Conversazione con GIANCARLO TROMBETTI – 2a parte

21 Mar

(seconda parte della chiacchierata/intervista con GCT)

1. Qual è la prima cosa a cui “guardi” quando senti un pezzo musicale?

Alla melodia, alla composizione, alla creatività, alla mancanza di riferimenti certi, al fascino dell’insieme. Non guardo quasi mai, in un primo momento, alla tecnica o alla parte più spettacolare e invadente. In un nuovo ascolto mi colpisce, in primo luogo, l’insieme. Mi gusto molto di più la forza della composizione piuttosto che l’impatto o tutta la panna montata…che è sempre troppa e che tende a nascondere, a mio parere, molte mancanze. Credo che ciò che manchi nel novanta per cento dei nuovi gruppi, sia l’arrangiamento e la forza compositiva. Non si compongono più melodie e arrangiamenti come accadeva una volta. Mancano le grandi canzoni dei grandi compositori e ci si concentra quasi essenzialmente sul muro di suono o sulla tecnica, che poi resta fine a se stessa. Alle nuove leve manca l’anima, a mio parere.

2. Cosa fai adesso? Hai qualche progetto per il futuro?

Da quando ho creduto fosse arrivato il momento di fare “il libero professionista”, tanto mi aveva stancato l’ultima esperienza dentro una tal azienda, mi sforzo di galleggiare tra una marea di presunti editori che hanno mille voglie, poche idee confuse ma  in compenso non una lira…per fa’ balla’ un cèo…come si dice in Toscana…quindi mi sono adattato, progressivamente, anche a lavorare su progetti non necessariamente musicali, anzi, che mi hanno fatto imparare un po’ di altro mondo che non avevo conosciuto. C’è stata una crisi del settore della musica e dell’intrattenimento spaventosa e le cui motivazioni avremo sicuramente il modo di analizzare con calma in altre chiacchierate, dato che sono molteplici e anche difficili da focalizzare; ma, superato il momento durissimo durato qualche anno in modo squassante ma che va avanti tutt’ora, non è poi impossibile trovare nuovi progetti : è semplicemente impossibile avere certezza di essere pagati! Pare che nessuno abbia più una lira e vieni pagato o, perlomeno, rispettato nella tua posizione solo se sei raccomandato, parente di un politico o direttamente da riferirsi a una struttura partitica. In tutti gli altri casi sopravvivi, tra mille richieste di pagamento di arretrati e di rimborsi spese che non arrivano mai…dico sempre che se solo potessi recuperare la metà dei crediti che ho lasciato in giro, potrei tranquillamente ritirarmi in campagna…  Al momento sto facendo una consulenza per una società di produzione milanese, sto cercando di portare avanti con due colleghi di anni un progetto musicale molto divertente, per me…ed avendo sentito il buon vecchio Piergiorgio Brunelli un po’ prima di Natale, stiamo, a pezzi e bocconi, vedendo se riuscissimo a trovare la congiunzione astrale per metter in piedi…una cosa molto carina per tanti…e che ti verrà raccontata in anteprima se mai vedrà un filo di luce in fondo al tunnel…

3. Alla nostra età si sconfina spesso nella nostalgia, quale è la cosa che ti manca di più?

Mi manca la libertà di pensiero dei vent’anni. A quell’età non senti il peso della vita, non vedi il grigio che ti circonda, immagini che nessuno morirà mai e che nulla potrà renderti meno forte. Hai davanti a te solo luminose speranze. Poi invecchi e capisci quanto sadico sia l’invecchiare e quanto pesi progressivamente la paura che hai… un po’ per tutto, non necessariamente per te. Aumenta il senso di protezione, la malinconia, pesano di più le cose che ti mancano rispetto a quelle che hai. Pensi alle occasioni perdute che resteranno tali e agli amici che non ci sono più. Vivi una sorta di perenne lotta interiore, dove il cuore è sempre giovane e spensierato, ma intorno i colori non sono più vivi come un tempo.  Vorresti avere con te alcuni amici e alcune persone importanti e questo non è sempre possibile. Forse la cosa che ti pesa, ogni giorno di più, è il senso che ti venga a mancare il tempo per fare tutto quello che vorresti poter fare…

