Il colletto alzato della polo blues

4 Lug Rene Quillivic - En pleine mer (On the Open Sea)

Sono alla Coop, è un sabato estivo qualunque e cerco di districarmi nel labirinto consumistico acquistando solo i prodotti che mi servono davvero. Non so perché ma oggi osservo più del dovuto e più del solito i commessi, molti hanno il colletto della polo d’ordinanza alzato. Mi fanno sempre pensare quelli che lo portano così. Sia chiaro, ognuno (purtroppo) è libero di sfoggiare i propri indumenti come vuole, ma il colletto alzato mi dà sempre l’idea di un tentativo di fighinaggine sfigata. C’è quello che si occupa delle acque minerali che ogni volta che lo vedo fischia e canta un motivetto sino a renderlo insopportabile, il macho col fisico scolpito in palestra e – almeno a prima vista – senza un briciolo di maruga, l’effeminato con l’aria un po’ supponente, la donna intorno ai quaranta che cerca di rendersi interessante. Nella mia povera testolina si accavallano poi le figure del tipo dell’officina della concessionaria dove ogni anno porto la Sigismonda a fare il tagliando e di una mia ex collega, entrambi talebani del colletto alzato della polo. La sensazione è che venga portato per darsi un tono, ma per il pover’uomo di blues che sono hanno la stessa valenza di jeans arrotolati per scoprire le (orrende) caviglie, dei pinocchietti un po’ sotto le ginocchia (che se sei un pescatore o un marinaio del 1700 o Tom Sawyer vanno anche bene ma al giorno d’oggi sono di un cattivo gusto inimmaginabile), dei jeans a cavallo basso (quelli che danno l’impressiono che ci si sia cagati addosso) e via dicendo.

Ripensando a Mr Colletto Alzato della concessionaria (dove stato stato ieri per revisione e tagliando) mi torna in mente un ometto che ho osservato mentre ero in fila in attesa. Era già il suo turno, entrava ed usciva dall’ufficio per una faccenda di chiavi, chilometraggio o chissà cosa. Era un poco sovra eccitato. Intorno ai settanta (ma potrebbe averne avuti anche di meno), calzava scarpe-pantofole blu, calzino corto color crema, pantaloncini corti e larghi blu modello lidi ferraresi anni sessanta, maglia a maniche corte per anziani di una colorazione indefinita che sta tra il bianco, il crema e il greige, e l’immancabile giubbetto da pescatore grigio. Mi chiedo sempre come si faccia ad andare in giro conciati in quella maniera.

Torno a pensare al colletto alzato della polo e i pensieri cadono su un tipo che ho visto di recente dal contadino dove vado a comprare i cocomeri nel periodo estivo. In fila nell’ampissimo cortile, attendo che il cliente entrato prima di me finisca ed esca. Arriva un macchina. Scende un uomo intorno ai quaranta, è alto e robusto, il fisico è sfatto, portamento non eretto, pancia da birra, non è un bel vedere, tuttavia mostra fiero la sua stazza; ha la braghetta corta e le infradito, trascina quest’ultime con enfasi fastidiosa, sembra voler rimarcare lo svacco mood di cui si sente orgogliosamente portatore. Indossa una polo verde che non poteva che portare col colletto alzato. Bighellona avanti e indietro, strascicando le infradito tra l’asfalto sbriciolato dal tempo e la ghiaia tipica dei poderi delle mie zone. Si assicura più volte che il colletto sia alzato. Per fortuna tocca a me, posso pensare ad altro; quattro chiacchiere in dialetto stretto con la Dafne, carico le cuche in macchina, lascio Lemizzone e torno verso Borgo Massenzio.

Gioco quindi con la mente e i suoi tarli in questa estate del 2020 che da quindici giorni si è fatta calda, passando così la settimana di ferie pranzando – quando la groupie non c’è – come fanno i veri uomini di blues …

I pranzi dell’uomo di blues – foto TT

e osservando il mondo dalla balconata della Domus Saurea.

View from Domus Saurea luglio 2020 – foto TT

TOM SAWYER BLUES

L’altro giorno entra in ufficio una mia giovane collega, indossa jeans bianchi sfrangiati poco sotto al ginocchio, d’istinto le dico “Ehi young lady, stamattina mi sembri Tom Sawyer”, sorride cortese e aggiunge “non so chi sia”.

Scatta immediatamente il blues generazionale, è vero che la differenza d’età tra me è lei è più o meno pari agli anni che aveva il Dark Lord all’epoca delle sessions fatte in Svezia per In Through The Out Door, ma la cosa mi sorprende ugualmente essendo il personaggio creato da Mark Twain, una figura simbolo della letteratura per ragazzi. Così non posso fare altre che dire a me stesso “Mo’ vacca, come cambiano i tempi”.

FILM

Settimana di ferie dunque, passata a guardare parecchi film d’autore. Su Netflix, nella sezione film, c’è il paragrafo Film Sobri, etichetta che mi ha incuriosito sin da subito e che poi ho inteso essere un’escamotage per descrivere film profondi, non mainstream, a tratti lenti e pesanti, ma di gran spessore. Ecco qualche titolo con un brevissimo e  superficiale commento:

  • PIETRO IL FORTUNATO – TTTTT  – un ingegnere potenziale genio rovinato dall’abbietta miopia religiosa del padre.

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  • SOTTO LA PELLE DEL LUPO – TTTTT – uomini che valutano la donna secondo dettami primitivi.

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  • SILENCE – TTTT – fanatismi religiosi (cristianesimo e buddismo) sul finire del 1600 in Giappone.

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  • SENZA LASCIARE TRACCIA – TTTTT – L’impossibilità di reinserirsi di un reduce della guerra.

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  • ETERNA DOMENICA – TTTTT – figlie abbandonate e poi in qualche modo ritrovate.

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  • LE NOSTRE ANIME DI NOTTE – TTTT – l’amore al tempo della vecchiaia.

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SERIE TV:

  • QUEEN OF THE SOUTH – TTTTT

La devo smettere di affrontare le serie TV con preconcetti. Anni fa mi dissi:

_“ma che m’importa di storie di veterani di guerra fatti prigionieri che poi tornano in patria” (e HOMELAND diventò una delle serie più amate)

_“ma cosa me ne frega a me di sciocchi fantasy con draghi e robe simili” (e IL TRONO DI SPADE me lo guardai tutto con passione)

_“figurati se mi interessano stupide storie di zombi ah ah ah” (e THE WALKING DEAD me lo rividi tre volte)

ecco, l’ultima è stata QUEEN OF THE SOUTH con la grandissima Alice Braga … “Narcotraffico? Non non fa per me”, ed ecco che invece mi faccio prendere come un sedicenne degli anni settanta che suona la chitarra e che va a vedere il film The Song Remains The Same.

BANDIRE LE BANDIERE

Stiamo diventando malauguratamente come gli Stati Uniti, la bandiera italiana sventola sempre più spesso fuori dalle case, e il concetto di italianità è sempre più presente in ogni aspetto del quotidiano. A me le parole tipo Patria piacciono solo in bocca al Presidente Mattarella, e divento insofferente quando l’enfasi soffoca il senso della ragione e del buon gusto. Partiti che rubano il nome all’inno italiano, all’incitamento classico per la nazionale di calcio, partiti che fino all’altro ieri si pulivano il culo con la bandiera italiana e pensavano dal Po in giù fosse tutta una merda e che ora marciano compatti al grido di “prima gli italiani“, politici e fette della popolazione che odiano le altre nazioni perché poco inclini a fidarsi l’Italia e delle sue allegre (dolce eufemismo) gestioni economiche e finanziarie, il rigurgito patriottico di politici nostalgici del ventennio che pensano che le Marche siano una regione del sud e che spingono per una autarchia folle e che non vogliono vedere la realtà, quella che dice che siamo il popolo meno istruito e colto del mondo occidentale (e non solo) ormai votato allo svacco e sempre più diffidente e distante dal concetto di cultura. Noi, che siamo stati una delle culle dell’umanità, che siamo il paese con le maggiori bellezze architettoniche ed artistiche del mondo, che abbiamo portato la parola scritta nei paesi del nord (Britannia in primis) ci stiamo spogliando dei valori universali insiti nel nostro DNA. Schiacciati da una classe politica inadeguata, parte della quale assolutamente inqualificabile, condannati a subire l’influenza e l’ingerenza della Chiesa che uno stato laico e repubblicano dovrebbe contrastare con forza, stiamo regredendo a livelli che non credevo immaginabili. Certo, l’enorme successo che stanno avendo le dirette social, i libri e gli articoli di gente come Andrea Scanzi lascia ancora spazio alla speranza, ma è indubbio che la situazione sia comunque gravissima (basti pensare che il partito che dovrebbe rappresentare la maggior fetta dell’elettorato di sinistra ha votato insieme al partito del “cazzaro verde” -©Andrea Scanzi- il finanziamento alle scuole paritarie (private quindi); a parte che in una società giusta ed equa attenta alle pari opportunità dovrebbe esistere una solo scuola, quella pubblica, questi finanziamenti tolgono soldi alla già disastrata scuola pubblica).

Adesso ci si mettono anche le case produttrici di alimenti (e non solo naturalmente) a premere sulla nozione del verde-bianco-rosso e trovo la cosa assai disdicevole. E’ chiaro che se si fa leva sulla qualità, sul design, sulla bontà dei prodotti alimentari niente da dire … noi italiani sappiamo da generazioni come si fanno il vino, i formaggi, la pasta, l’aceto, etc etc, ma che certe case produttrici giochino sui sentimenti del nazionalismo lo trovo disdicevole. Nel mio piccolo evito di comprare queste derrate, questa merce, queste marche.

 

GATTI ALLA DOMUS

Dei sei gatti che abbiamo, sono due quelli con cui interagisco maggiormente, i due che la notte dormono in casa. Minnie mi vive come l’umano di riferimento, si butta di frequente a terra affinché la accarezzi, dorme al mio fianco, mi chiama quando non sa cosa fare in cerca di risposte che non posso darle: “Minnie, sei una gatta, non sei un’umana, capisco che tu abbia del tempo libero visto che sei accudita come si deve, ma oltre che giocare un po’ con te, darti mille baci, farti vedere le partite dell’Inter, farti ascoltare l’ASMR e i bootleg dei Little Feat non posso fare più tanto! Sei una gattina, fai la brava, fai un pisolino o vai fuori a pattugliare i territori insieme al tuo amico Palmiro.”

Minnie – Domus Saurea luglio 2020 – foto TT

Palmiro ha compiuto 8 anni, numero che per un gatto corrisponde più o meno alla attuale mia età di umano. E’ cambiato, è decisamente più adulto e meno incline alle affettuose stupidaggini a cui noi umani vorremmo sottoporlo. Di solito esce alle 6 di mattino e rincasa verso sera. A dire il vero nei caldi giorni estivi ogni tanto lo si vede sonnecchiare nell’orto sotto le piante dei pomodori o gustarsi il meritato riposo sotto un frassino, ma spesso sparisce per più di 12 ore seguendo i sentieri cosmici che l’istinto gli suggerisce. Noi ci preoccupiamo e la sera siamo costretti ad andarlo a cercare nelle vigne più lontane, è da un po’ che in queste zone viene avvistato un lupo (sebbene noi si abiti nel cuore della pianura emiliana).

Palmiro – Domus Saurea luglio 2020 – foto TT

Palmiro – Domus Saurea estate 2020 – foto TT

La vita con i nostri felini è piena, a volte ci svegliano alle 3 di notte e ogni mattina alle 6 siamo già in piedi causa loro, ma l’interazione tra mammiferi di specie diverse che vivono insieme – come scrivo spesso – è impagabile.

Friends: Minnie e Palmiro – Domus Saurea luglio 2020 – foto TT

L’INTERESSO PERSO VERSO GLI ARTICOLI CHE PARLANO DI ROCK

E’ un trend che noto da anni, ormai non sono minimamente interessato a riviste e articoli che parlano di musica rock. Lustri fa avrei fatto qualsiasi cosa per procurarmi i nuovi numeri delle riviste inglesi Classic Rock e Mojo, decenni fa compravo quasi ogni pubblicazione a carattere musicale stampata in Italia e quando mi arrivavano dagli Stati Uniti – in abbonamento – Guitar World, Guitar For The Parctising Musician e Guitar Player e (spedite da certe amiche) Creem, Rolling Stone e Musician rimanevo in estasi per giorni.

Ora, a parte biografie in inglese scritte da giornalisti di spessore, non riesco più a leggere nulla che riguardi il Rock. Trovo tutto privo di senso e di una noia mortale. Ragazzi, come si cambia.

FADE OUT

Non mi resta quindi che “soppesare un altro giorno estivo, guardarlo eclissarsi nel grigio” e cercare di andare avanti nonostante le pesanti catene del blues mi tengano prigioniero nella stiva, mentre la nave su cui sono sembra in balia delle onde della vita. Meno male che tramite i miei long playing, i miei libri, le partite dell’Inter, i gatti e la groupie ogni tanto sembra che il sole batta ancora sul mio viso.


Rene Quillivic - En pleine mer (On the Open Sea)

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BOOTLEG: Robert Plant, San Diego, CA 9 August 1990 (Mike Millard Master Cassettes via JEMS The Lost and Found Mike the MICrophone Tapes Volume 35 1644 Edition) – TTTTT

27 Giu

ITALIAN / ENGLISH

Di Mike Millard su questo blog ne abbiamo parlato più volte, amante del rock proveniente dalla west coast americana, dal 1973 al 1992 registrò parecchi concerti tenutisi in quell’area. Lo fece con una strumentazione di qualità, per quei tempi davvero notevole, portandola all’interno delle arene in questione usando diversi stratagemmi (a volte anche fingendosi disabile e quindi su una sedia a rotelle). Le sue sono dunque registrazioni audience, cioè prese dal pubblico, ma di una qualità micidiale; non è un un caso che ancora oggi – tra il giro di appassionati – siano considerate tra i documenti migliori per quanto riguarda l’epoca d’oro della musica rock. Sì perché con le registrazione audience si ha l’idea esatta di cosa fosse andare ad un concerto rock, la performance dell’artista catturato nella sua essenza più pura: l’umore e le scosse emotive del pubblico, la musica messa su nastro senza artifici (e dunque senza le modifiche e i trucchetti presenti nei dischi dal vivo ufficiali), i commenti dei fans che a tratti finivano sul nastro. La fortuna ha voluto che i LZ fossero tra i suoi gruppi preferiti e, ad esempio, le sue registrazione di alcuni dei sei concerti tenuti nel 1977 a Los Angeles sono per tutti noi testimonianze preziosissime. Nel 1994 Millard decise di togliersi la vita, decisione che non ci permettiamo di giudicare e quindi tralasciamo di commentare gli abissi di dolore a cui deve essere andato incontro. Per moltissimo tempo le sue cassette rimasero archiviate nella sua stanza a casa di sua madre, le registrazioni che circolavano provenivano infatti da copie che lo stesso Millard aveva fatto per amici e altri collezionisti. Successe poi che sua madre finalmente affidò ad amici intimi di suo figlio le tante cassette (si parla di 280 concerti registrati) in modo che potessero essere trasferite e quindi salvate su DAT. Sotto all’articolo riporto (oltre al testo che accompagna la registrazione di RP di cui tra poco parleremo) tutta la lunga storia in caso qualcuno fosse interessato. Per chiudere questo breve riassunto, quando si pensava che i master originali di Millard fossero andati persi, ecco che vengono ritrovati, rimasterizzati e messi gratuitamente in circolo da generosi collezionisti e amanti del rock come noi. E’ dunque doveroso mandare un pensiero a Mike Millard perché grazie ai suoi nastri il rock si mantiene vivo e noi possiamo ancora illuderci di vivere in prima persona i momenti più esaltanti della musica che amiamo.

