CLASSIC ROCK MAGAZINE Settembre 2011: AC/DC For Those About To Rock 30 anni dopo

19 Set

Interessante l’articolo su FOR THOSE ABOUT TO ROCK, su come la band e la casa discografica persero una buona occasione di fare uscire un degno successore al fortunatissimo BACK IN BLACK. Visto il successo che la band stava avendo con il nuovo album registrato con Brian Johnson alla voce, il nuovo presidente della Atlantic Doug Morris decise di pubblicare l’album DIRTY DEEDS DONE DIRT CHEAP, uscito in tutto il mondo tranne che negli USA 5 anni prima. Certo, la ristampa non costò quasi nulla e vendette 2 milioni di album, tantissimi… ma poca cosa in confronto ai 10 milioni a cui era già arrivato BACK IN BLACK.

Quella mossa creo’ confusione e sospetto nel mercato e da lì in poi gli album degli AC/DC non vendettero più cifre stratosferiche; un altro chiaro motivo fu che la band fece uscire un serie di dischi piuttosto brutti. Anche FOR THOSE ABOUT TO ROCK non è granché e questo perchè Malcom Young (il leader della band) decise di interrompere il lavoro che avevano iniziato con Mutt Lange negli studi Marconi di Parigi nel giugno del 1981. Ora, capisco che lavorare con un produttore non sia semplice, ma Mutt Lange è un polistrumentista e compositore di gran talento, un perfezionista, uno che aveva già prodotto HIGHWAY TO HELL e BACK IN BLACK i due capolavori del gruppo ed estrometterlo significò fare uscire album mediocri, con suoni mediocri e con pezzi mediocri.

Un articolo quindi capace di andare oltre l’agiografia e toccare argomenti meno conosciuti e scomodi. Mica roba da tutti, credetemi.

Io ricordo che nel 1981 mi sorpresi di vedere ripubblicato DIRTY DEEDS come successore a BIB e nella mia testolina di allora mi chiesi che cazzo di idea fosse e, negli anni subito a venire, come mai gli AC/DC dopo un paio di album bellissimi, avessero iniziato a far uscire dei dischi di merda (se penso a Flick Of The Switch mi viene il nervoso).

Nelle rubrica delle recensioni (HARD STUFF REISSUES) è bello notare che a LIVE AT DONINGTON 1990 degli Whitesnake danno solo 4 stelle su 10. Meno male che c’è qualcun altro nella editoria classic rock/hard and heavy ad avere un minimo di coraggio e orecchie che ancora funzionano.

5 Risposte to “CLASSIC ROCK MAGAZINE Settembre 2011: AC/DC For Those About To Rock 30 anni dopo”

  1. Avatar di mauro bortolini
    mauro bortolini 19/09/2011 a 08:54 #

    AC/DC e Van Halen mi aiutarono nei primi ottanta a supplire ala mancanza dei Led.
    Concordo con Tim sullo scarso valore degli album successivi a Back in black.
    D’ altro canto dal vivo, anche di recente, é stato bello vederli.
    Ma dei primi Van Halen Tim che ne pensi ?

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    • Avatar di timtirelli
      timtirelli 19/09/2011 a 14:09 #

      Mi piacciono molto Mauro, è un gruppo con cui sono cresciuto e di cui ho comprato li album in diretta. Mi piacciono anche i primi due con Hagar. Prima o poi sul blog.

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  2. Avatar di LORENZ
    LORENZ 19/09/2011 a 15:10 #

    For those about to rock è l’ottavo album in studio della band, il terzo prodotto da Mutt Lange, genietto indiscusso che ha “arrotondato” molto il suono della band rendendolo molto più “radiofonico”, pregio per alcuni, sfregio per altri che amavano il suono grezzo e diretto praticamente “live in the studio” di capolavori come Let there be Rock.
    Non sono molte le band che dopo tanti album e due capolavori consecutivi sfornano dischi bellissimi a profusione (certi gruppi dopo aver fatto due grandi dischi hanno avuto 10 anni di crisi risoltasi facendo scrivere canzoni da autori esterni) solitamente ci si accontenta di album dignitosi con qualche pezzo oltre la media ed è quello che hanno fatto gli Ac/Dc.
    Flick of the switch con il suono grezzo ispirato da Hard Again di Muddy Waters è un album di rock senza compromessi, per certi versi un ritorno alle origini, con un suono a meta’ strada tra la patinatura di Mutt Lange e lo scarno sound che avevano nei ’70. Certamente non è uno dei migliori della band, che risente di 10 anni on the road senza sosta, ma contiene comunque Guns for hire pezzo dall’intro adrenalinica e riff assassino.

    Lo stesso Dirty deeds, nella versione Australiana originale, conteneva, oltre la title track, chicche come Jailbreak, Problem Child, la particolare Big Balls e la bellissima Ride on, pezzo che da solo vale l’acquisto dell’album
    .
    Negli anni ’80 hanno avuto un calo come la quasi totalità delle band nate nei primi anni ’70, certo, i suoni di Fly on the Wall non piacciono neanche a me, come non mi piacciono in genere le produzioni anni ’80 che accomunavano praticamente tutti gruppi rock che venivano dai seventies (penso a Dirty Works degli Stones…), ma a parte Fly e forse Blow Up Your Video, la qualità sonora dei dischi è inappuntabile.
    The Razors Edge è un ottimo album, Balbreaker rimane un bel disco, Stiff Upper Lip, title track a parte, è piuttosto deboluccio ma l’ultimo Black Ice presenta sfumature inedite per il gruppo e una particolare raffinatezza per gli arrangiamenti e il suono in generale che ne fanno uno dei loro lavori migliori da BIB.

    Penso che in realtà si possano mettere tra quella rosa ristrettissima di artisti che, in attività da quasi 40 anni, con alti e bassi hanno continuato a portare avanti la propria musica continuando a sfornare, se non album memorabili, comunque una buona dose di ottime canzoni.

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    • Avatar di mauro bortolini
      mauro bortolini 20/09/2011 a 11:56 #

      Sei fortunato ad amare un grande gruppo che esiste da 40 anni!
      Mi chiedo quale sarebbe stata l’evoluzione dei led zep in quattro
      decadi., forse simile a quella dei Rolling Stones?
      Tornando agli AC/DC, per me Bon Scott era immenso!!!!!!!
      ,

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      • Avatar di Lorenz
        Lorenz 20/09/2011 a 19:14 #

        BON SCOTT ERA BRAVISSIMO E SCRIVEVA DEI BEI TESTI

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