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NEWS: Bad Company “Run With The Pack” e “Burnin’ Sky”deluxe editions

7 Mar

Questa seconda sfornata di deluxe editions sarebbero dovute uscire l’anno scorso dopo la pubblicazione dello splendida LIVE 1977-1979; iniziavo ad essere preoccupato e poi oggi, all’improvviso,  il mio amico Fil mi dà l’imbeccata. Prossimamente nei negozi di dischi dunque le edizioni lusso del secondo e il terzo album della Bad Company. Ne parleremo approfonditamente qui sul blog, intanto però questa anticipazione.

Description
During a rare break from touring, Paul Rodgers, Mick Ralphs, Simon Kirke and Boz Burrell got together in France to record new songs using the Rolling Stones mobile recording studio. Those sessions produced Run With The Pack, a 10-song album that came out in early 1976 and rose to #4 in England and #5 in America, where it sold three million copies alone. Radio stations embraced the title track along with a cover of The Coasters’ Young Blood, while Silver, Blue & Gold became one of the band’s signature tracks, even though it was never officially released as a single.

The bonus disc that accompanies RUN WITH THE PACK: DELUXE EDITION includes unreleased early mixes for Honey Child and Simple Man, as well as an extended version of the title track. There s also the previously unreleased Let There Be Love, an outtake from the recording sessions. In fact, the acoustic version of Do Right By Your Woman, previously only available as the B-Side of the single release of Run With The Pack, is the only song on the bonus disc that has ever been previously released.

Tracklist
[CD1]
1. Live For The Music (Remastered)
2. Simple Man (Remastered)
3. Honey Child (Remastered)
4. Love Me Somebody (Remastered)
5. Run With The Pack (Remastered)
6. Silver, Blue & Gold (Remastered)
7. Young Blood (Remastered)
8. Do Right By Your Woman (Remastered)
9. Sweet Lil’ Sister (Remastered)
10. Fade Away (Remastered)

[CD2]
1. Live For The Music (Take 1, Alternative Vocal & Guitar)
2. Simple Man (Take 3, Early Mix)
3. Honey Child (Early Mix, Alternative Guitar Solo)
4. Run With The Pack (Extended Version, Alternative Vocal)
5. Let There Be Love (Take 1)
6. Silver, Blue & Gold (Take 1, Early Mix)
7. Young Blood (Alternative Vocal)
8. Do Right By Your Woman (Alternative Vocal)
9. Sweet Lil’ Sister (Live Backing Track)
10. Fade Away (Early Mix, Alternative Guitar Solo)
11. Do Right By Your Woman (Acoustic Version) (Remastered)
12. (I Know) I’m Losing You (Studio Jam)
13. Young Blood (Alternative Version 2)
14. Fade Away (Island Studios Demo)

 

During the summer of 1976, the band returned to France yet again to record 12 songs for what would become Burnin’ Sky. They chose Château d’Hérouville as the studio, which is where David Bowie would record Low later that same year. Burnin’ Sky was released in March 1977, and broke into the Top 20 in both the U.K. and U.S.

The BURNIN’ SKY: DELUXE EDITION bonus disc features unreleased versions of nearly every song on the album, including alternative takes and mixes of Man Needs A Woman and Morning Sun, plus the full version of Too Bad. The session tapes also unearthed Unfinished Story, a song that was completed, but never released.

Tracklist
[CD1]
1. Burnin’ Sky (Remastered)
2. Morning Sun (Remastered)
3. Leaving You (Remastered)
4. Like Water (Remastered)
5. Knapsack (The Happy Wanderer) (Remastered)
6. Everything I Need (Remastered)
7. Heartbeat (Remastered)
8. Peace Of Mind (Remastered)
9. Passing Time (Remastered)
10. Too Bad (Remastered)
11. Man Needs Woman (Remastered)
12. Master Of Ceremony (Remastered)

[CD2]
1. Burnin’ Sky (Take 2, Alternative Vocal & Guitar)
2. Morning Sun (Take 3, Early Version)
3. Leaving You (Take 1, Alternative Vocal)
4. Like Water (Take 1, Rough Mix)
5. Knapsack (The Happy Wanderer) [Early Run Through]
6. Everything I Need (Take 2, Rough Mix)
7. Peace Of Mind (Alternative Version)
8. Passing Time (Alternative Vocal)
9. Too Bad (Full Version)
10. Man Needs Woman (Alternative Vocal & Guitar)
11. Too Bad (Early Version, Mick Ralphs Vocal)
12. Man Needs Woman (Take 2, Early Version, Mick Ralphs Vocal)
13. Burnin’ Sky (Take 1, Alternative Vocal)
14. Unfinished Story

BAD COMPANY: Boz Burrell / Mick Ralphs / Paul Rodgers / Simon Kirke

INTERVALLO: BAD COMPANY “Budgie” (1977 instrumental unreleased track)

1 Gen

Se il buon anno si vede dal mattino direte voi…che ci volete fare questo è un blog blues e trovo sia inevitabile iniziare l’anno con un oscuro inedito (strumentale) apparso su uno dei due cd compilation di  home recording di MICK RALPHS, una delle nostre guiding light. Che la nuova stagione vi sia propizia.

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Mick Ralphs That's Life Mick Ralphs That's Life

 

 

PARISIENNE WALKWAYS

15 Nov

Domenica. Sono ancora stordito da quanto successo a Parigi venerdì sera. E’ difficile venire a patti con questo tipo di tragedie, è difficile gestire i sentimenti che sgorgano dalla pancia, dal cuore, dall’intelletto. Il primo fiotto emotivo è un qualcosa di primitivo, quella voglia di andare a prendere i colpevoli, bastonarli e poi fucilarli, di difendere a spada tratta il territorio del pezzo di pianeta in cui vivi contro anche solo chi è diverso da te. Per fortuna poi, se si è dotati di un minimo di intelligenza, subentrano pensieri più razionali e freddi e si comincia così a cercare di analizzare quale sia la strada migliore da intraprendere. Risposte al momento non ce ne sono, ma stringersi compatti, non farsi prendere né dalla paura nell’isteria forcaiola è già un buon inizio.

Pur essendo orgoglioso delle mie origini, pur sentendomi attaccatissimo alla mia terra, sono uno che non sopporta i campanilismi e i nazionalismi. Amo molti paesi, ma per la Francia (e le altre nazioni europee in cui si parlano le lingue romanze) ho un posto particolare nel mio cuore. Sono figlio della Rivoluzione Francese (e certo, anche di Atene e di Roma) dopotutto, sono stato un paio di volte a Parigi, dopo Roma la città (tra quelle che ho visitato) che più amo e vederla a terra, ferita, lacera, sanguinante è un dolore cupo, freddo, assoluto.

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In quanto ateo questo dolore è ancora più forte, perché seppur in tanti si affrettino a ribadire che questa non è una guerra di religione, secondo me lo è, in toto. Poi, è chiaro, il tutto si riversa pure su altre tematiche e diventa una guerra al nostro modo di vivere, al nostri valori di democrazia, di secolarizzazione, persino una guerra al Rock. E tutto questo in nome di un dio che non esiste e che se anche esistesse dubito giustificherebbe il comportamento dei suoi figli. Il fatto è che noi umani siamo peggio delle bestie e che aveva ragione RITA LEVI MONTALCINI quando diceva che l’uomo ha bisogno di almeno altri 100 mila anni di evoluzione.

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Leggo sui giornali titoli che fanno rabbrividire, ascolto dichiarazioni dei politici del centrodestra che mi fanno perdere ogni speranza verso il genere umano, annoiato e deluso spengo la TV prima che quelli del centrosinistra terminino le loro fumose, trite e ritrite analisi. Spengo anche quando sento le dichiarazioni di Bergoglio.

Ora, io non sono un pacifista, in quanto Guevarista non posso esserlo, non sono un ipocrita, ma che senso hanno tutte queste dichiarazioni a favore di rappresaglie, di innalzamento dell’odio, di furia cieca? Cosa risolviamo? C’è uno stato, un nemico certo da colpire?

Basito osservo amici (o meglio ex amici) facebook che condividono la prima pagina di quel giornalaccio che titola “Bastardi Islamici”, altri che scrivono che bisogna iniziare a prendere la mira e sparare. Prendere la mira e sparare? Ma contro chi? Cosa facciamo, ci mettiamo a sparare contro chiunque abbia origini arabe? Questo al di là che molti di loro vogliano vivere in pace, cerchino semplicemente un mondo migliore dove vivere? Li ammazziamo tutti? Sono veramente disgustato dalla grettezza, dalla violenza, dalla poca intelligenza di certa, troppa, gente. Facile abbandonarsi agli istinti più bassi. Troppo facile.

Il nemico esiste, dove sia e chi sia è già più difficile accertarlo. Che facciamo, bombardiamo Siria ed Iraq in modo da farci un gigantesco parcheggio? Ci fosse modo di colpire il nemico in modo certo, non mi tiro indietro, ma non possiamo andare a sparare in giro e a chi capita capita. Sicuro, loro lo fanno, ma dovremmo farlo anche noi? Andiamo in una città dell’Iraq e spariamo su gente che si beve un thé in un bar a mo’ di rivalsa?

