E visto che hai da fare un bel po’, let it snow, let it snow, let it snow! (Santa Lucia Blues)

15 Dic

I giorni che vanno dal 10 al 23 dicembre sono i miei preferiti dell’anno, mi piace l’atmosfera, la possibilità di nevicate, le lucine ad intermittenza. Non c’entra nulla la faccenda del natale, l’ateo che sono diventato trova buffo che i cristiani venerino la nascita (avvenuta verso marzo) del figlio di un falegname, ebreo e di pelle scura e lo raffigurino con lunghi capelli biondi e con la carnagione chiara (talvolta con gli occhi azzurri), c’entrano piuttosto i ricordi d’infanzia che rendono questo periodo speciale; l’amore per la neve, per gli addobbi e per quel valore universale di fratellanza che mi passò mia madre è ancora uno dei sentimenti più forti che mi porto dentro. Festeggio dunque il vecchio rito che gli umani da più di 5000 anni mettono in scena a cavallo del solstizio d’inverno, la fine dell’anno e l’inizio della nuova stagione data dalle giornate che tornano ad allungarsi visto che il sole nel solstizio tocca il punto più basso dell’orizzonte rispetto alla linea del parallelo locale, per poi iniziare a risalire.

Si possono chiamare queste festività come si vuole …Yule, Jul, Sol Invictus, Saturnali, persino Natale, ma rispettare la tradizione degli umani, al di là dell’aspetto puramente consumistico, mi pare cosa buona e giusta e magari anche fare l’albero, perché l’albero di Yule è diventato il nostro albero di Natale, l’albero sempreverde, che mantiene le sue foglie tutto l’anno, è un simbolo della persistenza della vita anche attraverso il freddo e l’oscurità dell’inverno. L’albero di Yule rappresentava la fortuna per una famiglia così come un simbolo della fertilità dell’anno che sarebbe arrivato. I festeggiamenti di Yule permangono nel neopaganesimo della Wicca con la commemorazione della morte dello Holly King (“Re Agrifoglio”) che simboleggia l’anno vecchio ed il sole al declino, per mano del suo successore, Oak King (“Re Quercia”), che simboleggia l’anno nuovo ed il sole che inizia la sua ascesa. In altre tradizioni si celebra la nascita del nuovo dio Sole bambino, (vedi anche l’antica festività Romana del Sol Invictus).

Yule

Poi certo, per questo amore che mi porto dentro conterà anche il fatto che nel solstizio d’inverno ci sono nato, che nella notte più lunga dell’anno mi sono affacciato al mondo per la prima volta, là, in una stanza della vecchia stazione dei treni di Nonatown … se non è un segno del blues questo!

Tuttavia anche per un amante della neve come me a volte l’adempimento degli impicci quotidiani diventa problematico durante certe condizioni atmosferiche.

Prendiamo ad esempio venerdì scorso. Ore 04,30, mi sveglio. Gli uomini di una incerta età faticano a dormire più di 5/6 ore dietro fila, cerco di riaddormentarmi ma so che non riuscirò, penso al lavoro, siamo nel periodo forse di maggior picco e la preoccupazione di non riuscire a far tutto riaffiora più volte durante il giorno. Alle 5,30 sono ancora lì che cogito, Palmiro inizia a fare il matto ai piedi del letto, Minnie si lancia dal comò direttamente sul letto, è ora di alzarsi e dar loro da mangiare. Torno a poltrire un po’ ma ormai la sveglia si avvicina, meglio alzarsi. Doccia, mi vesto e faccio colazione. Decido per una mise adatta al tempo atmosferico, ieri è nevicato per un paio d’ore e anche oggi potrebbe cadere qualche fiocco: maglioncino, felpa, pantaloni a mo’ di mimetica e anfibi. Lascio andare fuori i gatti, tra cui la Ragni, la prendo sottobraccio e la metto fuori dalla porta; metto la tazza della colazione nel lavello e mi accordo che ho felpa e braghe sporche di caffè schiumoso. Mi maledico, possibile che riesca sempre a sporcarmi? Sono proprio un uomo. Ma come accidenti ho fatto, mi chiedo, poi vedo macchie marroni lungo il corridoio e capisco: la Ragni è costipata da qualche giorno e mentre la mettevo fuori le è scappata una mitragliata di diarrea. Mi tolgo i vestiti, li pulisco alla bene meglio, li metto da lavare, pulisco per terra e mi rifaccio una doccia. Sono le 7,55, so che arriverò tardi al lavoro, proprio oggi che tra l’altro dovrò assentarmi per accompagnare mia sorella ad una visita di controllo all’ospedale, due settimane fa è caduta e si è infortunata ad entrambe le caviglie.

Non so come mai ma in preda alla foga del far tutto in fretta opto per una mise meno sportiva, comprensiva di stivaletti Paciotti (ma si è mai visto Johnny Winter con degli stivaletti di Paciotti?) e cappottino. Me ne pentirò.

Corro al lavoro. Sono in ufficio alle 9, salto la riunione del mattino, alle 10 corro da mia sorella, salgo al settimo piano, la metto sulla carrozzina e partiamo per l’ospedale. La porto fin davanti all’ingresso, ma poi per trovare un parcheggio devo uscire dall’area ospedaliera. Torno da lei correndo, la spingo zigzagando tra i lunghi corridoi del policlinico, paghiamo il ticket, poi di nuovo corridoi, ascensori, raggi x, di nuovo ascensori, corridoi e visita. Alle 12 siamo in fila alla farmacia del Policlinico per prendere i farmaci che le hanno prescritto, abbiamo 45 persone davanti e dobbiamo anche andare in una Sanitaria a prendere un tutore. Decido che in farmacia passerò domattina prima di andare al lavoro, adesso è meglio correre in Sanitaria prima che chiuda. Usciamo dall’ospedale, il tempo è mutato, una pioggia gelata cade sulle povere anime degli uomini di blues. Con i miei stivaletti e il mio cappottino la maledico, imbacucco mia sorella e via, ci gettiamo a testa bassa nella tormenta. Pago il parcheggio, carico sorella e carrozzina e mi butto nel traffico del mezzogiorno. Per fare due km impieghiamo circa mezz’ora, nel frattempo la tempesta continua, cade adesso una neve gelida e dura. Riaccompagno mia sorella a casa, mi assicuro che stia bene e scappo al lavoro. Ore 13,30 parcheggio, esco dalla Blues Mobile, i venti di Thor soffiano freddi, c’è una bella sibiola, come avrebbe detto mia madre, constato ancora una volta come gli stivaletti e il cappottino siano proprio perfetti per giocare a fare Jack London e affrontare la nevicata che adesso si fa imponente. Entro in ufficio leggermente stravolto, scendo a comprare nelle macchinette un panino col salame piccante, una pizzetta fredda e una coca. Inizio a lavorare. Rialzo la testa ogni tanto solo per controllare la neve che scende sempre più copiosa. Alle 16 smette, ma il cielo si fa sereno, in 5 minuti tutto gela, arrivano notizie circa il traffico paralizzato intorno alla città. Torno sulle mie cose. Alle 20 esco dall’ufficio, me andrei volentieri a casa, ma stasera ho la cena di classe delle superiori, ci siamo diplomati più di sette lustri fa, non posso e non voglio mancare.

