La gestione di un vecchio ovvero … BRIAN: his best volume 1

23 Ott

Quante gocce di rugiada intorno a me, 
cerco il sole ma non c’è… 
Dorme ancora la campagna, forse no, 
è sveglia, mi guarda, non so. “

Quando al sabato mattina esco di buon d’ora dalla casa del posto in riva al mondo mi vien sempre in mente IMPRESSIONI DI SETTEMBRE della Premiata, è stato così anche  ieri.

(mattina presto nel posto in riva al mondo – foto di TT)

Respiro la nebbia, penso a lei, e affronto l’attacco delle 4 belve a cui devo dare da mangiare.

(4 gatti affamati all’attacco – foto di TT)

Il viaggio in macchina da Borgo Massenzio a Mutina – attraversando campi sulla tangenzialina campagnola con il sole in fronte – mi serve per spazzare via gli ultimi rimasugli di sonno e per fare il sunto della settimana; il car stereo sputa THE ISLAND YEARS 1969-72 dei MOTT THE HOOPLE.

Ho accompagnato Brian ad un paio di visite: Psicogeriatria prima e controllo pacemaker poi. Entrambe sono andate bene, il piano terapeutico di Barbara dà qualche frutto e la pila del suo cuore funziona ancora. Brian è raggiante, come ogni vecchio ha paura della fine, ha sempre bisogno di essere rassicurato sul suo tempo a disposizione (“Brian, te scamparèe damànt to nòna, fin a nuvantasèe aan”, – Brian vivrai come tua nonna, fino a 96 anni), così quando gli faccio i complimenti lui mi risponde con un sorriso furbetto e con due occhi vispi.

(An afternoon in Psicogeriatria: Brian e la figlia di Brian – foto di TT)

(A morning in Cardiologia: Brian at the  Pacemaker check – Foto di TT)

Arrivo da Brian alla Littlecross, mi vede dalla finestra, si affaccia, lo saluto e lui alza entrambe le mani. E’ un sabato speciale, lo vedo subito, l’umore è ottimo, facciamo finta di battibeccarci prendendoci in giro, ma il mood è ottimo. Bagno, capelli, jeans nuovi, camicia nuova e Brian è pronto per il suo svago settimanale. Sulla strada per Ninentylands Brian sofferma i sui commenti – come sempre – sui campi arati o coltivati, sulle piante, sulle case. Una vecchia casa di campagna è disabitata e lui ridacchiando “Tim, angh’è gnanc na galèina” (Non c’è neanche una gallina). Parliamo di politica, siamo più o meno nella stessa area ma lui vira decisamente al centro mentre io mantengo posizioni più estreme. Ci punzecchiamo.Mi dice che il suo sogno era andare in America ( I Kennedy per lui sono un mito) e io gli dico “Dai Brian, vieni con me, invece che in America andiamo nella grande Madre Russia, nell’Unione Sovietica, dove il socialismo reale ha forgiato una società dove l’uguaglianza tra gli uomini è reale, appunto…”, lui si volta, mi guarda e fa “T’eg vèe po’ te!” (Ci vai poi te).

Parliamo del più e del meno e ad un certo punto mi dice “Te piaci alle donne!”, e io “Magari Brian, ma come ti vengono certe idee?“. Secondo lui alcune delle bariste  (prima una meridionale, ora una cinese) del bar vicino a casa sua che ogni tanto frequentiamo sono affascinate dal sottoscritto solo perché – non sapranno più di cosa parlargli – ogni tanto gli chiedono “come sta suo figlio?“. Ma poi capisco, è un indiretto complimento a se stesso:il figlio di un padre così figo e geniale non può che essere ben considerato e corteggiato.

Al K2 caffè macchiati d’ordinanza, cannolo e krafen, quattro chiacchiere coi suoi amici Peter e Mario.

Peter legge la lunga intervista a Snejider che c’è sulla Gazza, Mario con  ironia dice “Laselel ster c’al gà da lèzer Snaider” (lasciatelo stare che ha da leggere Snejider).

(Tres Hombres al K2: Peter, Brian e Mario – foto di TT)

Un veloce passaggio nella casa dove abitavo prima a prendere qualche altro LP e un po’ di altre mie cose. Mi capita in mano un maglione che mia mamma mi aveva fatto a mano tanti tanti tanti anni fa…che pazienza che doveva avere, e quanto amore per quel suo figlio capellone e rocchettaro…

(“Vecchio maglione, quanto tempo è passato…” Il maglione di Mara – foto di TT)

Brian ha già parlato in centro, al K2 e lì giù con Vasco, ma la prima cosa che mi dice quando rimontiamo in macchina è “Ci fermiamo anche all’altro bar, vero?”

Al Mini Bar, Angelo (di fede bianconera) fa il simpaticone “Ciao Tirelli, vuoi provare per tuo padre un nuovo aperitivo catanese che mi è appena arrivato?” … Brian n0n coglie, ma io capisco subito che allude alla sconfitta dell’Inter col Catania di sabato scorso. “Angelo, fer menga al fùrob. At voi bèen damant un fradel mo ed balòn t’en capès gninto” (Non fare il furbo, ti voglio bene come un fratello ma di calcio non capisci niente). Ritroviamo Mario anche lui lì per l’aperitivo.

Bella mattina, quando Brian è così in forma non è poi così pesante gestirlo. Scende dalla macchina, sorride, è contento, è carico e declama “Ciao Tim, grazie grazie grazie…non ti sbigottir che vincerai la prova! A sintòm stàsira per al superenalòt”.

In macchina TARKUS, l’album degli ELP che mi piace meno ma che sto cercando di riconsiderare. Sto persino pensando di comprare un box set di cui non sapevo nulla e che ho scovato su Internet. (Beppe Riva: nel lontanissimo caso tu stia leggendo queste righe miserelle, illuminami a proposito se sai qualocosa. Thanks)

Dopo pranzo una salto a Bath, da mio cugino Alexemme per riallacciare i rapporti e rivivere per una mezzora i posti dove – alla domenica –  ho passato l’infanzia.

Dal car stereo MESCALERO degli ZZTOP.

I colori dell’autunno nelle nostre semplici campagne emiliane sono davvero belli.

(Autunno a Bagno – foto di TT).

Settimana passata musicalmente prigioniero di un “buraccione”  – come dice RIFF – JOHN MILES, colui che alla fin fine è forse il mio eroe a cui vorrei più assomigliare: cantante incredibile, chitarrista sopraffino e gran pianista.

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