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Lavori* da metrosexual: matching colors blues

11 Ott

*L’accezione di “lavori” nel titolo è quella emiliana, traducibile dunque con “cose”. Noi qui nelle low lands della Valpadana usiamo espressioni come ” mo’ che lavoro!”, “è una lavoro da matti”, “basta far quei lavori lì”. Quando ci succede qualcosa di spiacevole usiamo “che brutto lavoro!”, insomma avete capito il senso.

Mattina, in ufficio. Davanti al dispositivo programmato per immagazzinare dati, elaborarli e trasmettere i risultati in forma opportuna (al computer insomma) con fertile e sollecita attività lavoro, fin quando non sento qualcosa muoversi all’interno dei pantaloni che indosso (qualcuno in un primo momento avrà forse pensato che si muovesse qualcosa d’altro altro, ma quello succede quando Maurito la mette in buca).

Nemmeno il tempo di elaborare il pensiero che mi sono già calato le braghe. Di fronte agli insetti divento pavido, millepiedi e cavallette mi gettano nella disperazione ma anche il resto degli artropodi mi mette a disagio. Spaventato ma in modalità razionale constato che trattasi di cimice. Vivo in campagna, ed è dal 2012 che la Halyomorpha halys ovvero la “cimice asiatica” o “cimice marmorata marrone” infesta le nostre terre. In autunno penetra in casa nonostante zanzariere e porte chiuse, si infila dappertutto e ogni sera ne catturiamo almeno una decina. E’ fisiologico dunque che possano infilarsi nei vestiti, ma nonostante la rassegnazione trovarsene una nei pantaloni non è per nulla piacevole.

Ho un ufficio tutto per me, posso dunque stare a cul busòn, come diciamo noi a da queste parti, il tempo necessario per togliere la cimice e assicurarmi che non ci siano animaletti d’altro genere nei miei jeans. Scampato il pericolo, faccio per ricompormi quando mi accorgo di un altro fatto angosciante: ho i boxer del colore sbagliato.

Sono uno di quei fighetti da brodo attentissimi al tono su tono. Anche quando sono in casa e mi accomodo in tute e felpe per godermi il comfort casalingo, tutto deve avere  rigore cromatico. Controllo i miei vestiti: camicia blu carta zucchero, gilet blu, jeans blu, maglietta blu, calze blue, foulard blu … che c’entrano dei boxer verdi?

Devo essermi sbagliato stamane mentre mi vestivo. Nel cassetto i boxer sono diligentemente divisi per tonalità: a sinistra quelli blu (il mio colore preferito), centro sinistra quelli grigi e neri, e tra centro destra e destra quelli verdi, quelli marroni e quelli di vari colori. Evidentemente un paio di boxer verdi deve essere finito tra quelli blu.

Mi dico che non è importante, che per un giorno che vuoi che sia, che non devo essere schiavo delle mie ossessioni. Mi rimetto a lavorare, ma poi mi torna in mentre Julia, personaggio di punta di questo blog nei suoi primi anni. Per lavoro e per diletto la incontravo anni fa quasi ogni settimana. Confrontarmi con lei era assai piacevole e il nostro rapporto mi ha arricchito non poco. Ricordo che un giorno mi disse: “sono ormai alcuni anni che ci vediamo con frequenza e mai una volta ti ho visto vestire con tonalità sbagliate”. La sua constatazione mi colpì, perché per me era (ed è) una faccenda di semplice buon gusto, di rispetto per sé stessi e per gli altri, una cosa ovvia da seguire, ma quel suo rilievo mi fece pensare che forse poteva anche essere vista da un punto di vista meno nobile. Che stesse valutando il confine tra stile (sempre che di stile si possa parlare) e piccole ossessioni? D’altra parte rammento che una mattina, mentre prendevamo un thé a casa sua, osservai i volumi di una enciclopedia posizionati in un mobile. Erano tutti rivestiti con la stessa carta tranne uno, avvolto in carta da giornale e le dissi “io non riuscirei a tenere un volume incartato in modo diverso dagli altri”. Mi guardò con uno sguardo interlocutorio, mentre i suoi lunghi capelli neri seguivano l’onda della sua curiosità, poi si sciolse in un sorriso riservato e dolce (e forse di compatimento).

Cerco di rimanere concentrato sul lavoro, ma il pensiero del boxer verde diventa un tarlo nel cervello. E se mi capita qualcosa? Se mi devono portare al pronto soccorso per un attacco di blues, cosa potrà dire la dottoressa che mi visita? “Poveretto, guarda come stan male quei boxer verdi su tutto quel blu!”

E se per caso succedesse che una bella ragazza rimanesse folgorata dal mio incedere blues e decidesse di lanciarsi in un ballo da strappamutande con me, una volta accortasi dell’inghippo, cosa esclamerebbe? “Mo’ cos’è quel lavoro qui? Hai dei boxer verdi su dei capi blu, lasciamo stare dai, mi è passata la garra charrua”.

Ed è così che decido di recarmi in un negozio di intimo, di comprare un completo in tonalità blu (ma ancora sigillato nel collophane), di tornare in ufficio, di chiudermi in bagno e correggere finalmente quella vergogna cromatica.

Torno al mio posto, inizio di nuovo a lavorare e fischietto una delle mie canzoni, quella intitolata “BLU”:

“La casa è blu, il giardino è blu, le rose che ti porto blu / Che cosa mai significa questa realtà cromatica

 Mi vesto in blu, io penso in blu, la musica che ascolto è blu / Che cosa mai significa questa realtà cromatica

Mi vedo blu, mi sento blu e a volte sono proprio giù / Ma già lo sai se stai con me l’inferno è preferibile”

 

Solstitium blues (aestas version)

18 Giu

Il solstizio si avvicina ma l’estate sembra non arrivare, dopo un aprile caldissimo, ecco un maggio e un giugno piovosi e freschi, piove quasi ogni giorno, sembra più la Britannia che l’Emilia.

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Intrappolato ormai da mesi nel future blues, mi affaccio a questa nuova estate con le solita domanda a tema esistenziale (nel senso che è cruciale per la mia esistenza): “che giocatori comprerà l’Inter?” Eccomi dunque ogni sera incollato a Sky Sport 24 per la mezz’oretta dedicata al calcio mercato. Quando poi in studio c’è Luca Marchetti, nulla per me è più sacro di quei trenta minuti. Se ho già cenato, mi piazzo sul divano della Domus Saurea con in mano un calippo alla cola o un semplice bif (un ghiacciolo insomma) rosso. Questo è uno dei momenti topici della mia vita, tanto per far capire come son messo! La pollastrella è partita per Londinium insieme ad una altra pazza come lei (la Patty). Ci sono già state in maggio (sempre per un concerto e per una visita agli Studios dove hanno girato i film di Harry Potter), ci tornano oggi per lo Stone Free Festival alla O2 Arena (gli headliner sono gli Yes di Anderson, Rabin & Wakeman, naturalmente).

