Genesis live at Bataclan, Paris (France), 10 january 1973 – 16mm footage

19 Apr

Qualche giorno fa su youtube è stato caricato un filmato dei Genesis con Peter Gabriel a cura dei tipi del sito Genesis Museum, il tutto completamente rimesso a nuovo nella parte video e nella parte audio e dunque presentato per la prima volta in questa prodigiosa qualità. Probabilmente il miglior filmato del gruppo con PG. Trentotto minuti da non perdere.

00:00 The Musical Box

10:03 Supper’s Ready

21:22 Return Of The Giant Hogweed

26:48 The Knife

33:21 Interviews

Sulla strada dei re, le chiavi per il blues africano

18 Apr

ARROTINO BLUES

Devo fare duplicati di alcune chiavi, mi dirigo quindi dall’arrotino da cui mi servo già da un po’, in pieno centro storico di Mutina, in Luke’s Narrow Lane (va beh, in Calle di Luca), di fronte a Saint Francis Church. Il knife grinder ha il cognome modenese e uno di quei nomi esotici che venivano dati ai bimbi qui in Emilia alcuni decenni fa, nome di origine greca che significa forte. Il negozietto è uno di quelli rimasti fermi nel tempo. Macchinari di una volta, spazi ristretti, bancone anni settanta o sessanta e via dicendo. Osservo l’artigiano nel suo grembiule grigio tornire le chiavi con maestria.

arrotino

arrotino

Chiedo di pagare con bancomat, diligentemente digita il prezzo sul macchinino e mi dice “Ah, prima o poi chiudo il negozio”,

“Come mai Athos (nome di fantasia)?” gli chiedo.

“Sono stanco, sa, non ne posso più, è diventato tutto troppo complicato” mi dice, riferendosi al pos …”

Sono basito ma sto al gioco “beh guardi sono un po’ stanchino anche io, due anni fa lavorativamente parlando ho dovuto reinventarmi e ributtarmi nella mischia ed effettivamente non è semplice …”

Mi confida la sua età, siamo coetanei (ha un anno in più), e quando lo informo di cosa si occupa la azienda per cui lavoro da tre mesi (senza entrare nello specifico, trattasi di faccende ipertecnologiche) sbianca e mi lancia uno sguardo di terrore. Uno che già trova difficile gestire un pos e la fatturazione elettronica non può che sentirsi sbigottito dinnanzi ad un mondo sconosciuto come quello dove sono capitato.

Esco dal negozio ricaricato, a differenza del mio coetaneo arrotino mi sembra di essere ancora on the brighter side of the road dopotutto, riuscire a galleggiare nell’humus ipertecnologico in cui sono capitato alla mia età non è automatico, ad esempio l’altro giorno a pranzo nei soleggiati tavoli all’aperto del giardino intorno a cui si dipana la azienda ho tenuto banco di fronte ad alcuni miei giovani colleghi, mica mammolette, bensì scienziati e ingegneri, una sorta di geni alla Big Bang Theory, però fighi.

Così mi sono ribattezzato Tim Tirelli, l’Ingegnere dell’algorhythm and blues.

KINGS ROAD BLUES

Mentre prendo la strada del centro, la piazza è spazzata dal vento e penso che stasera rientro da te.

Svolto in Three Kings Road, una stradina costruita tra palazzi cinquecenteschi, un’era geologica fa una mia ex groupie abitava lì, e per circa sette anni quel sentiero di ciotoli fu un po’ la mia seconda casa. Siamo perfettamente nell’heart of the city ma quella stradina e le altre vicine non sono mai state esattamente posti eleganti, e possono essere catalogate come facenti parte dell’inner city, ovvero the central part of a city where people live and where there are often problems because people are poor and there are few jobs and bad houses (Cambridge Dictionary).
 Mentre passeggio sotto ai portici, poveri stili architettonici si susseguono ogni dieci metri, le porticine di legno o di metallo sono consunte da decenni di incuria, sui campanelli segni di etichette rimosse e rimesse, i cognomi rimandano a genti che nulla hanno che fare con l’originale etnia territoriale. La pavimentazione è così sconnessa che mi viene il mal di mare.

Three Kings Road (foto Alefilobus2012)

Alzo lo sguardo, rivedo la finestrella da cui osservavo i tetti di quella parte della città; in certi pomeriggi, nelle domeniche piovose d’inverno, era bello guardare i coppi  lavati dalla pioggia e perdersi nel perenne Rambling On My Mind blues.

