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Up and down with FC INTERNAZIONALE

15 Apr

Pioli ci aveva illuso, ne aveva vinte 11 su 13, eravamo ormai certi di essere sulla strada giusta, davamo per scontato il quarto posto da raggiungere in tutta comodità, credevamo di avere diverse chance di arrivare in zona champions league, in alcuni frangenti il delirio di onnipotenza ci aveva anche fatto pensare di essere noi l’anti J**e e che il discorso scudetto in fondo non fosse ancora chiuso. Poi le sconfitte con le grandi; va beh, dicevamo, dai, ci manca ancora qualcosa per poter competere con le prime tre, ma stiamo andando nella direzione corretta, vedrai il prossimo anno, oh, vedrai. Poi, il pareggio col Torino, la sconfitta con la Sampdoria in casa e il disastro con il Crotone (no, dico, il Crotone).

Ed eccoci ripiombare nel blues apocalittico dell’interismo moderno, dell’isterismo da inferno, nel bayou della disperazione calcistica, nel pantano di una situazione che da sette (7!) anni ci tormenta l’animo. La sensazione di dover ricominciare da capo, di dover raccontare a noi stessi la solita favoletta e di dover ogni volta rimandare alla prossima stagione i sentimenti di rivalsa e di rivincita morale, spirituale ed esistenziale. Eccoci qui, ormai nauseati anche dall’inno ufficiale, stanchi di essere la “Pazza Inter”, ma incapaci di rinunciare anche solo per un momento alla dottrina di quello che per noi è l’ Inno di Mameli “C’è Solo L’Inter”:

Poi arriva il derby; per me che non sono milanese non è il Milan il nemico (bensì la J**e), ma il derby resta la seconda partita in ordine d’importanza e di prestigio contro l’avversario principale. Vincerla vuole dire togliersi una bella soddisfazione, perderla significa inoltrasi ancor di più nell’abisso. Il Milan di quest’anno non mi pare granché, ma viene da un periodo positivo, ci ha recuperato parecchi punti, ora è sopra di noi, mentre la compagine nerazzurra come detto è ai minimi storici. Facile avere presagi funesti…

Non è un derby spettacolare ma le squadre si battono. L’Inter chiude il primo tempo sul 2 a 0. Candreva e Maurito. Tutto ringalluzzito mi dico che Pechino siamo noi, l’entusiasmo ritorna, almeno fino all’80esimo quando Romagnoli accorcia. Pioli si gioca (male) i cambi: escono Perisic, Gagliardini e Candreva ed entrano Eder, Murillo e Biabiany. Risultato, al 97esimo (dopo sette minuti di recupero), all’ultimo secondo il Milan segna: 2 a 2. Spengo la TV, tiro delle madonne, maledico la pasqua, il football, il castamasso della Cesira e mi attacco al collo del blues.

Blow wind, blow wind, blow my INTER back to me.

Sarà una grande INTER

16 Set

Primo post sulla nuova stagione dell’Inter, purtroppo non molto diverso dagli articoletti scritti negli ultimi anni. Il nuovo corso non è partito esattamente alla grande: sconfitta col Chievo, pareggio col Palermo, vittoria col Pescara e, ieri sera, sconfitta pesante a San Siro contro una squadra israeliana, l’Hapoel Be’er Sheva

Guardavo la partita col tablet a portata di mano, chiacchierando e commentando in diretta con i fratelli nerazzurri sul nostro gruppo facebook INTERISTA SOCIAL CLUB o su whatsapp. Davo un’occhiata anche ad altri gruppi facebook sulla beneamata, e lo scoramento era generale.

La squadra in campo era l’INTER B, fatta di riserve ad eccezione di HANDANOVIC e forse di un altro paio di giocatori, in più si giocava con la nuova terza maglia e non serviva altro per scatenare commenti negativi. Credo che i social network abbiano dato la stura al nuovo filone di considerazioni calcistiche, quel modo ormai abusato di criticare la propria squadra che sta tra l’ironico, il sarcastico, il volgare e la condanna senza appello. Sembriamo tutti dei professorini, capiamo tutto solo noi, ci aspettiamo sempre di vedere  livello di partite tipo semifinali di Champions League, e vorremmo vedere crocifissi certi giocatorini che giocano con i nostri colori.

