ad ogni quella prospettiva volutamente sghemba la ho sempre apprezzata.

UFO 1975 (L to R) Andy Parker- Pete Way - Phil Mogg - Michael Schenker

UFO 1975 (L to R) Andy Parker- Pete Way – Phil Mogg – Michael Schenker

Let It Roll è un po’ centurionica nell’andamento, ma è trascinante e le chitarre soliste di Schenker sono uno spettacolo. Costruzione elementare, sezione ritmica giusto sufficiente ma la voce di Mogg e i fraseggi di Schenker sono stupefacenti. Ricordo il Tim adolescente rapito dalla sezione lenta dove i ricami chitarristici si fanno magnifici. Pezzo che è un classico della band ancora in scaletta.

Shoot Shoot è un Hard Rock And Roll di gran livello pur nella sua semplicità, di nuovo gli interventi della solista di MS sono fenomenali. Anche Shoot Shoot a tutt’oggi è considerato un classico del gruppo.

High Flyer mi irretì completamente, quadretto acustico delizioso, belle melodie, chitarra acustica gentile e assolo ispirato. Le tastiere (di Chuck Churchill dei Ten Years After) sono invece lofi, quei tappeti che riempiranno anche ma che sono noiosi e dozzinali.

Love Lost Love è di nuovo hard rock con un respiro melodico apprezzabile. La ritmica teutonica e quadrata della chitarra di Schenker è scalfita meravigliosamente dall’ennesimo bell’assolo del biondo di Sarstedt. La sequenza di bei pezzi continua con Out In The Street, un grazioso pianino su cui emerge la bella voce di Phil Mogg e la chitarra geometrica di Schenker. L’alternarsi tra momenti dolci e ruvidi, l’inizio incntevole dell’assolo di Schenker, la genuinità del gruppo.

Mother Mary parte decisa, Hard Rock europeo cazzuto trascinato da un gran cantante e da un giovane asso della chitarra. Quello che fa vincere questo gruppo è l’aspetto melodico (ma mai mieloso), anche nei brani più duri c’è sempre un momento di dolcezza che poi dà ancora più corpo agli sviluppi chitarristici sempre riusciti. Dopo sei grandi pezzi ci sta che arrivino un paio di brani meno incisivi come Too Much of Nothing e Dance Your Life Away che comunque contengono momenti validi al loro interno. La sezione ritmica sembra qui meno efficace. This Kid’s / Between the Walls è una sorta di pezzo diviso in tre parti: dapprima il capitolo hard rock, poi quello blues (un po’ troppo quadrato e pesante) e infine la chiusura psichedelica che in qualche modo riporta ai primi due album del gruppo. Niente male. Degna outro di un gran disco.

L’outtake A Million Miles inizia come una ballata, magari non proprio originalissima, ma una di quelle in cui mi ci riconosco sempre …

Seems I lost my direction
Was it all just in a word?
Thought I found that something’s real
Now I’m lost, don’t know where to go

poi si fa hard rock prima di ritornare al mood iniziale. Giusto che al tempo non sia finita sull’album, roba per fan come me.

Il secondo CD/LP contiene il concerto del 23 settembre 1975 allo studio Record Plant di Sausalito (California) davanti ad un ristretto numero di fan. In formazione era arrivato da poco d Danny Peyroneli alle tastiere, che col suo stile percussivo cercava di dare un colore in più alla musica degli UFO. In scaletta soprattutto brani presi dai primi due album con Schenker (dunque Phenomen del 1974 e appunto Force It) e un paio di cosette dal primo periodo. La qualità della registrazione non è il top, in più all’inizio Schenker a tratti sembra un po’ fuori fuoco (le prime fasi di Doctor Doctor traballano), ma poi la band prende confidenza e porta a casa un buon risultato.

LP vinyl  •  2CD set • Remastered audiUFOLa deluxe edition dunque non è male, anche se non contiene nulla di nuovo (se non il remaster), visto che la outtake e il concerto furono già pubblicati in edizioni passate. Detto ciò va ribadito che Force It è stato, è, e rimarrà sempre uno dei più fulgidi esempi di hard rock britannico degli anni settanta. Probabilmente il culmine dell’era Schenker è Lights Out del 1977, ma Force It vi è subito dietro. Per chi segue questo blog, album da avere.

◊ ◊ ◊

2LP vinyl  •  2CD set • Remastered audio

Tracklist

(nella versione 2 LP, la outtake non è presente / il concerto di LA 1975 esce per la prima volta su LP con questa edizione)
CD1
1. Let It Roll (2021 Remaster) (3:55)
2. Shoot Shoot (2021 Remaster) (3:36)
3. High Flyer (2021 Remaster) (4:04)
4. Love Lost Love (2021 Remaster) (3:20)
5. Out in the Street (2021 Remaster) (5:13)
6. Mother Mary (2021 Remaster) (3:48)
7. Too Much of Nothing (2021 Remaster) (3:58)
8. Dance Your Life Away (2021 Remaster) (3:32)
9. This Kid’s / Between the Walls (2021 Remaster) (6:14)
10. A Million Miles (2021 Remaster) (4:46) BONUS TRACK

CD2

1. Intro (Live at Record Plant, NYC, 1975 / 2021 Remaster) (1:12)
2. Let It Roll (Live at Record Plant, NYC, 1975 / 2021 Remaster) (5:01)
3. Doctor Doctor (Live at Record Plant, NYC, 1975 / 2021 Remaster) (5:15)
4. Oh My (Live at Record Plant, NYC, 1975 / 2021 Remaster) (4:17)
5. Built For Comfort (Live at Record Plant, NYC, 1975 / 2021 Remaster) (4:42)
6. Out In The Street (Live at Record Plant, NYC, 1975 / 2021 Remaster) (5:29)
7. Space Child (Live at Record Plant, NYC, 1975 / 2021 Remaster) (4:43)
8. Mother Mary (Live at Record Plant, NYC, 1975 / 2021 Remaster) (4:43)
9. All Or Nothing (Live at Record Plant, NYC, 1975 / 2021 Remaster) (4:39)
10. This Kid’s (Live at Record Plant, NYC, 1975 / 2021 Remaster) (4:39)
11. Shoot Shoot (Live at Record Plant, NYC, 1975 / 2021 Remaster) (3:51)
12. Rock Bottom (Live at Record Plant, NYC, 1975 / 2021 Remaster) (9:07)

UFO
  • Phil Mogg – vocals
  • Michael Schenker – guitar
  • Pete Way – bass
  • Andy Parker – drums
Additional musicians
  • Chick Churchill – keyboards (studio album)
  • David Peyroneli – Keyboards (live set)
Production
  • Leo Lyons – producer
  • Mike Bobak, Mike Thompson – engineers
  • Hipgnosis – cover art

Gli UFO sul Blog:

https://timtirelli.com/2015/11/04/ufo-milano-legend-club-1-nov-2015-tttt/

https://timtirelli.com/2013/06/05/ufo-at-the-bbc-1974-1985-2013-chrysalis-tttt%c2%bd/

https://timtirelli.com/2012/04/24/ufo-the-chrisalys-years-1980-86-chrisalys-emi-2012-box-set-ttttt/

https://timtirelli.com/2012/03/25/ufo-seven-deadly-spvsteamhammer-2012-ttt/

https://timtirelli.com/2012/02/10/ufo-the-chrysalis-years-1973-1979-chrysalis-emi-2011-ttttt/

The 1969 Memphis Country Blues Festival | Full Documentary

10 Ago

Qualche giorno fa la Fat Possum Records ha pubblicato su Youtube il documentario sul Memphis Country Blues Festival del 1969, non potevo dunque che scrivere due righe a tal proposito; è vero che per noi il termine Uomo di Blues ha una valenza più ampia e dunque non solo musicale, ma è indubbio che il Blues è la musica (almeno nella sua versione rurale) che più inquieta le nostre anime.

memphis country blues festival 1969

Diversi i nomi poco noti e accanto a questi giganti come Bukka White, Mississippi Fred McDowell e Johnny Winter. Riguardo quest’ultimo devo dire che mi ha un po’ sorpreso la versione di Memory Pain suonata senza la Gibson Les Paul. Il brano comparve sull’album Second Winter uscito alla fine d’ottobre del 1969 e registrato in otto giorni tra luglio e agosto dello stesso anno, e si contraddistinse per il suono pieno e caldo della chitarra Les Paul, appunto.

