Antonio Manzini “Pista Nera” (Sellerio 2013/2018)

21 Apr

Di Antonio Manzini e del personaggio vicequestore Rocco Schiavone, protagonista dei suoi libri, me ne parlava Paolo Barone da tempo. Io registravo il consiglio del mio amico e quindi mi dicevo “sì, prima o poi comprerò qualcosa”. Ogni volta tuttavia rimandavo: guardavo le pile dei libri da leggere sul comodino e sul comò, i numeri arretrati ancora da prendere in mano della fanzine sui Free, facevo mente locale circa l’elenco degli articoli da scrivere per il blog e sui pezzi che mi sarebbe piaciuto “tirar giù” con la chitarra, scuotevo la testa e mi dicevo “riuscirò mai ad affrontare nuovi (almeno per me) autori? ” Vedevo inoltre che venivano fatte anche serie TV con protagonista il vice questore in questione ma continuavo a posticipare.

Nonostante Barone (come il sottoscritto) stesse (e sta) passando un momento (lungo alcuni anni) molto particolare, trova il tempo di inviarmi una copia del primo capitolo della serie. Io lo ricevo con piacere e mi congratulo ancora una volta con me stesso per le amicizie che ho e che sono riuscito a coltivare; io e Polbi (come lo chiamo io) siamo amici più o meno da 25 anni e nonostante in questi ultimi due lustri lui viva sulle coordinate del triangolo Roma-Reggio Calabria-Detroit, è l’amico che sento più spesso, quello con cui più o meno settimanalmente passo almeno mezz’ora al telefono, anche quando c’è l’intero oceano Atlantico di mezzo.

Mi metto a leggere Pista Nera dunque, accantonando altre letture che avrebbero dovuto avere la precedenza. L’impatto non è semplice, il vice questore Schiavone è un tipo sgrauso come diremmo qui a Reggio Emilia, fin troppo. Soffro un po’ quei suoi modi bruschi, quell’eloquio aggressivo, all’apparenza volgare e politicamente scorrettissimo. Mi ricorda me stesso, in versione Ittod… i lettori più attenti (bontà loro) di questo blog ricorderanno forse gli accenni al mio tripolarismo, la personalità sbrindellata un po’ simile a quella che canta Vasco Rossi in Senorita (ma sí che sono io, tre uomini diversi, uno non sono io e gli altri due son persi) a cui devo sottostare, i tre personaggi in cerca d’autore che pervadono la mia animuccia blues: Stefano, Tim e Ittod. Ittod, dicevo, è quello guidato da furia iconoclasta, schietto, malfermo sulle idee e impaziente, quello che versava le sue intemperanze sui miei scritti miserelli, fossero essi miei racconti o riflessioni vergate sul blog. Rileggendo quelle mie cosucce provo sempre un po’ di stizza, un po’ di imbarazzo, lo stesso sentimento provato alle prese con i modi di Schiavone. Via via che le pagine andavano a dissolversi sul bagnasciuga della mia maruga e che altre, più impetuose, si susseguivano, Rocco Schiavone però assumeva contorni meno ostici e sempre più accattivanti. Il suo sangue romano (lo stesso di Polbi) iniziava a scorrere anche nelle mie vene (d’altra parte la conoscete la mia passione per la capitale del mondo noto, no?).

Insomma,finiamo di giraci intorno: questo è un gran bel libro, disegnato intorno ad un personaggio azzeccatissimo i cui blues feroci non smettono mai di azzannargli l’animo. Un tipetto giusto per questo blog. Proseguiremo senza dubbio a seguire le indagini del vice questore Rocco Schiavone. Grazie dunque a Manzini, alla Sellerio e al mio amico Paolo Barone.

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Sinossi

https://sellerio.it/it/catalogo/Pista-Nera/Manzini/5503

Un  vicequestore nato e cresciuto a Trastevere, che odia lo sci, le montagne, la neve e il freddo viene trasferito ad Aosta. Rocco Schiavone ha combinato qualcosa di grosso per meritare un esilio come questo. È un poliziotto corrotto, ama la bella vita. È violento, sarcastico nel senso più romanesco di esserlo, saccente, infedele, maleducato con le donne, cinico con tutto e chiunque, e odia il suo lavoro. Però ha talento.
Una rilettura della tradizione del giallo all’italiana, capace di coniugare lo sguardo dolente del neorealismo e la risata sfrontata di una commedia di avanspettacolo.