Il traffico è sparito, le strade sono lastre di ghiaccio, procedo ai 30 all’ora. Parcheggio e mi avvio verso l’Inn Of The Well, l’Osteria Del Pozzo insomma. Il gelicidio si è palesato ancora, sui miei stivaletti pattino che è una meraviglia. Sono il primo della mia combriccola ad arrivare, noto che ci sono almeno altre cinque tavolate, siamo tutti stretti, sarà una serata difficile per quanto concerne lo spazio. Le altre tavolate sono già piene, si festeggiano compleanni, si fanno cene aziendali, l’età media mi sembra sia tra i quaranta e gli ultra cinquanta. Fighe tiratissime che cercano di mascherare i segni dell’età mostrandosi civettuole se non addirittura libertine, maghi sempre pronti alla battuta allusiva (talkin’ about sex innuendo of course) tutti vestiti in quel finto casual elegante un po’ stucchevole. Mi sento così diverso da loro, eppure eccomi lì vestito alla stessa maniera e con il capo chino sul cellulare. Dove caspita è finito il Tim Tirelli che ero? Mi sento sfinito, la giornata è stata dura, gli ultimi cinque mesi sono stati duri, cambiare lavoro alla mia età è uno sport estremo, passare dall’essere titolare a dipendente non è cosa facile (soprattutto se la scelta è stata per certi versi obbligata). Arrivano i miei compagni e le mie compagne.

Ci abbracciamo con affetto e con semplicità, sono diversi anni che non ci vediamo, eppure tutto ricomincia da dove era finito più di sette lustri fa. Siamo cristallizzati ai nostri diciannove anni. Chiamo con l’affettuoso nomignolo che le avevo affibbiato allora una mia compagna di classe che ora è una dirigente di banca, mi pongo verso gli altri alla stessa maniera, non è cambiato nulla, siamo solo diversi nell’aspetto esteriore. Tutti mi fanno i complimenti per come io mi mantenga giovane (a detta loro), Rose Of The Dawn mi sussurra all’orecchio “tutti invecchiano tranne te”, per un secondo mi ringalluzzisco, immagino di essere il Dorian Gray di Nonatown, ma poi mi guardo nel cellulare e torno sulla terra, non riconosco l’uomo che vedo riflesso nello schermo.

Una delle compagne che ho davanti, Juanita, che ora vive in Valsugana, mi dice che ogni sera alle 23 mi legge o su facebook o sul blog e che le fa tanto bene ritrovare quel cordone ombelicale con la sua terra, un’altra – grande amanti dei gatti – mi abbraccia e mi dice che segue il blog con molto interesse e che ha scoperto la mia vena letteraria solo in questi ultimi anni, non aveva idea che avessi questa passione per lo scrivere (già, cosa caspita ci facevo in un Istituto Tecnico Commerciale, in una fabbrica di Ragionieri insomma?). Con un’altra ci scambiamo un forte abbraccio denso della passione politica che ci accomuna, ormai siamo rimasti in pochi e dobbiamo farci forza a vicenda. Un bis di primi poi gnocco e tigelle e salumi. Si scherza, si ricordano i soliti vecchi aneddoti e la gioventù che ormai non c’è più. Qualche sedia più in là sento due compagne dirsi “ma guarda come è diverso Tim, ormai è una persona seria” … le capisco, sono vestito come uno dei tanti fighetti da brodo (come diciamo noi qui in Emilia) presenti in sala e sono meno impetuoso del solito, la stanchezza mi avvolge. Verso le 23 una band composta da bassista-cantante/tastierista/chitarrista e percussionista inizia a sciorinare vecchi successi dei Santana, di Pino Daniele, di Stevie Wonder. Non sono affatto male, ma tra le varie tavolate e loro il casino è notevole. Dopo mezzanotte chiedo il conto, domattina – sabato – dovrò alzarmi alle 7, mi aspetta la farmacia del Policlinico e una mattinata al lavoro.

Bacio una ad una le mie compagne, tocco le palle di tutti i miei compagni e pattinando sul ghiaccio raggiungo la Sigismonda. Fa un freddo becco, come direbbe il mio amico Danilo, tutto è gelato, e devo aspettare un quarto d’ora prima di partire affinché riesca a vedere qualcosa dai vetri della macchina.

Da Mutina a Regium Lepidi c’è un discreto pezzetto di strada che percorro ai trenta allora. Diverse le macchine finite nei fossi, vorrei evitare di fare lo stesso. La città e le campagne dormono stordite dalla morsa del gelo, it’s been a hard day’s night and I’ve been working like a dog, sono stanco ma vigile e mi godo il momento, la notte nera piena di stelle, il velo di neve che ricopre il mondo, la selezione di canzoni adatte al periodo, la Sigismonda che mi guida attraverso le campagne che mi hanno generato, magic moment …

Infilo il muso della Siggy in garage che sono quasi le due. Tutto tace, le lucine ad intermittenza dei nostri alberelli accolgono il mio ritorno…

Yule trees at Domus Saurea – december 2019- photo TT

Yule trees at Domus Saurea – december 2019- photo TT

La pollastrella è ancora sveglia “Ciao Tyrrell, tutto bene?”, tutto bene dolcezza, tutto bene. Ci scambiamo i regalini che ogni anno ci facciamo per Santa Lucia (antica tradizione reggiana).

Mi faccio una doccia e mi scaldo il cuore davanti al presepe dickensiano che come ogni anno appronto. Avrei bisogno di un Southern Comfort, è stata una lunga giornata, ma domattina devo essere in forma, meglio evitare. Mi infilo nel letto, leggo qualche pagina dell’ultimo libro di Isabel Allende poi spengo l’abat jour e mi verso liquido sotto il piumone. Palmiro viene ad sdraiarsi in mezzo al letto e Minnie come sempre si accomoda alla mia sinistra, è il momento giusto per lasciarsi andare al sonno ristoratore, ma sento che manca qualcosa, ho i nervi ancora inquieti. Mi alzo, vado in sala, apro lo sportello, mi verso due dita di Southern Confort, lo bevo alla mia salute, chiedo al Dark Lord – che da qualche giorno domina la nostra living room – di vegliare su di noi e mi rimetto a letto. Ora sì che sono a posto. Goodnight baby!.

The Dark Lord at Domus Saurea – december 2019 – photo TT.

Southern Comfort for Xmas

Blues d’autunno

1 Dic

L’autunno in tutte le sue sfumature: dapprima tiepido, soleggiato e secco, quindi freddo, grigio e umido.  Avanzo, inciampo e mi rialzo cercando di schivare i blues della vita durante questo ennesimo cambio di stagione… via Adidas, magliette e felpe, dentro scarponcini, maglioni e sciarpe. Il cuore che batte forte durante le partite dell’Inter, i concerti degli Equinox, l’ascolto dei dischi dei Led Zeppelin e gli amplessi e che cerca poi il ritmo regolare nelle passeggiate tra le campagne fredde e nebbiose, nei lunghi viaggi da e per il lavoro, nell’osservazione notturna del cosmo e nei momenti in cui Palmiro e Minnie vengono a sdraiarsi sul mio petto. Era estate poco fa e adesso eccoci a ridosso del solstizio d’inverno. IL vortice del (nuovo) lavoro continua inesorabile, già più di cinque mesi andati, l’affanno dei primi giorni e delle prime settimane si sta trasformando in una consapevolezza sempre più delineata, sapersi muovere meglio infonde sicurezza, e solo il Dark Lord sa di quanta ne abbia bisogno un uomo di blues di una incerta età caduto nel mare e fortunatamente ripescato.

