Lo scorso dicembre è comparsa a sorpresa una registrazione non ufficiale delle session relative all’album Outrider del nostro amato Dark Lord, Jimmy Page.
I più attenti ricorderanno che negli anni Ottanta furono trafugate dall’abitazione di Page numerose cassette soundboard – semplici e provvisori missaggi stereo presi direttamente dal mixer – molte delle quali relative a date del tour dei Led Zeppelin del 1973, oltre ad altro materiale legato a diversi momenti musicali della sua carriera.
Si tratta di vere e proprie prelibatezze per i fan più appassionati: quel mondo sotterraneo che ancora sopravvive, fatto di ascoltatori che si dedicano con grande curiosità e piacere al materiale non ufficiale. Non per semplice collezionismo, ma per approfondire, per saziare appetiti giganteschi e per rivivere la grande epopea del rock da una prospettiva più ravvicinata e autentica, priva degli abbellimenti spesso presenti nei dischi dal vivo ufficiali.
Questa registrazione appartiene proprio a quel materiale trafugato dalla casa di Page.
Siamo nella seconda metà degli anni Ottanta. Dopo i due anni trascorsi con i The Firm, Page decide che è arrivato il momento di pubblicare un disco solista. Nel 1987 iniziano le sessioni nel suo studio personale, The Sol.
Per la voce sceglie più cantanti: John Miles, colpito dopo averlo ascoltato dal vivo in un’occasione condivisa; Chris Farlowe, vecchio amico e pallino di Jimmy sin dagli anni Sessanta; e persino Robert Plant, presente in un brano che però non compare in questo bootleg.
Alla batteria troviamo Jason Bonham, figlio del compianto John, e Barriemore Barlow, ex Jethro Tull.
Al basso, inizialmente, era previsto Tony Franklin, ma il suono del fretless non risultò adatto al tipo di rock che Page aveva in mente. Furono quindi reclutati due turnisti: Felix Krish (già con Bad Company negli anni ’90 e con i Foreigner) e il venezuelano Durban Laverde, che aveva collaborato, tra gli altri, con Joan Armatrading, Manfred Mann’s Earth Band, The Hollies e con Mick Jagger.
Il disco esce nel giugno del 1988. Ottiene un successo moderato, ma conquista comunque il disco d’oro negli Stati Uniti. Inizialmente Page lo aveva concepito come un doppio album, più articolato e con una maggiore presenza di brani strumentali; successivamente, però, preferì optare per una soluzione più compatta.
Wasting My Time (Instrumental Version) non brilla particolarmente. Rimane un brano vivace, ma privato del cantato perde gran parte del suo mordente e finisce per risultare un po’ monotono.
Unknown Instrumental #1 è un’improvvisazione costruita su un classico giro rock’n’roll. Nulla di memorabile: Tony Franklin e Jason Bonham non riescono a imprimere sufficiente swing, e l’insieme scorre senza particolari guizzi. Interessante, invece, l’assolo eseguito con lo string bender, anche se resta nell’ambito dell’ordinaria amministrazione. Si ha l’impressione di un momento di riscaldamento, con Jimmy Page che inserisce vari richiami a Chuck Berry, peraltro non sempre precisissimi.
Writes Of Winter è decisamente più interessante. Dopo quasi tre minuti in cui viene provata la struttura del brano che conosciamo, una breve pausa introduce un riff inedito, dall’andamento vagamente hard rock con venature funk e soluzioni chitarristiche marcatamente pageiane. In questo contesto, però, il basso fretless non funziona: il timbro risulta troppo morbido per sostenere efficacemente il riff.
Wasting My Time (Take #1), con la voce di John Miles, è sicuramente più godibile, pur priva delle sovraincisioni chitarristiche che arricchiranno la versione definitiva.
Wanna Make Love appare già ben strutturata, anche se la linea vocale non è ancora quella definitiva. Qui John Miles sembra evocare il Robert Plant dei tempi d’oro: il tentativo è evidente, ma il risultato non convince del tutto. Ancora una volta il basso fretless risulta poco adatto al contesto. Non sorprende, quindi, che nella versione finale di Outrider Franklin compaia soltanto in un brano.
