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Kisaragi blues

20 Feb

Kisaragi era il vecchio nome nipponico di febbraio che significava letteralmente “il mese del cambio delle vesti”; sarebbe un mese invernale ma il cambiamento climatico fa sì che perlomeno alcune delle settimane del mese siano di aspetto primaverile. Mese al contempo neutro e interlocutorio: il lento sciogliersi dell’inverno, folate di aria gelida o primavera in largo anticipo? Mentre cerco di adattarmi a queste ipotesi, rimango come sempre appeso alle mie riflessioni blu.

L’amore al tempo della musica rock

Contemplo un paio di vecchie classifiche, gennaio 1972 e 1974. Oltre ai soliti sospiri mi chiedo dove sia andata a finire la musica. E’ vero, tendiamo a ritenere oro tutto ciò che luccicava negli anni della nostra giovinezza, credo sia un sentimento molto umano e comprensibile, dipingere con colori più vividi di quelli che erano in realtà gli anni più felici e spensierati della nostra esistenza serve a rendere la nostra vita meno opaca di quella che forse fu (o è), un modo del nostro subconscio per non farci cadere in crisi esistenziali.

Detto questo però, pur sforzandomi di essere freddo, razionale e intellettualmente onesto, non posso che meravigliarmi ancora una volta della qualità della musica che andava in classifica in quei primi anni settanta. Album di certo impegnativi e difficili come ad esempio LZ IV, BSS degli ELP o Tales degli Yes arrivavano nelle primissime posizioni. Davvero impensabile oggi.

US album chart january 1972 – photo Dave Lewis

E’ vero che adesso ogni tipo di musica ha la propria nicchia e i proprio “follower”, ma si tratta appunto di nicchie. Album complessi, articolati, densi e pieni di musica avevano un enorme successo commerciale e il Rock era davvero un fenomeno sociale di grandissima portata. Sarà anche una banale conclusione di un uomo di una incerta età, ma come erano belli musicalmente quegli anni.

UK album chart january 1974 – photo Dave Lewis –

SERIE TV: True Detective – Stagione 3 –  TTTT 

HBO – USA 2019 . Bella la terza stagione di True Detective. Con la seconda avevo perso interesse, ma questa qui mi ha di nuovo appassionato.

TRAMA

TRUE DETECTIVE, LA SERIE TV 
Creata da Nic Pizzolatto nel 2014, per conto della statunitense HBO, ‘True Detective’ è una serie TV antologica: prevede cioè che ogni stagione racconti una storia nuova e autonoma, con attori differenti e ambientazioni diverse. 
Il filo conduttore è quello di essere un crime/drama incentrato su storie di detective della polizia: nella prima stagione siamo stati in Louisiana, insieme a Matthew McConaughey e Woody Harrelson, mentre nella seconda ci siamo spostati in California, dove abbiamo seguito le vicende interpretate da Colin Farrell e Rachel McAdams. 

TRUE DETECTIVE, STAGIONE 3 
La terza stagione si sposta nell’altopiano d’Ozark, negli Stati Uniti centrali, e ha per protagonisti Mahershala Ali (premiato con l’Oscar grazie a ‘Moonlight’) e Stephen Dorff (‘Blade’, ‘Somewhere’). 
La trama si dipana attraverso tre differenti periodi e ruota attorno al tentativo di due detective di fare luce sulla misteriosa scomparsa di due bambini: un caso davvero intricato e che metterà a dura prova i tutori dell’ordine. 

SERIE TV: Forbrydelsen (The Killing) DK – Stagione 1  –  TTTT ½

Tuttora ancorato al mondo di The Bridge, drago la rete e le piattaforme televisive in cerca di altre serie TV Nordic Noir. La pollastrella trova questa Forbrydelsen del 2007, serie danese che per certi versi può essere considerata quasi un prequel di The Bridge. La protagonista è la magnifica Sarah Lund, interpretata da Sofie Gråbøl, la attrice che ebbe anche una parte molto importante in Fortitude.

Sarah Lund è un commissario danese che cerca di sbrogliare le matasse di casi complicati. E’ quel tipo di donna di cui gli uomini di blues come noi possono innamorarsi un un istante. I suoi maglioni sono oramai un classico, un po’ come il cappottino verde/marrone e i pantaloni di pelle di Saga Norèn.

Serie da vedere (nella versione danese originale).

Flashes from the Archives of Oblivion:  Il Libro Del Jazz

Pomeriggio spompo di domenica, sistemo i libri musicali nella libreria Ikea che ho di fianco al divano. Me ne capita in mano uno che mi riporta indietro negli anni. Libro regalatomi da mia madre decenni fa per il mio compleanno. Lo apro: stampato da Garzanti nel settembre del 1979. Presumibilmente dunque mi arrivò nel solstizio d’inverno di quello stesso anno. Lo faccio vedere alla pollastrella: “Scomoda tua madre!”. Già, a lei piaceva il Jazz di Benny Goodman, di Glenn Miller e di Henghel Gualdi, aveva una passione per certo swing che mi passò senza alcuna fatica; con questo libro evidentemente cercava nuove chiavi con cui confrontarsi con quel giovane figlio cappellone che le era capitato e che da qualche anno non pensava che alla musica (Rock). Un paragrafo del libro parla anche di blues, di rock blues e di rock, citando grandi nomi e artisti più di nicchia. Lo sfoglio, me lo coccolo un po’, lo spolvero e lo ripongo nella libreria. Bei ricordi.

