Ascoltare musica classica sul balcone alle sei di mattina (change jobs blues)

16 Giu

Venerdì, mi sveglio alle 5, dopo poco decido di alzarmi tanto so che non riuscirò da riaddormentarmi; faccio colazione, mi preparo ma rimango déshabillé perché so di avere del tempo a disposizione. Una volta partita la pollastrella, decido di stare un po’ sul balcone a godermi l’oro in bocca del mattino. Infilo le cuffiette nel cellulare, faccio partire Amazon Music, seleziono una playlist di musica classica e mi lascio cullare dall’aria sonora, dalla quiete e dai profumi della campagna che sanno di rugiada e di fresco.

Domus Saurea giugno 2019 – foto TT

 

Le playlist trasmette la Primavera di Vivaldi, dal Concerto N. in Mi maggiore R269

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Segue Sul Bel Danubio Blu ovvero An der schönen, blauen Donau – Walzer, Op. 314 di Johann Strauss II 

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Trasportato dal maestoso gioco di suoni mi metto a a ballare un valzer in maglietta, braghina corta e infradito.

Sono giorni inquieti e io vivacchio in un mood che sta tra lo scombussolato, il preoccupato e l’incazzato. Chiamo la pollastrella, le parlo delle mie inquietudini, dei mie dubbi, ma la sento sbuffare poi, con la solita concreta lucidità che la contraddistingue, mi risponde da par suo. Evito di tormentarla oltre e torno a ballare il valzer insieme ai miei blues con la speranza che le telecamere di sicurezza dei vicini non registrino il mio saggio di danza.

Rientro a vestirmi, la gattina Strichetto, sdraiata sul miei vestiti, mi guarda con gli occhi dell’amore, la playlist manda The Nutcracker Suite, Op. 71a: VIII. Waltz of the flowers di Pyotr Ilyich Tchaikovsky, così le chiedo “Stricchi, permetti questo ballo?” e , tornati in balcone, ci lanciamo in valzer suadente e un po’ bislacco con cui due mammiferi di specie diverse cercano riparo dai blues della vita.

TT – Domus Saurea giugno 2019 – autoscatto

Stricchi – Domus Saurea giugno 2019 – foto TT

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Così, mentre il sole batte sul mio viso e le stelle ancora si peritano a riempire i miei sogni mi accingo a partite per quello che sarà il mio ultimo giorno di lavoro nella azienda di cui sono legale rappresentate, amministratore e jack of all trades. Essendo un uomo di blues vivo con eccessiva intensità i piccoli sconvolgimenti di questo tipo e gli addii. So che non sarà un giornata facile. In tarda mattina faccio un salto in città a completare i documenti relativi al mio nuovo impiego. Ieri ho avuto un colloquio che evidentemente deve essere stato soddisfacente, ora le firme. Torno in ufficio, adesso un’altro compito arduo: comunicare alle ragazze che oggi sarà il mio ultimo giorno. Non sarà un fulmine a ciel sereno, la situazione è in evoluzione da (troppo) tempo, le mie colleghe hanno fiutato, ma la velocità con cui tutto accade potrebbe creare qualche scompenso.

Rimangono ad ascoltare mentre, cercando di ricacciare la commozione che ad ogni frase sale a fiotti violenti, espongo la cosa. Parliamo un po’ di cose nostre, scivoliamo sul sentimentale, l’affetto e la stima che proviamo l’uno per le altre è evidente. Si alzano in piedi, prima di uscire dalla stanza, senza parlare una di loro mi si avvicina e mi abbraccia forte. E’ un abbraccio lungo, trenta secondi che esprimono un caleidoscopio di emozioni. Scorgo tra di esse anche una sfumatura di amore materno atto a tranquillizzarmi e a rassicurarmi. Se va tenendo lo sguardo basso per non incrociare il mio. La sera mi manderà un messaggio dove tra tante altre cose carine mi scrive “sarai sempre tu (cita il nome dell’ azienda) per noi”

Un’altra mi si butta tra le braccia e si abbandona a qualche singhiozzo. So di essere per lei una figura paterna, una sorta di fratello maggiore, una boa a cui attraccare quando il mare si fa mosso. Ci sono vent’anni di differenza tra noi, potrebbe davvero essere mia figlia. La sera mi invierà anche lei un messaggio denso di pensieri bellissimi dove tra l’altro scrive che “mi mancherà non trovarti alla tua scrivania un po’ come un Dylan Dog che sta ad ascoltarmi quando sono assalita dai mostri della vita.

Poco dopo ne rientra in ufficio un’altra, l’ aggiorno e rimane con lo sguardo tra l’attonito, il sorpreso e lo spaventato e con la bocca aperta per almeno trenta secondi, un sorta di Urlo di Munch in una bellissima versione femminile. Poi ritorna in sé, mi dice che è contenta per me, che i cambiamenti sono sempre importanti e allegra se ne va.

Non è tutto così semplice, ci sono anche sensazioni meno nobili che provo, ma credo che faccia tutto parte della vita … meglio ricacciarle in fondo.

Ripongo nei cartoni tutte le mie cose personali, sbrigo le ultime faccende e me ne vado, non prima di aver dato un’ultima occhiato a quello che sino ad un minuto fa era il mio ufficio. 17 anni non si dimenticheranno in fretta, e la pena che provo in questo momento è lì a testimoniarlo. Abbasso le tapparelle. This is the end.

Stone City office blues – giugno 2019 foto TT

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Prima di salire in macchina non posso farmi mancare un ultimo blues, così do un’occhiata alle finestre chiuse.

Domus Saurea giugno 2019 – foto TT

Mentre torno verso la Domus Saurea continuo a farmi del male ascoltando canzoni d’autore italiane di un certo tipo, quelle che fanno parte di me, che descrivono bene l’approccio saturnino dell’uomo di blues … tra un sospiro e l’altro scoppio a ridere …  an s’è mai vest johnny winter ascultèr chi pèz chè… non si è mai visto Johnny Winter ascoltare questi pezzi …

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Johnny Winter

Lunedì comincerò una nuova avventura. Dicono che muoversi mantiene vivi, speriamo …

I got to move on, move on from town to town I got to move on
And I never seem to slow me down I’m movin’ on, movin’ on from town to town
I never seem to slow down Everyday of my life I’m moving on

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In bocca a lupo Tim Tirelli, che il Dark Lord Vegli su di te.

Il Dark Lord

DYLAN DOG “Casca Il Mondo” (Bonelli – giugno 2019) (another Barbara Baraldi finest)

11 Giu

Sono già passati sette anni  da quando parlammo la prima volta di Barbara Baraldi, scrittrice, autrice e, come la definimmo all’epoca, ghotic girl. Ci colpì un episodio contenuto in un volumetto speciale di Dylan Dog detto Colofest. La contattammo, scoprimmo un’umana speciale e la intervistammo.

Ora ci capita in mano un nuovo numero di DD dove è ancora lei a curare soggetto e sceneggiatura (doveroso citare anche i bei disegni di Bruno Brindisi e la riuscita copertina di Gigi Cavenago) e ne rimaniamo di nuovo affascinati.

Barbara scrive una bella storia, originale e vissuta, che si dipana tra le incrinature, le rovine e le disperazioni di un terremoto particolare. Storia che rimanda alla nostra terra … sì perché i paesi dove siamo nati e cresciuti distano pochi chilometri, paesi che proprio sette anni fa furono colpiti dal terremoto che coprì la nostra parte d’Emilia col suo velo di crepe nere, il mio in maniera lieve il suo, ahinoi, in maniera decisa. Se quelle scosse me le sono portate nell’animo io per diverso tempo, figuriamoci Barbara che ha dovuto affrontare la durissima realtà di vedere il proprio paese distrutto.

Quel blues color tenebra cerca di elaborarlo anche oggi, in questo bel numero che vi invito a non perdere.

