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Pink Floyd “Wish You Were Here” 50th anniversary reissue (1975 – Columbia/Legacy 2025) – TTTT½

28 Feb

Scrivo di questa nuova edizione per un motivo speciale: la presenza, su un prodotto ufficiale dei Pink Floyd, di una registrazione live del compianto Mike Millard, personaggio di cui abbiamo parlato più volte qui sul blog. Millard era un grande amante della musica rock, la cui passione lo portava, già negli anni Settanta, a recarsi ai concerti dei suoi artisti preferiti con registratori e microfoni nascosti, allo scopo di catturare su nastro le esibizioni.

Pur essendo “audience recordings” — cioè registrazioni prese dal pubblico — spesso queste tracce raggiungono una qualità sorprendente, nonostante non siano professionali. Grazie a queste preziose testimonianze sonore, che si diffondevano tra appassionati (come il sottoscritto), abbiamo potuto vivere momenti magici del rock senza filtri né abbellimenti, sognare e viaggiare nel tempo, illudendoci di essere presenti in quelle arene a vedere e ascoltare i grandi gruppi rock nel loro apogeo, gli anni Settanta.

Per il resto, questa è la ristampa di uno dei tre album dei Pink Floyd di maggior successo: circa 23 milioni di copie vendute nel mondo, di cui 7 milioni solo negli Stati Uniti. Come spesso accade, si tratta della solita edizione di lusso, pensata per capitalizzare ancora una volta sull’epopea d’oro della musica rock, soprattutto oggi che le vendite di supporti fisici sono drasticamente calate.

I Pink Floyd che amo e ascolto sono quelli del periodo 1970-1977, e non potevo ignorare questa nuova uscita. Dal punto di vista concettuale, possiamo dire che Wish You Were Here è, in senso lato, un album blues: un’opera profondamente malinconica che riflette sull’assenza, sull’alienazione e sulla disillusione verso l’industria musicale. I testi, dedicati in parte a Syd Barrett, affrontano il tema della perdita e della distanza emotiva, trasformando l’album in una meditazione intensa su identità, successo e fragilità umana.

Questa nuova edizione è stata rimissata dall’immancabile Steven Wilson. Dovrei approfondire maggiormente l’analisi tecnica, ma mi sento di dire fin da subito che il nuovo mix funziona molto bene.

Shine On You Crazy Diamond (Pts. 1-5) riflette sull’assenza di Barrett, sul senso di colpa per averlo costretto a lasciare la band (anche se, evidentemente, non vi erano altre opzioni praticabili) e sulla disperazione di vedere un giovane amico creativo dissolversi in lontananza. La musica d’ambiente iniziale si evolve lentamente in un blues profondissimo, atipico e privo di influenze dirette della musica nera, ma gravido di sofferenza e al contempo arricchito da interventi chitarristici sublimi. Il cantato entra solo dopo otto minuti, ed è subito definitivo:

Remember when you were young, you shone like the sun
Shine on you crazy diamond
Now there’s a look in your eyes, like black holes in the sky
Shine on you crazy diamond

Quando, dopo l’ingresso del cantato, si unisce il sassofono di Dick Parry, il gruppo ci conduce nelle profondità cosmiche, lasciandoci nuovamente incantati davanti all’immensità della musica rock degli anni Settanta.

Scivolare dentro Welcome to the Machine è un passaggio sorprendentemente naturale, sebbene si tratti di un brano duro e senza compromessi. La canzone è una critica feroce ai discografici, incapaci, secondo Waters, di vedere oltre il profitto. È una potente metafora del sistema — musicale ma anche sociale — che accoglie l’individuo promettendogli successo e realizzazione, per poi inglobarlo in un meccanismo freddo e impersonale. Il testo descrive l’ingresso di un giovane pieno di sogni in un mondo che decide per lui cosa desiderare, come comportarsi e persino chi diventare. Il risultato è un senso di alienazione profonda: l’essere umano diventa un ingranaggio, perdendo spontaneità, identità e libertà creativa sotto il peso delle logiche del profitto e del conformismo.

Sintetizzatori, effetti, tempi dispari e un cantato di Gilmour pieno di impeto, frustrazione e angoscia si intrecciano alla chitarra acustica, che rende umano l’intricato intreccio di suoni elettronici. Un altro momento di altissimo spessore nell’album.

Have a Cigar, scritta da Waters ma cantata da Roy Harper — altro personaggio che conosciamo bene e seguiamo su questo blog — tratta temi simili alla canzone precedente e, in qualche modo, anche a Money (The Dark Side of the Moon). È costruita come un dialogo sarcastico in cui parla un dirigente dell’industria discografica, simbolo di un sistema interessato solo al successo commerciale. Con tono amichevole ma opportunista, si congratula con la band, promette fama e guadagni e si presenta come parte della loro “famiglia”, mentre in realtà vede il gruppo soltanto come un marchio da sfruttare.

La canzone mette a nudo l’ipocrisia e il cinismo del business musicale: dietro sorrisi, strette di mano e sigari offerti come segno di celebrazione si nasconde un meccanismo che riduce l’arte a prodotto e gli artisti a strumenti di profitto. Musicalmente, il brano è instabile, cupo e sorprendente; l’assolo di Gilmour è uno dei momenti più riusciti.