Sentirgliela fare al Memphis Country Blues Festival nel giugno del 1969 con una chitarra diversa e dal suono pulito mi ha meravigliato, l’attacco non è ovviamente lo stesso, ma per uno come me vedere un filmato fino ad oggi inedito di Johnny Winter nel 1969 è sempre un evento.

Ad ogni modo è un documentario davvero notevole.


03:14
Rufus Thomas with The Bar-Kays

08:01 Bukka White

09:58 Nathan Beauregard

12:01 Sleepy John Estes & Yank Rachell

14:00 Jo Ann Kelly & “Backwards” Sam Firk

17:20 Son Thomas 20:20 Sleepy John Estes & Yank Rachell

22:07 Lum Guffin

23:21 Rev. Robert Wilkins & Family

26:09 John Fahey

28:56 Sid Selvidge with Moloch

30:53 John D. Loudermilk

35:43 Furry Lewis

42:35 Bukka White

43:53 Piano Red

47:05 Jefferson Street Jug Band with John Fahey and Robert Palmer

50:26 Insect Trust

52:25 Moloch

56:22 Johnny Winter

01:02:40 The Salem Harmonizers

01:05:34 Mississippi Fred McDowell

https://www.fatpossum.com/

Qiu Xiaolong”La ragazza che danzava per Mao” (Feltrinelli/Marsilio 2019) – TTT¾

27 Mar

Dopo i primi cinque thriller dedicati alle inchieste dell’Ispettore Capo Chen recensiti qui sul blog con molto entusiasmo, ecco arrivare la prima increspatura; intendiamoci è sempre un thriller di buon livello, ma solo verso la fine il romanzo decolla (sebbene la conclusione mi sembri forzata), buona parte del libro procede un poco lenta. Può darsi che sia solo una mia impressione e ad ogni modo non potevo non leggere anche questo sesto capitolo, ormai l’Ispettore Chen Cao è uno di noi, un po’ come Rocco Schiavone, benché i due personaggi abbiano atteggiamenti diversi. Thriller comunque da 7+.

Sinossi:

https://www.lafeltrinelli.it/libri/ragazza-che-danzava-mao-inchieste/9788829700493

La giovane Jiao, nipote di una delle favorite di Mao, si è trasferita in un lussuoso quartiere di Shanghai e conduce una vita dispendiosa, tra locali alla moda e feste danzanti nella casa di un certo signor Xie, dove gli invitati si scambiano nostalgici aneddoti sulle glorie pre-Rivoluzione, abbandonandosi al languore della musica anni Trenta. La sicurezza interna sospetta che sia in possesso di documenti in grado di danneggiare la reputazione del Grande Timoniere e il Partito. È un nuovo caso per l’ispettore capo Chen Cao, che in pochi giorni dovrà riuscire a infiltrarsi nella mondana cerchia di Jiao per scoprirne i segreti. E la sua indagine sarà anche un viaggio nella sfera privata dell’uomo che decise il destino di un popolo, in un passato che condiziona un presente in cui Chen non riesce a identificarsi del tutto, e in cui è ancora possibile morire all’ombra di Mao. 

QIU XIAOLONG sul blog:

https://timtirelli.com/2020/09/16/qiu-xiaolong-di-seta-e-di-sangue-feltrinelli-marsilio-2019-tttt%c2%bd/

https://timtirelli.com/2020/06/03/qiu-xiaolong-ratti-rossi-feltrinelli-marsilio-2019-tttt%c2%bd/

https://timtirelli.com/2020/02/09/qiu-xiaolong-quando-il-rosso-e-il-nero-feltrinelli-marsilio-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2019/04/08/qiu-xiaolong-visto-per-shanghai-feltrinelli-marsilio-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2018/11/06/qiu-xiaolong-la-misteriosa-morte-della-compagna-guan-feltrinelli-2018-tttt/

NEWS: Bad Company “Run With The Pack” e “Burnin’ Sky”deluxe editions

7 Mar

Questa seconda sfornata di deluxe editions sarebbero dovute uscire l’anno scorso dopo la pubblicazione dello splendida LIVE 1977-1979; iniziavo ad essere preoccupato e poi oggi, all’improvviso,  il mio amico Fil mi dà l’imbeccata. Prossimamente nei negozi di dischi dunque le edizioni lusso del secondo e il terzo album della Bad Company. Ne parleremo approfonditamente qui sul blog, intanto però questa anticipazione.

Description
During a rare break from touring, Paul Rodgers, Mick Ralphs, Simon Kirke and Boz Burrell got together in France to record new songs using the Rolling Stones mobile recording studio. Those sessions produced Run With The Pack, a 10-song album that came out in early 1976 and rose to #4 in England and #5 in America, where it sold three million copies alone. Radio stations embraced the title track along with a cover of The Coasters’ Young Blood, while Silver, Blue & Gold became one of the band’s signature tracks, even though it was never officially released as a single.

The bonus disc that accompanies RUN WITH THE PACK: DELUXE EDITION includes unreleased early mixes for Honey Child and Simple Man, as well as an extended version of the title track. There s also the previously unreleased Let There Be Love, an outtake from the recording sessions. In fact, the acoustic version of Do Right By Your Woman, previously only available as the B-Side of the single release of Run With The Pack, is the only song on the bonus disc that has ever been previously released.

Tracklist
[CD1]
1. Live For The Music (Remastered)
2. Simple Man (Remastered)
3. Honey Child (Remastered)
4. Love Me Somebody (Remastered)
5. Run With The Pack (Remastered)
6. Silver, Blue & Gold (Remastered)
7. Young Blood (Remastered)
8. Do Right By Your Woman (Remastered)
9. Sweet Lil’ Sister (Remastered)
10. Fade Away (Remastered)

[CD2]
1. Live For The Music (Take 1, Alternative Vocal & Guitar)
2. Simple Man (Take 3, Early Mix)
3. Honey Child (Early Mix, Alternative Guitar Solo)
4. Run With The Pack (Extended Version, Alternative Vocal)
5. Let There Be Love (Take 1)
6. Silver, Blue & Gold (Take 1, Early Mix)
7. Young Blood (Alternative Vocal)
8. Do Right By Your Woman (Alternative Vocal)
9. Sweet Lil’ Sister (Live Backing Track)
10. Fade Away (Early Mix, Alternative Guitar Solo)
11. Do Right By Your Woman (Acoustic Version) (Remastered)
12. (I Know) I’m Losing You (Studio Jam)
13. Young Blood (Alternative Version 2)
14. Fade Away (Island Studios Demo)

 

During the summer of 1976, the band returned to France yet again to record 12 songs for what would become Burnin’ Sky. They chose Château d’Hérouville as the studio, which is where David Bowie would record Low later that same year. Burnin’ Sky was released in March 1977, and broke into the Top 20 in both the U.K. and U.S.

