BOOTLEGS: Led Zeppelin, Long Beach, CA March 11, 1975 (Mike Millard Master Tapes via JEMS and Dadgad) TTT½

26 Lug

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BOOTLEGS: Led Zeppelin,Long Beach, CA March 11, 1975 (Mike Millard Master Tapes via JEMS and Dadgad The Lost and Found Mike the MICrophone Tapes Volume 37) – TTT½

Mike Millard Legacy intro

Di Mike Millard su questo blog ne abbiamo parlato più volte, amante del rock proveniente dalla west coast americana, dal 1973 al 1992 registrò parecchi concerti tenutisi in quell’area. Lo fece con una strumentazione di qualità, per quei tempi davvero notevole, portandola all’interno delle arene in questione usando diversi stratagemmi (a volte anche fingendosi disabile e quindi su una sedia a rotelle). Le sue sono dunque registrazioni audience, cioè prese dal pubblico, ma di una qualità micidiale; non è un un caso che ancora oggi – tra il giro di appassionati – siano considerate tra i documenti migliori per quanto riguarda l’epoca d’oro della musica rock. Sì perché con le registrazione audience si ha l’idea esatta di cosa fosse andare ad un concerto rock, la performance dell’artista catturato nella sua essenza più pura: l’umore e le scosse emotive del pubblico, la musica messa su nastro senza artifici (e dunque senza le modifiche e i trucchetti presenti nei dischi dal vivo ufficiali), i commenti dei fans che a tratti finivano sul nastro. La fortuna ha voluto che i LZ fossero tra i suoi gruppi preferiti e, ad esempio, le sue registrazione di alcuni dei sei concerti tenuti nel 1977 a Los Angeles sono per tutti noi testimonianze preziosissime. Nel 1994 Millard decise di togliersi la vita, decisione che non ci permettiamo di giudicare e quindi tralasciamo di commentare gli abissi di dolore a cui deve essere andato incontro. Per moltissimo tempo le sue cassette rimasero archiviate nella sua stanza a casa di sua madre, le registrazioni che circolavano provenivano infatti da copie che lo stesso Millard aveva fatto per amici e altri collezionisti. Successe poi che sua madre finalmente affidò ad amici intimi di suo figlio le tante cassette (si parla di 280 concerti registrati) in modo che potessero essere trasferite e quindi salvate su DAT. Sotto all’articolo riporto (oltre al testo che accompagna la registrazione di RP di cui tra poco parleremo) tutta la lunga storia in caso qualcuno fosse interessato. Per chiudere questo breve riassunto, quando si pensava che i master originali di Millard fossero andati persi, ecco che vengono ritrovati, rimasterizzati e messi gratuitamente in circolo da generosi collezionisti e amanti del rock come noi. E’ dunque doveroso mandare un pensiero a Mike Millard perché grazie ai suoi nastri il rock si mantiene vivo e noi possiamo ancora illuderci di vivere in prima persona i momenti più esaltanti della musica che amiamo.

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Live Recording reflections

Benché in molti considerino i concerti tenuti dai LZ negli anni che vanno dal 1968 al 1980 delle esperienze cosmiche, degli eventi determinanti per le vite di chi gli ha vissuti (e io non ho nessun dubbio a tal proposito), è ben essere realisti e schietti (e chi frequenta questo blog sa che cerchiamo di esserlo con buona determinazione) e ammettere che dal 1975 in poi i tour del gruppo furono grandiosi dal punto di vista dello spettacolo, del botteghino, del business, ma che non sempre lo furono dal punto di vista musicale. Il chitarrista spento e disconnesso causa uso di sostanze chimiche, il cantante alle prese con grossi problemi alla voce dovuti ad una presunta operazione alle corde vocali (avvenuta forse tra il 1973 e il 1974), a continue bronchiti e influenze e soprattutto ad un uso scriteriato della (incredibile) voce nei primi 5 anni di esistenza del gruppo (se entri a freddo – senza nessun riscaldamento vocale – e parti con Immigrant Song, sera dopo sera, è chiaro che prima o poi paghi dazio). Il tour del 1975 ne è la prova più evidente: il gruppo arriva a Chicago nel gennaio del 1975, Robert Plant si becca l’influenza che per tutta la durata della tournée tormenterà lui e di conseguenza gli spettatori presenti ai concerti. Questo concerto di Long Beach di cui scriviamo oggi non ha grandi estimatori tra i fan storici del gruppo eppure a me a tratti non sembra niente male ma è chiaro che ne parlo perché di questo concerto esiste la registrazione del leggendario Mike Millard, registrazione recentemente rimasterizzata dal Team JEMS in collaborazione con Dadgad (tra l’altro nostro personale amico, che il Dark Lord lo abbia in gloria); sebbene esista da qualche anno anche una eccellente versione soundboard, quello che riescono a dare le Mike Millard recording in termini di pathos non ha confronto, dunque versione questa da preferire.

Il tour del 1975 si apre con due warm-up gig a Rotterdam (11/01) e a Brussels (12/01) per poi prendere il largo nel Nord America dal 18/01 in Minnesota al 27/03 in California e ritornare in Europa in maggio per le cinque date di Earls Court a Londra. Lo show dell’11/03 è la prima di due date che si tengono alla Long Beach Arena, un edificio con una capacità di 15.000 posti per quanto riguarda i concerti.

Long Beach Arena

Long Beach Arena

ANNOUNCER: the house lights are down, now, so you’ll have a good view. The people behind the stage, keep your seats. You have a good seats now. Thank you very much. The American return of Led Zeppelin.”The American return of Led Zeppelin”.

E’ questo che dice l’annunciatore prima che il gruppo si lanci in Rock And Roll. La qualità audio è sin da subito fantastica (come sottolineo sempre, tenendo presente che si tratta di una registrazione audience … presa dal pubblico insomma). Ti sembra di essere al concerto, posizionato nelle prime file. Voce e strumenti sono ben bilanciati e perfettamente distinguibili, i ragazzi della Showco sapevano davvero il fatto loro. La voce di Robert non è disastrosa come mi sembrava di ricordare. Non amo molto Sick Again, un discreto per quanto anonimo brano rock che i LZ hanno comunque spesso suonato dal vivo. Durante l’uso dell’effetto Phaser 90 della MXR, il suo della chitarra copre un po’ troppo gli altri strumenti.

RP: Good evenin’! Good eveeenin’! We must apologize for the, um, the slight delay, but, um, we couldn’t get into the building. And, we haven’t got any tickets. Um, it’s a fact. A sort of well known scalper, well, he, he, you know, I mean, we blew it, you know. And it was blown as well. So tonight we’re gonna tell you what we intend to do. We intend to take six and a half years of changes and give you, and give you just a little taste of the six and a half years. A little bit from here, a pinch of the best. The best rock, if you take my meaning. It starts like this.

Over The Hills And Far Away non è niente male. La qualità audio si conferma altissima. Nel tour del 1975 il suono di chitarra di Page era più pulito del solito, forse persino troppo, un pelo di sustain in più non avrebbe guastato. Buono il lungo assolo di Page, sostenuto come sempre da un inarrestabile Bonham e da un perfetto Jones.

RP: Thank you very much. Thank you very much. Ah, feeling really invigorated by the English weather you, you’ve been havin’, you know. It’s, uh, it’s put us back into the healthy, um, you know, sometimes on the road you gets a bit, uh, and then you get the English weather in L.A., that’s too much. So watch out. If you intend to sit still, forget it. We just managed, uh, not only to get a record label together, but to get an album together, Physical Graffiti. And, um, once again it has a large variety of material and, um, thoughts of our consciousness. We gonna play some of it for you. This is the first one. It comes from way way back, older than my boots.

In My Time Of Dying è suonata molto bene, d’altra parte è un brano in accordatura aperta e con questo accorgimento di solito i chitarristi sono facilitati nell’adempiere al loro dovere. La voce di Robert regge, il chilometraggio blues le dà suggestive sfumature. Bonham è di nuovo uno spettacolo, e Jones tiene tutti agganciati al terreno. Che magnifico bassista.

RP Thank you. I see the front row’s filling up very slowly. Who is Atlantic Records? Bloody state. Right, now this is a song that you definitely will have heard before, unless you’ve had your ears shut for two and a half years. It depicts a tale, or rather it, it lends itself to a series of events and, and places and ports of call throughout the world that we stopped at where, fortunately, the foot of Western man hadn’t trodden too often. And it was in these places that everything seemed to be good and wholesome and cheap and clean. And the red lights always shone brightly. In fact, ‘The Song Always Remained the Same.’

The Song Remains The Same / The Rain Song. L’introduzione di TSRTS è uno di quei momenti che ti fa comprendere come il buraccione LZ sia componente fondamentale del successo interplanetario della band. Qualità audio sempre altissima, tanto che una volta di più occorre mandare un pensiero al grande, grandissimo Mike Millard. The Rain Song in alcuni momenti pare disgiunta, forse a causa dei problemi al Mellotron.

RP: Ladies and gentlemen. For the benefit of anybody who was making a bootleg then, the twelve-string was out of tune on ‘Song Remains the Same.’ Sunny California. Hang on, tick. Is that gonna be alright? We gonna, um, we gonna continue with John Paul Jones trying to manipulate a mobile orchestra. John Paul Jones on mellotron, who I might add is looking a little bit harassed with the sounds that are coming out of it. Harassed. Excuse me. This song is, um, it’s a song that we created, or it created itself in amongst a lot of chaos and, um, change. And yet the song is basically quite a very straight forward, straight thinking thing. Lateral thinking, as my friend James puts it. Uh, this is a song about the wasted land, the land that was once green and fertile. ‘Kashmir.’

In Kashmir (altro pezzo in accordatura aperta) la batteria trattata con effetti non crea l’atmosfera giusta secondo me, il Mellotron continua ad avere problemi ma la versione del pezzo è buona. Robert la canta con grinta.

RP: John Paul Jones on mellotron. A complete Pakistani orchestra, all in one pool player. John’s been studying and concentrating a lot on the keyboards. He’s also got into Chuck Randall and, uh. You will excuse us if we have a good time, won’t you? This is another track that features, uh, hang on, John’s in trouble. And, this short break should be really filled up with a bit of schpeel, but, um, I really can’t tell schpeely things. There’s a man in the wings who is very good at doing Lenny Bruce imitations. This is a track about another song about a journey, um, a journey which will never, ever be finished for anybody. It’s called ‘No Quarter.’ 

Ogni volta che parte No Quarter ho i brividi: il suono di tastiera galleggiante, quello tondo, corposo e pieno della batteria di Bonham, l’alone di mistero e di sopranaturale del pezzo, la profondità del cosmo che ci schiaccia verso paure ancestrali … ec lavòr, ragàs (come diciamo qui in Emilia)! L’assolo di piano (con qualche problema di collegamento tra i vari cavi che genera fastidiosi rumori di fondo) di Jones e di chitarra di Page stasera sono poco ispirati e un po’ tediosi, alla batteria Bonham invece è sempre superlativo.

RP: John Paul Jones, grand piano. The taste of naughty equipment. We seem to have a little trouble on the keyboard side of things at the moment. There’s a little bit of buzzin’ and hummin’. But nevertheless, we shall hot things up a little bit. Now, a long time ago, in the South of Ameri, in the South of North America, there was a guy called Robert Johnson who wrote a lot of really good blues things, and this maybe should be a tribute to his art, or capabilities, this next song, ‘cuz anyway, it’s, it’s slightly relative in its, where it comes from. This is a song all about motorcars, but on the other hand. The drumming and the hammering is by courtesy of Acme Quaalude Company, Limited, in the back. This is a guy building a chicken pen. Can you hear it? I mean, over to our roving reporter. Shithead. This is called ‘Trampled Underfoot.’

In Trampled Underfoot Robert fatica, ma con stile ed esperienza rende le sbavature quasi un marchio distintivo. Anche qui John Paul Jones e Jimmy Page hanno problemi di ispirazione ma la carica del brano riesce a celare queste performance opache.

RP: Yes, that’s one for the motor car trade, or the trade or the motorcar. Uh, Jimmy just broke two strings, and John Bonham is just about to have a hernia. Hang on a bit. We’d like to dedicate this next song to, uh, The Chateaux Marmont, and the Continental Hyatt House, and all the places where there’s cockroaches on the floor. And, um, we’re gonna feature now, in fact, the, the grand work and the grand percussion skills of the one and only Mr Dynamo! Mr Cockstarch! John Bonham! ‘Moby Dick!’

Durante il giro di Moby Dick, il gruppo pare a tratti fuori tempo, sarà forse per il suono di batteria completamente cambiato e sicuramente peggiorato. Verso la fine il solito lavoro sui timpani sintetizzati, ma anche qui il sound non sembra funzionare e quindi convincere. Ad ogni modo 21 minuti di follia tambureggiante.

RP: Bonzo Bonham! Let’s hear it for John Bonham, ‘Moby Dick!’ John Bonham. John Henry Bonham. Gardener of the year. Good evening. Nice of you to make it. Ahh. I didn’t see you on the way in. …, hold on, vocal diarrhea. A long time ago, uh, when I was nineteen, and we all got together in a room that cost two dollars fifty for a week. Just in case it didn’t work. To see if it could work. The second thing that we tried made us sure. The first thing that we did was sign a contracts. Second thing that we did, we were really sure that we should be together from now until the ultimate finale of the big bright light. And this is the second thing.

Devo ancora rimarcare l’ottima qualità audio, in cuffia a buon volume l’inizio di Dazed And Confused è una meraviglia. Considerati i problemi alla voce, Robert si dimostra un grande: coraggioso e impavido. Benché il gruppo non fosse al suo massimo, la Dazed And Confused del 1975 rappresenta uno dei picchi dei LZ. Tra i 28 e i 40 minuti di esoterismo musicale, dipinto con i colori della decadente grandeur che il gruppo sfoggiava a quel tempo. Scrivo questo al minuto 5:30, sembra incredibile che nel 1975 avessero questa forza espressiva. L’entrata di Bonham prima del magniloquente arpeggio MI- / DO (su cui stasera Robert canta il testo di Woodstock) è uno di momenti ritmici patrimonio della umanità. Se avessi potuto essere presente ad un concerto – seppur standard – come questo e dunque aver vissuto una Dazed And Confused di tale spessore, ne sarei uscito pronto per imbarcarmi su un vascello diretto a sfidare le maestose insidie di Capo Horn. L’uscita di Bonham dalla sezione dell’arpeggio citato è di nuovo un esempio del suo grandissimo talento. Il lavoro del Dark Lord con l’archetto di violino è efficace e seducente. Quando va sugli alti sembra di soccombere al canto delirante delle sirene di Ulisse. Mi fanno davvero pena i fan dei LZ che non vanno oltre il 1972, perché una Dazed And Confused come questa vale tantissimo. La qualità sonora è semplicemente perfetta, che razza di nastro audience questo! Durante la sfuriata elettrica Page è un portento (sporco, illuminato, ispirato) e Bonhan e Jones sono poderosi. 28 minuti di estasi e tempesta elettrica. Solo i Led Zeppelin!

