QIU XIAOLONG “Di Seta E Di Sangue” (Feltrinelli/Marsilio 2019) – TTTT½

16 Set

Pag 11: “Chen si svegliò disorientato, come se ancora stesse dibattendosi in un mare di pensieri”.

Pag 205: “Questa sera ci sarà un ballo. Viene?” La voce di lei arrivò morbida come la luce del pomeriggio.

Pag 249: “Una donna proveniente da una famiglia come la sua doveva vivere con la coda tra le gambe, come si suol dire. Qualunque pettegolezzo, anche il più innocuo, sarebbe stato un disastro. Era l’epoca del puritanesimo comunista, lei forse è troppo giovane per capire. In tutto il paese non esisteva una sola canzone romantica.”

“Il presidente Mao voleva che il popolo si dedicasse alla rivoluzione. Non c’era spazio per l’amore romantico.”

Pag 282: “Mi chiami compagno Fan. E’ un modo di rivolgersi alle persone che non è più popolare, ma per me è un’abitudine. Mi ricorda gli anni della rivoluzione socialista, quando tutti erano uguali e lavoravano per ottenere il medesimo scopo.”

Ieri su questo blog ho fatto un’ardito parallelo tra il vice questore Rocco Schiavone e Ittod, una delle tre personalità di questo blog, oggi ci riprovo e metto in correlazione l’ispettore capo Chen con Stefano. Chen Cao – di cui siamo arrivati a parlare della sua quinta indagine – è infatti riflessivo, formale e soggetto alle rigide regole del bon ton cinese. Personaggio davvero esemplare e riuscitissimo, avvolto da profondi blues pastello.

Altro libro, a nostro parere, da leggere.

Sinossi:

http://www.marsilioeditori.it/libri/scheda-libro/2970051/di-seta-e-di-sangue

Una donna in qipao rosso. Qualcuno l’ha uccisa per poi vestirla con l’abito tradizionale, simbolo dell’eleganza borghese degli anni Trenta. Un abito che la Rivoluzione culturale aveva bandito e che nella Shanghai del Duemila è tornato di gran moda. Il suo corpo viene ritrovato in città alle prime luci dell’alba, ma è solo il primo di una serie. Le indagini di un crimine che affonda le sue radici nel recente passato, tragico e tumultuoso, dell’era post-Mao sono affidate all’ispettore capo Chen, l’unico in grado di tracciare il profilo psicologico di un serial killer che colpisce nelle strade di una Shanghai sempre più frenetica e moderna, ma dove le inchieste di polizia sono ancora nelle mani del Partito. 

QIU XIAOLONG sul blog:

https://timtirelli.com/2020/06/03/qiu-xiaolong-ratti-rossi-feltrinelli-marsilio-2019-tttt%c2%bd/

https://timtirelli.com/2020/02/09/qiu-xiaolong-quando-il-rosso-e-il-nero-feltrinelli-marsilio-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2019/04/08/qiu-xiaolong-visto-per-shanghai-feltrinelli-marsilio-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2018/11/06/qiu-xiaolong-la-misteriosa-morte-della-compagna-guan-feltrinelli-2018-tttt/

 

Antonio Manzini “Era Di Maggio” (Sellerio 2015)

15 Set

Pag. 48 “.. .fino a Monteverde mi piacerebbe stare in silenzio. Niente Roma, Lazio, politici ladri, la città non funziona, è colpa dei comunisti e altre cazzate così. Grazie!”

Pag. 95/96 “Le grandi rotture di coglioni … I bar senza i gelati Algida, Radio Maria, gli zero dell’Iban … assistere a uno spettacolo di danze folkloristiche.”

Pag. 212 “L’armadietto di Marini aveva il solito ignobile calendario con una zinnona seduta sulla moto, ma ormai quelle foto erano lì più per dovere che per reale desiderio.”


Le indagini del vice questore Rocco Schiavone sono piene di queste fulminanti considerazioni, molto vicine al modo di vedere e sentire di Ittod, una delle personalità di questo blog. Altro esemplare thriller poliziottesco di Manzini.

Sinossi

https://sellerio.it/it/catalogo/Era-Maggio/Manzini/8314

Era di maggio prende il via tre giorni dopo gli eventi che concludono il precedente romanzo, Non è stagione. Perché l’indagine che lì si era aperta non si è ancora conclusa. C’è poi il fatto più grave, l’assassinio di Adele, una cara amica del vicequestore, uccisa da un killer mentre dormiva nel letto di Rocco. Costretto a scavare nel proprio passato il vicequestore cercherà di chiudere il cerchio una volta per tutte.

«Mettilo agli atti, Italo. In una notte di maggio, alle ore una e dieci, al vicequestore Rocco Schiavone piomba addosso una rottura di decimo grado!». Gli agenti del commissariato di Aosta, che stanno imparando a convivere con la scorza spinosa che ricopre il suo cuore ferito, scherzano con la classifica delle rotture del loro capo, in cima alla quale c’è sempre il caso su cui sta indagando. Ma Rocco è prostrato per davvero. Una donna è morta al posto suo, la fidanzata di un amico di Roma, «seccata» da qualcuno che voleva colpire lui. E quando esce dalla depressione si butta sulle tracce di quell’assassino tra Roma ed Aosta, scavando dolorosamente nel proprio passato, alla ricerca del motivo della vendetta, un viaggio nel tempo che è come una ferita che si apre su una piaga che non ha ancora smesso di sanguinare. Però le rotture sono solo cominciate: un altro cadavere archiviato all’inizio come infarto. Un altro viaggio che si inoltra stavolta nel presente dorato della città degli insospettabili.
In questo quarto romanzo, prosegue la serie dei polizieschi scabri, realistici e immersi nell’amara ironia di Rocco Schiavone.
Ma in realtà, attraverso le diverse avventure di un poliziotto politicamente scorretto, si svolge un unico racconto. Il racconto della vita di un uomo che si scontra con la impunita e pervasiva corruzione del privilegio sociale, nel disincanto assoluto dell’Italia d’oggi. Un personaggio brutale perché la tenerezza che lo anima sarebbe debolezza, incapace d’amare perché pieno di un amore totale per chi adesso è solo un fantasma, cinico perché la disonestà sembra aver vinto. Un personaggio di una verità e una profondità tali da sembrare che viva di vita propria.

Rocco Schiavone sul blog:

https://timtirelli.com/2019/10/05/antonio-manzini-non-e-stagione-sellerio-2015-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2019/05/16/antonio-manzini-la-costola-di-adamo-sellerio-2014-2018/

https://timtirelli.com/2019/04/21/antonio-manzini-pista-nera-sellerio-2013-2018/

Il mare a settembre (vecchie colonie abbandonate 2020 tour)

10 Set Il mare a settembre - foto TT

Il piano originale era: quest’anno a settembre torniamo alle Baleari, stavolta a Minorca; ma la situazione in generale ci ha poi resi molto più cauti, tanto da valutare l’opzione di restare alla Domus Saurea; ma poi ho pensato: Surra (Saura insomma) è da febbraio che lavora in smart working da casa, devo farle fare perlomeno qualche giorno lontano da qui. Ecco che allora si decide di tornare a Greendale (Valverde insomma), stessa spiaggia, stesso mare, stesso confortevole Hotel Apollo, un tre stelle superior in cui ci troviamo – ogni volta che ci torniamo – da Page (da dio, insomma).

Page (photo Frank Melfi)

Sistemare i gatti non è mai semplice, tre possono restare alla Domus accuditi da un nostro conoscente, ma tre (Palmiro, Raissa e Minnie) vanno portati a casa di una nostra amica a Nonatown. Il viaggio (40km) è sempre problematico, Raissa miagola tutto tempo e fa la pipì nella gabbietta, Minnie (prima volta che va in trasferta) ci mette il carico e fa l’en plein di bisognini, con tanto di fermate a bordo strada per pulire e dare aria alla Sigismonda (la blues mobile).

Partiamo lunedì 31 agosto, pioggia e brutto tempo, voglia di indossare felpe. Una volta arrivati a destinazione, ci sistemiamo in camera, andiamo a mangiare il pesce e facciamo un giro – coi giacchini antipioggia –  tra Valverde, Villa Marina e Cat At The Sea (Gatteo a Mare, insomma).  Come sempre lo sguardo cade sulle sfumature blues della vita e di ciò che ci circonda, l’unica vecchia colonia abbandonata di Villa Marina ancora rimasta,

Colonia a Villa Marina – foto TT

piccoli alimentari fuori dal tempo,

Alimentari fuori dal tempo a Gatteo A Mare – foto TT

la vecchia colonia in perenne via di ristrutturazione che fa tanto DDR,

Colonia a Villa Marina – foto TT

Colonia a Villa Marina – foto TT

l’unica libreria ancora aperta, i pini marittimi gonfi d’acqua e il mare che d’un tratto si fa stranamente calmo … stringo a me la pollastrella, meglio tenersi stretti, domani sarà già settembre

Il mare in un giorno di pioggia – 31-08-2020 – foto TT

Il nono mese ci porta un giorno pieno di vita e di colori, mare mosso, spiaggia ancora umida, aria frizzante …

Il mare a settembre - foto TT

Il mare a settembre – foto TT

sotto l’ombrellone la Gazza, La Repubblica (che avevo detto non avrei più letto da quando è finita in mano agli oligarchi piemontesi ma tant’è …), Il Vagabondo Delle Stelle di Jack London (Saura), il quinto capitolo delle inchieste dell’Ispettore Capo Chen di Qiu Xiaolong (per me) e una nuova edizione di Sandokan di Salgari preso in edicola.

letture sotto l’ombrellone – foto TT

Primo bagno, doccia, un po’ di sole e quindi sulla veranda del ristorantino del bagno Maeba per un pranzetto veloce. Ecco, quello è uno dei posti simbolo per me: la veranda del Bagno Maeba. Dopo un bel bagno, nell’ora in cui quasi tutti tornano in hotel noi rimaniamo in spiaggia a goderci quelle tre/quattro ore di pace quasi assoluta, di reminiscenze del mio passato vacanziero ai Lidi ferraresi, di meditazione blues.

Pranzando nei baretti sul mare – foto TT

La veranda del Bagno Maeba – Pranzando nei baretti sul mare – foto TT

Pranzando nei baretti sul mare – foto Saura T

Nei giorni a seguire il tempo si ristabilisce del tutto, il mare si calma,

Adriatic Sea View – settembre 2020 – foto TT

tempo per fare qualche passeggiata sulla riva del mare con la groupie (Surra dunque). Siamo tra i pochissimi umani ad indossare la mascherina malgrado le spiagge e i bagni siano ancora pressoché  pieni. Ci incamminiamo verso Cesenatico, frementi di arrivare in fretta in quel tratto di terra di nessuno che sta tra la frazione in cui siamo e il capoluogo del comune. L’Edificio incompiuto della scuola alberghiera ci riporta di nuovo alla golden age della DDR,

Edificio incompiuto della Scuola Alberghiera – settembre 2020

poco più in là la leggendaria Colonia Dell’Agip, edificio di cui abbiamo parlato più volte su questo blog. Ci fermiamo a rimirarla.

La colonia dell’Agip – settembre 2020 foto TT

La colonia dell’Agip – settembre 2020 foto TT

e scattiamo un selfie in fronte ad essa.

Rock girl and Blues man at the sea – sept 2020 – autoscatto

Puntuale serata a Tavullia a rendere omaggio a Valentino Rossi. In ginocchio davanti alla Yamaha con cui Vale vinse la sua prima gara con quel brand motociclistico al GP di Welkom in Sudafrica,

Saura a Tavullia – settembre 2020 – foto 2020

Pizza insieme ai nostri amici Wakemaniani di Pesaro, The Floro Bisello Perivale Experience, nel ristorante “da Rossi”.

