RICORDO DI LUCIO di Giancarlo Trombetti

1 Mar

Quando accadono queste cose, tutti iniziano a parlarne, anche quelli che non sono mai stati toccati dallo sfortunato artista in persona, così pensi…no, non scrivo nulla neanche se alcune cose mi piacevano proprio tanto seppur non possa considerarmi un fan in senso stretto. Poi ecco che uno come Giancarlo mi manda questo pezzo…cosa c’è di meglio? Un ricordo tenero, sobrio, vero.  Le poche immagini che fanno da corredo a questo articolo rappresentano il mio Lucio Dalla, Giancarlo mi scuserà.

Una mattina di poco meno di vent’anni fa ricevetti una telefonata molto seccata da Bologna:

Ciao Giancarlo, scusami se ti disturbo a quest’ora ma c’è Lucio che desidera parlarti con urgenza. Ti ha cercato anche a casa ma non ti ha trovato, puoi chiamarlo quando hai tempo?”.

Ricordo che lo feci nel giro della mattinata, che per me significava “immediatamente”, e quando ci parlai mi parve un po’ seccato. Non ne comprendevo il motivo, ero certo che a casa non mi avrebbe mai potuto cercare nessuno quindi, giusto per trovare conforto nelle mie supposizioni, tornando a casa la sera chiesi sbadatamente se qualcuno mi avesse cercato il giorno precedente, certo della risposta negativa. Fu mia sorella a dirmi:

“Ho risposto io a un imbecille di un tuo amico che ha chiamato due o tre volte facendo finta di essere Lucio Dalla, la prima volta gli ho risposto gentilmente dopo l’ho mandato affanculo ed ho tirato giù il telefono!”. Lucio non aveva mai avuto il mio numero di casa ma era fatto così: quando riteneva di avere bisogno di te o pensava di avere una buona cosa da proporti non si fermava certo davanti a un numero di telefono ignoto. Ero certo che dovesse aver fatto almeno una dozzina di telefonate per trovare qualcuno che gli passasse quello giusto. Conobbi Dalla grazie a un timido maestro della discografia italiana, Michele, che me lo spedì in cima a un monte per fare una serie di interviste e per parlare di progetti. In cima al monte, a stare ai proprietari, non sarebbe mai venuto nessuno. E invece vennero tutti e quando venivano quelli che facevano finta di comandare si crogiolavano con molti almeno per un’ora. Poi tornavano a non far niente, come sempre. A quelli cui piaceva lavorare, con Lucio c’era molto da fare: disponibile, cortese, allegro. Ma anche furbo e attento. Sapeva che suo tramite molti dei suoi sarebbero passati da lì e così fu. Riuscì a mandarci tutti i suoi pupilli tra cui almeno un paio di buon valore. Ci credeva Lucio, credeva molto nel suo lavoro e credeva sarebbe stato sempre in grado di toccare la corda giusta. Contrariamente a tanti che ho incontrato, Lucio era rimasto l’uomo cortese e pronto un po’ per tutti, alla mano e accessibile. Sapeva di avere avuto un dono ma non te lo faceva pesare, anzi, pareva quasi che quel dono, una volta utilizzato per finalizzare un progetto fosse da mettere da parte perché ci sarebbe stato da trovare una nuova magia per il passo successivo.

Me lo ricordo come un uomo curioso, sempre attento, troppo attento. Talvolta anche così avanti da imbarazzare. Un uomo perfettamente consapevole che il suo dono di poeta e di artista aveva il suo limite  in due punti fondamentali: il pubblico e la mancanza di ispirazione. Per questo aveva un enorme rispetto del pubblico ed era in perenne ricerca di nuovi stimoli, di nuove idee, di nuovi obbiettivi ed orizzonti. Nuove sfide. Quando venne per la prima volta in cima al monte, ci mettemmo a parlare appoggiati alla porta del mio ufficio; pareva una discarica ma sembrava che lì gli uffici fossero fatti così. Notò la custodia di un fucile da caccia che tenevo in ufficio da giorni e che avrei dovuto portare ad aggiustare, con poca voglia. Se lo fece prestare per l’intervista che volle fare in giro per la tenuta con un cameraman al seguito a rincorrerlo; in fondo alla chiacchierata si era preparato una risposta alla domanda che aveva chiesto fosse quella conclusiva: “Che ci fai Lucio con un fucile a tracolla?”…”Sono a caccia di cacciatori…” rispose ammiccando all’obbiettivo. Poi me la fece rivedere in studio, ridendo, ma senza polemiche, senza tragedie. Due posizioni diverse, ma accettate da entrambi.

