Per chi non crede, gli auguri di pasqua possono diventare fastidiosi, a tal punto che diventa automatico ribellarsi a certe stupide regolette, come ad esempio quella di chiamare sabato il sabato. La parola deriva dal latino sabbatum che a sua volta deriva dall’ebraico shabbat che significa “lo smettere (di lavorare)” e dunque “riposo”. Fosse un riposo nero anche anche, ma visto che non è così, oggi lo chiamo saturdì, libera traduzione di Saturni dies, giorno di saturno, come lo chiamavamo gli antichi romani prima dell’avvento del cristianesimo.
Verso le nove di mattina sono in giro in macchina sui viali a Modena che mi ascolto “Absolutely Live” di Rod Stewart, sono soprappensiero, dimentico di svoltare per una stradina per andare da Brian – mio padre – così son costretto a fare il giro per Largo Garibaldi. Son lì che mi appresto a ripartire quando la lucina di un semaforo da rossa diventa verde (come purtroppo sta facendo l’Emilia), quando vedo un santone su di una city bike. Guardo meglio, è March. Agisco svelto sul cellulino, lo chiamo e ci diamo appuntamento da lì a un minuto al Bar Piccolo Diana di via Ciro Menotti.
(March in versione Bicycle race – foto di TT)
Nel tempo in cui ci beviamo un caffè deca (per lui), al latte più svedese (per me) riusciamo a parlare di: quegli stronzi che gli hanno spaccato il finestrino per rubargli la autoradio incorporata nel cruscotto (preventivo della carrozzeria 2400 euro), i Baustelle, i Verdena, Brian e Arrigo, il ventennale dei Tacchini Selvaggi a cui prenderà parte e del fatto che le cose che fanno gli Afterhours sono più alternative rispetto ai pezzi che abbiamo scritto insieme io e lui.
Di nuovo in macchina mi dirigo verso la Crocetta, parcheggio, vedo Brian alla finestra, con la mano gli faccio – con un po’ di ironia – il segno del rock con le corna e il pollice disteso, lui risponde alzando l’indice al cielo…non so perché ma mi vengono in mente Eto’o e Michael De Barres dei Detective. Faccio vestire Brian con i vestiti che ha preparato mia sorella (evidentemente non si fida dei miei gusti) e lo porto a Nonantola. Solita tappa in centro e in un paio di caffè. Al Minibar, il solito Angelo mi accoglie con il solito “Ciao Tirelli”. Son lì che mi bevo un bicchier d’acqua mentre sfoglio la Gazza (inutile che cerchi di far finta di non interessarmi più al campionato) e vedo Brian che si beve il suo Crodino tenendo una mano appoggiata ad una spalla di una elegante signora, anziana, ma più giovane di lui. Intervengo, non voglio che la sua logorrea porti allo sfinimento ignari avventori; vengo a sapere che si conoscono di vista, la signora è così gentile che mi dice di non preoccuparmi e mi chiede se sono il nipote di Brian. Beh, non male.
Benché mi fossi ripromesso il contrario, alle 15 sono davanti a Sky per seguire INTER – LAZIO. Poco dopo l’inizio Julio Cesar si fa espellere buttando giù un giocatore in area. Rigore, uno a zero per loro. Una leggera cupezza piomba su di me, ma sento dentro che vinceremo e che anche alla Lazio verrà espulso un giocatore. Tutto questo accade. In 10 contro 11 giochiamo da dio e segniamo due goal. Ad un certo punto mi unisco ai tifosi allo stadio che fanno la panolada, mi alzo in piedi e agito uno straccio bianco anche io, contro l’arbitraggio a nostro modo di vedere a senso unico. Quando tutto sembra mettersi male e l’Inter inizia a giocare, a rimontare e a far palpitare il mio cuore nerazzurro, il mio lirismo tocca i livelli massimi e mi porta a recitare le epiche gesta dei miei eroi. Ad ogni modo, Yuto Nagatomo miglior terzino sinistro di tutti i tempi.
(nella foto: il miglior terzino sinistro di tutti i tempi)
(Il palazzo del capitano del popolo in centro a Reggio – foto di TT)
Finita la partita, in centro a Reggio alla LIBRERIA ALL’ARCO e nella fumetteria REGGIO COMICS, cena al ristorante cine-giappo e rientro a casa in tempo per il secondo tempo di BRESCIA – MILAN. Sono così carico che inizio a parlare di remuntada sul Milan. Il Brescia nel secondo tempo gioca in modo spettacolare, i rossoneri sembrano alle corde, ma in contropiede segnano e i miei folli propositi di remuntada svaniscono. Fa niente.

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