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Champions League Blues

13 Dic

Martedì sera contro il PSV Eindhoven non siamo andati oltre l’1 a 1 e così facendo non siamo riusciti a superare la fase a gironi, dunque siamo fuori dalla Champions. Non sono nemmeno arrabbiato, giusto rassegnato e distaccato. Non abbiamo centrocampisti all’altezza per poter competere a certi livelli nell’Europa che conta e per contrastare i bianconeri in campionato. Tutto qui. L’unico è Brozovic. Tra un infortunio e l’altro Radja deve ancora iniziare la stagione, Joao Mario è un enigma, Gagliardini, Borca Valero e Vecino semplicemente sono giocatori modesti. Con le restrizioni del Fair Play finanziario ci siamo potuti permettere questi qui, non abbiamo potuto confermare due campioni quali Cancelo e Rafinha e dunque occorre venire a patti con quello che siamo.

Nonostante questo siamo arrivati secondi (in uno dei due gironi più duri della coppa in questione) a pari punti (8) col Tottenham che passa solo grazie alla differenza goal degli sconti diretti e ai tre pali colpiti nelle due partite dell’altra sera: uno di Perisic a San Siro, e due di Coutinho al Camp Nou. Retrocediamo in Europa League, che vuoi farci.

Eppure la serata di martedì per me è stata speciale, posso dire il momento migliore che ho passato a San Siro sebbene possa sembrare un paradosso. Non che io capiti spesso alla Scala del Calcio, ma dal 1990 in poi qualche partituccia me la sono pur vista (compresa la finale vinta di Coppa Uefa del 1994), sarà forse il fatto che è stata la mia prima volta ad una partita di Champions League e quindi con l’atmosfera magica delle serate del grande calcio europeo, ma mi è proprio piaciuto tanto.

E dire che abbiamo impiegato ben tre ore per fare 170 km (90 minuti spesi sulla tangenziale in coda), e per fortuna che la pollastrella ha il chip del navigatore dentro di lei cosicché, con alcune scorciatoie e variazioni, siamo riusciti ad uscir dal traffico prima del previsto.

L’arrivo a San Siro è sempre affascinante, rimirare l’esterno stadio mi emoziona ogni volta.

Inter – PSV 11/12/2018 San Siro – foto TT

Dribbliamo tutti i rivenditori di hot dog e hamburger, Saura è vegetariana, ci inoltriamo in un viale alla ricerca di una pizzeria. Poco prima delle 20 ci mettiamo in fila ed quindi entriamo. Sono un po’ contratto, è una serata importante …

Inter – PSV 11/12/2018 San Siro – foto Saura T

…siamo nel secondo anello rosso, la visuale è ottima, mi rilasso e mi faccio qualche autoscatto con la pollastrella.

Tim&Saura – Inter – PSV 11/12/2018 San Siro – autoscatto

Inter – PSV 11/12/2018 San Siro – autoscatto

San Siro mi fa sempre sentire titanico dinnanzi al futuro. Faccio amicizia con due ragazzi, uno accanto e uno davanti a me. Entrambi hanno 25/30 anni e sono appassionati quanto e più di me. Uno dei due vive a Cosenza, si è fatto il tragitto da solo per essere vicino ai ragazzi in una notte come questa. E’ inoltre fan di Valentino Rossi e di Vasco Rossi. Non fatichiamo a trovare punti d’intesa. Mi accorgo però che mentre io gli do del tu, lui mi da del lei. E’ una cosa che dapprima mi sorprende poi elaboro la cosa, già, mi dico, è vero che sono un uomo di una (in)certa età.

Inter – PSV 11/12/2018 San Siro – foto TT

Sono le 20,30, parte l’inno C’è Solo L’Inter, tutti accendono la luce del cellulare, l’effetto è struggente, anche Saura rimane colpita ed inizia a filmare dalla seconda strofa. E’ il mio inno preferito (Pazza Inter è troppo danzereccia e frivola per i miei gusti) essendo in sostanza un sentito blues featuring Grazianone Romani. La canto tutta insieme ai miei fratelli nerazzurri, 70.000 voci che rivolgono al cosmo la loro fede. Brividi.

Il mio stesso fervore nerazzurro mi commuove, mi sento parte di questo sentimento universale, di questa passione nerazzurra che mi tiene in vita.

Inter – PSV 11/12/2018 San Siro – foto TT

La musichetta della Champions non fa che aumentare il fascino della serata.

Inter – PSV 11/12/2018 San Siro – foto TT

Inter – PSV 11/12/2018 San Siro – foto TT

L’Inter entra in campo risoluta, non lascia spazio agli olandesi, attacca e sbaglia parecchie occasioni da goal, fino a quando Asamoah combina un pasticcio da dilettante, PSV in vantaggio. Siamo tutti increduli. Intanto il Barca sta vincendo col Tottenham. L’Inter pareggia solo al 70esimo, troppo tardi. Il centrocampo non funziona, e i cambi non danno l’effetto desiderato. Maurito pareggia, ma segnano anche gli inglesi al Camp Nou. Tutto inutile. D’altra parte se non si riesce a battere l’ultima del girone (con un solo 1 punto all’attivo), come si può pensare di andare avanti? Il PSV ha fatto una partitaccia, poco più di un tiro e manfrine atte a perder tempo durante tutti i 90 minuti, un atteggiamento davvero puerile, soprattutto se messo in campo da una squadra olandese.

