La neve arriva e cade abbondante sull’est dell’Aemilia et Romania; si ferma a Mutina, a un tiro di schioppo da Regium Lepidi, dove per mezz’oretta flusca, ovvero scende qualche fiocco (o qualcosa di simile), probabilmente immaginario.
Mi ritrovo spesso nei paraggi della finestra nella speranza di vederla scendere copiosa, ma non accade nulla del genere.
Sì, soffro della sindrome del nevofilo.
I sintomi di questa patologia, tutt’altro che rara, sono numerosi e colpiscono soprattutto gli abitanti delle pianure. Il più celebre tra tutti è senza dubbio il lampionismo:
«Una malattia più diffusa di quanto si possa immaginare tra gli appassionati di meteorologia, che si manifesta fin dalla tenera età. Consiste nell’osservazione continua, e spesso del tutto immotivata, del lampione di fronte a casa durante le ore notturne.
Dopo lunghe ore di contemplazione in assenza di precipitazioni, il soggetto affetto da lampionismo inizia a delirare, arrivando ad avvistare fiocchi di neve del tutto inesistenti…»
A questo si aggiunge la spasmodica ricerca di carte meteo, modelli previsionali o notizie capaci di confermare l’arrivo imminente della tanto attesa nevicata.
C’è chi, appena sveglio, tende l’orecchio per cogliere segnali inequivocabili: il rumore di uno spazzaneve, il raschiare di una pala, quel silenzio ovattato tipico della neve.
E poi c’è chi diventa irrimediabilmente meteopatico di fronte alle smentite dell’ultimo minuto.
Ecco, questo sono io.
Quando scende la neve mi sento meglio, ma che ci posso fare se non arriva? Accetto (più o meno) quello che viene.
Di certo mi infastidisce l’avversione della gente per questo meraviglioso fenomeno naturale e mi trovo sulle stesse posizioni di Luca Lombroso, meteorologo extraordinaire, che ogni tanto incrocio per le vie di Mutina, il quale a tal proposito dice:
“Una società globale interconnessa, costruita su ritmi forsennati e sull’illusione del tempo sempre perfetto. La neve cade, rallenta, cambia le regole del gioco. Pretendere che tutto funzioni come se fosse sempre giugno è una scelta nostra, non della natura.”
Non mi resta che godermi questi giorni di freddo intenso. Intendiamoci: nulla di sconvolgente — qui in Val Padana dovrebbe essere la regola — tuttavia l’altra mattina, mentre andavo in stazione, il termometro toccava i –7. Niente male.
La Domus Saurea ridiventa tundra e lo spettacolo mi irretisce ogni volta:
Già, la stazione.
La sera, quando riprendo il treno, ripenso alle vacanze natalizie ormai passate, al nuovo anno appena iniziato, a che ne sarà di me…
SERIE TV
_Absentia ( USA 2017-2020) – TTT¾
Con Stana Katic.
Una serie TV girata come fosse un lungo film, che affronta il terrore dell’incognito, la perdita di controllo, ma anche la rinascita. Tre stagioni di alto livello, sebbene nella seconda e nella terza emergano esigenze rivolte a un certo tipo di pubblico, pur mantenendo la tensione fino alla fine.
_La sua verità (His & Hers) – USA 2026) – TTT¾
Altro thriller degno di nota, sorretto da una scrittura solida e da una regia efficace. Avvincente, con un finale tutt’altro che scontato. Ottime le interpretazioni di Tessa Thompson e Jon Bernthal.
Da segnalare, nella colonna sonora, “Ain’t No Love in the Heart of the City” di Bobby Bland.
TDL 82
Il Dark Lord arriva a quota 82. Auguri.
GATTI ALLA DOMUS
Due passi nei dintorni della Domus. Fa freddo, ci stringiamo nelle nostre giacche a vento; mentre torniamo notiamo un gatto messo piuttosto male, accucciato, con lo sguardo perso nel vuoto.