The BURNIN’ SKY: DELUXE EDITION bonus disc features unreleased versions of nearly every song on the album, including alternative takes and mixes of Man Needs A Woman and Morning Sun, plus the full version of Too Bad. The session tapes also unearthed Unfinished Story, a song that was completed, but never released.

Tracklist
[CD1]
1. Burnin’ Sky (Remastered)
2. Morning Sun (Remastered)
3. Leaving You (Remastered)
4. Like Water (Remastered)
5. Knapsack (The Happy Wanderer) (Remastered)
6. Everything I Need (Remastered)
7. Heartbeat (Remastered)
8. Peace Of Mind (Remastered)
9. Passing Time (Remastered)
10. Too Bad (Remastered)
11. Man Needs Woman (Remastered)
12. Master Of Ceremony (Remastered)

[CD2]
1. Burnin’ Sky (Take 2, Alternative Vocal & Guitar)
2. Morning Sun (Take 3, Early Version)
3. Leaving You (Take 1, Alternative Vocal)
4. Like Water (Take 1, Rough Mix)
5. Knapsack (The Happy Wanderer) [Early Run Through]
6. Everything I Need (Take 2, Rough Mix)
7. Peace Of Mind (Alternative Version)
8. Passing Time (Alternative Vocal)
9. Too Bad (Full Version)
10. Man Needs Woman (Alternative Vocal & Guitar)
11. Too Bad (Early Version, Mick Ralphs Vocal)
12. Man Needs Woman (Take 2, Early Version, Mick Ralphs Vocal)
13. Burnin’ Sky (Take 1, Alternative Vocal)
14. Unfinished Story

BAD COMPANY: Boz Burrell / Mick Ralphs / Paul Rodgers / Simon Kirke

INTERVALLO: BAD COMPANY “Budgie” (1977 instrumental unreleased track)

1 Gen

Se il buon anno si vede dal mattino direte voi…che ci volete fare questo è un blog blues e trovo sia inevitabile iniziare l’anno con un oscuro inedito (strumentale) apparso su uno dei due cd compilation di  home recording di MICK RALPHS, una delle nostre guiding light. Che la nuova stagione vi sia propizia.

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Mick Ralphs That's Life Mick Ralphs That's Life

 

 

PARISIENNE WALKWAYS

15 Nov

Domenica. Sono ancora stordito da quanto successo a Parigi venerdì sera. E’ difficile venire a patti con questo tipo di tragedie, è difficile gestire i sentimenti che sgorgano dalla pancia, dal cuore, dall’intelletto. Il primo fiotto emotivo è un qualcosa di primitivo, quella voglia di andare a prendere i colpevoli, bastonarli e poi fucilarli, di difendere a spada tratta il territorio del pezzo di pianeta in cui vivi contro anche solo chi è diverso da te. Per fortuna poi, se si è dotati di un minimo di intelligenza, subentrano pensieri più razionali e freddi e si comincia così a cercare di analizzare quale sia la strada migliore da intraprendere. Risposte al momento non ce ne sono, ma stringersi compatti, non farsi prendere né dalla paura nell’isteria forcaiola è già un buon inizio.

Pur essendo orgoglioso delle mie origini, pur sentendomi attaccatissimo alla mia terra, sono uno che non sopporta i campanilismi e i nazionalismi. Amo molti paesi, ma per la Francia (e le altre nazioni europee in cui si parlano le lingue romanze) ho un posto particolare nel mio cuore. Sono figlio della Rivoluzione Francese (e certo, anche di Atene e di Roma) dopotutto, sono stato un paio di volte a Parigi, dopo Roma la città (tra quelle che ho visitato) che più amo e vederla a terra, ferita, lacera, sanguinante è un dolore cupo, freddo, assoluto.

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In quanto ateo questo dolore è ancora più forte, perché seppur in tanti si affrettino a ribadire che questa non è una guerra di religione, secondo me lo è, in toto. Poi, è chiaro, il tutto si riversa pure su altre tematiche e diventa una guerra al nostro modo di vivere, al nostri valori di democrazia, di secolarizzazione, persino una guerra al Rock. E tutto questo in nome di un dio che non esiste e che se anche esistesse dubito giustificherebbe il comportamento dei suoi figli. Il fatto è che noi umani siamo peggio delle bestie e che aveva ragione RITA LEVI MONTALCINI quando diceva che l’uomo ha bisogno di almeno altri 100 mila anni di evoluzione.

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Leggo sui giornali titoli che fanno rabbrividire, ascolto dichiarazioni dei politici del centrodestra che mi fanno perdere ogni speranza verso il genere umano, annoiato e deluso spengo la TV prima che quelli del centrosinistra terminino le loro fumose, trite e ritrite analisi. Spengo anche quando sento le dichiarazioni di Bergoglio.

Ora, io non sono un pacifista, in quanto Guevarista non posso esserlo, non sono un ipocrita, ma che senso hanno tutte queste dichiarazioni a favore di rappresaglie, di innalzamento dell’odio, di furia cieca? Cosa risolviamo? C’è uno stato, un nemico certo da colpire?

Basito osservo amici (o meglio ex amici) facebook che condividono la prima pagina di quel giornalaccio che titola “Bastardi Islamici”, altri che scrivono che bisogna iniziare a prendere la mira e sparare. Prendere la mira e sparare? Ma contro chi? Cosa facciamo, ci mettiamo a sparare contro chiunque abbia origini arabe? Questo al di là che molti di loro vogliano vivere in pace, cerchino semplicemente un mondo migliore dove vivere? Li ammazziamo tutti? Sono veramente disgustato dalla grettezza, dalla violenza, dalla poca intelligenza di certa, troppa, gente. Facile abbandonarsi agli istinti più bassi. Troppo facile.

Il nemico esiste, dove sia e chi sia è già più difficile accertarlo. Che facciamo, bombardiamo Siria ed Iraq in modo da farci un gigantesco parcheggio? Ci fosse modo di colpire il nemico in modo certo, non mi tiro indietro, ma non possiamo andare a sparare in giro e a chi capita capita. Sicuro, loro lo fanno, ma dovremmo farlo anche noi? Andiamo in una città dell’Iraq e spariamo su gente che si beve un thé in un bar a mo’ di rivalsa?

Non dimentichiamoci che la situazione che si è creata è anche opera dei paesi occidentali, con le nostre politiche avide e poco lungimiranti. Sia chiaro, non giustifico in nessun modo la barbarie di questi esseri disumani, ma proviamo a farci un esame di coscienza. Detto questo, staniamoli, annientiamoli e cerchiamo di dare un aiuto disinteressato, alla ricostruzione dell’identità e della pace nazionale di quei territori. Già, pura utopia, ma preferisco scrivere queste banalità piuttosto che ( e qui l’uso del “piuttosto che” è corretto!) dare fuoco alle polveri.

Mi viene in mente un’altra citazione di RITA LEVI MONTALCINI: “Ai miei genitori devo anche la tendenza a guardare gli altri con simpatia e senza diffidenza”.