Non dimentichiamoci che la situazione che si è creata è anche opera dei paesi occidentali, con le nostre politiche avide e poco lungimiranti. Sia chiaro, non giustifico in nessun modo la barbarie di questi esseri disumani, ma proviamo a farci un esame di coscienza. Detto questo, staniamoli, annientiamoli e cerchiamo di dare un aiuto disinteressato, alla ricostruzione dell’identità e della pace nazionale di quei territori. Già, pura utopia, ma preferisco scrivere queste banalità piuttosto che ( e qui l’uso del “piuttosto che” è corretto!) dare fuoco alle polveri.

Mi viene in mente un’altra citazione di RITA LEVI MONTALCINI: “Ai miei genitori devo anche la tendenza a guardare gli altri con simpatia e senza diffidenza”.

Purtroppo mi torna alla mente anche il modo in cui il leader del M5S apostrò la MONTALCINI dopo che nel 2001 lei vinse il Nobel: “Vecchia puttana”. Non c’è speranza, temo.

Il momento è grave e greve, il blog si stringe intorno all’Europa, alla Francia, a Parigi.

Fluctuat nec mergitur.

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Rick Wakeman & The English Rock Ensemble – Live at The Barrow Hill Roundhouse Engine Shed, Derbyshire, England, 11/09/2015 – di Saura Terenziani

23 Set

Saura ci narra della piccola avventura che ha vissuto al cospetto del Caped Crusader e della sua band; lo fa col candore di una che ama il suo artista preferito senza riserve. Go for it, Saurit.

ITALIAN / ENGLISH

Maggio 2015.

Come tutti i giorni, apro la homepage del sito di Rick Wakeman e subito una notizia balza ai miei occhi: Rick farà un concerto con il suo gruppo, The English Rock Ensemble, nel Derbyshire, England, l’11 settembre 2015. La venue è The Barrow Hill Roundhouse Engine Shed, un deposito di manutenzione di treni con annesso museo dove sono esposti vari esemplari di locomotive d’epoca inglesi.

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The Barrow Hill Roundhouse Museum

La mia prima reazione è: ci devo essere. Ho visto Rick Wakeman con lo spettacolo piano solo, ma non l’ho mai visto con la sua band. E dato che i concerti con la ERE non sono così frequenti, questa potrebbe essere un’occasione unica. Ci devo essere a tutti i costi. E così, ad occhi chiusi, compro il biglietto.

Settembre 2015.

Dopo varie peripezie, dopo che fino all’ultimo momento ho temuto di non farcela, alla fine sono sull’aereo della Ryanair per l’aeroporto di East Midlands, destinazione Chesterfield. Tyrrell non è potuto venire con me causa l’intenso periodo di lavoro dovuto alla imminente fiera delle ceramiche di Bologna, ma io sono qui. Dopo una notte trepidante in hotel e una mattina passata camminando per le vie di questa deliziosa cittadina, alle 17 sono sul bus per Barrow Hill e alle 17,30 sono davanti ai cancelli di questo luogo affascinante

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RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani

C’è già una decina di persone, tra cui Su, un’amica che ho conosciuto su Facebook, il cui accento però è talmente stretto che faccio una fatica enorme a capirla. Mi riprometto, una volta a casa, di mettermi sul serio a cercare di migliorare il mio inglese. Mentre la coda di fan si allunga (tutti ordinatamente in fila) arrivano le 18,30, orario d’apertura dei cancelli. Mi precipito dentro e mi fiondo in prima fila. Davanti a me ho il magico anello di dieci tastiere, con due Minimoog a guardare tutti dall’alto. Solo adesso elaboro veramente dove sono e cosa sta per succedere.

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RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani

La location è veramente molto suggestiva. Il palco è montato sopra la piattaforma di scambio circolare che viene usata per manovrare le locomotive, e da due di quelle esposte nel capannone esce vapore a rendere l’ambiente brumoso come la campagna inglese di prima mattina. Continua ad arrivare gente. In mattinata ho fatto la piacevole conoscenza di Michaela, una fan tedesca di Rick che arriva da Colonia. Abbiamo la fortuna di ritrovarci fianco a fianco lì in prima fila. Poco dopo arriva anche Paul, un amico di Rick da oltre trent’anni, che mi raccomanda di raggiungerlo al bar una volta finito il concerto perché vuole offrirmi da bere. Prendo mentalmente nota di non perderlo di vista, perché potrebbe portarmi direttamente a Rick. Non so infatti se, in questa occasione, a fine concerto si avrà la possibilità di scattare foto e intrattenersi con lui, come è successo in altre occasioni. Chiedo a Michaela se sa a che ora cominci il concerto, e lei mi risponde “eight pm”. La puntualità degli inglesi è leggendaria. Alle otto precise le luci si abbassano e parte l’overture di Return To The Centre Of The Earth. E Rick, con la sua band, sale sul palco.

Sono stordita. Il Caped Crusader è davanti a me, a tre metri, sorridente, con la maglia e le braghe della tuta dello zio Fedele, ma sulle spalle ha il leggendario mantello dorato che ha contribuito a crearne il mito. Sono felice di essere lì, sono felice di aver fatto questa pazzia, e mi preparo a godermi il concerto. Il primo pezzo è un estratto di circa venti minuti dall’epico Journey To The Centre Of The Earth. Quando partono le prime note di The Battle non posso fare a meno di riprenderlo, per immortalare questo momento.

Sentire Rick Wakeman suonare il Moog è qualcosa che ogni amante del progressive, e in generale della musica, dovrebbe fare una volta nella vita. E stasera sembra che la cosa gli venga parecchio bene. L’assolo alla fine del pezzo è qualcosa di celestiale per le mie orecchie.

RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani

Ashley Holt sembra raggiungere ancora bene le note più alte, nonostante i suoi 69 anni suonati. E’ un cantante particolare, molto lirico, che può piacere o meno, però è indubbiamente legato alla carriera solista di Rick e certi brani sembrerebbero incompleti senza la sua voce.

RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani

Conosco Matt Pegg da quando lo vidi nel 2003 con i Procol Harum. L’avevo trovato molto gradevole allora, e ascoltandolo nei primi minuti confermo quello che penso di lui.

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RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani

Dave Colquhoun è un chitarrista molto tecnico, che durante i suoi assoli predilige ricercatezze sulle corde che magari possono far storcere il naso, però nel complesso è indispensabile nella band, sia come controcanto ad Ashley sia come punto di riferimento per Rick, dato che i due si guardano molto spesso durante i pezzi.

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RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani

Ma la vera sorpresa (che poi sorpresa non è) è Tony Fernandez alla batteria. 69 anni pure lui, suona con Rick dal 1975 e sembra che il tempo non sia per niente passato. E’ una forza della natura, solido e roccioso, con una bella pacca, che non cerca mai preziosismi inutili ma rimane lì, sempre attento alle indicazioni di Rick, ai cambi di tempo e di melodia. Assieme a Matt forma una buonissima sezione ritmica. Mi viene spontaneo il paragone con Alan White, che negli ultimi anni è diventato l’ombra di se stesso, pesante, lento e quasi impacciato. Quello che ho davanti in questo momento invece è un batterista che dà ancora del filo da torcere a molti giovinetti. Poi è un mancino che suona usando la traditional grip, ed è particolare da vedere.

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RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani

Quando la suite di Journey finisce, con l’epica Hall of the Mountain King di Grieg, Rick prende il microfono, saluta e ringrazia. Si capisce subito che sarà una gran serata. Rick è in vena, ha voglia di scherzare e di raccontare i suoi mille aneddoti, conditi dalla sua tipica ironia. Non è sempre facile per me seguire il suo inglese, ma qualcosa mi arriva. Il pezzo successivo è una delle sei mogli, Catherine Parr. Io ho la scaletta proprio davanti a me, so che non è prevista la mia moglie preferita, Anne Boleyn, ma mi godo ugualmente questa, che è una di quelle dove la maestria del Keyboards Wizard si nota maggiormente.

E’ poi la volta di The Visit e Return of the Phantom, due pezzi tratti dalla colonna sonora scritta da Rick per il film Phantom Of The Opera che di solito lui inserisce sempre in scaletta quando suona con la ERE. Non sono i miei preferiti, ma li ascolto ugualmente volentieri. Poi parte con una chicca che non esegue spesso dal vivo, cioè White Rock, composta nel 1976 per le Olimpiadi Invernali di Innsbruck, Austria. Sono combattuta se filmarlo o liberarmi di questa schiavitù multimediale che ci opprime, e decido per la seconda ipotesi, godendomi appieno le sue acrobazie sul Moog. Alla fine è la scelta migliore. Perché non mi rimane un film da riguardare, è vero, ma le sensazioni che mi attraversano il corpo in questo momento mi fanno sentire molto più viva di un filmino in bassa risoluzione.

La band scende dal palco e lascia Tony a battere i suoi tamburi tutto solo. Non sono un’amante di queste esibizioni soliste, a meno che tu non ti chiami John Bonham, ma Rick vuole che tutti abbiano il suo spazio, e alla fine lo prendo per quello che è, un piccolo momento di celebrazione per un batterista che lo ha costantemente accompagnato durante tutto l’arco della sua carriera. Rick si affaccia divertito dal retro del palco per vedere a che punto siamo.

