Flashes from the Archives of Oblivion: JIMI HENDRIX ‘PER CHI SUONA LA CHITARRA’

16 Apr

Icona rock per eccellenza, il chitarrista dei chitarristi, il figlio del voodoo, il modello musicale attraverso il quale attribuiamo alle vicende della musica rock i significati che permettono di viverle. James Marshall Hendrix, l’uomo nero di Seattle che spinse il blues verso una ricognizione spaziale che ci avrebbe cambiati per sempre.

(Tim Tirelli 2004 – pubblicato originariamente su CLASSIX n.4)

Seduto al suo posto sull’aereo che lo stava portando in Inghilterra, Jimi gongolava in preda alle sensazioni che lo stavano inondando. L’autunno del 1966 stava per iniziare ma egli aveva la primavera nel cuore: sentiva che stava andando incontro ad una fase cruciale della sua vita e che la ‘swinging London’ lo avrebbe forse aiutato a sbocciare definitivamente. Sbirciando fuori dal finestrino intravedeva l’atlantico, le nuvole e il cielo, e da questa vista riceveva vibrazioni e moti ondosi interni. Ripensò al passato e ai patimenti e alle frustrazioni affrontate. Dal 24 novembre del 1942 giorno della sua nascita, al difficile rapporto dei suoi genitori, Al e Lucilla Hendrix, entrambi ballerini, che finirono per separarsi nel 1945 quando Al tornò dalla guerra. Dalla miseria che lui, suo padre e suo fratello Leon dovettero patire, alla morte della madre avvenuta nel 1958. I primi approcci alla chitarra, la consapevolezza che la sei corde sarebbe diventata il suo mondo, i mesi passati da volontario nell’esercito e i lanci da paracadutista, quindi il ritorno alla vita civile. I primi riconoscimenti come chitarrista e la dura gavetta nella backing band di Little Richard durante il 1963. Sorrise tronfio come un gallo canterino ricordando che, capitato quasi per caso negli studi Chess di Chicago, incontrò Muddy Waters, il leggendario bluesman. Il placido rollio dell’aereo sospeso in aria portava Jimi ad indugiare nei ricordi. Il trasferimento ad Harlem (New York) e la sua storia con la fascinosa Fayne Pidgeon, ragazza  amica di tutti i musicisti del posto, il tour e il lavoro in sala d’incisione con gli Isley Brothers nel 1964. Poi in tour con Curtis Knight dove in canzoni come ‘Driving South’ e ‘Killing Floor’ poteva finalmente dare sfoggio delle sue qualità chitarristiche.

E ancora i bei momenti passati on the road con Joe Dee & Starlighters (orchestra di bianchi) e con la orchestra di King Curtis. Rammentò con precisione l’esatto momento in cui decise di mettere in piedi un gruppo tutto suo, i Jimmy James & Blue Flames,  pensiero che si concretizzò grazie alle sue assidue frequentazioni del Cafè Wha?, ritrovo di musicisti.

Jimi poi ritornò ai recenti avvenimenti: John Hammond jr che lo va a vedere e gli propone di suonare insieme, i Rolling Stones e gli Animals che si congratulano con lui dopo la esibizione fatto con Hammond al Café Au Go Go di New York ed infine Chas Chandler che gli propone di fargli da manager e di portarlo in Inghilterra. Chas Chandler era il bassista degli Animals e già da un po’ aveva deciso di smettere d’essere un musicista perché nauseato dagli atteggiamenti dei discografici. Pensava di poter diventare un buon manager, o qualcosa del genere, voleva trovare giovani talenti e far sì che questi si potessero esprimere liberamente. Trovare Hendrix fu la sua fortuna, ma questa fortuna arrivò grazie alla sua lungimiranza. Sbarcati in Inghilterra, Chandler entrò in azione: presentò Jimi ai musicisti giusti, organizzò audizioni per trovare un bassista ed un batterista, cercò locali dove far suonare Jimi e fece girare voce che in città era arrivato un musicista straordinario.La Jimi Hendrix Experienceprese forma con Noel Redding al basso e Mitch Mitchell alla batteria, iniziò a suonare nei circuiti londinesi e uscì col primo singolo ‘Hey Joe/Stone Free’.