Semisepolto in mezzo a una pista sciistica sopra Champoluc, in Val d’Aosta, viene rinvenuto un cadavere. Sul corpo è passato un cingolato in uso per spianare la neve, smembrandolo e rendendolo irriconoscibile. Poche tracce lì intorno per il vicequestore Rocco Schiavone da poco trasferito ad Aosta: briciole di tabacco, lembi di indumenti, resti organici di varia pezzatura e un macabro segno che non si è trattato di un incidente ma di un delitto. La vittima si chiama Leone Miccichè. È un catanese, di famiglia di imprenditori vinicoli, venuto tra le cime e i ghiacciai ad aprire una lussuosa attività turistica, insieme alla moglie Luisa Pec, un’intelligente bellezza del luogo che spicca tra le tante che stuzzicano i facili appetiti del vicequestore. Davanti al quale si aprono tre piste: la vendetta di mafia, i debiti, il delitto passionale. Difficile individuare quella giusta, data la labilità di ogni cosa, dal clima alle passioni alla affidabilità dei testimoni, in quelle strette valli dove tutti sono parenti, tutti perfettamente a loro agio in quelle straricche contrade, tra un negozietto dai prezzi stellari, un bar odoroso di vin brulé, la scuola di sci, il ristorante alla mano dalla cucina divina.
Quello di Schiavone è stato un trasferimento punitivo. È un poliziotto corrotto, ama la bella vita. È violento, sarcastico nel senso più romanesco di esserlo, saccente, infedele, maleducato con le donne, cinico con tutto e chiunque, e odia il suo lavoro. Però ha talento. Mette un tassello dietro l’altro nell’enigma dell’inchiesta, collocandovi vite e caratteri delle persone come fossero frammenti di un puzzle. Non è un brav’uomo ma non si può non parteggiare per lui, forse per la sua vigorosa antipatia verso i luoghi comuni che ci circondano, forse perché è l’unico baluardo contro il male peggiore, la morte per mano omicida («in natura la morte non ha colpe»), o forse per qualche altro motivo che chiude in fondo al cuore.

 

Cenni d’intesa tra uomini alla Coop

18 Apr

Sabato mattina d’aprile. Spesa settimanale alla Coop. Ho amici che si chiedono come mai c’è ancora gente che va a fare la spesa in quel tipo di supermercati, sono quelli che riescono ad andare nei negozietti di alimentari un po’ alternativi o al mercato coperto della loro città. Non dispiacerebbe nemmeno a me, ma chi ha il tempo di spezzettare la spesa in quel modo? E’ vero che in primavera e in estate amo andare da un contadino non troppo distante da me a comprare frutta e ortaggi che produce direttamente, ma per il resto mi affido alla cooperativa, anche perché mi fido dei prodotti a marchio Coop e dopo tutto ho ancora una romantica visione di quel tipo di supermercati.

Ipercoop di Regium Lepidi

Sono insieme ad una pollastrella con la cresta bionda. Colazione nel solito baretto, krapfen e cappuccino per me, cornetto alla crema e succo di frutta alla pera fuori frigo per lei. Una veloce occhiata alla rosea e via a seguire la sbilenca scia del carrello.

Ipercoop di Regium Lepidi

Preleviamo il lettore per la spesa fai da te e salpiamo. Costeggiamo le varie isole, navighiamo a velocità ridotta attraverso le corsie. Scegliamo con attenzione i prodotti, tralasciamo quelli con un packaging troppo appariscente e dunque inquinante, valutiamo i prezzi mentre a me torna in mente una gran bella canzone di Battisti …

In un grande magazzino una volta al mese

Spingere un carrello pieno sotto braccio a te

e parlar di surgelati rincarati

far la coda mentre sento che ti appoggi a me

Ipercoop di Regium Lepidi

Iniziamo l’ultima tratta, come sempre ci fermiamo nella corsia del cibo per gatti (ne abbiamo 6, la scorta settimanale è dunque impegnativa).

Son lì che medito su che scatolette e buste comprare (devo variare spesso marche e gusti altrimenti i componenti pelosi della famiglia rifiutano di cibarsi, e questo temo sia un altro segno della decadenza della società occidentale … come avremmo detto io e Brian in dialetto stretto “desdòt vac da mònzer e sèe mèes ed Siberia ed vedrèe che la s’ cambia per tot”diciotto vacche da mungere tutte le mattine – come faceva mio nonno – e sei mesi di Siberia e vedrai che la storia cambia per tutti …), quando una coppia di persone avanti in età s’ infila nella stessa corsia.

La signora sta salmodiando (in un miscuglio di italiano e dialetto) una litania di certo non nuova al marito, ne carpisco qualche brandello: “ no perché se avessi fatto quello che ti avevo detto … quante volte devo spiegarti questa cosa … possibile che ogni volta è la stessa storia … ” l’uomo mi guarda negli occhi con quell’espressione un po’ così che abbiamo noi quando guardiamo la nostra vita andare a ramengo, continua a fissarmi tra il serio e il faceto, sbuffando di nascosto alle spalle della sua signora. Gli stringo l’occhio e con la testa accenno alla mia di pollastrella, come a dire … vecchio mio, tocca anche a me, così è la vita. Compiaciuto mi rimanda un mezzo sorriso e un cenno d’intesa che vi lascio immaginare. In realtà la groupie che ho qui con me oggi non si comporta (almeno per ora) da maestrina come la signora appena passata, ma sentivo che dovevo stare al gioco per regalare al mio vecchio compare almeno un momento di cameratismo e di fratellanza.

Li seguo con lo sguardo, the teacher in prima fila e lo scolaretto duro di comprendonio dietro.

cenni d’intesa tra uomini alla Coop – foto TT

Mi soffermo a riflettere, farò la stessa fine? La pollastrella, che si era attardata davanti ad uno scaffale qualche metro più in là, si avvicina al carrello, dà una occhiata alle bustine che ho scelto ed esclama “No, queste al patato non piacciono … nemmeno queste vanno bene perché le mangia solo Artemio … riemettile al loro posto adesso ci penso io … “.