Per questioni lavorative quest’anno non ho potuto programmare con necessario anticipo assenze e dunque accompagnarla, così per i 4 giorni in cui lei non ci sarà – complici anche i giorni di ferie che alla fine mi sono preso – ho preparato un piano ben preciso: non fare niente. O meglio fare ciò che un uomo di blues nelle mie condizioni attuali deve fare: recuperare il sonno perduto, rilassarsi nella verandina leggendo la Gazzetta Dello Sport, mangiare calippi e ghiaccioli guardando lo speciale calciomercato, i mondiali e qualche buon film su Sky, mettersi in tiro chitarristicamente parlando per i prossimi due concerti degli Equinox (14 luglio Milly Bar, Parco Ferrari Modena e 2 agosto Area24 Rock Station, Rio Saliceto,RE), dedicare un po’ di tempo a questo blog un po’ troppo trascurato e pregare il padre dei quattro venti (il Dark Lord insomma) affinché riempia le vele, nella speranza che le stelle tornino a riempire i sogni.

FILM: “Frantz” (di François Ozon – Francia/Germania 2016) – TTTT

Una storia tra le tante messa in piedi per raccontare la storia, in questo caso quella della Germania subito dopo la prima guerra mondiale. Il senso di lutto nazionale, la tristezza che alberga in quasi tutte le case, un giovane francese afflitto ed angosciato che arriva improvvisamente nel focolare di una di queste. Film (melo)drammartico ma al contempo leggiadro e poetico. Colpe, ricerca del perdono, amori che non sbocciano. Buon film davvero. Visto su Sky.

Da http://www.cineforum.it 

Nel 1919, in una cittadina della Germania, Anna si reca tutti i giorni alla tomba del suo fidanzato, caduto al fronte in Francia. Un giorno giunge un ragazzo francese, anche lui porta i fiori sulla stessa tomba, quella del suo amico tedesco, compagno nei momenti più tristi, che Pierre cerca di dimenticare. L’incontro scuote le vite dei due giovani, risollevando dubbi e paure, e costringe ciascuno a fare i conti con i propri sentimenti.

 

SERIE TV: Homeland (stagione 7 – 2018)

La nuova stagione di Homeland segna il passo, non nego che in queste ultime puntate si stia in parte riprendendo, ma l’inizio è stato piuttosto sconfortante.

SERIE TV: The Americans (stagione 6 – 2018)

Questa sarà la stagione finale, dai primi episodi mi pare che la qualità sia come sempre alta. Vedremo come si dipanerà e come finirà.

QUALCOSA E’ CAMBIATO – Apolitical Blues

Il mood del paese è decisamente cambiato: astio, risentimento, razzismo e odio fanno parte ormai della vibrazione quotidiana che accompagna la vita degli Italiani. Vent’anni di governi di un certo tipo sembrano aver spazzato via ogni idea di comunità, di senso del dovere, di uso dell’intelletto, di rispetto per le capacità e competenze altrui, di tenerezza, di amore per la cultura. Le ultime elezioni hanno portato al governo compagini xenofobe e sovraniste che stanno fagocitando movimenti che forse avevano visioni un tantino diverse. Un centro sinistra incapace, litigioso e illeggibile ha contribuito alla deriva. La perdita di umanità e di pietà, il nazionalismo come unico scudo contro le difficoltà dei tempi moderni, stanno riducendo lo stivale ad un immondezzaio.

Mi accorgo che anche qui in Emilia qualcosa è cambiato. Qualche sera fa ero a cena con i ragazzi, solito sinodo pre-estivo. Siamo in una delle trattorie a noi care, lì nelle campagne di Bath. Il sole che tramonta dietro i fienili, la pianura che si prepara per la notte, quel cielo e quei colori che potrebbero essere gli stessi di Macon, Georgia, ci mettono di buon umore. Mi basta uno sguardo con il Riff per capire che entrambi stiamo pensando a Laid Back di Gregg Allman.

Parliamo di musica, di calcio e di politica. Di fianco ho uno dei miei amici del cuore, uno che di solito è parco di parole e che sopporta il mio sproloquio blues ormai da un quarto di secolo. Apre bocca per informarci che “anche mia madre ha cambiato bandiera, ha sempre votato per i comunisti, stavolta ha votato lega”.

Sul momento mi soffermo sull’uso curioso di certe forme usate dal mio amico, quel “ha sempre votato per i comunisti” nasconde al contempo un modo di dire e di porsi tipico del passato (remoto), quando i “comunisti” era una realtà assai tangibile in questi territori, e finanche una certa distanza da quel mondo che il mio amico deve aver frequentato – almeno nelle urne – assai poco.

A forza di parlare alla pancia degli italiani, a forza di scardinare le piccole conquiste sociali, a forza di insultare chi ha capacità di pensiero e di intelletto, a forza di capitalismo sfrenato capace di farci annusare una possibile povertà che avvertiamo ormai non più così lontana, eccoci tutti ripiegati sul nostro pianerottolo.

Sempre più spesso fatico a riconoscere l’Emilia, la mia terra, quella che amo con tutto il cuore, ma che vivo come porzione d’Italia, d’Europa, del Mondo.

Cimitero di San Martin On The River, un paio di domeniche fa. Porto i fiori a Brian e a Mother Mary. Parcheggio, scendo, chiudo la macchina. Faccio per incamminarmi, ma torno sui miei passi. Sul sedile posteriore della (mildly) blues mobile ho due quotidiani in bella vista: La Repubblica e il Manifesto. Riapro la macchina, prendo i giornali e li rovescio in modo che non si legga la testata. Chiudo la macchina e vado a salutare i miei vecchi. Non vorrei mai che con i tempi che corrono qualche simpaticone mi giocasse qualche brutto scherzo.

Tornando a casa rifletto sul mio gesto. Se non mi sento politicamente al sicuro più nemmeno in Emilia, mi chiedo con che spirito potrò affrontare il futuro, già di per sé concetto piuttosto impegnativo. Non c’è dubbio, qualcosa è cambiato.

CAT TALES: alfa pussy

Strichetto è ormai un presenza più o meno fissa su questo blog. Si tratta, come ho raccontato più volte, della gattina di alcuni vicini che si è accasata da noi. Lo ha fatto per togliersi da umani che considerano gli animali solo come giochi per le figlie piccole, umani che andrebbero segnalati all’ENPA, cosa che farò dovessi scoprire in futuro comportamenti non consoni. La ho chiamata Strichetto perché la prima volta che si è infilata in casa mi è sembrata uno strichetto (tipica pasta emiliana) appunto. Gattina isterica e iperattiva visti i primi mesi passati in ambiente non certo ideale, ora sembra lentamente trovare un certo equilibrio. Non sta volentieri in braccio alle persone, da piccola è stata sballottata in continuazione, ma inizia a ribellarsi meno se lo facciamo noi, comincia ad essere selettiva con le persone e a capire definitivamente che siamo io e la pollastrella i suoi umani di riferimento.

