QIU XIAOLONG “La Misteriosa Morte Della Compagna Guan” (Feltrinelli 2018) – TTTT

6 Nov

Settembre scorso, ero fuori con i ragazzi e con la mia proverbiale ossessione obbligai gli amici a comprare un titolo della Universale Economica Feltrinelli.

Per chi fosse interessato qui il link alle riflessioni sulla serata: https://timtirelli.com/2018/09/22/obbligare-gli-amici-a-comprare-libri-della-universale-economica-feltrinelli/

Per me scelsi un libro di Qiu Xiaolong, scrittore nato a Shangai di cui non sapevo praticamente nulla. Ora che ho letto “La Misteriosa Morte della Compagna Guan” (uscito in origine nel 2000 e ristampato nella edizione in questione lo scorso aprile) devo dire che ho avuto un colpo di fortuna nel scegliere questo titolo, perché è un thriller poliziesco che mi è piaciuto moltissimo. A parte che è il primo episodio de “Le Inchieste Dell’Ispettore Chen” e dunque potrò approfondire rispettando l’ordine cronologico, con questo libro ho imparato parecchio sulla Cina, un Repubblica popolare a cui ora guardo con idee più chiare. La storia è avvincente e ben scritta, per quanto mi riguarda altrettanto importante e riuscita è l’ambientazione, una vera novità per il sottoscritto.

Qiu Xiaolong, scrittore e poeta cinese, in lingua inglese, dal 1989 è costretto a vivere negli USA (dove all’epoca si trovava per raccogliere materiale e ispirazione per un libro su TS Eliot). Si disse fosse coinvolto con le rivolte studentesche di quegli anni così diventò in pratica un esiliato. Il suo è uno sguardo tutto sommato critico, porta infatti a galla le incoerenze e le difficoltà della Cina moderna senza troppi patemi

Con l’avvento della dinastia Zhang alla guida della mia squadra del cuore, da qualche anno guardo alla Cina con interesse, cercando di andare oltre i soliti luoghi comuni; questo autore e questo libro contribuiscono dunque alla scoperta di questo grande gigante rosso che piano piano sta catturando il mio interesse.


 

https://www.lafeltrinelli.it/libri/xiaolong-qiu/misteriosa-morte-compagna-guan-inchieste/9788831739146

Descrizione

Shanghai, 1990. Il corpo senza vita di una giovane donna viene trovato in un canale fuori città. La vittima, Guan Hongying, è una famosa Lavoratrice Modello della Nazione, figura esemplare della propaganda di Partito. Le indagini vengono affidate all’ispettore capo Chen Cao, poeta, traduttore, curioso gourmet, capo della squadra casi speciali del Dipartimento di polizia di Shanghai. Ben presto emergono forti implicazioni politiche, ma nonostante il Partito faccia pesanti pressioni perché il caso venga insabbiato, Chen continua a indagare, cercando giustizia a tutti i costi e mettendo così a repentaglio la sua brillante carriera.

La UNIVERSALE ECONOMICA FELTRINELLI sul blog:

https://timtirelli.com/2018/09/22/obbligare-gli-amici-a-comprare-libri-della-universale-economica-feltrinelli/

https://timtirelli.com/2018/08/07/anna-funder-cera-una-volta-la-ddr-2016-feltrinelli-tttt/

https://timtirelli.com/2018/05/11/victor-hugo-notre-dame-de-paris-2016-universale-economica-feltrinelli-ttttt/

https://timtirelli.com/2018/01/04/daniel-defoe-robinson-crusoe-1719-2017-feltrinelli-ttttt/

https://timtirelli.com/2017/09/28/jack-london-zanna-bianca-1906-2017-universale-economica-feltrinelli-ttttt/

https://timtirelli.com/2017/09/18/jack-london-il-richiamo-della-foresta-1903-2017-universale-economica-feltrinelli-ttttt/

https://timtirelli.com/2017/08/29/jack-london-martin-eden-1909-2016-universale-economica-feltrinelli-ttttt/

 

Mensis October

29 Ott

E strano pensare che mentre per noi dell’emisfero boreale ottobre è sinonimo di autunno, in quello australe è legato alla primavera. Uno della Nuova Zelanda si sveglia al mattino, apre le finestre ed esclama “October at last, c’mon springtime!, “, contemporaneamente uno di Borgo Massenzio, Italia (esattamente agli antipodi) mentre si stropiccia gli occhi davanti alla finestra salmodia “Uh, siamo in ottobre, arriva l’avtunno (con la v, alla maniera dei contadini emiliani) … castagne, sughi d’uva, cappelletti in brodo … bentornato blues!”

Foglie rosse blues

Torna l’ossessione delle foglie rosse, delle viti che ingialliscano e che prendono i riflessi rossastri dei pomeriggi d’ottobre.  Dapprima mi fermo a contemplare il giovane tiglio della Domus Saurea preparasi per la stagione fredda, poi circumnavigo i poderi qui intorno e mi fermo, irretito, a contemplare la nuova colorazione delle vigne.

Tiglio – Domus Saurea ottobre 2018 – foto TT

Le mille sfumature cromatiche delle viti in questa stagione sono un balsamo per il mio animuccio sempre tormentato.

Foglie Rosse – Domus Saurea & Beyond – Ottobre 2018 – foto TT

Foglie Rosse – Domus Saurea & Beyond – Ottobre 2018 – foto TT

Anche i frassini e gli altri alberelli della Domus passano dal verde al giallo bruno e qui all’arancione emaciato.

Foglie Rosse – Domus Saurea & Beyond – Ottobre 2018 – foto TT

Foglie Rosse – Domus Saurea & Beyond – Ottobre 2018 – foto TT

Strichetto, la gattina isterica che vive con noi, s’intona bene con i colori dell’autunno ed è bello catturarla in uno dei suoi rari momenti di quiete.

Strichetto – Domus Saurea Ottobre 2018 – foto TT

Serie TV: “The Walking Dead” stagione 9

E’ iniziata la nuova stagione di The Walking Dead. I primi episodi mi sono piaciuti. Sembra ci sia un miglioramento rispetto alla stagione 8. Stiamo a vedere.

 

La vespa samurai

Leggo su Repubblica che per contrastare la cimice asiatica, quella che ha invaso le nostre campagne e le nostre città e di cui abbiamo parlato qui sul blog l’11 ottobre, si sta pensando d’importare la vespa samurai (Trissolcus japonicus). Capisco come la situazione cimici sia davvero preoccupante, ma temo future controindicazioni anche riguardo queste vespe straniere ed inoltre penso che … uhm … aspetta un attimo … siamo diventati un blog che si occupa di cimici e di vespe samurai? Mi sa che ormai siamo alla frutta.

La Repubblica del 20/10/2018

The keyboards mistress

La pollastrella riceve un email da un tastierista americano, uno che suona a sua volta in una tribute band dei Led Zeppelin, uno che ha visto su youtube alcuni video degli Equinox (il nostro gruppo, che lui chiama Eclipse), uno che è rimasto molto colpito dalle capacità di Saura e pertanto le chiede se gli può dare lezioni di tastiere via Skype.

“Hello Saura, my name is Tom, and I wanted to say how much I enjoyed watching your band’s Led Zeppelin videos. The Eclipse is a GREAT band!! J I am a keyboardist in a Led Zeppelin cover band myself, but nowhere as proficient as you!!I was wondering if you taught keyboards and would be interested at all in doing Skype keyboard lessons? I live in the US. Please let me know if this is something that would interest you. Thanks for taking the time to read this. Sincerely, Tom”

Visto che sono il manager di Saura rispondo io al vecchio Tom “Hey man, as long as you are willing to pay big money for the lessons it’s okay, otherwise you can go where they smell the melons”

Saura, the keyboards sorceress – photo Giovanni Sandri.