(The Jimi Hendrix Experience)

Le prime esibizioni della JHE misero, almeno spiritualmente, a ferro e fuocola città. Nelleparole di Jeff Beck è possibile capire la forza dell’impatto che ebbe la figura di Jimi

“‘Dopo che arrivò Hendrix non volevo fare altro che prendere le mie cose e andare a casa. La notte in cui si presentò suonando mandò in depressione parecchia gente. Era come vedere l’attaccante della squadra avversaria segnare sei goal alla squadra di casa. Per un po’ smisi di suonare, ero devastato, mi ritirai nel mio piccolo appartamento nel Surrey a leccarmi le ferite. Fui comunque fortunato perché abitavo fuori città, non riesco ad immaginarmi cosa deve aver passato Eric (Clapton) visto che abitava in città e quindi viveva quotidianamente l’avvento di Hendrix. Ma ripensandoci è giusto così, avevamo bisogno di una lezione’.

In realtà non è che Jeff Beck, Eric Clapton (e stiamo parlando del Clapton dei Bluesbreakers di John Mayall e dei Cream) e Jimmy Page (allora con gli Yardbirds) fossero al di sotto di Hendrix, chitarristicamente parlando, ma resta il fatto che Jimi Hendrix pareva avere qualcosa in più. L’aspetto visivo dava allo spettatore una situazione nuova: vedere questo afro americano, dinoccolato, vestito con abiti sgargianti, vivere in maniera così intensa la musica era una esperienza particolare. Jimi possedeva la qualità innata di esibire candidamente tutti gli alfabeti comportamentali e musicali (correlati al blues) ed era questa la differenza tra lui e gli altri. Le sue canzoni ed i suoi assoli erano densi di significati primitivi e primordiali: all’interno delle sue esibizioni si aprivano tempi e spazi diversi dal tempo e dallo spazio misurabili. Il nome di Jimi Hendrix iniziava a giganteggiare nei primi mesi del 1967, i concerti a volte venivano criticati da stampa ed organizzatori perché ritenuti troppo erotici e caotici, ma il pubblico ormai era in adorazione e con esso i musicisti inglesi, da Brian Jones a Eric Clapton, da Pete Townshend a Paul McCartney. Il primo singolo era al quarto posto in classifica ed il secondo, ‘Purple Haze’ (stordimento, oscurità porpora) stava per imitarlo.

La Jimi Hendrix Experience passò poi altro tempo in studio di registrazione con Eddie Kramer, giovane tecnico del suono che già aveva lavorato con la band sui primi due singoli. In maggio fu così pubblicato il primo album ‘Are You Experienced?’ che in breve raggiunse la Top 5. Il disco è un caleidoscopio musicale e chi l’ascolta non può che seguire l’adunarsi e lo scomporsi di frammenti eterogenei di magnifici colori e fraseggi. ‘Foxy Lady’ (che in americano sta per ‘Donna Sensuale’) trasferisce la sua carica sessuale nel duro riff d’apertuta, ‘Manic Depression’ (‘Depressione Maniacale’) estende i confini di quei territori del nulla che stanno tra il piacere e il dolore. ‘Red House’ (‘Casa Rossa’ ovvero ‘Bordello’), un blues di costruzione tradizionale, è messa in scena con le dodici classiche battute fatte apposta per suonarci sopra un gran assolo di chitarra. ‘Third Stone From The Sun’ è un esempio di grande musica, con la chitarra che crea e apre spazi siderali, delineati da una bella melodia strumentale. L’album risente a tratti degli umori beat e psichedelici della Londra del periodo e non nasconde quelle che oggi forse risultano ingenuità, ma riesce comunque a catturare l’alba del nuovo giorno in modo preciso.