Pur capendo certe esternazioni, certe ataviche reazioni dovute alla pancia, noto sempre più frequentemente che tendo a dissociarmi da tutto ciò. Non mi va più di intrupparmi tra le fila dei tifosi di questo tipo, non dico certo di rassegnarmi alle mezze calzette che giocano nella nostra squadra, ma l’amor proprio, un po’ di umiltà e la voglia di vibrazioni positive che ad ogni inizio stagione voglio avere, mi portano a distaccarmi da tutta questa negatività.

Ieri sera non si è giocato bene, ma fino al loro primo goal qualcosa si era visto. La cosa brutta è che la squadra si è persa in un dramma esistenziale una volta andata sotto di un goal. Lavorare sull’autostima, sulle certezze, sulle sicurezze e sullo spessore psicologico sarà d’obbligo. Nell’ultima parte della gara sono entrati tre titolari (Banega, Candreva, Icardi) e si è visto il cambiamento, sebbene non abbia portato a nulla. De Boer ieri sera si sarà fatto una idea precisa degli elementi che ha a disposizione. Questa sconfitta gli sarà servita per comprendere meglio i meccanismi mentali e tecnici inceppati.

Che dire della terza maglia? Pigiama, Sprite…sui social si è detto di tutto. Personalmente non la trovo così orrenda e mi fanno davvero ridere quelli che “ma i colori del club, dove sono?“. Siamo nel 2016, il capitalismo e il marketing governano il mondo e noi ci sorprendiamo se abbiamo una terza maglia così? Certo, anche io vorrei che si tornasse alle strisce nerazzurre degli anni sessanta e alla seconda maglia bianca con la striscia trasversale dei nostri colori sociali, vorrei inoltre i pantaloncini neri e i calzettoni neri col bordo blu. Se è per questo vorrei che le scarpette fossero tutte Adidas nere con le tre strisce bianche, e non gialle, viola, spaiate o fluorescenti. I tempi sono cambiati, l’Uefa impone nuove regole riguardo colori di magliette, pantaloncini e calzettoni, e il marketing ordina di differenziale stili e colori. Mi sembra poi che ogni anno si tenda a disapprovare sempre e comunque ogni nuova maglietta presentata.

L'Inter che ha affrontato l'Hapoel Be'er Sheva

L’Inter che ha affrontato l’Hapoel Be’er Sheva

Io aspetto ottobre per eventualmente buttarmi giù. Stiamo cercando la nostra strada e non è facile dopo tutto quei cambiamenti e turbamenti. Se in ottobre saremo ancora la solita vecchia Inter degli ultimi sei anni, mi unirò al coro delle critiche.

Confido nell’allenatore, nella nuova proprietà, nei giocatori. Handanovic, Ansaldi, Miranda, Banega, Kondo, Joa Mario, Candreva, Perisic, Eder, Jovetic,Icardi, Gabriel Barbosa…non mi sembra una squadra da niente, con un paio di nuovi difensori saremo un gran bel gruppo. La proprietà ha grosse possibilità finanziarie, è assai determinata e non difetta certo in carattere. Una volta compiuto il passaggio di consegne, quando avremo un AD italiano e figure di riferimento precise, saremo a posto.

Per ora quindi non mi deprimo più di tanto, credo in Frank e in Zhang Jindong, sarà un grande INTER.

Inter

Inter

 

 

L’INTER cambia allenatore: grazie lo stesso Ciuffy, benvenuto Frankie H Nrg

8 Ago

E’ da ieri sera che se ne parla, la notizia era nell’aria già da un po’ fino a che Sky Sport 24 nel tg serale di ieri alle 20,30 lo ha dato pressoché per certo. Abbiamo iniziato subito a parlarne sul gruppo facebook INTERISTA SOCIAL CLUB anche perché a me questi cambiamenti nel calcio tendono ad esaltarmi sempre. Sarò anche incosciente ma questi colpi di vento li vivo sempre bene, l’aria che cambia, il respiro del maestrale, le novità mi rendono quasi euforico.