Purtroppo mi torna alla mente anche il modo in cui il leader del M5S apostrò la MONTALCINI dopo che nel 2001 lei vinse il Nobel: “Vecchia puttana”. Non c’è speranza, temo.

Il momento è grave e greve, il blog si stringe intorno all’Europa, alla Francia, a Parigi.

Fluctuat nec mergitur.

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Rick Wakeman & The English Rock Ensemble – Live at The Barrow Hill Roundhouse Engine Shed, Derbyshire, England, 11/09/2015 – di Saura Terenziani

23 Set

Saura ci narra della piccola avventura che ha vissuto al cospetto del Caped Crusader e della sua band; lo fa col candore di una che ama il suo artista preferito senza riserve. Go for it, Saurit.

ITALIAN / ENGLISH

Maggio 2015.

Come tutti i giorni, apro la homepage del sito di Rick Wakeman e subito una notizia balza ai miei occhi: Rick farà un concerto con il suo gruppo, The English Rock Ensemble, nel Derbyshire, England, l’11 settembre 2015. La venue è The Barrow Hill Roundhouse Engine Shed, un deposito di manutenzione di treni con annesso museo dove sono esposti vari esemplari di locomotive d’epoca inglesi.

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The Barrow Hill Roundhouse Museum

La mia prima reazione è: ci devo essere. Ho visto Rick Wakeman con lo spettacolo piano solo, ma non l’ho mai visto con la sua band. E dato che i concerti con la ERE non sono così frequenti, questa potrebbe essere un’occasione unica. Ci devo essere a tutti i costi. E così, ad occhi chiusi, compro il biglietto.

Settembre 2015.

Dopo varie peripezie, dopo che fino all’ultimo momento ho temuto di non farcela, alla fine sono sull’aereo della Ryanair per l’aeroporto di East Midlands, destinazione Chesterfield. Tyrrell non è potuto venire con me causa l’intenso periodo di lavoro dovuto alla imminente fiera delle ceramiche di Bologna, ma io sono qui. Dopo una notte trepidante in hotel e una mattina passata camminando per le vie di questa deliziosa cittadina, alle 17 sono sul bus per Barrow Hill e alle 17,30 sono davanti ai cancelli di questo luogo affascinante

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RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani

C’è già una decina di persone, tra cui Su, un’amica che ho conosciuto su Facebook, il cui accento però è talmente stretto che faccio una fatica enorme a capirla. Mi riprometto, una volta a casa, di mettermi sul serio a cercare di migliorare il mio inglese. Mentre la coda di fan si allunga (tutti ordinatamente in fila) arrivano le 18,30, orario d’apertura dei cancelli. Mi precipito dentro e mi fiondo in prima fila. Davanti a me ho il magico anello di dieci tastiere, con due Minimoog a guardare tutti dall’alto. Solo adesso elaboro veramente dove sono e cosa sta per succedere.

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RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani

La location è veramente molto suggestiva. Il palco è montato sopra la piattaforma di scambio circolare che viene usata per manovrare le locomotive, e da due di quelle esposte nel capannone esce vapore a rendere l’ambiente brumoso come la campagna inglese di prima mattina. Continua ad arrivare gente. In mattinata ho fatto la piacevole conoscenza di Michaela, una fan tedesca di Rick che arriva da Colonia. Abbiamo la fortuna di ritrovarci fianco a fianco lì in prima fila. Poco dopo arriva anche Paul, un amico di Rick da oltre trent’anni, che mi raccomanda di raggiungerlo al bar una volta finito il concerto perché vuole offrirmi da bere. Prendo mentalmente nota di non perderlo di vista, perché potrebbe portarmi direttamente a Rick. Non so infatti se, in questa occasione, a fine concerto si avrà la possibilità di scattare foto e intrattenersi con lui, come è successo in altre occasioni. Chiedo a Michaela se sa a che ora cominci il concerto, e lei mi risponde “eight pm”. La puntualità degli inglesi è leggendaria. Alle otto precise le luci si abbassano e parte l’overture di Return To The Centre Of The Earth. E Rick, con la sua band, sale sul palco.

Sono stordita. Il Caped Crusader è davanti a me, a tre metri, sorridente, con la maglia e le braghe della tuta dello zio Fedele, ma sulle spalle ha il leggendario mantello dorato che ha contribuito a crearne il mito. Sono felice di essere lì, sono felice di aver fatto questa pazzia, e mi preparo a godermi il concerto. Il primo pezzo è un estratto di circa venti minuti dall’epico Journey To The Centre Of The Earth. Quando partono le prime note di The Battle non posso fare a meno di riprenderlo, per immortalare questo momento.

Sentire Rick Wakeman suonare il Moog è qualcosa che ogni amante del progressive, e in generale della musica, dovrebbe fare una volta nella vita. E stasera sembra che la cosa gli venga parecchio bene. L’assolo alla fine del pezzo è qualcosa di celestiale per le mie orecchie.

RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani

Ashley Holt sembra raggiungere ancora bene le note più alte, nonostante i suoi 69 anni suonati. E’ un cantante particolare, molto lirico, che può piacere o meno, però è indubbiamente legato alla carriera solista di Rick e certi brani sembrerebbero incompleti senza la sua voce.

RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani

Conosco Matt Pegg da quando lo vidi nel 2003 con i Procol Harum. L’avevo trovato molto gradevole allora, e ascoltandolo nei primi minuti confermo quello che penso di lui.

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RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani

Dave Colquhoun è un chitarrista molto tecnico, che durante i suoi assoli predilige ricercatezze sulle corde che magari possono far storcere il naso, però nel complesso è indispensabile nella band, sia come controcanto ad Ashley sia come punto di riferimento per Rick, dato che i due si guardano molto spesso durante i pezzi.

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RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani

Ma la vera sorpresa (che poi sorpresa non è) è Tony Fernandez alla batteria. 69 anni pure lui, suona con Rick dal 1975 e sembra che il tempo non sia per niente passato. E’ una forza della natura, solido e roccioso, con una bella pacca, che non cerca mai preziosismi inutili ma rimane lì, sempre attento alle indicazioni di Rick, ai cambi di tempo e di melodia. Assieme a Matt forma una buonissima sezione ritmica. Mi viene spontaneo il paragone con Alan White, che negli ultimi anni è diventato l’ombra di se stesso, pesante, lento e quasi impacciato. Quello che ho davanti in questo momento invece è un batterista che dà ancora del filo da torcere a molti giovinetti. Poi è un mancino che suona usando la traditional grip, ed è particolare da vedere.

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RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani

Quando la suite di Journey finisce, con l’epica Hall of the Mountain King di Grieg, Rick prende il microfono, saluta e ringrazia. Si capisce subito che sarà una gran serata. Rick è in vena, ha voglia di scherzare e di raccontare i suoi mille aneddoti, conditi dalla sua tipica ironia. Non è sempre facile per me seguire il suo inglese, ma qualcosa mi arriva. Il pezzo successivo è una delle sei mogli, Catherine Parr. Io ho la scaletta proprio davanti a me, so che non è prevista la mia moglie preferita, Anne Boleyn, ma mi godo ugualmente questa, che è una di quelle dove la maestria del Keyboards Wizard si nota maggiormente.

