Champions League Blues

13 Dic

Martedì sera contro il PSV Eindhoven non siamo andati oltre l’1 a 1 e così facendo non siamo riusciti a superare la fase a gironi, dunque siamo fuori dalla Champions. Non sono nemmeno arrabbiato, giusto rassegnato e distaccato. Non abbiamo centrocampisti all’altezza per poter competere a certi livelli nell’Europa che conta e per contrastare i bianconeri in campionato. Tutto qui. L’unico è Brozovic. Tra un infortunio e l’altro Radja deve ancora iniziare la stagione, Joao Mario è un enigma, Gagliardini, Borca Valero e Vecino semplicemente sono giocatori modesti. Con le restrizioni del Fair Play finanziario ci siamo potuti permettere questi qui, non abbiamo potuto confermare due campioni quali Cancelo e Rafinha e dunque occorre venire a patti con quello che siamo.

Nonostante questo siamo arrivati secondi (in uno dei due gironi più duri della coppa in questione) a pari punti (8) col Tottenham che passa solo grazie alla differenza goal degli sconti diretti e ai tre pali colpiti nelle due partite dell’altra sera: uno di Perisic a San Siro, e due di Coutinho al Camp Nou. Retrocediamo in Europa League, che vuoi farci.

Eppure la serata di martedì per me è stata speciale, posso dire il momento migliore che ho passato a San Siro sebbene possa sembrare un paradosso. Non che io capiti spesso alla Scala del Calcio, ma dal 1990 in poi qualche partituccia me la sono pur vista (compresa la finale vinta di Coppa Uefa del 1994), sarà forse il fatto che è stata la mia prima volta ad una partita di Champions League e quindi con l’atmosfera magica delle serate del grande calcio europeo, ma mi è proprio piaciuto tanto.

E dire che abbiamo impiegato ben tre ore per fare 170 km (90 minuti spesi sulla tangenziale in coda), e per fortuna che la pollastrella ha il chip del navigatore dentro di lei cosicché, con alcune scorciatoie e variazioni, siamo riusciti ad uscir dal traffico prima del previsto.

L’arrivo a San Siro è sempre affascinante, rimirare l’esterno stadio mi emoziona ogni volta.

Inter – PSV 11/12/2018 San Siro – foto TT

Dribbliamo tutti i rivenditori di hot dog e hamburger, Saura è vegetariana, ci inoltriamo in un viale alla ricerca di una pizzeria. Poco prima delle 20 ci mettiamo in fila ed quindi entriamo. Sono un po’ contratto, è una serata importante …

Inter – PSV 11/12/2018 San Siro – foto Saura T

…siamo nel secondo anello rosso, la visuale è ottima, mi rilasso e mi faccio qualche autoscatto con la pollastrella.

Tim&Saura – Inter – PSV 11/12/2018 San Siro – autoscatto

Inter – PSV 11/12/2018 San Siro – autoscatto

San Siro mi fa sempre sentire titanico dinnanzi al futuro. Faccio amicizia con due ragazzi, uno accanto e uno davanti a me. Entrambi hanno 25/30 anni e sono appassionati quanto e più di me. Uno dei due vive a Cosenza, si è fatto il tragitto da solo per essere vicino ai ragazzi in una notte come questa. E’ inoltre fan di Valentino Rossi e di Vasco Rossi. Non fatichiamo a trovare punti d’intesa. Mi accorgo però che mentre io gli do del tu, lui mi da del lei. E’ una cosa che dapprima mi sorprende poi elaboro la cosa, già, mi dico, è vero che sono un uomo di una (in)certa età.

Inter – PSV 11/12/2018 San Siro – foto TT

Sono le 20,30, parte l’inno C’è Solo L’Inter, tutti accendono la luce del cellulare, l’effetto è struggente, anche Saura rimane colpita ed inizia a filmare dalla seconda strofa. E’ il mio inno preferito (Pazza Inter è troppo danzereccia e frivola per i miei gusti) essendo in sostanza un sentito blues featuring Grazianone Romani. La canto tutta insieme ai miei fratelli nerazzurri, 70.000 voci che rivolgono al cosmo la loro fede. Brividi.

Il mio stesso fervore nerazzurro mi commuove, mi sento parte di questo sentimento universale, di questa passione nerazzurra che mi tiene in vita.

Inter – PSV 11/12/2018 San Siro – foto TT

La musichetta della Champions non fa che aumentare il fascino della serata.

Inter – PSV 11/12/2018 San Siro – foto TT

Inter – PSV 11/12/2018 San Siro – foto TT

L’Inter entra in campo risoluta, non lascia spazio agli olandesi, attacca e sbaglia parecchie occasioni da goal, fino a quando Asamoah combina un pasticcio da dilettante, PSV in vantaggio. Siamo tutti increduli. Intanto il Barca sta vincendo col Tottenham. L’Inter pareggia solo al 70esimo, troppo tardi. Il centrocampo non funziona, e i cambi non danno l’effetto desiderato. Maurito pareggia, ma segnano anche gli inglesi al Camp Nou. Tutto inutile. D’altra parte se non si riesce a battere l’ultima del girone (con un solo 1 punto all’attivo), come si può pensare di andare avanti? Il PSV ha fatto una partitaccia, poco più di un tiro e manfrine atte a perder tempo durante tutti i 90 minuti, un atteggiamento davvero puerile, soprattutto se messo in campo da una squadra olandese.

L’arbitro fischia la fine. Saluto i miei compagni di settore e mi incammino verso l’uscita. Sono triste, ma tutto sommato non sorpreso. Non siamo ancora chi vorremmo essere. C’è chi se la prende col Mister, chi con i giocatori (Asamoh lo ho mandato a quel paese anche io ad onor del vero) ma ad oggi siamo questi qui. Possiamo giocarcela più o meno con tutti, ma abbiamo visto che non è sufficiente, che pur non sfigurando per niente poi alla fine perdiamo. Temo sia un altro anno buttato. Solo un lungo cammino in Europa League, una ripresa in campionato e un buona figura in Coppa Italia potrebbero in parte risolvere la stagione. Fino al 30/6/2019 saremo bloccati dal Fair Play Finanziario, dal 1 luglio 2019 però dovremmo finalmente essere liberi e sarà lì che vedremo di che pasta è fatto il grande timoniere Zhang. Abbiamo necessità di avere degli ottimi giocatori (per non parlare di campioni e fuoriclasse) per avere chance di uscire dai pantani di questi ultimi 9 anni, e di fare chiarezza all’interno della squadra: inutile tenere Perisic se questi vuole andare in Premier League, inutile puntare su giocatori logori e deludenti. Spalletti a me non dispiace, avrà anche qualche colpa ma col materiale che ha a disposizione non credo possa fare tanto di più. Certo, dopo martedì sera, la sua posizione si fa meno sicura … si fanno già nomi di possibili successori. Mi sembra prematuro. Vorrei che cercassimo di portare a casa una stagione dignitosa. Credo sia il momento di ricompattarci e di non buttare tutto via.

