Questo è un disco del gruppo/progetto Yuma, capitolo che si aggiunge alla discografia di Johnny La Rosa creato con l’aiuto di Parmiggiani e Tramalloni, validissimi partner musicali di Johnny. Ho riflettuto a lungo se parlare di questo disco visto che conosco Johnny da diversi decenni, se si frequenta il giro dei musicisti e degli appassionati di musica Rock della mia generazione della Regium-Mutina County si finisce per conoscere un po’ tutti, con lui poi il rapporto si è fatto più stretto nel corso degli anni, ad ogni modo mi son detto, il disco mi piace parecchio perché non devo scriverne?
In queste zone Johnny è una sorta di istituzione, un po’ come Southside Johnny and the Asbury Jukes ad Asbury Park, New Jersey o Bob Seger a Detroit, la sua musica composta da un blend aromatico di Rock, Blues, soul, roots e americana riecheggia spesso nei locali qui nell’Emilia centrale. Cantante e chitarrista dotato, sale sui nostri palchi spesso da solo o in compagnia di occasionali compagni di viaggio, una sorta di Robert Leroy Johnson della terra dei Cappelletti.
Tornando a Yuma, si comprende sin da subito che è un progetto importante pieno di musica bella, e di musica bella oggi in giro non ce n’è quasi più, merito dei brani di Johnny e del lavoro dei suoi due pards, Marco Parmiggiani (Rufus Party, Desmoines): chitarre, steel guitar e Ulisse Tramalloni (Julie’s Haircut): Batteria.
Fat City ha un ritmo sostenuto, si tratta di un Rock alla Tom Waits, qualche nuance garage e l’anima Rock and Roll. Bleeding Heart continua sullo stesso sentiero ma è più articolato, un bel Rock americano con accenti contemporanei e la tradizione sempre a portata di mano. Four O’ Clock Flowers … la voce di Johnny e trame sonore che la sostengono, un bordone su cui Johnny lancia il suo blues profondo all’universo.

Con Hammers prendono corpo le ballate da beautiful loser di cui Johnny è un vero maestro. Piena di pathos la steel guitar di Parmiggiani, preciso il lavoro di batteria di Tramalloni. Lowland Night è ritmata, una fugace e introspettiva incursione notturna caratterizzata da una chitarra col wah wah sussurrato ma comunque vibrante. Con Driving Wheel le lacrime iniziano a scendere … brano lento tenuto per mano dalla batteria di Ulisse e cullato dalla bellissima steel guitar di Marco. Questi sono i pezzi per gli uomini di blues come noi, queste sono le canzoni adatte a questo blog. Chapeau, Johnny.

Silver Train rolla veloce su intrecci di chitarre e percorsi che corrono paralleli alle blues highway americane e finisce per buttarsi nel bayou, quello che Ry Cooder ha descritto perfettamente tante volte, nel rivolo chiamato Hell / Hate. Pussy Lover non si discosta troppo, ma certo è più percussiva e decisa. Sweet Temptation richiama alla mente i Rolling Stones degli ultimi decenni, bel Rock, volitivo e denso. Po’ Roustabout è diretta al centro della nostra anima, storie di manovali, di lavoratori saltuari, di poveri diavoli senza abilità particolari, quelli che abitano l’altro lato del sogno americano. Come già scritto qui Johnny La Rosa è un maestro, cantore della popolazione che vive sul confine di non si sa bene cosa. Chitarre che ti accompagnano al tramonto, andamento melodico che appartiene un po’ a tutti, bel tratteggio ritmico e grandi chitarre. Poi, certo, la voce di Johnny scolpita dalle lunghe estati emiliane, dagli odori della grande pianura … la nostra terra, voce abituata al controcanto di grilli e cicale e a cambiare registro quando lento scende l’autunno. In questo campo, per me, pochi come Johnny.
Silent Killer è un crescendo di sensazioni sonore, le chitarre sono di nuovo intriganti e bellissime. In un mondo “Rock” fagocitato dalla narrazione heavy metal, dalle chitarre sempre spinte al massimo, da un approccio tout court e dozzinale mi chiedo se qualcuno si accorga che vi sono maniere diverse, in campo Rock, di far interagire le chitarre elettriche, di “posarle” sulla musica, di interpretarle.
Pouring Rain ci dà di tremolo e di steel guitar, tempo alla Rolling Stones e, cazzo, ancora chitarre sublimi! Pioggia battente su questo bel pezzo sfumato ma di una foggia precisa. Gran drumming (e anche qui si potrebbe riproporre il discorso appena fatto e disquisire sulle batterie metal). Lonely Dream è una sorta di talking blues, un pezzaccio alla John Lee Hooker seppur ovviamente più movimentato e moderno.
Due parole in più per il finale … Nowhere Bound ti spezza il cuore, un inno a chi, come noi, non è diretto da nessuna parte in particolare e se lo è è certo diretto verso i guai. La steel guitar – che ben si amalgama alla chitarra di Johnny – descrive bene la dolce malinconia di chi, lo scriviamo spesso qui sul blog, come noi è alla perenne ricerca del proprio nido di stelle pur sapendo che non esiste; e allora via, incamminàti in solitaria verso strade secondarie e deserte, verso questo infinito quesito: chi siamo, da dove veniamo, dove stiamo andando? Quattro minuti magnifici in cui l’essenza di Johnny La Rosa viene fotografata perfettamente a fuoco … non lo ringrazierò mai abbastanza per canzoni come questa.
La traccia non finisce qui, dopo un minuto di silenzio eccola la ghost track del disco, il solo Johnny con la chitarra, in secondo piano il mondo col suo rumore di fondo ci porta nella “città desolata dei sogni infranti, dove stanno quelli col cuore spezzato”, la Lonsome Town cantata a suo tempo (nel 1958) da Ricky Nelson. Johnny ne dà una versione personale, meno sdolcinata, meno mainstream, di certo più blues (in senso lato). Un altro piccolo capolavoro.

Yuma: Ulisse Tramalloni, Giovanni Bianchi (appare nella nuova formazione), Johnny la Rosa.
Yuma è un progetto vincente proposto da alcuni beautiful losers, progetto che magari si perderà nel marasma isterico di questa era confusa e artefatta dove musica e società si sono ormai perse, ma rimane una isola dove rintanarsi ogni tanto e godere della salubre aria sonora creata da Ulisse, Marco e Johnny La Rosa.
Giù il cappello!
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1. Fat City
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2. Bleeding Heart
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3. Four O’ Clock Flowers
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4. Hammers
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5. Lowland Night
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6. Driving Wheel
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7. Silver Train
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8. Hell / Love
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9. Pussy Lover
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10. Sweet Temptation
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11. Po’ Roustabout
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12. Silent Killer
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13. Pouring Rain
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14. Lonely Dream
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15. Nowhere Bound
Johnny La Rosa : voce e chitarra
Marco Parmiggiani : chitarre, steel guitar
Ulisse Tramalloni : batteria
Registrato e missato da Andrea Rovacchi al Sonic Temple Studio di Parma.
Qui è possibile ascoltare i brani dell’album:

Buondì Magister, Julie’s Haircut è un riferimento alla Driscoll?
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