Pizzeria Da Rossi – Tavullia settembre 2020

Tim – Pizzeria da Rossi – Tavullia settembre 2020

La vacanza insomma ricalca gli appuntamenti di ogni anno, quindi non poteva certo mancare il Vecchie Colonie Abbandonate Tour in quella terra dimentica da Page che sta – come detto – tra Greendale e Caesenatensis; ci soffermiamo dinnanzi a quelle che chiamiamo le colone del terrore. Sono edifici in completo abbandono, spettrali, eppure così affascinanti e così note per chi era bambino ai miei tempi nelle mia Emilia e nel Nord Italia.

Un po’ di storia di queste colonie (76 solo nel comune di Cesenatico) la riporto da https://romagna.info-alberghi.com/: 

La Riviera dei ricordi passa anche da qui, dalle Colonie abbandonate lungo le vie che affiancano le spiagge, a volte costruite sulle spiagge stesse della Romanga. Abbandonate adesso, ma un tempo vive di bagnanti, soprattutto bambini che in Riviera passavano le vacanze. Negli anni ’30 divennero un punto di riferimento d’innovazione architettonica e nel periodo fascista furono centro di attività fisica e rigore. E oggi? Che ne è rimasto oggi di tutta questa storia e tradizione?

C’era una volta la Colonia, verrebbe da dire guardando gli scheletri dei fasti d’un tempo. Bagni al mare, attività ricreative come i corsi di recitazione, di danza con feste anche serali… sono state le “vacanze tipo” di molti bambini italiani.

Il fenomeno delle Colonie marine si fa risalire al 1804. L’Ottocento è stato il secolo che le ha viste nascere, ma è in epoca fascista che queste strutture, oltre a diventare simboli dell’architettura avanguardista degli anni Trenta, vivono il loro momento di massima prosperità con il turismo di massa dedicato anche a bambini e ragazzi che venivano accolti da tutta Italia durante l’estate. In principio si veniva in Colonia per curare le malattie tubercolari, particolarmente diffuse in un’Italia dove i bambini non venivano adeguatamente alimentati, successivamente, con il Paese che cambia, le Colonie diventano sempre più grandi, assumendo le sembianze di quelle che conosciamo oggi. La vita di queste strutture rimane attiva fino agli anni ’70, da allora il loro declino inesorabile le ha portate all’attuale stato di totale abbandono nella maggior parte dei casi.

Le colonie della Riviera Romagnola rappresentano la pietra miliare dello sviluppo turistico delle località Romagnole, tanto che a loro si deve il ruolo di aver permesso la “scoperta del mare” a generazioni di italiani che fino ad allora avevano paura del mare. Lungo i 70 km della costa adriatica sono circa 246 le colonie, di cui almeno i 2/3 oggi sono edifici inutilizzati e abbandonati al degrado.Partendo da nord, le prime colonie che si incontrano sono la Varese e la Monopoli di Stato di Milano Marittima a Cervia, proseguendo verso sud, Cesenatico ne conserva 76, c’è poi Bellaria-Igea Marina,  vera e propria cittadella-colonia piena di ruderi sulla spiaggia, per poi arrivare a Rimini dove a Bellariva si trova le famose Colonia Murri e  Novarese.  A Riccione la colonia Reggiana risulta pericolante, mentre la più fortunata Dalmine è stata riconvertita in un hotel. Si arriva a Cattolica infine, dove l’Acquario Le Navi è ricavato da una delle tante ex colonie della Riviera.

Molte le proposte di recupero, quasi tutte abbandonate anch’esse come questi edifici che invece meriterebbero una rivalutazione ed un riutilizzo, studiando e ricomprendendone il ruolo di contatto con il mare in un tessuto urbano nuovo ma ormai già saturo di edifici e strutture ricettive.

Un’interessante inchiesta di Repubblica approfondisce la storia e il futuro di questi edifici che si possono vedere adagiati sul litorale sospesi in un tempo fermo in attesa di una nuova vita.”

 

e da La Repubblica: https://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2012/08/20/news/colonie_riviera_abbandonata_riqualifica-39747441/

Vecchie Colonie abbandonate tra Valverde e Cesenatico – settembre 2020 – foto TT

Percorriamo quel tratto con un misto di cautela e rispetto, persino l’illuminazione stradale sembra mancante; poco dopo la nuova caserma dei Carabinieri ci si immerge in uno scenario che ogni volta mi sembra improbabile: le vecchie colonie lugubri immerse nel silenzio, tre o quattro nuovissimi alberghi sul lato spiaggia, un paio di ristoranti, un bar e tanto silenzio. Restiamo sul marciapiede lato Colonie passeggiando sotto grandi alberi dipinti di un verde scurissimo e le rimiriamo una volta di più …

Vecchie Colonie abbandonate tra Valverde e Cesenatico – settembre 2020 – foto TT

Vecchie Colonie abbandonate tra Valverde e Cesenatico – settembre 2020 – foto TT

Dario Argento avrebbe potuto usare queste location per uno dei suoi film horror.

Vecchie Colonie abbandonate tra Valverde e Cesenatico – settembre 2020 – foto TT

Vecchie Colonie abbandonate tra Valverde e Cesenatico – settembre 2020 – foto TT

Vecchie Colonie abbandonate tra Valverde e Cesenatico – settembre 2020 – foto TT

Il punto di arrivo è ancora la Colonia dell’Agip by night. Solo l’ingresso è illuminato, il resto è avvolto nell’oscurità. Le geometrie tipiche dello stile legato al razionalismo di Le Corbusier, messe in scena dall’architetto bolognese Giuseppe Vaccaro nel 1937, danno un senso di contemporaneità obliqua, i pilotis, quegli esili colonnini, la cui funzione è quella di isolare la residenza dal terreno, sollevano la casa dal suolo, gli spazi vengono sottratti all’umidità del terreno e hanno luce ed aria, le finestre a nastro … un sapore al contempo moderno e retrospettivo.

La Colonia dell’Agip di Cesenatico di notte – settembre 2020 – foto TT

La Colonia dell’Agip di Cesenatico di notte – settembre 2020 – foto TT

La Colonia dell’Agip di Cesenatico di notte – settembre 2020 – foto TT

La Colonia dell’Agip di Cesenatico di notte – settembre 2020 – foto TT

La Colonia dell’Agip di Cesenatico di notte – settembre 2020 – foto TT

Ci fermiamo un momento sulla spiaggia avvolta dalle tenebre, Cesenatico appare lontana,

Cesenatico in lontananza di notte – settembre 2020 – foto TT

squarci di blu strappano la trapunta nera del cielo, meglio tornare in hotel.

Tra Cesenatico e Valverde by night – settembre 2020 – foto TT

L’indomani la giornata è splendida, il mare è una meraviglia, quello che frega la riviera Adriatica è la sabbia scura del fondale, vi fosse quella bianca l’effetto a volte sarebbe quello della Sardegna

Greendale sea – settembre 2020 – foto TT

io e la pollastrella ci concediamo un lungo bagno, il mare è tutto per noi, la pace interiore raggiunge il clou, sento le tossine delle stress lasciare il mio animo.

Greendale sea – settembre 2020 – foto TT

La sera la passiamo a Cesenatico, in quel luogo incantato che è il Porto Canale progettato da Leonardo Da Vinci

Porto Canale di Cesenatico – settembre 2020 – foto TT

Tra le vecchie abitazioni ormai ristrutturate che furono dei pescatori vi è ancora qualche angolo pieno di concretissimo blues,

Porto Canale di Cesenatico – settembre 2020 – foto TT

classico selfie sul ponte,

Moonlight in Cesenatico: Rock Girl & Blues Man – Porto Canale di Cesenatico – settembre 2020 – foto TT

Porto Canale di Cesenatico – settembre 2020 – foto TT

e davanti al mini traghetto che porta i turisti da una parte all’altra del canale (durata viaggio 30 secondi).

Moonlight in Cesenatico: Rock Girl & Blues Man – Porto Canale di Cesenatico – settembre 2020 – foto TT – settembre 2020 – foto TT

Non potevano mancare le puntate al Kartodromo Happy Valley di Cervia. Due serate, quattro gare, quattro vittorie di Saura. Dopo due anni che non correva in kart. Non finisce mai di sorprendermi. Stavolta non ci sono femmine in gara, solo maschi, e lei li batte tutti, sempre! Sono parecchi anni che veniamo da queste parti, l’ho portata all’Happy Valley spesso, quante gare avrà fatto qui, 20? 25? in due/tre occasioni è arrivata seconda, in tutte le altre prima.

Saura at the races – Kartodromo Happy Valley – Cervia settembre 2020 – foto TT

Saura at the races – Kart n.44 – Kartodromo Happy Valley – Cervia settembre 2020 – foto TT

La osservo quando mi sfreccia davanti, la sua postura dice tutto: talento, determinazione, follia. Una vera speed queen.

Saura at the races – Kartodromo Happy Valley – Cervia settembre 2020 – foto TT

L’ultimo giorno porta sempre un po’ di malinconia, l’ultimo sole, le ultime letture, l’ultimo pranzetto sulla spiaggia. La sera festeggiamo la riuscita della mini vacanza con i favolosi krapfen delle Tre Palme, una pasticceria che serve i bomboloni caldi più buoni che io abbia mai sentito dalle 21,30 in poi. Tutti gli anni, a qualunque ora della sera (sia che si arrivi alle 21,30 che alle 2 di notte), c’è la fila per entrare, e quando scrivo fila intendo fila. Minimo 20 minuti d’attesa, ma ne vale la pena.

Greendale – settembre 2020 – foto TT

La mattina del ritorno attraversiamo un pezzo di Romagna prima di prendere l’autostrada, i pini marittimi, i colori pigri dei paesini dell’entroterra … la mia regione non sarà forse la più bella ma ne sono molto innamorato. Uno stop a Nonatown per raccattare i gatti (Minnie rifà l’en plein durante il tragitto verso casa) ed eccoci arrivati. Dopo la prima sgambata nelle campagne Minnie torna in casa ancora un po’ frastornata dai cambiamenti dell’ultima settimana,

Minnie – Settembre 2020 – foto TT

mentre Palmiro polleggia davanti alla porta di casa.

Palmiro – settembre 2020 – foto TT

Io sono tranquillo, se non altro anche in questi tempi difficili e precari mi sono fatto qualche giorno di mare, così metto su qualcosa nello stereo e ritorno al solito tran tran blues, ovvero vivere nel mio mondo immaginario.

I won’t have to worry
Take me, take me
Promise not to wake me
‘Till it’s morning
It’s all been true

◊ ◊ ◊

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L’estate un po’ sfatta di agosto inoltrato

26 Ago Modena Ovest Blues - foto TT

Passo l’estate così, dentro e fuori dal lavoro, circumnavigando i territori della mia Emilia. L’insoddisfazione di fondo cerca di tenermi inchiodato mentre il fuoco sacro del blues e del rock mi spronano a cercare un’alternativa. Pur avendo lo sguardo che mi scappa lontano oltre le colline, i miei occhi si riempiono dei colori e dei paesaggi proletari della campagna in cui sono immerso: l’erba arsa dal sole, le viti col loro carico d’uva ormai prossime alla vendemmia, i pomodori (o pomidoro) che brillano nel loro colore scarlatto.