E’ poi la volta di The Visit e Return of the Phantom, due pezzi tratti dalla colonna sonora scritta da Rick per il film Phantom Of The Opera che di solito lui inserisce sempre in scaletta quando suona con la ERE. Non sono i miei preferiti, ma li ascolto ugualmente volentieri. Poi parte con una chicca che non esegue spesso dal vivo, cioè White Rock, composta nel 1976 per le Olimpiadi Invernali di Innsbruck, Austria. Sono combattuta se filmarlo o liberarmi di questa schiavitù multimediale che ci opprime, e decido per la seconda ipotesi, godendomi appieno le sue acrobazie sul Moog. Alla fine è la scelta migliore. Perché non mi rimane un film da riguardare, è vero, ma le sensazioni che mi attraversano il corpo in questo momento mi fanno sentire molto più viva di un filmino in bassa risoluzione.

La band scende dal palco e lascia Tony a battere i suoi tamburi tutto solo. Non sono un’amante di queste esibizioni soliste, a meno che tu non ti chiami John Bonham, ma Rick vuole che tutti abbiano il suo spazio, e alla fine lo prendo per quello che è, un piccolo momento di celebrazione per un batterista che lo ha costantemente accompagnato durante tutto l’arco della sua carriera. Rick si affaccia divertito dal retro del palco per vedere a che punto siamo.

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RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani

A un dato segnale Rick e gli altri rientrano e parte la suite di King Arthur, a mio parere uno dei dischi più belli della sua carriera e uno dei miei preferiti. Rick si destreggia sulle varie tastiere disposte ad anello intorno a lui, si diverte, canticchia le parti assieme ad Ashley, ma la cosa che mi salta più agli occhi e alle orecchie è l’accuratezza dei suoni. Ho ascoltato decine di bootleg e registrazioni dal vivo ufficiali, ho visto un sacco di video in rete, riguardanti tutto i periodi della sua carriera, e mi sembra che stasera i suoni siano proprio quelli giusti, le parti si incastrino perfettamente l’una nell’altra, senza sbavature o incertezze; mi pare inoltre che, nonostante i ventilati problemi sulla sua salute, Rick sia davvero in gran forma e abbia un’ottima padronanza dei suoi strumenti, mentre volteggia (si fa per dire, data la sua mole) da una tastiera all’altra.

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RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani

Forse è solo un’impressione mia, dovuta all’essere qui in questo momento e al vedermelo davanti, così maestoso e imponente, col suo mantello dorato, mentre il leit motiv di King Arthur eseguito sul Moog lascia il posto alla struggente melodia di “The Last Battle”, che mai avrei sognato di sentire dal vivo.

E’ poi il momento di un’altra moglie, Jane Seymour, e qui non posso resistere, la multimedialità ha la meglio.

Assolutamente fantastico. Per non parlare di quello che viene dopo. No Earthly Connection è forse il mio disco preferito tra i tantissimi pubblicati da Rick; la maggioranza dei fan vota quasi sempre per The Six Wives o Journey o King Arthur, beh, io vado fuori dal coro e scelgo NEC. Il perché non lo so di preciso, forse per quelle parti di piano che vengono su dal nulla quando meno te lo aspetti, immerse in un’atmosfera incredibile, o forse per il fatto che è il suo concept album più strano, unico e differente rispetto al resto della sua musica. Fatto sta che quando parte The Recollection / The Spaceman parto per viaggi cosmici, anche perché mi aspetto l’arrangiamento che Rick fece a Cuba nel 2005, e puntualmente vengo accontentata. Ashley comincia a fare un po’ fatica nelle note alte, cerca di mascherare le sue incertezze, a volte ci riesce e altre no. Pazienza, non ci si può aspettare di più da lui vista l’età, e comunque quello che ne viene fuori è ancora un buon risultato.

Ecco poi arrivare un’altra moglie, Catherine Howard, ed io inevitabilmente penso a Tyrrell, dato che è la sua preferita. Catherine Howard è un pezzo lungo, variegato, con molti cambi di tempo e di melodia, un vero festival del progressive. Conoscendo la storia della quinta e sfortunata moglie di Enrico VIII chiudo gli occhi e mi sembra di vederla, là, imprigionata nella Torre di Londra, sola e disperata. Dagli intrecci di note si percepiscono la sua giovane età e la sua voglia di vivere, le sue frivolezze, la sua caduta in disgrazia e la sua morte. Rick è un maestro nell’illustrare con la musica questi momenti storici che ama tanto. Tra un brano e l’altro continuano i gustosi siparietti tra lui e il resto della band.

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RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani

Stiamo arrivando al gran finale. Con Merlin The Magician si chiude il concerto. A metà del pezzo Rick esce dall’anello, imbraccia la sua keytar Roland AX-7, duetta con Dave e poi scende dal palco e si immerge nell’abbraccio della gente, continuando sempre a suonare. Sale sulla scaletta di una locomotiva e si diverte un sacco. Poi torna indietro, afferra la bionda di turno e se la porta sul palco. Una volta lì Ashley le spiega come distendere le braccia, Rick ci appoggia sopra la keytar e la suona come una normale tastiera. Poi si volta verso Tony, gli fa un cenno e si scatena nella giga di Merlino. Io mi chiedo come faccia a suonare in quel modo un pezzo come quello su una tastiera di neanche quattro ottave e su un appoggio tanto precario, eppure per lui è come bere una tazza di tè. Stupefacente.

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RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani

Ovazione del pubblico e abbraccio finale. Ma non è finita. Li richiamiamo indietro a gran voce, perché vogliamo che Rick ci delizi ancora con il suo Moog. E lui non si fa pregare. Arriva l’unico pezzo degli Yes suonato in serata, su cui Rick neppure suonò in origine, ma che è la sua bandiera da sempre. Quando Tony dà il quattro io alzo le braccia al cielo in un urlo liberatorio. In questo momento mi sento davvero parte della storia della musica, degli Yes e di Rick Wakeman. Ladies & gentlemen, Starship Trooper.

Poi potete dire quello che volete, che Ashley Holt c’entra poco con lo stile di Jon Anderson , che nel complesso questa versione si differenzia troppo dal pezzo originale, ma quello che vi dico io è che il tripudio finale sul Minimoog è la vera essenza di questo capolavoro, che Rick è l’unico che gli ha saputo dare il senso giusto, e che, dopo averlo ascoltato l’anno scorso a Padova dagli Yes in formazione Davison-Squire-White-Howe-Downes, mi sento di poter dire che giustizia è fatta, che l’esecuzione del tutto orfana di tastiere dell’anno scorso sarà sostituita nei miei ricordi da questa, che per me rimarrà sempre come la vera Starship Trooper degli Yes e di Rick Wakeman.

Grazie infinite.

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RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani

Si riaccendono le luci. Rimango appoggiata alla transenna, un po’ instupidita, guardando il palco vuoto e lasciando vagare lo sguardo attorno a me. Sono passate due ore e mezza, e mi sembrano dieci minuti. Michaela è al mio fianco che sorride, e ci raggiunge Paul, con l’immancabile birra in mano. Mi dice che, in trent’anni che segue i concerti di Rick, questo è stato uno di quelli in cui lui ha suonato meglio. Questa cosa mi rende ulteriormente felice di essere qui: ne è valsa la pena. Continuiamo a chiacchierare piacevolmente, poi Paul mi chiede se voglio fare una foto con Rick. Io ovviamente rispondo di sì, e lui mi fa un gesto con la mano. Mi volto, ed eccolo là. In mezzo ai fans, come sempre. Sorrido, e mi avvicino, ma in questo momento c’è troppa gente, e preferisco aspettare, tanto so che lui avrà un attimo per tutti senza dimenticare nessuno.

