Archivio | Articoli musicali RSS feed for this section

GRETA VAN FLEET “Anthem of the Peaceful Army” (Republic Records – 2018)

22 Ott

Introduzione

Qui sul blog abbiamo iniziato a parlare dei GVF più di un anno fa. Ci piaceva il fatto che, pur facendo indubbiamente il verso al nostro gruppo preferito, la band sembrasse vera e animata dal giusto senso del rock; di solito non amiamo particolarmente chi scimmiotta i LZ, sia che si tratti di gruppi famosi che di semplici tribute band, chi diventa una macchietta, chi imita la gestualità e il modo di cantare di Plant trasformandosi il più delle volte in un comico e inguardabile clone. Apprezzammo dunque i due EP pubblicati ad inizio e a fine 2017 anche perché tenemmo conto della giovanissima età del membri del gruppo.

Lo scorso luglio poi uscì il nuovo singolo (“When the Curtain Falls“) e le nostre simpatie iniziarono a stemperarsi. I riferimenti ai Led Zeppelin erano ancora molto evidenti e la cosa spense un po’ il nostro interesse. Il gruppo era ancora molto giovane ma un anno e mezzo passato costantemente on the road aiuta a maturare in fretta, dunque ci si aspettava anche dal punto di vista del songwriting un passo in avanti. Scrivemmo due considerazioni personali su facebook e quindi decidemmo così di non interessarci più di tanto del gruppo. La cosa divenne però più ardua del previsto.

◊ ◊ ◊

Due sabati fa son li che scarico, dal camion del rivenditore, la prima parte di pellet per il nostro fabbisogno invernale. Il tipo inizia a parlare di rock. Io taccio, non ho voglia di infilarmi in discorsi superficiali circa la musica che preferisco, la pollastrella invece non perde l’occasione per tornare su uno dei suoi interessi principali. Faccio avanti indietro tra il cortile e il lato più oscuro del garage con dei sacchi da 15 kg sulle spalle mentre sento parlare di Deep Purple e di AC/DC e quindi dei Greta Van Fleet. Mi dico, ma guarda un po’ questi ragazzini, sono riusciti ad arrivare anche qui tra i sentieri dell’Emilia più profonda.

Mercoledì scorso vado alla Bottega dei Briganti a vedere una (discutibile) tribute band dei Clash. La Bottega è uno dei locali che di solito frequento. Ci ho suonato più volte col mio gruppo e con Valerio, il titolare, ho un ottimo rapporto. E’ sempre molto occupato, ma mentre ceniamo viene a fare due chiacchiere e, tra le altre cose ci dice: “voglio prendere i biglietti per andare a vedere i Greta Van Fleet a Milano”.

Sabato scorso. Torna il tipo a portarci la seconda parte del pellet. Il primo argomento è “possibile che i biglietti per il concerto dei Greta Van Fleet siano andati esauriti in due minuti”.

Va beh, mi prendo il nuovo album, appena uscito, lo metto sulla chiavetta e me lo ascolto una prima volta. Mi faccio un’idea, ma poi mi dico: “ne devo scrivere sul blog?“, ormai i GVF sono diventati un argomento che genera qualche tensione. Rifletto su quanto carissimi amici hanno scritto e mi hanno detto.

Amico P (musicista: cantante/chitarrista e genio a tutto tondo): “guarda, io li prendo per quello che sono senza farmi tanti problemi sul paragone con i LZ. Jacob Kiszka io lo vivo come chitarrista americano, più che come adepto di Page. Se proprio vogliamo magari mancano i due o tre pezzi di valore superiore”

Amico U (musicista: chitarrista): scrive un concetto che si può riassumere con queste parole: “ma come si fa a criticarli? Sono una delle vere poche nuove rock band venute fuori in questi ultimi tempi. Criticarli significa contribuire a far sparire il Rock”

Amico G (giornalista musicale):  “Lo so molti di voi contestano i GVF perchè “copiano”… Fatti vostri. Dico solo che facendo i saccenti e i criticoni con tutto, abbiamo fatto scomparire le chitarre e ci siamo meritati il trap/rap/rutt/scorregg che ci sta sovrastando. Poi voi fate come volete. “

Amico R (musicista/chitarrista): “Mi piacciono, gran chitarrista, li sto ascoltando compulsivamente da ieri. Datemi retta questi (a parte il batterista) hanno le palle quadre a 20 anni”

Amico B (giornalista musicale): “Ieri ascoltavo i GVF e mi domandavo come facessero a piacere a te che sei molto caustico nei confronti degli imitatori dei LZ. Io non riesco a  trovarci un tratto distintivo”.

Amico P (star della subacquea / scrittore e filoso alternativo di rock): “Bah…”

E ora cosa scrivo? Come li affronto? Mi atteggio a “saccente e criticone” come scrive il mio amico G o li vivo di pancia rallegrandomi delle loro influenze? Mi interrogo sullo stato del Rock (diciamo così, classico) che sembra non andare oltre ai riferimenti dei bei tempi andati o devo felicitarmi perché se non altro una nuova band Rock (voce, chitarra, basso e batteria) sta assurgendo agli onori delle cronache?