Palmiro d’ottobre

Per tutta estate Palmiro, la nostra panterina nera, ci ha con dolcezza evitato. Troppo il caldo per sopportare coccole, baci e per dormire insieme a noi. Molto meglio pavimenti e tavolini freschi. Con l’avvento di ottobre, sebbene la temperatura sia scesa di poco, ecco che torna ad essere il gatto affettuoso che conosciamo. Gode ancora del bel tempo, scorrazza  per i suoi territori godendosi la magnifica luce dei pomeriggi d’ottobre …

Palmiro – Domus Saurea ottobre 2018 – foto TT

Palmiro – Domus Saurea ottobre 2018 – foto TT

poi in casa mi viene a cercare mentre sono intento a suonare Going To California sulla chitarra.

Palmiro – Domus Saurea ottobre 2018 – foto TT

Mentre guardo un film arriva, si posiziona sul mio petto, mi pianta il muso sul mento e per l’ennesima volta mi fa capire quanto sentimento ci possa essere tra due mammiferi di specie diverse che vivono insieme.

Palmiro & Tim – Domus Saurea ottobre 2018 – foto TT

Ottobre è anche il mese in cui diventa più semplice farlo tornare a casa la sera. E’ uno spettacolo constatate che un gatto capisce e soprattutto accetta il tuo richiamo e lemme lemme si incammina verso di te. Provo per lui un affetto davvero speciale e sono tanto felice e grato all’universo per averci fatto incontrare. Palmir, you are my best friend.

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Per chi fosse interessato: L’arrivo di Palmiro sul blog – giugno 2012:

https://timtirelli.com/2012/06/28/il-gatto-palmiro/

 

Un sera in Bottega

La Bottega dei Briganti di Mont Cabbage (Montecavolo insomma) è uno dei miei locali della zona preferiti. Il feeling con Valerio, il proprietario, è ottimo e ogni tanto il mercoledì sera capitiamo là a cena in quanto serata dedicata ai concerti. Valerio propone una programmazione prettamente rock, ed è un sollievo constatarlo. Ci sono sempre meno locali locali che seguono questo spirito. Se da una parte è comprensibile che in posti dove si va per cenare i titolari prediligano situazioni acustiche, blues e dj set, dall’altra però non se ne più e dare spazio al vigore, alla vivacità e al colore rock serve anche per rimettere in moto una popolazione che sembra quantomeno assuefatta.

Stasera c’è una tribute band dei Clash che non posso dire mi abbia colpito positivamente, ma perlomeno per una sera lo spirito del Rock, torna a manifestarsi. Bottega rules.

Pollastrella e uomo di blues – Bottega Dei Briganti – Ottobre 2018 – autoscatto

Lo-Fi Rock And Roll Blues

Uno che ascolta John Miles e la Bad Company come me una volta ogni tanto ha bisogno di immergersi nel suono primordiale del rock and roll. Quale occasione migliore del tour europea degli Heart Throb Chassis? Anche perché così ho l’occasione di vedere uno degli amici a me più cari, il mitologico Paolo Barone (il nostro Polbi, insomma).

Sono ormai cinque anni che non ci vediamo sebbene sia un dato che pare incredibile; d’altra parte ci sentiamo spessissimo e non pare possibile sia passato tutto quel tempo.

Tim & Polbi – Fidenza Ottobre 2018 – Foto Saura T.

Abbiamo sempre un mare di cose da dirci: il Rock, come va il mondo, i Led Zeppelin. Una pizza, una birra …

Tim & Polbi – Fidenza Ottobre 2018 – Foto Saura T.

due passi per Fidenza…

Fidenza Ottobre 2018 – Foto TT

Siamo al Taun, locale specializzato in quel tipo di Rock. Soffitto basso, fauna tipica del genere, per un momento mi sembra di essere tornato al Punto Club di Vignola nel 1981, discoteca rock dove si passava dai Joy Division, al Clash, agli AC/DC senza troppi problemi. Giubbotti neri, borchie, qualche cresta punk alternati al vestiario alternativo di questi ultimi anni. Un tipo ha le braghe corte e i calzettoni lunghi. Sembra un nessi. Aprono il concerto i Thee Bomb’o’Nyrics. basso (Danelectro), chitarra, batteria e voce per un rock and roll essenziale e scolastico ma pieno di convinzione e di ritmi primitivi.

Verso mezzanotte ecco gli headliner, dal Michigan gli Heart Throb Chassis, il suono primigenio di Detroit. Due chitarre, una voce, una batteria usata in maniera non consona. Un ora di high voltage lo-fi rock and roll che mi rimette in sesto e sbroglia di orpelli a volte troppo mainstream del mio animo. Un salutare tuffo nel mondo della distorsione, della saturazione del segnale, di suoni e tuoni elettrici che arrivano dalle profondità della pancia dell’animo umano.

Il banchetto del merchandising è uno spettacolo: si vendono magliette (stupende), cd, vinili e musicassette del gruppo. Tshirt per la pollastrella, vinile per me. Ormai anche band del circuito underground  si mantengono (più o meno) col merchandising, il più delle volte – dal punto di vista del visual –  molto bello. Do infatti una occhiata al cartellone posto all’entrata del club, la maggior parte dei loghi e dell’artwork delle band di quel genere sono validissimi. Meglio di certe produzioni del mondo metal, classic rock e blues. Di questo bisogna dar loro atto.

E’ l’una e venticinque di notte quando abbraccio il mio amico e gli auguro un happy trail verso l’agro Romano. Bello averlo riabbracciato.

Heart Throb Chassis – photo TT

“ma poi non rompermi i coglioni per me c’è solo l’Inter” (prima e dopo il derby del 21/10/2018)

Cosa significhi l’Inter per me, non è semplice da spiegare. Inutile tentare di farlo capire a chi pensa al calcio come un sport per deficienti o a chi non ha passioni. L’Inter è un sentimento profondissimo, una vibrazione che scuote il mio corpo, un amore puro, gioioso, completo. Sofferenza ed estasi si fondono nell’esperienza cosmica definitiva.

Mi vesto di Inter, mi inebrio di Inter, vivo di Inter.

There’s always one thing on my mind – autoscatto

Compro su Amazon il file digital di C’E’ Solo L’Inter, l’inno che preferisco. Una sorta di gospel blues cantato da Graziano Romani (mio conterraneo ed amico) scritto insieme a Elio degli EELST. Lo ascolto quasi ogni giorno in macchina mentre torno dal lavoro, cantando insieme a Graziano e commuovendomi d’orgoglio al momento del ponte.

Il campionato 2018/19 inizia malissimo. Sono allo stadio con Mario, Francesco, Wilko e Giacono e l’Inter perde in casa del Sassuolo. Seguono un pareggio, una vittoria e un’altra sconfitta sino a quando la squadra mette il turbo. Arrivano cinque vittorie consecutive in campionato e due in Champions League.

Nella tribunetta arancio della Domus Saurea mi ritrovo con Mario a seguire il derby. Partita ogni volta delicatissima. Il Mìlan di oggi non mi fa una gran paura, credo che noi si sia più forti, ma il derby è il derby, non sai mai quello che potrà accadere.