Brava Lady Moon, un altro dei tuoi piccoli capolavori.

https://shop.sergiobonelli.it/dylan-dog/2019/04/15/albo/casca-il-mondo-1004508/

Barbara Baraldi

https://www.barbarabaraldi.it/

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Barbara sul blog: 

https://timtirelli.com/2012/08/29/conversazione-con-barbara-baraldi-scrittrice-e-gothic-girl/

https://timtirelli.com/2015/09/08/dylan-dog-n-348-la-mano-sbagliata-bonelli-settembre-2015/

https://timtirelli.com/2012/08/09/dylan-dog-color-fest-n-9-sergio-bonelli-editore-agosto-2012/

CINDERELLA “The Mercury Years” (2018 Mercury Records)

10 Giu

Me lo ricordo bene l’avvento dei Cinderella sul finire del 1986, il glam metal americano era al suo apice, i Motley Crüe l’anno prima con Theatre Of Pain erano diventati una delle prime attrazioni in campo rock, il momento era propizio per quel tipo di sound e di atteggiamento. Al primissimo ascolto mi chiesi che senso avesse scimmiottare gli AC/DC, ma una volta superato lo stato d’animo superficiale con cui mi accostai a loro, scoprii il gruppo che più avrei amato tra quelli usciti in America in quegli anni. Compresi che, pur non proponendo nulla di particolarmente originale, I Cinderella, anzi il loro deus ex machina Tom Keifer, incarnava il sunto di figure a me molto care, ovvero quelle di Steve Tyler e di Jimmy Page, e che i suoi gusti musicali si sovrapponevano quasi perfettamente ai miei. L’anno scorso la Mercury ha pubblicato un cofanetto contenente la discografia del gruppo, ne scrivo con ritardo lo so, ma credo sia comunque l’occasione giusta per riparlare di una band a cui abbiamo voluto bene.

The Mercury Years contiene i quattro album da studio e un disco live contenente l’EP di sei pezzi uscito in Giappone nel 1991 e altri otto pezzi dal vivo tratti dai lati B dei singoli pubblicati dai Cinderella.

Disc 1: Night Songs (1986) – TTTT

  1. Night Songs
  2. Shake Me
  3. Nobody’s Fool
  4. Nothin’ For Nothin’
  5. Once Around the Ride
  6. Hell, On Wheels
  7. Somebody Save Me
  8. In from The Outside
  9. Push, Push
  10. Back Home Again
  11. Nobody’s Fool – Single Edit
  12. Shake Me – Single B-Side
  13. Galaxy Blues – Single B-Side
  14. Night Songs – Single B-Side

Night Songs raggiunge la top 3 americana e arriva a vendere 3 milioni di copie, primo disco dunque di grande successo. Al di là del look estremamente glam con capelli cotonati e indumenti in voga a quel tempo, la copertina è piuttosto brutta, non è realizzata bene, è artefatta … capisco che per un primo album di un gruppo allora sconosciuto il budget previsto per la cover non doveva essere altissimo, ma ciò non toglie il fatto che si sarebbe potuto fare di meglio. Alla batteria c’è Jody Cortez, sebbene nella line up delle note di copertina appaia Fred Coury che si unì al gruppo una volta terminate le registrazioni del disco. Oltre a Keifer (chitarra voce) poi ci sono Jeff LaBar alla chitarra e Eric Brittingham al basso.

Vento, campane che risuonano, andamento greve … è così che inizia il disco. Sul momento le prime impressioni portano alla mente Brian Johnson, gli AC/DC, i Black Sabbath e When The Levee Breaks dei Led Zeppelin. Night Songs sembra ad ogni modo rifarsi principalmente a Round And Round degli Aerosmith, quando Keifer canta I need a shot of gasoline I’m hittin’ one sixteen I get so hot I see steam forget the day ‘cause we’re gonna scream pare davvero di sentire Steven Tyler. Night Songs è comunque un bel pezzo, pieno di influenze esterne ma riuscito. Il riff della chitarra solista rimanda a Jimmy Page. 

Shake Me fu il primo singolo ed è costruito su un modo di scrivere un giro di accordi tipico del periodo. Assolo di chitarra fine a se stesso, ma buon pezzo anche questo. Nobody’s Fool fu il secondo singolo, il primo di successo (arrivò a lambire la top 10). Come per Night Songs, tempo lento speso tra metallo e spunti riflessivi. Bello l’assolo di chitarra di Tom Keifer; uno dei pezzi di riferimento dell’intero album. Il video relativo fu girato seguendo il manierismo un po’ sessista dell’epoca.

Nothin’ For Nothin’ ha un discreto ponte, Once Around The Ride ricorda ancora gli Aerosmith (di Draw The Line), Hell On Wheels non lascia tracce particolari, se non la bella slide guitar di Keifer. Somebody Save Me fu il terzo singolo e gira intorno al cliché principe delle uso delle chitarre ritmiche di quegli anni. In quel contesto Somebody Save Me è senza dubbio un pezzo azzeccato. In From The Outside si inerpica su un groove dove blues, swing e funk cercano di fondersi. Godibilissimo l’assolo (che corre lungo i territori battuti da Joe Perry) e ancora niente male davvero la solista sulla coda finale. Push Push e Back Home Again sono due rockacci standard di quel tempo, vista la presenza di Keifer però si fanno ascoltare.

Quattro le bonus track prese dai singoli: un single edit e tre pezzi versioni live. Galaxy Blues è un bluesaccio buono giusto per improvvisarci sopra, per come la canta Tom sembra di ascoltare Reefer Head Woman degli Aerosmith. Troppo sopra le righe per poter goderne l’anima blues. Labar, Coury e Brittingham paiono fuori posto, il tutto risulta scollato, non è così che si suona il blues.

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Disc 2: Long Cold Winter (1987) – TTTTT

  1. Bad Seamstress Blues / Fallin’ Apart at The Seams
  2. Gypsy Road
  3. Don’t Know What You Got (Till It’s Gone)
  4. The Last Mile
  5. Second Wind
  6. Long Cold Winter
  7. If You Don’t Like It
  8. Coming Home
  9. Fire and Ice
  10. Take Me Back
  11. Don’t Know What You Got (Till It’s Gone) – Single Edit
  12. Coming Home – Single Edit

A mio parere è l’album più riuscito dei Cinder. Anch’esso venderà 3 milioni di copie nei soli Stati Uniti entrando nella Top Ten. L’album si sposta decisamente verso l’hard rock blues, gli accenti glam vengono accantonati, la produzione (Andy Johns, Keifer e Brittingham) risulta ottima, e diversi musicisti affiancano la band in studio (tra gli altri Cozy Powell e Dennis Carmassi alla batteria).

Bad Seamstress Blues / Fallin’ Apart at The Seams apre il disco con convinzione; la prima parte richiama alla mente il Johnny Winter del primo album per la Columbia e di Nothing But The blues, sebbene il riff per la verità sappia di Jimmy Page (In My Time Of Dying). Chitarra dobro, armonica e slide. La seconda parte esplode in un hard rock blues trascinante. La slide elettrica è ancora suonata alla Joe Perry, il pezzo è magnifico, street rock bluesato ad alto potenziale. Alla batteria direi che ci sia Cozy Powell, certi suoi passaggi sono inconfondibili. Il pezzo ne guadagna un sacco. Gypsy Road è la risposta di Tom Keifer alla Country Road di John Denver. Brano perfetto (almeno per quegli anni). Bel riff, bell’assolo di chitarra, bello sviluppo. Don’t Know What You Got (Till It’s Gone) è il terzo gioiello dell’album. Fu il singolo più fortunato (arrivò al n.12 della classifica USA) e trasmesso spessissimo allora da MTV e da Videomusic in Italia. Canzone melodica e malinconica in bilico tra il mellifluo e il credibile. Gran assolo di Tom. Inizio d’album prorompente

Con The Last Mile tornano riflessi degli AC/DC ma lo sviluppo prende una strada tutta sua rendendo il brano godibile. Bello il basso di Brittingham. Second Wind parte alla stessa maniera degli Aerosmith di Jailbait. Difficile non citare i gruppi che vengono alla mente ascoltando i Cinder, capisco che possa sembrare pesante, ma le influenze di Keifer sono molto evidenti nei suoi pezzi; Long Cold Winter è un bel blues bianco in minore che non può che riportare alla mente i Led Zeppelin di SIBLY. Assolo espressivo, c’è tutto il Tom Keifer chitarrista dentro.

Con If You Don’t Like It si torna al rock duro prima di passare al rock elettroacustico di Coming Home, pezzo e video imprescindibili per quel periodo.

Fire and Ice e Take Me Back chiudono il disco senza troppi sussulti. Hard rock americano tipico di quegli anni.

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Disc 3: Heartbreak Station (1990) – TTT½

  1. The More Things Change
  2. Love’s Got Me Doin’ Time
  3. Shelter Me
  4. Heartbreak Station
  5. Sick for The Cure
  6. One for Rock and Roll
  7. Dead Man’s Road
  8. Make Your Own Way
  9. Electric Love
  10. Love Gone Bad
  11. Winds of Change
  12. Bonus Tracks:
  13. Shelter Me -Radio Edit
  14. Move Over – Greatest Hits
  15. War Stories – Greatest Hits

Sul finire del 1990  il gruppo pubblica Heartbreak Station, il terzo album. La posizione della classifica USA a cui arriva è la 19, le copie vendute si fermano al milione. I Cinder si spostano ulteriormente verso lo street rock o più semplicemente verso il rock classico (di tipo rollingstoniano). John Paul Jones scrive gli arrangiamenti per gli archi di Heartbreak Station e Winds Of Change. Primo e unico album dove Fred Coury suona stabilmente la batteria. Questo è l’album preferito di parecchi fan e in teoria dovrebbe essere tale anche per me, in pratica però è un album che mi deluse e che mi fece capire che la band non aveva più nulla di rilevante da dire. E’ il terzo album, i Cinderella avrebbe dovuto scrollarsi di dosso i riferimenti sempre troppo presenti nei primi due album, mettere in campo la maturità artistica e dunque tenere a bada le loro influenze; quello che accade però è l’esatto contrario, in troppi casi sembra che per costruire le canzoni si sia consciamente partiti da template già esistenti.