Three Kings Road (foto Alefilobus2012)

Mi allontano, mentre torno verso Piazza Grande quel terrazzo col glicine fiorito in Servants Little Square mi accoglie ora come allora,

via-dei-servi

Il balconcino di piazzetta dei Servi – Mùtina

mi si scioglie il cuore; a poche decine di metri the Little Garland Tower guida il mio cammino. Città mia città mia, pur piccina che tu sia tu mi sembri una magia …

BLUES AFRICANO

I’ve got a new friend, and his name is Mr Anthony Ruby from Rosespring (down there in Wolvesland), non è un caso che sia anch’egli un uomo di blues, un amante della grande musica (sponda jazz ma non solo), un appassionato di football (non dei miei stessi colori ma di una squadra che mi sta simpatica) e una mente illuminata.

Ci scambiamo spesso dritte su artisti che meritano di essere scoperti, ieri mi ha suggerito Nanà Vasconcelos, un percussionista afro-brasiliano il cui album del 1972 Africadeus mi sta scombussolando. Blues africano alla massima potenza, percussioni, berimbao e voce intrise di sperimentazione e di litanie esistenziali.

Già la copertina mi pare emblematica, quello stile anni settanta legato al magnetismo di certi musicisti neri e al potere della musica del loro spirito. Mamma mia che lavoro!

Nanà Vasconcelos

Poi uno mi chiede come mai sono così legato agli anni settanta, solo in quel decennio una etichetta discografica poteva pubblicare un disco come questo.

PS Thank you Anto’.

MOUSE PAD BLUES

Nella vita quotidiana accadono sciocchezzuole che mi fan capire che ancora non conosco del tutto la pollastrella con cui sto, pollastrella che ricordiamo è una sorta di amazzone: centaura, musicista, fan sfegatata della musica Rock, regina delle corse in Go-Kart, figlia dell’Emilia più concreta e rivoluzionaria. Una scimmietta forza della natura dunque, fino a quando …

IO “Saura, mi serve un tappetino da mouse, non trovo più il mio dell’Inter. Ne hai uno da prestarmi?”
LEI: “Sì”

Mouse pad con gattini – foto TT

An s’è mai vèst Johnny Winter con chi mouse pad chè.

OUTRO

Nei pigri sabati di aprile non resta altro da fare che perdermi nella luce aranciata del pomeriggio, cercando di trovare l’algoritmo giusto che risolva i miei quesiti esistenziali, che aiuti a staccare gli sticker adesivi che ho appiccicati all’animo, che dia un po’ di pace alla mia worried mind. Basterebbe poco, che stasera l’Inter battesse il Napoli e che Jimmy Page facesse uscire un nuovo disco.

La luce aranciata del pomeriggio – Domus Saurea, Aprile 2021 – Foto TT

Le fredde e umide domeniche emiliane mitigate dall’imperituro fuoco sacro dei Led Zeppelin

11 Apr

Domenica fredda e umida qui in Emilia, una mia cara amica straniera, quando ancora non parlava bene l’italiano, avrebbe detto “c’è piove”. La primavera sembra imprigionata dagli strascichi invernali. Scendo a fare due passi, perso nei miei pensieri seguo impronte di giorni perduti. Potrei telefonare a qualche amico, ma la mia timidezza invincibile me lo impedisce. Sarebbe bello sognare insieme del prenderci una tazza di caffè, del fare due chiacchiere davanti ad essa in un posticino accogliente, magari al tepore di una cucina dove sul fornello borbotta un pentola e una grossa sveglia tiene pigramente il ritmo del tempo con i suoi tic toc; qualche biscotto caldo, succo d’arancia, marron glacé, un paio di diplomatiche la cui bagna intrisa di Rum ci solleticherebbe l’intelletto.

Chi potrebbe essere l’amico adatto? Ne ho diversi da scegliere nel pezzo d’Emilia in cui vivo, un altro vive in tre posti diversi, rispettivamente a 350, 1100 e 7100 chilometri da me, un paio lungo la dorsale appenninica che sorregge lo Stivale, altri a nord del MississiPo. In totale 12 amici, dopotutto niente male, non fosse altro per i potenti riferimenti simbolici di questo bel numero. Gli dèi principali del monte Olimpo sono Dodici (se diamo importanza alla mitologia greca), Dodici i cavalieri della tavola rotonda (se crediamo che Re Artù sia esistito), Dodici gli apostoli (se si crede alla favoletta di Giosuè, il figliastro del falegname Giuseppe), Dodici le categorie dell’intelletto secondo Kant, Dodici le stelle della bandiera Europea (uno dei pochi vessilli che non ci danno nausea), Dodici i mesi, Dodici i semitoni che formano un’ottava nel sistema musicale occidentale, Dodici gli anni d’età che servono per compiere i riti di iniziazione in molte culture, … un numero che qualcuno dice essere un modello cosmico di pienezza ed armonia. E poi sì, sono nato in dicembre, dodicesimo mese

