D’amore e di blues

25 Feb

D’amore e di blues, ecco di cosa è fatta questa porca vita, l’amore che si protrae giusto per la durata di Tangerine dei Led Zeppelin, il blues che riempie tutto il resto dello spazio e del tempo.

L’amore e i suoi fugaci aspetti … i baci appassionati, la spada luccicante infilata nel vecchio fodero, le pagine intense di un libro, la magnificenza di un ellepì di (vera) musica Rock, La Rapsodia su un tema di Paganini di Rachmaninov,

il goal dell’attaccante della tua squadra del cuore che dopo un’azione corale insacca nella rete avversaria, un film che ti sconquassa l’animo, un cielo blu, vele bianche sull’orizzonte del mare, la pioggia d’autunno su foglie ingiallite, la neve che scende lieve, un quadro di Caravaggio che col suo gioco di luce ti fa venir meno l’equilibro, il muso di un gatto che si struscia sul tuo, le lotte contro l’ingiustizia, i fumetti di Ken Parker, respirare la nebbia in un giorno di settembre e pensare a te, un bicchiere di rum on the rocks, il blues rurale del Mississippi, il Son Cubano, la Passacaglia Spagnola, il caldo abbraccio di una Gibson Les Paul …

La marea nera dei blues della vita quotidiana, gli impicci abituali, l’incapacità che hanno gli esseri umani di vivere se non in pace perlomeno non in guerra, il tetro scorrere del tempo passato a produrre beni che dobbiamo consumare in misura sempre maggiore, lo sconvolgente minutaggio che passiamo ricurvi su quegli aggeggi infernali che sono i cellulari, l’incapacità dei giovanissimi di ascoltare una canzone per più di un minuto, il malsano egoismo che ci porta a pensare che il pianeta sia nostro, le imposizioni religiose che rovinano e distruggono le vite delle persone, la rigida osservanza del concetto di proprietà privata che ci avvelena il sangue, la brama del potere, il gran numero di politici/potenti/oligarchi inetti e opportunisti che abbiamo messo al governo o a cui abbiamo permesso di trasformarci nella Fattoria degli Animali di Orwell. E noi saremmo gli animali più intelligenti? Davvero? Ah ah ah.

THE EQUINOX ON STAGE

Nell’equinozio di primavera – insieme al mio gruppo – sarò sul palco della BOTTEGA DEI BRIGANTI di Quattro Castella (RE).

WHAT’S UP POLBI?

Scorci di scambi su whatsapp tra me e l’ex Michigan Boy. Ritorniamo sul tema proposto qui sotto.

Un semplice botta e risposta, io gli invio il link qui sotto e lui risponde da par suo.

https://www.nme.com/news/music/artsists-audiences-need-saving-too-venues-fac-featured-coalition-3584454

Polbi: Si interessante. Effettivamente non solo si perde la possibilità per giovani artisti o band minori di andare in tour, ma anche il pubblico si abitua a vedere solo i mega eventi con prevendita 2 anni prima e bagarini online. Oppure ci si deve limitare a band locali che hai già visto cento volte. Per esempio qui a Reggio Calabria, provincia sud dell’impero, fino a una decina di anni fa o poco più, un tour da 1500/2000 euro a data si poteva inserire una data fra centro sociale e locali underground. Ora è impossibile. È rimasto solo un club che ha una programmazione di tour metal e hardcore a rimborso spese, e il centro sociale fa fatica anche a restare aperto. Menomale che è venuto Zerocalcare (senza nemmeno chiedere il rimborso spese e dormendo a casa di conoscenti!). Almeno per una volta abbiamo visto il centro strapieno. Ma è stata una cosa più unica che rara. Eppure io ricordo benissimo i tour di band americane ( ne so qualcosa…) o gruppi come Litfiba, Cccp, Calibro 35, 99 Posse, Claudio Lolli, ecc…tutto sparito. A casa a guardare i talent show e mettere le faccine sui social. Sono diventato un vecchio rancoroso! (Paolo Barone – febbraio 2024)

HONKY TONK TRAIN BLUES (piccole storie dalla strada ferrata)