Ricordo quando mi consegnarono il suo video per “Attenti al lupo” e mi raccontarono di come Lucio avesse convinto Ron a cedergli la canzone: “…Tu sei visto dalla gente in modo troppo serio – gli spiegò – ….io sono un pagliaccio buffo, non ti ci vedo a canticchiare Attenti al lupo, attenti al lupo… ed essere preso sul serio. Io, invece, sì”.  E se la prese. Anche se, probabilmente, non ne avrebbe mai avuto bisogno.

Ricordo che un pomeriggio, prima di un concerto che avremmo ripreso, gli dissi che mio padre era innamorato della sua “Caruso”, ma forse non troppo per la melodia o per i testi, ma perché in mezzo alla canzone lui cantava in napoletano e mio papà amava la terra di suo padre. Mi disse che gliela avrebbe dedicata… ed io, vergognandomi, lo pregai di non farlo. Cretino, idiota. Papà sarebbe stato felice di sentire quella dedica. Ho ancora perfettamente in testa quando lo chiamai per chiedergli di rendersi disponibile per registrare un concerto acustico per noi; come sempre le pecore dei suoi colleghi avrebbero voluto farlo e lo avrebbero fatto, come fecero, ma prima avrebbe dovuto scattare il famoso meccanismo del “D’accordo, se lo ha fatto lui, posso farlo anche io”…oppure ancor meglio del “Perché lo fa lui ed io no?”.  Lucio sarebbe stato perfetto per far scattare la molla. Tutti mi chiedevano mesi per preparare una scaletta decente; lui mi chiese quindici giorni. Ci mettemmo di più noi a predisporre gli studi.

Poi, finito il concerto e la registrazione, mentre il pubblico se ne stava a chiacchiera o nella speranza di vederlo passare per i corridoi, lui, preceduto da una mezza dozzina di scagnozzi, si infilò velocemente nel passaggio verso l’uscita. Mi passò quasi di corsa davanti e non volendolo disturbare accennai a un timido saluto, dalla mia terza fila, mentre una ventina di Vip gli si facevano incontro. Si girò di scatto, si fece spazio tra la gente e mi ringraziò, lui, perché “si era divertito moltissimo”. Era così, furbo o sincero,  marpione o cristallino che fosse. Ed io non seppi mai come ringraziarlo, perché da quel giorno ebbi molte richieste per avere il medesimo spazio in quella trasmissione dal vivo. Bella e fortunata, tra l’altro.

Ammetto di non aver mai amato il Dalla che tutti conoscono di più; il “mio” Lucio era più quello de “Il cielo” della “Casa in riva al mare”, quello del testo “vero” di “4 marzo 1943”. Il “mio” Dalla era quello che mi aveva parlato di Jazz che amava e quando gli avevo nominato io un paio di cose che non conosceva se le era appuntate e sono certo le avrebbe ascoltate. Era un artista libero, aperto, curioso, non mi importa davvero se paraculo, nel senso buono del termine. Poi non ci incontrammo più per anni, dopo parecchie piccole avventure come quella, splendida e su cui rido ancora, del famoso clip “nero” che fece ingoiare a un ingenuo Red Ronnie. La ricordo velocemente. Ospite al Roxy Bar e privo del clip per “Henna”, convinse Red a spegnere le luci in studio e a lasciar passare la musica per quattro, interminabili, minuti. Una follia televisiva, un delirio, un caso clinico per un qualsiasi televisivo che l’avesse messa in onda : un buco nero di quattro minuti che Red/Gabriele accettò e che Lucio volle far diventare un clip…e che lo divenne. Il primo ed unico clip nero a zero lire della storia del pop italiano. Lucio aveva fatto suicidare in diretta la televisione e molti televisivi avevano pure battuto le mani. Grande! E così fu che non ci vedemmo più, i casi della vita, per diversi anni. E quando ci incrociammo di nuovo ed io, imbarazzato, mi avvicinai per salutarlo e iniziai a ricordargli chi fossi e quel che avevamo fatto insieme….”Ma che stai a di’?  – Mi interruppe – Mi hai preso per un vecchio rincoglionito, Giancarlo?” e mi abbracciò. Era fatto così e mi piaceva. Così come mi sarebbe piaciuto portargli quella cosa che ho dentro questa scatola di latta con memoria e che sono sicuro avrebbe letto con interesse. E magari l’avrebbe anche fatta, chiedendomi una quindicina di giorni per prepararsi.

“Il Cielo. La Terra finisce e là comincia il cielo.”