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RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani

A un dato segnale Rick e gli altri rientrano e parte la suite di King Arthur, a mio parere uno dei dischi più belli della sua carriera e uno dei miei preferiti. Rick si destreggia sulle varie tastiere disposte ad anello intorno a lui, si diverte, canticchia le parti assieme ad Ashley, ma la cosa che mi salta più agli occhi e alle orecchie è l’accuratezza dei suoni. Ho ascoltato decine di bootleg e registrazioni dal vivo ufficiali, ho visto un sacco di video in rete, riguardanti tutto i periodi della sua carriera, e mi sembra che stasera i suoni siano proprio quelli giusti, le parti si incastrino perfettamente l’una nell’altra, senza sbavature o incertezze; mi pare inoltre che, nonostante i ventilati problemi sulla sua salute, Rick sia davvero in gran forma e abbia un’ottima padronanza dei suoi strumenti, mentre volteggia (si fa per dire, data la sua mole) da una tastiera all’altra.

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RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani

Forse è solo un’impressione mia, dovuta all’essere qui in questo momento e al vedermelo davanti, così maestoso e imponente, col suo mantello dorato, mentre il leit motiv di King Arthur eseguito sul Moog lascia il posto alla struggente melodia di “The Last Battle”, che mai avrei sognato di sentire dal vivo.

E’ poi il momento di un’altra moglie, Jane Seymour, e qui non posso resistere, la multimedialità ha la meglio.

Assolutamente fantastico. Per non parlare di quello che viene dopo. No Earthly Connection è forse il mio disco preferito tra i tantissimi pubblicati da Rick; la maggioranza dei fan vota quasi sempre per The Six Wives o Journey o King Arthur, beh, io vado fuori dal coro e scelgo NEC. Il perché non lo so di preciso, forse per quelle parti di piano che vengono su dal nulla quando meno te lo aspetti, immerse in un’atmosfera incredibile, o forse per il fatto che è il suo concept album più strano, unico e differente rispetto al resto della sua musica. Fatto sta che quando parte The Recollection / The Spaceman parto per viaggi cosmici, anche perché mi aspetto l’arrangiamento che Rick fece a Cuba nel 2005, e puntualmente vengo accontentata. Ashley comincia a fare un po’ fatica nelle note alte, cerca di mascherare le sue incertezze, a volte ci riesce e altre no. Pazienza, non ci si può aspettare di più da lui vista l’età, e comunque quello che ne viene fuori è ancora un buon risultato.

Ecco poi arrivare un’altra moglie, Catherine Howard, ed io inevitabilmente penso a Tyrrell, dato che è la sua preferita. Catherine Howard è un pezzo lungo, variegato, con molti cambi di tempo e di melodia, un vero festival del progressive. Conoscendo la storia della quinta e sfortunata moglie di Enrico VIII chiudo gli occhi e mi sembra di vederla, là, imprigionata nella Torre di Londra, sola e disperata. Dagli intrecci di note si percepiscono la sua giovane età e la sua voglia di vivere, le sue frivolezze, la sua caduta in disgrazia e la sua morte. Rick è un maestro nell’illustrare con la musica questi momenti storici che ama tanto. Tra un brano e l’altro continuano i gustosi siparietti tra lui e il resto della band.

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RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani

Stiamo arrivando al gran finale. Con Merlin The Magician si chiude il concerto. A metà del pezzo Rick esce dall’anello, imbraccia la sua keytar Roland AX-7, duetta con Dave e poi scende dal palco e si immerge nell’abbraccio della gente, continuando sempre a suonare. Sale sulla scaletta di una locomotiva e si diverte un sacco. Poi torna indietro, afferra la bionda di turno e se la porta sul palco. Una volta lì Ashley le spiega come distendere le braccia, Rick ci appoggia sopra la keytar e la suona come una normale tastiera. Poi si volta verso Tony, gli fa un cenno e si scatena nella giga di Merlino. Io mi chiedo come faccia a suonare in quel modo un pezzo come quello su una tastiera di neanche quattro ottave e su un appoggio tanto precario, eppure per lui è come bere una tazza di tè. Stupefacente.

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RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani

Ovazione del pubblico e abbraccio finale. Ma non è finita. Li richiamiamo indietro a gran voce, perché vogliamo che Rick ci delizi ancora con il suo Moog. E lui non si fa pregare. Arriva l’unico pezzo degli Yes suonato in serata, su cui Rick neppure suonò in origine, ma che è la sua bandiera da sempre. Quando Tony dà il quattro io alzo le braccia al cielo in un urlo liberatorio. In questo momento mi sento davvero parte della storia della musica, degli Yes e di Rick Wakeman. Ladies & gentlemen, Starship Trooper.

Poi potete dire quello che volete, che Ashley Holt c’entra poco con lo stile di Jon Anderson , che nel complesso questa versione si differenzia troppo dal pezzo originale, ma quello che vi dico io è che il tripudio finale sul Minimoog è la vera essenza di questo capolavoro, che Rick è l’unico che gli ha saputo dare il senso giusto, e che, dopo averlo ascoltato l’anno scorso a Padova dagli Yes in formazione Davison-Squire-White-Howe-Downes, mi sento di poter dire che giustizia è fatta, che l’esecuzione del tutto orfana di tastiere dell’anno scorso sarà sostituita nei miei ricordi da questa, che per me rimarrà sempre come la vera Starship Trooper degli Yes e di Rick Wakeman.

Grazie infinite.

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RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani

Si riaccendono le luci. Rimango appoggiata alla transenna, un po’ instupidita, guardando il palco vuoto e lasciando vagare lo sguardo attorno a me. Sono passate due ore e mezza, e mi sembrano dieci minuti. Michaela è al mio fianco che sorride, e ci raggiunge Paul, con l’immancabile birra in mano. Mi dice che, in trent’anni che segue i concerti di Rick, questo è stato uno di quelli in cui lui ha suonato meglio. Questa cosa mi rende ulteriormente felice di essere qui: ne è valsa la pena. Continuiamo a chiacchierare piacevolmente, poi Paul mi chiede se voglio fare una foto con Rick. Io ovviamente rispondo di sì, e lui mi fa un gesto con la mano. Mi volto, ed eccolo là. In mezzo ai fans, come sempre. Sorrido, e mi avvicino, ma in questo momento c’è troppa gente, e preferisco aspettare, tanto so che lui avrà un attimo per tutti senza dimenticare nessuno.

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RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani

Mentre mi aggiro lì intorno trovo Matt che si beve una birra chiacchierando con un fan. Mi avvicino, e quando si accorge di me lo saluto e gli racconto del mio primo incontro con lui 12 anni fa con i Procol Harum. Il suo viso si accende di curiosità, e mi rivolge tutta la sua attenzione. E’ poi la volta di Dave, che mi chiede da dove vengo, si stupisce quando gli dico ‘Italy’, e mi racconta di avere registrato l’anno scorso un disco con Cesare Cremonini. Anche a lui, come a Matt, fa piacere intrattenersi per qualche minuto con me, anche se io non sempre afferro quello che ha da dire. La foto ricordo è d’obbligo.

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DAVE & SAURA – RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani collection

Vedo che la gente vicino a Rick si è diradata, quindi mi faccio sotto. Sono una delle ultime ad arrivargli davanti, e quando mi vede sembra riconoscermi e sorride. E via con la prima foto.

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SAURA & RICK – RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani collection

Mentre gli allungo il biglietto del concerto e lui me lo autografa gli porgo i saluti da parte di Claudio Canova (e lui sorride), di Tim Tirelli (e lui sorride) e Nic Caciappo, amico californiano conosciuto per uno di quei casi fortuiti di cui è piena la vita, che in varie occasioni ha suonato con lui e di cui è grande amico (e lui borbotta tutto felice e conclude con un ‘amazing guy’). Poi mi prende per una spalla, mi poggia il testone sul crestino, e ne vien fuori un’altra foto meravigliosa.

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SAURA & RICK – RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani collection

Inutile dire che io sono al settimo cielo. Ma sono anche una persona consapevole ed equilibrata, quindi lascio il mio posto a chi c’è dopo di me. Becco Ashley mentre chiacchiera con Michaela, che è una sua grande fan (ha persino lo smartphone ‘coverizzato’ con una sua immagine, e poi dicono di me che ho come salvaschermo una foto di Rick…), e faccio una foto anche con lui.

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SAURA & ASHLEY – RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani collection

A fianco di Ashley c’è Tony, ed io mi spertico in lodi con lui, dato che, dopo Rick, è quello che mi ha maggiormente impressionato. Quando gli dico che vengo dall’Italia spalanca gli occhi, poi si mette al mio fianco per la foto di rito.

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TONY & SAURA – RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani collection

Mentre la band si aggira ancora lì nei paraggi io mi avvicino allo stand del Wakeman’s Music Emporium, osservo i cd esposti e mentre sto valutando quali acquistare si avvicina Rick per salutare l’amico al di là del tavolo.