The More Things Change apre il disco. Belle slide guitar, bel brano di rock rollingstoniano; fu uno dei singoli, però non arrivò in classifica.

Con Love’s Got Me Doin’ Time si torna a cadere nei soliti cliché, il riferimento a Last Child degli Aerosmith (dall’album Rocks del 1986) è lampante. Shelter Me fu il singolo di punta, quello che entra nella top 40. Di nuovo sapori da chitarra slide (stavolta acustica), di nuovo strizzatina d’occhio al genere americana. Video in linea con i gusti americani dell’epoca, nulla da segnalare se non la presenza di Tom Keifer: magnetismo, fighinaggine, talento. Unica rock star in un gruppo di smandrappati (sebbene vada riconosciuta a Eric Brittingham, l’importanza nella costruzione dell’anima della band).

Heartbreak Station gioca sui sentimenti comuni agli uomini di blues come noi. Arpeggio di chitarra acustica, cuore spezzato, treno che si allontana, dissolvenze in bianco e nero. Bello il lavoro degli archi. Uscito come singolo, entra nella top 50 della classifica americana.

Sick For The Cure richiama Honky Tonk Women dei Rolling Stones, One For Rock And Roll fa il verso al classico country americano e a Bobby McGhee versione di Janis Joplin. Dead Man’s Road ha la classica introduzione western blues tipica dei gruppi hair metal di quegli anni, slide guitar e uno sviluppo a metà tra Bon Jovi e When The Levee Breaks dei Led Zeppelin. Make Your Own Way precipita nei territori degli AC/DC, Electric Love è imbarazzante… è Sweet Emotion degli Aerosmith mischiata a Rock Steady della Bad Company. Love Gone Bad è un pezzo rock che non offre spunti particolari, mentre Winds of Change è più riflessivo, chitarra acustica sostenuta dagli archi e qualche buon cambio d’accordi (non vorrei essere troppo pedante ma rilevo anche qui qualche relazione con Changes dei Black Sabbath e con le acustiche in accordatura aperta di Page di That’s The Way).

Tra le bonus track segnalo una buona versione di Move Over di Janis Joplin prodotta da Brice Fairbain, e War Stories scritta da Desmond Child e Tom Keifer.

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Disc 4: Still Climbing (1994) – TTT

  1. Bad Attitude Shuffle
  2. All Comes Down
  3. Talk Is Cheap
  4. Hard to Find the Words
  5. Blood from A Stone
  6. Still Climbing
  7. Freewheelin
  8. Through the Rain
  9. Easy Come Easy Go
  10. The Road’s Still Long
  11. Hot & Bothered

Il disco esce nel 1994 in piena fase grunge, pessimo momento dunque per album del genere. Entra nella Top 200 ma nulla di più. Quarto e ultimo disco da studio della band. Alla batteria siede Kenny Aronoff, Fred Coury suona solo in un pezzo.

Bad Attitude Shuffle sintonizza l’album sulle frequenze dell’hard rock blues tipico della band, ma in questo caso neutro e senza sfumature speciali. La produzione non sembra riuscitissima. Il riff d’apertura e l’intento di All Comes Down sembrano provenire da Permanent Vacation degli Aerosmith. Talk Is Cheap è un brano in bianco e nero, Hard to Find the Words non può che ricordare Free Bird dei Lynyrd Skynyrd e anche qui non ci si può che chiedere come sia possibile che un gruppo di successo, nel quarto album, continui a cadere in questi rimandi così manifesti. Succede anche riguardo gli accordi iniziali di Blood from A Stone … Fire And Waters dei Free. In Still Climbing c’è ancora la slide guitar protagonista, Freewheelin è un rock scatenato ai confini col metal, Through The Rain è la ballatona di rito, Easy Come Easy Go è un rock piuttosto standard. Gli accordi d’apertura di The Road’s Still Long provengono direttamente da Tom Petty mentre lo svolgimento del pezzo è nella norma (bella comunque la batteria di Aronoff). Chiude Hot & Bothered senza brivido alcuno.

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Disc 5: Live B-Sides – TTT

  1. Jumping Jack Flash – Single B-Side
  2. Nobody’s Fool – Single B-Side
  3. Push Push – Single B-Side
  4. Once Around the Ride – Single B-Side
  5. Somebody Save Me – Single B-Side
  6. In from The Outside – Single B-Side
  7. Rock Me Baby / Bring It on Home – Single B-Side
  8. Second Wind – Single B-Side
  9. The More Things Change – Jap live EP
  10. Somebody Save Me – Jap live EP
  11. Heartbreak Station – Jap live EP
  12. Don’t Know What You Got (Till It’s Gone) – Jap live EP
  13. Gypsy Road – Jap live EP
  14. Shake Me – Jap live EP

 

Le bonus track dal vivo sono prese dai lati B di alcuni singoli e dall’EP live pubblicato nel 1991 in Giappone. Jumpin’ Jack Flash vorrebbe replicare la stratosferica versione che ne fece Johnny Winter nel Live del 1971, ma l’assolo di Labar e la sezione ritmica non sono il massimo. Versione da centurioni. Nobody’s Fool, Push Push, Once Around The Ride, Somebody Save Me, In from The Outside, second Wind sono buone, non reggo molto la piattezza del batterista ma so di essere un rompiscatole. Il medley Rock Me Baby (versione Johnny Winter 1973) e Bring It On Home è poco gradevole. Capisco che Keifer sia un fan ma gli altri paiono avulsi dal contesto, Fred Coury poi è un batterista davvero modesto, senza swing né immaginazione.

Il mini live giapponese è più a fuoco ed è una buona rappresentazione di quello che i Cinderella erano dal vivo.

Cofanetto dunque appetibile: almeno due grandi album, un terzo degno di nota, buona confezione, discreto libretto interno e prezzo accessibile.

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Ton Keifer sul blog:

https://timtirelli.com/2015/10/21/tom-keifer-live-in-bologna-zona-roveri-17-oct-2015-tttt/

NEWS: BAD COMPANY “THE Swan Song Years 1974-1982” box set ♦ ♦ ♦ LED ZEPPELIN Detroit 06-06-1972

9 Giu

If you are a foreign reader and want to translate concurrently the italian text please install:

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BAD COMPANY “THE Swan Song Years 1974-1982” box set

La Atlantic Records farà uscire il 2 agosto 2019 un cofanetto di sei cd della Bad Company. Il cofanetto conterrà i sei album da studio della Bad Company originale in versione rimasterizzata e senza nessuna bonus track. Non si capisce bene il motivo di questa tempistica, visto che devono ancora uscire le deluxe edition degli ultimi due album. Fare uscire un cofanetto del genere prima di aver completato i set deluxe dei singoli album originali mi pare quantomeno discutibile; ad ogni modo è un’ occasione ghiotta per avere in un’unico cofanetto i remasters dei sei album originali del gruppo che qui sul blog tanto amiamo.


