SERIE TV: “Rebellion” – TTTT

26 Ott

Rebellion di Colin Teevan e Aku Louhimies (Eire 2016)

Due stagioni, cinque episodi l’una, per questa bella serie ambientata a Dublino nel 1916 (e anni successivi) che parla della rivolta di Pasqua che diede il via a un lungo e sanguinoso conflitto tra le forze militari britanniche e i rivoluzionari irlandesi.

Alcuni protagonisti sono stati tratteggiati molto bene, altri forse un pelo meno, lo sviluppo mi sembra comunque ottimo; la società patriarcale, l’imperialismo britannico, l’universo femminile in quei tempi bui, la prima guerra mondiale in sottofondo e la necessità ancestrale di liberare la propria terra dal giogo inglese.

Consigliata.

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Robert Louis Stevenson “L’Isola Del Tesoro” (Feltrinelli 2016) – TTTTT

22 Ott

Rileggere certi libri in età adulta molto spesso significa riscoprire in toto certi capisaldi della letteratura umana, capita anche con l’Isola Del Tesoro, una delle opere più note di Stevenson. L’etichetta “romanzo d’avventura” deve essere vissuta come medaglia al valore e non come frettolosa archiviazione sotto la voce “libro per ragazzi”.

Tra le righe del romanzo ci sono naturalmente molte sfumature intellettuali, tuttavia per un volta ci piace restare legati in senso stretto alla storia e alla “fotografia”: l’Inghilterra del 1700, un paesello con tanto di porto sul mare, bettole, pirati dai nomi tipo Long John Silver, viaggio in mare – su una nave dal nome evocativo (Hispaniola) – alla ricerca di un isola su cui è stato nascosto un tesoro. In questo periodo di coprifuoco, lockdown e cautela sociale potersi immergere in una avventura simile è una meraviglia.

Come sempre magnifica l’edizione della Universale Economica Feltrinelli, spartana eppure ricca di una bella grafica, di una prefazione di Domenico Scarpa, e di nota bibliografica e breve biografia dell’autore. Traduzione di Lilla Maione.

SINOSSI:

https://www.lafeltrinelli.it/libri/robert-louis-stevenson/l-isola-tesoro/9788807901393

Il romanzo è ambientato in un paesino sul mare, nell’Inghilterra del Settecento: il giovane Jim Hawikins e sua madre, proprietaria della locanda “Ammiraglio Benbow”, scoprono nel baule di un marinaio morto la mappa di un tesoro nascosto su un’isola. Si tratta del tesoro di un famoso pirata, il capitano Flint. Jim, il dottor Livesey e il nobile Trelawney organizzano una spedizione a bordo della “Hispaniola” e portano con sé come cuoco di bordo un uomo dalla gamba di legno, Long John Silver, e il suo pappagallo. Inizia una grande avventura che per Jim sarà anche l’iniziazione alla vita adulta e la scoperta della malvagità umana. Silver infatti si rivela il capo dei pirati superstiti di Flint …

ATTRAVERSARE LA CITTA’ DI NOTTE ASCOLTANDO JOE JACKSON

18 Ott

Un giovedì sera qualunque, sotto una pioggia insistente che cade da tutto il giorno arrivo a Mutina. Percorro un paio delle arterie più importanti della città e senza troppa fatica arrivo all’appuntamento stabilito. Soliti convenevoli, abbracci virtuali, cena, chiacchiere che vertono sul passato dei presenti. Verso mezzanotte la compagnia si scioglie, ognuno torna nella propria dimora.

In giro ormai non c’è più nessuno, la città respira calma tra la bruma lasciata dalla pioggia, i semafori come luci dei treni persi, quelli che ahimè non tornano più. Rollando sulla blues mobile mi allontano dal centro, sullo stereo il “Gold” di Joe Jackson.

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D’un tratto mi sento cosi grato al padre dei quattro venti di essere un amante di certa musica perché è con essa che vado avanti, che cerco di dare un senso al nonsenso della vita. Se non fossi così appassionato, se fossi uno di quelli che ascoltano solo le radio (ormai fagocitate da speaker sempre più insopportabili) o chiavette piene di insulsa musica commerciale non riuscirei a percepire l’immensità della notte, a seguire la stella polare che guida la barchetta su cui navigo in questo vasto oceano tenebroso, a sentire il battito del pianeta su cui vivo.

E invece è sufficiente Joe Jackson poco dopo mezzanotte a far sì che la blues mobile su cui sono segua diligentemente la Emily Road che mi riporta nella derelitta casetta in cui ho trovato riparo.

ATTRAVERSARE LA VIA EMILIA DI NOTTE ASCOLTANDO JOE JACKSON – ottobre 2020 – foto TT

La sua musica sembra fatta apposta per notti come questa …

ATTRAVERSARE LA CITTA’ DI NOTTE ASCOLTANDO JOE JACKSON – ottobre 2020 – foto TT

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Con la sua faccia da papero, quella sua voce in cui l’inglese d’Inghilterra scivola così bene, quella sua sensibilità che apre la sua musica a sfumature impreviste, quel modo di scrivere così originale. Il rock stimolato dal punk dei primi due album del 1979, quindi la new wave del terzo del 1980, lo swing jazz del quarto nel 1981 e il grande successo di Night And Day nel 1982.

Sono sempre stato un fan, e sono ancora fiero di esserlo.

Troppo semplice in nottate come queste appoggiarsi solo ai motivetti del 1981 e 1982, meno banale scegliere brani dai primi due anni, anch’essi adatti a momenti come questo seppure forse meno immediati e noti.

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La macchina si infila in una breve galleria, per un momento spero che non ne esca mai …

ATTRAVERSARE LA CITTA’ DI NOTTE ASCOLTANDO JOE JACKSON – ottobre 2020 – foto TT

ma poi riemergo, i neon delle insegne dei bar sono contrappunti sul pentagramma d’asfalto, i fanali delle poche automobili che incontro lasciano lunghe sbavature di colori che vanno a perdersi in tanti rivoli a ridosso dell’universo.

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Nella stazione di servizio in cui mi fermo a mettere un po’ di diesel in pancia alla blues mobile c’è un Tir parcheggiato ordinatamente, di sicuro l’autista si starà godendo il meritato riposo prima di riprendere il lungo viaggio. Un altro disperato come me è intento a fare benzina, si guarda intorno, di giorno è un distributore trafficatissimo, ma di notte dà l’idea di essere un posto non del tutto sicuro. Sembra comunque un’isola in mezzo al mare in cui attraccare al bisogno, un stazione dei tempi andati dove cambiare i cavalli.

ATTRAVERSARE LA CITTA’ DI NOTTE ASCOLTANDO JOE JACKSON – ottobre 2020 – foto TT

Lascio la Via Emilia, ora un breve tratto in tangenziale, è ormai l’una, tempo per lo swing …

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Giusto il tempo di terminare la canzone e mi ritrovo nelle strade basse che mi riportano alla Domus e mi sembra d’ essere già in un altro mondo. Mentre percorro l’ultimo centinaio di metri della stradina lunga e tortuosa scorgo la Ragni – una dei felini che vivono con me – in riva ad un fosso. So che riconoscerà la macchina e correrà ad aspettarmi davanti alla porta.

Prima di mettere la macchina in garage apro la portiera e, nella notte nera accenno ad un balletto solitario sul marciapiede bagnato …

I stepped into
I stepped into
Into another
Into another
I stepped into
I stepped into
Into another
Into another world

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La Ragni che mi aspetta sulla porta di casa – ottobre 2020 – foto TT

All’improvviso, un’ombra nella notte.

15 Ott

Un mercoledì sera qualunque di metà ottobre, a cena nella mia pizzeria preferita di Regium Lepidi con Miss Sughi D’Uva, mia cugina Carrie e suo marito. Carrie è l’unica tra tutti i miei cugini dalla parte di Mother Mary che frequento, un po’ perché abita in una frazione vicina a quella dove vivo io, un po’ per un evidente legame affettivo speciale.

