Archivio | luglio, 2011

BRIAN, IL PIOPPETO E INTER – CELTIC 2 A 0

30 Lug

Un sabato qualunque con Brian, mi limito quindi ad annotare il crodino del Minibar che lo ringalluzzisce sempre (insieme ad un paio di tartine che si spara con gusto).

(Brian and the same old Crodino – oggi al Minibar)

Poco dopo mezzogiorno sono in centro a Modena, edicola sotto la Ghirlandina, reparto giornali musicali stranieri. Là, rovinato. Mentre pago l’edicolante mi fa “Classic Rock con i LZ eh? Stamattina ne ho già vendute tre copie!” e io “Beh, è naturale, i LZ sono i numeri uno” e lui di rimando “…già, sono i numeri uno“.

Mando un sms a Riff, Picca e Liso: “Mojo con Paul MacCartney, Uncut con Roger Daltrey e Classic Rock con i LZ, e via altri 30 eurini“.

Riff mi risponde imprecando, ieri ha trovato solo Uncut e dovrà rimettersi a caccia.

Picca mi scrive col suo solito sarcasmo ficcante “Bisogna sostenere i nuovi artisti“.

Paolino infine “60.000 lire…io solo Mojo e CR”

In altri giorni questo tipo di acquisti avrebbe lenito i dolori del (non più) giovane Tim, ma oggi sento un trambusto nell’animo che non mi da pace. Dalle parti di MagpiePlaceMill il blues è così forte che devo accostare. Rory Gallagher sta suonando THERE’S A LIGHT dal suo secondo album DEUCE. Il pezzo è uno di quelli sospesi per aria, quelli che quando stai rimettendo in discussione tutto nella tua vita ti schiacciano a terra. I due assoli poi – bellissimi – sono di quelli capaci di trasportarti in altri spazi e nei non luoghi della tua anima. Sono circa le 2 del pomeriggio, fa molto caldo (dopo giorni e giorni di tempo instabile e fresco), in giro non c’è nessuno, ma proprio nessuno. Mi inoltro nel pioppeto lì accanto e passo mezzora ascoltando il battito del mio animo e la musica di Rory Gallagher che oggi mi sembra più dolorosa del solito. Oggi nessuno mi sta aspettando, posso prendermela comoda.

(Poplar Grove a MagpiePlaceMill – foto di TT)

Verso le 15 armeggio ai fornelli, cosa può prepararsi un uomo di blues? Vediamo un po’…  una svizzera, due uova sode, pomodori, una Budweiser gelata (e fanculo la dispepsia) e un po’ di cuca.

Ore 17,30 amichevole di lusso INTER – CELTIC per la Dublin Super Cup su Sky. L’avvento di Gasperini sulla panchina della mia squadra, la mancanza di acquisti importanti e il fairplay finanziario mi avevano cacciato in una sorta di atteggiamento tipo “chissenefrega del calcio quest’anno”. La partita inizia. Il Celtic non sarà il Real Madrid ma è pur sempre una delle due squadre più forti di Scozia e tra l’altro il loro campionato è già iniziato, il test quindi non è di quelli morbidi e in più questo scozzesi del cazzo picchiano come fabbri. C’è anche da dire che io sono gemellato con i RANGERS GLASGOW del mio amico Billy Fletcher e quindi per me Inter – Celtic è una sorta di derby. Alla fine del primo tempo siamo due a zero per noi e giochiamo in dieci uomi: quel furbone di Thiago Motta è stato espulso (in una gara amichevole!). Non ho esultato ai due goal, ma l’iniziale distacco si è trasformato nel secondo tempo dapprima in un tiepido interesse e poi – con l’entrata di Eto’o e di Snejider – in un avvincente tourbillon emotivo. Vuoi vedere che anche quest’anno l’Inter giocherà un ruolo importante nella mia vita?

(Inter – Celtic: il Pazzo dopo il secondo goal)

LED ZEPPELIN III, TRACK 2

29 Lug

Ecco, uno è al lavoro, è molto indaffarato, i giorni prima della chiusura estiva sono intensi, è molto concentrato, vuole fare le cose per bene, è contento di essere così produttivo ma…sente che comunque manca qualcosa…certo manca il fatto di essere nei camerini del Madison Square Garden in attesa di iniziare un concerto del world tour della sua band, ma non solo quello…manca qualcos’altro e allora il fato, il caso, il blues recapitano tre sms nel giro di poco:

Paolino L.Ciao Tim. Domani parto e torno a ferragosto. Al rientro se ci sei ti vengo a trovare. Facciamo due tisane (a proposito…mai più senza!) e mi fai provare la tua pedaliera, eh?In bocca al lupo per Zocca.