Sta maturando dunque, ormai ha un anno e inizia a formulare istinti con più esperienza. Mi diverto molto ad osservare questi cambiamenti e a come interagisce con gli altri gatti della Domus Saurea e con noi umani. Di me ormai si fida, come di Palmiro e come lui anche lei adesso mi chiama Tyrrell. Stricchi è una gattina che ama stare in casa durante il giorno e a uscire la notte. Di sera si trasforma in un diavoletto beige della Tasmania. Sfreccia a velocità folle da una stanza all’altra, un missilino supersonico beige che ti sfiora i garretti, fino a quando non si ha altra scelta che farla uscire.

Durante il giorno sonnecchia e fa la gatta. E di taglia molto piccola, ed è molto femmina, una smorfiosetta, e quindi irresistibile. Quando si sveglia, o quando mi vede dopo un po’ di tempo di assenza, si sdraia e mi offre la sua pancia che gratto con piacere. Posso dire che ormai si fida di me a tal punto che ogni tanto mi si addormenta in braccio, casca dal sonno e si lascia andare certa di essere al sicuro tra le braccia del suo umano blues.

Sleepy Stricchi – autoscatto TT

Sleepy Stricchi – autoscatto TT

Sleepy Stricchi – autoscatto TT

Sleepy Stricchi – autoscatto TT

E’ stata una sorpresa scoprire che la piccola Stricchi, la gattina dolce e graziosa, è in realtà una femmina alfa che mette le altre gatte e gli altri gatti (Palmiro escluso) in riga. Noi abbiamo 4 gatte (lei inclusa), Palmiro e Artemio, un vecchio gatto randagio che si è accasato da noi alcuni anni fa. Tra le gatte, la più selvatica è la Spavve, gatta che dà poche confidenze e che ho sempre pensato fosse la amazzone felina della Domus Saurea. Niente da fare, Stricchi (che è la metà o addirittura un terzo di lei) la mette in riga con una sicurezza e una caparbietà invidiabili. E come fa con lei, fa con tutte. Insomma, si sente regina, e a chi non vuole intendere glielo fa capire senza tanti complimenti.

Little Queenie sul dondolo – foto TT

Mi ha sorpreso anche Palmiro, il gatto nero che vive con noi già da sei anni. Chi è interessato al primo capitolo della storia clicchi sul seguente link:

https://timtirelli.com/2012/06/28/il-gatto-palmiro/

Si, mi ha sorpreso e mi continua a sorprendere perché si è rivelato anche lui un gatto alfa. Lo ho ripetuto più volte, pensavo fosse un gatto bonaccione, paziente, docile, e infatti lo è ma credo lo sia perché particolarmente intelligente. Ha capito che io e la pollastrella siamo i suoi umani di riferimento, che lo adoriamo e che non gli faremmo mai nulla di male. Paziente riceve le nostre coccole e il nostro amore, tollera tutte queste effusioni con superiorità felina, in cuor suo sa che gli umani che amano i gatti non sanno resistere, e che danno baci e abbracci anche quando il gatto preferirebbe starsene per i fatti suoi. Dorme con noi, guarda le partite partite dell’Inter e le corse di Valentino con noi, ascolta i dischi con noi. Ha compreso che l’aria sonora che esce dalle casse dello stereo è piacevole per i suoi umani e che tanto a lui non danno fastidio, da felino vive su altre frequenze. Ha capito quando è il momento di rincasare e il modo di interagire con i mammiferi di specie diverse con cui vive.

Ma è anche sempre all’erta e pronto a far capire a chicchessia che il capo del branco, del gruppo, della colonia, della famiglia di gatti della Domus Saurea e territori limitrofi è indiscutibilmente lui, benché sia stato l’ultimo ad arrivare. Dapprima ha valutato la situazione, ha giocato a fare il gattino sperduto, si è guadagnato la fiducia di tutti e poi, una volta maturato, è diventato il fiero gattone nero che è, ha preso possesso del branco. Le femmine lo vivono come riferimento, il povero gatto Patuzzo (vedi https://timtirelli.com/2016/01/12/il-gatto-e-la-volpe-storia-di-vita-e-di-morte/  ) capì il suo status e gli diventò braccio destro, e Artemio gli ha mostrato riverenza sin da subito, in modo da farsi accettare nel gruppo, riverenza che però non concede mai agli altri gatti maschi del vicinato.

Palmiro controlla il territorio, non gli sfugge niente, quando un gatto maschio forestiero oltrepassa i suoi possedimenti, Palmiro non gli dà tregua. Lo punta, lo tiene in scacco con lo sguardo, rimangono immobili per mezzore intere e quando l’invasore tenta la fuga Palmiro lo rincorre con una foga e un impeto che mi colpiscono ogni volta.

Gli serve perlomeno un’ora per calmarsi, per togliersi di dosso il richiamo della foresta e ridiventare, nella parole della pollastrella, il nostro patato, quello che fa il contorsionista sulla tavola,

Palmir il contorsionista – foto TT

quello che si addormenta spaparanzato nella cesta dei panni lavati,

Palmir il contorsionista – foto TT

o sulle pedane del bagno.

Palmir giugno 2018 – fotoBOTTEGHE OSCURE

 

BOTTEGHE OSCURE:

Tanto tempo fa esisteva un quotidiano chiamato l’Unità che aveva un inserto satirico – Cuore- fenomenale. Una delle rubriche si chiamava Botteghe Oscure, ed era dedicata ai nomi improbabili di esercizi commerciali. Dato che ogni tanto mi ci imbatto la prendo in prestito.

 

Stone City: negozio di parrucchieri Edward Mani Di Forbice:

Stonecity hairdresser – foto TT

Stone City rosticceria Mizzica!! con due punti esclamativi

Stonecity pizza makers – foto TT

RACCORDO ANULARE BLUES

L’anulare sinistro per un chitarrista è un dito fondamentale. Ha iniziato a darmi problemi mesi fa ed oggi mi sono deciso a fare qualche terapia. Quisquilia personale che non interessa a nessun ovviamente, ma quello che mi colpisce e su cui dunque vorrei soffermarmi è come i pazienti occupano il tempo in cui sono chiusi nei loculi fisioterapici, loculi che sono spazi senza soffitto e delineati da divisorie non certo insonorizzate. C’è chi attacca pezze pesantissime al fisioterapista raccontando cose così futili da sembrare assurde, chi parla al telefono a voce alta e impartisce ordini al proprio sottoposto con malcelato godimento per far capire agli altri che è uno che conta, chi si addormenta e russa, chi fischietta, chi guarda video sul cellulino. Sarà anche solo una mia impressione, ma nessuno sembra più in grado di rimanere solo con se stesso per più di pochissimi minuti.