Ma gli amici oggi sembrano irraggiungibili, così cammino sulla lunga stradina tortuosa da solo, come uno sciocco sotto la pioggia; passo davanti alle case dei vicini e ne rimiro i cortili lucidi di pioggia. Folate di vento mi spostano l’animo, tempo di tornare in casa.

C’è solo una cosa di fare in mattine come questa per tornare a respirare la vita, chiedere aiuto al Dark Lord e ai Led Zeppelin, infilarsi nella macchina del tempo con destinazione New York 1973, e guardarli mettere in scena la musica Rock migliore mai vista e sentita su questo pianeta. L’hard rock variopinto di The Song Remains The Same e la magniloquenza poetica di The Rain Song. Quale altro gruppo di hard rock avrebbe potuto proporre musica Rock di un tale ampio respiro?

Ringrazio il nulla cosmico onnipotente di avermi creato fan dei Led Zeppelin.

 

 
 
Jimmy Page - The Song Remains The Same Movie - New York 1973

Jimmy Page – The Song Remains The Same Movie – New York 1973

Robert Plant TSRTS Movie

Robert Plant – The Song Remains The Same Movie 

Virginia Parker - Led Zeppelin Movie

Virginia Parker – The Song Remains The Same Movie

Led Zeppelin Film The Song Remains The Same

Led Zeppelin movie The Song Remains The Same

 

Aprīlis blues

10 Apr

 

Irrequieto, ecco cosa sono in questi giorni; certo, è la condizione di default del mio animo, ma in questa prima decade di aprile mi sento mosso più del solito. Sarà che la primavera ormai è dappertutto uhh! si struscia come un gatto contro i piedi del letto, e sono già agitato, sono già agitato, sono già agitato tutto.

 

… sarà che si passa dai 27 gradi di fine marzo agli 0 gradi di questo inizio aprile, sarà che la pollastrella mi dice che lei è felice mentre io invece non riesco mai a districarmi dai fili del blues in cui sono intrappolato.

Cerco di trovare stratagemmi per sbarazzarmi di me stesso: lunghe camminate a passo sostenuto, due tigelle mangiate in Roma Square, in pieno centro a Mutina, con alcuni illuminati del blues,

The Clarksdale Rebels – da sinistra: Pike Boy, Nonantola Slim, Livin’ Lovin’ Jaypee, Lollo Wylde. – Foto Young Picca

video chiamate su Teams con Doc dove lui cerca di costringermi ad ascoltare in diretta certi brani dei Blackmore’s Night mentre disquisiamo sul Dark Lord, lettura di Un Amore di Dino Buzzati, ma nonostante tutto questo non riesco nell’intento.

Allora inizio e abbandono racconti che ho in mente di scrivere, accenno e sviluppo idee musicali che mi arrivano all’improvviso, ipotizzo di trasferirmi sul cucuzzolo della montagna a vivere da asceta, fino a che, spossato, mi getto sul divano a guardare una serie TV qualunque o a seguire una partita del mio grande amore bevendo un bicchiere di bourbon.

Guardando le partite dell’Inter – foto TT

Continuo ad ogni modo ad andare a lavorare ogni mattina, oltrepasso il solito cantiere sul grande svincolo per Chèrp all’altezza di High Bridge

Traffic roundabout to Chèrp – foto TT

Svincolo all’altezza di High Bridge – foto TT

High Bridge  – foto TT

High Bridge (on the Bucket River) – foto TT

… il cielo è nuvoloso, fa freddo e mi appresto a raggiunger l’heart of the city” in balia dei miei pensieri, quelli che mi portano ad essere sempre sul punto di prendere decisioni drastiche atte a destabilizzare (e probabilmente rovinare) la mia vita.

Perché poi sono così solo il nulla cosmico onnipotente lo sa. Il fatto è che, come cantava McKinley Morganfield, I just can’t be satisfied …

 

SUL PIATTO DELLA DOMUS

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OUTRO

Come sempre non ci resta che confidare nel Dark Lord, possa egli condurci attraverso i sentieri dove gli altri non vanno, possa ricordarci ogni giorno che se anche a volte il loro corso può cambiare i fiumi sempre raggiungono il mare, possa infine vegliare su di noi affinché il sole torni a battere sui nostri visi, le stelle a riempire i nostri sogni e il padre dei quattro venti a gonfiare le nostre vele. 