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RELIQUIE DAL PASSATO

Dalla vecchia casa che ho abbandonato 11 anni fa ogni tanto riemergono reliquie: dossier sui più disparati argomenti che con tanto amore avevo assemblato durante gli anni, vecchi numeri di posterstory degli Emerson Lake & Palmer, garanzie di apparecchi elettronici acquistati lustri or sono  e una stampa dei Tim Tirelli Blues Experience, roba degli anni novanta, mamma mia.

Reiquie dal passato: Tim Tirelli Blues Experience – 1996 circa

SINODO d’autunno

I sinodi che organizzo con gli amici si sono fatti meno frequenti, il cambio di lavoro ha influito parecchio sulla mia vita, solo ora sto aggiustando il tiro, ma quello organizzato in settembre alle grandi Feste dell’Unità di Modena o Reggio resiste. Gli illuminati del Blues presenti: Lord Simon- Riffy Betts-Sir Lyson-John Paul III- TT – il Pike Boy – Lollo Stevens. Niente di meglio di una vivace serata con gli amici dove si parla di massimi sistemi, di politica, di costume e società ma anche e soprattutto di musica rock, di football e di groupies che vorremmo avere. Sì perché a parte essere Dirigenti, Production Scheduling Specialist, Avvocati, Car Sellers, uomini del CED, Plumbing Company Owner e Driving School Owner nel nostro piccolo mondo siamo Rockstar, Musicisti Rock, Road Manager e Rock And Roll Group Attorney.  E’ indubbio che anche se gli anni passano rimaniamo sempre quelli di 5 lustri fa, comunque sensibili al fascino femminile. Per illuderci di avere ancore qualche chance a tal proposito (sempre che sia abbia mai avuto qualcosa del genere) meglio pubblicare foto relative a sinodi meno recenti.

IMMAGINE DI REPERTORIO: Illuminati del Blues alla Domus Aurea (da sx a dx: Riff, Biccio, Sutus, Liso, Tim, Picca)

IMMAGINE DI REPERTORIO: Illuminati del Blues alla Festa Dell’Unità: sulla sx Athos, Liso, Pike, Mixi, Riff – sulla dx Tim, Sutovich, Jay.

Cena a base di cucina emiliana (featuring qualche bottiglia di lambrusco), giro tra i vari padiglioni della festa, schivaggio di venditori di aspirapolvere Folletto, pasticcini e digestivo (Rum Matusalem, Amaro Del Capo e Amaro Petrus, Vodka, Jack Daniels. Qualcuno ordina una Coca Cola e per un quarto d’ora – per punizione – deve sedersi a d un tavolino lontano dal nostro … an s’è mai vest Johnny Winter urdinèr dla Coca Cola… non si è mai visto Johnny Winter ordinare della Coca Cola). Chiusura in Libreria a comprare naturalmente qualche titolo della Universale Economica Feltrinelli.

Gli illuminati del Blues sono sempre una gran compagnia, orgoglioso di avere amici così.

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KIN TIRELLI

Saltano fuori da chissà dove foto di Brian e Mother Mary durante il loro viaggio di nozze sul Lago Di Garda. Le guardo con tenerezza … erano giovani, sorridenti e pieni di speranza per il futuro.

Brian – Lago di Garda settembre 1959

Mother Mary – Lago di Garda settembre 1959

Brian e Mother Mary – Lago di Garda settembre 1959

Mia cugina Marci mi manda poi una foto che non avevo mai visto di mio nonno Ettore (nato nel 1896 – morto nel 1986). Nella foto ha 16 anni, all’epoca già da sei anni era orfano di padre (morto dopo l’estrazione di un dente), abbandonato dalla madre (scappata con un altro uomo), affidato ai nonni e lavoratore. Da li a tre anni poi sarebbe partito per la prima guerra mondiale, andando all’assalto all’arma bianca e bevendo pipì di mulo per dissetarsi. Io a 10 anni andavo a scuola, avevo la mia pista delle macchinine Polystil, leggevo Topolino e avevo una famiglia felice. Più o meno all’età in cui lui partì per la guerra io feci il militare a Torino e Parma, tornando comodamente a casa – dalla mamma –  regolarmente. Quando avevo sete bevevo Coca Cola, Gassosa se proprio andava male. Ecco, meglio pensare a lui quando mi sento oppresso dai blues!

Ettore Tirelli – 1912

CAT TALES alla DOMUS

I gatti continuano a scandire le mie giornate, in particolare Palmiro,

Tim & Palmir- settembre 2019 – foto Saura T

Strichetto

Strichetto – Domus Saurea settembre 2019 – foto TT

Tim & Strichetto – Domus Saurea settembre 2019 – autoscatto

e Minnie, la quale ha preso a guardare con attenzione le partite dell’Inter con me.

Minnie guarda Inter – Verona – 9/11/2019 – foto TT

La reazione di Minnie alle mie urla che seguono i goal dell’Inter

Insieme a loro ci sono naturalmente anche Raissa, Ragnatela e Spaventina.

SUL PIATTO DELLA DOMUS

Come i gatti anche il Rock continua a scandire le mie giornate. La prima cosa che faccio appena alzato è mettere su un disco e cercare in quella aria sonora l’equilibrio giusto per affrontare un’altro giorno.

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DOMUS D’AUTUNNO

Alla Domus si svuota la piscinetta, mentre le ombre si allungano sui muri della casa…

Domus Saurea a settembre – foto TT

le foglie cadono e la luna d’autunno che arriva illumina il cammino,

Domus Saurea a settembre – foto TT

Autumn at the Domus – foto TT

Palmir annusa il cambiamento dell’aria

Domus Saurea a settembre – foto TT

i primi Nortwinds arrivano a lambire i territori della Domus,

Domus d’autunno – foto TT

ultimi bagni di sole per il geranio,

Domus d’autunno – foto TT

e per le palme piantate dal nonno della pollastrella 30 anni fa.

Le Palme di Inigo – Domus d’autunno – foto TT

Quando piove ce ne stiamo in casa, Palmiro sonnecchia e Giovanna Paola Di Giovanni studia il giro di basso di Good Times Bad Times

Palmiro sonnecchia, Saura studia il giro di basso di Good Times Bad Times – foto TT

Io contemplo il poster di Romelu Lukako, il ragazzotto che calcisticamente mi sta dando un sacco di soddisfazioni quest’anno

Dopo il derrby- foto Saura T.

In novembre si scivola sempre più verso la “stagiunèsa mèrsa” la “stagionaccia marcia“, come si era soliti dire qui in Emilia nei tempi andati, anche se ancora non mancano domeniche di sole

Autumn at the Domus – foto TT

Autumn at the Domus – foto TT

Autumn at the Domus – foto TT

Arrivano poi le prime brinate

Autumn at the Domus – foto TT

e le piogge torrenziali che allagano i dintorni.

