Alla festa di Borgo Massenzio ieri sera c’erano i QUEENMANIA, tribute band dei Queen. Essendo ormai un abitante del borgo decido di andare. Il tragitto lo faccio a piedi, un chilometro immerso nella campagna senza una luce che faccia da guida, prendo con me la mia navigatrice preferita munita di torcia.
Il parcheggio intorno al sagrato della chiesa è pieno come non mai, macchine parcheggiate nei campi, lungo i canali…ci fossero i Pink Floyd capirei, ma i Queenmania? Vidi la band un paio di anni fa, non mi aspetto quindi granché, ma magari stasera riescono a sorprendermi, forse un paio di anni fa ero predisposto male. Missione fallita. I QUEENMANIA valgono ben poco. Il chitarrista è bravo, bel tocco, benchè la presenza scenica lasci a desiderare, ma gli altri tre proprio non convincono. Il bassista è un professionista ma gli manca il senso, il batterista è innamorato di se stesso e anche lui usa il doppio pedale. Il doppio pedale con i Queen! E’ lo stesso discorso del post di ieri a proposito del decadimento musicale. Poi c’è il cantante, la star, il sosia (o presunto tale) di Freddie Mercury, quello che parla solo in inglese, che si mette le tutine, che durante I WANT TO BREAK FREE si veste come MrBulsara nel video omonimo e che ha una voce da papero. Ma può uno con una voce da papero cantare in una tribute band dei Queen? E’ sufficiente una lontana somiglianza per copiare le gesta del Great Pretender?
Certo che può, per carità, nessun giudizio snob…fossero una tribute locale senza troppe pretese di stardom, ma questa è una di quelle tribute band professioniste, che suona dappertutto, che si autocelebra, che a sentir loro hanno fatto 50 date in Europa e in Inghilterra. In questo caso bisogna saper cantare, bisogna calarsi nel mood di John Deacon e Roger Taylor, occorre avere un minimo di eleganza e dignità. Possiamo discutere sul senso delle tribute band, ma perlomeno se lo fate a questo livello fatelo bene. Non si può cantare Freddie Mercury in quel modo.
(I Queenmania a Borgo Massenzio ieri sera – foto di TT)
Il pubblico naturalmente era tutto per loro, applausi convinti, qualche urlo, mani che battono il tempo, verso la fine addirittura una ventina e più di persone sotto il palco (d’altra parte da un pubblico maschile che veste al 95% improbabili braghe corte con infradito, ciabatte o sandali che vuoi aspettarti?) Nessuno che si sia posto il problema circa la proposta musicale, la qualità…l’appiattimento dei gusti del pubblico ormai è senza speranza. Liga che fa 120.000 persone al Campovolo (Liga, mica il farewell tour dei Rolling Stones), i Negramaro che riempiono San Siro, band dignitose ma il cui giusto posto sarebbe un palasport che richiamano folle oceaniche senza che la proposta musicale sia all’altezza … cosa sta succedendo? Sono io che mi sto trasformando in un vecchio incazzato col mondo o c’è qualcosa che non va?
Il ritorno: è mezzanotte passata, nel cielo nuvoloso ci sono ampi squarci di sereno che lanciano le stelle in primo piano. La stretta e tortusoa countrylane è preda delle tenebre e fa un po’ paura. Lì accanto cicale e grilli fanno un gran casino, si sente persino qualche rana superstite della strage che stanno facendo quei maledetti gamberi americani d’acqua dolce, quelli che ormai regnano incontrastati nei nostri fossi. Penso a come si doveva sentire Robert Johnson 80/90 anni fa nel girovagare tra campagne ancor più nere. Il senso blues è altissimo e il mio animo si perde spaurito tra quella emozioni.
Tutto mi sembra spaventoso, la mia worried mind mi fa scivolare la prosa, incespico in frasi tipo “il grembo caldo della notte mi confonde i pensieri”, ” gli artigli delle tenebre ghermiscono il mio corpo”…ah, come vorrei essere un uomo normale… Save me, save me, save me I can’t face this life alone Save me, save me, save me…I’m naked and I’m far from home…


Dato che si parla dei Queen mi sento parte in causa visto che li amo proprio tanto e da tanto.
Li ascolto da quando avevo 13 anni, sono stati la mia prima rock band, quindi mi considero piuttosto pronta sull’argomento.
