Affacciato alla finestra osservo il mondo che va alla rovina. Polbi mi scrive: “Ma in che cazzo di realtà stiamo vivendo? Non riesco a leggere, a capire quello che sta succedendo in questo scenario.”
Ci confrontiamo sul tema, azzardiamo qualche ipotesi, qualche riflessione, ma nessuna ci convince. Qualche scintilla di luce ci arriva dalla Spagna, ma, seppur luce guida, è solo un barlume: una piccola lanterna contro tenebre urlanti.
Scuoto la testa e, citando De Gregori, maledico il mondo com’è. Continuo con la mia vita.
_Incroci pericolosi
In giro per i corridoi del convento dove lavoro incrocio il Tuscany Boy. È insieme a due clienti ai quali sta mostrando la sede dell’azienda. Mi saluta e spiega loro: “Quello è il nostro musicista, quello che tiene la School of Rock… grandissimo talento”.
_Carrelli della spesa
Sabato, spesa alla Coop. Osservo un uomo ormai vecchio vicino ai grandi scaffali frigo dedicati alle confezioni di carne. Ha il lettore Salvatempo: dev’essere – come il sottoscritto – un aficionado della Coop. Legge il codice a barre di diverse vaschette di carne, dopo averne controllato scrupolosamente prezzo e contenuto, e ordinatamente le ripone nel carrello. Compie questo gesto varie volte. Lo immagino la sera, da solo in casa, a prepararsi la cena.
_Saggezza (Ariel’s blues)
Scambio di messaggi tra me e Ariel, giovane donna che conosco:
A: sono reduce da una notte di lavoro dopo una giornata piena… la mattina anche peggio… mi chiedo quando arriveranno momenti più belli, momenti felici.
T: trovare il proprio posto nel mondo non è facile, ma solo mentre lo si cerca si possono sfiorare momenti belli e felici.
A: sei tanto saggio, Tim, e tanto di conforto sono per me le tue parole… lo sono sempre state! Sono contenta di questa opportunità.
T: amica mia, ho solo un po’ di chilometraggio in più. Ma è anche vero che dobbiamo abbassare le aspettative che ci mettono in testa sin da piccoli… negli Usa hanno addirittura messo la felicità nella Costituzione: pazzi fanatici. È così che si fabbrica gente infelice.
_L’inglese fuori controllo
Qualche giorno fa in macchina. Davanti a me un furgone di un negozio specializzato, adornato di scritte in inglese incomprensibili: spinning saltwater & fresh water specialist. Trattasi di “specialisti nella pesca a spinning in acqua salata e dolce”. Descrivere le attività in inglese, comprensibile solo agli appassionati, farà anche figo, però precipitiamo sempre di più nel mondo dei barbari.
I pantaloni della tuta (e le sneaker bianche)
Un problema al lavoro. Al telefono alle 6:30 del mattino. Anticipo l’uscita da casa e prendo un treno di primissima mattina. Arrivo a Mutina nell’attimo in cui i treni locali vomitano gruppi di adolescenti diretti agli istituti superiori. Gradazione cromatica uniforme: nero o toni di grigio. Giaccavento scura della The North Face, pantaloni della tuta (si finirà per usarli anche il giorno delle nozze), scarpe da ginnastica — sì, certo, le sneaker — tutte bianche. Aver vissuto l’approccio technicolor degli anni Settanta mi rende un alieno in mezzo a questi giovani umani.
Honky Tonk Train Blues
In stazione a Mutina, sera. Prima del regionale che mi riporta a casa passa un Intercity che dal Sud va a Milano. La bestia metallica arriva, si ferma, scende il capotreno. Gli si avvicinano tre ragazzi emiliani, con borsoni da calcio di una società locale, e chiedono se, pur avendo l’abbonamento per il regionale previsto da lì a pochi minuti, possono salire così da non perdere la coincidenza per un locale che partirà da Regium Lepidi.
“Dai, salite”.
Passano trenta secondi. Gli si fanno incontro quattro ragazzi neri, muniti di biglietto, per chiedergli la stessa cosa.
“Prendete il regionale che passa tra cinque minuti”.
Azzorre
Anticiclone delle Azzorre, ma il cielo è lattiginoso da settimane, colpa anche della sabbia del deserto africano che arriva fin qui, nella grande pianura del Nord.
Nonostante il poco sole, alla Domus sbocciano i fiori d’albicocco, quelli del Prunus cerasifera (va beh, il marusticano) e i giacinti.