Fisioterapia blues – foto TT

PINK NIGHT IN BORGO MASSENZIO – Abba Show

Per la notte rosa a Borgo Massenzio si fanno le cose in grande, nonostante sia solo una frazione. La strada principale addobbata a dovere con lunga tavolata in cui i residenti cenano tutti insieme, stand, bancarelle e spettacolo degli Abba Show.

Essendo un amante degli Abba (il miglior easy listening di sempre) accorro a vedere il concerto. Sono ormai anni che seguo il gruppo. Quest’anno lo trovo meno entusiasmante, il chitarrista fondatore non c’è più, la cantante mora è cambiata e c’è un aria da gruppo unicamente orientato al business. E’ sempre piacevole ascoltare e vedere Debora, la bionda che fa Agneta, ma c’è qualcosa che non mi convince più.

Abba Show – note rosa di Borgo Massenzio – foto TT

Abba Show – note rosa di Borgo Massenzio – foto TT

Abba Show – note rosa di Borgo Massenzio – foto TT

Abba Show – note rosa di Borgo Massenzio – foto TT

Abba Show – note rosa di Borgo Massenzio – foto TT

Seguendo una moda ormai consolidata il gruppo suona senza amplificatori, cioè attraverso l’impianto (PA) e le spie. Indubbiamente è una bella comodità, io e la pollastrella sappiamo benissimo cosa significa rompersi la schiena portando in giro amplificatori e tutto il resto, ma a me sembra che il suono sia artificiale e finto. Certo, il pubblico non si accorge di nulla, ma i cagacazzi come noi sempre all’erta e (quasi) sempre insoddisfatti sono sensibili ai particolari. Probabilmente sono io che invecchio, ma dei suoni artificiali non ne posso più (preferisco un brutto suono che provenga da un ampli vero), dei “su le maniiii” gridati dai cantanti non ne posso più, del coinvolgere il pubblico ad ogni costo non ne posso più, di proposte professionali piatte e prevedibili non ne posso più. Non mi resta che ritirarmi su un eremo e perdermi a contemplare le nebbie.

 

Dopo il concerto torniamo verso casa a piedi. Prendiamo la stradina lunga e tortuosa e ci inoltriamo nella campagna in un buio assoluto. La pollastrella smanetta sul cellular, e cerca qualcosa da ascoltare su youtube. Fosse per me farei partire Robert Johnson, ma conoscendola già immagino la colonna sonora che ci accompagnerà in questo ultimo chilometro. Signore Oscuro i tuoi discepoli riverenti son sempre qua.

“Per favore, non pensare male a me” (Ragazze calde dell’est blues)

23 Nov

D’improvviso un’email:

Ciao.
È una sorpresa per te vedere questa lettera? Sono sicuro che sì.
Ma iniziamo tutto in ordine. Mi chiamo Rossella. Al momento ho 38 anni.
Spero che la mia età non ti spaventi. Ma voglio dirti con sicurezza che sono ancora una donna giovane e sexy che vuole fare sesso.
Sicuramente dirai qual è il problema sei una bella donna.
Il problema è che ho un marito e due figli. Per questo motivo, non posso scendere così facilmente per la strada e urlare, quale degli uomini vuole fare sesso?
Mille grazie alla persona che ha inventato Internet. Ha dato una possibilità a tutte le donne in cerca di uomini in tutto il mondo.
Non pensare male a me, amo mio marito e i miei figli.
Ma il sesso per me è una parte importante della vita.
Purtroppo mio marito non ha più l’opportunità di compiacermi con il sesso e per questo devo accontentarmi di vari giocattoli sessuali.
Per me non è stato facile prendere una decisione del genere, ma dopo una lunga esitazione, mi sono reso conto che non ho via d’uscita e ho bisogno di trovare un uomo per una vita intima.
Capisco che suoni sciocco. Siamo in paesi diversi con voi. Ma non penso che questo sarà un problema.
Mezzi finanziari mi permettono, sono una donna completamente protetta. Posso visitare il tuo paese ogni settimana.
Mi sono completamente dimenticato di dirlo. Ho i miei affari che ho ereditato. Ma non stiamo parlando di questo ora.
Cosa ne pensi, possiamo diventare amici sessuali con te?
Per cominciare, potremmo scambiare foto pazze sexy. Parla e cerca di trovare interessi comuni.
E poi incontrare e fare cose per le quali tutto è iniziato. Ora sto parlando di sesso.
Spero che una simile offerta per te non sia un insulto.
Ma allo stesso tempo non voglio che tu pensi a me che sono una prostituta.
Ora sono molto a disagio, ma ti chiedo di non rispondermi a questa email.
Se mio marito scopre che sto cercando un uomo per una vita intima, mi ucciderà.
Dirà a tutti i miei figli. Ti prego di non rompere la mia famiglia.
Ho pensato fino ai piccoli dettagli.
Mi sono registrato sul sito click  e ti chiedo di fare lo stesso.
Dopo averlo fatto, trovami lì.
Il mio soprannome Scarlett-wow
Lì saremo in grado di continuare la nostra comunicazione con voi.
Ti mando come scusa per le difficoltà della tua foto intima.
Spero che il tuo cazzo si sia eccitato.
In generale, se sei interessato alla mia proposta, scrivimi sul sito.
Sto aspettando La tua ragazza sexy, Scarlett

Cara Scarlett Rossella, ho ricevuto la tua email, la tua età mi spaventa, ma non per quello che pensi tu, tu milf giovane e sexy e io uomo di blues miserello di una (in)certa età. Spiace a me tu abbia un marito che non ti soddisfa più, ma perché pensi io possa soddisfare te? Non è meglio per te scendere in strada a urlare? Uomini capisce tu vuoi fare sesso, vedrai tu risolvi tuo problema. Ho capito che sei una donna con possibilità economiche, beata te, anche a me piacerebbe essere completamente protetto e avere mezzi finanziari che mi permettono, sono contento che hai i tuoi affari che hai ereditato, siete molto fortunati nel paese in cui tu sei. Possiamo diventare amici sessuali e scambiarci foto pazze sexy? Tipo io in pigiama davanti a mio giradischi mentre ascolto long playing e piango? Io parla, certo, ma sicura noi trovare interessi comuni? Davvero a te può interessare storia di DDR, di Alvaro Recoba, Mick Ralphs o John Miles?

Io non pensa a te come prostituta, io pensa a te come brava giovane donna sexy che cerca sesso perché povere marito non unge più lo sprocco, non essere tu a disagio, e non preoccuparti io non risponde a tua email, non voglio che tuo povero marito con pistolino barzotto poi uccide te e dirà a tutti i tuoi figli (a proposito, io curioso, quanti figli tu hai?) e non voglio rompere la tua famiglia.