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RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani

Mentre mi aggiro lì intorno trovo Matt che si beve una birra chiacchierando con un fan. Mi avvicino, e quando si accorge di me lo saluto e gli racconto del mio primo incontro con lui 12 anni fa con i Procol Harum. Il suo viso si accende di curiosità, e mi rivolge tutta la sua attenzione. E’ poi la volta di Dave, che mi chiede da dove vengo, si stupisce quando gli dico ‘Italy’, e mi racconta di avere registrato l’anno scorso un disco con Cesare Cremonini. Anche a lui, come a Matt, fa piacere intrattenersi per qualche minuto con me, anche se io non sempre afferro quello che ha da dire. La foto ricordo è d’obbligo.

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DAVE & SAURA – RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani collection

Vedo che la gente vicino a Rick si è diradata, quindi mi faccio sotto. Sono una delle ultime ad arrivargli davanti, e quando mi vede sembra riconoscermi e sorride. E via con la prima foto.

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SAURA & RICK – RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani collection

Mentre gli allungo il biglietto del concerto e lui me lo autografa gli porgo i saluti da parte di Claudio Canova (e lui sorride), di Tim Tirelli (e lui sorride) e Nic Caciappo, amico californiano conosciuto per uno di quei casi fortuiti di cui è piena la vita, che in varie occasioni ha suonato con lui e di cui è grande amico (e lui borbotta tutto felice e conclude con un ‘amazing guy’). Poi mi prende per una spalla, mi poggia il testone sul crestino, e ne vien fuori un’altra foto meravigliosa.

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SAURA & RICK – RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani collection

Inutile dire che io sono al settimo cielo. Ma sono anche una persona consapevole ed equilibrata, quindi lascio il mio posto a chi c’è dopo di me. Becco Ashley mentre chiacchiera con Michaela, che è una sua grande fan (ha persino lo smartphone ‘coverizzato’ con una sua immagine, e poi dicono di me che ho come salvaschermo una foto di Rick…), e faccio una foto anche con lui.

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SAURA & ASHLEY – RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani collection

A fianco di Ashley c’è Tony, ed io mi spertico in lodi con lui, dato che, dopo Rick, è quello che mi ha maggiormente impressionato. Quando gli dico che vengo dall’Italia spalanca gli occhi, poi si mette al mio fianco per la foto di rito.

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TONY & SAURA – RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani collection

Mentre la band si aggira ancora lì nei paraggi io mi avvicino allo stand del Wakeman’s Music Emporium, osservo i cd esposti e mentre sto valutando quali acquistare si avvicina Rick per salutare l’amico al di là del tavolo.

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SAURA & RICK – RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani collection

Poi tutto finisce. Sono fuori, una degli ultimi ad uscire se non proprio l’ultima, il cancello si chiude dietro di me ed io mi incammino in cerca di un taxi. Penso con rammarico che quello che ho atteso con trepidazione per quattro mesi è già finito, ma la sensazione di essere stata partecipe ad un evento abbastanza unico per questo particolare periodo della carriera musicale di Rick Wakeman non mi abbandona. Quella che sembrava una pazzia alla fine si è rivelata una splendida avventura, che è valsa la pena di affrontare. Un’avventura da ripetere, sicuramente. Internet e tutto il resto rendono l’organizzazione di una cosa del genere una vera passeggiata, e da qualche tempo ho deciso di non lasciarmi sfuggire più nessuna occasione. Questa ne è stata la prova. Ne è valsa la pena? Sì, per il concerto e per tutto il resto. Lo rifarei? Certamente. Lo rifarò, se e quando si presenterà ancora un’opportunità del genere. Quindi, Rick, mi raccomando, non ti strapazzare troppo. Alla prossima.

(broken) ENGLISH

May 2015.

Everyday I open the homepage of the Rick Wakeman website and today immediately a news hits me: Rick will do a concert with his band, The English Rock Ensemble, in Derbyshire, England, on September 11, 2015. The venue is The Barrow Hill Roundhouse Engine Shed, a maintenance depot for trains with a museum which displays various vintage locomotives.

My first reaction is: I have to be there. I saw Rick Wakeman only with the piano solo show so I have never seen him with his band, and given that the concerts with the ERE are rare, this could be a unique opportunity. I have to go. Period. And so, without thinking about it too much, I buy the ticket.

September 2015.

After various adventures (until the last moment I was afraid of not making it), I’m on the Ryanair plane for the East Midlands airport, destination Chesterfield. Tyrrell is not with me because in this september he is always very busy at work, but I’m here anyway. After a hectic night at the hotel and a morning spent walking the streets of this charming town, at 5 pm I am a on the bus off to Barrow Hill.

Once there I note that there’s already a dozen people, including Su, a friend I met on Facebook; her accent is so tight that I make huge efforts to try to understand her. I promise, once at home to try to improve my English. While the queue of fans stretches (all neatly lined up) at 6,30 pm they open the gates. I rush in and I sling myself in the front row. I have before me the magic ring of ten keyboards, with two Minimoog. Only now I really realize where I am and what’s going to happen.

The location is very impressive. The stage is mounted on the exchange circular platform which is used to operate the locomotives, and two of those machines breath out steam to make the environment similar to the misty English countryside early in the morning. People keep on coming. In the morning I made the pleasant acquaintance of Michaela, a German fan of Rick from Cologne. We are lucky to find ourselves side by side there in the front row. Shortly after Paul arrives, he is a friend of Rick for over thirty years now, he tell me to reach the bar after the show so he may offer me a drink. I take a mental note to have him in sight, because he might take me directly to Rick. I do not know in fact if on this occasion at the end of the concert fans will have the opportunity to take pictures and talk with RW, as usually happens with the piano solo shows. Michaela wonders if Paul knows at what time the concert will begin, “eight pm” says Paul. The punctuality of the Englishmen is legendary. At eight sharp the lights dim at the sound of  the overture of the Return To The Centre Of The Earth. Rick and his band take the stage.

I’m stunned. The Caped Crusader is in front of me, just abou three meters, smiling, dressed with simple shirt and pants but also with the legendary golden cloak that helped to create the myth. I’m happy to be there, I’m glad I did this crazy trip, and I get ready to enjoy the show. The first piece is an excerpt about twenty minutes long from the epic Journey To The Centre Of The Earth. When  the first notes of The Battle come out I can not help but capturing this moment with my smarthone. To Hear Rick Wakeman playing the Moog is something that every lover of progressive, and music in general, should do once in their lifetime. And tonight it seems that the thing is quite good. The solo at the end of the piece is something incredible to my ears.

Ashley Holt seems to reach the high notes despite his age (69). He is a particular singer, very lyrical, you may or may not like his style, however, he is undoubtedly linked to the solo career of Rick and certain passages seem incomplete without his voice.

I  saw Matt Pegg  in 2003 with Procol Harum. I thought good things about him back then then, and listening to him now I can confirm my fisrt impressions.

Dave Colquhoun is a very technical guitarist and he is essential for this band plus he is a precious counterpoint to both Ashley and Rick.

