L’Espresso + La Repubblica: DEEP PURPLE / Considerazioni sull’Hard Rock

19 Giu

Comunicavo via sms con Polbi ieri, mi scriveva del libro allegato alla prima uscita della collana dedicata ai DEEP PURPLE da parte del settimanale l’Espresso.  Mi spiegava che il libro in questione non era niente male, ma stoico come pochi gli spiegavo che stavo provando a resistere, che dovevo resistere, che non potevo lasciarmi andare e comprare per la terza o quarta volta quegli album che già possedevo in varie versioni appunto. Ho così chiesto a lui di mandarmi una sua considerazione su quel libro; la trovate qui sotto.

A me per lungo tempo i Deep Purple sono stati sul cazzo.

Ero giovane e fesso, tutti continuavano a paragonarli agli Zeps e allora a me giravano. Quelli erano solo un gruppo hard rock come tanti, mentre i led Zeppelin…beh, loro facevano parte di un altra categoria, loro giocavano in champions league con gli Stones, Beatles, Dylan, Velvet Underground…altro che hard rock!

Poi uno cresce e le cose si fanno un po’ più complesse, i confini meno netti, gli steccati si sfaldano col passare degli ascolti…ed ecco che stamattina mi sono andato a comprare la mia bella copia dell’Espresso con allegato Deep Purple In Rock. Rincoglionimento estivo? Senilita’ precoce? Consumismo da edicola? No, giuro, niente di tutto questo, e’ che quel disco a me ora piace tantissimo e non l’ho mai comprato in cd, allora ho approfittato. E me lo sono sparato a volume indecente appena tornato dalla mia giornata di lavoro in mare. Si, e’ proprio un gran disco di solo Hard Rock con la maiuscola e, dico oggi, non mi sembra affatto poco. Con la testa piena di queste elevate riflessioni mi sono messo a sfogliare il libretto allegato. Non sono un esperto dei  Purple, quindi mi sono goduto la storia della band, le varie formazioni, la discografia, le foto. Una molto bella della Mark I con le fidanzate, e un altra di Coverdale e Huges che fumano sigari e bevono liquore in un parco principesco.

(nella foto: I Deep Purple mark II a Roma nel 1971)

Pensando ad alcuni testi di Coverdale sul blues c’e’ veramente da schiattare dal ridere, questo nella vita credo abbia fatto praticamente solo la rockstar, per giunta bello e ricco sfondato, sai che blues, sai che tormenti interiori sempre in tour in alberghi cinquanta stelle e i capelli messi in piega. Lasciamo perdere, lasciamo perdere, che non e’ di questo che volevo parlare, ma del resto del libretto.

Ci sono due articoli molto interessanti di Assante e Bertoncelli, il primo sull’ Hard rock, il secondo sulla chitarra nel rock. Soprattutto l’articolo di Assante mi e’ sembrato stimolante e magari degno di qualche riflessione su questo blog, che dell’hard rock ha fatto una sua bandiera, con lettori e contributi estremamente qualificati in materia. Allora, più o meno la tesi del giornalista e’ questa: L’Hard non e’ un genere ma un modo di fare le cose, di suonare più duro e più forte in un ambito rock molto ampio. Non e’ una moda, non e’ un qualcosa di facile codificazione con precisi riferimenti estetici e rituali quali invece possiamo ritrovare nell’heavy metal. Il nostro tenta una interessante analisi partendo da un’osservazione storica singolare. Dylan, nel suo famoso tour elettrico del ’65 non fece altro che suonare la sua musica in maniera piu’ forte, elettrica e distorta. Ovvero, hard. Cosi come hard erano i Kingsmen di “ Louie, Louie” e i Kinks di You really got me. Gli Stones di “Satisfaction”, gli Who, gli Yardbirds e gli Them. Hendrix protagonista di una psichedelia blues, elettrica e distorta come non mai.