Credo che i Queenmania siano la tribute band dei Queen che mi piace meno tra quelle che ho ascoltato e concordo con tutto quello che ha scritto Tim.
Il cantante è a tratti inascoltabile. Pazienza per la sua voce, che da sentire è proprio brutta, ma se uno ce l’ha così, non è che la possa cambiare da un giorno all’altro. Il problema è proprio come canta: con Freddie c’entra poco. Fatica a modulare la voce e si mangia le parole e pure come si muove… sembra che abbia visto le sue mosse di sfuggita, e che le imiti superficialmente, sapendo che comunque alla gente puoi propinare qualsiasi cosa, tanto va bene lo stesso.
Il batterista è discutibile, pieno di sè e borioso (ieri sera il chitarrista l’ha definito uno dei migliori batteristi italiani… bè, mi vien da dire che allora in Italia siamo proprio messi male). Ha una batteria con dei suoni che fanno venire la pelle d’oca. Il rullante sembrava un fustone del Dash, il charleston (avete presente il charleston di Roger Taylor, quello che io riconoscerei in mezzo a mille?) faceva drizzare i capelli… e il doppio pedale, poi, non ne parliamo… Ma dico io, se devi essere un tribute band dei Queen con i controfiocchi, fatti una dotazione strumentale che almeno si avvicini a quella dei Queen, o no?
Il bassista non c’era proprio dentro, ai Queen. John Deacon, bassista sottovalutato, alla fin fine era un signor bassista, e non è che il primo venuto lo possa suonare così, tanto per suonare…
L’unico che si è salvato è stato il chitarrista, che però ogni tanto eccedeva in leziosità non proprio da Queen, o se vogliamo da Brian May…
E poi tutto quell’auto-incensarsi, questo continuo lodarsi e glorificarsi… mah!
E’ stato un po’ deprimente vederli all’opera. Lasciate perdere i Queenmania, se volete vedere una tribute band con i fiocchi rivolgetevi ai Killer Queen oppure cercate la Mercury Band, il cui Freddie, al secolo Ferdinando Altavilla, credo sia il migliore interprete di Freddie in circolazione.
Sono basita da quello che ho visto ieri sera, e dalle reazioni del pubblico.
Credo che la gente non sappia più qual’è la differenza tra musica fatta bene e musica fatta male. E questo è preoccupante.
Per una come me, alla ricerca tignosa della perfezione musicale di quello che si suona o si ascolta, vedere le scene di ieri sera è stata una pena. Ed è stato doloroso ascoltare i pezzi dei Queen eseguiti in quel modo.
Spero, e credo, che molti lettori del blog potranno capirmi.
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Non c’ero quella sera, ma mi fido del giudizio di Saura. Troppa gente che suona tributi a grandi band non lo fa col giusto rispetto e in modo piuttosto approssimativo.
Io stesso qualche anno fa a Correggio ho assistito al concerto di una tribute band dei Queen, nonostante avessi apprezzato la scelta di proporre in scaletta gemme nascoste della grande band inglese (The Prophet’s Song ad esempio), il cantante non somigliava a Freddie neanche nel pisciare (perdonate il termine “ruspante”), nè esteticamente, nè vocalmente….e cercava di far montar su il pubblico!!Ma renditi conto….
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Condivido pienamente le riflessioni di tim sul generale decadimento dei gusti musicali, anzi, culturali dei nostri conterranei contemporanei. Anzi, diciamo il generale decadimento in tutti i campi e in tutti i sensi. Un decadimento profondo, antropologico diceva un intellettuale visionario molti anni fa.
Poi non mi sento di dire molto sullo specifico della coverband dei Queen, non mi piace l’originale, figuriamoci la brutta copia…
Capisco anche in pieno le sensazioni del concerto dei J. Tull.
E io non sono affatto uno che cerca la buona tecnica, e cose del genere, anzi. Però quando e’ lo spirito che manca, non c’e’ proprio niente da salvare. La musica perde di senso, o almeno, non fa per me. Che poi siano in milioni a campovolo e cento a vedere JPJ con Robyn Hitchcock, beh…mi ci sono abituato. Mi dispiace ancora, ma me ne sono fatto una ragione.
E vai col doppio pedale..!
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