The real surprise (which is no surprise actually) is Tony Fernandez on drums, he is 69 , and he ‘s been playing with Rick since 1975. He is ‘a force of nature, solid and rocky, with a nice hard touch; he never tries nonsense, he stays on the song, he’s always ready to follow Rick’s signs, or the changes of tempo and melody. Together with Matt they form a very good rhythm section. I naturally compare him with Alan White, who in recent years I’m afraid he has become a shadow of the great drummer he was. Tonite I have in front of  me a drummer who still rocks hard. Then he is lefty and he plays using the traditional grip… worth seeing.

When the suite of Journey ends with the epic Hall of the Mountain King by Grieg, Rick takes the microphone and salute us. It soon becomes clear that it will be a great evening. Rick is in the right mood, he wants to joke and during the show he will tell us many anedoctes with his typical irony. It is not always easy for me to follow his English, but I get something anyway. The next piece is one of the six wives, Catherine Parr. I have the set list in front of me, I know they will not play “my”favorite wife, Anne Boleyn, but I enjoy this too, which is one of those where the skill of the Keyboards Wizard is more noticeable.

The Visit and Return of the Phantom follows, two tracks from the soundtrack written by Rick for the film Phantom Of The Opera that he usually always inserts in the set list when he plays with the ERE. They are not my favorite, but I listen to them equally willingly. Then he gives us a gem that he does not play often live,White Rock, composed in 1976 for the Winter Olympics in Innsbruck, Austria. I fight with myself: shall I film it or I better get rid of this media obsession that oppresses us?  I go for the latter option, so I fully enjoying his stunts on the Moog. At the end I know I did the best choice, because the feelings that go through my body right now make me feel much more alive than with a home movie in low resolution on my hard disk.

The band go off stage, leaving Tony to beat his drums alone. I don’t like these kind of  solo performances (unless your name is John Bonham) but Rick wants everyone to have his space, so I eventually take it for what it is, a little moment of celebration for a drummer who has constantly accompanied  Rick during the whole of his career. Rick looks amused looking from the back of the stage to see when Tony is near the end of his solo.

At a given signal Rick and others come back on stage, and they launch themselves in a version of the suite of King Arthur, in my opinion one of the finest records of his career and one of my favorites. Rick juggles on various keyboards arranged in a ring around him, he enjoys the moment, he sings the parts together with Ashley; the thing I note the most is the accuracy of the sound. I have listened to dozens of official bootlegs and live recordings, I saw a lot of video on the net, covering all the eras of his career, and it seems to me that tonight the sounds are just the right ones, they fit perfectly one in another, no smudges or uncertainties; I think also that, despite his health problems (if they are true), Rick is really in great shape and he has the total control of his instruments, while circling (so to speak, given his size) from one keyboard to another.

Maybe it’s just my impression, due to being here in this moment and to see him in front of me, so majestic and imposing, with his golden mantle, whereas the leitmotif of King Arthur performed on the Moog gives way to the poignant melody of “The Last Battle”, I almost can’t believe I’m here.

And then it’s time for another wife, Jane Seymour, and here I can not resist, multimedia wins.

Absolutely fantastic. Not to mention what comes after. No Earthly Connection is perhaps my fave album among the many published by Rick; the majority of fans  always vote for The Six Wives or Journey or King Arthur, well, I stand out from the crowd and choose NEC. I do not know the reason, maybe it’s for those piano parts that come in from nowhere when you don’t expect them or perhaps for the fact that it’s his strangest concept album. The fact is that when the Recollection / The Spaceman start I seems to leave for cosmic trips, because I expect the arrangement that Rick did in Cuba in 2005, and I am satisfied on time. Ashley begins to struggle along with the high notes, trying to mask his uncertainties, sometimes he succeed and others does not. Never Mind, you can not expect more from him given his age, and in any case what comes out is still a good result.

We get another wife, Catherine Howard, and I inevitably think about Tyrrell, since it is his favorite. Catherine Howard is a long piece with many changes of tempo and melody, a real festival of progressive. Knowing the ill-fated history of the fifth wife of Henry VIII I close my eyes and I seem to see her there, imprisoned in the Tower of London, alone and desperate. By the intertwining notes you can perceived her young age and her will to live, her frivolity, her fall from grace and her death. Rick is a master in illustrating these historic moments with the music he loves so much. Between songs, tasty interludes between him and the rest of the band.

We’re approching the grand finale. Merlin The Magician closes the concert. Halfway through the piece Rick exits the keybopards ring, picks up his Roland AX-7 keytar, duets with Dave and then he come down the stage and  immersed himself in the crowd while playing. He even gets on the ladder of a locomotive and has a good time. Then comes back, he grabs a blonde fan and takes her on the stage. Once there Ashley explains here how to stretch her arms, Rick then lean over her arms the keytar and starts playing it like a normal keyboard. Then he turns to Tony and they breaks out  the jig  part of Merlin. I wonder how he can play that way a piece like that on a keyboard with only four octaves and a support so precarious, but it seems that for him it is like drinking a cup of tea. Amazing.

Loud ovation from audience and final acclaim. But there’s more. We call them back with a loud voice, because we want Rick still here with his Moog.  They comes onstage again to play the only Yes songs of the evening. Rick did not play on it way back in 1971 but it became one of his war horse anyway. When Tony gives the four I raise my arms to the sky in a liberating scream. Right now I really feel part of the history of music, of Rick Wakeman and Yes. Ladies & gentlemen, Starship Trooper.

You can say what you want, that Ashley Holt has little to do with the style of Jon Anderson, that overall this version differs too much from the original piece, but what I tell you is that the final triumph on the Minimoog is the true essence of this masterpiece, and that Rick is the only one who was able to give it the right direction, and that, after listening to it live last year in Padua played by Yes in the Davison-White-Squire-Howe-Downes line up I feel I can say that justice is done, that last year performance was a bit orphan of the real keyboards work and it will be replaced in my memory by this … this one will always remain the true Starship Trooper to me, RW is essential to it.

The show ends. Thank you very much.

They turn on the lights. I remain leaning against the barrier, a bit dazed and confused, looking at the empty stage and letting my eyes wander around. It’s been a two and a half hour show, and it seemed just like ten minutes to me. Michaela is at my side smiling, Paul joins us, with the inevitable beer in hand. He tells me that, in thirty years following the concerts of Rick, this was one of those where he has played better. This  makes me happy: so my trip was worth it. We continue to talk nicely, Paul then asks me if I want to take a picture with Rick. Of course I say yes, and he makes a gesture with his hand. I turn around, and there he is among  fans, as always. I smile, and I get closer, but right now there are too many people, and I prefer to wait,  I know he will have a moment for all without forgetting anyone.

As I wander around I find Matt drinking beer while chatting with a fan. I approach him, and when he notice me I greet him and tell him of my first meeting with him 12 years ago at the Procol Harum show. His face lights up with curiosity, and gives me his full attention. Then I meet Dave, who asks me where I come from and he is very surprised when I say’ Italy ‘; he tells me that last year he did session with Cesare Cremonini (an Italian singer).

I see that people near Rick thinned, so I go near him. I am one of the last to aapproch him, he seems to recognize me when he sees me and smiles.

I hand him the ticket for an autograph, I gives him greetings from Claudio Canova (one of his italian promoter), Tim Tirelli and Nic Caciappo, a Californian friend of Tyrrell who on several occasions  has played with him and of which he is a great friend (and he mutters happily and ends with an ‘amazing guy’). Then he takes me under his shoulder, he lean his head on my little Mohawk, and I get another wonderful picture to hold dear.