E se li critico, con che faccia tosta mi presento? Io che se vado a riascoltare i miei demo del passato non posso che trovare nelle mie canzoni richiami ai Led Zeppelin, io che suono in una tribute band (seppur obliqua) del gruppo di Page?

E poi, anche i LZ presero a man bassa dal blues per i primi due album… certo, mi si obietterà, loro però trasformarono il tutto in una proposta decisamente nuova contribuendo in maniera definitiva a scrivere la storia del Rock, mentre i GVF sembrano semplicemente riproporla; d’altra parte siamo nel 2018, gli alfabeti musicali sono consunti, il terreno del songwriting ormai non è più fertile, non ci si può più aspettare granché, a dispetto di chi pensa che il rock non morirà mai.

Medito un po’ sul da farsi, poi decido: I don’t give a damn! Scrivo in modo schietto e sincero senza curarmi di nulla, questo è un misero blog personale, mica la rivista Mojo. I miei amici mi perdoneranno, il dio del Rock anche, se non li difendo a spada tratta.

Greta Van Fleet “Anthem of the Peaceful Army” (2018 Republic) – TTT½

1. Age of Man – 2. The Cold Wind – 3. When The Curtain Falls – 4. Watching Over – 5. Lover Leaver (Taker Believer) – 6. You’re The One – 7.  The New Day – 8. Mountain of the Sun – 9. Brave New World -10. Anthem

  • Joshua Kiszka – vocals
  • Jacob Kiszka – guitar, backing vocals
  • Samuel Kiszka – bass guitar, keyboards, backing vocals
  • Daniel Wagner – drums, backing vocal

Age Of Man apre l’album in modo positivo. Il sound si arricchisce delle tastiere (suonate dal bassista … altra similarità). La voce di Joshua Kiszka è penetrante, e ancora non so decidere se mi piace o mi infastidisce un po’. Di certo il ragazzo è dotato. Magari esagera un po’ usandola spesso a tutta potenza, come d’altra parte nei primi due album era solito fare Plant. Il pezzo è valido, un buon tempo medio articolato e non privo di fascino. Vuoi vedere che hanno trovato una loro strada?

 ◊

The Cold Wind invece si inserisce sul già tracciato. Parte come un rockaccio alla Led Zeppelin (quelle cose un po’ alla Custard Pie) ma si distingue con un bello sviluppo subito dopo la strofa (sviluppo che si conclude citando un passaggio di Over The Hills And Far Away) e per un ponte strumentale potente e scatenato. Delizioso l’assolo di chitarra. Buona prova d’insieme, detto per inciso a me il batterista piace.

When The Curtain Falls è il singolo (o meglio il video dell’album) ed è uno dei momenti che meno apprezzo. Non è male ma è di nuovo un rock generico alla led Zeppelin. Il controcanto della chitarra nel ritornello non è niente altro che il lick che Jimmy Page ripete più volte in In The Evening. Personalmente trovo questo richiamo un po’ imbarazzante.

Watching Over inizia con un sapore anni sessanta poi tenta di darsi alla psichedelia prima di trasformarsi in un riff ostinato. L’effetto sitar della chitarra a me non piace, ma ci sarà chi lo apprezzerà. Anche in questo caso l’assolo termina in modo brusco. Al minuto 3:20 il cantante cita il Robert Plant di Four Sticks mentre al minuto 3:33 il chitarrista cita pari pari il Jimmy Page di No Quarter dal live The Song Remains The Same. (Mi riferisco a quella magnifica frase ripetuta più volte dal minuto 7:22 in poi del pezzo del 1973).

Lover, Leaver (Taker, Believer) è il secondo singolo, un hard rock senza particolarità e che probabilmente risente della influenza di Whole Lotta Love. Il chitarrista cita di nuovo Jimmy Page al minuto 1:40 (assolo di Black Dog da studio e di Stairway To Heaven live 1973) e al minuto 1:45 (riff di Nobody’s Fault But Mine). Dal minuto 2:40 poi i GVF ripropongono il riff di chiusura di Out On The Tiles sempre dei LZ. Poi la gente si infastidisce se vengono accostati costantemente al gruppo del dirigibile.

Con You’re The One le cose non migliorano.  Il pezzo è molto simile a Your Time Is Gonna Come dei LZ. Andamento acustico su tempo medio con tanto di organo. Il ritornello mette in imbarazzo.

Con The New Day mi trovo in uno stato in cui li ascolto solo per scoprire che riferimento zeppeliniano metteranno in campo stavolta. Magari esagero, ma anche qui mi sembra di sentire i Led Zep elettro-acustici di Over The Hills And Far Away.

Mountain Of The Sun è costruito su un buon giro rock blues disegnato con la slide guitar. In un primo momento mi ci ritrovo bene, sento qualcosa di famigliare ma mi godo il bel rock del pezzo. Poi mi sovviene la amara verità: il pezzo discende dall’inedito di LZII La La. Lo riascolto per capire se sono io che mi sto facendo suggestionare o cosa, ma la influenza di quella oscura outtake dei Led Zeppelin mi pare evidente.

Brave New World è un tempo medio che viaggia su coordinate epiche velate da contrappunti pieni di mistero. Verso la fine c’è un intermezzo dipinto di blues.

