Non sono solito comprare riviste musicali italiane, rimango sempre deluso dalla pochezza dei contenuti, dalla mancanza di materiale nuovo e quindi dalla solita esasperata rilettura di cose rigurgitate già decine, centinaia, migliaia di volte.
Il CLASSIX in questione però l’ho preso, sarà perché in passato ho scritto io stesso per questa rivista, sarà perché conosco Pascoletti (il deux ex-machina di Classix), sarà perché sono amico di Gianni Della Cioppa dai tempi di Metal Shock e quindi dalla fine degli anni ottanta.
E’ sempre difficile per uno come me, che in passato Page lo ha studiato a fondo, confrontarsi con una rivista che parli di Jimmy o dei Led Zeppelin…la noia, il disagio, persino il disgusto sono sempre dietro l’angolo. O che la rivista in questione propone una nuova intervista (merce rarissima vista la parsimonia con cui Page le rilascia) o al limite nuove teorie ardite (ma tra tutti quelli che conosco solo Picca è in grado di pensarle) o che perdo interesse dopo le prime venti righe, ripongo la rivista sul tavolino e dopo qualche giorno passato a prendere polvere la rivista finisce nel bidone blu della carta da riciclare.
Questo numero di Classic se non altro rinuncia a parlare dei Led Zeppelin e si occupa del Page pre e post dirigibile appunto. Sembra una sciocchezza ma non è mica poco. Gli articoli giocano sull’alternarsi tra il racconto dello scriba e citazioni di dichiarazioni di Page prese da qualche vecchia intervista. Questo è sempre stato un po’ il taglio di CLASSIX , ma anche di molte alte riviste…la cosa non è certo positiva ma non gliene si può fare una colpa, in Italia non ci sono mai stati mezzi per la musica rock, i giornali specializzati non possono permettersi di inviare qualcuno ad intervistare non dico l’artista in questione, ma almeno qualcuno del suo giro, tanto per avere materiale un po’ fresco.
L’articolo principale LIFE BEFORE ZEPPELIN/LIFE AFTER ZEPPELIN è scritto da Jacopo Meille e riassume la vita musicale di Jimmy (LZ esclusi) e come accennato qui sopra fa un uso massiccio di citazioni dello stesso Page. Non sono riuscito a leggerlo completamente, magari è scritto bene e ad alcuni potrà anche essere utile, ma per me sono le solite cose.
SYMPATHY FOR THE DEVIL è un paginetta o poco più scritta da Lorenzo Becciani, un paio di foto di Crowley e un paio della Boleskine House. Bah, che dire…la Boleskine House che viene chiamata “antico maniero”, Crowley che viene chiamato “Satanista”, dischi letti al contrario, riproposizione dei pettegolezzi più consunti e cose simili.
L’ALTRO JIMMY, boxettino di Luca Garrò dedicato a due mini recensioni di JUGULA e HIP YOUNG GUITAR SLINGER. Tutto qui? Boh, questa non l’ho capita.
TOP TEN JIMMY, ancora Jacopo Meille che scrive a proposito di 10 canzoni per definire lo stile di Jimmy: DAZED, WLL, HEARTBREAKER, IMMIGRANT, SIBLY STAIRWAY. TSRTS, TEN YEARS GONE, ALL YOUR LIFE (sic!), IN THE EVENING. Ognuno di noi avrebbe la sua lista a tal proposito e se da una parte plaudo a Meille per aver incluso TEN YEARS GONE (a scapito di KASHMIR ), dall’altra rimango basito per la presenza di “ALL YOUR LIFE”, (FOR YOUR LIFE naturalmente) …al di là dei gusti musicali lasciar fuori ACHILLES LAST STAND, per quanto riguarda un pezzo da scegliere da Presence che definisca lo stile di Jimmy, mi pare azzardato.
