MILLE SCUSE di Giancarlo Trombetti (a proposito di Mike Nesmith’s THE ANGELS)

21 Ott

MILLE SCUSE

Ai lettori e amici di Tim devo mille scuse, sperando che le accettino. I miei ricordi sugli inesistenti The Angels band del 1966 sono del tutto inventati. La ragione di una falsa recensione esistono, però, dal mio punto di vista. Io non credo che saranno in molti a risentirsi – o almeno lo spero – perché ai miei occhi l’intera storia era piena di indizi al punto che io stesso pensavo che nessuno, ma proprio nessuno, ci sarebbe mai cascato. Potere delle cazzate che vengono scritte! E comunque ho creduto che esistesse un buon motivo per tentare l’avventura….

La prima lezione che dovrebbe essere assimilata da questa sòla che vi ho tirato è semplice : non fidatevi mai di nessuno, specialmente se chi scrive è un sedicente giornalista impreziosito da una pseudo fama rubacchiata con metodi discutibili ed in tempi lontani.  La seconda lezione è forse ancor più semplice : non fidatevi del web. Perché io immagino che alcuni siano andati immediatamente a ricercarsi scampoli di informazioni che non avrebbero certo mai potuto trovare quando, in fondo, la verità stava sotto il loro naso.  Il fatto che internet non riportasse a una traccia non doveva farvi pensare che nulla esistesse, ma semplicemente – come troppo spesso accade – che nessuno avesse ancora deciso di inserire un’informazione in rete. Perché le cose non esistono solo perché te le racconta Google.

La terza lezione è di provare a leggere dietro alle parole quando sorgono dei dubbi. E, come detto, dal mio punto di vista di indizi ce n’erano anche fin troppi! Proviamo a elencarli : il primo, il più clamoroso sta nel nome di Greil Marcus. Marcus è uno scrittore che moltissimi anni addietro recensì un disco inesistente proprio su Rolling Stone. Il disco si sarebbe chiamato “The masked marauders” e dentro quell’album sarebbero comparsi Bob Dylan, Mick Jagger, John Lennon e Paul McCartney. Qualcuno aggiunse anche Frank Zappa, ma questa informazione non venne mai scritta dal Marcus. Con un po’ di pazienza tutte le informazioni su quel disco – che venne poi realmente pubblicato dalla Columbia nella seconda metà del 1969, che io possiedo e di cui, volendo, potrei stavolta sul serio farvi una copia! – le potrete trovare sul web. La leggenda intorno a quel disco cadde a breve ma a distanza di decenni ci sarebbero indizi che riporterebbero a Zappa, dato che sul disco compare una “I can’t get no nookie” che avrebbe attinenze con la sua lunga suite di Nanook l’esquimese che non doveva…”mangiare la neve gialla” (Don’t eat the yellow snow), ossia dove i cani avevano pisciato…ma temo che siano tutte balle pure queste.

(Greil Marcus)

 Altro indizio stava nell’impossibilità fisica di mettere insieme in quegli anni Duane Allman che abitava a Macon, in Georgia, con John Cipollina e Paul Kanter che se ne stavano a San Francisco; un po’ lontano… Mentre il riferimento a Laurel Canyon era per Zappa, la cui casa è a Laurel Canyon e che con gli indizi  e con i falsi (il suo disco di “Cruising with Ruben and the Jets” che originariamente si pensò fosse un disco di doo-wap) ha sempre avuto simpatia…forse qualcuno ricorderà la sua abitudine di dare una “parola segreta” ad ogni serata che sarebbe servita per le modifiche di testi e tempi o della storia del Sofà narrata da Mark Volman dove veniva data una serie di indizi per capire cosa lui fosse in verità: a maroonish sofà suspended in the mist of the great emptiness when a light shined down from heaven….  :)

(Laurel Canyon)

Perché tutto questo? La lunga introduzione a quel pezzo avrebbe dovuto insinuarvi il dubbio. Io effettivamente non ho mai sopportato – ed ancor meno sopporto oggigiorno – quella tendenza tutta nostra ma non di tutti, a Dio piacendo!, di porsi sistematicamente in competizione sfidandosi l’un l’altro alla conoscenza di gruppi non minori bensì ignoti. E’ una attitudine tutta nostrale, penso, e sfrontatamente esposta in ogni recensione (chiamiamola così), in ogni ricordo di musica prodotta decenni or sono. Se devo dare un’origine a tutto questo, la darei all’epoca di quel foglio chiamato Metal Shock, dove la maggioranza dei collaboratori, spinti da un istinto di competizione con i nomi un po’ più noti, chiedeva o direttamente inviava pareri/recensioni su dischi sempre più sconosciuti, evitando accuratamente di volersi occupare dei…soliti nomi noti. Cosa che veniva fatta solo su esplicita richiesta redazionale.

