“Nessuno sarebbe uscito vivo dal suo studio dopo un discorso a cazzo del genere”. Considerazioni sulla TV italiana di Giancarlo Trombetti

27 Dic

DENTRO LA TV IMPERA L’IMPROVVISAZIONE.

Sgombriamo subito il campo dai dubbi: è colpa mia, soltanto mia. Il pomeriggio di sabato non dovrei mai mettermi a fare zapping o se proprio mi dovessi distrarre non dovrei mai capitare su Canale 5. Lo so, adesso vi metterete tutti a dire che la televisione uccide, che non va guardata, che c’è chi fa birdwatching da anni, che altri stanno felicemente seguendo un corso di palombaro d’altura, che molti altri vanno ogni sabato a controllare lo stato dell’avanzamento della processionaria sui pini….bischerate! Tutti guardano con regolarità la tv anche senza pronunciarne il nome con la medesima devozione di Homer Simpson e la voce temporaneamente addolcita quando pensa alla sua…”ti-vì”

Ecco, smettiamola di far finta: quell’infame elettrodomestico ci è utile. Con una buona logica selettiva e con la pazienza di voler sentire più campane ci informa, talvolta anche in tempo reale; ci regala la possibilità di vedere qualche buon film – sì, lo so, talvolta passano pure quelli di Pieraccioni ma non si può sempre avere tutto… –  ci distrae, quando vuole, dai patemi quotidiani e dalle sofferenze di una vita che più invecchi e più ti sembra cortissima. Aiuta gli anziani a trascorrere le loro giornate altrimenti semivuote, fa babysitting gratuito ai bimbi quando non abbiamo altra soluzione. E, in fondo, ci fa anche così incazzare che mantiene al giusto livello l’adrenalina necessaria ad affrontare le mille disgrazie che noi medesimi ci procuriamo da cent’anni per non aver ancora capito da quale parte votare per ottenere un risultato dignitoso.

Vista così la televisione è utilissima. E mi soffermerei ancora un poco sull’ultimo vantaggio, l’incazzatura a fine terapeutico, perché lo ritengo un elemento imprescindibile della fruizione catodica. Non so se a voi è ancora mai capitato, ma a me – che spesso mi trovo solo davanti a uno schermo per mille motivi per voi del tutto irrilevanti – la televisione fa spesso riflettere ad alta voce, come se davvero avessi la possibilità di interloquire con lei, come se davvero lei fosse in grado di rispondermi e controbattere quel che le sto dicendo. E almeno otto volte su dieci mi fa alzare la voce, come farei con un bambino che proprio non ti ascolta o con il tuo cane che ha deciso di farsi i cavoli suoi sul tuo divano. E nonostante l’evidente limitatezza di uno scambio di opinioni a senso unico, quasi sempre lo trovo ugualmente positivo; perché mantiene alto il mio grado di attenzione. E poco conta se io guardi alla tv con sguardo…diciamo più interessato di molti di voi, oppure se semplicemente mi appaia come una sfida il cercarne i trucchi talvolta così evidenti che, pur come ricordava Sherlock Holmes, sono sempre quelli più difficili da scoprire pur essendo quelli più esposti.

Così, nonostante il passaggio pieno al digitale terrestre sia più lento di un guidatore con il cappello al semaforo di turno – quelli che guidano con il cappello sono pericolosissimi per Codice della Strada, non per convenzione!! – talvolta navigo tra le offerte che la moltiplicazione dei canali ci sta iniziando a proporre. E spesso mi trovo a vedere e rivedere il Late Show di David Letterman su Rai5, una cosa che consiglio vivamente a tutti. Non solo perché mantiene allenato l’orecchio all’inglese americano; non solo perché spesso possiamo confrontarci con alcune stelle hollywoodiane e sentirle parlare, finalmente!, con la loro voce; non solo perché alcuni ospiti musicali sono davvero interessanti e non solo perché il conduttore è geniale, bravo, cattivo e spiritosissimo esattamente il contrario dei nostri tentativi di copia, ma anche perché persino ai non addetti sarà una volta per tutte chiaro da dove, i nostri artigiani del video dalle mille presunzioni, vadano a rubacchiare idee e soluzioni.