Due pizze Regina alte e due medie bianche a nove luppoli per me e Mr Bell, due pizze Bufala, coca e acqua per le ragazze. Luci soffuse, atmosfera e compagnia piacevoli, la giovane cameriera che scherza con Miss Sughi D’Uva circa il dolce che sceglierà … siamo clienti abituali, ormai ci conoscono bene. Dopo la pizza ci trasferiamo alla Domus Saurea, tra una caffè e un rum Matusalem 15 anni parliamo di Fire Stick di Amazon, di Netflix, di Greg Iles e Rocco Schiavone, di Delitto E Castigo di Dostoevskij, del mio canale Youtube, della mia doppiomanico e altre canzoni d’amore assortite. Le ore volano, verso mezzanotte Carrie e Mr Bell se ne vanno.

Io e Miss Sughi D’uva ci prepariamo per la notte, prima di addormentarci cantiamo l’Hare-Hare, balliamo l’Hoochie-Koo, con le luci della città che brillano forte mentre noi le attraversiamo scivolando.

Poco dopo mi alzo, c’è qualcosa che non va. Esco dalla porta che dà sul terrazzino a cui è collegata la scala che porta in cortile

Stairway To The Stars- Domus Saurea – ottobre 2020 – photo TT

Do un’occhiata in giro, la notte è buia e fa spavento

Notte buia alla Domus – ottobre 2020 – foto TT

ad un tratto scorgo un’ombra, una figura umana che si nasconde tra l’orto e le tirelle dell’unica vite che abbiamo, sono quasi bloccato dal terrore, a fatica riesco a gridare “Ehi, chi è là?” e subito l’ombra esce correndo dall’orto, percorre un pezzo di cortile e si inabissa nella notte. Noto che porta stivali di gomma gialli. Mi vesto, corro in garage, calzo gli stivali di gomma anch’ io e vado a vedere che succede. Mi infilo nella notte correndo, compare anche un mio vicino, un breve cenno d’intesa, prendiamo due direzioni diverse. Veloce attraverso vigne e circumnavigo campi immersi nella notte, non sento la fatica; lontano dalla Domus, arrivo ad un vecchio casolare abbandonato, circospetto ne attraverso il portico pericolante, per terra vi sono mucchi di mattoni spezzati, calce e vecchie porte rotte. Poco più in là scopro bidoni abbandonati nella campagna incolta, qualche centinaio di metri a nord vedo un furgone con tre persone intente a scaricarne altri; d’improvviso fari irrompono nell’oscurità, sono macchine della polizia municipale, i tre si arrendono, alzo le braccia in segno di vittoria, mi pervade una gran gioia dovuta allo scampato pericolo, mi dico addirittura “ne parlerò sul blog e metterò un titolo tipo “all’improvviso, un’ombra nella notte”, ma abbasso quasi subito le braccia, qualcuno o qualcosa mi sta osservando.

Scappo, corro verso casa. Sento passi di uomini dietro di me, sono sicuro ci sia anche una cane, arrivo al casolare, riesco a districarmi tra i rovi e i muri di quelle che un tempo furono stanze che – mi accorgo all’istante – mi paiono famigliari, quegli spazi assomigliano incredibilmente alla vecchia casa di mio nonno; sono in affanno e in preda al terrore ma mi trovo ormai vicino al portico oltre il quale mi pare di scorgere gente, i miei vicini? Devo solo oltrepassarlo e poi sarò in salvo mi dico ma ho ancora i cani dell’inferno alle calcagna e sono quasi sopraffatto dal panico.

Nel momento esatto in cui salvezza e sconfitta paiono in perfetto equilibrio mi sveglio di botto, mi tiro su ancora impaurito e mi guardo intorno, il gatto Palmiro e Miss Sughi D’Uva dormono al mio fianco, Minnie mi osserva dal comò. Guardo la sveglia, sono le 4,56.

Dopo un sogno del genere inutile rimettersi a dormire. Mi alzo che ho ancora il corpo indolenzito dalla paura, nell’oscurità del corridoio osservo il portoncino blindato che da sull’esterno …

Corridoio – Interno notte – Domus Saura – Ottobre 2020 – foto TT

Dalla finestra del bagno do un’occhiata fuori, piove a dirotto

Dalla finestra del bagno: Era una notte buia e tempestosa – Domus Saurea

Mi metto nello studiolo, Minnie è irrequieta

Minnie sul castello dei gatti – Domus Saurea ottobre 2020 – foto TT
Minnie – Domus Saurea ottobre 2020 – foto TT

Alle 5,45 si alza anche Miss Sughi D’Uva, è subissata dal lavoro, accende il pc e inizia – suo malgrado; finirà stasera dopo le 20. Va avanti così da settimane, io maledico lo smart working e il capitalismo odierno. Mi preparo un thé caldo, qualche biscotto, rifletto sulle guerre psichiche che vanno in scena nei miei sogni, apro un a nuova pagina del blog e inizio …

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Melancholia Autumnalis

12 Ott Vigne nei dintorni della Domus Saurea – photo TT

Autunno, stagione ben presente su questo blog, quando i colori delle viti e delle foglie s’infiammano, quando la luce del sole arriva in quelle basse e cariche cromie che sembrano falsate dai filtri di certe applicazioni, quando lo stato d’animo inizia a predisporsi per la stagione fredda che verrà. Lo viviamo come il mese della melancolia a dispetto del nome, che infatti deriva dal latino autumnus (o anche auctumnus), ed è formato da auctus (participio di augere: ‘aumentare, arricchire’) e dalla desinenza mnos (dal greco μένος: desinenza propria dei participi medi e passivi), a significare la stagione ricca di frutta che segue l’estate e aumenta la ricchezza dei contadini, proprio come ci spiega il grande Stefano Massini:

https://video.repubblica.it/rubriche/parole-in-corso/stefano-massini-parole-in-corso-perche-autunno-e-la-stagione-piu-ricca/366004/3665

L’autunno alla Domus Saurea passa più o meno sempre uguale, con i gatti che si godono le ultime sgambate nelle belle giornate d’ottobre, le vigne che  succhiano gli ultimi raggi di sole prima del letargo invernale e gli uomini di blues che sospirano cercando di lenire la consapevolezza della casualità della vita.

Stricchetto (alias Stricchi / Streaky) la reginetta. Domus Saurea ottobre 2020 - foto TT

Stricchetto (alias Stricchi / Streaky) la reginetta. Domus Saurea ottobre 2020 – foto TT

Palmiro – Domus Saurea ottobre 2020 – foto TT

Minnie – Domus Saurea ottobre 2020 – foto TT

Già le viti, questo rapporto carnale che ho con esse, non le posseggo eppure avendole tutt’intorno le se sento mie, le circumnavigo, le tocco, ne osservo le tirelle (e anche qui, naturalmente, visto il mio cognome, qualche spiegazione ancestrale dovrà pur esserci esserci), le foglie rossastre e gialle …

Vigne dietro alla Domus Saurea – ottobre 2020 – foto TT

purtroppo ormai sono quasi tutte coltivate a favore delle macchine vendemmiatrici (che lasciano le piante sfinite, ferite, imbruttite), ma ancora qui intorno, lungo la stradina stretta e tortuosa, vi sono vigne tradizionali che resistono, vigne dalle grandi arcate, maestose e magnifiche, vigne che sanno d’Emilia, vigne simili a quelle che aveva mio nonno Ettore Tirelli.

Vigne a Borgo Massenzio – ottobre 2020 – foto TT

Vigne nei dintorni della Domus Saurea – photo TT

Vigne nei dintorni della Domus Saurea – photo TT

E’ così che arriva una altro avtunno, con la v al posto della prima u, come si pronunciava qui in Emilia tra i contadini di una volta, come d’altra parte faceva anche il vecchio Brian.

E oggi è davvero autunno: vento, calo delle temperature, freddo, voglia di rimanere in casa a sorseggiare thè verde e guardare dalla finestra la melancolia autunnale che avvolge il mondo.