4. Quando si tratta di concerti rock vissuti in prima persona, quali sono i ricordi a cui sei più legato?

Ah, beh…questa è facile…credo di aver visto tonnellate di spettacoli, forse molti di più di quanti avrebbero meritato la mia attenzione. Ho visto tanta fuffa e tanto talento. Tanti grandi spettacoli ben organizzati e tanta robaccia da campo nomadi. Ovvio che i primi concerti ti restino più impressi, non fosse altro per l’emozione che ti hanno lasciato e l’adrenalina che ancora ti scorre dentro quando ci ripensi…è molto facile dirti il mio primo concerto di Zappa, due ore e venti che credo di aver vissuto senza respirare, in totale apnea, e di cui ho un ricordo vivissimo, nitido. Poi le sbirciate dai vetri fumé del Piper di Viareggio, i primi anni settanta, dall’altra parte della strada dove vivono i miei, e le prove di Rory Gallagher, dei Tempest, Dei Van Der Graaf, dei Genesis, dei Patto…ed i concerti dei Pink Floyd: immensi, spettacolari, commoventi. E, ovviamente i Led Zeppelin, su qualunque altro gruppo rock. Poi direi i Grateful Dead, ore ed ore di musica senza confini e i due concerti degli Allman Brothers al Rainbow…dei grandi raduni ti direi Donington e Reading in Inghilterra e Sonoria, quello messo in piedi dal miglior organizzatore italiano, Claudio Trotta.

5. Con che impianto Trombetti ascolta musica? Puoi entrare nel dettaglio?

Ne ho posseduti diversi, nel corso dei miei perenni trasferimenti. Oggi ne ho due, uno a casa di mia mamma ed uno a casa mia. Ho un impianto Kenwood ed un Sony; le casse sono sempre AR. Le mie adorate JBL le ho lasciate a Roma, ma mi hanno promesso – sono lì da vent’anni – che torneranno dal papà presto…ascolto ancora cassette, ogni tanto…possiedo una collezione di migliaia di concerti che non ho mai trasferito su cd…ne ho 1200 solo di Zappa…mi sono adattato ai cd che non mi sono ancora andati giù e che apprezzo solo per la praticità (me li posso portare dietro anche in auto) e per il fatto che sono meno deteriorabili. Ma resto ancora affascinato dal vinile, quando prendo in mano un mio vecchio disco e mi leggo le note di copertina senza dover ricorrere a lenti d’ingrandimento, quando mi perdo nelle cover d’annata, mi pare di stare osservando un’opera d’arte. E probabilmente, spesso, è proprio così.

6. Un amante della musica della nostra generazione non può che essere affezionato al vinile, tu riesci a provare qualcosa di simile anche per i CD, magari quelli in deluxe edition?

Beh, diciamo che ho imparato a conviverci. Come ti ho appena detto non mi perdo neppure con le edizioni speciali che, oltretutto, sono costosissime. Li acquisto perché non potrei farne a meno, ma se solo potessi, lo farei. Intavoliamo una discussione sul passaggio dal vinile al cd e vedrai quanti cadaveri torneranno a galla…ti ricordi, ad esempio, del mini disc della Sony ? In ogni caso, per essere tranciante : no, l’affetto che provo coccolandomi un vinile gatefold non lo proverò mai per nessun pezzettino di plastica color alluminio…ti racconto un piccolo episodio : stavo parlando con Robert Plant, che tu dovresti conoscere, perché stavamo trattando i termini di alcune riprese; mi ero portato dietro un paio di copertine degli Zeppelin da fargli firmare. Un paio di amici mi avevano dato le loro copertine di cd da firmare. Quando gli passai il cartoncino di “Houses of the Holy”, lui prima di firmare si fermò un attimo a riflettere…così gli dissi che avrebbe potuto firmare ovunque, non avrebbe certo rovinato l’aspetto…e lui ci pensò un attimo, e sospirando mi disse : “Stavo pensando a quante session avevamo fatto per questa copertina, quante prove di colore, quanti scarti…ed adesso non è altro che un pezzettino di carta dentro un pezzettino di plastica!”…

7. Ti senti più vicino alla scuola inglese o a quella americana, parlando naturalmente di musica rock?

Equidistante. Riconosco i meriti di entrambe. Gli inglesi hanno preso bene gli stimoli degli americani, che sono stati quelli che hanno inventato il rock and roll, e gli americani hanno re-imparato la lezione facendola propria. Apprezzo entrambi. E do loro il medesimo peso.

