MARTEDI’ SERA, 18 ottobre 2011:
Alle 19 sono ancora lì che parlo con Barbara, la psicogeriatra di Brian. Parliamo di Reminyl, di piano terapeutico, del castamasso della Cesira e io penso all’incontro di Champions. Sono stanchissimo e devo fare tutto di corsa. In macchina sulla via del ritorno ascolto i VAN HALEN, ma la scossa non arriva. Cena veloce con una passata di asparagi e una svizzera. Alle 20,40 mi accascio sul divano.
Mario, cotto anche lui, alle 19,30 è al Grandemilia che si mangia al volo due pezzi di pizza. Compra due pastine, una buon brut e si lancia verso Borgo Massenzio. Alle 20,41 si accascia anche lui sul divano.
Dennis rinuncia all’ultimo minuto al calcetto, giorni pesi anche per lui, Franco gli dà qualche problema. Arriva come al solito in ritardo e anche lui sbuffa, è stanco.
Ore 20,50 siamo tutti e tre sul divano, davanti a Sky.
Primo tempo discreto, bel goal del Pazzo. L’Inter regge, ma conosciamo i nostri polli e sappiamo che con L’Inter di questi tempi il secondo tempo sarà durissimo.
Con un po’ di autoironia ci stupiamo che che dopo 5 minuti del secondo tempo loro non abbiano ancora segnato. Passano 40 minuti interminabili, ad ogni rilancio in avanti di Julio Cesar non riusciamo mai a conquistare la sfera, il Lille fa il possesso palla e sembra che ad ogni affondo possa pareggiare. Noi soffriamo, ci incartiamo su noi stessi, respingiamo di testa i cross avversari come se fossimo dentro alla nostra aerea a difendere. Tiriamo dei cancheri, diciamo parolacce, urliamo ai nostri giocatori “Vagli sotto, dio pòver!“, critichiamo i cambi di Massimo Ranieri, increduli osserviamo la nostra squadra e vediamo che è solo una whiter shade of pale di quella che era nemmeno due anni fa. Se Page vuole ad un certo punto Webb – l’abitro, fischia e spossati possiamo finalmente tirare il fiato. Guardiamo i goal di questo turno di Champions, felici che il CITY del Mancio ce la abbia fatta e che il Real di Mou abbia fatto un figurone. Sentiamo l’intervista a Ranieri e poi mestamente felici ci salutiamo. Che fatica che è veder l’Inter a volte.



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