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Dopo la fine dei LZ, RP decide di dar vita ad una carriera solista. Il primo e il secondo album diventano dischi di platino in USA (un milione o più di copie vendute). Lo stesso accade per l’EP degli Honeydrippers nel 1984 (album dedicato al rock and roll degli albori). Il terzo album (1985) non va al di là del disco d’oro (500.000 copie vendute, anche se pare raggiunga le 750.000) poi arriva, nel 1987, Now And Zen. Completato con il terzo album il tragitto che porta al distanziamento assoluto dai LZ, Robert torna con una nuova formazione e un nuovo approccio. Al di là dei discutibili suoni anni ottanta, l’album non è male, contiene alcune belle canzoni e riporta Robert al grande successo (3.000.000 di copie vendite solo in America). Manic Nirvana viene pubblicato nel 1990, buon disco di rock moderno, sarà l’ultimo lavoro di RP a diventare disco di platino (se escludiamo i dischi fatti in collaborazione con Page e con Alison Krauss). Ebbi modo di vedere una data (Firenze) del tour che seguì, è quindi un piacere avere a disposizione una registrazione di Mike Millard tratta dal tour di Manic Nirvana.

La potente e suggestiva Watching You (da Manic Nirvana 1990) apre lo show, la qualità audio – considerando che stiamo parlando di una registrazione audience – è spettacolare. La voce di Plant è chiara, sicura e piena di chilometraggio blues. Tramite vocalizzi che provengono da Friends (da Led Zeppelin III 1970) arriva Nobody’s Fault But Mine  (da Presence dei LZ 1976) e con essa torna in vita il possente approccio del gruppo che fu. Robert canta benissimo, il gruppo non ha abbastanza blues in corpo per poter competere con la versione originale, ma la rilettura modernista si fa ascoltare comunque. L’assolo di chitarra di Doug Boyle non è niente male davvero.

Robert al quel tempo era fissato con lo psychobilly e Billy’s Revenge (da Now And Zen 1988) ne è una testimonianza, personalmente non ho mai amato il genere e quel tipo di pezzi ma stavolta finisco per ascoltarlo con piacere, sarà l’ottima qualità audio … in cuffia a buon volume questo concerto è uno sballo. Tie Dye On The Highway (da Manic Nirvana 1990) è condotta dalla feroce chitarra di Doug Boyle. Stupisce un po’ Robert, all’epoca cantava in maniera sublime, non lo ricordavo così in forma. Bello il momento con la chitarra “blues” di Boyle e l’armonica di RP. Il pubblico è caldissimo.

La bella In The Mood (da The Priciple Of Moments 1983) riporta la melodia al centro dell’attenzione, e anche qui ottimo assolo di Doug Boyle. Chris Blackwell alla batteria e Charlie Jones al basso fanno un gran lavoro. Robert stuzzica il pubblico accennando That’s The Way (da Led Zeppelin III 1970). Arriva quindi il tempo di battere i sentieri che gli altri non prendono: No Quarter (da House Of The Holy 1973 dei LZ). Non appena Phil Johnstone introduce al piano i primi ricami il pubblico “va giù di melone” come diciamo qui in Emilia. Per quanto la versione sia più che degna e fresca, non si può non notare una certa rigidità ritmica, d’altra parte Bonham e (John Paul) Jones erano di altri universi. Liar’s Dance (da Manic Nirvana 1990) è il quadretto in accordatura aperta (dove tra l’altro RP accenna Gallows Pole da LZ III 1970 e Stairway To Heaven da LZ IV 1971) a cui segue Going To California (da Led Zeppelin IV 1971). Pubblico in visibilio.

Little By Little (da Shaken ‘n’ Stirred 1985) proviene da un album difficile e non proprio riuscito ma è un pezzo che ho sempre amato molto. Bel groove e sviluppo di rilievo. Nirvana (da Manic Nirvana 1990) è un brano che non gradisco e continuo a trovare insipido.

Immigrant Song (da LZ III 1970) rimette in carreggiata il concerto, versione convincente suonata nella tonalità originale (FA#), ben centrato l’assolo modernista di Boyle. Hurting Kind (da Manic Nirvana 1990), singolo designato del disco allora appena uscito, inizia con una lunga introduzione per poi partire con il dovuto ritmo scatenato. Nel mezzo della canzone Robert stuzzica i presenti con gli “oh my jesus” presi da In My Time Of Dying (da Physical Graffiti dei LZ 1975) Ancora da sottolineare la qualità sonora, registrazioni audience di questo calibro sono una meraviglia.

Robert saluta e quando torna per il bis, prima del rush finale, è il delizioso momento di Ship Of Fools (da Now And Zen 1988). Non appena Robert inizia a cantare il pubblico gli dimostra un grande, grande, grande affetto. Wearing And Tearing (da Coda 1982 dei LZ) e una delle outtakes del 1978 tratta dalle sessions di In Through The Out Door del 1979 dei LZ. Rock serratissimo e indiavolato. Il gruppo se ne va e quando rientra se ne parte con Living Loving Maid (She’s Just A Woman) (da LZ II 1969). Interpretazione coinvolgente, grande assolo aggiuntivo di Doug Boyle. Si chiude con Tall Cool One (da Now And Zen 1988), una sorta di Train Kept A-Rollin’ modello anni ottanta. I campionamenti presenti nel pezzi riportano prepotentemente in pista i Led Zeppelin. Verso la fine Robert e il gruppo citano (al di là dei sampler) The Ocean/Black Dog/Custard Pie ei LZ.

Registrazione dunque stupenda, certo non avrà la qualità di un disco dal vivo ufficiale ben registrato col multitraccia, ma il suono del rock che ti ribolle nella pancia è catturato in modo perfetto. Gran bootleg dunque, gran concerto, grande prova di Robert e dei ragazzi … allora era ancora il golden god e dava la paga ai gruppi tipo Whitesnake in quegli anni ormai annegati nel metal radiofonico americano.

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(broken)ENGLISH

We have talked about Mike Millard on this blog few times, he was a rock music lover from the US west coast and from 1973 to 1992 he recorded several concerts held in that area. He did it with quality equipment, for those times truly remarkable, bringing it inside the arenas in question using different stratagems (sometimes even pretending to be disabled and therefore in a wheelchair). His are therefore audience recordings, that is, taken by the public, but of a deadly quality; it is no coincidence that even today – among the circle of fans – they are considered among the best documents regarding the golden age of rock music. Yes, because with audience recording you have the exact idea of ​​what it was like to go to a rock concert, the artist’s performance captured in its purest essence: the mood and emotional shocks of the audience, the music put on tape without artifice (and therefore without the edits and the tricks present in the official live records), the comments of the fans who sometimes ended up on the tape. Luckily LZ were among his favorite bands and, for example, his recordings of some of the six concerts held in 1977 in Los Angeles are precious testimonies for all of us. In 1994 Millard decided to take his own life, a decision that we do not allow ourselves to judge and therefore we neglect to comment on the abysses of pain that he must have gone through. For a very long time his cassettes remained archived in his room at his mother’s house, the records circulating in fact came from copies that Millard himself had made for friends and other collectors. Then it happened that his mother finally entrusted the many tapes (we are talking about 280 recorded concerts) to close friends of his son so that they could be transferred and then saved on DAT. Under the article I carry over (in addition to the text that accompanies the registration of RP which we will shortly talk about) the whole long story in case anyone is interested. To close this short summary, when it was thought that the original Millard masters had been lost, here they are found, remastered and put into free circulation by generous collectors and rock lovers like us. It is therefore a duty to send a thought to Mike Millard because thanks to his tapes rock remains alive and we can still delude ourselves to experience firsthand the most exciting moments of the music we love.

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After the end of LZ, RP decides to start a solo career. The first and second albums become platinum in the USA (one million or more copies sold). The same happens for the Honeydrippers EP in 1984 (album dedicated to the early rock and roll). The third album (1985) does not go beyond the golden disc (500,000 copies sold, although it seems it reached 750,000) then arrives, in 1987, Now And Zen. Completed with the third album the journey that leads to absolute distancing from the LZ, Robert returns with a new line-up and a new approach. Beyond the questionable eighties sounds, the album is not bad, it contains some beautiful songs and brings Robert back to great success (3,000,000 copies sold only in America). Manic Nirvana is released in 1990, it is a good modern rock record, it will be the last RP work to become platinum (if we exclude records made in collaboration with Page and with Alison Krauss). I was able to see a date (Florence) of the tour that followed, so it is a pleasure to have a recording of Mike Millard available from the Manic Nirvana tour.

The powerful and suggestive Watching You (from Manic Nirvana 1990) opens the show, the audio quality – considering that we are talking about an audience recording – is spectacular. Plant’s voice is clear, confident and full of blues mileage. Through vocalizations that come from Friends (from Led Zeppelin III 1970) comes Nobody’s Fault But Mine (from Presence of LZ 1976) and with it the mighty approach of the group that came back to life. Robert sings very well, the new group does not have enough blues in the body to compete with the original version, but the modernist reinterpretation is good anyway. Doug Boyle’s guitar solo isn’t bad at all.

Robert at the time was set with psychobilly and Billy’s Revenge (from Now And Zen 1988) is a testimony to this, personally I have never loved the genre and that type of pieces but this time I end up listening to it with pleasure, it may be the excellent audio quality … in headphones at high volume this concert is a blast. Tie Dye On The Highway (from Manic Nirvana 1990) is conducted by Doug Boyle’s ferocious guitar. Robert at the time sang in a sublime way, I didn’t remember him so fit. Nice moment with Boyle’s “blues” guitar and RP harmonica. The audience is hot.

The beautiful In The Mood (from The Priciple Of Moments 1983) brings the melody back to the center of attention, and here too I must underline Doug Boyle’s excellent solo. Chris Blackwell on drums and Charlie Jones on bass do a great job. Robert teases the audience by mentioning That’s The Way (from Led Zeppelin III 1970). So the time comes to choose the path where no-one goes: No Quarter (from LZ’s House Of The Holy 1973). As soon as Phil Johnstone introduces the first embroideries to the piano, the audience “goes down of melon” as we say here in Emilia, meaning going crazy/out of their heads. Although the version is more than worthy and fresh, one cannot fail to notice a certain rhythmic rigidity, on the other hand Bonham and (John Paul) Jones were from other universes. Liar’s Dance (from Manic Nirvana 1990) is the lovely little picture in open tuning (where, among other things, RP mentions Gallows Pole from LZ III 1970 and Stairway To Heaven from LZ IV 1971) and it is followed by Going To California (from Led Zeppelin IV 1971) . The Audience is in raptures.

Little By Little (from Shaken ‘n’ Stirred 1985) comes from a difficult and not quite successful album but it is a piece that I have always loved very much. Nice groove and nice musical development. Nirvana (from Manic Nirvana 1990) is a song that I don’t like and I continue to find bland.

Immigrant Song (from LZ III 1970) puts the concert back on track, a convincing version played in the original key (F# / ), well centered on Boyle’s modernist solo. Hurting Kind (from Manic Nirvana 1990), the single designated of the disc then just released, begins with a long vocals introduction and then starts with the due unleashed rhythm. In the middle of the song Robert teases those present with the “oh my jesus” taken from In My Time Of Dying (from Physical Graffiti of LZ 1975). I have to repeat myself: audience recordings of this caliber are a marvel.

Robert says goodbye and when he returns for the encore, before the final rush, it’s time for the delicious moment of Ship Of Fools (from Now And Zen 1988). As soon as Robert starts singing the audience shows him a great, great, great affection. Wearing And Tearing (from Coda 1982 by LZ) is one of the outtakes of 1978 taken from the sessions of In Through The Out Door by LZ 1979 . Tight and frenzied rock music. The group leaves and when it comes back it dive into Living Loving Maid (She’s Just A Woman) (from LZ II 1969). Engaging  interpretation, great additional solo by Doug Boyle. The show closes with Tall Cool One (from Now And Zen 1988), a sort of Train Kept A-Rollin ‘eighties model. The samples in the pieces forcefully bring Led Zeppelins back on track. Towards the end Robert and the group quote (beyond the samplers) The Ocean / Black Dog / Custard Pie.

So, it’s a wonderful recording, it certainly won’t have the quality of an official live album well recorded with multitrack, but the sound of the rock that boils in your belly is captured here perfectly. Great bootleg therefore, great concert, great performance of Robert and the boys … then he was still the golden god and he could won easily on groups like Whitesnake that in those years were drowning in American radio mainstream and blatant metal.

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Robert Plant, Sports Arena, San Diego, CA. August 9, 1990
Mike Millard Master Cassettes via JEMS
The Lost and Found Mike the MICrophone Tapes Volume 35, 1644 Edition

Recording Gear: AKG 451E Microphones (CK-1 cardioid capsules) > Nakamichi 550 Cassette Recorder

Transfer: Mike Millard Master Cassettes > Nakamichi RX-505 (azimuth adjustment; Dolby On) > Sound Devices USBPre 2 > Audacity 2.0 capture > iZotope RX6 > iZotope Ozone 6 > MBIT+ resample to 16/44 > xACT 2.39 > FLAC

01 Watching You
02 Nobody’s Fault But Mine
03 Billy’s Revenge
04 Tie Dye On The Highway
05 In The Mood
06 No Quarter
07 Liar’s Dance
08 Going To California
09 Little By Little
10 Nirvana
11 Immigrant Song
12 Hurting Kind (I’ve Got My Eyes On You)
13 Ship Of Fools
14 Wearing And Tearing
15 Living Loving Maid (She’s Just A Woman)
16 Tall Cool One

Known Faults: None

Introduction to the Lost and Found Mike the MICrophone Series

Welcome to JEMS’ Lost and Found Mike the MICrophone series presenting recordings made by legendary taper Mike Millard, AKA Mike the MICrophone, best known for his masters of Led Zeppelin done in and around Los Angeles circa 1975-77. For the complete details on how tapes in this series came to be lost and found again, as well as JEMS’ long history with Mike Millard, please refer to the notes in Vol. One: http://www.dimeadozen.org/torrents-details.php?id=500680.

Until 2020, the Lost and Found series presented fresh transfers of previously unavailable first-generation copies made by Mike himself for friends like Stan Gutoski of JEMS, Jim R, Bill C. and Barry G. These sources were upgrades to circulating copies and in most instances marked the only time verified first generation Millard sources had been directly digitized in the torrent era.

That all changed with the discovery of many of Mike Millard’s original master tapes.

Yes, you read that correctly, Mike Millard’s master cassettes, long rumored to be destroyed or lost, have been found. Not all of them but many, and with them a much more complete picture has emerged of what Millard recorded between his first show in late 1973 and his last in early 1992.

The reason the rediscovery of his master tapes is such a revelation is that we’ve been told for decades they were gone. Internet myths suggest Millard destroyed his master tapes before taking his own life, an imprudent detail likely concocted based on the assumption that because his master tapes never surfaced and Mike’s mental state was troubled he would do something rash WITH HIS LIFE’S WORK. There’s also a version of the story where Mike’s family dumps the tapes after he dies. Why would they do that?