Giancarlo Trombetti

16 Risposte to “RICORDO DI LUCIO di Giancarlo Trombetti”

  1. Avatar di Lorenzo Stefani
    Lorenzo Stefani 02/03/2012 a 02:42 #

    “L’ultima luna”, “La sera dei miracoli”, “Disperato erotico stomp”, “Meri Luis”, “Com’é profondo il mare”, sono forse le mie preferite, poetiche e surreali; mentre non ho mai apprezzato particolarmente Caruso, che trovo troppo enfatica. Una canzone che nessuno mai cita, ovvero “Ciao a te” dall’album “1983”, secondo me è quasi punk non per la musica ma per via del testo demenzial/disgustoso: “Ciao a te e a tuo figlio finocchio / ciao a te e alla tua puzza di piedi … Ciao bistecche tutti i gironi / bistecche e gnocchi … ciao a te … a te … e ai tuoi figli finocchi”. Ricordo che quando usci quell’album si sentiva spesso per radio, e io mi ribaltavo dal ridere tutte le volte che la trasmettevano, poi (comprensibilmente) è scomparsa nel nulla, e non la ascolto più da un secolo. Stranamente non l’ho mai visto in concerto, l’ho soltanto incrociato una volta a Bologna, in via d’Azeglio, col suo cane al guinzaglio. Stasera in televisione il chitarrista degli Skiantos diceva che recentemente l’ha incontrato per strada e Lucio si è tolto l’orrido parrucchino in suo onore, come se fosse un cappello. Secondo me aveva davvero una vena pseudo-punk, comunque trasgressiva, nonostante potesse sembrare a prima vista un personaggio nazional-popolare.

    "Mi piace"

  2. Avatar di picca
    picca 02/03/2012 a 07:15 #

    Il cantante italiano più naturale di tutti i tempi. L’unica voce davvero soul che abbiamo avuto nello Stivale, per il quale l’italiano non è mai stato un fardello. Anzi.

    "Mi piace"

  3. Avatar di mauro bortolini
    mauro bortolini 02/03/2012 a 08:21 #

    Intorno al 1968 abitavo nel quartiere San Vitale e tornando a casa da scuola
    verso l’una vedevo spesso Lucio parcheggiare una bella moto nel cortile di casa
    di sua zia che abitava in via Paolo Fabbri ad un chilometro circa da dove abitava
    Guccini.
    Allora a Bologna era gia’ famoso.
    Dalla é amato dai bolognesi non solo come grande musicista ma anche come
    grandissimo tifoso del Bologna ( domenica era allo stadio ) e della Virtus Basket.
    Quando Dalla abitava in piazza Cavour lo vedevi spesso a comprare cd presso
    il negozio Borsari e Sarti che ora non c’é piu’ come Lucio.

    "Mi piace"

  4. Avatar di alexdoc
    alexdoc 02/03/2012 a 11:04 #

    Una parte della storia d’Italia e della mia infanzia che se ne va, per sempre. Era il 1978, e a 2 anni vidi quel buffo istrione colorare con la sua “allegra tristezza” (cit. da “Natale” del suo compare di allora De Gregori) la tv di casa, ancora in bianco e nero. Oggi l’uomo ha raggiunto l’artista, “scomparso” forse da più di 20 anni a livello compositivo, mentre era ancora capace di riempire un palco con la sola presenza. Ma non ho mai voluto infierire sul declino qualitativo del primo cantante in assoluto che ha catturato la mia attenzione di bambino, uno dei fondamentali responsabili della mia precocissima passione musicale.

    Lucio era proprio uno di quelli che non ti immagini possano morire. Infatti mi accorgo di parlarne sempre al presente, devo sempre correggermi. Da anni non mi piacevano più le sue nuove canzoni, ma non mi perdevo un’intervista come ospite, era uno spassoso vulcano di battute, insieme italianissimo e cosmopolita, intelligente e furbo (e sono due cose molto diverse). Il più musicista, il più attore, il più interprete, il più cantante, il più Rock, il più Pop, il più nazionalpopolare, il più Jazz, il più Funk di tutti i cantautori italiani. Troppe cose insieme, anche molto contrastanti tra loro, in un uomo solo.

    Ci sono artisti (cantanti, registi, scrittori, disegnatori) capaci di raccontare un cambio di decadi: lui è il solo che ricordi in Italia ad averlo rappresentato benissimo due volte, dai 60 ai 70 e dai 70 agli 80. Anche quel Vasco da Zocca che in vita non ha mai perso occasione per parlarne male, lamentandosi per decenni di avergli “rubato” mezza band agli inizi, ha dovuto riconoscere con un’azzeccata definizione il “capofamiglia”, di quel gruppo di artisti diseguali per stile qualità e ispirazione, ma con attitudine simile, tra Modena e Bologna che registrava alla Fonoprint servendosi degli stessi produttori, arrangiatori e fonici.