La colonia felina della Domus Saurea acquisisce nuovi membri, oltre ai nostri sei gatti altri tre se ne aggiungono ogni giorno all’ora dei pasti, gatti sbandati, dimenticati qui da vicini che se ne sono andati, da storie che non riesco ad immaginare. Nero (da me ribattezzato Rodolfo, per tutti noi Roddy) arrivato tre anni fa con Strichetto (la nostra Stricchi insomma), portato in Emilia dalle Marche da una famiglia che ora appunto non abita più qui, non ebbe la prontezza di Stricchi di accasarsi qui alla Domus dopo aver fatto due più due e ora gatto randagio che vaga sconsolato per le campagne. Roddy ringhia in continuazione, tutti gli altri gatti (Palmiro in primis) gli danno addosso, ma sa che qui ha un porto sicuro, ci conosce, è guardingo ma si fa accarezzare. Ozzy, gatto nero smunto e dai tratti orientali, abiterebbe a poco più di cento metri da qui ma non è amato, sfamato e curato a sufficienza, per questo bazzica sempre qui intorno. Mesi fa girava con una zampina posteriore dolorante, provammo a prenderlo per portarlo dal veterinario ma essendo gatto poco avvezzo al contatto umano non si fece prendere. Oggi zoppica un po’, ma sta abbastanza bene, inizia a farsi accarezzare. Il Rossetto è un gatto bianco e rosso di cui non sappiamo nulla. Si presenta qui alla Domus con atteggiamento circospetto, non riesco nemmeno ad allungargli una ciotola di cibo, scappa appena mi avvicino, dieci metri sembrano essere la sua minima distanza di sicurezza, così deve accontentarsi degli avanzi che gli altri felini della Domus gli lasciano. E’ bello studiare le interazioni dei gatti, vedere che Palmiro, il Ras del quartiere, una volta capito che un nuovo gatto maschio si assoggetta alla suo status di maschio alfa, lo accetta nel gruppo. Maschio alfa … e chi lo avrebbe detto, una cotolettina di pelo arrivata alla Domus grazie ad una peripezia cosmica (qui la storia https://timtirelli.com/2012/06/28/il-gatto-palmiro/ ), predisposto alla musica AOR (ma traviato al blues nero del delta), di indole social democratica (lascia che mangino prima tutti i membri della sua colonia aspettando diligentemente il suo turno scrutando l’orizzonte), si è trasformato in un maestoso e per niente comodo felino tutto nero, killer al bisogno, tutore assoluto dell’ordine nei territori intorno alla Domus. Solo alla sera torna a volte ad essere quel gattone sentimentale a cui eravamo abituati, quando mi cerca e si stende su di me come a dire “Sono qui Tyrrell, non aver paura, ci penso io a proteggerti”.

Il Gatto Palmiro – Domus Saurea Estate 2020 – foto TT.

Il gatto Palmiro – agosto 2020

Così, oltre ai gatti, spendo la mia vita tra un salto a Nonatown, la mia amata hometown …

Tim estate 2020 – NNT

NNT Partecipanza Agraria – estate 2020 – foto TT

NNT Partecipanza Agraria – estate 2020 – foto TT

tra sobrie serate (con dress code ben definito) passate con gli amici …

Sobrie serate con gli amici – Tim col costumino del tour del 1977 – estate 2020 – foto Saura T.

e la spesa settimanale alla Coop.

Tim pronto per la spesa settimanale – estate 2020

In pausa pranzo, nonostante temperature esterne proibitive, misuro vecchi quartieri artigiani nel silenzio agostano alla ricerca del blues.

Mutina Ovest Blues - foto TT

Mutina Ovest Blues – foto TT

Mutina Ovest Blues – foto TT

Mutina Ovest Blues – foto TT

SURRA IS THE NAME.

La pollastrella lavora da casa in smart working ormai da mesi e mesi. Arriva un corriere a consegnare un pacco. Suona, legge sul pacco nome e indirizzo e chiede “Surra?“.

“Beh in realtà sarebbe Saura”

“Scusa?”

“Sì sì, sono Surra. Grazie”.

Fuori a cena con Surra – foto TT

FEBBRE KEITH RICHARDS

Sono tempi da accordatura aperta in SOL, sono tempi giusti per imparare a dovere i pezzi di Keith Richards. Brown Sugar, (la mia amata) Tumbling Dice, You Can’t Always Get What You Want … una meraviglia. Certo, col capotasto mobile l’intonazione della chitarra è sempre a rischio ma suonare quei pezzi come andrebbero suonati è uno spettacolo.

Danelectro e pedaliera – agosto 2020 foto TT

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L’UOMO CHE ANDAVA D’ACCORDO CON TUTTI TRANNE CHE CON SE STESSO

I tre uomini che sono (il politicamente corretto Stefano, il distruttore preda della furia iconoclasta Ittod e Tim, colui che media tra i due) faticano a elaborare l’idea che vuole che l’uomo che loro tre formano sia visto come un compagnone, un amicone, uno simpatico. La troika che ho dentro di me pensa io sia un cagacazzo piuttosto antipatico e tenebroso e per questo rimase sorpresa un paio di anni fa quando si sentii dire da Mr Pike: “No no, tu sei simpatico, eccome se lo sei!”.

Ne discutevo l’altra sera con Surra a cena. Le riportavo quello che un’amica e collega mi aveva detto la mattina “sei amico di tutti, che fortuna che hai” e divertito le raccontavo le sciocchezzuole che nascono tra me e il mio amico e collega d’ufficio Pavve.

Pavve è d’impostazione uno spiccio, non ha tempo e indole per il sentimentalismo, ma io cerco sempre di portarlo su quel versante e la cosa diverte entrambi.

Esempio di messaggio mattutino che ci scambiamo dai due poli opposti dell’ufficio:

Pavve “dove vai oggi a pranzo?”

Tim: “prima di tutto buongiorno Pavve! Com’è andato il weekend al lago? Oggi andrò a pranzo da Meg” (ristobar della zona).

Pavve: “Mi burisci subito!” (Mi riprendi subito di prima mattina)! Ok, vengo anche io da Meg, amico del cuore, mandami il menù.”

Amico del cuore … ah ah ah.

Sempre a Surra racconto che in pausa caffè a volte capita che ci si ritrovi in alcuni colleghi, tutti con la stessa fede calcistica e con la voglia di sottolinearlo.

Pavve: ”Oh, da quando è arrivato Tim qui in azienda ci sono solo interisti. Prima che arrivasse stavamo tutti “schissi” (termine emiliano che sta per “schiacciati“, inteso come “tutti a testa bassa”) adesso siamo dappertutto e ci facciamo notare”.

Le descrivo un’ultimo rilievo di Pavve “Quando Tim mercoledì se ne andrà la situazione qui sarà questa” (e mostra la foto di un paesaggio desertico, arido, deprivante)

Sperando di non annoiarla le parlo anche dell’ultimo pranzo con i colleghi, sempre da Meg. I titolari, una volta saputo che sarebbe stato il mio ultimo giorno, ci offrono una bottiglia di prosecco e una tazzina personalizzata per me. Una volta usciti, il capo mi prende da una parte e mi dice: “Sono basito dalla gentilezza di quelli di Meg, a te vogliono bene tutti e sei amico di tutti, ma come mai?”.

Io me la rido, ma schiavo dell’autoanalisi, la cosa mi fa pensare. Mi tornano in mente i miei cugini, quando ci troviamo insieme a cena e mi vedono entrare subito in empatica con i titolari dei locali, esclamano quasi all’unisono “Come lo zio Lino!” (Brian insomma).

Chiedo a Surra: “Sono davvero come mio padre? Mi pare così inverosimile. Eppure se mi guardo allo specchio vedo i suoi lineamenti, se la gente mi riporta questo rilievi un fondo di verità ci sarà, ma allora perché credo d’essere sempre preda degli sbalzi d’umore, sempre sul lato sbagliato della strada, sempre dalla parte meno comoda dell’umore?”

Surra mi guarda e dice “L’uomo che andava d’accordo con tutti tranne che con se stesso”! Ecco.

L’UOMO CHE ANDAVA D’ACCORDO CON TUTTI TRANNE CHE CON SE STESSO – TT agosto 2020 Domus Saurea – foto Saura T.

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BARCELLONA BAYERN 2 – 8

Vedere il Barcellona prendere otto goal dal Bayern Monaco durante le fasi finali della Champions League è stato impressionante. La grande era moderna del Barca credo sia davvero finita.

Barca – Bayern 2 – 8 – august 2020

JUST MY IMAGINATION (RUNNING AWAY WITH ME) – DDR Blues

Alla continua ricerca di un’alternativa al capitalismo spietato, rifletto sul passato e me lo dipingo con i colori che più mi fanno comodo. La DDR è sempre nei miei pensieri.

The Brühl Project, Leipzig, designed by architect Harry Müller, GDR, 1968

FILM

Balloon – Il Vento Della Libertà TTT½ a proposito della DDR ecco un buon film tratto da una storia vera, una famiglia con un solo desiderio, scappare all’Ovest. Il tenente colonnello che li insegue si lascia andare a qualche amara verità.

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1917 – TTTT½ film sulla prima guerra mondiale di produzione angloamericana. Spettacolare.

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Puzzle – TTTT versione americana del 2018 di un film argentino del 2010. “Mettere ordine al caos“. Bello.

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7500 – TTT½ produzione tedesca-austriaca-statunitense, anno 2019. Tentativo di dirottamento da parte di terroristi islamici.

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Equipaggio Zero / Troop Zero -TTTT½ produzione statunitense del 2019 – Georgia 1977 un gruppo di bambini outsiders alle prese con un sogno. La musica Rock è ben presente nel film. Molto bello.

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The Deep -TTTT – produzione norvegese-islandese del 2012. Tratto da una storia vera. “Una storia che apre una breccia sui limiti del corpo umano.” Paesaggi nordici, la vita in mare, il dramma. Ottimo film.

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SERIE TV:

Alias Grace / L’Altra Grace -TTT½ – miniserie canadese del 2017.

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Designed Survivor – TTTT – triller politico di produzione americana (2016-2019). Ho appena terminato i 21 episodi della prima stagione. Designed Survivor è imbevuto della retorica USA e dei buoni sentimenti che piacciono al pubblico patriottico a stelle e strisce, avrebbe tutto per non piacermi eppure mi tiene incatenato ad essa. L’avevo accantonata dopo il primo episodio, ma l’amico Jaypee mi ha detto di insistere e così eccomi qui prigioniero di Kiefer Sutherland

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Sul piatto della Domus

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Tim in Abbey Road – agosto 2020

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PERDERE LA FINALE DI EUROPA LEAGUE BLUES

Depresso, senza voglia di far nulla, l’accidia che spinge, è così che vivo questo post finale. Il mio amico Mario si diceva tranquillo, ma io non lo ero per niente, speranzoso sì, ma preoccupato. La vita è questa, raramente vinci, l’ho elaborato da tempo, eppure ogni sconfitta fa male. Conte ci ha portato a un passo dallo scudetto e dalla Europa League, niente male certo ma la stagione ci lascia l’amaro in bocca, specialmente dopo i malumori messi in piazza dall’allenatore a quanto parte ora accantonati. Tornando alla partita … il Siviglia non mi è piaciuto, perdere da una squadra così brucia parecchio e Banega mi è diventato molto antipatico. Gli spagnoli tirano a non far giocare l’avversario, si lamentano in continuazione, si buttano a terra … avranno anche vinto la coppa ma sono dei poveretti. Sono stati più freddi e cinici, ma il loro football è davvero misero. Noi non siamo stati gli stessi delle ultime settimane e abbiamo pagato l’inesperienza ma siamo stati anche sfortunati e poco precisi. Ad ogni modo la stagione è finita, tra un mese si riparte, con che giocatori, con che spirito si vedrà.

Siviglia Inter 21-8-2020

Sono comunque già passati alcuni giorni da questa maledetta finale ma ancora tribolo a ricollocarmi nel mondo. Vivo sul divano, fisso lo schermo spento della TV mentre Saura – preoccupata – mi prepara qualcosa da mangiare là in cucina.

Fissare la televisione spenta – foto TT

Mi butto sul letto in questi pomeriggi afosi e perdo ore a fissare i riflessi del sole che filtrano attraverso le tapparella della finestra.

Fissare i riflessi del sole che filtrano dalle tapparelle – foto TT

Verso sera scendo a scrutare la Borgo Massenzio skyline in cerca di risposte.

Fissare i tramonti estivi alla Domus – foto TT

poi sulla balconata osservo la pioggia di temporali estivi cadere pesante.

Minnie, in apprensione, mi viene vicino e medita sui blues che stanno scuotendo il suo umano di riferimento.

Minnie cerca di consolarmi – foto TT

Inter, io ti amo alla follia, però non farmi sempre soffrire.