The truth is Mike’s masters remained in his bedroom for many years after his death in 1994. We know at least a few of Millard’s friends and acquaintances contacted his mother Lia inquiring about the tapes at the time to no avail. But in the early 2000s, longtime Millard friend Rob S was the one she knew and trusted enough to preserve Mike’s work.

The full back story on how Mike’s master tapes were saved can be found in the notes for Vol. 18 Pink Floyd, which was the first release in our series transferred from Millard’s original master tapes:

http://www.dimeadozen.org/torrents-details.php?id=667745&hit=1
http://www.dimeadozen.org/torrents-details.php?id=667750&hit=1

Robert Plant, Sports Arena, San Diego, CA, August 9, 1990

Our weekly dip into the Millard archive carries on with Mike’s master cassettes of the San Diego stop on the Manic Nirvana tour in support of the album of the same name. As we know, Led Zeppelin topped the list of Mike’s favorite artists and he documented many solo shows post 1980 by Robert Plant and Jimmy Page.

Speaking of Zep, Plant’s choice of songs to include in the set from his former band include two great picks that Zeppelin never performed live. The first is the LZII ditty “Living Loving Maid (She’s Just A Woman),” which I’ve always found delightful. It is performed with straightforward charm.

The second is the brilliant In Through The Out Door outtake “Wearing and Tearing,” which legend has it was briefly considered for a single release around the time of Knebworth ’79. It’s a high-energy stormer that rides a great riff and, in my opinion, would have been a welcome addition to ITTOD, instead of being released after Bonham’s death on Coda. While I’m on the subject, “Wearing and Tearing” and “Ozone Baby” are both highly underrated and “Darlene” (the third outtake of the ’79 trio) isn’t too shabby either. I genuinely love all three.

The rest of the set smartly mixes Manic Nirvana songs with the best of Plant’s solo career and a few extra Zeppelin nuggets. I particularly like RP’s vocals on “In The Mood” and “Ship of Fools.”

As we’ve previously discussed, the Sports Arena in San Diego is not the Sydney Opera House in terms of acoustics, but Millard’s taping location seems to be ideal on this night and he gets a very fine, close capture without a lot of the hall muddying things up. Samples provided.

Neither Jim, Rob nor Barry were along for the ride this time, so we don’t have a first-person account to share. We do know Mike recorded the opening act, Alannah Myles, the Canadian hard rock singer you might remember from her hit song, “Black Velvet.” He also recorded Plant’s show one night later in Irvine.

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JEMS is proud to partner with Rob, Jim R and Barry G to release Millard’s historic recordings and to help set the record straight about the man himself.

We can’t thank Rob enough for reconnecting with Jim and putting his trust in our Millard reissue campaign. He kept these precious tapes under wraps for two decades, but once Rob learned of our methods and stewardship, he agreed to contribute the Millard DATs and cassettes to the program.

Three cheers to mjk5510 for his post-production work on this. And to Goody his pitch inspection and beyond.

Lastly, cheers to the late, great Mike the MICrophone. His work never ceases to impress. May he rest in peace.

BK for JEMS

 

Welcome to a truly extraordinary new chapter of JEMS’ Lost and Found Mike the MICrophone series presenting recordings made by legendary taper Mike Millard, AKA Mike the MICrophone, best known for his masters of Led Zeppelin done in and around LA circa 1975-77. For further details on how some tapes in this series came to be lost and found again, as well as JEMS’ history with Mike Millard, please refer to the notes in Vol. One: http://www.dimeadozen.org/torrents-details.php?id=500680

To date the Lost and Found series has presented fresh transfers of previously unavailable first-generation copies made by Mike himself for friends like Stan Gutoski of JEMS, Jim R and Barry G. These sources were upgrades to circulating copies, and in most instances marked the first time verified first generation Millard sources had been directly digitized in the torrent era.

Now, we are ecstatic to present what had been previously unthinkable, unimaginable, perhaps even impossible: a direct, high-resolution transfer from Millard’s original master tapes.

Yes, you read that correctly, Mike Millard’s master cassettes, long rumored to be destroyed or lost, have been found. Not all of them, but many, and with them a much more complete picture has emerged of what Millard recorded between his first show in late 1973 and his last in early 1992.

The reason the rediscovery of his master tapes is such a revelation is that we’ve been told for decades they were long gone. Internet myths suggest Millard destroyed his master tapes before taking his own life, an imprudent detail likely concocted based on assumptions that because the master tapes had never surfaced and Mike’s mental state was troubled, he would do something that rash WITH HIS LIFE’S WORK. There’s also a version of the story where Mike’s family dumps the tapes after he dies.

The truth is, Mike’s masters remained in his bedroom for many years after his death in 1994. We know at least a few of Millard’s friends and acquaintances contacted his mother inquiring about the tapes after his death to no avail. But in the early 2000s, longtime Millard friend Rob S was the one she knew and trusted enough to preserve Mike’s work.

Here’s Rob’s account of how Millard’s master tapes were saved:

After Mike left us, I visited his mom Lia occasionally, usually around the holidays. She’d talk about the grandkids and show me pictures. She had no one to help out around the house so I did some minor improvements like fixing a kitchen shelf that collapsed and another time a gate that hadn’t worked for years.

After a few visits, I explained to Lia how the tapes were metal, up to 25 years old already and would eventually deteriorate. She agreed to let me take the tapes and make copies. We went into Mike’s bedroom and it was exactly like I remembered it when I was there years before. I loaded up every tape I could find and went to work copying them. Oldest first, some requiring “surgery.”

Months later when I was done copying, I compared what I had copied to a list Mike had compiled of his masters and realized there were many shows missing. I returned the tapes and asked Lia if we could see if there were any more somewhere else in the house. We went into a back bedroom and found a bunch of boxes filled with more original master tapes. I loaded them up, thanked Lia and left. This was the last time I would see her. I copied the rest of the tapes and stored the masters in a cool dry place until late last year when Jim R. reached out. We had known each other through Mike. After speaking with Jim, and later BK who had tracked him down, I knew their partnership was the “right way” to get this music out to everyone who wanted it, and I’m sure Mike would have agreed.

Initially, Rob copied a large batch of Millard’s master cassettes to DAT and returned them to the house. The second time around, he was given a large portion of the cassette collection, different from what he had copied to DAT.

The first round of DAT transfers features some of Millard’s most famous recordings of Led Zeppelin, ELP, the Rolling Stones and Jethro Tull. The second traunch of actual cassette masters includes his captures of Yes, Genesis, Peter Gabriel, Rush and Pink Floyd.

As exciting as it is to access Millard’s masters of the shows we know and love, there are many new recordings in both collections from artist like Elton John, Queen, Thin Lizzy, Eric Clapton, The Who, the Rolling Stones, Paul McCartney, Fleetwood Mac, Tom Petty, Guns N’ Roses, Linda Ronstadt, David Bowie, the Moody Blues, U2 and more.

Even with an information gap in the mid ‘80s when Millard was surely taping but there is no tape or written evidence as to what he captured, we have now confirmed some 280 shows Millard did record. Of those, there are master cassettes for approximately 100 shows, DATs off masters of another 75 and first generation analog copies for 20-25. Together, that nearly quadruples the number of extant Millard recordings. In the coming months we will release more amazing shows from the recovered treasure, some familiar, some entirely new. But we had to start somewhere.

And so we begin this new era of Mike the MIC master tapes with one of the most beloved recordings in the Millard canon: his incredible capture of Pink Floyd on night four of the band’s five show stand at the Sports Arena in LA on the Wish You Were Here tour. This recording has been bootlegged and circulated in many forms, most recently from what are claimed to be (and in fairness probably are) first-generation sources that sound excellent. In fact, we were preparing to post Jim R’s first generation cassettes made by Mike (which have particularly brilliant cassette art) before this fortunate turn of events.

Mike’s master recording is sublime, a sonic marvel not merely for what it captures from the stage but for how little the audience can be heard, save for when you want to hear them. It is full, rich and close in a way that makes the argument for why the best audience recordings can be more satisfying than a soundboard tape. Mike used TDK KR 90 cassettes, an early chrome tape which would soon be rebranded to the more familiar SA 90.

The tapes were recorded Dolby on, but for this edition transferred Dolby off, as Mike did himself when he made copies for friends. The sonic signature should be familiar to those who have done close listening to the best first-generation sourced versions (like buffalofloyd’s update of Sigma’s Definitive Millard), but hopefully that title more accurately applies to this version.

To our ears, the Millard master transfer is everything you love about the extant recording and more: lower lows, clearer highs, less hiss. It is balanced, warm and immersive. We’ve made the recording available in both consumer friendly 1644 and audiophile 2496 editions, with mastering at a bare minimum to let the pure power of the capture shine through. Samples provided.

Millard’s dear friend Jim R was with Mike at the show and shot the original unpublished photos we are fortunate to include with this release. Here’s what he recalls:

Mike and I attended the Pink Floyd concert on April 26, 1975. I pushed him in the wheelchair.

It was the fourth night of a five night stand at the LA Sports Arena. Due to Pink Floyd’s popularity, tickets were in extremely high demand and expensive. As a result, we attended only the one night. Since the LA Sports Arena was owned by LA County, all of the choice seats were controlled by downtown ticket brokers. Fortunately, we were in tight with several of them and had our choice of where to sit.

Ahead of time, we heard about the high quality sound system Pink Floyd was using and that it would be a Quadrophonic setup. Knowing that, we decided on seats a little further back than normal, in the 16th row in order to pickup some of the Quad sound. Indeed it was a fantastic sound system with PA stacks in each corner of the floor.

What really makes this show one of the most memorable of the 200 or so concerts Mike and I attended together was the fact that there were over 500 drug busts made during Pink Floyd’s LA run (detailed in a big LA Times story about the crackdown). Regardless, we were able to sneak in a Nakamichi 550 cassette recorder, which is the size of the yellow pages phone book and nearly 15 pounds. Amazingly, people got busted for a couple joints and somehow we smuggle in a huge tape deck and get away with it. What a rush!

The recording turned out superb and it was aided by a very polite crowd. At the very beginning of the recording Mike says “testing 123.” The lighting was on the dark side (pun intended), and since we sat 16 rows back, my pictures turned out a little on the fuzzy side. Oh well.

Meeting Jim, then Barry and ultimately connecting with Rob has added incredible new chapters to my personal Mike the MIC story that started in 1986 when I first saw a box of Millard tapes and heard stories about how he recorded. I’m lucky and grateful that we all four of us share a deep appreciation for what Mike documented over the years and the on-going belief in his mission to share the music among friends, which is why we do this.

As joyous as this initial Millard master release has been, it is bittersweet. The person who showed me that original box of Millard tapes and told me the stories was Stan Gutoski, the S in JEMS. He met Mike face to face on two occasions and the pair had a few phone calls, sharing notes on how they recorded shows, comparing gear and ultimately trading copies of their recordings. Game respecting game. During a 1992 meet up in SoCal, they even spoke about losing their fathers and hugged each other in camaraderie, something Stan never forgot.

Sadly, on Friday, January 24, 2020, Walter Stan Gutoski, passed away. He was 74.

Stan had gone into the hospital in December because of a spinal infection that severely limited his mobility. I spoke to him at the time, sharing various JEMS updates which always lifted his spirits, even as he sounded weak. He was released, but his condition didn’t improve after he left the hospital, and in mid January I got updates from his son that didn’t sound promising. Last week, his son told me Stan was back in the hospital battling pneumonia, and it was clear his health was rapidly deteriorating. I began to consider how soon I could fly up to see him.

On Thursday night, I asked if there was an opportunity to call Stan in the hospital, and his son said perhaps he could put me on speaker phone for a minute if his dad was up to it. Sensing that might not happen, I followed up with a text: “Please tell Stan I love him dearly and that we found Mike Millard’s master tapes a few weeks ago.”

His son replied, “Wow. The taper’s ‘Ark of the Covenant.’ That’s amazing. I’ll tell him.”

Mid morning the next day, Friday, his son texted, “Good morning. My dad passed away a few minutes ago.”

It was the stomach punch I knew was coming, but not this fast. Way too fast. I started crying. His son then texted:

“My brother and I and my youngest son stayed with him until 6:30 am. He never went to sleep. He kept fighting it. He was impressed about the 280 shows [Millard recorded]. He kept making me repeat the number. He wanted to know what years and what cities/venues. I guess he can just ask him now in person. [They are] hanging with Jared watching Tom Petty and George Harrison play.”

If ever there was a moment of happiness and sadness at the same time, reading that text was it. While I’m not religious, the thought of Mike Millard, Stan Gutoski and our late, great friend Jared Houser (the J in JEMS) all hanging together in heaven is something I am only too happy to believe.

JEMS is thrilled to partner with Rob, Jim R and Barry to release Millard’s historic recordings and to help set the record straight about the man himself. It has been 25 years since Mike passed away and his legend only continues to grow. Along with the tapes, Rob also had a copy of Mike’s tape list circa 1983, which details all his master tapes including his own quality rating system: Stereo-EX, Stereo-Good, Stereo-Fair and Stereo-Poor. He was a tough critic of his own work: the outstanding recording of the Rod Stewart and Faces 1975 show at the Forum only rated Good.

We can’t thank Rob S enough for reconnecting with Jim and putting his trust in our Millard reissue campaign. He has kept these precious tapes under wraps for two decades, but once he learned of our methods and stewardship, he agreed to contribute his DATs and cassettes to the program.

Our production support team also deserves credit. Thanks to Goody for giving this his stamp of pitch approval and to mjk5510 for his essential work on all JEMS projects. We can’t do it without you.

Finally, cheers to the late, great Mike the MICrophone, Jared Houser and Stan Gutoski. May they rest in peace. Can’t wait to hear the heaven tapes someday.

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Blues around the blog

13 Giu

Lunedì ore 17:30: sono a Nonatown, in attesa di entrare dal medico per il solito controllo annuale. È un pomeriggio di giugno, in cielo sole e nuvole si alternano dando al pezzetto del borgo storico in cui sono (un anfratto di piazza Gramsci) un aspetto pittoresco. Squilla il telefono, è il nostro Mike Bravo, colonna di questo blog; parliamo di dischi, di Mutina, di Nonatown e degli articoli del blog. Gli dico che ormai scrivo di musica solo all’interno di quel tipo di pezzi personali che pubblico sempre più spesso e lui “sei un sociologo… sono gli articoli più belli, e poi fanno bene a chi scrive, sono una sorta di terapia, tutti i più grandi scrittori hanno iniziato così”. Ringrazio Mike per le belle parole e per l’affetto che mi dimostra da decenni ormai, da quando –  negli anni ottanta – scoprì la mia fanzine, il mio libro e il fatto che abitiamo nello stesso pezzo d’Emilia.

Poi mi chiedo: “sono un sociologo, uno che studia le dinamiche dei comportamenti umani e dei fenomeni sociali?”, per fortuna non faccio in tempo a darmi una risposta, Mary Lou – l’assistente del mio medico – mi chiama:“Stefano, tocca a te.” 

Nell’ambulatorio porgo al mio medico i referti degli esami del sangue e urine fatti di recente. Mentre li analizza lo guardo, è un amico di vecchissima data, siamo della stessa classe, abbiamo fatto elementari e medie insieme, gli voglio bene. Mi fa sdraiare sul lettino, mi ausculta il cuore, mi controlla polmoni e addome.