Prima di metterlo via mi accordo che al suo interno vi è infilato un vecchio adesivo. Sorrido della grafica e mi chiedo se andai o no a quella fiera. Erano gli anni in cui l’Hi-Fi era preso sul serio, avevo amici con impianti stereo per l’epoca incredibili. Gli equalizzatori, i subwoofer, i piatti, le puntine, gli ampli, le casse …  bei momenti.

Flashes from the Archives of Oblivion:  Il Libro “David Crockett in guerra contro i Creek”

Quella scalmanata della (gattina) Stricchi, durante una delle sue corse a tutta velocità per casa, urta contro la libreria. Un libro cade per terra. Lo raccolgo. E’ un vecchio titolo per ragazzi. Sfoglio le pagine dalla carta grezza, annuso l’odore della mia infanzia, cerco di ricordare qualcosa di quella storia;  mi accorgo che all’interno vi è un segnalibro che si prende tutta la mia attenzione …

Flashes from the Archives of Oblivion:  vecchio segnalibro Fila

… un moto di affetto e di chissacché mi pervade. Quando era un bambino questi erano i segnalibri. Ricordo di averne avuti molti altri. Un reperto importante per un uomo di blues come me, un oggetto che mi riporta a quel periodo in cui sono stato anche felice e in cui tutto mi sembrava andasse bene.

Uomo con fisarmonica

Mattino lavorativo. Devo fare qualche commissione in centro. L’ufficio dista da Stonecity downtown un chilometro circa, non spreco mai l’occasione per fare un po’ di moto. Il cielo è sereno, la mattina fredda; cammino spedito sul marciapiede zigzagando per evitare gli alti platani che costeggiano il viale. Mi fermo a prelevare contanti in un bancomat. Ci sono due donne col velo in testa alle prese con la macchinetta, impiegano un po’. Mi guardo intorno, un uomo presumibilmente di origine slava suona la fisarmonica nella speranza di raggranellare qualche spicciolo. La gente passa incurante. L’uomo allora timidamente si fa incontro ad una signora e con la mano chiede la carità; la signora tradisce una smorfia di fastidio e lo evita come si eviterebbe un lebbroso. Assisto rassegnato alla scena. L’uomo torna a suonare. Faccio il prelievo. Tolgo un euro dal portamonete e lo do all’uomo. Mi guarda con un sorriso triste “Grazie. Buona giornata capo.” Vorrei dirgli che non sono il suo capo, ma temo che forse troverebbe incomprensibile il mio inflessibile politicamente corretto. Gli do una pacca sulla spalla “Tieni duro. Arrivederci”. Mi pento di avergli dato del tu ma vado di fretta non ho tempo per spiegazioni in caso non avesse capito il lei.

Petrol Station Man

Un paio di settimane fa mi fermo a fare rifornimento nel distributore in cui sono solito andare. Daniel, il simpatico nigeriano che il titolare ha assunto, mi chiede se voglio la fattura elettronica (certo che la voglio Daniel, lo sai) e nel farlo mi dà del lei. Sebbene sia un po’ in ritardo non resisto e gli spiego che se io gli do del tu, non mi deve dare del lei, altrimenti anche io dovrò dargli del lei. L’italiano di Daniel non è niente male, ma è chiaro che concetti che esulino dalle banalità quotidiane siano un po’ ardui da afferrare. Daniel rimane interdetto. Pensa che il mio discorso verta sulla fattura elettronica e il pagamento con la carta di credito. “No, Daniel, quello che voglio dirti è che io e te siamo amici, e se lo siamo quando ci rivolgiamo l’uno all’altro ci diamo del tu, che è la forma che usano le persone che hanno confidenza. Il lei si dà quando le persone non si conoscono, quando si vuole usare rispetto o in situazioni formali. Se decidiamo di darci del lei a me va bene, ma avevamo detto che si saremmo dati del tu, quindi …”

Daniel appare ancora un po’ disorientato, ma si capisce che sta elaborando. Dopo poco arriva a capire e il sorriso che mi fa mi ripaga della fatica. Il titolare (bianco) ci guarda da lontano e arriva chiedendo spiegazioni in modo scherzoso ma con quei sottintesi che non tollero? “La fa arrabbiare? Combina sempre dei pasticci”. Daniel in realtà è sempre preciso, svelto e puntuale. In questi mesi l’ho visto stoico al lavoro sebbene avesse quasi una paralisi facciale dovuta al freddo e ustioni su una mano dovuta ad una fuoriuscita dalla pompa di GPL. “No guardi, tutt’altro, mi complimentavo con lui perché è sempre pronto, disponibile e gentile. Mi rifornisco da voi proprio perché c’è lui. “ gli faccio. Il titolare mastica amaro, ma io quel modo di scherzare non lo tollero e devo sempre puntualizzare da che parte sto se stimolato a farlo. Lo so, sono un bel rompiscatole.