( assente nella registrazione: RP: On guitar, Jimmy Page. That was a combination of, um, key signatures that just will never occur again. Amidst the, um, rushing and the screaming of cowboys. (Our cowboy in the sand.) Um, now and again there comes, uh, a song that we really, really really dig and we find that we can get right across with no trouble at all. This is for the people beyond the third row. The people in the darkness)

Stairway To Heaven inizia bene, la voce di Robert non ha scricchioli e quando entra Bonham tutto sembra paradossalmente ancora più chiaro. La pedaliera basso si sente benissimo, quelli delli Showco erano davvero i numeri uno al quel tempo per quanto riguarda la amplificazione dei concerti Rock. Buono l’assolo di chitarra, che comprende il 4 giri di bicordi che qui alla Domus Saurea appassionano molto.

RP: Long Beach! Thank you very much for your time and, uh, goodnight.
Well?

Come spesso capitava in quegli anni, di ritorno sul palco per i bis, il gruppo si presentava in condizioni discutibili. Il riff di Whole Lotta Love è suonato da Page con poca dinamica e la band sembra scollata. Peggiora anche il suono degli strumenti., Solo il basso di Jones sembra essere all’altezza. The Crunge è un po’ approssimativa, la sezione Theremin invece funziona a dovere. L’intenzione di Plant in Black Dog è quella giusta, peccato il sound meno definito di chitarra e batteria.

Ladies and gentlemen of Long Beach, goodnight. Sleep well. Half a quaalude with water

Registrazione dunque eccellente di un discreto (a tratti ottimo) concerto dei LZ.

Qui l’audio pubblicato due settimane fa su youtube:

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(macaroni)ENGLISH

Mike Millard Legacy intro

We have talked about Mike Millard on this blog few times, he was a rock music lover from the US west coast and from 1973 to 1992 he recorded several concerts held in that area. He did it with quality equipment, for those times truly remarkable, bringing it inside the arenas in question using different stratagems (sometimes even pretending to be disabled and therefore in a wheelchair). His are therefore audience recordings, that is, taken by the public, but of a deadly quality; it is no coincidence that even today – among the circle of fans – they are considered among the best documents regarding the golden age of rock music. Yes, because with audience recording you have the exact idea of ​​what it was like to go to a rock concert, the artist’s performance captured in its purest essence: the mood and emotional shocks of the audience, the music put on tape without artifice (and therefore without the edits and the tricks present in the official live records), the comments of the fans who sometimes ended up on the tape. Luckily LZ were among his favorite bands and, for example, his recordings of some of the six concerts held in 1977 in Los Angeles are precious testimonies for all of us. In 1994 Millard decided to take his own life, a decision that we do not allow ourselves to judge and therefore we neglect to comment on the abysses of pain that he must have gone through. For a very long time his cassettes remained archived in his room at his mother’s house, the records circulating in fact came from copies that Millard himself had made for friends and other collectors. Then it happened that his mother finally entrusted the many tapes (we are talking about 280 recorded concerts) to close friends of his son so that they could be transferred and then saved on DAT. Under the article I carry over (in addition to the text that accompanies the registration of RP which we will shortly talk about) the whole long story in case anyone is interested. To close this short summary, when it was thought that the original Millard masters had been lost, here they are found, remastered and put into free circulation by generous collectors and rock lovers like us. It is therefore a duty to send a thought to Mike Millard because thanks to his tapes rock remains alive and we can still delude ourselves to experience firsthand the most exciting moments of the music we love.

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Live Recording reflections

Although many consider the concerts held by the LZ in the years from 1968 to 1980 of cosmic experiences, of the decisive events for the lives of those who lived them (and I have no doubt about it), we got to be realistic and frank (and those who frequent this blog know that we are straight shooters ) and admit that from 1975 onwards the group tours were great from the point of view of the show, the box office, the business, but that it was not always the case from the musical point of view. The guitarist turned off and disconnected due to the use of chemical substances, the singer struggling with major voice problems due to an alleged vocal cord operation (perhaps between 1973 and 1974), to continuous bronchitis and influences and above all to a reckless use of the (incredible) voice in the first 5 years of existence of the group (if without any vocal warming you start a show with Immigrant Song, evening after evening, it is clear that sooner or later you pay duty). The 1975 tour is the most evident proof of this: the group arrives in Chicago in January 1975, Robert Plant gets the influence that for the duration of the tour will torment him and consequently the spectators present at the concerts. This Long Beach concert we are writing about today does not have great admirers among the historical fans of the group and yet at times it does not seem that bad but it is clear that I am talking about it because of this concert there is the recording of the legendary Mike Millard, a recording recently remastered by the JEMS team in collaboration with Dadgad (our personal friend, may the Dark Lord bless him); although an excellent soundboard version  exists, what Mike Millard recordings can do in terms of pathos has no comparison, so this version is preferred.

The 1975 tour opens with two gig warm-ups in Rotterdam (11/01) and Brussels (12/01) and then take off in North America from 18/01 in Minnesota to 27/03 in California and return to Europe in may for the five dates of Earls Court in London. The 11/03 show is the first of two dates held at the Long Beach Arena, a building with a capacity of 15,000 seats for concerts.

ANNOUNCER: the house lights are down, now, so you’ll have a good view. The people behind the stage, keep your seats. You have a good seats now. Thank you very much. The American return of Led Zeppelin. “The American return of Led Zeppelin”.

This is what the announcer says before the group launches into Rock And Roll. The audio quality is immediately fantastic (as I always emphasize, bearing in mind that it is an audience recording … taken by the public in short). You seem to be at the concert, positioned in the front rows. Voice and instruments are well balanced and perfectly distinguishable, the Showco guys really knew what they were doing. Robert’s voice is not as disastrous as I seemed to remember. I don’t like Sick Again, a discreet though anonymous rock song that LZ have often played live anyway. While using the MXR’s Phaser 90 effect, the guitar covers a little too much the other instruments.

RP: Good evenin ‘! Good eveeenin ‘! We must apologize for the, um, the slight delay, but, um, we couldn’t get into the building. And, we haven’t got any tickets. Um, it’s a fact. A sort of well known scalper, well, he, he, you know, I mean, we blew it, you know. And it was blown as well. So tonight we’re gonna tell you what we intend to do. We intend to take six and a half years of changes and give you, and give you just a little taste of the six and a half years. A little bit from here, a pinch of the best. The best rock, if you take my meaning. It starts like this.

Over The Hills And Far Away is not bad. The audio quality is confirmed to be very high. On the 1975 tour, Page’s guitar sound was cleaner than usual, perhaps even too much, a hair of more sustain would have helped the general impression. Page’s long solo is good, supported as always by an unstoppable Bonham and a perfect Jones.

RP: Thank you very much. Thank you very much. Ah, feeling really invigorated by the English weather you, you’ve been havin ‘, you know. It’s, uh, it’s put us back into the healthy, um, you know, sometimes on the road you get a bit, uh, and then you get the English weather in L.A., that’s too much. I know watch out. If you intend to sit still, forget it. We just managed, uh, not only to get a record label together, but to get an album together, Physical Graffiti. And, um, once again it has a large variety of material and, um, thoughts of our consciousness. We gonna play some of it for you. This is the first one. It comes from way way back, older than my boots.

In My Time Of Dying it played very well, on the other hand it is a piece in open tuning and with this trick guitarists are usually facilitated in fulfilling their duty. Robert’s voice is okay, the blues mileage gives it suggestive nuances. Bonham is again sublime, and Jones keeps everyone hooked to the ground. What a magnificent bass player.

RP Thank you. I see the front row’s filling up very slowly. Who is Atlantic Records? Bloody state. Right, now this is a song that you definitely will have heard before, unless you’ve had your ears shut for two and a half years. It depicts a tale, or rather it, it lends itself to a series of events and, and places and ports of call throughout the world that we stopped at where, fortunately, the foot of Western man hadn’t trodden too often. And it was in these places that everything seemed to be good and wholesome and cheap and clean. And the red lights always shone brightly. In fact, ‘The Song Always Remained the Same.’

The Song Remains The Same / The Rain Song. The introduction of TSRTS is one of those moments that makes you understand how the LZ “buraccione” (sound impact) is a fundamental component of the band’s interplanetary success. Audio quality is always very high, so much so that once more it is necessary to send a thought to the great, great Mike Millard. The Rain Song at times seems disjointed, perhaps due to problems with the Mellotron.

RP: Ladies and gentlemen. For the benefit of anybody who was making a bootleg then, the twelve-string was out of tune on ‘Song Remains the Same.’ Sunny California. Hang on, tick. Is that gonna be alright? We gonna, um, we gonna continue with John Paul Jones trying to manipulate a mobile orchestra. John Paul Jones on mellotron, who I might add is looking a little bit harassed with the sounds that are coming out of it. Harassed. Excuse me. This song is, um, it’s a song that we created, or it created itself in among a lot of chaos and, um, change. And yet the song is basically quite a very straight forward, straight thinking thing. Lateral thinking, as my friend James puts it. Uh, this is a song about the wasted land, the land that was once green and fertile. ‘Kashmir.’

In Kashmir (another piece in open tuning) the drumes are treated with effects  and they does not create the right atmosphere in my opinion, the Mellotron continues to have problems but the version of the piece is nice enough. Robert sings it with determination.

RP: John Paul Jones on mellotron. A complete Pakistani orchestra, all in one pool player. John’s been studying and concentrating a lot on the keyboards. He’s also got into Chuck Randall and, uh. You will excuse us if we have a good time, won’t you? This is another track that features, uh, hang on, John’s in trouble. And, this short break should be really filled up with a bit of schpeel, but, um, I really can’t tell schpeely things. There’s a man in the wings who is very good at doing Lenny Bruce imitations. This is a track about another song about a journey, um, a journey which will never, ever be finished for anybody. It’s called ‘No Quarter.’

Every time No Quarter starts I get chills: the floating keyboard sound, the round, full-bodied Bonham’s drums, the halo of mystery and supernatural of the piece, the depth of the cosmos that crushes us towards ancestral fears .. . ec lavòr, ragàs (as we say here in Emilia, what a great work, boys!)! The piano solo (with some connection problems between the various cables that generate annoying background noises) of Jones and Page’s guita solo tonight are not very inspired and a little tedious, Bonham drums it is always superlative.

RP: John Paul Jones, grand piano. The taste of naughty equipment. We seem to have a little trouble on the keyboard side of things at the moment. There’s a little bit of buzzin ‘and hummin’. But nevertheless, we shall hot things up a little bit. Now, a long time ago, in the South of Ameri, in the South of North America, there was a guy called Robert Johnson who wrote a lot of really good blues things, and this maybe should be a tribute to his art, or capabilities , this next song, ‘cuz anyway, it’s, it’s slightly relative in its, where it comes from. This is a song all about motorcars, but on the other hand. The drumming and the hammering is by courtesy of Acme Quaalude Company, Limited, in the back. This is a guy building a chicken pen. Can you hear it? I mean, over to our roving reporter. Shithead. This is called ‘Trampled Underfoot.’

In Trampled Underfoot Robert struggles, but with style and experience makes the burrs almost a distinctive brand. Here, too, John Paul Jones and Jimmy Page have problems of inspiration but the charge of the song manages to conceal these opaque performances.

RP: Yes, that’s one for the motor car trade, or the trade or the motorcar. Uh, Jimmy just broke two strings, and John Bonham is just about to have a hernia. Hang on a bit. We’d like to dedicate this next song to, uh, The Chateaux Marmont, and the Continental Hyatt House, and all the places where there’s cockroaches on the floor. And, um, we’re gonna feature now, in fact, the, the grand work and the grand percussion skills of the one and only Mr Dynamo! Mr Cockstarch! John Bonham! ‘Moby Dick!’

During the Moby Dick riff section, the group seems maybe out of time, perhaps due to the completely changed and certainly worsened drums sound. Towards the end we have the usual work on the synthesized timpani, but even here the sound does not seem to work and therefore convinces. Anyway 21 minutes of drumming madness.

RP: Bonzo Bonham! Let’s hear it for John Bonham, ‘Moby Dick!’ John Bonham. John Henry Bonham. Gardener of the year. Good evening. Nice of you to make it. Ahh. I didn’t see you on the way in. …, hold on, vocal diarrhea. A long time ago, uh, when I was nineteen, and we all got together in a room that cost two dollars fifty for a week. Just in case it didn’t work. To see if it could work. The second thing that we tried made us sure. The first thing that we did was sign a contracts. Second thing that we did, we were really sure that we should be together from now until the ultimate finale of the big bright light. And this is the second thing.

Still I have to point out the excellent audio quality, in headphones at good volume the beginning of Dazed And Confused is a marvel. Considering the problems with the voice, Robert proves to be great: brave and fearless. Although the group was not at its best, the 1975 Dazed And Confused represents one of the peaks of LZ. Between 28 and 40 minutes of musical esotericism, painted in the colors of the decadent grandeur that the group sported at that time. I write this at 5:30, it seems incredible that in 1975 they had this expressive force. Bonham’s entry before the magniloquent E- / C arpeggio (on which Robert sings Woodstock’s text tonight) is one of humanity’s rhythmic moments. If I could have been present at a concert – albeit standard – like this and therefore had lived a Dazed And Confused of such thickness, I would have come out ready to embark on a vessel directed to challenge the majestic pitfalls of Cape Horn. Bonham’s exit from the aforementioned arpeggio section is again an example of his tremendous talent. The Dark Lord’s work with the violin bow is effective and seductive. When he goes on high tones we seems to succumb to the delusional song of the sirens of Ulysses. I really pity LZ fans who don’t go beyond 1972, because a Dazed And Confused like this is worth a lot. The sound quality is simply perfect, what kind of audience tape this is! During the electric outburst Page is a portent (dirty, illuminated, inspired) and Bonhan and Jones are powerful. 28 minutes of ecstasy and electric storm. Only Led Zeppelin!

(absent in this recording: RP: On guitar, Jimmy Page. That was a combination of, um, key signatures that just will never occur again. Amidst the, um, rushing and the screaming of cowboys. (Our cowboy in the sand.) Um, now and again there comes, uh, a song that we really, really really dig and we find that we can get right across with no trouble at all. This is for the people beyond the third row. The people in the darkness)

Stairway To Heaven starts well, Robert’s voice has no creaks and when Bonham enters everything seems paradoxically even clearer. Jones’ bass pedal is so clear, Showco was really the number one at that time as regards the amplification of the Rock concerts. The guitar solo is focused enough and it includes the 4 bichords lickes that here at Domus Saurea we are very passionate about.