8. Che rapporto hai con gli mp3, li usi senza troppi problemi o sei anche un cultore del lossless (file senza perdita di qualità)?

Me ne frego. Li uso per quel che sono : un modo come un altro di ascoltare musica su di un pc che non è certo un impianto stereofonico. Ogni tanto mi metto insieme un cd autoprodotto…che ascolto in auto, ma quando li sento distorcere abbasso e tiro due moccoli…robaccia per ragazzini che non hanno ancora capito la differenza tra un suono pulito ed una schifezza. Ma anche questo fa parte del Grande Discorso sul Declino della Musica…

9. Qual è lo strumento musicale che più ti affascina, e nel caso tu ne abbia uno, che marca e che modello?

Non ne possiedo. In verità sono una capra e esattamente come tutti i sedicenti esperti non capisco una mazza di quello di cui mi piace parlare. Ci sono consulenti matrimoniali scapoli; preti che spiegano come comportarsi in famiglia senza averne una; giornalisti sportivi che se fanno un piano di scale prendono un infarto…e musicali che non sanno leggere un pentagramma. Io appartengo a quest’ultima categoria. Sarei stato immensamente affascinato dalla chitarra ma nel momento della mia vita in cui le dita ancora si muovevano e esisteva la possibilità di eseguire un barrato senza spezzarsi l’indice, ero tutto preso dalla mia attività sportiva…

10. Se ti trovassi all’incrocio, una calda sera d’estate verso mezzanotte, lo faresti il patto? Cosa chiederesti in cambio della tua anima?

E’ una bella domanda…da laico dovrei accettare, tanto tutto finisce lì e avrei solo da guadagnarci. Ma nel momento in cui il diavoletto si presentasse vorrebbe dire che lui SAPREBBE che qualcosa da mettere in saccoccia ci sarebbe, quindi, come da buon sangue ligure, mi terrei la mia anima, cercando, casomai, di truffare offrendo altro in cambio…che so…la fede calcistica, piuttosto che accettare la prima tessera di partito della mia vita…e comunque cosa chiederei? Risponderti il denaro e la fama sarebbe troppo facile. Chiunque vuole morire ricchissimo e amato dal mondo. Guardandomi meglio intorno, forse volerei basso – o alto? – chiedendo la serenità.

11. Dai tuoi scritti su TRUEMETAL mi par di capire che tu riesca ad ascoltare il Southern Rock senza farti impressionare troppo dai sapori conservatori, sciovinisti e dai colori della bandiera confederata. Mi spieghi come fai?

Semplice : mi diverto come una iena. Non mi frega niente del messaggio, dato che tutto sommato vi è di ben peggio senza finire a Jacksonville…penso che tutto vada contestualizzato e decodificato. Il Southern è sopra ogni cosa rock con una bella percentuale di blues ed a me piacciono molto entrambi gli ingredienti. Inoltre ritengo, in buona fede, che la qualità delle melodie e degli arrangiamenti dei vari gruppi sia mediamente molto elevata. Penso che sia, sopra ogni cosa, musica nata per rallegrare, per vivere in quel contesto sociale. Non so se ti ricordi la famosa battuta che c’era in Blues Brothers, quando il gruppo va a suonare in quel bar per finanziarsi e finisce per suonare “Rawhide” con gli schiocchi di frusta…”Certo che suoniamo diversi generi di musica, qui! Suoniamo sia il Country che il Western !”…ecco, penso che la mentalità sia quella e l’accetto perché mi piace molto il suono che ne deriva. Genuino e sincero.

