Storie On The Road:IL CATAMARANO LISERGICO

1 Giu

Altra storia di rock raccolta e raccontata dal nostro POLBI.

La scorsa settimana e’ venuta a trovarci Dawn. Lei e’ una cara amica di mia moglie, suona la chitarra e canta in una band di Seattle, dove ci ha ospitato piu’ volte in questi anni. E’ una ragazza molto indipendente e stilosa, appassionata di chitarre graffianti ma anche, e molto, di moda e mode. Siamo stati un po’ insieme in questi giorni pre estivi, ma io un po’ preso dal diving, un po’ perso nelle mie cose, non ero riuscito a stabilire un contatto umano vero che andasse oltre le solite banalita’ di circostanza. E cosi’ l’altra sera, mentre mangiavamo insieme una cena che avevo preparato, e che può piacere solo agli americani, butto li’ distrattamente qualche frase fatta…” Ma tu sei cresciuta a Seattle…? “ Lei gentilmente ingoiando una forchettata di improbabili gnocchi ai formaggi mi risponde “ No, a Seattle ci siamo arrivati dopo il naufragio del catamarano che papa’ aveva costruito e sul quale abbiamo vissuto per un po’...”

Scatto sulla sedia e addrizzo le orecchie…

sai, i miei sono due persone un po’ particolari, si sono conosciuti nella libreria City Lights di San Francisco, papa’ era un beatnik e mamma una giramondo tedesca in cerca di avventure. “

Addrizzo le antenne…

Si misero insieme, mi concepirono, e andarono a vivere in una comune con vicini di casa i Grateful Dead e un gruppo di pazzi sperimentatori lisergichi…”

Mi illumino di immenso. Ho sempre amato la scena psichedelica west coast, ma non avevo mai avuto resoconti di prima mano, non mi pareva vero e, ovviamente incalzai

“ Erano sul bus insieme a Ken Kesey, ai Pranksters e a tutta quella gente li… Pensa che su un libro ho trovato una foto di mamma con me nel pancione a bordo del famoso bus coloratissimo che andava in giro a fare gli Acid Test. Papa’ era proprio fuori di testa, dava l’acido a tutti, anche al nostro cane! Poi, in pieno trip, veniva preso dalle paranoie e andava dal veterinario, con il cane fatto di acido, a chiedere se era tutto ok…”

E ancora “ il loro migliore amico al tempo era Neal Cassady, il protagonista anfetaminico di On the road il libro di Kerouac. Ho visto delle fotografie di lui che mi portava in braccio e faceva  le smorfie. Poi, stanchi di vivere ad Haight Ashbury, decisero di girare in lungo e largo per gli States. Ricordo che ci fermammo per un po’ in una comune che stava in una valle, unposto strano chiamato Alice’s Restaurant. Era pieno di Hippies, bambini e animali. Eravamo macrobiotici, tutti andavano in giro nudi e a me sembrava che quello fosse il mondo normale. Vivere tutti insieme e poi spostarsi in un bus a due piani a cui avevano tolto i sedili e tutti dormivamo per terra. I miei mi hanno detto poi che Cassady odiava il cibo vegetariano e senza dire una parola volava via in cerca di hamburger e hot dogs. Io ero la bambina piu’ grande, cosi’ spesso mi dicevano che dovevo occuparmi degli altri bimbi mentre loro erano persi in chissa’ che cosa nei boschi. Io mi divertivo tantissimo ed ero molto responsabile, alle volte quando il bus partiva facevo la conta dei bambini, allora capitava che ne mancasse uno, io lo dicevo ai miei e loro tornavano indietro a prenderlo! Tutto nella piu’ completa normalita’, a me che ora sono mamma da anni, sembra una follia a rivederlo oggi, ma all’epoca credo che fosse veramente tutto completamente diverso. Poi la comune si sciolse e noi con un nostro furgone andammo a trovare gli zii che vivevano in un altro posto dalle parti di L.A.”