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Swan Song Years 1974-1982 – Bad Company

CD1 (Bad Company – 1974)
01 Can’t Get Enough (Remastered Version)
02 Rock Steady (Remastered Version)
03 Ready for Love (2015 Remaster)
04 Don’t Let Me Down (Remastered Version)
05 Bad Company (2015 Remaster)
06 The Way I Choose (Remastered Version)
07 Movin’ On (2015 Remaster)
08 Seagull

CD2 (Straight Shooter – 1975)
01 Good Lovin’ Gone Bad (2015 Remaster)
02 Feel Like Makin’ Love (2015 Remaster)
03 Weep No More (2015 Remaster)
04 Shooting Star (2015 Remaster)
05 Deal with the Preacher (2015 Remaster)
06 Wild Fire Woman (2015 Remaster)
07 Anna (2015 Remaster)
08 Call on Me (2015 Remaster)

CD3 (Run With The Pack – 1976)
01 Live for the Music (2017 Remaster)
02 Simple Man (2017 Remaster)
03 Honey Child (2017 Remaster)
04 Love Me Somebody (2017 Remaster)
05 Run with the Pack (2017 Remaster)
06 Silver, Blue & Gold (2017 Remaster)
07 Young Blood (2017 Remaster)
08 Do Right by Your Woman (2017 Remaster)
09 Sweet Lil’ Sister (2017 Remaster)
10 Fade Away (2017 Remaster)

CD4 (Burnin’ Sky – 1977)
01 Burnin’ Sky (2017 Remaster)
02 Morning Sun (2017 Remaster)
03 Leaving You (2017 Remaster)
04 Like Water (2017 Remaster)
05 Knapsack (The Happy Wanderer) [2017 Remaster]
06 Everything I Need (2017 Remaster)
07 Heartbeat (2017 Remaster)
08 Peace of Mind (2017 Remaster)
09 Passing Time (2017 Remaster)
10 Too Bad (2017 Remaster)
11 Man Needs Woman (2017 Remaster)
12 Master of Ceremony (2017 Remaster)

CD5 (Desolation Angels – 1979)
01 Rock ‘N’ Roll Fantasy (2018 Remaster)
02 Crazy Circles (2018 Remaster)
03 Gone, Gone, Gone (2018 Remaster)
04 Evil Wind (2018 Remaster)
05 Early In The Morning (2018 Remaster)
06 Lonely For Your Love (2018 Remaster)
07 Oh, Atlanta (2018 Remaster)
08 Take The Time (2018 Remaster)
09 Rhythm Machine (2018 Remaster)
10. She Brings Me Love (2018 Remaster)

CD6 (Rough Diamonds – 1982)
01 Electricland (2018 Remaster)
02 Untie The Knot (2018 Remaster)
03 Nuthin’ On The TV (2018 Remaster)
04 Painted Face (2018 Remaster)
05 Kickdown (2018 Remaster)
06 Ballad Of The Band (2018 Remaster)
07 Cross Country Boy (2018 Remaster)
08 Old Mexico (2018 Remaster)
09 Downhill Ryder (2018 Remaster)
10. Racetrack (2018 Remaster)

 LED ZEPPELIN Detroit, Cobo Hall 06-06-1972

Appare dal nulla parte del concerto dei LZ tenuto a Detroit il 6 giugno 1972. La fonte è audience, la qualità non eccelsa, ma è curioso come dopo tanti anni risalgano a gallo piccoli tesori come questa registrazione live mai sentita prima. Per chi avesse costanza, voglia ed orecchie esperte ricordo che si tratta dei Led Zeppelin dell’immaginario collettivo, in quegli anni gruppo superlativo.

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Led Zeppelin Cobo Hall, Detroit 6 june 1972

SETLIST
1 Bron-Y-Aur Stomp
2 Dazed And Confused with Let It Shine (edit at 00:27:50:04)
3 What Is And What Should Never Be
4 Moby Dick (edit at 00:52:20:05)
5 Whole Lotta Love (Includes: Thermin solo, Boogie Mama, Hello Mary Lou, Running Bear, You Got The Love I Need, The Shape I’m In, I’m Going Down Slow)
6 Rock And Roll

BOOTLEGS: The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany, December 3rd 1984

31 Mag

ITALIAN/ENGLISH

The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984 (upgrade 2016)

LABEL: no label

TYPE: audience

SOUND QUALITY:TTT½

PERFORMANCE: TTT½

ARTWORK: no artwork

PACKAGING: no packaging

BAND MOOD: TTTT

COLLECTION ZEP FAN: TTT

COLLECTION CASUAL FAN: T

Jimmy Page impiega più o meno 4 anni per riprendersi dal drammatico delirio dell’ultimo periodo dei Led Zeppelin. La morte di Bonham, il frantumarsi del suo progetto, l’uso feroce di sostanze chimiche pesanti, la mancanza di volontà riguardo l’essere di nuovo il magnifico musicista che era, il radicale cambiamento musicale che avviene tra i due decenni fan sì che i primi anni ottanta siano per lui un periodo di confusione. Una colonna sonora (per la verità ottima) nel 1982, la discutibile partecipazione all’ARMS tour a supporto della ricerca per la sclerosi multipla nel 1983, le sghembe apparizioni come ospite e un disco interlocutorio con Roy Harper. Page non troverà mai più la forza e la lucidità per modellare un proponimento concreto e duraturo ma all’epoca il progetto Firm sembrava l’inizio di una nuova era per il nostro. Il 16 luglio 1984 me ne stavo in piazza Duomo a Pistoia in attesa della sua apparizione per il tributo ad Alexis Korner. Ricordo chiaramente che già ero al corrente del suo sodalizio con Paul Rodgers. In quanto fan dei LZ, della Bad Co e dei Free, ne ero entusiasta. Si vociferava di Cozy Powell alla batteria, ma come sappiamo la sezione ritmica sarà poi formata da Tony Franklin (conosciuto grazie alle recenti collaborazioni con Roy Harper) e Chris Slade (figura nota tra le seconde linee del rock inglese e a quel tempo batterista piuttosto richiesto e in auge).

Sul finire del 1984 la band parte per un mini tour europeo, tour che anticipa l’uscita del primo album prevista per febbraio 1985 (disco che arriverà nella top 20 americana, diventando disco d’oro).

1984
11.29 Gota Lejon, Stockholm
11.30 Falkoner Theatre, Copenhagen
12.01 Olympen, Lund
12.03 Kongresshalle, Frankfurt
12.04 Pfalzbau, Ludwigshafen
12.05 Audiomax, Hamburg
12.07 Town Hall, Middlesborough
12.08 Hammersmith Odeon, London
12.09 Hammersmith Odeon, London

A quel tempo i bootleg sono persino stampati anche in Italia, poco dopo infatti riesco ad acquistare nel negozio di dischi da cui mi fornivo regolarmente (nel centralissimo Corso Canalchiaro angolo Piazza Grande di Mutina) il doppio Live in Frankfurt da fonte audience.

Black Cover – The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984 – photo TT

Black Cover – The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984 – photo TT

Dello stesso bootleg ne stampano anche una versione con la copertina rossa.

Red Cover – The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984

34 anni dopo mi decido a cercare un upgrade, cosa non certo impossibile nell’era digitale dove tanto è condiviso in rete. Sono al corrente che ne esiste già una versione uscita …

Versione precedente su cd

Versione precedente su cd

ma riesco a trovare una buona versione del 2016 e mi ci butto sopra.

A dir la verità, non è che il miglioramento sia poi così evidente rispetto al bootleg in vinile in mio possesso, ma la tecnologia di oggi non può che migliorare – in fatto di pulizia – vecchie registrazioni live prese dal pubblico, cosicché questo nuovo transfer risulta molto gradevole per un fan dei Firm quale sono.

Il concerto inizia con la classica introduzione usata dal gruppo in quel periodo, la maestosa Jupiter di Gustav Holst da i Pianeti (1914)

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Il riff di Closer (The Firm – first album – 1985) apre le danze, nonostante sia solo il quarto concerto il gruppo pare coeso e in palla. E’ il periodo in cui Page suona quasi esclusivamente la Telecaster con lo Stringbender, un Page in discreta forma, lontano certamente dallo zenit raggiunto con i LZ, ma – per un fan – tutto sommato niente male. Finito il pezzo il pubblico si di mostra molto caldo e lo sarà per tutto il concerto. Questo è curioso, sono anni in cui il classic rock degli anni settanta non è certo di modo, punk, new wave e in parte NWOBHM la fanno da padroni, il gruppo propone brani da un album non ancora pubblicato o dai recenti dischi solisti (non certo di successo) di Page e Rodgers e si rifiuta di giocare facile inserendo in scaletta qualche pezzo dei LZ o della Bad Co.

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Segue City Sirens (Jimmy Page – Death Wish II soundtrack 1982). Slade  e Franklin formano una ottima seziona ritmica. Quest’ultimo suona un basso fretless, strumento molto in voga negli anni ottanta (e venuto alla ribalta nella seconda metà degli anni settanta grazie a Jaco Pastorius), apparentemente non adattissimo al rock di questo tipo, ma Tony riesce ad essere assolutamente convincente con esso, il lavoro che fa è entusiasmante. La carica del gruppo è contagiosa.

Subito dopo l’ incedere quadrato di Make Or Break (The Firm – first album – 1985) il pubblico inizia a gridare “Jimmy Jimmy” segno che, a dispetto del periodo, l’amore per lui e per i LZ in Germania è ancora forte. Morning After The Night Before (Paul Rodgers – Cut Loose – 1983 album) è un po’ caotica e fuori fuoco ed è seguita da Together (The Firm – first album – 1985). Questa la presenta Jimmy, quando si avvicina al microfono il pubblico si infiamma ancor di più. Con Together il gruppo torna compatto, è evidente che Page sia più a suo agio con i brani a lui direttamente collegati.

