LA PRIMA VOLTA: Frank Zappa

24 Giu

L’idea di una serie di articoli chiamata LA PRIMA VOLTA l’avevo in mente già da un po’, perché pensavo potesseessere interessante il racconto di un incontro che quasi sempre ci ha cambiato la vita, o che  comunque ha fatto sì che la stessa fosse più nostra, più adatta a noi stessi. La spinta decisiva me la ha data Lorenz un po’ di tempo fa: parlavamo di JOHNNY WINTER, chitarrista che entrambi amiamo moltissimo (parlo del periodo 1970/75), io sono più legato al live del 1971, lui a quello del 1975 e ad un certo punto mi fa “Zio can, Tim, la prima volta che ho ascoltato CAPTURED LIVE mi son cagato addosso”. Badate bene che Lorenz non è un chitarrista da parrocchia, è un vero guitar hero, uno che non si spaventa mica tanto facilmente, eppure al solo pensiero di quel momento si è lasciato andare candidamente a quel commento, così modenese nei modi e nei toni,  arricchito da una espressione al contempo fredda e piena di sfumature mistiche. Iniziamo quindi questa mini serie di considerazioni musicali ed è un onore farlo con uno scritto di GIANCARLO TROMBETTI, firma storica e di altissimo lignaggio del giornalismo musicale italiano.

LA SECONDA VOLTA

Non è detto che le prime volte siano davvero tali. Spesso sono le seconde che risultano indimenticabili. La mia prima volta con Zappa fu surreale; non avevo praticamente quasi mai assimilato le poche cose che possedevo, parlavo un inglese basico..”the cat is on the table”…ed ero un rocchettaro inguaribile. Se un pezzo non aveva almeno due assolo, non veniva preso in considerazione dal mio cervello stile Homer Simpson. Avevo diciassette anni la mia prima volta e venni fisicamente trascinato da un giovanotto quattro o cinque anni più anziano di me a Bologna dove, senza rendermene del tutto conto, mi venne concessa l’illuminazione sulla via di Damasco. Impiegai un po’ di tempo ad accorgermene, però.  I tre anni che separarono quel primo incontro con “La Musica” al primo, vero appuntamento fortemente voluto, li ricordo oggi come la separazione di certe nostre nonne dal marito partito per la guerra o l’abbraccio tra Penelope e Ulisse dopo tanto penare. Il primo, secondo, ma vero incontro avvenne in un palazzetto di Lugano, anzi, esattamente Mezzovico, il 13 marzo del 1976. Ricordo ogni momento di quella giornata, di quel viaggio, dei miei due compagni e ricordo nota per nota le due ore di spettacolo.

Ricordo la neve, la calca per entrare, un ridicolo registratorino a cassette di dimensioni di poco inferiori a un frigo portatile con un microfono grosso come un cono gelato da 5 euro che fu destinato a immortalare la serata e a perpetrarne le emozioni. Ricordo perfettamente un negro pelato, altissimo, sul palco con un kimono mimetico che con un piccolo puntatore tipo laser si spostava sui due lati dell’amplificazione e indicava a un paio di scagnozzi nella platea i furbacchioni che stavano registrando, inviandoli a sequestrare il materiale. Ricordo anche che la mia attrezzatura era così datata, già allora, che non essendo dotata di quei minuscoli led rossi che indicano il corretto funzionamento del marchingegno, non venne mai notata dal cannibale. Che solo anni dopo scoprii essere tal John Smothers, da Baltimora, guardia del corpo di Frank e maestro nel sequestro oltre che della torchiatura di ignari registranti nel cui elenco compare anche l’amico Red Ronnie, Zurigo 1980.