OUTRO

Cerco così di distrarmi e dunque di sbarazzarmi di me stesso cercando bevande che mi facciano volare e di cui mi ha messo a conoscenza il mio amico Paolino P.:

LED ZEP Luglio 1973 – The Starship

LED ZEP Luglio 1973 – The Starship

LED ZEP Luglio 1973 – The Starship

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Brevi racconti di Ferragosto: “Bigliettini”

15 Ago

A pranzo ero solito andare allo Zippo Café, un ristorantino tavola calda vicino al posto in cui lavoravo. Il locale non era niente male, design semplice e dignitoso, cucina discreta. Spesso me ne andavo lì da solo, bevevo un’acqua frizzante fredda, ordinavo spaghetti alla carbonara, prosciutto e melone o secondi tipo petto di pollo con spinaci, e pensavo ai fatti miei. Avventori andavano e venivano, occupando e liberando i tavoli così velocemente che, se filmata, la cosa poteva essere trasmessa in loop in una di quelle mostre dedicate all’arte moderna col titolo “la pausa pranzo”.

Le ampie vetrate davano su di un ampio parcheggio dove ogni giorno lasciava la sua macchina il mio amico e collega Mario Bruce Corradinsteen. Lo avevo conosciuto trent’anni prima, ero appena arrivato nell’azienda in cui lavorava e, malgrado il suo approccio sempre un po’ sgrauso, dopo poco diventammo amici, a tal punto che fu l’unico con cui rimasi in contatto quando me ne andai dieci anni più tardi. Nel corso del tempo diventò più che un fratello e una delle presenze su cui si fondava la mia vita. Condividevamo visione del mondo, della politica e un’amore smisurato per la stessa squadra di calcio, un’entità sportiva che ci faceva palpitare il cuore. Spesso guardavamo le partite trasmesse dalla televisione insieme, tra imprecazioni, bestemmie, disperazione e improvvisi scoppi di gioia cosmica, il tutto col gusto delizioso che solo lo sport (e una paio di bicchierini di Rum Legendario) che tanto amavamo sapeva darci.

Durante questi pasti veloci come mio solito ponderavo il senso della vita, il caos esistenziale in cui eravamo immersi, il caso che aveva dato origine a tutto. Mi passavano di fianco donne incorniciate nelle loro vesti estive: ampie gonne svolazzanti, leggeri pantaloni alla Capri sfrangiati appena sotto il ginocchio, canottiere da cui maliziosamente correvano in parallelo le spalline dei reggiseni, camicette fru-fru fatte di nastri e pizzi e di una foggia decisamente fuori dal tempo per le giovani donne del sud che le indossavano. Il problema erano le calzature. A parte qualcuna che indossava scarpe estive degne di nota con tacco medio, intreccio blu e greige e magnifico cinturino che correva intorno al collo del piede, e qualcun’altra che portava sneakers della mia marca preferita, quasi tutte avevano i sandali, calzatura contro la quale, con i miei amici, avevo iniziato da anni una campagna denigratoria. C’erano sandali e sandali, vero, ma troppo spesso la gente finiva per indossare modelli, dal punto di vista estetico, irricevibili. Pensavo inoltre che se si decideva di indossarli la cura del piede doveva essere assoluta, quando tutto quello che vedevo era pelle trascurata e talloni screpolati.

Una volta terminati gli spaghetti, finito il melone e sorseggiato l’ultimo goccio di acqua frizzante come fosse la mia Belgian Blanche preferita, me ne rimanevo appollaiato sullo sgabello qualche minuto cercando di sbarazzarmi di me stesso prima di tornare in ufficio. In quel frangente lo sguardo tornava a cadere sulla macchina di Corradinsteen e iniziai ad elaborare l’idea di lasciargli sul finestrino dei bigliettini, utilizzando pezzetti della commessa riposta sul tavolo. La cosa si protrasse per diverse settimane ogni qualvolta mi fermavo a pranzo allo Zippo. Mi divertiva immaginare le facce che avrebbe fatto il mio amico un volta che – a fine turno – sarebbe arrivato alla macchina e, nell’atto di aprire la portiera, si sarebbe trovato il bigliettino davanti al naso.

I messaggini che gli lasciavo erano di stampo calcistico, volutamente infantili, e alludevano ai personaggi cardine che preferivo della nostra squadra del cuore.

Ripensandoci oggi scuoto la testa, sorrido tra me e me e mi chiedo che cosa avrà mai pensato Mario Bruce. Molto tempo dopo venni poi a sapere che il mio sodale conservò negli anni tutti i bigliettini; lo fosse venuto a sapere il mio amico Paolino P. ci avrebbe dato delle “nase fruste*.

(©Stefano Tirelli 2040)

 

 

*modenese per “ultra gay”.

 

 

 

 

BOOTLEGS: Led Zeppelin, Long Beach, CA March 11, 1975 (Mike Millard Master Tapes via JEMS and Dadgad) TTT½

26 Lug

ITALIAN / ENGLISH

BOOTLEGS: Led Zeppelin,Long Beach, CA March 11, 1975 (Mike Millard Master Tapes via JEMS and Dadgad The Lost and Found Mike the MICrophone Tapes Volume 37) – TTT½

Mike Millard Legacy intro

Di Mike Millard su questo blog ne abbiamo parlato più volte, amante del rock proveniente dalla west coast americana, dal 1973 al 1992 registrò parecchi concerti tenutisi in quell’area. Lo fece con una strumentazione di qualità, per quei tempi davvero notevole, portandola all’interno delle arene in questione usando diversi stratagemmi (a volte anche fingendosi disabile e quindi su una sedia a rotelle). Le sue sono dunque registrazioni audience, cioè prese dal pubblico, ma di una qualità micidiale; non è un un caso che ancora oggi – tra il giro di appassionati – siano considerate tra i documenti migliori per quanto riguarda l’epoca d’oro della musica rock. Sì perché con le registrazione audience si ha l’idea esatta di cosa fosse andare ad un concerto rock, la performance dell’artista catturato nella sua essenza più pura: l’umore e le scosse emotive del pubblico, la musica messa su nastro senza artifici (e dunque senza le modifiche e i trucchetti presenti nei dischi dal vivo ufficiali), i commenti dei fans che a tratti finivano sul nastro. La fortuna ha voluto che i LZ fossero tra i suoi gruppi preferiti e, ad esempio, le sue registrazione di alcuni dei sei concerti tenuti nel 1977 a Los Angeles sono per tutti noi testimonianze preziosissime. Nel 1994 Millard decise di togliersi la vita, decisione che non ci permettiamo di giudicare e quindi tralasciamo di commentare gli abissi di dolore a cui deve essere andato incontro. Per moltissimo tempo le sue cassette rimasero archiviate nella sua stanza a casa di sua madre, le registrazioni che circolavano provenivano infatti da copie che lo stesso Millard aveva fatto per amici e altri collezionisti. Successe poi che sua madre finalmente affidò ad amici intimi di suo figlio le tante cassette (si parla di 280 concerti registrati) in modo che potessero essere trasferite e quindi salvate su DAT. Sotto all’articolo riporto (oltre al testo che accompagna la registrazione di RP di cui tra poco parleremo) tutta la lunga storia in caso qualcuno fosse interessato. Per chiudere questo breve riassunto, quando si pensava che i master originali di Millard fossero andati persi, ecco che vengono ritrovati, rimasterizzati e messi gratuitamente in circolo da generosi collezionisti e amanti del rock come noi. E’ dunque doveroso mandare un pensiero a Mike Millard perché grazie ai suoi nastri il rock si mantiene vivo e noi possiamo ancora illuderci di vivere in prima persona i momenti più esaltanti della musica che amiamo.

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Live Recording reflections

Benché in molti considerino i concerti tenuti dai LZ negli anni che vanno dal 1968 al 1980 delle esperienze cosmiche, degli eventi determinanti per le vite di chi gli ha vissuti (e io non ho nessun dubbio a tal proposito), è ben essere realisti e schietti (e chi frequenta questo blog sa che cerchiamo di esserlo con buona determinazione) e ammettere che dal 1975 in poi i tour del gruppo furono grandiosi dal punto di vista dello spettacolo, del botteghino, del business, ma che non sempre lo furono dal punto di vista musicale. Il chitarrista spento e disconnesso causa uso di sostanze chimiche, il cantante alle prese con grossi problemi alla voce dovuti ad una presunta operazione alle corde vocali (avvenuta forse tra il 1973 e il 1974), a continue bronchiti e influenze e soprattutto ad un uso scriteriato della (incredibile) voce nei primi 5 anni di esistenza del gruppo (se entri a freddo – senza nessun riscaldamento vocale – e parti con Immigrant Song, sera dopo sera, è chiaro che prima o poi paghi dazio). Il tour del 1975 ne è la prova più evidente: il gruppo arriva a Chicago nel gennaio del 1975, Robert Plant si becca l’influenza che per tutta la durata della tournée tormenterà lui e di conseguenza gli spettatori presenti ai concerti. Questo concerto di Long Beach di cui scriviamo oggi non ha grandi estimatori tra i fan storici del gruppo eppure a me a tratti non sembra niente male ma è chiaro che ne parlo perché di questo concerto esiste la registrazione del leggendario Mike Millard, registrazione recentemente rimasterizzata dal Team JEMS in collaborazione con Dadgad (tra l’altro nostro personale amico, che il Dark Lord lo abbia in gloria); sebbene esista da qualche anno anche una eccellente versione soundboard, quello che riescono a dare le Mike Millard recording in termini di pathos non ha confronto, dunque versione questa da preferire.

Il tour del 1975 si apre con due warm-up gig a Rotterdam (11/01) e a Brussels (12/01) per poi prendere il largo nel Nord America dal 18/01 in Minnesota al 27/03 in California e ritornare in Europa in maggio per le cinque date di Earls Court a Londra. Lo show dell’11/03 è la prima di due date che si tengono alla Long Beach Arena, un edificio con una capacità di 15.000 posti per quanto riguarda i concerti.

Long Beach Arena

Long Beach Arena

ANNOUNCER: the house lights are down, now, so you’ll have a good view. The people behind the stage, keep your seats. You have a good seats now. Thank you very much. The American return of Led Zeppelin.”The American return of Led Zeppelin”.

E’ questo che dice l’annunciatore prima che il gruppo si lanci in Rock And Roll. La qualità audio è sin da subito fantastica (come sottolineo sempre, tenendo presente che si tratta di una registrazione audience … presa dal pubblico insomma). Ti sembra di essere al concerto, posizionato nelle prime file. Voce e strumenti sono ben bilanciati e perfettamente distinguibili, i ragazzi della Showco sapevano davvero il fatto loro. La voce di Robert non è disastrosa come mi sembrava di ricordare. Non amo molto Sick Again, un discreto per quanto anonimo brano rock che i LZ hanno comunque spesso suonato dal vivo. Durante l’uso dell’effetto Phaser 90 della MXR, il suo della chitarra copre un po’ troppo gli altri strumenti.

RP: Good evenin’! Good eveeenin’! We must apologize for the, um, the slight delay, but, um, we couldn’t get into the building. And, we haven’t got any tickets. Um, it’s a fact. A sort of well known scalper, well, he, he, you know, I mean, we blew it, you know. And it was blown as well. So tonight we’re gonna tell you what we intend to do. We intend to take six and a half years of changes and give you, and give you just a little taste of the six and a half years. A little bit from here, a pinch of the best. The best rock, if you take my meaning. It starts like this.

Over The Hills And Far Away non è niente male. La qualità audio si conferma altissima. Nel tour del 1975 il suono di chitarra di Page era più pulito del solito, forse persino troppo, un pelo di sustain in più non avrebbe guastato. Buono il lungo assolo di Page, sostenuto come sempre da un inarrestabile Bonham e da un perfetto Jones.

