DAL MARE

16 Giu

Ero all’ombrellone 166; un pomeriggio mentre tutti dormicchiavano cancello il numero1 e aggiungo un 6, tuttavia anche con il numero giusto la posizione non funziona, sento che non è il mio posto. A parte il fatto che c’è un po’ troppo casino una mattina vedo arrivare il tipo che ho davanti con la solita faccia annoiata/scazzata da ebete. Sua moglie sta contrattando con un extracomunitario che vende le solite cose che questi ambulanti disperati si caricano sulle spalle. Il tipo – che purtroppo ha il mio stesso nome – fa la faccia schifata e in dialetto (che non ho decifrato esattamente, potrebbe essere romagnolo o parmigiano/piacentino ma che comunque capisco bene) mastica tra i denti “maledetti marocchini, vi brucerei tutti“. Il tipo in questione ha un crocifisso d’oro di almeno 5 cm al collo. A parte che l’extracomunitario non è un marocchino, ma è chiaramente un singalese, o comunque uno che viene dalla zona intorno allo Sri Lanka / Asia meridionale, la cosa mi tocca tremendamente. Mi alzo, vado dal gestore del bagno e gli chiedo di poter cambiare ombrellone…non voglio star vicino a delle merde simili.

Mi trovo così all’ombrellone n.69 e le cose vanno decisamente meglio. Mi godo la spiaggia e il mare. Leggere la Gazza (ma che cazzo sta succedento all’Inter?) e La Repubblica di prima mattina, passare poi a Martin Mystere o ad un libro, fare il bagno verso la mezza quando tutti si ritirano nei loro alberghi o appartamenti , restare a mangiare in spiaggia come mi aveva abituato la mamma nel periodo fine sessanta inizio settanta e cosette di questo genere.

Colgo le differenze e le stranezze del posto:

  • l’accento aspro dell’italiano dialettale che tutti parlano.
  • la giovane edicolante che una mattina mentre sto comprando i giornali e riconoscendo la musica che le esce dall’impiatino stereo dell’edicola mi dice “sì, sono i Led Zeppelin”, dimostrandosi una insospettabile amante della musica rock.
  • la musica proposta dal bagno Sahara nella veranda dove sono solito pranzare: primo giorno dance della peggior specie, quella che Donna Summer in confronto sembra Wagner/secondo giorno Kim Carnes e robina simile / terzo giorno Buddy Guy e altre mediocrità blues fino al tardo pomeriggio/quarto giorno Gypsy Kings.
  • le edicole grandi 1,5×1,5 metri.
  • vie dai nomi improbabili (via Raf Vallone, via Amedeo Nazzari…)
  • supermercati Tigre o Billa
  • i cassonetti della raccolta differenziata hanno colori diversi dai nostri, ogni sera quindi è un prova impegnativa usare quelli giusti
  • l’arretratezza di commercianti, ristoratori, gelatai…non ci san mica fare, o perlomeno sono distanti anni luce da quelli dell’Emilia Romagna. Stessa cosa per il senso civico in generale.
  • cartelli in cui vi è scritto “acceleratori di andatura”
Per il resto tutto abbastanza bene, una tranquilla settimanina ricamata anche da:
  • scambio di sms con Picca circa le nostre preferenze musicali femminili preferite in ambito easy listening (Avril Lavigne per lui, Pink per me)
  • telefonata con Mario a proposito del blues dell’allenatore che il nostro presidente Massimo Moratti sta cantando da tre giorni
  • sms di un Polbi in preda alle sue dolci derive psichedeliche serali sulle spiagge di Scilla “quanto è bello More dei Pink Floyd, e pure il film…scusa se ti scasso la minkia ma dovevo comunicarti questo pensiero…baci.” 
  • accompagnamento della Southern Rock girl alla pista GoKart di Giulianova dove da sola ha abbassato il record della pista
  • email di Lorenz con il demo di BLU, una mia canzone che sto definendo insieme a lui.
(nella foto Lasàurit, the speed queen)
Poco fa passeggiavo a due passi dal mare… qualche appassionato di pesca notturna in lontananza, la luna rossa, una gatta siamese che mi si strusciava alle gambe, la gente che ritornava in albergo o nei residence e io lì, meditabondo, a contemplare il mare…mi aspettavo di sentire salire dalle profondità liquide un blues misterioso o romantico, ma il mare rimaneva muto…come dice Frank Schatzing “la grandiosità trovava la sua orchestrazione unicamente nel proprio respiro” .

3 Risposte to “DAL MARE”

  1. Avatar di Laroby
    Laroby 17/06/2011 a 00:03 #

    Il titolo del tuo post mi ha evocato una canzone di Baglioni che giustappunto ho sentito qualche giorno fa. Immagino che pronunciare baglioni in questo luogo sia come entrare in chiesa durante la messa e bestemmiare direttamente dall’altare, ma detto questo è uno dei testi più fuori di testa che si possano leggere. Si accostano praticamente a casaccio sostantivi verbi e aggettivi che non sono neanche lontani parenti e in più c’è il gioco delle allitterazioni col suono della parola mare, il che è anche facile dato che la lingua italiana pullula di verbi che finiscono in -mare, ma in questo caso l’autore ha proprio perso il senso della misura. Il risultato è che si capirebbe meglio se fosse scritta in swahili. Al confronto l’acceleratore di andatura l’ha inventato uno sano di mente. La canzone si chiama Io Dal Mare. E fra l’altro è bellissima.

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    • Avatar di timtirelli
      timtirelli 17/06/2011 a 09:29 #

      Oh no, Baglioni no! Hai ragione, pronunciare quel nome qui è come vestirsi da Ozzy Osbourne e andare in chiesa la domenica durante la messa a celebrare il sabba nero nella cripta :-)

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      • Avatar di roberta zanchi
        roberta zanchi 17/06/2011 a 12:16 #

        integralista!

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