I Giudizi Tranchant di Ittod Tirelli

Breve scambio su messenger tra me e Polbi. Il Michighan Boy mi chiede che ne penso di un pezzo dei Rossofuoco

Canticchiando i Riff di Tim Tirelli

Mercoledì mattina di febbraio. Mi alzo di buon ora; devo consegnare al poliambulatario di Stonecity campioni biologici per i soliti controlli annuali. La pollastrella ha la giornata di smart working, lavorerà da casa dunque. Mi sveglio per tempo, voglio comunque prepararle la colazione come faccio tutte le volte che lavora da casa. Patetico tentativo di (cercar di) ricambiare tutto quello che lei fa per me nel quotidiano. Thè, spremuta, fette biscottate. Sono più indaffarato del solito, devo correre per arrivare per tempo al poliambulatorio. Sono concentrato, lei dà da magiare ai gatti: per primo Palmiro, poi la Ragni, quindi i due che sono già davanti alla porta d’ingresso ovvero Artemio e Spaventina. A seguire libera le altre due che di notte chiudiamo nel sottotetto, Raissa e Strichetto. Io sono un po’ scontroso come tutte le mattine, lei (benché sotto sotto sia un po’ una tipa alla Saga Norèn) solare e ben disposta verso il nuovo giorno. Va avanti e indietro per il corridoio, la sento canticchiare, tendo l’orecchio … Ehi, ma quello è un mio riff. Non è che lei sia poi così interessata alle mie canzoni, non è una musicista da songwriting, quindi la sorpresa è tanta. Recentemente deve aver sentito il pezzo Avrò La Luna (del 1989 scritto insieme a Tommy Togni) mentre si passavano vecchi nastri live del gruppo in formato digitale. Glielo faccio notare. “Mi piace quel riff, ti rimane in testa e non va più via.”

Mi metto in macchina, attraverso la nebbia che avvolge le campagne, sono meno sconfortato del solito. A volte basta poco.

Cattiva Compagnia “Avrò La Luna” (Tirelli-Togni 1989)

(Tommy Togni – Voce / Tim Tirelli – Chitarra / Luigi Mammi- Tastiere / Claudio Saguatti – Basso / Mixi Croci – Batteria)

(prodotto da Mel Previte – 1991)

 

Otto anni di blog

Il 18 febbraio di otto anni fa acquistai da wordpress il dominio e lo spazio su cui siete ora. Dopo aver sistemato le prime faccende e aver scelto il tema del layout grafico, comparve un primo post automatico, tipo “Welcome World” o qualcosa del genere, che eliminai. Nei giorni successivi iniziai a pubblicare i primi timidi e un po’ sciocchi articoli, dopo otto anni non è che sia cambiato granché, ma mi sorprende non poco essere ancora qui.

727.000 visite, follower da email e wordpress, 1780 articoli scritti. Si passa di 528 del 2011 ai 74 del 2018, ma è sempre così … nei primi anni si hanno tanti pensieri e articoli arretrati da mettere online.

In questo periodo si sono cementati rapporti con quella che chiamo la comunità del blog, uomini e donne di blues che si raccolgono intorno a riflessioni metafisiche mentre il rock batte nelle loro anime.

Tramite il blog ho conosciuto amici con affinità elettive, alcuni sono solo un nickname che appare puntualmente su queste pagine, altri sono figure in carne ed ossa. A questo proposito mi viene in mente Lollo Stevens. Sette/otto anni fa si imbatté su una paginetta di questo blog, ne capì il tenore e si appassionò. Abita in quella che era la mia città, e la sera in cui insieme a qualche altro amico andai al cinema a vedere Celebration Day dei LZ, si presentò di fianco a noi e disse: “Tu devi essere Tim Tirelli, la tua faccia blues ormai la riconosco“. Diventammo amici. Ci siamo visti anche domenica scorsa e tra i tanti discorsi fatti e argomenti trattati uno in particolare mi è rimasto in mente, quello dove candidamente mi diceva che “mi son trovato a leggere anche il tuo ultimo post su Icardi, e mi è pure piaciuto … a me che del calcio non me ne frega nulla.”. Così per farmi perdonare gli ho porto la doppiomanico, lui l’ha indossata, l’ha alzata replicando la mossa del nostro chitarrista preferito e per cinque secondi si è sentito un dio del rock. Ci vuol poco per farsi perdonare dagli amici quando hai una doubleneck.

Oltre a Lollo ringrazio ognuno di voi naturalmente: chi interagisce più frequentemente, chi ci segue nell’ombra, chi collabora o ha collaborato col blog, chi pur avendo visioni diverse ci legge, chi lo fa per trovare riparo dalla inquietante condizione dell’essere umano perduto su un pianeta minuscolo che volteggia nelle profondità siderali.