Needless to say, I’m over the moon. But I am also a person aware and balanced, so I leave my place to some other fan waiting. I catch Ashley chatting with Michaela, she is a huge fan of him (she even has the cover of her smartphone with a pic of him, but after all I have a Rick pic as a screen saver of my smartphone …), and I take a picture with him too

Alongside Ashley there is Tony, and I praise him, since he impressed me. When I say that I come from Italy he opens his eyes, then we take a photo together.

While the band is still there around I approach the stand of Wakeman’s Music Emporium, and buy few cds while Rick comes to greet his friend across the table.

Then everything ends. We are out the venue, I’m one of the last to leave, the gate closes behind me and I start walking in search of a taxi. I regret that what I have been eagerly looking forward for four months is already over, but the feeling of being a participant in an event quite unique for this particular period of the musical career of Rick Wakeman does not leave me. What seemed crazy at the end turned out to be a wonderful adventure, worth the deal. An adventure to be repeated, certainly. Internet makes the organization of thing like this quite easy, and I have decided not to miss any more opportunity. Was its worth it? Yes, for the concert and everything else.Will I do it again? Certainly as soon as another concert like happen . So, Rick, please, keep yourself in good shape. See you next time.

THE DARK SIDE OF THE RED ROOM di Massimo Bonelli

15 Apr

Il nostro caro amico MASSIMO BONELLI ci regala un ricordo del 1977 legato ai PINK FLOYD…

Pink Floyd Reception 1977b

Londra non è mai uguale, pur essendo sempre la stessa. Il conservatorismo british si è trovato a lottare ogni decennio con nuovi nemici del sistema: dalle zazzere e le gonne corte dell’era beat, alle creste colorate ed i piercing dell’epoca punk, sino al new romantic. Dai Beatles ai Sex Pistols sino ai Duran Duran. Su tutti, solo la Regina Elisabetta II ed i Pink Floyd ad incensare la grandezza e la continuità del Regno Unito.

Proprio nel periodo in cui il punk prendeva le distanze dal rock, i Pink Floyd prendevano le distanze da tutti con tre album di straordinaria fattura: Wish You Were Here (1975), Animals (1977) e The Wall (1979).

Era mercoledì 16 marzo del 1977, stavo andando alla Wembley Arena di Londra, in macchina con lo staff dei Pink Floyd, per la prima assoluta del concerto di presentazione di “Animals”. Due mesi prima era stato pubblicato l’omonimo album. Una folla di persone aveva esaurito la capienza. I Pink Floyd conquistarono il pubblico con la grandezza e la potenza della loro musica, con imprevedibili effetti speciali e, per la prima volta, con il gigantesco Pink Floyd Pig, l’enorme maiale rosa che volava sopra le teste del pubblico. Il concerto fu fantastico, ma la serata riservava sorprese migliori.

Dopo il concerto, sempre con la macchina del management, fui condotto in un club a Park Lane, dove la Emi Records, casa discografica per cui lavoravo, aveva organizzato un party per la band. L’aperitivo si teneva nella Red Room del Les Ambassadeurs. La stanza, molto grande, era interamente tappezzata di velluto rosso: pareti, soffitto e pavimento. Un unico mobile al centro con bicchieri e bottiglie di vino e champagne. Gli invitati arrivavano a gruppi, dopo aver lasciato il concerto. Molti gli artisti Emi e soprattutto Harvest, l’etichetta progressive per la quale incidevano i Pink Floyd. Avevo riconosciuto Roy Wood ex Move ora con Electric Light Orchestra, Edgar Broughton, Kevin Ayers ex Soft Machine, Jon Lord e Ian Paice dei Deep Purple, Twiggy,  Cliff Richard. C’erano anche Peter Jenner e Steve O’Rourke, primo e ultimo manager dei Floyd.

Proprio mentre stavo chiacchierando con Peter Jenner dei  geniali lavori musicali di Roy Harper, artista di cui lui si occupava e da me molto apprezzato, sentii scricchiolare sotto di me. Mi resi conto che il tacco della mia scarpa destra si era staccato di netto dalla suola. Nulla di veramente grave, non mi sarei certamente messo a zoppicare, visto che il tacco era molto sottile. Ma l’incubo fu un altro. Dove far sparire l’oggetto inutile in una stanza che non aveva alcuna nicchia, insenatura, sottomobile o altra preziosa rientranza? Il tacco abbandonato lo avrebbero visto tutti e sicuramente mi avrebbero additato con spregio, per cui me lo tracinai sotto il piede con falsa agilità. Sembrava che ognuno stesse notando il mio imbarazzo, anche i camerieri del Les Ambassadeurs mi guardavano con britannica disapprovazione.

L’arrivo in sala di David Gilmour, Roger Waters, Richard Wright e Nick Mason distolse l’attenzione dei presenti dalla mia vergogna. Fu in quel momento che notai un angolo della sala meno illuminato e con un consistente gruppo di persone che chiacchierava. Mi avvicinai con cautela, non dovevo perdere il tacco nel trascinamento. Riconobbi, tra gli altri, Storm Thorgerson dello studio Hipgnosis, creatore delle più belle copertine dei Pink Floyd e di molti altri artisti, che stava dialogando amichevolmente con Alan Parsons, anche lui collaboratore dei Pink Floyd ed artista di successo. Mi avvicinai a loro per salutarli e, mentre stringevo vigorosamente le mani che mi venivano sottoposte, con il piede calciai il tacco con un rasoterra perfetto verso la parete che era ancor più in ombra. Determinato come un rigore, più preciso di un colpo alla 18a buca. Mi parve di sentire degli applausi, probabilmente era frutto della mia fantasia.

Lasciammo finalmente la Red Room (il mio tacco giace sicuramente ancora in quel luogo) e fummo invitati a recarci nella sala da pranzo ove ognuno aveva il posto assegnato. Io fui sistemato ad un tavolo con Nick Mason alla mia sinistra e Roger Waters alla mia destra. Il primo mi raccontò della sua collezione di auto Ferrari, il secondo del nuovo progetto musicale su cui stava lavorando e che aveva come tema un muro… un insieme di mattoni… Forse non avevo capito bene o lui non era stato chiaro.

Comunque, vi garantisco che non fu una serata noiosa.

(Massimo Bonelli © 2015) 

(Pubblicato in origine su http://www.spettakolo.it/ IL 13/04/2015)

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Ex Direttore Generale della Sony Music, ha trascorso 35 anni nel mondo del marketing e della promozione discografica, sempre accompagnato da una grande passione per la musica. Lavorava alla EMI quando, in un periodo di grande creatività musicale, John Lennon, Paul McCartney e George Harrison hanno iniziato produzioni proprie di alto livello e i Pink Floyd hanno fatto i loro album più importanti. Sino a quando, con i Duran Duran da una parte ed il punk dall’altra, è arrivato il decennio più controverso della musica.In CBS (più tardi Sony), ha contribuito alla ricerca e al lancio di un numero considerevole di artisti, alcuni “mordi e fuggi” come Spandau Ballet o Europe, altri storici come Bob Dylan, Bruce Springsteen, Cindy Lauper, Franco Battiato, George Michael, Claudio Baglioni, Jovanotti, Pearl Jam, Francesco De Gregori, Fiorella Mannoia e tanti altri…Si fatica davvero a individuare un artista con il quale non abbia mai lavorato, nel corso della sua lunga vita tra pop e rock.