SUGHI D’UVA

Per diversi anni ho chiesto a Saura “Ma quando impari a fare i sughi d’uva? Sei una brava cuoca, sei figlia della Lucia, ti verrebbero buonissimi!”, oggi ha finalmente esaudito il mio desiderio. Per un uomo di blues legato al passato come sono, i sughi d’uva sono un’ode alla mia fanciullezza, dopo il periodo della vendemmia mia nonna li preparava e per me erano una leccornìa.

Nuntio vobis gaudium magnum quindi, la pollastrella si è decisa e ora mi prepara dei sughi d’va da leccarsi i baffi. Io vado alla cantina a comprare soquanti (dialettale per alcuni) litri di mosto di uva ancellotta, l’uva tipica di questi esatti territori

L’Ancellota è un vitigno che produce uva rossa, prevalentemente diffuso in Emilia-Romagna ma anche nel basso Trentino, in Val d’Adige, Toscana e nell’Oltrepò Pavese. La zona dove è maggiormente presente è sicuramente la provincia di Reggio-Emilia. Le uve prodotte dal vitigno Ancellotta sono utilizzate per miscelare diverse qualità vini regionali e anche alcuni vini in purezza. Il nome Ancellotta viene attribuito alla famiglia modenese dei Lancellotti infatti il vitigno è anche detto Lancellotta, o Ancellotta di Massenzatico originario della località di provenienza https://www.winepoint.it/blog/vitigno-ancellotta

e lei con buona lena e pazienza mi prepara uno dei miei cibi preferiti.

sughi d’uva

⌈L’autunno, un po’ in tutta Italia è la stagione – tra le altre bontà – del vino.
Una delle prelibatezze autunnali da assaggiare in quel dell’Emilia è sicuramente il sugo d’uva.
Si tratta di una specie di budino ottenuto dal mosto dell’uva appena pigiata.
Si prepara proprio in questi giorni, quando l’uva che darà vita al Lambrusco viene portata nelle cantine sociali.
C’è chi prepara i sughi anche con il mosto del vino bianco ma la bontà e la bellezza del colore di quello fatto con l’uva per il vino rosso è insuperabile. https://www.viedelgusto.it/ricetta-sugo-uva-emilia-romagna/

Saura prepara i sughi d’uva – ottobre 2020 – foto TT

Saura prepara i sughi d’uva – ottobre 2020 – foto TT

Saura prepara i sughi d’uva – ottobre 2020 – foto TT

Che donna, ragazzi, che donna.

FILM

Pinocchio (2019 I-F-GB) di Matteo Garrone  TTTTT

L’inizio è letteralmente un incanto, Benigni magnifico, come del resto tutti gli altri attori. Film splendido.

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Le Cose Che Verranno (L’avenir) (2016 F-D) di Mia Hansen-Løve – TTTT

Ho una passione per Isabelle Huppert così di solito non mi faccio scappare i film dove lei è protagonista. Storia di vita comune, delicata e onesta.

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La Grande Scommessa (The Big Short) (2015 USA) di Adam McKay – TTT½

Dal libro di Michael Lewis Il grande scoperto (The Big Short: Inside the Doomsday Machine) un film incentrato sulla grande crisi finanziaria del 2008, uno dei grandi crimini americani. Il finale usa When The Levee Breaks dei Led Zeppelin.

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Le Strade Del Male (The Devil All The Time) – (2020 USA) di Antonio Campos – TTTT

Pellicola tratta dal romanzo omonimo del 2011 di Donald Ray Pollock. Bel thriller psicologico che cavalca i temi del maligno, della religione e del potere che questi temi possono avere sulla mente umana, in questo caso nelle piccole cittadine rurali americane. Le sciocche superstizioni contenute nella bibbia generano i fanatismi descritti bene in questo film.

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Banat – Il viaggio (2015 Italia, Romania, Bulgaria, Macedonia) di Adriano Valerio  – TTTT

Trama apparentemente semplice, storia è obliqua, di quelle che piacciono a noi. Il film è denso di blues, in senso lato naturalmente.

⌈Ivo, agronomo di Brindisi e con nessuna opportunità lavorativa, accetta di trasferirsi nel Banat, regione della Romania, dove è stato appena assunto dagli agricoltori del luogo. Qui verrà raggiunto da Clara, restauratrice di barche, conosciuta appena prima di lasciare l’Italia. I due intraprenderanno un viaggio alla riscoperta di se stessi che li porterà a scoprire nuovi orizzonti.⌋

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Iris (2016 Francia) di Jalil Lespert – TTTT

Tratto dal thriller giapponese Chaos (2000 – Hideo Nakata)

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SERIE TV

Away (2020 USA-CND – Netflix) – TTT

Fantascienza, viaggi sulla Luna e quindi su Marte, tutto coincide con i miei gusti, eppure nulla più della sufficienza per quanto mi riguarda, serie troppo lenta che indugia su noiose beghe familiari dei protagonisti e piena di quella retorica americana che davvero non si riesce più a reggere. Vi risparmio il modo in cui sono tratteggiati gli astronauti cinesi, russi e inglesi che fanno parte della squadra comandata da Hilary Swank: Emma Green.

Nella colonna sonora: Elvis (Blue Xmas), Joni Mitchell (River), Grateful Dead (Ship Of Fools).

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Ratched (2020 USA – Netflix) – TTTT

Serie basata sul romanzo Qualcuno Volò Sul Nido Del Cuculo di Ken Kesey. Tra drama e horror.

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Oktoberfest – Birra e Sangue (2020 Germania – Netflix) – TTTTT

Nella parte introduttiva compare la dicitura “basata su fatti reali”, ma non è dato sapere se sia vero o no. Quel che si sa è che gli organizzatori dell’ Oktoberfest si sono molto infuriati per la rappresentazione data, dunque magari un po’ di verità sotto c’è. Ad ogni modo è una serie molto cruda che svela il cinismo e la violenza di personaggi disposti a tutti pur di controllare o raggiungere il potere all’interno di quel mondo. L’ambientazione è Monaco di Baviera inizi novecento. Una serie da maschi direi (la pollastrella ad esempio dopo poco ha smesso di seguirla, e sappiamo che la pollastrella con cui vivo non è esattamente una gnocca fritta, come siamo soliti dire qui a Regium Lepidi), io ho guardato i sei episodi con molto gusto.

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BACK TO MY ROOTS

Giovedì mattina d’ottobre, decido di fare un salto a Nonatown, il mio paesello natale. Ci dividono circa 45 minuti di macchina, non tantissimi ma nemmeno pochi, ma quando possibile li affronto sempre volentieri, un tuffo nella cittadina in cui sono nato e vissuto per 48 anni (e tra l’altro dove risulto  ancora residente) mi riempie sempre l’animo di gioia. In verità le mie radici sarebbero altrove, come scritto più volte tutta la mia stirpe (genitori compresi) viene dalla contea di Regium Lepidi, ma essendo appunto nato a Nonatown (nella vecchia stazione dei treni) sento con essa un legame speciale.

Colazione al bar Oste Della Malora e poi passeggiata in solitaria: la vecchia via del macello che in pratica lambisce i luoghi dove un tempo sorgevano le mura …

Nonatown – via del Macello – ottobre 2020 – foto TT

la Rocca (detta anche Torre dei Bolognesi), una delle due antiche torri del paese

Nonatown – La Rocca / Torre dei Bolognesi – ottobre 2020 foto TT

il centro …

Nonatown – ottobre 2020 foto TT

e l’immancabile abbazia, sui cui due leoni all’ingresso avrò giocato mille volte da bambino.

Nonatown – Abbazia – ottobre 2020 foto TT

Respiro l’aria frizzante di questa bella mattina d’ottobre, mi spingo fino al mercato che si tiene ogni giovedì, c’è molta gente ma tutti hanno la mascherina e cercano di non stare troppo vicini. The Emilian way!

Poi in giro sotto ai portici, mi fermo in un vecchio negozio di tessuti e affini, la proprietaria non mi vede da decenni.

