TALVOLTA SE CHIUDE UN NEGOZIO, MUORE UN’ERA – di Giancarlo Trombetti

22 Set

Quando ero ragazzino, diciamo intorno ai miei sedici, diciassette anni e dunque davvero due o tre vite fa, arrivava ogni tanto un giorno speciale. Era il giorno in cui trovavo nella cassetta della posta una busta bianca con una lunga lista di dischi in offerta; era la promozione periodica del catalogo di Nannucci, un negozio di Bologna che aveva imparato, insieme a un altro negozio di Genova, a distribuire un giornaletto ogni sei mesi, talvolta quasi un anno, per promuovere offerte particolari.

Mi ricordo che quando scoprimmo che si trattava di dischi “bucati” fu una brutta giornata. Nessuno di noi conosceva, a quel tempo, l’abitudine tutta anglosassone di “forare” o tagliare via un angolo, praticare un tassello sulle preziose copertine dei long playing; e mi ricordo che quando il primo rifornimento arrivò a destinazione, ci furono un paio di noi che telefonarono risentiti in sede. Dove ottennero la spiegazione: i dischi costavano di meno, spesso molto di meno, proprio perché erano andati fuori catalogo e i distributori soprattutto statunitensi li immettevano di nuovo nel circuito di mercato dopo averli resi facilmente individuabili. Chi sopravviveva alla sofferenza di vedere devastata una parte dell’Arte che aveva appena acquistato, si consolava col fatto di avere tra le mani un album originale solo un po’ sciupato da un piccolo foro, o da un taglietto. Ma ottenuto a un prezzo decisamente inferiore.

Non dimentichiamo che a quei tempi non è che ci girassero poi tante lirette per le mani…e se tutte finivano lì… La cosa, almeno per me, ebbe inizio tramite un amico conosciuto in collegio. No, non sono mai stato uno di quelli che si spezzava la schiena sui libri, ma quando la condotta raggiunse votazioni particolarmente basse trascinandosi dietro anche il resto – io ero al ginnasio tra il 1969 ed il 1970, capirete, anni un po’ particolari… – decisi di non veder soffrire troppo i miei genitori e di recuperare un anno che avevo lasciato per strada, letteralmente, frequentando più piazze, manifestazioni ed occupazioni che le aule del mio vecchio liceo.

E così mi auto reclusi in un collegio non eccessivamente distante dalla mia città, dove teste calde come me, di ogni genere ed ogni provenienza, venivano collezionate ogni anno per recuperare chi uno, chi due, chi tre anni insieme…piccoli record a modo loro! Là un ragazzo milanese con amicizie nell’emiliano, mi introdusse al culto di Pop Records, un giornaletto a metà tra un catalogo di dischi in offerta ed un comune periodico musicale realizzato in modo molto economico e che faceva riferimento a un negozio ligure, appunto, e mi mostrò per la prima volta il catalogo di Nannucci. I più giovani cerchino ora di immaginarsi un universo in cui non esisteva internet, non erano stati inventati i cellulari e il mondo comunicava sostanzialmente tramite pesanti e ingombranti telefoni neri di formica, spesso attaccati alle pareti, e null’altro se non una busta bianca da affidare alle Poste Italiane. Se ottenere un catalogo a casa pareva alta tecnologia, riuscire ad ordinare un po’ di merce era a suo modo una piccola impresa. Affidandosi interamente alle poste avrebbe potuto significare di vedersi arrivare indietro meno dischi di quelli ordinati originariamente data la lentezza del tramite; attaccarsi al telefono avrebbe potuto tramutarsi in una fracca di legnate da parte del titolare del contratto, dato che fare l’ordine non era esattamente una procedura velocissima ed ai nostri tempi, non esistendo le promozioni invitanti delle belle patonze odierne degli spot televisivi, ogni scatto aveva un costo rilevante. E nessun genitore avrebbe digerito facilmente spiegazioni vaghe e confuse.