Giunse poi il momento del festival di Monterey, in California; è il 1967,la ‘Summer OfLove’ è la voglia che ha il movimento underground americano di uscire allo scoperto e di ipotizzare una nuova società fondata su libertà (quella vera), e amore e ideali di pace e fratellanza. Brian Jones, uno dei musicisti assunti a direttori del festival, fece da tutore a Jimi e lo annunciò ai ventimila presenti: ‘…per la prima volta negli states, Jimi Hendrix,la Jimi Hendrix Experience’. L’ingresso in scena di Jimi segna una decisa svolta nella musica americana, mai si era vista una forza così travolgente da quella parte dell’atlantico. L’apparizione della JHE a Monterey rimarrà nella storia come uno dei migliori concerti rock in senso assoluto. ‘Killing Floor’, ‘Hey Joe’, ‘Rock Me Baby’, ‘Like a Rolling Stones’, ‘Wild Thing’…una manciata di cover che Jimi fa completamente sue. Col suo modo d’essere e con la sua chitarra Jimi Hendrix fotografa i sogni del popolo dell’estate dell’amore, ne restituisce immagini esplicite con concretezza visionaria; la musica parte in tutte le direzioni, si sdoppia, si rifrange, si capovolta e si immola nell’ultimo gesto di Jimi: dar fuoco alla chitarra. Con Monterey l’America scopre Hendrix, le radio di Los Angeles trasmettono ‘Purple Haze’ in continuazione e i promoter lo voglio far suonare da tutte le parti. Non ci fu modo per la JHE di godere l’enorme successo del debutto americano, qualche giorno di riposo e poi via verso la Svezia per un paio di date e poi di nuovo in Inghilterra per una serie impressionante di impegni. Concerti in tutto il paese, una puntata a Parigi, registrazioni per la BBC, in studio per preparare il secondo album e di nuovo in Scandinavia. La pressione però inizia a farsi sentire, amplificata dall’uso sempre più frequente di droghe. A Gotenborg dopo un concerto, Jimi sfasciò la camera dell’albergo e per questo fu arrestato e costretto a passare una notte in prigione.

‘Axis: Bold As Love’, secondo long playing della JHE, fu pubblicato in Gran Bretagna nel dicembre del 1967 e non fece altro che far aumentare la statura musicale di Hendrix. La qualità sonora della registrazione (davvero ottima per il periodo), i suoni di chitarra che Jimi e Eddie Kramer riuscirono a riprodurre e la bellezza delle canzoni e dei passaggi di chitarra, resero l’abum indispensabile per il pubblico. ‘Axis: Bold As Love è un album dai contenuti mistici capace di trasportare l’ascoltatore e di far sì che questi venga rapito dal flusso della narrazione.

‘Spanish Castle Magic’, ‘If Six Was Nine’, ‘Wait Until Tomorrow’, ‘Little Wing’, sono rivelazioni, colori dati da Hendrix a quelle strisce di niente che chiamiamo prospettiva. Parlando di ‘Axis: Bold As Love’ Eddie Kramer ebbe a dire:’Chas Chandler fu senza dubbio il produttore. Senza di lui dubito che Jimi sarebbe riuscito a fare ciò che a fatto. Chas non ha ricevuto il giusto riconoscimento per ciò che ha fatto con Jimi Hendrix. Lo aiutò davvero a crescere e a sviluppare quello per cui Hendrix oggi è rinomato. Chandler fu l’uomo con la pazienza e la forza giusta per aiutarlo nel songwriting, dandogli da leggere libri di fantascienza affinché questi stimolassero la sua immaginazione. Chas capì che doveva incanalare le idee e la forza espressiva di Jimi in canzoni che non superassero di troppo i tre/quattro minuti. Questa filosofia diede frutti meravigliosi, perché pur lasciando Jimi libero di sperimentare, evitava che si perdesse in fronzoli non necessari.’