Autumn at the Domus – foto TT

Autumn at the Domus – foto TT

Autumn at the Domus – foto TT

Autumn at the Domus – foto TT

Autumn at the Domus – foto TT

Autumn at the Domus – foto TT

Ormai si è affacciato dicembre, l’inverno è alle porte.

COOP TALES

Alla Coop infatti è già ora di decorazioni natalizie.

november xmas at Coop – photo TT

Noi non perdiamo occasione per mettere in mostra l’ennesimo riferimento ai nostri amati Led Zeppelin.

Saura the hermit at the Coop – foto TT

Saura the hermit – foto TT

LZ IV The Hermit 1971

Alla Coop mi accorgo una volta di più di essere un uomo.

Davanti allo scaffale dei formaggini:

“Ma Saura, dove sono quelli della Coop?”

“Qui, davanti a te!”

Come avrebbe detto Nonna Oriele :”t‘en ved gnanc un èsen in un prèe sghèe” … “non vedi nemmeno un asino in un prato segato“.

Essere un uomo alla Coop – foto TT

SERIE TV e FILM:

Qualche Serie TV da segnalare.

  • THE FIRST – riferimento a LZ IV e Jimmy Page (“è un dio”)- TTTT
  • TRAPPED II stagione – TTTT
  • LA CASA DE PAPEL – TTTTT
  • THE SAME SKY – TTT½

 

AMICI MIEI:

Mi scrive il mio amico Amdu:

“Volevo chiederti se trovo qualcosa di tuo su Death Wish 2. Con un mio sodale stiamo facendo un ascolto, disco per disco, della produzione post Zep di Page e Plant.”

Gli rispondo di getto:

Certo Amdu, qui il link https://timtirelli.com/2017/10/17/jimmy-page-sound-tracks-jp-records-2015-ttttt/

Poi ci rifletto sopra e mi dico “Ho amici che fanno percorsi d’ascolto sulla produzione post Zep!”

A volte penso che io e i miei amici amanti del Rock siamo alieni.

Che bello però!

PS: Amduscia, ti stimo fratello!

WALKING INTO DECEMBER

In giro per lavoro nel vicentino durante una pausa a pranzo mi imbatto in un negozio che espone in vetrina una statuona che mi ricorda subito l’Eremita sopra citato … non c’è niente da fare, ho sempre il Rock in testa.

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TheEQUINOX, live at Bottega dei Briganti, Montecavolo (RE) 06/11/2019

24 Nov

Dopo qualche mese di sosta dovuto a vari fattori, gli Equinox tornano sul palco, e lo fanno alla Bottega dei Briganti di Montecavolo (RE) in concomitanza col compleanno di Saura, la polistrumentista del gruppo. Sulla locandina ho battezzato la serata Saura Birthday Party, con chiaro riferimento alla data del 31/5/1973 dei LZ. Fino alle 13 al lavoro, poi la corsa a casa per caricare l’armamentario, a cui seguono pranzo, doccia e breve relax. Verso le 17 siamo già in macchina, attraversare Regium Lepidi a quell’ora è uno sport estremo. Ore 18: siamo davanti al locale. Il palco è piccolo, dobbiamo centellinare ogni centimetro in attesa che arrivi Lele con la sua batteria. Verso le 19,30 il sound check è terminato. Do un’occhiata al palco, tutto sembra a posto.

The Equinox live in Montecavolo (RE) 6-11-2019

The Equinox live in Montecavolo (RE) 6-11-2019

Seduti al banco ceniamo. Inizia ad arrivare gente. Molti i colleghi di Saura (c’è anche il suo capo arrivato da Torino), c’è anche il mio, seduto al tavolo proprio sotto al palco insieme al mio amico (e ora di nuovo collega) Mario. Non è che il mio capo sia esattamente un rockettaro, ma questo è già il terzo concerto degli Equinox a cui assiste e benché venga per vedermi all’opera con la doppio manico, qualche mattina dopo, in attesa dei ritardatari, prima della riunione del mattino, fischietterà inconsapevolmente il riff di Misty Mountain Hop (continua l’opera di evangelizzazione. Non avrai altro dio all’infuori del Dark Lord!)

Mezz’ora prima del concerto parte Thunderstruck degli AC/DC e iniziano i festeggiamenti per Saura. La torta è un vero spettacolo e riporta l’immagine iconografica dei LZ che la pollastrella preferisce in assoluto, il Monaco (come lo chiamava lei) … L’Eremita del IV album insomma.

The Equinox live in Montecavolo (RE) 6-11-2019

Saura’s birthday custard pie – The Equinox live in Montecavolo (RE) 6-11-2019

Ore 22 si parte. Il medley du Custard Pie-Over The Hills-Immgirant Song, poi Black Dog e Dazed And Confused. Debutta in scaletta Good Times Bad Times…

Saura si siede alle tastiere (e alla pedaliera basso) per MM Hop e SIBLY. Seguono Moby Dick, You’ve Lost That Loving Feeling (versione FIRM), Ramble On, TSRTS, Hot Dog e Kashmir. Il pubblico sembra seguirci con passione e calore, ed è per questo che mi commuovo quando sento il religioso silenzio che ci accompagna durante i soffici momenti iniziali di Stairway To Heaven. Di solito il pubblico durante i brani lenti e più appoggiati coglie l’occasione per parlare e far casino, così apprezzo molto … un vero segno di rispetto verso i musicisti e la musica. La doppio manico ancora una volta incanta tutti.

Sprint finale: Heartbreaker-Whole Lotta Love (including Boogie Chillum e Goin’ Down), Communication Breakdown, Rock and Roll. Bis: Thank You.

Pensavo sarei stato poco carico e spento ed invece l’energia dell’ambiente mi ha ringalluzzito. Il concerto mi piaciuto molto e mi sono davvero divertito. Durante l’assolo di Heartbreaker mi sono lasciato trasportare e ho accennato a You Don’t Love Me ( Willie Cobbs ) versione Allman Brothers, Spoonful (Willie Dixon) versione Cream, Knife Edge degli Elp (qui Pol mi ha seguito senza tentennamenti) e per finire Mannish Boy di Muddy Waters.

Avremmo voluto suonare solo un’ora e mezza più eventuale bis (si trattava di un mercoledì sera dopotutto) ma abbiamo finito per suonare ben più di due ore, dovrò potare la scaletta ancora un po’.

Mentre il pubblico lascia il locale e noi siamo intenti a smontare l’equipaggiamento, Valerio – titolare della Bottega – viene da me e mi dice Tim, bravi, molto bravi, stasera non avete sbagliato un colpo, siete sempre un band di gran livello”. Lo guardo, sembra la copia di Russell, il chitarrista degli Still Water la band del film Almost Famous, e lo abbraccio. Che soddisfazione quando il titolare di un locale ti dice così.

Poco dopo pure Lele mi prende da una parte e mi dice “Tim, stasera hai suonato particolarmente bene, bravo, davvero bravo”. Abbraccio anche lui, non capita spesso che mi faccia complimenti così espliciti; ma sono gli altri tre ad aver suonato bene: lo stesso Lele che è di sicuro il miglior batterista rock della nostra zona, Pol che canta come il Robert Plant dell’immaginario collettivo e Saura, una polistrumentista degna di John Paul Jones.