Così, all’arrivo della fatidica busta bianca, ci si riuniva come dei coscritti, si tentava di leggerne tutti insieme i contenuti, si finiva col decidere di farla girare in modo che ognuno facesse i conti con il proprio budget, si mettevano insieme tutte le richieste, si aggiungevano un paio di “alternativi” a capoccia in caso di mancanze dell’ultimo minuto e ci si faceva il segno di croce…sperando nella buona sorte. Già, perché dopo giorni di studi, cancellazioni, decurtazioni ed aggiunte, non si era mai certi di quello che sarebbe poi arrivato a destinazione. A meno che, appunto, non si fosse ricorso alla chilometrica telefonata di cui sopra. A beneficiare delle meravigliose offerte del Nannucci eravamo una manciata di fanatici che avevano come scopo principale quello di completare discografie dell’artista preferito, scoprire nuove meraviglie, assaggiare suoni e gruppi di cui si era solo sentito parlare. I giornali specializzati erano scadenti e pochi, la radio lasciamo perdere, la televisione si occupava solo del pop nostrale. Sì, c’era in città un buon negozio, quello che ha permesso nel tempo al titolare di comprarsi un bell’attico di cui un paio di stanze mi dovrebbero essere come minimo intitolate non fosse altro per quanto gli ho devoluto nel corso di una vita, ma dati i prezzi “pieni” non sempre era concesso rischiare un acquisto a occhi chiusi.

Il Nannucci, invece, dati i costi, poteva permetterti di recuperare un pezzo mancante ma non essenziale, un disco di cui avevi sentito parlare ma di cui non sapevi assolutamente niente, un nome altisonante ma ascoltato solo dall’amico di cui non sempre condividevi i gusti. In sostanza: lì potevi rischiare. Fu così che robaccia strana come Deviants, Electric Prunes, Moby Grape, HP Lovecraft, May Blitz, Snafu, Quicksilver e centinaia di altri nomi che citerei adesso a caso entrarono nella mia stanza. Dove non avrebbero mai avuto accesso a cose normali. Il giorno dell’arrivo del pacco e della sua apertura era un rito magico, una macumba bianca, un momento di emozione col cuore in gola cui tutti partecipavano disposti in circolo attorno a un tavolo; ricordo che c’era sempre chi aveva mantenuto la lista delle richieste e mano, mano che i dischi uscivano dallo scatolone venivano assegnati ponendoli davanti al titolare definitivo. I mancanti portavano a un tuffo al cuore che rasentava l’infarto, un disco eccessivamente tagliato o sciupato proprio nell’angolo della copertina gatefold, apribile, veniva accolto con moccoli da scaricatore di porto. Ma il momento era sempre di rara emozione. Mi ricordo che il mio antico “Cream Live Vol 2” venne graffiato dal temperino in fase di apertura ed è ancora così che lo conservo nei miei scaffali e me lo riguardo, ogni tanto, con uno strizzotto al cuore. Perché quei momenti non torneranno più. Non solo perché non esistono più album da bucare, da mettere fuori catalogo, ma non esiste più neppure il negozio Nannucci, chiuso da oltre due anni.

Nannucci era forse il negozio più antico d’Italia e la sua scomparsa non ha rappresentato solo il passaggio da un’era all’altra, ma anche la resa e la scomparsa di una cultura che sopravvive solo nei ricordi e nel coraggio di pochi. Certo, oggi i compact si possono comprare anche insieme alla pasta Barilla ed agli assorbenti intimi ma si tratta solo dei Top 20 italiani, il che, per un appassionato di musica, fa sinceramente un po’ tenerezza…un po’ come se a un appassionato di letteratura si chiedesse il grado di interesse nell’acquistare i libri di Liala al supermercato… No, ce ne dobbiamo fare una ragione: il passato è tale e le nostre sono solo nostalgie di ragazzi un po’ troppo invecchiati. Tradizioni che non ci è stato possibile tramandare, passioni che moriranno con noi. Adesso è necessario solo lasciar spazio al web trading, al negozio dentro il tuo computer, alla speranza che i ragazzi, poco per volta, si sveglino e aprendo per la prima volta le orecchie scoprano che esiste una Montagna Sacra di musica meravigliosa che non attende altro che di essere…comprata. Anche se sinceramente non vedo come ciò possa accadere senza una guida, un faro, un guru.