Non vorrei dar la colpa a qualcuno in particolare per aver dato il via a questa mefistofelica abitudine ma certo è che la ritrovo appieno nei commenti che mi ritrovo su Feisbuk o nelle pagine di certi miei amici di web. Oggi, nel 2011, dire che “Dazed and confused” è una gran bella cosa è banale e scontato; è necessario possedere e conoscere i Barlafus, eccellente progr-southern band del nord del Canada.

Oggi comprarsi il box di “Dark Side of the Moon” è accondiscendere alla volontà delle infami majors. Ricercare a una convention di dischi usati il primo album dei Bazza è ficooo…un po’ come dice Bart Simpson. E cazzi tuoi se non li possiedi e non li conosci.

Prima di chiedervi nuovamente scusa ed un perdono che spero di meritare, vi racconterò una breve ma vera storiella redazionale…a Roma, alla metà degli ottanta, avevo ottimi colleghi che insieme a me portavano regolarmente a termine i dodici (dodici!) periodici che quell’editore infame ci faceva preparare; tra questi c’erano, ovviamente MS e Flash. Ricordo in particolare alcuni di loro, come Ermanno Labianca, Patrizio Nissirio, Guido Bellachioma, Roberto Paggio, Peter Sarram che oltre che bravi erano anche amici…con loro, le otto/dieci ore giornaliere se ne andavano via spesso ridendo… E la tendenza dei “miei” collaboratori di MS di scendere sempre più nell’ignoto venne un giorno identificata con un nome immaginario di una band immaginaria : The Schiekel-Grueber Happy Band, autori di un album tanto bello quanto poco diffuso “Peppermint Caterpillar of the Boot’s Hills”. Ecco, da quel giorno, tra noi, quando arrivava una recensione ignota, ci divertivamo a raccontarci degli Schiekel-Grueber, gruppo del mitico chitarrista italo-americano Mike Ciuccelebocce…. si lo so: sono belinate, ma noi ci divertivamo e servivano ad allentare la tensione.

(Giancarlino Trombetti al Festival di Reading nel 1980)

Ecco, un giorno non mi stupirei se qualcuno di quegli speleologi a tempo perso se ne andasse in cerca di quel primo, imperdibile album degli Schiekel-Grueber …che si scrive con la dieresi sulla “u”…

Ciao, Giancarlo

8 Risposte to “MILLE SCUSE di Giancarlo Trombetti (a proposito di Mike Nesmith’s THE ANGELS)”

  1. Avatar di saurafumi
    saurafumi 21/10/2011 a 08:03 #

    Ahahahah, ci sono cascata come una polla… ma più che altro mi ero lasciata trascinare dal racconto in sè, molto ben fatto, più che dai fatti (anzi, dai non-fatti) storici descritti, dato che io non ho la cultura musicale appropriata per cogliere gli indizi che Giancarlo aveva messo… :-)

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  2. Avatar di mikebravo
    mikebravo 21/10/2011 a 08:47 #

    Non ti devi scusare Giancarlo.
    Nel mondo in cui viviamo é bello credere ad una favola.
    Comunque se passo da casa tua, il disco me lo fai ascoltare?

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  3. Avatar di Paolo Lisoni
    Paolo Lisoni 21/10/2011 a 13:27 #

    non ho parole…….a Giancà……ma vaff…..questo te lo meriti.
    poi accetto le tue scuse e ti perdono :-)

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  4. Avatar di Paolo Barone
    Paolo Barone 21/10/2011 a 15:24 #

    E menomale che più’ di un dubbio a me era venuto e lo avevo pure scritto in un post!!! Come pero’ ti avevo già’ scritto in quel commento, complimentissimi lo stesso, articolo bellissimo! E dai che dopo millecinquecentomilioni di volte che uno ascolta Dazed and Confused andare in esplorazione nelle vie più’ antiche e/o meno battute del rock e’ bello… Come il tuo articolo esplicita benissimo, non e’ solo la musica che cerchiamo, sono le storie che la accompagnano a rendere tutto così’ bello. Ricordi la fine di Almost Famous quando il giovane Cameron C. chiede al chitarrista cosa gli piace di più’, la musica, i tour, ecc. e lui risponde TUTTO! Ecco, e’ proprio così. Poi qualcuno per sue problematiche esistenziali esagera e diventa un altra cosa. Ma e’ umano, che ci possiamo fare. Conosco persone che se un gruppo e’ conosciuto da più’ di 20 adepti perdono interesse, non lo considerano più. Così come altri passano la vita paralizzati su quelle dieci band famosissime, delle quali ormai hanno ascoltato cose che i musicisti stessi non sanno di aver suonato, e non si schiodano neanche a morire, privi di qualsiasi curiosità’. Insopportabili entrambi nel loro snobismo sterile. A questo punto aspetto la cassetta del disco misterioso che esiste veramente….Grande, troppo forte Giancarlo, complimenti Tim, che Blog ragazzi..!

