MISTY ALLMAN HOP: un salto alla Big House, the Allman Brothers Band Museum

8 Nov

Il nostro Polbi oggi compie gli anni, e noi gli pubblichiamo questo bell’articolo. Auguri Polbi, dai tuoi brothers and sisters del blog.

Dal nostro corrispondente negli States, Polbi:

Vecchio mio, questa te la devo proprio raccontare.

Sono appena tornato da un viaggio in macchina con Margaret da Detroit ad Orlando in Florida per motivi legati all’attivita’ subacquea. Una fiera, delle immersioni in grotta, tutte cose molto interessanti e andate benissimo. Ma non e’ di questo che volevo parlarti.

Allora… quando si viaggia in macchina in america, le stazioni di servizio sono fuori dall’autostrada, mentre lungo il percorso trovi diverse aree di sosta molto bene organizzate. Durante l’ andata, due giorni praticamente non stop tanto per capirci, ci siamo fermati nell’area di sosta di Macon, Georgia.

(Macon all’inizio del secolo scorso)

Come spesso accade, c’era uno spazio informativo realtivo alla citta’, con personale e materiale turistico vario. Margaret, sperando in una sosta nel viaggio di ritorno, ha iniziato a chiedere un po’ di cose. Io in Georgia non c’ero mai stato, ed e’ un posto famoso per la bellezza delle architetture, la storia, i paesaggi e mille altre cose, che probabilmente sai meglio di me. E cosi’ parlando con un simpatico addetto al pubblico, scopriamo che Macon e’ anche un posto  con una grande tradizione musicale. Otis Redding e Little richard sono nati qui e c’e’ anche uno storico teatro che ha ospitato le primissime esibizioni di Bessie Smith, James Brown e numerosissimi altri geni della musica nera americana. Ci sono tante testimonianze della guerra civile, chiese molto belle e case-museo interessanti. Fra cui una: La Big House, casa comune degli Allman Brothers. Aperta al pubblico e in parte adibita a museo della band. Un brivido mi corre lungo la schiena. Certo, come ho fatto a non pensarci, Macon Georgia e’ la citta’ dove stavano gli Allman! Che roba ragazzi, non mi sarebbe mai venuto in mente se non ci fossimo fermati a parlare con il tipo…Pero’ veramente non abbiamo tempo, dobbiamo essere in Florida in serata, e’ tempo di muoversi. Prendo al volo un paio di depliant e spero di farcela al ritorno.

(Macon oggi)

E cosi’, dopo qualche giorno di Florida e immersioni in sorgente, eccomi di nuovo sulla Interstate 75 a macinare miglia con la testa piena di pensieri, e ricordi vicini e lontani tutti mischiati insieme, come capita quando guidi in macchina per molte ore di seguito. Il paesaggio e il clima cambiano lentamente col trascorrere delle ore, dall’ambiente sub tropicale della foresta in Florida, all’autunno dolce e colorato della georgia del sud, e poi finalmente Macon. Oggi con l’aiuto dei navigatori gps e’ diventato tutto piu’ facile, e in un attimo siamo nel centro storico. Prima grande meraviglia, un centro storico in una citta’ americana. Arriviamo al Visitors Center, e scopriamo che siamo arrivati troppo tardi, sono le quattro e mezza di pomeriggio e per misteriose ragioni tutto chiude alle cinque!

Da uomo del sud quale sono, accetto il bizzarro orario al pubblico senza fare troppe discussioni, ma, al tempo stesso, proprio perche’ sono un uomo del sud, so che non bisogna mai fermarsi alle apparenze in questi casi e a queste latitudini, America o Italia che sia. Chiedo quindi a Margaret di fare una telefonata all Big House, non si sa mai, magari sono ancora aperti e ci lasciano dare un occhiata…Magari se gli dice che veniamo dall’Italia e da Detroit…Aspetto quindi con un nodo allo stomaco mentre lei digita il numero e parla con qualcuno li’… ed ecco che un sorriso le si apre sul viso. Non solo ci aspettano senza nessun problema, ma oggi nel giardino hanno organizzato un concerto, quindi andranno avanti tutta la notte a suonare, bere, mangiare e quant’altro. Ce la possiamo prendere comoda, no problem. Salto di gioia, benedico il dio del tuono e del r’n’r’ e mi vado a fare una passeggiata in tutta tranquillita’ nelle strade di Macon inondate di sole. La citta’ si sviluppa su una collina e questo le da’ un fascino in piu’. E’ piccola e a piedi si va ovunque. Architetture fantastiche, case in stile ‘800 grandi e bellissime. Qualche persona in giro, un po’ di poverta’ di troppo direi a vedere certi tipi e situazioni, ma niente di particolarmente allarmante. Noi veniamo da detroit e questo e’ niente. E poi, questi sono gli States bellezza, non si scappa alla regola.

