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SERIE TV: La Tregua (La Trêve) (B)

25 Mar

Come riportato sul sito di Netflix, la trama della stagione 1 (ma vale anche la stagione 2) di questa serie TV belga, in breve, si può riassumere così: un detective in lutto ritorna a vivere nella sua tranquilla cittadina natale, ma viene coinvolto in un caso di omicidio che fa emergere oscuri segreti.

I protagonisti sono Yoann Blanc, Guillaume Kerbush, Anne Coesens. Creato da Stéphane Bergmans, Benjamin d’Aoust, Matthieu Donck.
Anche questa è una serie TV da non perdere assolutamente. La stagione 2 poi è fenomenale. Parte magari un po’ lenta, ma si dipana in una maniera superba: pathos, tensione, curiosità investigativa tengono incollati davanti allo schermo. Yoann Blanc, che interpreta l’ispettore Yoann Peeters, è bravissimo, ripeto bravissimo.
Sono molto soddisfatto di queste serie TV europee, sono opere di altissimo livello, ed è bello allontanarsi dal mondo americano, sempre troppo presente nelle nostre televisioni.

Stagione 1 – TTTT

Stagione 2 – TTTTT

SERIE TV: La Tregua ( La Trêve ) (B)

https://www.netflix.com/it/title/80142550

 

 

 

SERIE TV: Trapped (Ófærð) (IS)

12 Mar

SERIE TV: Trapped (Ófærð) (IS) – TTTTT

Un’altra serie TV di Nordic Noir che sta stravolgendo i miei ritmi quotidiani è Trapped, serie islandese girata nella cittadina di Siglufjörður. Ho visto la prima stagione e ne sono rimasto incantato, tanto che se non fosse per i prezzi (per me) proibitivi che un viaggio ed una permanenza del genere avrebbero, giuro che passerei le vacanze di agosto nell’albergo di Siglufjörður.

E’ sorprendente come una nazione così piccola sia stata in grado di mettere in piedi una produzione del genere. E’ una serie TV fatta benissimo con attori che mi paiono tutti molto, molto bravi, in particolare il capo della polizia locale Andri, interpretato da Ólafur Darri Ólafsson, doppiato da Alberto Bognanni. Da menzionare anche il capitano del traghetto Carlsen, interpretato da Bjarne Henriksen, doppiato da Gianni Giuliano (attore presente anche nella prima stagione di Forbrydelsen). Tutta gente che sa fare il suo mestiere in maniera esemplare.

Devo riuscire a recuperare la seconda stagione, perché per me è ormai impossibile vivere senza la mia dose giornaliera di Nordic Noir.

 

 

SERIE TV: Forbrydelsen (The Killing) – DK

11 Mar

Avevo accennato a questa serie TV un paio di settimane fa, ma ora che ho terminato di vedere anche la seconda stagione credo che Forbrydelsen meriti uno spazio tutto suo.

Sono arrivato ad essa dragando la rete e le piattaforme televisive in cerca di altre serie TV Nordic Noir. La pollastrella trova questa Forbrydelsen del 2007, serie danese che per certi versi può essere considerata quasi un prequel di The Bridge. La protagonista è la magnifica Sarah Lund, interpretata da Sofie Gråbøl, la attrice che ebbe anche una parte molto importante in Fortitude.

Sara Lund – Forbrydelsen

Sarah Lund è un commissario danese che cerca di sbrogliare le matasse di casi complicati. E’ quel tipo di donna di cui gli uomini di blues come noi possono innamorarsi un un istante. I suoi maglioni sono oramai un classico, un po’ come il cappottino verde/marrone e i pantaloni di pelle di Saga Norèn.

Sara Lund – Forbrydelsen

La prima stagione è ottima e la seconda lo è – se possibile – ancora di più. La commissaria Sara Lund è una figura che d’ora in poi farà parte della mia vita. Le serie Tv di Nordic Noir ormai sono un bisogno impellente per me. Non perdetevi Forbrydelsen quindi. Essenziale. Serie da vedere (nella versione danese originale).