RP: Thank you very much. Thank you very much. Ah, feeling really invigorated by the English weather you, you’ve been havin’, you know. It’s, uh, it’s put us back into the healthy, um, you know, sometimes on the road you gets a bit, uh, and then you get the English weather in L.A., that’s too much. So watch out. If you intend to sit still, forget it. We just managed, uh, not only to get a record label together, but to get an album together, Physical Graffiti. And, um, once again it has a large variety of material and, um, thoughts of our consciousness. We gonna play some of it for you. This is the first one. It comes from way way back, older than my boots.

In My Time Of Dying è suonata molto bene, d’altra parte è un brano in accordatura aperta e con questo accorgimento di solito i chitarristi sono facilitati nell’adempiere al loro dovere. La voce di Robert regge, il chilometraggio blues le dà suggestive sfumature. Bonham è di nuovo uno spettacolo, e Jones tiene tutti agganciati al terreno. Che magnifico bassista.

RP Thank you. I see the front row’s filling up very slowly. Who is Atlantic Records? Bloody state. Right, now this is a song that you definitely will have heard before, unless you’ve had your ears shut for two and a half years. It depicts a tale, or rather it, it lends itself to a series of events and, and places and ports of call throughout the world that we stopped at where, fortunately, the foot of Western man hadn’t trodden too often. And it was in these places that everything seemed to be good and wholesome and cheap and clean. And the red lights always shone brightly. In fact, ‘The Song Always Remained the Same.’

The Song Remains The Same / The Rain Song. L’introduzione di TSRTS è uno di quei momenti che ti fa comprendere come il buraccione LZ sia componente fondamentale del successo interplanetario della band. Qualità audio sempre altissima, tanto che una volta di più occorre mandare un pensiero al grande, grandissimo Mike Millard. The Rain Song in alcuni momenti pare disgiunta, forse a causa dei problemi al Mellotron.

RP: Ladies and gentlemen. For the benefit of anybody who was making a bootleg then, the twelve-string was out of tune on ‘Song Remains the Same.’ Sunny California. Hang on, tick. Is that gonna be alright? We gonna, um, we gonna continue with John Paul Jones trying to manipulate a mobile orchestra. John Paul Jones on mellotron, who I might add is looking a little bit harassed with the sounds that are coming out of it. Harassed. Excuse me. This song is, um, it’s a song that we created, or it created itself in amongst a lot of chaos and, um, change. And yet the song is basically quite a very straight forward, straight thinking thing. Lateral thinking, as my friend James puts it. Uh, this is a song about the wasted land, the land that was once green and fertile. ‘Kashmir.’

In Kashmir (altro pezzo in accordatura aperta) la batteria trattata con effetti non crea l’atmosfera giusta secondo me, il Mellotron continua ad avere problemi ma la versione del pezzo è buona. Robert la canta con grinta.

RP: John Paul Jones on mellotron. A complete Pakistani orchestra, all in one pool player. John’s been studying and concentrating a lot on the keyboards. He’s also got into Chuck Randall and, uh. You will excuse us if we have a good time, won’t you? This is another track that features, uh, hang on, John’s in trouble. And, this short break should be really filled up with a bit of schpeel, but, um, I really can’t tell schpeely things. There’s a man in the wings who is very good at doing Lenny Bruce imitations. This is a track about another song about a journey, um, a journey which will never, ever be finished for anybody. It’s called ‘No Quarter.’ 

Ogni volta che parte No Quarter ho i brividi: il suono di tastiera galleggiante, quello tondo, corposo e pieno della batteria di Bonham, l’alone di mistero e di sopranaturale del pezzo, la profondità del cosmo che ci schiaccia verso paure ancestrali … ec lavòr, ragàs (come diciamo qui in Emilia)! L’assolo di piano (con qualche problema di collegamento tra i vari cavi che genera fastidiosi rumori di fondo) di Jones e di chitarra di Page stasera sono poco ispirati e un po’ tediosi, alla batteria Bonham invece è sempre superlativo.

RP: John Paul Jones, grand piano. The taste of naughty equipment. We seem to have a little trouble on the keyboard side of things at the moment. There’s a little bit of buzzin’ and hummin’. But nevertheless, we shall hot things up a little bit. Now, a long time ago, in the South of Ameri, in the South of North America, there was a guy called Robert Johnson who wrote a lot of really good blues things, and this maybe should be a tribute to his art, or capabilities, this next song, ‘cuz anyway, it’s, it’s slightly relative in its, where it comes from. This is a song all about motorcars, but on the other hand. The drumming and the hammering is by courtesy of Acme Quaalude Company, Limited, in the back. This is a guy building a chicken pen. Can you hear it? I mean, over to our roving reporter. Shithead. This is called ‘Trampled Underfoot.’

In Trampled Underfoot Robert fatica, ma con stile ed esperienza rende le sbavature quasi un marchio distintivo. Anche qui John Paul Jones e Jimmy Page hanno problemi di ispirazione ma la carica del brano riesce a celare queste performance opache.

RP: Yes, that’s one for the motor car trade, or the trade or the motorcar. Uh, Jimmy just broke two strings, and John Bonham is just about to have a hernia. Hang on a bit. We’d like to dedicate this next song to, uh, The Chateaux Marmont, and the Continental Hyatt House, and all the places where there’s cockroaches on the floor. And, um, we’re gonna feature now, in fact, the, the grand work and the grand percussion skills of the one and only Mr Dynamo! Mr Cockstarch! John Bonham! ‘Moby Dick!’

Durante il giro di Moby Dick, il gruppo pare a tratti fuori tempo, sarà forse per il suono di batteria completamente cambiato e sicuramente peggiorato. Verso la fine il solito lavoro sui timpani sintetizzati, ma anche qui il sound non sembra funzionare e quindi convincere. Ad ogni modo 21 minuti di follia tambureggiante.

RP: Bonzo Bonham! Let’s hear it for John Bonham, ‘Moby Dick!’ John Bonham. John Henry Bonham. Gardener of the year. Good evening. Nice of you to make it. Ahh. I didn’t see you on the way in. …, hold on, vocal diarrhea. A long time ago, uh, when I was nineteen, and we all got together in a room that cost two dollars fifty for a week. Just in case it didn’t work. To see if it could work. The second thing that we tried made us sure. The first thing that we did was sign a contracts. Second thing that we did, we were really sure that we should be together from now until the ultimate finale of the big bright light. And this is the second thing.

Devo ancora rimarcare l’ottima qualità audio, in cuffia a buon volume l’inizio di Dazed And Confused è una meraviglia. Considerati i problemi alla voce, Robert si dimostra un grande: coraggioso e impavido. Benché il gruppo non fosse al suo massimo, la Dazed And Confused del 1975 rappresenta uno dei picchi dei LZ. Tra i 28 e i 40 minuti di esoterismo musicale, dipinto con i colori della decadente grandeur che il gruppo sfoggiava a quel tempo. Scrivo questo al minuto 5:30, sembra incredibile che nel 1975 avessero questa forza espressiva. L’entrata di Bonham prima del magniloquente arpeggio MI- / DO (su cui stasera Robert canta il testo di Woodstock) è uno di momenti ritmici patrimonio della umanità. Se avessi potuto essere presente ad un concerto – seppur standard – come questo e dunque aver vissuto una Dazed And Confused di tale spessore, ne sarei uscito pronto per imbarcarmi su un vascello diretto a sfidare le maestose insidie di Capo Horn. L’uscita di Bonham dalla sezione dell’arpeggio citato è di nuovo un esempio del suo grandissimo talento. Il lavoro del Dark Lord con l’archetto di violino è efficace e seducente. Quando va sugli alti sembra di soccombere al canto delirante delle sirene di Ulisse. Mi fanno davvero pena i fan dei LZ che non vanno oltre il 1972, perché una Dazed And Confused come questa vale tantissimo. La qualità sonora è semplicemente perfetta, che razza di nastro audience questo! Durante la sfuriata elettrica Page è un portento (sporco, illuminato, ispirato) e Bonhan e Jones sono poderosi. 28 minuti di estasi e tempesta elettrica. Solo i Led Zeppelin!

( assente nella registrazione: RP: On guitar, Jimmy Page. That was a combination of, um, key signatures that just will never occur again. Amidst the, um, rushing and the screaming of cowboys. (Our cowboy in the sand.) Um, now and again there comes, uh, a song that we really, really really dig and we find that we can get right across with no trouble at all. This is for the people beyond the third row. The people in the darkness)

Stairway To Heaven inizia bene, la voce di Robert non ha scricchioli e quando entra Bonham tutto sembra paradossalmente ancora più chiaro. La pedaliera basso si sente benissimo, quelli delli Showco erano davvero i numeri uno al quel tempo per quanto riguarda la amplificazione dei concerti Rock. Buono l’assolo di chitarra, che comprende il 4 giri di bicordi che qui alla Domus Saurea appassionano molto.

RP: Long Beach! Thank you very much for your time and, uh, goodnight.
Well?

Come spesso capitava in quegli anni, di ritorno sul palco per i bis, il gruppo si presentava in condizioni discutibili. Il riff di Whole Lotta Love è suonato da Page con poca dinamica e la band sembra scollata. Peggiora anche il suono degli strumenti., Solo il basso di Jones sembra essere all’altezza. The Crunge è un po’ approssimativa, la sezione Theremin invece funziona a dovere. L’intenzione di Plant in Black Dog è quella giusta, peccato il sound meno definito di chitarra e batteria.

Ladies and gentlemen of Long Beach, goodnight. Sleep well. Half a quaalude with water

Registrazione dunque eccellente di un discreto (a tratti ottimo) concerto dei LZ.

Qui l’audio pubblicato due settimane fa su youtube:

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(macaroni)ENGLISH

Mike Millard Legacy intro

We have talked about Mike Millard on this blog few times, he was a rock music lover from the US west coast and from 1973 to 1992 he recorded several concerts held in that area. He did it with quality equipment, for those times truly remarkable, bringing it inside the arenas in question using different stratagems (sometimes even pretending to be disabled and therefore in a wheelchair). His are therefore audience recordings, that is, taken by the public, but of a deadly quality; it is no coincidence that even today – among the circle of fans – they are considered among the best documents regarding the golden age of rock music. Yes, because with audience recording you have the exact idea of ​​what it was like to go to a rock concert, the artist’s performance captured in its purest essence: the mood and emotional shocks of the audience, the music put on tape without artifice (and therefore without the edits and the tricks present in the official live records), the comments of the fans who sometimes ended up on the tape. Luckily LZ were among his favorite bands and, for example, his recordings of some of the six concerts held in 1977 in Los Angeles are precious testimonies for all of us. In 1994 Millard decided to take his own life, a decision that we do not allow ourselves to judge and therefore we neglect to comment on the abysses of pain that he must have gone through. For a very long time his cassettes remained archived in his room at his mother’s house, the records circulating in fact came from copies that Millard himself had made for friends and other collectors. Then it happened that his mother finally entrusted the many tapes (we are talking about 280 recorded concerts) to close friends of his son so that they could be transferred and then saved on DAT. Under the article I carry over (in addition to the text that accompanies the registration of RP which we will shortly talk about) the whole long story in case anyone is interested. To close this short summary, when it was thought that the original Millard masters had been lost, here they are found, remastered and put into free circulation by generous collectors and rock lovers like us. It is therefore a duty to send a thought to Mike Millard because thanks to his tapes rock remains alive and we can still delude ourselves to experience firsthand the most exciting moments of the music we love.

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Live Recording reflections

Although many consider the concerts held by the LZ in the years from 1968 to 1980 of cosmic experiences, of the decisive events for the lives of those who lived them (and I have no doubt about it), we got to be realistic and frank (and those who frequent this blog know that we are straight shooters ) and admit that from 1975 onwards the group tours were great from the point of view of the show, the box office, the business, but that it was not always the case from the musical point of view. The guitarist turned off and disconnected due to the use of chemical substances, the singer struggling with major voice problems due to an alleged vocal cord operation (perhaps between 1973 and 1974), to continuous bronchitis and influences and above all to a reckless use of the (incredible) voice in the first 5 years of existence of the group (if without any vocal warming you start a show with Immigrant Song, evening after evening, it is clear that sooner or later you pay duty). The 1975 tour is the most evident proof of this: the group arrives in Chicago in January 1975, Robert Plant gets the influence that for the duration of the tour will torment him and consequently the spectators present at the concerts. This Long Beach concert we are writing about today does not have great admirers among the historical fans of the group and yet at times it does not seem that bad but it is clear that I am talking about it because of this concert there is the recording of the legendary Mike Millard, a recording recently remastered by the JEMS team in collaboration with Dadgad (our personal friend, may the Dark Lord bless him); although an excellent soundboard version  exists, what Mike Millard recordings can do in terms of pathos has no comparison, so this version is preferred.