WHOLE LOTTA LOVE. LE DONNE DI JIMMY di Anna Minguzzi proprio non funziona. Ancora citazioni da interviste dell’epoca e solite banalità su Pamela Des Barres, Lori Maddox e Bebe Buell. L’articolino avrebbe dovuto chiamarsi LE TRE GROUPIE PRINCIPALI DI JIMMY. Nessun accenno a Charlotte Martin, Patricia Ecker e Jimena. Mah.
TUTTA COLPA DI LUCIFERO di Cesare Granata si sofferma sul litigio tra Kenneth Anger e Page.
Riassumendo, 15 pagine dedicate al nostro, più di 40 foto (la maggior parte senza didascalie) e la copertina. 5 euro.


Hey! C’e’ un pezzo sui Tangerine Dream!!! Chissa’ com’e’…..appena torno lo compro…e i Kyuss….pero’, visto mai….la speranza non muore mai. Ma proprio mai, mai.
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Sai Tim, non vorrei esser qualcuno che in Italia scrive di Page o degli Zeppelin, solo per non finire sotto la tua mannaia (o del tuo amico Picca). Dire qualcosa sull’argomento che tu non trovi scontato sarebbe un’impresa, come se l’Inter attuale riuscisse a vincere lo scudetto! Ma tu non sei certo un lettore standard di riviste rock italiane. Dalla tua inesorabile requisitoria comunque sembra che Classix abbia fatto un lavoro piuttosto esaustivo. Fra i titoli c’é anche una Stoner Rock Story. In Italy fui il primo a parlarne insistentemente (su Rockerilla, è abbastanza risaputo). Ma a posteriori si può dire che la maggioranza di quei gruppi non ha retto il test del tempo. I Kyuss però fra i pochi grandi degli anni ’90. A mio modesto avviso…non stroncarmi!
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Mio caro Beppe, lo so che sono un po’ snob e incontentabile, ma vorrei fosse chiaro che questo è il semplice parere di Tim Tirelli. Dal mio punto di vista, quindi da quello di un buon conoscitore della saga di Jimmy Page e dei LZ, questo numero di CLASSIX non aggiunge nulla di nuovo. Capisco che non si possano avere interviste esclusive, capisco che ci si debba arrabattare con il solito materiale, ma su argomenti così consunti occorre almeno abbozzare un volo pindarico, un pensiero originale, rischiare un po’e perlomeno documentarsi approfonditamente senza fermarsi ai primi risultati che appaiono con la ricerca in Google (mi riferisco al box sulle donne di Page).
Io scrivo quello che penso (o quasi), non potevo parlarne in termini entusiastici solo perché Gianni Della Cioppa è un amico o perché in passato ho conosciuto Fuzz e scritto per la rivista in questione o ancora perché CLASSIX è in pratica l’unico giornale italiano che si occupa di Classic Rock. Non voglio far sermoni, ma non voglio nemmeno tenere un piedi uno di quei blog neutri, neutrali e noiosi. Tu ormai mi conosci, non sono tipo facile, non penso né pretendo che le mie idee siano condivise, ma – almeno su questo argomento così importante per me – voglio essere libero di farle uscire senza troppi filtri.
Ricordo benissimo di quando parlavi di stoner rock su Rockerilla, genere che non amo in toto, ma che seguivo grazie ai tuoi articoli. D’accordo con te (e Polbi) su Kyuss.
Grazie comunque per i tuoi interventi…che Beppe Riva si prenda la briga di scrivere qualche commento ai post del mio blog per me vale quanto una vittoria dell’Inter.