Due gran album alle spalle, un successo ormai consolidato e un anno pieno di bei momenti…non poteva durare a lungo. La relazione tra Jimi e Noel Redding iniziò a deteriorarsi e Jimi Hendrix  iniziò a farsi prendere la mano da troppe cose. Con queste premesse cominciarono le lavorazioni del terzo album: dagli Olypic Studios di Londra Jimi volle trasferirsi a New York agli studi Record Plant, allora appena inaugurati. Chas Chandler decise di allontanarsi dal progetto e di dimettersi da manager di Jimi, frustrato come era dalle inconcludenti sessioni a cui Jimi stava dedicando un tempo sconsiderato. Nelle considerazioni di Eddie Kramer le spiegazioni dell’esilio volontario di Chandler: ‘Jimi si sentiva tornato a casa e voleva godersi questa cosa forte del fatto che aveva nel palmares due album di successo. Voleva fare jam session, festeggiare, essere creativo, in pratica voleva lo sballo. Tutto quel casino e quelle droghe divennero un problema, le session furono tese perché Jimi non riusciva a dire no ai suoi amici…invitava chiunque in studio’.

Hendrix poi iniziava a sentirsi stretto nella morsa della Experience…sentiva che le luci del suo trio non riuscivano a rischiarare più al di là del loro alone sbavato e così in alcune canzoni cercò di aggiungere congas, organo, sax e flauto, facendosi da aiutare da musicisti che trovò allo Scene Club di Steve Paul (tra cui Stevie Winwood e Jack Casady). ‘Electric Ladyland’ uscì come doppio LP nel 1968 ed è probabilmente il miglior disco di Hendrix e questo a dispetto delle lungaggini, degli stordimenti dovute alle droghe e dei problemi (non ultimo quello del management). L’aspetto legato alle improvvisazioni vive in ‘Voodoo Chile’ e ‘Rainy Day Dream Away’ e si contrappone alle strutture tipiche del formato canzone di momenti quali ‘Crosstown Traffic’. ‘Burning Of Midnight Lamp’ gioca sull’alternarsi di chiaroscuri: la magnifica introduzione di chitarra dà corpo ad una luminosità diffusa, quasi senza ombra, mentre il resto del pezzo (che non è certo un capolavoro, è bene essere sinceri anche parlando di un musicista di altissimo livello come Hendrix) fa piombare tutto in una oscurità più densa di quella della notte. ‘Have You Ever Been To Electric Ladyland’ con la sua soave stranezza rende sfuggente il procedere dei pensieri e il risultato è affascinante.

La lunga suite di ‘1983 A Merman I Should Turn To Be/Moon Turn The Tides…Gently Gently Away’ riapre le porte dell’infinito mentre ‘Voodo Chile(Slight Return)’ e la versione di ‘All Along The Watchtower’ di Bob Dylan sono gli archetipo dei classici del rock.

‘Electric Ladyland’ fu il canto del cigno della Jimi Hendrix Experience, nei primi mesi del 1969 infatti il gruppo si sciolse. Il rock nel 1969 stava cambiando, l’era della psichedelica e dei figli dei fiori stava appassendo, sulla scena apparirono i Led Zeppelin che, con la loro intensità sonora, preannunciarono l’arrivo degli anni settanta…decennio straordinario ma ben diverso dal precedente.

Jimi si trovò confuso dinnanzi al cambiamento e tutto fu accentuato ancora una volta dai gravosi problemi inerenti alle droghe, al management e alla costruzione degli Electric Lady Studios di New York, che stavano costandogli una fortuna. Jimi mise insieme una band che chiamò Electric Sky Church (conosciuta anche come Gypsy Suns And Rainbows) con Billy Cox (che aveva conosciuto nel suo periodo antecedente all’arrivo in Inghilterra) al basso e il fido Mitch Mitchell alla batteria. Ai due affiancò un chitarrista ritmico e due percussionisti, ma la cosa non funzionò mai a dovere.