Io e il mio pard nerazzurro siamo inquieti, affrontare i cugini ci rende così. La partita si dipana bene, l’Inter guida il gioco, padroneggia un football efficiente ed efficace, pare diventata una squadra di carattere, sicura dei propri mezzi e con le convinzioni giuste. Mettiamo in scena alcune azioni davvero magnifiche, ma non riusciamo a concludere. Arriviamo vicini al goal in più occasioni, un goal annullato dal Var, un palo, ma il risultato non cambia. Al novantesimo io e Mario siamo da un parte orgogliosi della bella partita giocata dalla squadra, dall’altra delusi per la mancata vittoria che avremmo meritato. 4 minuti di recupero. Ci versiamo un ultimo rum prima di salutarci, ci diciamo che è stata un’occasione persa quando al 92esimo, sulla fascia destra,  Vrsaljko passa tramite rasoterra la palla a Candreva, il quale la alza e in rovesciata la passa a Vecino. Il Mate è marcatissimo, pare la solita azione destinata a concludersi in un nulla di fatto, ma l’uruguagio dal nulla si inventa il cross perfetto. Maurito a centro area sembra prevedere la traiettoria del pallone, con una finta manda a ramengo il difensore del Mìlan, il portiere Donnarumma salta a vuoto e Maurito, il nostro magnifico Maurito, la insacca in rete.

Esprimere la gioia del momento è impossibile. San Siro (completamente sold out, quasi 79.000 spettatori) esplode, i sismografi vengono sollecitati, Milano trema, persino l’asse terreste subisce un leggero scarto. Sulla tribunetta della Domus Saurea è il delirio, uomini di una incerta età saltano sul divano, aprono la finestra e lanciano verso le profondità cosmiche il loro gaudio. Calici di Franciacorta tintinnano, la luna inizia a brillare più forte e le stelle tornano a riempire i loro sogni. Almeno per una sera possiamo dire di essere felici. Grazie Inter.

il gol di Maurito – Inter – Milan 21/10/2018

il gol di Maurito – Inter – Milan 21/10/2018

A me che sono innamorato

non venite a raccontare

quello che l’Inter deve fare

perché per noi niente è mai normale

nè sconfitta nè vittoria

che tanto è sempre la stessa storia

un’ora e mezza senza fiato

perché c’è solo l’Inter

C’è solo l’Inter, per me, solo l’Inter

C’è solo l’Inter, per me

 

GRETA VAN FLEET “Anthem of the Peaceful Army” (Republic Records – 2018)

22 Ott

Introduzione

Qui sul blog abbiamo iniziato a parlare dei GVF più di un anno fa. Ci piaceva il fatto che, pur facendo indubbiamente il verso al nostro gruppo preferito, la band sembrasse vera e animata dal giusto senso del rock; di solito non amiamo particolarmente chi scimmiotta i LZ, sia che si tratti di gruppi famosi che di semplici tribute band, chi diventa una macchietta, chi imita la gestualità e il modo di cantare di Plant trasformandosi il più delle volte in un comico e inguardabile clone. Apprezzammo dunque i due EP pubblicati ad inizio e a fine 2017 anche perché tenemmo conto della giovanissima età del membri del gruppo.

Lo scorso luglio poi uscì il nuovo singolo (“When the Curtain Falls“) e le nostre simpatie iniziarono a stemperarsi. I riferimenti ai Led Zeppelin erano ancora molto evidenti e la cosa spense un po’ il nostro interesse. Il gruppo era ancora molto giovane ma un anno e mezzo passato costantemente on the road aiuta a maturare in fretta, dunque ci si aspettava anche dal punto di vista del songwriting un passo in avanti. Scrivemmo due considerazioni personali su facebook e quindi decidemmo così di non interessarci più di tanto del gruppo. La cosa divenne però più ardua del previsto.

◊ ◊ ◊

Due sabati fa son li che scarico, dal camion del rivenditore, la prima parte di pellet per il nostro fabbisogno invernale. Il tipo inizia a parlare di rock. Io taccio, non ho voglia di infilarmi in discorsi superficiali circa la musica che preferisco, la pollastrella invece non perde l’occasione per tornare su uno dei suoi interessi principali. Faccio avanti indietro tra il cortile e il lato più oscuro del garage con dei sacchi da 15 kg sulle spalle mentre sento parlare di Deep Purple e di AC/DC e quindi dei Greta Van Fleet. Mi dico, ma guarda un po’ questi ragazzini, sono riusciti ad arrivare anche qui tra i sentieri dell’Emilia più profonda.

Mercoledì scorso vado alla Bottega dei Briganti a vedere una (discutibile) tribute band dei Clash. La Bottega è uno dei locali che di solito frequento. Ci ho suonato più volte col mio gruppo e con Valerio, il titolare, ho un ottimo rapporto. E’ sempre molto occupato, ma mentre ceniamo viene a fare due chiacchiere e, tra le altre cose ci dice: “voglio prendere i biglietti per andare a vedere i Greta Van Fleet a Milano”.

Sabato scorso. Torna il tipo a portarci la seconda parte del pellet. Il primo argomento è “possibile che i biglietti per il concerto dei Greta Van Fleet siano andati esauriti in due minuti”.

Va beh, mi prendo il nuovo album, appena uscito, lo metto sulla chiavetta e me lo ascolto una prima volta. Mi faccio un’idea, ma poi mi dico: “ne devo scrivere sul blog?“, ormai i GVF sono diventati un argomento che genera qualche tensione. Rifletto su quanto carissimi amici hanno scritto e mi hanno detto.

Amico P (musicista: cantante/chitarrista e genio a tutto tondo): “guarda, io li prendo per quello che sono senza farmi tanti problemi sul paragone con i LZ. Jacob Kiszka io lo vivo come chitarrista americano, più che come adepto di Page. Se proprio vogliamo magari mancano i due o tre pezzi di valore superiore”

Amico U (musicista: chitarrista): scrive un concetto che si può riassumere con queste parole: “ma come si fa a criticarli? Sono una delle vere poche nuove rock band venute fuori in questi ultimi tempi. Criticarli significa contribuire a far sparire il Rock”

Amico G (giornalista musicale):  “Lo so molti di voi contestano i GVF perchè “copiano”… Fatti vostri. Dico solo che facendo i saccenti e i criticoni con tutto, abbiamo fatto scomparire le chitarre e ci siamo meritati il trap/rap/rutt/scorregg che ci sta sovrastando. Poi voi fate come volete. “

Amico R (musicista/chitarrista): “Mi piacciono, gran chitarrista, li sto ascoltando compulsivamente da ieri. Datemi retta questi (a parte il batterista) hanno le palle quadre a 20 anni”

Amico B (giornalista musicale): “Ieri ascoltavo i GVF e mi domandavo come facessero a piacere a te che sei molto caustico nei confronti degli imitatori dei LZ. Io non riesco a  trovarci un tratto distintivo”.

Amico P (star della subacquea / scrittore e filoso alternativo di rock): “Bah…”

E ora cosa scrivo? Come li affronto? Mi atteggio a “saccente e criticone” come scrive il mio amico G o li vivo di pancia rallegrandomi delle loro influenze? Mi interrogo sullo stato del Rock (diciamo così, classico) che sembra non andare oltre ai riferimenti dei bei tempi andati o devo felicitarmi perché se non altro una nuova band Rock (voce, chitarra, basso e batteria) sta assurgendo agli onori delle cronache?

E se li critico, con che faccia tosta mi presento? Io che se vado a riascoltare i miei demo del passato non posso che trovare nelle mie canzoni richiami ai Led Zeppelin, io che suono in una tribute band (seppur obliqua) del gruppo di Page?

E poi, anche i LZ presero a man bassa dal blues per i primi due album… certo, mi si obietterà, loro però trasformarono il tutto in una proposta decisamente nuova contribuendo in maniera definitiva a scrivere la storia del Rock, mentre i GVF sembrano semplicemente riproporla; d’altra parte siamo nel 2018, gli alfabeti musicali sono consunti, il terreno del songwriting ormai non è più fertile, non ci si può più aspettare granché, a dispetto di chi pensa che il rock non morirà mai.