The 1975 tour opens with two gig warm-ups in Rotterdam (11/01) and Brussels (12/01) and then take off in North America from 18/01 in Minnesota to 27/03 in California and return to Europe in may for the five dates of Earls Court in London. The 11/03 show is the first of two dates held at the Long Beach Arena, a building with a capacity of 15,000 seats for concerts.

ANNOUNCER: the house lights are down, now, so you’ll have a good view. The people behind the stage, keep your seats. You have a good seats now. Thank you very much. The American return of Led Zeppelin. “The American return of Led Zeppelin”.

This is what the announcer says before the group launches into Rock And Roll. The audio quality is immediately fantastic (as I always emphasize, bearing in mind that it is an audience recording … taken by the public in short). You seem to be at the concert, positioned in the front rows. Voice and instruments are well balanced and perfectly distinguishable, the Showco guys really knew what they were doing. Robert’s voice is not as disastrous as I seemed to remember. I don’t like Sick Again, a discreet though anonymous rock song that LZ have often played live anyway. While using the MXR’s Phaser 90 effect, the guitar covers a little too much the other instruments.

RP: Good evenin ‘! Good eveeenin ‘! We must apologize for the, um, the slight delay, but, um, we couldn’t get into the building. And, we haven’t got any tickets. Um, it’s a fact. A sort of well known scalper, well, he, he, you know, I mean, we blew it, you know. And it was blown as well. So tonight we’re gonna tell you what we intend to do. We intend to take six and a half years of changes and give you, and give you just a little taste of the six and a half years. A little bit from here, a pinch of the best. The best rock, if you take my meaning. It starts like this.

Over The Hills And Far Away is not bad. The audio quality is confirmed to be very high. On the 1975 tour, Page’s guitar sound was cleaner than usual, perhaps even too much, a hair of more sustain would have helped the general impression. Page’s long solo is good, supported as always by an unstoppable Bonham and a perfect Jones.

RP: Thank you very much. Thank you very much. Ah, feeling really invigorated by the English weather you, you’ve been havin ‘, you know. It’s, uh, it’s put us back into the healthy, um, you know, sometimes on the road you get a bit, uh, and then you get the English weather in L.A., that’s too much. I know watch out. If you intend to sit still, forget it. We just managed, uh, not only to get a record label together, but to get an album together, Physical Graffiti. And, um, once again it has a large variety of material and, um, thoughts of our consciousness. We gonna play some of it for you. This is the first one. It comes from way way back, older than my boots.

In My Time Of Dying it played very well, on the other hand it is a piece in open tuning and with this trick guitarists are usually facilitated in fulfilling their duty. Robert’s voice is okay, the blues mileage gives it suggestive nuances. Bonham is again sublime, and Jones keeps everyone hooked to the ground. What a magnificent bass player.

RP Thank you. I see the front row’s filling up very slowly. Who is Atlantic Records? Bloody state. Right, now this is a song that you definitely will have heard before, unless you’ve had your ears shut for two and a half years. It depicts a tale, or rather it, it lends itself to a series of events and, and places and ports of call throughout the world that we stopped at where, fortunately, the foot of Western man hadn’t trodden too often. And it was in these places that everything seemed to be good and wholesome and cheap and clean. And the red lights always shone brightly. In fact, ‘The Song Always Remained the Same.’

The Song Remains The Same / The Rain Song. The introduction of TSRTS is one of those moments that makes you understand how the LZ “buraccione” (sound impact) is a fundamental component of the band’s interplanetary success. Audio quality is always very high, so much so that once more it is necessary to send a thought to the great, great Mike Millard. The Rain Song at times seems disjointed, perhaps due to problems with the Mellotron.

RP: Ladies and gentlemen. For the benefit of anybody who was making a bootleg then, the twelve-string was out of tune on ‘Song Remains the Same.’ Sunny California. Hang on, tick. Is that gonna be alright? We gonna, um, we gonna continue with John Paul Jones trying to manipulate a mobile orchestra. John Paul Jones on mellotron, who I might add is looking a little bit harassed with the sounds that are coming out of it. Harassed. Excuse me. This song is, um, it’s a song that we created, or it created itself in among a lot of chaos and, um, change. And yet the song is basically quite a very straight forward, straight thinking thing. Lateral thinking, as my friend James puts it. Uh, this is a song about the wasted land, the land that was once green and fertile. ‘Kashmir.’

In Kashmir (another piece in open tuning) the drumes are treated with effects  and they does not create the right atmosphere in my opinion, the Mellotron continues to have problems but the version of the piece is nice enough. Robert sings it with determination.

RP: John Paul Jones on mellotron. A complete Pakistani orchestra, all in one pool player. John’s been studying and concentrating a lot on the keyboards. He’s also got into Chuck Randall and, uh. You will excuse us if we have a good time, won’t you? This is another track that features, uh, hang on, John’s in trouble. And, this short break should be really filled up with a bit of schpeel, but, um, I really can’t tell schpeely things. There’s a man in the wings who is very good at doing Lenny Bruce imitations. This is a track about another song about a journey, um, a journey which will never, ever be finished for anybody. It’s called ‘No Quarter.’

Every time No Quarter starts I get chills: the floating keyboard sound, the round, full-bodied Bonham’s drums, the halo of mystery and supernatural of the piece, the depth of the cosmos that crushes us towards ancestral fears .. . ec lavòr, ragàs (as we say here in Emilia, what a great work, boys!)! The piano solo (with some connection problems between the various cables that generate annoying background noises) of Jones and Page’s guita solo tonight are not very inspired and a little tedious, Bonham drums it is always superlative.

RP: John Paul Jones, grand piano. The taste of naughty equipment. We seem to have a little trouble on the keyboard side of things at the moment. There’s a little bit of buzzin ‘and hummin’. But nevertheless, we shall hot things up a little bit. Now, a long time ago, in the South of Ameri, in the South of North America, there was a guy called Robert Johnson who wrote a lot of really good blues things, and this maybe should be a tribute to his art, or capabilities , this next song, ‘cuz anyway, it’s, it’s slightly relative in its, where it comes from. This is a song all about motorcars, but on the other hand. The drumming and the hammering is by courtesy of Acme Quaalude Company, Limited, in the back. This is a guy building a chicken pen. Can you hear it? I mean, over to our roving reporter. Shithead. This is called ‘Trampled Underfoot.’

In Trampled Underfoot Robert struggles, but with style and experience makes the burrs almost a distinctive brand. Here, too, John Paul Jones and Jimmy Page have problems of inspiration but the charge of the song manages to conceal these opaque performances.

RP: Yes, that’s one for the motor car trade, or the trade or the motorcar. Uh, Jimmy just broke two strings, and John Bonham is just about to have a hernia. Hang on a bit. We’d like to dedicate this next song to, uh, The Chateaux Marmont, and the Continental Hyatt House, and all the places where there’s cockroaches on the floor. And, um, we’re gonna feature now, in fact, the, the grand work and the grand percussion skills of the one and only Mr Dynamo! Mr Cockstarch! John Bonham! ‘Moby Dick!’

During the Moby Dick riff section, the group seems maybe out of time, perhaps due to the completely changed and certainly worsened drums sound. Towards the end we have the usual work on the synthesized timpani, but even here the sound does not seem to work and therefore convinces. Anyway 21 minutes of drumming madness.

RP: Bonzo Bonham! Let’s hear it for John Bonham, ‘Moby Dick!’ John Bonham. John Henry Bonham. Gardener of the year. Good evening. Nice of you to make it. Ahh. I didn’t see you on the way in. …, hold on, vocal diarrhea. A long time ago, uh, when I was nineteen, and we all got together in a room that cost two dollars fifty for a week. Just in case it didn’t work. To see if it could work. The second thing that we tried made us sure. The first thing that we did was sign a contracts. Second thing that we did, we were really sure that we should be together from now until the ultimate finale of the big bright light. And this is the second thing.

Still I have to point out the excellent audio quality, in headphones at good volume the beginning of Dazed And Confused is a marvel. Considering the problems with the voice, Robert proves to be great: brave and fearless. Although the group was not at its best, the 1975 Dazed And Confused represents one of the peaks of LZ. Between 28 and 40 minutes of musical esotericism, painted in the colors of the decadent grandeur that the group sported at that time. I write this at 5:30, it seems incredible that in 1975 they had this expressive force. Bonham’s entry before the magniloquent E- / C arpeggio (on which Robert sings Woodstock’s text tonight) is one of humanity’s rhythmic moments. If I could have been present at a concert – albeit standard – like this and therefore had lived a Dazed And Confused of such thickness, I would have come out ready to embark on a vessel directed to challenge the majestic pitfalls of Cape Horn. Bonham’s exit from the aforementioned arpeggio section is again an example of his tremendous talent. The Dark Lord’s work with the violin bow is effective and seductive. When he goes on high tones we seems to succumb to the delusional song of the sirens of Ulysses. I really pity LZ fans who don’t go beyond 1972, because a Dazed And Confused like this is worth a lot. The sound quality is simply perfect, what kind of audience tape this is! During the electric outburst Page is a portent (dirty, illuminated, inspired) and Bonhan and Jones are powerful. 28 minutes of ecstasy and electric storm. Only Led Zeppelin!

(absent in this recording: RP: On guitar, Jimmy Page. That was a combination of, um, key signatures that just will never occur again. Amidst the, um, rushing and the screaming of cowboys. (Our cowboy in the sand.) Um, now and again there comes, uh, a song that we really, really really dig and we find that we can get right across with no trouble at all. This is for the people beyond the third row. The people in the darkness)

Stairway To Heaven starts well, Robert’s voice has no creaks and when Bonham enters everything seems paradoxically even clearer. Jones’ bass pedal is so clear, Showco was really the number one at that time as regards the amplification of the Rock concerts. The guitar solo is focused enough and it includes the 4 bichords lickes that here at Domus Saurea we are very passionate about.

RP: Long Beach! Thank you very much for your time and, uh, goodnight.
Well?

As often happened in those years, returning on stage for encores, the group presented itself in questionable conditions. The Whole Lotta Love riff is played by Page with little dynamics and the band seems to be unglued. The sound of the instruments also worsens. Only Jones’ bass seems to be up to par. The Crunge is a bit rough, the Theremin section works properly. The attitude of Plant in Black Dog is the right one, too bad the less defined sound of guitar and drums make things worse.

Ladies and gentlemen of Long Beach, goodnight. Sleep well. Half a quaalude with water

Therefore excellent recording of a discreet (sometimes excellent) concert by LZ.