 

Immacolata Blues (The Equinox al Livello – Gualtieri 8/12/2018)

12 Dic

Sabato sera al Livello. E’ la terza volta in poco più di un anno, ormai è uno dei locali dove ci sentiamo a casa. Essendo dicembre stavolta suoniamo nel palchetto all’interno del locale e non della dépendance esterna. Dobbiamo stringerci e montare la strumentazione uno alla volta. Ho rinunciato alla Danelectro per evitare di avere altre custodie tra i piedi, vorrà dire che suonerò Kashmir con la Les Paul n.2.

The Equinox – Il Livello – Gualtieri (RE) – 8/12/2018 – Foto TT

Durante il soundcheck ci diamo dentro con Tie Your Mother Down dei Queen, poi ripassiamo un paio di stacchi e cerchiamo il giusto equilibrio sonoro, il locale non è grande, ho il volume del Marshall nemmeno a 1.

The Equinox – Il Livello – Gualtieri (RE) – 8/12/2018 – Foto TT

Una volta finito mi metto a filmare Saura e Pol che improvvisano Bohemian Rhapsody. Essendo un siparietto mai provato prima e nato dal nulla, rimango colpito: Pol la canta come si deve e la Saura la suona con la consueta maestria. Che spettacolo.

Arriva la claque che ormai ci segue imperterrita ad ogni concerto, anche nei posti più lontani e nascosti come questo (siamo sulle rive del MississiPo): la Patty, Blacksmith Mario, Gio, la Maura, Riff. Ci mettiamo al tavolo tutti insieme, è ora di mangiare. A sorpresa Saura ha un regalo per i membri della band. Non ne sapevo niente, apriamo i pacchetti e vi troviamo gli asciugamani da concerto personalizzati Equinox. Rimango a bocca aperta. Quella donna non la ferma nessuno. Riff, il nostro Richard Cole, ne vorrebbe ordinare 50.

Gli asciugamani degli Equinox courtesy of Saura Terenziani – foto TT

Il locale si riempie; sono quasi le 22,30 la gente sta ancora cenando, dobbiamo spostare l’inizio alle 23. Vado sul palco ad accordare le chitarre quando mi vedo arrivare davanti Antonio Catenazzo, un amico della Milano connection a cui appartengo grazie al mio storico amico Doc Marena. Tutti pezzi grossi, tutti amanti del rock e tutti interisti. Sono sbalordito. Antonio viene da Milano da solo per vedersi un concerto degli Equinox. Che razza di amici e che razza di uomini: saremo anche tutti ormai nel club dei 50, ma non ci ferma ancora nessuno! Invece di stare a casa a poltrire davanti a Sky, ci spendiamo nel nome del rock. We are the champions, my friends!

Antonio e Tim – Il Livello – 8/12/2018 foto Saura T.

Ore 23, si inizia. Il concerto scivola via senza troppe magagne. Qualche attimo di panico quando qualcuno spegne le luci del locale, sul palco è buoi pesto, fatico a vedere la tastiera ma penso a Saura: è alle prese con Since I’ve Been Loving You, dunque sta suonando il brano più complicato tenendo conto che agisce contemporaneamente su tastiera (con le mani) e pedaliera basso (con i piedi). La sento maledire qualcosa o qualcuno, poi per fortuna la luce ritorna. Lele fa una The Song Remains The Same da paura, meno male che 9 giorni fa alle prove ci ha detto che è un pezzo che lo ha un po’ stufato. In alcuni momenti mi è sembrato di sentire il John Bonham di Listen To This Eddie (bootleg – Los Angeles Forum 21/6/77) sul brano omonimo.

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Non ci sono spie sul palco, riesco a malapena sentire le tastiere di Saura, la voce di Pol proprio non mi arriva, ma non mi preoccupa, il nostro usignolo non mi delude mai, cantanti di quel calibro ce ne sono pochi in giro.

The Equinox – Il Livello – Gualtieri (RE) – 8/12/2018 – Foto Antonio C.)

Il pubblico è tutto raccolto intorno a noi, l’atmosfera è da Juke Joint della Lousiana.Ci avviciniamo alla fine, Kashmir, Stairway e poi il piombo Zeppelin. Da un po’ di tempo a questa parte siamo soliti legare Heartbreaker a Whole Lotta love, come facevano i LZ nel tour del 1973. Dopo lo stacchetto centrale di batteria, partiamo col riff di Whole Lotta Love e la gente diventa matta. Sorrido e scuoto la testa … mi faccio sempre mille scrupoli riguardo l’aspetto obliquo del nostro tributo, cerchiamo di presentare anche pezzi meno scontati, ma poi, alla fine, la gente vuole Whole Lotta Love. Ci rifacciamo più o meno alla versione del 1973, sezione funk e Theremin inclusi. Per la prima volta io e Pol mettiamo in scena lo scambio voce/chitarra di Boogie Chillum che mi pare venuto benino. Invece di buttarci su Boogie Mama viriamo su Goin’ Down, il brano di Don Nix inciso dal Jeff Beck Group nei primi anni settanta, suonato dal vivo anche dai LZ. Chissà se in sala c’è qualche amante del bootleg Three Days After (LA Forum 3/6/1973) che possa apprezzare davvero questa nostra piccola divagazione.

Communication B e Rock And Roll chiudono la serata. Qualcuno chiede il bis, e allora via con Thank You. Ci rifacciamo alla versione di Page e Plant, col lungo assolo di chitarra finale. E’ uno dei momenti che preferisco, finalmente mi posso lasciare andare, per una volta mi allontano dal seminato pageiano e lascio che Mr Tyrrell (per dirla con Saura e Tomay) salti fuori. Inserisco qualche frase di Jeff Beck e poi ci metto del mio. Chiudo col ricamo di People Get Ready ritornando a Jeff Beck. Sono così preso, o almeno mi sembra di esserlo, che trascino l’accordo finale verso i riflessi elettrici del feedback e della saturazione, sfrego il manico della Les Paul contro il Marshall e lancio nello spazio profondo il mio grido blues disperato.