La risposta alla mia domanda mi arriva chiara e forte.

cenni d’intesa tra uomini alla Coop – foto TT

BOOTLEGS: Led Zeppelin, Mobile, Municipal Auditorium 13 May 1973 (dadgad remaster 2019)

11 Apr

ITALIAN/ENGLISH

Led Zeppelin, Mobile, Municipal Auditorium 13 May 1973 (dadgad remaster 2019)

LABEL: no label

TYPE: soundboard

SOUND QUALITY: TTTT

PERFORMANCE: TTTT

ARTWORK: no artwork

PACKAGING: no packaging

BAND MOOD: TTTT

COLLECTION ZEP FAN: TTTT

COLLECTION CASUAL FAN: TTT

Remaster nuovo di zecca di questa vecchia registrazione live da fonte soundboard a cura di dadgad, fan noto nel circolo dei collezionisti di registrazioni dal vivo e specializzato in deliziose rimasterizzazioni. Il lavoro di dadgad mi sembra davvero ottimo, confrontato col bootleg Speed Freaks della Empress Valley questo nuovo remaster spicca per chiarezza, per assenza di fruscio e per pulizia, dadgad sa di sicuro il fatto suo.

Il concerto di Mobile fu la sesta tappa della prima parte del tour americano del 1973. Finita l’incredibile tournée Europea (le date di marzo in Germania sono semplicemente spettacolari, dal punto di vista strumentale uno dei picchi più alti mai raggiunti dal gruppo), circa un mese di pausa e poi via di corsa nel Nord America. Già alla secondo data (a Tampa il 5 maggio) fu battuto il record di presenze (appartenuto precedentemente, come sappiamo, ai Beatles), i Led Zeppelin incrementarono dunque l’isteria che già li riguardava, tuttavia le primissime date servirono al gruppo più che altro per carburare e per entrare nella giusta modalità.

Led Zep Mobile 13 may 1973 – 1973 tour first leg

Arrivati a Mobile i quattro erano già sufficientemente pronti e di buon umore e questo fece sì che il concerto fu un successo sotto tutti i punti di vista.

Il trittico d’apertura Rock And Roll, Celebration Day e Black Dog è come sempre efficace sebbene la voce di RP non sia ancora esattamente calda.

RP: “Good evening. I did say good evening. That’s better. We gonna, every eighteen months we seem to manage to get an album out, and this is a track from Houses of the Holy, which, uh. This is a song about, uh, man, if you like to call it that. It’s called ‘Over the Hills.”

Robert fatica un po’ in Over The Hills And Far Away, pezzo impegnativo per un cantante.

Led Zep Mobile 13 may 1973 dadgad 2019 remaster

RP: “Malacum salaam. It’s a bit of Indian. Um, this is a song about what happens in England if you go walking in the park and you have a packet of cigarette papers in your pocket and something to put in the cigarette papers, and things don’t go quite so well as they should. That sounds like, uh, that guy sounds like a nut. This is called ‘Misty Mountain Hop.”

Misty Mountain Hop e Since I’ve Been Loving You si susseguono nel tipico arrangiamento live del 1973; segnalo un ottimo JPJ al piano in SIBLY.

RP: “That was, uh, somethin’ off the third album, which we always will play as long as we’re in existence. It’s one of those things that we get off on a lot, you know? Talkin’ about gettin’ off a lot on things, uh, this is John Paul Jones, and a track from the new album. It’s called ‘No Quarter.'”

No Quarter inizia con l’impeccabile lavoro al piano di John Paul Jones; è un peccato che la pedaliera basso non si senta a sufficienza. E’ una versione in qualche modo simile a quella di studio e all’epoca appena pubblicata sull’album Houses Of The Holy. Adorabile il duetto Jones/Bonham prima dell’entrata in scena di Page. Particolari gli arabeschi creati dalla chitarra prima dell’inizio dell’ultima strofa. Versione stringata e dritta al punto. Il riff di chitarra del “ritornello” è suonato senza l’effetto wah wah, curioso.

Led Zep Mobile 13 may 1973 dadgad 2019 remaster (homemade cover by a fan)

RP: “Thank you. Good evenin’!t seems so early, really, to do a concert, ya know? ‘Cuz, uh, we only got outta bed about 2:30, so it, see, I just finished me bacon and egg and here we are. Well this might, what’s the name of this place? So we go to Mobile. So we go to Bombay. So we go to Hong Kong. So we go to Bangkok. And everywhere we go it always seems to be wild, heh, hah, hah, the same. This is a song called ‘The Song Remains the Same.'”

Altra accoppiata vincente è quella di The Song Remains The Same e The Rain Song.

RP: “John Paul Jones played the orchestra. You’re very kind.”