L’arbitro fischia la fine. Saluto i miei compagni di settore e mi incammino verso l’uscita. Sono triste, ma tutto sommato non sorpreso. Non siamo ancora chi vorremmo essere. C’è chi se la prende col Mister, chi con i giocatori (Asamoh lo ho mandato a quel paese anche io ad onor del vero) ma ad oggi siamo questi qui. Possiamo giocarcela più o meno con tutti, ma abbiamo visto che non è sufficiente, che pur non sfigurando per niente poi alla fine perdiamo. Temo sia un altro anno buttato. Solo un lungo cammino in Europa League, una ripresa in campionato e un buona figura in Coppa Italia potrebbero in parte risolvere la stagione. Fino al 30/6/2019 saremo bloccati dal Fair Play Finanziario, dal 1 luglio 2019 però dovremmo finalmente essere liberi e sarà lì che vedremo di che pasta è fatto il grande timoniere Zhang. Abbiamo necessità di avere degli ottimi giocatori (per non parlare di campioni e fuoriclasse) per avere chance di uscire dai pantani di questi ultimi 9 anni, e di fare chiarezza all’interno della squadra: inutile tenere Perisic se questi vuole andare in Premier League, inutile puntare su giocatori logori e deludenti. Spalletti a me non dispiace, avrà anche qualche colpa ma col materiale che ha a disposizione non credo possa fare tanto di più. Certo, dopo martedì sera, la sua posizione si fa meno sicura … si fanno già nomi di possibili successori. Mi sembra prematuro. Vorrei che cercassimo di portare a casa una stagione dignitosa. Credo sia il momento di ricompattarci e di non buttare tutto via.

 

Iulius blues

19 Lug

Luglio. In origine questo mese si chiamava Quintilis, quinto, perché era il quinto mese del calendario che si attribuisce a Romolo, calendario che partiva da marzo (Martius). Dopo la morte di Giulio Cesare, in suo onore il mese della sua nascita divenne Giulio, Luglio appunto. La semantica è una delle mie ossessioni, e ancora una volta constato che come spesso accade fagocita ogni mia azione. Have mercy on me, anime bluesanti di questo blog.

T – shirt blues

I blues estivi sono sempre dietro l’angolo, situazioni in evoluzione, futuro passato e presente che fanno a botte, col sottoscritto sempre al ricerca del proprio nido di stelle sebbene sia consapevole che non esiste. On the road again insomma, I can’t find my way home dunque, così non mi resta altro che cercare di riempire i vuoti esistenziali comprando sciocchezze che mi danno un po’ di sollievo per qualche minuto, una nuova edizione in vinile di uno dei miei dischi preferiti o una maglietta come questa qui sotto, che alla fine mi definisce perfettamente.

TT New Shirt

Sinodo estivo

Questo sinodo diventa importante perché – come vedremo più avanti – sarà l’ultima occasione in cui ci si può godere il bersò, la verandina che con tanta dedizione io e le pollastrella abbiamo messo in piedi.

Come sempre cena alla Festa dell’unità di Gavassa che, essendo una piccola frazione, organizza la festa in una sorta di cortile interno. Noi ci veniamo volentieri ogni anno perché è tutto molto blues e perché amiamo respirare le atmosfere dell’Emilia profonda, atmosfere che tra poco spariranno per sempre. Ad aiutare lo svolgimento della festa quest’anno vengono assoldate anche la pollastrella e sua sorella, di mano d’opera volontaria ce n’è sempre meno, i giovani sono ormai completamente assenti. Approfittiamo spudoratamente delle nostre conoscenze: il padre della pollastrella ci riserva uno dei tavoli più freschi, la madre della pollastrella viene a controllare che tutto sia di nostro gradimento e la pollastrella stessa si assicura che le portate arrivino in tempi decenti. Ceniamo in allegria, pasta, pesce, polenta fritta e un fresco vinello bianco che scivola giù che è un piacere.

Il solito velo pietoso va steso sulle finte performance del gruppi di liscio. 3/4 persone sul palco che fanno finta di suonare accompagnando basi sempre più ridicole. La grande tradizione del liscio emiliano-romagnolo sta andando a ramengo.

Festa Unità di Gavassae (Regium Lepidi) – foto TT

Festa Unità di Gavassae (Regium Lepidi) – foto TT

Verso le 22 lasciamo la festa diretti alla Domus Saurea, la verandina blues ci aspetta. Iniziamo il rito sorseggiando Assenzio mentre il tavolino si riempie di ciò che i generosi confratelli hanno portato. Chiacchieriamo fino oltre le 2. Siamo immersi nella campagna nera, laggiù, lontano oltre le colline, brillano le stelle, mentre qui a pochi metri tra vigne e campi di malghetti (di granturco insomma) si sentono frusci di ologrammi spirituali di giovani chitarristi blues che cercano l’incrocio giusto per venire a patti col demonio.

Sinodo Estivo alla Domus Saurea – da sx a dx: Biccio, Riff, Mixi, Pike, Tim, Mario – foto Saura T.

Il bicchiere della staffa, one more for the road insomma…

poi ci si inginocchia a ringraziare il Signore Oscuro.

The Dark Lord

Il sinodo finisce. Al prossima anno cardinali del blues.

You are like a hurricane blues

Due giorni dopo il sinodo, sulla Domus Saurea si abbatte un forte temporale, il vento ha una violenza vista poche volte da queste parti. Il risultato è sconfortante.

Bye Bye Bersò Blues -Domus Saurea luglio 2017 – foto TT

Bye Bye Bersò Blues -Domus Saurea luglio 2017 – foto TT

Il dondolo dopo la bufera. foto TT

Il vecchio prugno, Foto TT

Per il vecchio prugno non c’è stato nulla da fare, tuttavia siamo riusciti a salvare la vite.

Salvavite – Domus Saurea luglio 2018 – foto TT

Forse grazie a Mario, che sarebbe un frap, un frèra, un fabbro insomma, c’è qualche speranza per il bersò, vedremo.

Waiting On A Friend (Tim & Tom blues)

Erano anni che non passavo una serata insieme al mio rambler preferito, insieme – nel lontano passato –  abbiamo fatto sogni di rock and roll e quei momenti (e le canzoni scritte insieme) non si dimenticano mai.