Con questa formazione affrontò il festival di Woodstock nell’agosto di quell’anno e pur rimanendo un concerto indimenticabile di Hendrix, ‘è sintomatico il fatto che il pezzo con cui  identifichiamo Jimi a Woodstock è ‘The Star Spangled Banner’, la drammatica versione dell’inno americano dove Jimi suona da solo. Ad aggiungere ulteriori difficoltà arrivò la notizia riguardante beghe legali legate a presunti diritti che Jimi doveva ai titolari del contratto che aveva firmato ai tempi della sua ‘assunzione’ con Curtis Knight. Billy Cox ‘ La faccenda della Band Of  Gypsys girò intorno al problemi contrattuali che Jimi ebbe, così io e Buddy Miles cercammo di aiutarlo. Jimi ci disse che stavano per fargli una causa da cinque milioni di dollari e che aveva deciso di  preparare un album live e di darlo a chi stava cercando di incastrarlo, per risolvere il problema. La prima scelta cadde su Mitch Mitchell, ma in quei giorni era in Inghilterra, così Jimi chiese a Buddy Miles di suonare la batteria’. Furono organizzati quattro concerti a cavallo dell’ultimo dell’anno del 1969 al Fillmore East i quali furono naturalmente registrati e da cui fu tratto l’album ‘Band Of Gypsys’. I fans di Hendrix rimasero delusi, trattandosi di materiale non altezza di quello contenuto nei tre album precedenti, solo ‘Machine Gun’ pareva essere degna di Jimi Hendrix. In realtà l’album non è male, ma trattandosi di un collage di varie improvvisazioni non ha la consistenza dei momenti migliori.

Billy Cox al basso non è certo un asso e Buddy Miles fece rimpiangere ai fan la agilità di Mitchell.

A proposito di questo capitolo, Eddie Kramer ricorda: ‘Non credo che Jimi fu soddisfatto al 100% dell’album, credo che fosse irritato dalle eccessive ‘attività’ verbali di Miles e dalla non perfetta qualità sonora. I fan pensarono che fosse un album live raffazzonato alla bene meglio e in verità fu proprio così. Ci fu un lavoro gigantesco di editing dato che si trattava di lunghe improvvisazioni che proprio non si adattavano ad essere messe su vinile.’

La Band Of Gypsysprovò a sopravvivere un altro po’, ma quando il 28 gennaio del 1970 al Madison Square Garden di New York Jimi smise di suonare dopo il secondo pezzo e se ne andò via, tutto finì. I critici e i vecchi fan erano convinti che Jimi stesse perdendo mordente e si allontanarono da lui. In compenso gli si avvicinò una generazione meno ‘underground’, meno ‘alternativa’, che ebbe modo di conoscere il movimento dei ‘capelloni’, delle droghe e delle improvvisazioni rock grazie al film documentario sul festival di Woodstock. Erano ragazzi dell’America meno urbana e per loro Jimi Hendrix era il selvaggio che interpretava il rock e che suonava la chitarra con fare teatrale, proprio quando la priorità di Hendrix nel 1970 dieventò quella di concentrarsi maggiormente sulla musica e meno sul fatto visivo. Il 1970 fu l’anno in cui lo smarrimento di Hendrix raggiunse il momento più profondo, pensava infatti che il pubblico non lo capisse a dovere, cercava di stare a galla nel mare dei problemi che lo stavano tirando verso il basso. A questi si era aggiunto quello ‘politico’: il movimento delle ‘Pantere Nere’ lo accusava di essersi venduto ai bianchi. Jimi tentava comunque di andare avanti, di mettere insieme una band e di registrare un nuovo disco. Con il suo Electric Lady Studio ancora in costruzione, cominciò a lavorare al Record Plant. Carlos Santana, che aveva conosciuto Jimi a Woodstock, fu invitato alle registrazioni e così ricorda la sua esperienza: ‘Stavano continuando a registrare ‘Room Full Of Mirrors, avevano iniziato la notte prima ed erano ormai al 25esimo tentativo. Jimi dava le spalle al vetro attraverso il quale noi lo vedevamo, iniziò il pezzo e tutto sembrava procedere bene ma poi prese a divagare e nulla di ciò che stava suonando sembrava avere  più a che fare con il pezzo. Due roadie lo andarono a prendere: aveva bava alla bocca e occhi iniettati di sangue. Avevo sentito di gente che aveva eiaculato mentre suonava un assolo ma non avevo mai visto o sentito uno posseduto da spasmi.’