“Oh Tim, va tutto molto bene, hai degli esami perfetti, mai visto una della nostra età con quei valori, sei in splendida forma …”

Ah sì, e allora com’è che mi sembra sempre di camminare sull’orlo del precipizio?

Ah beh, quello sono i Led Zeppelin e il blues ” e inizia a ridere.

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Venerdì, ore 13,45, esco dal ristobar vicino al posto in cui lavoro, mi perdo sul balconcino a contemplare il parcheggio lì davanti, c’è un uomo che sembra intento ad aspettare i colleghi. A distanza di sicurezza mi chiede:

“Stefano?”

“Sì“, gli rispondo;

“Sei Tim Tirelli vero?”

“Sì, sono io … tu sei …?”

“No, non ci conosciamo, sono uno che ogni tanto legge il tuo blog. Non sono un tipo da social, ma sul blog mi ci fermo. Devo dirti che preferisco i Free ai Bad Company. Ah, mi piace anche Ken Parker. Come mi chiamo? Stefano.

Lo inquadro meglio, ha l’ineluttabile e noncurante eleganza dell’uomo di blues, sembra davvero uno di noi. Lo ringrazio e lo saluto e torno verso l’ufficio. Sebbene sia uno sconosciuto sento già instaurarsi un senso di fratellanza.

Ah, il potere del blues.

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Iunius blues

7 Giu

Sento che mi sto trasformando ma non so ancora in cosa; in uno scarafaggio, in un uomo nuovo, in una versione aggiornata dell’uomo di blues italicus? In attesa di scoprirlo medito sulle tre alternative che mi sorgono nella maruga: versarmi liquido dal balcone, andare a dissolvermi in cometa o fare due passi sino ai campi di grano ormai dorati? Scelgo la terza opzione. Sono le 7 di domenica mattina, mi infilo gli stivali di gomma nera Dunlop e mentre lo faccio mi torna in mente il Dark Lord a Chicago nell’aprile del 1977 in divisa da Sturmtruppen.

Led Zep Chicago april 1977

Stivali do gomma alla Domus – autoscatto

Respiro l’aria fresca del mattino emiliano che aleggia su questa campagna proletaria, su questi antichissimi appezzamenti di terra, su questa contea che diede i natali a tutti i miei antenati e ripenso alle parole della donna con cui vivo …  giocavo a fare l’uomo di blues on the run con il bisogno apparentemente impellente di andarsene quando lei se ne usciva con un “ma dove vuoi andare, tu hai bisogno di radici forti senza le quali saresti perduto, vaghi sempre avanti e indietro nel tempo, in verità più indietro che avanti …”. Ha ragione, ma chi credo di essere? Non sono Robert Leroy Johnson, non sono nemmeno il Mick Ralphs di Movin’ On,

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dunque non mi resta altro che allontanarmi un poco senza mai perdere di vista la Domus Saurea, l’isola a cui approdai 11 anni fa.

Osservo i campi di grano dunque, con in lontananza l’acquedotto e il campanile di Borgo Massenzio

Sunday morning stroll thru’ the countryside – campi di grano – photo TT

e quindi me ne torno alla Domus Saurea, questa piccola e derelitta casetta che, almeno per me, conserva sempre un delizioso spirito blues che, a fine giornata, con la luce aranciata del tardo pomeriggio, a volte riesce a lenire le paturnie che mi consumano l’animo.

Giugno alla Domus Saurea – foto TT

Giugno alla Domus Saurea – foto TT

Giugno alla Domus Saurea – foto TT

America is burning

La solita gratuita violenza dei poliziotti americani ha scatenato un’ondata di proteste e di marce a favore della popolazione nera, da sempre vessata in quelle terre (se non solo, purtroppo). Pare che la misura sia colma, chissà magari è la volta buona, un cambiamento radicale sarebbe davvero necessario. Certo che fino a che sul ponte di comando siede un personaggio improponibile come l’attuale presidente I see it grey, la vedo grigia.

Serie TV

Segnalo alcune serie TV che ritengo valga la pena guardare:

THE FRANKENSTEIN CHRONICLES Season1

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GODLESS

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VIS A VIS – Locked Up

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INTO THE NIGHT

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Film alla TV

Riguardare certi film è un lenitivo per l’inquietudine che spesso mi assale, se poi Minnie viene a mostrarmi il suo affetto le cose migliorano istantaneamente.

Tim & Minnie 2020 – Foto Saura T.

Tim & Minnie 2020 – Foto Saura T.

Parto con Crossroads (Mississippi Adventure) di Gualtiero Collina (Walter Hill insomma), filmetto anni ottanta che avrebbe potuto essere stratosferico per gli uomini di blues come noi fosse stato concepito senza la patina stucchevole e la superficialità del decennio in cui fu prodotto. Resta tuttavia un film basilare per la comunità di questo blog. Robert Johnson, Willie Brown, Ry Cooder, Steve Vai …

Guardando “Crossroads – Mississippi Adveture” – foto TT

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Rivedere Ombre Rosse di John Ford mi fa tornare in mente le sere d’estate dei fine anni sessanta/inizio anni settanta passati con mia madre a vedere vecchi film di cui lei era una grande appassionata.

Guardando vecchi film western alla TV – Domus saurea 2020 – foto TT

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Apocalypse Now (redux) di Francis Ford Coppola è uno di quei lungometraggi che mi appartengono e che rivedo sempre con tutta la passione che posso. Nella parte finale riscopro un particolare che avevo dimenticato: di effetti sonori creati con un una chitarra elettrica suonata con l’archetto di violino.

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Paris, Texas di Wim Wenders, con la slide di Ry Cooder che ti pianta la corona di spine sulla’animo, è una esperienza sempre totalizzante. Quando lo vidi da ragazzo, nel 1984, non ebbi modo di coglierne tutte le sfumature e gli aspetti sebbene mi rimase attaccato alla pelle, solo nelle visioni successive riuscii a cogliere la drammatica forza amorosa in esso contenuto. E poi quegli scenari, quelle terre desolate, quegli orizzonti e quei colori che ritrovo in album a me carissimi quali Desolation Angels e Rough Diamonds dei Bad Company e nella discografia anni settanta dei Little Feat. Un film talmente denso che ogni volta che mi ci metto rischio la pelle.

Bad Company Desolation Angels

Bad Company Desolation Angels

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The Dirt è il biopic dei Motley Crue, non lo avevo ancora visto, devo dire che mi ha divertito parecchio.

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Freestate di Gary Ross è tratto da una storia vera ed è una gran bel film.

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The Vast Of The Night / L’Immensità Della Notte di Andrew Patterson è un film del 2019 ambientato in New Mexico negli anni ’50, ed è meraviglioso.

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Torna Mr No

In Italia il mondo dei fumetti cambiò nel 1975 quando apparirono Mr No di Guido Nolitta (Segio Bonelli) e Lo Sconosciuto di Magnus; fino ad allora i protagonisti degli albi – se escludiamo quelli del filone nero – erano eroi senza macchia e senza paura che lottavano per le giuste cause e con profili psicologici lineari, ma con l’avvento di questi due titoli – a cui si aggiunse Ken Parker nel 1977 – i personaggi iniziarono a vestire i panni del cosiddetto antieroe, a mostrare anche i lati più oscuri dell’essere umano, a mostrare un indole diversa, quella che porta ad andare controcorrente e dunque a scartare di lato, lasciare i sentieri del pensiero mainstream e avventurarsi nelle piste poco battute.

Ho vissuto l’avvento di Mr No in diretta; da sempre appassionato di fumetti, non persi l’occasione di seguire questo nuovo eroe anticonformista che presto divenne – insieme a Ken Parker – il mio fumetto preferito. La serie finì nel 2006 ma, con mia grande sorpresa è ripresa nel luglio del 2019. Dopo quasi un anno posso dire che il ritorno di Jerry Drake, Mr No appunto, è uno di quelli da non perdere. La storia che si sviluppa attraverso questa prima dozzina di album regge benissimo e, sebbene contenga gli ingredienti classici del fumetto in questione con in sottofondo l’eterna città di Manaus, in questi nuovi episodi vi è rinchiusa una freschezza davvero sorprendente. Ben tornato Mr No, amico mio.

Mr No new collection – photo TT

Guardarsi allo specchio al tempo del Covid

Guardarsi allo specchio al tempo del Covid19 non è salutare, rischi di incontrare uomini di una incerta età a te sconosciuti, uomini che portano sul viso i segni del tempo e che nascondono blues feroci sotto i capelli cresciuti troppo nei mesi di clausura forzata. Paura, raccapriccio, terrore …

Long haired Tim – autoscatto

Regium Lepidi’s Socialism reflections

In quest’era in cui le sicurezze sembrano non esister più, in cui una buona parte della popolazione sembra non avere i mezzi per restare lontana dai peggiori sentimenti della pancia alimentati da certi sgherri (di ambo i sessi) che professano malsane pulsazioni politiche in TV e nelle piazze, è piacevole trovare qui, nella Regium Lepidi county, riflessi di un passato su cui splendeva il Sol dell’Avvenire.

Gatti blues alla Domus

La vita con i gatti della Domus continua, così come continua la scoperta delle varie sfaccettature delle interazioni tra gatti e umani. Minnie, la gattina che si è accasata qualche mese fa qui da noi, ormai una delle figure di rilievo della famiglia. Credo sia innamorata di me, non mi molla un attimo, appena mi vede si sdraia per terra per reclamare la sua razione oraria di carezze, oppure mi offre il muso affinché possa strusciarlo contro il mio. Ormai facciamo tutto insieme, ascoltiamo dischi, guardiamo video delle ASMR artist a noi preferite, vagabondiamo per le campagne. La sera, quando mi metto a letto, mi salta sul petto, se ne sta un po’ lì a fare le fusa e poi si sdraia sulle ginocchia per permettermi di leggere. Quando spengo la luce lei capisce che è ora di dormire, viene verso di me, si sdraia su un fianco e zampa nella mano, muso contro muso ci addormentiamo felici. Mo che gatta che mi è capitata!

Minnie 2020 – foto TT

Palmiro invece si è fatto più indipendente. E’ vero, la sera sul divano ritorna il gattone sentimentale di un tempo, ma ora che è un gatto molto adulto, reclama la sua autonomia, non ha più tempo e voglia di stare a pitugnare con i suoi umani, dalle 6 del mattino alle 20 di sera deve star fuori a pattugliare i suoi territori, controllare i confini e far fuori quante più talpe possibili.

Palmiro – Giugno alla Domus Saurea – foto TT

She drives me crazy / La donna che faceva i puzzle in soffitta

Quella con cui vivo ama molto i Led Zeppelin. Lo so, ma a volte ancora mi sorprendo.

In tempo di Corovanirus poi, nei tre mesi in cui eravamo bloccati in casa, una lei doveva trovare qualcosa da fare con le mani e con l’intelletto, quindi ecco arrivare il buraccione puzzle. La sera, dopo cena, per lunghe ore si rintanava in soffitta a unire i suoi puzzle. Dapprima quelli da tremila pezzi, poi quelli da 4000 e infine quelli da seimila. Il tavolo non è abbastanza grande? Nema problema: ecco che la marangona che è in lei le fa aggiungere due listelli di legno in modo che il tavolo possa contenere i seimila (seimila, per dio!) pezzetti da assemblare. Una volta fatti i puzzle vengono smontati e riposti nelle scatole. Meno male, quel che resta dell’uomo dal bon ton stilistico che è in me non avrebbe retto nel vedere appesi alle pareti quelle immagini kitsch.

Queen of puzzles – Domus Saurea 2020 – foto TT

Queen of puzzles – Domus Saurea 2020 – foto TT

Queen of puzzles – Domus Saurea 2020 – foto TT

Queen of puzzles – Domus Saurea 2020 – foto TT

Queen of puzzles – Domus Saurea 2020 – foto TT

Queen of puzzles – Domus Saurea 2020 – foto TT

LED ZEPPELIN 2007

Ho guardato lo streaming su youtube di qualche sera fa della reunion del 2007 e, con mia grande sorpresa, devo dire che mi è piaciuto parecchio. Nell’ottobre del 2012, quando andai a vedere la premiere al cinema insieme agli Illuminati del Blues, la delusione fu parecchia, qui le mie impressioni di allora ..

https://timtirelli.com/2012/10/19/led-zeppelin-celebration-day-il-film-ttt/

ma rivederlo dopo quasi otto anni devo dire che mi ha fatto bene. Oh, contino a pensare che Page si sarebbe dovuto presentare più pronto, più tecnicamente all’altezza e più fluido, ma tutto sommato oggi riesco a guardarlo senza soffrire troppo. Gli altri tre mi sono sembrati bravissimi, in special modo John Paul Jones.

L’aspetto divertente è stato guardarlo insieme ai ragazzi, ognuno da casa propria ma in contatto tramite whatsapp, ci è bastato poco per prendere fuoco e volare – come spesso facciamo – sopra le righe. Che ridere ragazzi:

Pike: “mi tengono in vita due cose: i Led Zeppelin e il 20 giugno” (data del prossimo sinodo ndtim)

Tim: “lo sto guardando sullo schermo della tele con l’impianto 5+1 … meglio davvero di quanto ricordassi”

Pike: “Va visto 8.000 volte come TSRTS”

Tim: “E alla fine è meglio di TRSTS!”

Pike: “Io sono in solaio con due casse”

Tim:“miglior film di tutti i tempi”

Pike: “Jimmy è chiaramente quello che si è divertito di più”

Tim: “Jones è bravissimo”

Biccio: “Confermo”

Picca: “Ci mette molto di suo, il che è coraggioso”

Tim: “il 20 giugno lo riguardiamo tutto”

Pike: “In piedi”

Tim: “miglior versione di Kashmir mai fatta dai LZ  e non sto scherzando”

Lollo: “per me insieme a In My Time Of Dying e For Your Life miglior pezzo della serata”.

Biccio: “Jones fenomenale”

Tim: “Ho i brividi, la pedaliera di Jones è sublime.”

Pike : “Jason si merita un symbol tutto suo”

Liso: “Jason n.1”

Pike (il giorno dopo): “sto guardando la conferenza stampa di Celebration day, che blues, … miglior conferenza stampa di tutti i tempi”.

Mi sa che tra non molto me lo riguarderò.

TDL Londra O2 arena dicembre 2007

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Sul piatto della Domus

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LZ NY 11/06/1977

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Giugno è dunque di nuovo arrivato, le pesche si fanno mature e voluttuose e il solstizio d’estate è alle porte; malgrado il tempo ancora incerto presto il grano verrà raccolto e allora ci inerpicheremo verso una nuova estate bianca. Speriamo di godercela e che il Dark Lord continui a proteggerci.