I love you all, my pretty boys and girls.

 

L’urgenza delle canzoni (I Believe I’ll Dust My Broom )

9 Feb

Martedì, ore 16,45, in ufficio. Sento che qualcuno tira una madonna (e pensare che a parte me in ufficio sono tutte donne) e maledice il tempo, guardo fuori dalla finestra, nevica. Qualcuno impreca e io me la rido. La neve ha sempre un effetto straordinario su di me. Io motivi sono molteplici, li ho già accennati qui sul blog dunque segnalo semplicemente un articolo trovato non troppo tempo fa.

https://www.3bmeteo.com/giornale-meteo/scopri-gli-8-motivi-perch–la-neve-ci-rende-felici-68547

Vado sul balcone, respiro la neve penso a te.

Esco verso le 19. Fiocca come dio (Jimmy Page insomma) la manda. Entro in macchina. Sullo stereo il bootleg degli ELP a New York dicembre 1973. Nel mezzo di Pictures At An Exhibition il gruppo pensò di fare una sorpresa al pubblico e proporre Silent Night con l’aiuto dell’Harlem Gospel Choir.

La neve scende, una delle mie band preferite alle prese con il canto di natale che tanta pace mi infonde nel cuore e davanti a me la notte nera.

Guardo il termometro, segna 0 gradi all’esterno. Stonecity è a 100 metri sul livello del mare, proprio ai piedi delle colline, ci sono circa 60 metri di differenza tra qui e Borgo Massenzio dove, temo, la neve che sta cadendo qui sarà acqua.

Arrivo ad Herberia, circa 50 metri slm, ed è già nevischio.  So già che infilerò la macchina nel garage della Domus Saurea sotto la pioggia battente. Tolgo gli ELP e metto uno dei miei album preferiti di Ron Carter…

 

Mentre entro in garage ecco che sgattaiola dentro Spaventina, la più selvatica delle gatte che vivono con noi, le do da mangiare, uno dei rari momenti in cui si lascia accarezzare e, a volte, prendere in braccio. Salgo in casa. Sul divano Palmiro e la Ragni dormono di gusto.

Interno Domus Saurea: La Ragni e Palmiro – foto TT

Dopo cena mi metto sul divano, avrei voglia di un bourbon ma rinuncio, mi sparo invece un gelato al limone con stecco di liquirizia. Su Sky niente di particolare, spengo la TV. Lei è curva sul tavolo della cucina alle prese con la Ghironda da costruire.

La Ghironda di Saura – foto TT

Vado nello studiolo. Metto sul piatto The Man Machine dei Kraftwerk.

Lo tolgo, prendo in mano la chitarra. Da un paio di giorni sto lavorando su un riff alla Tim Tirelli (alla Mick Ralphs insomma). Lo modifico, lo cesello, cerco uno sviluppo ritmico…quello che mi esce è un giro di accordi che fatica a rimanere in sintonia col riff. Tralascio il riff, ripeto il giro ritmico, ora la mano va da sola, ci canto sopra qualcosa, salta fuori una melodia e un abbozzo di testo. E’ uno di quei momenti un po’ magici che chi scrive canzoni conosce bene. Cerco di fissare il tutto nella mente, per sicurezza lo registro sul cellulino. Torno a pensare al bourbon ma vado in cucina e mi preparo una tisana. Ritorno sul pezzo, lo ripeto più volte, ripongo la chitarra, spengo la luce e mi preparo per andare a dormire. Alla luce della lampada leggo qualche pagina della biografia di Greg Lake, quindi mi lascio scivolare in un sonno che spero sia lungo. Riapro gli occhi, sento che la stufa è appena partita, dunque sono le sei. 15 minuti e le suona la sveglia. La sento alzarsi, prepararsi, dar da mangiare ai gatti (4 sono nostri, ad altri 2 abbiamo dato asilo) e uscire. Volto gallone (come diciamo qui in Emilia, mi giro dall’altra parte insomma), ma ho in testa la canzoncina di ieri sera. Il letto è caldo, la stufa è accesa, la campagna lì fuori fredda e scura, cerco di restare a letto per l’altra mezz’oretta che mi rimane, ma non riesco. Nello studiolo accanto sento uno svolazzar di fogli, vado a controllare: sono gli appunti su cui ho scritto la canzone che volteggiano nella stanza, nel buio del mattino intorno ad essi una figura di aria nera prende forma. Mi spavento a morte, traballo, cado in ginocchio.

Early this mornin’, when you knocked upon my door
Early this mornin’, ooh, when you knocked upon my door
And I said, “Hello, Satan, I believe it’s time to go

Sono le 6,45. Ho capito che devo tornare a lavorare sulla canzone. Mi lavo e mi preparo, e mentre lo faccio accenno a qualche passo swing al ritmo di My Baby Just Cares For Me che Radio Capital sta passando.