Cattiva Compagnia 1991 – Gigi, Mixi, Tommy,Tim – the classic line up

Siamo diventati amici il 3 luglio del 1981, e dopo 37 anni eccoci di nuovo qui, the TT Twins.

Tim & Tom 2018 – foto Saura T.

Negozi blues: ROCK POWER BOLOGNA VINILI DISCHI USATI E CD

Via Mascarella, 81/d, 40126 Bologna BO tel  051/ 011 07 87  

Segnalo un negozietto di dischi (soprattutto vinili usati) di Bologna. Se siete in zona fateci un salto, mantenere vivi posti del genere non può che fare bene a questo povero mondo.

Rock Power Vinili Bologna

Rock Power Vinili Bologna

FILM: “L’Inganno” (di Sofia Coppola – Usa 2017) – TTTT

Sofia Coppola riesce a far film davvero belli, mi cattura ogni volta, è successo anche con L’Inganno. Visto su SKY.

Genere: Suspence Thriller

Cast: Colin Farrell, Nicole Kidman, Kirsten Dunst, Elle Fanning, Emma Howard, Oona Laurence, Angourie Rice, Addison Riecke

Scritto e diretto da: Sofia Coppola

L’inganno è l’adattamento di Sofia Coppola del romanzo The Beguiled, opera di Thomas Cullinan. La storia si svolge durante la guerra civile, in un collegio femminile nello stato di Virginia. Le giovani donne vivono protette dal mondo esterno fino a quando un soldato ferito viene trovato nei paraggi e condotto al riparo. La casa è così inebriata da una forte tensione sessuale da cui nascono pericolose rivalità e vengono rotti tabù grazie a un’inaspettata serie di eventi.

SERIE TV: Homeland (stagione 7 – Fox 2018) – TTTT

Devo riconoscere che le puntate finali di questa settima stagione sono piuttosto buone, devo dunque rivedere il frettoloso giudizio dato qualche mese fa. Anche la settima stagione quindi non è per niente male

SERIE TV: Goliath (stagione 1 – Amazon 2016) – TTTT

Quando il mio amico Jaypee mi consiglia una serie TV mi ci ficco a capofitto. Qui c’è il grande Billy Bob Thorton, che già di per sé è una garanzia. Sono alla sesta puntata della prima stagione e ne sono entusiasta.

Goliath Season 1

 2016 Amazon Studios Series starring Billy Bob Thornton, William Hurt, Maria Bello and Olivia Thirlby

A disgraced lawyer, now an ambulance chaser, gets a case that could bring him redemption or at least revenge on the firm which expelled him.

When the moon hits your eyes like a big pizza pie

Rincasi verso sera, non è stata una giornata facile lavorativamente parlando, né per te né per lei, così te ne esci con un “senti, e se andassimo fuori a cena? Ti va una pizza come si deve?”

Ed è così che l’umore cambia, quando vedi che la luna risplende nei suoi occhi, che quella che stai vivendo è una scena tratta da una canzone di Billy Joel, che lei ti guarda sorridendo con quel suo fare da scimmietta e ti dici che in fondo la vita poi non è poi così blues come pensi.

A bottle of white, a bottle of red
perhaps a bottle of rose instead
we’ll get a table near the street
in our old familiar place
you and I, face to face

A bottle of red, a bottle of whites
it all depends upon your appetite
I’ll meet you any time you want
in our Italian restaurant.

“we’ll get a table near the street in our old familiar place you and I, face to face” – Saura at Pizzikotto, Regium Lepidi – luglio 2018 – foto TT

Saldi vegani

Vestirsi oggigiorno per l’uomo di blues di una incerta età non è cosa semplicissima. Vestire come fanno i giovani oggi proprio no, vestire come faceva lo zio Fedele quando aveva la nostra età men che meno, vestire simil rock nemmeno (mica voglia di andare in giro conciato come un camionista del nordeuropa, come un biker o come un fan dei Guns N’ Roses attempato), mica facile trovare però degli store (negozi, perdio!) che abbiano qualcosa di adatto ad un uomo di blues che veste casual e sportivo possibilmente tendente al Rock del tempo che fu. Certo, potrei comprare tutto all’Inter Store, ma spesso hanno prezzi che “se anche non vesto sempre di nerazzurro va bene lo stesso”. Così seleziono posticini niente male, qualcosa lo trovo sempre da L’uomo di Barbara del  paesello natale, da Keep Up di Campogallo, da Taddei a Regium Lepidi oppure nei negozi di Den e Supedry. Il problema è che gli store più vicini di questi due brand (marchi, perlamadosca!) sono a Verona.

E’ così che due/tre ore di una domenica domattina le passo al centro commerciale Adigeo. Né io né la pollastrella siamo tipi da passare domeniche o frequentare troppo i centri commerciali, ma non siamo nemmeno di quelli che li rifuggono a priori. Lei poi è una patita di Superdry e non può mica comprasi delle cosine solo quando va a Londra.

L’Adigeo è davvero enorme, uno di quei centri commerciali che sembrano areoporti, è così grande che sebbene sia il primo giorno dei saldi si passeggia tranquillamente e sembra che non ci sia quasi nessuno (mentre il parcheggio a più livelli dice che ci dovrebbe essere il mondo).

Centro Commerciale Adigeo – luglio 2018 – foto TT

Centro Commerciale Adigeo – luglio 2018 foto TT

Espletati gli acquisti ci accorgiamo che è ormai mezzogiorno. Mentre passeggiamo vedo che uno dei ristoranti è Universo Vegano. Propongo di andarci. La pollastrella mi guarda incuriosita, lei è vegetariana, io sono carnivoro (sebbene sia consapevole che i vegani hanno ragione), ma ho voglia di provare il posto e ogni tanto non mangiare carne  non può che farmi bene.