Non so se cliccare sul link che mi hai inviato, magari se io registro sul sito che tu parli poi arrivano virus sul mio computer oppure vengono i carabinieri a mettermi le manette, non guardo nemmeno la foto sexy che tu inviato perché poi dovrei inviarti la mia e dovrei lavorare molto di photoshop, io non avere tempo. Scusa Rossella uau.

Mio pistolino molto eccitato quando vedo Maurito Icardi mettere palla in rete, io forse gay, mi spiace mia ragazza sexy ma devo risponderti alla maniera di mio amico Fonta: “ma va’tla a tor in tal chiul!”.

 

 

A due passi dal blues

17 Apr

Una volta rincasato da Londra sono tornato ben presto a disposizione del blues, contemplo infatti la notte stellata nella speranza di intravedere l’extraterrestre che mi porti su una stella che sia tutta mia, metto cornici intorno alle giornate sbiadite di aprile e osservo il mondo col mio fare da antropologo contemporaneo da due soldi.

VADE RETRO DOMINA

Domenica mattina, faccio un salto a San Martin On The River, porto un mazzetto di fiori ai miei genitori. L’ora è quella un po’ pigra tra le 12 e 13. Imbocco la strada che costeggia il cimitero, entro in modo deciso nel parcheggio e curvando di 180° posiziono la mildly blues mobile tra due strisce bianche. Ammetto che il tutto mi è venuto particolarmente bene. Vicino ad un suv scuro c’è una donna con un cagnolino al guinzaglio. Appena scendo mi fa “Niki Lauda! Perfetto!”, sorpresa dalla mia capacità di parcheggiare velocemente e con precisione. La donna avrà tra i 40 e i 50 anni, quello che potrebbe essere il mio target, e con quella uscita spiritosa mette in mostra la sua emilianità e la voglia di attaccare discorso. Io, invece di sorridere, stare al gioco e ribattere con un motto di spirito, mi ritraggo scontroso “Davvero? Non mi pare”. “Era una battuta”, mi fa lei un po’ colpita dalla mia freddezza, mentre io – senza salutarla – entro nel cimitero. Nel farlo analizzo il mio comportamento, va bene che di donne ne ho già una (che mi basta e avanza), va bene che non cerco avventure, va bene che la parte che non voglio mai fare è quello del galletto che fa lo spiritoso con tutte, va bene che il chitarrista non è un cantante, ma un po’ di bon ton e di leggerezza sarebbero dovute. Bisogna che mi rilegga L’Educazione Sentimentale di Flaubert.

BREVE STORIA DELLA FAMIGLIA PATERLINI

Son lì che sistemo i fiori, che do una pulita alla lapide e che raccolgo me stesso per il solito minuto di esistenzialismo famigliare, quando gli occhi mi cadono su di una vecchie lapide nera poco più in basso. Quanti anni sono ormai che porto i fiori a mia madre (e dall’anno scorso anche a mio padre), 25 giusto? In questo quarto di secolo non mi era mai capitato di soffermarmi con un po’ di attenzione su quella lapide. Guardo meglio e medito sulla triste storia della famiglia Paterlini. Padre e madre nati negli anni ottanta dell’ottocento e morti negli anni cinquanta del novecento, un figlio (nella foto ha divisa e cappello da alpino) morto – immagino in guerra – nel 1942 a 21 anni, un altro figlio appena più vecchio ha la foto sopra la scritta “disperso in Russia”, e la figlia ventenne morta nel 1944 (per i bombardamenti alleati?). Penso a quanto sia crudele a volte il fato. Il capofamiglia si chiamava Fortunato.

AIN’T NO CURE FOR THE WAREHOUSE BLUES

Un mio ex collega se ne va in pensione e organizza una cena per festeggiare l’avvenimento con tutti (o quasi) quelli che lavorarono nel suo reparto di appartenenza. Prima di essermi fatto rapire dal distretto di Stonecity in cui lavoro oggi, per un decennio ho lavorato in una grande azienda di Mutina, azienda a cui mi sento ancora molto legato. La cena si tiene in un locale rustico e ruspante di quella che era la mia città. Vedere gente dopo 17 (17!) anni con cui si è condiviso un lungo pezzo di vita lavorativa è un discreto colpo al cuore. Il gruppo è di circa 20 persone, alcune non le conosco, sono entrate in azienda dopo che me ne andai, ma la maggioranza fa parte della mia storia. Siamo sempre noi, ma i lineamenti cambiano, i capelli cadono o imbiancano, gli anni avanzano. Buffo come in un secondo ci si ritrovi dentro alla stessa confidenza di un tempo, sembra quasi che si sia stati lontani solo per qualche settimana di ferie. Guardo questo gruppo di uomini che va dai 40 ai 70 anni, magari con poche affinità elettive ma con forti sentimenti – spartani e maschi – reciproci. Qualcuno ricorda e cita a memoria i miei resoconti sulla “Gazzetta del Magazzino” dopo le partite di calcio tra la nostra amata FC INTERMAG e l’AS OFFICINA,

FC INTERMAG – da il GUERIN SPORTIVO DI di qualche lustro fa.

qualcuno mi dice che la propria figlia (ormai donna di 26 anni) ancora conserva uno dei bigliettini in rima che le scrissi quando era una bimba, qualcuno mi abbraccia forte perché rammenta che quando si separò e quando perse il padre io gli stetti vicino…mi colpisce l’abbraccio gagliardo di questo pezzo d’uomo di 71 anni, evidentemente in passato non sono stato solo la testa di cazzo che pensavo. La cena finisce, un brindisi al festeggiato e fortunato neo pensionato, la ripromessa che ci si rivedrà presto per una pizza, un ultimo abbraccio e via. Mentre torno alla macchina mi sale un po’ di commozione, è il tempo che passa così velocemente che mi ammazza, è il fare bilanci che mi spinge verso il basso, è il blues che mi tiene in vita e mi tormenta contemporaneamente. Ho un brivido, gli occhi si fanno lucidi, ma mi riprendo, sono sotto casa di Pike non vorrei mai che – sebbene l’ora tarda – il mio amico decidesse di fare due passi e mi vedesse in quello stato. Salgo in macchina, faccio partire l’album DEEP IN THE NIGHT di ETTA JAMES e punto il muso della blues mobile verso Regium Lepidi.

THE WALKING LED

Non mi piace il genere horror, né lo splatter, né quello che prevede zombie  (e vampiri) eppure eccomi qui, dopo 7 anni dall’inizio, incatenato allo sceneggiato TV THE WALKING DEAD. Ad ogni nuova stagione che SKY proponeva guardicchiavo qualche minuto, ma poi desistevo, sentivo che c’era qualcosa che mi attirava ma poi mi dicevo che era roba per americani, per quelli che vanno matti per fumetti del genere (la serie TV deriva proprio dai comics)…e adesso guardatemi, sono in preda ad una infatuazione per THE WALKING DEAD.