The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984

Cadillac (The Firm – Mean Business album – 1986) è una outtake del primo album che verrà pubblicata l’anno successivo sul secondo. Il pezzo ha un vago sapore new wave. Prelude (Jimmy Page – Death Wish II soundtrack 1982) è la controversa versione di Page del preludio in MI minore Op 28, n. 4 di Chopin, nemmeno due minuti di musica strumentale con la solista che esegue la melodia in un arrangiamento non certo indimenticabile. Classiche atmosfere Rodgersiane in LA minore per Money Can’t Buy (The Firm – first album – 1985), discreto assolo di Page con l’ausilio del wah wah. Radioactive (The Firm – first album – 1985) è il singolo tratto dall’album. Un tempo sostenuto guidato dall’acustica di Rodgers. Ennesimo sviluppo in minore. Il riff dissonante che rese famoso il pezzo in studio fu suonato da Rodgers (quando tutti per anni pensammo fosse Page) e in ambito live naturalmente da Jimmy Page. Live In Peace (Paul Rodgers – Cut Loose – 1983 album /The Firm – Mean Business album – 1986 ) è il quarto pezzo in minore consecutivo e mi chiedo a cosa pensassero Jimmy e Paul quando buttarono giù la scaletta. Sei giorni più tardi i Firm ne faranno una grande versione all’Hammersmith Odeon di Londra, versione poi pubblicata nel Maxi Single contenente il remix di Radioactive, con in evidenza uno dei più riusciti assoli di Page degli anni ottanta. Qui a Francoforte l’assolo non sembra essere della stessa qualità, ma rimane ad un livello certamente buono; il pubblico applaude convinto. Midnight Moonlight (The Firm – first album – 1985) proviene dalla prima metà degli anni settanta. Page infatti la registrò insieme a Bonham al tempo delle session di Physical Graffiti col titolo provvisorio di Swan Song. I LZ non ne fecero nulla e così Page usò la base per scrivere il pezzo insieme a Rodgers poco prima del tour americano dell’Arms  del dicembre 1983, a cui parteciparono entrambi. Brano molto bello, articolato, profondo e per certi versi epico. Rodgers qui a Francoforte la canta molto bene. Nella parte centrale dedicata alla chitarra, Page gioca con l’accordatura aperta, cita White Summer e Black Mountain Side. Quando rientra la band è facile intuire che i Firm avrebbero davvero potuto essere una grande band se solo Page fosse stato più concentrato e volenteroso. La versione live You’ve Lost That Lovin’ Feeling ((The Firm – first album – 1985) dei Righteous Brothers non ha mai convinto del tutto e quasi scompare dinnanzi a quel piccolo capolavoro che è la versione registrata in studio. Qui a Francoforte però l’intenzione è quella giusta e il pezzo fila.

Promo shot 1984 - The Firm

Promo shot 1984 – The Firm

La sezione dedicata agli assoli dei singoli musicisti è un po’ fine a se stessa, erano anni in cui certe cose andavano evitate. Inizia Tony Franklin; tre minuti e mezzo di assolo per poi unirsi al gruppo per lo strumentale The Chase (Jimmy Page – Death Wish II soundtrack 1982). Quattro minuti insieme per arrivare al momento in cui Page prende l’archetto di violino per un esoterico momento zeppeliniano. Il pubblico naturalmente apprezza molto. Nel finale Jimmy aggiunge anche la parte con l’effetto usata nel tour americano del 1977. Segue assolo di batteria. Full Circle ((The Firm – first album outtake) è un’altro inedito del primo album e che mai verrà pubblicato. Hard Rock grintoso seppur senza brividi particolari. Curiosità, sembra contenere, nella parte finale, il giro di accordi poi usato da Jimmy in Over Now dall’album Coverdale-Page del 1993.  Someone To Love (The Firm – first album – 1985) chiude il set con la sua consueta carica. Durante l’assolo di Page la chitarra smette di funzionare. Franklin, Slade e Rodgers continuano (con un grande lavoro di basso) sino a che la chitarra di Page torna in vita. Il pubblico risponde alla grande alla richiesta di feedback da parte di Rodgers.

I bis sono costituiti da Boogie Mama (Paul Rodgers – Cut Loose – 1983 album) e Everybody Needs Somebody To Love di Solomeon Burke in una versione molto simile a quella che erano soliti fare i LZ nella tournée europea del 1973. Boogie Mama è un bis niente male, un bluesaccio che si sviluppa in uno scatenato rock and roll. Rodgers, Franklin e Rodgers (voce/chitarra) in alcuni momenti sono incredibili, Page non è male. ENSTL invece non funziona, sarà forse perché non ho mai gradito quell’arrangiamento ma il pezzo non decolla. Dopo circa 5 minuti la band lascia il solo pubblico a cantare il ritornello e se ne va per un paio di minuti, poi ritorna e riprende il pezzo da dove lo aveva lasciato. 11 minuti non certo indimenticabili.

The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984

Concludendo, una registrazione audience buona per avere una testimonianza (insieme al soundboard di Londra 9 dicembre 1984) del primo mini tour dei Firm.

The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984

 

Artist: The Firm
Source: Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984
Time: Disc 1: 59:33
Disc 2: 57:11
Disc 1:
1. Intro (1:30)
2. Closer (4:09)
3. City Sirens (5:03)
4. Make Or Break (5:25)
5. Morning After The Night Before (4:55)
6. Together (4:21)
7. Cadillac (5:28)
8. Prelude (1:51)
9. Money Can’t Buy (4:20)
10. Radioactive (4:28)
11. Live In Peace (6:37)
12. Midnight Moonlight (11:27)
Disc 2:
1. You’ve Lost That Lovin’ Feelin’ (6:17)
2. Bass Solo (3:26)
3. The Chase (4:07)
4. Guitar Solo (6:48)
5. Drum Solo (5:28)
6. Full Circle (4:50)
7. Someone To Love (6:48)
8. Boogie Mama (8:07)
9. Everybody Needs Somebody To Love (11:21)

◊ ◊ ◊

(broken english)ENGLISH

The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984 (upgrade 2016)

LABEL: no label

TYPE: audience

SOUND QUALITY:TTT½

PERFORMANCE: TTT½

ARTWORK: no artwork

PACKAGING: no packaging

BAND MOOD: TTTT

COLLECTION ZEP FAN: TTT

COLLECTION CASUAL FAN: T

Jimmy Page takes more or less 4 years to recover from the dramatic delirium of the last Led Zeppelin period. The death of Bonham, the shattering of his project, the ferocious use of heavy chemical substances, the lack of will to be again the magnificent musician he was, the radical musical change that takes place between the two decades, make the early eighties a period of confusion for him. A soundtrack (excellent, after all) in 1982, the questionable participation at the ARMS tour in support of the research for multiple sclerosis in 1983, the crooked appearances as a guest and an interim record with Roy Harper. Page will never find the strength and lucidity to model a concrete and lasting purpose but at the time the Firm project seemed the beginning of a new era for our man. On July 16th 1984 I was in Piazza Duomo in Pistoia waiting for his appearance at the tribute to Alexis Korner. I clearly remember that I was already aware of his association with Paul Rodgers for his new adventure. As a fan of LZ, Bad Co and Free, I was thrilled. Cozy Powell was rumored to be on drums, but as we know the rhythm section will then be formed by Tony Franklin (known thanks to recent collaborations with Roy Harper) and Chris Slade (a well-known figure among the second lines of English rock and a drummer in vogue at that time).

At the end of 1984 the band left for a European mini tour, a tour that anticipated the release of the first album scheduled for February 1985 (a record that will arrive in the American top 20, becoming a gold record).

1984
11.29 Gota Lejon, Stockholm
11.30 Falkoner Theatre, Copenhagen
12.01 Olympen, Lund
12.03 Kongresshalle, Frankfurt
12.04 Pfalzbau, Ludwigshafen
12.05 Audiomax, Hamburg
12.07 Town Hall, Middlesborough
12.08 Hammersmith Odeon, London
12.09 Hammersmith Odeon, London

At that time the bootlegs were even printed in Italy, shortly afterwards in fact I manage to buy at my local record store (in the very central Corso Canalchiaro near Piazza Grande in Modena) the double lp live in Frankfurt from audience source.

Black Cover – The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984 – photo TT

Black Cover – The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984 – photo TT

They also print a red cover version of the same bootleg.

Red Cover – The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984

34 years later I decide to look for an upgrade, which is certainly not impossible in the digital age where so much is shared on the net. I am aware that another version already exists …

Versione precedente su cd

Versione precedente su cd

but I find a good version of 2016 and jump on it.

Actually, it’s not that the improvement is so obvious compared to the vinyl bootleg in my possession, but today’s technology can only improve – in terms of cleaning – old live audience recordings, so that this new transfer is very pleasant for a Firm fan as I am.