L’esperienza è un trionfo. Mangio di gusto e mi sazio così tanto da non riuscire a finire tutto. Bevo una cola biologica. Mi sento in pace con m stesso.

Tim al Ristorante Universo Vegano – luglio 2018 foto Saura T

Ristorante Universo Vegano – luglio 2018 foto TT

Di frequente sento amici o conoscenti stupirsi della intolleranza che hanno i vegani verso i carnivori e chi uccide gli animali per cibarsene, ma poi vedo che i carnivori fanno lo stesso verso chi non mangia carne. Le solite battute, le solite argomentazioni idiote, il solito non capire e non saper andare al di là del proprio pianerottolo. E dire che mangiare meno carne dovrebbe essere un imperativo per tutti, per rispetto verso gli animali, verso noi stessi, verso il pianeta. Tutta salute insomma, e una maniera per non finire come gli americani. E invece no, tutti lì ancoriamoti all’ossessione per la catena Old Wild West e le grigliate, quest’ultime sarebbero anche un bel modo di stare insieme se ci si limitasse un po’ col consumo di certi alimenti e si cercasse di non sprecarne, sì perché si finisce sempre per comprare molta più carne di quella che servirebbe, carne che nella grande maggioranza dei casi viene poi buttata. Spreco di risorse che la Terra non può proprio più permettersi.

Sì, lo so, è un pippone del politicamente corretto questo, ma a forza di rifarsi col politicamente scorretto stiamo finendo in un immondezzaio culturale.

Lettore Hifi Walker:

E va beh, ho fatto la cazzata, quella che gli amici con cui discuto di queste cose mi dicevano di non fare. Ho preso un lettore portatile hifi. Anche se il progetto Pono di Neil Young (ne abbiamo parlato in passato qui sopra) è stato abbandonato, io non mollo e continuo ad essere restio all’uso degli mp3. In macchina li uso perché il lettore non legge altro, ma se posso li evito come la peste.

E allora eccomi qua con il nuovo Hifi Walker, gighino che legge ogni tipo di file audio lossless. Ho preso una scheda micro SD da 128 gb e ci ho caricato soquanti (dal modenese) album in flac. Il risultato mi sembra ottimo, non vedo l’ora di essere al mare e di mettermi ad ascoltare la musica come si deve, mentre osservo vele bianche all’orizzonte.

Lettore Hi-Fi Walker – photo TT

FOOTBALL: la nuova stagione

Finalmente la pre-season è iniziata e non vedo l’ora di vedere le prime amichevoli e capire se i nuovi acquisti sono funzionali ala squadra. Maurito si è presentato alla Pinetina la sera prima dell’inizio del ritiro, ha dormito lì per essere pronto l’indomani ad accogliere tutti. Niente male, capitano.

Maurito – FC INTER l anuova stagione 2018-19 – Foto FC Inter

Già cinque nuovi arrivi e altri colpi che dovrebbero avverarsi nelle prossime settimane, si prospetta una stagione frizzante, il ritorno in Champions poi galvanizza ancor di più. Ogni anno che passo sento di amarla di più l’Inter, c’è un legame universale che provo per quei colori, sarà perché il mio amore per lei me lo ha passato mia madre, ma quando la vedo scendere in campo vengo pervaso dall’energia cosmica, sento le farfalle nello stomaco, inizio a volteggiare, mi scappa la pipì dall’emozione, mi sento bene … proprio come quando sento l’assolo di Sibly e No Quarter live 1973 o di quello di Ten Years Gone.

Per me, c’è solo, l’Inter.

 

 

 

Aequinoctium blues (ultima neve di primavera)

21 Mar

Cambio di stagione in arrivo, smetto i blues invernali e inizio a preparare i blues estivi, nella speranza siano più leggeri.

Neve d’Equinozio 

L’Equinozio quest’anno porta la neve, è già la seconda buriana che arriva. Sugli alberi dei cagnetti in fiore si posa pesante, le campagne intorno alla Domus Saurea ritornano bianche e io finisco per rimanere ipnotizzato dinnanzi alla finestra.  E’ lunedì 19, per un fortuito caso sono a casa, così (scusate, ma è un periodo in cui sono ossessionato dalle allitterazioni) me la godo tutta. La vedo fioccare mentre me ne sto al calduccio, la stufa accesa, il giradischi che macina long playing, un thè caldo, una spremuta di arance rosse, le braci del blues che per il momento riposano sotto la cenere e rinunciano a farsi incendio. Quei piccoli momenti della vita in cui sei quasi felice. I am a snow man.

Neve d’Equinozio – Domus Saurea 19/03/2018 – foto TT

 

Una sera al Palasport – Reggiana – Zenit San Pietroburgo – Eurocup di Basket 

E’ da qualche anno che la pollastrella ha ricominciato a seguire la Pallacanestro Reggiana, finisce per coinvolgere il sottoscritto e i suoi genitori, così eccoci lì, in una fredda serata di marzo, al Palasport ad assistere una gara di Eurocup.

Una sera al Palasport – Reggiana – Zenit San Pietroburgo – Eurocup di Basket – foto TT

E’ una gran bella partita, combattuta e passionale. Alla fine vinciamo e passiamo il turno. Durante le pause mi perdo a pensare che 38 anni fa in questo stesso palasport vidi i Police nel tour relativo al disco Reggatta De Blanc. Mi sembrava di essere distante dal palco (causa gli immancabili tumulti e scontri con i Carabinieri entrare fu difficoltoso) ma a guardar bene le cose non stavano così, entrai dalla porta che è a destra nella foto qui sotto, mi fermai dopo pochi metri e il palco era sistemato nella zona del canestro a sinistra…

Una sera al Palasport – Reggiana – Zenit San Pietroburgo – Eurocup di Basket – foto TT

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The stage on 1980-04-03. Photograph by Silvio Amenduni.

