PERCHE’ AMO I BLACK SABBATH di BEPPE RIVA

4 Ott

Quando Beppe Riva scrive di rock mi vengono i brividi. Mi chiedo se il rock in Italia abbia ma avuto un cantore così preparato, così pronto ad affrontare senza timori l’epica, ricca ed esoterica scrittura che si addice a certi temi. Per noi è un privilegio poter pubblicare le sue cose. E adesso, che la messa nera abbia inizio…

Forse ispirati dallo stizzito commento di John Paul Jones all’uscita di Led Zeppelin IV (“Dopo questo disco, nessuno ci paragonerà più ai Black Sabbath!”) gli  accesi sostenitori del gruppo rock più rimpianto al mondo hanno sempre sottovalutato Iommi e compagni, considerandoli musicisti di categoria inferiore, troppo rumorosi e primitivi al cospetto delle loro Divinità. Credo che anche il nostro zeppelinogo per eccellenza Tim, ideatore di questo Blog, condivida la diffusa opinione, ma non per desiderio di polemica voglio parlarvi in questa sede dei due più grandi albums heavy metal di ogni epoca, “Black Sabbath” e “Paranoid”.

Mi piacerebbe solo convincervi che se probabilmente non erano le arti nere alle origini di queste opere leggendarie, di certo la magia aleggiava nell’aria, all’epoca della loro creazione.

– PRE-ISTORIA: LA MANO DEL DESTINO …

“Hand Of Doom”, profetico brano tratto da “Paranoid”, con la sua atmosfera minacciosa ha rappresentato uno dei tanti archetipi della musica heavy consegnati dai Black Sabbath ad intere generazioni di epigoni, ma è certo che la Mano del Destino ha determinato la trasformazione di una blues-band di Birmingham senza troppe speranze, Earth, apparsa quando la parabola del british blues volgeva al termine, nella più seminale formazione proto-metallica della storia. Ed altre “fatali” casualità hanno indirizzato i quattro musicisti verso quel diabolico cambio d’identità che ha conquistato legioni di aficionados: l’esistenza di una formazione con lo stesso nome (privo di qualsiasi appeal) che già aveva inciso un singolo, convinse gli Earth a ribattezzarsi Black Sabbath, scegliendo il titolo di un film degli anni ’30 con Boris Karloff, mentre l’improvvisa infatuazione del bassista Geezer Butler per i racconti “neri” di Dennis Wheatley, fornirà al gruppo lo spunto per liriche ispirate al mondo dell’occulto e alla stregoneria, abilmente strumentalizzate come veicolo promozionale dalla casa discografica.

In origine, avevano deciso di chiamarsi in modo persino risibile, Polka Tulk: accadde nel 1967, quando Anthony Frank Iommi e William Thomas Ward, che suonavano nei Mithology, si unirono a John Michael Osbourne e a Terence Michael Butler, entrambi dei Rare Breed. Tre di loro erano coetanei (classe 1948) e a dispetto delle apparenze, il più giovane era Butler, nato nel ’49; tutti erano cresciuti ad Aston, uno dei più depressi quartieri di Birmingham, città industriale per antonomasia che potrebbe esser definita la “Detroit inglese”, instaurando precise connessioni sulla genesi del suono a tutto volume… Con tipico humour britannico, un giornalista ha scritto che l’unica “Villa” esistente ad Aston, era la gloriosa squadra di calcio! Meno ironicamente, Osbourne affermò che “Se non eri in grado di difenderti, in quel quartiere avresti finito per essere una vittima…”, giudicando questa situazione detestabile. E’ comunque attendibile ricondurre la durezza espressiva dei Sabbath alla loro estrazione urbana; anche la “reazione negativa” agli ideali hippy di amore e pace discende dalla difficile realtà quotidiana dei musicisti, figli della working class: “Non posso credere ad una visione felice ed utopistica del mondo – disse il vocalist – basta guardarsi intorno per accorgersi che non è affatto così”. Nella decadenza dei valori flower power viene individuato anche l’allarmante interesse verso l’occulto tracimato dall’underground inglese di fine sixties, frutto di rabbia e frustrazione, che proprio il primo album dei Black Sabbath porterà clamorosamente alla luce.