Cerchiamo di avvicinarlo per sincerarci delle sue condizioni, ma ovviamente fugge; tuttavia deve aver capito che potevamo dargli aiuto, perché dopo un po’ ce lo ritroviamo sulle scale. Una ciotola di cibo fa il resto.
Nei giorni successivi lo vediamo fermo sotto la pioggia: sembra stremato, ma ogni volta che gli mostriamo la ciotola si avvicina quel tanto che basta per riuscire a sfamarlo.
Una sera lo ritroviamo sul terrazzo. Gli mostriamo la ciotola, entra in casa.
È diffidente, pelle e ossa, sporco, senza speranza, ma sembra capire che possiamo dargli una mano. Per un paio di giorni rimane in casa; gli altri gatti non gradiscono e cerchiamo di tenerli separati.
La tutor dei gatti con cui vivo riesce a prenderlo in braccio, lo pulisce, lo coccola: attività, quest’ultima, che sembra stupirlo.
Inutile aggiungere che lo portiamo dal veterinario: flebo, esami, antibiotico e antinfiammatorio. Era quasi in ipotermia. Tre giorni in day hospital parziale e poi a casa, al riparo, nella sua stanzetta.
Mangia, beve, fa i suoi bisogni e contempla il suo mondo attuale, cercando di capire le intenzioni dei due umani con cui interagisce. Pare aver instaurato un rapporto speciale con l’umana femmina, la quale lo ha ribattezzato Gelsomino.
Che ne sarà di noi e del gatto Gelsomino ancora non è chiaro. Gli esami hanno diagnosticato che Gelso è affetto da FIV (Feline Immunodeficiency Virus), un retrovirus appartenente alla famiglia dei lentivirus che causa una sindrome da immunodeficienza acquisita nei gatti, simile all’AIDS umano, ma specifica per i felini e non trasmissibile agli esseri umani né ad altre specie animali.
Per il resto è tutto nella norma, benché lo stato di debolezza sia estremo. Recuperarlo non sarà facile.
Potrebbe essere il gatto di qualcuno che abita nei paraggi e che evidentemente non se ne cura, oppure potrebbe essere un randagio…
Noi abbiamo tre gatti nostri — due dei quali randagi accasatisi qui anni addietro — più due randagi ormai stanziali (uno dorme addirittura in casa in questa stagione fredda). Saremmo più che a posto così, ma come si fa a non aiutare un animaletto bisognoso?
PLAYLIST
Ronnie Lane & the Boys – 1972
Il grande Dick Wagner nel 1978
Ultravox nel 1981
I Clash nel 1978
Il Texas Tornado dal vivo nel 1970
CODA
Cerco di concentrarmi, dunque, sulle mie sciocchezze e sugli stratagemmi per continuare a restare su questi sentieri pieni di sassi…
Vado a pranzo a Castrum Guelfum con Siuviu e la Dinny, poi torno a vedere il mio amico Lorenz con i suoi Black Hearts al Morrison Hotel Pub di Arceto. Non mi perdo la fredda serata di Alex Britti a Parma, approfittandone per dare un’occhiata alla città e ai luoghi dove, decenni fa, ho fatto parte del militare.
Mi ritempro con i soliti krapfen e cappuccino al Bar dell’Antille, prima di fare la spesa settimanale alla Coop di Regium Lepidi.
E finisco per osservare il mondo attraverso il carrello della spesa, soppesando scampoli di vita degli avventori…
Tutto questo per cercare di dimenticare, per un momento, le brutture del mondo che non riconosco più: sceriffi scellerati, maghe magò, eserciti pronti a marciare, odi atavici alimentati, l’indifferenza…
Is this the world we created?
We made it on our own
Is this the world we devastated
Right to the bone?












Fuori tema ma vale la pena un ascolto. Audio eccellente!
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Sì Luc, lo avrei segnalato nell’imminente nuovo articolo.
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