The Dark Lord

QIU XIAOLONG “Ratti rossi” (Feltrinelli/Marsilio 2019) – TTTT½

3 Giu

Ormai le brevi note che inserisco a corredo di queste segnalazioni librarie si ripetono ogni volta, è così anche per questo quarto capitolo de Le Inchieste dell’ispettore capo Chen, quarto romanzo riuscitissimo di Qiu Xiaolong. Continua il mio approfondimento circa la conoscenza della Cina, della sua sua storia, dei suoi usi e costumi grazie a questi ottimi thriller. In questo episodio l’ispettore capo Chen se ne va negli USA, dividendosi tra le funzioni di capo di rappresentanza della delegazione cinesi degli scrittori e di ispettore capo alle prese con un grande giro di corruzione. Finale assai meno scontato del previsto, l’epilogo infatti è impregnato di blues fino al midollo, non in senso stretto naturalmente ma è inequivocabile il fatto che L’ispettore capo Chen Cao sia un uomo di blues come lo siamo noi e che la vita lo sospinge verso il destino blu che caratterizza ognuno di noi.

Sinossi:

In un centro karaoke del Fujian, nota copertura di una casa di vizio e piacere, viene ritrovato il corpo senza vita di un poliziotto: stava indagando sui traffici di Xing Xing, magnate degli affari a capo di un gigantesco impero di contrabbando che coinvolge illustri personaggi a tutti i livelli governativi. Nella lunga catena dalle numerose maglie rimane impigliato anche l’ispettore Chen, incaricato di fare luce su un delicato caso di corruzione.

QIU XIAOLONG sul blog

https://timtirelli.com/2020/02/09/qiu-xiaolong-quando-il-rosso-e-il-nero-feltrinelli-marsilio-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2019/04/08/qiu-xiaolong-visto-per-shanghai-feltrinelli-marsilio-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2018/11/06/qiu-xiaolong-la-misteriosa-morte-della-compagna-guan-feltrinelli-2018-tttt/

La terza foto di Robert Johnson

23 Mag

E’ venerdì sera, quasi mezzanotte, la pollastrella è in soffitta impegnata con i suoi puzzle da 6.000 pezzi mentre io polleggio sul divano cercando di lasciar decantare una settimana impegnativa di lavoro, tre bicchieri sul tavolino: one bourbon, one scotch, one beer. Sono sospeso tra due giornate, quella oltremodo gioiosa del 22 maggio (decimo anniversario del triplete dell’Inter) e quella impegnativa del 23 maggio (ventottesimo anniversario della scomparsa di mia madre). La TV sintonizzata su youtube, un po’ di Led Zeppelin, un po’ di Little Feat, un po’ di ASMR.

Sonnecchio, mi sveglio, risonnecchio, mi risveglio. Palmiro dorme profondamente di fianco a me, Minnie fa lo stesso poco più in là. Decido di alzarmi, mi scuoto, scorro velocemente sul cellulino le ultime notizie, me ne appare una da The Blues Fundation, parla di una terza foto di Robert Johnson, il mio padre putativo spirituale! Faccio un balzo, come? Che sta succedendo?

Decenni di attesa, di false terze e quarte foto e all’improvviso questa, sulla copertina del libro che sta per essere pubblicato da una delle sorellastre di Robert che ricorda: “negli anni trenta a Memphis, in Beale Street, c’era un posto dove potevi farti una foto senza l’ausilio del fotografo, mettevi un nichelino, tiravi la tenda ed era fatta. Un giorno, avevo dieci o undici anni, camminavo da quelle parti con mia sorella Carrie e mio fratello Robert. Ricordo che lui aveva con sé la chitarra e che la suonava mentre camminavamo; così mi feci una foto, anche Robert entrò nella cabina, evidentemente lui se ne fece due. Questa foto mostra mio fratello Robert nel modo in cui io lo ricordo, aperto, gentile e generoso. Non sembra proprio l’uomo della leggenda, quello descritto come alcolizzato e attaccabrighe. Questo è mio fratello Robert”.

Comprensibile che la sorella ricordi e voglia ricordare il fratello in quel modo, ma Robert Leroy Johnson era anche altro, molto altro, come abbiamo avuto modo di vedere qui sul blog; oltre ad essere un nero istruito, un ottimo chitarrista dalla grande tecnica e grande talento e uno che non fece mai un patto col diavolo (tutto nacque da un paio di battute fuorvianti da parte di qualche suo collega), RLJ era anche un uomo chiuso nei suoi  blues tenebrosi, uno sciupafemmine, un alcolizzato, un bestemmiatore. Lasciamo tuttavia stare tutti questi aspetti e godiamoci questa incredibile nuova foto che in effetti ci mostra un Robert solare e amichevole.

Lo so, per tanti non vorrà dire granché, ma per me è un avvenimento straordinario.

La “nuova” foto Robert Johnson

Le altre foto di RLJ:

Robert Johnson

 

Robert Johnson

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Robert Johnson sul blog:

https://timtirelli.com/2019/10/27/b-conforth-g-d-wardlow-up-jumped-the-devil-the-real-life-of-robert-johnson-omnibus-press-25019-ttttt/

https://timtirelli.com/2019/08/30/flashes-from-the-archives-of-oblivion-robert-johnson-il-re-del-delta-blues/

Thin man in the bathtub with the blues (malinconie meditabonde )

10 Mag

Parafrasando una frasetta presente sul terzo album di un gruppo a me molto caro, per i resoconti blues (musicali e non) presenti su questo blog devo dar credito alla piccola e derelitta casetta posta in riva al mondo, nel bel mezzo dell’Emilia, che chiamo Domus Saurea. E’ la casetta in cui vivo da 11 anni e benché nel mio cuore avrà sempre un posto speciale, è una casetta costruita – diversi decenni fa e con enormi sacrifici – in modo assai spartano, senza nessuna concessione alla comodità, tenendo presenti più le visioni proletarie di chi la fece edificare piuttosto che una qualsivoglia logica architettonica. Stanze piccole, spazi ristretti, minute piastrelle rettangolari dai colori improbabili e tutta una serie di caratteristiche dai tratti essenziali. E’ una casetta molto blues, forse è per questo che – per quanto mi piacerebbe avere le possibilità di renderla più user friendly – dopotutto mi ci trovo bene.

Quando poi gli spigoli della casetta in questione danno un po’ da fare ecco che – nel mio spirito – me la ridisegno e ridipingo secondo la mia visione delle cose. Prendiamo ad esempio ieri, a casa solo decido di farmi un bagno nella vasca e subito decompongo le asprezze del bagnetto della Domus e viro verso i sentieri che portano ai castelli che mi costruisco nella maruga. Il bagno si trasforma in una bathroom esoterica, grazie anche al Moët & Chandon che mi sono versato.

La realtà è diversa, nella vasca non c’è altri che un uomo magro con il blues, ma se noi esseri umani abbiamo sviluppato la capacità di vedere oltre e di inventarci – nei nostri pensieri – orizzonti alternativi ci sarà un perché.

Lascio così libero l’istinto e in men che non si dica mi riscopro meditabondo, assorto come sempre nei miei blues perenni.

La fine de La Repubblica

La Repubblica, quotidiano prestigioso e libero (checché ne dicano populisti e sovranisti) passa, insieme al gruppo Gedi, nelle mani di Elkann e Agnelli. Per quanto mi riguarda finisce l’epoca de La Repubblica. Cambiato immediatamente il direttore (Carlo Verdelli – scaricato con rudezza) con un moderato tendente a destra che snaturerà il cuore del giornale visto anche il tipo di editore (uno di quelli con atteggiamento molto “da padrone”). La Repubblica era da decenni il mio quotidiano di riferimento e lasciarlo mi costa tanto, ma non posso fare altrimenti. Oggi diventa uno dei troppi media in mano al gruppo Exor, gruppo che non voglio per nulla aiutare con i miei spiccioli. Abbandono anche l’Espresso, Huff Post e Radio Capital.

Nella vita tutto cambia, sono un uomo di una (in)certa età e lo so bene, ma è chiaro che un cambiamento del genere mi mette addosso una bella malinconia. Trovo riparo nel rafforzare il mio rapporto con Il Manifesto e nell’approcciarmi a Open (il quotidiano online di Mentana) e – udite udite – a Il Fatto Quotidiano. Sarà che ormai da tempo sono un seguace di Andrea Scanzi, ma lo trovo una delle poche pagine da leggere oggi in Italia. De Benedetti – arrabbiato con i suoi figli per la vendita appunto di La Repubblica agli Elkann – pensa di partire con una nuova avventura editoriale, un quotidiano che faccia concorrenza a la Repubblica e che si chiamerà Domani, quotidiano che – alla sua morte – passerà alla Fondazione omonima, al grido di “basta eredi!”. Partenza in autunno, su carta e sul web, vedremo un po’.

https://ilmanifesto.it/carlo-verdelli-minacciato-e-licenziato/?fbclid=IwAR0sNey44HD8QAc3h3VI3ZlbTiNa6JA2PLWYrCm8qbtE6l_yIlLk53uzvxM

Umberto Galimberti: adolescence blues

Rileggo una gran bella intervista a Galimberti che, con la sua consueta spumeggiante lucidità, analizza i tempi che stiamo vivendo con estrema accuratezza.

https://www.corriere.it/cronache/19_settembre_13/a-18-anni-via-casa-ci-vuoleun-servizio-civile-12-mesi-5e8e05f0-d65b-11e9-8d78-c16bbb32544a.shtml?refresh_ce&fbclid=IwAR1pvLhCyluGuH9gcMxKrRiR6USMYN652kXPX_rupKQy0X2DXyQ-qHZ5eLo

Future Blues

Il blues riguardo il futuro continua a tormentare. Già non bastava trovarsi all’improvviso uomini di una incerta età, già non era sufficiente essere stati costretti a cambiare lavoro ad una età veneranda, ecco che ci si mette anche il Covid19 a rendere il futuro economico nerissimo (per quasi) tutti. Il primo pensiero va alle vittime, e a chi ha perso genitori, congiunti, amici senza aver avuto nemmeno l’opportunità di star loro accanto sino alla fine e di salutarli prima dell’ultimo viaggio, è facile immaginare lo sgomento, ma è chiaro che non è possibile trascurare gli effetti che tutto questo avrà sull’economia. Certo, occorre cercare di evitare di deprimersi per faccende di cui non si ha il controllo, ma è chiaro che siamo e saremo tantissimi a fare le spese di questa pandemia.

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Electric Phase

La fase 2 mi fa paura, non ho una gran fiducia negli italiani; è chiaro che riaprire fabbriche, esercizi, musei e eventi è di vitale importanza, ma sapremo essere responsabili? Sapremo inoltre uscire dalla fase 1 indenni? Riusciremo a trovare forza e motivazioni per ributtarci negli ingranaggi del capitalismo?

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I’Ve Been Nominated To Pick My 10 favourite Albums …

Su facebook anni fa scoppiò la moda di pubblicare le copertine dei 10 album preferiti di ognuno di noi, credo che al tempo fosse una cosa carina a cui tutti partecipammo, ma oggi è diventata una cosa insopportabile. Recentemente sono stato nominato più volte, ma mi sono rifiutato di aderire. Poi, un conto è pubblicare il visual dei 10 album e bona lè (come diciamo a Modena), ma c’è chi non si ferma a 10, e non riuscendo a distinguere quanta differenza faccia uno zero in più o in meno, si mette ad inquinare la propria bacheca, e quindi facebook, con centinaia di copertine di album, tra l’altro al 99% insignificanti. I peggiori credo siano i metallari, che sono quelli che più di tutti non riescono a capire la differenza tra capitoli importanti della la musica rock e capitoli importanti della propria vita. Ogni titolo è un capolavoro, ogni disco è fondamentale, la prosa che rigurgitano è fagocitata da iperbole. Non sono mica solo loro, intendiamoci, anche quelli legati al punk e alla new wave non scherzano. Se ne stessero sui loro blog a farsi le seghe (come faccio io) e a differenziare ogni brezza in una nuova corrente, invece che sfogare le loro manie di protagonismo sui social, perché anche lì un po’ di bon ton sarebbe necessario, almeno dopo averli frequentati e digeriti per tanti anni e capito come le cose dovrebbero andare e come ci si dovrebbe rapportare con queste piazze digitali.

Parlando di Zappa con Liso

Non potendo frequentare gli amici, rimango in contatto con loro tramite whatsapp, duo, messenger o email. Cerchiamo di evitare per quanto possibile l’argomento Covid19. Biccio mi scrive per dirmi che Willin’ dei LF è un pezzo “struggente e meraviglioso“, Pike mi informa – con l’ironia consueta che usiamo quando leggiamo di certe nuove uscite – che sta per essere pubblicata “una imperdibile antologia sestupla di Snowy White” (session man inglese che collaborò con qualche grosso nome), con Riff poi parlo di bootleg dei LZ, e con Liso parlo di Frank Zappa. Liso è uno che giunto a questi anni fatica più del dovuto a restare confinato dentro al recinto del Rock, tra i miei amici e quello che forse sperimenta di più. Saputo che mi stavo ascoltando Zappa In New York, mi scrive che sono giorni che non ascolta altro che Frank. Mi confessa che si è scaricato almeno 10 versioni di Black Napkins e che quando la sente “è sulla luna”. Entrambi conveniamo che Zappa non ha in dono il tocco e il senso fluente dei grandi chitarristi, ma quello che suona è spesso divino. Lui, la sua Gibson SG, quell’atteggiamento cazzuto e arguto e il computo totale del suo talento. Mica roba per mammolette.

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Addio a Florian Schneider e Little Richard

Negli ultimi giorni se ne sono andati due grandi della musica, Florian Schneider dei Kraftwerk e il Re del Rock And Roll Little Richard. Li ricordiamo con gratitudine.

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Sul Piatto della Domus

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Still Alive And Lowell

Nonostante cerchi distrarmi con altra musica, sono tuttora dentro la bolla Little Feat. Non passa giorno che non metta su un loro disco, un loro cd.

Ci sono cose così straordinarie che mi è difficile staccarmi da loro e da Lowell George in particolare. Quando parte Roll Um Easy ad esempio, come è possibile evitare di sentire il proprio animo versasi liquido dal balcone?

Il mio amico Athos mi scrive che “c’è quella frase degli angeli di Houston che mi ammazza tutte le volte”, Athos è un grande amante del genere (oltre che asso della chitarra slide) e degli Stati Uniti, io che invece ho rapporto conflittuale con gli States e forse sono un tipo più inquieto di lui mi perdo proprio dell’incipit …Whoa I am just a vagabond, a drifter on the run, the eloquent profanity, it rolls right off my tongue … sono solo un vagabondo, un naufrago in fuga, bestemmie eloquenti mi scivolano dalla lingua …

Il testo sgorga dall’america che mi affascina, quella poetica, innamorata e mascolinamente sensibile, ce ne sono poche di canzoni così belle e complete e sessualmente spiritose … suona quella concertina, sii tentatrice e piccola sono senza difese … cantando in armonia, all’unisono, dolce armonia, devo issare la bandiera e batterò il tuo tamburo …

Concertina

Roll Um Easy (Lowell George)

Whoa I am just a vagabond, a drifter on the run
the eloquent profanity, it rolls right off my tongue
And I have dined in palaces, drunk wine with kings and queens
But darlin’, oh darlin’, you’re the best thing I ever seen
 
Won’t you roll me easy, oh slow and easy
Take my independence, with no apprehension, no tension
You’re a walkin’, talkin’ paradise, sweet paradise
 
I’ve been across this country, from Denver to the ocean
And I never met girls that could sing so sweet like the angels that live in Houston
Singing roll me easy, so slow and easy
Play that concertina be a temptress
And baby I’m defenseless
 
Singing harmony, in unison, sweet harmony
Gotta hoist the flag and I’ll beat your drum

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Lowell

Searching for Juanita

e così, immerso in questo continuo fiume musicale dei Little Feat, mi metto alla ricerca della mia Juanita, chissà se esiste …

“I said Juanita, my sweet Jaunita, what are you up to?
My Juanita
I said Jaunita, my sweet taquita*, what are you up to?
My Juanita”

*Pussy in Spanish slang meaning “little taco”

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Fat Man In The Bathtub (Lowell George)

Spotcheck Billy got down on his hands and knees
He said “Hey momma, hey let me check your oil all right?”
She said “No, no honey, not tonight
Comeback Monday, comeback Tuesday, then I might.”
 