Finiti i ricordi continuo a godermi il bell’incontro di basket a cui sto assistendo e il continuo sostegno alla squadra profuso dalla curva degli “arsân”, una delle curve più calde d’Italia. Il coro classico deriva da quello del San Lorenzo de Alagro, squadra di calcio di Buenos Aires, che come melodia si ispirò a Bad Moon Rising dei Creedence Clearwater Revival. Qui da noi è stato modificato naturalmente nel testo e anche nella melodia.

Totalmente dipendente, non so stare senza te, biancorosso nelle vene, tifo Reggiana alè

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Simpatico anche l’altro, utilizzato pure dai tifosi dell’Inter, dunque un ragione in più per unirmi al grido di:

“Tu non chiedermi perché, non ci sono nel weekend, giro il mondo insieme a lei, sola non la lascio mai, lotta e vinci insieme a noi”

Una sera al Palasport – Reggiana – Zenit San Pietroburgo – Eurocup di Basket – foto TT

Alla fine è una  festa con i giocatori richiamati fuori a gran voce. Due file più sotto le amiche della pollastrella e fan scatenate della Grissin Bon festeggiano e anche noi due ci uniamo al sentimento comune. Il sangue reggiano che abbiamo nelle vene non è acqua (casomai lambrusco).

Una sera al Palasport – Reggiana – Zenit San Pietroburgo – Eurocup di Basket – foto TT

Oé oé Mister Spelucchino

Compro una di quelle macchinette che tolgono lanugine, pelucchi e palline di lana dai maglioni. Una sera, mentre la pollastrella stirava mi son messo lì con pazienza ad espletare il compito dello “spelucchino” su alcuni maglioni. Dopo circa mezz’ora, alzo la testa, guardo la finestra e mi dico:”se i miei amici mi vedessero adesso direbbero che sono perlomeno una nuffia”. Rifletto ancora una po’, guardo Saura e le dico, in dialetto, mentre ripongo maglioni e macchinino: “Però, an s’è mai vest Johnny Winter fèr chi lavòr chè” … non si è mai visto Johnny Winter far di quei lavori qui. Povero me.

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Oè oè Mister Spelucchino – foto TT

CAT TALES: Strichetto versus il ragno assassino 

Strichetto, la gattina che si è accasata da noi la scorsa estate, è sempre più parte della famiglia, il gatto Palmiro ormai la vede come una sorellina scatenata e l’armonia oramai è ad un buon livello. Solo la gatta Ragni e la gatta Spaventina faticano ancora ad accettare questa presenza e io credo che sia l’esuberanza della Stricchi ad infastidirle, sì perché la diavoletta beige della Tasmania è spesso scatenata, un missile di pelo rosa che corre tra stanze, un presenza che chiede costantemente attenzione sebbene lei stessa non sappia esattamente cosa volere. Per certi versi è una gattina difficile. E’ stata cresciuta da una famiglia che non avrebbe dovuto nemmeno pensare di aver gatti, una famiglia che la ha lasciata alla mercé di due figlie piccole che si sono sentite libere di fargliene di tutti i colori, col capofamiglia che di gatti non ne voleva proprio sentir parlare; una gatta che viene cresciuta in un contesto simile (e taccio altri aspetti che sarebbero passibili di segnalazione all’ENPA) non può che essere un po’ disturbata.

Per fortuna l’istinto di sopravvivenza e la curiosità innata l’hanno portata a cercare un’altra via e ad intrufolarsi qui alla Domus Saurea così, dopo aver valutato i due umani che la abitano, si è trasferita definitivamente certa che la sua vita sarebbe di certo migliorata. E’ una gattina irresistibile, bella, smorfiosetta, molto “figa”, con un musino e delle zampine deliziose, però è davvero impetuosa, così quando non ne posso più la do in pasto al ragno assassino.

Stricchi e il ragno assassino – foto TT

Stricchi e il ragno assassino – foto TT

Stricchi e il ragno assassino – foto TT

Stricchi e il ragno assassino – foto TT

Stricchi e il ragno assassino – foto TT

Ma va a finire che è sempre il ragno a soccombere, così lei – mentre al mattino sono in bagno a prepararmi – entra dalla finestra e mi guarda con quegli occhi come a dire: ragno sistemato, e adesso che si fa?

Strichetto came in throught my bathroom window – foto TT

COOP TALES: Hello Baby (may you stay forever young)

Coop di Regium Lepidi, sabato mattina, solita spesa settimanale. Giro tra gli scaffali cercando di non perdere di vista la pollastrella, davanti a me un uomo intorno ai settanta. Sono giorni di neve, ha in testa un cappello di lana rosso con sopra appiccicate alcune toppe che sanno di auto, di vernice, di donne, di velocità, si vede che è un tipo sveglio, da giovane doveva essere di certo un vasco, come diciamo noi qui in Emilia, e uno che conosce la sua città come le sue tasche.

Incrociamo una signora, anch’ella sulla settantina, di sicuro una sua amica di gioventù perchè il vasco le fa “Ciao bella” e prosegue le sue faccende. Mi scatta il pensiero che in fondo interagiamo con i nostri amici come se fossero sempre quelli incontrati da giovani. E’ una riflessione che ho già affrontato col Pike Boy, alla fin fine siamo sempre quelli dei vent’anni, con le caratteristiche cristallizzate a quell’epoca e che seppur consci del passare degli anni, vecchi ci sembrano sempre gli altri. Ricordo che Brian, all’età di 80 e passa anni, chiamava le persone anziane “vecchi” con un accento quasi dispregiativo, nel senso che le vedeva molto avanti con gli anni e lui riteneva che quella fosse una condizione che non lo riguardasse. Scopro lo stesso approccio anche nel padre di Saura, che quest’anno compirà 80 anni. Chissà se è un escamotage del nostro cervello per non farci piombare nella disperazione più nera quando siamo ad un passo dall’abisso.