The concert begins with the classic introduction used by the group at that time: the majestic Jupiter by Gustav Holst ‘s Planets (1914)

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◊ ◊ ◊

The Closer riff (The Firm – first album – 1985) gets it on, although it is only the fourth concert the group seems cohesive and on the ball. It is the period in which Page plays almost exclusively the Telecaster with the Stringbender, Page is in discreet form, certainly far from the zenith reached with the LZ, but – for a fan – all in all not bad. Once the piece is ended, the audience appears very hot and it will be so for the whole concert. This is curious, these are years in which the classic rock of the seventies is certainly not trendy, punk, new wave and in part NWOBHM are the masters, the group offers songs from an album not yet published or from recent (and obscure) solo albums of Page and Rodgers and refuses to play easy by inserting a few pieces of LZ or Bad Co. into the setlist.

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City Sirens (Jimmy Page – Death Wish II soundtrack 1982) is the second number. Slade and Franklin form an excellent rhythm section. The latter plays a fretless bass, a very popular instrument in the eighties (and came to the fore in the second half of the seventies thanks to Jaco Pastorius), apparently not very suitable for hard rock, but Tony manages to be absolutely convincing with it , the work he does is exciting. The drive of the group is contagious.

Immediately after the square run of Make Or Break (The Firm – first album – 1985) the audience began shouting “Jimmy Jimmy” a sign that, despite the period, the love for him and for the LZs in Germany is still strong . Morning After The Night Before (Paul Rodgers – Cut Loose – 1983 album) is a bit chaotic and out of focus and is followed by Together (The Firm – first album – 1985). This is introduced by Jimmy, when he gets closer to the microphone the audience gets even more crazy. With Together the group becomes solid again, it is clear that Page is more at ease with the songs directly connected to him.

The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984

Promo shot 1984 - The Firm

Promo shot 1984 – The Firm

Cadillac (The Firm – Mean Business album – 1986) is an outtake of the first album to be released the following year on the second album. The piece has a vague new wave flavor. Prelude (Jimmy Page – Death Wish II soundtrack 1982) is Page’s controversial version of the prelude in Minor MI Op 28, n. 4 by Chopin, not even two minutes of instrumental music with the lead guitar performing the melody in an arrangement that is certainly not unforgettable. Classic Rodgersian atmospheres in A minor for Money Can’t Buy (The Firm – first album – 1985), with a good enough solo by Page with the help of wah wah. Radioactive (The Firm – first album – 1985) is the single from the album. and its driven by Rodgers acoustic guitar. Yet another minor music development. The  famous dissonant riff in the studio was played by Rodgers (when for years we all thought it was Page) and in the live set is obviously played by Jimmy Page. Live In Peace (Paul Rodgers – Cut Loose – 1983 album / The Firm – Mean Business album – 1986) is the fourth minor piece in a row and I wonder what Jimmy and Paul thought when they scribbled down the setlist for the tour. Anyway six days later the Firm will make a great version of it at the Hammersmith Odeon in London, a version later published in the Maxi Single containing the Radioactive remix, highlighting one of the most successful solos of Page in the eighties. Here in Frankfurt the solo does not seem to be of the same quality, but it remains at a certainly good level; the audience applauds convinced.

Midnight Moonlight (The Firm – first album – 1985) comes from the first half of the seventies. Page in fact recorded it together with Bonham at the time of the sessions for Physical Graffiti with the working title of Swan Song. The LZs did nothing with it and so Page used that almost complete sketch to write the piece with Rodgers shortly before the Arms US tour in December 1983, in which both took part. Very beautiful piece, articulate, deep and in some ways epic. Rodgers sings it very well here in Frankfurt. In the central part dedicated to the guitar, Page jokes with the open tuning, he cites White Summer and Black Mountain Side. When the band rejoin in it is easy to see that the Firm could really have been a great band if only Page had been more concentrated and willing. The live version You’ve Lost That Lovin ‘Feeling ((The Firm – first album – 1985) by Righteous Brothers has never completely convinced me and almost disappears in front of that little masterpiece that is the studio recorded version. Here in Frankfurt though the intention is the right one and the song flows.

Promo shot 1984 - The Firm

Promo shot 1984 – The Firm

The section dedicated to the solo spots is a bit of an end in itself, they were years when certain things had to be avoided. Tony Franklin starts the thing; three and a half minutes of soloing and then he joins the group for The Chase (Jimmy Page – Death Wish II soundtrack 1982). Four minutes of intsrumental music together to arrive at the moment in which Page takes the violin bow for the esoteric zeppelinian moment. The audience naturally appreciates a lot. In the final section of his solo spot Jimmy also adds the part with the guitar effect used in the American tour of 1977. Then we have the drums solo. Full Circle ((The Firm – first album outtake) is another outtake of the first album and it will never be released. Gritty Hard Rock without any particular thrills. It seems to contain, in the final part, the chords section used by Jimmy in Over Now for the 1993 album Coverdale-Page. Someone To Love (The Firm – first album – 1985) closes the set with his usual charge. During the solo Page’s guitar stops working. Franklin, Slade and Rodgers coolly continue (there’s a great bass work at that point) until Page’s guitar comes back to life. After that Rodgers request some feedback from the fans, and the audience explodes.

The encores are Boogie Mama (Paul Rodgers – Cut Loose – 1983 album) and Everybody Needs Somebody To Love by Solomeon Burke in a version very similar to what LZs used to do on the 1973 European tour. Boogie Mama is an good encore, some badass blues that develops into a wild rock and roll. Rodgers, Franklin and Rodgers (vocals / guitar) are incredible at times, Page is again a bit out of focus. ENSTL on the other hand does not work, it may be because I have never liked that arrangement but the piece really does not take off. After about 5 minutes the band leaves the public alone to sing the chorus and leaves for a couple of minutes, then returns and picks up the piece from where it left it. 11 minutes certainly not unforgettable.

The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984

In conclusion, a good audience recording that serves for an account (along with the London 9 December 1984 soundboard) of the first Firm mini tour.

The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984

 

Artist: The Firm
Source: Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984
Time: Disc 1: 59:33
Disc 2: 57:11
Disc 1:
1. Intro (1:30)
2. Closer (4:09)
3. City Sirens (5:03)
4. Make Or Break (5:25)
5. Morning After The Night Before (4:55)
6. Together (4:21)
7. Cadillac (5:28)
8. Prelude (1:51)
9. Money Can’t Buy (4:20)
10. Radioactive (4:28)
11. Live In Peace (6:37)
12. Midnight Moonlight (11:27)
Disc 2:
1. You’ve Lost That Lovin’ Feelin’ (6:17)
2. Bass Solo (3:26)
3. The Chase (4:07)
4. Guitar Solo (6:48)
5. Drum Solo (5:28)
6. Full Circle (4:50)
7. Someone To Love (6:48)
8. Boogie Mama (8:07)
9. Everybody Needs Somebody To Love (11:21)

 

Rain in may blues

25 Mag

Dopo aprile anche maggio si conferma piovoso, e meno male – dico io – visto l’inverno secco che abbiamo passato. Certo è che queste precipitazioni e nuvolosità sono in ritardo di un paio di mesi rendendo maggio poco confortevole. Persino io avrei voglia di un po’ di sole, di uscire finalmente dall’inverno, di stendermi ad asciugare dietro casa, tuttavia visto che il maltempo continua me lo tengo e non mi lamento.

Negli spostamenti tra e per il lavoro, viaggiando tra le campagne, sono costretto ogni tanto a fare percorsi alternativi. Già, Villa Spalletti di Saint Little Woman (San Donnino insomma) sarà il set di una nuova fiction ambientata dopo la seconda guerra mondiale…

https://www.ilrestodelcarlino.it/reggio-emilia/cosa%20fare/villa-spalletti-casalgrande-1.4513703

Quando torno alla Domus trovo il solito mondo bagnato ad aspettarmi.

Domus Saura on a rainy may – photo TT

Domus Saura on a rainy may – photo TT

Domus Saura on a rainy may – photo TT

Equilibristi alla Pietra

Domenica scorsa mi trovo a mangiare sotto alla Pietra di Bismantova, sull’appennino. Pioggia, nuvole basse, freddo e umidità … non una gran giornata per stare all’aria aperta.

Da diversi anni la Pietra è ostaggio degli arrampicatori, quasi impossibile trovare un parcheggio. Orde di giovani vestiti come alpinisti versione grunge, che parcheggiano alla dick of the dog, che percorrono sentieri e pareti e che bivaccano in tenda nel bosco. Oggi ci sono anche gli equilibristi che camminano su cavi tirati tra due estremità della Pietra.