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SAURA & RICK – RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani collection

Poi tutto finisce. Sono fuori, una degli ultimi ad uscire se non proprio l’ultima, il cancello si chiude dietro di me ed io mi incammino in cerca di un taxi. Penso con rammarico che quello che ho atteso con trepidazione per quattro mesi è già finito, ma la sensazione di essere stata partecipe ad un evento abbastanza unico per questo particolare periodo della carriera musicale di Rick Wakeman non mi abbandona. Quella che sembrava una pazzia alla fine si è rivelata una splendida avventura, che è valsa la pena di affrontare. Un’avventura da ripetere, sicuramente. Internet e tutto il resto rendono l’organizzazione di una cosa del genere una vera passeggiata, e da qualche tempo ho deciso di non lasciarmi sfuggire più nessuna occasione. Questa ne è stata la prova. Ne è valsa la pena? Sì, per il concerto e per tutto il resto. Lo rifarei? Certamente. Lo rifarò, se e quando si presenterà ancora un’opportunità del genere. Quindi, Rick, mi raccomando, non ti strapazzare troppo. Alla prossima.

(broken) ENGLISH

May 2015.

Everyday I open the homepage of the Rick Wakeman website and today immediately a news hits me: Rick will do a concert with his band, The English Rock Ensemble, in Derbyshire, England, on September 11, 2015. The venue is The Barrow Hill Roundhouse Engine Shed, a maintenance depot for trains with a museum which displays various vintage locomotives.

My first reaction is: I have to be there. I saw Rick Wakeman only with the piano solo show so I have never seen him with his band, and given that the concerts with the ERE are rare, this could be a unique opportunity. I have to go. Period. And so, without thinking about it too much, I buy the ticket.

September 2015.

After various adventures (until the last moment I was afraid of not making it), I’m on the Ryanair plane for the East Midlands airport, destination Chesterfield. Tyrrell is not with me because in this september he is always very busy at work, but I’m here anyway. After a hectic night at the hotel and a morning spent walking the streets of this charming town, at 5 pm I am a on the bus off to Barrow Hill.

Once there I note that there’s already a dozen people, including Su, a friend I met on Facebook; her accent is so tight that I make huge efforts to try to understand her. I promise, once at home to try to improve my English. While the queue of fans stretches (all neatly lined up) at 6,30 pm they open the gates. I rush in and I sling myself in the front row. I have before me the magic ring of ten keyboards, with two Minimoog. Only now I really realize where I am and what’s going to happen.

The location is very impressive. The stage is mounted on the exchange circular platform which is used to operate the locomotives, and two of those machines breath out steam to make the environment similar to the misty English countryside early in the morning. People keep on coming. In the morning I made the pleasant acquaintance of Michaela, a German fan of Rick from Cologne. We are lucky to find ourselves side by side there in the front row. Shortly after Paul arrives, he is a friend of Rick for over thirty years now, he tell me to reach the bar after the show so he may offer me a drink. I take a mental note to have him in sight, because he might take me directly to Rick. I do not know in fact if on this occasion at the end of the concert fans will have the opportunity to take pictures and talk with RW, as usually happens with the piano solo shows. Michaela wonders if Paul knows at what time the concert will begin, “eight pm” says Paul. The punctuality of the Englishmen is legendary. At eight sharp the lights dim at the sound of  the overture of the Return To The Centre Of The Earth. Rick and his band take the stage.

I’m stunned. The Caped Crusader is in front of me, just abou three meters, smiling, dressed with simple shirt and pants but also with the legendary golden cloak that helped to create the myth. I’m happy to be there, I’m glad I did this crazy trip, and I get ready to enjoy the show. The first piece is an excerpt about twenty minutes long from the epic Journey To The Centre Of The Earth. When  the first notes of The Battle come out I can not help but capturing this moment with my smarthone. To Hear Rick Wakeman playing the Moog is something that every lover of progressive, and music in general, should do once in their lifetime. And tonight it seems that the thing is quite good. The solo at the end of the piece is something incredible to my ears.

Ashley Holt seems to reach the high notes despite his age (69). He is a particular singer, very lyrical, you may or may not like his style, however, he is undoubtedly linked to the solo career of Rick and certain passages seem incomplete without his voice.

I  saw Matt Pegg  in 2003 with Procol Harum. I thought good things about him back then then, and listening to him now I can confirm my fisrt impressions.

Dave Colquhoun is a very technical guitarist and he is essential for this band plus he is a precious counterpoint to both Ashley and Rick.

The real surprise (which is no surprise actually) is Tony Fernandez on drums, he is 69 , and he ‘s been playing with Rick since 1975. He is ‘a force of nature, solid and rocky, with a nice hard touch; he never tries nonsense, he stays on the song, he’s always ready to follow Rick’s signs, or the changes of tempo and melody. Together with Matt they form a very good rhythm section. I naturally compare him with Alan White, who in recent years I’m afraid he has become a shadow of the great drummer he was. Tonite I have in front of  me a drummer who still rocks hard. Then he is lefty and he plays using the traditional grip… worth seeing.

When the suite of Journey ends with the epic Hall of the Mountain King by Grieg, Rick takes the microphone and salute us. It soon becomes clear that it will be a great evening. Rick is in the right mood, he wants to joke and during the show he will tell us many anedoctes with his typical irony. It is not always easy for me to follow his English, but I get something anyway. The next piece is one of the six wives, Catherine Parr. I have the set list in front of me, I know they will not play “my”favorite wife, Anne Boleyn, but I enjoy this too, which is one of those where the skill of the Keyboards Wizard is more noticeable.

The Visit and Return of the Phantom follows, two tracks from the soundtrack written by Rick for the film Phantom Of The Opera that he usually always inserts in the set list when he plays with the ERE. They are not my favorite, but I listen to them equally willingly. Then he gives us a gem that he does not play often live,White Rock, composed in 1976 for the Winter Olympics in Innsbruck, Austria. I fight with myself: shall I film it or I better get rid of this media obsession that oppresses us?  I go for the latter option, so I fully enjoying his stunts on the Moog. At the end I know I did the best choice, because the feelings that go through my body right now make me feel much more alive than with a home movie in low resolution on my hard disk.

The band go off stage, leaving Tony to beat his drums alone. I don’t like these kind of  solo performances (unless your name is John Bonham) but Rick wants everyone to have his space, so I eventually take it for what it is, a little moment of celebration for a drummer who has constantly accompanied  Rick during the whole of his career. Rick looks amused looking from the back of the stage to see when Tony is near the end of his solo.

At a given signal Rick and others come back on stage, and they launch themselves in a version of the suite of King Arthur, in my opinion one of the finest records of his career and one of my favorites. Rick juggles on various keyboards arranged in a ring around him, he enjoys the moment, he sings the parts together with Ashley; the thing I note the most is the accuracy of the sound. I have listened to dozens of official bootlegs and live recordings, I saw a lot of video on the net, covering all the eras of his career, and it seems to me that tonight the sounds are just the right ones, they fit perfectly one in another, no smudges or uncertainties; I think also that, despite his health problems (if they are true), Rick is really in great shape and he has the total control of his instruments, while circling (so to speak, given his size) from one keyboard to another.

Maybe it’s just my impression, due to being here in this moment and to see him in front of me, so majestic and imposing, with his golden mantle, whereas the leitmotif of King Arthur performed on the Moog gives way to the poignant melody of “The Last Battle”, I almost can’t believe I’m here.

And then it’s time for another wife, Jane Seymour, and here I can not resist, multimedia wins.

Absolutely fantastic. Not to mention what comes after. No Earthly Connection is perhaps my fave album among the many published by Rick; the majority of fans  always vote for The Six Wives or Journey or King Arthur, well, I stand out from the crowd and choose NEC. I do not know the reason, maybe it’s for those piano parts that come in from nowhere when you don’t expect them or perhaps for the fact that it’s his strangest concept album. The fact is that when the Recollection / The Spaceman start I seems to leave for cosmic trips, because I expect the arrangement that Rick did in Cuba in 2005, and I am satisfied on time. Ashley begins to struggle along with the high notes, trying to mask his uncertainties, sometimes he succeed and others does not. Never Mind, you can not expect more from him given his age, and in any case what comes out is still a good result.

We get another wife, Catherine Howard, and I inevitably think about Tyrrell, since it is his favorite. Catherine Howard is a long piece with many changes of tempo and melody, a real festival of progressive. Knowing the ill-fated history of the fifth wife of Henry VIII I close my eyes and I seem to see her there, imprisoned in the Tower of London, alone and desperate. By the intertwining notes you can perceived her young age and her will to live, her frivolity, her fall from grace and her death. Rick is a master in illustrating these historic moments with the music he loves so much. Between songs, tasty interludes between him and the rest of the band.

We’re approching the grand finale. Merlin The Magician closes the concert. Halfway through the piece Rick exits the keybopards ring, picks up his Roland AX-7 keytar, duets with Dave and then he come down the stage and  immersed himself in the crowd while playing. He even gets on the ladder of a locomotive and has a good time. Then comes back, he grabs a blonde fan and takes her on the stage. Once there Ashley explains here how to stretch her arms, Rick then lean over her arms the keytar and starts playing it like a normal keyboard. Then he turns to Tony and they breaks out  the jig  part of Merlin. I wonder how he can play that way a piece like that on a keyboard with only four octaves and a support so precarious, but it seems that for him it is like drinking a cup of tea. Amazing.