Chiedo informazioni circa un plaid, la signora dandomi del lei mi serve con la risolutezza emiliana.

“Mi riconosce signora? Eravamo vicini di casa …” le chiedo abbassandomi la mascherina.

“No … ma, aspetta bene …” cerca di associare un nome a tratti somatici che devono apparirle in qualche modo famigliari

“Sono Stefano Tirelli, il figlio della Mara.”

Per qualche momento ancora resta incerta, deve collegare fatti e persone di moltissimo tempo addietro, e poi finalmente tutto le torna in mente.

“E mo veh, certo che ti riconosco. Che peccato è appena andata via mia figlia, le avrebbe fatto tanto piacere vederti …”

Ci aggiorniamo a proposito degli sviluppi delle nostre vite, pago il plaid acquistato e la saluto. Mentre esco le do un’ultima occhiata, a 85 anni è ancora lì che manda avanti il negozio. Che tempra!

Salgo in macchina e torno verso il posto in cui vivo.

Squilla il cellulino, il vivavoce della blues mobile rimanda la voce di mia zia, è un po’ che non ci sentiamo e vuole sentire se va tutto bene. La zia ha solo 11 anni più di me, la vidi la prima volta che avevo 9/10 anni e lei 20 o poco più, ma a 9 anni una di 20 ti sempre appartenere al mondo degli adulti e quindi, benché quasi coetanei, lei è la adulta e io il cinno (il bambino, il ragazzino).

Infatti  termina la telefonata con “Va bene, allora ci vediamo presto, ciao nānō!

Quel nānō! mi fa sorridere, qui da noi è usato come vezzeggiativo per i più piccoli, intesi come bimbetti, giovinetti, per i figli e via dicendo. Viene anche usato nell’emiliano colloquiale tra amici (in modo scherzoso) o tra sconosciuti in frasi di rimprovero (a uno che ti urta mentre cammini, puoi dire – se sei girato male – “Veh nànō, sta piò atènti” (Ehi ciccio, stai più attento).

La parola deriva dal latino nanus, che a sua volta proviene dal greco νάνος, col significato di “piccolo nel suo genere” e dunque può avere un significato diverso da quello standard che ha oggi.

Si differenzia infatti dal termine nano dagli accenti e dalla lunghezza delle vocali. La a è infatti più corta e la sulla o vi è un accenno di accento che comunque accento non è. Non sapendo come scriverlo ho aggiunto un macron; mi perdonino eventuali lettori che siano eminenze dell’Accademia Della Crusca.

La zia dunque mi chiama così anche se sono ormai un uomo di una (in)certa età e se poco prima che mi chiamasse stessi ascoltando Fair Warning dei Van Halen e Right Off di Miles Davis con John McLaughlin, roba da cuori forti, mica mammolette.

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Riattraverso la mia fetta d’Emilia nel pigro sole d’ottobre, le fabbriche lasciano il posto alle campagne, le tangenziali alle stradine basse, Mclaughlin incornicia il tutto con la sua versione di Goodbye Porky Hat

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Due giorni dopo, sabato mattina, mi reco a Mutina per un matinèe con i ragazzi. Appuntamento in Piazza Matteotti (sì, i posti in cui ci ritroviamo hanno spesso chiari significati) con il Pike Boy, Liso e Lollo. Parcheggio al Parco Novi Sad (6 euro per 3 ore), arrivo al posto convenuto, Liso è al telefono, mentre aspetto gli altri due osservo la Ghirlandina che si erge tra gli antichi palazzi del centro.

Modena ottobre 2020 – foto TT

In piazza XX settembre vado sempre volentieri, essendo quello che sono, festeggio quella data sempre con gioia.

“Intorno alle 9 del mattino del 20 settembre 1870 l’artiglieria dell’esercito italiano guidata dal generale Raffaele Cadorna aprì una breccia larga trenta metri nelle mura di Roma a pochi passi da Porta Pia, dopo un cannoneggiamento di quattro ore. Un battaglione di fanteria e uno di bersaglieri entrarono nella città. Alle 10:35  lo Stato Pontificio dichiarò la propria resa e sventolò bandiere bianche dalla cupola di San Pietro e dalle mura di Castel Sant’Angelo. La data della presa di Roma, uno degli ultimi capitoli del Risorgimento, venne celebrata rinominando in molte città italiane una via centrale in via XX settembre; fu anche proclamata festa nazionale, prima di essere abolita nel 1929 dai Patti Lateranensi stipulati tra l’Italia fascista e la Santa Sede”. (https://www.ilpost.it/2018/09/20/20-settembre-xx-settembre-1870/

Fare colazione con gli amici intorno ad un tavolino nel bel mezzo della piazza, col sole tiepido che riscalda il cuore, è sempre bello. Croissant e cappuccino, le infinite discussioni sulla musica Rock, sul “chi siamo, da dove veniamo, dove stiamo andando”. Sosta obbligatoria da Dischinpiazza, due chiacchiere con Robby il titolare, Lollo acquista l’ultimo album dei Blue Öyster Cult. Ci spostiamo poi da Feltrinelli dove Liso mi fa notare che fino a qualche giorno fa di copie dell’ultimo romanzo del grande Greg Iles (https://timtirelli.com/2020/09/27/greg-iles-cemetery-road-2020-harpercollins-ttttt/ ) di cui abbiamo parlato poco fa sul blog, il negozio ne aveva parecchie. Fa piacere notare che non sono l’unico a seguire e comprare un autore che tanto amo. Lollo e Liso, condizionati dalle mie lodi sperticate, finiscono per prenderne una copia ciascuno. Il mio status di influencer si eleva di un’altra spanna.

Greg Iles alla Libreria Feltrinelli Modena – ottobre 2020 – foto TT

Saliamo al piano superiore, dove il reparto musica (audio e libri) è in via di ristrutturazione. Quattro chiacchiere con l’addetto, a cui facciamo notare che la musichetta (!) jazz in sottofondo è di una noia mortale. Per quanto ami Feltrinelli, è dura constatare che i luoghi comuni sono duri a morire, che quella musichetta è roba da supermarket e non da negozio che si suppone specializzato e che strizza l’occhio ai radical chic. Se proprio volete andare di Jazz mettete Charles Mingus, i Return To Forever o Ron Carter per dio, non ‘sta brodaglia insipida e senza corpo.

E’ ormai la mezza, saluto Liso e Lollo, Pike mi accompagna fino alla macchina. Bello tornare in quella che considero la mia città, Mutina in certi tiepidi sabati mattina d’ottobre è proprio una meraviglia.

Finire sul libro ufficiale dei Bad Company

Mi arriva la copia del libro sui (Free e) Bad Company, operazione sponsorizzata dal gruppo basata sui ricordi di musicisti, addetti discografici, fan. Hanno incluso anche qualcosa di mio, tratto da ciò che scrissi qui sul blog 4 anni fa https://timtirelli.com/2016/11/07/the-glasgow-affair-bad-company-live-at-the-hydro-25-oct-2016/

Ovviamente è stato modificato (i rilievi meno positivi sono stati tagliati), e nella nuova versione mi pare sia diventata una cosetta un poco misera, ma va bene ugualmente, dopotutto sono finito sul libro dei Bad Company.

Timie’s crying

Non ho ancora elaborato la scomparsa di Edward Van Halen, l’ho sempre in mente, lo ascolto di continuo e mi manca davvero tanto. Abbiamo perso un musicista straordinario e un chitarrista sublime, e io ho perduto una figura con cui sono letteralmente cresciuto, cosa questa che mi rende l’umore crepuscolare. Che peccato, che perdita, che senso di vuoto.