Medito un po’ sul da farsi, poi decido: I don’t give a damn! Scrivo in modo schietto e sincero senza curarmi di nulla, questo è un misero blog personale, mica la rivista Mojo. I miei amici mi perdoneranno, il dio del Rock anche, se non li difendo a spada tratta.

Greta Van Fleet “Anthem of the Peaceful Army” (2018 Republic) – TTT½

1. Age of Man – 2. The Cold Wind – 3. When The Curtain Falls – 4. Watching Over – 5. Lover Leaver (Taker Believer) – 6. You’re The One – 7.  The New Day – 8. Mountain of the Sun – 9. Brave New World -10. Anthem

  • Joshua Kiszka – vocals
  • Jacob Kiszka – guitar, backing vocals
  • Samuel Kiszka – bass guitar, keyboards, backing vocals
  • Daniel Wagner – drums, backing vocal

Age Of Man apre l’album in modo positivo. Il sound si arricchisce delle tastiere (suonate dal bassista … altra similarità). La voce di Joshua Kiszka è penetrante, e ancora non so decidere se mi piace o mi infastidisce un po’. Di certo il ragazzo è dotato. Magari esagera un po’ usandola spesso a tutta potenza, come d’altra parte nei primi due album era solito fare Plant. Il pezzo è valido, un buon tempo medio articolato e non privo di fascino. Vuoi vedere che hanno trovato una loro strada?

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The Cold Wind invece si inserisce sul già tracciato. Parte come un rockaccio alla Led Zeppelin (quelle cose un po’ alla Custard Pie) ma si distingue con un bello sviluppo subito dopo la strofa (sviluppo che si conclude citando un passaggio di Over The Hills And Far Away) e per un ponte strumentale potente e scatenato. Delizioso l’assolo di chitarra. Buona prova d’insieme, detto per inciso a me il batterista piace.

When The Curtain Falls è il singolo (o meglio il video dell’album) ed è uno dei momenti che meno apprezzo. Non è male ma è di nuovo un rock generico alla led Zeppelin. Il controcanto della chitarra nel ritornello non è niente altro che il lick che Jimmy Page ripete più volte in In The Evening. Personalmente trovo questo richiamo un po’ imbarazzante.

Watching Over inizia con un sapore anni sessanta poi tenta di darsi alla psichedelia prima di trasformarsi in un riff ostinato. L’effetto sitar della chitarra a me non piace, ma ci sarà chi lo apprezzerà. Anche in questo caso l’assolo termina in modo brusco. Al minuto 3:20 il cantante cita il Robert Plant di Four Sticks mentre al minuto 3:33 il chitarrista cita pari pari il Jimmy Page di No Quarter dal live The Song Remains The Same. (Mi riferisco a quella magnifica frase ripetuta più volte dal minuto 7:22 in poi del pezzo del 1973).

Lover, Leaver (Taker, Believer) è il secondo singolo, un hard rock senza particolarità e che probabilmente risente della influenza di Whole Lotta Love. Il chitarrista cita di nuovo Jimmy Page al minuto 1:40 (assolo di Black Dog da studio e di Stairway To Heaven live 1973) e al minuto 1:45 (riff di Nobody’s Fault But Mine). Dal minuto 2:40 poi i GVF ripropongono il riff di chiusura di Out On The Tiles sempre dei LZ. Poi la gente si infastidisce se vengono accostati costantemente al gruppo del dirigibile.

Con You’re The One le cose non migliorano.  Il pezzo è molto simile a Your Time Is Gonna Come dei LZ. Andamento acustico su tempo medio con tanto di organo. Il ritornello mette in imbarazzo.

Con The New Day mi trovo in uno stato in cui li ascolto solo per scoprire che riferimento zeppeliniano metteranno in campo stavolta. Magari esagero, ma anche qui mi sembra di sentire i Led Zep elettro-acustici di Over The Hills And Far Away.

Mountain Of The Sun è costruito su un buon giro rock blues disegnato con la slide guitar. In un primo momento mi ci ritrovo bene, sento qualcosa di famigliare ma mi godo il bel rock del pezzo. Poi mi sovviene la amara verità: il pezzo discende dall’inedito di LZII La La. Lo riascolto per capire se sono io che mi sto facendo suggestionare o cosa, ma la influenza di quella oscura outtake dei Led Zeppelin mi pare evidente.

Brave New World è un tempo medio che viaggia su coordinate epiche velate da contrappunti pieni di mistero. Verso la fine c’è un intermezzo dipinto di blues.

Il disco è chiuso da Anthem, ballata acustica. L’uso della steel guitar anche qui è sospetto, ma mi impongo di non cercare più tracce di piombo e cerco di godermi questo ultimo bel quadretto

Nell’album è compresa anche la versione più lunga di Lover, Leaver (Taker, Believer).


La copertina non è male e la produzione è discreta.

Riassumendo, non riesco a giungere ad un conclusione precisa. Il mio giudizio rimane interlocutorio. Mi piace come suonano, come si pongono, la baldanza che hanno, mi piace la musica che fanno (seppur rimanga convinto che manchi qualche pezzo di livello superiore), ma mi chiedo se questo mi sia sufficiente. Temo sembrino dei giganti vista la pochezza musicale dei nostri tempi e perché siamo disperatamente alla ricerca di qualcosa che ci faccia credere che il Rock sia ancora vivo. Intendiamoci, è un bel sentire, ma le analogie con i Led Zeppelin sono troppe perché un super fan del gruppo di Page come me non le noti.

Si capisce comunque benissimo che sono un gruppo americano (io ci sento anche il sound degli Allman Brothers, benché il gruppo provenga dal Michigan) e questo è un aspetto da non sottovalutare. Suonano hard rock ma hanno sfumature amabili e non troppo aspre, sono piacevoli da ascoltare anche quando non si è dell’umore adatto per darsi al rock duro. Hanno anche un bel nome, poi sono in quattro … la formazione che prediligo, e adorano il mio gruppo preferito. Avrebbero tutto per essere amati dal sottoscritto. In attesa di vedere se le nebbie si diradano, continuo a tenerli d’occhio.

 

I GVF sul blog:

hthttps://timtirelli.com/2017/08/13/greta-van-fleet/

Gatti che ascoltano Santana

16 Ott

Domus Saurea, interno sera. La pollastrella è fuori. Sono nel solito mood contemplativo, schiacciato tra le mie anime esistenzialiste e razionaliste. Cerco di sbarazzarmi di me stesso, mi avvicino al mobile bar, mi verso due dita di rum Millonario invecchiato 10 anni, gentile omaggio del mio amico Riff.

Mi ritiro nello studiolo. Scelgo un long playing da ascoltare. Lo faccio di nascosto dal mio amico Liso, uno che quando mi vede tirar fuori uno dei miei “soliti” dischi fa una sorrisino che sta tra l’affetto e il compatimento. Lui ha amato e ama il rock, ma è uno che cerca di andare avanti, di non fermarsi ad ascoltare sempre gli abituali cento dischi della nostra gioventù. Io ci provo, ma poi mi ritrovo sempre a guardare attraverso lo specchietto retrovisore.

Mi cade l’animo sul primo di Santana. Carlos è stato il primo chitarrista che ho amato, e provo sempre qualcosa per lui. Oggi come oggi preferisco la sua fase Jazz Rock, quella che va all’incirca dal 1972 al 1974, ma stasera mi va di prendere sentieri più battuti.