D’altra parte non si poteva continuare così, il Mancio non era più motivato dopo il ridimensionamento del suo ruolo, non più manager all’inglese ma allenatore vero e proprio soggetto ai risultati ottenuti. In venti mesi non è che abbia combinato granché dunque è abbastanza logico questo avvicendamento; purtroppo avviene a nemmeno due settimane dall’inizio del campionato, si dovrà trovare la quadra in fretta per non partire troppo attardati, ma è una bella sfida e io sono prontissimo per un nuovo campionato.

Io non sono come quei tifosi che pensano di sapere tutto loro e che non perdono occasione per dire al mister di turno che non capisce un cavolo, io no…io sto sempre dalla parte dell’Inter, sebbene a volte mi deprima per brutte figure tipo quelle delle ultime amichevoli…ma non ce la avrò mai con Mancini, è stata una sfida, non è andata bene, succede. Con il doppio cambio di società poi non è che abbia trovato l’humus ideale. Io vorrò sempre bene a Ciuffy. Mi piace come mister, ha il phisique du role per allenare l’Inter, elegante, intellettualmente pronto, poi sì certo…indisponente, un po’ snob e permalosetto, ma mi ha fatto vincere tre scudetti e qualche altra coppetta, dunque gli vorrò sempre bene.

 

Stamattina alle 11,29 il comunicato dell’INTER:

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MILANO – F.C. Internazionale Milano comunica di aver trovato l’accordo per la risoluzione consensuale del contratto con l’allenatore Roberto ManciniLa società desidera ringraziare Roberto per il lavoro svolto da quando ha accettato l’incarico nel novembre 2014. Nella scorsa stagione la squadra è stata in testa alla Serie A fino alla sosta invernale, terminando il campionato al quarto posto e qualificandosi direttamente alla fase a gironi della Uefa Europa League. Desideriamo ringraziare Roberto per l’impegno e la professionalità dimostrate nei confronti del Club negli ultimi 20 mesi di lavoro.

Poco dopo dal suo account facebook ROBERTO MANCINI annuncia:

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Oggi termina il mio impegno professionale con l’Inter, soluzione condivisa con il Club in totale serenità. Desidero ringraziare i tifosi nerazzurri, che con passione e fedeltà mi hanno sempre sostenuto. Ringrazio i giocatori che in questi 20 mesi sono stati splendidi e impeccabili professionisti. Un ringraziamento anche a tutte le persone che hanno lavorato con me ad Appiano, alla proprietà del Club e ai suoi dirigenti.  Auguro all’Inter e ai tifosi un futuro pieno di soddisfazioni ed importanti traguardi sportivi!

Hanno optato per una risoluzione consensuale e uno stile che mi piace. Pacatezza e stima reciproca. Non ha funzionato, peccato, ma stringiamoci la mano ugualmente.

Adesso arriva quello che chiamo FRANKIE H NRG, FRANK DE BOER, olandese, tecnico di successo con l’Ajax e giocatore glorioso dell’Ajax degli anni novanta e del Barcellona. Per quelli della mia generazione l’Olanda è stata, calcisticamente parlando, il faro illuminante. Certo, soprattutto quella degli anni settanta, sia come nazionale che come squadre di club (sapete della mia passione smodata per Johan Cruijff, il Jimmy Page del football) ma anche ciò che è venuto dopo appartiene alla scuola orange. Dunque benvenuto caro Frankie, che la tua energia, la tua visione, il tuo atavico giocare all’olandese ci porti tante soddisfazioni. Ne abbiamo bisogno. Ti insegneremo ad amarla. Tu prendici per mano e rimettici in carreggiata. W l’Olanda, W l’Italia, W l’Inter.

Frankie De Boer all'Aeroporto di Amsterdam poco fa. Foto Aldo Serena

Frankie De Boer all’Aeroporto di Amsterdam poco fa. Foto Aldo Serena

PS: Inter ti amo.

Achilles Last Zhang: l’INTER diventa cinese

6 Giu

E così eccoci qui a cantare The Jindong Song, poco più di due anni e l’INTER cambia ancora proprietario e volto: arrivano i cinesi della SUNING capitanati da Zhang Jindong.