Quando Polka Tulk (e dal ’68, Earth) iniziarono ad esibirsi nei clubs di Birmingham, i musicisti non avevano in mente nulla di così sinistro, ed un’altra formazione blues della città, i Bakerloo di Clem Clempson, sembravano votati ad un futuro più radioso: ad intravedere qualche potenzialità negli Earth fu un trombettista jazz, Jim Simpson, che aveva organizzato un proprio management. A lui si deve l’”erudizione” del quartetto su classici blues e jazz: come in ogni proposta musicale davvero rivoluzionaria, l’idea realmente innovativa non giunge da prevedibili rimasticature, ma dalla manipolazione di materia ben differente. Così Simpson rivelò che l’invenzione degli immortali riffs  di Iommi e compagni vantava fra i suoi ispiratori addirittura Count Basie; sembra che Black Sabbath abbiano composto uno dei primi brani, “Wicked World”, dopo aver ascoltato i vecchi dischi del pianista collezionati dal loro impresario. Lo stesso Simpson programmò una serie di date nei locali tedeschi, fra i quali lo Star Club di Amburgo (reso celebre dai Beatles nel loro periodo di gavetta) per collaudare il gruppo in un necessario tour d’apprendistato. Tutto rischiò di esser vanificato da Ian Anderson, che nel ’68 invitò Tony Iommi ad unirsi ai Jethro Tull, dopo la defezione di Mick Abrahams; ma per fortuna (i Tull furono grandi comunque…) il chitarrista tornò sui suoi passi dopo sole due settimane. Ebbe però l’onore di partecipare al Rock’n’Roll Circus dei Rolling Stones con il gruppo del flautista magico! La rapida risoluzione della crisi è un altro segno benevolo del Destino, che si schiererà inequivocabilmente dalla parte dei Black Sabbath nel fatale 1970.

L’anno cruciale per le sorti del gruppo e dell’heavy rock inizia subito con la pubblicazione del primo 45 giri: “Evil Woman”/”Wicked World” esce il 2 gennaio su Fontana, e nell’edizione originale passa inosservato (sarà riedito in marzo dalla Vertigo, sulla sensazionale scia del debut-album). La facciata A è la trascinante versione,debitamente incupita, di un hit americano dei Crow, mentre il retro sarà omesso dall’edizione inglese di “Black Sabbath”, a differenza di quella americana su Warner Bros.

– VENERDI 13: BLACK SABBATH

In gennaio il gruppo è scritturato dalla Vertigo, che non sembra disposta ad investire granché sui nuovi venuti, di certo non considerati alla stregua di Rod Stewart, Manfred Mann e Colosseum, già sotto contratto per l’etichetta underground della Phonogram. Gli stessi Black Sabbath sono perplessi di fronte all’offerta economica della label: registreranno il debut-album, costato circa 600 sterline, su un vetusto 8 piste in meno di tre giorni, a dimostrazione che non servono ingenti stanziamenti e tempi biblici per creare un capolavoro del rock. Si pensi che per completare l’ultimo album con Ozzy, “Never Say Die” del ’78, ben distante dai vertici dell’opera prima, il gruppo impiegò un intero anno di lavoro.

In occasione di un viaggio a Londra conobbero il produttore Roger Bain, che decise di collaborare con i Sabbath dopo averli visti in azione all’Henry’s Blues House, un loro abituale “campo di battaglia”. Bain era rimasto impressionato dalla forza espressiva di “Led Zeppelin II”, ma si era convinto che Iommi, Osbourne, Butler e Ward potessero competere con il gruppo nato dalle ceneri degli Yardbirds.

Poco generosa in termini di retribuzione, la Vertigo non fallì però la strategia promozionale, focalizzata sul potenziale “malevolo” del gruppo e fomentando la leggenda che li voleva coinvolti in pratiche di Magia Nera. Fu addirittura alimentata la voce secondo la quale Geezer Butler aveva vissuto una traumatica esperienza d’evocazione satanica, che lo terrorizzò al punto da allontanarlo definitivamente dalle arti segrete… Al di là del gossip, la realizzazione della copertina denotava un’autentica ricerca artistica; la splendida fotografia di Marcus Keef (scattata in bianco e nero, poi colorata) occupava due facciate della gatefold sleeve: immersa in un’ambientazione profondamente “gotica”, una figura femminile vestita in nero si stagliava fra la vegetazione incolta, con  un corvo che la osservava fra i rami spezzati di un albero… Si ipotizzò che il giovane Ozzy (di gentile aspetto nonostante la voce cavernosa) si celasse dietro a quella spettrale apparizione, ma si trattava di una sconosciuta modella. All’interno della copertina, una croce rovesciata (voluta dalla casa discografica) incorniciava un misterioso, visionario testo introduttivo, che assomigliava moltissimo ad alcuni passi del “Beowulf”, poema epico sassone presumibilmente composto nel sec. VIII.