Parto dal lato 2. Persuasion. Nella breve pausa tra il primo e il secondo brano sento Strichetto miagolare fuori dalla porta. Vuole entrare. Strichetto è la gattina che abbiamo adottato. Arrivata piccolissima più di un anno fa in Emilia, portata dalle Marche come gioco per le proprie bambine da una coppia che poi ha smesso di curarsene, coppia che ha finito per abitare nella casa dei nostri vicini; dopo un paio di mesi di stress “Stricchi” si è guardata intorno, si è accorta di noi, ci ha annusati, si è infilata in casa nostra e non è più uscita.

Come ho scritto più volte (ormai è una delle figure fisse cdi questo blog) è una gattina deliziosa, bella, smorfiosa, frenetica, isterica (essere usata come un giocattolo da due bimbe piccole senza che i genitori se ne preoccupino non è certo il massimo per una micina). Ama stare in casa durante il giorno e uscire di notte. Con nostra grande sorpresa abbiamo scoperto che è una femmina alfa. Per le altre nostre tre gatte, la vita è diventata più dura. Apro la porta e la faccio entrare. Fuori la campagna è illuminata da un filo di luna. Controllo che non ci siano ologrammi di chitarristi blues nati a Hazlehurst fermi ad un incrocio di vecchie carreggiate e richiudo la porta.

Stricchi, come succede ogni volta, si rotola sulla stuoia della cucina. Vuole che la accarezzi la pancia, vuole giocare con le mie dita morsicandole con dolcezza … il nostro piccolo rituale per rinnovare l’amore reciproco. Mi lancia quindi i suoi miagolii un po’ nevrotici per avere qualche crocchetta. Come ogni volta cedo.

Nel frattempo nello studio è iniziato il pezzo successivo: Treat. Stricchi drizza le orecchie e si precipita davanti al giradischi. Sembra ipnotizzata dal giro strumentale di Sol minore e Do settima. Rimango affascinato. Cosa potrà pensare un esserino come lei di questa aria sonora? Che dati e che sensazioni potrà elaborare il suo cervellino?

Strichetto listens to Santana – Photo TT

I gatti hanno un udito sensibilissimo, la loro capacità uditiva e di 4,5 volte superiore a quella dell’uomo. Per quanto concerne le basse frequenze il loro udito è simile al nostro, ma per le frequenze altre è tutta un’altra storia. Riescono a percepire gli ultrasuoni con estrema facilità, arrivano sino ai 100.000 hertz al secondo, contro i 20.000 dell’uomo.

Di solito non amano le case troppo rumorose e nemmeno la musica troppo alta, ma dopotutto credo che sia anche questione di abitudine. I miei gatti (e parlo anche del mio bellissimo gattone bianco di nome Fidel con cui ho vissuto nella mia vita precedente) non hanno mai avuto problemi. Fidel, appunto, rimaneva impassibile quando ascoltavo Whole Lotta Love a buon volume (mentre i gatti dei vicini non appena sentivano entrare il basso di Jones e quindi la batteria di Bonham scappavano a nascondersi), lo stesso fa Raissa (una delle nostre gatte) capace di dormire sul castello (il grande tiragraffi che abbiamo nello studiolo) al suono della Mahavishnu Orchestra.

Strichetto rimane in ascolto. Osserva il disco girare sul piatto. Che frequenze starà percependo?

Strichetto listens to Santana – Photo TT

Rimane in quella posizione circa un minuto, poi mi guarda, torna a posare lo sguardo sul giradischi e immagino finisca per dirsi che deve essere una di quelle diavoleria legate agli dei che camminano su due zampe (noi umani insomma), pensiero simile a quello che facevano Buck e Zanna Bianca secondo Jack London.

Strichetto infatti ritorna alla sua occupazione abituale: attaccare il ragno assassino (vecchio giocattolo di Palmiro che, ormai adulto, non ha più tempo per giocare con quei lavori lì da micetti).

Strichetto attacca il ragno assassino – foto TT

Strichetto attacca il ragno assassino – foto TT

Messo ko il ragno assassino anche stavolta, Stricchi è pronta per uscire di nuovo e passare la notte a caccia.

Stricchi – Domus Saurea ottobre 2018 – foto TT

L’indomani mattina scendo, tiro fuori la macchina dal garage e mi accingo a partire per il lavoro. Ancora in fustinella dalla sera prima, seleziono dal lettore il primo dei Santana. Scendo dalla blues mobile, lascio la portiera aperta e faccio per chiudere il portone del garage. Abito in campagna, posso permettermi da fare un po’ di cagnara anche la mattina. Mentre torno verso la macchina mi accorgo che è sopraggiunta la Stricchi ed è ferma di fianco alla macchina, in corrispondenza della portiera aperta. E’ un caso o il primo di Santana è un album che le piace proprio?

Stricchi nell’erba spagna mentre ascolta Santana – foto TT

Lavori* da metrosexual: matching colors blues

11 Ott

*L’accezione di “lavori” nel titolo è quella emiliana, traducibile dunque con “cose”. Noi qui nelle low lands della Valpadana usiamo espressioni come ” mo’ che lavoro!”, “è una lavoro da matti”, “basta far quei lavori lì”. Quando ci succede qualcosa di spiacevole usiamo “che brutto lavoro!”, insomma avete capito il senso.

Mattina, in ufficio. Davanti al dispositivo programmato per immagazzinare dati, elaborarli e trasmettere i risultati in forma opportuna (al computer insomma) con fertile e sollecita attività lavoro, fin quando non sento qualcosa muoversi all’interno dei pantaloni che indosso (qualcuno in un primo momento avrà forse pensato che si muovesse qualcosa d’altro altro, ma quello succede quando Maurito la mette in buca).

Nemmeno il tempo di elaborare il pensiero che mi sono già calato le braghe. Di fronte agli insetti divento pavido, millepiedi e cavallette mi gettano nella disperazione ma anche il resto degli artropodi mi mette a disagio. Spaventato ma in modalità razionale constato che trattasi di cimice. Vivo in campagna, ed è dal 2012 che la Halyomorpha halys ovvero la “cimice asiatica” o “cimice marmorata marrone” infesta le nostre terre. In autunno penetra in casa nonostante zanzariere e porte chiuse, si infila dappertutto e ogni sera ne catturiamo almeno una decina. E’ fisiologico dunque che possano infilarsi nei vestiti, ma nonostante la rassegnazione trovarsene una nei pantaloni non è per nulla piacevole.

Ho un ufficio tutto per me, posso dunque stare a cul busòn, come diciamo noi a da queste parti, il tempo necessario per togliere la cimice e assicurarmi che non ci siano animaletti d’altro genere nei miei jeans. Scampato il pericolo, faccio per ricompormi quando mi accorgo di un altro fatto angosciante: ho i boxer del colore sbagliato.

Sono uno di quei fighetti da brodo attentissimi al tono su tono. Anche quando sono in casa e mi accomodo in tute e felpe per godermi il comfort casalingo, tutto deve avere  rigore cromatico. Controllo i miei vestiti: camicia blu carta zucchero, gilet blu, jeans blu, maglietta blu, calze blue, foulard blu … che c’entrano dei boxer verdi?

Devo essermi sbagliato stamane mentre mi vestivo. Nel cassetto i boxer sono diligentemente divisi per tonalità: a sinistra quelli blu (il mio colore preferito), centro sinistra quelli grigi e neri, e tra centro destra e destra quelli verdi, quelli marroni e quelli di vari colori. Evidentemente un paio di boxer verdi deve essere finito tra quelli blu.