LZ 13 may 1973 Mobile dadgad prod 2019 – homemade cover

Dazed And Confused dura 28 minuti ed è meravigliosa. Tutto funziona a dovere, gli ordini del Signore Oscuro sono chiari, il gruppo lo segue con coerenza e coraggio lungo i sentieri dell’esoterismo musicale. Il botta e risposta tra Page and Plant durante la sezione dell’archetto di violino è perfetto. Il lungo assolo di chitarra che viene subito dopo è degno della fama che aveva Page in quel tempo. Finale magniloquente. Un trionfo.

La Stairway To Heaven del 1973 è quella definitiva. Arrangiamenti più ricchi e maturi e gruppo ancora al vertice delle proprie possibilità. Anche qui a Mobile ne suonano una versione incantevole. Robert Plant ispirato, John Paul Jones sicuro e diligente, John Bonham caparbio e superbo e James Patrick Page dispensatore di emozioni musicali di massimo livello. I Led Zeppelin insomma.

RP: “Thank you. Thank you very much. Well we been, uh, well we been together now for over five years and we’ve come to America a total of ten times, and the English tax people are quite pleased about this, ‘cuz they’re ripping us off terrible. We decided to live somewhere in between America and England and it’s pretty wet. Huh, huh, we gonna have to do it. But every time we come here we always manage to feature one of our favorite members of the group. A rather fat chubby happy fellow. Full of shit and speed, ha. I’m not talkin’ about the Drag Queen from New Orleans. I’m talkin’ about John Henry Bonham. ‘Moby Dick!’ Johnny Bonham.”

Led Zep Mobile 13 may 1973

Quello di Moby Dick credo sia uno dei miglior riff del rock e qui il gruppo lo rende molto bene. A questo seguono ovviamente circa 15 minuti di acrobazie ritmiche. Non è da tutti ascoltare per intero un assolo di batteria, ma quando si tratta di John Bonham una volta iniziato ad ascoltarlo poi è difficile tirarsi indietro. La foga percussiva, l’immenso talento, la creatività ritmica e il senso del rock che aveva Bonham, non possono che irretire ed incantare gli amanti della musica Rock. Versione riuscitissima.

Led Zep Mobile 13 may 1973 poster

Il nastro soudboard di Mobile termina qui, non contiene tutto il concerto dunque ma è comunque una gran cosa che sia arrivato sino a noi, se poi consideriamo il nuovo remaster di dadgad, beh diventa un registrazione live da avere.

Led Zep Mobile 13 may 1973 ticket

Led Zeppelin – 1973.05.13
Venue: Municipal Auditorium
City: Mobile
Country: USA
Title:
Label:
Quality: Excellent Stereo Soundboard

Comments: 2019 Remaster from an unverified gen analog tape>DAT>CDr transfer.

01 Rock And Roll
02 Celebration Day
03 Black Dog
04 Over The Hills And Far Away
05 Misty Mountain Hop
06 Since I’ve Been Loving You
07 No Quarter
08 The Song Remains The Same
09 The Rain Song
10 Dazed And Confused
11 Stairway To Heaven
12 Moby Dick

Unverified gen analog tape>DAT>CDr

remastered and speed corrected

dadgad prod.

 

(broken) ENGLISH

Brand new remaster of this old soundboard source live recording by dadgad, a fan known in the collectors’ circle of live recordings specialized in delicious remastering. The work of dadgad seems really good to me, compared with the bootleg Speed ​​Freaks of the Empress Valley, this new remaster stands out for its clarity, for no hiss and cleanliness, dadgad knows for sure how to make an old recording shine. The Mobile concert was the sixth of the first part of the  1973 American tour. The incredible European tour ended early april (the march dates in Germany are simply spectacular, from the instrumental point of view it is one of the highest peaks ever reached by the group), about a month break and then off to North America. On the second gig (in Tampa, May 5) there was the attendance record (previously belonging as we know to the Beatles), Led Zeppelin therefore increased the hysteria that already concerned them, however the very first dates served the group more than anything else to get going and to enter in the right mood.

Led Zep Mobile 13 may 1973 – 1973 tour first leg

Once in Mobile the four were almost ready and in good spirits and this meant that the concert was a success from all points of view. The opening triptych Rock And Roll, Celebration Day and Black Dog is as always effective although the RP voice is still not warm enough.

RP: “Good evening. I did say good evening. That’s better. We gonna, every eighteen months we seem to manage to get an album out, and this is a track from Houses of the Holy, which, uh. This is a song about, uh, man, if you like to call it that. It’s called ‘Over the Hills.”

Robert struggles a little in Over The Hills And Far Away, a challenging piece for a singer.

Led Zep Mobile 13 may 1973 dadgad 2019 remaster

RP: “Malacum salaam. It’s a bit of Indian. Um, this is a song about what happens in England if you go walking in the park and you have a packet of cigarette papers in your pocket and something to put in the cigarette papers, and things don’t go quite so well as they should. That sounds like, uh, that guy sounds like a nut. This is called ‘Misty Mountain Hop.”

Misty Mountain Hop and Since I’ve Been Loving You follow each other in the typical 1973 live arrangement; I report a great JPJ on the piano in SIBLY.

RP: “That was, uh, somethin’ off the third album, which we always will play as long as we’re in existence. It’s one of those things that we get off on a lot, you know? Talkin’ about gettin’ off a lot on things, uh, this is John Paul Jones, and a track from the new album. It’s called ‘No Quarter.'”