In origine si pensava che la genesi del “Beowulf” (dal nome di un re guerriero che finì tragicamente), risalisse a quel coacervo di canti conservatici della trasmissione orale, facenti parte della storia letteraria inglese. L’opera del più celebre autore di canti epici popolari, il leggendario bardo Ossian (Oisin in gaelico) fu contraffatta nel ‘700 per lanciare la moda romantica dell’”ossianismo”. Ecco perché i critici più colti parlarono di “musica ossianica” per definire l’originale stile dei Sabbath! Disturbati dal gran battage pubblicitario del “Black Magic Pop”, i musicisti negheranno qualsiasi associazione con l’occulto; ma quando venerdì 13 febbraio 1970 (anche la data é scelta strategicamente dalla Vertigo) esce il loro album d’esordio, i rintocchi di campana della title-track, “Black Sabbath” annunciano il brano più spaventevole dell’intera epopea rock, nemmeno paragonabile a quanto si era ascoltato finora, al punto che il Mick Jagger di “Sympathy For The Devil” appariva inoffensivo a confronto. Il rapporto musica-testo è stupefacente, con il mortale incedere del riff che avanza fra effetti di poggia scrosciante, mentre rimbomba l’eco del tuono, e l’urlo raccapricciante di Ozzy sembra invocare pietà di fronte a quella “figura in nero” (stavolta è il Maligno in persona) che lo addita come vittima del sacrificio rituale… Il gruppo prosegue con le fantasie gotiche di “The Wizard”, il solo brano dove Ozzy usa l’armonica, evidente retaggio del passato blues degli Earth, ed anche la libertà d’azione della sezione ritmica risente dei primitivi demo jazz che Simpson dichiara di conservare tuttora gelosamente.

In “Behind The Wall Of Sleep” e “N.I.B.” si rafforza l’inusuale, monolitico stile dei riffs di Iommi, tanto insistente sulle tonalità gravi da apparire semplicemente mostruoso… Solo in seguito si saprà che tutto ciò fu determinato anche da un incidente in officina, nel corso del quale Iommi perse le estremità di due dita della mano destra, obbligandolo ad usare accorgimenti per suonare la chitarra. Sulla seconda facciata, l’ancestrale melodia di “Sleeping Village” rappresenta un episodio fra i più evocativi in assoluto, e sfocia con soluzione di continuità nella gran bolgia elettrica di “The Warning” (riadattamento di un brano di Aynsley Dunbar Retaliation); si tratta di una sorta di medley, dove si evince distintamente come il prototipo heavy metal dei Sab Four  discenda dal loro apprendistato blues. Se da tempo il blues era definito “la musica del diavolo”, con i Sabbath assumeva la sua forma definitiva in tal senso, arricchita da un inesorabile medium: la voce di Ozzy Osbourne, quanto di più “sepolcrale” ci venne offerto dallo scenario rock inglese… In “The Warning”, Iommi si abbandona inoltre al suo assolo più virtuosistico e tempestoso, un’esecuzione insolitamente di lunga durata, che non replicherà più in futuro.

Anche per questo il primo album dei Black Sabbath resta un’atto di magia (nera) davvero irripetibile, da parte di un gruppo assolutamente consapevole delle sue risorse espressive.

La risposta del pubblico è subito eclatante: “Black Sabbath” vende cinquemila copie nel giorno stesso della pubblicazione, ed in marzo entra nella classifica inglese al n.23, giungendo fino all’ottavo posto. In America, la visita del quartetto inglese é posticipata, causa le presunte implicazioni sataniche dell’efferata strage di Bel Air, ordita dalla “setta” di Charles Manson; questo non impedisce al debut-album di vendere 40.000 copie nell’arco di due settimane.