I said Juanita, my sweet Jaunita, what are you up to?
My Juanita
I said Jaunita, my sweet taquita, what are you up to?
My Juanita
 
Don’t want nobody who won’t dive for dimes
Don’t want no speedballs ‘cause I might die tryin
Throw me a line, throw me a line
‘Cause there’s a fat man in the bathtub with the blues
I hear you moan, I hear you moan, I hear you moan
 
Billy got so sad, dejected, put on his hat and start to run
Runnin’ down the street yellin’ at the top of his lungs
All I want in this life of mine is some good clean fun
All I want in this life and time is some hit and run
 
I said Juanita, my sweet Jaunita, what are you up to?
My Jaunita
I said Jaunita, my sweet taquito, what are you up to?
My Juanita
 
Put my money in your meter baby so it won’t run down
But you caught me in the squeeze play on the cheesy side of town
Throw me a dime, throw me a line
‘Cause there’s a fat man in the bathtub with the blues
I hear you moan, I hear you moan, I hear you moan

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Avvertenze: i termini inglesi usati vanno letti in senso ironico. Non siamo puristi, ma per questo blog l’italiano e le altre lingue romanze continuano ad essere le più belle del mondo. Grazie. Merci. Gracias. Obrigado. Mulțumesc.

 

La maglietta di Titti

3 Mag

Vivi con la pollastrella da 11 anni, la conosci da quasi 17, puoi dunque dire di sapere con chi hai a che fare, eppure ancora rimani colpito da certe sfumature della sua personalità. Tu, che sei tre uomini diversi come i lettori di questo blog sanno (Tim è il filtro tra il più riflessivo Stefano e l’impulsivo preda della furia iconoclasta Ittod), inizi a pensare che anche Polly sia tre donne diverse, sebbene i confini tra un paio di loro siano più sfumati, diciamo tra Saura e Ittodda (ma sì, chiamiamo quest’ultima così, visto anche che In Through The Out Door, l’album dei LZ, è forse l’album – insieme a Physical Graffiti –  che preferisce in assoluto).

Come sappiamo è una donna un po’ particolare: poche storie, pochi vezzi da femmina, poco spazio per il nonsense. Di primo impatto non ha atteggiamenti da femmina alfa, pare riservata, raramente sopra le righe, ponderata, ma la sua risolutezza, la sua concretezza emiliana e la sua determinazione mi fanno sospettare che sotto sotto sia una capobranco mica da ridere.

A volte non è semplice avere una compagna così, una che aveva – sino a non troppo tempo fa – un 250 Suzuki e una Yamaha 600 e che il sabato andava a correre in pista a Misano mentre la tua passione per le moto (da cross) si è fermata ai sedici anni sostituita da quella (totalizzante) per il Rock

Saura in pista a Misano 2

una che quando si organizzano le ferie occorre scegliere una località vicina ad un kartodromo in modo che possa sfogare il suo impulso (e talento) per la velocità e mentre lei corre in pista surclassando tutti i maschietti tu te ne stai sulle gradinate insieme alle fighe dei maschietti appena nominati cercando di non dar peso alla situazione.

Polly at Kartodromo Happy Valley – Romagna agosto 2018 – foto TT

Una che ha ereditato dal nonno Inigo una manualità speciale, essendo così in grado di far praticamente tutto: la marangona, la saldatrice, l’imbianchina, la trapanatrice, la carpentiera, etc etc, mentre tu annaspi –  filosofeggiando – nel chiederti il perché della vita cercando di mappare i sentieri delle profondità cosmiche …

Saura marangona – foto TT

Saura all’opera: modalità saldatrice- foto TT

una che ama i LZ alla follia e quando li ascolta mette a tutto volume Custard Pie, The Rover, Trampled Underfoot, Achilles Last Stand, Tea For One e Caroulselambra mica All My love, Thank You e The Rain Song. (Tra l’altro una che va matta per i pezzi più tenebrosi di Death Wish II, colonna sonora del filmetto omonimo composta dal Dark Lord)

Saura the hermit at the Coop – foto TT

Una che (ri)scopre gli Yes un po’ in ritardo e ne diventa fan accanita diventando in breve tempo uno dei punti di riferimento tra fan in Italia e nel mondo, riuscendo ad entrare più volte in contatto con la band stessa …

RW & Saura – Asti 8 july 2015 (Foto Tim T)

Saura e Jon Anderson – after show party – Hammersmith Odeon 19/3/2017 – Photo TT

Saura e Trevor – YES (ARW) Schio (VI) 19/07/2017 – foto TT

Una che individuata la moglie di un tuo amico come la compagna ideale per i viaggi, se ne parte almeno una volta l’anno per Londinium, una che quando siete in giro per il mondo si mette in modalità Lady Map (come la chiama il tuo amico Billy Fletcher) e ti guida attraverso che so, L’Avana, Palma di Maiorca, Glasgow e Londra (appunto) come farebbe un madre con un bimbo di 5 anni nel paesello in cui vive.

Subway stroll – Saura plays air guitar – Photo T

Una che – avendo anche un grande talento musicale – diventa il punto focale silenzioso dei tuoi gruppi pur suonando strumenti che raramente sono adatti alla leadership (basso, tastiere, mandolino), una che suonando in un tributo ai LZ pensa bene di fare come John Paul Jones e suonare contemporaneamente tastiere e pedaliera basso nei pezzi dove sono richiesti entrambi gli strumenti. Ci sono lettori che conoscono qualcun altro/a in Italia fare la stessa cosa? Una che ordina una piccola ghironda (l’hurdy gurdy insomma) da costruire, la mette insieme e impara a suonarla in un quarto d’ora …

CC Stones Cafè 17-01-2014 la reggiana dagli occhi di ghiaccio, the girl from Gavassae: SAURA TERENZIANI (foto di Simon Neganti)

Saura: keyboards and pedal bass – The Equinox – RE 10-3-2017

Una capace di tener testa – a volte superandoli –  all’anticlericalismo e all’estremismo politico di Ittod,  una che guarda la serie TV Vis A Vis e se ne esce con un “Zulema n.1 altroché quella figa di legno di Macarena” (e chi segue la serie in questione sa che razza di demonio sia Zulema), una che legge un’immensità di libri (compresi inaffrontabili saggi sulla questione mediorientale, sulla DDR, su Enrico VIII e su Maria Antonietta) rimanendo scevra da ogni riflesso intellettuale da radical chic, una la cui divisa ufficiale è costituita da felpa, jeans a campana e Adidas, una che non si trucca, che non sfoglia riviste di moda e che non guarda programmi da figa ...  a volte ti chiedi con che altra coppia potreste uscire, di cosa potrebbe parlare con la moglie di un tuo amico …

Insomma, per finirla, a volte vivere con lei è come farlo a fianco di una donna guerriera, una amazzone …

poi però ogni tanto tra Saura e Ittodda spunta Maria Saura e ogni volta è una sorpresa.

A parte il fatto che la pollastrella – per mia grandissima fortuna – è anche una cuoca molto brava, nella migliore tradizione emiliana e degna figlia di sua madre Lucia (altre personaggio di questo blog), ci sono momenti – nelle pigre domeniche mattina – in cui si mette a fare un torta, e allora la vedo sotto una luce nuova, come quando la vedo a piangere quando guarda un film dai risvolti sentimentali, oppure quando la sorprendo rivedere per l’ennesima volta i film “Tutti Insieme Appassionatamente” o “Mary Poppins”, ma forse il punto in cui capisco che è Maria Saura quella che ho davanti è il momento in cui la vedo indossare la maglietta di Titti … lei, quella che di solito sfoggia magliette di Valentino Rossi, Led Zeppelin, Jimmy Page, Bad Company, Yes, Rick Wakeman e Bafometto, si mette la maglietta di Titti!

Come direbbe Ittod, “una figa, alla fin fine, rimane sempre una figa“.

 

La maglietta di Tittti della pollastrella – foto TT

 

Rock Around The Blog – la nuova avventura di Beppe Riva e Giancarlo Trombetti.

1 Mag

Un paio di giorni fa Beppe e Giancarlo hanno messo online il loro blog e con molto piacere ne do notizia. Il claim della loro nuova avventura è “Riflessioni, passioni, ricordi sulla musica di Beppe Riva e Giancarlo Trombetti“, blog dunque a carattere musicale che non potrà che interessare anche buona parte della nostra comunità. Beppe e Giancarlo ne hanno di cose da raccontare essendo stati due dei più importanti giornalisti musicali italiani, e sono sicuro che lo faranno con la maestria che da sempre li contraddistingue. Sono stati special guest di questo mio blog, io li cito spesso quindi sapete tutti di chi stiamo parlando, non è necessario aggiungere altro. Non mi resta che chiudere come ho fatto nelle due righe che ho scritto per il loro blog: bentornati ragazzi, for those about to blog, I salute you!

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https://www.rockaroundtheblog.it/

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BOOTLEGS: Led Zeppelin, Vienna 16/03/1973 (new 4 source matrix)

29 Apr

ITALIAN / ENGLISH

Il tour europeo del Led Zeppelin del marzo 1973 è – per quanto riguarda le performance – uno dei picchi del gruppo. Sebbene RP tra la fine del 1972 e gennaio 1973 avesse sofferto di problemi alla voce e non fosse probabilmente più il cantante rock con timbro celestiale ed estensione senza limiti che aveva in mente il pubblico, dal punto di vista strumentale la band viaggiava su livelli stellari. La scaletta era la più ricca sino a quel momento, il mood del gruppo era ancora altissimo, il management al pieno della propria capacità e lucidità e Jimmy Page suonava come il Jimmy Page dell’immaginario collettivo. Copenhagen (02/03/1973, Goteborg (04/03/1973), Stoccolma (06/03/1973), poi due spettacoli cancellati in Svezia e Norvegia e quindi Norimberga (14/03/1973) e appunto Vienna il 16/03/1973. Dopo, altri 11 concerti spesi tra Germania e Francia (dove ne vennero comunque annullati altri due per disordini), quattro settimane di pausa e poi via per l’altrettanto leggendario tour americano speso tra maggio, giugno e luglio.

IL concerto di Vienna si tenne alla Stadthalle, sala indoor da 16.000 posti e fu un successo, questo uno stralcio del resoconto di allora del Melody Maker:

“The historic city of Vienna, normally bulging at the seams with Strauss and grand operas, played host on Friday night to Led Zeppelin at the enormous Wiener Stadthalle.
“Introduced as the ‘Rock sensation of the year’, the group took the stage and went straight into a deafening version of ‘Good Times Bad Times’ [sic]. Robert Plant strode around with chest barred and hair flailing, thrusting his pelvic grind at the audience, while Jimmy Page, wearing his Les Paul low-strung, crushed out well amplified chords. ‘Black Dog’ and ‘Misty Mountain Hop’ followed, and both songs included some dynamic drumming from John Bonham, who hammered the skins for all his was worth.
“Things quieted down in ‘Bron-Y-Aur Stomp’, their only acoustic number. Page then brought out his double-necked Gibson for ‘The Song Remains the Same’, from the new album and John Paul Jones who it was announced was suffering from a stomach complaint, provided some superb orchestral effects on the mellotron.
“The opening bars of ‘Stairway to Heaven’ were greeted with a huge roar, and when the band finally broke into ‘Whole Lotta Love’, that was the cue for a general stampede towards the front of the sage.” — Dave Hopkins [Melody Maker, 1973-03-31]

Wiener Stadthalle

La porzione soundboard di questa registrazione esiste da tempo immemorabile e qualunque fan dei LZ che si rispetti ne gode dunque da moltissime lune, ma da poco è stata resa disponibile nei circuiti internet che si occupano di registrazioni dal vivo non ufficiali la versione forse definitiva, quella creata mettendo insieme nel miglior modo possibile le tre registrazioni audience (prese dal pubblico) e quella soundboard (presa dal mixer).

La produzione (che comprende anche le copertine e le note e le specifiche tecniche) è a cura di Nite Owl production. E’ bene precisare che NiteOwl si è servito dell’ottimo lavoro fatto a suo tempo da Winston Remasters con Danke Vienna.

LED ZEPPELIN – 1973-03-16 – Vienna – NEW 4 SOURCE MATRIX (16bit)

Led Zeppelin – “Vienna Fireworks: Live in Europe 1973”
Recorded Friday evening March 16, 1973 at the Wiener Stadthalle, Vienna, Austria

STEREO MATRIX of 4 recordings synchronized & mixed together in varying levels & combinations: AUD sources 1-3 and SBD (where available).

SONGS: [2:11:25]
01. introduction [0:57]
02. Rock and Roll (Bonham, Jones, Page, Plant) [3:48]
03. Over the Hills and Far Away (Page, Plant) [6:41]
04. Black Dog (Jones, Page, Plant) [6:18]
05. Misty Mountain Hop (Jones, Page, Plant) [4:27]
06. Since I’ve Been Loving You (Jones, Page, Plant) [9:09]
07. Dancing Days (Page, Plant) [5:53]
08. Bron-Y-Aur Stomp (Jones, Page, Plant) [6:26]
09. The Song Remains the Same (Page, Plant) [5:20]
10. The Rain Song (Page, Plant) [9:19]
— [* = board tape available / optional disc division @ 58:19]
11. Dazed and Confused (Page, Holmes) * [28:30] contains:
San Fransisco (Phillips)
Mars, the Bringer of War (Holst)
12. Stairway to Heaven (Page, Plant) * [10:59]
13. Whole Lotta Love (Bonham, Dixon, Jones, Page, Plant) [25:36] contains:
Everybody Needs Somebody to Love (Wexler, Berns, Burke)
Boogie Chillun’ (Besman, Hooker) *
(You’re So Square) Baby I Don’t Care (Leiber, Stoller) *
Let’s Have a Party (Robinson) *
I Can’t Quit You Baby (Dixon) *
14. Heartbreaker (Bonham, Jones, Page, Plant) * [8:01]

 

Il Robert Plant che parte in Rock and Roll è finalmente altra cosa rispetto a quello con continui problemi alla voce delle settimane e mesi precedenti; anche il gruppo pare in forma sin da subito benché serva sempre un po’ prima di carburare. Over the Hills and Far Away mi è sempre sembrata fuori posto come secondo pezzo della scaletta, ma il gruppo qui la suona bene comunque. Nella parte hard rock RP evita i picchi vocali usati nella versione da studio ma il brano sta in piedi ugualmente. La qualità audio audience (il soundboard è relativo solo al secondo disco) è molto buona, il lavoro fatto da Nite Owl sembra già in queste prime battute ottimo, suono corposo e chiaro. Sul finale scoppia un petardo.