(nella foto: i Deep Purple mark III nel 1974)

Fino al giro di boa degli anni sessanta, con la fine delle utopie comunitarie accompagnata dal suono devastante dei Blue Cheer, forse la prima band Hard a pieno titolo. E poi in Inghilterra nel giro di pochissimo tempo quattro album fondamentali come Led Zeppelin III, Paranoid dei Sabbath, Deep purple in Rock e Who’s next. Musica fatta di potenza e volume, ma non superficiale, ricca di profondità e significato. Assante continua sino a tracciare una linea che arriva al punk del 77 e al grunge di Seattle dei primi novanta, viste come diverse e nuove forme di musica Hard rock. Secondo me, se a questo quadro di insieme aggiungiamo la musica hard di Detroit, Stooges e MC5 su tutti, la connessione con il glam, il punk e cio’ che ne e’ venuto fuori dopo risulta proprio chiarissima. Raw Power di Iggy and the Stooges e’ prima di tutto un disco Hard rock, nei contenuti, nelle forme e nelle dichiarazioni degli stessi autori. Sappiamo anche che i primi punks londinesi amavano i Motorhead di Lemmy e membri dei Sex Pistols suonarono in una band con gli hard rockers Thin Lizzy. Insomma, direi che valga la pena leggerlo questo articolo non banale, non convenzionale, sull’Hard rock.

Per quanto mi riguarda mi fermo qui e vado a sentirmi il nuovo dei Graveyard, band hard composta da ventenni scandinavi…oppure gli Stooges live nel ’73…O il secondo degli Atomic Rooster…

(Paolo Barone giugno 2011)

(nella foto i Deep Purple mark II)

10 Risposte to “L’Espresso + La Repubblica: DEEP PURPLE / Considerazioni sull’Hard Rock”

  1. Avatar di francesco prete
    francesco prete 19/06/2011 a 10:17 #

    “In rock” e “Made in Japan” effettivamente non dovrebbero mancare in nesuna discografia rock che si rispetti, grande musica, tanta energia, Rock con la R maiuscola! Poi però poco altro: per quanto riguarda i Purple con Coverdale direi senz’altro “Burn”, ottimo disco, e non male “Stormbringer”, dove l’impeto Rock viene stemperato con tinte soul e addirittura gospel. Poi l’abbandono di Blackmore e quindi la fine, salvo l’ultima patetica reunion: li ho visti dal vivo a Cattolica nel 2006, una pena! Ciao amici e grazie per lo spunto, così mi sono distratto dalla brutta notizia della morte del grande Clarence.

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  2. Avatar di Paolo Barone
    Paolo Barone 19/06/2011 a 17:39 #

    Apprendo solo ora della morte di Clarence “Big Man” Clemons, sax della E Street Band.
    Un altro pezzo di storia che se ne va.
    Resta una grande tristezza, ma anche tanti bei ricordi e una musica immortale. Big Man, bigger than life.

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  3. Avatar di timtirelli
    timtirelli 19/06/2011 a 17:53 #

    Ho letto l’ipotesi che tenta Assante, è stimolante ma non so quanto essere vera. L’Hard Rock non è un genere ma un modo di fare le cose? Suonare semplicemente più forte? Quindi tu escluderesti, Polbi, che si possa comporre un pezzo, un album, un’ opera pensandolo Hard Rock? Whole Lotta Love, Heartbreaker, War Pigs sono pezzi normali suonati semplicemente forti? Secondo te non sono stati pensati in forma Hard Rock? C’è da discutere, e sarebbe bello che dicessero la loro anche GCT e BR, i due fuoriclasse del giornalismo musicale italiano (e sapete benissimo che non lo dico per ruffianeria).

    Per quanto riguarda Coverdale…capisco che uno “alternativo” come te possa snobbarlo e compatirlo. David Coverdale ha sempre fatto musica un po’ grossolana e rozza, non è mai stato originale, ha sempre copiato qualcuno (prima Paul Rodgers, Poi Robert Plant, ora Rod Stewart :-))sempre pronto a dire parolacce e senza dubbio sguaiato. Detto questo, io credo che dal 1978 al 1984 gli Whitesnake abbiamo fatto dei gran dischi di onesto Hard Rock di matrice blues. Io ne sono un grande fan e preferisco di gran lunga questi album a quelli che citi tu: e parlo di Iggy Pop, gli Stooges e gli Mc5. Di questi cerco di capirne la portata intellettuale, l’importanza che hanno avuto per la controcultura, ma io amo la Musica e non mi è sufficiente uno stimolo ritmico – pieno di ribellione – con componenti musicali e melodiche pressoché nulle. Lo sai Polbi, ne discutiamo da anni, abbiamo territori comuni che condividiamo con piacere (non ultimo il Kraut Rock :-)) ma per tante cose sentiamo la musica in maniera diversa. Dici “Che ne sa Coverdale di blues visto che ha sempre fatto la rock star”…beh, allora lo stesso si può dire per quasi tutti i musicisti che sono arrivati a quello status…Robert Plant canta di sofferenze blues e di come sia duro lavorare dalle 7 alle 23 tutti i giorni…lui che a 20 aveva già un disco nelle parti altissime delle classiche e che a 22 era già costretto a fare due concerti al Madison Square Garden (19/09/1970) nello stesso giorno (pomeriggio e sera) tanto il mondo del rock era ai suoi piedi.