Here the audio published two weeks ago on youtube:

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[Youtube = http: //www.youtube.com/watch? V = flGMqcj9Nv4 & t = 428s]

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Note che accompagnano la registrazione / Notes accompanying the recording:

Led Zeppelin
Long Beach Arena, Long Beach, CA, March 11, 1975
Mike Millard Master Tapes via JEMS and Dadgad
The Lost and Found Mike the MICrophone Tapes Volume 37

Recording Gear: AKG 451E Microphones (CK-1 cardioid capsules) > Nakamichi 550 Cassette Recorder

Transfer: Mike Millard Master Cassettes > Yamaha KX-W592 Cassette Deck (Dolby off) > Sony R-500 DAT > Analog Master DAT Clone > Focusrite Scarlett 6i6 > Sound Forge Audio Studio 13.0 capture > Adobe Audition 3.0 > iZotope RX and Ozone > Peak Pro 6 > FLAC

01 Rock And Roll
02 Sick Again
03 Over The Hills And Far Away
04 In My Time Of Dying
05 The Song Remains The Same
06 The Rain Song
07 Kashmir
08 No Quarter
09 Trampled Underfoot
10 Moby Dick
11 Dazed And Confused
12 Stairway To Heaven
13 Whole Lotta Love / The Crunge
14 Black Dog

Known Faults: None

Introduction to the Lost and Found Mike the MICrophone Series

Welcome to JEMS’ Lost and Found Mike the MICrophone series presenting recordings made by legendary taper Mike Millard, AKA Mike the MICrophone, best known for his masters of Led Zeppelin done in and around Los Angeles circa 1975-77. For the complete details on how tapes in this series came to be lost and found again, as well as JEMS’ long history with Mike Millard, please refer to the notes in Vol. One: http://www.dimeadozen.org/torrents-details.php?id=500680.

Until 2020, the Lost and Found series presented fresh transfers of previously unavailable first-generation copies made by Mike himself for friends like Stan Gutoski of JEMS, Jim R, Bill C. and Barry G. These sources were upgrades to circulating copies and in most instances marked the only time verified first generation Millard sources had been directly digitized in the torrent era.

That all changed with the discovery of many of Mike Millard’s original master tapes.

Yes, you read that correctly, Mike Millard’s master cassettes, long rumored to be destroyed or lost, have been found. Not all of them but many, and with them a much more complete picture has emerged of what Millard recorded between his first show in late 1973 and his last in early 1992.

The reason the rediscovery of his master tapes is such a revelation is that we’ve been told for decades they were gone. Internet myths suggest Millard destroyed his master tapes before taking his own life, an imprudent detail likely concocted based on the assumption that because his master tapes never surfaced and Mike’s mental state was troubled he would do something rash WITH HIS LIFE’S WORK. There’s also a version of the story where Mike’s family dumps the tapes after he dies. Why would they do that?

The truth is Mike’s masters remained in his bedroom for many years after his death in 1994. We know at least a few of Millard’s friends and acquaintances contacted his mother Lia inquiring about the tapes at the time to no avail. But in the early 2000s, longtime Millard friend Rob S was the one she knew and trusted enough to preserve Mike’s work.

The full back story on how Mike’s master tapes were saved can be found in the notes for Vol. 18 Pink Floyd, which was the first release in our series transferred from Millard’s original master tapes:

http://www.dimeadozen.org/torrents-details.php?id=667745&hit=1
http://www.dimeadozen.org/torrents-details.php?id=667750&hit=1

Led Zeppelin, Long Beach Arena, Long Beach, CA, March 11, 1975

The time has come.

We now know Mike Millard captured hundreds of great concerts, but without question Mike The Mike’s most famous works are his recordings of Led Zeppelin. Mike recorded his favorite band a total of ten times, five shows in 1975 and another five in 1977.

His now legendary rig, AKG 451 microphones and Nakamichi 550 cassette deck, was purchased in early 1975 for the express purpose of recording the upcoming Zeppelin shows at the Long Beach Arena and The Forum. Mike wanted to upgrade his gear to get the best possible results. Did he ever.

He tested out his new rig at a March 5, 1975 show by Rod Stewart and Faces at the Forum, six days prior to Zeppelin’s first SoCal date in Long Beach. The new equipment passed with flying colors: The Faces tape (Vol. 13 in our series) is outstanding. Mike was ready for “the American return of Led Zeppelin” as the stage announcer says just before the band takes the stage.

Since our Millard series resumed we’ve seen a few message board posts asking why we were waiting to do Mike’s Zeppelin tapes. The answer is we wanted to do them right, which isn’t as simple as it sounds as I will attempt to explain.

All of Mike’s Zeppelin masters in our possession come from the first batch of tapes Rob S borrowed from Mike’s mother and transferred to DAT. It’s no surprise Rob started with Mike’s best-known recordings, but that means our source is a 1644 DAT, not the master cassettes themselves.

The good news is Rob made excellent transfers from cassette to DAT, and while it would have been ideal to do azimuth correction on playback (as we do with all of Mike’s master cassettes), tape alignment doesn’t appear to be a material issue.

Mike’s Led Zeppelin recordings have been widely circulated for decades and exist in bootleg and download form in myriad versions, largely owning to the many remasters in circulation.

The provenance of extant Millard Zeppelin recordings can be cloudy. Around 2010, JEMS transferred a verified, unmarked set of first generation cassettes made by Mike himself. These tapes were transferred Dolby On, though Millard almost certainly played back his masters Dolby Off, which was his standard practice when making copies: master off, copy on.

Where other sources originate is murkier, though we know some trace back to a set of VHS Hi-Fi tapes Mike made from his masters for a collector who sent him a VHS recorder to do the transfers. These VHS tapes were then converted to DAT and often circulate as first-gen sources.

Anyone who has compared JEMS’ flat, Dolby-on transfers with the various remasters from other sources know they sound quite different. Many of us have grown accustomed to the remasters’ sound, which have often gone through a fair amount of processing to boost or drop frequencies, tame hiss, compress, expand, etc. That’s not a criticism of them, simply stating a fact. In fact, some of them are uncanny in terms of the fidelity they derived from the circulating sources.

Given that, the question I pondered about the transfers of Mike’s LZ cassette masters to DAT Rob made in the early 2000s is how would they compare to the remasters? Would they disappoint because the sound we are all used to is somewhat removed from the original sound? Or would that one true generation closer make a difference?

I did a few comparisons between Rob’s DATs and circulating versions, and struggled to land on a clear POV. Because we had a lot of other Millard tapes to work through, I figured the Zep masters could wait.

But a couple of months ago I decided to reach out to Dadgad, as I admired the work he had done on some key Zeppelin soundboards and the JEMS transfer of 6/27/77. Of the folks who had done a substantial number of Zep remasters, I liked what he and Winston did best. That’s my subjective opinion and it is a subject for which many collectors seem to have strong opinions.

There was also a decision to be made about what order to release the Zeppelin shows given the hodgepodge approach we have taken with Millard’s work so far. Chronological felt like the obvious and correct answer. With that decided, I sent Dadgad a sample of the Millard 3/11/75 Long Beach recording and what he sent back convinced me we had found the right path for this tape.

After some back and forth we settled on a version that polishes and sharpens Mike’s master tape while still keeping the music sounding natural. Dadgad found the power in the recording and the performance has never sounded fresher to my ears. Of course, we’re fortunate to have a soundboard recording of this particular show, and a good one at that, but it doesn’t diminish the appeal of Mike’s master which captures the performance and the atmosphere in excellent quality. Samples provided.

The performance itself surely needs no endorsement. As Jim says below, the SoCal run is one of the peaks of the ’75 tour. While I personally lose a little interest in the “Moby Dick” and “Dazed and Confused” portions of these shows, the first half of the set, “Rock and Roll” through “Trampled Underfoot” is pretty fucking great. Listening anew, I found appreciation for Robert Plant’s friendly, casual manner. He may have looked like a rock god fronting the biggest band in the land, but he addressed the audience in a charmingly informal manner.

Here’s what Jim R recalled about the first Led Zeppelin ’75 Long Beach show:

I attended the Led Zeppelin concert with Mike Millard on March 11th, 1975. It was at the Long Beach Arena.

This was the beginning of the wheelchair era, which itself had two phases. Initially, a friend of ours named Mike L (who was partially paralyzed) offered to bring in Mike’s equipment using his personal wheelchair. Mike L got the gear in for this show but was extremely late the following night (3/12) which explains why Mike only got a partial recording of the second Long Beach show. More on that when we post the 3/12 recording. By the time Zep was back in LA for the start of the Forum run on March 24, Millard had gotten his own chair and I pushed him in. “If you want a job done right, you do it yourself.”

We sat in Riser Section 20, Row B. One row up off the floor and even with about the 10th row of the floor. Definitely a PA recording.

During the show, you can hear Plant comment, “I see the front row is filling up slowly… bloody Atlantic Records.” It was opening night in the LA area, and because this was a highly anticipated show, the music industry had numerous ticket holds. Limited inventory due to those holds likely explains why Mike and I sat in the Risers. We had much better seats for the other nights; 5th row on the floor was our “worst” seat.

On March 10, the night before Long Beach, Mike and I actually drove down to San Diego and timed that show for tape flips to make sure we didn’t miss a note in Long Beach. Which begs the question, why didn’t we record the first San Diego show? The answer is the San Diego show was general admission in a venue that was already acoustically challenged. Mike only wanted to record from his preferred locations, which is why we went to such lengths to get the seats he desired for Long Beach and Inglewood. Hard as it is to believe now, if Millard couldn’t record from the location he wanted, he would stand down, preferring no tape at all to a recording not up to his high standards.

Speaking of questions, we have seen a few message board posts inquiring if Mike ever met any rock stars. The answer is yes. Here’s one of those stories.

Between the Long Beach and Forum shows there was a 12-day gap where the band performed in Seattle, Vancouver and a second San Diego concert (bizarrely there was no Bay Area stop on the ’75 tour). LA was their hub for all the West Coast dates. Knowing this, we checked the tour schedule, and on an off night took a drive to the Continental Riot House in Hollywood (Riot instead of Hyatt, as Plant had renamed it). As luck would have it, three of the four members of the group were in the lobby: Plant, Bonham and Jones. Page was presumably up in his room.

I brought along printed photos from the Long Beach 3/12 show where I shot from the 3rd row. Mike and I got autographs from all three guys, who were cordial and liked the pictures. Bonham was especially boisterous and fun. We then followed them to the Rainbow Room where we watched them eat hamburgers.

Led Zeppelin was still near their peak for these ’75 shows. An electric buzz in the building. Awesome shows every night. Mike and I attended all seven Long Beach, LA Forum and San Diego performances. We couldn’t get enough Zep. But it still bugged Mike for years that he didn’t record the full 3/12 show.

I hope you enjoy the March 11 recording. I’ve included some pictures from the show. Keep in mind my pictures from the other performances turned out much better since we had much closer seats.

Cheers to Mike.

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JEMS is proud to partner with Rob, Jim R and Barry G to release Millard’s historic recordings and to help set the record straight about the man himself.

We can’t thank Rob enough for reconnecting with Jim and putting his trust in our Millard reissue campaign. He kept these precious tapes under wraps for two decades, but once Rob learned of our methods and stewardship, he agreed to contribute the Millard DATs and cassettes to the program. Our releases would not be nearly as compelling without Jim’s memories and photos. As many of you have noted, the stories offer  a wonderful complement to Mike’s incredible audio documents.

As always, post-production support comes from the skilled hand of mjk5510, our partner and friend.

Finally, cheers to the late, great Mike the MICrophone. His work never ceases to impress. May he rest in peace.

BK for JEMS

Rolling Stones “Scarlet” – 1974 outtake featuring Jimmy Page

23 Lug

ITALIAN / ENGLISH

Si parla di questo pezzo da così tanti anni che mi sembra quasi incredibile poterlo ascoltare oggi. All’epoca si scriveva fosse un reggae scritto nel 1973 da Keith e Jimmy e dedicato alla figlia di quest’ultimo. Oggi non mi sembra plausibile, per di più sulle scatole dei nastri originali vi è riportata la data 5-10-74, dunque non è una outtake di Goats Head Soup, l’album del 1973 dei Rolling, benché sia contenuta nella nuova versione del disco in uscita il 4 settembre. Oggi il canale del gruppo su Youtube l’ ha messa in circolazione, ed è un piacere davvero poterla ascoltare.

RS 1974

A Keith Richards par di ricordare che “noi arrivammo allo studio per iniziare delle sessions mentre i Led Zeppelin finivano le loro (senza dubbio quelle di Physical Graffiti ndTim) e mi sembra Jimmy decise di rimanere. Non avevamo intenzione di registrala come canzone vera e propria, ma solo come demo, come dimostrazione del feel che potevano esprimere, ma devo dire che alla fine venne fuori bene, con una formazione come quella poi meglio usarla”.