Qualche giorno fa mi è arrivata una newsletter di un negozio che si è adattato ai tempi e vende la propria merce ribassata sul web; no, nessuna emozione. Ho dato una scorsa, visto che poco o nulla mi interessava, ma ho creduto di fare un gesto carino inoltrando l’email a due giovani che vivono sotto il mio medesimo tetto ma dentro le cui vene non scorre medesimo sangue ed istinti. So per certo che quelle due letterine elettroniche non sono state neppure ancora aperte. Così ho chiuso gli occhi, ripensato a tutto quel che vi ho raccontato e tenendo per mano un originale catalogo Nannucci di un paio di ere geologiche or sono e giunto ai nostri giorni per puro caso, ho concluso che non è servito a niente. Non è servito accumulare migliaia di oggetti che spariranno dall’uso quando io sceglierò di andare a vedermi nuovamente Frank di persona; non è servito a me, in fondo, perché passione e cultura sono cose che acquistano il loro valore anche se vengono tramandate, in qualche modo, se passano di mano restando vive. Ho solo concluso tra me e me che tutto quel darsi da fare che continua come una febbre che non scende mai mi ha donato un nuovo modo di vivere, di discernere, di gustare, di sorridere e farmi battere il cuore. E anche se non riuscirò mai a regalare ai miei nipoti quelle note che continuo a ritenere essenziali per un bel vivere…sono felice di sentirmi ancora scorrere i brividi sulla pelle dopo quarant’anni e passa di ricerche e raccolte. Perché al mondo c’è proprio poco, ma poco, più bello di una sequenza di note ben costruita e di uno spicchio di sole a illuminarle.

Giancarlo Trombetti

16 Risposte to “TALVOLTA SE CHIUDE UN NEGOZIO, MUORE UN’ERA – di Giancarlo Trombetti”

  1. Avatar di Danilo63
    Danilo63 22/09/2011 a 15:06 #

    Caro Giancarlo, grazie per il tuo articolo. Mi hai fatto tornare indietro con la memoria perché anch’io ordinavo gli LP suddetti da Nannucci (poi seguito da Sweet Music a Salsomaggiore) e provavo le stesse emozioni quando arrivava il pacco dei dischi. Conservo gli Lp in questione come una reliquia, segno di un tempo inesorabilmente tramontato. Vagli a spiegare ad un giovane con gli mp3 cosa si è provato quando hai avuto tra le mani ad esempio The Magical Mystery Tour dei Beatles, quello con il booklet di 24 pagine.

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  2. Avatar di Sara Crewe
    Sara Crewe 22/09/2011 a 15:11 #

    Giancarlo, mi si stringe davvero il cuore… io da Nannucci non lasciavo solo le mie scarsissime lire ma, avendo vissuto a Bologna dai diciannove anni in poi per un po’ di anni, ed essendo comunque geograficamente vicina, anche parecchio del mio tempo… per me era come con le librerie: se entravo doveva venire qualcuno a tirarmi fuori, oppure mi facevano uscire loro al momento di chiudere. Quel negozio (ma chiamarlo negozio è quasi una bestemmia: quella era una delle porte per la Montagna Sacra, come l’hai chiamata tu!) per me è un pezzo di storia musicale e di vita per tantissimi di noi. Mi si è davvero spezzato il cuore quando ha chiuso… e questo tuo bellissimo ricordo ci voleva proprio!:-)

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  3. Avatar di mikebravo
    mikebravo 22/09/2011 a 15:25 #

    Che dire? Quando la passione ed il ricordo muovono la poesia
    tanto di cappello!!!!!!!!!!!!
    Ricordo gli ultimi giorni di Nannucci come la fine di un’era,
    anche se di vinile ne trattava ormai poco.
    Nel 2009 in occasione della liquidazione della Dimar di Rimini,
    in tre mesi ho fatto 19 incursioni da Bologna.
    Decine di migliaia di LP in vendita a prezzi fallimentari.
    Comunque il mio primo vinile l’ho comprato da Nannucci
    nel settembre1971 : FLOWERS OF EVIL dei MOUNTAIN
    Costo 1.900 lire !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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  4. Avatar di Frank_zep
    Frank_zep 23/09/2011 a 00:00 #