Finalmente saliamo in macchina, e dopo un brevissimo traggitto in salita, questione di minuti,  arriviamo alla Big House. Siamo ancora praticamente in centro e la casa da lontano e’ alquanto imponente. Nel giardino sul retro stanno facendo un soundcheck, e’ un ambiente spazioso con dei grandi alberi dai colori autunnali. Un grande cancello in ferro lavorato con un fungo gigante e la scritta “ The road goes on forever” e’ la prima cosa che noto. Un uomo dai capelli lunghissimi ci sorride sul marciapiedi. Arrivati alla porta di casa suoniamo il campanello, anche esso a forma di fungo, e un ragazzo ci apre la porta dandoci un caloroso benvenuto. Ci stavano aspettando, sanno che veniamo da Detroit e Roma, sono felici della nostra presenza, l’ingresso costa otto dollari e se vogliamo possiamo fermarci per il concerto tutto il tempo che vogliamo. Poi ci da’ qualche informazione di base sulla struttura della casa-museo, una guida molto semplice e dettagliata, un altro paio di depliant e ci saluta che hanno da fare per la serata. “ Andate in giro, fate come volete, e se avete bisogno mi trovate in giardino”.

Mi guardo in torno e la prima sensazione che ho e’ quella di non essere affatto in un ambiente da rockstar, ma in una grande vecchia casa americana come ce ne sono tante, tuttora abitate spesso da ragazzi che continuano ad adibirle a casa-studio-sala prove. Certo questa e’ proprio molto grande, ma se pensiamo che ci ha vissuto a fasi alterne tutta la famiglia allargata degli Allman Brothers…stiamo parlando di decine di persone fra musicisti, roadies, compagne, bambini e animali!

Alcune stanze sono adibite a museo, con una collezione di memorabilia e materiale vario connesso alla band veramente incredibile. Non sai dove guardare, posters dell’epoca, riviste, migliaia di foto, backstage pass, dischi d’oro, vestiti colorati, di tutto di piu’. E poi strumenti. Chitarre, la Les Paul di Duane davanti ai miei occhi, amplificatori, batterie, bassi, strumenti acustici. La custodia da basso con le lettere della band che appare in copertina del live al Fillmore, messa nella stanza dove provavano quasi tutti i giorni. Brividi. Altre stanze invece sono rimaste intatte come ai tempi della band. La camera da letto di Duane. Quella di Berry Oakley, che aveva originariamente affittato la casa con la moglie e la precisa intenzione di trasferirci tutta la band. Non un filo di lusso, niente del superfluo dei nostri giorni, ma la calda eleganza di una casa padronale di duecento anni. Ancora brividi. Nel frattempo gente arriva per il concerto. Qualcuno gira per la casa, ma ho la sensazione che ci siano gia’ stati. In cucina al pianterreno c’e’ segnalato il punto dove Betts ha scritto Ramblin’ Man, e una suo personale ricordo scritto sulla sensazione di creare musica nella Big House fra il ’70 e il ’73.

C’e’ un piccolo giftshop. Ci sono tante cose belle, ma non compro niente. Non scatto foto, se non un paio che nemmeno so bene perche’. Non riesco a fermarmi su nessun particolare. Voglio solo starmene un po’ li’, guardarmi intorno con gli occhi e con i sensi. Vengo pervaso da una bella sensazione, difficile da descrivere, come una struggente nostalgia, una dolce tristezza. Gente va e viene, il concerto sta per iniziare, ci sono molte famiglie con i bambini, moltissimi ragazzi fra i venti e i trenta. Una macchina della polizia si ferma a guardare dall’altro lato della strada. C’e’ ancora una luce bellissima nonostante il sole sia tramontato da poco, tipica del sud. Continuo a guardarmi intorno rapito da questa atmosfera magica e inattesa. Adesso pero’ si e’ fatto tardi, dobbiamo andare, la strada per Detroit e’ lunghissima e siamo molto stanchi. Mi volto ancora un attimo prima di attraversare. E li vedo ancora li’, Duane e Berry e tutti gli altri, sugli scalini davanti alla porta di casa.