No Quarter begins with John Paul Jones’ impeccable piano work; it is a pity that the bass pedal volume is low. It is a version somewhat similar to the studio one at the time just published on the Houses of the Holy album. The Jones / Bonham duet before Page entered the scene is adorable. Unusual are the arabesques created by the guitar before the beginning of the last verse. Short version and straight to the point. The “refrain” guitar riff is played without the wah wah effect.

Led Zep Mobile 13 may 1973 dadgad 2019 remaster (homemade cover by a fan)

RP: “Thank you. Good evenin’!t seems so early, really, to do a concert, ya know? ‘Cuz, uh, we only got outta bed about 2:30, so it, see, I just finished me bacon and egg and here we are. Well this might, what’s the name of this place? So we go to Mobile. So we go to Bombay. So we go to Hong Kong. So we go to Bangkok. And everywhere we go it always seems to be wild, heh, hah, hah, the same. This is a song called ‘The Song Remains the Same.'”

Another winning combination is that of The Song Remains The Same and The Rain Song.

RP: “John Paul Jones played the orchestra. You’re very kind.”

LZ 13 may 1973 Mobile dadgad prod 2019 – homemade cover

Dazed And Confused lasts 28 minutes and it is wonderful. Everything works properly, the Dark Lord’s orders are clear, the group follows him with consistency and courage along the paths of musical esotericism. The call and response between Page and Plant during the violin bow section is perfect. The long guitar solo that comes soon after is worthy of the fame he had at that time. Magniloquent ending. A triumph.

The 1973 Stairway To Heaven is the definitive one. Richer and more mature arrangements and group still at the top of its game. Also here in Mobile they play an enchanting version. Robert Plant inspired, John Paul Jones confident and diligent, John Bonham stubborn and superb and James Patrick Page dispenser of top-level musical emotions. In short: Led Zeppelin.

RP: “Thank you. Thank you very much. Well we been, uh, well we been together now for over five years and we’ve come to America a total of ten times, and the English tax people are quite pleased about this, ‘cuz they’re ripping us off terrible. We decided to live somewhere in between America and England and it’s pretty wet. Huh, huh, we gonna have to do it. But every time we come here we always manage to feature one of our favorite members of the group. A rather fat chubby happy fellow. Full of shit and speed, ha. I’m not talkin’ about the Drag Queen from New Orleans. I’m talkin’ about John Henry Bonham. ‘Moby Dick!’ Johnny Bonham.”

Led Zep Mobile 13 may 1973

I think that Moby Dick riff is one of the best of rock music and the group play it very well here. This is obviously followed by about 15 minutes of rhythmic acrobatics. It is not for everyone to listen to a drums solo in its entirety, but when it comes to John Bonham once you start listening to it then it’s hard to stand back. The percussive enthusiasm, the immense talent, the rhythmic creativity and the sense of rock that Bonham had can only enthrall and enchant Rock music lovers. Very successful version.

Led Zep Mobile 13 may 1973 poster

The mobile soudboard tape ends here, it does not contain the whole concert but it is still a great thing that this beautiful tape from the beginning of the 1973 tour is available to us, if we consider the new dadgad remaster, well it becomes a live recording to have.

Led Zep Mobile 13 may 1973 ticket

Led Zeppelin – 1973.05.13
Venue: Municipal Auditorium
City: Mobile
Country: USA
Title:
Label:
Quality: Excellent Stereo Soundboard

Comments: 2019 Remaster from an unverified gen analog tape>DAT>CDr transfer.

01 Rock And Roll
02 Celebration Day
03 Black Dog
04 Over The Hills And Far Away
05 Misty Mountain Hop
06 Since I’ve Been Loving You
07 No Quarter
08 The Song Remains The Same
09 The Rain Song
10 Dazed And Confused
11 Stairway To Heaven
12 Moby Dick

Unverified gen analog tape>DAT>CDr

remastered and speed corrected

dadgad prod.

 

 

QIU XIAOLONG “Visto Per Shanghai” (Feltrinelli/Marsilio 2018) – TTTT

8 Apr

Qui sul blog come sapete seguiamo le passioni del momento in maniera viscerale, Jack London e le serie TV Nordic Noir  (per non parlare della collana Universale Economica Feltrinelli stessa) ne sono un chiaro esempio, tra queste si inserisce anche Qiu Xiaolong scrittore cinese che vive in America e che scrive romanzi polizieschi di gran valore. Questo è il secondo episodio riguardante l’ispettore capo Chen Cao, ed è un altro piccolo capolavoro. Come scritto in occasione del primo, oltre a godere della lettura della storia in sé, amo immergermi in un mondo che non conoscevo e che forse nemmeno capivo e che grazie a questi romanzi inizio a comprendere e a rispettare.

Di nuovo un gran libro dunque. Non ho dubbi sul fatto che riparleremo di nuovo di Qiu.