PS: sto disperatamente cercando la terza (con doppiaggio in italiano).

SERIE TV: Forbrydelsen (The Killing) DK – Stagione 1  –  TTTT ½

SERIE TV: Forbrydelsen (The Killing) DK – Stagione 2  –  TTTTT

 

Kisaragi blues

20 Feb

Kisaragi era il vecchio nome nipponico di febbraio che significava letteralmente “il mese del cambio delle vesti”; sarebbe un mese invernale ma il cambiamento climatico fa sì che perlomeno alcune delle settimane del mese siano di aspetto primaverile. Mese al contempo neutro e interlocutorio: il lento sciogliersi dell’inverno, folate di aria gelida o primavera in largo anticipo? Mentre cerco di adattarmi a queste ipotesi, rimango come sempre appeso alle mie riflessioni blu.

L’amore al tempo della musica rock

Contemplo un paio di vecchie classifiche, gennaio 1972 e 1974. Oltre ai soliti sospiri mi chiedo dove sia andata a finire la musica. E’ vero, tendiamo a ritenere oro tutto ciò che luccicava negli anni della nostra giovinezza, credo sia un sentimento molto umano e comprensibile, dipingere con colori più vividi di quelli che erano in realtà gli anni più felici e spensierati della nostra esistenza serve a rendere la nostra vita meno opaca di quella che forse fu (o è), un modo del nostro subconscio per non farci cadere in crisi esistenziali.

Detto questo però, pur sforzandomi di essere freddo, razionale e intellettualmente onesto, non posso che meravigliarmi ancora una volta della qualità della musica che andava in classifica in quei primi anni settanta. Album di certo impegnativi e difficili come ad esempio LZ IV, BSS degli ELP o Tales degli Yes arrivavano nelle primissime posizioni. Davvero impensabile oggi.

US album chart january 1972 – photo Dave Lewis

E’ vero che adesso ogni tipo di musica ha la propria nicchia e i proprio “follower”, ma si tratta appunto di nicchie. Album complessi, articolati, densi e pieni di musica avevano un enorme successo commerciale e il Rock era davvero un fenomeno sociale di grandissima portata. Sarà anche una banale conclusione di un uomo di una incerta età, ma come erano belli musicalmente quegli anni.

UK album chart january 1974 – photo Dave Lewis –

SERIE TV: True Detective – Stagione 3 –  TTTT 

HBO – USA 2019 . Bella la terza stagione di True Detective. Con la seconda avevo perso interesse, ma questa qui mi ha di nuovo appassionato.

TRAMA

TRUE DETECTIVE, LA SERIE TV 
Creata da Nic Pizzolatto nel 2014, per conto della statunitense HBO, ‘True Detective’ è una serie TV antologica: prevede cioè che ogni stagione racconti una storia nuova e autonoma, con attori differenti e ambientazioni diverse. 
Il filo conduttore è quello di essere un crime/drama incentrato su storie di detective della polizia: nella prima stagione siamo stati in Louisiana, insieme a Matthew McConaughey e Woody Harrelson, mentre nella seconda ci siamo spostati in California, dove abbiamo seguito le vicende interpretate da Colin Farrell e Rachel McAdams. 

TRUE DETECTIVE, STAGIONE 3 
La terza stagione si sposta nell’altopiano d’Ozark, negli Stati Uniti centrali, e ha per protagonisti Mahershala Ali (premiato con l’Oscar grazie a ‘Moonlight’) e Stephen Dorff (‘Blade’, ‘Somewhere’). 
La trama si dipana attraverso tre differenti periodi e ruota attorno al tentativo di due detective di fare luce sulla misteriosa scomparsa di due bambini: un caso davvero intricato e che metterà a dura prova i tutori dell’ordine. 