In macchina verso casa, sono le due, attraversiamo la notte nera, stelle non ce ne sono, ma so che ad ogni modo stanotte “riempiranno i miei sogni”

New York, good night.

Steve Gorman (with Steven Hayden) : Hard To Handle – The life and death of the Black Crowes – A memoir (Da Capo Press 2019)

13 Nov

Ho chiesto al nostro Pike, a Picca…a Stefano Pioccagliani insomma, di scrivere due cosette su questo libro, visto che io non lo prenderò prima del prossimo anno (la pila di quelli da leggere che ho sul comodino è arrivata a 80 e passa centimetri e va smaltita). Sì, lo leggerò senza dubbio, perché amo molto la band in questione, questo tipo di biografie oblique e perché mi fido della parole di Mr Pike.

Hardcover: 368 pages – Publisher: Da Capo Press (September 24, 2019) Language: English

Bizzarro leggere la storia della fine di una rock band – scritta dal batterista! – e concludere l’ultimo capitolo il giorno esatto in cui viene data la notizia della reunion della stessa band – senza quel batterista – per un tour ‘celebrativo’, evidentemente imbastito da qualche businessman (vedi Live Nation), per lucrare approfittando di una ‘celebrazione’ (i 30 anni dall’uscita del primo album dei Black Crowes) ricompattando in qualche modo i due leaders in pectore, i terrificanti fratelli Rich e Chris Robinson, circondandoli di sidemen no-name più o meno validi. Bizzarro perché, a leggere il libro dell’ottimo Steve Gorman, pare ci sia ben poco da celebrare: episodi imbarazzanti, miserie umane, tossicodipendenze, sbornie, cinismo, brama di denaro e – soprattutto – quanto disfunzionale può rivelarsi un rapporto tra due fratelli (confronto ai Robinsons, i Gallagher degli Oasis ne escono come due fraticelli francescani; basti pensare che in occasione di un concerto Oasis/Black Crowes, i Gallaghers si spaventarono della violenza scaturita da una lite nel camerino dei Corvi Neri).

Rispetto ad altre bio più o meno sordide non c’è sesso, niente groupies o storiacce di donne, forse per scelta degli autori , ma dalla lettura si direbbe che nella babilonia gestionale di una band retta da una diarchia schizofrenica come quella dei due fratellini poco spazio rimanesse per trastullarsi in altre attività. Il libro è divertentissimo – sempre che ci si diverta a leggere delle disgrazie altrui – e si rivela anche un ottimo prontuario per chi volesse capire cosa significa davvero far parte di una rock band che, dal nulla arriva al successo e poi si smineralizza.

La credibilità di Hard To Handle va, come sempre in questi casi, presa con le molle (gente che passa la vita a tirare su col naso, fumare bizzarre erbette, ingoiare acidume, trincare ogni tipo di alcolico ma poi si ricorda interi dialoghi avvenuti 25 anni prima…), ma evidentemente è una decisione ’stilistica’ del curatore Steven Hayden che avrà assemblato i ricordi di Gorman per poi darne una versione stampabile. Leggendo si comprende meglio la traiettoria della carriera dei Crowes – giovane rock band ’sudista’ che ridà fiato al classic rock poi svolta fricchettona-psychohippie poi jamband poi ‘americana’ country blues poi autodistrutta – sempre dirottata dalle paturnie spesso incomprensibili dei due Robinsons, con Chris che ne esce come un arido e cinico approfittatore economico mosso sì da ingordigia ma anche da narcisismo patologico e Rich, scostante ed enigmatico, poco propenso alla condivisione, in continuo confiltto neurotico col fratello.

A parte i fratelli Robinsons e Gorman (unici membri ‘padroni del marchio’) sono almeno una ventina i musicisti (senza contare gli attuali sidemen nella reunion) che hanno fatto parte della band i quali, a leggere Hard To Handle, non appena inseriti nel gruppo cominciavano a mostrare disagio mentale e degrado esistenziale contagiati dalla capacità dei fratelli di succhiare qualsiasi energia possibile da chi stesse loro attorno. Parliamo di gente (i 2 brothers) che mandava tranquillamente a cagare Rick Rubin e che non aveva nessun tipo di timore reverenziale nei confronti di venerati maestri come Gregg Allman o soprattutto Jimmy Page, con il quale fecero un tour di successo ma, all’offerta di JPP di collaborare per un nuovo disco di materiale inedito, gli chiusero la porta in faccia senza tanti complimenti.

Gorman ne esce come una specie di Mr. Pazienza, anche se ricordo di aver letto all’epoca testimonianze di gente che definiva il batterista come ‘completamente pazzo’ (vado a memoria, ma qualche collega rocker disse che in termini di ‘stranezza’ Bonham e Moon non erano nulla confronto al ‘Black Crowes’ drummer’). A tenere insieme la baracca il loro agente Pete Angelus, più per motivi di business che umani, naturalmente, spesso in combutta con i fratellini. In conclusione una lettura molto interessante che scava in profondità nella dinamiche interne di una rock band di successo, dinamiche nelle quali potrà riconoscersi chiunque abbia fatto parte di un gruppo rock. Anche di insuccesso.

Stefano Piccagliani © 2019

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B. Conforth & G. D. Wardlow “UP JUMPED THE DEVIL – The Real Life Of Robert Johnson” (Omnibus Press 2019) – TTTTT+

27 Ott

Ho atteso questo libro con fervore ed ora che lo ho finito sono in parte dispiaciuto perché so che molto difficilmente potrò scoprire nuovi fatti sulla vita di Robert Leroy Johnson, figura – come sapete – a me carissima. Chi non ha un interesse particolare verso questo musicista basilare per lo sviluppo della musica blues e rock troverà questo libro ben fatto e godibile, una buona biografia come a volte capita di trovarne e poco più, ma per chi si è sempre interessato alla vita di questo uomo di blues straordinario questo libro è una rivelazione.

Gli autori hanno fatto un lavoro stupefacente visto anche che il loro coinvolgimento e l’inizio dei loro studi risalgono già a mezzo secolo fa.

Conforth e Wardlow spogliano di inesattezze la vita di Robert Johnson, tolgono la vernice artefatta – seppur suggestiva – relativa alle leggende e al mito che hanno da sempre circondato la sua figura per ridarci il ritratto fedele, veritiero e altrettanto epico, di un musicista di colore itinerante degli anni venti e trenta, afflitto da blues feroci che covavano nella sua anima dovuti alle esperienze traumatiche della sua vita.

Il puzzle si compone magnificamente leggendo queste pagine: Julia Major – la madre di Robert – che divorzia da suo marito da cui aveva avuto diversi figli e ha relazioni con altri uomini, da uno di questi – Noah Johnson – nasce Robert, ma Julia non trova pace, né un uomo e un lavoro stabile. Nel 1913 è costretta a tornare dal suo ex marito Charles Dodds – nel frattempo stabilitosi a Memphis con la sua nuova moglie – e ad affidargli il piccolo Robert, che a due anni si vede abbandonato dalla madre e consegnato ad estranei. Benché Robert poi finirà per considerare quella la famiglia da cui tornare sistematicamente, soffrirà per tutta la vita per questo.