Seguono tre riprese di Judas Touch (Take #1, #2, #3), brano già noto ai collezionisti perché apparso in passato su un altro bootleg. Ci si è sempre chiesti quale fosse la sua origine, dal momento che suonava “diverso” rispetto al resto del materiale legato a Jimmy Page.
Si tratta infatti di un hard rock melodico e fortemente radiofonico, probabilmente pensato per il mercato statunitense meno esigente. Da tempo circola la voce che potesse trattarsi di un brano solista di John Miles, sul quale si sperava che Jimmy incidesse un assolo in grado di conferirgli maggiore personalità.
Wasting My Time (Take #2), anch’essa con il cantato, non si discosta molto dalla Take #1: struttura e impostazione restano sostanzialmente invariate, con differenze più di dettaglio che di sostanza.
Blues Anthem è uno dei brani di Outrider che preferisco. In questa versione è proposta solo in veste voce e chitarra: una scelta interessante, ma forse troppo scarna per lasciare davvero il segno. L’intensità c’è, ma manca quella profondità sonora che nella versione definitiva contribuisce a renderla più coinvolgente.
Train Kept A Rollin’ (Take #1) non si discosta molto dall’approccio adottato dai Led Zeppelin nel tour del 1980. Alla voce troviamo Chris Farlowe, la cui interpretazione è decisamente più blues rispetto a quella proposta durante l’Outrider Tour con John Miles. Personalmente la sua resa non mi dispiace affatto: meno epica, forse, ma più ruvida e coerente con la matrice del brano.
Hummingbird (Take #1 e #2), il celebre brano di Leon Russell, rappresenta uno dei vertici assoluti di Outrider, con Jimmy Page su livelli espressivi altissimi. Qui la produzione è quasi inesistente, l’approccio è un vero e proprio “back to basics”, eppure il risultato riesce comunque a funzionare.
Unico vero neo, ancora una volta, il basso fretless, che in alcuni passaggi risulta fin troppo invadente. Farlowe tende a “cantarsi un po’ addosso”, ma la sua prova rimane nel complesso azzeccata.
Dalla registrazione manca però l’assolo di chitarra che nella versione definitiva dell’album è semplicemente una meraviglia: un’assenza che si fa sentire.
Unknown Instrumental #2 è una cover strumentale di Can’t Be Satisfied di Muddy Waters (Mr McKinley Morganfield), uno dei miei brani blues preferiti in assoluto.
Uno dei momenti più leggeri e memorabili del tour 1977 dei Led Zeppelin, per quanto mi riguarda, resta l’esecuzione improvvisata del pezzo da parte di Robert Plant e Jimmy Page a Los Angeles il 27 giugno 1977: un frammento spontaneo, quasi cameristico, che mostrava il lato più autenticamente blues del gruppo.
https://www.youtube.com/watch?v=4-oG4xUoqpo&list=RD4-oG4xUoqpo&start_radio=1
Qui Jimmy si cimenta naturalmente alla slide. Il lavoro del basso, però, non convince: è vero che nel blues può essere interessante inserire qualche “ingrediente segreto” per personalizzare l’arrangiamento, ma l’approccio di Tony Franklin risulta fuori contesto. La ripresa è completa e si percepisce che i musicisti hanno lavorato seriamente sul brano; resta la curiosità di sapere se esista anche una versione con il cantato di Chris Farlowe. Personalmente, avrei voluto ascoltarne una reinterpretazione ufficiale e definitiva firmata Page.
Si prosegue con tre versioni di Prison Blues (Take #1, #2, #3). Per quanto ami visceralmente quando Page si confronta con il blues, ho sempre considerato Prison Blues un episodio superfluo, non degno di figurare sull’album ufficiale. Più che un brano compiuto, sembra un esercizio da sala prove: certo, la chitarra è quella di Jimmy Page, ma al di là delle sue svisate e degli assoli – sempre degni di nota e capaci di far esultare noi fan del Dark Lord – il pezzo resta fin troppo standard.