Picca “Finito il primo volume delle vacanze You Never Give Me Your Money – The Beatles After The Break Up. Bellissimo. Straziante. Tra quelli che ho letto io è il migliore sui baronetti. Adesso attacco Mansion On The Hill – Dylan, Young, Geffen, Springsteen And The Head-On Collision Of Rock And Commerce

Polbi “In macchina da solo col primo ZZTop a palla. Un caldo che solo al sud e la Sicilia davanti. E il naufragar m’è dolce in questo mare…”

E allora uno pensa agli amici e all’amicizia. E si sente meglio.

(old friends: da sx a dx Tim, Picca, Liso)

HOUSES OF THE HOLY – London Earl’s Court

29 Lug

(London Earls Court)

(LZ Earls Court maggio 1975)

 

 

 

 

RAINBOW “Rising” & “Down To Earth” (Deluxe editions – Polydor 2011)

28 Lug

RISING (1976) – 2011 Deluxe Edition

DISC 1 (Original Album 2011 Remaster) JJJJJ
DISC 2 (Bonus EP) J
CONFEZIONE JJJ
FORMAZIONE  Jimmy Bain (bass) Ritchie Blackmore (guitar) Tony Karey (keyboards) Ronnie James Dio (vocals) Cozy Powell (drums)
 

L’ album in sé non si discute: uno dei punti più alti dell’hard rock di stampo inglese e probabilmente il momento migliore di Ritchie Blackmore. Inutile parlare dei pezzi, sono tutti belli, ci sarà chi preferisce questo, chi quello ma davanti a questi album uno si mette lì, ascolta e poi applaude. Il disco uno contiene l’album in versione New York Mix e in Los Angeles Mix.

Il disco due va forse bene per i fan in senso stretto, per i fan in senso lato o come li chiamano gli americani i “casual fan”, è roba che non serve proprio…trattasi infatti di rough mix. Rimango sempre indispettito quando le deluxe edition hanno così poco da offrire. Si sa, i bonus contenuti nelle versioni rimasterizzate dei dischi sono spesso inutili e forse dannosi, non mi aspettavo quindi chissà che, ma magari un concerto dei Rainbow relativo al tour di Rising anche in qualità audience ma ben pulito in studio poteva avere un senso. Qui hanno fatto una deluxe edition senza avere abbastanza materiale adatto per farla.

 
 
DOWN TO EARTH (1979) – 2011 Deluxe Edition

DISC 1 (Original Album 2011 Remaster) JJJ1/2
DISC 2 (Bonus EP) JJ1/2
CONFEZIONE JJJ
FORMAZIONE   Ritchie Blackmore (guitar) Cozy Powell (drums) Roger Glover (bass) Don Airey (keyboards) Graham Bonnet (vocals)
 

Down To Earth è un pelo meno riuscito ma ritengo rimanga anch’esso un gran album di Hard Rock. Bonnet poi come cantante mi è sempre piaciuto molto e per gusti personali all’epoca non mi dispiacque affatto che i Rainbow si scrollassero di dosso un po’ di quel patema epico tipico dei primi tre album con Dio. L’hit single SINCE YOU BEEN GONE, ALL NIGHT LONG e una mezza dozzina di bei brani hard rock. Il disco uno contiene anche due single b-side.

Il disco due contiene le instrumental outtakes. Classic Rock Magazine ha fortemente criticato questo bonus disc, io invece trovo che non sia male capire come si siano formate le canzoni e nell’ascoltarlo non mi sono annoiato. Certo, anche qui avrei preferito un concerto – anche in qualità bootleg – del tour relativo.

 

 

 
 
 

AMY WINEHOUSE E IL MORIRE GIOVANI di Giancarlo Trombetti

27 Lug

Riflessione lucida e scevra da sentimentalismi e banalità di Giancarlo Trombetti

MORIRE GIOVANI?