Luttazzi, Fazio, la Dandini, chiunque si sia mai confrontato con un talk show deve aver passato settimane a studiare tempi, metodi, immagine e taglio dialettico, scenografie, luci e ritmi studiando attentamente il Late Show. Persino la tazza, il mug, da cui Letterman beve il caffè è stata oggetto di copia. Vieni avanti, creativo…

Con la differenza che di Letterman ce n’è uno solo e che quello che lui si permette di dire dei politici e della politica, da noi neppure il più sadico degli intrattenitori avrebbe mai il coraggio di sussurrarlo in un vicolo buio. Dateci un occhio, quando potete. Ma restando fedeli al punto focale dell’incazzatura televisiva a fine terapeutico, non possiamo dimenticare quanto ci aiuti il notare quanto deficienti ci facciano i pubblicitari quando studiano i loro messaggi. No, vi risparmio la pubblicità che qualche anima pia ha fatto sparire dopo una manciata di passaggi: quella del dentifricio migliore dell’altro e dei due sputi confrontati nel lavandino uno dei quali grondante sangue proveniente dalle gengive del malcapitato che aveva, ovviamente, scelto quello sbagliato. Guardando quella pubblicità mi ero domandato subito se avrebbero da lì a poco provato lo stesso effetto con la carta igienica, mostrandoci dal vivo gli effetti deleteri di una spazzata di sedere con una carta troppo ruvida.

Oppure, e spero di non tediarvi, la pubblicità di quell’amaro, Montenegro…quello dove gli amici archeologi portavano via di corsa per l’avvicinarsi di una tempesta un fragile vaso testé recuperato e lo facevano tramite un idrovolante (notoriamente soffice come un cuscino di velluto e adattissimo a questo genere di operazioni) ma sopra ogni cosa volando su di un mare liscio come l’olio ma definito in tempesta….pubblicità battuta alla grande con il nuovissimo spot del medesimo amaro, dove stavolta lo scopo è il recupero di una banda di semideficienti presunti musicisti che si trovano in balia delle correnti su di una specie di piccolo pontile galleggiante, strumenti in mano, visibilmente priva di motore e timone ma misteriosamente…”rotta” come spiega lo speaker e recuperata in tempo per il concertino della sera da un motoscafo che li va a trainare in porto. Invece di sparargli lì, in mezzo al mare e lasciarceli perché di più non avrebbero meritato, data la situazione.

E noi, in un mare di amari, profumi…no, scusate…”essenze”, toponi spaziali che ne fanno uso, giovini dalla mascella quadrata forniti di addominali con tre tartarughe, auto nuove e tutte a “da solo 30mila euro in su”, elettrodomestici di ogni genere e detersivi che sbiancherebbero persino un senegalese, cibi pronti da scaldare ma meglio di quelli di un gourmet e offerte di contratti telefonici che nessuno potrà mai conoscere ma nel frattempo ci si fa due risate in compagnia del comico di turno…noi finiamo con l’apprezzare più la pubblicità della vita reale. Quella pubblicità che è spezzata, talvolta, da un film o da un talk show. E poco importa che tutti lo pronuncino “tolc sciò”, con la elle in bella evidenza: l’importante è che si incazzino, l’uno con l’altro e che ci distraggano da quel che ci sta imbastendo il manovratore, a Roma.  Che poi tutti lo sappiamo che sta trafficando dietro il nostro sedere e ce ne accorgiamo anche ma facciamo finta di non pensarci. Come quando siamo dal dentista: sempre pensare ad altro!

Ma parlavamo del sabato pomeriggio. Non divaghiamo. Al sabato c’è Maria. Lo so, l’ho già detto che la farei in umido per poi darla in pasto ai cani, ma stavolta lei c’entra poco. E’ con il ragazzino canterino di turno e conla Grazia DiMicheleche ce l’ho….la Grazia….ricordo che quando stavo a Roma era la donna di un mio amico; faceva radio lei e non ancora si era fidanzata con il Presidente di una importante etichetta discografica…sì, esattamente quella per cui poi iniziò a pubblicare dischi. Buffo, eh? Una donna senza voce né arte né parte che canta. Ma noi siamo il Paese dove il “sì” suona, dicono; figurarsi le frasi intere. E così Grazia divenne cantante. Proprio comela Carla Bruni: cantante. Poi, Grazia, grazie alle sue doti umane – Graziella e grazie al…non hanno peso nella nostra storia – venne scoperta critica esperta. In grado di cassare o indirizzare  i giovani virgulti messi sotto contratto dalla Fascino prima di partecipare ad “Amici”.