RP: Long Beach! Thank you very much for your time and, uh, goodnight.
Well?

As often happened in those years, returning on stage for encores, the group presented itself in questionable conditions. The Whole Lotta Love riff is played by Page with little dynamics and the band seems to be unglued. The sound of the instruments also worsens. Only Jones’ bass seems to be up to par. The Crunge is a bit rough, the Theremin section works properly. The attitude of Plant in Black Dog is the right one, too bad the less defined sound of guitar and drums make things worse.

Ladies and gentlemen of Long Beach, goodnight. Sleep well. Half a quaalude with water

Therefore excellent recording of a discreet (sometimes excellent) concert by LZ.

Here the audio published two weeks ago on youtube:

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[Youtube = http: //www.youtube.com/watch? V = flGMqcj9Nv4 & t = 428s]

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Note che accompagnano la registrazione / Notes accompanying the recording:

Led Zeppelin
Long Beach Arena, Long Beach, CA, March 11, 1975
Mike Millard Master Tapes via JEMS and Dadgad
The Lost and Found Mike the MICrophone Tapes Volume 37

Recording Gear: AKG 451E Microphones (CK-1 cardioid capsules) > Nakamichi 550 Cassette Recorder

Transfer: Mike Millard Master Cassettes > Yamaha KX-W592 Cassette Deck (Dolby off) > Sony R-500 DAT > Analog Master DAT Clone > Focusrite Scarlett 6i6 > Sound Forge Audio Studio 13.0 capture > Adobe Audition 3.0 > iZotope RX and Ozone > Peak Pro 6 > FLAC

01 Rock And Roll
02 Sick Again
03 Over The Hills And Far Away
04 In My Time Of Dying
05 The Song Remains The Same
06 The Rain Song
07 Kashmir
08 No Quarter
09 Trampled Underfoot
10 Moby Dick
11 Dazed And Confused
12 Stairway To Heaven
13 Whole Lotta Love / The Crunge
14 Black Dog

Known Faults: None

Introduction to the Lost and Found Mike the MICrophone Series

Welcome to JEMS’ Lost and Found Mike the MICrophone series presenting recordings made by legendary taper Mike Millard, AKA Mike the MICrophone, best known for his masters of Led Zeppelin done in and around Los Angeles circa 1975-77. For the complete details on how tapes in this series came to be lost and found again, as well as JEMS’ long history with Mike Millard, please refer to the notes in Vol. One: http://www.dimeadozen.org/torrents-details.php?id=500680.

Until 2020, the Lost and Found series presented fresh transfers of previously unavailable first-generation copies made by Mike himself for friends like Stan Gutoski of JEMS, Jim R, Bill C. and Barry G. These sources were upgrades to circulating copies and in most instances marked the only time verified first generation Millard sources had been directly digitized in the torrent era.

That all changed with the discovery of many of Mike Millard’s original master tapes.

Yes, you read that correctly, Mike Millard’s master cassettes, long rumored to be destroyed or lost, have been found. Not all of them but many, and with them a much more complete picture has emerged of what Millard recorded between his first show in late 1973 and his last in early 1992.

The reason the rediscovery of his master tapes is such a revelation is that we’ve been told for decades they were gone. Internet myths suggest Millard destroyed his master tapes before taking his own life, an imprudent detail likely concocted based on the assumption that because his master tapes never surfaced and Mike’s mental state was troubled he would do something rash WITH HIS LIFE’S WORK. There’s also a version of the story where Mike’s family dumps the tapes after he dies. Why would they do that?

The truth is Mike’s masters remained in his bedroom for many years after his death in 1994. We know at least a few of Millard’s friends and acquaintances contacted his mother Lia inquiring about the tapes at the time to no avail. But in the early 2000s, longtime Millard friend Rob S was the one she knew and trusted enough to preserve Mike’s work.

The full back story on how Mike’s master tapes were saved can be found in the notes for Vol. 18 Pink Floyd, which was the first release in our series transferred from Millard’s original master tapes:

http://www.dimeadozen.org/torrents-details.php?id=667745&hit=1
http://www.dimeadozen.org/torrents-details.php?id=667750&hit=1

Led Zeppelin, Long Beach Arena, Long Beach, CA, March 11, 1975

The time has come.

We now know Mike Millard captured hundreds of great concerts, but without question Mike The Mike’s most famous works are his recordings of Led Zeppelin. Mike recorded his favorite band a total of ten times, five shows in 1975 and another five in 1977.

His now legendary rig, AKG 451 microphones and Nakamichi 550 cassette deck, was purchased in early 1975 for the express purpose of recording the upcoming Zeppelin shows at the Long Beach Arena and The Forum. Mike wanted to upgrade his gear to get the best possible results. Did he ever.

He tested out his new rig at a March 5, 1975 show by Rod Stewart and Faces at the Forum, six days prior to Zeppelin’s first SoCal date in Long Beach. The new equipment passed with flying colors: The Faces tape (Vol. 13 in our series) is outstanding. Mike was ready for “the American return of Led Zeppelin” as the stage announcer says just before the band takes the stage.

Since our Millard series resumed we’ve seen a few message board posts asking why we were waiting to do Mike’s Zeppelin tapes. The answer is we wanted to do them right, which isn’t as simple as it sounds as I will attempt to explain.

All of Mike’s Zeppelin masters in our possession come from the first batch of tapes Rob S borrowed from Mike’s mother and transferred to DAT. It’s no surprise Rob started with Mike’s best-known recordings, but that means our source is a 1644 DAT, not the master cassettes themselves.

The good news is Rob made excellent transfers from cassette to DAT, and while it would have been ideal to do azimuth correction on playback (as we do with all of Mike’s master cassettes), tape alignment doesn’t appear to be a material issue.

Mike’s Led Zeppelin recordings have been widely circulated for decades and exist in bootleg and download form in myriad versions, largely owning to the many remasters in circulation.

The provenance of extant Millard Zeppelin recordings can be cloudy. Around 2010, JEMS transferred a verified, unmarked set of first generation cassettes made by Mike himself. These tapes were transferred Dolby On, though Millard almost certainly played back his masters Dolby Off, which was his standard practice when making copies: master off, copy on.

Where other sources originate is murkier, though we know some trace back to a set of VHS Hi-Fi tapes Mike made from his masters for a collector who sent him a VHS recorder to do the transfers. These VHS tapes were then converted to DAT and often circulate as first-gen sources.

Anyone who has compared JEMS’ flat, Dolby-on transfers with the various remasters from other sources know they sound quite different. Many of us have grown accustomed to the remasters’ sound, which have often gone through a fair amount of processing to boost or drop frequencies, tame hiss, compress, expand, etc. That’s not a criticism of them, simply stating a fact. In fact, some of them are uncanny in terms of the fidelity they derived from the circulating sources.

Given that, the question I pondered about the transfers of Mike’s LZ cassette masters to DAT Rob made in the early 2000s is how would they compare to the remasters? Would they disappoint because the sound we are all used to is somewhat removed from the original sound? Or would that one true generation closer make a difference?

I did a few comparisons between Rob’s DATs and circulating versions, and struggled to land on a clear POV. Because we had a lot of other Millard tapes to work through, I figured the Zep masters could wait.

But a couple of months ago I decided to reach out to Dadgad, as I admired the work he had done on some key Zeppelin soundboards and the JEMS transfer of 6/27/77. Of the folks who had done a substantial number of Zep remasters, I liked what he and Winston did best. That’s my subjective opinion and it is a subject for which many collectors seem to have strong opinions.

There was also a decision to be made about what order to release the Zeppelin shows given the hodgepodge approach we have taken with Millard’s work so far. Chronological felt like the obvious and correct answer. With that decided, I sent Dadgad a sample of the Millard 3/11/75 Long Beach recording and what he sent back convinced me we had found the right path for this tape.

After some back and forth we settled on a version that polishes and sharpens Mike’s master tape while still keeping the music sounding natural. Dadgad found the power in the recording and the performance has never sounded fresher to my ears. Of course, we’re fortunate to have a soundboard recording of this particular show, and a good one at that, but it doesn’t diminish the appeal of Mike’s master which captures the performance and the atmosphere in excellent quality. Samples provided.

The performance itself surely needs no endorsement. As Jim says below, the SoCal run is one of the peaks of the ’75 tour. While I personally lose a little interest in the “Moby Dick” and “Dazed and Confused” portions of these shows, the first half of the set, “Rock and Roll” through “Trampled Underfoot” is pretty fucking great. Listening anew, I found appreciation for Robert Plant’s friendly, casual manner. He may have looked like a rock god fronting the biggest band in the land, but he addressed the audience in a charmingly informal manner.

Here’s what Jim R recalled about the first Led Zeppelin ’75 Long Beach show:

I attended the Led Zeppelin concert with Mike Millard on March 11th, 1975. It was at the Long Beach Arena.

This was the beginning of the wheelchair era, which itself had two phases. Initially, a friend of ours named Mike L (who was partially paralyzed) offered to bring in Mike’s equipment using his personal wheelchair. Mike L got the gear in for this show but was extremely late the following night (3/12) which explains why Mike only got a partial recording of the second Long Beach show. More on that when we post the 3/12 recording. By the time Zep was back in LA for the start of the Forum run on March 24, Millard had gotten his own chair and I pushed him in. “If you want a job done right, you do it yourself.”

We sat in Riser Section 20, Row B. One row up off the floor and even with about the 10th row of the floor. Definitely a PA recording.

During the show, you can hear Plant comment, “I see the front row is filling up slowly… bloody Atlantic Records.” It was opening night in the LA area, and because this was a highly anticipated show, the music industry had numerous ticket holds. Limited inventory due to those holds likely explains why Mike and I sat in the Risers. We had much better seats for the other nights; 5th row on the floor was our “worst” seat.

On March 10, the night before Long Beach, Mike and I actually drove down to San Diego and timed that show for tape flips to make sure we didn’t miss a note in Long Beach. Which begs the question, why didn’t we record the first San Diego show? The answer is the San Diego show was general admission in a venue that was already acoustically challenged. Mike only wanted to record from his preferred locations, which is why we went to such lengths to get the seats he desired for Long Beach and Inglewood. Hard as it is to believe now, if Millard couldn’t record from the location he wanted, he would stand down, preferring no tape at all to a recording not up to his high standards.

Speaking of questions, we have seen a few message board posts inquiring if Mike ever met any rock stars. The answer is yes. Here’s one of those stories.

Between the Long Beach and Forum shows there was a 12-day gap where the band performed in Seattle, Vancouver and a second San Diego concert (bizarrely there was no Bay Area stop on the ’75 tour). LA was their hub for all the West Coast dates. Knowing this, we checked the tour schedule, and on an off night took a drive to the Continental Riot House in Hollywood (Riot instead of Hyatt, as Plant had renamed it). As luck would have it, three of the four members of the group were in the lobby: Plant, Bonham and Jones. Page was presumably up in his room.

I brought along printed photos from the Long Beach 3/12 show where I shot from the 3rd row. Mike and I got autographs from all three guys, who were cordial and liked the pictures. Bonham was especially boisterous and fun. We then followed them to the Rainbow Room where we watched them eat hamburgers.

Led Zeppelin was still near their peak for these ’75 shows. An electric buzz in the building. Awesome shows every night. Mike and I attended all seven Long Beach, LA Forum and San Diego performances. We couldn’t get enough Zep. But it still bugged Mike for years that he didn’t record the full 3/12 show.

I hope you enjoy the March 11 recording. I’ve included some pictures from the show. Keep in mind my pictures from the other performances turned out much better since we had much closer seats.

Cheers to Mike.

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JEMS is proud to partner with Rob, Jim R and Barry G to release Millard’s historic recordings and to help set the record straight about the man himself.

We can’t thank Rob enough for reconnecting with Jim and putting his trust in our Millard reissue campaign. He kept these precious tapes under wraps for two decades, but once Rob learned of our methods and stewardship, he agreed to contribute the Millard DATs and cassettes to the program. Our releases would not be nearly as compelling without Jim’s memories and photos. As many of you have noted, the stories offer  a wonderful complement to Mike’s incredible audio documents.

As always, post-production support comes from the skilled hand of mjk5510, our partner and friend.

Finally, cheers to the late, great Mike the MICrophone. His work never ceases to impress. May he rest in peace.

BK for JEMS

Rolling Stones “Scarlet” – 1974 outtake featuring Jimmy Page

23 Lug

ITALIAN / ENGLISH

Si parla di questo pezzo da così tanti anni che mi sembra quasi incredibile poterlo ascoltare oggi. All’epoca si scriveva fosse un reggae scritto nel 1973 da Keith e Jimmy e dedicato alla figlia di quest’ultimo. Oggi non mi sembra plausibile, per di più sulle scatole dei nastri originali vi è riportata la data 5-10-74, dunque non è una outtake di Goats Head Soup, l’album del 1973 dei Rolling, benché sia contenuta nella nuova versione del disco in uscita il 4 settembre. Oggi il canale del gruppo su Youtube l’ ha messa in circolazione, ed è un piacere davvero poterla ascoltare.

RS 1974

A Keith Richards par di ricordare che “noi arrivammo allo studio per iniziare delle sessions mentre i Led Zeppelin finivano le loro (senza dubbio quelle di Physical Graffiti ndTim) e mi sembra Jimmy decise di rimanere. Non avevamo intenzione di registrala come canzone vera e propria, ma solo come demo, come dimostrazione del feel che potevano esprimere, ma devo dire che alla fine venne fuori bene, con una formazione come quella poi meglio usarla”.

KR 1974

Al primo ascolto mi è sembrata un po’ sconclusionata e confusa, al quarto invece mi è parsa magnifica. Una outtake certo, non rifinita, slabbrata, ma vivida e pieno di ardore. Keith che parte con un riff reggae rock, arricchito dal lavoro di Page, poi Jimmy enfatizza un accordone sostenuto e sospeso e quindi si passa al bel ritornello melodico con Jagger jaggering away. Segue un mini intervento alla solista di Jimmy e di nuovo il riff, accordone, ponte e ancora il bel ritornello con sotto il lavoro di Jimmy tra ritmica e solista. Finale tipico dei Rolling di quel periodo, con la lead guitar di Page che si infila sinuosa.

JPP 1974

Scambio qualche impressione col nostro Polbi:

Polbi: “Ho sempre voluto sentire i miei due chitarristi preferiti insieme, sarà un po’ grezza ma mi piace molto. Page con la sua maestosità cosmica riesce a trasformarsi in un perfetto lead guitarist per gli Stones. Dio benedica il Rock e tutto quello che si porta appresso.