Queste versioni sono eseguite “live in studio”, con Page che sviluppa gli assoli mentre il brano procede, senza sovraincisioni evidenti. Gli assoli sono ispirati, ma la struttura rimane dozzinale e il testo, francamente, imbarazzante. Farlowe indulge in una certa enfasi retorica, mentre ancora una volta il basso fretless di Franklin appare piatto e poco incisivo.
Le Take #1 e #2 superano i sette minuti, mentre la Take #3 si attesta intorno ai sei minuti e mezzo.
Train Kept A Rollin’ (Take #2) ricalca sostanzialmente la Take #1, senza variazioni significative nell’impostazione generale.

OUTRIDER jimmy page band 1988: left to right Durban Laverde, Jason Bonham, Jimmy Page, John Miles the great
Una registrazione dunque essenziale per i fan di Jimmy Page, ma tutt’altro che indispensabile per gli appassionati generici di rock.
Nel 1988 titolai in modo roboante l’articolo che scrissi per la fanzine Oh Jimmy — che allora dirigevo — “Album Of The Year”. Col senno di poi, è evidente che l’entusiasmo del momento ebbe la meglio sulla lucidità critica. Outrider resta un buon disco di rock vecchio stile, dignitoso e a tratti ispirato, ma nulla di più.
Page avrebbe forse dovuto mostrarsi più determinato, circondarsi di una produzione più al passo con gli anni Ottanta e, soprattutto, scegliere qualcuno capace di stimolarlo creativamente nei brani cantati. Il risultato finale è disomogeneo: un paio di episodi hard rock piuttosto ordinari, nei quali sembra quasi inseguire l’ombra dei Led Zeppelin (i due brani con John Miles), e una manciata di blues non sempre centrati, affidati alla voce di Chris Farlowe.
Non è materiale sufficiente, probabilmente, per sostenere il peso simbolico di quello che avrebbe dovuto essere il grande ritorno dell’ex chitarrista dei Led Zeppelin. Rimane un capitolo interessante, a tratti affascinante, ma lontano da quell’evento epocale che molti di noi — me compreso — avevano immaginato.
(setlist of the youtube clip is in a different order)
(qui l’album ufficiale completo)
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track list official album
- Wasting My Time (written by Jimmy Page and John Miles, with John Miles on lead vocals);
- Wanna Make Love (written by Jimmy Page and John Miles, with John Miles on lead vocals);
- Writes of Winter (written by Jimmy Page, instrumental song);
- The Only One (written by Jimmy Page and Robert Plant, with Robert Plant on lead vocals);
- Liquid Mercury (written by Jimmy Page, instrumental song);
- Hummingbird (originally written by Leon Russell, with Chris Farlowe on lead vocals);
- Emerald Eyes (written by Jimmy Page, instrumental song);
- Prison Blues (written by Jimmy Page and Chris Farlowe, with Chris Farlowe on lead vocals);
- Blues Anthem (If I Cannot Have Your Love…) (written by Jimmy Page and Chris Farlowe, with Chris Farlowe on lead vocals).
line up official album:
- Jimmy Page – guitars, synthesizers, backing vocals, and production;
- Tony Franklin – bass guitar on one track;
- Felix Krish – bass guitar on five tracks;
- Durban Laverde – bass guitar on three tracks;
- Chris Farlowe – lead vocals on three tracks;
- John Miles – lead vocals on two tracks;
- Robert Plant – lead vocals on one track;
- Barriemore Barlow – drums and percussion on two tracks;
- Jason Bonham – drums and percussion.
personale tecnico:
- Peter Ashworth – photography;
- Dick Beetham – assistant engineering;
- Steve Horyland – assistant engineering;
- JL – artowkr and cover co-ordination;
- George Marino – mastering at Sterling Sound in New York City;
- Leif Mases – engineering and mixing.
The Sol, Cookham, Berkshire, England U.K.






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