Zhang Jindong

Zhang Jindong

Inutile nasconderlo, noi cuori nerazzurri siamo titubanti, fatichiamo a lasciarci andare, siamo confusi. Già vedere l’INTER andare ad un indonesiano non fu un passaggio semplice, l’identità tende a sbiadirsi, a perdersi, quando una squadra di calcio finisce in mano ad un business man non esattamente inserito nei valori e nella storia della società in questione, non puoi che chiederti quale sarà il futuro della tua squadra del cuore.

Ma così va il mondo, oramai per competere a certi livelli servono talmente tanti soldi che neppure uno come Moratti (o come il proprietario dell’altra squadra di Milano) riesce a stare al passo.

Ecco dunque magnati russi, sceicchi, americani, indonesiani e cinesi.

Thohir & Moratti

Thohir & Moratti

Il breve regno di Thohir non ha portato risultati soddisfacenti. E’ riuscito a dare una impostazione meno famigliare alla società, ha contribuito a mettere i conti in ordine, ha portato un bravo allenatore e qualche buon giocatore, ma è indubbio che ci si aspettasse di più. Sì, pensavamo potesse investire più soldi e che non ricorresse alla finanza “creativa” per far fronte ai bisogni dell’INTER, pensavamo che si arrivasse a qualcosa di più del quarto posto.

Probabilmente anch’egli deve aver pensato una cosa del genere e da uomo d’affari ha stimolato e preso al volo l’occasione che gli si è materializzata davanti: vendere ad un gruppo cinese pieno di risorse per una cifra che gli permetterà di avere ricche plusvalenze.

Ci adegueremo, nella speranza che i nuovi proprietari sappiano bilanciare i bisogni del business ai valori sociali, spirituali, sportivi, umanistici della nostra INTER.

Non abbiamo preconcetti o pulsioni xenofobe, ci chiamiamo FC INTERNAZIONALE, nel 1908 ci siamo staccati dalla squadra di Milano di cui facevamo parte proprio perché volevamo dare una valenza internazionale…

« Questa notte splendida darà i colori al nostro stemma: il nero e l’azzurro sullo sfondo d’oro delle stelle.

Si chiamerà Internazionale, perché noi siamo fratelli del mondo. »

(Giorgio Muggiani 9 marzo 1908 )

Siamo dunque di nuovo qui, tutti intorno a Zhang Jindong, speranzosi o meglio tutto sommato sicuri che il sol dell’avvenire è in divenire, e che tornerà a battere sui nostri visi, che le stelle torneranno a riempire i nostri sogni e che il padre dei quattro venti tornerà a gonfiare le nostre vele.

Forza Zhang, forza ragazzi, forza INTER. Vi amo.

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FEDERICO BUFFA/CARLO PIZZIGONI “Storie Mondiali” (2014 – Sperling & Kupfer) – TTTTT

5 Giu

Questo è un libro che dovrebbero leggere le fighe, quelle che non sopportano il calcio, quelle che se fosse per loro lo abolirebbero, quelle che ti guardano con compatimento quando tu non fai nulla per nascondere una delle tue grandi passioni. E’ un libro che dovrebbero leggere pure quegli uomini disinteressati totalmente al giuoco del football, quelli che ti guardano con quel sorrisino che sta per “povero sfigato”. Questo perché così potrebbero capire il valore del calcio, la bellezza del calcio, la poesia del calcio e il fatto che non c’entra nulla con la violenza e la maleducazione delle curve, la strafottenza di certi giocatori odierni, il fiume di denaro che vi gira intorno, aspetti che semplicemente riflettono la società in cui viviamo. Naturalmente è un libro che devono leggere anche gli amanti del calcio, Buffa e Pizzigoni mettono in scena opere di una poetica struggente, tutte legate a storie dei mondiali del calcio, quelle storie che scaldano il cuore, che ti fanno sentire fortunato di essere un tifoso dello sport più bello del mondo.

federico buffa storie mondiali

Per noi l’Uruguay degli anni trenta vale i tormenti blues di Robert Johnson, per noi vedere Pelè è come sentire Jimi Hendrix, per noi le giocate di Joahn Cruijff valgono gli assoli di Jimmy Page. Buffa è il perfetto frontman, è unp storyteller dotato, uno che cattura l’attenzione, Pizzigoni è il Brian Wilson della loro collaborazione (oltre a questo libro, le puntate su Sky).

Da non perdere.