Una domenica come tante altre. Apatia e stanchezza tolgono la voglia di mettere il sedere fuori di casa. Così, con il giornale tra le gambe e il telecomando in mano, si vaga nel nulla o poco televisivo. Formula Uno, un vecchio film di Sordi, uno più recente ma così anonimo da mettere solo voglia di saltare altrove e il dito che cade su quella rete mutante che ammicca ai giovanissimi con serial americani sottotitolati e che usa la musica solo quando la programmazione è in momenti così poco commercialmente appetibili che il clip riempie la pancia e non costa nulla.

In questo momento su MTV c’è un clip. Poi un altro ed un altro ancora: tutti del medesimo artista. Così la mente si attiva, seppur a regime ridotto, e ricorda. Già, ieri hanno trovato morta la Winehouse. I clip sono tutti suoi. Poi d’un tratto un “crawl”, una scritta che passa velocemente. E’ così piccola che devo approfittare del terzo passaggio per leggerla. Dice grosso modo: “Trovata morta nel suo appartamento di Londra Amy Winehouse per cause ancora ignote. L’artista icona del rock continuerà a vivere grazie alla sua musica.”. Ed giornale mezzo accartocciato in mano quasi chiede la mia attenzione. All’interno, una a me ignota giornalista disquisisce sulla “maledizione dei 27 anni”…storia vecchia, me la ricordavo da solo…Janis, Jimi, Jim, Kurt, Brian e poi Belushi, altri. Ma alla mente balzano anche tutti gli altri, seppur giovani, che avevano passato i ventisette da poco: John Bonham, Keith Moon, i tre tastieristi tre in sequenza dei Dead, Mama Cass, Marc Bolan, Sid Vicious, Elvis Presley, il nostro Tenco e mille altri… Un fiume di sangue, sangue di qualità.

(John Bonham dei LZ)

D’un tratto mi sento lucido e sveglio mentre davanti a me scorrono clip anonimi che mai avevano attirato la mia attenzione. Qualcosa non mi torna. No, non è la morte nel rock and roll. A quella, a quelle, purtroppo, siamo abituati. E’ la comunicazione che mi sfugge. E’ vero, la Grande Mietitricenon rende tutti uguali se non da un punto di vista strettamente formale. Quand’uno è morto è morto, ma c’è chi non muore e chi è costretto a farlo. La Winehouse appartiene alla prima categoria. Ma perché? Perché giovane? Perché ribelle? Perché brava? Perché sul serio vogliamo continuare a credere che muoia giovane chi è caro agli dei? Fesserie! Mi passano davanti agli occhi le parole di Gaber: ” Purtroppo l’occasione di morire simpaticamente non capita sempre, e anche l’avventuriero più spinto, muore dove gli può capitare e neanche tanto convinto.”… Già, nessuno cerca la morte e certamente nessuno di quelli che la cantano e la chiamano.

Mai creduto alle vite spericolate…mai! E mi tornano in mente i nomi di quelli che sono scomparsi e ne avrebbero certamente desiderato farne a meno… Marvin Gaye, ucciso dal padre, Jaco Pastorius ucciso in una rissa, Stevie Ray Vaughan o Buddy Holly, Otis Redding, Randy Rhoads, tre degli Skynyrd, tutti in incidenti aerei, Felix Pappalardi, ucciso dalla moglie, Lennon da un pazzo…e poi le morti molto poco “rock”, per malattia…James Dio, Zappa, Freddie Mercury, De Andrè, Gaber e troppi, troppi altri.

(Jaco Pastorius)

Così mi domando come possa una rete che si rivolge ai giovani credere di rendere un servizio immolando una morte tragica, non voluta, non sperata ed accostarla alla parola “icona” che, come da vocabolario, significa “personaggio emblematico di un’epoca, un ambiente, un genere”. Era un’iconala povera Amy? Avrebbe dovuto esserlo? Accantoniamo per un momento qualsiasi giudizio critico sull’arte e limitiamoci all’essere umano. Può essere emblematica una donna che sfregia il suo corpo al limite dell’anoressia, che lo rende incomprensibile inserendo su quella struttura minimale un paio di tette da maggiorata, che lo deturpa con immagini puerili di donnine in ogni sua parte esposta, che lo violenta con alcolici, con droghe pesanti che lo rifiuta, quasi, senza curarsi di ciò che di buono la natura le abbia donato? A mio parere suona più come un esempio da non imitare che l’immagine di un’eroina per una generazione che già ha poco su cui contare.