Quante migliaia di volte l’introduzione di chitarra di Wish You Were Here è entrata nella nostra vita, con quel fraseggio immacolato e quel candore musicale così perfetto? Non possiamo che inginocchiarci di fronte a una purezza musicale così completa. Scritta da Gilmour e Waters, è forse l’apice della loro collaborazione. Il testo, scritto da Waters, benché comunemente interpretato come un riferimento a Syd Barrett, secondo l’autore è rivolto a sé stesso: il desiderio di essere pienamente presenti nella propria vita e di liberarsi dalle pressioni esterne per viverla davvero sembra essere il tema centrale della canzone, pur lasciando a ciascuno la propria interpretazione (Gilmour, ogni volta che la canta, pensa a Barrett).

Shine On You Crazy Diamond (Pts. 6-9) chiude l’album con la sua parte finale, evocando una sensazione di opacità sensoriale. Mason trascina il brano con un tempo ostinato, mentre la slide di Gilmour traccia veri e propri graffiti sonori disturbanti, fino a quando, dopo circa quattro minuti e mezzo, si ritorna su sentieri più familiari, pieni di melodie malinconiche e straordinariamente belle, con la chitarra che riprende i colori dell’umanesimo. Gli ultimi segmenti passano nelle mani di Wright, tra sperimentazioni sonore e, verso la fine, echi che ricordano la Madre Cuore di Atomo.

Un album, dunque, di grande spessore: impegnato nei contenuti, ricco di significato e musicalmente ammaliante.

Il materiale bonus è dedicato ai fan più accaniti, mentre il live a Los Angeles del 1975 risulta molto interessante anche per i fan occasionali. Ascoltare la registrazione di Millard, restaurata e rimasterizzata da Steven Wilson, è davvero un’esperienza unica… se solo il grande Mike “The Mike” fosse ancora vivo per poterne godere.

E a proposito, che coraggio avevano i gruppi di allora nel proporre brani di album non ancora pubblicati! Già: nell’aprile 1975 Wish You Were Here non era ancora uscito e, ad esempio, You’ve Got to Be Crazy sarebbe poi stata pubblicata in forma diversa e con altri titoli in Animals del 1977.

Il materiale di The Dark Side of the Moon (1973) viene suonato con estrema sicurezza e convinzione, col pieno dominio dei musicisti. Immergersi in questo concerto dal vivo, chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare… sembra quasi di essere alla Sports Arena insieme a Millard e agli altri 16.000 fan che la riempirono quel 26 aprile 1975.

Mike Millard, we salute you.

Qui sotto il link a youtube completo (16 pezzi)

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Wish You Were Here original 5-track album in the following audio streams (Blu-ray)
  1. 2025 Dolby Atmos Mix
  2. 2011 5.1 Surround Mix
  3. 1975 Stereo Mix
  4. 1975 4.0 Quad Mix
Original album (nuovo mix in Dolby Atmos) (CD e LP)
  1. Shine On You Crazy Diamond (Pts. 1-5)
  2. Welcome to the Machine
  3. Have a Cigar
  4. Wish You Were Here
  5. Shine On You Crazy Diamond (Pts. 6-9)
Bonus audio (stereo)
  1. Wine Glasses
  2. Have a Cigar (Alternate Version)
  3. Wish You Were Here (featuring Stéphane Grappelli)
  4. Shine On You Crazy Diamond (Early Instrumental Version, Rough Mix) *
  5. The Machine Song (Roger’s Demo) *
  6. The Machine Song (Demo #2, Revisited) *
  7. Wish You Were Here (Take 1) *
  8. Wish You Were Here (Pedal Steel Instrumental Mix) *
  9. Shine On You Crazy Diamond (Pts. 1-9, New Stereo Mix) *
Live Bootleg (stereo) – captured by the renowned bootlegger Mike Millard at Pink Floyd’s Los Angeles Sports Arena concert on 26 April 26 1975, meticulously restored and remastered by Steven Wilson!
  1. Raving and Drooling (Live from the Los Angeles Sports Arena, 1975) *
  2. You’ve Got To Be Crazy (Live from the Los Angeles Sports Arena, 1975) *
  3. Shine On You Crazy Diamond (1-5) (Live from the Los Angeles Sports Arena, 1975) *
  4. Have a Cigar (Live from the Los Angeles Sports Arena, 1975) *
  5. Shine on You Crazy Diamond (6-9) (Live from the Los Angeles Sports Arena, 1975) *
  6. Speak to Me (Live from the Los Angeles Sports Arena, 1975) *
  7. Breathe (In The Air) (Live from the Los Angeles Sports Arena, 1975) *
  8. On the Run (Live from the Los Angeles Sports Arena, 1975) *
  9. Time (Live from the Los Angeles Sports Arena, 1975) *
  10. The Great Gig in the Sky (Live from the Los Angeles Sports Arena, 1975) *
  11. Money (Live from the Los Angeles Sports Arena, 1975) *
  12. Us and Them (Live from the Los Angeles Sports Arena, 1975) *
  13. Any Colour You Like (Live from the Los Angeles Sports Arena, 1975) *
  14. Brain Damage (Live from the Los Angeles Sports Arena, 1975) *
  15. Eclipse (Live from the Los Angeles Sports Arena, 1975) *
  16. Echoes (Live from the Los Angeles Sports Arena, 1975) *
Videos (concert Screen Films)
  1. Shine On You Crazy Diamond (Part I)
  2. Shine On You Crazy Diamond
  3. Welcome To The Machine
  4. Storm Thorgerson Short Film, 2000
  • * never before officially released

Versioni

  • 2CD+4LP+7″+blu-ray super deluxe box set
  • 2CD deluxe
  • 3LP deluxe
  • single LP ‘flame’ coloured vinyl
  • Standalone blu-ray audio