(At Fillmore notes – foto di Polbi)

Saliamo in macchina in uno stato emotivo molto forte, felici di questa piccola scoperta. Io di questa casa-museo non sapevo nulla e Margaret non e’ assolutamente una fan dei fratelli Allman. Pero’ anche lei mi parla di aver ricevuto particolari vibrazioni positive nella casa.Guido seguendo il navigatore con lo stereo spento mentre nelle strade di Macon si fa sera. Dopo non piu’ di un miglio, in una via in discesa, Margaret mi dice di fermare. Ha visto la palazzina della Capricorn Records! Lei ha un antenna speciale per le vecchie label, questo ormai lo so bene. Affianco la macchina, e sulla mia sinistra vedo quelli che una volta erano stati gli uffici e gli studi della mitica Capricorn. Purtroppo e’ tutto ormai abbandonato e un po’ in rovina. Ci facciamo un paio di foto e andiamo via.

(Polbi e la Capricorn Records – foto di Margaret)

Il giorno dopo mi ritrovo al volante dopo molte ore di viaggio. Abbiamo attraversato Georgia, Tennesee, Kentucky, Ohio; il tutto immerso nei colori caldi dell’autunno. Siamo in Michigan a un ora da casa, ho spento la radio che trasmette le solite cinquanta canzoni classic rock, Margaret dorme, sono le nove di sera. E ripenso a questa esperienza appena vissuta. Mi viene anche in mente una cosa: Pochi mesi fa, il giorno della morte di mia madre, ho messo su un disco degli Allman. E non e’ una cosa che faccio spesso. Ma ne ho sentito il bisogno, e ora sono certo del perche’. Perche’ in momenti di necessita’ mi e’ capitato di rifugiarmi dagli Allman Brothers. Il motivo e’ che questa band, piu’ di ogni altra, a me personalmente ha sempre trasmesso una forte sensazione di famiglia in senso libero e positivo, di comunita’, di unione. Una sensazione molto al di la’ della musica, un sentimento profondo che questa visita alla Big House ha reso molto evidente.

Tornati a casa, mi e‘ venuta ovviamente una gran voglia di sentire la loro musica. L’unica cosa che ho qui al momento e‘ un disco doppio originale della Capricorn, Duane Allman an anthology, comprato per dieci dollari in un negozio di dischi usati a San Francisco qualche anno fa. Dentro ha un bell’inserto con testi e foto. leggo in ultima pagina “…On october 29, 1971, Duane left the band’s Big House where he’d been visiting friends. He was on his cycle, and…” no, non e‘ finita cosi‘ questa storia. La Big house e‘ li‘ a testimoniarlo. The road goes on forever.

Paolo Barone (c) 2011

15 Risposte to “MISTY ALLMAN HOP: un salto alla Big House, the Allman Brothers Band Museum”

  1. Avatar di picca
    picca 08/11/2011 a 07:36 #

    Dalle note del Fillmore mi par di capire che le improvvisazioni fossero prestabilite. Grazie del bel reportage, Polbi Boy.

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  2. Avatar di mikebravo
    mikebravo 08/11/2011 a 08:22 #

    Grande servizio!!!!
    In una delle foto, incorniciato tra altri dischi in una bacheca , ho scorto
    la copertina del mitico disco degli Angels di Nesmith ( pre-Allman ).
    Allora esiste veramente !!!!

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  3. Avatar di saurafumi
    saurafumi 08/11/2011 a 08:31 #

    Grazie Polbi, complimenti perché nelle tue parole riesci a trasmettere benissimo le sensazioni che provi, e quindi è più facile per chi le legge immaginare di essere al tuo posto.
    Auguri! :-)

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  4. Avatar di JayPee
    JayPee 08/11/2011 a 12:55 #

    Affascinante e toccante, bravo Paolo.
    Buon compleanno e Keep on Rockin’ !