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Tim, fai benissimo a difendere le tue posizioni, nè io volevo fare l’avvocato difensore di Classix, non interessa a loro per primi. Vedo che stimolato dalla mia, sei stato ancor più esplicito. E’ lungi dal mio modo di pensare questa tendenza a “scaricare le informazioni” da internet ed anche imitare lo stile altrui, quindi capisco la tua reazione. In Italia le malelingue sono diffuse e sono da tempo abiituato alle polemiche; sebbene io abbia scritto su Rockerilla (per esempio) di gruppi americani dei 70 che per me sono un cult, tipo Montrose, Angel, Starz o Legs Diamond, prima che nascesse Kerrang, ho pure ricevuto “velate” accuse di esser “influenzato” dalla rivista inglese (che li aveva proclamati pionieri di certo hard’n’heavy melodico)! La gente giudichi pure come ritiene. Io ogni tanto partecipo al tuo Blog senza nemmeno pensare al mio passato di scribacchino, ma perchè amo attualmente, come sempre, la musica rock. Ma è meglio che vinca una volta di più la nostra tribolata Inter! Ah, bravo oggi l’arbitro in Bologna-Milan…
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Sono a Parigi ed imparo che DI VAIO si e’ risvegliato ed ora si puo’
sperare bene per il bologna soccer, perche’ a tifare per il bologna soccer
non ci si annoia mai!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Qui a Parigi non ho incontrato ancora qualcosa che assomigli ad un
negozio di musica .
Che siano rimasti ancora a Johnny Hallyday ?
Per cui tra l’altro jimmy ha suonato come session men.
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Caro Riva, io veramente non so molto dei Zep Leddelin. Non so molto di niente… è Tim che mi mette in mezzo…
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Picca non intendevo in senso stretto (a parte che secondo me sai molto di tutto), ma certe tue suggestioni, idee e modi di vedere il rock sono senza prezzo. Il tuo filosofeggiare sul rock (filosofeggiare che non è detto sia legge) mi affascina molto.
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Posso azzardare senza fare incacchiare nessuno che la cover del giornale fa cacare?
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Più che Page sembra uno dei chitarristi dei Negrita.
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:-)
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Si, le riviste italiane non reggono il confronto con le varie Mojo, Uncut etc…
Ma, devo anche dire, che Classix ha un fascino tutto suo…un po’ casereccio, un po’ fanzine…un certo calore ecco, che non e’ poi cosa da poco. Anche Rumore, in ambito R’N’R’, Garage, autoproduzioni se la cava molto bene. Claudio Sorge scrive ancora recensioni divertenti e alle volte becca anche qualche band nuova niente male. Sicuramente non ha perso l’entusiasmo, e anche questo non mi sembra cosa da poco.
Ma riescono a rientrare delle spese ‘ste riviste??? Non ne sono convinto, ma nel mio piccolo continuo a comprarle, alle volte prendo anche Mucchio Selvaggio, e se sparissero dalle edicole mi dispiacerebbe molto. Sono un sentimentale, mi lego a queste piccole cose….
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Hai ragioni Polbee, ma io e Picca per queste cose siamo un po’ cagacazzi, soprattutto io…cagacazzo e snob. Che ci vuoi fare.
Io di riviste musicali italiane non ne compro più…giusto solo qualche Classix qua e là … Compravo Rockerilla, ma da quando non ci scrive più Riva, chi se lo caga. Il Mucchio è troppo lontano dal mio mondo.
…pensiero della sera….Riva e Trombetti che non scrivono su nessun giornale musicale italiano…ancora mi sembra impossibile.
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Il miglior commento sull’editoria italica l’ha fatto Max Stefani prima di abbandonare il Mucchio: ‘Da quando si trovano i giornali inglesi in edicola non ha più senso pubblicare riviste rock in Italia. Perché? Perchè per fare le nostre traducevamo le straniere.’ Sul Mucchio ha sollevato un polverone, ma c’è poco da fare. Pensate a quante carriere, con sbocchi magari in RAI o in importanti quotidiani a megatiratura, sono sbocciate e fiorite da gente che traduceva Creem o Trouser Press o Musician. La maggior parte dei giornalisti italiani è sempre stata un’ orda di Bignamisti pre Wikipedia. Adesso sarebbe ora di avere una critica davvero approfondita, coraggiosa e fuori dai soliti schemi. Me dev’essere dura anche a causa di budgets che immagino smunti e insufficienti. E’ probabile che il ‘fondo spese’ messo a disposizione per uno scribacchino di MOJO o Uncut per un articolo sugli Spooky Tooth sia pari al fatturato annuo di uno di questi giornali italioti. Cinico Stefani, ma puntuale e lucido. Classix comunque fa tanta simpatia. Se il Mucchuio abbandonasse del tutto la musica (recensisce dischi che vendono tre copie, sempre che il cantante abbia tre parenti) sarebbe anche leggibile (da parte mia) come periodiso di costume varuio.