Il disco è chiuso da Anthem, ballata acustica. L’uso della steel guitar anche qui è sospetto, ma mi impongo di non cercare più tracce di piombo e cerco di godermi questo ultimo bel quadretto

Nell’album è compresa anche la versione più lunga di Lover, Leaver (Taker, Believer).


La copertina non è male e la produzione è discreta.

Riassumendo, non riesco a giungere ad un conclusione precisa. Il mio giudizio rimane interlocutorio. Mi piace come suonano, come si pongono, la baldanza che hanno, mi piace la musica che fanno (seppur rimanga convinto che manchi qualche pezzo di livello superiore), ma mi chiedo se questo mi sia sufficiente. Temo sembrino dei giganti vista la pochezza musicale dei nostri tempi e perché siamo disperatamente alla ricerca di qualcosa che ci faccia credere che il Rock sia ancora vivo. Intendiamoci, è un bel sentire, ma le analogie con i Led Zeppelin sono troppe perché un super fan del gruppo di Page come me non le noti.

Si capisce comunque benissimo che sono un gruppo americano (io ci sento anche il sound degli Allman Brothers, benché il gruppo provenga dal Michigan) e questo è un aspetto da non sottovalutare. Suonano hard rock ma hanno sfumature amabili e non troppo aspre, sono piacevoli da ascoltare anche quando non si è dell’umore adatto per darsi al rock duro. Hanno anche un bel nome, poi sono in quattro … la formazione che prediligo, e adorano il mio gruppo preferito. Avrebbero tutto per essere amati dal sottoscritto. In attesa di vedere se le nebbie si diradano, continuo a tenerli d’occhio.

 

I GVF sul blog:

hthttps://timtirelli.com/2017/08/13/greta-van-fleet/

LED ZEPPELIN MUST HAVE BOOTLEGS: “Going To California”, Berkeley 14/09/1971

2 Feb

ITALIANO /  ENGLISH

Dal 7 settembre 1968 (anche se abbiamo ne abbiamo le prove solo dal 30/12/1968) al 29 luglio 1973 i concerti dei Led Zeppelin sono, in un modo o nell’altro, quasi tutti spettacolari. Il gruppo era in palla, unito, tecnicamente al massimo, creativamente allo zenit, carico, risoluto,un’iradiddio insomma. All’interno di questi cinque anni favolosi ci sono periodi o date ancora più speciali e cosmiche che sono diventate famosissime tra gli appassionati. Il tour del 1971 in Giappone, il tour tedesco del 1973, il tour americano dell’estate del 1972, la data di Blueberry Hill (LA Forum 4/9/1970), la data di Three Days After (LA Forum 03/06/1973) e appunto la seconda data di Berkley del 1971.

Sta per uscire il IV, album che proietterà il gruppo ad altezze siderali, per una volta enorme successo e qualità della proposta vanno di pari passo. Bonham e Jones sono la miglior sezione ritmica rock in circolazione (sfido chiunque a dire il contrario), Plant canta come nessun’altro nel campo del rock di derivazione blues e Page suona da dio. Non ha ancora arricchito il suo chitarrismo con quei colori e con quel lessico tipici del periodo fine 1972/1973 (con  quell’uso ancora oggi ineguagliato della scala blues interpolata con la scala minore) ma il 1971 è probabilmente l’anno perfetto del Page chitarrista in senso stretto. Completo controllo dello strumento, tecnica straordinaria, originalità, attacco da paura, sperimentazione.

Il bootleg “Going To California” è un must, se si è fan dei Led Zeppelin lo si deve avere, punto. Il bootleg in vinile uscì la prima volta 45 anni fa e oggi ne parliamo grazie alla rimasterizzazione di dadgad, famoso fan dei Led Zeppelin molto abile nel ripulire e sistemare vecchie registrazioni della band. La registrazione è audience, non è roba per tutti dunque, ma la qualità è piuttosto alta e il tutto dunque è godibile anche per i casual fan (a patto che siano in confidenza con il concetto bootleg).

Led Zep Going To Ca Berkeley 14-9-1971 DADGAD productions

Led Zep Going To Ca Berkeley 14-9-1971 DADGAD productions

TITLE: Led Zeppelin:  “Going To California”  September 14 1971 Berkeley, CA, Community Theatre

LABEL: dadgad remaster

TYPE: audience

SOUND QUALITY: TTT½

PERFORMANCE: TTTTT+

BAND MOOD: TTTTT

 

Led Zep Going To Ca Berkeley 14-9-1971 DADGAD productions

Led Zep Going To Ca Berkeley 14-9-1971 DADGAD productions

SET LIST:

Immigrant Song, Heartbreaker, Since I’ve Been Loving You, Black Dog, Dazed and Confused, Stairway to Heaven, That’s the Way, Going to California, Whole Lotta Love (medley incl. Let That Boy Boogie, Hello Mary Lou, My Baby Left Me, Mess of Blues, You Shook Me)

Il Berkley Community Theatre tiene 3500 posti, sebbene fossimo solo nel 1971 la capienza era troppo bassa per ospitare un concerto dei LZ, così furono due le date in cui il gruppo suonò ( 13 e 14 settembre).