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 Sinossi:
STORIE MONDIALI
FEDERICO BUFFA, CARLO PIZZIGONI
Un secolo di calcio in 10 avventure
«Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio »: Federico Buffa e Carlo Pizzigoni hanno avuto ben presente la lezione di José Mourinho nello scrivere le dieci storie della serie andata in onda su Sky, mentre i tifosi aspettavano l’inizio del Mondiale 2014. Dieci avventure che in questo libro diventano un racconto inedito ed entusiasmante della vita, dello spettacolo e delle emozioni che ruotano attorno al pallone. Si comincia con la sconfi tta più amara della storia calcistica, quella del Brasilecontro l’Uruguay, al Maracanã, nel 1950, e si fi nisce con la più bella vittoria dell’Italia, quella del mundial spagnolo del 1982, con l’indimenticabile urlo di Tardelli e l’esultanza di Pertini nella tribuna d’onore. Tra le due, ritornano le veroniche di Cruijff e i colpi di testa di Zidane; il mitico rigore in movimento con cui Rivera, nel 1970, chiude 4 a 3 la partita con la Germania e i rigori sbagliati da Baresi e da Baggio contro il Brasile nel 1994; le notti magiche di Italia ’90 e, naturalmente, la Mano de Dios di Maradona, che vendica l’orgoglio della sua Argentina ferito dagli inglesi nell’assurda guerra delle Malvinas. Azioni indimenticabili viste mille volte, ma mai vissute come in queste pagine appassionanti che, rievocando le musiche, le atmosfere, gli eventi politici e i fatti di cronaca legati ai mondiali, celebrano l’incanto del gioco più bello del mondo.

FEDERICO BUFFA, giornalista e telecronista sportivo per Sky, è uno dei massimi esperti italiani di NBA e sport made in USA. Tifa per il Milan perché sua madre non gli ha concesso libero arbitrio. Spende più della metà di quello che guadagna in viaggi, durante i quali annota tutto a matita.

CARLO PIZZIGONI è nato a Pero, periferia milanese. Di solito è in giro a vedere cose, specie di calcio. Coppa d’Africa e mondiali giovanili, visitati in serie e vissuti sul posto, sono le esperienze professionali che più lo hanno soddisfatto, al netto di «BuffaRacconta» e fi no al Mondiale 2014 in Brasile. Collabora con Sky, ha scritto per La Gazzetta dello Sport, Guerin Sportivo e per il quotidiano svizzero Giornale del Popolo

Addio a Johan Cruijff

25 Mar

Brian, Keith Emerson e adesso anche Johan Cruijff. Certo che di questo passo di miei eroi in giro ne resteranno pochi. Non è capitata all’improvviso questa, Johan era da tempo ammalato e il cancro ai polmoni se lo è portato via a quasi 69 anni.

Per quelli della mia generazione l’OLANDA degli anni settanta è stata una squadra da ammirare e da amare. In finale ai mondiali sia nel 1974 che ne 1978, non è mai riuscita ad alzare la coppa del mondo, e anche questo fa parte della sua leggenda dalle tinte blues.

 Johan Cruijff

 

Cruijff è stato il mio primo eroe, chissà cosa colpì il bambino che ero … il colore arancio della maglia della nazionale, la maglietta bianca con striscia centrale rossa dell’AJAX,  nome che riportava a quello di un noto detersivo (nessuno sapeva allora che il nome della squadra derivava dalla figura mitologica di AIACE TELAMONIO, valoroso condottiero), il fatto che un giornalista italiano cominciò a chiamarlo i Lancieri per via del simbolo della squadra…

Ajax_Amsterdam

Chissà… mia sorella mi dice che nel 1974 ero ossessionato, compravo persino i ghiaccioli arancioni in onore della maglietta olandese di Cruijff. Ricordo l’eccitazione durante il mondiale del 1974, mi vedo ancora correre intorno a casa tra l’intervallo del primo e secondo tempo in quel pomeriggio del 7 luglio 1974 (la partita si disputò alle 16), l’estate… gli anni settanta… il futuro davanti… il Rock non era ancora arrivato e così erano le moto da cross, l’Inter e Johan Cruijff a farmi sentire vivo.