Da ragazzo la perdita della giovane moglie e del bambino che portava in grembo poi contribuirono a spingerlo verso l’abisso; anni più tardi il rifiuto della sua nuova compagna Virginia – incinta di suo figlio –  a seguirlo (perché non voleva sposare uno che suonava la musica del diavolo) sancì la fine di tutte le illusioni e portò Robert a diventare l’uomo che conosciamo.

Solitario, sciupafemmine, dall’umore instabile, alcolista, introspettivo, blasfemo e antireligioso. Già, mi ha colpito parecchio leggere le testimonianze dei suoi sodali: Robert bestemmiava e nei suoi momenti in balia dell’alcol il furore verso la chiesa diventava quasi parossistico.

Ma Robert era anche un grande musicista, con un gran orecchio e una grande tecnica. Già alla fine degli anni venti si esibiva dove capitava e lo faceva già con maestria. Non voglio svelare troppo, ma ho spalancato più volte gli occhi nel leggere ad esempio che la città di Memphis fu molto importante per lui e che lì ebbe modo di frequentare una scuola (per neri) di alto livello, dove erano anche previste lezioni di musica. E che dire della conferma delle sue tappe in Canada, a Chicago e a New York? Del fatto che provò una chitarra elettrica di cui apprezzo il volume, ma che preferì continuare – essendo errabondo – la chitarra acustica, anche perché nei Juke Joint dove di solito si esibiva non c’era elettricità? Sono rimasto a bocca aperta poi nell’apprendere che Terraplane Blues – il suo singolo di maggior successo – vendette nei circuito dei dischi Race (il mercato dei neri) tra le 5.000 e le 10.000 copie.

Sono innumerevoli le notizie e i fatti narrati che non conoscevo, non ultimi quelli relativi alla sua morte, avvenuta perché già soffriva di ulcera e di problemi all’esofago, debolezze fisiche determinanti se un marito geloso ti mette della naftalina nel whiskey per farti star male qualche giorno (con vomito e nausea) a mo’ di punizione visto che te la spassavi con sua moglie.

Tra le oltre 300 pagine anche foto, documenti, mappe, date delle sessioni di registrazione e – incredibile – la genealogia di Robert Johnson.

Questo è un libro in inglese, cosa che immagino scoraggerà diversi di voi, ma chi mastica questa lingua e legge questo blog non dovrebbe farsi mancare questa biografia perché questa è la vera storia del padre di tutti noi ed è davvero l’unica cosa sensata e completa che si può e si deve leggere su Robert Johhson, il Re del Delta Blues. Per quanto mi riguarda, l’aver sfatato il mito, le superstizioni e le inesattezze e imprecisioni rende Robert Leroy Johnson ancor più leggendario e mitologico.

RLJ col vestito di suo nipote.

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IL BLOG DEL GATTO PALMIRO: la chiamano Minnie, ma chissà quale era il suo nome

20 Ott

“Oggi sullo spazio che ogni tanto Tyrrell mi concede, lascio alla nuova arrivata raccontare la sua storia. Prima o poi ritornerò a scrivere qualcosa anche io, ma è che fuori si sta ancora bene e dal mattino alla sera sono in giro per le campagne intorno alla Domus Saurea a pattugliare i miei territori e alla sera, quando torno, sono cotto. Saluto felinamente gli umani che seguono il blog di Tyrrell e che di riflesso leggono delle mie peripezie. Miao miao dal vostro Palmiro”.

Palmiro, foto TT

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Io non so come sono arrivata da queste parti, non ricordo nulla della mia vite precedente e ogni tanto faccio congetture … mi è successo un incidente per cui ho ricevuto una botta in testa e mi si è mozzata la coda? Avevo il mio posto in una casa di altri umani e mi sono persa? Qualcuno che si voleva sbarazzare di me mi ha mollata alla guazza, come dicono da queste parti gli umani? Ero una semplice gattina randagia? Vallo a sapere; fatto sta che qualche settimana fa errando per le campagne, affamata, infreddolita e spaventata mi sono avvicinata ad una abitazione di umani e siccome sono molto agile, ho fatto un balzo e sono salita su una finestrella e mi sono trovata in un ambiente riparato, con acqua e una ciotola di crocchette, mi ci voleva. Mi sono sfamata, dissetata e riposata una notte intera ed ho iniziato a riprendere le forze. Il problema è che c’erano degli altri gatti in giro, quasi tutti si sono limitati a guardarmi storto e poco più, ho fatto loro capire che ero l’ultima arrivata e che avrei saputo stare al mio posto, ma un’altra gattina mi ha preso in antipatia e ogni volta che mi vedeva avrebbe voluto saltarmi al collo e sbranarmi, per fortuna non è mai riuscita a saltare sulla finestrella di cui sopra ed entrare nel mio rifugio, una di quelle costruzioni che gli umano chiamano garage.

L’altra preoccupazione era data dagli umani che abitavano nella costruzione più grande. Ogni tanto mi vedevano di sfuggita, io me ne scappavo via in un battibaleno, tenendo la pancia così bassa che in un primo momento il maschio umano non pensava nemmeno fossi un gatto. E’ andata avanti così per qualche giorno, ma poi pensando al fatto che se avevano altri gatti non dovevano essere umani malvagi e che mi lasciavano ogni mattina ed ogni sera ciotole piene di prelibatezze, ho iniziato a fidarmi. Ci sono voluti altri giorni prima che mi facessi toccare, ma avevo una gran voglia di un contatto fisico, così un bel giorno, un po’ titubante mi sono lasciata baciare dall’umano maschio, che gli altri gatti chiamano Tyrrell.

Nuovi arrivi alla Domus – foto TT

Minnie, nuovo arrivo alla Domus – foto TT

Minnie, nuovo arrivo alla Domus – foto TT

Minnie, nuovo arrivo alla Domus – foto TT

Alcuni umani potrebbero pensare che l’ho fatto per opportunismo, forse è così, sono una gatta dopotutto, ma noi felini siamo più affettuosi e pronti ad un forte legame con gli umani di quanto la gente possa pensare.  A dire la verità, ho poi saputo che Tyrrell ha pubblicato un annuncio su un social network (che come gatta fatico a comprendere cosa sia) in un gruppo creato da altri umani dedicato agli animali che si perdono qui nella zona in cui siamo, ma nessuno si è fatto avanti per reclamarmi. Ho poi capito che lo ha fatto a fin di bene, ma io qui mi trovo alla grande e adesso non vorrei davvero più andare via.

Tyrrell e la Saura hanno poi iniziato a portarmi nella loro cuccia, sì insomma, la loro casa e io ho imparato a riconoscere quella mura e ad abituarmi a vivere con loro. Dapprima ero un po’ titubante e confusa …

Minnie, nuovo arrivo alla Domus – foto TT

Minnie, nuovo arrivo alla Domus – foto TT

Tim & Minnie – autunno 2019 – foto TT

… ma ora sono felicissima, anche perché mi sono innamorata dei miei due nuovi umani e sto vivendo un sogno. Ho scoperto che le coccole, come le chiamano loro, mi sono indispensabili, ne vorrei sempre e mi rendo conto che forse esagero, perché quando sono in casa Tyrrell non riesce più a fare niente, gli sono sempre addosso. Salto sulla scrivania quando si mette davanti a quel coso, il computer, a scrivere e cerco ogni occasione per stargli in braccio.