Mi dico che non è importante, che per un giorno che vuoi che sia, che non devo essere schiavo delle mie ossessioni. Mi rimetto a lavorare, ma poi mi torna in mentre Julia, personaggio di punta di questo blog nei suoi primi anni. Per lavoro e per diletto la incontravo anni fa quasi ogni settimana. Confrontarmi con lei era assai piacevole e il nostro rapporto mi ha arricchito non poco. Ricordo che un giorno mi disse: “sono ormai alcuni anni che ci vediamo con frequenza e mai una volta ti ho visto vestire con tonalità sbagliate”. La sua constatazione mi colpì, perché per me era (ed è) una faccenda di semplice buon gusto, di rispetto per sé stessi e per gli altri, una cosa ovvia da seguire, ma quel suo rilievo mi fece pensare che forse poteva anche essere vista da un punto di vista meno nobile. Che stesse valutando il confine tra stile (sempre che di stile si possa parlare) e piccole ossessioni? D’altra parte rammento che una mattina, mentre prendevamo un thé a casa sua, osservai i volumi di una enciclopedia posizionati in un mobile. Erano tutti rivestiti con la stessa carta tranne uno, avvolto in carta da giornale e le dissi “io non riuscirei a tenere un volume incartato in modo diverso dagli altri”. Mi guardò con uno sguardo interlocutorio, mentre i suoi lunghi capelli neri seguivano l’onda della sua curiosità, poi si sciolse in un sorriso riservato e dolce (e forse di compatimento).

Cerco di rimanere concentrato sul lavoro, ma il pensiero del boxer verde diventa un tarlo nel cervello. E se mi capita qualcosa? Se mi devono portare al pronto soccorso per un attacco di blues, cosa potrà dire la dottoressa che mi visita? “Poveretto, guarda come stan male quei boxer verdi su tutto quel blu!”

E se per caso succedesse che una bella ragazza rimanesse folgorata dal mio incedere blues e decidesse di lanciarsi in un ballo da strappamutande con me, una volta accortasi dell’inghippo, cosa esclamerebbe? “Mo’ cos’è quel lavoro qui? Hai dei boxer verdi su dei capi blu, lasciamo stare dai, mi è passata la garra charrua”.

Ed è così che decido di recarmi in un negozio di intimo, di comprare un completo in tonalità blu (ma ancora sigillato nel collophane), di tornare in ufficio, di chiudermi in bagno e correggere finalmente quella vergogna cromatica.

Torno al mio posto, inizio di nuovo a lavorare e fischietto una delle mie canzoni, quella intitolata “BLU”:

“La casa è blu, il giardino è blu, le rose che ti porto blu / Che cosa mai significa questa realtà cromatica

 Mi vesto in blu, io penso in blu, la musica che ascolto è blu / Che cosa mai significa questa realtà cromatica

Mi vedo blu, mi sento blu e a volte sono proprio giù / Ma già lo sai se stai con me l’inferno è preferibile”

 

Led Zeppelin “How The East Was Won” Osaka (JAPAN), Festival Hall 29 sept 1971 (EVSD 1056/1057 + 2 promo singles) ◊ soundboard master ◊

5 Ott

ITALIANO

Led Zeppelin – 1971.09.29, Osaka, Festival Hall “How The East Was Won” (EVSD 1056/1057 + 2 promo singles) – soundboard master

Eccolo qui il soundboard di Osaka 929 (come gli appassionato chiamano confidenzialmente questo concerto leggendario), una data che tutti hanno sempre considerato speciale e  la cui live recording disponibile sino ad ora era un’ audience (ovvero “presa” dal pubblico). Per anni, lustri, decenni si è fantasticato di poter sentire questo gran concerto in versione soundboard, ed ora finalmente eccolo qui; dopo un paio di “teaser”(Stairway e Friends) pubblicati come singoli nei mesi scorsi, ecco che la Empress Valley Supreme Disc (celeberrima etichetta bootleg) mette sul mercato non ufficiale la seconda data del 1971 di Osaka. Visti i tempi in cui nel giro di pochi minuti tutto è subito disponibile gratuitamente in rete, lo fa in modo discutibile, vediamo perché:

  • il concerto non è completo (11 pezzi su 19)
  • alcuni pezzi sono tagliati, ad esempio Dazed And Confused (al minuto 27,40 ha un taglio di circa 3 minuti) e Moby Dick (i cui tagli sono piuttosto grossolani)
  • mancano le “plantations” (le parole di Plant tra un brano e l’altro)
  • il concerto è mono

Da un certo punto di vista si può in qualche modo cercare di capire il comportamento della Empress Valley, che ricordiamo è una etichetta che produce solo bootleg, ovvero cd di materiale non ufficiale (in massima parte concerti dal vivo dalla varia qualità audio). Una volta spedite le prime copie (la stampa è sempre di pochissime centinaia di esemplari venduti a prezzi esorbitanti) in brevissimo tempo il concerto in questione viene caricato sui siti specializzati in registrazioni dal vivo per la felicità degli appassionati come noi, e non solo i file vengono scaricati dai fan ma anche da altre case discografiche minori che si occupano di bootleg che a loro volta stamperanno copie economiche del concerto in questione. Chiaro che la Empress Valley cerca così di guadagnare più che può spezzettando la registrazione in questione: dapprima un singolo su cd (un solo pezzo, STH), poi un secondo singolo (Friends), ora questo doppio cd contenente la metà del concerto… probabilmente nel prossimo futuro farà uscire la seconda parte, poi lo show completo, quindi (in caso la abbiano) la versione stereo e così via.

Per noi fan è frustrante, ma non dobbiamo perdere di vista il godimento che anche una uscita incompleta come questa riesce a darci. E che razza godimento!

La registrazione di cui parliamo come detto è stata arricchita – rispetto al doppio cd uscito qualche giorno fa – dei due singoli pubblicati precedentemente.

 

Questa la scaletta del concerto. In neretto i pezzi disponibili della fonte soundboard.

01 Introduction
02 Immigrant Song
03 Heartbreaker
04 Since Ive Been Loving You
05 Black Dog (not released)
06 Dazed and Confused
07 Stairway to Heaven (from the cd single)
08 Celebration Day (not released)
09 That’s the Way (not released)
10 Going to California (not released)
11 Tangerine (not released)
12 Friends (from the cd single)
13 Smoke Gets in Your Eyes
14 What Is and What Should Never Be
15 Moby Dick (cut)
16 Whole Lotta Love (not released)
17 Communication Breakdown
18 Organ Solo (not released)
19 Thank You (not released)
20 Rock and Roll

Questi i pezzi contenuti nei due cd:

Disc 1:
01 Introduction
02 Immigrant Song
03 Heartbreaker
04 Since Ive Been Loving You
06 Dazed and Confused

Disc 2:
07 Stairway to Heaven
12 Friends
13 Smoke Gets in Your Eyes
14 What Is and What Should Never Be
15 Moby Dick (cut)
17 Communication Breakdown
20 Rock and Roll

Mi sono messo ad ascoltare questo concerto un prima volta senza troppa convinzione. Ero di cattivo umore e poco concentrato. La prima impressione non è stata granché, forse le aspettative di questi ultimi decenni hanno giocato un brutto scherzo o forse ero davvero io a non essere nel mood giusto per affrontare questo bootleg. Sì, sentivo che la qualità era ottima, che i LZ del 1971 erano grandi (ma questo lo sapevo già), ma il tutto mi sembrava un po’ freddo, forse perché in una registrazione soundboard il pubblico è in secondo piano a maggior ragione con i giapponesi di solito sempre rispettosi e riservati; ma poi l’ho ripreso in mano una seconda volta, mi sono versato due dita di southern comfort, mi sono messo nella mia comfort zone, ho posizionate la manopola del volume sul settaggio “play it loud”, ho pigiato il tasto play e poco dopo ho esclamato (come avrebbe fatto il mio amico Picca) “senti mo’ che rumba!”