Tim: “Se non ci fosse il Rock non so dove saremmo. Gli Stones 1971/75 sono i miei preferiti, l’arrivo di Wood è stata una disgrazia, avrebbero dovuto prendere Page :-), si sarebbe trasformato in un chitarrista perfetto per loro come dici tu, senza la cazzonaggine priva di talento di Wood e il distacco di Taylor”

Polbi: “Esattamente. Ora voglio sentire tutto il catalogo degli Stones 1966/75 con Page :-)’Il distacco di Taylor’, per quanto lo ami è una considerazione perfetta. Specialmente dal vivo suonava spesso per i cazzi suoi.”

Insomma, bel pezzo rock suonato insieme a Page e a Ric Grech dei Traffic / Blind Faith. Oltre alle tre outtake ormai molto reclamizzate, la deluxe edition conterrà anche il mitologico album dal vivo Brussels Affair del 1973, uno dei live album più entusiasmanti della musica Rock sebbene incredibilmente mai pubblicato dal gruppo negli anni d’oro.

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ENGLISH

We have been talking about this song for so many years that it seems almost incredible to be able to listen to it today. At the time it was written that it was a reggae composed in 1973 by Keith and Jimmy and dedicated to the latter’s daughter. Today it does not seem plausible to me, moreover on the boxes of the original tapes there is the date 5-10-74, therefore it is not an outtake of Goats Head Soup, the RS 1973 album, although it is contained in the new version of the record out on September 4th. Today the group on Youtube channel has put it into circulation, and it is a real pleasure.

RS 1974

Keith Richards says, “My recollection is we walked in at the end of a Zeppelin session. They were just leaving, and we were booked in next and I believe that Jimmy decided to stay. We weren’t actually cutting it as a track, it was basically for a demo, a demonstration, you know, just to get the feel of it, but it came out well, with a lineup like that, you know, we better use it.”

KR 1974

At first listen it seemed a bit rambunctious and confused, at the fourth it seemed magnificent to me. Yes, sure, just an outtake, unfinished, tattered, but vivid and full of ardor. Keith starts it with a reggae rock riff, enriched by the work of Page, then Jimmy emphasizes a sustained and suspended chord, the bridge and then everything moves on to the beautiful melodic refrain with Jagger jaggering away. A lead guitar mini-intervention follows and then again the riff, the chord, the bridge and the beautiful refrain with Jimmy’s work being a mix between the rhythmic and the soloist. Typical ending a la Rolling Stones of that era, with Page’s lead guitar twisting sinuously.

JPP 1974

I exchange some impressions with our Polbi:

Polbi: “I’ve always wanted to hear my two favorite guitarists together, it will be a little rough but I like it a lot. Page with his cosmic majesty he can transform himself into a perfect lead guitarist for the Stones. God bless Rock and all that it carries with it. “

Tim: “If there wasn’t Rock I don’t know where we would be. The 1971/75 Stones are my favorites, Wood’s arrival was a disgrace, they would have had to take Page :-), he would have turned into a perfect guitarist for them, like you say, without Wood’s untalented nonsense and Taylor’s detachment “

Polbi: “Exactly. Now I want to hear the whole Stones 1966/75 catalog with Page :-) ‘The detachment of Taylor’, as much as I love him it is a perfect consideration. Especially live he often played for himself.”

In short, nice rock song played together with Page and Ric Grech of Traffic / Blind Faith. In addition to the three very popular outtakes, the deluxe edition will also contain the mythological live album Brussels Affair from 1973, one of the most exciting live albums of Rock music although incredibly never released by the group in the golden years.

 

SERIE TV: “Lavoro a mano armata” (Netflix 2020) con Eric Cantona e Suzanne Clément – TTTT

19 Lug
Eric Cantona è stato un gran calciatore, ed ora è un gran attore. Uomo di talento il bad boy del calcio inglese, non c’è che dire, di talento e di carattere. Pur avendo giocato in parecchie squadre, sono stati gli anni spesi al Manchester United a renderlo famoso, insieme al noto l’episodio – per molti deprecabile – che gli valse una lunga squalifica e l’allontanamento momentaneo dal mondo del football. Successe nel gennaio del 1995, il Manchester United giocava in casa del Crystal Palace, Cantona fu espulso e, mentre raggiungeva il sottopassaggio, il tifoso del Palace e membro del Fronte Nazionale Britannico (formazione di estrema destra) Matthew Simmons – sceso nelle prime file degli spalti – gli urlò “ tornatene a fare in culo in Francia, francese bastardo” facendo il saluto nazista. Cantonà (i cui nonni materni furono costretti a fuggire dalla Spagna al tempo della guerra civile spagnola) sopportò per un po’ ma poi scatto e con un colpo di kung fu colpì il tifoso idiota con un calcio nel petto.
Smesso i panni del calciatore, Eric si è scoperto attore, ottimo attore direi.
Ho appena finito di guardare i sei episodi della prima stagione di Lavoro A Mano Armata, e li ho trovati proprio ben fatti. Eric è un portento, così come l’altra figura protagonista Suzanne Clément. La serie affronta il tema angosciante della perdita del lavoro a 50 e passa anni e dunque della cinica e violenta spregiudicatezza del sistema capitalista. Serie consigliatissima.

Suzanne Clément

Lavoro a mano armata – TTTT

A 57 anni il disoccupato Alain Delambre crede di aver trovato il lavoro ideale, ma le cose si mettono male quando scopre di essere solo una pedina in un gioco di potere.
Con: Eric Cantona,Suzanne Clément,Alex Lutz

Quando Trombetti parla dei Led Zeppelin …

18 Lug

Quando Trombetti parla dei Led Zeppelin mi tremano le ginocchia, perché non ne parla (solo) da fan, ne parla con cognizione di causa: li segue dal 1969, li ha visti e – nella veste di prestigioso giornalista musicale quale è – li può soppesare seguendo una prospettiva così più ampia che più ampia non si può; quindi – se anche un figura come la sua ne scrive in maniera così netta – non possiamo che avere conferma di quello che già pensiamo da sempre: i Led Zeppelin sono stati il più grande gruppo Rock mai apparso sulla Terra.

– articolo tratto dal blog Rock Around The Blog (il blog di Trombetti e Riva) – 

https://www.rockaroundtheblog.it/eroi-o-copioni-la-storia-del-gruppo-che-ha-cambiato-il-rock-and-roll/

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TOM DOYLE “CAPTAIN FANTASTIC – ELTON JOHN’S STELLAR TRIP THROUGH THE ’70S” (Poligon Books 2017) – T

11 Lug

Ho acquistato questo libro spronato dal bel film biografico “Rocket Man”. Volevo un libro scritto da qualcuno di valore che raccontasse il viaggio di Elton durante gli anni settanta (1970-76 in particolare).

Captan Fantastic non mi ha deluso, anzi! Tom Doyle prende in esame il periodo fine anni sessanta/inizio anni ottanta, e lo fa con le sue consuete capacità, parlando con onestà  e senza mai scendere nella morbosità anche dei momenti meno limpidi della carriera di Elton. La madre e John Reid (il manager) ne escono in maniera meno negativa rispetto al film e anche la figura dello stesso Elton ne guadagna grazie alla articolata descrizione della sua vita artistica (e non) raccontata nelle 280 pagine del libro.

Il suo fertile rapporto musicale con Bernie Taupin, la storia di affari e di sesso col suo manager, l’incredibile pressione a cui fu sottoposto (12 album da studio – compresa una colonna sonora- tra il giugno del 1969 e l’ottobre del 1976 e relativi tour), l’impressionante successo.

La enorme passione per i dischi (che studiava e catalogava minuziosamente) e la devozione verso i musicisti che più amava han fatto che la mia stima nei suoi confronti aumentasse di una spanna.

Un bel libro quindi, l’unico appunto che mi sento di fare è la mancanza di qualche dettaglio tecnico (date precise, scalette di tour, recensioni di concerti simbolo e via dicendo), credo che avrebbero arricchito la storia e magari aiutato ad entrare ancor di più nel magico mondo di Elton durante quegli anni.

Lingua: inglese.

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ABOUT THE AUTHOR

Tom Doyle is an acclaimed music journalist, author, and long-standing contributor to Mojo and Q. His work has also appeared in Billboard, The Guardian, The Times, and Sound on Sound. Over the years, he has been responsible for key magazine profiles of Paul McCartney, Elton John, Yoko Ono, Keith Richards, U2, Madonna, Kate Bush, and R.E.M., among many other artists. He is the author of The Glamour Chase: The Maverick Life of Billy MacKenzie, which has attained the status of a classic rock biography since its original publication, and Man on the Run: Paul McCartney in the 1970s, which has been optioned by StudioCanal for a feature film. He lives in London, England.
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ABOUT CAPTAIN FANTASTIC

The true story of Elton John’s meteoric rise from obscurity to worldwide celebrity in the weird, wild 1970s, based on rare one-on-one interviews with the Rocket Man himself—now the subject of a major motion picture.

In August 1970, Elton John achieved overnight fame with a rousing performance at the Troubadour in Los Angeles. Over the next five years, the artist formerly known as Reginald Dwight went from unheard of to unstoppable, scoring seven consecutive #1 albums and sixteen Top Ten singles in America. By the middle of the decade, he was solely responsible for 2 percent of global record sales. One in fifty albums sold in the world bore his name. Elton John’s live shows became raucous theatrical extravaganzas, attended by all the glitterati of the era.

But beneath the spangled bodysuits and oversized eyeglasses, Elton was a desperately shy man, conflicted about his success, his sexuality, and his narcotic indulgences. In 1975, at the height of his fame, he attempted suicide. After coming out as bisexual in a controversial Rolling Stone interview that nearly wrecked his career, and announcing his retirement from live performance in 1977 at the age of thirty, he gradually found his way back to the thing he cared about most: the music.

Captain Fantastic gives readers a behind-the-scenes look at the rise, fall, and return to glory of one of the world’s most mercurial performers. Rock journalist Tom Doyle’s insider account of the Rocket Man’s turbulent ascent is based on a series of one-on-one interviews in which Elton laid bare many previously unrevealed details of his early career. Here is an intimate exploration of Elton’s working relationship with songwriting partner Bernie Taupin, whose lyrics often chronicled the ups and downs of their life together in the spotlight. Through these pages pass a parade of legends whose paths crossed with Elton’s during the decade—including John Lennon, Bob Dylan, Groucho Marx, Katharine Hepburn, Princess Margaret, Elvis Presley, and an acid-damaged Brian Wilson.

A fascinating portrait of the artist at the apex of his celebrity, Captain Fantastic takes us on a rollicking fame-and-drug-fueled ride aboard Elton John’s rocket ship to superstardom.

https://www.penguinrandomhouse.com/books/534797/captain-fantastic-by-tom-doyle/

Il colletto alzato della polo blues

4 Lug Rene Quillivic - En pleine mer (On the Open Sea)

Sono alla Coop, è un sabato estivo qualunque e cerco di districarmi nel labirinto consumistico acquistando solo i prodotti che mi servono davvero. Non so perché ma oggi osservo più del dovuto e più del solito i commessi, molti hanno il colletto della polo d’ordinanza alzato. Mi fanno sempre pensare quelli che lo portano così. Sia chiaro, ognuno (purtroppo) è libero di sfoggiare i propri indumenti come vuole, ma il colletto alzato mi dà sempre l’idea di un tentativo di fighinaggine sfigata. C’è quello che si occupa delle acque minerali che ogni volta che lo vedo fischia e canta un motivetto sino a renderlo insopportabile, il macho col fisico scolpito in palestra e – almeno a prima vista – senza un briciolo di maruga, l’effeminato con l’aria un po’ supponente, la donna intorno ai quaranta che cerca di rendersi interessante. Nella mia povera testolina si accavallano poi le figure del tipo dell’officina della concessionaria dove ogni anno porto la Sigismonda a fare il tagliando e di una mia ex collega, entrambi talebani del colletto alzato della polo. La sensazione è che venga portato per darsi un tono, ma per il pover’uomo di blues che sono hanno la stessa valenza di jeans arrotolati per scoprire le (orrende) caviglie, dei pinocchietti un po’ sotto le ginocchia (che se sei un pescatore o un marinaio del 1700 o Tom Sawyer vanno anche bene ma al giorno d’oggi sono di un cattivo gusto inimmaginabile), dei jeans a cavallo basso (quelli che danno l’impressiono che ci si sia cagati addosso) e via dicendo.

Ripensando a Mr Colletto Alzato della concessionaria (dove stato stato ieri per revisione e tagliando) mi torna in mente un ometto che ho osservato mentre ero in fila in attesa. Era già il suo turno, entrava ed usciva dall’ufficio per una faccenda di chiavi, chilometraggio o chissà cosa. Era un poco sovra eccitato. Intorno ai settanta (ma potrebbe averne avuti anche di meno), calzava scarpe-pantofole blu, calzino corto color crema, pantaloncini corti e larghi blu modello lidi ferraresi anni sessanta, maglia a maniche corte per anziani di una colorazione indefinita che sta tra il bianco, il crema e il greige, e l’immancabile giubbetto da pescatore grigio. Mi chiedo sempre come si faccia ad andare in giro conciati in quella maniera.

Torno a pensare al colletto alzato della polo e i pensieri cadono su un tipo che ho visto di recente dal contadino dove vado a comprare i cocomeri nel periodo estivo. In fila nell’ampissimo cortile, attendo che il cliente entrato prima di me finisca ed esca. Arriva un macchina. Scende un uomo intorno ai quaranta, è alto e robusto, il fisico è sfatto, portamento non eretto, pancia da birra, non è un bel vedere, tuttavia mostra fiero la sua stazza; ha la braghetta corta e le infradito, trascina quest’ultime con enfasi fastidiosa, sembra voler rimarcare lo svacco mood di cui si sente orgogliosamente portatore. Indossa una polo verde che non poteva che portare col colletto alzato. Bighellona avanti e indietro, strascicando le infradito tra l’asfalto sbriciolato dal tempo e la ghiaia tipica dei poderi delle mie zone. Si assicura più volte che il colletto sia alzato. Per fortuna tocca a me, posso pensare ad altro; quattro chiacchiere in dialetto stretto con la Dafne, carico le cuche in macchina, lascio Lemizzone e torno verso Borgo Massenzio.

Gioco quindi con la mente e i suoi tarli in questa estate del 2020 che da quindici giorni si è fatta calda, passando così la settimana di ferie pranzando – quando la groupie non c’è – come fanno i veri uomini di blues …

I pranzi dell’uomo di blues – foto TT

e osservando il mondo dalla balconata della Domus Saurea.