Uhm, questa tua riflessione forse da una risposta ai miei mille interrogativi. Ricevo un senso di pace da ciò che hai appena detto. La mia logica un po’ sovietica si scontra con la passione rock blues che mi brucia dentro. Cercherò di trarre insegnamento e soprattutto giovamento dalle tue parole e di godermi il southern rock più serenamente (certo che però i Lynyrd ci mettono del loro: come si fa a chiamare il loro ultimo – brutto –  album God and Guns?).

12. Hai mai scorto nei personaggi che nel corso degli anni hai intervistato, una luce negli occhi che ti ha fatto dire: beh, grand’uomo (o gran donna)?

Sì, certo. Non è accaduto moltissime volte, devo essere onesto. Perché nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di persone dotate di – chi più, chi meno – talento ma che hanno ben poco da dare e da dire. Un po’ come accade con molti nostri calciatori : grandi sportivi, ma capre nella vita. Devo dire che il rispetto per il musicista mi è venuto sempre meno via, via che ho avuto a che fare con loro, che ho provato ad andare oltre l’ultimo disco e la tal canzone. Difatti odio profondamente le interviste in cui si tratta solo di musica e sempre solo con i medesimi concetti. E quando la delusione è stata forte, ho faticato a separare l’amore per il prodotto con la persona. A volte non ci sono riuscito e la sensazione di disagio ha avuto il sopravvento sull’affetto per la musica.  Devo dire che la frase di Zappa sul giornalismo musicale (gente che non sa scrivere che intervista persone che non sanno parlare per gente che non sa leggere), più che profetica sia un vero e proprio dogma. E tranne rare eccezioni, sia lo specchio della realtà. Quando trovavi un genio o era pieno di sé, o aveva solo un paio di neuroni attivi. Quando avevi soggezione di un tipo, dopo un po’ scoprivi che era un povero ignorante con due o tre concetti oltre i quali era impossibile discutere… Vado a memoria e d’istinto…ricordo un Rory Gallagher eccezionalmente disponibile e cortese, un vero gentleman. Ricordo che ebbi una profonda impressione da David Bowie, un lord, educatissimo e colto. Poi Bryan Ferry, un vero, grandissimo signore, di rara cortesia ed educazione. Poi Ray Davies, un uomo con cui parlare di musica era un piacere, aveva sempre un’opinione non banale su tutto. E poi Terry Bozzio, umile e simpatico…e Robert Plant, di cui ho sentito e letto molto e non sempre positivamente ma che con me fu un vero cortese, umilissimo e disponibile gentiluomo. Vorrei aggiungere anche Dweezil Zappa, un uomo che vive con un enorme peso sulle spalle e che è di una semplicità rara. Tra gli italiani, su tutti, Gaber : un vero mostro di intelligenza e cultura e signorilità e poi, per quella che è stata la mia esperienza, direi Dalla e Vecchioni, tra i grandi. Sulle donne non vorrei soffermarmi; direi che prevalentemente mi sono sempre apparse ben più tronfie dei maschietti.  Le più grandi delusioni? I metallari in genere, non faccio nomi per decenza, con Ozzy e Reed e una manciata di altri semi-dei del genere a spargere puzza senza senso…tipo David Coverdale o Gene Simmons…

13. Che canzone o che brano ascolta Giancarlo Trombetti nelle sere un cui si ritrova solo in casa?

Di solito alla sera mi distendo sul divano e dormo alla televisione. Tranne i rari casi in cui c’è un buon programma; e questo accade, appunto, di rado. Se sto lavorando al computer ascolto qualcosa che ho scaricato sull’hard disk, oppure mi diverto ad ascoltare quel che amici mettono come post su quella utile dannazione che è Facebook. Quando decido di ascoltare la musica che mi piace, mi assento e alzo il volume dell’impianto di camera, nel pomeriggio, o mi godo un po’ di cose che posso apprezzare solo io, nella solitudine delle trasferte, in auto…Cosa? Di tutto. Posso scegliere tra ventimila dischi e quasi altrettanti cd…sono anziano, ho avuto tempo di mettere da parte tante perle con calma…

14. Nel congedarci da te vorremmo un tuo pensiero o una citazione che ti sta a cuore.

C’è una frase che mi colpì molto quando, dopo aver sentito quella canzone milioni di volte, dovetti leggere una biografia per coglierne, finalmente il significato. A riprova che quando le cose ti stanno sotto il naso non sempre siamo in condizione di afferrarle…si tratta dell’ultima frase dell’ultima canzone dell’ultimo disco dei Beatles…”And, in the end, the love you take is equal to the love you make”. E credo che la vita sia davvero così.