Sto scaricando sul MYSKYHD le vecchie stagioni e appena posso mi guardo 3/4 episodi di seguito. La sera dopo la cena mi butto sul divano e via che si parte. Al mattino ho l’istinto di guardare un nuovo episodio prima di partire per il lavoro, in ufficio mi dico “dai, tra un po’ chiudo e mi fiondo a casa a vedere THE WALKING DEAD“. Mentre in pausa pranzo faccio le mie camminate nei parchi ascoltando musica, a volte il lettore passa i LED ZEPPELIN, ogni volta mi eccito e inizio a cantare l’Hare Hare, a ballare l’Hoochie Koo e mi dico che chi mi vede muovermi in quel modo strambo deve pensare: ecco THE WALKING LED.

PRIMAVERA ALLA DOMUS

Nelle mie passeggiate a passo sostenuto nelle pause pranzo contemplo la primavera a Stonecity, cerco di assumerla in dosi massicce, brio, energia, pruriti sensoriali, qualcosa che mi riallinei con la stagione dell’amore...

Stone City – Vistarino Park – photo TT

La Domus Saurea è il posto ideale per godere di queste sciocchezze. I fiori di Lillà sono una mia fissazione, mi perdo a contemplarli, inebriato dal profumo che mi rimanda ai giorni della mia fanciullezza.

Domus Saura primavera 2017 – foto TT

Domus Saura primavera 2017 – foto TT

Domus Saura primavera 2017 – foto TT

Palmiro se la gode, la bella stagione lo ringalluzzisce, diventa meno dolce, o meglio i momenti in cui è nel sentimental mood si accorciano. A tratti è spiritato, rincorre farfalle, caccia animaletti, scaccia i gatti forestieri che osano avvicinarsi, poi d’un tratto di quieta, si sdraia nelle erba e guarda lontano oltre le colline.

Palmiro – Domus Saura primavera 2017 – foto TT

Domus Saura primavera 2017 – foto TT

L’orto è ormai pronto, le piantine stanno per essere piantate.

Domus Saura primavera 2017 – foto TT

Con la primavera arriva anche il momento di fare pulizia nella vita personale, mettere un po’ d’ordine tra amicizie, sentimenti e progetti. Son sempre momenti importanti, meglio farlo con in mano due dita di Southern Comfort e ascoltando la musica giusta.

Domus Saura primavera 2017 – foto TT

 

 

 

 

Addio a Fidel Castro

28 Nov
Sabato mattina. Mi sveglio alle otto. Mi alzo. Penso che devo andare a fare la spesa alla Coop. Apro la finestra. C’è un bel sole, dopo tanti giorni uggiosi e noiosi. Lei, già sveglia da almeno un’ora, si precipita in camera e annuncia: “E’ morto Fidel”. Sono ancora avvolto in quella penombra intellettuale data dal risveglio, il primo pensiero corre al mio gatto Fidel, quel meraviglioso, peloso, bianco compagno di una vita fa. Elaboro il fatto che sono ormai alcuni anni che se ne è andato; ritorno sulla terra e capisco che è morto Fidel, il comandante in capo. Come spesso mi accade davanti alla morte, di primo acchito reagisco immediatamente in modo sobrio, austero, determinato. Poco più tardi, in un bar del centro commerciale, mentre faccio colazione, arriva la commozione.
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Mi colpisce un messaggio di Gianni Della Cioppa, giornalista musicale e amico “Ciao Tim, come va con Fidel?” .
“Cose inevitabili, ma finisce un pezzettino della mia vita” gli rispondo e lui di rimando “Ti ho pensato… so cosa significa(va) per te”.
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Già, quel che significa per me. Il mio essere indiscutibilmente di sinistra, impantanato negli ideali e invariabilmente malinconico circa lo stato della società moderna, lo devo a lui, a lui e a CHE GUEVARA. L’Emilia rossa è la mia base di partenza, ma la mia famiglia era di centro, quel centro che lievemente tirava a sinistra, il massimo consentito era il cammino tracciato da mio nonno materno, fervente sostenitore del Partito Social Democratico Italiano (alla fine degli anni quaranta Giuseppe Saragat andò più volte a casa loro, a San Martino In Rio, raccontava mia madre). Trovai quindi con più fatica – rispetto ai miei amici e coetanei –  la via verso il sol dell’avvenire, ma fu proprio questa fatica a fortificarmi, a far sì che malgrado le miserie di questi lustri i valori di sinistra di fondo che mi porto dentro siano per me imprescindibili, al di là dei compromessi e degli sviluppi con cui un uomo di blues come me – che vive nel bel mezzo del mondo occidentale – deve giocoforza confrontarsi.
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Ricordo l’estasi provata nel leggere i supplementi de Il Manifesto, i parecchi libri e  gli approfondimenti dei quotidiani dedicati a CUBA, al CHE e a FIDEL. Ricordo l’ebbrezza del mio primo viaggio nell’Isola e la malinconica felicità del secondo. Naturalmente non sono il solo ad essermi creato una CUBA ideale nella testa, il mito persiste tutt’ora, quella idea di nuova società, di uomo nuovo, di una via alternativa al capitalismo bieco e selvaggio che oggi più che mai si sta divorando il pianeta. Quei primi anni dopo la rivoluzione sono stati per tanti simbolo di una via nuova, diversa, possibile.
Fidel che nel 1953 assalta la caserma Moncada, Fidel che dopo l’amnistia ripara in Messico e che nel 1955 incontra Guevara, Fidel che il 25 novembre 1956 (curioso che sia morto esattamente sessant’anni dopo) parte con 80 guerriglieri alla volta di Cuba per dar vita alla rivoluzione contro la dittatura militare di Batista. L’arrivo con due giorni di ritardo in seguito a un mezzo naufragio, il primo combattimento con l’esercito di Batista (avvertito da qualcuno), i dodici superstiti (ma forse sono una ventina) che si rifugiano sulla Sierra Maestra e che in un paio di anni mettono in piedi un esercito di ribelli e conquistano l’isola. CASTRO che va negli USA e che cerca di instaurare rapporti con il gigante che gli sta alle porte, e che solo dopo i netti rifiuti dichiara il carattere comunista della rivoluzione.
La nazionalizzazione delle industrie straniere, la redistribuzione delle terre dopo aver espropriato le grandi fazende (per prima quella della famiglia di Castro) delle 400 ricche famiglie che dominavo l’isola, l’ abolizione delle scuole private, il programma per una sanità ed istruzione accessibile a tutti, la chiusura dei casinò e delle case di tolleranza.

Addio a Fidel Castro

Poi arriva l’Embargo, el bloqueo, il blocco commerciale imposto dagli USA, e CUBA che comincia a traballare. Deve scegliere di appoggiarsi all’URSS, con tutto quello che ne consegue.

