Sabato. Devo essere al lavoro di prima mattina. Scendo dal letto, doccia, colazione. Accendo la TV sull’unico canale della TV generalista che ancora guardo: RAI 5. Sono le sei del mattino e trasmettono Paola Agosti – Il mondo in uno scatto.
https://www.raiplay.it/programmi/paolaagostiilmondoinunoscatto
Paola Agosti è stata una fotografa che ha scelto di stare dove la storia lasciava i suoi segni: nelle piazze, nelle fabbriche, nei volti delle donne, nelle campagne che stavano scomparendo. Con la macchina fotografica ha raccontato l’Italia che cambiava, quella delle lotte, delle speranze e delle ferite. I suoi scatti non cercavano l’effetto, ma la verità: mani che lavorano, occhi che resistono, persone comuni attraversate dal tempo.
Guardare le sue fotografie è come ascoltare un vecchio blues: dentro ci sono fatica, dignità e una profonda umanità. Nel corso della sua carriera ha realizzato reportage in Europa, America Latina, Stati Uniti e Africa, fotografando anche figure politiche e culturali che hanno segnato un’epoca.
Le immagini scorrono, il racconto le accompagna. Salvador Allende, Fidel Castro, la Rivoluzione dei Garofani in Portogallo…
Già, il 25 aprile del 1974. Una rivoluzione quasi senza sangue. I soldati scesero in strada per mettere fine a quasi mezzo secolo di dittatura a carattere fascista e la gente rispose infilando garofani rossi nelle canne dei fucili. Cadde il regime, si aprirono le porte della democrazia. Una di quelle rare giornate in cui la storia cambia passo senza il rumore delle armi, ma con quello dei sogni che tornano a camminare per strada.
Rimango rapito dal lavoro della Agosti. Che fotografa. Che donna. E che tempi.
Tempi in cui si coltivavano speranze di una società meno meschina. Tempi in cui si immaginava un’alternativa al capitalismo più feroce. Tempi di grandi idee, grandi errori, grandi illusioni forse. Ma anche di grandi sogni.
Oggi, mentre scorrono quelle immagini in bianco e nero, mi sembra che ci manchi soprattutto questo: la capacità di sognare qualcosa che vada oltre noi stessi.