View from Domus Saurea luglio 2020 – foto TT

TOM SAWYER BLUES

L’altro giorno entra in ufficio una mia giovane collega, indossa jeans bianchi sfrangiati poco sotto al ginocchio, d’istinto le dico “Ehi young lady, stamattina mi sembri Tom Sawyer”, sorride cortese e aggiunge “non so chi sia”.

Scatta immediatamente il blues generazionale, è vero che la differenza d’età tra me è lei è più o meno pari agli anni che aveva il Dark Lord all’epoca delle sessions fatte in Svezia per In Through The Out Door, ma la cosa mi sorprende ugualmente essendo il personaggio creato da Mark Twain, una figura simbolo della letteratura per ragazzi. Così non posso fare altre che dire a me stesso “Mo’ vacca, come cambiano i tempi”.

FILM

Settimana di ferie dunque, passata a guardare parecchi film d’autore. Su Netflix, nella sezione film, c’è il paragrafo Film Sobri, etichetta che mi ha incuriosito sin da subito e che poi ho inteso essere un’escamotage per descrivere film profondi, non mainstream, a tratti lenti e pesanti, ma di gran spessore. Ecco qualche titolo con un brevissimo e  superficiale commento:

  • PIETRO IL FORTUNATO – TTTTT  – un ingegnere potenziale genio rovinato dall’abbietta miopia religiosa del padre.

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  • SOTTO LA PELLE DEL LUPO – TTTTT – uomini che valutano la donna secondo dettami primitivi.

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  • SILENCE – TTTT – fanatismi religiosi (cristianesimo e buddismo) sul finire del 1600 in Giappone.

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  • SENZA LASCIARE TRACCIA – TTTTT – L’impossibilità di reinserirsi di un reduce della guerra.

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  • ETERNA DOMENICA – TTTTT – figlie abbandonate e poi in qualche modo ritrovate.

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  • LE NOSTRE ANIME DI NOTTE – TTTT – l’amore al tempo della vecchiaia.

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SERIE TV:

  • QUEEN OF THE SOUTH – TTTTT

La devo smettere di affrontare le serie TV con preconcetti. Anni fa mi dissi:

_“ma che m’importa di storie di veterani di guerra fatti prigionieri che poi tornano in patria” (e HOMELAND diventò una delle serie più amate)

_“ma cosa me ne frega a me di sciocchi fantasy con draghi e robe simili” (e IL TRONO DI SPADE me lo guardai tutto con passione)

_“figurati se mi interessano stupide storie di zombi ah ah ah” (e THE WALKING DEAD me lo rividi tre volte)

ecco, l’ultima è stata QUEEN OF THE SOUTH con la grandissima Alice Braga … “Narcotraffico? Non non fa per me”, ed ecco che invece mi faccio prendere come un sedicenne degli anni settanta che suona la chitarra e che va a vedere il film The Song Remains The Same.

BANDIRE LE BANDIERE

Stiamo diventando malauguratamente come gli Stati Uniti, la bandiera italiana sventola sempre più spesso fuori dalle case, e il concetto di italianità è sempre più presente in ogni aspetto del quotidiano. A me le parole tipo Patria piacciono solo in bocca al Presidente Mattarella, e divento insofferente quando l’enfasi soffoca il senso della ragione e del buon gusto. Partiti che rubano il nome all’inno italiano, all’incitamento classico per la nazionale di calcio, partiti che fino all’altro ieri si pulivano il culo con la bandiera italiana e pensavano dal Po in giù fosse tutta una merda e che ora marciano compatti al grido di “prima gli italiani“, politici e fette della popolazione che odiano le altre nazioni perché poco inclini a fidarsi l’Italia e delle sue allegre (dolce eufemismo) gestioni economiche e finanziarie, il rigurgito patriottico di politici nostalgici del ventennio che pensano che le Marche siano una regione del sud e che spingono per una autarchia folle e che non vogliono vedere la realtà, quella che dice che siamo il popolo meno istruito e colto del mondo occidentale (e non solo) ormai votato allo svacco e sempre più diffidente e distante dal concetto di cultura. Noi, che siamo stati una delle culle dell’umanità, che siamo il paese con le maggiori bellezze architettoniche ed artistiche del mondo, che abbiamo portato la parola scritta nei paesi del nord (Britannia in primis) ci stiamo spogliando dei valori universali insiti nel nostro DNA. Schiacciati da una classe politica inadeguata, parte della quale assolutamente inqualificabile, condannati a subire l’influenza e l’ingerenza della Chiesa che uno stato laico e repubblicano dovrebbe contrastare con forza, stiamo regredendo a livelli che non credevo immaginabili. Certo, l’enorme successo che stanno avendo le dirette social, i libri e gli articoli di gente come Andrea Scanzi lascia ancora spazio alla speranza, ma è indubbio che la situazione sia comunque gravissima (basti pensare che il partito che dovrebbe rappresentare la maggior fetta dell’elettorato di sinistra ha votato insieme al partito del “cazzaro verde” -©Andrea Scanzi- il finanziamento alle scuole paritarie (private quindi); a parte che in una società giusta ed equa attenta alle pari opportunità dovrebbe esistere una solo scuola, quella pubblica, questi finanziamenti tolgono soldi alla già disastrata scuola pubblica).

Adesso ci si mettono anche le case produttrici di alimenti (e non solo naturalmente) a premere sulla nozione del verde-bianco-rosso e trovo la cosa assai disdicevole. E’ chiaro che se si fa leva sulla qualità, sul design, sulla bontà dei prodotti alimentari niente da dire … noi italiani sappiamo da generazioni come si fanno il vino, i formaggi, la pasta, l’aceto, etc etc, ma che certe case produttrici giochino sui sentimenti del nazionalismo lo trovo disdicevole. Nel mio piccolo evito di comprare queste derrate, questa merce, queste marche.

 

GATTI ALLA DOMUS

Dei sei gatti che abbiamo, sono due quelli con cui interagisco maggiormente, i due che la notte dormono in casa. Minnie mi vive come l’umano di riferimento, si butta di frequente a terra affinché la accarezzi, dorme al mio fianco, mi chiama quando non sa cosa fare in cerca di risposte che non posso darle: “Minnie, sei una gatta, non sei un’umana, capisco che tu abbia del tempo libero visto che sei accudita come si deve, ma oltre che giocare un po’ con te, darti mille baci, farti vedere le partite dell’Inter, farti ascoltare l’ASMR e i bootleg dei Little Feat non posso fare più tanto! Sei una gattina, fai la brava, fai un pisolino o vai fuori a pattugliare i territori insieme al tuo amico Palmiro.”

Minnie – Domus Saurea luglio 2020 – foto TT

Palmiro ha compiuto 8 anni, numero che per un gatto corrisponde più o meno alla attuale mia età di umano. E’ cambiato, è decisamente più adulto e meno incline alle affettuose stupidaggini a cui noi umani vorremmo sottoporlo. Di solito esce alle 6 di mattino e rincasa verso sera. A dire il vero nei caldi giorni estivi ogni tanto lo si vede sonnecchiare nell’orto sotto le piante dei pomodori o gustarsi il meritato riposo sotto un frassino, ma spesso sparisce per più di 12 ore seguendo i sentieri cosmici che l’istinto gli suggerisce. Noi ci preoccupiamo e la sera siamo costretti ad andarlo a cercare nelle vigne più lontane, è da un po’ che in queste zone viene avvistato un lupo (sebbene noi si abiti nel cuore della pianura emiliana).

Palmiro – Domus Saurea luglio 2020 – foto TT

Palmiro – Domus Saurea estate 2020 – foto TT

La vita con i nostri felini è piena, a volte ci svegliano alle 3 di notte e ogni mattina alle 6 siamo già in piedi causa loro, ma l’interazione tra mammiferi di specie diverse che vivono insieme – come scrivo spesso – è impagabile.

Friends: Minnie e Palmiro – Domus Saurea luglio 2020 – foto TT

L’INTERESSO PERSO VERSO GLI ARTICOLI CHE PARLANO DI ROCK

E’ un trend che noto da anni, ormai non sono minimamente interessato a riviste e articoli che parlano di musica rock. Lustri fa avrei fatto qualsiasi cosa per procurarmi i nuovi numeri delle riviste inglesi Classic Rock e Mojo, decenni fa compravo quasi ogni pubblicazione a carattere musicale stampata in Italia e quando mi arrivavano dagli Stati Uniti – in abbonamento – Guitar World, Guitar For The Parctising Musician e Guitar Player e (spedite da certe amiche) Creem, Rolling Stone e Musician rimanevo in estasi per giorni.

Ora, a parte biografie in inglese scritte da giornalisti di spessore, non riesco più a leggere nulla che riguardi il Rock. Trovo tutto privo di senso e di una noia mortale. Ragazzi, come si cambia.

FADE OUT

Non mi resta quindi che “soppesare un altro giorno estivo, guardarlo eclissarsi nel grigio” e cercare di andare avanti nonostante le pesanti catene del blues mi tengano prigioniero nella stiva, mentre la nave su cui sono sembra in balia delle onde della vita. Meno male che tramite i miei long playing, i miei libri, le partite dell’Inter, i gatti e la groupie ogni tanto sembra che il sole batta ancora sul mio viso.


Rene Quillivic - En pleine mer (On the Open Sea)

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BOOTLEG: Robert Plant, San Diego, CA 9 August 1990 (Mike Millard Master Cassettes via JEMS The Lost and Found Mike the MICrophone Tapes Volume 35 1644 Edition) – TTTTT

27 Giu

ITALIAN / ENGLISH

Di Mike Millard su questo blog ne abbiamo parlato più volte, amante del rock proveniente dalla west coast americana, dal 1973 al 1992 registrò parecchi concerti tenutisi in quell’area. Lo fece con una strumentazione di qualità, per quei tempi davvero notevole, portandola all’interno delle arene in questione usando diversi stratagemmi (a volte anche fingendosi disabile e quindi su una sedia a rotelle). Le sue sono dunque registrazioni audience, cioè prese dal pubblico, ma di una qualità micidiale; non è un un caso che ancora oggi – tra il giro di appassionati – siano considerate tra i documenti migliori per quanto riguarda l’epoca d’oro della musica rock. Sì perché con le registrazione audience si ha l’idea esatta di cosa fosse andare ad un concerto rock, la performance dell’artista catturato nella sua essenza più pura: l’umore e le scosse emotive del pubblico, la musica messa su nastro senza artifici (e dunque senza le modifiche e i trucchetti presenti nei dischi dal vivo ufficiali), i commenti dei fans che a tratti finivano sul nastro. La fortuna ha voluto che i LZ fossero tra i suoi gruppi preferiti e, ad esempio, le sue registrazione di alcuni dei sei concerti tenuti nel 1977 a Los Angeles sono per tutti noi testimonianze preziosissime. Nel 1994 Millard decise di togliersi la vita, decisione che non ci permettiamo di giudicare e quindi tralasciamo di commentare gli abissi di dolore a cui deve essere andato incontro. Per moltissimo tempo le sue cassette rimasero archiviate nella sua stanza a casa di sua madre, le registrazioni che circolavano provenivano infatti da copie che lo stesso Millard aveva fatto per amici e altri collezionisti. Successe poi che sua madre finalmente affidò ad amici intimi di suo figlio le tante cassette (si parla di 280 concerti registrati) in modo che potessero essere trasferite e quindi salvate su DAT. Sotto all’articolo riporto (oltre al testo che accompagna la registrazione di RP di cui tra poco parleremo) tutta la lunga storia in caso qualcuno fosse interessato. Per chiudere questo breve riassunto, quando si pensava che i master originali di Millard fossero andati persi, ecco che vengono ritrovati, rimasterizzati e messi gratuitamente in circolo da generosi collezionisti e amanti del rock come noi. E’ dunque doveroso mandare un pensiero a Mike Millard perché grazie ai suoi nastri il rock si mantiene vivo e noi possiamo ancora illuderci di vivere in prima persona i momenti più esaltanti della musica che amiamo.

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Dopo la fine dei LZ, RP decide di dar vita ad una carriera solista. Il primo e il secondo album diventano dischi di platino in USA (un milione o più di copie vendute). Lo stesso accade per l’EP degli Honeydrippers nel 1984 (album dedicato al rock and roll degli albori). Il terzo album (1985) non va al di là del disco d’oro (500.000 copie vendute, anche se pare raggiunga le 750.000) poi arriva, nel 1987, Now And Zen. Completato con il terzo album il tragitto che porta al distanziamento assoluto dai LZ, Robert torna con una nuova formazione e un nuovo approccio. Al di là dei discutibili suoni anni ottanta, l’album non è male, contiene alcune belle canzoni e riporta Robert al grande successo (3.000.000 di copie vendite solo in America). Manic Nirvana viene pubblicato nel 1990, buon disco di rock moderno, sarà l’ultimo lavoro di RP a diventare disco di platino (se escludiamo i dischi fatti in collaborazione con Page e con Alison Krauss). Ebbi modo di vedere una data (Firenze) del tour che seguì, è quindi un piacere avere a disposizione una registrazione di Mike Millard tratta dal tour di Manic Nirvana.

La potente e suggestiva Watching You (da Manic Nirvana 1990) apre lo show, la qualità audio – considerando che stiamo parlando di una registrazione audience – è spettacolare. La voce di Plant è chiara, sicura e piena di chilometraggio blues. Tramite vocalizzi che provengono da Friends (da Led Zeppelin III 1970) arriva Nobody’s Fault But Mine  (da Presence dei LZ 1976) e con essa torna in vita il possente approccio del gruppo che fu. Robert canta benissimo, il gruppo non ha abbastanza blues in corpo per poter competere con la versione originale, ma la rilettura modernista si fa ascoltare comunque. L’assolo di chitarra di Doug Boyle non è niente male davvero.

Robert al quel tempo era fissato con lo psychobilly e Billy’s Revenge (da Now And Zen 1988) ne è una testimonianza, personalmente non ho mai amato il genere e quel tipo di pezzi ma stavolta finisco per ascoltarlo con piacere, sarà l’ottima qualità audio … in cuffia a buon volume questo concerto è uno sballo. Tie Dye On The Highway (da Manic Nirvana 1990) è condotta dalla feroce chitarra di Doug Boyle. Stupisce un po’ Robert, all’epoca cantava in maniera sublime, non lo ricordavo così in forma. Bello il momento con la chitarra “blues” di Boyle e l’armonica di RP. Il pubblico è caldissimo.