Mangio una Fiesta, bevo un volluto e mi butto sulla chitarra. La nera figura si dissolve. Tornisco il pezzo, aggiungo 3 accordi non proprio consoni, implemento il testo e arrivo fino ad inserire un ponte. Il titolo provvisorio è “Chiaro Non Sarà”.

Sono entusiasta. Scrivere canzoni è la attività che preferisco, o perlomeno una delle quattro o cinque che prediligo, le altre hanno a che fare con la pollastrella, con l’Inter, con Jimmy Page e Keith Emerson, e sciocchezzuole di questo genere.

Mi alzo in piedi, vado alla finestra, il buio si è stemperato in un grigio dipinto di acqua e foschia, scuoto la testa e mi dico “guarda te se alla tua età devi ancora spaventarti e prendere fuoco per una canzonetta che una volta finita metterai nel cassetto e nessuno ascolterà.”

Faccio per uscire, lo Strichetto (la gattina a cui diamo asilo già da qualche mese) reclama un po’ di attenzioni, mostra la pancia, gliela accarezzo poi la faccio giocare con il pupazzo del ragno assassino e con la pallina rosa (e sì, lo so, an s’è mai vest Johnny Winter fer chi lavòr ché!…non si è mai visto Johnny Winter far quei lavori qui.).

Esco, salgo sulla Sigismonda, tolgo Ron Carter, metto gli UFO, quelli classici. Lights Out aiuta a rialzare il bioritmo. Ripenso all’articolino sull’album in questione che lessi, credo, su Tutti Frutti (la rivista) più di 7 lustri fa, a firma Giancarlo Trombetti. A parte me, mia sorella è un paio di musicisti della zona (che comunque non frequentavo) non è che ci fosse tante gente intorno a me interessata al gruppo tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta, ricordo che leggere quelle righe quindi mi fece assai piacere.

Sul car stereo gli UFO – foto TT

Mi fermo a far rifornimento. Il benzinaio di colore corre da una colonnina e l’altra, il distributore è uno dei più grandi della zona, uno con anche il GPL e il lavaggio; lui è sempre solo ed è spesso in affanno. Ogni volta cerco di scambiare qualche battuta con lui , di dargli conforto, di fargli intendere che capisco il suo blues. Un paio di mesi fa sì è anche mezzo rovinato una mano con un fiotto ghiacciato di GPL fuoriuscito all’improvviso. Il ragazzo che c’era prima se ne è andato perché oltre a sgobbare come un matto doveva anche essere sempre reperibile e il proprietario non gli ricnosceva abbastanza. Non voglio pensare alla miseria che percepirà il nuovo garzone. Gli do una pacca sulla spalla, mi sorride.

Arrivo in ufficio, ho la melodia della canzone in testa. Cerco di metterla da parte. Accendo la candela, la luce della lampada, il computer.

Cercando l’atmosfera – Office Blues – foto TT

Prima di mettermi al lavoro, dalla finestra do un’occhiata al futuro, mi sa che dovrò tirare fuori dal ripostiglio la scopa e rassettare la stanza prima di fare i bagagli. Il futuro, già … “chiaro non sarà.”

“I Believe I’ll Dust My Broom”

I’m gointa get up in the mornin
I believe I’ll dust my broom
I’m gointa get up in the mornin
I believe I’ll dust my broom
Girlfriend the black man you’ve been lovin
Girlfriend can get my room

I’m gonna write a letter
Telephone every town I know
I’m gonna write a letter
Telephone every town I know
If I can’t find her in West Helena
She must be in East Monroe I know

I don’t want no woman
Wants every downtown man she meets
I don’t want no woman
Wants every downtown man she meets
She’s a no good dooney
They shouldn’t allow her on the street

I believe, I believe I’ll go back home
I believe, I believe I’ll go back home
You can mistreat me here babe,
But you can’t when I’m back home

And I’m gettin up in the mornin
I believe I’ll dust my broom
I’m gettin up in the mornin
I believe I’ll dust my broom
Girlfriend the black man you been lovin
Girlfriend can get my room

I’m gonna call up Chiney
See is my good girl over there
I’m gonna call up China
See is my good girl over there
I can’t find her on Phillipine’s island
She must be in Ethiopia somewhere

25 years gone … Mother Mary

23 Mag

25 anni senza la propria madre non sono esattamente uno scherzo, a pensarci si rischia di perdere l’equilibrio. 25 anni senza il nastro che teneva legati alla terra, senza le parole piene di giudizio e saggezza che servirebbero nei momenti bui, senza poter farle vedere che uomini siamo diventati, senza poterle farle conoscere le persone care che sono entrate nella nostra vita.

Ogni anno mi dico che devo evitare di scivolare nel sentimentalismo da strapazzo, di sprofondare nella tristezza, di incappare nella solita ragnatela della retorica, ma poi il mio essere uomo di blues non mi permette niente di tutto questo. Anche se non voglio quando si avvicina il 23 maggio un groppo alla gola inizia a prendermi alla sprovvista, cerco di distrarmi, di non pensarci, di resistere ma poi soccombo. Allora, se sono al lavoro mi chiudo in ufficio, se sono a casa mi barrico nello studiolo, e mi commuovo … più come un ragazzino che un uomo maturo.