Inevitabilmente accusati di promulgare la “teologia capovolta”, i musicisti si difendono sostenendo che “le liriche sono semplicemente pertinenti allo stile musicale decisamente heavy, e che in ogni caso costituiscono non un invito, ma un monito contro il satanismo”. Inoltre le dita alzate in segno di pace e fratellanza, ripetutamente esibite in concerto da Ozzy (eredità non sconfessata della cultura hippy) sembrano dar ragione al cantante, che dichiara di credere in valori positivi, rendendosi conto di come la crescente fama imponga al gruppo “grosse responsabilità” nei confronti del pubblico.

– PARANOID

Si scoprì che addirittura venne considerata l’eventualità di cambiare il nome per la terza volta, quando l’antagonismo con i Black Widow, famosi più che altro per il brano “Come To The Sabbat”, generò ulteriore confusione a riguardo.

Non se ne fece nulla, ma quando nel giugno 1970 il quartetto rientrò negli stessi studi di Londra, Regent Sound, dove vide la luce l’opera prima, era fermamente intenzionato ad eliminare ogni sospetto circa la sua vocazione “occultista”. Proponendo tematiche controverse ma legate alla vita reale, Black Sabbath non caddero in tentazione, rinunciando a qualsiasi riferimento demoniaco. Preceduto dal singolo “Paranoid”, edito in luglio e giunto al quarto posto in classifica, il secondo album usciva il 4 settembre 1970, e consegnava al gruppo un trionfale n.1 in Inghilterra.

Doveva intitolarsi “War Pigs” come il brano d’apertura, un inno pacifista contro gli orrori dei conflitti bellici, dove il gruppo condannava implicitamente la guerra in Vietnam.

Per evitare ostacoli di distribuzione sul mercato americano, venne però imposta la sostituzione del titolo, ed anche l’album prese il nome dell’hit-single. L’intento d’origine è però confermato dalla copertina, che non venne sostituita: un’altra foto d’effetto di Marcus Keef (ancorché non all’altezza della precedente) dove guerrieri con divise da fantascienza sembrano materializzarsi in un incubo notturno.

Ancora prodotto da Roger Bain, che concluderà il suo straordinario ciclo nel successivo “Master Of Reality”, “Paranoid” concentra forse il maggior numero di classici brani dei Black Sabbath, contravvenendo quella legge non scritta secondo la quale è estremamente improbabile realizzare un secondo album degno di un fenomenale esordio.  In “War Pigs”, streghe e demoni rivestono semplicemente un significato allegorico per rappresentare i “signori della guerra”, ed il senso drammatico della musica è più intenso che mai, come il lacerante strascico del riff di chitarra, mentre l’impetuoso drumming di Ward e le ipnotiche screziature del basso di Butler recitano parti ben distinte e riconoscibili; a tratti la voce di Osbourne fende da sola il silenzio, prima dello scatenarsi dell’uragano sonico. Personalmente reputo “Paranoid” il più grande singolo di rock duro: la leggenda vuole che sia stato composto in un amen: venti minuti o forse di meno, secondo le versioni… Con “Planet Caravan”, l’orizzonte si dischiude verso stralunate visioni di science-fiction, attraverso morbidi passaggi di onirica psichedelia, che culminano in un misurato assolo jazzy di Iommi. Anche “Electric Funeral” inscena una sorta di futuristica marcia funebre, macabra finché si vuole ma non certo sacrilega, guidata da una ponderosa chitarra wah-wah.

“Iron Man”, introdotta dalla voce distorta di Osbourne, è un brano epocale all’altezza di “War Pigs”, mentre “Fairies Wear Boots” racconta una rissa con reazionari skinheads. “Hand Of Doom” è un severa condanna dell’abuso di droga, e per la prima volta Black Sabbath rischiano di esser tacciati di conformismo, dopo aver recitato la parte di adoratori di Satana. I messaggi cristiani recapitati dal successivo album “Master Of Reality”, contribuiranno ad inquadrare il gruppo in un’ottica meno scellerata e persino moralista, come scrisse il polemico critico americano Lester Bangs… Ma nell’immaginario popolare, i Black Sabbath resteranno per sempre sinonimo di formazione “maledetta”, arroccata in un castello con il Conte Dracula nelle vesti di maggiordomo.