KR 1974

Al primo ascolto mi è sembrata un po’ sconclusionata e confusa, al quarto invece mi è parsa magnifica. Una outtake certo, non rifinita, slabbrata, ma vivida e pieno di ardore. Keith che parte con un riff reggae rock, arricchito dal lavoro di Page, poi Jimmy enfatizza un accordone sostenuto e sospeso e quindi si passa al bel ritornello melodico con Jagger jaggering away. Segue un mini intervento alla solista di Jimmy e di nuovo il riff, accordone, ponte e ancora il bel ritornello con sotto il lavoro di Jimmy tra ritmica e solista. Finale tipico dei Rolling di quel periodo, con la lead guitar di Page che si infila sinuosa.

JPP 1974

Scambio qualche impressione col nostro Polbi:

Polbi: “Ho sempre voluto sentire i miei due chitarristi preferiti insieme, sarà un po’ grezza ma mi piace molto. Page con la sua maestosità cosmica riesce a trasformarsi in un perfetto lead guitarist per gli Stones. Dio benedica il Rock e tutto quello che si porta appresso.

Tim: “Se non ci fosse il Rock non so dove saremmo. Gli Stones 1971/75 sono i miei preferiti, l’arrivo di Wood è stata una disgrazia, avrebbero dovuto prendere Page :-), si sarebbe trasformato in un chitarrista perfetto per loro come dici tu, senza la cazzonaggine priva di talento di Wood e il distacco di Taylor”

Polbi: “Esattamente. Ora voglio sentire tutto il catalogo degli Stones 1966/75 con Page :-)’Il distacco di Taylor’, per quanto lo ami è una considerazione perfetta. Specialmente dal vivo suonava spesso per i cazzi suoi.”

Insomma, bel pezzo rock suonato insieme a Page e a Ric Grech dei Traffic / Blind Faith. Oltre alle tre outtake ormai molto reclamizzate, la deluxe edition conterrà anche il mitologico album dal vivo Brussels Affair del 1973, uno dei live album più entusiasmanti della musica Rock sebbene incredibilmente mai pubblicato dal gruppo negli anni d’oro.

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ENGLISH

We have been talking about this song for so many years that it seems almost incredible to be able to listen to it today. At the time it was written that it was a reggae composed in 1973 by Keith and Jimmy and dedicated to the latter’s daughter. Today it does not seem plausible to me, moreover on the boxes of the original tapes there is the date 5-10-74, therefore it is not an outtake of Goats Head Soup, the RS 1973 album, although it is contained in the new version of the record out on September 4th. Today the group on Youtube channel has put it into circulation, and it is a real pleasure.

RS 1974

Keith Richards says, “My recollection is we walked in at the end of a Zeppelin session. They were just leaving, and we were booked in next and I believe that Jimmy decided to stay. We weren’t actually cutting it as a track, it was basically for a demo, a demonstration, you know, just to get the feel of it, but it came out well, with a lineup like that, you know, we better use it.”

KR 1974

At first listen it seemed a bit rambunctious and confused, at the fourth it seemed magnificent to me. Yes, sure, just an outtake, unfinished, tattered, but vivid and full of ardor. Keith starts it with a reggae rock riff, enriched by the work of Page, then Jimmy emphasizes a sustained and suspended chord, the bridge and then everything moves on to the beautiful melodic refrain with Jagger jaggering away. A lead guitar mini-intervention follows and then again the riff, the chord, the bridge and the beautiful refrain with Jimmy’s work being a mix between the rhythmic and the soloist. Typical ending a la Rolling Stones of that era, with Page’s lead guitar twisting sinuously.

JPP 1974

I exchange some impressions with our Polbi:

Polbi: “I’ve always wanted to hear my two favorite guitarists together, it will be a little rough but I like it a lot. Page with his cosmic majesty he can transform himself into a perfect lead guitarist for the Stones. God bless Rock and all that it carries with it. “

Tim: “If there wasn’t Rock I don’t know where we would be. The 1971/75 Stones are my favorites, Wood’s arrival was a disgrace, they would have had to take Page :-), he would have turned into a perfect guitarist for them, like you say, without Wood’s untalented nonsense and Taylor’s detachment “

Polbi: “Exactly. Now I want to hear the whole Stones 1966/75 catalog with Page :-) ‘The detachment of Taylor’, as much as I love him it is a perfect consideration. Especially live he often played for himself.”

In short, nice rock song played together with Page and Ric Grech of Traffic / Blind Faith. In addition to the three very popular outtakes, the deluxe edition will also contain the mythological live album Brussels Affair from 1973, one of the most exciting live albums of Rock music although incredibly never released by the group in the golden years.

 

SERIE TV: “Lavoro a mano armata” (Netflix 2020) con Eric Cantona e Suzanne Clément – TTTT

19 Lug
Eric Cantona è stato un gran calciatore, ed ora è un gran attore. Uomo di talento il bad boy del calcio inglese, non c’è che dire, di talento e di carattere. Pur avendo giocato in parecchie squadre, sono stati gli anni spesi al Manchester United a renderlo famoso, insieme al noto l’episodio – per molti deprecabile – che gli valse una lunga squalifica e l’allontanamento momentaneo dal mondo del football. Successe nel gennaio del 1995, il Manchester United giocava in casa del Crystal Palace, Cantona fu espulso e, mentre raggiungeva il sottopassaggio, il tifoso del Palace e membro del Fronte Nazionale Britannico (formazione di estrema destra) Matthew Simmons – sceso nelle prime file degli spalti – gli urlò “ tornatene a fare in culo in Francia, francese bastardo” facendo il saluto nazista. Cantonà (i cui nonni materni furono costretti a fuggire dalla Spagna al tempo della guerra civile spagnola) sopportò per un po’ ma poi scatto e con un colpo di kung fu colpì il tifoso idiota con un calcio nel petto.
Smesso i panni del calciatore, Eric si è scoperto attore, ottimo attore direi.
Ho appena finito di guardare i sei episodi della prima stagione di Lavoro A Mano Armata, e li ho trovati proprio ben fatti. Eric è un portento, così come l’altra figura protagonista Suzanne Clément. La serie affronta il tema angosciante della perdita del lavoro a 50 e passa anni e dunque della cinica e violenta spregiudicatezza del sistema capitalista. Serie consigliatissima.

Suzanne Clément

Lavoro a mano armata – TTTT

A 57 anni il disoccupato Alain Delambre crede di aver trovato il lavoro ideale, ma le cose si mettono male quando scopre di essere solo una pedina in un gioco di potere.
Con: Eric Cantona,Suzanne Clément,Alex Lutz

Quando Trombetti parla dei Led Zeppelin …

18 Lug

Quando Trombetti parla dei Led Zeppelin mi tremano le ginocchia, perché non ne parla (solo) da fan, ne parla con cognizione di causa: li segue dal 1969, li ha visti e – nella veste di prestigioso giornalista musicale quale è – li può soppesare seguendo una prospettiva così più ampia che più ampia non si può; quindi – se anche un figura come la sua ne scrive in maniera così netta – non possiamo che avere conferma di quello che già pensiamo da sempre: i Led Zeppelin sono stati il più grande gruppo Rock mai apparso sulla Terra.

– articolo tratto dal blog Rock Around The Blog (il blog di Trombetti e Riva) – 

https://www.rockaroundtheblog.it/eroi-o-copioni-la-storia-del-gruppo-che-ha-cambiato-il-rock-and-roll/

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TOM DOYLE “CAPTAIN FANTASTIC – ELTON JOHN’S STELLAR TRIP THROUGH THE ’70S” (Poligon Books 2017) – T

11 Lug

Ho acquistato questo libro spronato dal bel film biografico “Rocket Man”. Volevo un libro scritto da qualcuno di valore che raccontasse il viaggio di Elton durante gli anni settanta (1970-76 in particolare).

Captan Fantastic non mi ha deluso, anzi! Tom Doyle prende in esame il periodo fine anni sessanta/inizio anni ottanta, e lo fa con le sue consuete capacità, parlando con onestà  e senza mai scendere nella morbosità anche dei momenti meno limpidi della carriera di Elton. La madre e John Reid (il manager) ne escono in maniera meno negativa rispetto al film e anche la figura dello stesso Elton ne guadagna grazie alla articolata descrizione della sua vita artistica (e non) raccontata nelle 280 pagine del libro.

Il suo fertile rapporto musicale con Bernie Taupin, la storia di affari e di sesso col suo manager, l’incredibile pressione a cui fu sottoposto (12 album da studio – compresa una colonna sonora- tra il giugno del 1969 e l’ottobre del 1976 e relativi tour), l’impressionante successo.

La enorme passione per i dischi (che studiava e catalogava minuziosamente) e la devozione verso i musicisti che più amava han fatto che la mia stima nei suoi confronti aumentasse di una spanna.

Un bel libro quindi, l’unico appunto che mi sento di fare è la mancanza di qualche dettaglio tecnico (date precise, scalette di tour, recensioni di concerti simbolo e via dicendo), credo che avrebbero arricchito la storia e magari aiutato ad entrare ancor di più nel magico mondo di Elton durante quegli anni.

Lingua: inglese.

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ABOUT THE AUTHOR

Tom Doyle is an acclaimed music journalist, author, and long-standing contributor to Mojo and Q. His work has also appeared in Billboard, The Guardian, The Times, and Sound on Sound. Over the years, he has been responsible for key magazine profiles of Paul McCartney, Elton John, Yoko Ono, Keith Richards, U2, Madonna, Kate Bush, and R.E.M., among many other artists. He is the author of The Glamour Chase: The Maverick Life of Billy MacKenzie, which has attained the status of a classic rock biography since its original publication, and Man on the Run: Paul McCartney in the 1970s, which has been optioned by StudioCanal for a feature film. He lives in London, England.
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ABOUT CAPTAIN FANTASTIC

The true story of Elton John’s meteoric rise from obscurity to worldwide celebrity in the weird, wild 1970s, based on rare one-on-one interviews with the Rocket Man himself—now the subject of a major motion picture.

In August 1970, Elton John achieved overnight fame with a rousing performance at the Troubadour in Los Angeles. Over the next five years, the artist formerly known as Reginald Dwight went from unheard of to unstoppable, scoring seven consecutive #1 albums and sixteen Top Ten singles in America. By the middle of the decade, he was solely responsible for 2 percent of global record sales. One in fifty albums sold in the world bore his name. Elton John’s live shows became raucous theatrical extravaganzas, attended by all the glitterati of the era.

But beneath the spangled bodysuits and oversized eyeglasses, Elton was a desperately shy man, conflicted about his success, his sexuality, and his narcotic indulgences. In 1975, at the height of his fame, he attempted suicide. After coming out as bisexual in a controversial Rolling Stone interview that nearly wrecked his career, and announcing his retirement from live performance in 1977 at the age of thirty, he gradually found his way back to the thing he cared about most: the music.

Captain Fantastic gives readers a behind-the-scenes look at the rise, fall, and return to glory of one of the world’s most mercurial performers. Rock journalist Tom Doyle’s insider account of the Rocket Man’s turbulent ascent is based on a series of one-on-one interviews in which Elton laid bare many previously unrevealed details of his early career. Here is an intimate exploration of Elton’s working relationship with songwriting partner Bernie Taupin, whose lyrics often chronicled the ups and downs of their life together in the spotlight. Through these pages pass a parade of legends whose paths crossed with Elton’s during the decade—including John Lennon, Bob Dylan, Groucho Marx, Katharine Hepburn, Princess Margaret, Elvis Presley, and an acid-damaged Brian Wilson.

A fascinating portrait of the artist at the apex of his celebrity, Captain Fantastic takes us on a rollicking fame-and-drug-fueled ride aboard Elton John’s rocket ship to superstardom.

https://www.penguinrandomhouse.com/books/534797/captain-fantastic-by-tom-doyle/