Poi, un attimo, ed in tv dalle immagini edulcorate, finte, impostate dei clip si passa a una registrazione dal vivo. 2008, Olanda, un festival. Una marea di gente festante, di ragazzi che ridono, saltano, ballano e vivono, sopra ogni cosa. E penso che la musica sia esattamente questo. E’ il ritmo della vita, è il midollo spinale dell’amore, è un inno costante al piacere di respirare, è il desiderio di continuare a farlo. E’ emozione che pulsa. E penso, ancora, che la storia ci abbia già dato fin troppi segnali di come queste note siano state mal interpretate, mal gestite e mai assimilate. Di come siamo stati testimoni di giovani vite che non hanno saputo crescere di pari passo con la propria, immensa arte finendone stritolate, sbattendo contro un muro di droghe, di solitudini, di alcolici, di paure che per un attimo irripetibile si è creduto si sarebbero smaterializzate solo dopo un colpo d’arma da fuoco o dopo l’ennesima dose. E guardola televisione. E vedo finalmente la donna e non l’attrice dei clip. Vedo un corpo muoversi fuori tempo, vedo troppi bicchieri ed un braccio che, quasi estraneo, porta alla bocca quel liquido che essa non può accettare perché sta cantando e osservo quel bicchiere danzare davanti agli occhi che non lo vedono mentre è il corpo che lo richiede. Vedo come due persone imprigionate nel medesimo essere umano: una che vuole vivere ed una che vuole solo dimenticare. Vedo, immagino, un corpo che vorrebbe essere in qualsiasi altro posto tranne che lì e sento una voce che resta. E penso che se solo avesse potuto, quel corpo se ne sarebbe andato, lasciando lì la sola voce. Quello che conta. Cerco di analizzare, di capire, e continuo a vedere una voce che si abbandona, che ripete tonalità zoppicanti perché il braccio è riuscito a passare la barriera delle note. Poi vedo quel corpo, quella donna, barcollare via, verso il retropalco, senza un cenno, senza un contatto, senza un segnale che quel rito, che quelle note servano alla vita. E non mi importa se mi piaccia o non mi piaccia. Se quella sia “la mia tazza di thè”, come dicono gli inglesi, o se io sia su altri lidi.

Davanti a me non c’èla Winehouse. Ci sono gli ultimi giorni di Jimi, c’è la sua chitarra gettata contro un muro di Marshall a Wight, c’è la solitudine di Brian Jones che affoga nella piscina miliardaria, c’è l’urlo di tristezza di Janis in un albergo di seconda, ci sono le medesime movenze di Morrison, il baratro di Cobain, la follia assoluta di Belushi. Ci sono persone che avrebbero potuto ma non hanno saputo o voluto o potuto. E che non si sentiranno mai colpevoli. Ci sono i soldi, c’è la ripetizione di un mito che diventa tale solo fermandosi a 27 o poco oltre. C’è sopra ogni cosa la voglia di far capire che gli esempi non sono quelli.

(Janis Joplin)

Chissenefrega se Amy mi piaceva solo quando cantava lo ska, lei che resterà famosa per le tonalità pop e jazz. Non sarebbe stata un’icona, per me, neppure se fosse stata la reincarnazione di Ella. Forse l’unica che lei avrebbe veramente voluto essere. Ma diciamolo forte a questi ragazzi vuoti di tutto di oggi, quelli che forse domattina si tatueranno una donnina, una pin up, sul braccio a ricordo di una donna fragile, sola, piena di umane preoccupazioni, ricca di denari e povera di forze. Tutto fuorché un esempio.

Spengo la televisione, ne ho abbastanza. Resto un momento, come sempre, in questi casi, interdetto. Provo a pensare. Davanti alla morte, almeno per qualche secondo, lo facciamo tutti. E mi viene in mente la fine di un povero Cristo, di un personaggio di seconda fila, un eccellente chitarrista blues, Roy Buchanan. Un personaggio decisamente fuori dalla tipica iconografia del rock: barbetta, vestito comunemente, spesso pizzicato con un baschetto in testa a coprirela calvizie. Madue mani d’oro, che avevano dato creatività e inventiva al suo strumento. Aveva il vizietto del bere, ma lo gestiva, in qualche modo. Un giorno venne arrestato per molestie domestiche e ubriachezza; roba da poco. Lo trovarono impiccato con la sua maglietta in cella, ventitre anni fa, ucciso dalla vergogna.

