Escatologia laica

22 Mar

Continuo ad osservare il mondo: fuori dalla finestra della “Saureskine House” (© il nostro Jackob), dal finestrino del treno, dagli schermi della TV e dell’elaboratore personale (vabbè, il computer). E per questo continuo a chiedermi quale sarà il compimento della storia, il punto d’arrivo definitivo dell’umanità.

Mi perdo tra i vicoli escatologici della mia maruga… già, l’escatologia (dal greco éschatos, “ultimo”, e lógos, “studio”). Da quando ne parlai anni fa con il magister extraordinarius Luca Baraldi ( https://leadershipaccelerator.it/member/luca-baraldi/ ) questa branca della teologia e della filosofia — che studia il destino finale dell’individuo (morte, giudizio, aldilà) e dell’umanità (fine del mondo, regno di Dio) — fa spesso capolino nella mia povera maruga.
Essa analizza le “ultime cose” e il compimento della storia, risultando fondamentale nelle religioni monoteiste.

L’Escatologia Individuale si occupa di ciò che attende la singola persona dopo la morte, includendo concetti come il giudizio particolare, l’immortalità dell’anima, il paradiso, l’inferno o il purgatorio.

L’Escatologia Collettiva (o universale), invece, riguarda il destino finale del creato e dell’umanità: la fine della storia, il ritorno di Cristo (Parusia), la risurrezione dei corpi e il giudizio finale.

Visto l’uomo che sono, non mi interessa la cosiddetta prospettiva teologica: nel cristianesimo, infatti, l’escatologia non è solo la fine cronologica, ma il compimento delle promesse divine in Cristo. Si parla spesso di una tensione tra il “già” (salvezza iniziata) e il “non ancora” (salvezza piena). E, di conseguenza, non mi interessa neppure l’Escatologia Realizzata, la prospettiva che enfatizza come il Regno di Dio sia già presente nelle azioni e negli insegnamenti di Gesù, piuttosto che atteso come un evento futuro apocalittico.

Ciò che mi prende e mi preme è il significato ampliato: perché, oltre al contesto religioso, il termine può indicare visioni filosofiche o ideologiche (come il marxismo) che prevedono un punto d’arrivo definitivo per la storia umana.

Già, il punto di arrivo definitivo della Storia Umana. Tutto quello che percepisco oggi è tenebra e oscurità; pertanto, non posso che aggrapparmi alla luce debole di quell’unico lampione che, tuttavia, tiene accesa la speranza.

 

Lampione nell’oscurità – Foto del nostro Jackob

Capisco, però, che non posso continuare a peregrinare tra questi sentieri intricati: ogni tanto serve scovare qualche scorciatoia del pensiero. Così cerco una piazza spazzata dal vento, che soffi via i miei blues; una notte a sorpresa, lontano da casa…

Ma poi a casa ci ritorno e, sotto il gelso, al tramonto della Domus Saurea, mi pare di ritrovare un po’ di stabilità, dopo tutti gli squilibri, le vertigini, le pressioni…

Il gelso al tramonto – Domus Saurea Marzo 2026 – foto Tim Tirelli

_Saggistica

Salgo in casa: sono solo, e la calma della campagna circostante ha un effetto benefico sui miei nervi, sempre sul chi va là.
In camera sistemo un po’ di cose; mi cade l’occhio sulla pila di libri sul comodino dell’umana con cui vivo. Mi sembra più alta del solito: controllo e scopro cinque volumi, sicuramente acquistati da poco, probabilmente stimolata dalle chiacchierate che ha fatto a febbraio con Polbi.

La Yamaha Girl si getta a testa bassa, ancora una volta, nella saggistica più spericolata. Dopo alcuni lustri, continua a sorprendermi.

Libri che compra Saura – marzo 2026 – foto TT

_Pasqua alla Coop

Alla Coop, durante la spesa settimanale, incontro una donna di mezza età, con lo sguardo sfilacciato dalla stanchezza: quattro grandi uova di Pasqua esplodono dal suo carrello.

Uova di Pasqua nel carrello di una signora – Coop di Regium L. marzo 2026 – foto di Tim Tirelli

Mi chiedo se la signora celebrerà l’uscita degli Israeliti dall’Egitto e la loro liberazione dalla schiavitù, come vorrebbe la Pasqua ebraica, oppure se festeggerà la resurrezione di Gesù Cristo, avvenuta il terzo giorno dopo la crocifissione, come racconta il cristianesimo, simboleggiando la vittoria sulla morte e sul peccato.