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Torno in me, per fortuna Lele e Saura mi hanno assecondato con aplomb perfetto.

Scendo dal palco, saluto gli amici, abbraccio Antonio che adesso deve tornare fino a Milano e ringrazio le persone che sono venute a fare i complimenti. Iniziamo a smontare l’attrezzatura, ed è forse il momento meno simpatico delle nostre serate live. Sei lì ancora preso dalle vibrazioni del concerto, sudato e un po’ in bambola e devi metterti a fare il roadie. Che dire poi della gente che non si sposta e che se ne sta ammassata davanti alla porta d’ingresso a parlare e a bere? Tu sei lì che vai avanti e indietro con amplificatori, tastiere, chitarre, valige e loro non di degnano di spostarsi e anzi sembrano infastiditi dal tuo continuo passaggio.

Saluto Yurj e gli chiedo se tutto è andato bene: vuole fissare la prossima data (30 marzo 2019). Direi che – seppur indiretta – la risposta è chiara.

Sono le 2,30 le mattino. Le nere lowlands reggiane sono placide, la blues mobile veleggia a velocità di crociera verso Borgo Massenzio.

Lowlands crossing – foto Saura T.

Sono perso nel mio mood …

Lowlands crossing – foto Saura T.

lo stereo passa musica classica in modalità random … l’animo si distente …

Infilo il muso in garage alle 3 del mattino.

Late night with The Equinox – Il Livello – Gualtieri (RE) – 8/12/2018 –

Una doccia, un thè e via a letto. Leggo qualche pagina del libro Evenings With Led Zeppelin

e poi spengo la luce. Sono le 4. Tra me e me sussurro: “New York, goodnight”

 

FILM: “BOHEMIAN RHAPSODY” di Bryan Singer (Gran Bretagna, USA, 2018 – 20th Century Fox)

6 Dic

“BOHEMIAN RHAPSODY” di Bryan Singer (Gran Bretagna, USA, 2018 – 20th Century Fox) – TTTT

Un film su Freddie Mercury è un evento che non potevo lasciarmi sfuggire. Ho amato molto i Queen, soprattutto quelli dal 1975 al 1980, fanno parte di me ed è stato un vero piacere recarmi al cinema per affrontare questa pellicola. Scrivo affrontare perché, pur cercando di non documentarmi troppo a proposito, mi sono comunque saltate agli occhi le stroncature di certi fan e di conoscitori del rock un po’ snob oltre alle titubanze spirituali di fan ben predisposti ma in difficoltà con quelli che chiamo “paradossi temporali” contenuti all’interno del film.

Certo, anche io sono uno studioso/amante del rock un po’ snob, ma per fortuna sono riuscito a godermi il tutto senza troppi problemi. Una volta che si è venuti a patti con il fatto che Bohemian Rhapsody non è un docu-film di 10 ore sulla carriera musicale di Freddie e dei Queen (che solo un pubblico ristretto avrebbe guardato), le inesattezze si fanno più sfumate e si gode di questo spettacolo incentrato su 15 anni della carriera di FM e dei suoi colleghi. E’ un film che racconta una storia, una storia vista con gli occhi del regista, il quale si prende più di una libertà per mettere in scena la sua visione, ma che riesce a farsi seguire anche dal pubblico più generico, che ricordiamo è il pubblico dei Queen e che forse non noterà nemmeno le incongruenze di cui stiamo parlando.

Qualche anno fa su questo blog ci siamo interrogati proprio su questo:

https://timtirelli.com/2012/01/06/ma-i-queen-sono-un-gruppo-rock/

Mi reco al multisala Emiro di Herberia insieme ad altri due fan: la pollastrella e Mr Tomay, the midnight rambler.

Tre ottimi posti in zona centrale in alto, ottima compagnia, il film dei Queen (si, insomma, di FM) … bel modo di passare la domenica pomeriggio.

Il film è fatto molto bene, mi ha tenuto incollato alla poltroncina per 134 minuti, a volte mi ha fatto sobbalzare, a volte emozionare e commuovere, ed è finito troppo in fretta (giusto dopo il Live Aid) … mi sarei sparato almeno un’altra mezz’ora.

Rami Malek interpreta Freddie Mercury in maniera sensazionale, ne coglie l’enfasi creativa un po’ sopra le righe e un po’ candida in maniera esemplare. Spettacolare Gwilym Lee, a tratti sembra proprio di vedere Brian May. Non è immediato identificare Roger Taylor e John Deacon in Ben Hardy e Joseph Mazzello ma una volta che ci si è acclimatati poi non è difficile sovrapporre le immagini dei due musicisti a quelle dei due attori.

Emozionante vedere nei primi fotogrammi riprodotti gli Smile (il gruppo di May e Taylor da cui nacquero i Queen) con Tim Staffel al basso, figura che mi è sempre stata cara, non fosse altro per Doin’ Alright canzone che amo moltissimo.

Sicuro, certi paradossi ci hanno un po’ scombussolato … gli Smile (che sono un trio) sono ripresi dal vivo e mentre May suona l’assolo si sente la chitarra ritmica sotto … i Queen sono alle prese col primo album da cui viene fatta sentire la versione cantata di Seven Seas Of Rhye, ma tale versione apparve solo su Quen II (su Queen I era uno strumentale) …  i Queen sono ripresi nel loro primo tour in Usa (del 1974) mentre suonano Fat Bottom Girl (pezzo del 1978) … FM viene proposto con capelli corti e baffi già nel 1976/77 (succederà ad inizio anni ottanta) … i Queen sono ripresi sul palco del MSG di NY alla fine degli anni settanta quando il visual è chiaramente quello di Montreal 1981 … nel film siamo ancora nella seconda metà degli anni settanta quando FM fa vedere il filmato di Love Of My Life live a Rock in Rio (del 1985) a Mary Austin … la discussione se darsi o meno alla disco music avvenne per l’album Hot Space (1982) e non per The Game (1980) etc etc… ogni tanto scambiavo occhiate con Tomay e Saura, deglutivamo, scuotevamo la testa come a far passare quelle inesattezze dai pensieri e tornavamo a goderci il film.

Qualcuno si chiederà come mai Brian May e Roger Taylor (ben coinvolti nel progetto) abbiano dato il loro assenso a certe incoerenze, io credo che quando si tratta di produzioni del genere, occorra essere disposti ad arrivare a compromessi perché poi quello che conta è il risultato finale (e commerciale), che secondo me è ottimo. Un buon mix tra rock, frivolezze, la vita dissoluta di Freddie (poco più che accennata) e le personalità della band e di chi ad essa girava intorno.