Edward Van Halen

Edward Van Halen

Edward Van Halen

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Outro

Secondo il calendario rivoluzionario francese (1792) i mois d’automne (mesi d’autunno) erano Vendemmiaio,  Brumaio (da bruma) e Frimaio (da freddo, a volte asciutto, a volte umido, che si fa sentire da novembre a dicembre), definizioni che mi piacciono un sacco e che mi paiono davvero poetiche (Ah, le lingue romanze che meraviglia). Definizioni che dipingono perfettamente il periodo e i colori dell’animo dell’uomo di blues durante questa stagione. Accendiamo quindi le stufe, arrostiamo le castagne, bolliamo le patate dolci, prepariamo i sughi d’uva, mettiamo una coperta in più sul letto, ascoltiamo (buona) musica (magari con due dita di Southern Comfort in un bicchiere) e prepariamoci ai venti del nord. Come avrebbe detto il vecchio Brian: mille uomini!

Addio a Edward Van Halen

7 Ott

Ieri, 6 ottobre 2020, se ne è andato Edward Van Halen, musicista straordinario, innovatore, dio della chitarra, cuore di una delle più grandi hard rock band americane di ogni tempo. Aveva 65 anni, combatteva già da un po’ contro il cancro alla gola.

Pochi chitarristi in campo Rock possono dire di essere stati influenti quanto lui, il suo nome va accostato di diritto ai quattro cavalieri dell’apocalisse che sempre vengono citati (Clapton, Beck, Hendrix, Page).

Certo, dopo il suo avvento sono arrivati i super tecnici della chitarra, un’orda barbarica molto spesso votata unicamente alla tecnica, orda che per quanto ci riguarda ha snaturato e svilito la musica rock, ma resta il fatto che lui, King Edward, è stato figura cruciale per lo sviluppo della strumento e che il suo gruppo – anche grazie alla varietà di stili portati in dote da David Lee Roth – ha sfornato tra la fine dei settanta e l’inizio degli ottanta meravigliosi album di (big) rock americano. Belle canzoni, riff straordinari, un tocco magico che sulla chitarra aveva solo lui, physique du role e vagonate di talento musicale.

La dieta a base di fumo, alcol e cocaina durata tanti anni deve aver contribuito alla sua fine, ma Eddie ha vissuto come ha voluto ed oggi a noi non resta che piangere questo gigante della chitarra, quest’uomo che ha saputo regalarci tantissimi momenti belli.

Poi naturalmente la sua dipartita ha impatto anche sulle nostre vite, come spesso capita quando se ne vanno musicisti, artisti, scrittori e uomini che hanno influito pesantemente su di noi.

Da diverso tempo ho in mente di scrivere l’articolo “Van Halen according to TT”, a questo punto mi ci dovrò mettere davvero, per rendere un omaggio concreto – nel mio piccolo – a questo uomo che tanto mi ha dato. E’ vero, sono principalmente un fan dei Led Zeppelin, ma li ho vissuti sul finire della loro carriera mentre con i VH ci sono cresciuto, li ho “scoperti” quando in Italia ancora non erano certo un gruppo conosciuto, già … all’epoca non è che fosse di moda comprare dischi del genere, disco, punk e new wave sembravano avere tutte le attenzioni.

Leggere uno dei primi articoli su di loro su Ciao 2001, correre al Disco Club di Modena e chiedere il loro primo album, tornare a casa, metterlo sul piatto e rimanere imbambolato nell’ascoltare l’incredibile (per quegli anni era davvero roba da extraterrestri) ERUPTION e scoprire che bella musica sapessero proporre i Van Halen. No, non lo scorderò, come non scorderò VH II, FAIR WARNING, DIVER DOWN e 1984. Sì, anche WOMEN AND CHILDREN FIRST, ma per quanto ancora inesperto fossi mi era chiaro che fossero rimasti a corto di belle canzoni e che il disco ne soffrisse, benché la title track e qualche altro pezzo seppero comunque tenere alta la mia passione.

Van Halen

E’ dura perdere uno come lui, con EVH se ne vanno mille ricordi, e arriva una volta di più la consapevolezza che è tutto un giro di giostra, che la giovinezza è effimera e vola via in un batter d’occhio, così come la vita, ma perlomeno ci rimangono le canzoni a cui aggrapparci, stelle sonore che ci guidano lungo le profondità insondabili della vita stessa. Addio Eddie, mi mancherai moltissimo.

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PAROLE AL VENTO: la fine dell’aggettivo “distrutto” (e l’avvento del termine “devastato”)

5 Ott

Sono ormai molti mesi che l’aggettivo distrutto (e il verbo distruggere) è scomparso, al suo posto ormai si usa esclusivamente devastato (e il verbo devastare), ed è una cosa che non riesco a sopportare.

E’ vero che in qualche modo l’uno è sinonimo dell’altro, ma quando sento dire “sono devastato” mi si rizzano i peli, mi sale il vomito, mi si capovolge l’umore.

Perché dobbiamo sempre umiliare la lingua italiana, perché siamo sempre così pigri e stolti da soccombere irrimediabilmente all’inglese-americano e all’uso delle iperbole? Questo cambiamento infatti è dovuto alla sudditanza dall’inglese-americano (lingua che ci sembra ormai famigliare ma è esclusivamente per l’uso continuo che se ne fa, in realtà è lingua nordica gutturale impoverita ulteriormente dalle varie pronunce americane) – proviene – è ovvio – da “devastated” appunto e dalla uso immondo delle iperbole … non si è più distrutti, bensì devastati.

Un paese è devastato (da un terremoto, da un maremoto, da una alluvione), un uomo è distrutto (dalla fatica, da un lutto, da un evento negativo), per dio *!

Sia chiaro, su questo blog non siamo puristi, pure noi usiamo termini inglesi (sebbene sia stato specificato più volte che spesso l’uso è ironico e relativo al tema che stiamo trattando oggi), ma a tutto c’è un limite.

Non credo ci sia più speranza, persino Andrea Scanzi nelle sue dirette sui social usa devastato, termine che compare anche nella traduzione dell’ultimo libro di Greg Iles recensito su questo blog poco tempo fa.

Io sono distrutto dall’uso dell’aggettivo devastato.

Sì, lo so, John McLaughlin & The One Truth Band non c’entrano nulla con questo post, ma adesso occorre un po’ di pulizia dell’animo

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*Page

Notti senza sonno

4 Ott

Fai uno dei sogni tipici delle ultime settimane: frastagliato, confuso, bizzarro e vagamente allucinante, poi all’improvviso ti svegli, qualche secondo per capire dove sei, ti guardi intorno, tutto tace. Speri tanto di essere in prossimità dell’alba. Cercando di non destare Minnie, la gattina che ti dorme addosso tutte le notti, dai un’occhiata alla sveglia: sono le 3,30. Disastro. E adesso che farai? Provi a riprendere sonno, ma sai già che non vi riuscirai. Ti alzi, indossi un paio di felpe della tua squadra del cuore, ti infili i pantaloni della tuta, bevi un bicchiere d’acqua e butti giù 2mg di melatonina sperando che prima o poi l’effetto placebo agisca sulla tua psiche.

Davanti al computer cerchi gli ultimi aggiornamenti delle pagine online dei tuoi quotidiani di riferimento, provi a riprendere in mano il racconto che stai scrivendo ma hai l’animo in riserva, o forse è troppo ricco di pulsazioni per districarti tra loro e mettere su foglio i tuoi writes of autumn, purtroppo non sei Jack London. Allora scendi e ti addentri nella campagna nera; tutto tace, nemmeno l’autostrada e la ferrovia, là, lontano oltre le campagne, rimandano echi sonori della vita moderna, solo il vento soffia, impetuoso, non curante, pieno di superbia. La prima cosa che ti sovviene è un vecchio blues cantato da McKinley Morganfield …

Blow wind blow win blow my baby back to me…

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passi poi ai ricordi di bambino, quando eri un lupetto e andavi in campeggio con la parrocchia lassù in montagna, alle Piane di Mocogno, e cantavi – sulla melodia presente in Hunting Song dei Pentagle – insieme agli altri vento freddo, vento del mattino, vento che soffi in cima al grande pino …

dal minuto 5:30 al 6:30

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La notte è nera, la luna splende tra nubi minacciose che sembrano schiacciarti verso terra.

