Comprai il suo primo disco, quello del 1977, quasi in diretta e ricordo che mi piacque parecchio. La sua versione di ONE BOURBON, ONE SCOTCH, ONE BEER mi accompagnò lungo i sentieri della tarda adolescenza. Fiutai poi il fatto che quel tipo di musicista rimaneva un po’ troppo legato ai canoni di un genere che spesso risulta ripetitivo, così non ebbi mai un rapporto duraturo con questo bravo e onesto operaio del rock blues. Mi fa piacere constatare che che la carica è rimasta quasi inalterata, che la convinzione sembra quella di un tempo, ma mi chiedo a cosa servano album come questi. Capisco che un musicista di quel tipo, uno con la schiena dritta che non ha venduto mai però vagonate di dischi, debba pur continuare a vivere e quindi a suonare, ma io da ascoltatore devo riconoscere che mi annoio un pochetto nel sentire questo tipo di album.
GOING BACK è un po’ troppo simile a Tush degli ZZTOP, va bene che certi riff in un certo genere si rigenerano a vicenda ma qui mi sembra un po’ forzato. Solita apparizione di special guest (BUDDY GUY ad esempio) che non smuovono granché, solite cover che ormai sono improponibili (SPOONFUL, HELP ME, MAMA TALK TO YOUR DAUGHTER).
Stesso approccio del primo album, stesse metriche, stessi giri…si poteva fare di più. La armonica di CHARLES MUSSEòLWHITE scalda l’animo in un paio di pezzi ma…non è sufficiente …porca vacca, scrivere di questi album fa male, vorresti parlarne in maniere affettuosa ma non ci riesci. Mah.





La cosa più bella è il ringraziamento a “Nanker Phelge” (Mick & Keith sotto mentite spoglie) per averlo avvicinato al Rock e al Blues. Sto riflettendo che con l’Hard Rock era un po’ più facile cavarsela facendo sempre le stesse cose. Più di 30 anni di Blues puro senza cambiare mai non premia, chiedere ai citati ZZTop che a un certo punto hanno preso un’altra strada.
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Grande la presentazione del 45 comprato a 17 anni!!!!!!
Io nel 1977 non sapevo neanche che George esistesse!
Il vinile non morira’ mai!!!!
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