E’ un po’ come andare a vedere film (e serie tv) tratti da libri che si sono letti, tutto viene condensato in sole due ore e a volte avvenimenti e personaggi sono spostati su prospettive diverse, difficilmente si resta pienamente soddisfatti dal un punto di vista del rigore, ma se – come in questo caso – il flusso della storia e della sceneggiatura funziona, ci si può passar sopra.

Per me, questo è un film che va visto.

 

NEWS: THE EQUINOX Circolo Il Livello Via Livello 32 – Gualtieri (RE) – Sabato 8 dicembre 2018

5 Dic
Sabato 8 dicembre 2018 ore 22
THE EQUINOX
Circolo Il Livello
Via Livello 32 – Gualtieri (RE)

Wizard Bloody Wizard (Electric Wizard Roma 16/11/2018) di Paolo Barone

1 Dic

Il nostro Polbi ci manda due riflessioni sul concerto di un paio di settimane fa degli Electric Wizard a Roma. Nel farlo elabora e cerca di esorcizzare il blues dei concerti che si è perso e a cui non è andato per motivi che ancora non sa spiegarsi. Se la prende con se stesso e chiede conforto a questo blog miserello. Tra un po’ metteremo in piedi un articolo-discussione sui patemi che ci portiamo dentro per i concerti che ci siamo incredibilmente persi, mi pare un escamotage niente male per cercare di lenire certi dolori. Nel frattempo godiamoci la sempre deliziosa prosa di Mr Barone.

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Caro Tim, sono finalmente andato a vedere gli Electric Wizard l’altra sera a Roma.

Sono una band che fa pochi concerti, e questo tour italiano e’ stato un ulteriore conferma in questo senso con solo due serate. Mi dicono che loro sarebbero venuti in aereo, volando fra Roma e Milano, lasciando a un paio di persone l’onere di portare le cose fra le due date. Essenzialmente otto Marshall d’ordinanza e un Ampeg. Sono diventati una band non piu’ soltanto del circuito underground in senso stretto, ma anche ormai di riconoscimento e spessore piu’ ampio. Basti pensare che sono stati headliner dell’ultima edizione del festival Reverberation, senza dubbio il piu’ importante festival di psichedelia al mondo, che si tiene ogni anno in Texas. D’altronde sono in giro da ormai vent’anni, e hanno riscritto il canone Sabbathiano creando non solo un suono, ma un estetica, un espressione artistica definitivamente originali.

I biglietti costavano 25 euro o poco piu’ e hanno suonato all’Orion Club subito fuori il Raccordo Anulare nella zona di Ciampino. Non e’ un posto enorme e anche se molto pieno non era sold out, il che mi ha un po’ sorpreso. Credo la data al nord Italia sia andata ancora meglio, considerando anche che in quel caso condividevano il palco con i nostri Ufomammut, che gia’ di loro hanno un buon seguito.

Mi dannavo l’anima di averli persi una sera di qualche anno fa che suonavano a Roma all’Init, il mio club preferito della capitale, ormai chiuso. Non ero andato essenzialmente perche’ sono un coglione. Avevo degli amici che erano passati a salutarmi, ho tentennato fino alle dieci e mezza e poi ha vinto la pigrizia. Quante cazzo di volte mi e’ successo di perdere concerti anche irripetibili per questioni da niente…No guarda, per me questo e’ proprio un cruccio ricorrente, un mantra negativo che mi gira sempre in testa…ma come cazzo ho fatto?!? Ma che madonna avevo da fare che, per dirne una delle piu’ clamorose, una sera a Detroit non sono andato a vedre gli Stooges con i fratelli Asheton, e nemmeno i Blue Cheer che suonavano la stessa sera a un ora di distanza?!! Che cazzo mai potevo avere in testa io quella sera?!? O tutte le volte che ho detto, va be’ va, vado la prossima volta….Motorhead, Nirvana, Velevet Underground, Gregg Allman… e chi piu’ ne ha piu’ ne metta…Voglio dire, io non ho mai visto Lemmy. Uno che e’ praticamente morto sul palco, che e’ venuto in Italia centomila volte, sono riuscito a perdermelo. E i Velevet Underground?!!? Si va bene, ho visto Lou in un concerto memorabile al Circo Massimo nel 1983 con sfondamento delle recinsioni a piu’ di due ore dal concerto, lacrimogeni e Robert Quine alla chitarra, ma i VU diosanto! Ma come cazzo ho fatto a non prendere una merda di treno per Milano (che a Napoli dove aprivano per gli U2 non era pensabile) e vedere una delle band piu’ importanti di tutta la storia del Rock?!? E i Ramones? Per dire…Ho visto due volte, dico due volte, i New Trolls e non ho mai visto i Ramones…L’elenco del Blues del Concerto Perduto potrebbe essere infinito, e nulla potra’ mai lenirlo che purtroppo certe cose se ne vanno per sempre caro mio. Band intere se ne sono andate, penso ai gia’ citati Motorhead & Ramones, e altre sono ormai impossibili da riformare. E’ per questo che nonostante abbia avuto modo di vedere tantissimi concerti anche di artisti ormai scomparsi, mi rode il culo per tutto quello che ho perso. E’ un mondo che svanisce, come e’ anche normale che sia, e quel che resta diventa sempre piu’ prezioso.

Mi sto sul cazzo da solo quando entro in modalita’ pianto nostalgico, e penso a Lemmy che a volte gli dicevano che il Rock era moribondo e lui si metteva a ridere e gli sbatteva in faccia i numeri di qualche mega festival a cui era appena stato. Ma io non sono certo lui, anzi forse mi piace cosi tanto quell’uomo proprio perche’ e’ un contrario di me che vorrei essere. Pur sapendo che esiste ancora tantissima passione in giro per questa nostra forma d’arte, qualcosa di storto e’ successo e non ne vedo una facile via di uscita. I locali in grado di ospitare concerti da qualche centinaio di persone chiudono uno dopo l’altro (perlomeno a Roma), quelli da qualche migliaio o non ci sono mai stati o non aprono quasi mai, mentre resistono i piccoli posti da trenta cinquanta anime massimo, e imperano i mega eventi che non hanno piu’ nulla a che fare con questa storia, con veramente pochissime eccezioni in merito.