Loud ovation from audience and final acclaim. But there’s more. We call them back with a loud voice, because we want Rick still here with his Moog.  They comes onstage again to play the only Yes songs of the evening. Rick did not play on it way back in 1971 but it became one of his war horse anyway. When Tony gives the four I raise my arms to the sky in a liberating scream. Right now I really feel part of the history of music, of Rick Wakeman and Yes. Ladies & gentlemen, Starship Trooper.

You can say what you want, that Ashley Holt has little to do with the style of Jon Anderson, that overall this version differs too much from the original piece, but what I tell you is that the final triumph on the Minimoog is the true essence of this masterpiece, and that Rick is the only one who was able to give it the right direction, and that, after listening to it live last year in Padua played by Yes in the Davison-White-Squire-Howe-Downes line up I feel I can say that justice is done, that last year performance was a bit orphan of the real keyboards work and it will be replaced in my memory by this … this one will always remain the true Starship Trooper to me, RW is essential to it.

The show ends. Thank you very much.

They turn on the lights. I remain leaning against the barrier, a bit dazed and confused, looking at the empty stage and letting my eyes wander around. It’s been a two and a half hour show, and it seemed just like ten minutes to me. Michaela is at my side smiling, Paul joins us, with the inevitable beer in hand. He tells me that, in thirty years following the concerts of Rick, this was one of those where he has played better. This  makes me happy: so my trip was worth it. We continue to talk nicely, Paul then asks me if I want to take a picture with Rick. Of course I say yes, and he makes a gesture with his hand. I turn around, and there he is among  fans, as always. I smile, and I get closer, but right now there are too many people, and I prefer to wait,  I know he will have a moment for all without forgetting anyone.

As I wander around I find Matt drinking beer while chatting with a fan. I approach him, and when he notice me I greet him and tell him of my first meeting with him 12 years ago at the Procol Harum show. His face lights up with curiosity, and gives me his full attention. Then I meet Dave, who asks me where I come from and he is very surprised when I say’ Italy ‘; he tells me that last year he did session with Cesare Cremonini (an Italian singer).

I see that people near Rick thinned, so I go near him. I am one of the last to aapproch him, he seems to recognize me when he sees me and smiles.

I hand him the ticket for an autograph, I gives him greetings from Claudio Canova (one of his italian promoter), Tim Tirelli and Nic Caciappo, a Californian friend of Tyrrell who on several occasions  has played with him and of which he is a great friend (and he mutters happily and ends with an ‘amazing guy’). Then he takes me under his shoulder, he lean his head on my little Mohawk, and I get another wonderful picture to hold dear.

Needless to say, I’m over the moon. But I am also a person aware and balanced, so I leave my place to some other fan waiting. I catch Ashley chatting with Michaela, she is a huge fan of him (she even has the cover of her smartphone with a pic of him, but after all I have a Rick pic as a screen saver of my smartphone …), and I take a picture with him too

Alongside Ashley there is Tony, and I praise him, since he impressed me. When I say that I come from Italy he opens his eyes, then we take a photo together.

While the band is still there around I approach the stand of Wakeman’s Music Emporium, and buy few cds while Rick comes to greet his friend across the table.

Then everything ends. We are out the venue, I’m one of the last to leave, the gate closes behind me and I start walking in search of a taxi. I regret that what I have been eagerly looking forward for four months is already over, but the feeling of being a participant in an event quite unique for this particular period of the musical career of Rick Wakeman does not leave me. What seemed crazy at the end turned out to be a wonderful adventure, worth the deal. An adventure to be repeated, certainly. Internet makes the organization of thing like this quite easy, and I have decided not to miss any more opportunity. Was its worth it? Yes, for the concert and everything else.Will I do it again? Certainly as soon as another concert like happen . So, Rick, please, keep yourself in good shape. See you next time.

THE DARK SIDE OF THE RED ROOM di Massimo Bonelli

15 Apr

Il nostro caro amico MASSIMO BONELLI ci regala un ricordo del 1977 legato ai PINK FLOYD…

Pink Floyd Reception 1977b

Londra non è mai uguale, pur essendo sempre la stessa. Il conservatorismo british si è trovato a lottare ogni decennio con nuovi nemici del sistema: dalle zazzere e le gonne corte dell’era beat, alle creste colorate ed i piercing dell’epoca punk, sino al new romantic. Dai Beatles ai Sex Pistols sino ai Duran Duran. Su tutti, solo la Regina Elisabetta II ed i Pink Floyd ad incensare la grandezza e la continuità del Regno Unito.

Proprio nel periodo in cui il punk prendeva le distanze dal rock, i Pink Floyd prendevano le distanze da tutti con tre album di straordinaria fattura: Wish You Were Here (1975), Animals (1977) e The Wall (1979).

Era mercoledì 16 marzo del 1977, stavo andando alla Wembley Arena di Londra, in macchina con lo staff dei Pink Floyd, per la prima assoluta del concerto di presentazione di “Animals”. Due mesi prima era stato pubblicato l’omonimo album. Una folla di persone aveva esaurito la capienza. I Pink Floyd conquistarono il pubblico con la grandezza e la potenza della loro musica, con imprevedibili effetti speciali e, per la prima volta, con il gigantesco Pink Floyd Pig, l’enorme maiale rosa che volava sopra le teste del pubblico. Il concerto fu fantastico, ma la serata riservava sorprese migliori.

Dopo il concerto, sempre con la macchina del management, fui condotto in un club a Park Lane, dove la Emi Records, casa discografica per cui lavoravo, aveva organizzato un party per la band. L’aperitivo si teneva nella Red Room del Les Ambassadeurs. La stanza, molto grande, era interamente tappezzata di velluto rosso: pareti, soffitto e pavimento. Un unico mobile al centro con bicchieri e bottiglie di vino e champagne. Gli invitati arrivavano a gruppi, dopo aver lasciato il concerto. Molti gli artisti Emi e soprattutto Harvest, l’etichetta progressive per la quale incidevano i Pink Floyd. Avevo riconosciuto Roy Wood ex Move ora con Electric Light Orchestra, Edgar Broughton, Kevin Ayers ex Soft Machine, Jon Lord e Ian Paice dei Deep Purple, Twiggy,  Cliff Richard. C’erano anche Peter Jenner e Steve O’Rourke, primo e ultimo manager dei Floyd.

Proprio mentre stavo chiacchierando con Peter Jenner dei  geniali lavori musicali di Roy Harper, artista di cui lui si occupava e da me molto apprezzato, sentii scricchiolare sotto di me. Mi resi conto che il tacco della mia scarpa destra si era staccato di netto dalla suola. Nulla di veramente grave, non mi sarei certamente messo a zoppicare, visto che il tacco era molto sottile. Ma l’incubo fu un altro. Dove far sparire l’oggetto inutile in una stanza che non aveva alcuna nicchia, insenatura, sottomobile o altra preziosa rientranza? Il tacco abbandonato lo avrebbero visto tutti e sicuramente mi avrebbero additato con spregio, per cui me lo tracinai sotto il piede con falsa agilità. Sembrava che ognuno stesse notando il mio imbarazzo, anche i camerieri del Les Ambassadeurs mi guardavano con britannica disapprovazione.

L’arrivo in sala di David Gilmour, Roger Waters, Richard Wright e Nick Mason distolse l’attenzione dei presenti dalla mia vergogna. Fu in quel momento che notai un angolo della sala meno illuminato e con un consistente gruppo di persone che chiacchierava. Mi avvicinai con cautela, non dovevo perdere il tacco nel trascinamento. Riconobbi, tra gli altri, Storm Thorgerson dello studio Hipgnosis, creatore delle più belle copertine dei Pink Floyd e di molti altri artisti, che stava dialogando amichevolmente con Alan Parsons, anche lui collaboratore dei Pink Floyd ed artista di successo. Mi avvicinai a loro per salutarli e, mentre stringevo vigorosamente le mani che mi venivano sottoposte, con il piede calciai il tacco con un rasoterra perfetto verso la parete che era ancor più in ombra. Determinato come un rigore, più preciso di un colpo alla 18a buca. Mi parve di sentire degli applausi, probabilmente era frutto della mia fantasia.

Lasciammo finalmente la Red Room (il mio tacco giace sicuramente ancora in quel luogo) e fummo invitati a recarci nella sala da pranzo ove ognuno aveva il posto assegnato. Io fui sistemato ad un tavolo con Nick Mason alla mia sinistra e Roger Waters alla mia destra. Il primo mi raccontò della sua collezione di auto Ferrari, il secondo del nuovo progetto musicale su cui stava lavorando e che aveva come tema un muro… un insieme di mattoni… Forse non avevo capito bene o lui non era stato chiaro.

Comunque, vi garantisco che non fu una serata noiosa.