    Nannucci chiuso … Non lo sapevo. Tanti anni fa vi comprai il box bootleg “cabala” degli Zep.
    La poesia che hai messo nel tuo racconto mi fa tornare in mente con un po di emozione un negozio di dischi usati di Padova chiamato Crash Records che ha chiuso i battenti lo scorso anno. Nei primi anni ’80 era il mio rifugio nelle assenze volute o non volute alle superiori. Si rifornivano a Londra di moltissimi vinili e sulle cover c’era uno sticker di “notting hill stock exchange” che mi affascinava un casino. Una famosa serie di negozi di usati vari, libri, musica,ecc. Non vi dico la prima volta che sono stato a Londra l’emozione di entrarci e vedere lo stesso adesivo sulle copertine.
    Comunque alla Crash c’era l’odore persistente di fumo di sigaro che si mischiava con quello del cartone delle copertine che ti ipnotizzava. Sempre alla ricerca di qualche zep cimelio un giorno non credei ai miei occhi. 8 copie del 45 giri di “hi ho silver lining” di jeff Beck con “beck’s bolero” nel retro, attribuito a Jimmy Page. A quell’epoca un poderoso colpo di culo. Andai alla cassa con tutte le copie e mi chiesero ..ne prendi una vero? … No, tutte! Dissi. Le usai come regalo per i miei Zep friends. Ce l’hai ancora la tua copia Tim, vero?
    Dopo tanti anni passai davanti al negozio e dopo la sorpresa di trovarlo ancora aperto entrai. La porta doveva essere una macchina del tempo. … Dopo 25 anni non era cambiato niente … a parte la barba bianca del titolare. Feci appena in tempo perché chiuse dopo qualche mese.
    In compenso un altro negozio storico di Padova “il ventitré”, dopo tanti anni di only cd, da qualche mese metà negozio è occupato dal VINILE.
    Inizia la riscossa, mi vien la pelle d’oca :-)

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  5. Avatar di paolo barone
    paolo barone 25/09/2011 a 11:53 #

    I negozi di dischi sono un posto magico, assolutamente imparagonabile a qualsiasi altra cosa. Tutti noi abbiamo tanti ricordi legati a questi luoghi fantastici. Certo, l’arrivo di internet ne ha ucciso un enorme percentuale. Ma, ma, ma….qualcuno è rimasto. Cito giusto tre nomi nella capitale: Dark Star, Radiation Records, Hellnation. Questi come altri, sono vivissimi e pieni di appassionati che comprano vinili, cd, cofanetti e quant’altro. Sono gestiti da appassionati, e sono frequentati da appassionati. Certo, ormai su amazon e affini trovi tutto e a prezzi imbattibili. Però, lo sappiamo tutti, il negozio di dischi è un esperienza totalmente diversa, e andrebbe vissuta come tale. Io continuo a frequentare questi posti, in qualsiasi città o nazione mi trovo, e ne sono sempre ripagato, in molti modi diversi. Ho anche raccontato in questo Blog di uno dei tanti incontri capitati fra copertine polverose e box set nuovi di zecca. Se cerco un disco in particolare lo trovo meglio su internet, ma se è di emozioni che stiamo parlando…vado a trovare i miei negozi di dischi! Dove non di rado mi ritrovo in fila alla cassa con ragazzi giovanissimi e sessantenni r’n’r’.

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  6. Avatar di Beppe R
    Beppe R 25/09/2011 a 14:36 #

    Le mie congratulazioni a GC, che è sempre molto bravo nello scovare argomenti degni di approfondimento, e ai vari commentatori, che hanno saputo cogliere gli stimoli suscitati da questa sorta di epitaffio sulla triste fine dei negozi di dischi, esprimendo le loro emozioni in modo assolutamente condivisibile, soprattutto da chi proviene da ere musicali ormai trascorse.

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  7. Avatar di saurafumi
    saurafumi 25/09/2011 a 22:48 #

    Leggendo le parole di Giancarlo non posso che pensare al negozio più famoso della mia città, Tosi Dischi, che ha chiuso l’anno scorso a dicembre, ma ha riaperto in un’altra sede molto più piccola per merito di due o tre appassionati che vogliono tener vivo l’amore per il vinile e per le cose meno commerciali. Devo ancora andare a visitarlo, lo farò al più presto.

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    • Avatar di Sara Crewe
      Sara Crewe 26/09/2011 a 12:08 #

      Il nuovo negozio non è male… se non altro è uno spazio un po’ diverso. Qui in città ce n’è un altro, il Metal Box, un negozietto pieno di tutto gestito da un tipo scorbutico ma competente. Nel nuovo Tosi Dischi volevano ritagliare un piccolo spazio anche per i concerti dal vivo… chissà…;-)

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  8. Avatar di paolo barone
    paolo barone 27/09/2011 a 14:44 #

    Ecco che nuovi piccoli e speciali negozi di dischi nascono…..andiamoci a mettere qualche euro dentro di tanto in tanto, ne hanno bisogno quanto noi abbiamo bisogno di sapere che esistono e non è solo tutto on line.