Qualcuno da qualche parte ha deciso che doveva cambiare tutto. Milioni spesi per supporti tecnologici, e tutto sentito a cazzo di cane ma gratis in streaming. E se suoni musica rock originale non devi piu’ essere pagato o quasi. Ricordo benissimo tour dei primi anni duemila con serate in cui le band prendevano fra i mille e i duemila euro. Ora negli stessi locali, con lo stesso pubblico, fai fatica a prendere quattrocento euro. Va bo’, basta dai che queste riflessioni lasciano un po’ il tempo che trovano, e le cose prenderanno una loro strada, magari come il Jazz che cazzo ne so io…

Devo pero’ dire che in questi ultimi dodici mesi sono stato a tre concerti strepitosi delle ultime tre band in attivita’ che avrei veramente voluto vedere. King Crimson, Sleep e Electric Wizard. E ora…? Ho esaudito tutti i miei sogni Live, restando soltanto con ricordi esaltanti e rimpianti per quello che ho perso? Possibile mai? Si, si, certo, ci sono ancora molti che andrei a vedere di corsa e piu’ ancora a rivedere, ma quella sensazione di quando vuoi beccare una band dal vivo e per anni ci giri intorno e poi finalmente hai i biglietti in mano…ecco, quella sensazione che noi possiamo capire e condividere credo che forse per me sia finita…Guarda caso sulle note di Funeralopolis, ultimo brano del concerto dei Wizard…

Ok, basta, basta davvero adesso che mi viene da fare le corna, toccarmi le palle e ridere di me stesso e di tutto sto Doom & Gloom da due soldi che mi sta uscendo in queste righe, Ian Curtis in una giornata storta mi fa una sega!

Basta, parliamo del concerto che e’ stato grandioso cazzo…E in fin dei conti so benissimo che tanti altri ce ne saranno.

Siamo arrivati trafelati dopo un odissea di treno Intercity Reggio Calabria – Roma, e ho serenamente saltato la opening band.

L’Orion pur essendo un club discutibile con un atmosfera fredda da discoteca tardo anni ottanta, anche se non sold out era bello pieno.

Al solito barbe di ordinanza stoner, pubblico trentenne con qualche picco sui sessanta portato con classe, bella folla al bar esterno dove si poteva fumare.

Gli Electric Wizard erano dati sul palco per le 22.15 e con una precisione maniacale o forse casuale, hanno aperto il loro fiume di watt alle dieci e diciassette. E per un ora e venti o poco piu’, il mondo si e’ fermato fra le Gibson SG di Elizabeth Buckingham e Jos Oburne. Una potenza incredibile, un vortice ipnotico oscuro, un sabba elettrico.

EW a Roma 16/11/2018 – Foto SALVATORE MARANDO/METALITALIA.COM

Lo so, ho usato dei cliche’, ma io non lo so descrivere diversamente questo concerto. Come da tradizione, dietro il palco scorrevano filmati di vecchie pellicole sexyhorror, e altre elaborazioni video credo curate personalmente da loro, una cosa di grande effetto, anche se un po’ sminuita da uno schermo a led troppo freddo.

Certo, ormai a forza di youtube non ci sorprendiamo piu’ nei live, sappiamo sempre cosa ci verra’ proposto.

Ma l’impatto di volume e presenza degli Electric Wizard e’ stato veramente unico, da provare sulla propria pelle e sprofondarci fisicamente.

Le zampate di Oburne sul Wha Wha e i bassi ipnotici della sezione ritmica hanno mantenuto un vento psichedelico densissimo, riuscendo a creare un suono opprimente e liberatorio al tempo stesso. Non e’ da tutti una cosa del genere. Dopethrone e Witchcult Today sono i capolavori da cui arrivano la maggior parte dei pezzi, ma anche qualcosa dagli ultimi tre. A proposito, il nuovo Wizard Bloody Wizard che ha ricevuto diverse recensioni negative a me sembra un gran disco, e se gia’ avete i due colossi che ho menzionato vi consiglio proprio di prenderlo… Funeralopolis chiude le danze macabre e zero bis. Lentamente, con le orecchie che ronzano un sorriso ebete stampato in faccia e la maglietta Legalize Drugs and Murder sotto braccio, torniamo alla realta’….

EW a Roma 16/11/2018 – Foto SALVATORE MARANDO/METALITALIA.COM

A conferma del fatto che i nostri si stanno muovendo ormai sempre piu’ vicini a una vera popolarita’ rock, fuori dal locale ci sono ben due banchetti di merchandising non ufficiale e personalmente non me lo aspettavo. Così come lo scoprire che una cassetta audio di un loro concerto negli States, venduta sul sito ufficiale della band, abbia esaurito la seconda tiratura di 500 copie in pochi giorni.

Forse andarli a rivedere sara’ il mio prossimo sogno live, oppure mi mettero’ a fare una Fanzine di Elizabeth Buckingham in fotocopie e spedita solo per posta…

Paolo Barone©2018

 

Stagiunàsa mèrsa

28 Nov

Weekend novembrini passati in casa; il tempo non invoglia ad uscire: cieli grigi, pioggia di piccola/media intensità più o meno costante, foglie impregnate d’acqua su strade e cortili, la campagna che sonnecchia indolente sotto un panno inzuppato d’autunno. Brian avrebbe guardato fuori dalla finestra, avrebbe contemplato la giornata di questa domenica di fine novembre e avrebbe esclamalato “stagiunàsa mèrsa” … stagionaccia marcia, tipica espressione emiliana di una generazione che fu.

Per curiosità do un’occhiata a cosa scrissi in un novembre passato per capire se tendo a ripetere me stesso; è così, non c’è dubbio, ma in fondo chi non lo fa?

https://timtirelli.com/2013/11/15/la-pioggerellina-autunnale-i-tergicristalli-che-lasciano-il-rigo-sul-parabrezza-e-il-pensare-ai-mott-the-hoople/

Con questo tempo anche Palmiro tende a preferire il tepore della casa. Va fuori, fa un giro intorno alla casa e, una volta capito che è uno di quei giorni in cui ci bagna il pelo, torna davanti alla porta d’ingresso sino a che non lo facciamo rientrare. Si scalda qualche minuto davanti alla stufa e poi viene a riposare su di me, che sono lì che mi guardo un film.

Palmiro – Domus Saurea Nov 2018 – foto TT

Palmiro – Domus Saurea Nov 2018 – foto TT

Dopo poco lo vedo agitarsi nel sonno, sta senza dubbio sognando le giornate di sole e la caccia alla talpa nei prati di erba spagna che tanto gli piace …

Palmiro – Domus Saurea Nov 2018 – foto TT

Serie TV: “Glacé” (Francia 2017 –  Netflix 2018) – TTTT

Attratto dalle scenografie dove c’è ghiaccio e neve, mi guardo uno sceneggiato TV francese in sei puntate tratto dal romanzo omonimo del 2011 di Bernard Minier. Thriller ambientato sui Pirenei francesi innevati. Lo consiglio.