Descrizione

https://www.lafeltrinelli.it/libri/xiaolong-qiu/visto-shanghai/9788831713832

Feng Dexiang, arrestato negli Stati Uniti, promette alle autorità americane di testimoniare in un processo contro un capo di una Triade cinese, a patto che la moglie, Wen Liping, possa lasciare la Cina e raggiungerlo in America. Il governo cinese cede a malincuore alla richiesta, ma quando l’ispettrice Catherine Rohn arriva a Shanghai per prelevare la donna e scortarla oltreoceano, Wen è misteriosamente scomparsa. Vittima di un rapimento organizzato dalla Triade? O il governo cinese ha cambiato idea a proposito della cooperazione con gli Stati Uniti? All’ispettore Chen Cao viene affidato l’incarico di indagare sulla scomparsa di Wen e di accompagnare l’ospite americana per la città, illustrandole quanto di meglio la sua terra ha da offrire.

QIU XIAOLONG sul blog:

https://timtirelli.com/2018/11/06/qiu-xiaolong-la-misteriosa-morte-della-compagna-guan-feltrinelli-2018-tttt/

La UNIVERSALE ECONOMICA FELTRINELLI sul blog:

https://timtirelli.com/2018/09/22/obbligare-gli-amici-a-comprare-libri-della-universale-economica-feltrinelli/

https://timtirelli.com/2018/08/07/anna-funder-cera-una-volta-la-ddr-2016-feltrinelli-tttt/

https://timtirelli.com/2018/05/11/victor-hugo-notre-dame-de-paris-2016-universale-economica-feltrinelli-ttttt/

https://timtirelli.com/2018/01/04/daniel-defoe-robinson-crusoe-1719-2017-feltrinelli-ttttt/

https://timtirelli.com/2017/09/28/jack-london-zanna-bianca-1906-2017-universale-economica-feltrinelli-ttttt/

https://timtirelli.com/2017/09/18/jack-london-il-richiamo-della-foresta-1903-2017-universale-economica-feltrinelli-ttttt/

https://timtirelli.com/2017/08/29/jack-london-martin-eden-1909-2016-universale-economica-feltrinelli-ttttt/

Just another night in Gualtieri (The Equinox live al Livello 30/3/2019)

4 Apr

E’ un tardo pomeriggio di sabato, procedo a velocità di crociera sulla mia blues mobile tra le lowlands della pianura in cui vivo. Nel mondo che mi sono costruito nella maruga sono invece seduto su di una balla di fieno con una chitarra dobro a tracolla, nell’angolo più in ombra di una vagone di un treno merci che procede lento e la cui ciminiera sbuffa lampi di fumo. 

Il treno è lungo sedici carrozze, le iniziali del mio nome sono RLJ e sento di avere i cani dell’inferno sulle mie tracce.

Costeggio le rive del canale Bondenus fino a che, parecchi chilometri più in là mi metto a seguire quelle del torrente Crostolo. Siamo a ridosso del MississiPO, nella contea di Gualtieri. Imbocco Level Road, mi infilo nel bosco e, una volta uscito, vado a incontri agli spazi aperti che dilagano tra argini e golene.

C’è una strada nel bosco… – The Equinox, Il Livello 30-03-2019 – Photo Saura T.

The Sun Goes Down at Il Livello – The Equinox, Il Livello 30-03-2019 – Photo TT

Raggiungo il juke joint in cui stasera suonerò con gli Equinox. E’ un locale dove ormai siamo di casa, Yurj, il titolare, ci vuole evidentemente bene. Mentre scarico la strumentazione mi attardo a contemplare il paesaggio ancora una volta. Non vi è molta differenza con la Lousiana o con lo stato del Mississippi.

Il Livello – The Equinox, Il Livello 30-03-2019 – Photo TT

Il Livello – The Equinox, Il Livello 30-03-2019 – Photo TT

The Sun Goes Down at Il Livello – The Equinox, Il Livello 30-03-2019 – Photo TT

Yurj decide di farci suonare nella dépendance esterna, noi naturalmente siamo più che d’accordo, visto il nostro armamentario per noi è d’obbligo preferire uno spazio consono alle nostre esigenze.

Il soundcheck va via senza grossi intoppi, oltre alla voce amplifichiamo la cassa della batteria. Provo la doppio manico … con la temperatura che ci sarà stasera sarà un problema tenerla accordata.

Souncheck – The Equinox, Il Livello 30-03-2019 – Photo Morri

Verso le 20,30 terminiamo. E’ ora di cena.

The Equinox, Il Livello 30-03-2019 – Photo TT

Nella mezz’ora che segue il locale si riempie degli avventori che hanno sfidato strade lunghe e tortuose per venire a sentirci. Sono quasi tutti nostri supporter. Mi sorprendo nel constatare ancora una volta la loro fedeltà: il Livello è sito in un posto assai fuori mano e vedere gente arrivare dall’altra parte di Reggio e da Modena, Bologna e Padova mi scalda il cuore.

The Equinox, Il Livello 30-03-2019 b – Photo TT

Mi cambio, infilo scarpe che in qualche modo ricordano quelle di Page (tour 1972/77), mi infilo la maglietta Marshall Amplifiers, una camicia e il gilet.