(Roy Buchanan)

Lui che era stato definito “il più grande chitarrista sconosciuto al mondo”, lui che aveva rifiutato di unirsi ai Rolling Stones per sostituire Mick Taylor e continuare la sua vita di comune musicista. E penso che la morte, davvero, renda tutto confusamente ed erroneamente uguale. Perché tra chi muore per sbaglio, chi per accidente, chi lo desidera, chi per idiozia e chi proprio non vorrebbe esiste un’enorme differenza. Un abisso. Ed è su questo che dovremmo noi che restiamo cercare di riflettere. Magari senza sparare parole di troppo.

Giancarlo Trombetti

WHITESNAKE “Live At Donington 1990” (Frontiers records 2011) – JJ1/2

26 Lug

Mi son chiesto come pormi nei confronti degli WHITESNAKE post 1984, perché mi verrebbe da criticarli in modo netto e preciso…quando leggo le recensioni entusiastiche che ci sono in rete dei loro due ultimi lavori da studio (GOOD TO BE BAD e FOREVERMORE) proprio non capisco. Il sito TRUEMETAL ne parla come due capolavori e io davvero rimango basito. D’accordo, un sito con quel nome è in genere tenero con chi continua a proporre il genere in questione, ma è altrettanto vero che quando un disco è brutto e brutto, e  oggettivamente quei due dischi sono davvero bruttissimi. Mah.

Essendo legato agli Whitesnake 1978/84, tendo a procurarmi ogni nuova uscita che abbia il brand del serpente bianco bene in vista in copertina. Non ho dunque fatto fatica ad acquistare anche questo LIVE AT DONINGTON 1990, anche perché un paio di giorni dopo quell’evento li vidi al MONSTERS OF ROCK di Bologna, concerto per cui avevo anche il pass per il backstage grazie a Metal Shock, backstage che frequentai un pochetto insieme a Gianni Della Cioppa, al Maestro Beppe Riva e a Steven Victor Tallarico.

Mi ci è voluto non poco per ricalarmi nelle atmosfere metal fine ottanta / inizio novanta, all’inizio ho avuto un rigetto, non riuscivo ad ascoltare ad esempio la batteria di Tommy Aldridge e neppur quel sound così sguaiato e sopra le righe. Pian piano poi le mie orecchie si sono abituate alla oscurità e ho completato l’ascolto. Il fatto è che non mi è rimasto granché. Versioni metal di brani hard rock, Coverdale non in formissima dal punto di vista vocale, arrangiamenti rindondanti, chitarre imperanti, spazio per Vandenberg, spazio per Steve Vai (FOR THE LOVE OF THE GOD è comunque riuscita a toccarmi) e poco altro.

Ho poi guardato il DVD, la qualità video è scarsa, dopo tre pezzi ho lasciato perdere.

Ultima considerazione: gli Whitesnake (non i Pawndeg di Lorenz Mocali & John Paul Cappi) incidono per la Frontiers Records di Napoli, etichetta in origine nata per distribuire dischi in Italia di alcune etichette specializzate hard&heavy&aor ma adesso punto di riferimento nel mondo per la pubblicazione di dischi metal oriented. Anche questo per me è un po’ un mistero.

THE MICK RALPHS BLUES BAND on tour

25 Lug

Mick Ralphs, chitarra dei MOTT THE HOOPLE e BAD COMPANY, ha messo insieme un gruppo con cui fare qualche data suonando blues in club da qualche centinaio di posti.

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Jul 2011 –  The Mick RalphsBues Band have announced the first of a slate of dates for 2011.

  • 08 Nov 2011 – The Robin Hood 2, Bilston England
  • 11 Nov 2011 – The Musician, Leicester England
  • 17 Nov 2011 – The Old Vic, Swindon England
  • 26 Nov 2011 – Jazz Cafe, London England

Pre-sale tickets for the Jazz Cafe gig will be on sale starting on 8 July 2011 at 10 AM GMT. Mick Ralphs fans must use this pre-order link in order to get early access to the best restaurant seats in the venue. After next Thursday, tickets will go on general sale. The club’s capacity is small (350 or so) so be quick!

The Mick Ralphs Blues Band

A blues-rock legend keeping great company

(Jun 2011) Mick Ralphs, a founder of two iconic rock bands and still touring with both, takes time out to explore his blues, soul and funk roots. The Bad Company and Mott The Hoople guitarist is joined by some of the best-known names on the current blues scene to play blues and R’n’B favourites – from B.B. King and Otis Rush to Robert Johnson and Sonny Boy Williamson – alongside fresh interpretations of some of Mick’s own classic songs.