The Berkeley Community Theatre

The Berkeley Community Theatre

IMMIGRANT SONG irrompe con carica esplosiva, i Led Zeppelin sembrano controllare con grande professionalità la selvaggia irruenza che li contraddistingue nei pezzi di rock duro. Page arricchisce il brano con un assolo finale che fin da subito mette in chiaro che stasera non si scherza. Lo stop sul FA#, Jimmy che tira il sol sulla sesta corda e parte col riff di HEARTBREAKER. Durante le prime battute di questo pezzo la registrazione passa da mono a stereo e l’ascolto si fa subito più gradevole. Ascoltato in cuffia il concerto è una bomba. Bello l’assolo del nostro chitarrista preferito. Dapprima la torrenziale cascata elettrica, poi il siparietto bluesy con il pubblico che accompagna divertito e di nuovo la tempesta elettrica in puro stile Jimmy Page. Prima della parte veloce l’accenno strumentale al ragtime “The 59Th Street Bridge Song (Feelin’ Groovy)” di Simon & Garfunkel e Bourreée di J.S. Bach. L’entrata di Jones e Bonham è spaventosa, una forza d’urto incredibile. Impossibile non usare iperbole. I Led Zeppelin nel 1971 sono irraggiungibili.

RP: ... You came then? You should of come last night. Last night there were, um, several bowler hatted beatniks. Uh, ‘Since I’ve Been Loving You.’ …. You remember the last album? Right.

C’è un breve taglio all’inizio di SIBLY, ma poco importa, la chiarezza del suono si fa avanti, il gruppo suona con una decisione sublime. Di nuovo la batteria di Bonham che travolge, Plant che nel 1971 era quello preciso preciso dell’immaginario collettivo. Jones all’organo e alla pedaliera basso e quel tono di chitarra che tanto ci ammalia. Nell’assolo Page parte piano, sperimenta un po’ e poi rientra nei ranghi del pezzo. Non siamo a livello delle versioni del luglio 1973 come espressività e qualità dell’assolo, ma sentirlo suonare così è una beatitudine. E’ una notte speciale, si sente. Mai udito un’altra band di (hard) rock suonare così.

 RP: Thank you… I think we should call this, uh, ‘Black Dog’

BLACK DOG era allora un pezzo sconosciuto al pubblico, come ho detto LZ IV ancora non era stato pubblicato. La prova dei quattro musicisti è superlativa. Nella registrazione audience tutto è bilanciato. Fa impressione sentire Plant cantare in quel modo.

RP: Good evening. There was a pollution alert today and I’ve lost my voice. This is one from millions and millions of, uh, years ago. Just when the good things started, uh, checking itself out.

Con DAZED AND CONFUSED la stregoneria entra in scena. Il basso e la batteria sono in primo piano mentre Page evoca le energie dei misteri del cosmo con quegli armonici che si dilatano nel wah wah. La qualità delle registrazioni audience non sono forse adatte a tutti, ma è così che ci gode un bootleg, l’atmosfera è catturata in pieno in questa. In cuffia ti sembra di essere nelle prime file e ancora una volta ti sorprendi di cosa fossero i LZ. Il brano non ha ancora la struttura sinfonica completa della DAZED AND CONFUSED del 1973, ma si intuisce che il work in progress sta progredendo benissimo. Page prende in mano l’archetto, inizia a creare l’armageddon sonoro che conosciamo e il pubblico in delirio lo segue passo passo. Uno stregone e le sue migliaia di seguaci. Sentirlo in cuffia ti scombina l’animo, ti trasporta tra gli universi paralleli del rock. Le sonorità che Page riesce a creare spaventano, obnubilano il cervello, ampliano le percezioni della mente. L’intermezzo di violin bow in questo concerto è particolarmente riuscito, una delle prove migliori di tutta la carriera del Page “violinista”. Il botta e risposta con Plant è altrettanto spettacolare. Page invoca demoni e paure primordiali, quelle che gli esseri umani  nel corso di migliaia di anni si sono create nell’animo, e quando accenna Mars, The Bringer Of War di Gustav Holst, beh non ce ne è più per nessuno. Per una volta non bisogna saltare questa parte strumentale, qui a Berkley fu così efficace da irretire qualsiasi anima.

La cosa quasi incredibile di quegli anni è vedere come Page riesca a mantenere altissimo il livello delle improvvisazioni di chitarra anche verso la fine del pezzo, dopo 20 minuti di assoli e parti chitarristiche non dovresti più sapere cosa dire, lui no, anche dopo l’ultima strofa, prima della chiusura, invece di chiudere si mette ad improvvisare ancora con risultati sorprendenti. Purtroppo qui il finale termina bruscamente a causa di un taglio nella registrazione.

Intorno al minuto 15 Plant cerca di cantare BACK IN THE USA di Chuck Berry, il rock and roll classico su quelle intelaiature occulte sembra un ossimoro, l’effetto è curioso.

Led Zeppelin, Berkeley sept 1971

Led Zeppelin, Berkeley sept 1971

Cerco di immaginare cosa significasse per il pubblico ascoltare per la prima volta STAIRWAY TO HEAVEN (il IV album sarebbe uscito in novembre). Ogni tanto durante i primi movimenti si sente qualcuno urlare, deve essere stata una emozione inattesa trovarsi davanti ad un pezzo sconosciuto così bello. Alla fine è comunque un’ovazione. Quando entra Bonham il pezzo acquista quella corposità così magnifica da commuovere. Anche in questo caso l’assolo non è finemente strutturato come quello del 1973, ma rimane ugualmente valido.