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Inter will rise again

Dopo alcuni mesi di sconforto, l’Inter sembra essere uscita dal pantano. Sulla tribunetta arancio della Domus Saura io e Mario, partecipiamo alla risalita della squadra che ci fa battere il cuore.

Tim & Mario: tribunetta arancio Domus Saurea – Inter Club Brigata Alvaro Recoba Borgo Massenzio – foto Saura

Un buon 0 a 0 col Napoli e uno spettacolare 0 – 5 sul campo della Samp, con 4 goal di Maurito. Strichetto mi guarda incredula, “possibile?” sembra chiedermi, sì, Stricchi, è possibile, ecco perché per me c’è solo l’Inter. Quando tutto sembra volgere al peggio ecco che la grandeur torna a riempirci l’animo.

Sampdoria – Inter – 0 – 5 – Strichetto tifa Inter – foto TT

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Giradischi Blues

Tempo d’equinozio, tempo per Gian Michele Jarre.

Sul giradischi – foto TT

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Era da un po’ che volevo prendere la nuova ristampa di Under A Red Sky degli U2, uno degli album simbolo per quelli della mia generazione per quanto riguarda i primi anni ottanta.

Sul giradischi – foto TT

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Tutto mi riporta alla mia giovinezza quando si tratta di acquistare nuove vinili. Nel riaffacciarmi a dischi di quando ero adolescente, mi accorgo una volta di più come negli anni settanta era quasi impossibile per gli italiani “far suonare” decentemente dischi registrati qui da noi, per fortuna l’affetto e la qualità di certi pezzi sopperiscono alle mancanze della qualità audio. Quello di Vasco soprattutto sembra registrato in uno sgabuzzino, i master originali devono avere una qualità sonora piuttosto mediocre, così il risultato non è granché malgrado gli sforzi (la nuova versione è stata masterizzata a 45 giri visto che tale velocità fornisce maggiore fedeltà) ma come detto è uno degli album della mia adolescenza e lo amo nonostante tutto.

Sul giradischi – foto TT

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Sul giradischi – foto TT

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Alla fine per ritrovare energia e good vibration torno alla mia cara, vecchia, Bad Company. Che Mick Ralphs illumini il mio cammino in questa nuova stagione.

Sul giradischi – foto TT

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Up and down with FC INTERNAZIONALE

15 Apr

Pioli ci aveva illuso, ne aveva vinte 11 su 13, eravamo ormai certi di essere sulla strada giusta, davamo per scontato il quarto posto da raggiungere in tutta comodità, credevamo di avere diverse chance di arrivare in zona champions league, in alcuni frangenti il delirio di onnipotenza ci aveva anche fatto pensare di essere noi l’anti J**e e che il discorso scudetto in fondo non fosse ancora chiuso. Poi le sconfitte con le grandi; va beh, dicevamo, dai, ci manca ancora qualcosa per poter competere con le prime tre, ma stiamo andando nella direzione corretta, vedrai il prossimo anno, oh, vedrai. Poi, il pareggio col Torino, la sconfitta con la Sampdoria in casa e il disastro con il Crotone (no, dico, il Crotone).

Ed eccoci ripiombare nel blues apocalittico dell’interismo moderno, dell’isterismo da inferno, nel bayou della disperazione calcistica, nel pantano di una situazione che da sette (7!) anni ci tormenta l’animo. La sensazione di dover ricominciare da capo, di dover raccontare a noi stessi la solita favoletta e di dover ogni volta rimandare alla prossima stagione i sentimenti di rivalsa e di rivincita morale, spirituale ed esistenziale. Eccoci qui, ormai nauseati anche dall’inno ufficiale, stanchi di essere la “Pazza Inter”, ma incapaci di rinunciare anche solo per un momento alla dottrina di quello che per noi è l’ Inno di Mameli “C’è Solo L’Inter”:

Poi arriva il derby; per me che non sono milanese non è il Milan il nemico (bensì la J**e), ma il derby resta la seconda partita in ordine d’importanza e di prestigio contro l’avversario principale. Vincerla vuole dire togliersi una bella soddisfazione, perderla significa inoltrasi ancor di più nell’abisso. Il Milan di quest’anno non mi pare granché, ma viene da un periodo positivo, ci ha recuperato parecchi punti, ora è sopra di noi, mentre la compagine nerazzurra come detto è ai minimi storici. Facile avere presagi funesti…

Non è un derby spettacolare ma le squadre si battono. L’Inter chiude il primo tempo sul 2 a 0. Candreva e Maurito. Tutto ringalluzzito mi dico che Pechino siamo noi, l’entusiasmo ritorna, almeno fino all’80esimo quando Romagnoli accorcia. Pioli si gioca (male) i cambi: escono Perisic, Gagliardini e Candreva ed entrano Eder, Murillo e Biabiany. Risultato, al 97esimo (dopo sette minuti di recupero), all’ultimo secondo il Milan segna: 2 a 2. Spengo la TV, tiro delle madonne, maledico la pasqua, il football, il castamasso della Cesira e mi attacco al collo del blues.

Blow wind, blow wind, blow my INTER back to me.

Sarà una grande INTER

16 Set

Primo post sulla nuova stagione dell’Inter, purtroppo non molto diverso dagli articoletti scritti negli ultimi anni. Il nuovo corso non è partito esattamente alla grande: sconfitta col Chievo, pareggio col Palermo, vittoria col Pescara e, ieri sera, sconfitta pesante a San Siro contro una squadra israeliana, l’Hapoel Be’er Sheva

Guardavo la partita col tablet a portata di mano, chiacchierando e commentando in diretta con i fratelli nerazzurri sul nostro gruppo facebook INTERISTA SOCIAL CLUB o su whatsapp. Davo un’occhiata anche ad altri gruppi facebook sulla beneamata, e lo scoramento era generale.