Hanno letteralmente la testa tra le nuvole e un gran coraggio. Visto il mio vertigo blues mi viene il mal di mare solo a guardarli.

Equilibristi alla Pietra di Bismantova – maggio 2019 – foto TT

Equilibristi alla Pietra di Bismantova – maggio 2019 – foto TT

Upper middle class blues

Esce un po’ di sole da un cielo nero che da settimane ricopre tutto, il mattino è tiepido, mi reco in centro a Stonecity per qualche commissione. Entro in filiale per un bancomat. Ci sono due donne che stanno facendo un prelievo ciascuna. Si conoscono. C’è un passeggino incustodito lasciato da qualcuno che evidentemente è entrato in banca e che ingombra un po’ il passaggio. Le due donne parlano di questo e di quanto sia scandaloso e che non si può andare avanti così. La più giovane avrà 35 anni, magra come uno stecco e piccola, ed esclama “ah guarda fosse per me, meglio che sto zitta, mio marito mi dice sempre di tacere altrimenti mi mettono in galera.”

Non usa il congiuntivo e questo la dice lunga sulla sua qualità intellettuale, sulla parola marito mette un carico d’enfasi, vuol far vedere che è sposata, che è una donna adulta, che fa parte del “giro”

Tutto questo per un passeggino che, sì è vero, avrebbe potuto essere parcheggiato con più accortezza, ma che bastava spingere un metro più là per fare il proprio prelievo al bancomat con comodità.

Sono ormai diciannove anni che lavoro a Stonecity, le conosco quel tipo di donne, quel tipo di borghesia che incontro poco dopo mentre rientro. Passo per la piazza principale, quella più caratteristica e bella. C’è il mercato e ci sono anche i banchetti della L**a e di F***a Italia, proprio davanti ad uno dei bar più frequentati dalla Stonecity bene. Signore tra i 40 e i 70 anni che fanno comunella, vestite in modo classico ma con capi in linea alle attuali tendenze, che cercano di dare un tono di un certo tipo alla propria voce ma che si esprimono con un linguaggio scialbo, piatto e semplicistico. Le frasi che raccolgo sono zeppe di luoghi comuni insopportabili.

Mi viene in mente una canzone dal primo album di Vasco Rossi:

“No! non è successo niente la vostra casa è là e nessuno ve la toccherà.”

◊ ◊ ◊

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Donne che nella vita non hanno mai lavorato e che sono semplicemente spose o sono figlie di imprenditori locali che, con coraggio e spirito d’iniziativa, decenni fa hanno fondato le aziende del distretto in cui lavoro. Donne che se la tirano in maniera improponibile.

Sono quelle che in incontro nelle drogherie a due passi dall’ufficio prima dell’ora di pranzo e che al banco della gastronomia acquistano piatti già pronti solo da scaldare elencando ad alta voce i nomi dei propri famigliari a cui verranno associate le cibarie. “Allora, 5 fette di roastbeef per Ludovico, poi mi tagli un etto di prosciutto, ma sottile sottile e senza grasso altrimenti Giulia Sofia non lo mangia. Dammi anche un po’ di quella insalata di mare sperando che a Patrizio vada bene.”. Sono quelle che impiegano 5 minuti 5 per decidere che pane prendere, mentre la gente in coda dietro di loro si mette a giocare a tressette o a dormire.

Ogni volta dentro di me, in pieno mood Rocco Schiavone, esclamo “desdòt vac da mònzer e sèe mes ed Siberia e po’ et vedrèe cla’s cambia … diciotto vacche da mungere ogni mattina e sei mesi di Siberia e vedrai che cambia …”

Piene di sicumera, restano intrappolate nel loro mondo pensando di essere chissà chi.

Ho sempre pensato che in Italia manchi una borghesia illuminata e colta e che con una classe medio alta di questo livello non si va da nessuna parte.

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Torno verso l’ufficio afflitto da questi pensieri, percorro un viale alberato … poco distante demoliscono una palazzina. Recinzioni, ruspe e umarel che guardano il cantiere. Mi vengono in mente i Firm.

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Cat tales at the Domus

Maggio difficile per Palmiro. Un lunedì mattina ci alziamo e lo troviamo sotto al letto. Non vuole uscire. Dopo parecchi tentativi riesco a farlo uscire spostandolo con una scopa. Lo mettiamo sul divano da dove non si schioderà più fino a sera. E’ sofferente, lo si capisce. Andiamo al lavoro, ma chiediamo all’Adel, la nostra vicina  del cuore, di venirlo a controllare. Palmir non si muove, nemmeno per andare a far pipì.

Usciamo prima dal lavoro e alle 17 siamo dal veterinario. Ha la febbre 40,3 ed è disidratato. La veterinaria Esmeralda, facendo leva sulla vescica, lo fa urinare direttamente sul tavolo di metallo delle visite e decide di ricoverarlo due giorni. Con qualche flebo Mr Patato si riprende un po’, ma continua a non mangiare e a non bere.

La sera dopo andiamo a trovarlo. Esmeralda ci dice che non è riuscita a fargli l’esame del sangue perché Palmiro non era dell’idea. Me ne sorprendo perché so che Palmir è un gatto disponibile e paziente, ma passare due giorni al ricovero non fa evidentemente piacere a nessuno.

Quando ci vede si ravviva, si alza sulle zampe posteriori, mi cerca, vuole uscire e tornare a casa. Lasciarlo è una pena.

Black cat fever – Palmiro feeling bad blues – may 2019 – photo TT

La sera successiva lo riportiamo alla Domus. Ogni giorno comunque andiamo dal vet per le quotidiane iniezioni di antibiotici e di antinfiammatorio … Palmir è spossato.

Black cat fever – Palmiro feeling bad blues – may 2019 – photo TT

Riesco a farlo bere un po’ e a mangiare qualche crocchetta, poi torna su di me in cerca di sicurezza.

Black cat fever – Palmiro feeling bad blues – may 2019 – photo TT

Riusciamo a fargli l’esame del sangue, tutto ok, niente di particolare, ma il diavoletto nero della Tasmania non è ancora a posto. Si dovrebbe trattare di una forma virale. La sera è ancora più sentimentale del solito …

Black cat fever – Palmiro feeling bad blues – may 2019 – photo TT

Nei rari sprazzi di sole gli facciamo fare una sgambatina,

Black cat fever – Palmiro feeling bad blues – may 2019 – photo TT

venti minuti all’aria aperta prima di tornare sul divano.

Black cat fever – Palmiro feeling bad blues – may 2019 – photo TT

Impiega più di una settimana per riprendersi, sette giorni sette di febbre. Ma l’appetito torna e con esso le forze, il debole felino di una settimana prima torna ad essere la fiera pantera nera di Borgo Massenzio.

Palmir alla Domus – maggio 2019 – photo TT

Gli altri maschi della zona tornano a stare alla larga dai suoi possedimenti … watch out cats, the killer is back!

Palmir alla Domus – maggio 2019 – photo TT

PS: malgrado tutto questo scombussolamento la Stricchi non ha accusato nessuno scompenso, ha continuato tranquillamente a farsi gli affari suoi.

Stricchi alla Domus – maggio 2019- foto TT

PS: salta fuori da chissà dove una vecchia foto del 2006, mi rivedo insieme al mio adorato Fidèl. Quanto amore che torna nel petto.

Fidel e Tim, Nonatown 2006 – autoscatto

Adidas Blues

Consueto spazio dedicato all’auto-psicoterapia.

La mia passione per l’Adidas sta diventando una faccenda infernale. Passo le pause pranzo sul sito ufficiale sfogliando pagine di capi che potrei e vorrei prendere. Ho già scritto diverse volte qui sul blog che rimasi folgorato dalle three stripes nella prima metà degli anni settanta davanti ad una vetrina di Mutina e che da allora Adidas è il mio marchio di riferimento, ma ora sto esagerando.

So di avere dei vuoti esistenziali da riempire, ma a giudicare dal mio comportamento ossessivo-compulsivo più che vuoti sono voragini. Compro qualcosa, l’Adidas mi ringrazia e quindi dopo qualche giorno mi invia una email informandomi che se scrivo una recensione otterrò un 15% di sconto sul mio prossimo acquisto. La percentuale dello sconto mi frulla nel cervello sino a quando non faccio un nuovo ordine, a cui Adidas risponde con una email ringraziandomi e informandomi di nuovo che se scrivo una recensione otterrò un sconto etc etc …e così via in una spirale consumistica senza fine. Mi sto rovinando. Oramai ho Track Jacket di ogni colore! Un tempo avevo il carrello Amazon sempre pieno di cd, oggi è stato soppiantato da quello dell’Adidas. Ho dei grossi problemi.