In realtà una squallida accozzaglia di scadenti interpreti in grado solo di scimmiottare qualche loro idolo o di scannarsi tra una diretta e l’altra; una cosca di presuntuosi mistificatori che confondono l’eseguire, il cantare, dall’essere un artista, dal saper comporre. Come se eseguire e comporre facessero parte della medesima Arte.  Ogni tanto c’è qualcuno che canta meglio di altri e dopo sette, otto mesi di televisione diventa un fenomeno di marketing che la casa discografica di turno si accaparra spacciandolo poi per cantante o peggio ancora cantautore: tempo e denari risparmiati. Che tanto è lo stesso: la gavetta qua non la fa più nessuno e tutti sono convinti chela “Legge Pfeiffer” valga in tutto il Globo. Per chi si fosse distratto, la Legge citata è quella per la qualela bella Pfeiffer, prima di fare l’attrice era cassiera in un supermercato e per altra legge, quella della proprietà transitiva, anche le nostre cassiere potrebbero essere cantanti. O ballerine.

Così, sabato scorso, c’era un ragazzotto, un tontolotto presuntuoso e tronfio, che, davanti a una soffice critica sulla sua poco intonata prestazione occasionale, se ne usciva con la seguente frase: “…beh, c’è chi arriva e chi non arriva, io sono convinto di arrivare…ma d’altra parte se in questo mondo ce l’ha fatta John Lennon, ce la posso fare pure io!”.

Ecco, in un mondo normale lo studio avrebbe dovuto gelarsi; qualcuno dei professionisti presenti (perché dicono loro di essere discografici, cantanti, radiofonici, giornalisti specializzati, maestri d’orchestra e insegnanti di musica) avrebbe dovuto prendere il bimbo, metterlo in ginocchio sui ceci e spiegargli chi fosse stato John Lennon.  Provo a rubarvi un minuto, nel caso il pargolo della De Filippi scivolasse su queste righe. John Lennon è stato la metà rivoluzionaria dei Beatles insiema a Paul McCartney; qualcuno dice un terzo, qualcuno un quarto, donando agli altri pari dignità. I Beatles sono il gruppo che ha venduto più dischi della storia del pop ed ancora oggi danno da mangiare a milioni di dipendenti della EMI.  Sono il gruppo musicale che ha avuto più album numero uno nella Top Ten inglese, vantando 27 singoli numeri uno in carriera. I Beatles sono il gruppo che ha venduto più album di chiunque altro in America e nel 2008, la classifica di tutti i tempi del noto Billboard li ha messi in vetta a una classifica di cento artisti, a quaranta anni dallo scioglimento. Hanno vinto sette Grammy e dimenticando tutte le note hanno creato le più belle armonie vocali, i più bei dipinti di note, le più indimenticabili canzoni di sempre. Il mondo non sarebbe lo stesso senza i Beatles, così come, forse, i Beatles non sarebbero stati gli stessi senza qualcuno loro intorno, ma la loro immensità rimane immutata. Tutti noi che li abbiamo vissuti non saremmo gli stessi senza di loro.  Da solo, Lennon, ha venduto quattordici milioni di copie negli States, e portato 25 singoli nella Top cento; il mensile Rolling Stone, per quel che può valere, lo ha indicato come uno dei cinque cantanti migliori di tutti i tempi.

Quel giovane batuffolo di idiozia, quel concentrato di presunzione messo in ti-vì solo per farci alzare la voce contro l’elettrodomestico, quello scalzacane ignorante, quella sesquipedale capra, quel menello dalla faccia di sterco lo ha apostrofato come se parlasse di una Grazia Di Michele qualsiasi. Ecco, l’ectoplasma vocale avrebbe potuto, a ragione, dire…”se ha fatto un disco lei Grazia…” e si sarebbe guadagnato l’Olimpo dei coraggiosi. Avrebbe potuto dire che Lennon era un despota privo di sensibilità umana, un bisessuale tossicodipendente, un padre schifoso ed un marito da linciare ed avrebbe avuto gran parte di ragione. Ma non avrebbe mai e poi mai potuto dire che non egli non fosse stato un genio, un grande compositore di melodie senza tempo.