Ricordo la formazione a cinque, con il recuperato Roy Estrada, con Napoleon Murphy Brock e con un batterista giovanissimo, appena scoperto nel micidiale “Bongo Fury” e presentato come: ”Little skinny Terry “Ted” Bozzio  on drums”…ricordo un tastierista con una sorta di tastiera-sassofono, Andre Lewis che Zappa sfotteva introducendolo come “Andre Lewis on keyboards and on a thing that he thinks that he blows in the middle of the show..”. Ricordo la recensione delirante di Ciao 2001 un mesetto dopo l’evento da parte di chi non aveva certo assistito al concerto (…ma le foto erano proprio DI quel concerto ed era quello che contava di più!) e credo di avere ancora da qualche parte il trafiletto di Muzak (un mensile amato a metà settanta) che spiegava come Zappa si fosse presentato “con un quartetto formato da soli negri”! Come se Bozzio ed Estrada lo fossero: paleontologia del giornalismo rock. Ricordo con affetto che quello fu l’ultimo concerto delle Mothers of Invention, nome che Zappa abbandonò proprio dal tour successivo e sono orgoglioso di aver sul mio antico nastrino di due ere geologiche fa, l’ultima presentazione delle Mamme…”Your five favourite relatives…The Mothers!”…

E ricordo di non aver mai abbandonato quei due nastri (centoventi minuti di musica) per mesi, al punto che oggi, se solo sapessi suonare qualcosa in più del mio impianto stereo, potrei ripetere nota per nota tutti quei brani. Incluso l’unico inedito che Frank abbia suonato a memoria d’uomo e mai più ricomparso altrove; una sorta di canzoncina anni ’50 dedicata a tal Pinky. Forse una elaborazione grezza di quella che poi sarebbe divenuta “Miss Pinky”, ma che con quella canzone nulla aveva in comune. Ricordo anche che quel nastrino amatoriale divenne per anni una cosa-da-avere nel circuito dei cacciatori di nastri, tanti anni fa, all’inizio del web…Ricordo un lunghissimo blues strumentale con una serie infinita e alternata di assolo, di sax, di tastiera, di chitarra, fino all’apoteosi finale con Lewis che filtrava il suono di Zappa donandogli sonorità incredibili. E ricordo anche che non ne beccai il nome vero né dal vivo, né dalla registrazione, scoprendo solo in seguito che si trattava di “Black napkins”.

Ma il ricordo più vivo è nella nascita di un amore viscerale, del cambiamento del mio stesso approccio alla vita, all’uso dell’ironia. No, non sto esagerando. I miei vent’anni furono il punto di svolta, il momento in cui qualcosa mutò nello sviluppo…del Giovane Trombetti. Io credo di aver sviluppato una teoria per la quale, quando il feeling è così immediato e spontaneo, quando coinvolge non solo i sensi ma anche i contenuti, la visione della vita, arriva al punto di modificare, forse inconsciamente, anche l’approccio alla vita medesima. Ed ho l’impressione che tutto questo non sia cosa che possa accadere con chiunque, ma solo con chi, conla sua Arte, possa indicare anche un differente modo di riflessione sulla vita, sull’autoironia, sul sarcasmo e i rapporti con il mondo. E Zappa, a mio parere, con la sua caleidoscopica visione del mondo, con il suo pensiero schietto e corrosivo, con la sua opinione incredibilmente lucida della politica e degli avvenimenti, con le sue citazioni secche e devastanti avrebbe davvero potuto essere un opinion leader pur senza mai prendere in mano una chitarra. Ecco perché da quella sera, dopo aver assistito per la prima volta al miracolo di una Musica che prende forma che si materializza e diventa viva davanti ai tuoi occhi, che si sviluppa prendendo direzioni imprevedibili e talvolta difficili da afferrare per poi compensarsi alla fine del Rito, ho davvero cambiato il mio pensiero.

Ricordo che con una gestualità esplicita, alla fine dello spettacolo, Zappa afferrava la sua musica nell’aria, la abbracciava, la comprimeva sempre di più fino a farne un pacchettino immaginario da gettare in pasto al pubblico.  Sì, penso che Zappa abbia condizionato – qualcuno malignerà nel male ma io credo il contrario – la mia adolescenza e il mio approccio agli altri esseri viventi. Beatles, Stones, Zeppelin, Sabbath, Who, Tull,  La California e milioni di altri hanno formato l’ossatura del Giovane Trombetti. Zappa ne ha curatola mente. Eccoperché quando penso al Maestro non commetto mai l’errore di confonderlo con il resto della musica. La sua è Musica che diventa religione. Il resto è solo, immortale, rock and roll.