Sam Kelly – drums
Sam Kelly has dominated the UK and European scene for the last 20 years. As well as his own band, Station House, he has featured on sessions with some of the biggest names from around the world – from Dr John and Ben E. King, to Chaka Khan, Eddie Floyd and Desmond Dekker.

Son Maxwell – vocals and harmonica
Critically acclaimed vocalist and harmonica ace Son Maxwell broke onto the international scene with Storm Warning and now fronts his own Unruly Blues outfit. British R’n’B legend Chris Farlowe covered Son’s “The Woman? Or The Blues?”, co-written with Storm Warning, on his recent Hotel Eingang album.

Jim Maving – guitar and vocals
Jim Maving has been playing blues, funk and Americana with his band The Kickback since 1995. His renowned slide guitar brings echoes of Duane Allman and Ry Cooder to complement Mick’s classic British blues sound.

Dicky Baldwin – bass
Dicky Baldwin has been working with Mick Ralphs for ten years and has also provided his solid, grooving bass lines for Albert Lee, Gordon Giltrap and country star George Hamilton 4th.

The Mick Ralphs Blues Band blayed its first gig at Jagz on 8 June 2011, and it looks there will be a lot more to come. You can check out the band’s own site athttp://www.unrulysun.net/mickralphs/. Plans are underway for a full slate of gigs, and more information will be

Sarajevo, Brian e “Evil Wind” della Bad Company

24 Lug

Venerdì 22 luglio ore 20,30/21 ho appuntamento con Picca e Liso in Piazza Mazzini a Modena. Esco dall’ufficio alle 20, ho molto fare, non riesco a passare per casa e mi dirigo direttamente in città. Passo per la Pomposa dove, come dice Picca, ci sono “i forzati da aperitivo”… la movida modenese  sta prendendo forma anche questo venerdì.

Arrivo a Mazzini Square, lo vedo, è seduto su una panchina nel centro della piazza. Mi seggo accanto a lui. Abbiamo abbastanza confidenza per non dover fare necessariamente i salti di gioia ogni volta che ci vediamo. Passano un paio di ragazzi giovani, ci guardano, mi chiedo cosa vedano. Alla loro età, cosa avrei pensato io di due uomini adulti dallo sguardo un  po’ vago, seduti su di una panchina in Piazza Mazzini a Modena verso le 20,45 di un venerdì sera d’estate? Meglio non pensarci.

(Modena, Piazza Mazzini)

Paolino lo vediamo a bordo piazza a parlare con qualcuno, lo andiamo a raccattare e ci infiliamo nella prima pizzeria a tiro con veranda sulla piazza stessa. Dunque, fatemi fare due conti…per almeno due ore e 20 minuti non abbiamo smesso un solo momento di parlare di musica rock.

E’ così appagante parlare della cosa che ti interessa di più in assoluto nella vita senza la paura di annoiare nessuno… Delaney & Bonnie…Carl Radle, Bobby Whitlock e Jim Keltner, ma chi è oggi come oggi che parla di questi personaggi qui? Piatti per dischi, vinili, Eric Clapton, Rory Gallagher, Springsteen a Zurigo nel 1981, Heart, Bob Dylan, Little Feat e poi, naturalmente i LZ.  Come dico sempre sono io tra i miei amici l’esperto in materia, ma non sono io il primo a toccare l’argomento.

The Song Remains The Same & The Rain Song versione live 1973 come punto più alto del chitarrismo rock con Picca che per farti capire canta fraseggi strumentali della canzone della pioggia e aggiunge “C’è più chitarrismo in quesi due pezzi lì che in intere discografie di altri musicisti“. Liso (chitarrista lui stesso) – con lo sguardo incredulo e scuotendo la testa – dice ” io quando lo sento suonare TSRTS dal live mi chiedo sempre…ma come cazzo fa?” e poi aggiunge “io ascoltavo in continuazione l’assolo di No Quarter dal vivo, appena finiva  spostavo il braccio del piatto e riposizionavo la puntina sul punto di partenza”.

Poi, un commento en passant di Paolino “Ah, cosa darei per poter fare un reset e poter iniziare di nuovo ad ascoltare quei gran dischi per la prima volta…”, già, noi ormai i grandi dischi del rock li abbiamo già tutti, ne godiamo ancora ma a volte fa paura il fatto che oltre quelli non c’è più niente.