(Massimo Bonelli © 2015) 

(Pubblicato in origine su http://www.spettakolo.it/ IL 13/04/2015)

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Ex Direttore Generale della Sony Music, ha trascorso 35 anni nel mondo del marketing e della promozione discografica, sempre accompagnato da una grande passione per la musica. Lavorava alla EMI quando, in un periodo di grande creatività musicale, John Lennon, Paul McCartney e George Harrison hanno iniziato produzioni proprie di alto livello e i Pink Floyd hanno fatto i loro album più importanti. Sino a quando, con i Duran Duran da una parte ed il punk dall’altra, è arrivato il decennio più controverso della musica.In CBS (più tardi Sony), ha contribuito alla ricerca e al lancio di un numero considerevole di artisti, alcuni “mordi e fuggi” come Spandau Ballet o Europe, altri storici come Bob Dylan, Bruce Springsteen, Cindy Lauper, Franco Battiato, George Michael, Claudio Baglioni, Jovanotti, Pearl Jam, Francesco De Gregori, Fiorella Mannoia e tanti altri…Si fatica davvero a individuare un artista con il quale non abbia mai lavorato, nel corso della sua lunga vita tra pop e rock.

News: equinozio di primavera in CATTIVA COMPAGNIA allo Stones Cafè di Vignola (MO) 20 marzo 2015

2 Mar

Locandina Stones cafè 2015

An evening with THE YES – Padova 17 maggio 2014

19 Mag

ENGLISH VERSION BELOW

 

Qualche mese fa la groupie mi dice: “Tyrrell, in maggio vengono gli YES in Italia. Prendo i biglietti!”. Pochi giorni dopo vengo a sapere che l’intrepida reggiana dagli occhi di ghiaccio li ha acquistati direttamente sul sito ufficiale del gruppo nella versione deluxe, ossia il MEET& GREET package. 200 euro a biglietto. Sobbalzo, ma poi mi dico che se avessi avuto la possibilità avrei fatto lo stesso per ELP, BAD CO o FIRM. Gli YES sono gli YES, seppur in formazione rimaneggiata, e la groupie, convinta Yeshead, non bada a spese. Sabato pomeriggio: dopo una mattina di badanataggio da Brian, verso le 16 saliamo sulla blues mobile northbound. Autostrada del sole e poi la Bologna-Padova. E’ una bella giornata, sul car stereo QUADROPHENIA deluxe edition. Usciamo dall’autostrada e poco dopo, d’improvviso, eccoci al GRAN TEATRO GEOX di Padova. Visto da fuori non sembra un granché, anche perché è sito in una zona industriale non certo bella. Siamo tra i pochi avventori già arrivati sul posto. Mancano più di due ore all’apertura dei cancelli, ma inspiegabilmente passano velocemente. Un paio di panini, una coca, tabletaggiamenti, una passeggiata, un’occhiata ai prog fans: bravi ragazzi col borsello e maglietta di THE YES ALBUM infilata per bene dentro ai jeans a vita altissima con scarpe da zio Fedele, anziani hippie simil Jerry Carcia vestiti così male che in confronto lo zio Fedele sembra una rockstar, maturi prog lover all’apparenza mansueti ma pronti a farsi saltare in aria al grido di “Tales From the Topographic Oceans forever!”

Gran Teatro Geox, Padova (foto di TT)

Gran Teatro Geox, Padova (foto di TT)

Insieme alla groupie rifletto sul fatto che PADOVA è ormai diventata la capitale italiana del rock: tra lo stadio, il teatro Geox e Piazzola sul Brenta ormai tutti si fermano qui. Che tristezza pensare a  REGGIO e MODENA, un tempo vive e palpitanti da questo punto di vista, e ora ormai escluse dal giro che conta. Un po’ di jazz, Ligabue e i Jethro Tull (band che per qualche euro verrebbe a suonare anche nel giardino di casa tua)… che noia, che mortorio!

Concerti a Padova summer 2014

Concerti a Padova summer 2014

Davanti ai cancelli saremo in 20 con l’email esplicativa del sito ufficiale degli YES, quindi col pacchetto MEET&GREET. Verso le 20 entriamo. Tutti sono un po’ smarriti nel cercare di decifrare l’email di cui sopra e quindi nel cercare il responsabile che ci guiderà attraverso il processo MEET&GREET. Io entro, mi guardo in giro un secondo e deciso avanzo verso il tavolino su cui sta seduto l’unico che può essere il tipo che cerchiamo. “Alan?” “Yeah, that’s me”. La groupie mi guarda esterrefatta …“ma come hai fatto a capirlo subito?”... faccio un po’ il figo “with Tim Tirelli you can never go wrong, baby…”. Alan ci consegna il laminato per l’incontro post concerto, due t-shirts, due foto, due poster. E’ molto gentile e affabile, parla in un inglese comprensibile, e tiene l’Inter (no dai, questa me la sono inventata). Se dall’esterno il Teatro Geaox non sembra un granché, all’interno la prospettiva cambia radicalmente. Struttura ad arco autoportante ma elegante e dotata di ogni comfort tra cui grandi ed eleganti servizi igienici. Capacità di 2500 posti, poltroncine, ottima organizzazione, servizio d’ordine attento. Siamo in seconda fila, esattamente davanti a dove starà STEVE HOWE. Mica male. Sento telefonicamente Frank, vecchio cuore zeppeliniano. E’ a un matrimonio, ma riesce a liberarsi e a 10 minuti dall’inizio trova l’ultimo biglietto disponibile ed entra.

Gran Teatro Geox, Padova - foto di Saura Terenziani

Gran Teatro Geox, Padova – foto di Saura Terenziani

Gli YES, o meglio quel che resta degli YES, entrano poco dopo le 21,30. Oh, vedere STEVE HOWE a pochi metri è un’emozione, così come osservare l’imponente figura di CHRIS SQUIRE. Alla fine anche la presenza di ALAN WHITE e GEOFF DOWNES non è cosa da poco. Alla voce, il sostituto del sostituto di JON ANDERSON, JON DAVISON. Lo spettacolo che portano in tour si basa su tre album della band: CLOSE TO THE EDGE, GOING FOR THE ONE e THE YES ALBUM. Partire col pezzo CLOSE TO THE EDGE è da pazzi ma loro lo sono. L’esecuzione è un po’ meccanica, poca comunicazione tra musicisti. STEVE HOWE tira un po’ indietro. Intendiamoci, non è che la musica degli YES sia particolarmente viscerale, cerebrale semmai, ma forse suonare a freddo un pezzo così non è il massimo, soprattutto se sei un ultrasessantenne. L’impressione rimane la stessa per AND YOU AND I e SIBERIAN KHATRU. Sembra manchi l’anima e che l’aspetto “business” abbia preso il sopravvento.

YES a PADOVA 17/05/2014 - Steve Howe e Geoff Downes (foto di Saura Terenziani)

YES a PADOVA 17/05/2014 – Steve Howe e Geoff Downes (foto di Saura Terenziani)

Con GOING TO THE ONE la band pare prendere le misure, tutto è più fluido, più vero. Guardo STEVE HOWE e spesso rimango a bocca aperta. Si vede che ha 67 anni, che è un goccio più legnoso dei giorni d’oro, ma rimane un chitarrista  S T R A O R D I N A R I O. Alla sua età suonare delle parti così è una cosa davvero notevole. Che dire poi di CHRIS SQUIRE, uno dei bassisti più talentuosi di sempre? La semplicità con cui suona è disarmante, con quelle sua dite ormai grassottelle continua a fare quello che vuole su quella tastiera. E non sto parlando di tecnica, che se fine a se stessa è la morte della musica, ma di capacità di saper dire delle cose, anche con il basso, anche in pezzi a volte astrusi. Nelle sue frasi c’è sempre una componente melodica che mi affascina completamente. SQUIRE è una presenza fisicamete imponente, è grosso più che grasso. Insieme a WHITE e a DOWNES formano un trio molto massiccio a supporto di due musicisti pelleossa come HOWE e DAVISON. Essendo smilzo, mi sono sempre immedesimato in STEVE HOWE e anche adesso che l’ho lì davanti mi dico che tra qualche lustro, quando avrò la sua età, finirò per diventare un uomo come lui, e questo non mi dispiace per niente. Con AWAKEN si chiude la parte dedicata all’album del 1977 e inizia un intervallo di 20 minuti. Frank ci raggiunge e per 20 minuti chiacchieriamo fitto fitto.

YES a PADOVA 17/05/2014 CHRIS SQUIRE (foto di Saura Terenziani)

YES a PADOVA 17/05/2014 CHRIS SQUIRE (foto di Saura Terenziani)

La band ritorna, è il momento di THE YES ALBUM e le gambe iniziano a tremare. Sì lo so, è scontato amare soprattutto quest’album, ma che ci posso fare… sono entrato a contatto con gli YES grazie ad un cassetta fatta da un amico nella seconda metà degli anni settanta e in quella cassetta, oltre ad un disco dei PENTAGLE, c’era appunto THE YES ALBUM. Termina YOURS IS NO DISGRACE e inizio a tremare, immagino sia il momento di THE CLAP… qualcuno porta una sedia e una chitarra acustica, HOWE si siede e imperterrito inizia a suonare uno dei più bei strumentali per chitarra acustica della musica rock: THE CLAP.