Ci si mettono anche i quotidiani, dato che mia madre morì lo stesso giorno e alla stessa ora di Giovanni Falcone; nei giorni precedenti al 23 iniziano ad apparire (giustamente) articoli e retrospettive sul grande magistrato, così anche non volendo collego continuamente le due cose.

E allora sfoglio l’album delle foto, la vedo allegra a 19 anni a Cattolica di Rimini, la guerra era finita, la sua famiglia stava bene, suo padre Fernando – partendo da un taxi comprato nel 1922- nel 1948 era arrivato ad avere 7 corriere e così i torpedoni delle Autolinee Imovilli rollavano lungo le strade della Regium Lepidi County arrivando, negli ultimi anni, fino alla riviera adriatica. Poi il nonno morì a 53 anni e tutto finì.

Mother Mary Cattolica (RN) 1948

La guardo intorno ai ventinove anni mettersi in posa per la classica foto (che le fece fare Brian, mio padre) … di lì a poco si sarebbero sposati.

Mother Mary 1958 circa

La vedo tenermi per le braccia e iniziare a farmi fare qualche passo, io a 8 mesi e lei felice, nella casa dove abitava la famiglia di mio nonno Ettore, padre di Brian, ad Arceto (frazione di Scandilius) in via Ca’ Del Diavolo (altro segno blues… dopo essere nato in una stazione ferroviaria, nel giorno del solstizio d’inverno, mi mancava giusto il nonno che abitasse in via Ca’ Del Diavolo).

Tim & Mother Mary – Via Ca’ Del Diavolo, Arceto (RE) primi anni sessanta

Poi la vedo via via accompagnarmi nella crescita, chiamarmi affinché io – a due anni – non rovinassi i gerani di mia nonna Anita, io – adolescente – e lei abbracciati al Lido Di Pomposa durante le vacanze, io – poco più che ventenne – e lei insieme alla mia prima Gibson Les Paul, fino ad una delle ultime foto, io e lei nel settembre del 1991 qualche mese prima che se ne andasse.

Tim & Mother Mary settembre 1991

Vorrei tanto che allora fossero esistiti i cellulari, vorrei avere tante foto sue, magari qualche video, qualche visual in più per sentirmi ancora più vicino a lei, ma poi a che servirebbe, la porto comunque con me, anche quando non la penso, io sono parte di lei.

Sono ateo, non credo alla vita eterna, ma osservo ugualmente il cielo in cerca dei riflessi, dei riverberi di quella che fu la sua vita e quando mi accorgo che un raggio di sole cade in modo particolare sulla mia piantina fiorita di Malva o filtra in modo particolare attraverso i rami del Tiglio, ecco, sento che un’eco del suo essere mi arriva.

I miss you, mother.

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MOTHER MARY (Tirelli-Monti-Tirelli) (Siae 1999)

Mel Previte – rhythm guitar

Tim Tirelli – lead guitar

Fausto Sacchi – vocals

John Paul Cappi – bass

Mixi Croci – drums

The MM Choir Ensemble: Mel Previte/Stefano Piccagliani/Marcello Monti/Athos Bottazzi/Fausto Sacchi/JP Cappi/ Mixi Croci/ Tim Tirelli

Jaypee-Mixi-Fausto-Tim CATTIVA COMPAGNIA 1999

Tim’s songs: “NELLA SERA” (Monti – Tirelli – 1995)