München
7 luglio 1974, ore 16:00

Paesi Bassi Paesi Bassi 1 – 2 Germania Ovest Germania O

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Un paio di anni più tardi il PROFETA DEL GOAL, film documentario del 1976 di Sandro Ciotti. Arrivò anche al Cinema Astoria di Nonantola.

10 anni all’AJAX, 5 al BARCELLONA, poi America, di nuovo Spagna, ancora America e infine AJAX e FEYENOORD, poi da allenatore 3 anni all’AJAX e 8 al BARCELLONA. Tre volte pallone d’oro, 8 campionati vinti con l’AJAX, 1 col FEYENOORD, 1 col BARCELLONA, 3 coppe campioni vinte con l’AJAX, diverse altre coppette. Da allenatore 4 campionati e 1 coppa campioni col BARÇA più coppette varie. E’ stato il più importante footballer degli anni settanta.

Ho sempre pensato fosse il JIMMY PAGE del calcio, stesso impulso visionario, stesso lignaggio artistico, stesse doti attitudinali, stessa fighinaggine, stesso spessore intellettuale, stesso atteggiamento rivoluzionario. Due stelle di prima grandezza nei loro relativi campi, entrambe ad illuminare il decennio degli anni settanta.

Stanno finendo tutti i numeri uno, e per me Cruijff era il numero uno del calcio. Certo, Maradona, Ronaldo (Luís Nazário de Lima), Recoba, Messi, ma per me il numero uno tra tutti i numeri uno era lui.

Addio Johan, è stato bellissimo guardarti giocare a football.

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Semifinale di Coppa Italia: INTER – JUVE 3 – 0

3 Mar

Domenica sera eravamo in tre sul divano: io, Picca e Mario. Fuori la bufera, dentro il segnale satellitare che andava e veniva  causa il maltempo e noi tre delusi, amareggiati, rassegnati davanti all’ennesima prova deludente della nostra amata squadra contro l’avversario (o meglio, il nemico) di sempre. Un secondo tempo così indolente e pieno d’accidia che ci spingeva nell’abisso della disperazione calcistica. 2 a 0 al Conat Stadium sotto un diluvio di prese in giro (eufemismo). Il peggio che possa capitare, parlando di football, ad un tifoso dell’INTER.

Mercoledì sera: ci ritroviamo in due, io e Mario. Ci siamo accordati all’ultimo, non è bello restar soli nei momenti di difficoltà. Mentre lo aspetto ripenso alle partite viste insieme. Io e Mario siamo amici dal 1990. Eravamo colleghi alla Panini Spa e benché  nel 2000 io abbia poi preso un’altra strada siamo sempre rimasti in contatto. Prima ci ritrovavamo per le partite di Coppa trasmesse in chiaro e poi da quando ho Sky (2004), guardare insieme le partite (campionato o Champions league) è diventato un piacevolissimo rito. Mario arriva. Porta del Franciacorta con cui aperitiviamo e due pregiate bocce di vino rosso. La groupie ci prepara un risotto con gli asparagi e scaloppine al limone. Chiudiamo con una macedonia di frutta fresca. Palmiro è sul frigo che dorme. Ci trasferiamo in sala.

Abituati a Sky, davanti alle miserie delle telecronache Rai ci deprimiamo un po’, ma il tutto è dovuto anche alla pessima forma della squadra che negli ultimi due mesi ha buttato nella toilette il capitale messo da parte nel girone d’andata. Non sappiamo cosa aspettarci. Certo, fantastichiamo di rimonte impossibili (all’andata abbiamo perso 3 a 0), ma fare quattro goal alla J**e non è esattamente automatico. Guardo la maglietta che indossa Mario: è quella del 2010 con cuciti gli stemmi dello scudetto, della coppa Italia, della coppa del mondo per club. Sospiro.

I commentatori ripetono più volt che la J**e gioca in formazione rimaneggiata, leggo i nomi: ci saranno anche quelli che considerano seconde linee, ma la formazione fa comunque impressione. A noi mancano MURILLO, MIRANDA, ICARDI. Beh, allora anche noi giochiamo con le riserve.

