A parte il fatto che uno si adegua e si sdraia sul divano della vita che gli è capitata, cosa si può fare per assaggiare le profondità siderali di cui il proprio animo è alla ricerca? Uno si ascolta SENTIERI NOTTURNI di Sergio Mancinelli su Radio Capital mentre rilegge in versione tutto colore il primo numero di ZAGOR, con i VAN DER GRAF GENERATOR seguiti dagli EMERSON LAKE AND PALMER che aprono il programma citato alle 24 di una sera come mille altre.
Oppure uno si mette in macchina di prima mattina per andare al lavoro se è un venerdì come mille altri e infila nel lettore TALES FROM TOPOGRAPHIC OCEANS degli YES. Doppio album con solo 4 lunghi pezzi che uscì gennaio del 1974… la versione che uno possiede è naturalmente quella digipack rimasterizzata con un paio di bonus track. Sollecitata da tanta quantità di bella musica la mente inizia a lasciarsi trasportare da pensieri che in un primo momento toccano le tematiche essenziali della propria sopravvivenza (“ma chi cazzo sarà il prossimo allenatore dell’Inter?“), ma che poi decollano inabissandosi nello spazio profondo.
Dovrò fare per il resto della vita il tragitto Borgo Massenzio – Stonecity?
Cosa c’era prima del bing bang? Il nulla? E il nulla come si è creato?
E’ proprio impossibile dare una risposta a queste domande? La nostra intelligenza forse non è sviluppata abbastanza per capire queste cose e arrivare dunque alla soluzione? Dobbiamo diventare più intelligenti…come fare? Fino a che i piccoli esseri umani usciranno dal corpo degli esseri umani femminili non ci saranno tante speranze, magari un giorno quando le gravidanze si porteranno a termine fuori dal grembo materno, la testa avrà la possibilità di espandersi e con essa il cervello…forse allora faremo il salto di qualità per quanto riguarda l’intelligenza.
Ecco cosa succede ad ascoltarsi TALES FROM TOPOGRAPHIC OCEANS degli YES di prima mattina in macchina mentre attraversi le campagne.
Tra un pensiero e l’altro ti annienti nella musica, mentre il pilota automatico che hai nel cervello ti guida fino a destinazione. La musica ti solleva e ti sembra quasi di essere ROBIN DELLE STELLE che a bordo del suo veliero sonda le profondità celesti…
Al momento le tue galassie sono campagne delimitate da vie dai nomi strani tipo “Via Della Gattalupa” e dalle storie rimandate dagli accenti del posto.
L’altra mattina assisto ad uno scambio di battute tra due uomini, vicini di capannone; uno chiede all’altro (probabilmente lattoniere o roba simile che stava scendendo dal tetto del suo fabbricato da una lunga lunga scala) se ha poi dato una occhiata anche al tetto del suo edificio, l’altro risponde che vuol guardarci bene e che appena ha un momento farà il lavoro. Ecco la sceneggiatura, in reggiano stretto:
VAIFRO (uomo vecchio dalla età indefinita che ha passato la attività ai figli ma che ancora da una mano): “Oh Giangio, alòra, et guardè anc da me c’al lavor là?”
GIANGIO (artigiano lattoniere di quella indefinibile età tra i 50 e i 60) “No Vaifro, angl’hò mia fàta, sta tranquèl che quand ag’ho un minut ag vag”.
VAIFRO “T’è urènd, da quand te sbagliè al cinghiel te ne piò quel”.
GIANGIO “Va là, Vaifro, va a fèr un gir te e al cinghièl”
“Sei orrendo da quando hai sbagliato a sparare al cinghiale”… ma c’è ancora gente che spara ai cinghiali?
Sabato mattina, vuoi scrollarti di dosso questo freddo siderale assoluto, sulle rive dei fossi c’è ancora un po’ di brina, ma il sole splende la primavera che sta arrivando, hai bisogno di rimetterti in moto così mentre lasci il posto in riva al mondo ti fermi sul ponte di casa, dai una occhiata ai posti che – tra qualche giorno – sono casa tua da ormai tre anni:
(Sul ponte del posto in riva al mondo – foto di TT)
Infilo nel lettore il primo BELLISSIMO disco dei LONE STAR nella recente versione rimasterizzata ed arricchita della Rock Candy:
Quello che oggi viene chiamato CLASSIC ROCK e che allora era magnifico hard rock di stampo inglese pompa nel mio corpo, vorrei spingere sull’acceleratore ma la lunga e tortuosa stradina del posto in riva al mondo non lo consente se hai davanti un trattore…
(Difficile seguire il tempo di DIXIE LEE se hai davanti un trattore nella stradina lunga e tortuosa – foto di TT)
Brian accusa i colpi di una mattina un po’ confusa, devo dirgli e spiegargli tutto, è spaventato da qualsiasi cosa il vecchio. Lo rassicuro con una pazienza e una affettuosa determinazione che a volte mi sorprendo di avere. Non vorrebbe far nulla ma “si fida di me e farà quel che dico”. Espletate le solite formalità, Brian – pulito e fresco come un bocciolo di rosa – si risolleva pronto ad affrontare il suo svago settimanale.
Ninetyland è ancora un po’ assonnata e infreddolita ma il sole batte sulla torre dell’orologio, tra poco il centro si farà più tiepido e accogliente…
(Saturday morning in Ninentyland – foto di TT)
Colazione al K2, Brian sorride contento di essere tra i suoi due vecchi amici, Mario si è scordato di mettere l’apparecchio che l’aiuta con l’udito e fatica un po’ a star dietro ad i discorsi di Brian e Peter saltella tra la lettura degli articoli della Gazza sul’Inter e le sue ormai leggendarie discussioni politiche. Fatica un po’ il vecchio democristiano che è in lui a star dentro al recinto del PD, ma se non altro non tenta di saltare lo steccato.