Flashes from the Archives of Oblivion:  Il Libro Del Jazz

Pomeriggio spompo di domenica, sistemo i libri musicali nella libreria Ikea che ho di fianco al divano. Me ne capita in mano uno che mi riporta indietro negli anni. Libro regalatomi da mia madre decenni fa per il mio compleanno. Lo apro: stampato da Garzanti nel settembre del 1979. Presumibilmente dunque mi arrivò nel solstizio d’inverno di quello stesso anno. Lo faccio vedere alla pollastrella: “Scomoda tua madre!”. Già, a lei piaceva il Jazz di Benny Goodman, di Glenn Miller e di Henghel Gualdi, aveva una passione per certo swing che mi passò senza alcuna fatica; con questo libro evidentemente cercava nuove chiavi con cui confrontarsi con quel giovane figlio cappellone che le era capitato e che da qualche anno non pensava che alla musica (Rock). Un paragrafo del libro parla anche di blues, di rock blues e di rock, citando grandi nomi e artisti più di nicchia. Lo sfoglio, me lo coccolo un po’, lo spolvero e lo ripongo nella libreria. Bei ricordi.

Prima di metterlo via mi accordo che al suo interno vi è infilato un vecchio adesivo. Sorrido della grafica e mi chiedo se andai o no a quella fiera. Erano gli anni in cui l’Hi-Fi era preso sul serio, avevo amici con impianti stereo per l’epoca incredibili. Gli equalizzatori, i subwoofer, i piatti, le puntine, gli ampli, le casse …  bei momenti.

Flashes from the Archives of Oblivion:  Il Libro “David Crockett in guerra contro i Creek”

Quella scalmanata della (gattina) Stricchi, durante una delle sue corse a tutta velocità per casa, urta contro la libreria. Un libro cade per terra. Lo raccolgo. E’ un vecchio titolo per ragazzi. Sfoglio le pagine dalla carta grezza, annuso l’odore della mia infanzia, cerco di ricordare qualcosa di quella storia;  mi accorgo che all’interno vi è un segnalibro che si prende tutta la mia attenzione …

Flashes from the Archives of Oblivion:  vecchio segnalibro Fila

… un moto di affetto e di chissacché mi pervade. Quando era un bambino questi erano i segnalibri. Ricordo di averne avuti molti altri. Un reperto importante per un uomo di blues come me, un oggetto che mi riporta a quel periodo in cui sono stato anche felice e in cui tutto mi sembrava andasse bene.

Uomo con fisarmonica

Mattino lavorativo. Devo fare qualche commissione in centro. L’ufficio dista da Stonecity downtown un chilometro circa, non spreco mai l’occasione per fare un po’ di moto. Il cielo è sereno, la mattina fredda; cammino spedito sul marciapiede zigzagando per evitare gli alti platani che costeggiano il viale. Mi fermo a prelevare contanti in un bancomat. Ci sono due donne col velo in testa alle prese con la macchinetta, impiegano un po’. Mi guardo intorno, un uomo presumibilmente di origine slava suona la fisarmonica nella speranza di raggranellare qualche spicciolo. La gente passa incurante. L’uomo allora timidamente si fa incontro ad una signora e con la mano chiede la carità; la signora tradisce una smorfia di fastidio e lo evita come si eviterebbe un lebbroso. Assisto rassegnato alla scena. L’uomo torna a suonare. Faccio il prelievo. Tolgo un euro dal portamonete e lo do all’uomo. Mi guarda con un sorriso triste “Grazie. Buona giornata capo.” Vorrei dirgli che non sono il suo capo, ma temo che forse troverebbe incomprensibile il mio inflessibile politicamente corretto. Gli do una pacca sulla spalla “Tieni duro. Arrivederci”. Mi pento di avergli dato del tu ma vado di fretta non ho tempo per spiegazioni in caso non avesse capito il lei.