La bella In The Mood (da The Priciple Of Moments 1983) riporta la melodia al centro dell’attenzione, e anche qui ottimo assolo di Doug Boyle. Chris Blackwell alla batteria e Charlie Jones al basso fanno un gran lavoro. Robert stuzzica il pubblico accennando That’s The Way (da Led Zeppelin III 1970). Arriva quindi il tempo di battere i sentieri che gli altri non prendono: No Quarter (da House Of The Holy 1973 dei LZ). Non appena Phil Johnstone introduce al piano i primi ricami il pubblico “va giù di melone” come diciamo qui in Emilia. Per quanto la versione sia più che degna e fresca, non si può non notare una certa rigidità ritmica, d’altra parte Bonham e (John Paul) Jones erano di altri universi. Liar’s Dance (da Manic Nirvana 1990) è il quadretto in accordatura aperta (dove tra l’altro RP accenna Gallows Pole da LZ III 1970 e Stairway To Heaven da LZ IV 1971) a cui segue Going To California (da Led Zeppelin IV 1971). Pubblico in visibilio.

Little By Little (da Shaken ‘n’ Stirred 1985) proviene da un album difficile e non proprio riuscito ma è un pezzo che ho sempre amato molto. Bel groove e sviluppo di rilievo. Nirvana (da Manic Nirvana 1990) è un brano che non gradisco e continuo a trovare insipido.

Immigrant Song (da LZ III 1970) rimette in carreggiata il concerto, versione convincente suonata nella tonalità originale (FA#), ben centrato l’assolo modernista di Boyle. Hurting Kind (da Manic Nirvana 1990), singolo designato del disco allora appena uscito, inizia con una lunga introduzione per poi partire con il dovuto ritmo scatenato. Nel mezzo della canzone Robert stuzzica i presenti con gli “oh my jesus” presi da In My Time Of Dying (da Physical Graffiti dei LZ 1975) Ancora da sottolineare la qualità sonora, registrazioni audience di questo calibro sono una meraviglia.

Robert saluta e quando torna per il bis, prima del rush finale, è il delizioso momento di Ship Of Fools (da Now And Zen 1988). Non appena Robert inizia a cantare il pubblico gli dimostra un grande, grande, grande affetto. Wearing And Tearing (da Coda 1982 dei LZ) e una delle outtakes del 1978 tratta dalle sessions di In Through The Out Door del 1979 dei LZ. Rock serratissimo e indiavolato. Il gruppo se ne va e quando rientra se ne parte con Living Loving Maid (She’s Just A Woman) (da LZ II 1969). Interpretazione coinvolgente, grande assolo aggiuntivo di Doug Boyle. Si chiude con Tall Cool One (da Now And Zen 1988), una sorta di Train Kept A-Rollin’ modello anni ottanta. I campionamenti presenti nel pezzi riportano prepotentemente in pista i Led Zeppelin. Verso la fine Robert e il gruppo citano (al di là dei sampler) The Ocean/Black Dog/Custard Pie ei LZ.

Registrazione dunque stupenda, certo non avrà la qualità di un disco dal vivo ufficiale ben registrato col multitraccia, ma il suono del rock che ti ribolle nella pancia è catturato in modo perfetto. Gran bootleg dunque, gran concerto, grande prova di Robert e dei ragazzi … allora era ancora il golden god e dava la paga ai gruppi tipo Whitesnake in quegli anni ormai annegati nel metal radiofonico americano.

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(broken)ENGLISH

We have talked about Mike Millard on this blog few times, he was a rock music lover from the US west coast and from 1973 to 1992 he recorded several concerts held in that area. He did it with quality equipment, for those times truly remarkable, bringing it inside the arenas in question using different stratagems (sometimes even pretending to be disabled and therefore in a wheelchair). His are therefore audience recordings, that is, taken by the public, but of a deadly quality; it is no coincidence that even today – among the circle of fans – they are considered among the best documents regarding the golden age of rock music. Yes, because with audience recording you have the exact idea of ​​what it was like to go to a rock concert, the artist’s performance captured in its purest essence: the mood and emotional shocks of the audience, the music put on tape without artifice (and therefore without the edits and the tricks present in the official live records), the comments of the fans who sometimes ended up on the tape. Luckily LZ were among his favorite bands and, for example, his recordings of some of the six concerts held in 1977 in Los Angeles are precious testimonies for all of us. In 1994 Millard decided to take his own life, a decision that we do not allow ourselves to judge and therefore we neglect to comment on the abysses of pain that he must have gone through. For a very long time his cassettes remained archived in his room at his mother’s house, the records circulating in fact came from copies that Millard himself had made for friends and other collectors. Then it happened that his mother finally entrusted the many tapes (we are talking about 280 recorded concerts) to close friends of his son so that they could be transferred and then saved on DAT. Under the article I carry over (in addition to the text that accompanies the registration of RP which we will shortly talk about) the whole long story in case anyone is interested. To close this short summary, when it was thought that the original Millard masters had been lost, here they are found, remastered and put into free circulation by generous collectors and rock lovers like us. It is therefore a duty to send a thought to Mike Millard because thanks to his tapes rock remains alive and we can still delude ourselves to experience firsthand the most exciting moments of the music we love.

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After the end of LZ, RP decides to start a solo career. The first and second albums become platinum in the USA (one million or more copies sold). The same happens for the Honeydrippers EP in 1984 (album dedicated to the early rock and roll). The third album (1985) does not go beyond the golden disc (500,000 copies sold, although it seems it reached 750,000) then arrives, in 1987, Now And Zen. Completed with the third album the journey that leads to absolute distancing from the LZ, Robert returns with a new line-up and a new approach. Beyond the questionable eighties sounds, the album is not bad, it contains some beautiful songs and brings Robert back to great success (3,000,000 copies sold only in America). Manic Nirvana is released in 1990, it is a good modern rock record, it will be the last RP work to become platinum (if we exclude records made in collaboration with Page and with Alison Krauss). I was able to see a date (Florence) of the tour that followed, so it is a pleasure to have a recording of Mike Millard available from the Manic Nirvana tour.

The powerful and suggestive Watching You (from Manic Nirvana 1990) opens the show, the audio quality – considering that we are talking about an audience recording – is spectacular. Plant’s voice is clear, confident and full of blues mileage. Through vocalizations that come from Friends (from Led Zeppelin III 1970) comes Nobody’s Fault But Mine (from Presence of LZ 1976) and with it the mighty approach of the group that came back to life. Robert sings very well, the new group does not have enough blues in the body to compete with the original version, but the modernist reinterpretation is good anyway. Doug Boyle’s guitar solo isn’t bad at all.

Robert at the time was set with psychobilly and Billy’s Revenge (from Now And Zen 1988) is a testimony to this, personally I have never loved the genre and that type of pieces but this time I end up listening to it with pleasure, it may be the excellent audio quality … in headphones at high volume this concert is a blast. Tie Dye On The Highway (from Manic Nirvana 1990) is conducted by Doug Boyle’s ferocious guitar. Robert at the time sang in a sublime way, I didn’t remember him so fit. Nice moment with Boyle’s “blues” guitar and RP harmonica. The audience is hot.

The beautiful In The Mood (from The Priciple Of Moments 1983) brings the melody back to the center of attention, and here too I must underline Doug Boyle’s excellent solo. Chris Blackwell on drums and Charlie Jones on bass do a great job. Robert teases the audience by mentioning That’s The Way (from Led Zeppelin III 1970). So the time comes to choose the path where no-one goes: No Quarter (from LZ’s House Of The Holy 1973). As soon as Phil Johnstone introduces the first embroideries to the piano, the audience “goes down of melon” as we say here in Emilia, meaning going crazy/out of their heads. Although the version is more than worthy and fresh, one cannot fail to notice a certain rhythmic rigidity, on the other hand Bonham and (John Paul) Jones were from other universes. Liar’s Dance (from Manic Nirvana 1990) is the lovely little picture in open tuning (where, among other things, RP mentions Gallows Pole from LZ III 1970 and Stairway To Heaven from LZ IV 1971) and it is followed by Going To California (from Led Zeppelin IV 1971) . The Audience is in raptures.

Little By Little (from Shaken ‘n’ Stirred 1985) comes from a difficult and not quite successful album but it is a piece that I have always loved very much. Nice groove and nice musical development. Nirvana (from Manic Nirvana 1990) is a song that I don’t like and I continue to find bland.

Immigrant Song (from LZ III 1970) puts the concert back on track, a convincing version played in the original key (F# / ), well centered on Boyle’s modernist solo. Hurting Kind (from Manic Nirvana 1990), the single designated of the disc then just released, begins with a long vocals introduction and then starts with the due unleashed rhythm. In the middle of the song Robert teases those present with the “oh my jesus” taken from In My Time Of Dying (from Physical Graffiti of LZ 1975). I have to repeat myself: audience recordings of this caliber are a marvel.

Robert says goodbye and when he returns for the encore, before the final rush, it’s time for the delicious moment of Ship Of Fools (from Now And Zen 1988). As soon as Robert starts singing the audience shows him a great, great, great affection. Wearing And Tearing (from Coda 1982 by LZ) is one of the outtakes of 1978 taken from the sessions of In Through The Out Door by LZ 1979 . Tight and frenzied rock music. The group leaves and when it comes back it dive into Living Loving Maid (She’s Just A Woman) (from LZ II 1969). Engaging  interpretation, great additional solo by Doug Boyle. The show closes with Tall Cool One (from Now And Zen 1988), a sort of Train Kept A-Rollin ‘eighties model. The samples in the pieces forcefully bring Led Zeppelins back on track. Towards the end Robert and the group quote (beyond the samplers) The Ocean / Black Dog / Custard Pie.

So, it’s a wonderful recording, it certainly won’t have the quality of an official live album well recorded with multitrack, but the sound of the rock that boils in your belly is captured here perfectly. Great bootleg therefore, great concert, great performance of Robert and the boys … then he was still the golden god and he could won easily on groups like Whitesnake that in those years were drowning in American radio mainstream and blatant metal.

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Robert Plant, Sports Arena, San Diego, CA. August 9, 1990
Mike Millard Master Cassettes via JEMS
The Lost and Found Mike the MICrophone Tapes Volume 35, 1644 Edition

Recording Gear: AKG 451E Microphones (CK-1 cardioid capsules) > Nakamichi 550 Cassette Recorder

Transfer: Mike Millard Master Cassettes > Nakamichi RX-505 (azimuth adjustment; Dolby On) > Sound Devices USBPre 2 > Audacity 2.0 capture > iZotope RX6 > iZotope Ozone 6 > MBIT+ resample to 16/44 > xACT 2.39 > FLAC

01 Watching You
02 Nobody’s Fault But Mine
03 Billy’s Revenge
04 Tie Dye On The Highway
05 In The Mood
06 No Quarter
07 Liar’s Dance
08 Going To California
09 Little By Little
10 Nirvana
11 Immigrant Song
12 Hurting Kind (I’ve Got My Eyes On You)
13 Ship Of Fools
14 Wearing And Tearing
15 Living Loving Maid (She’s Just A Woman)
16 Tall Cool One

Known Faults: None

Introduction to the Lost and Found Mike the MICrophone Series

Welcome to JEMS’ Lost and Found Mike the MICrophone series presenting recordings made by legendary taper Mike Millard, AKA Mike the MICrophone, best known for his masters of Led Zeppelin done in and around Los Angeles circa 1975-77. For the complete details on how tapes in this series came to be lost and found again, as well as JEMS’ long history with Mike Millard, please refer to the notes in Vol. One: http://www.dimeadozen.org/torrents-details.php?id=500680.

Until 2020, the Lost and Found series presented fresh transfers of previously unavailable first-generation copies made by Mike himself for friends like Stan Gutoski of JEMS, Jim R, Bill C. and Barry G. These sources were upgrades to circulating copies and in most instances marked the only time verified first generation Millard sources had been directly digitized in the torrent era.

That all changed with the discovery of many of Mike Millard’s original master tapes.

Yes, you read that correctly, Mike Millard’s master cassettes, long rumored to be destroyed or lost, have been found. Not all of them but many, and with them a much more complete picture has emerged of what Millard recorded between his first show in late 1973 and his last in early 1992.

The reason the rediscovery of his master tapes is such a revelation is that we’ve been told for decades they were gone. Internet myths suggest Millard destroyed his master tapes before taking his own life, an imprudent detail likely concocted based on the assumption that because his master tapes never surfaced and Mike’s mental state was troubled he would do something rash WITH HIS LIFE’S WORK. There’s also a version of the story where Mike’s family dumps the tapes after he dies. Why would they do that?

The truth is Mike’s masters remained in his bedroom for many years after his death in 1994. We know at least a few of Millard’s friends and acquaintances contacted his mother Lia inquiring about the tapes at the time to no avail. But in the early 2000s, longtime Millard friend Rob S was the one she knew and trusted enough to preserve Mike’s work.

The full back story on how Mike’s master tapes were saved can be found in the notes for Vol. 18 Pink Floyd, which was the first release in our series transferred from Millard’s original master tapes:

http://www.dimeadozen.org/torrents-details.php?id=667745&hit=1
http://www.dimeadozen.org/torrents-details.php?id=667750&hit=1

Robert Plant, Sports Arena, San Diego, CA, August 9, 1990

Our weekly dip into the Millard archive carries on with Mike’s master cassettes of the San Diego stop on the Manic Nirvana tour in support of the album of the same name. As we know, Led Zeppelin topped the list of Mike’s favorite artists and he documented many solo shows post 1980 by Robert Plant and Jimmy Page.

Speaking of Zep, Plant’s choice of songs to include in the set from his former band include two great picks that Zeppelin never performed live. The first is the LZII ditty “Living Loving Maid (She’s Just A Woman),” which I’ve always found delightful. It is performed with straightforward charm.

The second is the brilliant In Through The Out Door outtake “Wearing and Tearing,” which legend has it was briefly considered for a single release around the time of Knebworth ’79. It’s a high-energy stormer that rides a great riff and, in my opinion, would have been a welcome addition to ITTOD, instead of being released after Bonham’s death on Coda. While I’m on the subject, “Wearing and Tearing” and “Ozone Baby” are both highly underrated and “Darlene” (the third outtake of the ’79 trio) isn’t too shabby either. I genuinely love all three.

The rest of the set smartly mixes Manic Nirvana songs with the best of Plant’s solo career and a few extra Zeppelin nuggets. I particularly like RP’s vocals on “In The Mood” and “Ship of Fools.”

As we’ve previously discussed, the Sports Arena in San Diego is not the Sydney Opera House in terms of acoustics, but Millard’s taping location seems to be ideal on this night and he gets a very fine, close capture without a lot of the hall muddying things up. Samples provided.

Neither Jim, Rob nor Barry were along for the ride this time, so we don’t have a first-person account to share. We do know Mike recorded the opening act, Alannah Myles, the Canadian hard rock singer you might remember from her hit song, “Black Velvet.” He also recorded Plant’s show one night later in Irvine.

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JEMS is proud to partner with Rob, Jim R and Barry G to release Millard’s historic recordings and to help set the record straight about the man himself.