Track Jacket Adidas blues- maggio 2019 – foto Saura T

Tony Hadley’s Melancholy Blues

Il cantante degli Spandau Ballet si fa una settimana in Italia e la chiama il seduta per la firma di copie tour. In pratica ristampa il disco solista pubblicato l’anno scorso in Uk (Talking To the Moon, album che raggiunge la Top 40 … dunque vendite molto basse), ci aggiunge una cover e lo ristampa. Si fa un giretto in italia e lo vende in sei centri commerciali. Fa tappa anche a Reggio Emilia. Mando la pollastrella in avanscoperta. Tony canta (sopra alle basi) tre pezzi (tra cui Gold degli SB) per 200/300 persone e poi si rende disponibile per il meet and greet, foto e autografi a patto che si compri il disco solista (18 euro).

Faccio due conti, mettiamo abbia venduto una media 200 dischi a tappa, fanno 1200 copie per un totale di 21600 euro, sufficienti per coprire la (ri)stampa dei cd e il viaggetto in Italia per lui ed eventuali collaboratori. Magari gli sono rimaste anche un paio di centinaio di sterline.

I centri commerciali stanno soppiantando i concerti live; non mi sorprendo quando vedo Nek presente in quei luoghi, ma rimango un po’ basito quando i nomi iniziano ad essere quelli di Francesco Renga (in virtù del suo passato nei Timoria) e di Tony Hadley appunto, il cui gruppo – gli Spandau Ballet – ricordiamolo, fu alfiere del movimento New Romantics, arrivando a vendere un totale di 25 milioni di dischi. Certo, sempre meglio che fare il magazziniere, ma …

 

Bloggin’ Away

Il blog ha più di otto anni; ogni tanto rifletto sulla costanza che me lo fa tenere aperto e attivo, quel fuoco sacro relativo allo scrivere che sento dentro e che brucia ancora. Certo, quando leggo i libri di Jack London e di Lev Tolstoj e mi confronto con la loro magnifica prosa, poi mi interrogo sulla opportunità di tenerlo in piedi.

Succede anche in questi giorni. Oltre ad affrontare (con immenso piacere) le 1100 pagine di Anna Karenina, sto preparando un recensione/riflessione su un vecchio bootleg dei Firm del dicembre 1984 e mi dico : ” Ma guardati, passi i sabato sera con in cuffia una registrazione audience di un gruppo che nessuno conosce, ne traduci le sensazioni con l’aiuto della tastiera, lo trasponi in inglese e poi lo pubblichi, ma non ti senti un nerd, uno sfigato, un povero nessi? Stai diventando come Sheldon Cooper e i suoi amichetti, solo che hai il doppio dei loro anni. A chi vuoi che interessi leggere dei Firm e di sciocchezzuole relative ai gatti?”

Allora mi faccio un selfie e rimango a fissarlo in cerca di una risposta. Tutto quel  che vedo nei miei connotati blues è Brian, mi commuovo e smetto di chiedermi se il blog abbia un senso o meno.

TT Maggio 2019 Domus Saurea – autoscatto

Father & Son (Tim & Brian dicembre 2014)

Sì perché poi ho due aiutanti, due esserini che vengono a farmi compagnia mentre scrivo, interagire con loro mi fa sentire meglio. Palmiro vorrebbe anche aiutarmi in modo concreto, nel senso senso che io potrei dettare e lui scrivere sulla tastiera ma con quelle sue zampine da felino è pressoché impossibile. Per scrivere una delle mie solite boutade ci abbiamo impiegato mezz’ora con scarsi risultati: I F’RM soço la p,ù gr!!de bhnd di ro^^ an§ roll.

With a little help from my friend Palmir – Domus Saurea may 2019 – Photo TT

Stricchi invece vorrebbe aiutarmi allungandomi le copertine dei bootleg, ma non riesce ad aprirle, la manualità felina è quella che è, non ha il pollice opponibile …

With a little help from my friend Strichetto – Domus Saurea may 2019 – Photo TT

così si arrende …

With a little help from my friend Strichetto – Domus Saurea may 2019 – Photo TT

e poco dopo si mette a fare un pisolo.

With a little help from my friend Strichetto – Domus Saurea may 2019 – Photo TT

Ma li ringrazio ugualmente, è anche grazie a loro che questo blog miserello è ancora in corsa.

Sul piatto della Domus Saurea

Spesso costretto ad ascoltare musica per lenire i miei blues, rispolvero vecchi bootleg in vinile

Led Zep Los Angeles 22 august 1971 – photo TT

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The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984 – photo TT

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seguo il richiamo di grandi slide guitar

Ry Cooder Box Set – foto TT

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torno agli album della mia giovinezza …

Paul Rodgers Cut Loose – foto TT

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RP Now And Zen – photo TT

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mi verso un bicchiere di blues bianco …

Fleetwood Mac – Boston box set – foto TT

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poi volo nel black dipinto di black …

Black Sabbath sul piatto della Domus- maggio 2019 – foto TT

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faccio un salto al Fillmore East …

Gli Allman sul piatto della Domus- maggio 2019 – foto TT

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invoco il mio padre putativo …

Robert Johnson – King Of Delta Blues – foto TT

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risalgo dal basso …

Stanley Clarke live 1976-77

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per poi finire nella mia comfort zone. Let there be blues.

I Free sul piatto della Domus- maggio 2019 – foto TT

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NEWS: nuovo bootleg soundboard dei Led Zep (LA 1975), nuovo video degli ELP a Fresno nel 1977, nuova biografia di Robert Johnson

23 Mag

LED ZEPPELIN

La famosa etichetta bootleg Empress Valley qualche giorno fa ha reso noto che a metà di giugno farà uscire (per la prima volta in assoluto) una registrazione soundboard di uno dei tre concerti che i LZ tennero al Los Angeles Forum il 24,25 e 27 marzo 1975.

Ancora non si sa di che data si tratti ed inoltre il concerto non sara completo (il bootleg in questione sarà composto da un solo cd), ma per un fan dei LZ l’uscita di un nuovo soundboard mai apparso prima è sempre un piccolo avvenimento, a maggior ragione sei si tratta di Los Angeles, “LA” città dei LZ.

Led Zeppelin – LA Forum marzo 1975

Dei tre concerti di Los Angeles del 1975 esistono come sappiamo le registrazioni da fonte audience (grazie al grande e mai compianto abbastanza Mike the Mike Millard), abbiamo parlato tempo fa qui sul blog di una delle tre:

https://timtirelli.com/2015/11/30/bootleg-led-zeppelin-los-angeles-forum-2531975-mike-the-mike-tribute-series-winston-remasters-2015-ttttt/

ma naturalmente poter godere di un soundboard è sempre molto eccitante.

Nuovo capitolo dunque per la cosiddetta Soundboard Revolution della Empress Valley che pubblicherà questo nuovo cd col titolo di The Night STalker e al contempo farà uscire anche una nuova versione (pubblicizzata come huge upgrade) dei tre concerti audience col titolo The Pareidolia Paradox, versione che conterrà anche il cd soundboard come bonus disc.

Nell’attesa godiamoci questo videoclip amatoriale di youtube:

EMERSON LAKE & PALMER

Quasi dal nulla appare un nuovo video degli ELP alla Selland Arena di Fresno il 5 agosto del 1977. 28 minuti di magnificenza rock in ottima qualità video. Una vera meraviglia.

ROBERT JOHNSON

Il 4 giugno verrà pubblicato Up Jumped the Devil: The Real Life of Robert Johnson, nuova biografia in inglese di RLJ. Sembra che sarà lo studio più approfondito mai apparso sino ad ora sul nostro padre putativo preferito. La sinossi qui sotto è molto promettente e io non vedo l’ora di averlo tra le mani.

SINOSSI:

Robert Johnson is the subject of the most famous myth about the blues: he allegedly sold his soul at the crossroads in exchange for his incredible talent, and this deal led to his death at age 27. But the actual story of his life remains unknown save for a few inaccurate anecdotes. Up Jumped the Devil is the result of over 50 years of research. Gayle Dean Wardlow has been interviewing people who knew Robert Johnson since the early 1960s, and he was the person who discovered Johnson’s death certificate in 1967. Bruce Conforth began his study of Johnson’s life and music in 1970 and made it his mission to fill in what was still unknown about him. In this definitive biography, the two authors relied on every interview, resource and document, most of it material no one has seen before. As a result, this book not only destroys every myth that ever surrounded Johnson, but also tells a human story of a real person. It is the first book about Johnson that documents his years in Memphis, details his trip to New York, uncovers where and when his wife Virginia died and the impact this had on him, fully portrays the other women Johnson was involved with, and tells exactly how and why he died and who gave him the poison that killed him. Up Jumped the Devil will astonish blues fans who thought they knew something about Johnson.