Petrol Station Man

Un paio di settimane fa mi fermo a fare rifornimento nel distributore in cui sono solito andare. Daniel, il simpatico nigeriano che il titolare ha assunto, mi chiede se voglio la fattura elettronica (certo che la voglio Daniel, lo sai) e nel farlo mi dà del lei. Sebbene sia un po’ in ritardo non resisto e gli spiego che se io gli do del tu, non mi deve dare del lei, altrimenti anche io dovrò dargli del lei. L’italiano di Daniel non è niente male, ma è chiaro che concetti che esulino dalle banalità quotidiane siano un po’ ardui da afferrare. Daniel rimane interdetto. Pensa che il mio discorso verta sulla fattura elettronica e il pagamento con la carta di credito. “No, Daniel, quello che voglio dirti è che io e te siamo amici, e se lo siamo quando ci rivolgiamo l’uno all’altro ci diamo del tu, che è la forma che usano le persone che hanno confidenza. Il lei si dà quando le persone non si conoscono, quando si vuole usare rispetto o in situazioni formali. Se decidiamo di darci del lei a me va bene, ma avevamo detto che si saremmo dati del tu, quindi …”

Daniel appare ancora un po’ disorientato, ma si capisce che sta elaborando. Dopo poco arriva a capire e il sorriso che mi fa mi ripaga della fatica. Il titolare (bianco) ci guarda da lontano e arriva chiedendo spiegazioni in modo scherzoso ma con quei sottintesi che non tollero? “La fa arrabbiare? Combina sempre dei pasticci”. Daniel in realtà è sempre preciso, svelto e puntuale. In questi mesi l’ho visto stoico al lavoro sebbene avesse quasi una paralisi facciale dovuta al freddo e ustioni su una mano dovuta ad una fuoriuscita dalla pompa di GPL. “No guardi, tutt’altro, mi complimentavo con lui perché è sempre pronto, disponibile e gentile. Mi rifornisco da voi proprio perché c’è lui. “ gli faccio. Il titolare mastica amaro, ma io quel modo di scherzare non lo tollero e devo sempre puntualizzare da che parte sto se stimolato a farlo. Lo so, sono un bel rompiscatole.

I Giudizi Tranchant di Ittod Tirelli

Breve scambio su messenger tra me e Polbi. Il Michighan Boy mi chiede che ne penso di un pezzo dei Rossofuoco

Canticchiando i Riff di Tim Tirelli

Mercoledì mattina di febbraio. Mi alzo di buon ora; devo consegnare al poliambulatario di Stonecity campioni biologici per i soliti controlli annuali. La pollastrella ha la giornata di smart working, lavorerà da casa dunque. Mi sveglio per tempo, voglio comunque prepararle la colazione come faccio tutte le volte che lavora da casa. Patetico tentativo di (cercar di) ricambiare tutto quello che lei fa per me nel quotidiano. Thè, spremuta, fette biscottate. Sono più indaffarato del solito, devo correre per arrivare per tempo al poliambulatorio. Sono concentrato, lei dà da magiare ai gatti: per primo Palmiro, poi la Ragni, quindi i due che sono già davanti alla porta d’ingresso ovvero Artemio e Spaventina. A seguire libera le altre due che di notte chiudiamo nel sottotetto, Raissa e Strichetto. Io sono un po’ scontroso come tutte le mattine, lei (benché sotto sotto sia un po’ una tipa alla Saga Norèn) solare e ben disposta verso il nuovo giorno. Va avanti e indietro per il corridoio, la sento canticchiare, tendo l’orecchio … Ehi, ma quello è un mio riff. Non è che lei sia poi così interessata alle mie canzoni, non è una musicista da songwriting, quindi la sorpresa è tanta. Recentemente deve aver sentito il pezzo Avrò La Luna (del 1989 scritto insieme a Tommy Togni) mentre si passavano vecchi nastri live del gruppo in formato digitale. Glielo faccio notare. “Mi piace quel riff, ti rimane in testa e non va più via.”

Mi metto in macchina, attraverso la nebbia che avvolge le campagne, sono meno sconfortato del solito. A volte basta poco.