Salgo sulla Blues Mobile. Penso al mondo di oggi e mi sale un conato di vomito.
Sia chiaro: non credo affatto che il passato fosse solo un’età dell’oro. Le ingiustizie, le ipocrisie e le miserie umane c’erano anche allora. Eppure, almeno in larghe fasce della popolazione, sopravviveva l’idea che si potesse costruire qualcosa insieme. C’era un senso di appartenenza, una tensione collettiva, il desiderio di immaginare un futuro che non fosse soltanto la somma di interessi individuali.
Oggi, invece, sembra dominare altro. Come osserva Massimo Recalcati, psicoanalista e saggista:
«L’individualismo neoliberale e i social media producono persone sempre più esposte all’angoscia, alla precarietà e alla solitudine: quanto più il soggetto si sente disperso e fragile, tanto più desidera un’identità rigida in grado di proteggerlo dall’incertezza».
Già, le inquietudini del nostro tempo… desiderio, solitudine, amore e fragilità umana, cercando tra le crepe della vita quotidiana quelle domande che nessuna epoca riesce mai a mettere davvero a tacere.
_ Resignation Blues
Succede tutto lo scorso marzo, una mattina mi alzo, mi preparo per l’ennesima giornata da passare al lavoro, quando lo sconosciuto uomo di una (in)certa età che vedo nello specchio mi dice “ma che caxxo stai facendo?”: già, ma che cazzo sto facendo? Arrivo in stazione, prendo il treno, scendo a Mutina, mi dirigo verso il centro, entro in ufficio, collego l’ordinateur portable, trovo uno spazio nella sua affollatissima agenda e fisso una call con la mia responsabile. Sono sempre andato d’accordo con lei, ho sempre riconosciuto il suo ruolo, la sua autorevolezza … visto il cagaxxo che sono non è cosa da poco. Rimane sorpresa, colpita, prova a capire se c’è spazio per farmi rimanere, usa belle parole nei miei confronti ma poi si scioglie in un sorriso, in fin di dei conti mi conosce quel tanto che basta per per sapere chi sono.
Attendo qualche settimana prima di annunciarlo ai colleghi della sede a cui facciamo riferimento. Marcy Girl, Sonya LittleSaints e L’Ispettrice Vinci avevano già annusato le mie inquietudini dunque in qualche modo non sono del tutto sorprese, ma altri ci rimangono di sasso e da loro ricevo reazioni commosse ad esempio il silenzio emozionato del direttore generale della sede.
Tommy Gun invece mi scrive:
“Sono contento per te amico. Probabilmente non era nei piani, ma forse è bello così. Te lo meriti.
Alla fine….i fiumi sempre raggiungono il mare. La citazione della frase che con cui ho sempre concluso le School Of Rock che tengo per l’azienda mi commuove. GioMac corre nel mio ufficio non appena arriva: “Tim, ma è vero?”. Fab, l’ex titolare, stenta a crederci. Chris mi abbraccia forte, un gesto virile, fraterno, affettuoso. E via via tutti colleghi con i quali ho condiviso questi cinque anni e mezzo.
Qualche giorno dopo. Venerdì sera, mi sto preparando ad uscire, ritrovo alle 20:30 al Giusto Spirto di Herberia con i miei Blues Brothers. Mi arriva una notifica, apro Whatsapp, è una mia giovane collega:
Ciao Tim
scusa se ti scrivo ma mi ha detto la Lalla delle dimissioni, ed è stato un bel colpo! Ammagamma perderà il suo cuore pulsante.
Mi dispiace molto, non sarà più lo stesso, ma allo stesso tempo sono molto felice per te.
Grazie per i due anni trascorsi, mi hai insegnato tanto, lavorativamente parlando, ma anche umanamente.
E poi un uomo di blues come te non dà mai davvero le dimissioni, cambia solo palco!
Grazie di tutto
Giulia
Rimango colpito. Più tardi ne parlo con gli amici, sono basiti, increduli, ma felici per me, brindiamo insieme. Leggo il messaggio, loro stessi sono impressionati dalle parole di Giulia. Rileggendolo mi intenerisco, l’ultima frase poi mi colpisce al cuore …“cambia solo palco“. Ah.
Una sera di fine maggio. Di nuovo in stazione a Mutina, attendo il regionale che mi riporta a Regium Lepidi, a casa; dagli altoparlanti arriva l’annuncio, rifletto sul numero del treno, 5 cifre la cui somma dà il giorno della mia nascita … sciocche coincidenze che però a noi umani sembrano decisive. Sono le ultime settimane in cui suonerò il Commuter Blues, dirò addio al mio trenino e sarà tempo di bilanci, di riflessioni; so perfettamente che non saranno tutte positive, ma per quanto insignificante sia la mia vita nel quadro generale dell’universo questo rimarrà un evento di estrema importanza per il sottoscritto e in qualche modo sarò finalmente libero di cantare la mia canzone.
I’m free to do what I want any old time
I’m free to do what I want any old time
So love me, hold me, love me, hold me
But I’m free, any old time, to get what I want
I’m free to sing my song, though it gets out of time
I’m free to sing my song, though it gets out of time
So love me, hold me, love me, hold me
But I’m free, any old time, to get what I want, yeah
Love me, hold me, love me, hold me
But I’m free, any old time, to get what I want
I’m free to choose what I please any old time
I’m free to please what I choose any old time
So hold me, love me, love me, hold me
But I’m free, any old time, to get what I want
Yes I am