Minnie – autunno 2019 – foto TT

Minnie – autunno 2019 – foto TT

Minnie – autunno 2019 – foto TT

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Insomma sono una gattina fortunata; gli altri gatti mi sopportano sempre più e Palmiro, che è il capo della colonia, proprio stamattina ha smesso di soffiarmi e mi ha leccato il muso. L’unico problema è la Stricchi, che nei miei confronti ha l’istinto del killer, Tyrrell si frappone tra noi quando mi attacca, ma è un bel problema questo, spero che prima o poi capisca che non le porto via nulla, che Tyrrell e la Pollastrella (come la chiama lui) vogliono bene anche a lei. Cerco di portare pazienza perché mi hanno riferito che ha avuto una infanzia molto difficile e che anche lei ha trovato riparo qui alla Domus Saurea tempo fa.

Ad ogni modo mi sto integrando alla grande e sto imparando la lingua degli umani, ma è Tyrrell che non capisce la nostra … a volte lo chiamo col suo vero nome, Stefano, e lui mi chiede cosa c’è, perché sente che è un miagolio diverso ma non capisce che lo sto chiamando in forma ufficiale, poi non distingue “Tim” da “Ciao”, però gli umani sono così, sono tutti concentrati su loro stessi, hanno una visione antropocentrica che temo porterà il pianeta su cui viviamo alla rovina, anche se devo dire che questo è un concetto che ho rubato a Tyrrell stesso e che quindi almeno lui ne è cosciente.

Gli voglio così bene che ho iniziato a guardare l’Inter insieme a lui. Se ho ben capito questi bipedi per distrarsi hanno creato dei piccoli gruppetti di umani che corrono dietro ad una palla, io non assimilo granché le dinamiche ma quando lui esulta lo faccio anche io, così poi mi dà un po’ di crocchette speciali. Sto anche capendo che esiste l’aria sonora, strani suoni di frequenze bislacche che gli umani creano per il loro divertimento. A Stefano, cioè a Tim, insomma a Tyrrell piace un gruppo di creatori di questi suoni organizzati che si chiamano Led Zeppelin e pian piano sto iniziando ad apprezzarli anche io, sono una gattina che può anche sembrare indifesa, ma stranamente mi piace quella che gli umani chiamano musica Rock.

Bene, per il momento è tutto. Ah, mi chiamano Minnie perché sono arrivata a cavallo della loro vacanza a Maiorca, ma dato che ero magrina e piccolina per il nome hanno virato su Minorca.

Va beh, vi lascio. Magari ci sentiamo prossimamente, W i gatti, W l’Inter, W i Led Zeppelin.

Tim & Minnie – autunno 2019 – foto TT

 

CALMA MANOLO, CALMA! (Islas Baleares Blues)

13 Ott

Quando cambi lavoro a ridosso dell’estate dai per scontato che per l’anno in questione salterai le vacanze, e quando poi ti comunicano a fine settembre che se vuoi puoi farti una settimanina rimani un po’ spiazzato. Avverti subito la pollastrella che, in due e due quattro, riesce ad organizzare in un quarto d’ora, durante la pausa pranzo, una vacanzina fuori dall’Italia. In men che non si dica infatti prenota aereo, parking e albergo per una località della Baleari, Magaluf, vicino a Palma di Maiorca. La prima cosa che ti viene in mente è che a Palma di Maiorca Brian, tuo padre, avrebbe voluto portarci tutta la famiglia, dunque la cosa ti fa piacere, ma è tutto così improvviso che non ti aspetti granché, non sai nemmeno che tempo farà a Maiorca tra fine settembre e inizio ottobre. Avendo prenotato all’ultimo ci si deve adattare: volo per Palma alle 6,25 da Orio al Serio (Bergamo), il che significa alzarsi alle 1,30 di un giovedì mattina. La sera prima c’è Inter- Lazio (vittoria dei ragazzi), non puoi perderla. A letto alle 23, ma alla mezza sei ancora sveglio, non riesci ad addormentarti. Chiudi gli occhi e suona la sveglia. Blues a balùs! Alle 2 in macchina, alle 4 al Ciao Parking di Orio Al Serio. In fila al check in a malapena ti reggi in piedi. Sali sull’aereo e crolli, senti appena il decollo, ti svegli durante l’atterraggio…

Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

L’aeroporto di Palma è assai organizzato, arriviamo al ritiro bagagli che le nostre valige sono già sul rullo. Usciamo fuori, fa caldo sebbene siano appena le 8,30. Cerchiamo l’autobus che porta a Magaluf. Chiediamo informazioni e quindi ci incamminiamo verso la pensilina preposta. Arriva l’autobus. Prima di aprire le porte l’autista controlla e pulisce i sedili. Scende, gli vado incontro e gli dico “Magaluf”, mi guarda e mi dice una cosa tipo “Calma, Manolo, calma”, intendendo che per prime vanno caricate le valige di chi scenderà per ultimo, poi per penultimo e così via. L’autista è una comica, canta e scherza… mi diverte molto il fatto che mi abbia chiamato Manolo, quello sarà il nome con cui mi presenterò a turisti del nord ed est europa che mi scambiano per un ispanico (“Please to meet you, my name is Manolo Ramon Guevara De La Serna”). In autobus rifletto su quello che devo aspettarmi da Magaluf, enclave britannica dove la movida si dice sia fuori controllo, zona franca per sesso, alcol e droghe.

Scendiamo alla fermata di Magaluf, per arrivare all’hotel dobbiamo scarpinare non poco. Poi colazione, sistemazione e subito in spiaggia. Con piacere noto che tra l’hotel e il mare non c’è nemmeno una strada, solo una promenade piena di ristorantini, e con altrettanto piacere vedo che ci sono molte spiagge libere e che gli spazi serviti sono gestiti dal comune, chi prima arriva sceglie il posto che preferisce, paga 13,5 euro al custode della spiaggia (che rilascia una ricevuta per due lettini e un ombrellone). Gli spazi tra gli ombrelloni sono larghi e il mare sembra un incanto. Ottima impressione.

Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

La prima sera esploriamo i dintorni, un paio di selfie da innamorati sulla spiaggia e quindi a letto.

Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

Fare colazione di prima mattina davanti ad un panorama come quello è rilassante, sento le tossine del blues lasciare il mio corpo.

Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

In spiaggia mi ritrovo meditabondo dinnanzi al riflesso argenteo del sole sull’acqua. Leggo, sonnecchio, ascolto la Mahavishnu Orchestra…

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Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

Arriva la sera in cui decidiamo di andare a Palma. 45 minuti di autobus durante i quali seguo sul cellulino l’andamento della partita dell’Inter con la Sampdoria scambiando messaggi con Mario, mio pard nerazzurro e amico di lunga data. Visita di rito davanti all’imponente cattedrale, passeggiata tra le stradine del centro storico, pizza sulla Rambla principale e quindi ritorno su un autobus snodato. L’autista è sgrauso, indisponente con i passeggeri rompicoglioni, spericolato durante tutto il tragitto e ossessionato dall’aria condizionata che tiene sui 20 gradi centigradi, quando fuori ce ne sono 28. Ci sembra di essere a Yakutsk in Siberia.