 

 

Film: “Downsizing” (Usa – 2017 – 20th Century Fox) – TTTT

Dragando le offerte di Sky scovo un film che non ha ricevuto critiche entusiastiche ma che a me è piaciuto davvero un sacco. In un periodo come questo penso sia una pellicola che andrebbe vista. La colonna sonora gioca su un grappolo di note tratte senza dubbio da quella di Prometheus (il prequel di Alien). Ne suggerisco la visione.

Regia di Alexander Payne. Un film con Matt DamonChristoph WaltzChau HongJason SudeikisKristen WiigNeil Patrick HarrisCast completoTitolo originale: Downsizing. Genere CommediaDrammatico – USA2017durata 140 minuti. Uscita cinema giovedì 25 gennaio 2018 distribuito da 20th Century Fox.

The Champions …

Qualche sera fa torno a casa con l’umore sghembo, è un po’ che per motivi professionali tendo al buio pesto. Prima di mettermi a tavola sento la pollastrella che mi chiede: “Tyrrell, abbiamo impegni l’11 dicembre? Spero di no…”. 

“Non ci sarà mica di nuovo Rick Wakeman in Italia eh?” le faccio, poi mi accorgo che sotto il piatto c’è una busta. La apro è vi trovo due biglietti per la partita di Champions League, Inter – PSV Eindhoven.

Biglietti per Inter – PSV – foto TT

“E’ che stai passando un periodo un po’ complicato così ho pensato di farti un regalo”.

Io e lei a San Siro in un martedì sera di dicembre. Per me non c’è nulla di più romantico.

All Along The Savignano Tower – Fulvio Feliciano al Bar Perla Verde (Jimi Hendrix Night)

Il Bar Perla Verde di Savignano Sul Panaro è uno dei miei localini preferiti: musica che mi si confà, atmosfera giusta, bel feeling con Alda, la titolare. Dista dalla Domus Saurea 50/60 km, e a volte il venerdì sera per trovare la spinta di spingersi a ridosso delle campagne bolognesi ci vuole tanto, troppo coraggio. Stavolta comunque sia ci mettiamo in moto. Feliciano è un nome noto, basta cercare in rete per capire che il ragazzo ne vive di avventure musicali.

Fulvio Feliciano Experience - Bar Perla Verde novembre 2018 - foto TT

Fulvio Feliciano Experience – Bar Perla Verde novembre 2018 – foto TT

Il set è tirato seppur morbido nell’approccio. Il brani di Hendrix si susseguono, chiudo gli occhi e mi chiedo cosa deve essere stato vedere Jimi dal vivo negli anni che vanno dal 1966 al 1970. Sorseggio la mia birra artigianale, penso al rock, ai musicisti che suonano magari senza troppe gratificazioni, a chi – come me – scrive canzoni e le deve lasciare dentro ai cassetti. Prima di immalinconirmi mi alzo in piedi, lo show è ormai alla fine. Abbraccio Alda, Simone Galassi (altro guitar hero hendrixiano/gallagheriano della zona) e mi infilo nella blues mobile. Lascio guidare la pollastrella. Poco dopo essere entrati nella Regium Lepidi county la vedo stanca. La faccio accostare, meglio che guidi io sino a casa. Scendo dalla macchina in uno di quei luoghi sospesi nel tempo fatti di costruzioni ormai obsolete che oggi hanno un che di pauroso, tipo le vecchie colonie dismesse sulla riviera adriatica, quelle di cui ogni estate compaiono qui sul blog.

Prato (frazione di Corrigium – foto TT

Percorro gli ultimi chilometri della black country reggiana e quindi arrivo nelle terre elettriche della pollastrella. Un’altra serata spesa a rincorrere i vecchi fantasmi del rock.

Pussycat

Continua la fase d’amore con Strichetto, la gattina che si è accasata da noi diversi mesi fa. Pur essendo una micetta per certi versi problematica (aver passato i primi mesi in balìa di figlie piccole senza controllo di nostri vicini -un po’ particolari- la hanno resa isterica), non ci ha messo tanto ad eleggere la Domus Saurea porto sicuro e a scegliere me e la pollastrella come umani di riferimento.

E’ indubbio che mi vede come un umano che le vuole bene, mi segue, fissa attentamente le cose che faccio, mi cerca, mi chiama, ma è ancora riluttante ad essere presa in braccio troppo spesso, sebbene ogni tanto si appisoli su di me…

Tyrrell & Stricchi – Domus Saurea nov 2018 – foto Saura T.

E’ davvero curioso sorprenderla ad osservarmi mentre, che so, piego un maglione, metto sul piatto un LP, suono la chitarra. Sembra proprio che giunga alle stesse conclusioni di Buck e Zanna Bianca: questi umani riescono a piegare gli oggetti al loro volere, devono essere dei. L’altra mattina stavo facendo colazione e lei se ne stava lì immobile a guardarmi. Le chiedevo cosa stava pensando, ma lei continuava a tenere lo sguardo fisso su di me. Il suo cervellino sembrava lavorare alacremente per cercare di elaborare la propria condizione di felino e il proprio rapporto con un essere umano. Si fa delle domande mica da ridere la mia gattina.

Sono ancora in pensiero per la zampina posteriore dolorante. Sono ormai 20 giorni che si è fatta male, ma ancora zoppica.

Cerco di tenerla in casa il più possibile (soprattutto la notte), ma ogni tanto una sgambata gliela lascio fare.

So che ormai parlo troppo di lei qui sul blog, che Palmiro è un po’ geloso, ma sono innamorato, uso le palabras de amor quando mi confronto con lei: “unico amore della mia vita … nocciolina … stricchi … pipi… sgabagigia …” arrivo ad usare sillabe messe insieme a casaccio mentre la bacio su quella testolina vuota … a volte Saura mi sorprende, le scappa da ridere e se ne va scuotendo la testa. An s’è mai vest Johnny Winter d’vintèr maat per ‘na gatèina. … non si è mai visto Johnny Winter diventare matto per una gattina.

Stricchi – Domus saurea nov 2018 – foto TT

Stricchi – Domus saurea nov 2018 – foto TT

Standing at the crossroads

In pausa pranzo ogni tanto faccio qualche camminata; arrivo sino al Parco Ducale di Stonecity. Ogni volta che giungo davanti all’incrocio dei sentierini mi inginocchio ad aspettare Baron Samedi; visto che non arriva mai dopo un po’ mi rimetto in moto e torno verso l’ufficio canticchiando un vecchio blues di Roberto di Giovanni.