Per questo gli sarò eternamente grato, per avermi fatto migliore.

Dopo quella volta ce ne furono altre due o tre per ogni tour. Ricordo di aver fatto di tutto per farmelo presentare e di essere rimasto senza una parola quando me lo sono trovato davanti la prima volta. Ricordo di essermi sembrato un deficiente e sicuramente lo ero. Ricordo che l’unica volta in cui fui in grado di parlare come un bipede pensante fu al telefono, quando mi resi conto che avevo sbagliato tutte le domande che gli avevo posto e che furono il caso e Michael Jackson a far tornare sui binari di un’intelligente chiacchierata quel momento di stordimento. Ricordo di essermi spupazzato qualche suo musicista il cui principale merito era quello di starsene sul palco con mio unico Dio. Ricordo di aver cercato insieme all’amico Luca una…chiamiamola “compagna” per Smothers proprio qui, a Viareggio, ed averla vista scappare dopo aver saputo che era con quel blocco di marmo che avrebbe dovuto avere a che fare. E ricordo di aver compreso che da quel dicembre del 1993 qualcosa si sia rotto dentro di me. Mi sono reso conto che mi interessa più poco di tutto il resto, che ho perso stimolo ad andare ad assistere al perpetrarsi di un rito cui manca, per me,la Summa. Miaccorgo che mi manca e mi mancherà sempre di più poter ricaricare le batterie assistendo a un suo spettacolo; quelle batterie che devono restare cariche per affrontare l’altra faccia dell’intrattenimento. Ho capito quanto larga sia la forbice tra quella Musica e tutta l’altra ed è forse per questo che mi getto su ogni pezzetto di plastica legale o illegale con la speranza di trovarci un’indicazione nuova, una sorpresa, una nota diversa. Così come mi manca tanto Gaber, un altro che mi ha aiutato molto a maturare a un altro livello e a non farmi condizionare se non dal mio povero cervello. Che va sempre usato.

Così a volte mi sento più solo, spaesato, ed è per questo che mi butto su tutto il resto, trovando giusto un po’ di conforto. Ma non su niente che abbia a che fare con certe recenti tendenze. Lì sì che si nasconde Satana…

GCT giugno 2011

10 Risposte to “LA PRIMA VOLTA: Frank Zappa”

  1. Avatar di Sara Crewe
    Sara Crewe 26/06/2011 a 20:19 #

    Questo grande resoconto (meglio dire “racconto”, perchè è come una storia che si legge!) mi ha fatto venire voglia di riascoltare Zappa…ma veramente, con la dovuta attenzione, perchè da ragazzina ero soprattutto una fan delle Plaster Caster…;-)
    Thank you – aspettando altre storie…:-)

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  2. Avatar di Mario
    Mario 30/06/2011 a 00:36 #

    commovente, grazie

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    • Avatar di giustino minoli
      giustino minoli 10/03/2015 a 12:46 #

      grazie per avermi rinfrescato la memoria di
      quella indimenticabile serata a Lugano con tutta quella neve !!!!

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  3. Avatar di Paolo
    Paolo 04/04/2015 a 22:25 #

    C’ero anch’io, mi ha addirittura regalato il biglietto un ragazzo che non voleva entrare se non sfondando…..