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Certo che, rileggendo i miei post, quanto a errori di battitura non sono secondo a nessuno….
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non leggo il mucchio da tantissimo tempo quindi forse non dovrei entrare in questa discussione ma criticarlo (mi riferisco all’ultima frase di Picca) perchè recensisce dischi che vendono poco mi sembra un pochino esagerato…non vorremo mica vedere solo recensioni di dischi che vendono tanto, o no Mr. Picca? Comunque i vostri interventi sono sempre interessanti. Quando gli impegni quotidiani mi lasciano un po’ libera capito qui sul blog di El Timo e li leggo sempre volenteri. Spesso illuminanti per chi come me esce ed entra dal rock in continuazione…ma senza scordarlo mai.
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Mr. Jeff ha ragione. Ho scritto una cazzata.
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Miss Jeff, please.
Nessuna cazzata Picca, solo una piccola esagerazione…sai com’è..
da adolscente il Mucchio e Rockerilla erano i miei preferiti…e allora sono rimasta loro affezionata e li difendo anche se forse non è più il caso…
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Ciao Tim, ero con la spina staccata. Ogni tanto mi succede. Ho letto, ed ho letto anche beppe che è un campione di diplomazia. Questa è una dote che a me manca del tutto. Lui riesce a stare in piedi su un fil di ferro, senza scivolare; io neppure su una tavola. Ma ha ragione lui, io la faccio troppo spesso di fuori.
Vorrei tanto spiegarti perché le riviste italiane sono patetiche, ma l’ho già detto e scritto molte volte e sapere che Max Stefani ha ribadito la mia opinione mi rende un po’ più sereno. Il cinquanta per cento delle riviste rock degli anni 69/70/80 erano quasi interamente copiate. No, non quelle che ho amato e seguito. E potrei scommettere con chiunque a dimostrare il contrario.
Sei troppo tenero nel chiederti perché l’amato Beppe ed il sottoscritto non scrivano; in certi momenti è stata colpa delle vicende della vita. In molti altri casi, no. Ed ora, ti prego, lasciami andare a finire l’albero perché non vorrei rovinarmi certe conoscenze. Non amicizie.
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Sono d’accordo con voi.
Anche il vecchio CIAO 2001 traduceva interviste di giornali stranieri e le notizie
sui Led Zep arrivavano a spizzichi e bocconi.
Pero’ il servizio e le foto ( tra cui quella di copertina STUPENDA ed a colori )
sullo sbarco del Led a Milano e la rivolta del vigorelli 1971 sono esclusivi,
e quasi in cronaca diretta essendo allora il giornale settimanale.
Quel numero di CIAO 2001 é veramente da possedere.
Per ogni grande fan dei led zeppelin.
I led erano al top, bellissimi, jimmy con pantaloni scozzesi,
robert con barba e john con cappello nella torrida Milano.
L’episodio di Milano nei giornali stranieri e nelle biografie successive
é trattato poco e male, solo per denigrare il pubblico italiano.
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Caro Tim, e ciao a tutti gli altri, sono Francesco “Fuzz” Pascoletti, caporedattore e fondatore di Classix, Classix Metal e :Ritual:
C’era una volta il giornalismo musicale italiano fatto di gente che copiava, si ispirava liberamente a.., inventava, ma anche di tanta gente che scriveva, sapeva, approfondiva. C’è stato poi un giornalismo italiano che invidiava, malignava, guardava dal buco della serratura e un altro invece che viaggiava, incontrava, partecipava.