Nel maggio del 1970 le registrazioni si spostarono nello studio A degli Electric Lady, che furono definitivamente inaugurati il 20 agosto. Una settimana più tardi Jimi volò a Londra in vista di un tour europeo, le sue condizioni erano però tremende dato che il pesante uso di droghe lo aveva indebolito nel fisico e nella mente. Le esibizioni ne risentirono e capitò che in qualche occasione fu fischiato dal pubblico. Tornato a Londra Jimi si sentì confuso, perso ed esausto. Viveva con la sua ragazza Monika in un appartamento e a volte avrebbe davvero voluto dormire per giorni. Droghe, antidepressivi, eccitanti, sonniferi…Jimi non riuscì a sottrarsi dal giogo chimico e finì per pagare il prezzo più alto. Lasciamo alle tante biografie uscite le varie interpretazioni della morte di Jimi, lasciamo ad esse ricami più o meno fantasiosi e per una volta affrontiamo la cosa senza retorica.

Jimi morì alle 11,25 del 18 settembre 1970 all’ospedale di St.Mary’s Abbot a Londra. Il certificato di morte cita quale causa del decesso: inalazione di vomito, intossicazione di barbiturici, insufficiente evidenza delle circostanze. Resta il fatto che Jimi si sentiva solo, così solo senza neppure se stesso…deve essere stato ben triste andarsene così.

Nel marzo del 1971 fu pubblicato l’album postumo ‘Cry Of Love’ e, negli anni immediatamente successivi, ‘Rainbow Bridge’, ‘War Heroes’ e ‘Loose Ends’. Tutti contengono materiale di studio a cui Jimi stava lavorando prima di morire. Il pubblico non gradì, non sapendo che si trattava di materiale provvisorio di un artista che stava cercando nuove direzioni, per tutti infatti Jimi Hendrix significava ‘Purple Haze’ o ‘Voodoo Chile’.

E’ buffo come oggi questo materiale (raccolto nel Cd del 1997 ‘First Rays Of The New Rising Sun’, da considerarsi il quarto album da studio di Jimi) venga ascoltato, analizzato e studiato con massima attenzione e con spirito reverente…Jimi ne sarebbe stato fiero.

DISCOGRAFIA

Parole diTim Tirelli

(Album ufficiali usciti durante la vita di Jimi Hendrix – ad essi va aggiunto ‘Smash Hits’, raccolta contenente materiale tratto dai primi due dischi uscita per il mercato americano).

ARE YOU EXPERIENCED? (1967)


La versione su cd della Polydor del 1993 comprende anche i tre singoli (‘Hey Joe’, ‘Purple Haze’, The Wind Cries Mary’ e relative B side). E’ il primo disco della Jimi Hendrix Experience e con ogni probabilità nessun debutto fu mai così penetrante. Rock diretto ma sempre dilatato da fervori spirituali degni di massima nota. ‘Foxy Lady’, ‘Manic Depression’, ‘Can You  See Me’, ‘Fire’, Third Stone From The Sun’…un trionfo.

AXIS: BOLD AS LOVE (1967)


Fu pubblicato a soli sette mesi di distanza dal precedente ed è un disco che permette alla lunga ombra di Jimi di estendersi sul mondo del rock. Più elegante e rifinito di ‘Are You Experienced?’, Axis disegna con precisione i confini entro i quali una chitarra può muoversi. ‘Castels Made Of Sands’, ‘Little Wing’, ‘Wait Until Tomorrow’, ‘Spanish Castle Magic’ sono diamanti tagliati ad arte.

ELECTRIC LADYLAND (1968)


Lo spazio, l’universo in espansione, il brillare delle stelle, l’impossibilità di avere risposte alle domande che gli uomini si pongono, i colori dei sogni che si fanno giorni di pioggia, la soave inquietudine delle maree…tutto questo è Electric Ladyland. ‘Voodoo Chile’, ‘All Along The Watchtower’, ‘Still Raining Still Dreaming’, ‘1983’…la meraviglia delle emozioni.