    Ancora adesso quando passano pezzi e filmati degli anni ’70 e ’80 li riascolto sempre con piacere. Bologna, il Jazz, la clownerie, il gusto per gli arrangiamenti, il suono angloamericano legato alla matrice popolaresca italiana. Il suo innato senso dell’umorismo e del paradosso mi ha fatto accettare le eccessive stravaganze e la debolezza imbarazzante (per molti, ma mai per lui!) degli ultimi tempi. Più ancora che con altri artisti scomparsi anche più grandi di lui, mi accorgo di fare fatica a parlarne al passato, mi scatta sempre quel presente, spontaneo ironico e beffardo come è sempre stato. Non dimenticherò mai quegli anni e non smetterò mai di ringraziarlo.

    (Per Lorenzo: “Ciao a te” non è su “1983” ma nel Q Disc del 1981).

    "Mi piace"

    • Avatar di timtirelli
      timtirelli 02/03/2012 a 11:08 #

      Bel commento Alexdoc. Grazie.

      "Mi piace"

      • Avatar di alexdoc
        alexdoc 02/03/2012 a 11:12 #

        Di niente, Tim. Grazie a te dell’ospitalità, e naturalmente a Lucio per l’ispirazione.

        "Mi piace"

    • Avatar di Lorenzo Stefani
      Lorenzo Stefani 02/03/2012 a 13:14 #

      Hai ragione, ho scritto a braccio dopo un secolo che non sentivo quella canzone ed ero rincoglionio dal sonno. Telefonami tra 20 anni era sempre nel Q Disc e non era male neanche quella …

      "Mi piace"

  5. Avatar di alexdoc
    alexdoc 02/03/2012 a 11:10 #

    Fabio “Dandy Bestia” Testoni, all’indomani del provvisorio scioglimento degli Skiantos nel 1981, suonò per un breve periodo dal vivo con Dalla come secondo chitarrista in aggiunta a Portera, dopo la partenza per la carriera solista di Ron. Lo si può vedere in un bellissimo live di quell’anno nello stadio di Piacenza trasmesso ieri sera da Rai5 (una delle migliori scelte della tv per ricordare Dalla), recuperabile anche su Youtube. Grande sound, peccato che Lucio da lì in poi abbia eliminato una chitarra dalla sua band, l’intreccio tra i due funzionava benissimo.

    "Mi piace"

  6. Avatar di Clod_60
    Clod_60 02/03/2012 a 13:09 #

    Sniff… a me piace ricordarlo come presentatore di una trasmissione per cui, da bambino, stravedevo: “Gli Eroi di Cartone”. Si era nel 1970 o giù di lì: sua era anche la sigla, intitolata “Fumetto”, che poi incise pure ma con un arrangiamento leggermente diverso.
    Ciao Lucio.

    "Mi piace"

  7. Avatar di mauro bortolini
    mauro bortolini 02/03/2012 a 19:40 #

    Giorni strani questi a Bologna.
    All’improvviso un grande se ne va e ti accorgi che era veramente una parte
    importante della citta’ che ora non c’é piu’.
    Scordi gli ultimi lavori un po’ deboli ed annichilisci dinnanzi alla bellezza ed
    alla profondita’ delle sue canzoni che le tv e le radio trasmettono.
    In via D’Azeglio tutti sostiamo e si portano fiori e bigliettini.
    Possibile che anche i grandi debbano morire perché tutti ne parlino bene?

    "Mi piace"

  8. Avatar di francesco prete
    francesco prete 02/03/2012 a 21:08 #

    Primo maggio 1978, teatro Tenda di Piazza Mancini a Roma: era la mia ultima “ora di libertà”, il giorno dopo sarei partito per il servizio militare (“partito” si fa per dire, ho fatto un anno intero a Roma, a pochi minuti da casa). La prima volta che ho visto Lucio dal vivo e l’esperienza fu folgorante: grande musica – in particolare quella meraviglia che è “Com’è profondo il mare”, secono me la sua cosa migliore in assoluto, il primo disco in cui, sciolto il sodalizio con Roversi, Lucio compose anche i versi, e che versi! – e poi un modo di fare spettacolo per me allora sconosciuto, con tanta ironia e un fare sul serio senza prendersi troppo “sul serio”, e io che pensavo con una certa ansia al giorno dopo, che sognavo “la libertà” e sognavo “di andare via” ma invece ero là ad entusiasmarmi, a divertirmi, a commuovermi per alcune cose (“Quale allegria”, “Com’è profondo il mare”, “4 marzo 1943” col testo originale, ladri e puttane finalmente!) e a ridere per le sue battute demenziali (l’introduzione di “Nuvolari” fu una cosa da sballo). Lo avrei visto altre volte dal vivo Lucio, a cominciare dal concerto al Flaminio dello stesso anno che poi avrebbe dato il via al progetto “Banana Republic” con De Gregori. E anch’io come Alex lo avevo perso di vista negli ultimi 20 anni, probabilmente dal tormentone “Attenti al lupo” che, aumentandone enormemente la visibilità, ne aveva decretato una esposizione mediatica alla fine fastidiosa, almeno per me, ma in effetti la maggior parte delle sue ultime cose lasciavano alquanto a desiderare. Il mio Lucio Dalla resta quello del “pensiero” che “fa paura, anche se chi pensa è muto come un pesce, anzi è un pesce e come pesce è difficile da bloccare, perchè lo protegge il mare…” Ciao Lucio, l’anno che verrà sarà un pò più triste senza di te…