I professionisti presenti avrebbero dovuto spiegarglielo prima di indicargli l’uscita.La Di Michele, sedicente cantante, avrebbe dovuto e forse potuto farlo ma ha trovato solo l’istinto della ribellione, non certo le motivazioni, le sono mancate le parole e i termini. Forse perché neppure avrebbe saputo come esporli. La conduttrice, infine, qualcosa avrebbe dovuto fare o dire, avrebbe dovuto mostrare un barlume di attività cerebrale, un moto di ribellione, un’espressione di disgusto, invece di ghignare pensando allo share di quell’attimo di scazzo.

David Letterman non lo avrebbe mai permesso, nessuno sarebbe uscito vivo dal suo studio dopo un discorso a cazzo del genere. Ma questa non è l’America. E’ Cinecittà, ragazzi. Battete le mani.

Giancarlo Trombetti (C) 2011

11 Risposte to ““Nessuno sarebbe uscito vivo dal suo studio dopo un discorso a cazzo del genere”. Considerazioni sulla TV italiana di Giancarlo Trombetti”

  1. Avatar di picca
    picca 27/12/2011 a 07:21 #

    Nel migliore (secondo me) dei mondi possibili non esisterebbe Amici, non esisterebbe neanche Maria DeFilippi, non esisterebbe Canale 5 e non esisterebbe neppure Mediaset. Mi consolo pensando che anche gli yankees si ciucciano American Idol, che gli inglesi hanno prodotto Susan Boyle, che esiste di sicuro un Grande Fratello malese e che probabilmente Congo’s Got Talent è realtà.
    In Italia mi sa che siamo all’avanguardia, Giancarlo, E’ questo il problema.

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    • Avatar di Sara Crewe
      Sara Crewe 27/12/2011 a 15:59 #

      Giancarlo… geniale! :-)
      E non dico altro!

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  2. Avatar di mauro bortolini
    mauro bortolini 28/12/2011 a 15:09 #

    ARS LONGA, VITA BREVIS…….
    Hai perfettamente ragione ma ai giovani trasmissioni cosi’ piacciono.
    Il loro contenuto é vuoto ma piacciono.
    Intere generazioni sono state allevate dal Berlusca.
    Il grande fratello, Striscia la notizia, C’é posta per te.
    Recentemente mi sono sciroppato la TV francese
    e ti assicuro che non siamo a livelli migliori..
    Ma prendiamo una trasmissione considerata intelligente,
    dove nessuno ti parlera’ male di Lennon.
    CHE TEMPO CHE FA’ ospita grossi personaggi
    ed anche grandi musicisti.
    L’altra sera Fazio spingeva al massimo
    un BOX di baglioni con 4 versioni di STRADA FACENDO!!!!

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  3. Avatar di Miss Jeff
    Miss Jeff 29/12/2011 a 15:47 #

    Grande Trombetti. Bellissimo articolo.

    p.s. per Bortolini: Non ci vedo nulla di strano se a Che tempo che fa ogni tanto Fazio dedica spazio a Baglioni e C. Non amo Baglioni ma ci sta….e non mi rovina la serata se lo vedo in trasmissione. Trovo che Che tempo che fa sia una delle poche trasmissioni veramente valide della televisione italiana e con quel tanto di leggerezza che non fa mai male.

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  4. Avatar di david o'list
    david o'list 30/12/2011 a 08:28 #

    Hai ragione Miss Jeff, ma odio i Box Dei Quarantennali.
    Figuriamoci quello di strada facendo
    che fazio si guardera’ bene dall’ascoltare.
    Come tutto quello che presenta.
    Ci pensa la redazione.
    Pero’ Fabio parla sempre bene di tutto.
    Tutti capolavori.

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  5. Avatar di timtirelli
    timtirelli 30/12/2011 a 09:04 #

    Sì, Jeff in teoria ha ragione, ma io sto con O’List…Fazio parla sempre bene di tutto e tutti (ma non è un vizio tutto suo, sembra che per tutti ogni disco di Fossati ad esempio sia un capolavoro, mentre in realtà le sue uscite discografiche sono spesso noiose e dal punto di vista delle melodie davvero scarse) e per Baglioni ha un debole, che per me è un peccato mortale. Detto questo il LATE SHOW italiano (CHE TEMPO CHE FA) è uno dei pochi programmi di spessore della Rai. Però Baglioni no, porca madosca.