SERIE TV: “Che fine ha fatto Sara?” (2021 Messico – Netflix) – TT½

5 Apr

Di questi tempi guardare Serie TV è quasi d’obbligo, il covid ci costringe a casa, l’apatia generale ci incatena davanti ai teleschermi, l’offerta è tanta. E’ ovvio che quando ne esce una a marchio Netflix ci si tuffa guardarla. Questo almeno è quello capitato a me. Il problema è che già alla seconda puntata ho avuto una sorta di repulsione e mi son detto: “ma che differenza c’è tra le telenovele che criticavamo tanto e questa serie TV?”.

Non sono il solo ad aver fatto quanto pensiero, su serialminds.com scrivono “La verità, la dura verità, è che prendevamo in giro le nostre nonne perché guardavano le telenovele sudamericane su Rete4 e siamo finiti a guardare le telenovele sudamericane su Netflix”. 

Di solito non leggo recensioni o pareri prima di scrivere le mie sciocche riflessioni, ma stavolta sono inciampato su di esse ed ho notato che il termine telenovela viene sempre usato per parlare di questa serie.

Sono comunque arrivato sino alla fine (10 episodi), il finale ovviamente è apertissimo, già si parla di una seconda stagione, ma la sensazione è quella di aver gettato via del tempo. Serie TV sconsigliata. Il segno dei tempi è che è una delle più guardate su Netflix. 

Marc Augé “Le tre parole che cambiarono il mondo” (2016 – Raffello Cortina Editore) – TTTTT

4 Apr

Novanta paginette, tempo di lettura un’oretta, 8 euro. Questo è un libro che dovrebbero leggere tutti, i lettori di questo blog in particolare. Per i senzadio come me significa passare un’oretta di divertente godimento intellettuale, per tutti gli altri potrebbe essere uno spunto di riflessione un po’ insolente ma certamente stimolante.

le-tre-parole-che-cambiarono-il-mondo-2480

http://www.raffaellocortina.it/scheda-libro/marc-auge/le-tre-parole-che-cambiarono-il-mondo-9788860308399-2480.html

Sinossi:

Il giorno di Pasqua del 2018, durante il tradizionale di‌scorso urbi et orbi, il papa, dopo un lungo silenzio, esclama a gran voce: “Dio non esiste!”. Tre parole che gettano nello sconcerto cristiani, ebrei, musulmani, agnostici, atei, e scatenano uno tsunami nel mondo intero. È l’inizio di una settimana folle, che incendierà il pianeta e farà piazza pulita di ogni sentimento religioso.
Ma che cosa ha spinto il sommo pontefice a un intervento così intempestivo?
In tempi di massacri nel nome della religione, questa favola contemporanea, visionaria e insolente, che tiene il lettore con il fiato sospeso, lascia trasparire gli accenti di una fede illuministica nella ragione: forse, senza la violenza che a volte il sentimento religioso comporta, la fratellanza tra gli esseri umani non sarebbe più un’utopia.

Marc Augé

Marc Augé, uno dei più importanti antropologi contemporanei, è stato presidente dell’École des Hautes Études en Sciences Sociales dal 1985 al 1995. Nelle nostre edizioni ha pubblicato, fra gli altri, Il tempo senza età (2014), Un etnologo al bistrot (2015), Le tre parole che cambiarono il mondo (2016), Momenti di felicità (2017), Chi è dunque l’altro? (2019) e Risuscitato! (2020).

Qiu Xiaolong”La ragazza che danzava per Mao” (Feltrinelli/Marsilio 2019) – TTT¾

27 Mar

Dopo i primi cinque thriller dedicati alle inchieste dell’Ispettore Capo Chen recensiti qui sul blog con molto entusiasmo, ecco arrivare la prima increspatura; intendiamoci è sempre un thriller di buon livello, ma solo verso la fine il romanzo decolla (sebbene la conclusione mi sembri forzata), buona parte del libro procede un poco lenta. Può darsi che sia solo una mia impressione e ad ogni modo non potevo non leggere anche questo sesto capitolo, ormai l’Ispettore Chen Cao è uno di noi, un po’ come Rocco Schiavone, benché i due personaggi abbiano atteggiamenti diversi. Thriller comunque da 7+.