In tempi successivi, Ozzy ha dichiarato: “Mi sono spesso chiesto se nei nostri anni più intensi, fossimo influenzati da una forza estranea e soprannaturale, ma sinceramente non ho mai creduto che si trattasse di quello che tutti TEMEVANO!”.

BEPPE RIVA 

17 Risposte to “PERCHE’ AMO I BLACK SABBATH di BEPPE RIVA”

  1. Avatar di mikebravo
    mikebravo 04/10/2011 a 08:57 #

    Per me secondi solo ai Led Zeppelin!!!!!!!!!!!!
    Grandissimo Beppe Riva!!!!!

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  2. Avatar di Luca Di Cocco
    Luca Di Cocco 04/10/2011 a 14:34 #

    SUPERIORI ai Led Zeppelin, e di molto anche.

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  3. Avatar di Giancarlo T.
    Giancarlo T. 04/10/2011 a 15:07 #

    Bepppppeeeeeeeeeeeeee………….( era l’ora!)

    ;)

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  4. Avatar di Alberto
    Alberto 04/10/2011 a 17:14 #

    Grandissimo Beppe! Grazie anche a Tim. Rock hard!

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  5. Avatar di Pol
    Pol 04/10/2011 a 18:25 #

    Impensabile paragonarli agli Zeppelin…e non per superiorità od inferiorità, non è quello il punto. Erano differenti, tutto qui. Ho amato molto i primi due album ed un po’ meno quelli successivi (a parte forse Sabotage), ma talvolta li ascolto comunque volentieri.
    Grazie Beppe, stile impeccabile come sempre! :-)

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    • Avatar di Sara Crewe
      Sara Crewe 04/10/2011 a 19:56 #

      D’accordo con Pol… io li ho conosciuti più o meno nello stesso periodo dei Led Zeppelin e li ho sempre amati, anche se i Led Zeppelin sono la band della mia vita. Erano le mie due anime… quella rock-blues e quella più “oscura”. Non si possono fare paragoni. E dopo la dipartita di Ozzy, è lui che ho continuato a seguire… Grazie Beppe, splendido articolo, che mi ha riportato ai tempi in cui, al liceo, cantavamo “Paranoid” con appesi al collo i crocifissi di legno recuperati dalle pareti delle aule… :-)

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  6. Avatar di Luca Di Cocco
    Luca Di Cocco 04/10/2011 a 19:50 #

    Sono superiori agli Zeppelin non tecnicamente, ma per importanza storica (sono i pionieri dell’heavy metal e, in generale, di tutte le sfumature hard & heavy nate dagli anni Ottanta in poi (Doom, Grunge, Stoner, ecc) decisamente sì!

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  7. Avatar di Civi
    Civi 05/10/2011 a 00:32 #

    Con Deep Purple e Led Zeppelin hanno fatto la storia del Rock….. quello hard & heavy. Purtroppo allora non ero ancora molto presente, ma con i racconti di Beppe quella storia la si vive anche oggi….. Grande.

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  8. Avatar di mikebravo
    mikebravo 05/10/2011 a 10:59 #

    In antiche interviste Ozzy ha piu’ volte citato Plant come esempio.
    Iommi nutre da sempre una grandissima stima per Page.
    Per non parlare di Ward che ha sempre idolatrato Bonham.
    E tutti insieme in un intervista dei seventies raccontano l’esperienza
    dell’ascolto dei due primi album del LED come incredibile!!!!!!

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  9. Avatar di saurafumi
    saurafumi 05/10/2011 a 12:02 #

    Un doveroso ringraziamento a Beppe per questo articolo. I Sabbath non mi hanno mai attirato, li ho sempre ascoltati poco e male, ma leggendo questo articolo la mia curiosità si è risvegliata. Vedrò di sopperire alla mia mancanza.