… Asked the Dark Lord above «Have mercy, now save poor Tim, if you please».

Stonecity – Parco Ducale – Nov 2018 – Foto TT

Baron Samedi

Hometown blues

Almeno una volta al mese, il sabato mattina, faccio un salto nel mio paesello natio. Colazione al Bar Pasticceria Malaguti del mio amico Stefano e poi passeggiata per il centro storico. Mi soffermo davanti alla sala civica Eliseo Zoboli, ne leggo la targa e una volta di più mi sento orgoglioso della tradizione democratica e progressista del mio paese e contento di vedere che, nonostante il declino intellettuale e l’imbarbarimento della nazione, ci siano ancora alcune isole dove l’umanesimo, il sapere e la solidarietà sono valori aggreganti e fondanti.

Nonantola – Nov 2018 – foto TT

Nonantola – Nov 2018 – foto TT

Rivolgo lo sguardo alla Torre dell’Orologio (alias Torre dei Modenesi) …

Nonantola – Nov 2018 – foto TT

poi qualche passo più avanti, da via Maestra del Castello, osservo l’Abbazia, finalmente di nuovo accessibile dopo i lungi lavori dovuti ai danni del terremoto.

Nonantola – Nov 2018 – foto TT

In Piazza Caduti Partigiani le do un ultimo sguardo, benché sia ateo e anticlericale, l’Abbazia mi infonde nel cuore sempre un sentimento tenero, riflessi della mia infanzia che mi tengono legato a questo piccolo borgo.

Nonantola – Nov 2018 – foto TT

Prima di tornare nel posto in cui vivo ora, costeggio il giardino comunale Perla Verde (già Giardino Salimbeni). Dietro le foglie ingiallite si erge la Rocca (alias Torre dei Bolognesi). Un ultimo riflessione sul mio carattere saturnino, sulla malinconia e nostalgia che da sempre mi accompagnano e salgo in macchina.

Nonantola – Nov 2018 – foto TT

Prima di lasciare il paese mi fermo all’edicola del mio amico Robby. Mi compro le ristampe della De Agostini di un disco del Queen e di Pino Daniele. Tutta roba che ho già sia in vinile che in cd, ma capisco che sono contentini per l’animo un po’ perso di un vecchio amante e sostenitore della musica rock che si sente spaesato nel panorama musicale odierno.

Queen e Pino Daniele – De Agostini – foto TT

Guardo ancora una volta la vecchia Stazione dei Treni sul cui viale l’edicola è posizionata, è lì che sono nato il solstizio d’inverno di tanti anni fa, poi prima di affogare nel passato accendo la macchina e parto.

Stazione dei Treni di Nonantola – photo courtesy of Alberto Quaglieri/Nonantola Nei Ricordi

Gnocchetti alla Domus

Mentre cerco di guardarmi l’anticipo delle 12:30 su DAZN maledicendo lo streaming ballerino che mi costringe a dividermi tra schermo del PC e il tablet …

DAZN blues – Domus Saurea nov 2018 – foto TT

penso alla pollastrella di là in cucina che fa i gnocchetti. Motociclista, bassista, tastierista, mandolinista, donna al passo coi tempi e al contempo capace di tenere in vita tradizioni emiliane patrimonio dell’umanità. Scomoda la Saura.

La Saura fa i gnocchetti – Domus Saurea nov 2018 – foto TT

La Saura fa i gnocchetti – Domus Saurea nov 2018 – foto TT

Alla Fiera del Disco di saliceta San Giuliano con Sir Lyson.

Un sabato pomeriggio passato col mio amico Liso alla Fiera del Disco di Mutina. Un primo giro per rendersi conto dei banchetti interessanti e poi via agli acquisti. Mi interrogo sul fatto che ormai mi attraggono unicamente le nuove ristampe di vinili.

Fiera del Disco di Mutina – Sullo sfondo, intento a cercare LP, Sir Lyson – Nov 2018 – foto TT

Argomento già affrontato sul blog, con tanto di critiche ricevute, ma non riesco a fare altrimenti. Non troppo tempo fa ho acquistato in internet due LP usati di Jerry Lacroix, cantante  musicista degli Edgar Winter’s White Trash che adoro; oggi mi sono pentito dell’acquisto. Julia – come ripeto di frequente – diceva che sono sempre alla ricerca del bello, evidentemente anche nella musica è così. Una ossessione per gli oggetti nella loro forma ideale, verginale. Per fortuna che Liso la pensa come me così non mi sento un alieno tra tanti appassionati di vecchi vinili pieni di storia e di storie. Discorrendo con lui vedo che ci accomuna anche il fastidio del nome DeAgostini ad esempio che compare nel retrocopertina degli LP presi in edicola. Possibile che per gente come noi sia sempre così complicato godersi certi oggetti?

Fiera del Disco di Mutina – Nov 2018 – foto TT

Prima di andare ci fermiamo a bere qualcosa nel bar della polisportiva. Quattro chiacchiere tra amici in un ambiente che ci riporta indietro nel tempo, poco distante tavolini di vecchi uomini intenti a giocare a carte.

Polisportiva Saliceta San Giuliano, Mutina – Old men playing cards – photo TT

Un abbraccio, un saluto e ognuno torna ai suoi impicci prefestivi.

Polisportiva Saliceta San Giuliano, Mutina – photo TT

Tornato a casa do alla pollastrella il vinile che ho comprato per lei e rimiro i miei. Mi chiedo solo che senso abbia ripubblicare un vinile uscito a suo tempo singolo in edizione a 2 LP (mi riferisco al 3° di Peter Gabriel). Capisco che con meno canzoni ci sono su di un lato più la qualità ne guadagna, ma girare lato ogni due pezzi è una tale scocciatura che mi pare una follia questa nuova moda.

Acquisti alla Fiera del Disco di Mutina – Nov 2018 – foto TT

Venerdì nero.

Per un momento mi lascio prendere dalla fustinella del black friday. Mi arrivano parecchie email che lo pubblicizzano … vado sul sito della Feltrinelli e guardo lo sconto sui vinili, vado su Amazon e valuto le offerte, vado sul sito di Mediaworl e penso a cambiare cellulino, vado sul sito dell’Adidas (ho una mezza fissazione per questo marchio, quasi unicamente per gli articoli di foggia vintage), scovo delle scarpe invernali che mi piacciono, le metto nel carrello, lo sconto è del 30%, mica male mi dico, ma prima di cliccare su “procedi all’acquisto”, tentenno, rifletto, desisto.