Niente sigla introduttiva stasera, io e Saura non troviamo pace a tal riguardo. Ne abbiamo provate diverse (Jupiter di Gustav Holst come usarono i Firm negli anni ottanta, l’intro di In The Light, Shadow In The City di Page da Death Wish II), negli ultimi giorni abbiamo giocato con l’idea di Damask, sempre di Page, tratto dalla colonna sonora di Lucifer Rising, ma poi ci siamo detto che saremmo solo io e lei a inginocchiarci davanti a quelle demoniache disgressioni sonore …

It’s showtime. Parto in maniera diretta col riff di Custard Pie e sia quel che sia. Concerto nella norma per quanto mi riguarda, mi sono preparato bene nelle ultime settimane, ho la mano allenata a dovere ma ho troppi pensieri per la testa, non sono concentrato a sufficienza, mi sento un po’ fuori fase e con poca energia; capisco in fretta che non sarà una serata speciale per me. Non sento bene né Saura né Pol, mentre invece sono stretto contatto con Lele: stasera il tigrotto di Mompracen, Il Sandokan della Sacca, il CR7 delle percussioni è in splendida forma, percuote i tamburi con rinnovata potenza e con la talentuosa eleganza che lo contraddistingue.

Lele nella parte de La Tigre della Malesia

Quando riesco nell’intento di liberare la magnifica fiera hard rock che è il lui, il successo della serata è assicurato. In alcuni momenti si lascia andare a rullate e a stacchi ritmici mai provati prima, sorrido, a tratti sembra il John Bonham del 21 giugno 1977 al forum di Los Angeles …

Per la prima volta stasera presentiamo You’ve Lost That Lovin’ Feeling, il classico degli anni sessanta dei Righteus Brothers, scelta forse azzardata, non è che c’entri molto con i LZ, ma Page ne fece una ottima versione con i suoi Firm nel 1985, e avevo voglia di arricchire la scaletta con un po’ di melodia.

Non facile per Saura replicare il giro del basso fretless (senza tasti insomma) che usò a suo tempo Tony Franklin, ma con l’aiuto di qualche effetto a pedale il risultato è comunque ottimo, d’altra parte è una gran musicista, ci salta sempre fuori …  stasera nella presentazione l’ho anche chiamata “la Hermione Granger di Gavassa” visto che mette sempre un po’ di magia in quello che fa.

Saura as Hermione Granger

Notevole anche l’interpretazione di Pol, lo stallone reggiano, il Pavo Cristatus (il pavone blu insomma … come l’ho presentato stasera), il nostro usignolo d’altra parte ha lo stesso nome di colui che canta nella versione dei Firm (Paul Rodgers naturalmente, mio cantante preferito in assoluto … a pari merito col Golden God).

Pol as Pavo Cristatus

Non facile nemmeno per me cercare di duplicare l’effetto b-bender della Telecaster di Page. Il B-Bender è quel marchingegno che permette di tirare la corda di Si con un semplice movimento della chitarra (muovendo il manico verso l’alto). L’assolo è apparentemente gnocco, semplice insomma, ma l’effetto non è facile da replicare, e comunque la scelta delle note di Page è, come spesso capita, superlativa.

Jimmy Page playing the Telecaster with the B string bender

B Bender

In un modo o nell’altro il concerto termina. Spossato e annoiato dai mie soliti fastidiosi blues interni, mi accingo a ringraziare gli amici che vengono a complimentarsi e a salutare. E’ la notte dell’ora legale, le lancette dello smartphone saltano direttamente alle 3. Rimaniamo solo noi, l’intrepido Riff (road manager extraordinaire, il richard Cole di Cavriago) e qualche ragazza che tira tardi chiacchierando al bar. Mi accomiato da Yurj col solito affetto maschio e vigoroso. Mi colpisce poi l’abbraccio che mi dà Lele prima di salire in macchina. C’è amicizia e premura in quel gesto, non che sia una novità, ma i batteristi di solito sono meno sentimentali e più diretti. Guardo questo pezzo d’uomo a cui voglio un gran bene allontanarsi … per me rimane sempre il giovane ragazzo che conobbi diciassette anni fa e che doveva restare nella band di allora solo per un paio di concerti che avevamo in programma. Dopo più di tre lustri siamo ancora insieme, niente male davvero.

In macchina ripercorro il sentiero che mi riporta alla Domus. C’è una starry night lassù, le campagne sono nere, le strade deserte, i pochi lampioni rimandano una luce sfuocata che cola giallastra sull’asfalto; vecchie case da contadini ormai derelitte stanno lì a ricordarmi l’Emilia che fu, il tempo che fu, il giovane uomo che fui. Immerso nel liquido amniotico della blues mobile vago pur avendo una meta, interrogando il cielo stellato sopra di me, sospinto da una irrequietezza che da sempre mi appartiene, sono un uomo di blues, lo so.

Sono le 4 quando arrivo alla Domus. Scarico e sistemo la strumentazione, mi faccio un thè coi pavesini, mi butto sotto la doccia e poi a letto. Prima di chiudere gli occhi, misuro la serata, giusto un’altra notte da operaio del rock. Sento Strichetto correre su in soffitta, mentre Palmiro, con quel suo muso blues, si stende di fianco a me.