25 Ago

1995, la original CATTIVA COMPAGNIA è ormai un ricordo; nel 1993 Tommy va per la sua strada, io per la mia. Cerco di rimettere in piedi una gruppo. Rimango in contatto con Mixi Croci, il batterista, che vuole continuare a suonare con me. Cerco un bassista, trovo Carlo Testoni, ex Bambini In Bikini; ora manca un cantante, il tassello più difficile da trovare. Mi imbatto in Stefano Rebecchi. Insieme scriviamo alcune canzoni, facciamo un paio di demo, suoniamo al Vox di Nonantola; i rapporti personali però non vanno, mettiamo fine alla cosa in malo modo. Nella primavera del 1994 ricevo una telefonata da un cantante che ha avuto il mio numero da Mel Previte, è Marcello Monti, quello che diventerà March, un carissimo amico, un fratello. Organizziamo qualche prova al Seltz di Reggio Emilia. Verso la fine dell’anno esce Testoni ed entra Cristiano Cappi al basso, che poco dopo ribattezzo John Paul, quello che diventerà l’amico Jaypee, una colonna portante della mia vita. Mettiamo sotto qualche cover, qualche pezzo che io e March abbiamo iniziato a scrivere e una selezione dei pezzi miei e di Tommy. Erano gli anni in cui si poteva andare in giro con materiale proprio senza essere costretti a mettere in piedi una tribute band o una cover band generica. Ricordo quel periodo con affetto, parecchi concerti, alcuni nell’alto Veneto che per le nostre vite sono diventati leggendari. Una sera del 1995 vado da March, allora abitava nella zona sud ovest  Modena in un ala della casa che fece, ad inizio del secolo scorso, suo nonno; una casa esoterica, molto particolare e bellissima. Ricordo antichi scranni in legno scuro con su incisa  la testa del diavolo. Ci trovavamo nella sua stanzetta nello scantinato, una tastiera, dischi in vinile, piccolo impianto voce, a scrivere canzoni e a provare pezzi. Bevevamo succhi di frutta. Quella sera arrivo con un pezzo strumentale suonato nell’accordatura aperta di MI. Glielo faccio sentire, a March piace, lo vedo che sta per arrivargli l’ispirazione, guardo fuori dal finestrino, la sera che scende decisa e che tra non molto diventerà notte. “Chiamiamola NELLA SERA” gli faccio, March parte d’improvviso con la melodia, il testo sembra sgorgargli con facilità, io scrivo le due frasi del ritornello e poco altro. Verso mezzanotte quando ripercorro Strada Contrada per tornare a casa a Nonantola, guardo il cielo, la luna … mi sento pieno di emozioni, scrivere canzoni insieme a qualcuno è quello che più mi piace fare nella vita. Con March suoniamo insieme fino al 1999 poi ci lasciamo. Torniamo insieme dopo un paio di anni fino al 2006 in una tribute band dei LZ.

Anyway, questa è la versione di NELLA ERA della CATTIVA COMPAGNIA del 1999, registrata in presa diretta in due take in una serata fredda e umida alla Studio Vida nell’autunno di quell’anno. Io e Faust nella sala grande dello studio, io alla chitarra acustica (una Gibson simile a quella di Robert Johnson di proprietà di Fabio Ferraboschi, l’ingegnere del suono e proprietario del Vida) e lui davanti ad un microfono.

Mel decise di lasciare nell’introduzione la prova microfono che feci, una sciocchezza atta a recitare il siparietto prima di BLACK COUNTRY WOMAN dei LZ su PHYSICAL GRAFFITI.

Riascoltando la coda finale dove chiedo “okay Faust?” e lui “okay Tim” mi sono commosso, ricordo esattamente il momento: io e Fausto ancora in preda al turbamento, con quella vibe un po’ malinconica e  tenebrosa che la canzone porta dentro di sè … una sciocchezza certo, ma per noi – allora –  importante. Sicuro, un pezzo da tre minuti e 45 secondi con solo chitarra acustica e voce è un po’ pretenzioso, ma tant’è …

NELLA SERA

(words&music Marcello Monti-Stefano Tirellii – Siae 1995)

performed by CATTIVA COMPAGNIA

Tim Tirelli – acoustic guitar ◊ Fausto Sacchi – vocals

produced by Mel Previte

 recorded at Centro Musica Studio (Modena ) by Davide Viviani & Studio Vida by Fabio Ferraboschi

  Mixed at Studio Vida (Rubiera RE) by Fabio Ferraboschi & Mel Previte

mastering  Studio Esagono (Rubiera RE) by Fabio Ferraboschi

NELLA  SERA (Monti-Tirelli) 

E stasera, ci sono ombre sopra ai muri, vedo tanti fiori,

e stasera,giro la mia chiave, vedo cosa manca,

sempre un po’ distratto rotolo nel letto.

 

E di sera, brutta compagnia qui nel sottoscala,

e la sera, magico richiamo, solo sul divano,

opera incompleta, anima d’asceta.

 

Ma quando sorge il sole,

     inizia quel rumore,

     mi batte forte, mi batte forte il cuore.

 

Fu la sera,candide lenzuola, vado bene a scuola,

era sera, mia madre che mi chiama, legato alla sottana,

sai che ore sono, no che non mi smuovo.

 

Ma quando sorge…

 

Nella sera, senza i tuoi occhi, davvero più non vedo,

senza i tuoi occhi, mi sento meno vero…nella sera.

La casa del nonno di March

La casa del nonno di March

Tim & March - photosession1994

Tim & March – photosession1994

CC  Studio Vida San Faustino Di Rubiera (MO)1999 -Tim alle prese con NELLA SERA

CC Studio Vida San Faustino Di Rubiera (MO)1999 -Tim alle prese con NELLA SERA

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CC  photosession 1998 - outtake

CC photosession 1998 – outtake

modena centro nella sera

modena centro nella sera

Modena nella sera

Modena nella sera

Tim’s songs: “PRIMA CHE IL BLUES MI PORTI VIA” (Tirelli – Togni 1989)