Il giornalista Luca Bottura (uno mai tenero con Fidel) ha scritto sabato sul suo account di facebook “Comunque comunismo e Caraibi, in condizioni leali, avrebbero anche potuto funzionare”.

FIDEL naturalmente fa anche gravi errori, inebriato forse anche dal culto della personalità, ma ciò non toglie che ridà dignità e speranza al popolo cubano

Nel 1989, sulle ali della Glasnost e delle Perestrojka, arriva a Cuba Michail Sergeevič Gorbačëv (Gorbaciov insomma). Fidel lo accoglie all’aeroporto, festival dell’affetto e degli abbracci, ma più tardi, dopo il discorso di Gorbaciov a proposito della necessità di riformare il comunismo, Fidel a sorpresa prende la parola e sconfessa quello appena dichiarato dal “collega” russo. Fidel dice più o meno “Noi non abbiamo avuto Stalin, dunque è un discorso che non deve coinvolgerci”. Fu un errore, probabilmente, non aver accolto quella ondata di novità. Di lì a poco l’URSS si frantuma, gli aiuti non arrivano più e CUBA si trova alle prese con una crisi nerissima. Per più di un decennio la situazione diventa insostenibile, la prostituzione rinasce in modo plateale e la vita si fa durissima per tutti. Il paese tuttavia resiste e prova a risorgere. Ad oggi, con tutta la povertà che ancora persiste, rimane il fatto che in fatto di istruzione e sanità CUBA primeggia in tutto il centro america (e non solo).

Ezio Mauro ha detto che con on Fidel se ne va in maniera definita il novecento, credo sia proprio così.

Fidel & Che Guevara

Fidel & Che Guevara

Come sempre succede in questi casi, sui social network oggi si sono scoperti tutti esperti di castrismo e comunismo caraibico, una veloce occhiata su wikipedia o su google e giù a sentenziare. Sul Manifesto di oggi leggo che “solo chi capisce la miseria dell’America centrale capisce il mito di Cuba”…già.

Disgustosi i festeggiamenti a Miami, disgustoso ciò che scrive Libero (che tra l’altro ha lo stesso titolo in prima di altri tre quotidiani…che fantasia), disgustosi i commenti di Roberto Saviano.

Ridicoli anche i titoli dei quotidiani USA…una nazione che ha sempre calpestato i diritti civili (quelli dei più deboli), che in quanto a vessazioni non è seconda a nessuna, e che ha quasi sempre agito seguendo un unico credo, quello nel dio dollaro. Una nazione che nel centro e nel sud america è sempre stata al fianco dei regimi di destra, intervenendo in modo subdolo e concreto in affari la cui pertinenza avrebbe dovuto essere solo del popoli degli stati in questione. Vogliamo parlare ad esempio di Salvador Allende e del Cile nel 1973? Trovo nauseante il loro dar lezioni di democrazia. E pensare che a un criminale come Henry Kissinger hanno anche dato un Nobel.

Fidel Castro

Ma si sa, io sono di parte, ed è chiaro che mi senta toccato sul vivo. E’ che mi dà fastidio…c’è chi fa di peggio ma al coperto della parolina democrazia. Tra un paio di anni al massimo anche RAUL CASTRO mollerà, c’è già qualcuno che non sembra male in procinto di raccoglierne le pesantissime eredità, qualcuno che dovrà per forza traghettare CUBA verso la inevitabile occidentalizzazione. L’ho visto con i miei occhi lo scorso anno, ormai l’ epopea della rivoluzione non interessa più a tanti, troppi cubani, le ragazzine e i ragazzini non vogliono altro che il cellulare e sentirsi come i loro coetanei occidentali…se lo vuole il popolo, così sia…certo, rimane un po’ di malinconia e di nostalgia verso un secolo, il novecento, e un’idea che tramonta definitivamente.

Comandante en jefe Fidel, non scriverò come hanno fatto tutti, Hasta La Victoria Siempre, benché abbia tatuata questa frase sul mio animo mi sa che oggi è fuori luogo, ti dico solo addio e grazie per avermi fatto credere e sognare che una via diversa fosse possibile. Come ti disse quella volta CAMILO CIENFUEGOS durante il primo comizio all’Havana, quando lo guardasti in cerca di un sostegno, di un incoraggiamento… ” Vas Bien, Fidel.”

Santiago De Cuba 2015 (Photo Saura Terenziani)

Santiago De Cuba 2015 (foto Saura Terenziani)

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La truffa del secondary ticketing

24 Nov

Due settimane fa un servizio del programma LE IENE sul secondary ticketing ha destato sdegno in ogni appassionato di concerti. Avevo condiviso il video sul mio account facebook, lo ripropongo qui dopo che Giancarlo e Paolo mi hanno in pratica chiesto di farlo a margine dei loro commenti nell’articolo sull’ultimo cofanetto dei PINK FLOYD pubblicato qualche giorno fa qui sul blog.

le-iene

La faccenda è disgustosa, ma è positivo che sia venuta a galla, perché la sparizione dei biglietti dopo pochissimi minuti dalla messa in vendita su Ticketone è intollerabile. Naturalmente è poi possibile trovare disponibilità – in un secondo momento – degli stessi biglietti su altri siti a prezzo assai maggiorato.

Io già trovo assai fastidioso le spese “accessorie” che gravano sul costo dei biglietti, figuriamoci questo mercimonio chiamato secondary ticketing.

Venerdì scorso ad esempio ho voluto comprare due biglietti del concerto che gli AEROSMITH terranno a FIRENZE all’Ippodromo Del Visarno. Avendoli già visti nel 1989 e nel 1990 avrei fatto anche a meno, dato che non mi piacciono i concerti organizzati in questi spazi tipo festival, ma Saura non li ha mai visti e allora ho deciso di portarla a vedere un gruppo Rock che tutti dovrebbero vedere un volta nella vita. Son un fan della band, di STEVEN TYLER in particolare, album come GET YOUR WINGS, TOYS IN THE ATTIC, ROCKS e PERMANENT VACATION dovrebbero far parte delle discoteche di chiunque si definisca amante della musica Rock (ma aggiungerei anche DRAW THE LINE, NIGHT IN THE RUTS e DONE WITH MIRRORS).

Bene, dicevo che venerdì scorso alle 11,55 ero davanti al computer, sul sito di Ticketone. Inizialmente davano disponibili anche i biglieti del “Pit” sotto al palco, ma misteriosamente non era possibile acquistarli. Dopo pochissimo rimanevano disponibili solo i biglietti generici da 60 euro. Sapevo che i posti sotto al palco siano stati messi in prevendita il giorno prima per il fan club del gruppo e per gli iscritti a Firenze Rocks festival, ma che non ne fosse disponbile nemmeno uno mi pare strano.