Nel mio animo le luci della città che brillano così forte iniziano a stemperarsi, così come l’eco del pubblico … Baton Rouge goodnight.

Bandiere da appendere al balcone

2 Apr

Obnubilato da un lunedì pomeriggio spompo e dai soliti blues lavorativi, me ne vado allegramente a Mutina per il consueto appuntamento di inizio mese col commercialista. Mi sento piuttosto down and out, il concerto con gli Equinox di sabato e la sconfitta dell’Inter di domenica mi hanno svuotato fisicamente e spiritualmente.

Lo stereo della blues mobile manda Inners Secrets dei Santana, album che comprai in diretta più di quarant’anni fa. Procedo in modalità “trouble always coming my way”, con la chitarra di Carlos che cerca di tirami un po’ su.

Percorro la bretella Stonecity-Mutina, mi immetto sulla tangenziale sud e quindi su strada Collegarola. In zona Vaciglio scorgo un giovane uomo su di un balcone, sulla cui ringhiera sventola la bandiera arcobaleno con la parola PACE. In questi tempi di rigurgiti neri, di isteria collettiva e di mancanza di (buon) senso comune, mi sembra un segno positivo.

La maruga (la mia testolina insomma) inizia a macinare pensieri, che bandiera poteri mettere io sulla balconata della Domus Saurea? Nove anni fa, in maggio, esposi quella dell’Inter, sospinto dalla gloriosa cavalcata che il manipolo di eroi nerazzurri guidati dal vate di Setubal fece sino a Madrid (fu il triplete, baby, oh yeah!), ma oggi visti gli ultimi accadimenti è meglio tenere un profilo basso.

Inizio così a pensare che la bandiera arcobaleno non mi dispiace affatto e che potrei utilizzarla magari personalizzandola in po’: una g al posto c e il gioco è fatto.

Entro in modalità fustinella e eccitato dalla mia brillante idea penso che non appena tornerò a casa chiederò alla pollastrella se posso commissionare a sua madre (la Lucy insomma, tra le altre cose sarta per tutte le stagioni) tale manufatto.

Trovo fortunatamente un posto dove parcheggiare in St. John Wood street, una breve camminata ed espleto il mio compito dal commercialista. Nel tornare verso Stonecity decido di fermarmi dal mio amico fraterno Joe, il quale lavora in una concessionaria nei paraggi. Ci aggiorniamo sugli ultimi sviluppi delle nostre vite, malediciamo i football blues (anche Joe è un cuore nerazzurro) e ci salutiamo.

In ufficio termino i miei compiti giornalieri e verso sera esco. Nel tragitto verso casa decido di riascoltarmi il bootleg della Bad Company Boston 1977.

Arrivo alla Domus, metto la Sigismonda in garage, faccio per salire le scale quando mi sorge un dubbio: ma siamo sicuri che sia una buona idea chiedere a Polly quello che ho in mente? Sì certo, è una amante del Rock anche lei, ma non è una richiesta un po’ sciocca? Non dovrei smettere i panni del ragazzino e comportarmi almeno ogni tanto come un uomo adulto? Cosa potrà pensare di me se continuo ad essere sempre perso nel mondo che mi sono creato nella mia maruga? Se il Rock continua ad essere l’unico faro su cui orientarmi mentre il resto della vita se ne va a ramengo?

Apro la porta, Strichetto (la mia dorata pussycat) mi viene incontro e mi lancia uno dei suoi saluti “miaaao“, Palmiro (la mia adorata pantera nera) dorme sul divano della sala, entro in cucina, faccio per aprir bocca ma le lei mi anticipa:

“Ciao Tyrrell. Stasera ci guardiamo una puntata di una nuova serie di Nordic Noir che ho appena trovato?

“Ciao Polly, sì, va bene”

“Cosa volevi dirmi?”

“Niente … cosa c’è per cena?”

Page

 

SERIE TV: La Tregua (La Trêve) (B)

25 Mar

Come riportato sul sito di Netflix, la trama della stagione 1 (ma vale anche la stagione 2) di questa serie TV belga, in breve, si può riassumere così: un detective in lutto ritorna a vivere nella sua tranquilla cittadina natale, ma viene coinvolto in un caso di omicidio che fa emergere oscuri segreti.

I protagonisti sono Yoann Blanc, Guillaume Kerbush, Anne Coesens. Creato da Stéphane Bergmans, Benjamin d’Aoust, Matthieu Donck.
Anche questa è una serie TV da non perdere assolutamente. La stagione 2 poi è fenomenale. Parte magari un po’ lenta, ma si dipana in una maniera superba: pathos, tensione, curiosità investigativa tengono incollati davanti allo schermo. Yoann Blanc, che interpreta l’ispettore Yoann Peeters, è bravissimo, ripeto bravissimo.
Sono molto soddisfatto di queste serie TV europee, sono opere di altissimo livello, ed è bello allontanarsi dal mondo americano, sempre troppo presente nelle nostre televisioni.

Stagione 1 – TTTT

Stagione 2 – TTTTT

SERIE TV: La Tregua ( La Trêve ) (B)

https://www.netflix.com/it/title/80142550