RP: John Paul Jones, piano

STAIRWAY TO HEAVEN al momento è un pezzo come un’altro, il gruppo sa che è qualcosa di speciale ma lo posiziona nel mezzo della scaletta, ad esso segue il set acustico che inizia con THAT’S THE WAY.

RP: This is, uh, quite a moving night for me. And, uh, this is also another sitting down song, uh, and we don’t really like people squeaking too much, but it’s cool. This is, uh, this is a thing that got together, um, on a, I was gonna say the Scottish Highlands. I was gonna say the Welsh mountains. But I think it was something like, uh, The Gorham Hotel, West 37th Street, in New York. Here’s to the days when things were really, uh, nice and simple, and everything  was far out all the time. It’s no good clapping, ha ha. And on that theme, it’s not a very good cup of tea you get up here. On that theme, this is, uh, something. Thank you. This is a little thing that goes something like, uh. This is called ‘Going To California,’ which is, uh, somewhere around here. (And the flowers in your hair.) Wish I had. Thank you.

Si prosegue con GOING TO CALIFORNIA. Il pubblico ascolta attento e in silenzio, è l’incanto dato da un concerto dei LED ZEPPELIN: rock durissimo, momenti acustici delicati. Un trionfo anche in questo senso.

RP: Thank you. 

Alla fine arriva il piombo Zeppelin con WHIOLE LOTTA LOVE. Che differenza con il Page del 1977, qui il riff del pezzo è suonato come si deve. Di per sé non è difficile, ma va affrontato con i giusti accenti e convinzioni, qui presenti. Durante la sezione del Theremin si intravede ancora l’armageddon, sebbene qui tutto viri verso l’energia sessuale cosmica. Il medley è una meraviglia. Page e Plant da soli per BOOGIE CHILLUM e quindi raggiunti dalla band per una sfrenata versione di BOOGIE MAMA. L’assolo di Page durante quella sezione è uno dei miei momenti Zeppelin preferiti. Bonham e Jones (e che Jones!) che ci danno di swing e Page che mette in pratica tutto quello imparato da ragazzo. La rock and roll bonanza di HELLO MARY LOU, MY BABY LEFT ME (dovrei citare di nuovo tutti i componenti della band viste le magnifiche prove di ognuno) e MESS O’ BLUES, e quindi il possente blues inglese di YOU SHOOK ME con Page alla slide. La voce di Plant rimane potente, corposa e “altissima” anche alla fine di un concerto come questo. LEMON SONG non è altro che il proseguimento del blues di You Shook Me con parte del testo di TRAVELLING RIVERSIDE BLUES di Robert Johnson, quella dove si chiede ad una lei di spremere il limone sino a che il succo non scenda lungo la gamba. Il pezzo quindi chiude nell’approvazione generale. 24 minuti di rock, funk, sperimentazioni, blues, rock and roll. Fantastico!.

RP: Goodnight. Thank you

Io sono da sempre un fanatico della data del 3 giugno 1973, ma qui forse siamo nel punto più alto della storie dei LED ZEPPELIN. In caso inventino la macchina del tempo due biglietti per Los Angeles 1973 e qui a Berkeley nel 1971 me li compro, a costo di vendere le chitarre. Led Zeppelin, the fucking numer one!

(broken) ENGLISH

From 7 September 1968 (although we do have the evidence only from 30/12/1968) to 29 July 1973 the concerts of Led Zeppelin are, in one way or another, almost all spectacular. The group was fit, united, technically at best, creatively at the zenith, psyched, determined, as we say in Italy an iradiddio, the god’s ire in short. Within these five fabulous years there are periods or single shows even more special and cosmic that have become famous among fans. The tour of 1971 in Japan, the German tour of 1973, the  American tour of  the summer of1972, the date of Blueberry Hill (LA Forum 04.09.1970), the date of Three Days After (LA Forum 03/06/1973) and in fact the second date of Berkley in 1971.

The fourth album is gonna be released soon, it will project the group to starry heights, for once huge success and quality of the proposal go hand in hand. Bonham and Jones are the best rock rhythm section in circulation (I challenge anyone to say otherwise), Plant sings like no other in the field of blues-derived rock and Page played like a god. He has not yet enriched his guitar playing with the colors and the typical vocabulary of the period of late 1972/1973 (with that use of the blues scale interpolated with the minor one still unmatched) but 1971 is probably the perfect year of Page as a guitarist in the strict sense. Complete control of the instrument, extraordinary technique, originality, scary attack, experimentation.

The bootleg “Going To California” is a must, if you are a fan sof Led Zeppelin you must have it, period. The vinyl bootleg came out the first time 45 years ago and today we talk about the remastered version of it by DADGAD, a famous italian fan of Led Zeppelin very skilled in cleaning and remastering the band’s old live recordings. The recording is audience, this is not for everyone then, but the quality is quite high and therefore everything is enjoyable even for the casual fans (provided they are confident with bootleg concept).