Ti infili tra le vigne ancora un po’ seguendo le carreggiate tra le viti, ogni tanto percepisci un fruscio fulmineo e subito dopo una creatura che fugge lontano da te, una lepre, una volpe, una donnola, chissà, poi tra gli alberi lassù una civetta urla ed io ancora non ho iniziato il mio lavoro … meglio tornare i casa.

Infreddolito ti infili nel letto, sono ormai le cinque, Minnie viene ad accoccolarsi nell’incavo che sta tra il tuo braccio e il tuo torace.

Minnie nel letto di fianco a TT

Una volta spenta la luce, ti infili sotto le coperte e lei si sistema di fianco a te, col muso appiccicato al tuo collo. Inizia a fare le fusa, le sue vibrazioni sono una specie di tingle non troppo distante da quelli ASMR. Al calduccio nel tuo letto, con Minnie che funge da boule d’acqua calda, preghi il Dark Lord che il sonno ti rapisca presto.

The Dark Lord – Possibly Pittsburg luglio 1973

Nel momento in cui ti pare di scivolare verso l’abisso arriva Palmiro, la piccola pantera nera che vive con te, salta sul letto, lancia i suoi miagolii verso la luna, inizia a vibrare di fusa, cerchi di accarezzarlo, di calmarlo in modo che si rimetta a dormire, ma non sembra averne voglia, si lancia sotto al letto e inizia a trascinarsi aggrappato al fondo del materasso. Alle cinque del mattino questo ha lo stesso effetto di un carro armato intento a fare manovre nel cortile di casa. Il diavoletto nero della Tasmania capisce che non intendi alzarti, così stizzito se ne va in attesa che giunga il giorno. Intanto ti sei ridestato e rimani a galleggiare insieme ai tuoi pensieri: che ne sarà di te? Che senso ha la vita? Che farà l’Inter nella partita di oggi pomeriggio? Esiste un album migliore di Physical Graffiti?

Minnie resiste al tuo fianco, ti guarda, ti lancia uno dei suoi mek e si rimette a dormiti addosso. Questo ti concilia il riposo e finalmente ti infili nel tunnel del sonno profondo.

Ti risvegli verso le 10, Minnie è ancora appiccicata a te, la sua devozione ti commuove ogni volta; il sole filtra dalla finestra, il vento soffia ancora.

Palmiro è rientrato, dopo le prime ore di pattugliamento tra la fredda erba imbevuta di rugiada si gode il meritato riposo.

Palmiro – Domus Saurea 2020 foto TT

Scendi nella mattina frizzante di inizio ottobre, Minnie si fa un bagno di sole

Minnie nel sole – foto TT
Minnie nel sole – foto TT

poi ti segue mentre ritorni alla vita immergendoti nei colori della Domus Saurea …

Minnie – Domus Saurea ottobre 2020 – foto TT
Minnie – Domus Saurea ottobre 2020 – foto TT
Domus Saurea ottobre 2020 – foto TT

Compare anche la Stricchi, una dei sei felini che compongono il gruppo di mammiferi di cui fai parte.

Stricchi – Domus Saurea ottobre 2020 – foto TT

Ritorni in bolla, ora hai necessità di essere trasportato dal maestrale, rientri, ti metti comodo sul divanetto dinnanzi all’impianto stereo, due dita di Southern Comfort (e al diavolo il fatto che è ancora mattina) e lasci partire la tua musica. E di nuovo il cuore batte forte nel tuo petto …

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Back Street Crawler: Atlantic Years 1975-1976, 4CD mini box set (HNE/Cherry Red/WEA 2020) – TTT½

2 Ott

Paul Kossoff, indimenticato chitarrista dei FREE, subito dopo il primo scioglimento del gruppo nel 1971 si lascia agguantare dai blues più feroci e da un uso sempre più frequente di sostanze chimiche, faccenda pericolosissima per lui, anima predisposta alle dipendenze. Poco dopo i Free decidono di rimettersi insieme per cercare di aiutarlo, per non vederlo sprofondare negli abissi da cui è attratto. Nel 1972 esce un album (Free at Last) in cui Koss non è più quel brillante, poetico e vivido chitarrista blues rock del periodo 1968/71, bensì uno spaesato musicista senza più dinamica, idee e autodisciplina. Il tour seguente è disastroso, Paul non è fisicamente in grado di sostenere una attività live, sul palco le cose non possono funzionare, così Andy Fraser (bassista, pianista, co-autore e co-leader della band insieme a Paul Rodgers) decide di mollare tutto. Rodgers opta di continuare, l’album che esce nel 1973 non è affatto male, ma Koss è a mezzo servizio (nelle note di copertine appare negli additional musicians), si limita a qualche nota lancinante e imprecisa, ed è sostituito alle chitarre ritmiche da Snuffy Walden e dallo stesso Rodgers. L’album è un successo, entra nella top ten UK e nella top 50 USA (ottimo piazzamento per gli standard dei Free), il tour finale del gruppo vede Wendell Richardson degli Osibisa alla chitarra, Koss è ormai fuori dal gruppo, che comunque di lì a poco di scioglie.

Il chitarrista in qualche maniera riesce a moderare il suo uso di droghe e a completare il suo disco da solista Back Street Crawler (Island 1973) il cui titolo più tardi diventa il nome della band che Koss mette insieme e che (incredibilmente) viene messo sotto contratto dalla Atlantic grazie a Ahmet Ertugun. Un paio di album, tentativi di tour e poi Koss come sappiamo se ne va nel marzo del 1976 a soli 25 anni.

Il cofanetto uscito da poco contiene i due dischi da studio del gruppo e due cd live (il secondo ha anche qualche outtake) e un flyer riproducente articoli di riviste del tempo che fu. Confezione al risparmio, ma è inevitabile visti i tempi e il nome non certo altisonante del gruppo.

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DISC ONE

THE BAND PLAYS ON (1975) – TTT¾

1. WHO DO WOMEN
2. NEW YORK, NEW YORK
3. STEALING MY WAY
4. SURVIVOR
5. IT’S A LONG WAY DOWN TO THE TOP
6. ALL THE GIRLS ARE CRAZY
7. JASON BLUE
8. TRAIN SONG
9. ROCK & ROLL JUNKIE
10. THE BAND PLAYS ON

Si parte col bel funk di Who Do Women (Back Street Crawler) la solista di Koss è piuttosto precisa e penetrante (l’unico problema è che è più o meno sempre la stessa in tutti i brani), la voce di Terry Wilson-Slesser sofferta. New York New York (Mike Montgomery) è un bel pezzo di Montgomery (colui che scrive la maggior parte dei pezzi)

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Stealing My Way (Mike Montgomery, Paul Kossoff) è un riuscito tempo medio in stile Free, Survivor (Mike Montgomery) ha degli accordoni di chitarra su un bel giro di piano, il ritornello ricorda un po’ lo stile dei Mott The Hoople. It’s A Long Way Down To The Top (Mike Montgomery), di nuovo il sapore dei Free in questo buon pezzo guidato dalla chitarra, alla solista Koss cerca di uscire dal format note alte tirate allo spasimo e offrendo un assolo degno di questo nome. Pezzo davvero notevole.

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All The Girls Are Crazy (Mike Montgomery) appare più scontata rispetto alle altre ma contiene tuttavia alcune aperture interessanti per quanto bislacche, Jason Blue (Mike Montgomery) proviene dall’album del 1973 dei Bloontz, gruppo in cui militavano Terry Wilson, Mike Montgomery, Tony Braunage prima formare i Back Street Crawler. Il brano inizia lento, poi si fa più ritmato per ritornare nei territori della ballata blues. Finale arricchito dalla sezione fiati. Ragguardevole.

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In Train Song (Terry Wilson, Tony Braunagel) è il clavinet che apre le danze. Il groove è eccitante, la solista di Koss a tratti è deliziosa. Rock & Roll Junkie (Mike Montgomery) è un roccaccio, pur non avendo nulla di particolare risulta in qualche modo convincente. Di nuovo i fiati nel finale. Anche The Band Plays On (Terry Wilson) proviene dall’album dei Bloontz, ed è costruita su un giro eccentrico; ogni tanto il ricordo dei Free (ultimo periodo) è forte, l’assolo di organo efficace.