_Martedì mattina, mi accingo ad attraversare il secondo sottopasso della stazione dei treni di Regium Lepidi diretto al binario 4 che mi porterà come ogni mattina a Mutina, al lavoro. Un po’ di foschia tra i pensieri, il perenne incedere inquieto della mia maruga, la tensione che già sale per la partita di Champions League, l’arpeggio di una mia vecchia canzone che ho ritrovato e riprovato dopo almeno 5 lustri, la paura di un futuro color melma che incombe, il nido di stelle che scompare in lontananza. Avvolto nelle mie paturnie, mentre cammino sulle mattonelle old style del sottopasso vengo rapito da un bip bip continuo … è quello della porta che non riesce a chiudersi di una ascensore che conduce ai binari. Vi sono cartoni all’interno, il giaciglio di qualcuno che ha passato la notte nell’ascensore di una stazione dei treni. Registro il fatto, con rassegnata noncuranza proseguo il mio cammino, ma la cosa mi tocca nel profondo.

PS: per stemperare mi dico che magari quell’ascensore è stata invece l’alcova per un incontro d’amore …

_Stesso mattina, a Mutina uscito dal piazzale della stazione, sull’ampio spazio dell’ex manifattura tabacchi che porta in centro storico, sulla destra seduto su di una panchina un vecchio chiede l’elemosina. Se ne sta lì con un portacenere avvolto nel domopack a mo’ di piattino; composto, dignitoso, con la mascherina sulla bocca, lo sguardo sui lastroni della pavimentazione. La mia rassegnata noncuranza registra la scena, continuo il mio camminare ma nell’anima mi sale l’angoscia, la rabbia, la febbre per l’ingiustizia di questa porca vita e di questa società.

L’ANGOLO DI PALMIRO

Un po’ facebook che mi ripropone ricordi di anni addietro, un po’ il caso che mi rimette sotto il naso sue foto, un po’ io che non riesco a fare senza di lui ma Palmiro, o meglio il suo ricordo, aleggia sempre intorno a me. Poi la pianto, lo giuro, ma per il momento non riesco a non parlarne, mi sembra di tenerlo di nuovo qui vicino a me così facendo … anche perché su questo blog verifichiamo gli effetti che certi eventi hanno sulle vite degli umani e dunque i lettori perdoneranno questa mia continua autocommiserazione. Lo guardo lì, in quella foto, sdraiato su di un tavolo ormai cinque anni fa, fuori nevicava e lui costretto a stare in casa, lui col suo sguardo profondo e sempre teso, come quello del suo umano, a sondare i misteri e i perché della vita.

Venerdì uno scambio con Saura circa questa foto:

[12:18, 23/2/2024] TimTirelli: sembra impossibile poter far senza di lui…
[12:18, 23/2/2024] Saura: eppure lo stiamo facendo…
[12:19, 23/2/2024] TimTirelli: mah, al momento io non riesco …
[12:19, 23/2/2024] Saura: e invece lo stai facendo
[12:19, 23/2/2024] TimTirelli: sarà …
[12:19, 23/2/2024] Saura: Honny aiuta
[12:19, 23/2/2024] TimTirelli: forse

E’ una donna, ha di sicuro ragione lei, ma a me sembra di non farcela. Va beh, la chiudo qui.

I miss you so bad, Palmir …

Palmiro 23-02-2018 … fuori nevicava e gli toccava stare in casa – Foto Tim T.

AC/DC or not AC/DC

L’arrivo del gruppo di Angus in città mi porta a tornare su riflessioni circa la Musica Rock. Un giornalista musicale italiano (uno degli alfieri genere metal in tutte le sue forme), mio amico, su facebook ripropone uno dei suoi cavalli da battaglia: basta ascoltare le vecchie grandi band e darsi da fare per sostenere le nuove band, italiane e non. Nel farlo di fatto soppesa i 100.000 che hanno acquistato i biglietti per vedere gli AC/DC qui a Regium Lepidi in maggio,

“Per principio da anni diserto gli eventi titanici e cose simili, e vivo bene lo stesso. In riferimento alla mia età, ho visto quasi tutte le grandi band al meglio della forma…” scrive.