Qui, alla Domus, semmai si potrebbe procedere a celebrazioni che danno il benvenuto alla stagione primaverile; e le uova di cioccolato che compriamo servono solo a sostenere faccende che riteniamo importanti.

Uova Lab Verde RE + LAV – pasqua 2026 – Foto Tim Tirelli

 

_Notte dopo la recente School Of Rock

Solito ritrovo all’Uva d’Oro di Mutina con alcuni ex colleghi. Mentre lasciamo il centro storico, passiamo davanti a un negozio di design: in vetrina c’è il vecchio Darth Vader, in una versione che trovo appropriata.

Dalla vetrina di un negozio di designa di Mutina – marzo 2026 foto Tim Tirelli

_L’inglese fuori controllo … Bad English Blues

Mi fanno male le orecchie: tutti quei termini inglesi infilati a caso nei discorsi lavorativi che sento in giro mi trasformano in Severus Piton, ex Mangiamorte e membro dell’Ordine della Fenice, professore di Pozioni alla scuola di Hogwarts e direttore della casa di Serpeverde.

Repository… deposito, caxxo!
Tool… strumento, per Dio!
Shortcut… scorciatoia, per l’amor del cielo!
Induction… inserimento, reclutamento (nel contesto aziendale), diopòver!
Plus/Minus… ma caxxo, sono parole latine: perché — se parliamo tra italiani — dobbiamo pronunciarle plas e mainus?
Workload… carico di lavoro, eccheccaxxo!
Effort… sforzo, impegno, per la miseria!
“Ecco il draft del verbale”… la bozza, santi numi, la bozza!

Possibile che nessuno si ponga il problema degli anglicismi che ostacolano l’evoluzione autonoma della lingua italiana? Che questo uso fuori controllo di termini inglesi generici impoverisca una varietà di sinonimi italiani ben più precisi? Che, preferendo l’inglese, ci si illuda di avere fascino sociale e di apparire trendy, quando in realtà — a ben vedere — si finisce per produrre discorsi e lessici dozzinali?

Che questo business jargon, gergo aziendale appunto, con la scusa di sintetizzare concetti articolati (e con tutti quei cavolo di acronimi), porti alla fine alla povertà di espressione e, quindi, al decadimento delle facoltà intellettuali e spirituali?

Qui nessuno vuole essere un purista: il prestito linguistico è necessario (purché non si limiti all’inglese, ma coinvolga anche altre lingue — il francese, lo spagnolo, il portoghese, e così via). Tuttavia, devono essere preservate la dignità, le capacità espressive e la bellezza dell’italiano.

SERIE TV

_Pagan Peak (Der Pass) – (SKY – Austria/Germania 2019-2023) – TTTT

Ispirata alla serie danese-svedese del 2011 The Bridge – La serie originale (in originale Bron / Broen), che qui sul blog abbiamo amato tantissimo, Pagan Peak (Der Pass) è una serie austriaca-tedesca che convince su tutti i punti di vista.

Sì, certo, in questi anni di thriller ne sono stati prodotti a bizzeffe, ma questo è uno di quelli vincenti: storie intricate e paurose, raccontate con originalità e precisione. Le immagini, poi, sono spettacolari: le Alpi tra il confine austriaco e quello tedesco diventano un elemento essenziale della serie. Il gelido inverno, le nevicate e il paesaggio, invece di avere sfumature dickensiane, conducono direttamente a una dimensione spettrale e inquietante.

Un plauso anche ai due attori principali: Julia Jentsch, che interpreta Ellie Stocker, e Nicholas Ofczarek nei panni di Gedeon Winter. La prima e la seconda stagione sono di altissimo livello, mentre la terza forse appare un po’ appannata.

Da vedere. Ora disponibile su Prime.

PLAYLIST

_Anthony Phillips (ex Genesis) 2019.

_El Becko, singolo del 1967 

_El Becko col secondo Jeff Beck Group, 1972

_Capaldi (Ex Traffic) nel 1972

_Oscar Di Pietro – Occhi d’angelo 1957 – 

 

FINALINO

Tribolazioni, impicci personali, il vortice del lavoro, il vortice sentimentale, il vortice… — in senso figurato, termine usato per descrivere una situazione di confusione, caos o intensità emotiva.

E allora non resta che abbandonarsi alla purissima musica della Rapsodia su un tema di Paganini, Op. 43, Variazione 18 di Rachmaninov, ed essere finalmente in salvo.

Sergej-Rachmaninov

 

“Rhapsody On A Theme Of Paganini Op. 43 Var. 18 (AndanteCantabile)” – Rachmanino 

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