14 Giu

Tarda primavera del 1989, io e Tommy Togni siamo un’ affiatata coppia di autori di canzoni. Abbiamo lasciato da un po’ il lavoro e ci dedichiamo anima e corpo al songwrting e allo sviluppo della CATTIVA COMPAGNIA, il nostro gruppo. Una sera Tom è a casa mia, siamo in sala, le finestre aperte sulla tiepida sera primaverile. Ho la chitarra acustica in mano: voglio fargli sentire un paio di riff che mi sono venuti. Nel giro di venti minuti abbiamo due canzoni abbozzate, nel giro di altri quaranta le definiamo. Una è AVRO’ LA LUNA, l’altra PRIMA CHE IL BLUES MI PORTI VIA, un bluesetto melodico che nasce da un specie di arpeggio/riff sul SOL7+. All’epoca Tom era il mio soul brother e lo tormentavo con i gruppi che mi facevano impazzire: LZ, BAD COMPANY, FREE … qualcosa gli doveva essere penetrato nell’animo perché PRIMA CHE IL BLUES MI PORTI VIA ha un indubbio FREE feel. Quel lento respirare della musica, quella melanconica tensione sono frutto della lezione imparata dal gruppo di PAUL RODGERS e PAUL KOSSOFF. Tommy poi, argutamente, nel ritornello decide di lasciare che il testo segua il suo corso. The original CATTIVA COMPAGNIA durò fino al 1993, poi ognuno prese strade diverse, che a volte si ricongiunsero, a volte si persero. Questa, ad ogni modo, è PRIMA CHE IL BLUES eseguita dalla CATTIVA versione 1999:

PRIMA CHE IL BLUES MI PORTI VIA

(words&music Stefano Tirelli-Carlo Alberto Togni – Siae 1989)

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performed by CATTIVA COMPAGNIA

Tim Tirelli – guitar/lead guitar ◊ Fausto Sacchi – vocals ◊ John Paul Cappi – bass ◊ Mixi Croci – drums ◊ Mel Previte – additional guitar

produced by Mel Previte

 recorded at Centro Musica Studio (Modena ) by Davide Viviani & Studio Vida by Fabio Ferraboschi

  Mixed at Studio Vida (Rubiera RE) by Fabio Ferraboschi & Mel Previte

mastering  Studio Esagono (Rubiera RE) by Fabio Ferraboschi

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PRIMA  CHE  IL  BLUES  MI PORTI  VIA 

Ho svuotato le mie tasche di sogni, tabacco e chewing gum e mi è rimasto solamente sai un po’ di blues.

 E anche in una notte chiara, chiara come eri tu, sono facile all’istinto baby, non come lo eri tu.

   E non dirmi che mi ami no, sarebbe un’altra tua bugia, anche perché amare me, ti guiderebbe alla follia.

 

Dovrei smettere di farmi, incastrare dalla vita, che tutti i giorni ricomincia ma, ma poi sembra già finita.

 E il profumo del denaro che fiutavi da lontano, sono solo un ragazzo baby, che si prende piano piano.

   E non dirmi che mi ami no, perché sarebbe una bugia, almeno aspetta quando, prima che il blues mi porti   

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Tim & Tom ai tempi della Cattiva - Live in Frassinoro (MO) agosto 1992

Tim & Tom ai tempi della Cattiva – Live in Frassinoro (MO) agosto 1992

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Centro Musica Studio (MO):  Tim (mentre registra l'assolo di Prima Che il Blues), Jaypee e Mel

Centro Musica Studio (MO): Tim (mentre registra l’assolo di Prima Che il Blues), Jaypee e Mel

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Studio Daze - Fausto allo Vida Stdio tra una take e l'altra (autunno 1999)  - (Foto di TT)

Studio Daze – Fausto allo Vida Stdio tra una take e l’altra (autunno 1999) – (Foto di TT)

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CATTIVA COMPAGNIA photosession autunno 1999

CATTIVA COMPAGNIA photosession autunno 1999 – da sx a dx: John Paul Cappi, Mixi Croci, Fausto Sacchi, Tim Tirelli

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Intervallo: CATTIVA COMPAGNIA “Perso In Un Supermarket” (demo 1992)

1 Mar

CATTIVA COMPAGNIA “Perso In Un Supermarket” (Tirelli – Togni) ©SIAE –  dal DEMO del Febbraio 1992

Tommy Togni – Voce
Tim Tirelli – Chitarre
Luigi Mammi – Tastiere
Mixi Croci – Batteria
Mel Previte – Basso

CATTIVA COMPAGNIA:da sx a dx  Luigi Mammi - Mixi Croci - Tim Tirelli - Tommy Togni (sotto)

CATTIVA COMPAGNIA: da sx a dx Luigi Mammi – Mixi Croci – Tim Tirelli – Tommy Togni (sotto)

CATTIVA COMPAGNIA “Dedalo”

4 Feb

 

written by Tirelli – Togni

copyright Siae 1999

CATTIVA COMPAGNIA 1999:

Tim Tirelli – 6 & 12 strings electric guitar (the doubleneck!)

Mel Previte – lead guitar & production

Fausto Sacchi – vocals

John Paul Cappi – bass

Mixi Croci – drums