    Anche io mi sono sempre innervosito al sempre presente accostamento tra LZ, Deep Purple e Black Sabbath, ho sempre considerato i Led un gruppo rock, un gruppo da empireo dei beati, o meglio, dannati….loro, i Beatles, gli Who, i Rolling, JHExperience, Elp, Pink Floyd, Genesis. Allman, Cream, Free, Queen, CSN&Y, Springsteen, Dylan, Zappa (lo metto se no GCT mi ammazza :-)) e via dicendo.

    I Deep Purple sono più chiusi nella categoria Hard Rock, categoria in cui rinchiudo anche me stesso e che non sottovaluto, ma di sicuro il gruppo di Riccardino Lagonero (Blackmore viene da Blackmoch…lo sai che sono ossessionato dal significato dei cognomi) sono più riconducibili al genere hard. Francesco parla solo di IN ROCK e MADE IN JAPAN, lui è più “americano” e posso capirlo (io farei la stessa cosa con Springsteen, Cougar e Petty), ma anche FIREBALL, MACHINE HEAD, BURN e STORMBRINGER sono dischi importanti che ognuno di noi dovrebbe avere. Amo moltissimo anche COME TASTE THE BAND e tante altre cose LIVE del periodo 1970-1975. I DP Mark I non mi hanno mai interessato (a parte WRING THAT NECK…irresistibile) e men che meno quelli post MARK IV. Quelli che girano ora sono piuttosto ridicoli, il marchio di qualità dovrebbe essere salvaguardato, ma capisco le logiche che portano a queste cose.

    Per il momento è tutto. Polbi, bell’argomento di discussione. grazie.

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  4. Avatar di Giancarlo T.
    Giancarlo T. 19/06/2011 a 18:46 #

    Assante non è fesso. Lo conoscevo. Ed ha una memoria eccellente. E quando la memoria degli altri tende a dimenticare, c’è sempre qualcuno che riesce e rifilarti un’idea vecchia come nuova; diciamo che è l’unica cosa che sanno veramente fare bene i nostri politici oltre a dimenticare, dimenticare tutto. E la teoria di Ernesto ha radici antiche; io ricordo di averla letta per la prima volta agli albori del punk, poi qualche anno dopo alla nascita del “nuovo” heavy metal, poi a giustificazione dell’incrudimento del medesimo, poi, l’ultima volta credo, una quindicina d’anni or sono. Ma non è detto che sia ben più antica, dato che viene da lontano.
    Ad ogni generico e, per noi, ingiustificato irrigidimento di note, si salta subito su con la teoria dei “tempi duri che necessitano di musica dura”. E più si suona duro più si lotta (…si lotta?) contro “il potere”. A me è sempre parsa una teoria fragilina, dato che non ricordo di aver mai letto nulla di più duro dei testi di Masters of war di Dylan. E quella era una ballata acustica.
    Ma è corretto che ognuno lasci le proprie orme. Certo, meglio sarebbe se fossero le sue.

    Quanto a DP /LZ…uhmmm…io ho amato gli Zep come la prima, vera rock band che aveva avuto il coraggio di fare di tutto, senza vergogna. E per questo chi adorava i Sabbath o i Purple, mal digeriva LZ III o tante cose di Houses of the holy, anche se faceva finta di farseli piacere, vergogna sarebbe stato dirne male! Ma in realtà molti si erano fermati a Whole Lotta Love. I Purple avevano, per me, un altra direzione, altre personalità, altro stile, molto più splendidamente limitato, se volete. E così i Sabbath che sono stati, pur con una voce originale seppur castrante, immensi rompighiaccio per quelle miriadi di sedicenti satanisti che hanno paura del buio e dormono con la lucciola accessa nella camerina con le tendine antizanzara.
    E dato che nell’Olimpo c’è spazio per molti – anche se alla destra del Signore siederà uno solo, vero Tim ? – direi che ognuno di costoro ha medesimi diritti, con diverse motivazioni…Sono altri quelli da evitare, giovanetti… ;)

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  5. Avatar di Paolo Barone
    Paolo Barone 19/06/2011 a 23:39 #

    Piu invecchio e piu’ faccio mia la tolleranza degli antichi romani, che per dare ad ogni divinita’ un proprio spazio di culto costruirono il Pantheon…Nel mio personalissimo Olimpo musicale c’e’ veramente spazio per (quasi) tutti, piu’ passa il tempo e piu’ ne aggiungo!
    La teoria di Assante, che spero aver riassunto decentemente, mi sembra stimolante. Poi anche lui, per esempio parlando dei Blue Cheer, considera alcune band, alcuni album, nati e pensati come Hard Rock. Mi sembra vero pero’, che le sonorita’ HR siano decisamente trasversali, le possiamo trovare in situazioni fra loro molto distanti. Dai Beatles ai Nirvana, dai NYDolls ai Queen, tanto per dire quattro band distanti nel tempo, nello stile e nel tipo di fans di riferimento.
    Non mi sembra si possa dire lo stesso per generi come Heavy Metal,Hard Core o Rap, e chi piu’ ne ha piu’ ne metta. Situazioni musicali interessantissime e ricche, ma molto piu’ circoscritte. Con tutta una loro cultura di riferimento molto specifica e definita.
    L’Hard mi sembra che abbia effettivamente esteso il suo essere molto piu’ lontano. Anche pensando a band definite come tali le differenze sono grandi. Basta dire i tre campioni inglesi LZ, Purple e Sabbath, oppure AC/DC, Aerosmith e Blue Oyster Cunt. Tutte grandissime band HR ma con non tanto in comune direi. Come per la psichedelia che si presta da anni a tantissime personali visioni.

    Per quanto riguarda Coverdale e i suoi terribili blues…e dai che mi diverto troppo a prenderlo per il culo!
    E anche Plant, ci mancherebbe. Pur essendo il piu’ grande cantante della storia del mondo…quando si lamenta che lavora dalle sette alle undici ogni sera….(dico quattro orette e rompi pure i coglioni!) ma quando mai! Mi ricordo quanto ci si incazzava L. Bangs con le superstar che cantavano le sofferenze del blues. Lui diceva, IO sono uno sfigato che non ha amici, precario in tutto, le donne non mi filano, ho una faccia da fesso e mi vesto ai grandi magazzini, io posso sapere qualcosa dei blues, non VOI! E poi includeva tipi come Van morrison, Lou Reed o Bob Seger, nella categoria di chi durante l’adolescenza veniva preso a calci nel culo da tutte e tutti, altro che questi fighetti riccioli d’oro!
    Insomma, dicevo cosi per ridere un po’…….!

    Stooges e MC5. C’e’ poco da fare con te, lo so! Ma io li Adoro….e piu’ li sento e piu’ mi piacciono.
    Ma sei sicuro che hai provato veramente a farti un giro nei loro dischi? Come puoi non amare le chitarre infuocate di Williamson in Raw Power…..I buchi neri hard rock di Fun House…..Tutte le canzoni del primo Stooges…E parlando di melodie e chitarre, High Times degli MC5! Soul, Hard e R’N’R’ suonati con un calore, una passione totale, vera….niente, io se suono uno di questi dischi non riesco neanche a stare seduto per quanto mi prendono, poi, ma solo poi, ne riconosco anche la portata storica nella musica rock di ieri oggi e mi sa tanto anche domani.

    Ragazzi, sono felice di aver stimolato una bella discussione, grazie!

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  6. Avatar di francesco prete
    francesco prete 20/06/2011 a 10:39 #

    Affascinante l’ipotesi di Assante, senza dubbio. Ma in fondo i generi cosa sono? Un modo per catalogare gli album negli scaffali dei negozi di dischi, punto (e qualcosa del genere la dice anche Hornby in “Alta fedeltà”). E se avesse ragione Duke Ellington? Esistono solo due generi di musica, la buona musica e la musica cattiva, quella che non serve a niente. Quindi, che so, nello stesso genere troviamo Mozart, Dylan, Beatles, Springsteen, Zeppelin, De Andrè, e in un altro Gigi D’Alessio, i Pooh, Shakira e Enrique Iglesias! Beh, sarebbe tutto più semplice, no? Sull’Hard Rock come modo di suonare: è una tesi che si può applicare a tutto, “Knockin’ on Heaven’s Door” di Dylan è stata trattata in centinaia di cover, che vanno dall’Heavy Metal al Reggae, e un pezzo “Industrial” (ecco, ci casco pure io…) come “Hurt” di Trent Reznor è stato reso meravigliosamente con sole chitarre acustiche da Johnny Cash. Visto che allora la differenza è solo questa? Grandi artisti da un parte, peracottari dall’altra. La sofferenza blues, altro argomento, ma anche qui una parola definitiva è già stata detta, da Bruce: c’è molto più Rock (e Blues) nell’operaio che torna a casa la sera e si siede a tavola con la famiglia per la cena che in tanti fighetti riccioluti, lustrati, profumati e incipriati. E guarda Tim che anche a me interessa la musica, tanto quanto il messaggio: però non è colpa mia se in America c’è così tanta gente in grado di unire le due cose: Dylan, Springsteen, Neil Young, Mellencamp, Petty, Band, Seger, Garcia e tanti altri. In Inghilterra si fa fatica ad arrivare a una decina, e ormai (Paolo lo sa) io sono arrivato alla conclusione che da questo punto di vista nella terra d’Albione i più grandi siano stati i Kinks (se vogliamo tornare a parlare di generi, è loro il primo pezzo Heavy Metal della storia, “You really got me”, con la chitarra di… ma questo Tim tu lo sai molto meglio di me!) Grazie a te e a Paolo per questi bellissimi spunti – fra un paio di settimane, per quanto riguarda me e Polbi, la resa dei conti a Scilla – anche perchè così mi distraggo da pessime notizie che riguardano la squadra più “Blues” del mondo!…

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  7. Avatar di Giancarlo T.
    Giancarlo T. 20/06/2011 a 11:30 #

    Ciao Paolo…mi sa che ti confondi…a me Stooges piacciono molto! A suo tempo destinai anche un bel po’ di soldini su qualche bootleg dal suono incerto…MC5 anche, seppur non ci abbia mai perso la testa ed abbia perso l’occasione di comprarmi il vinile originale con la “vera” intro. E aggiungici pure Frost, Ursa Major, Amboy Dukes e compagnia motorizzata. Ma non parlavamo mica di musica, qua sopra. Ma di astratte teorie esplicative di tendenze musicali spontanee. Tradotto : di belinate o pippe mentali da critico scrivente. :)

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  8. Avatar di timtirelli
    timtirelli 20/06/2011 a 11:42 #

    Francesco non mi sono spiegato: quando ho scritto che mi interessa la “Musica” non intendevo mettere in secondo piano i testi, tutt’altro. Per me i testi sono importantissimi. Il mio rilievo ero diretto a certi gruppi citati da Polbi (Stooges, Mc5, etc) che dal punto musicale – almeno a mio modo di vedere – sono così scarni che non riesco nemmeno a considerarli musica, ma stimoli ritmici, spunti di energia e cose simili. Per me la musica deve sempre contenere un respiro di un certo tipo, una melodia, una orchestrazione, una capacità compositiva. Non mi basta l’impatto rock and roll. Intendevo questo.

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  9. Avatar di francesco prete
    francesco prete 20/06/2011 a 12:15 #

    OK Tim, io sono d’accordissimo con te!

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  10. Avatar di Paolo Barone
    Paolo Barone 20/06/2011 a 15:10 #

    Ciao Giancarlo…non mi stavo rivolgendo a te ma al nostro Tim, che in un post precedente (e successivo) maltrattava i miei supereroi della Motorcity!
    Mi fa molto piacere che piacciano anche a te.

    Carissimi Tim & Francesco,
    Come ben sapete (di queste cose ne discutiamo da anni) a me l’impatto rock and roll basta e avanza…
    Certo, non tutti i giorni, non in tutti i momenti, non con tutti gli stati d’animo.
    Non e’ carino parlare con le parole degli altri, ma il vecchio Lou Reed lo ha detto meglio di come potrei io: ” Non esiste niente al mondo di piu’ eccitante di un cambio di accordi rock and roll. Non trovi niente di simile in nessuna altra musica; classica, jazz, etnica, etc. Non esiste niente di piu’ semplice e di piu’ elettrizzante di quello.”

    Poi, tanto perche’ sono un fesso pieno di contraddizioni,(e mi verrebbe da dire nato in italia, che secondo me c’entra eccome…) vado a perdermi per le nebulose cosmiche tedesche…o sulla Desertshore di Nico.
    Menomale che ci siete voi con cui posso parlare di queste cose, altrimenti mi verrebbero pure a me i blues di Coverdale! E dai che scherzo, qualche volta li ho sentiti pure io i Whitestrip…Whitesnake, ecco, Whitesnake!!!

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