I gatti iniziano a stare fuori tutto il giorno e a godersi la loro vita. Honecker ha due anni e mezzo: da piccolo gattino di 45 giorni è diventato un felino di quasi sette chilogrammi. Il nostro rapporto cresce quasi ogni giorno. Da gatto guidato dagli istinti, sta rivelando una sorprendente inclinazione ad approfondire il legame con i suoi umani.
Intendiamoci, molto diverso dal nostro indimenticato Palmiro, eppure anche il giovane Honny sta sviluppando diversi modi per connettersi con il suo “umano di blues”. Il segnale più evidente sono i suoi sguardi di traverso, testimoni di una complicità non indifferente. E così si finisce per amarlo ancora di più.
DUE GIORNI CON POLBI
Polbi è a Bonomia per un weekend, in occasione di una fiera relativa alla sua attività, e riusciamo a passare insieme i due giorni successivi. La connessione tra Regium Calabriae e Regium Lepidi è allo zenith. Parliamo fitto fitto per tutto il tempo; io e lui ci sentiamo quasi quotidianamente, ma ci vediamo di rado. L’ultima volta era a Roma, aprile 2024. Polbi era già stato da me in Emilia, quando abitavo a Nonatown e ancora non avevo il blog, ma mai qui, in questo posto in riva al mondo.
Due giorni passati tra Mutina e Regium Lepidi, tra cappelletti, lambrusco e cibi vegan-vegetariani per le due donne che ci seguono.
In alcuni momenti lo osservo di nascosto mentre contempla la Domus, i territori che batto, le due città che mi appartengono, e mi chiedo cosa potrà pensare di una campagna proletaria come questa, di una pianura piatta per centinaia di chilometri, di due città magari graziose ma piccole e provinciali… lui che di solito passa dalla maestosità di Roma ai panorami mozzafiato di Scilla.
La libreria All’Arco di Regium Lepidi, la politica, i Led Zeppelin, il rock, la letteratura, gli anni ’80 — che per entrambi non sono stati poi così belli, a dispetto dell’opinione comune che li dipinge come un periodo meraviglioso —, lo shock per essere passati dallo sgargiante technicolor della musica rock degli anni Settanta al bianco e nero assolutista del punk e della New Wave… io e Polbi abitiamo territori comuni, in modo diverso, certo, ma con la stessa sostanza.
UNA DOMENICA DA LORENZ
Qualche problema con una delle mie Les Paul? Niente paura: c’è il mio amico Lorenz, the guitar player extraordinaire. Lo raggiungo a Curte Saviniano, pranziamo insieme, lo guardo sistemare i problemini di Darlene e parliamo incessantemente di rock e di blues. Che domenica bestiale!
SERIE TV
_Under Salt Marsh (UK 2026) TTT¾
Giallo ambientato nelle paludi salmastre del Galles, aria da provincia, drammi umani. Uno dei punti principali di questa serie, tuttavia, è l’osservazione dei luoghi in cui è ambientata. Qui siamo nel blues britannico più profondo e lo scenario acquista una sfumatura epica grazie a un paesaggio a tratti spietato, spartano e comunque affascinante. Buone le prove dei due protagonisti: Jacqueline “Jackie” Ellis, interpretata da Kelly Reilly e doppiata da Chiara Colizzi, ed Eric Bull, interpretato da Rafe Spall e doppiato da Simone D’Andrea. Sei episodi densi, l’ultimo forse meno riuscito degli altri.
PLAYLIST
Jon, Ian e Ashton con Bernie Marsden alla chitarra. 1977.
Gli australiani Chain nel 1971 …verso il blues.
Jackie De Shannon, l’amichetta del Dark Lord, nel 1974
Roberta Flack nel 1973 … Pittore, ti voglio parlare
I cavalieri dalle lunghe ombre 1984
FINALINO
La realtà va vissuta, bella o brutta che sia. Si può pure cercare di cambiarla, di migliorarla, ma talvolta è salutare prendersi una pausa: un momento tutto per sé o da passare con gli altri… vivere per un breve istante come se le brutture del mondo lì fuori non ci riguardassero.
Gli amici, quel po’ di amore che rimane, un nuovo libro da cui non riesci a staccarti (ad esempio, in questo momento L’inverno della levatrice di Ariel Lawhon), la reazione chimica e le affinità elettive tra due persone che portano entrambe a dimenticarsi di sé stesse, l’arpeggio di Bron-Yr-Aur… un po’ di pace, di bellezza, di vita, prima di tornare in trincea a difendere l’eterna ricerca del “Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?”











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