A questo punto io ero totalmente preso dal racconto, che storia…

A casa loro, persi nella campagna, ricordo che il vento muoveva l’erba alta come le onde del mare e io stavo tanto tempo da sola a guardare. Un giorno incontrai Neil Young. La sua musica mi piaceva molto anche se non so quanto la capissi alla mia eta’, ricordo che venne con altre persone a bordo di una jeep. Era amico di mio zio.  Io gli parlavo e lui mi rispondeva a gesti perche’ mi dissero che quel giorno non poteva parlare, che strano! Chiese a mamma se potevo leggere i biglietti che scriveva per comunicare, ma io non sapevo leggere, allora mi fece dei disegnini, mi divertii un mondo, andammo avanti per ore. Un altro musicista che frequentava molto la nostra famiglia era Pigpen dei Dead. Ho scoperto in seguito che aveva una cotta gigantesca per mia madre, ma non se ne fece niente, lei all’epoca amava mio padre anche se in un clima di piena liberta’ sessuale. Per un po’ di anni girammo negli States, est, ovest, nord sud, senza sosta. Quando finivano i soldi, ci fermavamo e papa’ trovava un lavoro. Ha fatto di tutto : bibliotecario, taglialegna, impiegato nei parchi nazionali, elettricista, falegname, veramente qualsiasi lavoro. Una volta messo da parte qualcosa si ripartiva. Mamma era molto felice e mi ricordo che girava fra gli alberi nuda con noi, che eravamo diventati ben cinque fratelli e sorelle, scalzi e festosi. Per un bel po’ non andai a scuola, imparavo le cose dagli altri Hippies a dai miei genitori. Poi incontrammo un tipo che costruiva barche e prendeva il peyote. Questo cambio’ il punto di vista di papa’, decise di aver avuto l’illuminazione e che dovevamo vivere in mare. Con un certo disappunto di mia madre costrui’ un catamarano e salpammo. “

Ora, io di mare sono discretamente pratico e vi assicuro che fare un catamarano che funzioni non e’ proprio semplicissimo…

Lo so, sembra assurdo, ma ando’ proprio cosi’ e navigammo la california con una lunga sosta a Santa Cruz, un posto magico. Pero’ papa’ voleva andare a San Francisco e proprio entrando nella baia, per un errore di manovra naufragammo. Niente di grave, ma la barca era persa. A quel punto mamma ne aveva abbastanza di acqua e tornammo sulla terra ferma, ci trasferimmo dalle parti di Seattle dove iniziai anche ad andare a scuola. Fu un evento traumatico, non avevo idea di come comportarmi nel mondo reale. Salivo sullo schoolbus scalza, con vestiti strani, mangiavo con le mani, non conoscevo proibizioni o autorita’. Ero un aliena e gli altri bambini mi prendevano in giro. Posso dire che oggi la rivendico la mia estraneita’, sono fiera dei miei genitori e della vita che ci hanno offerto, ma allora mi era difficile. Venivano a trovarmi dei compagni di scuola e poi, una volta tornati a casa,  raccontavano della mia famiglia e della variopinta fauna umana che girava con loro. Allora il giorno dopo gli vietavano di parlarmi e mandavano la polizia a casa nostra! Non ci capivo nulla…anche io vedevo la differenza del modo di vivere delle loro famiglie, ma i miei erano dolci e tolleranti con tutti, proprio non capivo perche’ ce l’avevano con noi. Nel frattempo mamma si scopri’ lesbica, ando’ a vivere in una comune gay e noi stavamo un po’ con lei e un po’ con papa’. Lui la prese male in un primo momento, ma poi capi’ e decise che era tutto ok. Anzi, per facilitare le cose, per la prima volta in vita sua, compro’ una proprieta’, un bel terreno fuori Seattle. Ma non c’era la casa..! Lui senza battere ciglio ci costrui’ una tenda indiana, un teepee e noi stavamo li tutti insieme. Poi, un po’ alla volta mise insieme la sua casetta di legno. Stette a Seattle per qualche anno, ma una volta che noi ragazzi eravamo capaci di badare a noi stessi con il supporto discreto di mamma e le sue amiche, torno’ nella sua california dove vive tuttora. Ha quasi settanta anni e per lavoro fa il coltivatore biologico di marjiuana a scopo terapeutico. Tutto legale, ha anche il patentino, e’ molto orgoglioso della sua erba che cresce in un bel campo soleggiato, e quando viene a trovare me e mia figlia mi porta sempre un barattolone pieno zeppo della sua ultima produzione. Mia figlia dice che nonno e’ simpatico, gli vuole tanto bene, ma quando si mette a parlare del cosmo, dei mantra e del ruolo della donna nell’universo…beh, e’ un po’ noioso! Nonna e’ piu’ normale, vive da anni con la sua compagna, sono molto affettuose e premurose, si occupano di cinema e lavorano per una rivista del settore.”