The Berkley Community Theatre holds 3500 seats, although we were only in 1971 the capacity was too low to accommodate a concert of LZ, so  the band played two dates (13 and 14 September).

IMMIGRANT SONG bursts with explosive charge, Led Zeppelin seem to control with great professionalism the wild vehemence that distinguishes them in the hard rock songs. Page enriches the piece with a final solo and it immediately makes it clear that tonight they will take no prisoners. The stop on the F # low note, then Jimmy pulling the G note on the sixth string, and he starts the HEARTBREAKER riff. During the first few bars of this piece the recording changes from mono to stereo and the listening experience is immediately more pleasant. Listened through headphones, the concert is a bomb. Beautiful solo courtesy of our favorite guitarist. At first the torrential electric waterfall, then the bluesy entr’acte where the public accompanies amused the guitar player and again the electrical storm in pure Jimmy Page style. Before the fast part the instrumental reference to “The 59th Street Bridge Song (Feelin ‘Groovy)” by Simon & Garfunkel “and J.S. Bach’s Bourreée . The Jones and Bonham entry is frightening, they are an incredible force. I can’t help using hyperboles. Led Zeppelin in 1971 are uncatchable,.

RP: You came … then? You should of like last night. Last night there were, um, several bowler hatted beatniks. Uh, ‘Since I’ve Been Loving You.’ …. You remember the last album? Right.

There is a short cut at the beginning of Sibly, it does not mind sice the sound clarity through the blues is here, the group plays with a sublime decision. Bonham’s drums overwhelm, Plant in 1971 is precisely accurate the one of the collective imagination. Jones on organ and the bass pedal, plus the guitar tone that fascinates us so much. Page starts the solo in a slow way, he tries out a bit ‘and  and then he comes back within the ranks. It’s not the same level of July 1973 versions as expressiveness and quality of the solo, but to hear him play in this way it is a bliss anyway. It’s a special night, you feel it. Never heard another (hard) rock band playing that well.

RP: Thank you … I Think We Should call this, uh, ‘Black Dog’   

BLACK DOG was then an unknown piece to the public, as I said the fourth album had not yet been published. The work of the four musicians is superb. In the audience recording everything is balanced. It is impressive to hear Plant sings like that.

RP: Good evening. There was a pollution alert today and I’ve lost my voice. This is one from millions and millions of, uh, years ago. Just When the good things started, uh, checking itself out.

With DAZED AND CONFUSED the witchcraft comes into the picture. The bass and drums are in the foreground while Page evokes the energies of the mysteries of the cosmos with those harmonics that dilate into the wah wah. The quality of the audience recordings are perhaps not for everyone, but it is with them that we can enjoy a bootleg, the atmosphere is captured in full in this. If you wear the headphone it seems to be in the front row and once again you find yourself measuring what LZ were. The song has not the complete structure of the symphony of 1973 DAZED AND CONFUSED, but one senses that the work in progress is progressing very well. Page picks up the bow and began to create the armageddon sounds we all know and the mesmerized audience follows him step by step. A sorcerer and his thousands of followers. Hearing it with the headphones it messes up your mood and it push you thru’ parallel universes of rock. The sound that Page manages to creat scare, it obnubilatse the brain, it expands the perceptions of the mind. The violin bow interlude in this concert is particularly successful, one of the best of the “Page the violinist” whole career. The repartee with Plant is equally spectacular. Page invokes primal fears and demons, those that human beings have been created over thousands of years in their soul, and when he sketchess “Mars, The Bringer of War” by Gustav Holst well, there is no game. For once you should not skip this instrumental section, here in Berkley it was so effective that it ensnares any soul.

It’s almost incredible in all those years to see how Page manages to maintain a very high level of guitar improvisations even towards the end of the piece, after 20 minutes of solos and guitar parts he should no longer know what to say, instead even after ‘ last verse, before closing, he starts to improvise again with amazing results. Unfortunately, the finale here ends abruptly due to a cut in the recording.

At around 15:00 Plant tries to sing BACK IN THE USA by Chuck Berry, classic rock and roll on those hidden frames seems an oxymoron, the effect is curious.

I try to imagine what it meant for the public to hear for the first time STAIRWAY TO HEAVEN (the fourth album would be released in November). Every so often during the first few movements you hear someone yelling, it must have been an unexpected thrill being in front of an unknown piece so beautiful. In the end it is still an acclamation. When Bonham enters the piece acquires the magnificent fullness. Also in this case the solo is not finely structured like that of 1973, but remains equally valid.

RP: John Paul Jones, piano 

STAIRWAY TO HEAVEN is at this time a piece with a “normal” status, the group knows it is something special but they put it in the middle of the setlist and after it the acoustic set begins with THAT’S THE WAY.

RP: This is, uh, quite a moving night for me. And, uh, this is another Also sitting down song, uh, and we do not really like people squeaking too much, but it’s cool. This is, uh, this is a thing that got together, um, on a, I was gonna say the Scottish Highlands. I was gonna say the Welsh mountains. But I think it was something like, uh, The Gorham Hotel, West 37th Street, in New York. Here’s to the days When things were really, uh, nice and simple, and everything was let out all the time. It’s no good clapping, ha ha. And On That theme, it’s not a very good cup of tea you get up here. On That theme, this is, uh, something. Thank you. This is a Little Thing That goes something like, uh. This is called ‘Going To California,’ which is, uh, somewhere around here. (And the flowers in your hair.) Wish I had. Thank you.