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  4. Avatar di mikebravo
    mikebravo 08/04/2015 a 15:30 #

    Frank Zappa, Sheik yerbouti e Joe’s garage sono ricordi indelebili del periodo
    che trascorsi a Roma nel marzo 1982.
    Avevo conosciuto a Bologna una ragazza romana prossima al trasferimento
    ovvero al ritorno nella sua citta’.
    C’eravamo innamorati pur sapendo che ben presto avremmo dovuto vivere in
    2 citta’ diverse e lontane.
    Non le nascosi la mia grande passione per il rock e la guidai nell’acquisto di
    di uno stereo Pioneer da portare a Roma.
    Giunse il giorno del trasferimento ed i suoi vennero a Bologna per riportarla giu’.
    Quando gli fui presentato, mi resi conto che per loro rappresentavo solo un
    intralcio nell’operazione di tranquillo rientro della figlia a Roma.
    Il padre era un militare di carriera ed io ero un giovane capellone innamorato.
    Ebbene la riportarono a Roma ma la sera stessa suonai al campanello della loro
    casa perché ero sceso col mio 127 blu’ per una settimana di ferie.
    Avevo preso alloggio all’hotel La pergola (3 stelle ).
    i genitori fecero buon viso a cattivo gioco.
    Mi videro all’ opera nel montare lo stereo che il fratello, fanatico di zappa,
    inauguro’ con Joe’s garage.
    Anche Sheik yerbouti ci fece da colonna sonora.
    Dischi molto belli ed addirittura orecchiabili.
    All’hotel La pergola soggiornava in quei giorni anche Goran Kuzminak che
    era gia’ conosciuto.
    Giorni incredibili contro tutto e contro tutti in una citta’ stupenda.
    Una sera riportai a casa tardi la ragazza e suo padre si rivolse ala moglie
    urlando CHI E’ QUESTO QUA ? IO NON LO CONOSCO!
    Ma Zappa Frank e Kuzminac Goran erano dalla mia.
    Non potevo perdere.
    Infatti al termine della settimana la madre salutandomi mi disse tra il
    dispiaciuto ed il pietoso:
    SABATO NON ANDARE IN HOTEL, PUOI DORMIRE CON PINO ( il fratello ).
    GRAZIE FRANK!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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    • Avatar di bodhran
      bodhran 08/04/2015 a 15:53 #

      mentre leggevo mi si è accesa una remota lampadina… hotel la Pergola…. ma La Pergola in zona Prati Fiscali? Giusto così, perchè abitavo da quelle parti là e l’avevo completamente cancellato dalla memoria. Ma nell’82, dodicenne, ancora a Zappa non c’ero arrivato.
      E nell’88 avevo già speso i pochi soldi a disposizione per altri concerti. A ripensarci, di averlo mancato così, con il dire “andrò la prossima volta”, c’è mangiarsi mani e piedi!

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  5. Avatar di mikebravo
    mikebravo 09/04/2015 a 07:32 #

    YES!!!! Proprio quello in via dei prati fiscali…..e ricordo, in quella via,
    un magnifico negozio di hi-fi.
    Quando ci passo, uno sguardo alll’hotel.
    Goran Kuzminac pero’ non l’ho visto piu’.

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  6. Avatar di Paolo Barone
    Paolo Barone 09/04/2015 a 17:15 #

    Che bella storia Mike, grazie, mi e’ piaciuta molto e hai trasmesso molto bene le sensazioni di questa magica situazione. Si e’ vero, non potevi perdere.

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    • Avatar di mikebravo
      mikebravo 10/04/2015 a 12:31 #

      Grazie Paolo. Sicuramente il rock fu dalla mia parte.

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  7. Avatar di mikebravo
    mikebravo 23/08/2017 a 08:15 #

    RECORD COLLECTOR di questo mese l’ho comprato appena ho visto
    in prima pagina che si parlava dei led.
    O meglio del grande Frank Zappa.
    Che da buon chitarrista riprese Stairway to heaven.
    La versione che ho sentito su YOU TUBE mi sembra molto conforme
    all’originale con un assolo di chitarra fotocopia di quello di page.
    Forse la versione che usci’ nel 1991 come singolo ( retro BECK’S BOLERO )
    era più’ dissacrante.
    Assolo fatto daila sezione fiati ?
    Sta di fatto che Frank gia’ dal 1971 nel disco LIVE AT FILLMORE aveva
    in repertorio una canzone da lui scritta ed ispirata alla groupie
    e agli squali della mitologia led ( THE MUD SHARK ).
    Inoltre nel disco 200 MOTELS c’erano riferimenti da un certo ROBERT PLANET.

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