    "Mi piace"

  9. Avatar di Pol
    Pol 03/03/2012 a 14:36 #

    E’ stato indubbiamente il cantautore (termine che, c’è da scommetterci, gli andava stretto) più musicista, più completo, più eclettico, cosmopolita, uno che giocava con una naturalezza sconvolgente con il jazz, lo scat, il funk, il soul….un gusto innato per il nonsense, per l’improvvisazione, gli sketch. Poco importa che negli ultimi tempi avesse piegato il suo smisurato talento ad un pop insipido e a sterili e discutibili esperimenti con la lirica e musica etnica…era umano e ingenuamente curioso, ed è normale che la vena artistica non sia eterna e che prima o poi si inaridisca.
    Il Dalla che ho amato di più era quello quasi progressivo della trilogia roversiana (Il Giorno Aveva Cinque Teste, Anidride Solforosa e Automobili), riflessi sonori di un’Italia dilaniata da abusi edilizi, industrie, alienazione urbana, inquinamento, anni di piombo, appena mitigati da sprazzi di speranza per il futuro, al quale lui credeva imperterrito.
    Per non parlare, poi, della sua incredibile abilità vocale: il cantautorato italiano è caratterizzato da voci afone o stridule, a volte impersonali, funzionali al testo. Lui invece giocava con la voce,era estremamente potente e duttile, e poteva tranquillamente competere con i grandi vocalisti soul come Eric Burdon o, mi si passi l’azzardo, addirittura con James Brown (non a caso la sua Mondo Di Uomini altro non era che la cover di It’s a Man’s Man’s world). Sfido chiunque cantante, anche il più abile, ad interpretare Nuvolari, o Balla Balla Ballerino, o Il Colonnello, o innumerevoli altre senza bisogno di enfatizzare troppo il tono e sbraitare come un ossesso. Uno straordinario strumento la sua voce, quindi, che riusciva perfettamente a controllare.
    Mi mancherai molto, Lucio, ma mi consola il fatto che a quest’ora te ne starai tranquillamente lassù “fumando una Marlboro” sghignazzando beffardo delle nostre ansie e dei nostri piagnistei.

    "Mi piace"

  10. Avatar di Danilo63
    Danilo63 03/03/2012 a 18:41 #

    Da una radio bolognese ho imparato che la canzone “Il Cielo” in realtà era nata come “Il Culo” che Dalla cantava per gli avventori dell’Osteria delle Dame a Bologna. Me lo fa amare ancora di più.

    "Mi piace"

  11. Avatar di Alexdoc
    Alexdoc 03/03/2012 a 18:48 #

    Guardando casualmente alcuni suoi filmati su Youtube, ho trovato quello con l’episodio del fucile da caccia raccontato da Giancarlo: http://www.youtube.com/watch?v=esshjTz1WXM, alla fine del video. Qui per me c’è tutto Dalla, in pochi secondi.

    "Mi piace"

  12. Avatar di mauro bortolini
    mauro bortolini 03/03/2012 a 19:08 #

    Lucio Dalla é il cantante italiano che ha cantato a Sanremo
    in coppia cogli YARDBIRDS nel 1966.
    Il brano era PAFF BUM un pezzo beat neanche tanto bello.
    Gli YARDBIRDS cantarono un altro brano QUESTA VOLTA
    in coppia con BOBBY SOLO.
    Il gruppo inglese fu presentato da Mike Bongiorno al grido di
    SIGNORE E SIGNORI I GALLINACCI !
    Loro si esibirono ubriachi precorrendo Vasco Rossi.
    In effetti i due brani erano osceni..

    "Mi piace"

Scrivi una risposta a francesco prete Cancella risposta

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.