Sinossi:

https://www.lafeltrinelli.it/libri/ragazza-che-danzava-mao-inchieste/9788829700493

La giovane Jiao, nipote di una delle favorite di Mao, si è trasferita in un lussuoso quartiere di Shanghai e conduce una vita dispendiosa, tra locali alla moda e feste danzanti nella casa di un certo signor Xie, dove gli invitati si scambiano nostalgici aneddoti sulle glorie pre-Rivoluzione, abbandonandosi al languore della musica anni Trenta. La sicurezza interna sospetta che sia in possesso di documenti in grado di danneggiare la reputazione del Grande Timoniere e il Partito. È un nuovo caso per l’ispettore capo Chen Cao, che in pochi giorni dovrà riuscire a infiltrarsi nella mondana cerchia di Jiao per scoprirne i segreti. E la sua indagine sarà anche un viaggio nella sfera privata dell’uomo che decise il destino di un popolo, in un passato che condiziona un presente in cui Chen non riesce a identificarsi del tutto, e in cui è ancora possibile morire all’ombra di Mao. 

QIU XIAOLONG sul blog:

https://timtirelli.com/2020/09/16/qiu-xiaolong-di-seta-e-di-sangue-feltrinelli-marsilio-2019-tttt%c2%bd/

https://timtirelli.com/2020/06/03/qiu-xiaolong-ratti-rossi-feltrinelli-marsilio-2019-tttt%c2%bd/

https://timtirelli.com/2020/02/09/qiu-xiaolong-quando-il-rosso-e-il-nero-feltrinelli-marsilio-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2019/04/08/qiu-xiaolong-visto-per-shanghai-feltrinelli-marsilio-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2018/11/06/qiu-xiaolong-la-misteriosa-morte-della-compagna-guan-feltrinelli-2018-tttt/

SERIE TV “Sky Rojo” (Netflix – 2021 Spagna) – TTT¾

25 Mar

Nuova serie TV spagnola di Netflix dai creatori di La Casa Di Carta e Vis A Vis. Il canovaccio riflette in qualche modo quello tipico del genere creato da Alex Pina. Questa volta la vicenda si snoda attraverso le avventure di tre prostitute in fuga dal bordello in cui lavoravano.  Serie che si fa guardare con piacere, è veloce, sboccata, furente … non arriva ai livelli di La Casa di Carta, ma è piacevole. 

Otto puntate che si guardano e si gustano tutte d’un fiato in uno di quei sabati da zona rossa.

FILM: “Notizie dal mondo (News of the World)” (USA 2020) – TTTT

24 Mar

Film del 2020 tratto dal romanzo del 2016 News of the World scritto da Paulette Jiles. Da qualche settimana disponibile su Netflix.

Siamo nel 1870, l’ex Capitano Confederato Jefferson Kyle Kid- reduce della Guerra Civile – si guadagna da vivere girando di città in città leggendo le notizie prese dai pochi giornali disponibili. In uno dei suoi spostamenti, in Texas, lungo un sentiero incontra un carro rovesciato … da quel momento si sviluppa una storia dai risvolti crudi e al contempo delicati.

Western denso di sentimento blues, di nobili tentativi di smussare gli angoli più impervi dell’animo umano nel tentativo di portare un po’ di giustizia  su questa terra.

L’interpretazione di Hanks mi pare di valore, così come quella dell’altra protagonista, di cui non voglio parlare per non svelare nulla di più della trama. Anche i personaggi minori sono delineati con i contorni giusti. L’ho guardato molto volentieri e lo consiglio agli uomini e alle donne di blues che fanno parte di questa comunità. Paesaggi, musiche e atmosfere che ben si adattano al mood & groove di questo blog.

Blackberry Smoke “Live From Capricorn Sound Studios” (3 Legged Records 2020) TTT¾

16 Mar

Mi scrive Livin’ Lovin’ Jaypee e mi propone di mangiare qualcosa in centro durante la pausa pranzo. E’ un giovedì in zona arancione. Ci diamo appuntamento davanti ad una piadineria non distante da dove lavoro, in pieno centro storico. Lui ordina una “Leggenda” io una “Emilia”; ci spostiamo a consumare il pasto sulle panchine di Roma Square. Fa freddo, c’è il sole, intirizziti buttiamo giù le specialità romagnole con una certa voracità mentre osserviamo una coppia di non più giovani sposi che sono stati depositati al centro della piazza da un macchinone blu. Osserviamo l’autista attendere pazientemente mentre la giovane fotografa cerca di immortalare la coppia in scatti suggestivi.