Io lo capisco, anche io sono scettico circa questi grandi eventi e mi dispiace un sacco che le band di successo abbiano smesso di fare tour nei palasport (intendo alcune date spalmate sul territorio di una data nazione) e ormai siano improntate o costrette a fare eventi unici e giganteschi. Poi arriva Saura e mi dice;

“Ho letto il post del tuo amico giornalista, va bene tutto, ma io  – anche per questioni d’età – non ho avuto l’occasione di vedere i grandi nomi nei loro anni migliori. Io e te siamo andati a vedere gli AC/DC a Imola nel 2015, eravamo a 100 metri dal palco e non vedemmo nulla, dunque adesso che vengono nella nostra città, a due passi da casa, non vedo perché non debba andare e perlomeno cercare di vederli in maniera consona.”

Saura ha perfettamente ragione benché il costo dei biglietti sia davvero offensivo. Abbiamo scelto la fascia più vicino al palco (per provare a riuscire a vederli appunto), 140 euro a biglietto a cui vanno aggiunti – accidenti a loro – 20 euro di prevendita e 13 di altre tasse varie (173 euro a testa). Una vergogna. Comprendendo dunque il discorso del mio amico in questione occorre tuttavia tenere presente che una percentuale del pubblico che sarà presente non andrà semplicemente per partecipare all’evento,  bensì per vedere uno dei probabili ultimi concerti di una grossa band che in qualche modo ha fatto al storia del Rock, tra l’altro in formazione poco rimaneggiata.

Per il resto la diatriba, gruppi vecchi (o antichi come dice lui) / gruppi nuovi è una faccenda delicata … io e il mio amico abbiamo visioni molto diverse a proposito della musica Rock, su cosa essa sia e sullo stato di salute che sta passando. Sono il primo a desiderare di infiammarmi ancora per un gruppo Rock di nuova generazione, ma non mi accade da anni e temo non mi accadrà più. Io evito il metal, pertanto se devo fare riferimento al cosiddetto Classic Rock e al Rock Blues non trovo davvero nessuno (!) che mi faccia vibrare. Greta Van Fleet? Mi fanno ridere (o meglio, piangere), Blackberry Smoke? Compro gli album, li ascolto una volta, forse due e poi – dopo un po’ – li rivendo su Vinted. E questo vale per tutti i nuovi nomi. Jack J. Hutchinson? Un nuovo centurione che fa Rock (ah ah ah) piuttosto di melma, Mississippi McDonald? Noiosissimo Blues Rock di trita derivazione bbkinghiana. E via dicendo. Le nuove band italiane e non? Una canzone dei Saults mi piace, gli approcci di alcuni altri non mi dispiacciono, ma in generale – per quanto mi riguarda – mancano i pezzi e dunque il mio interesse latita.

Qualche scossa qui e là quindi, tipo Amyl and the Sniffers (come dice Polbi ” miglior rock and roll band in giro oggi”) ma è troppo poco.

E allora mi rileggo una riflessione che un altro giornalista musicale amico mio, Giancarlo Trombetti, uno dei miei mentori, scrisse sotto forma di commento all’articolo del 17/08/2023 qui sul blog:

“Non abbiamo più tempo per ascoltare musica brutta o inutile. Non invidio chi fa finta di avere ancora voglia di scoprire quotidianamente soggetti che ricoprirà di aggettivi importanti ed iperboli sprecate per cose che non andranno mai neppure vicino alla Grande Musica che abbiamo vissuto.
C’è chi crede davvero di soddisfare il proprio ego facendolo; crede di avere tempo.
Un abbraccio, Tim. Gc”

Sì, sono dello stesso parere, ovviamente non è affatto questione di essere vecchi, ma del fatto che di grande, grandissima musica ce ne è sempre meno, o che troviamo un altro alfabeto musicale o cala il sipario.

METROSEXUAL

Tiro fuori dalla borsina i prodotti che ho acquistato dalla Manu (nella erboristeria Terra D’Ombra di Nonatown, il mio paese natale), segno il costo nello schema excel delle spese mensili e controllo gli acquisti. Passa la pollastrella … osserva i prodotti poi volge lo sguardo su di me.

“Sono un metrosexual?” le chiedo.

“Sì” risponde scuotendo la testa “an s’è mai vèst Johnny Winter …” non si è mai visto Johnny Winter (usare tutti quei prodotti).