It continues with GOING TO CALIFORNIA. The audience listens carefully and quietly, the charm given by a concert of LED ZEPPELIN is all here: hard rock and gentle and acoustic moments. A triumph also in this sense.

RP: Thank you.

The lead Zeppelin arrives with WHOLE LOTTA LOVE. What difference with the 1977 Page, here the riff is played as it should. It is not difficult, but it must be tackled with the right accents and convictions, both things are present here. During the Theremin section you get another sight of Armageddon, although here all veers toward the cosmic sexual energy. The medley is a marvel. Page and Plant alone for BOOGIE CHILLUM and then joined by the band for a wild version of BOOGIE MAMA. The Page solo during this section is one of my favorite Zeppelin moments. Bonham and Jones punp up the swing whiel Page puts into practice what learned as a boy. The rock and roll bonanza with HELLO MARY LOU, MY BABY LEFT ME (I should mention again all the members of the band after considering the magnificent evidence of each) and MESS O ‘BLUES and then the mighty British blues of  YOU SHOOK ME with Page on slide guitar . The Plant’s voice is powerful, full-bodied and “very high” even at the end of a concert like this. LEMON SONG is just the continuation of You Shook Me with some of the lyrics of Robert Johnson’s TRAVELLING RIVERSIDE BLUES, the part where you ask her to squeeze your lemon until the juice run down your leg. The piece then finally closes . 24 minutes of rock, funk, experimental, blues, rock and roll. Fantastic!.

RP: Goodnight. Thank you

I have always been a super fan of the gig of 3 June 1973, but here we have perhaps the highest point of the LED ZEPPELIN live history. If they invent the time machine I gotta buy myself two tickets: one for Los Angeles in june 1973 and one for Berkeley 14 sept 1971, I’d buy them anyway, at the cost of selling my guitars. Led Zeppelin, the fucking numer one!

 

CLASSIX! N.2 – anno 2003 (JOHNNY & EDGAR WINTER)

13 Gen

Inizio anni duemila, grazie a GIANNI DELLA CIOPPA comincio a scrivere su di una nuova rivista musicale, CLASSIX!, guidata da FRANCESCO PASCOLETTI. Questo il mio articolo su JOHNNY & EDGAR WINTER apparso sul n.2 dell’anno 2003.

FILE PDF:

CLASSIX n 2 – anno 2003

Classix n2 anno 2003

 

LED ZEPPELIN back on the charts (unfortunately)

25 Ago

ITALIAN / ENGLISH

C’è qualcosa che non va nel Rock: ristampe di album vecchi 39, 36 e 33 anni arrivano nella top ten americana (settimana del 22 agosto, BILLBOARD magazine):

Screenshot_2015-08-15-18-45-44 (1)

Certo, meglio questi album e questo gruppo piuttosto che la robaccia che si sente oggi in giro, ma temo che sia un segnale preoccupante per il Rock, musica che non riesce più ad esprime nulla di realmente grandioso. Qualche buon gruppo, qualche buon album, ma nulla di veramente sorprendente. Parlo di Rock in senso stretto e in senso lato, escludendo ad esempio il metal e tutte le piccole galassie ad esso connesse il cui pubblico usa immancabilmente termini come “capolavoro” “stellare” “caposaldo” per descrivere album in realtà tutt’al più discreti.

Sono un fan dei LZ, da un lato sono contento, ma dall’altro sono preoccupato, anzi rassegnato: il Rock è morto. Se siamo ridotti a mandare in classifica album bislacchi, o se volete eccentrici, come PRESENCE, IN THROUGH THE OUT DOOR e CODA, il futuro musicale è un lungo velo di crepe nere da indossare. ITTOD è un album che adoro, le cui particelle fanno parte da 36 anni del mio midollo, ma è un capitolo importante per la mia vita, non per il Rock; sì certo c’è I’M GONNA CRAWL e pure IN THE EVENING e FOOL IN THE RAIN, ma non è certo un album indimenticabile. PRESENCE contiene ardite architetture chitarristiche (ACHILLES LAST STAND anyone?) ma è un album cupo, metallico, difficile. CODA è una raccolta di scarti, buoni giusto per una testa di piombo come me che mette DARLENE tra le top 5 del gruppo, ma che valore può avere se messo nella giusta prospettiva? Eppure sono rispettivamente al numero 9, 13 e 12 della classifica americana di BILLBOARD, e non sto parlando delle classifiche farlocche divise per genere, no, trattasi della BILLBOARD TOP 200, l’unica che abbia un vero valore.

Un’altro cruccio per questo successo è che in questo modo JIMMY PAGE non capirà mai di aver fatto un pessimo lavoro con queste ristampe, riempiendo il 90% dei bonus (va beh, companion) disc di fuffa (i rough mix e affini sono una truffa). Io non li ho comprati, mi è costato molto, ho aspetto le deluxe edition dei LZ per lustri interi, ma il metodo usato da PAGE proprio non mi va giù. L’artista è il peggior nemico di sè stesso quando si tratta di scegliere materiale extra… ma il brand LED ZEPPELIN è uno dei 5 brand musicali che vende sempre e comunque, purtroppo.