Decidiamo di fare un salto ai Giardini Ducali. Entriamo e la atmosfera è evidentemente deprimente: Claudio Lolli che sta terminando il suo spettacolo, poche luci…il tutto sembra dimesso.

Picca scuote la testa “Ve mo lè, a pèr d’èser a Saraievo” (Guarda mo’, sembra di essere a Saraievo). Ci si chiede se è possibile che le serate delle estati modenesi debbano essere queste. Oltre ad avere un disco primo in classifica, avere un programma tutto suo su Sky, essere uno speaker di Radio Capital, per me e Liso, Picca dovrebbe anche essere assessore alla cultura di Modena. Non glielo possiamo dire se no si incazza, ma almeno posso scriverlo qui sul blog, al riparo dai suoi occhi.

(Liso e Picca a Saraievo, l’altra sera – Foto di TT)

Due birre (per loro), una bottiglia d’acqua fuori frigo per me (maledizione anche qui non fanno tisane), argomenti di conversazione che puoi affrontare solo con gli amici veri e che toccano le corde Ernie Ball Super Slinky 009 delle nostre anime. Malgrado la atmosfera da Bosnia-Erzegovina durante l’assedio 1992/96 sarei stato a parlare fino al mattino, ma  l’indomani Brian si sarebbe messo sul balcone in attesa di vedere spuntare la Croma Blu  e non potevo farlo aspettare troppo.

E infatti eccolo là Brian verso le 9 del mattino sul terrazzo. Parcheggio, gli faccio il segno del rock e lui mi saluta. Bagno, iniezione, barba, somministrazione pillole e di nuovo in strada Ninetyland bound. Riesco a scaravoltargli l’umore, da depresso/ spaventato a euforico / spavaldo. Brian parla, saluta tutti, parla, cita Dante Alighieri, parla, mangia la pastina, parla, beve il caffè, parla, contempla il verde, parla, cita i Kennedy, parla, prega vostro signore, parla… io non ho mai visto una persona che parla tanto come mio padre. Questo suo bisogno di intrattenere rapporti con la gente chiacchierando andrebbe studiato. Io e mia sorella ancora ci stupiamo della cosa, ancora adesso dopo tutti questi anni.

(Let The Brian Do The Talking – Brian al K2, ieri – foto TT)

(The One and Only Brian – foto TT)

La sera di sabato la passo alla festa della birra di BigHouses (frazione di Luzzara), si dice che sia la festa della birra più grande d’Italia…in effetti è sconfinata. Sono venuto per lo spettacolo di Cornacchione, prima però ritorno bambino e mi prendo lo zucchero filato.

(Little Tim and the spun sugar at Casoni’s Beer Fest – foto by LS)

Io purtroppo ho la soglia del riso che è altissima, rido di gusto davvero raramente, ma Cornacchione in un paio di occasioni riesce nell’impresa. Lo vidi anche l’anno scorso,  è sempre divertente. Una oretta davvero godibile.

(Anthony Bigcrow at Casoni 23-7-2011 foto di TT)

Uno dei vantaggi di vivere in campagna nel posto in riva al mondo è la possibilità di alzarsi alla domenica mattina e mettere su DESOLATION ANGELS della Bad Company a volume alto. Il rock del mio gruppo preferito esce liquido dalle finestre e va ad innaffiare piante, prati e coltivazioni lì fuori…certo, è il venticello a farli muovere, ma sembra quasi che  i malghetti vadano a tempo.

Poi arriva EVIL WIND, che non è che sia poi il pezzo rock migliore del mondo ma ha un qualcosa che mi prende completamente. Tipico pezzo di Rodgers ma con un Mick Ralphs super. Quando poi arriva al minuto 3,03 mi viene la pelle d’oca, mi si rizzano i peli, la mia mente comincia a capire i misteri dell’universo, inizio a sentirmi leggero, galleggio e veleggio verso galassie inesplorate…credo che sia uno dei momenti più alti di MICK RALPHS come chitarrista. Questo è una di quelle canzoni rock per cui vale la pena vivere, almeno per me.

Alle 13 sono ancora qui che ascolto DESOLATION ANGELS…Lonely For Your Love (alias Can’t Get Enough pt 2), Oh Atlanta, Take The Time, Rhythm Machine…non riesco a staccarmi, ma devo: tra un minuto ristorante cinegiappo con Dennis e Labetty.