Passano i primi minuti, non dico nulla, ma scambio occhiate con Mario. Mai visto in questa stagione un inizio così brillante. Passa il tempo ma la cosa non cambia: sembriamo dei forsennati. Decisi, determinati, bravi, tonici, dinamici, cazzuti, ordinati, coraggiosi, audaci. La squadra nemica non riesce ad uscire dalla propria metà campo. BROZO fa goal. Io e Mario iniziamo a scaldarci. Scrivo qualcosa sul INTERISTA SOCIAL CLUB,( https://www.facebook.com/groups/641284235974678/) il gruppo facebook che ho creato qualche tempo fa:

“22 minuti che giochiamo a calcio e vinciamo 1 a 0 con la Juve. Non ci vuole tanto.” 

Poco dopo aggiungo :“Miglior primo tempo della stagione.”

KONDOGBIA giganteggia, ed è un vero peccato che debba uscire dopo aver preso una botta in testa.

La cosa si fa interessante. Io e Mario allentiamo la tensione con una grappa. Parte il secondo tempo, l’umore della squadra non cambia. Giochiamo benissimo. Io e Mario siamo basiti, giocatori che sino a tre giorni fa sembravano morti ora sembrano tigri indemoniate. MEDEL, EDER, PERISIC, BROZOVIC sembrano giocatori in lista per il pallone d’oro. Tutti gli altri appena fuori la Top 20. Azione devastante e PERISIC fa il 2 a 0. Scatto, urlo “Barcellona Barcellona”. La groupie corre in sala a calmarmi. Poco dopo rigore per noi: 3 a 0.

Inter Juve 3-0 (foto Corriere della Sera)

Inter Juve 3-0 (foto Corriere della Sera)

Dominiamo la J**e per 90 minuti. E’ dal maggio 2010 (sigh) che non vedo un ‘Inter così. Continuo a scrivere su INTERISTA SOCIAL CLUB:

“Ma stiamo guardando l’Inter o il Barcellona? Che Inter!”

“Una grappa , un rum … sono già in chiara. Che Inter ragazzi che Inter.”

“No ma …3 a 0…”

“Miglior squadra di tutti i tempi? Va beh prima forse c’è l’Olanda 1974-1978 ma siamo lì…”

Lottiamo fino alla fine per il 4 a 0, ci andiamo vicinissimi in un paio di occasioni. Nella Juve entra Pogba. Si vede subito. Zaza colpisce il palo, e la squadra bianconera inizia a soffrire assai meno. Penso: se avessimo uno così al posto di, che so, FELIPE MELO (che per fortuna resta in panchina).

I supplementari finiscono zero a zero, una giocatore della J**e e due dell’Inter sono malconci, zoppicano, stanno in campo solo perché le sostituzioni sono finite.

Lo so sin da subito, me lo sento, ai rigori non passeremo. Infatti PALACIO colpisce la traversa col suo tiro. La J**e non ne sbaglia uno. E va in finale.

Uno fa presto a dire “L’importante era dare un segnale forte a tifosi, società, allenatore”, ” E’ già stata una impresa rimontare i tre goal”, ma poi ci  si rimane male ugualmente.

 

Gazzetta soprt 3-3-2016

L’equazione più gnocca da fare è “ci voleva tanto giocare così o quasi così durante gli ultimi mesi? ” Rifletto su dove potremmo essere se avessimo avuto questo amor proprio nel cuore, ci staremmo giocando il campionato con J**e e Roma, non saremmo impantanati al 5° posto, a 13 punti dalla prima, a 5 dal terzo posto  e col Milan dietro a un punto (dopo che lo avevamo distanziato di 13 lunghezze).

Aver visto l’Inter giocare così bene mi fa capire che, va bene che siamo una squadra “pazza”, ma qualità ce ne è, anche in squadra senza fuoriclasse, che l’allenatore tutto sommato sa far giocare la squadra, e che la questione “testa” è la principale responsabile del nostro misero campionato. Sì perché, pensiamoci bene, abbiamo dato tre goal alla Juventus, che per quanto ci dispiaccia scriverlo, è una delle corazzate europee.

Nel breve volgere di tre giorni, da brocchi senza nerbo a (quasi) campioni pieni di personalità. Smettiamola con la pazzia, con il nostro approccio fuzzy (©Sector), tiriamo fuori la testa, siamo l’INTER.

“… con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro”