Ho aggiornato il post (dallo stesso titolo) del 18 giugno che si trova poco qui sotto.
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Scrivo questa nota da juventina. Juventina da sempre. Innamorata della propria squadra, come tutti i tifosi devono essere. E una che la squadra non l’ha mai mollata – nemmeno dopo l’affare Moggi. Ma non esito a dire, e non mi pentirò mai di dirlo, che io Moggi vorrei vederlo in galera. Ho letto l’articolo di Beha, ma non è sufficiente, per me, a trovare altre scuse e giustificazioni. La colpa è del potere calcistico? No, la colpa è delle persone che fanno le cazzate. La colpa è dei furbi, e io sono stufa di furbi. La colpa è di chi pensa di essere abbastanza astuta o abbastanza potente da poter aggirare ogni genere di regole, e io sono arcistufa anche di questi personaggi. Su una cosa sono d’accordo: la Juve ha pagato, probabilmente c’erano anche altri che dovevano pagare, e in questi casi devono pagare tutti quelli che, in un modo o nell’altro, sono coinvolti. Non parlo tanto da juventina incavolata, ma da juventina offesa. Perchè sono sempre stata fiera della mia squadra, e non sopporto di vederla infangata, in nessun modo. Il primo torto la Juve l’ha fatto ai suoi tifosi, a quelli che il calcio lo amano davvero, a quelli che credono in un calcio onesto e pulito. Quanto agli insulti razzisti, mi fanno solo schifo, e in questo caso, purtroppo, ci stanno dentro in parecchi: mia sorella, che è interista da sempre, anni fa non volle esporre il calendario dell’Inter appena acquistato perchè nelle foto si vedevano striscioni con slogan razzisti e croci celtiche. Il razzismo è divenuto endemico nel calcio italiano, sinonimo di una stupidità diffusa che a volte ti fa detestare uno sport che pure hai amato da sempre.
Ma, tornando alle responsabilità individuali, quelle ci sono e quelle restano. Il potere calcistico non è un’entità oscura e misteriosa, è fatta di esseri umani che maneggiano soldi a palate e se ne fregano delle regole. Su questo tema ho discusso con parecchi amici juventini, e mi sono presa insulti avolontà: mi hanno accusata di non amare la squadra, di essere una moralista, una specie di Cappuccetto Rosso che ancora non vuole capire come vanno le cose del mondo. Ma sinceramente, di come vanno queste cose, io sono stufa… e ci sono momenti in cui Cappuccetto Rosso (o meglio, bianconero) vorrebbe mangiarsi non soltanto il lupo, ma anche la nonna.
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