BAND OF GYSPYS (1970)


Costruito unicamente per assolvere noie legali e contrattuali, il live in questione non contiene i classici capolavori di Jimi, ma bensì canzoni nate da lunghe improvvisazioni poi ricucite in studio.

Buddy Miles e Billy Cox creano un supporto ritmico ben diverso da quello di Mitchelle e Redding, ma il risultato non è malvagio. Oltre a ‘Machine Gun’, manifesto politico e sonoro che ritrae le tensioni relative alla guerra del Vietnam, anche il resto funziona. Il modo di suonare di Hendrix riesce a colmare il vuoto di melodia e il senso non memorabile delle canzoni presentate.

Quella chitarra sapeva davvero ammaliare.

LA STRUMENTAZIONE

Parole diTim Tirelli

Gli amplificatori Marshall, l’effetto Wah Wah Cry Baby ela Fender Stratocasterbianca…questi sono i primi riferimenti visivi quando pensiamo alla strumentazione di Jimi Hendrix.

In verità le chitarre furono diverse, ma non è semplice parlarne in modo dettagliato perché molte furono rubate dopo la sua morte. Ci si deve così rifare a quelle che appaiono nei filmati e nelle fotografie d’epoca.

La preferita come anticipato fula Fender Statocasterbianca, ma ne vanno ricordate parecchie altre:

Fender Stratocaster Sunburst (periodo londinese 1967)

Fender Stratocaster Grigia (New York 23/08/69)

Fender Stratocaster Nera (settembre 1970)

Fender Stratocaster Rossa (1967)

Fender Jazz Master

Gibson SG Custom

Gibson Flying V

Gibson Les Paul Custom (New Yorl 1968.)

2 Risposte to “Flashes from the Archives of Oblivion: JIMI HENDRIX ‘PER CHI SUONA LA CHITARRA’”

  1. Avatar di mikebravo
    mikebravo 19/11/2015 a 21:47 #

    La storia del rock presenta episodi strani, quasi marziani.
    Quando Hendrix atterra a Londra nessuno lo conosce.
    Arriva da un altro mondo.
    Come reagiscono gli dei della chitarra inglesi?
    Di Jimmy Page non sappiamo nulla.
    Nell’ottobre 1966, pochi giorni il suo arrivo, Hendrix va ad uno show
    dei Cream e sale sul palco per qualche canzone.
    Jack Bruce ha raccontato che Clapton sia rimasto colpito dalla
    tecnica di Jimi tanto da recarsi in studio per provare il pirotecnico
    feedback dell’americano sulle canzoni dei Cream.
    Decenni dopo Bruce dice di avere il nastro della registrazione.
    ERIC CERCAVA DI SUONARE COME HENDRIX MA FU UN
    FALLIMENTO TOTALE.
    La voce che uno suonasse meglio del guitar-god circolo’ e
    tutti andavano a vedere JImi.
    Anche Jeff Beck ando’ a vederlo e fu visto uscire dal club a
    concerto in corso.
    in quel momento entrava Pete Townshend e Beck gli disse:
    STA SBATTENDO LA CHITARRA CONTRO GLI AMPLI….
    DIGLI CHE E’ UNA COSA TUA…..
    Beck mostra distacco ma capisce che sara’ dura competere
    col chitarrista nero.
    Ronnie Wood ne é molto impressionato.

    John Paul Jones h dichiarato che prima degli zeppelin non
    ascoltava musica rock se non Hendrix……

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  2. Avatar di mikebravo
    mikebravo 03/12/2015 a 16:14 #

    Sera dopo sera, dopo aver lanciato suoni di ogni tipo contro chiunque, giungeva il momento più atteso, quando tutti trattenevano il fiato : RED HOUSE.
    Tutti tacevano, lui si calmava, avrebbe cantato e suonato anche senza la band…..
    . ROBERT WYATT

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