Nell’introduzione di sente Bonham urlare “louder!” più volte, chiede (anzi, ordina) che la batteria si senta di più in spia, poi dà il quattro e si parte. Immigrant Song è potente. Robert è leggermente titubante nel lanciarsi nell’urlo iniziale, ma come diciamo ogni volta iniziare a freddo (Robert evitava ogni sorta di riscaldamento vocale) con un pezzo del genere è da incoscienti. La qualità del suono è ottima, ben bilanciata. Il sound della chitarra è distorto ma pulito, sembra un ossimoro ma è così ed è bellissimo ascoltare il suono puro dell’amplificatore e della Gibson Les Paul senza effetti di sorta. Heartbreaker è ottima. La sezione dedicata all’assolo di chitarra accompagnato (prima della ultima strofa) è come spesso accade, impetuoso. Page che scioglie le briglie, Bonham e Jones scatenati. Ah!

Senza le chiacchiere di Plant tra un brano e l’altro l’atmosfera sembra quantomeno strana, ma lo spirito del rock che pervade le performance di ogni singolo pezzo compensa il tutto. Since I’ve Been Loving You è magnifica. La mia versione preferita è quella ancor più drammatica del 1973, ma anche questa del 1971 è superba. Jones è al piano durante la prima strofa ma poi passa all’organo, l’effetto è curioso. Bonham si trattiene a fatica, è irruente ed è bellissimo seguirlo nelle sue figure ritmiche, ma è tutto il gruppo ad essere ispirato, eccitato e di buon umore.

Introduzione più lunga del solito (passano più di due minuti prima che entri Plant) per Dazed And Confused, pezzo che è ancora in evoluzione (il giro di accordi al minuto 5 dopo le due strofe iniziali ad esempio non sopravviverà negli anni a seguire). Il pubblico sembra ipnotizzato durante la sezione dell’archetto di violino. Tutti ascoltano in religioso silenzio, l’atmosfera ha del soprannaturale, questo momento sembra trascendere l’ordine naturale per sconfinare nel divino, in breve: Jimmy Page nei panni del Dark Lord. Al momento della entrata del gruppo Page indugia sul wah wah, per poi iniziare le sue usuali scorrerie sul riff ostinato e veloce tenuto da Jones e Bonham. La qualità audio è ottima, la chitarra, come detto, non troppo distorta, seguire l’impeto della solista è facile e in alcuni momenti ci si sente sotto ipnosi. Una sensazione bellissima.  Dopo il minuto 20:00 il gruppo segue Page in una improvvisazione superlativa dove si passa dall’hard rock funk a Pennies From Heaven, motivo popolare americano cantato da Plant su un giro di accordi melodico creato da Page. La capacità e la voglia dei LZ di improvvisare era davvero una meraviglia. Il mayhem metallico della sezione successiva riporta tutto nei canoni della tempesta elettrica zeppeliniana. Come accennato qui sopra, subito dopo l’ultima strofa è presente un taglio che speriamo verrà ricucito nelle prossime edizioni. Non so se ci sarà qualcuno di voi che si prenderà mezz’ora per ascoltare questo pezzo in cuffia a buon volume, così fosse non potrà fare altro che rimanere sbalordito e innamorarsi una volta di più di un gruppo rock fenomenale.

Benché Stairway To Heaven facesse parte della scaletta dei LZ già da marzo 1971, è bene ricordare che il IV album non sarebbe uscito che in novembre 1971 e che dunque il pezzo in questione fosse una assoluta novità per il pubblico. Stairway dunque non ha i riflessi magici tipici degli anni successivi, ma viene presentata in una versione quasi impeccabile e vicina a quella da studio (assolo a parte).

I Led Zeppelin erano così pazzi da aggiungere al volo alla scaletta pezzi come Friends, (quasi certamente) mai suonata dal vivo primo di allora e registrata in studio un anno prima. La versione data è improvvisata, con Jones al basso (invece che alle tastiere), ma è al contempo vibrante e convincente. Segue qualche secondo dedicato a Plant che accenna a Smoke Gets In Your Eyes e si passa a What Is And What Should Never Be, trasposizione efficace e sentita con un Bonham e un Plant fenomenali.

A Moby Dick (cut) sono dedicati solo 10 minuti a causa dei tagli fatti dalla Empress Valley. Communication Breakdown invece dura quasi 8 minuti e, se mi si consente un po’ di iper aggettivazione, direi che sia una versione da strappamutande, torrenziale e selvaggia. I primi 20 secondi sono dedicati ad una introduzione ritmica improvvisata, si passa quindi all’hard rock dissoluto e totalizzante dei LZ. Il rientro tra il primo ritornello e la seconda strofa (minuto 0:58) è una meraviglia, questi intermezzi di hard rock funk tipici di Page (e che Bonham e Jones interpretano così bene) sono dei piccoli momenti di grandezza assoluta.  L’assolo di chitarra è lungo, assolo che va poi a sciogliersi in un altro intermezzo funk. Plant duetta col pubblico mentre i tre musicisti interagiscono su trame ritmiche seducenti. Poi di nuovo Page in assolo su stacchi ritmici inventati al momento. Ragazzi che spettacolo!

Rock and Roll chiude il cd. Interpretazione ancora work in progress (come detto il IV album non era ancora uscito) ma molto aggressiva e compatta. La convinzione con cui Bonham picchia sul piatto nell’ultimissimo colpo di batteria la dice lunga sul testosterone in circolo in quei giorni.

Non appena il resto della registrazione soundboard del concerto verrà pubblicato, questo diventerà uno dei grandissimi album dal vivo NON UFFICIALI da avere. Sia chiaro, ci sono sbavature e imperfezioni, ma il bello del rock è questo, quando il “trasporto” prende il sopravvento e si raggiungono vette così alte, tutto il resto non conta.

Jimmy Page possiede i multitraccia di 4 delle 5 date giapponesi del 1971, non capisco cosa aspetti a fare uscire la sua versione di “Alla Conquista Dell’Est” (How The East Was Won insomma”). Se questo soundboard mono “suona” così bene, immaginiamoci cosa potrebbe essere la versione stereo con missaggio professionale.

Quando i Led Zeppelin erano i Led Zeppelin!

 

(broken) ENGLISH

Led Zeppelin – 1971.09.29, Osaka, Festival Hall “How The East Was Won” (EVSD 1056/1057 + 2 promo singles) – soundboard master

Here it is the soundboard of Osaka 929 (as the enthusiast confidentially call this legendary concert), a date that everyone has always considered special whose live recording available until now was an audience (taken from the public). For years, lustrums, decades we have fantasized of being able to hear this great concert in soundboard quality, and now finally here it is; after a couple of “teasers” (Stairway and Friends) published as singles in the last few months, now Empress Valley Supreme Disc (the famous bootleg label)  releases Osaka’s second date in 1971 on the unofficial market. Given the times in which within a few minutes everything is immediately available for free on the internet, it does so in a debatable way, let’s see why:

  • the concert is not complete (11 pieces out of 19)
  • some pieces are cut, for example Dazed And Confused (at minute 27.40 has a cut of about 3 minutes) and Moby Dick (whose cuts are rather coarse)
  • “plantations” are missing (Plant’s words between songs)
  • the concert is mono

From a certain point of view we can somehow try to understand the behavior of the Empress Valley, which we remember is a label that produces only bootlegs, cds of unofficial material (mostly live concerts of various audio quality). Once the first copies have been sent (the print run is always a few hundred copies sold at exorbitant prices) in a very short time the concert in question is uploaded on specialized sites in live recordings for the happiness of fans like us, but the files are downloaded not only by fans but also by other minor record companies that deal with bootlegs that in turn will print economic copies of the show. Given that, Empress Valley tries to earn the maximun by releasing a not complete recording of the show in question: first a single cd (one song, STH), then a second single (Friends), now this double Cd containing half of the concert … probably in the near future it will release the second part, then the complete show, then (if they have it) the stereo version and so on.