RP: Good evening. Good evening! Steady. Now tonight we must be very careful not to do too many things, because Mr Jones, has, uh, colic. Must be careful. So, all your spiritual feelings must go straight to Mr Jones’ stomach, for a bit of health. Beyond that note. Here is a song about, uh, about a rather oversexed, uh, member of the canine family. This is called ‘Black Dog’.

Robert annuncia dunque che John Paul Jones stasera soffre di coliche, ma a sentirlo suonare non si direbbe proprio.

Black Dog è suonata molto bene, il tocco di Page nel riff è di quelli magici, pieno di dinamica. La voce di Robert è aiutata da un po’ di echo (o delay) mentre Jones e Bonham sono sempre una meraviglia da ascoltare. I giochetti di cassa di Bonham sono fenomenali.

RP: Danke schön. This is, uh, an instrum, a number that features Mr Jones on piano. And he’s having a lot of trouble gettin’ about. This is a song that in England, uh, it’s understandable because wherever you go to enjoy yourself Big Brother is not very far behind. And Big Brother is a term used for the paranoid establishment. And, uh, if it’s ever happened to you, you know what it’s like. But this is what comes of walking through the park with a packet of cigarette papers. What does that man mean? This is called ‘Misty Mountain Hop.’

Misty Mountain Hop è il solito trampolino di lancio per l’ennesima grande versione targata 1973 di Since I’ve Been Loving You. Jimmy Page pare spiritato sin dall’inizio; nelle parti lente e riflessive il feeling è di un candore impressionante, al tempo stesso immacolato e  dissoluto. L’interplay tra Robert e Jimmy è un meraviglia. La qualità audio si conferma ottima (tenendo sempre presente che stiamo parlando di una registrazione audience). In cuffia la sensazione è quella di essere presenti al concerto.

RP: Thank you. Danke schön. It’s very nice to be here in Vienna. Very nice. You’ve even got some good groupies. Ha ha, ha ha. Um, this is a song, about, uh, this is a song off the new album which comes out sometime this year. The LP is called Houses of the Holy. We all hope you rush out and, uh, look at a copy. And this is a song about little school girls, and, uh, not too little, mind you, not too little, and, uh, my love for ‘em. Remembering what happened to Jerry Lee Lewis, I think I’ll take it easy. Mr, Mr Bonham there? Two hundred pounds? ‘Dancing Days.’

Le versioni live di Dancing Days sono sempre divertenti; John Bonham sembra spassarsela sempre un sacco.

RP: Thank you very much. Very nice to be, uh, walking towards the mic stand. This is our number where we show our age and we have to sit down a little bit. You’ll have to shut up up there! Sshh, sshh. I don’t know what you’re sayin’, but it’s, uh, contrary to the state regulations. Actually, this is a clean up tour for us, as opposed to a mop up. Shut up! Here is a song that was written in the, in the mountains in, in, in Wales, where there is no electricity, no running water, no chicks. Actually, I tell a lie, and plenty of sheep. Ha, ha, ha. It is a song about a little dog who I know very well. …. This is a song called ‘Bron-Yr-Aur.’ Ooops. This is a song with a Welsh title. It’s a song I enjoy singing in foreign parts ‘cuz it reminds me of the good times that I have with my dog. That’s a, now for those pople who can’t speak English, this is called ‘Bron-Yr-Aur Stomp.’ And you can all help us with the aid of your dolies(?). I know. We must wait for Mr Jones who has a bad tummy. Bless you. Now don’t do that, nicht gut. You’ve got it. It’s just the rhythm.

Bron-Y-Aur Stomp (including a bit of That’s The Way) come sempre vede John Bonham alla seconda voce. Solito irresistibile quadretto danzereccio campagnolo.

RP: Another, um, this song is, uh, for a couple in Moulin Rouge. And Mr. Bonham’s delight at the Moulin Rouge tonight. Far out. Ha ha. This is called ‘The Song Remains the Same.’

Con The Song Remains the Same la vaporiera LZ si getta tra le acque agitate del fiume a tutta velocità per poi attraccare in insenature tranquille grazie alla bellezza assoluta di The Rain Song. Da segnalare l’assolo di Page sulla 12 corde durante TSRTS, spettacolare!

RP: John Paul Jones played the mellotron with a bad stomach.

RP: Here is, uh, a song that comes from a long long long time ago. When we were all nineteen. You never did, you schmuck. Wait, stop, go home. On you, the Scotsman. You’d have to be a Scotsman to do that. Anyway, here’s one from a long time ago.

Dazed And Confused è la consueta tormenta elettrica costruita su fasi diverse a loro volta ispirate dalle differenti missioni umane: l’esplorazione del cosmo, degli inferi, del mistero della vita. Che un gruppo Rock sapesse suonare, improvvisare e restare compatto in quel modo è ancora oggi per me un evento inspiegabile. Poco dopo il minuto 5:00 inizia la transizione tra registrazione audience e registrazione soundboard, la qualità audio migliora sensibilmente ma vale pena ribadire ancora che anche la registrazione audience ha comunque il suo perché. Il solito accenno a There Was A Time di James Brown e poi è già tempo di San Francisco. I quattro musicisti si allineano sull’arpeggio di MI minore e DO di Page, Plant vi canta sopra l’immancabile If You’Re Going To San Francisco di Scott McKenzie, quindi tutti insieme vanno a quietarsi per poi perdersi nel mare dell’inquietudine della violin bow section. Page si mette il vestito da negromante, illusionista e stregone e ipnotizza il pubblico con i suoni che fuoriescono dalla sua Les Paul trattata con l’archetto di violino. Abbiamo descritto questo momento tante volte, ma l’effetto che ha sulla nostre psiche non ci permette di esimerci dal magnificare il talento pittorico di Page nel mettere su tela i suoni dell’infinito. Subito dopo, breve botta e risposta da Page e Bonham e via che si parte per la sgroppata a rotta di collo lungo i sentirei dell’improvvisazione più alta. Dopo l’ultima strofa, la chiusura è di nuovo un portento di improvvisazione … mai sentito un gruppo Rock a questo livello. 27 minuti di meraviglia sonora.

RP: (Happiness is a warm gun.) That was an old song called ‘Dazed and Confused.’ And now we’d like to. John Paul Jones’ stomach … This song is for you, Dalia, wherever you are. Oh, there she is.

 

Stairway To Heaven è piena si sentimento ed è il ritratto perfetto della bellezza musicale. Ognuno ha le sue preferenze ma è indubbio che le versione del tour del 1973 di certi pezzi sono da considerarsi definitive (penso in particolare a STH, SIBLY, NO Q e WLL).

RP: Danke schön. This is a song for people who like to boogie a little bit. In fact, it’s the most basic thing that anybody can possibly do. In fact, we should all be doing it tonight. Ha ha, ha, ha, ha.

Dopo STH torna il piombo Zeppelin. Whole Lotta Love (Ain’t It Funky Now/Sing A Simple Song/Cat’s Squirrel, Boogie Chillum, Boogie Mama, Baby I Don’t Care, Let’s Have A Party, I Can’t Quit You Baby, Lemon Song) si riempie di riferimenti e di divertissement. Si parte, dopo le prime strofe, con accenni strumentali a Ain’t It Funky Now di James Brown, a Sing A Simple Song di Sly & The Family Stone e a Cat’s Squirrell dei Cream. Dopo l’assolo e la terza strofa ci si butta in Boogie Chillum di John Lee Hooker e quindi nella sempre travolgente Boogie Mama, per me – nella versione del live ufficiale del 1973 (1976) TSRTS – uno dei punti più alti del gruppo. Seguono (You Are So Square) Baby I Don’t Care, successo di Elvis scritto nel 1957 da Leiber & Stoller, e Let’s Have A Party anch’essa del 1957 e cantata da Elvis e scritta da Jessie Mae Robinson. Si chiude il siparietto con I Can’t Quit You Baby e The Lemon Song, un lungo unico blues dove i ragazzi provano a smontare i confini delle 12 battute e a riscrivere – da bianchi – la musica dei neri che li ha formati.

RP: Thank you very much and goodnight. That’s, that’s enough. Good.

L’improvvisazione prima di Heartbreaker è da sempre fonte di gioia per i fan; trattasi di 60 secondi scarsi di hard rock funk improvvisato, Jones e Bonham che accontentano Page seguendolo in uno dei suoi riff meravigliosamente strampalati creati sul momento. Nell’assolo centrale Page cerca di parlare al pubblico con la chitarra prima di iniziare la famigliare scarica di note. Sentirlo suonare in maniera così potente, sicura (e sporca) è una delle belle cose della vita. Bourrée, il pezzetto Ragtime e infine la ripartenza con tutto il gruppo. Plant canta la strofa finale un po’ a fatica, è attento a non esagerare, nelle sue condizioni essere arrivato a fine concerto in maniera ben più che dignitosa è tanto, meglio non cadere proprio alla fine.

RP: Thank you very much, Vienna. And goodnight. Thank you very much. It’s been a very nice night

Già, a a very nice night, un gran bella serata quella passata a Vienna 47 anni fa. Gran concerto e gran bella versione di questa registrazione live.

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MATRIX NOTES:

The general aim was to provide the whole concert in as consistent and upgraded a listening experience as could be stitched together from the various recordings which are all incomplete. While there are always some downsides to matrixing analog recordings that have been manually synchronized, it is hoped that the benefits, such as the improved stereo dimension, of the results outweigh those deficiencies. Further lesser quality audience sources than those described below also exist but were not used.

AUD source #1: The master was reportedly a TDK SA 90 cassette, which matches the 45 + 45 minutes which are extant and captured tracks 2-8 & 12 and parts of 1, 9, 11, 13. Winston Remaster used for the first part (which is unmatrixed on that version). Best of the audience recordings overall, recorded close to the stage towards one side. The guitar is somewhat buried here.

AUD source #2: A lower/medium quality cassette recording at a greater distance to the stage, used only to patch missing AUD sections of tracks 1 & 9-11 (and the encore break before 14).

AUD source #3: Captured most of the concert except for the introduction and notably two gaps in DAC. The master reported to have been recorded with Sony mics to Uher Report reel-to-reel. Close to the quality of AUD.1 but with a different sound balance (guitar is prominent, vocals somewhat buried) and recorded towards the other side of the stage. Matrixing with AUD.1 thus allows reproducing the occasional stereo panning effects of the house mix (which are not present on the SBD): guitar break in Bron-Y-Aur Stomp, bow solo in DAC, Theremin in WLL.

SBD source: Apparently a 60 minute cassette which contains most of tracks 11-14. However, several minutes of 11/DAC & 13/WLL are missing, as the tape was not flipped immediately when the side or reel A ran out. There was probably another cassette on which the first hour of the concert was recorded (or copied), including the beginning of DAC, with the engineer likely missing some two minutes of the song between the cassettes, after the first one stopped and until recording resumed on a fresh tape. The reason why only the second cassette is available (for this and also certain other dates) is perhaps that someone in or with the band wanted a listening copy of just the songs with improvisation. The mix that was recorded is not exactly the same as what was played over the PA, as some of the delay/reverb effects (particularly on the vocals), as well as the panning, heard on the audience recordings are not present.

Track by track breakdown:
tr.01: AUD.2+1. AUD.2 contains half a minute more of the pre-show compared to AUD.1, none of which is on AUD.3.
02-08: AUD.1+3. SBD not available for the first part of the show but AUD.1 & 3 run practically without breaks until the end of BYAS.
09: AUD.1/2+3. AUD.1 has breaks during the intro and its side A completely cuts out @ 1:30 into TSRTS; the taper evidently did not flip the tape and resume recording until well into DAC which gap has here been patched with AUD.2.
10: AUD.2+3. AUD.1 thus does not exist for The Rain Song; the lower quality tape of AUD.2 used to substitute.
11: AUD.2/1+3. AUD.1 continues recording @ 5:00 while AUD.3 cuts out around 6:45 for one minute. Both gaps in DAC have been patched by matrixing with AUD.2, except for the section between roughly 2:50 and 4:00 where that tape itself has a discontinuity.
11: SBD & AUD.1+3. SBD cuts in about 15 seconds after AUD.1, i.e., around 5:15 into DAC from which point on it is the main source for the matrix but augmented with AUD.1 & 3 – and some patching from AUD.2 – as far as they are available.
12: SBD & AUD.1+3. AUD.3 has short cuts in the introduction; SBD cuts out after STH ends as the tape side ran out.
13: AUD.1+3 / SBD & AUD.1+3. Side B of the AUD.1 cassette runs out around 10:15 into WLL but SBD continued recording 4 minutes before that.
13-14: SBD & AUD.3. The segment containing the last 13 minutes of WLL and nearly all of Heartbreaker is therefore a matrix of SBD and AUD.3 since AUD.1 was no longer recording. The encore break is largely cut on both sources between the songs: AUD.3 misses about 2:20 of atmosphere while SBD loses only 1:30 and has the first notes of Heartbreaker intact. For the sake of completeness the missing part has again been patched from AUD.2 although the change in sound is noticeable.

ACKNOWLEDGMENTS: Thanks to all the tapers and the persons who made the digital transfers, and Winston Remasters whose version of AUD source 1 has been appropriated. (Indeed the whole of “Danke! Vienna”, which matrixes only the parts where both AUD.1 and SBD are available, was useful for reference. Note that in the notes to that title, AUD.3 is called “Aud Source 2” whereas here it is referred to as AUD.3.)

Artwork included. A Nite Owl production (NO-2020-12).

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(broken) ENGLISH

The LZ European tour of March 1973 is – as far as performances are concerned – one of the group’s peaks. Although RP between the end of 1972 and January 1973 had suffered from voice problems and was probably no longer the rock singer with celestial timbre and limitless extension that the audience had in mind, from an instrumental point of view the band traveled on stellar levels. The songlist was the richest so far, the mood of the group was still very high, the management at full capacity and lucidity and Jimmy Page sounded like the Jimmy Page of the collective imagination. Copenhagen (02/03/1973, Goteborg (04/03/1973), Stockholm (06/03/1973), then two shows canceled in Sweden and Norway and then Nuremberg (14/03/1973) and precisely Vienna on 16. Afterwards, another 11 concerts spent between Germany and France (where two more were canceled due to riots), a four-week break and then off to the equally legendary American tour spent between May, June and July.

The Vienna concert was held at the Stadthalle, 16,000-seat indoor hall and it was a success, an excerpt from the Melody maker’s account of the time:

“The historic city of Vienna, normally bulging at the seams with Strauss and grand operas, played host on Friday night to Led Zeppelin at the enormous Wiener Stadthalle.
“Introduced as the ‘Rock sensation of the year’, the group took the stage and went straight into a deafening version of ‘Good Times Bad Times’ [sic]. Robert Plant strode around with chest barred and hair flailing, thrusting his pelvic grind at the audience, while Jimmy Page, wearing his Les Paul low-strung, crushed out well amplified chords. ‘Black Dog’ and ‘Misty Mountain Hop’ followed, and both songs included some dynamic drumming from John Bonham, who hammered the skins for all his was worth.
“Things quieted down in ‘Bron-Y-Aur Stomp’, their only acoustic number. Page then brought out his double-necked Gibson for ‘The Song Remains the Same’, from the new album and John Paul Jones who it was announced was suffering from a stomach complaint, provided some superb orchestral effects on the mellotron.
“The opening bars of ‘Stairway to Heaven’ were greeted with a huge roar, and when the band finally broke into ‘Whole Lotta Love’, that was the cue for a general stampede towards the front of the sage.” — Dave Hopkins [Melody Maker, 1973-03-31]

Wiener Stadthalle

The soundboard portion of this recording has existed from time immemorial and any self-respecting LZ fan has therefore enjoyed it for many many moons, but recently the whole recording has been made available, on the internet circuits that deal with unofficial live recordings, in a new version created by putting together the three audience recordings (taken from the audience) and the soundboard (taken from the mixer) in the best possible way.