Io ho avuto la fortuna di far parte, di striscio e per un po’, di questa seconda categoria, forse per meriti, MOLTO per caso… Per quanto mi è stato possibile sguazzare nel brodo, ci ho sguazzato. Oggi ci sguazzano in pochi, pochissimi, e lo stagno è sempre più piccolo. Ti assicuro però Tim, che sono almeno 15 anni che un giornalista italiano non viene invitato a parlare con Sua Maestà Jimmy. Mi riferisco ovviamente alla stampa “rock”, non considero certo gente che magari fa la sua invidiabile comparsata su L’Espresso o un servizietto di 4 minuti per la tv. Illudersi quindi che su Classix avresti trovato inedite dichiarazioni di prima mano o che ci avresti visto scendere a braccetto con mister Page dal jet privato (il nostro o il suo, non fa differenza) è una follia, e presumo che lo sapevi bene ancor prima di comprare il numero.
È anche vero che, per ogni scribacchino musicale degno di questo nome, sperare di scrivere un articolo sul gruppo X che soddisfi il superfan superesperto supercritico super-so-tutto è una battaglia persa in partenza. Il superesperto inevitabilmente chiuderà il giornale annoiato, dicendo “mah, questo l’ho letto già nel 1975”, non troverà una posizione critica per lui innovativa e un box di 4.730 battute non sarà certo in grado di fornirgli il quadro completo (posizioni del kamasutra annesse) su tutta la vita sentimentale/sessuale di Page. Purtroppo noi parliamo di classic rock, raccontiamo una storia già nota, non possiamo fare illazioni sul nuovo fidanzato di Lady Gaga e riempirci così 2 pagine.
Il nostro pubblico non è fra chi non si stupisce più di nulla, ma proprio fra chi vuole ancora sorprendersi con il rock, fra chi vuole leggere le storie, vuole sentir narrare i racconti e ripercorrere i passi della leggenda. E diciamo la verità, non c’è leggenda che ami reiterare se stessa più di quella del rock. Il nostro obiettivo è incuriosire, interessare, stuzzicare non tanto il neofita verginello, ma chi probabilmente si è perso qualche puntata precedente o ha commesso il peccato di nascere troppo tardi. Con il nostro lavoro magari riusciremo a fargli comprare uno o due dischi, oppure scaricarseli, che va bene lo stesso. Non credo che un articolo di Classix cambierà la vita a qualcuno o aprirà scenari di critica rock selvaggiamente inusitati (a meno di non cominciare a scrivere che tutto quello che fino a oggi è stato definito bello fa schifo e viceversa), mi basta sapere che Gigetto o Robertino, riposto quel giornale, sapranno qualcosa che 5 minuti prima non sapevano o abbiano un nuovo oggetto del desiderio da cercare. E’ il primo passo, se continueranno a camminare magari, col tempo, anche loro diventeranno dei superesperti. Bisogna pur cominciare, no?
È vero, con i mezzi che abbiamo a disposizione, noi, i sopravvissuti della stampa musicale AD 2000, cerchiamo di fare il possibile. A volte anche l’impossibile, ad esempio realizzare 15 pagine su Jimmy senza il supporto della casa discografica, senza un’agenzia fotografica, senza una pubblicità, senza un contatto, senza una lira di fondo cassa… è un’impresa eroica, folle, disparata, degnissima di rispetto. Farla come cerchiamo di farla noi (parlo di testi, impaginato, grafica) è una spaccata di culo mastodontica, che fa sputare bile, sangue, bestemmie e sudore e che alla fine ti offre ricavi pari allo zero. Poi, però, quando ci ripenso, mi viene in mente che 15 pagine dedicate a Page (o 10 ai Tangerine Dream) su un magazine mainstream non mi pare di averle mai viste, nemmeno in quegli anni in cui, secondo quanto dice Stefani, ci si poteva permettere di copiarle dalle riviste straniere.
p.s.
non fraintendetemi pur piccino e sfigato che sia, il complesso di inferiorità nei confronti della stampa estera Classix continua a non averlo. Alla mancanza di mezzi rispondiamo con le palle e l’indipendenza, quella che, ad esempio, ci fece ospitare un MAGNIFICO articolo di Tim su John Campbell quando, in Italia e nel mondo, ormai non se lo filava più nessuno.