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  6. Avatar di Giancarlo T.
    Giancarlo T. 30/12/2011 a 12:51 #

    Scusate se intervengo…io, ahimé nutro un disgusto profondo per Fazio. E mi spiego. Quando ancora esisteva la liretta e venni trasferito a Roma a TMC, Fazio, armi e bagagli, si teletrasportò a TMC che stava diventando La7. C’era Giovalli come direttore di rete, successore di quel Michele Franceschelli che mi venne fisicamente tolto dalle mani mente stavo per scannarlo come un capretto. Giovalli, un gaudente, mise mezzo palinsesto in mano alla coppia Lerner-Fazio che, con immenso dispendio di denaro ed energie, organizzarono una presentazione in perfetto stile Publitalia.Quando il Colaninno realizzò che i costi di quel palinsesto sarebbero stati mortali, a costo di ricoprirsi di cacca, lo cancellò, cacciando Fazio e Giovalli. Lerner, da perfetto Richelieu di sinistra, sgusciò via dai guai. Fabio Fazio fece causa alla rete, chiedendo i danni fatti alla propria immagine, danno che venne liquidato con miliardi di lire 70 del 2001. Per chi mastica un minimo di bilanci, per una rete che perdeva (e perde), che costava (e costa) un miliardo/quasi un milione di euro al giorno, fu un massacro. Fazio si comportò come un killer, non pensando neppure per un attimo ai colleghi, così come fece un altro incensato genio del giornalismo che lì lavorava e di cui un giorno vi racconterò le gesta…ora è morto e si potrà dire, spero…Ricordo che persino un filibustiere come Costanzo ebbe un moto di stizza e al suo MCS sbeffeggiò Fazio e i suoi 70 miliardi avuti per NON andare in onda. Fazio è viscido come un’anguilla, onesto come un ladro di Pisa, affidabile come una bomba a mano senza sicura. Un personaggio che è servo dei potenti e schiavo delal sua necessità di apparire, ed in questo fa davvero scopa con Baglioni, speculare.Mi spiace ma sentir dire che il suo è il Late Show italiano, mi fa un po’ vomitare. Fazio non vale un’unghia di Letterman e in quanto a intelligenza e creatività un capello di Luttazzi. E’ un furbo lacché, questo sì. E per questo vivrà a lungo in tv.

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  7. Avatar di Giancarlo T.
    Giancarlo T. 30/12/2011 a 12:52 #

    scusate gli errori ma non so perché stamani mi era impossibile tornare indietro e vedere quel che avevo scritto…colpa mia o del server che ospita Tim?

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  8. Avatar di timtirelli
    timtirelli 30/12/2011 a 13:01 #

    Hai ragione, non ho scritto bene, nel senso che non si coglie il sarcasmo…LATE SHOW italiano perché Fazio ha sempre cercato di fare delle sue trasmissioni una copia del programma di Letterman.

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  9. Avatar di Giancarlo T.
    Giancarlo T. 30/12/2011 a 18:27 #

    :) smack, Tim… Fazio sta a Letterman come la merda sta alla cioccolata della Cadbury’s.

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  10. Avatar di Miss Jeff
    Miss Jeff 31/12/2011 a 18:46 #

    O’list, anche io come te odio i box dei quarantennali….ma li lascio correre…se no spegniamo la tele e amen.
    Per il resto: è vero che Fazio ha un atteggiamento troppo accondiscente… ma ragaz…. con quel che c’è in giro io non mi lamenterei certo di una trasmissione dove finalmente si presentano anche scrittori non sempre conosciutissimi e comunque di valore, musicisti, direttori d’orchestra, gente di scienza, gente scomoda….e parlo di gente che ha qualcosa da dire e comunicare. Poi è ovvio che anche a me non piacciono certe cose ma non possiamo pretendere che facciano una trasmissione su misura per noi. Poi capisco che Trombetti abbia conoscenze che noi non abbiamo e che ne sappia un bel po’ di quel che gira sotto ma…..io non esagererei nel definire Fazio merda. Detto questo…buon anno a tutti! E che la leggerezza e il blues siano con voi per tutto il 2012.

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