Immobile, contemplo STEVE HOWE alle prese con una esecuzione impeccabile. Sento un formicolio in tutto il corpo. Oh satana,  quanto amo quest’uomo! Sì perchè HOWE non è un tipetto facile, sul palco non lo vedi quasi mai sorridere, è ombroso, poco incline a socializzare, altezzoso ma in maniera molto naturale, uno che sul palco, senza scomporsi, grida “Fuck you” al tecnico delle luci che lo acceca con un faretto… mi ci ritrovo in questo musicista magrissimo, con la sola differenza che – sulla chitarra – ho un milionesimo del suo talento. Peccato.

YES a PADOVA 17-05-2014 "THE CLAP" - STEVE HOWE (foto di Saura Terenziani)

YES a PADOVA 17-05-2014 “THE CLAP” – STEVE HOWE (foto di Saura Terenziani)

STEVE si prende gli applausi scroscianti, accenna ad un inchino col capo. Con STARSHIP TROOPER il fan che abbiamo seduto accanto si tradisce e inizia a scomporsi. Ha l’aria di essere un bancario o qualcosa del genere, in quella twilight zone tra i 50 e i 60 anni. Non emette un gemito, ma inizia a piegare freneticamente il busto in avanti e indietro, come fosse una persona con seri problemi.

Con I’VE SEEN ALL THE GOOD PEOPLE mi scappa da piangere. Sì, lo so, è uno dei loro pezzi memorabili, piace a  tutti etc etc… ma mi commuovo ugualmente. Nostalgia, malinconia… rivedo il Tim ragazzino ascoltare da un vecchio mangianastri questa musica meravigliosa che mi colorava il presente mentre mi sentivo titanico dinnanzi al futuro. Da sottolineare i cori di HOWE e SQUIRE: qui, come in parecchie altre occasioni durante il concerto, sono stati pressoché perfetti. Che maestria. Parte poi A VENTURE e il fan di fianco a noi entra in orbita. Una cosa tutta sua, silenziosa, non esplicita ma si capisce benissimo che dentro di lui c’è un vero e proprio big bang in atto. I fan del prog sono davvero… particolari, diciamo così.

YES A PADOVA 17/05/2014: STEVE HOWE, GEOFF DOWNES, CHRIS SQUIRE  - (foto di Saura Terenziani)

YES A PADOVA 17/05/2014: STEVE HOWE, GEOFF DOWNES, CHRIS SQUIRE – (foto di Saura Terenziani)

PERPETUAL CHANGE è probabilmente il mio pezzo degli YES preferito e sentirlo da vivo, in quella bella situazione mi riempie l’animo di vibrazioni positive.

YES a PADOVA 17/05/2014 (foto di saura Terenziani)

YES a PADOVA 17/05/2014 (foto di saura Terenziani)

ROUNDABOUT è il bis, ottimo modo (seppur non originalissimo) di chiudere il concerto. Concerto che alla fine si è rivelato molto buono. HOWE e SQUIRE su tutti naturalmente, ma niente male anche GEOFF DOWNES, ALAN WHITE e JON DAVISON.

Si accendono le luci e i sorrisi, bel concerto, bella musica, belle sensazioni.

 Come da accordi, ci raggruppiamo alla dx del palco per il MEET & GREET. Alan ci ragguaglia su come avverrà la cosa, prima le foto poi gli autografi. Ci dice che STEVE HOWE non dà la mano a nessuno, che non firma strumenti musicali e che non risponde a domande. SQUIRE invece è disponibile a raccontare qualche aneddoto. Uno crede di essere un fan navigato, di saper gestire certe situazioni… fino a quando poi non si trova a tu per tu con gruppi tipo gli YES. Tocca a noi: ci avviciniamo e, benché più che un gruppo di rockstar sembri un gruppo di tipografi avanti con gli anni  in libera uscita il venerdì sera, ti senti perlomeno un po’ strano lì a tu per tu con loro. La groupie senza tanti problemi chiede, in un inglese reggiano, a CHRIS SQUIRE se puo’ farsi la foto vicino a lui. CHRIS ride, le risponde “sure” e aggiunge un “buonasera”. Io vorrei stare vicino a STEVE HOWE, lo guardo un attimo, è impenetrabile… meglio non rischiare e affidarsi alla disponibilità di DAVISON e WHITE. Finita la photo session si siedono in fila davanti ad un paio di tavolini,  pronti a firmare qualsiasi cosa. Mi chiedo come debbano sentirsi DOWNES e DAVISON a firmare copertine degli album degli anni settanta della band. Io e la groupie ci facciamo firmare i poster e le foto relative a questo tour, ci sembra la cosa più onesta e logica da fare.

Vorrei chiedere qualcosa a SQUIRE, magari non le solite cose da fan degli YES, così parto col chiedergli se ricorda per caso qualcosa delle studio sessions fatte nel 1981 con Jimmy Page (insieme ad Alan White per il progetto XYZ, mai andato in porto), ma CHRIS è intento a parlare con la groupie , le chiede come si dice buonanotte in italiano visto che lui conosce solo buonasera. La groupie è lì che ride con lui, quindi intervengo io e spiego a Chris che si dice Buonanotte. Chris chiede alla groupie se le è piaciuto il concerto, e lei “Amazing!“, lui di rimando le risponde in inglese ” in qualche momento, forse…” e ridendo le augura “Buoninotte!”

Io cerco di dare qualche soddisfazione ai tre meno acclamati: “Nice job, Geoff”, “Good gig Alan” “Good Job, Jon, bravo!” Mi rispondono con garbo e, credo, contenti. L’ultimo è STEVE HOWE… che cavolo dici ad uno come STEVE HOWE in due secondi? “It’s been a pleasure, Steve, and an honour to be here with you. Thanks for being Steve Howe”. Steve mi sorride e mi dice “Thank you Tim Tirelli, your blog is very cool”... questo nella mia testa, perché in realtà mi dice solo “Thank you”, e mi sorride convinto. Poco importa se è un sorriso di circostanza, mi basta, mi avanza e mi fa contento.

Gli YES, l'uomo di blues e la groupie - da sx a dx STEVE HOWE, JON DAVISON, TT, ALAN WHITE, GEOFF DOWNES, la groupie, CHRIS SQUIRE (foto di Alan)

Gli YES, l’uomo di blues e la groupie – da sx a dx STEVE HOWE, JON DAVISON, TT, ALAN WHITE, GEOFF DOWNES, la groupie, CHRIS SQUIRE (foto di Alan)

Ringrazio Alan della gentilezza e usciamo. E’ l’una e trentacinque circa… il teatro è ormai vuoto, il parcheggio anche, lasciamo Padova in tutta tranquillità. Ci immettiamo sulla MILANO-VENEZIA e poi sul BRENNERO. La blues mobile rolla serena sui 150kmh, la sera è magnifica, la groupie è ancora in visibilio anche perché RICK WAKEMAN sarà a fine mese a SCHIO e forse riusciamo a prenotare due biglietti… Arriviamo alla domus saurea dopo le tre. Qualche coccola a Palmiro, qualche ultimo pensiero al concerto ed è ora di andare a letto, felici. PADUA, good night.

PS: STEVE HOWE IS GOD.

Scaletta concerto Yes Padova 17-05-2014 The Firebird Suite (Igor Stravinsky)

Close to the Edge Close to the Edge And You and I Siberian Khatru

Going For The One Going for the One Turn of the Century Parallels Wonderous Stories Awaken

The Yes Album Yours Is No Disgrace The Clap Starship Trooper I’ve Seen All Good People A Venture Perpetual Change BIS Roundabout

ENGLISH VERSION:

A few months ago the groupie says,” Tyrrell, in May YES will play Italy. I’ll get the tickets.” A few days later I learned that the intrepid ice-eyed girl from Reggio Emilia bought them directly on the official website of the group in the deluxe version, which is the MEET & GREET package. 200 euro per ticket. I was taken aback by the price, but then I told myself that if I had the chance, I would have done the same for ELP, BAD CO or THE FIRM. YES is YES, albeit in a restructured line-up, and the groupie, as a dedicated Yeshead, spared no expense.

Saturday afternoon: After a morning of caring for my father Brian, we are northbound in my blues mobile. While driving on the Highway thru a beautiful day, we listen to QUADROPHENIA deluxe edition. We leave the highway and suddenly, here we are at the Gran Teatro Geox in Padua. From the outside it does not look like much because it is located in an industrial area that is certainly not beautiful. We are among the few fans that have already arrived on the spot. It’s less than two hours to the opening of the gates, but inexplicably, we pass through quickly. After a couple of sandwiches, a Coke, Tableting away, we took a short walk. I looked at the prog fans: all nice guys with messenger bags and t-shirts for THE YES ALBUM tucked well inside their high-waisted jeans. Old hippies who looked like Jerry Garcia and wearing clothes so bad in comparison, uncle Fedele looks like a rock star. I saw mature prog rock lovers seemingly meek, but ready to blow themselves up to the cry of “Tales From the Topographic Oceans forever!”