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Ciao Fuzz…bello risentirti. Mi piace il modo e il carattere con cui difendi le tue “creature” e apprezzo che tu abbia la voglia di partecipare ad un dibattito su di un blog miserello come questo. So che è sempre molto facile – da fuori – criticare o giudicare il lavoro altrui, so anche che chi si occupa di rock in Italia arrivando a pubblicare una rivista lotta incessantemente contro gli elementi. Giù il cappello dunque dinnanzi alla tua e alla vostra determinazione.
Mi sembra tuttavia di avere reso esplicito sia nel post che nei commenti relativi che il mio è un “giudizio”…una considerazione del tutto personale, il semplice punto di vista di un buon esperto del soggetto in questione riguardo una nuova pubblicazione che lo vede come protagonista. Evito di comprare le riviste con in cover JP o i LZ proprio perché non ne posso più, le uniche eccezioni sono CLASSIC ROCK, MOJO e CLASSIX.
Non mi aspettavo nuove interviste, non mi aspettavo di vedere una foto con Della Cioppa e Page scendere a braccetto dal tuo jet privato, non mi aspettavo di vedere stampate foto inedite comprate direttamente dalla varie agenzie o da Ross Halfin in persona, mi pareva di averlo scritto. Visto che mi rendo conto delle differenze di mezzi tra voi e le due riviste inglesi citate, quello che speravo era solo di intravedere qualche considerazione più personale, qualche scritto più coraggioso, qualche spezia che rendesse più appetitoso un argomento – per quanto interessante – già trattato milioni di volte. Se racconti una storia trita e ritrita devi elaborare un arrangiamento un po’ fresco, rischioso, magari azzardato… devi movimentare un po’ la partitura. Questo è naturalmente il mio modo di vedere, questa è – ripeto – una semplice recensione di una rivista fatta in tutta libertà su di un piccolo blog letto quotidianamente da 300/400 persone, una cosa da niente dunque.
Ciò non toglie che la simpatia per CLASSIX rimane, che per tanti siete un bastione insostituibile, che in un paese come il nostro sia già un mezzo miracolo (laico) che un giornale del genere sia ancora in vita.
Un abbraccio affettuoso a te e a Gianni.
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Compro giornali rock italiani dal 1971 .( ciao 2001, mucchio, buscadero,
rockerilla , metal shock, jam , raro! ) . Alcuni sono scomparsi, altri
tengono botta e ne sono nati dei nuovi.
E’ chiaro che quando scoprii Q, Mojo, Record Collector etc ho visto
un mondo nuovo e piu’ affascinante.
Cio’ non toglie che alcuni nomi del giornalismo italiano non me li sono
scordati, Ricordo Caffarelli e Bertoncelli tra i tanti.
Conservo gelosamente un’ enciclopedia curata anche da Riva.
Ricordo una monografia forse apribile a poster di Trombetti sui Led.
La carta stampata rock mi interessa tutta !!!!!!
Che tratti dagli Abba a Frank Zappa!!!!!!
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Nell’ambito della carta scritta dedicata al rock è doveroso
citare l’opera dli Tim che ti scrive un bel libro sui Led
ed in anni bui per i fans italiani del gruppo, tiene accesa,
con grande passione e competenza, la luce sui Led
con una fanzine che diviene un punto di riferimento
per i tanti che dalla stampa italiana hanno ben poche
notizie delle antiche glorie e del presente.
HATS OFF TO TIM TIRELLI !!!!!!!!!I
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