In definitiva un buon album di rock (venato di blues e di funk) anni settanta. Gruppo all altezza, gran cantante, songwriting degno di nota. Koss come scritto alterna qualche gran momento a fasi un po’ tutte uguali, ma riesce a farsi seguire ugualmente.

Back Street Crawler
  • Paul Kossoff – guitar
  • Terry Wilson-Slesser – vocals
  • Terry Wilson – guitar, bass guitar
  • Tony Braunagel – drums
  • Mike Montgomery – keyboards, vocals

con:

  • Pete Van – baritone saxophone on “Jason Blue” & “Rock & Roll Junkie”
  • Eddie Quansah – trumpet, flugelhorn on “Jason Blue” & “Rock & Roll Junkie”
  • George Lee – flutes, tenor & soprano saxophones on “Jason Blue” & “Rock & Roll Junkie”

DISC TWO
2ND STREET (1976) – TTT¾

1. SELFISH LOVER
2. BLUE SOUL
3. STOP DOING WHAT YOU’RE DOING
4. RAGING RIVER
5. SOME KIND OF HAPPY
6. SWEET, SWEET BEAUTY
7. JUST FOR YOU
8. ON YOUR LIFE
9. LEAVES IN THE WIND

Il secondo album (registrato da NY e Los Angeles) vede Koss di nuovo alle prese con grossi problemi, la maggior parte delle chitarre viene suonata da Snuffy Walden, Paul si limita a sovraincidere la solista a registrazioni avvenute. Montgomery lascia la band e viene sostituito da  John “Rabbit” Bundrick, il tastierista dell’ultimo periodo dei Free.
Selfish Love (John “Rabbit” Bundrick) riporta alla mente immediatamente i Free del periodo 72/73, il brano funziona, bello il lavoro al piano e sempre convincente Terry Wilson-Slesser alla voce. Niente male anche Koss alla solista. Blue Soul (Terry Wilson) è una meraviglia, momento riflessivo scritto con “animo malinconico” …

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Stop Doing What You’re Doing (Back Street Crawler) sembra uno di quei pezzi nati da una jam, il testo non dice molto, il tempo di batteria usato non ci ha mai attratto molto, l’uso del piatto china (sempre che non sia un crash) è insopportabile; tuttavia i BSC riescono a farsi sentire anche quando alle prese con brani mediocri. Basta una canzone per ritornare sulla retta via, Raging River (Terry Wilson) è un gioiellino con una assolo di chitarra che pur essendo sempre sul punto di precipitare regala belle emozioni.

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Some Kind of Happy (Terry Wilson) vede di nuovo il bassista nelle vesti di autore, pezzo vagamente alla Rod Stewart anni settanta sebbene in alcuni momenti il richiamo ai Free sia forte, Sweet, Sweet Beauty (Terry Wilson) è il quarto pezzo di Terry Wilson che sembra ereditare (in condivisione con John “Rabbit” Bundrick) il ruolo di autore principale del gruppo. Di solito i suoi sono pezzi riflessivi, intrisi di una vena malinconica marcata che il grande Terry Slesser-Wilson e il gruppo riescono ad interpretare con determinazione e aggressività. Gli ultimi tre pezzi sono scritti da John “Rabbit” Bundrick e sembrano seguire lo stesso format: songwriting apprezzabile, chitarra solista sofferente e gruppo che si affida al colori del blues per tratteggiare il proprio rock: Just for You (John “Rabbit” Bundrick, Dean Rutherford) usa tonalità in minore, On Your Life (John “Rabbit” Bundrick) è  in maggiore, un simil gospel riuscito e Leaves in the Wind (John “Rabbit” Bundrick, Dean Rutherford) brano un po’ alla Little Feat, con le tastiere di Rabbit in bella evidenza, con uno di quei finali sofferti che sfumano in lontananza

Secondo capitolo dunque degno successore del primo.

Back Street Crawler

  • Terry Wilson Slesser – lead vocals
  • Paul Kossoff – lead guitar
  • Terry Wilson – bass, acoustic and electric guitars
  • John “Rabbit” Bundrick – keyboard, vocals
  • Tony Braunagel – drums, vocals

con:

  • W.G. ‘Snuffy’ Walden [uncredited] – guitar

DISC THREE
LIVE AT FAIRFIELD HALL, CROYDON (1975) – TTT½

1. THE BAND PLAYED ON
2. SIDEKICK TO THE STARS
3. IT’S A LONG WAY DOWN TO THE TOP
4. NEW YORK, NEW YORK
5. TRAIN SONG
6. SURVIVOR
7. STEALING MY WAY
8. ALL THE GIRLS ARE CRAZY
9. JASON BLUE
10. ROCK & ROLL JUNKIE
11. MOLTEN GOLD
12. THE HUNTER
13. WE WON
14. BIRD SONG BLUES

Pochi mesi prima dell’uscita dell’album d’esordio (ottobre 1975) il gruppo provò a partire per un tour del Regno Unito, a cui furono aggiunte ulteriori date, ma buona parte dell’attività live fu interrotta a causa delle pessime condizioni fisiche di Koss (che ebbe persino un arresto cardiaco), il concerto presente nel CD 3 fu uno dei pochi portati a termine.

La Fairfield Hall di Croydon (15 km a sud di Londra) fu un piccolo tempio per il rock di quegli anni, una sala da 1800 posti che vide passare grandissimi gruppi rock, tra cui i Free che in quella zona avevano un gran seguito.

Fairfield Halls Croydon, London

Sin dal primo brano è facile capire come il gruppo fosse compatto e preparato mentre Paul Kossoff suonasse sempre a bordo del precipizio. Il nostro piccolo eroe riesce comunque a portare a casa un prova tutto sommato convincente, ma dai contorni sfumati e poco precisi, vedi ad esempio l’inizio dell’assolo di Sidekick To The Stars (Mike Montgomery). Il concerto comunque fila via liscio, i brani del primo album sono interpretati con il giusto approccio. Molten Gold (Paul Kossoff) è l’inedito dei Free poi apparsa sul primo album da solista del 1973 di Paul (con l’aggiunta delle armonie vocali di Terry Slesser-Wilson al cantato di Paul Rodgers). Il brano è bellissimo, qui è suonato con l’aiuto dei fiati che come l’assolo di sax mi sembra non c’entrino molto con il mood del brano. The Hunter (il brano reso famoso da Albert King) era un classico del repertorio live dei Free, i BSC non possono competere con la versione piena di testosterone del gruppo originale di Koss così, pur essendo dignitosa, non aggiunge nulla. Kossoff alla solista sembra svegliarsi, ma il paragone con i Free non regge. We Won (Bundrick) riporta il livello in alto mentre l’ultimo pezzo Bird Song Blues (Back Street Crawler) – un blues veloce piuttosto scolastico – spegne un poco l’entusiasmo. In quella serata deve essere stato un buon finale per il concerto, sentendolo oggi si ha l’impressione di ascoltare una band parrocchiale alle prese con un giro di rock and roll. Poco swing, ripetitività, mancanza di un minimo di arrangiamento.

Back Street Crawler

FINAL PERFORMANCE (1976)

LIVE AT THE STARWOOD CLUB, LOS ANGELES: 3rd MARCH 1976

1. WHO DO WOMEN
2. STEALING MY WAY
3. CHEAT ON ME
4. COMMON MORTAL MAN
5. TRAIN SONG
6. JUST FOR THE BOX
7. IT’S A LONG WAY DOWN TO THE TOP
BONUS TRACKS
8. JASON BLUE (OUTTAKE)
9. EVENING TIME (UNRELEASED)
10. IT’S A LONG WAY DOWN TO THE TOP (OUTTAKE)
11. SHE’S GONE (UNRELEASED)

Prima dell’uscita del secondo disco, il gruppo riuscì a fare qualche data, in febbraio Koss fu sostituito da Walden, mentre in marzo Koss riuscì a essere presente alla serie di concerti tenuti allo Starwood di Los Angeles, un club da 800 posti; un fan registrò il concerto del 3 marzo 1976, i suoi sforzi sono finiti su questo quarto cd. Kossoff morì due settimane dopo mentre era in aeroplano per edema polmonare e cerebrale.