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  9. Avatar di mikebravo
    mikebravo 05/10/2011 a 15:12 #

    A Bologna resiste con onore DISCODORO in via Galliera dagli anni 70.
    La catena GOSPEL di ben 3 negozi ha chiuso qualche anno fa .
    Underground di via Malcoltenti, passato poi in via Petroni, ha chiuso.
    Borsari e Sarti ha chiuso 10 anni fa.
    Quadrophenia é durato 2 anni.
    Un altro vicino al discodoro appena 3 mesi.
    Virgin Megastore ha chiuso 7/8 anni fa.
    E’ rimasto RICORDI in via Ugo Bassi.
    Sono attivi almeno 15 mercatini di franchising con vinile
    Li’ si trovano dischi usati, qualche volta rari, a prezzi buoni

    .

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  10. Avatar di AL J
    AL J 07/09/2012 a 01:20 #

    Sarà finita l’era del vinile e del cd,ma la qualità di un mp3 è scarsa,non hai niente tra le mani,un libretto con foto note sugli artisti dell’album,insomma è come avere un’opera d’arte a metà,anzi meno.Chi non è appassionato di musica non può capire,e questa è veramente una brutta fine per questa forma d’arte.Il bello dei negozi di dischi era anche incontrarsi e scambiarsi opinioni,suggerimenti,fare amicizia.

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  11. Avatar di Fabio Pirovano
    Fabio Pirovano 23/09/2013 a 23:34 #

    Dimar Rimini tutti i miei Varese Sarabande in Vinile,ma anche Sweetmusic di Salsomaggiore,Stradivarius di Milano e Carù di Gallarate..ci andavo in moto 100 Km per i Tangerine Dream o qualche altro disco…

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  12. Avatar di Bob Malone
    Bob Malone 23/09/2013 a 23:50 #

    A Reggio E. esiste anche PLANET MUSIC… due gestori disponibili e preparati…. buon catalogo… mi ha ripreso la voglia di frequentare i negozi di dischi…. non molliamo Amici… l’MP3 è come il PC… molto comodo, ma non è un giradischi … proviamo ad infatuare le nuove generazioni….

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  13. Avatar di Giovanni
    Giovanni 29/06/2016 a 12:42 #

    Mi dispiace ho acquistato molti dischi quando arrivava il pacco mi batteva forte il cuore.Questo è il paese in cui viviamo.

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  14. Avatar di Emanuele Brancato
    Emanuele Brancato 16/04/2018 a 13:52 #

    Bellissimo racconto di un periodo meraviglioso in cui tutti ci riunivamo per ascoltare la musica socializzare scherzare , in questo contesto i magazzini nannucci con i suoi cataloghi sono stati un punto di riferimento importante per tutti noi e quando ho appreso( qualche anno fa ) della loro chiusura è come se una parte di me sia venuta meno , e come se i nostri punti di riferimento sono venuti meno, non ci sono più e ci avviciniamo sempre più alla fine.fine di un bellissimo periodo , di un sogno che oggi i ragazzi non sapranno mai

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  15. Avatar di mikebravo
    mikebravo 18/04/2018 a 08:22 #

    La chiusura dei negozi di dischi come Nannucci a bologna, La casa del disco a varese,
    la Dimar a rimini, Disfunzioni musicali a roma e tantissimi altri dal 2.000 in poi, era
    inevitabile visto che oramai si fa anche la spesa oh line.
    Amazon detta legge.
    Chi abita in una citta’ medio-grande e pratica il rito dell’acquisto feticistico passando
    anche ore in un negozio ( chi ha letto o visto ALTA FEDELTA’ ? ) sa che è un
    piacere irrinunciabile scorrere le dita sui vinili in esposizione.
    E’ una ginnastica ( della mente e dell’anima ) che è stata cantata da molti scrittori
    e che ti riporta indietro nel tempo, quando magari la tua collezione stava in un
    piccolo mobiletto ma la passione che ti bruciava era gia’ grande.
    E sei hai avuto la fortuna o la bravura di non spegnere quella passione, puoi fare
    ancora immersioni profonde in quel mondo.

    E se qualche pseudo-esperto di vinile qualche volta ha avanzato dubbi sulla
    rinascita del vinile, proprio ieri sono entrato a vignola da DORA DISCHI,
    gestito da Mauro da circa 26 anni .
    Era intento a prezzare quantita’ di vinile nuovo e ridendo mi ha presentato
    un poker di vinili dei KING CRIMSON dicendomi :
    L’AVRESTI MAI DETTO CHE SAREBBERO TORNATI…… ?
    Prima di lavorare in proprio Mauro era un commesso di MATI a modena.
    I clienti gli chiedono vinile e lui è contento.

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