E va beh, ordino due biglietti, 120 euro a cui si aggiungono 18 euro per la preventiva (2 x 9 euro), 9,99 euro consegna tramite corriere (e scrivete 10 euro per dio, così ci prendete per il culo) e 8,42 euro per le misteriose “commissioni di servizio”. Totale 156,41 euro. A parte il costo dei biglietti e la consegna tramite corriere, il resto mi sembra, se non una truffa, perlomeno “fuffa”. 26,42 euro buttati al vento.

Non fosse perché sono così appassionato, perché sono gli ultimi(ssimi) ruggiti dei vecchi leoni e perché nella mia vita ho assoluto bisogno di distrazioni, lascerei perdere e manderei tutti a quel paese. Mi basta ricordare il casino – con conseguente impossibilità di vedere decentemente gli artisti sul palco – dei ROLLING al Circo Massimo nel 2014 e degli AC/DC all’autodromo di Imola per farmi passare la voglia.

SERVIZIO DELLE IENE – MEDIASET

http://mdst.it/03v662557/

IL NOBEL A DYLAN di Francesco Giuseppe Prete

17 Ott

Un paio di considerazioni del nostro France’ sul recente Nobel per la letteratura assegnato a Bob Dylan.

Nobel a Dylan sì, Nobel a Dylan no: e va bene, se proprio se ne deve parlare – aggiungendo altre parole alle altre, troppe, che già si sono sprecate – facciamolo. Nobel per la Letteratura, dunque, e allora partiamo proprio da qui, da questo termine, “Letteratura”. Cito testualmente dal dizionario Garzanti della lingua italiana: “Le opere scritte in prosa o in versi che hanno valore artistico; l’insieme di tali opere scritte in una lingua o proprie di un paese, di un’epoca, di un genere”. Ora, chi con le parole lavora, e mi riferisco a coloro – non molti comunque, alla fine rischia di essere il classico “tanto rumore per nulla”, ma tant’è – che hanno messo in discussione il riconoscimento dato dall’Accademia di Svezia a Bob, dovrebbe sapere che “le parole sono importanti”, mi si perdoni la citazione. Quindi l’affermazione “cosa c’entra Dylan con la Letteratura” e altre amenità del genere è innanzitutto semanticamente sbagliata, e l’errore è tanto più grave se commesso da gente che di Letteratura vive.

Insomma, non v’è dubbio che le opere di Dylan, oltre a un indiscutibile valore artistico, abbiano avuto sulla cultura popolare – tutta – del secolo scorso un impatto, un’influenza, una pervasività che rende Dylan forse il personaggio più importante del 1900, anche per il fatto che le sue opere hanno travalicato l’appartenenza a un paese, a un’epoca e a un genere. Ora, il fatto che tali opere letterarie (anzi, Opere Letterarie) siano state veicolate attraverso la forma canzone nulla toglie al loro valore, anzi! C’è più cultura in “Desolation Row” che in intere bibliografie, e questo anche limitandosi a leggerne il testo su carta stampata (a tal proposito, per me a tutt’oggi il miglior lavoro di traduzioni Dylaniane è “Lyrics 1962-2001” di Alessandro Carrera). Certo, poi uno ascolta la canzone e la magia si moltiplica all’infinito.

bob-dylan

Del resto, e vado oltre, Dylan è stato quello che ha cambiato per sempre le coordinate della musica Rock, anzi, della musica popolare tout-court, a partire da quel doppio colpo di batteria a cui seguiva “quel” riff di Hammond, prima che arrivasse lui con la sua voce ad ammonirci che “Once Upon a Time You Dressed so Fine…” L’anno era il 1965 e Dylan decideva di imbracciare la chitarra elettrica e farsi accompagnare da un gruppo Rock, senza rinunciare all’importanza dei testi che è fondamentale nel Folk. E già, prima di allora era il Rock’n’Roll, energia allo stato puro, ma fino a quel momento nei testi c’era ben poco di “letterario”, appunto, la voce era uno strumento come gli altri che, spesso declamando versi al limite del banale, serviva a trasmettere quell’energia, non è vero Mr. Presley? Mentre i testi “importanti”, “seri”, impegnati? erano prerogativa del Folk. Da ora non più, perché, come ebbe a dire un certo Bruce Springsteen, “Elvis ci ha liberato il corpo, Dylan ci ha liberato la mente”: per questo motivo oggi, abbondantemente passati i 50, ancora mi appassiono al Rock, e con me tanti altri, a cominciare dal curatore di questo Blog. Non è più solo una musica da ballare ma è molto di più, e questo passaggio lo dobbiamo a Mr. Zimmermann, altro che storie. Da quel leggendario 1965 nulla è stato più lo stesso, con quell’anno hanno dovuto fare i conti tutti, Beatles e Stones compresi.

Solo una considerazione, del tutto personale sulla grandezza artistica di quest’uomo. “Planet Waves”, disco del 1974, secondo molti non uno dei suoi migliori, anzi, mentre secondo me è un lavoro meraviglioso e imprescindibile, anche perché è il commiato dalla sua “Band”. Sul disco un brano, “Forever Young”, peraltro il più bello del disco e in assoluto uno dei migliori scritti da Bob, è presente due volte, in due differenti versioni. Cosa questa che, ma guarda un po’, in futuro faranno molti, ma che fino ad allora non mi risulta avesse mai fatto nessuno, e del resto, perché due volte lo stesso pezzo nello stesso album? Eh, e allora? Signori, è di Dylan che stiamo parlando. “Forever Young” è dedicata al figlio Jakob, nato da poco, ed è – la faccio breve – l’augurio di una vita che sia sempre giusta e sincera, coraggiosa e operosa, quasi una raccomandazione affinché il marmocchio possa, in tal modo, restare “per sempre giovane”. La versione che chiude la prima facciata (ragiono in termini vinilici) è una ballata struggente, lenta e solenne, quasi malinconica: è il padre che recita la sua raccomandazione al figlio, con tutto l’amore e la speranza ma anche la paura del futuro che può avere un genitore. Però si sa come sono i figli, fanno finta di starti a sentire e poi fanno sempre di testa loro… E così la versione che apre la seconda facciata del disco è una cantilena veloce e sghemba, quasi tirata via, divertita e divertente, uno sberleffo, altro che malinconia! Ed è come il figlio legge la raccomandazione paterna, facendogli il verso, accelerando i versi quasi si volesse sbrigare, ‘che non ho tempo da perdere con te papà! Ecco, se non è (anche) grande Letteratura questa!

Ma al di là di tutto, sono sicuro che il primo a provare fastidio per tutto questo chiasso sia proprio lui, Bob, fedele al suo personaggio ma soprattutto alla sua persona (‘che di personaggi Dylan ne è stati tanti). Se leggesse questa cosa, forse mi romperebbe in testa una delle sue Stratocaster, perché – ne sono sicuro – secondo lui “sono solo canzonette”.

 

Francesco Giuseppe Prete © 2016