La squadra in campo era l’INTER B, fatta di riserve ad eccezione di HANDANOVIC e forse di un altro paio di giocatori, in più si giocava con la nuova terza maglia e non serviva altro per scatenare commenti negativi. Credo che i social network abbiano dato la stura al nuovo filone di considerazioni calcistiche, quel modo ormai abusato di criticare la propria squadra che sta tra l’ironico, il sarcastico, il volgare e la condanna senza appello. Sembriamo tutti dei professorini, capiamo tutto solo noi, ci aspettiamo sempre di vedere  livello di partite tipo semifinali di Champions League, e vorremmo vedere crocifissi certi giocatorini che giocano con i nostri colori.

Pur capendo certe esternazioni, certe ataviche reazioni dovute alla pancia, noto sempre più frequentemente che tendo a dissociarmi da tutto ciò. Non mi va più di intrupparmi tra le fila dei tifosi di questo tipo, non dico certo di rassegnarmi alle mezze calzette che giocano nella nostra squadra, ma l’amor proprio, un po’ di umiltà e la voglia di vibrazioni positive che ad ogni inizio stagione voglio avere, mi portano a distaccarmi da tutta questa negatività.

Ieri sera non si è giocato bene, ma fino al loro primo goal qualcosa si era visto. La cosa brutta è che la squadra si è persa in un dramma esistenziale una volta andata sotto di un goal. Lavorare sull’autostima, sulle certezze, sulle sicurezze e sullo spessore psicologico sarà d’obbligo. Nell’ultima parte della gara sono entrati tre titolari (Banega, Candreva, Icardi) e si è visto il cambiamento, sebbene non abbia portato a nulla. De Boer ieri sera si sarà fatto una idea precisa degli elementi che ha a disposizione. Questa sconfitta gli sarà servita per comprendere meglio i meccanismi mentali e tecnici inceppati.

Che dire della terza maglia? Pigiama, Sprite…sui social si è detto di tutto. Personalmente non la trovo così orrenda e mi fanno davvero ridere quelli che “ma i colori del club, dove sono?“. Siamo nel 2016, il capitalismo e il marketing governano il mondo e noi ci sorprendiamo se abbiamo una terza maglia così? Certo, anche io vorrei che si tornasse alle strisce nerazzurre degli anni sessanta e alla seconda maglia bianca con la striscia trasversale dei nostri colori sociali, vorrei inoltre i pantaloncini neri e i calzettoni neri col bordo blu. Se è per questo vorrei che le scarpette fossero tutte Adidas nere con le tre strisce bianche, e non gialle, viola, spaiate o fluorescenti. I tempi sono cambiati, l’Uefa impone nuove regole riguardo colori di magliette, pantaloncini e calzettoni, e il marketing ordina di differenziale stili e colori. Mi sembra poi che ogni anno si tenda a disapprovare sempre e comunque ogni nuova maglietta presentata.

L'Inter che ha affrontato l'Hapoel Be'er Sheva

L’Inter che ha affrontato l’Hapoel Be’er Sheva

Io aspetto ottobre per eventualmente buttarmi giù. Stiamo cercando la nostra strada e non è facile dopo tutto quei cambiamenti e turbamenti. Se in ottobre saremo ancora la solita vecchia Inter degli ultimi sei anni, mi unirò al coro delle critiche.

Confido nell’allenatore, nella nuova proprietà, nei giocatori. Handanovic, Ansaldi, Miranda, Banega, Kondo, Joa Mario, Candreva, Perisic, Eder, Jovetic,Icardi, Gabriel Barbosa…non mi sembra una squadra da niente, con un paio di nuovi difensori saremo un gran bel gruppo. La proprietà ha grosse possibilità finanziarie, è assai determinata e non difetta certo in carattere. Una volta compiuto il passaggio di consegne, quando avremo un AD italiano e figure di riferimento precise, saremo a posto.

Per ora quindi non mi deprimo più di tanto, credo in Frank e in Zhang Jindong, sarà un grande INTER.

Inter

Inter

 

 

L’INTER cambia allenatore: grazie lo stesso Ciuffy, benvenuto Frankie H Nrg

8 Ago

E’ da ieri sera che se ne parla, la notizia era nell’aria già da un po’ fino a che Sky Sport 24 nel tg serale di ieri alle 20,30 lo ha dato pressoché per certo. Abbiamo iniziato subito a parlarne sul gruppo facebook INTERISTA SOCIAL CLUB anche perché a me questi cambiamenti nel calcio tendono ad esaltarmi sempre. Sarò anche incosciente ma questi colpi di vento li vivo sempre bene, l’aria che cambia, il respiro del maestrale, le novità mi rendono quasi euforico.

D’altra parte non si poteva continuare così, il Mancio non era più motivato dopo il ridimensionamento del suo ruolo, non più manager all’inglese ma allenatore vero e proprio soggetto ai risultati ottenuti. In venti mesi non è che abbia combinato granché dunque è abbastanza logico questo avvicendamento; purtroppo avviene a nemmeno due settimane dall’inizio del campionato, si dovrà trovare la quadra in fretta per non partire troppo attardati, ma è una bella sfida e io sono prontissimo per un nuovo campionato.

Io non sono come quei tifosi che pensano di sapere tutto loro e che non perdono occasione per dire al mister di turno che non capisce un cavolo, io no…io sto sempre dalla parte dell’Inter, sebbene a volte mi deprima per brutte figure tipo quelle delle ultime amichevoli…ma non ce la avrò mai con Mancini, è stata una sfida, non è andata bene, succede. Con il doppio cambio di società poi non è che abbia trovato l’humus ideale. Io vorrò sempre bene a Ciuffy. Mi piace come mister, ha il phisique du role per allenare l’Inter, elegante, intellettualmente pronto, poi sì certo…indisponente, un po’ snob e permalosetto, ma mi ha fatto vincere tre scudetti e qualche altra coppetta, dunque gli vorrò sempre bene.