Cattiva Compagnia “Avrò La Luna” (Tirelli-Togni 1989)

(Tommy Togni – Voce / Tim Tirelli – Chitarra / Luigi Mammi- Tastiere / Claudio Saguatti – Basso / Mixi Croci – Batteria)

(prodotto da Mel Previte – 1991)

 

Otto anni di blog

Il 18 febbraio di otto anni fa acquistai da wordpress il dominio e lo spazio su cui siete ora. Dopo aver sistemato le prime faccende e aver scelto il tema del layout grafico, comparve un primo post automatico, tipo “Welcome World” o qualcosa del genere, che eliminai. Nei giorni successivi iniziai a pubblicare i primi timidi e un po’ sciocchi articoli, dopo otto anni non è che sia cambiato granché, ma mi sorprende non poco essere ancora qui.

727.000 visite, follower da email e wordpress, 1780 articoli scritti. Si passa di 528 del 2011 ai 74 del 2018, ma è sempre così … nei primi anni si hanno tanti pensieri e articoli arretrati da mettere online.

In questo periodo si sono cementati rapporti con quella che chiamo la comunità del blog, uomini e donne di blues che si raccolgono intorno a riflessioni metafisiche mentre il rock batte nelle loro anime.

Tramite il blog ho conosciuto amici con affinità elettive, alcuni sono solo un nickname che appare puntualmente su queste pagine, altri sono figure in carne ed ossa. A questo proposito mi viene in mente Lollo Stevens. Sette/otto anni fa si imbatté su una paginetta di questo blog, ne capì il tenore e si appassionò. Abita in quella che era la mia città, e la sera in cui insieme a qualche altro amico andai al cinema a vedere Celebration Day dei LZ, si presentò di fianco a noi e disse: “Tu devi essere Tim Tirelli, la tua faccia blues ormai la riconosco“. Diventammo amici. Ci siamo visti anche domenica scorsa e tra i tanti discorsi fatti e argomenti trattati uno in particolare mi è rimasto in mente, quello dove candidamente mi diceva che “mi son trovato a leggere anche il tuo ultimo post su Icardi, e mi è pure piaciuto … a me che del calcio non me ne frega nulla.”. Così per farmi perdonare gli ho porto la doppiomanico, lui l’ha indossata, l’ha alzata replicando la mossa del nostro chitarrista preferito e per cinque secondi si è sentito un dio del rock. Ci vuol poco per farsi perdonare dagli amici quando hai una doubleneck.

Oltre a Lollo ringrazio ognuno di voi naturalmente: chi interagisce più frequentemente, chi ci segue nell’ombra, chi collabora o ha collaborato col blog, chi pur avendo visioni diverse ci legge, chi lo fa per trovare riparo dalla inquietante condizione dell’essere umano perduto su un pianeta minuscolo che volteggia nelle profondità siderali.

I love you all, my pretty boys and girls.

 

SERIE TV: The Bridge (Broen-Bron) – original Danmark/Sverige serie

13 Feb

In questi ultimi anni mi sono appassionato a serie TV e film “polizieschi” girati nei paesi nordici o comunque con ambientazioni dove freddo, neve e ghiaccio sono ben presenti, in particolare quelli girati nel Nord Europa. Possibile che tutto sia iniziato con la trilogia Millennium di Stieg Larsson, tre libri che ho amato moltissimo, ma probabilmente era già predisposto visto che amo molto la neve e quel baluardo di civiltà che credo sia la Scandinavia; fatto sta che un paio di settimane fa la pollastrella mi sottopone un paio di titoli di serie TV che, dice, “dobbiamo vedere a tutti i costi“. La cosa mi incuriosisce, perché una di esse è una serie danese/scandinava, The Bridge, e perché di solito sono io quello che si spara serie TV a ripetizione.

Qualche sera fa dunque ci mettiamo in posizione in sala: luce indiretta, divano, plaid morbidi, il gatto Palmiro che si aggomitola in un sonno ristoratore dopo qualche ora passata a scorrazzare in campagna, due dita di Rum Matusalem, quello nato a Cuba, per me e un bicchiere di Lemonsoda per lei.  Telecomando, Sky On Demand, Serie Tv, The Bridge stagione 1, episodio 1.

