Di brutalità ne ho parlato a lungo con un’amica di recente, non necessariamente in senso stretto, piuttosto in senso lato; quando si ha a che fare con le persone, certe volte è davvero desolante constatare l’assenza di empatia, l’incapacità di molti di assumersi responsabilità, di affrontare le conseguenze delle proprie azioni, di andare nel profondo. Oggi vince la superficialità, il cinismo, il materialismo. Oggi trovare persone affidabili anche a livello personale è estremamente difficile.
In senso ampio, la brutalità comprende:
- Rozzezza e maleducazione: comportamenti scortesi, villani o privi di delicatezza (es. maniere brutali).
- Spietatezza: un’azione o un giudizio privi di riguardi, pietà o indagine morale (es. una verità detta brutalmente).
- Violenza psicologica o istituzionale: l’uso di una forza bruta non necessariamente fisica, come in contesti politici o sociali dove si ignora la dignità umana.
Mentre in senso stretto (stricto sensu) la brutalità si riferisce a crudeltà, ferocia o bestialità, in senso lato (lato sensu) si applica a qualsiasi atto di grossolanità, aggressività o mancanza di empatia.
Ecco, quello a cui mi riferisco è la mancanza di empatia e di rispetto per gli altri.
Sparire dopo aver avuto qualche contatto fisico ed effusioni con qualcuno significa essere dei pusillanimi, perché non è obbligatorio trasformare l’esperienza in una relazione; dubbi e ripensamenti sono umani, ma perlomeno confrontarsi con l’altro e metterlo al corrente della propria incertezza dovrebbe essere il minimo.
Non farsi sentire dopo aver scritto a una persona frasi d’amore profonde è brutalità.
È inaffidabilità quando qualcuno, legato ad altri da legami d’amicizia intensa, non rispetta accordi, dimentica gli appuntamenti e preferisce non farsi mai sentire; anche qui, secondo me, entra in campo la brutalità.
La brutalità non si ferma al piano personale: arriva al vertice quando l’uomo più ricco del mondo — e dunque con un potere immenso in grado di influenzare scelte geopolitiche mondiali — deride l’empatia e dice che non serve. Come popolazione umana siamo davvero alla frutta (anche perché lasciare che ricchezze incomparabili siano nelle mani di uno o di pochi è un chiaro fallimento dell’umanità; quando poi quell’uno o pochi sono esseri umani di basissimo livello, il tutto diventa una catastrofe). Ovviamente non è il solo: alcuni dei più potenti leader mondiali sono privi di umanità e costantemente brutali, ma non è questo aspetto che intendo affrontare su questo blog miserello, bensì la brutalità in senso lato appunto.
C’è chi è fiero di mantenere i propri messaggi WhatsApp quasi telegrafici e non approva quelli più inclini a contestualizzare una notizia che ci si scambia o ad ampliare di un minimo il discorso.
Non troppo tempo fa, in ambito lavorativo, mi trovavo, insieme al commerciale di riferimento, a congedarmi da un paio di dirigenti d’azienda che avevamo in visita. Arriviamo in reception, gli ultimi scampoli di conversazione: si lascia il business e si passa alla vita quotidiana. Uno dei due soggetti si accorge che la receptionist è una giovane donna di nemmeno vent’anni, tra l’altro carina. Agganciandosi a ciò che stava dicendo, le chiede: “Ad esempio, tu che cosa cerchi in un ragazzo?” Già il permettersi di rivolgersi con il “tu” a una sconosciuta, il porle una domanda personale senza sapere nulla della sua vita, mi fa sentire a disagio. “Se posso permettermi, ti consiglio di guardare il suo conto in banca, anzi di valutare la sua situazione patrimoniale. È quello che dico sempre a mio figlio.” Se la ride col proprio collega, ma il silenzio copre presto queste risate inopportune. Mi vede serio e mi chiede: “Tu hai figli?” “No” gli rispondo. Insiste: “Se ne avessi uno, cosa gli diresti a riguardo?” Valuto se glissare e far finta di nulla, ma poi sento di non riuscirci: “Se proprio fosse interessato a un mio consiglio, gli direi l’unica cosa sensata da dire, ovvero di mettersi con qualcuno di cui è follemente innamorato. L’amore e il relativo corredo (sentimento, attrazione, desiderio, emozioni, complicità) sono l’unica cosa che conta in questa porca vita.” Mi guarda incuriosito, è spiazzato, lo accompagno in cortile, lo faccio salire sulla macchina e con grazia lo mando a farsi dare dove si nasano i meloni, come diciamo qui in Emilia centrale.