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  5. Avatar di Frank_zep
    Frank_zep 08/11/2011 a 13:42 #

    Compleanno con i fiocchi … Complimenti e grazie per il racconto. Mi sa che Tim sta già pensando ad in libro con i resoconti del blog.

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  6. Avatar di Danilo63
    Danilo63 08/11/2011 a 16:50 #

    Grazie per lo splendido resoconto, gli Allman Brothers à una delle band che ho amato di più e Duane Allman uno dei chitarristi più sottovalutati e, purtroppo, dimenticati.

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  7. Avatar di francesco prete
    francesco prete 08/11/2011 a 17:51 #

    Beh, che altro aggiungere? Mi sono emozionato semplicemente leggendo le tue righe, immagino quello che sarà stato per te viverla un’esperienza simile. Anzi, non lo immagino, lo so! Ovvio che a questo punto parta qualche ricordo, la mia “prima volta” con gli Allman fu “Jessica” in una trasmissione televisiva di metà anni 70 e il giorno dopo ero da Milerecords in Via dei Mille, zona Stazione Termini, con quelle poche lire rimediate felice di spenderle tutte per “The road goes on forever”. Magari in un’altra occasione mi parli pure di Orlando e delle immersioni in sorgente, però una cosa alla volta!…

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  8. Avatar di Sara Crewe
    Sara Crewe 08/11/2011 a 21:25 #

    Grande racconto… mi hai fatto ripensare al mio primo viaggio in Usa, ai chilometri e chilometri percorsi immaginando di essere dentro ai film e a tutte le canzoni che amavo e che amo… un viaggio dentro un sogno che non finisce mai, perchè quel paese, in fondo, lo amo più del mio… Grazie di cuore, e tanti auguri! :-)

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  9. Avatar di Giancarlo T.
    Giancarlo T. 09/11/2011 a 10:05 #

    Una botta di invidia micidiale. Sapevo molto di Macon, del “suolo sacro” del ristorante di Mama Louise, degli Allman ragazzi…ma dato che sono stati tra i miei eroi di gioventù, leggere di qualcuno che è entrato nei luoghi di leggenda ed io forse non potrò mai farlo mi ha fatto rodere il culo non poco ;) …
    Così sono andato nella mia camerina e ho messo su l’edizione di lusso del Fillmore. E mi sono ascoltato nota per nota “In memory of Elizabeth Reed”, domandandomi ancora una volta come potessero suonare così due batterie ed un basso a sostegno di tutto l’incredibile resto. Dio benedica gli Allman.

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  10. Avatar di Paolo Barone
    Paolo Barone 09/11/2011 a 17:12 #

    Il ristorante di Mama Louise e’ ancora li’, così’ come lei in persona. O almeno questo mi hanno detto i ragazzi che gestiscono la Big House. C’e’ una bella foto di lei in cucina.
    Grazie tantissimo a tutti per come avete commentato questo mio resoconto.
    E’ bello poter condividere le proprie emozioni. Bello e importante.

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  11. Avatar di Beppe R
    Beppe R 09/11/2011 a 18:55 #

    Ho appena letto e mi unisco al coro dei complimenti. Meritevole di esser pubblicato ovunque: ottimo reportage denso di emozioni e molto efficace anche la documentazione fotografica.

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  12. Avatar di picca
    picca 10/11/2011 a 09:14 #

    Pensate a qando le future generazioni potranno visitare la Nonantolaslim’s mansion, con la Gibson SG Double Neck al muro, le foto dei Fantasca Cender, le riproduzioni in cera di Madame Tussaud dei Cattiva Compagnia, la statua di Tim in marmo di Carrara (statua economica visto il peso del Nostro) e il capannone con i bootlegs dei Led Zeppelin. Per il capannone, basterà il Campovolo come area sui cui edificarlo?

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  13. Avatar di mikebravo
    mikebravo 10/11/2011 a 14:47 #

    In effetti bisogna dare atto a Tim del valore del suo blog.
    Frutto della passione per il dirigibile, va a continuare
    il cammino intrapreso tanti anni fa con la fanzine e col libro
    che hanno fatto luce ai fans degli zeppelin un po’ sperduti.
    ( vedi busta interna di Led Zep IV )

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  14. Avatar di mikebravo
    mikebravo 10/11/2011 a 16:44 #

    pardon! vedi copertina interna di Led Zep IV

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