Palma de Mallorca – cattedrale Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

Palma de Mallorca – cattedrale Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

L’indomani, dopo un’altra splendida mattina in spiaggia e bagno in un’acqua cristallina, pranzetto su un ristorantino sulla spiaggia. L’Ibizza è una meraviglia, una casetta tra il verde di palme e pini marittimi a cinque metri dalla spiaggia. Per la prima volta in vita mia penso che – avendo le possibilità – mi piacerebbe trasferirmi in un posto e in una casetta così. Lasciare la mia Emilia mi costerebbe, certo, ma sono in fase acuta di innamoramento… Mallorca te amo.

Ibizza Restaurant- Magaluf -Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

Ibizza Restaurant- Magaluf -Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

Ibizza Restaurant- Magaluf -Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

Scopro una baracchina vicino al nostro hotel e alla nostra spiaggia che prepara cocktail a prezzi accessibili, dopo ogni pranzo mi concedo qualcosa, oggi è il turno di una Pina Colada che contribuisce a soffiare lontano i miei blues.

Pina Colada blows the blues away – Magaluf -Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

La sera ci concediamo giretti romantici nella vicina Palmanova o nei dintorni di Magaluf. Cerchiamo di evitare l’isolato della perdizione, come lo chiamiamo noi, pieno di locali lap dance, night club, pub. Non c’è tantissima gente, ma è chiaro che a luglio ed agosto Magaluf deve essere improponibile per chi non si vuole rovinare di alcol e di altre sostanze. I resoconti di giovani britannici che dalle stanze degli alberghi si lanciano nelle piscine (ogni tanto lasciandoci la pelle) sono parecchi, così come quelli di ragazze disinibite che per un giro di birre offrono fellatio a chiunque. Molti i pub dove trasmettono partite della Premier League o di rugby. Sembra di essere in Britannia e mi accorgo una volta di più che la lingua inglese sganciata dalla musica rock non è altro che una sequenza di suoni gutturali tutt’altro che piacevoli. Che differenza con il respiro melodico dell’italiano e dello spagnolo!

Magaluf – Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

Il Pub Mulligan’s è pieno di inglesi in chiara (in bibita insomma) che in coro si esibiscono al karaoke su una versione remix dance di Don’t Stop Believin’ dei Journey. Sembrano i nuovi barbari.

Magaluf – Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

Non ci sono solo inglesi, parecchi vengono dall’est, in molti sembrano russi, sono freddi come la Siberia, nessuna empatia e hanno facce da galera. Si è sempre detto che sono gli italiani a farsi riconoscere quando sono all’estero… non ne sono più tanto sicuro.

Ci spingiamo sino ai Magaluf City Limits, la pollastrella ha scoperto una pista da Go-Kart e non vuol perdere l’occasione di far vedere le sue doti di pilota agli stranieri. Purtroppo per lei (e fortuna per me) il kartodromo chiude alle 20, così la speed queen deve rinunciare a sfogare il suo istinto killer per la velocità.

Magaluf racetrack – Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

Mi guardo intorno e osservo i grandi alberghi delle vicinanze, alveari pieni di turisti…

Magaluf – Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

Nel tornare in hotel mi rendo conto che ho sempre i Led Zeppelin in testa…

Zeppelin on my mind – Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

Zeppelin on my mind – Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

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Altre stupende giornata passate in spiaggia, in acqua e in pace con me stesso. Mallorca stempera le mie paturnie, le vele bianche all’orizzonte sono un balsamo per il mio animo tormentato, così come un piatto di cozze, una Corona gelata e un ottimo mojito dopo pasto.

Magaluf – Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

Mojito always win over the blues – Magaluf – Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

Il cibo a Magaluf però non è un granché, i ristorantini propongono menù tutti uguali, dove la carne è un imperativo categorico. Non è sempre facile trovare un posto dove anche la pollastrella (vegetariana) possa pranzare dignitosamente e anche io che sono carnivoro (però attento all’etica alimentare) non amo questa cucina fatta di hamburger, hot dog, carne grigliata, pizze cotte col forno elettrico e non-specialità gastronomiche simili. Ovviamente anche l’alcol la fa da padrone. Ai tavoli vedo padre, madre e due figlie sui vent’anni (tutti sovrappeso) mangiare patate fritte, carne e  pasteggiare con cocktail alcolici.

Nel ristorantino Boatyard, gestito da inglesi, mentre mi bevo una Corona ghiacciata sul retro menù leggo che “se durante il weekend ordini e bevi 20 birre hai una maglietta in omaggio e se arrivi a 40 il tuo nome verrà inciso sul muro dei bevitori”, capisco che Magaluf sia un posto particolare, ma questi sono pazzi!

Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

Magaluf – Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

Faccio il parallelo con i gruppi inglesi in tour in America negli anni settanta, che quando si trovavano in California o in Texas nei giorni liberi oltrepassavano il confine con il Messico dove pensavano tutto fosse permesso (e puntualmente finivano in galera, come successo più volte a Mick Ralphs ad esempio).

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Ogni tanto la sera ci avventuriamo così sino ai limiti di Palmanova ed è così che troviamo un ristorante italiano dove finalmente possiamo cenare come si conviene.

Palmanova – Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

Palmanova – Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

C’è da dire che Mallorca sembra Reggaeton-free, niente musica latino americana commerciale, e questo è un gran sollievo. Certo, ogni tanto si sentono inezie musicali, ma è anche vero che dai locali arrivano anche Black Dog dei Led Zeppelin, Music di John Miles e (udite udite) Can’t You See della Marshall Tucker Band, mica male… colonna sonora ideale per le nostre passeggiate al chiaro di luna.

Moonlught In Magaluf- Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

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I sei giorni di mare terminano, martedì primo ottobre restiamo in spiaggia fino a tardi e salutiamo con un po’ di rammarico questa nostra love beach (ogni riferimento agli ELP è espressamente voluto) certi che prima o poi alle Baleari torneremo.

Magaluf – Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

Magaluf – Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

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Martedì 2 ottobre sveglia alle 5, alle 5,45 siamo sul taxi che ci porta all’aeroporto; mentre usciamo dal cortile dell’Hotel notiamo due inglesi rovinati dall’alcol: uno è sdraiato sul marciapiede in stato di incoscienza con una bottiglia di birra ancora in mano, l’altro barcolla vistosamente, ha un ghigno da beota dipinto sulla faccia, urla qualcosa all’autista del taxi, il quale gli mostra il dito medio. Ripeto, questi sono pazzi.

Colazione all’aeroporto, check in, imbarco.

Magaluf – Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

Dalla cresta bionda della pollastrella osservo l’aeromobile Ryan Air che ci riporterà a casa.

Magaluf – Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT

Atterriamo a Bergamo, ripenso al maestro Beppe Riva.

Raccolta bagagli, breve tragitto al Ciao Parking, poi macchina, autostrada e di nuovo in Emilia.

A casa, si disfano le valige, ci si fa una doccia, si fanno lavatrici e si cerca di ritrovare un appiglio grazie ai dischi a noi cari. Domani si torna al lavoro, c’è un po’ di tristezza nel cuore, la vacanza è stata bellissima forse anche perché non credevo di poter fare ferie e non avevo grandi aspettative, ma Mallorca mi ha stregato. Domani si riparte col solito blues, ma non mi importa, sono stato a Palma di Maiorca, Brian sarebbe fiero di me.

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