Bad Company miglior gruppo di tutti i tempi :-)

SOGNANDO JOSE’ MOURINHO

22 Lug

Stanotte ho sognato Josè Mourinho! Quando gli altri mi raccontano i loro sogni mi annoio, così evito di entrare nei particolari, vi basti sapere che eravamo amici, lui era l’allenatore dell’Inter ed io ero felicissimo.

Naturalmente non posso fare a meno di farmi qualche domanda: sono normale? Sono gay? La risposta credo sia no in entrambi i casi.

Quante emozioni che mi ha dato, quante migliorie ha installato nella mia vita…per me l’Inter alla sua guida è stata un po’ come i Led Zeppelin nel 1971, come gli Emerson Lake And Palmer del tour del 1973/74, come Johnny Winter And live 1971, come gli Edgar Winter’s White Trash del 1971, come i Rolling di Live in Brussels 1973, come la Bad Company di Straight Shooter, come i Free di Fire And Water, come John Miles di Rebel, come i Beatles del White Album, come…insomma, avete capito.

Josè, ah!

RIFLESSIONI SU WWW.JIMMYPAGE.COM

21 Lug

(Jimmy Page 1988 promo shot)

Il conto alla rovescia, la clessidra, il tanto parlare intorno alla cosa…insomma alla fine poi il tutto si è rivelato essere la semplice inaugurazione di un sito. Niente da dire per carità, il sito non è affatto male, sebbene contenga diverse sbavature: ad esempio nei primi giorni mancavano nella discografia DEATH WISH II e THE SONG REMAINS THE SAME e l’elenco delle sessions fatte nei suoi anni pre-zep non è corretto.

Ci si poteva aspettare qualcosa di più (intendo relativamente al sito)? Forse sì, ma conoscendo Page non pensavo a nulla di troppo eccitante (nuove interviste rilasciate apposta per il lancio del sito / possibilità di download di concerti / sue riflessioni su materie particolari / un miniblog dove ogni tanto far capolino).

La cosa forse più interessante è la rubrica ON THIS DAY, dove Jimmy brevemente racconta cosa successe nel tal giorno nel passato. Fino a ieri nulla di particolarmente interessante e poi oggi la pubblicazione di una registrazione del 1960:

ON THIS DAY… 21 JUL 1961

I PLAYED THE MERMAID THEATRE, ACCOMPANYING ROYSTON ELLIS

On this day in 1961, the poetry at The Mermaid Festival was fully underway in London, with readings by William Empson, Louis MacNiece, Sir Ralph Richardson and Dame Flora Robson.

I appeared on electric guitar with Royston Ellis, a British beat poet/beatnik with a fusion of poetry and music and this was quite unique set amongst the other poetry readings. Royston had visited a number of Neil Christian and The Crusader’s gigs and alluded to the lifestyle in the first chapter of his book The Big Beat Scene, published the same year.

He also hung out with The Silver Beetles in Liverpool, pre- Hamburg.

Clicchi su play e parte ‘JET BLACK’ , presumibilmente live nel 1960.

E’ davvero Page alla chitarra? Fosse così si tratterebbe della registrazione più vecchia del Dark Lord e la prima testimonianza in assoluto di lui alla chitarra elettrica.

Il pezzo in questione fu scritto da Jet Harris e pubblicato dagli SHADOWS nel 1959. Della registrazione fino ad oggi non si è mai saputo nulla. Oh, se fosse davvero lui bisogna dire che già a sedici anni Jimmy Page era un diavolo di chitarrista.

Questa cosa ha dato una notevole scossa a circoli zeppeliniani in giro per il mondo. Speriamo ci siano altre sorprese di questo genere.

Per il resto, si mormora che ci sia materiale d’archivio in uscita, ma è ancora presto per parlarne.

Intanto il 13 luglio è salito sul palco dello Shepherd Bush a Londra insieme ai BLACK CROWES per una versione di Shake Your Moneymaker. Il pezzo è molto semplice da suonare, l’assolo che ha fatto è durato solo un giro e probabilmente persino io in preda alla dispepsia più feroce sarei stato in grado di farne uno più convincente.

http://www.youtube.com/watch?v=-QQ4HSPejX4

(Jimmy & Black Crowes – Londra 13 luglio 2011 – Foto Ross Halfin)