We can’t thank Rob enough for reconnecting with Jim and putting his trust in our Millard reissue campaign. He kept these precious tapes under wraps for two decades, but once Rob learned of our methods and stewardship, he agreed to contribute the Millard DATs and cassettes to the program.

Three cheers to mjk5510 for his post-production work on this. And to Goody his pitch inspection and beyond.

Lastly, cheers to the late, great Mike the MICrophone. His work never ceases to impress. May he rest in peace.

BK for JEMS

 

Welcome to a truly extraordinary new chapter of JEMS’ Lost and Found Mike the MICrophone series presenting recordings made by legendary taper Mike Millard, AKA Mike the MICrophone, best known for his masters of Led Zeppelin done in and around LA circa 1975-77. For further details on how some tapes in this series came to be lost and found again, as well as JEMS’ history with Mike Millard, please refer to the notes in Vol. One: http://www.dimeadozen.org/torrents-details.php?id=500680

To date the Lost and Found series has presented fresh transfers of previously unavailable first-generation copies made by Mike himself for friends like Stan Gutoski of JEMS, Jim R and Barry G. These sources were upgrades to circulating copies, and in most instances marked the first time verified first generation Millard sources had been directly digitized in the torrent era.

Now, we are ecstatic to present what had been previously unthinkable, unimaginable, perhaps even impossible: a direct, high-resolution transfer from Millard’s original master tapes.

Yes, you read that correctly, Mike Millard’s master cassettes, long rumored to be destroyed or lost, have been found. Not all of them, but many, and with them a much more complete picture has emerged of what Millard recorded between his first show in late 1973 and his last in early 1992.

The reason the rediscovery of his master tapes is such a revelation is that we’ve been told for decades they were long gone. Internet myths suggest Millard destroyed his master tapes before taking his own life, an imprudent detail likely concocted based on assumptions that because the master tapes had never surfaced and Mike’s mental state was troubled, he would do something that rash WITH HIS LIFE’S WORK. There’s also a version of the story where Mike’s family dumps the tapes after he dies.

The truth is, Mike’s masters remained in his bedroom for many years after his death in 1994. We know at least a few of Millard’s friends and acquaintances contacted his mother inquiring about the tapes after his death to no avail. But in the early 2000s, longtime Millard friend Rob S was the one she knew and trusted enough to preserve Mike’s work.

Here’s Rob’s account of how Millard’s master tapes were saved:

After Mike left us, I visited his mom Lia occasionally, usually around the holidays. She’d talk about the grandkids and show me pictures. She had no one to help out around the house so I did some minor improvements like fixing a kitchen shelf that collapsed and another time a gate that hadn’t worked for years.

After a few visits, I explained to Lia how the tapes were metal, up to 25 years old already and would eventually deteriorate. She agreed to let me take the tapes and make copies. We went into Mike’s bedroom and it was exactly like I remembered it when I was there years before. I loaded up every tape I could find and went to work copying them. Oldest first, some requiring “surgery.”

Months later when I was done copying, I compared what I had copied to a list Mike had compiled of his masters and realized there were many shows missing. I returned the tapes and asked Lia if we could see if there were any more somewhere else in the house. We went into a back bedroom and found a bunch of boxes filled with more original master tapes. I loaded them up, thanked Lia and left. This was the last time I would see her. I copied the rest of the tapes and stored the masters in a cool dry place until late last year when Jim R. reached out. We had known each other through Mike. After speaking with Jim, and later BK who had tracked him down, I knew their partnership was the “right way” to get this music out to everyone who wanted it, and I’m sure Mike would have agreed.

Initially, Rob copied a large batch of Millard’s master cassettes to DAT and returned them to the house. The second time around, he was given a large portion of the cassette collection, different from what he had copied to DAT.

The first round of DAT transfers features some of Millard’s most famous recordings of Led Zeppelin, ELP, the Rolling Stones and Jethro Tull. The second traunch of actual cassette masters includes his captures of Yes, Genesis, Peter Gabriel, Rush and Pink Floyd.

As exciting as it is to access Millard’s masters of the shows we know and love, there are many new recordings in both collections from artist like Elton John, Queen, Thin Lizzy, Eric Clapton, The Who, the Rolling Stones, Paul McCartney, Fleetwood Mac, Tom Petty, Guns N’ Roses, Linda Ronstadt, David Bowie, the Moody Blues, U2 and more.

Even with an information gap in the mid ‘80s when Millard was surely taping but there is no tape or written evidence as to what he captured, we have now confirmed some 280 shows Millard did record. Of those, there are master cassettes for approximately 100 shows, DATs off masters of another 75 and first generation analog copies for 20-25. Together, that nearly quadruples the number of extant Millard recordings. In the coming months we will release more amazing shows from the recovered treasure, some familiar, some entirely new. But we had to start somewhere.

And so we begin this new era of Mike the MIC master tapes with one of the most beloved recordings in the Millard canon: his incredible capture of Pink Floyd on night four of the band’s five show stand at the Sports Arena in LA on the Wish You Were Here tour. This recording has been bootlegged and circulated in many forms, most recently from what are claimed to be (and in fairness probably are) first-generation sources that sound excellent. In fact, we were preparing to post Jim R’s first generation cassettes made by Mike (which have particularly brilliant cassette art) before this fortunate turn of events.

Mike’s master recording is sublime, a sonic marvel not merely for what it captures from the stage but for how little the audience can be heard, save for when you want to hear them. It is full, rich and close in a way that makes the argument for why the best audience recordings can be more satisfying than a soundboard tape. Mike used TDK KR 90 cassettes, an early chrome tape which would soon be rebranded to the more familiar SA 90.

The tapes were recorded Dolby on, but for this edition transferred Dolby off, as Mike did himself when he made copies for friends. The sonic signature should be familiar to those who have done close listening to the best first-generation sourced versions (like buffalofloyd’s update of Sigma’s Definitive Millard), but hopefully that title more accurately applies to this version.

To our ears, the Millard master transfer is everything you love about the extant recording and more: lower lows, clearer highs, less hiss. It is balanced, warm and immersive. We’ve made the recording available in both consumer friendly 1644 and audiophile 2496 editions, with mastering at a bare minimum to let the pure power of the capture shine through. Samples provided.

Millard’s dear friend Jim R was with Mike at the show and shot the original unpublished photos we are fortunate to include with this release. Here’s what he recalls:

Mike and I attended the Pink Floyd concert on April 26, 1975. I pushed him in the wheelchair.

It was the fourth night of a five night stand at the LA Sports Arena. Due to Pink Floyd’s popularity, tickets were in extremely high demand and expensive. As a result, we attended only the one night. Since the LA Sports Arena was owned by LA County, all of the choice seats were controlled by downtown ticket brokers. Fortunately, we were in tight with several of them and had our choice of where to sit.

Ahead of time, we heard about the high quality sound system Pink Floyd was using and that it would be a Quadrophonic setup. Knowing that, we decided on seats a little further back than normal, in the 16th row in order to pickup some of the Quad sound. Indeed it was a fantastic sound system with PA stacks in each corner of the floor.

What really makes this show one of the most memorable of the 200 or so concerts Mike and I attended together was the fact that there were over 500 drug busts made during Pink Floyd’s LA run (detailed in a big LA Times story about the crackdown). Regardless, we were able to sneak in a Nakamichi 550 cassette recorder, which is the size of the yellow pages phone book and nearly 15 pounds. Amazingly, people got busted for a couple joints and somehow we smuggle in a huge tape deck and get away with it. What a rush!

The recording turned out superb and it was aided by a very polite crowd. At the very beginning of the recording Mike says “testing 123.” The lighting was on the dark side (pun intended), and since we sat 16 rows back, my pictures turned out a little on the fuzzy side. Oh well.

Meeting Jim, then Barry and ultimately connecting with Rob has added incredible new chapters to my personal Mike the MIC story that started in 1986 when I first saw a box of Millard tapes and heard stories about how he recorded. I’m lucky and grateful that we all four of us share a deep appreciation for what Mike documented over the years and the on-going belief in his mission to share the music among friends, which is why we do this.

As joyous as this initial Millard master release has been, it is bittersweet. The person who showed me that original box of Millard tapes and told me the stories was Stan Gutoski, the S in JEMS. He met Mike face to face on two occasions and the pair had a few phone calls, sharing notes on how they recorded shows, comparing gear and ultimately trading copies of their recordings. Game respecting game. During a 1992 meet up in SoCal, they even spoke about losing their fathers and hugged each other in camaraderie, something Stan never forgot.

Sadly, on Friday, January 24, 2020, Walter Stan Gutoski, passed away. He was 74.

Stan had gone into the hospital in December because of a spinal infection that severely limited his mobility. I spoke to him at the time, sharing various JEMS updates which always lifted his spirits, even as he sounded weak. He was released, but his condition didn’t improve after he left the hospital, and in mid January I got updates from his son that didn’t sound promising. Last week, his son told me Stan was back in the hospital battling pneumonia, and it was clear his health was rapidly deteriorating. I began to consider how soon I could fly up to see him.

On Thursday night, I asked if there was an opportunity to call Stan in the hospital, and his son said perhaps he could put me on speaker phone for a minute if his dad was up to it. Sensing that might not happen, I followed up with a text: “Please tell Stan I love him dearly and that we found Mike Millard’s master tapes a few weeks ago.”

His son replied, “Wow. The taper’s ‘Ark of the Covenant.’ That’s amazing. I’ll tell him.”

Mid morning the next day, Friday, his son texted, “Good morning. My dad passed away a few minutes ago.”

It was the stomach punch I knew was coming, but not this fast. Way too fast. I started crying. His son then texted:

“My brother and I and my youngest son stayed with him until 6:30 am. He never went to sleep. He kept fighting it. He was impressed about the 280 shows [Millard recorded]. He kept making me repeat the number. He wanted to know what years and what cities/venues. I guess he can just ask him now in person. [They are] hanging with Jared watching Tom Petty and George Harrison play.”

If ever there was a moment of happiness and sadness at the same time, reading that text was it. While I’m not religious, the thought of Mike Millard, Stan Gutoski and our late, great friend Jared Houser (the J in JEMS) all hanging together in heaven is something I am only too happy to believe.

JEMS is thrilled to partner with Rob, Jim R and Barry to release Millard’s historic recordings and to help set the record straight about the man himself. It has been 25 years since Mike passed away and his legend only continues to grow. Along with the tapes, Rob also had a copy of Mike’s tape list circa 1983, which details all his master tapes including his own quality rating system: Stereo-EX, Stereo-Good, Stereo-Fair and Stereo-Poor. He was a tough critic of his own work: the outstanding recording of the Rod Stewart and Faces 1975 show at the Forum only rated Good.

We can’t thank Rob S enough for reconnecting with Jim and putting his trust in our Millard reissue campaign. He has kept these precious tapes under wraps for two decades, but once he learned of our methods and stewardship, he agreed to contribute his DATs and cassettes to the program.

Our production support team also deserves credit. Thanks to Goody for giving this his stamp of pitch approval and to mjk5510 for his essential work on all JEMS projects. We can’t do it without you.

Finally, cheers to the late, great Mike the MICrophone, Jared Houser and Stan Gutoski. May they rest in peace. Can’t wait to hear the heaven tapes someday.

BK for JEMS

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Blues around the blog

13 Giu

Lunedì ore 17:30: sono a Nonatown, in attesa di entrare dal medico per il solito controllo annuale. È un pomeriggio di giugno, in cielo sole e nuvole si alternano dando al pezzetto del borgo storico in cui sono (un anfratto di piazza Gramsci) un aspetto pittoresco. Squilla il telefono, è il nostro Mike Bravo, colonna di questo blog; parliamo di dischi, di Mutina, di Nonatown e degli articoli del blog. Gli dico che ormai scrivo di musica solo all’interno di quel tipo di pezzi personali che pubblico sempre più spesso e lui “sei un sociologo… sono gli articoli più belli, e poi fanno bene a chi scrive, sono una sorta di terapia, tutti i più grandi scrittori hanno iniziato così”. Ringrazio Mike per le belle parole e per l’affetto che mi dimostra da decenni ormai, da quando –  negli anni ottanta – scoprì la mia fanzine, il mio libro e il fatto che abitiamo nello stesso pezzo d’Emilia.

Poi mi chiedo: “sono un sociologo, uno che studia le dinamiche dei comportamenti umani e dei fenomeni sociali?”, per fortuna non faccio in tempo a darmi una risposta, Mary Lou – l’assistente del mio medico – mi chiama:“Stefano, tocca a te.” 

Nell’ambulatorio porgo al mio medico i referti degli esami del sangue e urine fatti di recente. Mentre li analizza lo guardo, è un amico di vecchissima data, siamo della stessa classe, abbiamo fatto elementari e medie insieme, gli voglio bene. Mi fa sdraiare sul lettino, mi ausculta il cuore, mi controlla polmoni e addome.

“Oh Tim, va tutto molto bene, hai degli esami perfetti, mai visto una della nostra età con quei valori, sei in splendida forma …”

Ah sì, e allora com’è che mi sembra sempre di camminare sull’orlo del precipizio?

Ah beh, quello sono i Led Zeppelin e il blues ” e inizia a ridere.

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Venerdì, ore 13,45, esco dal ristobar vicino al posto in cui lavoro, mi perdo sul balconcino a contemplare il parcheggio lì davanti, c’è un uomo che sembra intento ad aspettare i colleghi. A distanza di sicurezza mi chiede:

“Stefano?”

“Sì“, gli rispondo;

“Sei Tim Tirelli vero?”

“Sì, sono io … tu sei …?”

“No, non ci conosciamo, sono uno che ogni tanto legge il tuo blog. Non sono un tipo da social, ma sul blog mi ci fermo. Devo dirti che preferisco i Free ai Bad Company. Ah, mi piace anche Ken Parker. Come mi chiamo? Stefano.

Lo inquadro meglio, ha l’ineluttabile e noncurante eleganza dell’uomo di blues, sembra davvero uno di noi. Lo ringrazio e lo saluto e torno verso l’ufficio. Sebbene sia uno sconosciuto sento già instaurarsi un senso di fratellanza.

Ah, il potere del blues.

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Iunius blues

7 Giu

Sento che mi sto trasformando ma non so ancora in cosa; in uno scarafaggio, in un uomo nuovo, in una versione aggiornata dell’uomo di blues italicus? In attesa di scoprirlo medito sulle tre alternative che mi sorgono nella maruga: versarmi liquido dal balcone, andare a dissolvermi in cometa o fare due passi sino ai campi di grano ormai dorati? Scelgo la terza opzione. Sono le 7 di domenica mattina, mi infilo gli stivali di gomma nera Dunlop e mentre lo faccio mi torna in mente il Dark Lord a Chicago nell’aprile del 1977 in divisa da Sturmtruppen.