Sessanta minuti dopo, ci guardiamo esterrefatti, questa prima puntata ci ha travolto. Avremo la stessa reazione nelle sere a venire. Nelle ultime settimane ci siamo guardati almeno due episodi ogni sera, nei weekend almeno quattro. Le volte che siamo usciti per una pizza, per un pranzo domenicale, per le prove col gruppo o anche solo per prendere un po’ d’aria ci rammaricavamo del fatto che stavamo rubando tempo a The Bridge.

Non pensavo potessero esserci serie TV così riuscite da insidiare le mie preferite, come The Americans e Homeland ad esempio, e invece eccola qua: The Bridge, le batte tutte.

Si tratta di un Nordic Noir favoloso, le cui storie di dipanano a cavallo di quella meraviglia di ponte, appunto, che unisce Danimarca e Svezia. Copenhagen e Malmö sono le città in cui si svolgono i fatti. I colori sono quelli delle città del Nord Europa, cieli plumbei, colori neutri, architetture lineari, finestre enormi – rispetto ai nostri standard – e senza tapparelle o scuri per potere beneficiare al massimo della luce solare che da quelle parti non è certo quella delle nostre latitudini.

Le stagioni sono quattro, le prime tre da dieci episodi ciascuna, la quarta da otto.

I personaggi sono tutti molto riusciti, i tre protagonisti principali poi sono semplicemente perfetti, tutti alle prese con blues personali spaventosi. Si tratta di Sofia Helin nella parte di Saga NorénKim Bodnia nella parte di Martin RohdeThure Frank Lindhardt nella parte di Henrik Sabroe. Attori di grande livello.

Saga e Martin – THE BRIDGE

Henrik e Saga – THE BRIDGE

Non parlerò della trama per non svelare nulla a chi dovesse interessarsi alla serie, non farò accenni che possano in qualche modo anticipare finali o facilitare intuizioni, permettetemi però di spendere due parole sul personaggio di Saga Norèn, la detective Svedese che insieme ai suoi colleghi danesi cerca di risolvere casi complicatissimi.

Sofia Helin nell’interpretarla è stupefacente. Saga Norèn, il personaggio, è strabiliante. Apparentemente affetta dalla sindrome di Asperger, Saga è la vera mattatrice della storia. Lucida, senza capacità di socializzare, razionale e logica ai massimi livelli e fedele al politicamente corretto tipico della Svezia. E’ una figura che incanta e con cui si tende – può sembrare un paradosso lo so – a provare empatia.

Saga Norèn – THE BRIDGE

Il personaggio di Saga mi ha conquistato, ed è entrato a far parte delle mie personali luci guida.

Saga Norèn – THE BRIDGE

La prima stagione è mirabolante, la seconda paga un po’ lo scotto di arrivare dopo la prima ma, intendiamoci, è comunque di altissimo livello. La terza rafforza l’eccellenza della serie e la quarta chiude in maniera superba. Le ultime due puntate sono andate in onda su Sky ieri sera e mi chiedo come farò adesso che ho visto tutti gli episodi e che la serie è definitivamente finita.

Il brano che funge da sigla è Hollow Talk degli Choir of Young Believers.

E’ una serie dunque da vedere a qualunque costo, soprattutto se siete donne o uomini di blues. La folgorazione che ho avuto è simile a quella che ebbi la prima volta che ascoltai i Led Zeppelin.

Ne sono state fatte versioni americane, inglese, franco-inglesi (The Tunnel), tedescehe, russe e asiatiche ma mi preme sottolineare che quella che dovete vedere è la serie originale con produzione danese/svedese.

Questa serie è anche servita a farmi decidere quale, tra le nazioni scandinave, io preferisca. E’ nato infatti un amore incontenibile per la Svezia, tanto per farvi capire sappiate che sta soppiantando quello che avevo per la DDR (non quella reale, ma quella che mi sono costruito io nella mia testa). Ora la Svezia prima di tutto; sono anche andato sul sito dell’Adidas per vedere se c’erano felpe con lo stemma della Svezia, peccato che la mia taglia al momento non sia disponibile altrimenti non avrei esitato.