Questo si collega a qualsiasi persona che sta sopra di noi in qualunque ruolo, al lavoro, nella vita, nello sport, nella musica, nella politica… Io credo che occorra essere perlomeno coscienti del proprio incarico, della propria veste… Se sei più in alto di me, se occupi una posizione di leadership, non puoi comportarti come un cazzone. Se prendi un impegno con me, tra l’altro su tua iniziativa, poi devi rispettarlo. Se non lo fai, o mi avvisi e mi spieghi il perché, o perdi credibilità. E anche questa è brutalità.
Che dire poi di insegnanti e professori? Umberto Galimberti dice che solo il 10% di essi è empatico e che questa è una faccenda disastrosa. Oltre all’istruzione dovrebbe esserci di più: il professore dovrebbe diventare un adulto di riferimento e accompagnare lo studente durante un pezzetto importante della sua vita.
Secondo Galimberti, una persona senza empatia non può fare l’insegnante, poiché tale qualità è un requisito fondamentale e innato, paragonabile all’altezza necessaria per fare il carabiniere. Il filosofo sostiene che la scuola italiana si limiti a istruire (trasmettere nozioni) senza educare (sviluppare la sfera emotiva), un compito che richiede necessariamente la capacità di coinvolgere gli studenti attraverso la fascinazione e la comunicazione empatica.
Galimberti propone quindi riforme radicali per il sistema scolastico, tra cui:
- Distinzione tra empatia e amicizia: avere empatia non significa diventare amici degli studenti (ad esempio, non si deve mangiare la pizza con loro), perché ciò comprometterebbe l’autorità e la cattedra; l’empatia serve invece a leggere i bisogni emotivi degli allievi per guidarli.
- Test di personalità obbligatori: l’assunzione dei docenti non dovrebbe basarsi solo su concorsi culturali, ma includere valutazioni specifiche sull’empatia e sulle competenze emotive, come avviene nei paesi nordici.
- Selezione rigida: chi non possiede questa dote naturale dovrebbe essere escluso dalla professione o licenziato, poiché senza empatia non è possibile creare la relazione umana necessaria per l’apprendimento profondo.
- Classi ridotte: per permettere un’educazione emotiva efficace, le classi dovrebbero essere ridotte a un massimo di 12-15 alunni, consentendo un’attenzione individuale che in gruppi numerosi è impossibile.
Altro esempio di vita quotidiana: uno scrive un commento piccato qui sul blog. Purtroppo non riesco più a trovare né il commento né l’articolo; nella fretta pensavo di averli messi in standby perché volevo rispondere con più calma in un secondo momento a casa, ma nonostante parecchi sforzi non riesco più a recuperarli. Temo di averli eliminati. In sostanza il tipo non sopportava certi miei giudizi sui Black Sabbath che devo aver scritto in un articolo molti anni fa. Ricordo abbastanza bene quei concetti, perché furono un bell’argomento di discussione qui sul blog a cui parteciparono in diversi, tra cui Beppe Riva, Giancarlo Trombetti, Polbi e forse anche il compianto Mike Bravo. Ho letto il commento una volta sola, in modo veloce; non ricordo esattamente le parole, ma il tizio non tollerava che qualcuno potesse criticare il gruppo e non cogliere l’aspetto di assoluto valore creativo contenuto nella sua musica, auspicando che Beppe Riva arrivasse a togliermi il saluto. Certo, quando qualcuno tocca i nostri miti musicali è dura per tutti, ma visto che questo signore non sembrava un ragazzetto di primo pelo mi chiedo perché non abbia ribattuto in modo approfondito e smontato, almeno secondo il proprio punto di vista, le cose che scrivevo. No, si va subito sul personale e si usano maniere forti per imporre il proprio pensiero.
E per dire, proprio ieri mi sono riascoltato per intero Mob Rules, godendo non poco della prima parte del disco. Certo, pur amando moltissimo l’hard rock, non ho grandi amori nell’heavy metal e nell’aspetto grossolano di certa musica metallica: a me serve anche altro, in primis la varietà della gamma espressiva. Ma quando si è raggiunta una certa maturità ci si potrebbe confrontare con maggior profitto in altri modi.
Concludendo, al di là di questi sciocchi esempi di “brutalità” quotidiana, non sarebbe male che, al di là delle convenzioni e della gentilezza forzata di certe situazioni, una maggior empatia da parte di tutti rendesse questo mondo migliore. Credo inoltre sia profondamente errato considerare l’empatia e la sensibilità come un difetto, come virtù incompatibili con il comando e la leadership… Basta guardare come abbiamo ridotto il mondo a furia di freddezza, mascolinità tossica, brama di potere e carattere di ghiaccio. Puah!
Musica Rock
Sui social è partito uno dei soliti giochetti riguardanti i propri album preferiti. Ho partecipato anche io. Qui sotto gli album che hanno avuto un ruolo fondamentale nella formazione del mio DNA musicale.

