Catch a Train

24 Gen

Una fredda mattina di gennaio, sul treno regionale Placentia-Bonomia. Sono seduto accanto al finestrino e meditabondo contemplo la pianura. Due file più in là sento un uomo parlare al telefono in un italiano con cadenza francese. “Si, va bene, ho capito, ma lascia un po’ di soldi anche a me, non prenderli tutti”. Dal cellulare arriva la voce di una donna, risponde con tono risoluto ma gentile e con un filo d’apprensione “Sì, ti lascio dei soldi, ok, ma non spenderli tutti nel bere, hai capito?”.

Due posti più avanti una coppia di amici che vedo quasi ogni mattina. Hanno più o meno la mia età, sono però vestiti come lo zio Fedele. Uno deve essere un bancario (quello più posato), l’altro un professore di una facoltà universitaria (dal quel che capisco è un precisino di prima riga). Una volta saliti l’uno chiede all’altro “Dove ci mettiamo a destra o a sinistra, dove preferisci?”, aggiungendo una sfumatura politica pseudo ironica. “Ah, guarda un posto vale l’altro, a volte a destra, a volte a sinistra, a seconda di come mi gira, sono contro gli estremismi, sono un moderato”.

Sento che dentro di me Ittod (uno di tre uomini che sono, il senza dio rivoluzionario) ribolle … a forza di essere moderati e conservatori guarda un po’ dove siamo arrivati, guarda in che società di melma ci troviamo, guarda come abbiamo ridotto il pianeta col meccanismo liberale e con quel turboliberismo a cui siamo rassegnati. Puah. Ci dovrà pur essere un sistema più decente con cui amministrare la società …

Ricaccio Ittod al suo posto, come dico spesso non posso mettermi a duellare con tutti, Stefano e Tim riprendono il controllo, mi metto gli auricolari, la riproduzione random del cellulino passa Catch a Train dei Free, Satisfaction Guaranteed dei Firm e, guarda un po’, Ten Years Gone dei Led Zeppelin, la grande bellezza. L’animo si quieta, arrivo a Mutina, scendo, cammino in mezzo alla gente in questa società a me sempre più aliena, attraverso il complesso dell’ex Manifattura Tabacchi, uno spazio che in qualche modo ricorda quartieri industriali vittoriani e procedo verso l’ex convento dove lavoro.

Ripenso ad una frase di Richard Phillips Feynman, fisico statunitense: “Io, un universo di atomi, un atomo nell’universo”. Ecco, appunto, se mettessimo la cose nella giusta prospettiva magari la vita sulla roccia immersa nell’universo in cui siamo forse sarebbe decorosa.

universo

Time keeps moving onFriends they turn awayI keep moving onBut I never found out whyI keep pushing too hard and babeI keep trying to make it rightThrough another lonely day, ooh-whoa

FREDERICK FORSYTH “Il Pilota” (Mondadori 1976)

Mi madre mi regalò questo libro, se non ricordo male, per i miei 21 anni, rammento di averlo letto in un paio d’ore o poco più e con molto gusto, mi piacque proprio parecchio. Poi lo prestai ad un’amica che mai me lo restituì. Prima che Internet diventasse disponibile su larga scala provai a cercalo più volte ma invano. Recentemente ne ho acquistato una copia usata chissà dove e in questi giorni me lo sono riletto, dopo tutti questi anni.

Col senno di poi, dall’alto della mia incerta età, l’ho trovato meno travolgente di quanto ricordavo. In pratica è una favoletta di natale, semplice e breve. E’ curioso constatare quanti anni sono passati e dunque quanto si cambi, quanto il chilometraggio influisca su di te, sulla tua anima che tu ancora pensi fanciullesca. Rileggerlo però mi ha portato dolci ricordi, la mia estrema giovinezza, il mio spirito di allora e soprattutto Mother Mary.

Oh, pilot of the storm who leaves no traceLike sorts inside a dreamLeave the path that led me to that placeYellow desert streamMy shangri la beneath the summer moonI will return againAs the dust that floats high in JuneWe’re moving through Kashmir

LED ZEPPELIN – Los Angel Forum 22 giugno 1977

Il canale Led Zeppelin Boots ha recentemente caricato su Youtube una nuova e aggiornata versione del secondo concerto tenuto dai LZ al Forum di Los Angeles nel giugno del 1977. Ricordo che la serie dei sei concerti al Forum del 1977 sono considerati leggendari e probabilmente furono uno dei punti più alti dell’intero tour. La registrazione è ovviamente audience ma il nuovo transfer di questa Barry G’s source rende questa nuova versione un upgrade su quanto reso disponibile fino ad ora. Dei sei concerti tenuti a LA nel 1977 si è sempre parlato soprattutto di quelli del 21 e del 23 giugno, i famosissimi (tra gli appassionati di live recordings) Listen To This Eddie e For Badge Holders Only, c’è chi dice però che il migliore della serie sia proprio questo del 22 … inizio ad essere d’accordo.