The production (which also includes the covers and the notes and the technical specifications) is by Nite Owl production. It is good to point out that NiteOwl has made use of the excellent work done at the time by Winston Remasters with Danke Vienna.


LED ZEPPELIN – 1973-03-16 – Vienna – NEW 4 SOURCE MATRIX (16bit)

Led Zeppelin – “Vienna Fireworks: Live in Europe 1973”
Recorded Friday evening March 16, 1973 at the Wiener Stadthalle, Vienna, Austria

STEREO MATRIX of 4 recordings synchronized & mixed together in varying levels & combinations: AUD sources 1-3 and SBD (where available).

SONGS: [2:11:25]
01. introduction [0:57]
02. Rock and Roll (Bonham, Jones, Page, Plant) [3:48]
03. Over the Hills and Far Away (Page, Plant) [6:41]
04. Black Dog (Jones, Page, Plant) [6:18]
05. Misty Mountain Hop (Jones, Page, Plant) [4:27]
06. Since I’ve Been Loving You (Jones, Page, Plant) [9:09]
07. Dancing Days (Page, Plant) [5:53]
08. Bron-Y-Aur Stomp (Jones, Page, Plant) [6:26]
09. The Song Remains the Same (Page, Plant) [5:20]
10. The Rain Song (Page, Plant) [9:19]
— [* = board tape available / optional disc division @ 58:19]
11. Dazed and Confused (Page, Holmes) * [28:30] contains:
San Fransisco (Phillips)
Mars, the Bringer of War (Holst)
12. Stairway to Heaven (Page, Plant) * [10:59]
13. Whole Lotta Love (Bonham, Dixon, Jones, Page, Plant) [25:36] contains:
Everybody Needs Somebody to Love (Wexler, Berns, Burke)
Boogie Chillun’ (Besman, Hooker) *
(You’re So Square) Baby I Don’t Care (Leiber, Stoller) *
Let’s Have a Party (Robinson) *
I Can’t Quit You Baby (Dixon) *
14. Heartbreaker (Bonham, Jones, Page, Plant) * [8:01]

 

The Robert Plant that starts in Rock and Roll is finally something else than the one with constant problems with the voice of the previous weeks and months; the group seems to be in shape right from the start although it always serves a little before fueling. Over the Hills and Far Away always seemed to me out of place as the second piece of the setlist, but the group here does it well anyway. In the hard rock part RP avoids the vocal peaks used in the studio version but the song is still standing. The audio audience quality (the soundboard is relative only to the second disc) is very good, the work done by Nite Owl seems already in these first few bars excellent, full-bodied and clear sound. At the end of the song a firecracker breaks out.

RP: Good evening. Good evening! Steady. Now tonight we must be very careful not to do too many things, because Mr Jones, has, uh, colic. Must be careful. So, all your spiritual feelings must go straight to Mr Jones’ stomach, for a bit of health. Beyond that note. Here is a song about, uh, about a rather oversexed, uh, member of the canine family. This is called ‘Black Dog’.

Robert therefore announces that John Paul Jones suffers from colic tonight, but hearing him play you’d say he is in perfect shape.

Black Dog is played very well, the touch of Page in the riff is magical, full of dynamics. Robert’s voice is helped by a little echo (or delay) while Jones and Bonham are always a marvel to listen to. Bonham’s bass drum tricks are phenomenal.

RP: Danke schön. This is, uh, an instrum, a number that features Mr Jones on piano. And he’s having a lot of trouble gettin’ about. This is a song that in England, uh, it’s understandable because wherever you go to enjoy yourself Big Brother is not very far behind. And Big Brother is a term used for the paranoid establishment. And, uh, if it’s ever happened to you, you know what it’s like. But this is what comes of walking through the park with a packet of cigarette papers. What does that man mean? This is called ‘Misty Mountain Hop.’

Misty Mountain Hop is the usual springboard for yet another great 1973 version of Since I’ve Been Loving You. Jimmy Page seems spirited from the beginning; in the slow and reflective parts the feeling is of an impressive candor, at the same time immaculate and dissolute. The interplay between Robert and Jimmy is a marvel. The audio quality is confirmed to be excellent (always keeping in mind that we are talking about an audience recording). With the headphones the feeling is that of being present at the concert.

RP: Thank you. Danke schön. It’s very nice to be here in Vienna. Very nice. You’ve even got some good groupies. Ha ha, ha ha. Um, this is a song, about, uh, this is a song off the new album which comes out sometime this year. The LP is called Houses of the Holy. We all hope you rush out and, uh, look at a copy. And this is a song about little school girls, and, uh, not too little, mind you, not too little, and, uh, my love for ‘em. Remembering what happened to Jerry Lee Lewis, I think I’ll take it easy. Mr, Mr Bonham there? Two hundred pounds? ‘Dancing Days.’

Live versions of Dancing Days are always fun; John Bonham always seems to be having a great time.

RP: Thank you very much. Very nice to be, uh, walking towards the mic stand. This is our number where we show our age and we have to sit down a little bit. You’ll have to shut up up there! Sshh, sshh. I don’t know what you’re sayin’, but it’s, uh, contrary to the state regulations. Actually, this is a clean up tour for us, as opposed to a mop up. Shut up! Here is a song that was written in the, in the mountains in, in, in Wales, where there is no electricity, no running water, no chicks. Actually, I tell a lie, and plenty of sheep. Ha, ha, ha. It is a song about a little dog who I know very well. …. This is a song called ‘Bron-Yr-Aur.’ Ooops. This is a song with a Welsh title. It’s a song I enjoy singing in foreign parts ‘cuz it reminds me of the good times that I have with my dog. That’s a, now for those pople who can’t speak English, this is called ‘Bron-Yr-Aur Stomp.’ And you can all help us with the aid of your dolies(?). I know. We must wait for Mr Jones who has a bad tummy. Bless you. Now don’t do that, nicht gut. You’ve got it. It’s just the rhythm.

Bron-Y-Aur Stomp (including a bit of That’s The Way) as usual features John Bonham on backing vocals. Usual irresistible rural dance picture.

RP: Another, um, this song is, uh, for a couple in Moulin Rouge. And Mr. Bonham’s delight at the Moulin Rouge tonight. Far out. Ha ha. This is called ‘The Song Remains the Same.’

With The Song Remains the Same, the LZ steamboat flows into the troubled waters of the river at full speed and then moors in quiet coves thanks to the absolute beauty of The Rain Song. Noteworthy is Page’s solo on the 12 strings during TSRTS, spectacular!

RP: John Paul Jones played the mellotron with a bad stomach.

RP: Here is, uh, a song that comes from a long long long time ago. When we were all nineteen. You never did, you schmuck. Wait, stop, go home. On you, the Scotsman. You’d have to be a Scotsman to do that. Anyway, here’s one from a long time ago.

Dazed And Confused is the usual electric blizzard built on different phases which in turn are inspired by different human missions: the exploration of the cosmos, the underworld, the mystery of life. That a rock band could play, improvise and remain compact in that way is still an inexplicable event for me even today. Shortly after minute 5:00 the transition between audience recording and soundboard recording begins, the audio quality improves significantly but it is worth reiterating that the audience recording also has its charm. The usual hint of James Brown‘s There Was A Time and then it’s already San Francisco time. The four musicians line up on the arpeggio of E minor and C by Page, Plant sings over it the inevitable If You’Re Going To San Francisco by Scott McKenzie, then all together they go to quiet down and then get lost in the sea of ​​restlessness of the violin bow section. Page puts on his necromancer, illusionist and sorcerer outfit and hypnotizes the audience with the sounds that come out of his electric Les Paul treated with the violin bow. We have described this moment many times, but the effect it has on our psyche does not allow us to exempt ourselves from magnifying Page’s pictorial talent in putting the sounds of infinity on canvas. Immediately afterwards, a short call and response from Page and Bonham and off we go for the ride along the paths of the highest improvisation. After the last verse, the closure is once again a portent of improvisation … never heard a Rock group at this level. 27 minutes of sonic wonder.

RP: (Happiness is a warm gun.) That was an old song called ‘Dazed and Confused.’ And now we’d like to. John Paul Jones’ stomach … This song is for you, Dalia, wherever you are. Oh, there she is.

 

Stairway To Heaven is full of feeling and is the perfect portrait of musical beauty. Everyone has their preferences but there is no doubt that the 1973 tour version of certain pieces are to be considered definitive (I think in particular of STH, SIBLY, NO Q and WLL).

RP: Danke schön. This is a song for people who like to boogie a little bit. In fact, it’s the most basic thing that anybody can possibly do. In fact, we should all be doing it tonight. Ha ha, ha, ha, ha.

After STH the lead Zeppelin returns. Whole Lotta Love (Ain’t It Funky Now / Sing A Simple Song / Cat’s Squirrel, Boogie Chillum, Boogie Mama, Baby I Don’t Care, Let’s Have A Party, I Can’t Quit You Baby, Lemon Song) fills up of references and divertissement. It starts, after the first verses, with instrumental hints to James Brown’s Ain’t It Funky Now, to Sly & The Family Stone‘s Sing A Simple Song and to Cream‘s Cat’s Squirrell. After the solo and the third verse they throw themselves in John Lee Hooker‘s Boogie Chillum and then in the always overwhelming Boogie Mama, for me – the version of the official live of 1973 (1976) TSRTS – one of the highest points of the group.Then (You Are So Square) Baby I Don’t Care, an Elvis hit written in 1957 by Leiber & Stoller, Let’s Have A Party also from 1957 and sung by Elvis and written by Jessie Mae Robinson and I Can’t Quit You Baby and The Lemon Song, a long single blues where the boys try to dismantle the boundaries of the 12 bars and rewrite – as whites – the music of the blacks who formed them.

RP: Thank you very much and goodnight. That’s, that’s enough. Good.

The improvisation before Heartbreaker has always been a source of joy for fans; it is a matter of 60 seconds of improvised hard rock funk, Jones and Bonham content Page by following one of his wonderfully bizarre riffs created on the spot. In the central solo Page tries to speak to the public on guitar before starting the familiar burst of notes. Hearing him play so powerfully, lively (and dirty) is one of the good things in life. Bourrée, the Ragtime piece and finally the restart with the whole group. Plant struggles a bit in the last verse, he is careful not to overdo it, in his condition having arrived at the end of the concert in a way more than dignified is so much, better to not fall right at the end.

RP: Thank you very much, Vienna. And goodnight. Thank you very much. It’s been a very nice night

Yes, a very nice night indeed the one in Vienna i 47 years ago. Great concert and great version of this live recording.

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MATRIX NOTES:

The general aim was to provide the whole concert in as consistent and upgraded a listening experience as could be stitched together from the various recordings which are all incomplete. While there are always some downsides to matrixing analog recordings that have been manually synchronized, it is hoped that the benefits, such as the improved stereo dimension, of the results outweigh those deficiencies. Further lesser quality audience sources than those described below also exist but were not used.

AUD source #1: The master was reportedly a TDK SA 90 cassette, which matches the 45 + 45 minutes which are extant and captured tracks 2-8 & 12 and parts of 1, 9, 11, 13. Winston Remaster used for the first part (which is unmatrixed on that version). Best of the audience recordings overall, recorded close to the stage towards one side. The guitar is somewhat buried here.

AUD source #2: A lower/medium quality cassette recording at a greater distance to the stage, used only to patch missing AUD sections of tracks 1 & 9-11 (and the encore break before 14).

AUD source #3: Captured most of the concert except for the introduction and notably two gaps in DAC. The master reported to have been recorded with Sony mics to Uher Report reel-to-reel. Close to the quality of AUD.1 but with a different sound balance (guitar is prominent, vocals somewhat buried) and recorded towards the other side of the stage. Matrixing with AUD.1 thus allows reproducing the occasional stereo panning effects of the house mix (which are not present on the SBD): guitar break in Bron-Y-Aur Stomp, bow solo in DAC, Theremin in WLL.

SBD source: Apparently a 60 minute cassette which contains most of tracks 11-14. However, several minutes of 11/DAC & 13/WLL are missing, as the tape was not flipped immediately when the side or reel A ran out. There was probably another cassette on which the first hour of the concert was recorded (or copied), including the beginning of DAC, with the engineer likely missing some two minutes of the song between the cassettes, after the first one stopped and until recording resumed on a fresh tape. The reason why only the second cassette is available (for this and also certain other dates) is perhaps that someone in or with the band wanted a listening copy of just the songs with improvisation. The mix that was recorded is not exactly the same as what was played over the PA, as some of the delay/reverb effects (particularly on the vocals), as well as the panning, heard on the audience recordings are not present.

Track by track breakdown:
tr.01: AUD.2+1. AUD.2 contains half a minute more of the pre-show compared to AUD.1, none of which is on AUD.3.
02-08: AUD.1+3. SBD not available for the first part of the show but AUD.1 & 3 run practically without breaks until the end of BYAS.
09: AUD.1/2+3. AUD.1 has breaks during the intro and its side A completely cuts out @ 1:30 into TSRTS; the taper evidently did not flip the tape and resume recording until well into DAC which gap has here been patched with AUD.2.
10: AUD.2+3. AUD.1 thus does not exist for The Rain Song; the lower quality tape of AUD.2 used to substitute.
11: AUD.2/1+3. AUD.1 continues recording @ 5:00 while AUD.3 cuts out around 6:45 for one minute. Both gaps in DAC have been patched by matrixing with AUD.2, except for the section between roughly 2:50 and 4:00 where that tape itself has a discontinuity.
11: SBD & AUD.1+3. SBD cuts in about 15 seconds after AUD.1, i.e., around 5:15 into DAC from which point on it is the main source for the matrix but augmented with AUD.1 & 3 – and some patching from AUD.2 – as far as they are available.
12: SBD & AUD.1+3. AUD.3 has short cuts in the introduction; SBD cuts out after STH ends as the tape side ran out.
13: AUD.1+3 / SBD & AUD.1+3. Side B of the AUD.1 cassette runs out around 10:15 into WLL but SBD continued recording 4 minutes before that.
13-14: SBD & AUD.3. The segment containing the last 13 minutes of WLL and nearly all of Heartbreaker is therefore a matrix of SBD and AUD.3 since AUD.1 was no longer recording. The encore break is largely cut on both sources between the songs: AUD.3 misses about 2:20 of atmosphere while SBD loses only 1:30 and has the first notes of Heartbreaker intact. For the sake of completeness the missing part has again been patched from AUD.2 although the change in sound is noticeable.

ACKNOWLEDGMENTS: Thanks to all the tapers and the persons who made the digital transfers, and Winston Remasters whose version of AUD source 1 has been appropriated. (Indeed the whole of “Danke! Vienna”, which matrixes only the parts where both AUD.1 and SBD are available, was useful for reference. Note that in the notes to that title, AUD.3 is called “Aud Source 2” whereas here it is referred to as AUD.3.)

Artwork included. A Nite Owl production (NO-2020-12).

©Tim Tirelli – april 2020