– Avviso ai naviganti: il blog di Beppe Riva & Giancarlo Trombetti – dopo un lungo periodo di stop, sta per ritornare online: https://rockaroundtheblog2026.it/eu
Gatti alla Domus
Gelsomino se ne è andato, ne ho scritto nelle scorse settimane. Per sopperire alla sua assenza mi stringo a Honecker, a Ragnatela e alla Minnie.

Abbraccio anche gli altri due randagi che da quasi due anni frequentano quotidianamente la Domus, in particolare Poldo Sbaffini: malgrado il suo status di gatto vagabondo, è un pacioccone un po’ “isdito”, come diciamo qui, ovvero imbranato.
Le interazioni con i felini (e gli animali in genere) sono faccende importanti per me.

Ma non solo per me…
Playlist
Carlos Garnett (Panama, 1º dicembre 1938 – 3 marzo 2023), sassofonista jazz panamense-americano, noto per il suo stile che fuse spiritual jazz, jazz-funk e influenze latine. Qui siamo nel 1976.
_Davide Di Giovanni (in arte Davide Biondi*) dal vivo – album del 1978.
*possibile altro significato: Davide Vittorioso.
_Bob Welch & Fleetwood Mac 1973
_BS Mark II 1981
_La Mahavishnu nel 1973 – Electric Guitar, Composer, Lyricist, Producer: John McLaughlin / Drums: Billy Cobham / Keyboards: Jan Kammer / Violin: Jerry Goodman / Bass: Rick Laird.
_I miei paladini nel 1970.
_Norah Jones 2004
Ho rischiato grosso
Ho rischiato grosso / Sono andato troppo in là / In panne, sul bordo della strada / Perso alla periferia, il sole sta spuntando …
Pour Finir
Brutalità o meno, la vita continua. L’empatia la trovo all’interno del Team Tirelli, i miei blues brothers insomma; l’amicizia ci lega da diversi decenni ed è sempre una gran cosa trovarci. Per questo sinodo di fine ottobre l’appuntamento è alla trattoria La Rana di Magreta (Modena), una di quelle poche trattorie di una volta rimaste, tra l’altro condotta dalla stessa famiglia ormai da più generazioni. Cucina tipicissima emiliana, prezzi giusti.
Si parla di politica, dei libri che stiamo leggendo, di musica rock, di football e di pheeghe. Chiaro che un giovane che legga questo ultimo sostantivo potrebbe dire: “Pheeghe?… e che ci fanno dei vecchi come loro con le pheeghe?” Ma lascerò che questo ipotetico young man raggiunga la nostra età (siamo tutti incastonati nel decennio della Swinging London): si accorgerà allora di sentirsi ancora il 23enne un po’ di testa di caxxo che era, e che la musica rock e il gentil sesso rimangono tutt’ora condizioni essenziali.

Poi, a passo sostenuto, faccio camminate tra le campagne di quel gran pezzo d’Emilia in cui vivo: mi risistemo l’animo, metto in fila i pensieri e filosofeggio come posso.

Penso spesso a questo blog, più di 15 anni passati su queste pagine, con lettori che mi seguono sin dal 2011… amici, conoscenti, anime blues (in senso lato), amanti del rock, groupies, compagni e compagne di viaggio, viaggiatori solitari… una comunità che amo sinceramente nel profondo.
Nonostante tutto ancora qui, a stringerci in cerchio nel tentativo di ripararci dai rigori della vita e a farci forza l’un l’altra.
Noi che chiudiamo la porta, che spegniamo la luce, che guardiamo la neve cadere fitta e sentiamo venti di Thor soffiare gelidi, noi che scegliamo il sentiero dove nessuno va.
Noi che camminiamo fianco a fianco con la morte, con il Diavolo che schernisce ogni nostro passo e la neve lo rende pesante, mentre i cani del destino ululano sempre più forte.
Tutto questo per costruire un sogno per te e per me.
Vi benedico tutti.












































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