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  5. Avatar di timtirelli
    timtirelli 21/10/2011 a 16:20 #

    Io di solito non credo a quello che i giornalisti musicali italiani scrivono, a parte tre nomi (e guarda caso tutti e tre sono special guest di questo blog), ma non mi sono posto il dubbio che non fosse vero l’articolo in questione, lo scrive Trombetti quindi è vero. Punto. Forse ha ragione Giancarlo e io tendo ad idealizzare un po’ troppo le persone che stimo e ammiro.

    Certo, il mio quinto senso e mezzo – come direbbe DD – trillava…ma come, Giancarlo scrive una introduzione (fighissima) di quel tipo e poi la rinnega in pieno? Cipollina, Allman, Page e compagnia tutti insieme e nessuno ne sa nulla? Page suona su quel disco e io non ne so nulla? Page suona su quel disco e Mikebravo non ne sa nulla? Un pezzo è l’antesignano di Dazed And Confused, ma come, non era stata scritta da Jake Holmes opening act di qualche data Yardbirds che poi la avevano fatta loro?

    Gli indizi a cui fa riferimento Giancarlo non sarei stato in grado di scoprirli, sono più forte sul rock inglese, sul movimento westcoast/laurelcanyon/rockbluespsichedelico fine annissessanta sono in seconda/terza fila (davanti a qualche lunghezza, Picca e Giancarlo, naturalmente).

    L’articolo comunque è appassionante. Peccato, sarebbe stato bello poter pensare che in circolazione c’era ancora un gran disco che dovevo ancora sentire.

    Per farsi perdonare Giancarlo potrebbe mettere insieme un cd di pezzi presi da quella era che possano in qualche modo sostituire questo album degli ANGELS, album che se anche non esiste io voglio!

    Tim

    PS: Scrive Polbi “…complimenti Tim, che Blog ragazzi..!”… grazie, apprezzo molto.

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  6. Avatar di Giancarlo T.
    Giancarlo T. 21/10/2011 a 17:49 #

    Bell’idea, Tim…i pezzi che io avrei messo insieme per The Angels…”In memory of Elizabeth Reed” (Allmans), “Dazed and Confused” (Led Zep), “Kind of Mule” ma anche “Trane” dei Muli dal Roseland Ballroom…e lì aprirei una bella scommessa tra i lettori del blog di Tim : quante sono le canzoni citate in Trane? Guardate che è una bella scommessina… poi per forza di cose due rock and roll tosti: metterei “Great white buffalo” (Amboy Dukes) e “Kick out the jams” (MC5) che suona molto sixties. Una versione superelettrica di “Mona” dei Quicksilver da quell’Happy Trails che adoro e dove compare anche “Who do you love” che anche gli Yardbirds ripresero…ed il cerchio si inizia a chiudere… Poi due Ballate…la acidissima “China cat sunflower” (G.Dead) e “Trial by fire” (Jefferson A.), lo so che Trial è più recente ma tanto…stiamo sognando, no? E d’altronde Kantner aveva o no composto Trial proprio per gli Angels e l’aveva poi donata agli Airplane deluso dal fallimento di quella bellissima avventura?
    Ah! E poi due classici “I’m a man” dove i suggerimenti di Pagey per gli Angels sono più facilmente individuabili e “Summertime” in versione rock, un po’ in stile Cheer.
    A chiusura non potrei non mettere “I’m a believer” dei Monkees, dedicata da Mike stesso a un oscuro scribacchino toscano, in versione acustica che nel 1966, pur bimbetto, già godeva di Beatles e Stones, ma solo perché non aveva ancora conosciuto quel bellissimo e raro doppio disco…

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  7. Avatar di Sara Crewe
    Sara Crewe 21/10/2011 a 19:36 #

    Che cosa avevo scritto? Che se la storia del rock non esistesse tu dovresti inventarla? E l’hai fatto… e se parliamo di storie va benissimo così! :-)
    E ora che mi hai insinuato il dubbio, andrò a rivedere alcuni dettagli nell’autobiografia di Alice Cooper che sto leggendo… ogni tanto c’è qualcosa di strano!…
    ;-) :-))))))))

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  8. Avatar di mikebravo
    mikebravo 24/10/2011 a 09:58 #

    Giancarlo, io possiedo un bootleg degli ELP registato in Canada nel 1977
    dove, ospite sul palco, a duettare con Carl Palmer c’é John Bonham.l

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