Riparleremo della Svezia presto su questo blog, lo sapete come sono fatto.

The Bridge o muerte!

SERIE TV: The Bridge – Stagione 1 –  TTTTT+

SWEDEN/DANMARK – 2011/2018 – Starring: Sofia Helin as Saga Norén, Kim Bodnia as Martin Rohde

SERIE TV: The Bridge – Stagione 2 –  TTTTT-

Clip tratto dalla TV inglese all’epoca (2014) in cui la seconda stagione stava per concludersi – con grandissimo successo – nel Regno Unito.

(opzione sottotitoli – in inglese – inclusa)

SERIE TV: The Bridge – Stagione 3 –  TTTTT-

SERIE TV: The Bridge – Stagione 4 –  TTTTT+

FILM: “BOHEMIAN RHAPSODY” di Bryan Singer (Gran Bretagna, USA, 2018 – 20th Century Fox)

6 Dic

“BOHEMIAN RHAPSODY” di Bryan Singer (Gran Bretagna, USA, 2018 – 20th Century Fox) – TTTT

Un film su Freddie Mercury è un evento che non potevo lasciarmi sfuggire. Ho amato molto i Queen, soprattutto quelli dal 1975 al 1980, fanno parte di me ed è stato un vero piacere recarmi al cinema per affrontare questa pellicola. Scrivo affrontare perché, pur cercando di non documentarmi troppo a proposito, mi sono comunque saltate agli occhi le stroncature di certi fan e di conoscitori del rock un po’ snob oltre alle titubanze spirituali di fan ben predisposti ma in difficoltà con quelli che chiamo “paradossi temporali” contenuti all’interno del film.

Certo, anche io sono uno studioso/amante del rock un po’ snob, ma per fortuna sono riuscito a godermi il tutto senza troppi problemi. Una volta che si è venuti a patti con il fatto che Bohemian Rhapsody non è un docu-film di 10 ore sulla carriera musicale di Freddie e dei Queen (che solo un pubblico ristretto avrebbe guardato), le inesattezze si fanno più sfumate e si gode di questo spettacolo incentrato su 15 anni della carriera di FM e dei suoi colleghi. E’ un film che racconta una storia, una storia vista con gli occhi del regista, il quale si prende più di una libertà per mettere in scena la sua visione, ma che riesce a farsi seguire anche dal pubblico più generico, che ricordiamo è il pubblico dei Queen e che forse non noterà nemmeno le incongruenze di cui stiamo parlando.

Qualche anno fa su questo blog ci siamo interrogati proprio su questo:

https://timtirelli.com/2012/01/06/ma-i-queen-sono-un-gruppo-rock/

Mi reco al multisala Emiro di Herberia insieme ad altri due fan: la pollastrella e Mr Tomay, the midnight rambler.

Tre ottimi posti in zona centrale in alto, ottima compagnia, il film dei Queen (si, insomma, di FM) … bel modo di passare la domenica pomeriggio.

Il film è fatto molto bene, mi ha tenuto incollato alla poltroncina per 134 minuti, a volte mi ha fatto sobbalzare, a volte emozionare e commuovere, ed è finito troppo in fretta (giusto dopo il Live Aid) … mi sarei sparato almeno un’altra mezz’ora.

Rami Malek interpreta Freddie Mercury in maniera sensazionale, ne coglie l’enfasi creativa un po’ sopra le righe e un po’ candida in maniera esemplare. Spettacolare Gwilym Lee, a tratti sembra proprio di vedere Brian May. Non è immediato identificare Roger Taylor e John Deacon in Ben Hardy e Joseph Mazzello ma una volta che ci si è acclimatati poi non è difficile sovrapporre le immagini dei due musicisti a quelle dei due attori.

Emozionante vedere nei primi fotogrammi riprodotti gli Smile (il gruppo di May e Taylor da cui nacquero i Queen) con Tim Staffel al basso, figura che mi è sempre stata cara, non fosse altro per Doin’ Alright canzone che amo moltissimo.