E cosi’ la mia serata va avanti con tanti altri racconti dell’ america psichedelica degli anni sessanta e settanta, della controcultura, dei beatnik, tante storie tra loro diverse ma intimamente connesse, fino alla scena underground di oggi. Dawn ha appena inciso un nuovo disco, ne ascoltiamo insieme qualche traccia. Mi piace, lo sentiro’ ancora nei prossimi giorni. E’ proprio vero che in un modo o nell’altro la vita non finira’ mai di sorprenderci. Di portarci persone e storie fantastiche quando meno ce lo aspettiamo. Basta ricordarsi di lasciare sempre la porta aperta. O, almeno, di non chiuderci dentro a chiave.

(Paolo Barone – maggio 2011)

6 Risposte to “Storie On The Road:IL CATAMARANO LISERGICO”

  1. Avatar di Sara Crewe
    Sara Crewe 01/06/2011 a 20:09 #

    Grazie per questa storia bellissima, e grazie a Tim per averla ospitata nel suo blog.Per una eterna “californiana psichedelica dell’Emilia” come la sottoscritta, per una che vorrebbe trasferirsi per sempre in California, che la prima volta che approdò alla City Lights ci andò per cinque giorni di fila e non voleva più uscire, che colleziona dell’età di dodici anni materiali sulle comuni e sui movimenti alternativi, queste storie sono una boccata d’aria dell’oceano, un’iniezione supplementare di DNA libertario… mi hai riportato all’atmosfera non solo della letterature e della musica dell’epoca, ma anche a quella del romanzo di Thomas Pynchon “Vineland”, che amo moltissimo.
    Thanks for sharing…:-)

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  2. Avatar di Giancarlo T.
    Giancarlo T. 02/06/2011 a 17:56 #

    La storia è bellissima. Giuro, però, che scommetterei che la protagonista abbia preso un acido di troppo. Qualche data mi è sembrata non coincidente…un po’ forzata…ma magari è l’invidia :)

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  3. Avatar di Paolo Barone
    Paolo Barone 02/06/2011 a 19:26 #

    Secondo me se c’e’ qualche confusione e’ perche’ la mia amica all’epoca era proprio piccola, quindi sono ricordi lontani nel tempo di una allora bambina. Sommati ovviamente alle storie degli adulti che ora veleggiano tutti oltre i settanta e a tutti i racconti che avra’ sentito nel corso degli anni…Pero’ dettagli a parte questa storia, anche perche’ mi e’ arrivata del tutto inattesa, mi ha proprio divertito!

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  4. Avatar di Laroby
    Laroby 03/06/2011 a 01:40 #

    La cosa più bella è la tizia che dopo aver fatto cinque figli si scopre lesbica.

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  5. Avatar di saurafumi
    saurafumi 03/06/2011 a 07:15 #

    Che bella storia… e soprattutto che esistenza che ha vissuto la vostra amica Dawn! Io, che sono un’amante di quel periodo, di quei luoghi e di quelle atmosfere, confesso di invidiarla un po’… Grazie Polbi per avercela raccontata. :-)

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  6. Avatar di Sara Crewe
    Sara Crewe 03/06/2011 a 21:15 #

    Credo che a quell’epoca fosse facile confondere la cronologia… non solo per le abitudini “lisergiche” del periodo, ma anche perchè quello è stato forse l’unico periodo della storia contemporanea in cui il tempo sembrava non esistere più, per lasciare il posto ad un eterno presente tutto da vivere… Ricordo il mio stupore quando ho scoperto, al primo anno di liceo, che Ginsberg era della generazione di mio padre… io leggevo i suoi libri come se fosse stato un mio contemporaneo! E a proposito, oggi sarebbe proprio il compleanno del vecchio Allen…;-)

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