Together with the groupie, I reflected on the fact that PADUA has now become the capital of Italian rock: the stadium, the theater Geox and Piazzola sul Brenta — every rock star now seems to hit the city. How sad to think of Reggio Emilia and Modena, at one time living and benefitting from this vantage point. Now they are excluded from the tours that count. A bit ‘ of jazz, fucking Ligabue and Jethro Tull ( the band that would play for a few Euros in the garden of your house ) … what boredom, what a funeral! We are now in front of the gates with other 20 fans with emails in our hands sent from the official YES website for the MEET & GREET package. Around 8 pm, we enter. All of us are a bit lost in trying to decipher the email   and then to look for the manager who will guide us through the MEET & GREET process. I go in, look around and decided in a second to head to the table where sits the only one who can be the man we seek. “Alan ? ” ” Yeah , that’s me.” The groupie looks at me aghast … “but how did you know?” … I joke: “with Tim Tirelli, you can never go wrong, baby… ” Alan gives us the laminate for the meeting after the concert, two t -shirts , two photos, two posters . He is very kind and affable, speaks in an understandable English , and supports FC Inter (no, come on, this I have invented).

If outside the theater Geaox doesn’t look like much, from within the perspective changes radically. Self-supporting arch structure, but elegant and equipped with all comforts including large and elegant bathrooms . Capacity of 2500 seats, chairs, excellent organization, attentive service order. We are in the second row, right in front of STEVE HOWE. Not bad. I speak with Frank (himself a Phreak) by phone. He is at a wedding, but at 10 minutes from the start, arrives and finds the last available ticket and enters. The show is sold out.

YES, or rather what remains of YES, comes on shortly after 21.30 . Oh, to see STEVE HOWE only a few meters away is emotional for me, as well as observing the imposing figure of CHRIS SQUIRE from so close. Eventually even the presence of ALAN WHITE and GEOFF DOWNES is not a trivial matter. Performing under the heading, “substitute of the substitute of JON ANDERSON,” is JON DAVISON. The show that opens the tour is based on complete performances of three albums: CLOSE TO THE EDGE, GOING FOR THE ONE and THE YES ALBUM . Starting with the piece CLOSE TO THE EDGE is crazy but, after all,  they are kinda crazy. The execution is a bit mechanical with poor communication between musicians. STEVE HOWE pulls a little back (musicians will understand what I mean). Mind you, the music of YES is not especially visceral, it’s cerebral, but maybe to start with a complicated piece like this is not the best idea, especially if you are well over 60. The impression remains the same for AND YOU AND I and SIBERIAN KHATRU. Seems to miss the soul and that the appearance of “business” has taken over. With GOING TO THE ONE, the band seems to take the necessary steps, and everything is more fluid, more true. I look at STEVE HOWE and remain open-mouthed. It is obvious from his appearance that he is 67 years old, and he is a touch more stiff on the guitar, but he remains a guitarist EXTRAORDINAIRE. At his age, to play the parts, it’s really remarkable. What can be said of CHRIS SQUIRE, one of the most talented bass players of all time? The ease with which he plays is disarming, with those fat fingers he continues to do what he wants on the neck of the bass. And I’m not talking about technique (an end in itself and the death of music), but of ability to say things, even during parts sometimes obtuse. In his licks there are always a melodic component that fascinates me completely. SQUIRE is an imposing presence, he is more big than fat. Along with WHITE  and DOWNES, he forms a formidable trio in support of other two skinny musicians HOWE and Davison. Being thin myself, I’ve always identified with STEVE HOWE and even now that I am here in front of him, I guess that when I am his age, I will look like him and I do not mind at all . AWAKEN closes the 1977 album and began an interval of 20 minutes.

Frank joins us and we chat for 20 minutes.

The band returns , it’s time for THE YES ALBUM and my legs begin to tremble. Yes I know, it is obvious I especially love this album, but what can I do… I came in contact with YES thanks to a cassette made by a friend in the second half of the 70s and the cassette with one side Pentangle and THE YES ALBUM on the other side. At the end of YOURS IS NO DISGRACE, I start to shake, I guess it’s time for… THE CLAP; someone brings a chair and an acoustic guitar, HOWE sits and undaunted starts playing one of the most beautiful acoustic guitar instrumentals of rock music. I stand still as I contemplate STEVE HOWE …a flawless execution. I feel a tingling throughout the body. Oh sweet Satan , how I love this man ! Yes, because HOWE is not an easy little chap, on stage he almost never smiles, it’s shady, disinclined to socialize, haughty but in a very natural way,  without getting upset yelling “Fuck you ” to the lighting technician that blinds him with a spotlight. I find myself aligned with this skinny musician, with the only difference that – on guitar – I have a millionth of his talent. What a pity!.STEVE takes the applause and bows his head a little.

STARSHIP TROOPER begins and the fan who sits next to us starts to break down. He looks to be a bank clerk or something, in that twilight zone between 50 and 60 years old. He does not emit a groan, but frantically starts to bend his upper body forward and back, like a person with serious problems. Then I ‘VE SEEN ALL THE GOOD PEOPLE begins and I start to cry. Yes, I know, it’s one of their memorable pieces, everyone likes it etc., etc. … but I still get emotional. Nostalgia, melancholy … I see the little boy Tim listening to an old tape of this wonderful music that colored his present while he felt titanic sized emotions towards the future. To underline the backing vocals of HOWE and SQUIRE: here, as in several other occasions during the concert , they were almost perfect. That mastery.

A VENTURE starts and then the fan next to us comes into view. He is at one with the music, it is all its own for him, quiet, not explicit but we understand very well that inside him there is a real big bang in place. Fans of prog  are really…particular, so to speak. PERPETUAL CHANGE is probably my favorite piece of YES and to listen to it in a live situation fills my soul with positive vibes. ROUNDABOUT is the encore, a great way ( though not original ) to close the concert – a concert hat eventually turned out to be very good. HOWE and SQUIRE overall of course, but also GEOFF DOWNES, ALAN WHITE and JON DAVISON did good things The house lights came on and the smiles too. Good show, good music, good feelings .

As agreed , we group together to the right of the stage to the MEET & GREET . Alan briefs us on how it will happen: first the photos, then the autographs. He tells us that STEVE HOWE does not shake hands with anyone, he does not sign musical instruments and he does not respond to questions. SQUIRE is available instead to tell some anecdotes . One thinks he’s a sailed and experienced rock fan ,one thinks he knows how to handle certain situations … until  you succeed to  find yourself face to face with groups such as the YES.

It’s our turn, and we approach: even though they are a group of rock stars, they look more like a group of punters out on the tiles on a Friday evening. You feel at least a little strange being face to face with them. The groupie without much trouble asks, in an Emilian English, CHRIS SQUIRE if she can get a picture next to him. CHRIS laughed, and replied “sure” and added a ” buonasera.” The groupie is a great bass player and CHRIS SQUIRE (and John Paul Jones) is one of her heroes. I would like to stay close to STEVE HOWE, but when I look at him for a moment, he  is impenetrable. Better not to risk annoying him, and rely on the availability of Davison and WHITE. After the photo session, the sit in a row in front of a couple of tables, ready to sign anything. I wonder how DOWNES and DAVISON must feel to sign album of the seventies of the band. Me and other groupies now have signed posters and photos from this tour, it seems to us the most honest and logical things to do. I would like to ask something to SQUIRE , maybe not the usual things as a fan of YES, so I start with asking him if he remembers something of the studio sessions for the case made in 1981 by Jimmy Page ( with Alan White for the XYZ project) but CHRIS is intent on chatting with the groupie. He asks how you say good night in Italian because he knows only good evening . The groupie is then laughing with him, then I intervene and explain to Chris that “good night” is “buona notte.” Chris asks the groupie if she liked the concert, and she said ” Amazing! ” He replied back in English, “something, maybe… ” and laughing wishes her, ” Buoninotte!” (in broken Italian) I try to give some satisfaction to the three less acclaimed by saying, “Nice job, Geoff,” and “Good gig, Alan” and “Good job, Jon, bravo!” The last one is STEVE HOWE … what the hell you say to someone like STEVE HOWE in two seconds? “It’s been a pleasure, Steve , and an honor to be here with you . Thanks for being Steve Howe.” Steve smiles at me and says, ” Thank you Tim Tirelli , your blog is very cool” … This is all in my head, because he actually just says, “Thank you,” and smiles at me convinced. It does not matter if it’s a polite smile, it is enough for me. I move forward and it makes me happy….

 I thank Alan for his kindness we leave. And ‘one thirty-five about … the theater is now empty, the parking lot also, we leave Padua easily. We head for the Milan-Venice highway and then on the BRENNERO one. The blues Mobile rolls on 150kmh, the night is magnificent, the groupie is still in raptures because RICK WAKEMAN (her ultimate god of rock) will be later this month in SCHIO (VICENZA) and we have just bought two tickets

We arrive at the domus saurea after 3 am. After a cuddle with our cat Palmiro, we talked some more about the gig and then it is time to go to bed, in a happy mood. PADUA, good night.

Broken english translation: Tim Tirelli

Beautiful english medication: Bill McCue