Black Friday blues

Pur ribadendo la mia condizione di uomo che vive nel mondo occidentale, a volte evito di farmi prendere da questa frenesia consumistica, da questo tourbillon di stampo principalmente americano. Quando ci riesco sono contento.

I pranzi da Lucia

La madre della pollastrella ogni tanto ci invita a pranzo e ogni volta mi sembra di entrare nel cuore stesso dell’Emilia, questa terra che mi ha generato e a cui sono tanto legato (seppur il mio essere sia fieramente scevro da qualsivoglia campanilismo).

Cappelletti in brodo, arrosto di vitello, coniglio, salsa fatta in casa, lambrusco, zuppa inglese. Nel mio piccolo cerco di essere eticamente corretto nel consumo di cibo, il pianeta non potrà sopportare a lungo la sconsiderata abbuffata di carne a cui la maggior parte degli umani anela (per tacere dei diritti degli animali e della salute stessa degli uomini), ma questi pranzi tradizionali a casa della Lucy mi rimettono in pace con il mondo. I love you Emily.

Lucia’s cappelletti – Emilian food at its best – Nov 2018 – foto TT

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Lucia’s zuppa inglese – Emilian food at its best – Nov 2018 – foto TT

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Lilli Gruber “Inganno” (2018 – Rizzoli)

22 Nov

Lilli Gruber “Inganno” (2018 – Rizzoli) – TTTTT

Questo è il terzo capitolo di quella che chiamo “la saga del Sudtirolo” di Lilli Gruber e per quanto mi riguarda è probabilmente il momento migliore (non che i precedenti due fossero deboli, tutt’altro, ma questo a mio avviso è mirabolante). Il libro è superbo, alterna fiction (legata a fatti realmente accaduti) e saggistica connesse da un approccio narrativo assai riuscito. La Gruber sa di cosa parla, proviene da quella terra, il Sudtirolo è la sua Heimat, ma riesce ugualmente ad affrontare il delicato argomento con imparzialità notevole, e questo le fa onore.

Questo è un libro importante per comprendere meglio pezzetti della storia d’Italia, per cercare di capire il complesso e spinoso problema del Sudtirolo e per chiarirsi le idee circa la guerra fredda tra USA e URSS. Quei territori e il passo del Brennero furono davvero il confine tra il mondo occidentale e quello del socialismo sovietico. Tra la fine degli anni cinquanta e la fine degli anni sessanta tra quelle valli successe di tutto.

Il libro rivela cose a me sconosciute o poco note. La Gruber ha fatto ricerche approfondite e definitive, da cui si ricava ad esempio in maniera netta che depositi di armi nucleari americani erano segretamente (e in accordo col governo Italiano, in quegli anni lo zerbino degli USA) presenti su territorio italiano e proprio per questo come scrive la Gruber “... per proteggerli, serviva un esercito che facesse capo a un governo amico di Washington. Dato quel presupposto, era impossibile che il Sudtirolo si sganciasse mai dal controllo di Roma...” … questa è una conclusione illuminante.

Non rivelo altro, la sinossi qui sotto è di certo più utile di quel che potrei aggiungere per far capire meglio il tenore della storia che si racconta.

Segnalo solo le interviste e gli incontri fatti dalla Gruber con i sopravvissuti (o i loro eredi) di quella stagione, compresa quella al filosofo Cacciari – all’epoca dei fatti studente universitario molto impegnato politicamente – da cui si evince come fosse difficile allora rapportarsi con la storia di quella terra e capirla. Cacciari arriva a conclusioni degne di una grande mente.

Libro dunque esplicativo, ben fatto e ben scritto. Lilli colpisce ancora, complimenti!

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Lilli Gruber sul blog:

https://timtirelli.com/2018/09/14/lilli-gruber-tempesta-2014-rizzoli/

https://timtirelli.com/2013/04/03/lilli-gruber-eredita-rizzoli-2012-tttt/

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Descrizione – http://www.rizzolilibri.it/libri/inganno/

Tre ragazzi, il Sudtirolo in fiamme, i segreti della Guerra fredda

Prima saltano in aria i monumenti. Poi i tralicci. Poi le caserme. È il crescendo di violenza che dalla fine degli anni Cinquanta investe il Sudtirolo, dove i “combattenti per la libertà” vogliono la riannessione all’Austria. Lo Stato italiano si trova per la prima volta di fronte al terrorismo. Nella piccola provincia sulle Alpi affluiscono migliaia di soldati e forze dell’ordine: ma la militarizzazione è davvero la risposta all’emergenza creata dagli attentati? Oppure obbedisce a una logica di “strategia della tensione”? La storia degli anni delle bombe sudtirolesi racconta lo scontro tra le superpotenze USA e URSS; il gioco pericoloso di gruppi neonazisti e neofascisti; le spregiudicate interferenze dei servizi segreti di diversi Paesi; una minaccia nucleare sempre più vicina e una guerra senza quartiere contro il comunismo destinata a sfuggire di mano. Inganno è un’opera intensa e corale, che tra realtà e finzione illumina trame, tragedie e mortali illusioni di una frontiera cruciale della Guerra fredda. Lilli Gruber torna a esplorare il passato della sua terra con due potenti strumenti narrativi: le voci dei testimoni con la ricostruzione dei grandi scenari, e in parallelo un’appassionante fiction. I protagonisti sono quattro antieroi moderni: Max e Peter, due ragazzi sudtirolesi tentati dalla radicalizzazione, Klara, una giovane austriaca innamorata del potere, e Umberto, un agente italiano incaricato di evitare un’escalation incontrollabile. Quattro anime perdute che con la loro parabola di passione e disinganno mettono in scena le colpe dei padri, le debolezze dei figli, le ambiguità della Storia.

Lilli Gruber, giornalista e scrittrice, prima donna a presentare un telegiornale in prima serata, dal 1988 ha seguito come inviata per la Rai tutti i principali avvenimenti internazionali. Dal 2004 al 2008 è stata parlamentare europea. Dal settembre 2008 conduce la trasmissione di approfondimento Otto e mezzo su La7. Gli ultimi bestseller pubblicati con Rizzoli sono Chador (2005), America anno zero (2006), Figlie dell’Islam (2007), Streghe (2008), tutti disponibili anche in Bur, Ritorno a Berlino (2009) e Eredità (2012).