_Hard Rock Baby
La sento arrivare dalla stradina lunga e tortuosa. Scala le marce come se stesse correndo l’ultimo giro di un Gran Premio di Formula 1. I finestrini sono abbassati e la musica si riversa nella quiete della campagna del tardo pomeriggio.
Ormai la macchina è IL posto dove si ascolta musica a, e a lei piace farlo ad un buon volume, quando è nell’umore giusto. Questa volta tocca a una delle sue band del cuore: gli UFO, quelli con Schenker. L’album è Force It, anno 1975. Il pezzo è Shoot Shoot.
Entra in cortile. Gli uccellini si alzano in volo. La casa vibra leggermente. Dalle casse sgorga hard rock allo stato puro. La guardo arrivare e non posso fare a meno di pensare: che cazzo di pheega.
SERIE TV
_Legends (UK 2026) – TTTT
Crime-thriller britannico in sei episodi con il grande Tom Burke. Buona colonna sonora.
_Berlino E La Dama Con L’Ermellino (E 2026) – TTT½
Seconda stagione per questo spin off de La Casa Di Carta. Serie sempre brillante non fosse per gli approfondimenti dei rapporti sentimentali di alcuni personaggi.
PLAYLIST
_Corvi Neeri 2001
_ Robert Lockwood Jr 1941 … figlioccio di Robert Johnson, e si sente (Sweet Home Chicago anyone?).
_Le Previsioni del Tempo nel 1971 … profondità cosmiche.
_Jess Roden 1974 …con Simon Kirke alla batteria e John ‘Rabbit’ Bundrick al piano. David Coverdale deve averla ascolta parecchie volte prima di scrivere Northwinds nel 1978.
_I Dire Straits alle prese col Blues nel 1991
Beh, mi chiedo dove tu sia stanotte
Probabilmente da qualche parte a seminare il caos
Hai sempre avuto il vizio
Di infilarti nei pensieri di qualcuno
E hai sempre avuto il talento di
Svanire nel nero
CONCLUSIONE
Mi appresto a entrare nel periodo estivo con un certo fermento nell’animo. La mia squadra del cuore ha centrato la doppietta, vincendo Campionato e Coppa Italia, e questo ovviamente mi ha reso molto felice. Sulla Domus è stata issata la bandiera: è la terza volta in pochi anni.

In pochi giorni siamo passati da una fredda primavera a un caldo da pieno luglio, tanto che ho già fatto il primo bagno della stagione, mentre a pochi metri dalla Domus ibis e cicogne andavano in cerca di cibo.


Ragnatela ha superato i 18 anni, più o meno 88 anni umani. È invecchiata: a volte ha disturbi cognitivi, ci sente poco e in certi momenti non mi riconosce. Ma le sussurro le parole che, in questi lustri, deve aver memorizzato; si calma, torna in sé e riprende a fare le fusa.
Tra mille difficoltà, sono ancora un suo punto di riferimento, una sicurezza. Mentre scrivo per il blog, salta sulla scrivania e si appisola vicino a me.

Oppure mi fissa finché non ottiene quello che desidera. È una vecchietta, ma è ancora una bella principessina.

Honecker è probabilmente il gatto più “gatto” che abbia mai avuto: meno blues rispetto a Fidél, meno riflessivo e “illuminato” rispetto al nostro indimenticato Palmiro. Honny è solare, vive la sua vita da gatto senza troppe paturnie; credo che stia passando una bella esistenza, come d’altra parte tutti i nostri felini. Di giorno è fuori nei campi, mentre la sera rincasa per passare la notte al sicuro, con due umani pronti a tutto pur di farlo stare bene.
A settembre farà tre anni ed è diventato uno splendido tigrato. Quando lo porto in casa nel tardo pomeriggio e saliamo le scale insieme, volta la testa più volte e mi guarda dritto, con gli occhi quasi socchiusi, per assicurarsi che sia io e, al contempo, per mostrare gratitudine e affetto. Quello è uno di quei momenti profondi in cui mammiferi di specie diverse interagiscono e si aiutano mentre contemplano il mistero della vita.


Minnie è la mia gattina tartarugata, una variante del genere calico, quella che ha scelto me come umano di riferimento. A differenza di Honecker, è una gatta così blues che più blues non si può; tuttavia, oltre a starmi appiccicata, sa essere indipendente e godersi la libertà e la sicurezza della Domus.
D’estate la mia terra per me è una meraviglia: campi di grano, balle di fieno nei prati, le cicale, i grilli, gli Appennini a sud e la pasta fresca appena fatta da Lucia, messa ad asciugare sugli appositi trespoli. Sapori di un’Emilia passata, che fortunatamente ho vissuto e che mi porto dentro.

Nel tardo pomeriggio, guardare verso sud e scorgere il Monte Cusna, la vetta più alta dell’Appennino reggiano (2.121 m s.l.m.), mi infonde pace e tranquillità. “L’Uomo Morto” è uno dei punti cardinali della mia vita, legato come sono a questa benedetta Emilia centrale che sento profondamente mia… e che, ne sono certo, anch’essa mi sente profondamente suo.






























































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