Sicuro, certi paradossi ci hanno un po’ scombussolato … gli Smile (che sono un trio) sono ripresi dal vivo e mentre May suona l’assolo si sente la chitarra ritmica sotto … i Queen sono alle prese col primo album da cui viene fatta sentire la versione cantata di Seven Seas Of Rhye, ma tale versione apparve solo su Quen II (su Queen I era uno strumentale) …  i Queen sono ripresi nel loro primo tour in Usa (del 1974) mentre suonano Fat Bottom Girl (pezzo del 1978) … FM viene proposto con capelli corti e baffi già nel 1976/77 (succederà ad inizio anni ottanta) … i Queen sono ripresi sul palco del MSG di NY alla fine degli anni settanta quando il visual è chiaramente quello di Montreal 1981 … nel film siamo ancora nella seconda metà degli anni settanta quando FM fa vedere il filmato di Love Of My Life live a Rock in Rio (del 1985) a Mary Austin … la discussione se darsi o meno alla disco music avvenne per l’album Hot Space (1982) e non per The Game (1980) etc etc… ogni tanto scambiavo occhiate con Tomay e Saura, deglutivamo, scuotevamo la testa come a far passare quelle inesattezze dai pensieri e tornavamo a goderci il film.

Qualcuno si chiederà come mai Brian May e Roger Taylor (ben coinvolti nel progetto) abbiano dato il loro assenso a certe incoerenze, io credo che quando si tratta di produzioni del genere, occorra essere disposti ad arrivare a compromessi perché poi quello che conta è il risultato finale (e commerciale), che secondo me è ottimo. Un buon mix tra rock, frivolezze, la vita dissoluta di Freddie (poco più che accennata) e le personalità della band e di chi ad essa girava intorno.

E’ un po’ come andare a vedere film (e serie tv) tratti da libri che si sono letti, tutto viene condensato in sole due ore e a volte avvenimenti e personaggi sono spostati su prospettive diverse, difficilmente si resta pienamente soddisfatti dal un punto di vista del rigore, ma se – come in questo caso – il flusso della storia e della sceneggiatura funziona, ci si può passar sopra.

Per me, questo è un film che va visto.

 

Serie TV: “SHARP OBJECTS” (HBO 2018)

24 Set

Su Sky Atlantic la settimana scorsa sono andate in onda due puntate di una nuova serie TV, “Sharp Objects” appunto, tratto dall’omonimo romanzo di Gillian Flynn. 

In due parole: Camilla Preaker (Amy Adams) è una reporter di Saint Louis che soffre di autolesionismo e alcolismo, inviata dal suo capo a Wind Gap a scrivere un articolo sulla morte di una ragazzina e la sparizione di un altra. Wind Gap è un paesino di duemila anime tra Missouri e Tennessee (la serie è girata a Barnesville, Georgia), ed è il paese natale di Camilla che lo vive tra mille conflittualità. Il mood della serie è tenebroso e molto blues (in senso lato). Camilla e la sua famiglia hanno un passato tormentato, così come la cittadina stessa. Queste prime due puntate mi sono piaciute, sebbene non si discostino poi tanto dalle serie TV in voga in questi anni (vi ho trovato analogie con Dark (I Segreti di Winden) e La Forêt). Vedremo come si dipaneranno i prossimi sei episodi.

Quello che mi preme sottolineare è la colonna sonora. Tra sottofondi elettronici ed inquietanti ogni tanto esplodono i Led Zeppelin. Nella prima puntata, quando Camilla si mette in macchina per andare a Wind Gap e collega il suo cellulare all’impianto stereo della sua macchina (si intravede sullo schermo del telefono la copertina di LZI) parte I Can’t Quit You Baby, a cui seguono Thank You ( il giro di accordi) e What Is And What Should Never Be (il finale). Nella seconda puntata è presente invece l’intro di In The Evening.

Ogni volta sobbalzo.