Led Zep Chicago april 1977

Stivali do gomma alla Domus – autoscatto

Respiro l’aria fresca del mattino emiliano che aleggia su questa campagna proletaria, su questi antichissimi appezzamenti di terra, su questa contea che diede i natali a tutti i miei antenati e ripenso alle parole della donna con cui vivo …  giocavo a fare l’uomo di blues on the run con il bisogno apparentemente impellente di andarsene quando lei se ne usciva con un “ma dove vuoi andare, tu hai bisogno di radici forti senza le quali saresti perduto, vaghi sempre avanti e indietro nel tempo, in verità più indietro che avanti …”. Ha ragione, ma chi credo di essere? Non sono Robert Leroy Johnson, non sono nemmeno il Mick Ralphs di Movin’ On,

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dunque non mi resta altro che allontanarmi un poco senza mai perdere di vista la Domus Saurea, l’isola a cui approdai 11 anni fa.

Osservo i campi di grano dunque, con in lontananza l’acquedotto e il campanile di Borgo Massenzio

Sunday morning stroll thru’ the countryside – campi di grano – photo TT

e quindi me ne torno alla Domus Saurea, questa piccola e derelitta casetta che, almeno per me, conserva sempre un delizioso spirito blues che, a fine giornata, con la luce aranciata del tardo pomeriggio, a volte riesce a lenire le paturnie che mi consumano l’animo.

Giugno alla Domus Saurea – foto TT

Giugno alla Domus Saurea – foto TT

Giugno alla Domus Saurea – foto TT

America is burning

La solita gratuita violenza dei poliziotti americani ha scatenato un’ondata di proteste e di marce a favore della popolazione nera, da sempre vessata in quelle terre (se non solo, purtroppo). Pare che la misura sia colma, chissà magari è la volta buona, un cambiamento radicale sarebbe davvero necessario. Certo che fino a che sul ponte di comando siede un personaggio improponibile come l’attuale presidente I see it grey, la vedo grigia.

Serie TV

Segnalo alcune serie TV che ritengo valga la pena guardare:

THE FRANKENSTEIN CHRONICLES Season1

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GODLESS

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VIS A VIS – Locked Up

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INTO THE NIGHT

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Film alla TV

Riguardare certi film è un lenitivo per l’inquietudine che spesso mi assale, se poi Minnie viene a mostrarmi il suo affetto le cose migliorano istantaneamente.

Tim & Minnie 2020 – Foto Saura T.

Tim & Minnie 2020 – Foto Saura T.

Parto con Crossroads (Mississippi Adventure) di Gualtiero Collina (Walter Hill insomma), filmetto anni ottanta che avrebbe potuto essere stratosferico per gli uomini di blues come noi fosse stato concepito senza la patina stucchevole e la superficialità del decennio in cui fu prodotto. Resta tuttavia un film basilare per la comunità di questo blog. Robert Johnson, Willie Brown, Ry Cooder, Steve Vai …

Guardando “Crossroads – Mississippi Adveture” – foto TT

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Rivedere Ombre Rosse di John Ford mi fa tornare in mente le sere d’estate dei fine anni sessanta/inizio anni settanta passati con mia madre a vedere vecchi film di cui lei era una grande appassionata.

Guardando vecchi film western alla TV – Domus saurea 2020 – foto TT

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Apocalypse Now (redux) di Francis Ford Coppola è uno di quei lungometraggi che mi appartengono e che rivedo sempre con tutta la passione che posso. Nella parte finale riscopro un particolare che avevo dimenticato: di effetti sonori creati con un una chitarra elettrica suonata con l’archetto di violino.

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Paris, Texas di Wim Wenders, con la slide di Ry Cooder che ti pianta la corona di spine sulla’animo, è una esperienza sempre totalizzante. Quando lo vidi da ragazzo, nel 1984, non ebbi modo di coglierne tutte le sfumature e gli aspetti sebbene mi rimase attaccato alla pelle, solo nelle visioni successive riuscii a cogliere la drammatica forza amorosa in esso contenuto. E poi quegli scenari, quelle terre desolate, quegli orizzonti e quei colori che ritrovo in album a me carissimi quali Desolation Angels e Rough Diamonds dei Bad Company e nella discografia anni settanta dei Little Feat. Un film talmente denso che ogni volta che mi ci metto rischio la pelle.

Bad Company Desolation Angels

Bad Company Desolation Angels

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The Dirt è il biopic dei Motley Crue, non lo avevo ancora visto, devo dire che mi ha divertito parecchio.

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Freestate di Gary Ross è tratto da una storia vera ed è una gran bel film.

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The Vast Of The Night / L’Immensità Della Notte di Andrew Patterson è un film del 2019 ambientato in New Mexico negli anni ’50, ed è meraviglioso.

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Torna Mr No

In Italia il mondo dei fumetti cambiò nel 1975 quando apparirono Mr No di Guido Nolitta (Segio Bonelli) e Lo Sconosciuto di Magnus; fino ad allora i protagonisti degli albi – se escludiamo quelli del filone nero – erano eroi senza macchia e senza paura che lottavano per le giuste cause e con profili psicologici lineari, ma con l’avvento di questi due titoli – a cui si aggiunse Ken Parker nel 1977 – i personaggi iniziarono a vestire i panni del cosiddetto antieroe, a mostrare anche i lati più oscuri dell’essere umano, a mostrare un indole diversa, quella che porta ad andare controcorrente e dunque a scartare di lato, lasciare i sentieri del pensiero mainstream e avventurarsi nelle piste poco battute.

Ho vissuto l’avvento di Mr No in diretta; da sempre appassionato di fumetti, non persi l’occasione di seguire questo nuovo eroe anticonformista che presto divenne – insieme a Ken Parker – il mio fumetto preferito. La serie finì nel 2006 ma, con mia grande sorpresa è ripresa nel luglio del 2019. Dopo quasi un anno posso dire che il ritorno di Jerry Drake, Mr No appunto, è uno di quelli da non perdere. La storia che si sviluppa attraverso questa prima dozzina di album regge benissimo e, sebbene contenga gli ingredienti classici del fumetto in questione con in sottofondo l’eterna città di Manaus, in questi nuovi episodi vi è rinchiusa una freschezza davvero sorprendente. Ben tornato Mr No, amico mio.

Mr No new collection – photo TT

Guardarsi allo specchio al tempo del Covid

Guardarsi allo specchio al tempo del Covid19 non è salutare, rischi di incontrare uomini di una incerta età a te sconosciuti, uomini che portano sul viso i segni del tempo e che nascondono blues feroci sotto i capelli cresciuti troppo nei mesi di clausura forzata. Paura, raccapriccio, terrore …

Long haired Tim – autoscatto

Regium Lepidi’s Socialism reflections

In quest’era in cui le sicurezze sembrano non esister più, in cui una buona parte della popolazione sembra non avere i mezzi per restare lontana dai peggiori sentimenti della pancia alimentati da certi sgherri (di ambo i sessi) che professano malsane pulsazioni politiche in TV e nelle piazze, è piacevole trovare qui, nella Regium Lepidi county, riflessi di un passato su cui splendeva il Sol dell’Avvenire.

Gatti blues alla Domus

La vita con i gatti della Domus continua, così come continua la scoperta delle varie sfaccettature delle interazioni tra gatti e umani. Minnie, la gattina che si è accasata qualche mese fa qui da noi, ormai una delle figure di rilievo della famiglia. Credo sia innamorata di me, non mi molla un attimo, appena mi vede si sdraia per terra per reclamare la sua razione oraria di carezze, oppure mi offre il muso affinché possa strusciarlo contro il mio. Ormai facciamo tutto insieme, ascoltiamo dischi, guardiamo video delle ASMR artist a noi preferite, vagabondiamo per le campagne. La sera, quando mi metto a letto, mi salta sul petto, se ne sta un po’ lì a fare le fusa e poi si sdraia sulle ginocchia per permettermi di leggere. Quando spengo la luce lei capisce che è ora di dormire, viene verso di me, si sdraia su un fianco e zampa nella mano, muso contro muso ci addormentiamo felici. Mo che gatta che mi è capitata!

Minnie 2020 – foto TT

Palmiro invece si è fatto più indipendente. E’ vero, la sera sul divano ritorna il gattone sentimentale di un tempo, ma ora che è un gatto molto adulto, reclama la sua autonomia, non ha più tempo e voglia di stare a pitugnare con i suoi umani, dalle 6 del mattino alle 20 di sera deve star fuori a pattugliare i suoi territori, controllare i confini e far fuori quante più talpe possibili.

Palmiro – Giugno alla Domus Saurea – foto TT

She drives me crazy / La donna che faceva i puzzle in soffitta

Quella con cui vivo ama molto i Led Zeppelin. Lo so, ma a volte ancora mi sorprendo.

In tempo di Corovanirus poi, nei tre mesi in cui eravamo bloccati in casa, una lei doveva trovare qualcosa da fare con le mani e con l’intelletto, quindi ecco arrivare il buraccione puzzle. La sera, dopo cena, per lunghe ore si rintanava in soffitta a unire i suoi puzzle. Dapprima quelli da tremila pezzi, poi quelli da 4000 e infine quelli da seimila. Il tavolo non è abbastanza grande? Nema problema: ecco che la marangona che è in lei le fa aggiungere due listelli di legno in modo che il tavolo possa contenere i seimila (seimila, per dio!) pezzetti da assemblare. Una volta fatti i puzzle vengono smontati e riposti nelle scatole. Meno male, quel che resta dell’uomo dal bon ton stilistico che è in me non avrebbe retto nel vedere appesi alle pareti quelle immagini kitsch.

Queen of puzzles – Domus Saurea 2020 – foto TT

Queen of puzzles – Domus Saurea 2020 – foto TT

Queen of puzzles – Domus Saurea 2020 – foto TT

Queen of puzzles – Domus Saurea 2020 – foto TT

Queen of puzzles – Domus Saurea 2020 – foto TT

Queen of puzzles – Domus Saurea 2020 – foto TT

LED ZEPPELIN 2007

Ho guardato lo streaming su youtube di qualche sera fa della reunion del 2007 e, con mia grande sorpresa, devo dire che mi è piaciuto parecchio. Nell’ottobre del 2012, quando andai a vedere la premiere al cinema insieme agli Illuminati del Blues, la delusione fu parecchia, qui le mie impressioni di allora ..

https://timtirelli.com/2012/10/19/led-zeppelin-celebration-day-il-film-ttt/

ma rivederlo dopo quasi otto anni devo dire che mi ha fatto bene. Oh, contino a pensare che Page si sarebbe dovuto presentare più pronto, più tecnicamente all’altezza e più fluido, ma tutto sommato oggi riesco a guardarlo senza soffrire troppo. Gli altri tre mi sono sembrati bravissimi, in special modo John Paul Jones.

L’aspetto divertente è stato guardarlo insieme ai ragazzi, ognuno da casa propria ma in contatto tramite whatsapp, ci è bastato poco per prendere fuoco e volare – come spesso facciamo – sopra le righe. Che ridere ragazzi:

Pike: “mi tengono in vita due cose: i Led Zeppelin e il 20 giugno” (data del prossimo sinodo ndtim)

Tim: “lo sto guardando sullo schermo della tele con l’impianto 5+1 … meglio davvero di quanto ricordassi”

Pike: “Va visto 8.000 volte come TSRTS”

Tim: “E alla fine è meglio di TRSTS!”

Pike: “Io sono in solaio con due casse”

Tim:“miglior film di tutti i tempi”

Pike: “Jimmy è chiaramente quello che si è divertito di più”

Tim: “Jones è bravissimo”

Biccio: “Confermo”

Picca: “Ci mette molto di suo, il che è coraggioso”

Tim: “il 20 giugno lo riguardiamo tutto”

Pike: “In piedi”

Tim: “miglior versione di Kashmir mai fatta dai LZ  e non sto scherzando”

Lollo: “per me insieme a In My Time Of Dying e For Your Life miglior pezzo della serata”.

Biccio: “Jones fenomenale”

Tim: “Ho i brividi, la pedaliera di Jones è sublime.”

Pike : “Jason si merita un symbol tutto suo”

Liso: “Jason n.1”

Pike (il giorno dopo): “sto guardando la conferenza stampa di Celebration day, che blues, … miglior conferenza stampa di tutti i tempi”.

Mi sa che tra non molto me lo riguarderò.

TDL Londra O2 arena dicembre 2007

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Sul piatto della Domus

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LZ NY 11/06/1977

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Giugno è dunque di nuovo arrivato, le pesche si fanno mature e voluttuose e il solstizio d’estate è alle porte; malgrado il tempo ancora incerto presto il grano verrà raccolto e allora ci inerpicheremo verso una nuova estate bianca. Speriamo di godercela e che il Dark Lord continui a proteggerci.

The Dark Lord

QIU XIAOLONG “Ratti rossi” (Feltrinelli/Marsilio 2019) – TTTT½

3 Giu

Ormai le brevi note che inserisco a corredo di queste segnalazioni librarie si ripetono ogni volta, è così anche per questo quarto capitolo de Le Inchieste dell’ispettore capo Chen, quarto romanzo riuscitissimo di Qiu Xiaolong. Continua il mio approfondimento circa la conoscenza della Cina, della sua sua storia, dei suoi usi e costumi grazie a questi ottimi thriller. In questo episodio l’ispettore capo Chen se ne va negli USA, dividendosi tra le funzioni di capo di rappresentanza della delegazione cinesi degli scrittori e di ispettore capo alle prese con un grande giro di corruzione. Finale assai meno scontato del previsto, l’epilogo infatti è impregnato di blues fino al midollo, non in senso stretto naturalmente ma è inequivocabile il fatto che L’ispettore capo Chen Cao sia un uomo di blues come lo siamo noi e che la vita lo sospinge verso il destino blu che caratterizza ognuno di noi.

Sinossi:

In un centro karaoke del Fujian, nota copertura di una casa di vizio e piacere, viene ritrovato il corpo senza vita di un poliziotto: stava indagando sui traffici di Xing Xing, magnate degli affari a capo di un gigantesco impero di contrabbando che coinvolge illustri personaggi a tutti i livelli governativi. Nella lunga catena dalle numerose maglie rimane impigliato anche l’ispettore Chen, incaricato di fare luce su un delicato caso di corruzione.

QIU XIAOLONG sul blog

https://timtirelli.com/2020/02/09/qiu-xiaolong-quando-il-rosso-e-il-nero-feltrinelli-marsilio-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2019/04/08/qiu-xiaolong-visto-per-shanghai-feltrinelli-marsilio-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2018/11/06/qiu-xiaolong-la-misteriosa-morte-della-compagna-guan-feltrinelli-2018-tttt/