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  10. Avatar di Giancarlo T.
    Giancarlo T. 05/10/2011 a 13:12 #

    Beppe mi perdonerà se riporterò parte di una nostra conversazione telefonica di pochi giorni or sono…Parlavano, in mezzo ai fatti nostri, anche di musica e venne fuori il nome dei Sabbath. Entrambi convenimmo che senza quei quattro le cose sarebbero state molto ma molto più difficili per una fetta estesa di rock. Ricordo che mi scappò detto che avendo da pochissimo riascoltato una vecchia raccolta, ero rimasto stupito dalla quantità di riff che avevano inventato e dall’originalità per i tempi. Che poi sono le cose che davvero contano; perché a rubacchiare sono bravi pure i cinesi…Ma credo che fosse essenzialmente questo che Beppe intendeva sottolineare, non, credo, scatenare un raffronto tra Zep e Sabs che proprio, sinceramente, avrebbe un senso logico solo per il periodo storico di riferimento. Come il Profitterol ed il Mont Blanc, sono due dolci eccezionali, ma non credo che nessuno potrebbe mai confrontarli. Mangiarli entrambi per certo… :D
    Bentornato, vecio…

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  11. Avatar di picca
    picca 07/10/2011 a 09:06 #

    I Sabbath non sono satanici ma giocano con ironia con un clichè fumettistico? Beh, me ne dispiaccio assai. Non mi pare rimanga granchè da ascoltare nella loro musica se si tratta di una posa carnevalesca. Sono solo una noiosissima palude di compressione distorta con un cantante scemo che non sa cantare e una ritmica agile come un fermaporta. Così, tanto per esere carino.

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  12. Avatar di Steven
    Steven 07/10/2011 a 14:11 #

    Parole in musica e musica nelle parole. Grande lezione, Beppe, ieri come ora e sempre.
    Grazie,
    Steven Rich

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  13. Avatar di paolo barone
    paolo barone 07/10/2011 a 18:25 #

    Immensi Sabbath, grandissimo Bepperiva. Che piacere ragazzi, che picere…

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  14. Avatar di Luca
    Luca 07/10/2011 a 21:45 #

    Ennesima insuperabile lezione di Musica by Beppe, Musica con la M maiuscola.
    Effettivamente Paranoid ha un impatto devastante, così unico da renderlo realmente un singolo superbo.
    Mi permetto di dire che il giornalismo necessita di Beppe come la musica necessita ancora dei primi Sabbath.

    Grazie Beppe

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  15. Avatar di paolo barone
    paolo barone 08/10/2011 a 19:40 #

    Una posa carnevalesca in una palude di compressione distorta con un cantante scemo che non sa cantare e una ritmica agile come un fermaporta….Maestro Picca, magari non volendo, hai condensato in poche parole perchè i Sabbath sono Imprescindibili Maghi del R’N’R’!

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  16. Avatar di mikebravo
    mikebravo 30/04/2015 a 14:22 #

    EMPIRE STATE.
    Da qualche mese mi sono abbonato a sky ( non per le partite ) e faccio
    scorpacciate di film recenti ( al cinema vado pochissimo ).
    A casa a pranzo mi ritrovo solo con Spritz, la mia stupenda gattina, ed in
    mezz’ora mi godo spezzoni di film che magari, il giorno dopo, al pranzo
    successivo, riesco a rivedere sempre a spizzichi e bocconi.
    EMPIRE STATE é 2 o 3 giorni che lo inseguo.
    Non l’ho visto tutto e devo dire che mi angoscia un po’ perché parla di una
    rapina fatta da ladri improvvisati.
    Il protagonista é una guardia giurata che sognava di entrare nella polizia.
    Il fatto é che a causa di un concerto dei Black Sabbath visto in stato di
    ubriachezza con fermo di polizia, non puo’ coronare il sogno di
    diventare sbirro.
    Quando ho sentito parlare dei Black Sabbath ho sorriso compiaciuto.

    Ma in un’ altra sequenza, quando uno degli attori ricorda al protagonista
    perché ha perso l’autobus per entrare in polizia, gli dice :
    TI HANNO BECCATO UBRIACO AD UN CONCERTO DEI LED ZEPPELIN!
    ed l’altro risponde
    ERA UN CONCERTO DEI BLACK SABBATH……MAGARI FOSSIMO STATI
    A VEDERE I LED ZEPPELIN…..

    Il film é del 2013 ………non l’ho ancora visto tutto…ma poi vi racconto.

    Mi hanno detto che esiste la possibilita’ di vederlo dall ‘inizio quando
    lo desidero……..oppure da un certo punto……….

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