Sono ormai più di cinque lustri che con Jay condivido un bel po’ di vita, dodici anni passati a suonare insieme e altri quindici a far parte della stessa cerchia esoterica di illuminati del blues hanno cementato un rapporto d’amicizia che sembra (ed è) indissolubile (indifferente al calcio Jaypee si professa comunque di religione interista in omaggio al sottoscritto). Lui bassista, quieto, riflessivo, di poche parole, io (il solito) chitarrista rock cagacazzo. Entrambi convinti di essere nati e cresciuti nel bayou della Louisiana.

“Jay, hai comprato qualche disco ultimamente?”

“Dischi no, ma ho fatto il download a pagamento dell’EP dei Blackberry Smoke “Live From Capricorn Sound Studios” del 2020.”

Raccolgo questa informazione e la deposito in un angolo della mia maruga. Condividiamo qualche altro blues e ci separiamo, sono ormai le 14.

Il venerdì sera mi scarico pure io le sessions in questione.

I Blackberry Smoke sono una band di Atlanta formatasi vent’anni fa, il loro rock è di matrice southern ma sono cresciuti ascoltando altresì gli stessi gruppi che abbiamo ascoltato noi (diverse le cover di pezzi dei LZ presenti nelle loro scalette ad esempio). Per un paio d’anni li ho seguiti con attenzione e ho acquistato i loro album, ma poi – vittima del rapporto di amore odio che ho con il Rock oggigiorno – li ho persi per strada.

Ci voleva giusto il mio amico JPC a riportarmi in carreggiata.

In attesa del nuovo album vero e proprio previsto per quest’anno, il gruppo ha deciso di rendere omaggio allo studio celebre per essere stato negli anni settanta il punto d’attracco per il southern rock, lo fa proponendo sei cover di pezzi legati a doppio filo allo studio e alla etichetta Capricorn.

Il bon ton musicale della band nell’eseguire la musica che tanto amiamo c’è ancora tutto: arrangiamenti esemplari, prova d’insieme ottima, sound rotondo e umido.

Per affrontare un classico come Midnight Ryder (Allman Brothers) serve una certa personalità, evitare di essere schiacciati dalla versione originale è un attimo. I BBS ne escono vincitori. Versione riuscita, simile all’immortale masterpiece di Gregg Allman che abbiamo tutti nel cuore, con qualche nuova sfumatura

https://www.youtube.com/watch?v=KxhK5xTDVNg

Take The Highway (Marshall Tucker Band) con Marcus Henderson al flauto. Questa è una delle mie preferite, un po’ per l’ottima dimostrazione che ne dà il gruppo un po’ perché nel mio cuoricino la Marshall Tucker Band ha un posticino riservato. Il flauto riporta nell’aria profumi di un meraviglioso tempo che fu. Bello l’assolo di chitarra dopo quello di flauto. Il caldo suono delle Gibson è sempre un balsamo per le nostre anime tormentate. Bel rock elettrico che ancora sa distinguersi dall’hard rock pur mantenendo una carica decisa. 

https://www.youtube.com/watch?v=Pd-wis4z8o0

Due gli omaggi ai Wet Willie, gruppo di seconda fascia della Capricorn Records negli anni settanta, il primo è Keep On Smiling (Wet Willie)

https://www.youtube.com/watch?v=gXQXukq6wqw

il secondo Grits Ain’t Groceries (Wet Willie) entrambi con Jimmy Hall (dei WW, alla voce) e le Black Bettys (duo vocale anch’esso di Atlanta).

https://www.youtube.com/watch?v=h8ggSs7G3J4

Personalmente li ritengo i momenti più deboli dell’EP, pur essendo affrontati con la solita verve non riescono a convincere del tutto.

Con Revival (Allman Brothers), sempre con le Black Bettys, si torna su livelli degni di nota, è chiaro che la band ha gli Allman Brothers nel sangue.

https://www.youtube.com/watch?v=pFyvy3Rheew

Southern Child (Little Richard) con le Black Bettys. Il pezzo è del 1972 ed è un misto di country-rock, boogie e funk. I BBS la fanno loro e il risultato è uno spettacolo: ritmo irresistibile, Telecaster, slide guitar, armonica. Uno dei due momenti più brillanti dell’album.

https://www.youtube.com/watch?v=LiN0Q3ULbKY

Un buon EP dunque, niente di incredibile, dopotutto trattasi di cover, ma ogni tanto ricordarsi di come va suonato, interpretato e confezionato il rock non è male.