Un salto in farmacia per prenotare gli esami del sangue per Brian…non vorrebbe farli, scalpita un po’, morde il freno, ma poi si rassegna…povero Brian che tenerezza.
Lo porto al Minibar, solita pizzetta, solite spremute, i mille saluti che riceve dai suoi amici lo ringalluzziscono. Non ne riconosce uno ma dissimula alla grande.
Tornando, sulla Ninentyland road, sondo un po’ la sua memoria:
(Ninentyland road – foto di TT)
“Brian, come si chiamava la tua maestra delle elementari che ti bacchettava sulle dita se non rendevi il giusto onore a quella merda di Mussolini?”
E lui pronto e sul pezzo: ” La Sgarbi! C’la fasèsta!”
Nel parcheggio sotto casa gli scatto una foto, lui sta al gioco perché pensa che sia per il mio “giornale” ( Blog e internet sono un po’ ardui da comprendere per lui), magari è anche così, ma credo che forse un giorno mi farà piacere rivedere queste istantanee del mio vecchio.
(Il vecchio Brian in posa – foto di TT)
Ci accingiamo ad andare in casa, mi guarda e mi dice: “Tim, te tee un bel òm” (Tim tu sei un bell’uomo). Oggettivamente questa è una cosa non vera, ma rido e rifletto sul fatto che forse è solo perché sono più giovane di lui, o forse perché, vivappage, sono ingrassato qualche chilo e mi vede meno emaciato. Oppure, più probabile, sono un bell’uomo perché lui è mio padre. Diavolo d’un Brian.
(Brian e Tim – autoscatto)
Rimango un po’ con lui, accendiamo la tele su Rai 1 (l’unico canale che Brian ormai guarda)…c’è Claudio Lippi che traffica ai fornelli. Mi accorgo che sono secoli ormai che non so più niente della Rai e dei canali in chiaro su quella stronzata malfunzionante che è il digitale terrestre. Malgrado la crisi abbia picchiato duro e continui a farlo sono fiero della mia determinazione nel mantenere l’abbonamento a Sky. Sono in arretrato col sonno, mi appoggio a lui scivolando un po’ sul divano. Mi mette un braccio sulla spalla. Che tenero quadretto. Sono felice, sto risolvendo il rapporto con mio padre pur senza un confronto cosciente. Verso le 12,30 lo lascio nelle mani di mia sorella. Mi guarda con un sorriso malinconicamente felice mentre lo saluto. Mi da un bacio… “Ciao Tim, grazie di tutto”. “Ciao vecchio Brian, hold on and believe”.
Ritorno nelle campagne, ritorno ai LONE STAR.
Appuntamento con la groupie alla Coop. Arrivo prima io, mi metto a leggere le note di copertine del booklet del CD….poi sento un rombo, come se Emerson Fittipaldi stesse sfrecciando col suo bolide nel parcheggio della Coop…rumore di curva presa velocemente ben controllata in controsterzo…DON’T BREAK MY HEART AGAIN degli WHITESNAKE a canna che fuoriesce dall’abitacolo…è arrivata la groupie.
(Lasàurit arriva nel parcheggio della Coop)












Tim, che piacere rivedere la copertina del primo Zagor in apertura…Per quelli della mia generazione è un fumetto “cult”, come si suol dire…Ti elogio per la segnalazione dei Lone Star, e dell’album d’esordio (1976) purtroppo annichilito dall’esplosione punk. Nelle loro file militava il chitarrista Paul Chapman, che sostituirà Schenker negli UFO, e la cover della beatlesiana “She Said She Said” è quello che desidereremmo sempre quando si rileggono i classici, ossia una reinvenzione di spiccata personalità. Quando usci, “Lone Star” era a mio avviso più indirizzato verso il mercato hard rock americano, anche nello stile musicale…In UK “no future” all’epoca, per gruppi cosi. Infine, un’opinione sugli Yes: uno dei grandi gruppi progessive, indubbiamente, ma “Tales” per me era davvero noioso, persino involuto. E non ho mai capito come mai gli stessi (o quasi) che li apprezzavano incondizionatamente, magari parlavano di musica “freddamente estetizzante” per gli ELP. Semmai era vero il contrario. Giudizio di parte, of course.
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Prima di tutto grazie per il commento. Sai che sono di un soffio più giovane di te, per me dunque è stato MISTER NO il fumetto dell’ adolescenza, ma ZAGOR (insieme al COMANDANTE MARK) ha comunque forgiato la mia passione per i fumetti.
Quello che scrivi sui LONE STAR è esattamente quello che penso io. Se la CBS avesse avuto il coraggio di farli uscire e spingerli in USA, sono convinto che avrebbero avuto un impatto notevole.
Ho preso da poco questa nuova riedizione e spero di riuscire a fare la recensione tra breve.
TALES mi intriga. E’ un disco che esige completa attenzione, non facile, ma lo trovo bello e godibile, al contrario ad esempio di Relayer.
Per il resto, pur amando gli YES, sai che non metto in dubbio le gerarchie e che come te non ho nessun dubbio su chi siano stati il gruppo progressive n.1.
Ancora grazie, che BR si prenda la briga di commentare questi miei post prefestivi e festivi è molto lusinghiero.
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