 

Stamattina alle 11,29 il comunicato dell’INTER:

Simbolo FC INter

MILANO – F.C. Internazionale Milano comunica di aver trovato l’accordo per la risoluzione consensuale del contratto con l’allenatore Roberto ManciniLa società desidera ringraziare Roberto per il lavoro svolto da quando ha accettato l’incarico nel novembre 2014. Nella scorsa stagione la squadra è stata in testa alla Serie A fino alla sosta invernale, terminando il campionato al quarto posto e qualificandosi direttamente alla fase a gironi della Uefa Europa League. Desideriamo ringraziare Roberto per l’impegno e la professionalità dimostrate nei confronti del Club negli ultimi 20 mesi di lavoro.

Poco dopo dal suo account facebook ROBERTO MANCINI annuncia:

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Oggi termina il mio impegno professionale con l’Inter, soluzione condivisa con il Club in totale serenità. Desidero ringraziare i tifosi nerazzurri, che con passione e fedeltà mi hanno sempre sostenuto. Ringrazio i giocatori che in questi 20 mesi sono stati splendidi e impeccabili professionisti. Un ringraziamento anche a tutte le persone che hanno lavorato con me ad Appiano, alla proprietà del Club e ai suoi dirigenti.  Auguro all’Inter e ai tifosi un futuro pieno di soddisfazioni ed importanti traguardi sportivi!

Hanno optato per una risoluzione consensuale e uno stile che mi piace. Pacatezza e stima reciproca. Non ha funzionato, peccato, ma stringiamoci la mano ugualmente.

Adesso arriva quello che chiamo FRANKIE H NRG, FRANK DE BOER, olandese, tecnico di successo con l’Ajax e giocatore glorioso dell’Ajax degli anni novanta e del Barcellona. Per quelli della mia generazione l’Olanda è stata, calcisticamente parlando, il faro illuminante. Certo, soprattutto quella degli anni settanta, sia come nazionale che come squadre di club (sapete della mia passione smodata per Johan Cruijff, il Jimmy Page del football) ma anche ciò che è venuto dopo appartiene alla scuola orange. Dunque benvenuto caro Frankie, che la tua energia, la tua visione, il tuo atavico giocare all’olandese ci porti tante soddisfazioni. Ne abbiamo bisogno. Ti insegneremo ad amarla. Tu prendici per mano e rimettici in carreggiata. W l’Olanda, W l’Italia, W l’Inter.

Frankie De Boer all'Aeroporto di Amsterdam poco fa. Foto Aldo Serena

Frankie De Boer all’Aeroporto di Amsterdam poco fa. Foto Aldo Serena

PS: Inter ti amo.

Achilles Last Zhang: l’INTER diventa cinese

6 Giu

E così eccoci qui a cantare The Jindong Song, poco più di due anni e l’INTER cambia ancora proprietario e volto: arrivano i cinesi della SUNING capitanati da Zhang Jindong.

Zhang Jindong

Zhang Jindong

Inutile nasconderlo, noi cuori nerazzurri siamo titubanti, fatichiamo a lasciarci andare, siamo confusi. Già vedere l’INTER andare ad un indonesiano non fu un passaggio semplice, l’identità tende a sbiadirsi, a perdersi, quando una squadra di calcio finisce in mano ad un business man non esattamente inserito nei valori e nella storia della società in questione, non puoi che chiederti quale sarà il futuro della tua squadra del cuore.

Ma così va il mondo, oramai per competere a certi livelli servono talmente tanti soldi che neppure uno come Moratti (o come il proprietario dell’altra squadra di Milano) riesce a stare al passo.

Ecco dunque magnati russi, sceicchi, americani, indonesiani e cinesi.

Thohir & Moratti

Thohir & Moratti

Il breve regno di Thohir non ha portato risultati soddisfacenti. E’ riuscito a dare una impostazione meno famigliare alla società, ha contribuito a mettere i conti in ordine, ha portato un bravo allenatore e qualche buon giocatore, ma è indubbio che ci si aspettasse di più. Sì, pensavamo potesse investire più soldi e che non ricorresse alla finanza “creativa” per far fronte ai bisogni dell’INTER, pensavamo che si arrivasse a qualcosa di più del quarto posto.

Probabilmente anch’egli deve aver pensato una cosa del genere e da uomo d’affari ha stimolato e preso al volo l’occasione che gli si è materializzata davanti: vendere ad un gruppo cinese pieno di risorse per una cifra che gli permetterà di avere ricche plusvalenze.

Ci adegueremo, nella speranza che i nuovi proprietari sappiano bilanciare i bisogni del business ai valori sociali, spirituali, sportivi, umanistici della nostra INTER.

Non abbiamo preconcetti o pulsioni xenofobe, ci chiamiamo FC INTERNAZIONALE, nel 1908 ci siamo staccati dalla squadra di Milano di cui facevamo parte proprio perché volevamo dare una valenza internazionale…

« Questa notte splendida darà i colori al nostro stemma: il nero e l’azzurro sullo sfondo d’oro delle stelle.

Si chiamerà Internazionale, perché noi siamo fratelli del mondo. »

(Giorgio Muggiani 9 marzo 1908 )

Siamo dunque di nuovo qui, tutti intorno a Zhang Jindong, speranzosi o meglio tutto sommato sicuri che il sol dell’avvenire è in divenire, e che tornerà a battere sui nostri visi, che le stelle torneranno a riempire i nostri sogni e che il padre dei quattro venti tornerà a gonfiare le nostre vele.

Forza Zhang, forza ragazzi, forza INTER. Vi amo.

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Inter 1965 coppa campioni

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