Giancarlo, grazie per aver accettato questa chiacchierata, per aver avuto voglia, tempo e coraggio di raccontarti.

9 Risposte to “Conversazione con GIANCARLO TROMBETTI – 2a parte”

  1. Avatar di Sara Crewe
    Sara Crewe 21/03/2011 a 15:27 #

    Bellissima intervista, un autentico spaccato di “musica vissuta”: “leggere” la musica, quando è raccontata in questo modo, è altrettanto appassionante che ascoltarla. Tra le tante altre cose, ho letto con piacere l’aneddoto su Robert Plant e le considerazioni sul Southern Rock, che ascolto con piacere, anche se l’ho considerato, a volte, reazionario: qualche anno fa un amico americano cercava di spiegarmi che si tratta comunque di musica popolare, delle “classi lavoratrici”…
    Grazie!

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  2. Avatar di timtirelli
    timtirelli 21/03/2011 a 16:28 #

    Il tuo amico americano mi aiuta a vederla anche in questo modo…musica popolare, delle classi lavoratrici…uhm, interessante.

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  3. Avatar di saurafumi
    saurafumi 21/03/2011 a 16:56 #

    Molto bello, per una “giovinetta” come me, leggere quello che scrive Giancarlo Trombetti. Molto utile. Molto musicalmente istruttivo. Grazie per averci proposto questa intervista.

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    • Avatar di timtirelli
      timtirelli 21/03/2011 a 17:15 #

      “Molto musicalmente istruttivo” eh? Prosa ardita che rende bene il concetto. Grazie “Giovinetta” e grazie Miss Crewe per aver avuto voglia e tempo di leggere l’intervista e il blog. Mi sa che torneremo sul tema “Southern Rock”, Trombetti ha stimolato il dibattito interno che da un po’ non mi fa dormire :-)

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      • Avatar di Paolo Barone
        Paolo Barone 22/03/2011 a 13:06 #

        Bellissima intervista, grazie ragazzi, se ne vedessero sulle riviste di cose cosi….

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  4. Avatar di Danilo63
    Danilo63 21/03/2011 a 18:05 #

    Caro Timoteo, grazie per l’intervista e la disponibilità di Trombetti che apprezzavo già a suo tempo quando leggevo i suoi articoli.

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  5. Avatar di DoC
    DoC 22/03/2011 a 18:13 #

    Bella lì, vecchio. Molto interessante e stimolante, pur da non esperto di Southern Rock, anche se naturalmente mi sono imbattuto a suo tempo nei primi due albums (sì direi proprio che c’era assolutamente ancora il vinile…) dei ZZ Top, alias blues come se piovesse, per citar qualcosa, e anche se Sweet Home Alabama l’avevo sentita prima di vedere Forrest Gump…boh oggi è un pò così così, as my sweet mistress would say…mi sento un pò pirla qui in ufficio a guardar fuori dalla finestra in Piazza Belgioso, con sullo sfondo il mio impeterrito e immarcescibile iPod bianco vintage (cioè grande come un televisore)che manda Keith Emerson che si ostina a picchiare sulla tastiera Pictures from an Exhibition…Let Me Roll It, Let Me Roll It to you…

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  6. Avatar di saurafumi
    saurafumi 22/03/2011 a 18:25 #

    Doc, allora non puoi assolutamente mancare alla prossima prestazione “live” dei Tacchini Selvaggi… :-)

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    • Avatar di DoC
      DoC 22/03/2011 a 18:56 #

      Certo carissima, mandami il flyer ! Spero di potercela fare, se non questa la prossima, logistiche varie permettendo…ci sta un pò di sano buon Southern Comfort, o no ?!?

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