Durante i concerti allo Starwood, membri dei Bad Company – anche loro in città – fecero visita al vecchio amico, salendo sul palco per un paio di jam.

da sx a dx: Rabbit, Terry Slesser, Paul Rodgers, Koss, Mick Ralphs – Starwood marzo 1976

La registrazione del fan è naturalmente audience, cioè presa dal pubblico, in più non è certo di qualità particolare. Materiale per fan in senso stretto del chitarrista. Paul Kossoff non ha tanto da offrire, note tirate e qualche momento discreto, ma alla fine la performance è dignitosa. Segnaliamo Cheat on Me brano del 1974 di Rabbit, Commom Mortal Man dei Free e Just For The Box dall’album del 1972 Kossoff-Kirke-Tetsu-Rabbit.

Back Street Crawler con Rabbit

Back Street Crawler con Rabbit

A chiudere il disco due outtake di 2nd Street e due inediti Evening Time (Slesser/Wilson/Kossoff/Braunagel) e She’s Gone (Slesser/Wilson/Kossoff/Braunagel). La prima è un buon tempo medio in stile BSC, la seconda ricorda da vicino i Free.

I Back Street Crawler soffrirono dunque per tutta la loro esistenza dell’ombra di Paul Kossoff, dapprima per la sua incapacità di ripulirsi ed essere un musicista affidabile e in controllo del suo strumento e quindi per la sua scomparsa. Il gruppo ad ogni modo continuò sotto il nome di Crawler sino al 1979, pubblicò un paio di album da studio con Geoff Whitehorn alla chitarra e – negli anni duemila – tre registrazioni live relative agli anni settanta:
1. 1977 – Crawler
2. 1978 – Snake, Rattle & Roll
3. 2001 – Snake Bite (Live)
4. 2002 – Crawler Live – Agora Club Ohio
5. 2003 – Pastime Dreamer (Live)

Un buon gruppo dunque, con un grande chitarrista, purtroppo in quegli anni perso nei vuoti esistenziali dati dalla droga.

GREG ILES “Cemetery Road” (2020 – HarperCollins) – TTTTT+

27 Set

Seguo Greg Iles dal 2014, finora ho “recensito” nove dei suoi romanzi qui sul blog, pensavo ormai di essere abituato al suo stile e alle sue storie, ma con questo nuovo romanzo (pubblicato in Italia in agosto 2020, circa un anno dopo l’uscita negli USA) è riuscito di nuovo ad impressionarmi. Intendiamoci, si tratta di un thriller, con tutti i condimenti tipici di Greg Iles, eppure l’ho trovato ineguagliabile e superlativo.

La capacità che ha Iles di tessere narrazioni articolate è enorme, talento puro che ci conduce attraverso una ragnatela di luoghi, relazioni, considerazioni umane davvero spettacolari. Dopo aver ambientato parecchi dei suoi libri a Natchez, MS, la sua città natale, stavolta Iles crea una cittadina e una comunità fictional, con personaggi tutti nuovi e non correlati a quelli a noi famigliari che avevano caratterizzato i suoi romanzi precedenti. Il risultato è un magnifico affresco, epico e duro, dipinto col fango del fiume Mississippi, con la musica blues sempre presente, dove il male e il bene insiti nell’animo umano sono tratteggiati con estrema cura.

Di thriller belli come questo ce ne sono pochi, giusto la trilogia Millenium del mai troppo compianto Stieg Larsson.

Libro da leggere!

Pag 91 “... spiegando come il fenomeno Trump avesse portato a galla la triste verità che le colpe per cui il Sud è sempre stato criticato -razzismo, l’identitarismo e la xenofobia – erano profondamente radicate nel corpo politico bianco statunitense.”

Pag 369 ” Ma la dura verità è questa figliolo. La corruzione fa parte del capitalismo. Un lubrificante necessario per far funzionare la macchina. data la natura umana, intendo. Perchè questa è la forza matrice del capitalismo: l’avidità. E’ il sistema più pragmatico che esista.”

Pag 375 “La mia filosofia è questa: il bene più grande per il numero più grande di persone. E’ il mio mantra. Ho esercitato la professione legale per sette annie posso dirti una cosa: la giustizia è rara ed effimere.”

Pag 469 “L’errore umano più grande è presumere di conoscere tutto di chi amiamo. Possiamo sicuramente sapere più di chiunque altro al mondo di una persona, ma anche se conosciamo il 99 per cento dei suoi pensieri e dlela sua storia, le incognite restanti potrebbero far crollare tutte le convinzioni che abbiamo sul suo conto.”

Pag 570/571: “Non c’è una conta universale del bene e del male, di quello che è giusto e di quello che è sbagliato. I cristiani con la loro idea del piano di Dio, gli indù con il loro equilibrio karmico … Sono tutte pie illusioni. Impulsi religiosi primitivi. La maledetta coperta di Linus … Non arriverai mai al cuore dell’equazione, il cervello umano non è all’altezza di farlo. La casualità ti farà impazzire.”

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Traduzione di Adria Tissoni

Sinossi

https://www.harpercollins.it/9788869055461/cemetery-road/

“Un romanzo ambizioso che è sia un’avvincente storia di crimini, sia un’indagine approfondita sul dolore, il tradimento e la corruzione. Iles scrive con passione, intensità e impegno assoluto.” — Washington Post “Eccezionale. Crime letterario al suo meglio, scorrevole, ingegnoso, ad alto tasso di tensione, e tuttavia dotato di un profondo intento morale… impossibile smettere di leggerlo.” — The Times “Iles ha creato un suo Mississippi, proprio come Connelly ha fatto con Los Angeles. Si parlerà di questo libro per molto tempo.” — Booklist A volte il prezzo della giustizia è l’anima di un uomo. Marshall McEwan ha lasciato la sua cittadina d’origine in Mississippi a diciotto anni e ha giurato a se stesso di non tornarci più. E così è diventato un importante giornalista di Washington. Ma quando scopre che il padre è malato terminale deve tornare a casa e affrontare il passato. Al suo arrivo si rende conto che Bienville è molto cambiata. Il quotidiano della sua famiglia sta fallendo, Jet Talal, il suo amore giovanile, è sposata con il rampollo di un ricco imprenditore. La città, in cui i corrotti e i potenti spadroneggiano sotto un sottilissimo velo di rispettabilità, è controllata dal Bienville Poker Club. Ma due morti sospette squassano le fragili fondamenta della comunità. Due morti legate ai loschi affari del Bienville Poker Club. Marshall non può fare altro che cercare la verità, anche se presto capisce che il suolo del Mississippi è un campo minato, dove segreti esplosivi possono distruggere le anime ancora più dell’ingiustizia. Greg Iles è uno dei maggiori scrittori statunitensi di oggi, capace di intrecciare trame avvincenti dal ritmo incalzante a drammi umani di grande intensità. “Cemetery Road” ha esordito subito in cima alla classifica del New York Times, rimanendo in testa per settimane. Una storia epica ed emozionante di amicizia, tradimento e segreti sconvolgenti sullo sfondo affascinante e oscuro del profondo Sud americano.

LA TRILOGIA “NATCHEZ BURNING” SUL BLOG:

https://timtirelli.com/2018/02/12/greg-iles-mississippi-blood-2017-piemme-ttttt/

https://timtirelli.com/2017/06/19/greg-iles-lalbero-delle-ossa-piemme-2016-ttttt/

https://timtirelli.com/2015/08/24/greg-iles-laffare-cage-piemme-2015-ttttt/

GLI ALTRI ROMANZI SUL BLOG:

https://timtirelli.com/2016/05/16/__trashed/

https://timtirelli.com/2016/03/02/greg-iles-un-gioco-quieto-piemme-2004-ttttt/

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