Metrosexual – Acquisti in Erboristeria. Foto Tim T

PLAYLIST

FINALE

Il sabato mattina rovinato da un cappuccino acquoso bevuto colazione in una bar di Nonatown, la giovane addetta di una azienda di logistica legata al comparto automobilistico che sento al telefono per lavoro che pronuncia il nome della marchio Cadillac…Cadìllac, il libro “The Avenging Fury of the Plains John “Liver Eating” Johnston Exploding the Myths Discovering the Man” che dovrò ordinare su Amazon Usa ma che vorrei già avere a portata di mano, la lingua italiana sempre più abusata e imbastardita da quell’idioma gutturale che è l’inglese, certi palazzi di via Bligny che osservo fermo al semaforo di a Regium Lepidi,

Via Bligny, Regium Lepidi – foto Tim T.

il perenne istinto di divincolarsi e ripartire da zero …ma per andare dove poi, constatato che il nido di stelle non esiste, dov’è che devo andare, dove caxxo devo andare?

Mi sento un po’ come Paul Rodgers quando canta Heartbreaker dall’ultimo (1973) album dei Free:

I’m wasting my whole life
tryin’ to make a new start
… to make a new start … o
h la la la la la la
make a new start make a new start
make a new start ….

2 Risposte to “D’amore e di blues”

  1. Avatar di bodhran
    bodhran 27/02/2024 a 09:53 #

    Questa cosa della sparizione progressiva di posti piccoli dove si possa suonare/andare a sentire suonare è una disgrazia, o forse solo una fase. A voler dare ragione al Polbi “vecchio e rancoroso” tocca prendersela con questa smania di visibilità per cui si preferisce postare un selfie per far vedere che si sta partecipando ad un “evento” (penso sempre solo nella speranza di suscitare invidia negli amici/follower o come si chiamano. ‘sta cosa poi che qualsiasi concerto, spettacolo, presentazione di un libro debba essere definita “evento” è pietosa, ma forse sono solo più rancoroso di Polbi). Trovo più bello potersi gustare un live a distanza ragionevole, poter vedere suonare i musicisti, respirare realmente l’atmosfera di un concerto che subire “l’evento” da distanze siderali, guardare dei maxi schermi e avere solo la soddisfazione di cantare a squarciagola (ma anche ‘sta cosa che ormai si va ai concerti per cantare? ma cristo! se avete voglia di cantare fatevi un gruppo e prendete un microfono! altrimenti tacete e fatemi sentire chi sta sul palco).
    Io ora come ora certe cifre non le spendo, potrei spenderle ma non me ne frega più una mazza, non mi interessa mettere la tacca di “ho visto anche tizio o caio” (e non giudico chi lo fa, beninteso), soprattutto quando si tratta di vecchietti che recitano quel che erano 30/40/50 anni prima, il Rock è (mi si perdoni l’espressione poco inclusiva/woke/politically correct) musica da fare “a caXXo dritto”, altrimenti è teatro. Ok, bene, magari suonato decentemente, ma non mi interessa più. Non ho visto un sacco di roba bella all’epoca, sto bene così. Mentre invecchio rancoroso divento anche zen? Boh.
    Sugli sviluppi della musica non so dire, non sono così drastico, roba bella imi passa sotto le orecchie, sicuramente non è rock “classico” ma insisto col dire che quella è una musica tutto sommato sempliciotta, più di tanto in avanti non si può andare con quelle strutture, lo stato di salute dipende, a mio parere, solo da quello. Lo stato complessivo della musica resta lo stesso, tanta roba inutile e poche cose belle. Peccato che se non sono “eventi” non si possano ascoltare dal vivo.

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  2. Avatar di Lucatod
    lucatod 28/02/2024 a 16:09 #

    Tirando in ballo il termine “evento” , non posso fare a meno di pensare ai recentissimi tre spettacoli berlinesi della reunion dei CCCP Fedeli alla linea e al selvaggio accaparramento dei (pochi) biglietti disponibili. La mia compagna (che su fb segue la fanpage del gruppo ) mi ha fatto notare che parecchie persone hanno acquistato più date (vendute a distanza di giorni l’una dall’altra attorno ai 50 euro) , togliendo di fatto la possibilità ad altri appassionati di partecipare. Ho fatto un parallelo con le offerte dei supermercati e alla massa di decerebrati che svuotano interi scaffali del tutto incuranti degli altri.
    Questo si riflette su una buona fetta del pubblico che dei piccoli concerti se ne sbatte , a meno che non si tratti di un vero “evento” e poter dire “io c’ero”. In effetti di rado leggo critiche ponderate , tecniche , scaletta , performance , arrangiamenti etc.

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