Non stiamo parlando di cifre incredibili, lontani sono gli anni in cui di aveva a che fare con cifre a cinque o sei zeri, oggi con 25.000 copie vendute in una settimana arrivi nella top ten che conta (mi riferisco al mercato Usa).

Ad ogni modo nel 2014, tra le ristampe di I, II, III, IV, HOTH e il resto del catalogo i LZ hanno venduto negli Usa 946.000 albums (599.000 nel 2013 solo col vecchio catalogo), nel 2015 siamo già a 466.000. Se lette con gli occhi di oggi sono cifre altissime, raggiunte con album pubblicati in origine tra i 46 e i 33 anni fa. Roba da matti.

http://www.billboard.com/articles/columns/chart-beat/6656593/led-zeppelin-top-10-return-billboard-200

Led Zeppelin North American Tour 1973 - Los Angeles Forum 3 june 1973

Led Zeppelin North American Tour 1973 – Los Angeles Forum 3 june 1973

(BROKEN) ENGLISH

There is something wrong in Rock: reissues of 39,36,33 years old albums go straight in the US top ten chart (week of 22 August, BILLBOARD magazine):

Sure, better these albums and this group rather than the shite you usually hear today, but I fear it is a worrying sign for Rock, music that can no longer expresses anything really great. Some good group, some good album, but nothing really surprising. I talk about Rock itself, but also in a broader sense, but excluding for example Metal and all the little galaxies related thereto whose audience invariably uses terms like “masterpiece” “stellar” “cornerstone” to describe album actually at most fairly good.

I’m a fan of LZ, on one hand I’m happy, but on the other hand I’m concerned, indeed resigned: Rock is dead. If we are reduced to send on the charts quirky albums  as PRESENCE, IN THROUGH THE OUT DOOR and CODA the future of Rock music is a long veil of black cracks to wear. ITTOD is an album that I love, whose particles have been running since 1979 in my marrow, but it is an important chapter in my life, not for Rock music; yes of course it contains I’M GONNA CRAWL, and IN THE EVENING and FOOL IN THE RAIN but it is not certainly a memorable album. PRESENCE contains daring guitar architecture (ACHILLES LAST STAND anyone?) but it’s a dark, metallic, difficult album. CODA is a collection of leftovers, good for a led head like me who puts DARLENE among the top five songs of the group, but what value it may have if we put it in the right perspective? Yet they are respectively at 9, 13 and 12 position of the US charts in BILLBOARD magazine, and I’m not talking about the phony charts divided by gender, no, I’m talking about the BILLBOARD TOP 200, the only one that has a real value.

Another worry for this success is that in this way JIMMY PAGE will never understand that he had done a poor job with these reissues, filling 90% of the bonus (okay, companion) discs with crap (the rough mix and the like are a scam). I havenìt bought them, and it costs me a lot in a spiritual way, I waited for the LZ deluxe editions for whole decades, but I can’t stand the method used by PAGE to assemble everythiung. The artist is the worst enemy of himself when it comes to choosing extra stuff … but the brand LED ZEPPELIN is one of 5 music brands that sells anyway, unfortunately.

We’re not talking about incredible figures, gone are the years when the figures had to do with five or six zeros, now with 25,000 copies sold in a week you go in the top ten.

However in 2014, including the newly reprints of I, II, III, IV, HOTH plus the rest of the catalog LZ sold 946,000 albums in the USA (599,000 in 2013 alone with the old catalog), in 2015 we are already at 466,000. If we read it with the eyes of today they are high figures, figures reached with albums released originally between 46 and 33 years ago. Crazy stuff.

 

CLASSIX! N.4 – novembre 2004 (JIMI HENDRIX)

21 Ago

Inizio anni duemila, grazie a GIANNI DELLA CIOPPA comincio a scrivere su di una nuova rivista musicale, CLASSIX!, guidata da FRANCESCO PASCOLETTI. Questo il mio articolo su JIMI HENDRIX apparso sul n.4 (della nuova serie) nel novembre del 2004

FILE PDF:

CLASSIX! N4 (NUOVA SERIE)

CLASSIX! N4 (NUOVA SERIE)

FLASH n.4 – maggio1989 (MOTLEY CRUE)

12 Ago

Maggio 1989, esce un numero di FLASH dedicato  al GLAM e allo STREET R&R. Giancarlo Trombetti mi incarica di scrivere l’articolo sui MOTLEY CRÜE. Eccolo qui.

FILE PDF:

FLASH 4 – Motley Crue 041

FLASH 4 - Motley Crue 042

FLASH n.24 – gennaio1991 (IAN GILLAN Interview)

10 Lug

Autunno 1990, Ian Gillan è in tour in Italia, grazie ad entrature purpleiane frequento Ian e il suo chitarrista di allora Steve Morris, durante i tre giorni della loro permanenza a Modena. Le amabili chiacchierate si trasformano in qualche modo in interviste che pubblico su OH JIMMY (la fanzine che all’epoca dirigo) e su FLASH. Queste le due paginette di FLASH appunto.

FILE PDF:

FLASH 24 Ian Gillan Interview

FLASH 24