For us fans it is frustrating, but we must not lose sight of the enjoyment that even an incomplete output like this can give us. And what a pleasure it is!

The recording of which we speak today has been enriched – compared to the double cd released a few days ago – of the two singles published previously.

This is the set list of the concert. Available tracks of the soundboard source in black.

01 Introduction
02 Immigrant Song
03 Heartbreaker
04 Since Ive Been Loving You
05 Black Dog (not released)
06 Dazed and Confused
07 Stairway to Heaven (from the cd single)
08 Celebration Day (not released)
09 That’s the Way (not released)
10 Going to California (not released)
11 Tangerine (not released)
12 Friends (from the cd single)
13 Smoke Gets in Your Eyes
14 What Is and What Should Never Be
15 Moby Dick (cut)
16 Whole Lotta Love (not released)
17 Communication Breakdown
18 Organ Solo (not released)
19 Thank You (not released)
20 Rock and Roll

These are the songs contained on the two CDs:

Disc 1:
01 Introduction
02 Immigrant Song
03 Heartbreaker
04 Since Ive Been Loving You
06 Dazed and Confused

Disc 2:
07 Stairway to Heaven
12 Friends
13 Smoke Gets in Your Eyes
14 What Is and What Should Never Be
15 Moby Dick (cut)
17 Communication Breakdown
20 Rock and Roll

I started listening to this concert for the first time without much conviction. I was in a bad mood and not very concentrated. The first impression was not much, perhaps the expectations of these last few decades have played a bad joke or maybe I really was not in the right mood to tackle this bootleg. Yes, I felt that the quality was excellent, that the LZ of 1971 were great (but I already knew this), but it all seemed a bit cold, perhaps because in a soundboard recording the audience is in the background plus we know that the japanese audience is usually more respectful and discreet than others; but then I picked it up a second time, I poured two fingers of Southern Comfort in a glass, I put myself in my comfort zone, I placed the volume knob on the “play it loud” setting, I pressed the play button and little after I exclaimed (as my friend Picca would have done) “now, feel that rumba!”

In the introduction we hear Bonham screaming “louder!” several times, he asks (or rather, he orders) for more drums on the monitors, then he counts four and the show begins. Immigrant Song is powerful. Robert is slightly hesitant in throwing himself into the initial scream, but as we say every time starting (Robert was famous for avoiding any sort of vocal warmup) with a piece like that it’s folly. The sound quality is excellent, well balanced. The sound of the guitar is distorted but clean, it sounds like an oxymoron, but that’s how it is and it’s great to listen to the pure sound of the guitar amplifier and the Gibson Les Paul with no effect whatsoever. Heartbreaker is excellent. The section dedicated to the accompanied guitar solo (before the last verse) is as often happens, impetuous. Page runs rampant, Bonham and Jones unbridled. Ah!

Without Plant’s talk between the songs, the atmosphere seems at least strange, but the spirit of rock that pervades the performance of each piece compensates for everything. Since I’ve Been Loving You is magnificent. My favorite version is the 1973 more dramatic one, but even this one of 1971 is superb. Jones is on the piano during the first verse but then he shifts to the organ, the effect is curious. Bonham never holds back, he is fierce and it is wonderful to follow him in his rhythmic figures, but in the end it is the whole group that is inspired, excited and in a good mood.

There is a introduction longer than usual (more than two minutes before Plant starts to sing) for Dazed And Confused, a piece that is still evolving (the chords at minute 05:00 after the two initial verses, for example, did not survive in the following years) . The audience seems hypnotized during the violin bow section. Everyone listens in religious silence, the atmosphere has some supernatura feel, this moment seems to transcend the natural order to encroach on the divine, in short: Jimmy Page in the role of the Dark Lord. When the group enters again Page lingers on the wah wah and then he starts his usual raids on the stubborn and fast riff held by Jones and Bonham. The sound quality is again excellent, the guitar as said is not too distorted, to follow the impetus of the solo is easy and in some moments you feel under hypnosis. A beautiful feeling. After the minute 20:00 the group follows Page into a superlative improvisation where they go from the hard rock funk to Pennies From Heaven, a popular American motif sung by Plant on a tune of melodic chords created by Page. The ability and the desire of the LZ to improvise was absolutely a marvel. The metallic mayhem of the next section bring back everything in the canons of the Zeppelinian electric storm. As mentioned above immediately after the last verse there is a cut that we hope will be sewn up in the next editions. I do not know if there will be any of you who will take half an hour to listen to this piece with headphones at good volume, in that case you’ll notice you can’t help falling in love once more with this phenomenal rock band.

Although Stairway To Heaven was part of the set list as early as March 1971, it is good to remember that the IV album would not have come out until November 1971 and that the piece in question was therefore an absolute novelty for the public. Stairway does not have the magical reflections typical of the following years rendition, but is presented in an almost impeccable and close to the studio version (except for the solo).

Led Zeppelin were so crazy to add tunes like Friends to the setlist on the spot, they possibly never played it live before. The given version is improvised, with Jones on bass (instead of keyboards), but at the same time it is vibrant and convincing. Then we have few seconds dedicated to Plant, he sings the very first words of Smoke Gets In Your Eyes and after that What Is And What Should Never Be follows; it’s an effective and heartfelt transposition with Bonham and Plant being just phenomenal.

Moby Dick is only 10 minutes due to the cut. Communication Breakdown instead lasts almost 8 minutes and, if you allow me a bit ‘hyper-adjectival, I would say it is a “strappamutande” (tear off my panties)”, torrential and wild version. The first 20 seconds are dedicated to an improvised rhythmic introduction, then we move on to the dissolute and all-encompassing hard rock of  LZ. The interlude between the first refrain and the second verse (minute 0:58) is a marvel, these hard rock funk link typical of Page (and that Bonham and Jones interpret so well) are little moments of absolute magnitude. The guitar solo is a long one, a solo that then goes on to melt into another funk intermezzo. Plant duets with the audience while the three musicians interact on seductive rhythmic plots. Then Page play a solo again on improvised rhythmic chops .Oh boy, what a show!

Rock and Roll closes the cd.  The rendition is still a work in progress (as mentioned the IV album was not out yet at the time) but it is very aggressive and compact. The confidence with which Bonham hits the cymbal and the drums in the very last stroke tells us about the testosterone in circulation in those days.

As soon as the rest of the concert’s soundboard recording is released, it will become one of the biggest non-official live albums ever. I make it clear, there are smudges and imperfections, but the beauty of rock is this, when the “transport” takes over and you reach such high peaks, everything else does not count.

Jimmy Page should release  his version of “How The East Was Won “… If this mono soundboard sounds like this well, let’s imagine what could be the stereo version with a professional mix.

When Led Zeppelin were Led Zeppelin!

THE EQUINOX “Hot Dog” (Led Zep cover) Parco Ferrari, Modena Italy 17/08/2018

2 Ott

THE EQUINOX “Hot Dog”
Live at Milly Bar – Parco Ferrari – Modena (Italy) 17 aug 2018
filmed by Giovanni Sandri.

Tim Tirelli – guitar
Pol Morigi – vocals
Saura Terenziani – bass, keyboards, pedal bass
Lele Morselli – drums