Domenica mattina, barba fatta, caffè preso, ascella deodorata, mi avventuro in un giro a piedi nel centro di Modena con le cuffiette dell’IPod inserite nelle orecchie. Modalità shuffle (pezzi a caso scelti dall’ aggeggio). La novità epocale consiste nel dettaglio che nell’HD portatile ho solo ‘vinyl rips’ ovvero brani scaricati delinquentemente dal web tratti da vinile digitalizzato, insomma un cazzone di Pittsburgh si mette lì e trasforma un lp magari giappo di stampa superba in un file lossess. Lo so che è mania da rincoglioniti (sia la mia che quella del tizio di Pittsburgh) ma i tempi sono questi.
Tutto sommato fa piacere sentire qualche cik e ciak mentre va la canzone e il suono è, nonostante l’appiattimento inevitabile della digitalizzazione, più corposo, o almeno mi sembra, tanto ormai tra remasters, black triangles, SHM, vinile a 180 grammi, dolby 5.1, surround, prime edizioni e immersion editions non ci capisco più uno stracazzo e la mia capacità di scindere tra realtà e percezione della stessa è ormai fritta.
Ry Cooder, Little Feat, uno Zep, un paio di Cream (in vinile seppur farlocco i Cream ci guadagnano un tot) si alternano con piacevolezza.
In attesa del vinile blue ray (prima o poi arriverà, state certi).
Picca 2011 (c)






Chi scrive a livello di conoscenze tecnologiche legate alla musica
é rimasto al giradischi hifi ed al lettore cd e dvd.
Le mie figlie scaricano musica da internet, hanno ipod e seguono
le novita’ musicali, ma non comprano cd o vinile.
Vanno ai concerti ma non con la frequenza con cui ci andavo io
i primi concerti ed i primi dischi mi hanno cambiato la vita
perché io non avevo molto altro.
Ora i giovani fortunatamente, se dura ,hanno un benessere
che io non avrei mai sognato.
L’industria discografica é in crisi da anni
e non potrebbe essere altrimenti,.
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