ADDIO A MC

Gli ultimi giorni sono state pesanti, ho perso (e in qualche modo lo stesso si può dire anche del blog) un amico. MC era un mio ex collega, eravamo entrati nella azienda in cui lavoro lo stesso giorno tre anni fa (io, lui e il Fontana Rosa Boy) e benché ci fosse una grande differenza d’età poco dopo fu chiaro che noi due (anzi noi tre) avevamo forti affinità elettive, ed infatti diventammo amici piuttosto stretti e lo rimanemmo ovviamente anche quando lui (e ancor prima il Fontana Rosa Boy) partì per una nuova avventura circa un anno e mezzo dopo. Molto intelligente, aperto alla vita e al mondo, pieno di interessi e di amici, estremamente sensibile, questo era il mio amico. Ogni tanto riuscivamo a vederci, noi tre o insieme al gruppo di colleghi a noi più prossimi. L’estate scorsa era venuto qui alla Domus Saurea durante uno di quegli incontri, a fine settembre venne alla penultima School Of Rock che ho tenuto in azienda ed è stata quella l’ultima volta in cui ci siamo visti. Ricordo calorosi e virili abbracci e il suo magnifico sorriso. Gli ultimi tre mesi dell’anno passato sono stati difficili per me pertanto non sono riuscito ad organizzare l’uscita prenatalizia insieme a lui e allo Rosespring Boy, magari lo avessi fatto, ma lo sappiamo … ognuno è in fondo perso dentro i fatti suoi. L’ultimo messaggio su whatsapp giusto un mese fa, in occasione del mio compleanno

[08:47, 21/12/2023] MC: Mister, tantissimi auguri!
[08:50, 21/12/2023] MC: Come stai? Come festeggerai?
[08:54, 21/12/2023] Tim Tirelli: Grazie amico mio, grazie mille. Speriamo di vederci presto.

Con tanto di cuore da lui apposto alla mia risposta.

Il mio amico se ne andato a metà gennaio a soli 36 anni. Tra le nebbie che avvolgono adesso la mia vita e la vita di quelli che lo hanno amato occorre ora riuscire a scorgere il sole e celebrare la sua di vita, certamente interrotta troppo presto ma vita che è valsa la pena di essere vissuta.

Addio Michael, perdona la canzoncina un po’ così, ma mi mancherai e d’altra parte questo è il mood di oggi.  Addio mio giovane amico, come dicevamo sempre … long live the blues.

Michael, Tim, RoseSpring Boy, dicembre 2022 Modena

Michael, Tim, RoseSpring Boy, dicembre 2022 Modena

PLAYLIST

FINALE

Il gelo dell’ultimo periodo sembra essersi attenuato, si sta qualche grado sopra lo zero e anche per i giorni della merla la situazione non dovrebbe cambiare. Cerco di stemperare i fardelli che ho sull’animo guardando la mia amatissima Inter portare a casa un’altra coppetta, ascoltando l’album del 1977 di Dickey Betts & Great Southern, guardando vecchi film tipo Il Laureato.

I ricordi tuttavia tornano a galla, ma stranamente mi sento saldo come una roccia, certo, a volte li tengo a bada con due dita di Rum on the rocks, ma si vede che dopotutto ho imparato la lezione di Bob Seger.

And sometimes late at nightOh, when I’m bathed in the firelightThe moon comes callin’ a ghostly whiteAnd I recall, I recall
Like a rock, standin’ arrow straightLike a rock, chargin’ from the gateLike a rock, carryin’ the weightLike a rock
Oh, like a rock, the sun upon my skinLike a rock, hard against the windLike a rock, I see myself againLike a rockOh, like a rock

4 Risposte to “Catch a Train”

  1. Avatar di Lucatod
    lucatod 24/01/2024 a 14:02 #

    La settimana scorsa in libreria , mentre spulciavo tra i titoli della Economica Universale Feltrinelli , mi sono ritrovato per le mani Altri Libertini di Pier Vittorio Tondelli. Avendolo letto e apprezzato da studente l’ho acquistato per rileggermelo.
    Se a sedici anni ero stato rapito dal linguaggio senza compromessi utilizzato dall’autore , oggi non posso dire la stessa cosa. Nonostante l’indubbio talento nella descrizione dei luoghi e situazioni , non ho provato empatia o simpatia per nessuno dei personaggi presenti nelle sei storie.
    Mi è parso più un esercizio di stile , un pretesto per quella scrittura che segnò le sorti di questo libro.
    Probabilmente sarò io a non appassionarmi come una volta a questo genere di racconti , nonostante la mia predilezione per i “perdenti”.

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  2. Avatar di bodhran
    bodhran 25/01/2024 a 12:37 #

    Pur avendo ormai visto andarsene tanta gente, e a qualsiasi età, si rimane sempre basiti nel leggere queste cose. Per dire una banalità, 36 anni sono pochi per morire. E per dirne un’altra è un buon motivo per noi che restiamo di celebrare la nostra, cercando di non sprecare il tempo che abbiamo a disposizione.

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  3. Avatar di Giacobazzi
    Giacobazzi 26/01/2024 a 12:05 #

    Il Live in Boston dei Fleetwood Mac contiene una versione da paura di Green Manalishi. Quanto alla vita (e alla morte) concordo con bodhran, cerchiamo di usare al meglio il nostro tempo sul pianeta.
    Un abbraccio a tutta la community

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    • Avatar di Giacobazzi
      Giacobazzi 31/01/2024 a 15:21 #

      Scoperto che nella definitiva conversione (chimica) di Peter Green ci mise lo zampino Uschi Obermaier, che sul blog ricordiamo per la parte avuta nelle vicende degli Stones… non si finisce mai di trovare collegamenti

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